venerdì, febbraio 29, 2008

GIUSTIZIA: MINISTERO COINVOLGE CITTADINI PER REALIZZARE NUOVO SITO WEB.

(ASCA) - Roma, 29 feb - Il ministero della Giustizia, vuole coinvolgere tutti i cittadini alla costruzione del nuovo sito internet del dicastero di via Arenula.

Da oggi infatti, sara' possibile dialogare direttamente con il Dicastero ed indicare le informazioni che chiunque, interessato alle questioni della Giustizia, ritiene opportuno trovare sul web.

Il meccanismo, spiega una nota, e' facile: sulla home page di www.giustizia.it, sara' sufficiente selezionare l'icona 'Progetta anche tu il nuovo sito' e seguire le indicazioni sullo schermo.

L'obiettivo e' semplificare e potenziare la comunicazione dell'Amministrazione insieme ai cittadini, i quali potranno continuare a collaborare sulle priorita' e i contenuti degli argomenti selezionati.

Si prevede che il nuovo sito www.giustizia.it sia on line entro la fine dell'anno.

Con buona pace di Montesquieu.


Mentre passeggiavo per le strade di Genova non ho potuto fare a meno di notare i manifesti propagandistici dell'Italia dei Valori: una bella costata, presumibilmente di Chianina doc, campeggia su sfondo bianco.

A ciascuna parte della saporita fiorentina viene fatto corrispondere un presunto taglio ai costi della politica ipoteticamente operato dai dipietrini durante la scorsa legislatura.

Questo lo slogan: «Abbiamo tagliato il grasso della politica, ora tagliamo il marcio: via i condannati dal Parlamento». Bene, anzi male.

Preso atto che nessuno di noi, neppure il più sfegatato cultore di Hans Kelsen, che teorizzò la legittimità del cosiddetto «Stato di banditi», apprezzerebbe un parlamento composto di pendagli da forca, le implicazioni che stanno dietro alla campagna sloganistica portata avanti dall'ex magistrato, ex senatore, ex ministro Di Pietro sono tutt'altro che rassicuranti e, qualora interamente recepite sine grano salis, comporterebbero la costituzione di un precedente pericoloso: detta in due parole due, postulerebbero come assioma l'infallibilità assoluta della magistratura, garantendo de facto a quest'ultima il potere di sindacare, senza alcuna forma di controllo e senza che sia garantita, visto l'attuale assetto del nostro ordinamento giudiziario, un'adeguata e tempestiva capacità di reazione al cittadino eventualmente eleggibile.

Assisteremmo all'ennesima italica assurdità: dopo avere abolito per legge la pazzia, con le drammatiche conseguenze che la legge 180 - la (in)famosa Basaglia - si porta ancora oggi dietro, arriveremo a negare persino a livello teorico che la magistratura possa sbagliare. Inesistenza dell'errore giudiziario da un lato, quindi, e attribuzione alla magistratura del ruolo di filtro tra eletti ed elettori al di fuori di ogni parametro costituzionale dall'altro.

Ora, se è vero che i paesi anglosassoni, ad esempio, vuoi per diversità culturale, vuoi per gli influssi rigoristici del protestantesimo e del puritanesimo, applicano in linea di massima i principi propalati dall'Idv, è anche vero che alle loro latitudini l'ordinamento giudiziario è profondamente diverso e, oltre a ciò, gode senz'altro di una salute migliore rispetto al nostro.

Sicuramente nei paesi di common law è garantito un maggiore equilibrio tra accusa e difesa e l'eventuale errore giudiziario comporta gravi conseguenze per il malaccorto pubblico ministero (o ruolo equivalente).

Applicare di punto in bianco i medesimi principi di «pubblica pulizia» in un paese come il nostro, per tanti versi ancora disgregato dalla tempesta giudiziaria dei primi anni '90, potrebbe comportare conseguenze catastrofiche, ponendo i presupposti, nella peggiore delle ipotesi, per una silente dittatura del potere giudiziario, scenario che forse - ma dico forse - potrebbe vincere le simpatie del comico prestato alle piazze Beppe Grillo e del giovane Marco Travaglio, da sempre infatuato di toghe e tribunali.

Tornano alla memoria le parole di uno dei padri fondatori delle moderne democrazie evolute, ovvero Montesquieu, il quale oltre ad affermare che il giudice è semplicemente «bocca della legge» e non creativo interprete della medesima, affermava anche che «il potere corrompe. Il potere assoluto corrompe assolutamente».

In uno scenario come quello poc'anzi teorizzato, potete facilmente immaginare chi godrebbe di un potere che all'assolutezza senz'altro si avvicina molto...

di Francesco Natale - 28 febbraio 2008

natale@ragionpolitica.it

Giustizia civile : lettera aperta ai candidati alle elezioni politiche.


Caro Candidato,

gli Avvocati civilisti costituiscono la gran parte dell'ormai pletorico numero di iscritti agli Albi ma essi, prima che Avvocati, sono Cittadini ed Elettori.

Per questo ci rivolgiamo a Lei, nella sua veste di possibile futuro legislatore, per proporLe un "voto di scambio", per formularle un appello che promana non solo da noi ma anche, e soprattutto, dai milioni di cittadini, che, nostro tramite, si affidano ogni giorno fiduciosi alla Giustizia.

Nei nostri studi rivivono quotidianamente le ambasce, le speranze, le storie di donne e di uomini che attendono di vedere risolte presto e bene le loro controversie, i tanti problemi di una società moderna.

Siano essi operai od imprenditori, impiegati o casalinghe, professionisti o pensionati, comunque riguardano alla Giustizia come al mezzo naturale ed onesto per avere ciò che spetta.

Da troppo tempo, tuttavia, non siano più in grado di indicare loro una strada almeno decorosa quanto ai tempi ad affidabile quanto all'esito.

I processi civili si dilungano per anni, per lustri, quasi sempre inutilmente, con rinvii, tra un'udienza e l'altra, inaccettabili; le procedure, anziché essere semplificate vengono ad ogni novella gravate di termini e riti utili solo a far maturare inique decadenze, come da ultimo è ben testimoniato dalla nuova formulazione del processo per cassazione.

L'arretrato, da sempre imponente, si accresce di anno in anno, alla faccia di misure clamorosamente fallite (per tutte: Sezioni Stralcio) o mai attuate (processo telematico). I magistrati addetti al settore civile, o sono troppo pochi ed a volte pigri (i togati) o sono impreparati (gli onorari), di talché giustizia è sempre e comunque denegata.

Come spiegare, poi, ai cittadini che c'è anche da pagare per promuovere una causa, per recuperare un credito? E quando poi l'esito della lite fosse favorevole che c'è da soddisfare la tassa di registro? Ed infine che per recuperare il credito i balzelli sono ancora maggiori senza garazia alcuna di recupero?

Quanti danni procura una Giustizia lenta ed approssimativa lo testimoniano anche i tanti tragici fatti di cronaca, maturati nella disperazione di chi non ha altro mezzo se non la violenza per ottenere ragione.

E ricorda, Signor Candidato, che la riforma della Giustizia fu inserita nel pacchetto dei rimedi individuati per tentare di far riconquistare competitività all'economia del Paese, oltre che per evitare ennesime figuracce e le incombenti sanzioni in sede Comunitaria?

Le chiediamo allora di inserire nel suo programma elettorale alcuni punti che, a nostro avviso possono contribuire quanto meno ad alleviare l'attuale tragica situazione della Giustizia civile in Italia. Si tratta, insomma, di garantire una difesa vera ai cittadini senza la quale non v'è giusto processo.

Per ottenere questo va anzitutto attuato il dettato costituzionale di cui all'art. 24, mediante una seria riforma dell'ordinamento professionale forense ed in particolare dell'accesso, riconoscendo all'Avvocatura l'esclusività della competenza anche nell'attività stragiudiziale, oggi, di fatto, lasciata ad una congerie di soggetti e figure che non offrono garanzia alcuna né di preparazione né di professionalità.

Troppi sono i riti che governano il procedimento civile, non sempre distinguibili tra di loro; troppi i giudici competenti per questa o quella materia; si finisce così con il complicare inutilmente le cause, alla ricerca della porta giusta cui bussare e con effetto moltiplicatore delle cause.

Vanno abbattuti i tanti e complessi balzelli che costellano il processo civile, particolarmente odiosi e pesanti quando riguardano la fase esecutiva del processo che raramente si conclude con l'integrale recupero del credito e con la piena soddisfazione delle ragioni pur riconosciute, dopo anni, dal giudice nella fase di merito.

Il giudice, chiunque esso sia (togato od onorario) deve garantire uno standard quantitativo e qualitativo della sua attività almeno sufficiente; di qui la necessità di prevedere adeguati controlli e valutazioni periodiche, con la presenza necessaria dell'Avvocatura e, più ancora, mediante un'adeguata preparazione professionale continua.

Ben venga la soppressione di quelle sedi giudiziarie che sono palesemente ridondanti, mentre nella assegnazione dei magistrati a questo o quel Tribunale od Ufficio si tenga conto non solo del numero di abitanti nella giurisdizione ma anche della quantità degli affari di competenza.

Come vede, Signor Candidato, non chiediamo la luna nel pozzo, ma semplicemente una riforma della Giustizia finalmente intelligente e mirata, allo scopo di renderla degna di confrontarsi con l'Europa e, soprattutto, perché la civiltà di un popolo si misura dalla capacità che manifesta di soddisfare quella primaria esigenza che si chiama, appunto, Giustizia.

Gli Avvocati civilisti che si riconoscono nell'U.N.C.C. intendono essere orgogliosi protagonisti della loro professione e del servizio giustizia. Chiedono che anche la futura dirigenza politica del Paese si faccia finalmente carico con forza e con una visione complessiva e strategica del problema, di attuare le necessarie riforme.

Noi saremo a fianco di chi vorrà accogliere questo nostro appello.

Avv. Salvatore Grimaudo

Presidente Unione Nazionale delle Camere Civili

giovedì, febbraio 28, 2008

La politica passi ai fatti!


C'è frustrazione fra i professionisti, scrive Michelina Grillo dell'organismo unitario dell'avvocatura commentando i due manifesti di area (Alleanza nazionale per il centrodestra e Professionisti Democratici per il centrosinistra) sulla riforma delle professioni.

Che il nuovo governo dovrà fare all'indomani delle elezioni di metà aprile.

C'è frustrazione, soprattutto, perché il riordino è fortemente voluto ma mai ottenuto in oltre 10 anni di discussione.

Al nuovo esecutivo, quindi, la Grillo chiede di fare una sorta di «operazione professioni».

Meglio con l'istituzione di un sottosegretariato interministeriale che coordini tutti i dicasteri interessati e che dialoghi costantemente con gli operatori.

Questo perché è necessario «un intervento forte che parta dall'università e ruoti attorno agli ordini, ai quali va garantita l'autonomia e l'indipendenza, ma che a sua volta deve assicurare la massima democraticità interna e deve evitare ogni possibile chiusura corporativa».

Domani seduta del COA di Salerno.



CONSIGLIO DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI DI SALERNO

ORDINE DEL GIORNO

Tornata del 29 febbraio 2008 ore 16,00

I. Lettura ed approvazione verbale precedente

II. Comunicazioni del Presidente

III. Iscrizioni e cancellazioni

IV. Pareri

V. Ammissioni Gratuito Patrocinio-Rel.Cons. Avv.Visconti-

VI. Magistratura Onoraria Pareri-Rel.Cons. Avv. Altieri-

VII. Sezione distaccata di Amalfi-Rel.Cons. Avv. Altieri-

VIII. Formazione permanente-Determinazione criteri costi-Rel. Cons. Avv.Nocilla-

IX. Sussidi e contributi

X. Varie ed eventuali

Il Presidente

Avv. Americo Montera


Il Consigliere Segretario

Avv. Gaetano Paolino

Rivoluzione al Consiglio dell’Ordine di Avellino: il nuovo presidente è Volino.


Il presidente dell’ordine degli avvocati del foro irpino Giovanni De Lucia si dimette.

La notizia è giunta nella tarda serata di ieri, a poche ore dalle elezioni per il rinnovo del consiglio dell’ordine forense di Avellino.

L’appuntamento, infatti, è fissato per questo pomeriggio, alle 16.

Dopo giorni di trattative segrete tra consiglieri che, chi più o chi meno aspiravano alle cariche del nuovo organismo, è venuta a mancare la maggioranza, indebolendosi a tal punto da imporre una seria riflessione al presidente uscente De Lucia.

Una decisione sofferta, quindi, e che lascia l’amaro in bocca al presidente. La notizia, trapelata nei corridoi del tribunale ieri sera, sarà resa ufficiale, proprio dal presidente, oggi pomeriggio, al momento delle votazioni.

Un atto di sfiducia da parte dei consiglieri, quindi, servito al presidente uscente, in carica da ben venti anni, su un bel piatto alla vigilia del voto.

A prendere il suo posto, ora, secondo quanto è dato sapere, è l’avvocato Edo Volino, che nella prima tornata di voto ha ottenuto una grande quantità di voti.

La carica di vicepresidente sarà affidata, invece, al giovane Fabio Benigni, anche lui reduce di un buon successo di consensi.

Poi ci sono le cariche di tesoriere e segretario, la prima dovrà essere affidata a Gennaro D’Avanzo, mentre la seconda a Biancamaria D’Agostino.

Mentre il resto del consiglio è formato dai consiglieri: Luigi Corrado, Luigi Vannetiello, Antonio Barra, Giulio Sandulli, Pantaleone Fimiani, Enzo Lieto, Angelo Maietta, Giovannangelo De Giovanni, Francesco Saverio Iandoli e Giuseppe Famiglietti. Mentre all’uscente De Lucia gli sarà conferita la carica di presidente onorario. Questa la formazione del nuovo Consiglio dell’ordine dei togati di Avellino. A meno che, il presidente De Lucia faccia un passo indietro rispetto alla decisione di abbandonare la poltrona.

Qualora si concretizzasse il ripensamento, comunque la formazione non subirà notevoli cambiamenti, a parte, naturalmente la presidenza. Edo Volino andrebbe a ricoprire il ruolo di vice e a Benigni quella da segretario. Insomma, una svolta nella storia dell’avvocatura del Palazzo di giustizia di piazza D’Armi.

mercoledì, febbraio 27, 2008

RIMBORSI ELETTORALI: GIP ROMA SI RISERVA SUL CASO DI PIETRO.

Roma, 27 feb. - (Adnkronos) - Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, e' stato oggi in Tribunale a Roma.

Il leader dell'Idv e' intervenuto per fare dichiarazioni spontanee nella camera di consiglio dove il giudice Luciano Imperiali, che poi si e' riservato di decidere, doveva stabilire se archiviare un procedimento che vede l'ex magistrato imputato di truffa, falso e appropriazione indebita per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Si tratta, in sostanza, di rimborsi per spese elettorali.

Il procedimento e' nato dalle denunce fatte dall'avvocato Mario Di Domenico, socio fondatore e fino al 2003 segretario dell'Italia dei valori. Dopo essersi dimesso Di Domenico presento' una serie di denunce che poi furono trasferite a Roma per competenza.

Tema, tra l'altro, della vicenda il fatto che Di Domenico contesta la veridicita' di un documento che risulta risalente al 31 marzo del 2003, con il quale si approvava il bilancio dell'Italia dei valori e che era la premessa per ottenere il rimborso delle spese elettorali.

Di Domenico sostiene di non aver partecipato a quella riunione e che la sua firma apposta in calce al documento consegnato in copia alla Procura della Repubblica di Roma e' falsa.

I Presidenti eletti dei COA del Triveneto.

MANTOVANO (AN): AFFRONTARE SEPARAZIONE CARRIERE.

Roma, 26 feb. (Apcom) - "Bisognerebbe affrontare la questione della separazione delle carriere" così come "è ineludibile sottrarre il potere di comminare le sanzioni disciplinari ai magistrati dal Csm".

Lo dichiara ai microfoni di SherpaTv Alfredo Mantovano, coordinatore del Dipartimento Giustizia di Alleanza nazionale. Domani Mantovano con il leader di An, Gianfranco Fini, incontrerà i rappresentanti dell'Anm, dell'Unione Camere Penali, dell'Oua e dell'Associazione giovani avvocati per confrontarsi sulle riforme da attuare nella XVI legislatura.

Non c'è "nessuna difficoltà nella gestione del programma sulla giustizia tra Alleanza nazionale e Forza Italia", assicura l'esponente di An secondo cui all'ordine del giorno ci sono comunque la riforma dei codici e la certezza della pena.

"Oggi l'unica pena che si espia è quella della custodia cautelare e questa è una profonda ingiustizia".

Critiche, invece, al programma del Pd in materia di giustizia: "Sarà difficile - sottolinea Mantovano - che il Pd metta in campo delle riforme. Di Pietro è la garanzia che qualsiasi riforma in materia di giustizia verrà ostacolata".

Infine, il coordinatore del dipartimento giustizia di An affronta anche il tema del testamento biologico dichiarandosi profondamente contrario: "Negli ultimi due anni lo si è voluto chiamare in diversi modi ma il testamento biologico non è altro che una forma di eutanasia che nel nostro Paese è vietata e io spero che lo sarà per sempre".

martedì, febbraio 26, 2008

La giustizia italiana in cifre (biennio 2005/2007).

CASINI: NO A LISTE SCRITTE DAI MAGISTRATI.


Roma, 25 feb. (Apcom) - "Non ritengo accettabile che siano i magistrati a scrivere le liste dei candidati".

Lo ha detto il candidato premier dell'Udc Pier Ferdinando Casini durante la trasmissione 'Sky tg24 Pomeriggio'.

"I partiti - ha aggiunto - si assumono le responsabilità delle scelte e in base a queste vengono giudicati dagli elettori".

venerdì, febbraio 22, 2008

DISCORSO SULLA TIRANNIA.


"Vi sono tre tipi di tiranni: alcuni ottengono il potere per elezione popolare, altri con la forza delle armi, gli ultimi infine per successione familiare.

Chi lo ha ottenuto con la forza delle armi si comporta in modo tale da rendere evidente che ritiene di essere, come si suol dire, in una terra di conquista.

Chi nasce da re non è di solito migliore, poiché essendo nato e cresciuto in seno alla tirannia, ha succhiato con il latte la natura dell'oppressione, e considera i popoli a lui sottomessi alla stregua di servi avuti in eredità. E a seconda della sua indole, sia egli avaro o prodigo, dispone del regno come di sua proprietà.

Colui che ha ricevuto il potere dal popolo mi sembra dovrebbe essere più sopportabile, e credo lo sarebbe se non fosse per il fatto che, appena si vede innalzato al di sopra degli altri, attratto da quel non so che chiamato grandezza, decide di non farne più a meno.

Di solito cerca di rendere trasmissibile ai propri figli il potere che il popolo gli ha conferito; e una volta fatta propria questa idea, è incredibile osservare come superi in ogni sorta di vizi e persino in crudeltà tutti gli altri tiranni.

Infatti non scorge mezzo migliore per assicurarsi la continuità del potere di quello di accrescere al massimo la servitù sradicando la libertà dall'animo dei sudditi tanto da cancellarla dalla loro memoria, per quanto recente ne sia il ricordo.

Quindi è vero che esiste qualche differenza tra i tre tipi di tirannide, ma nessuna mi sembra preferibile; pur se i mezzi per conquistare il potere sono diversi, il modo di governare è pressoché identico.

Coloro che sono stati eletti trattano il popolo come se fosse un toro da domare; i conquistatori lo considerano una preda; chi infine l'ha ereditato pensa di fare dei sudditi altrettanti schiavi che gli appartengono per diritto naturale".

Ètienne de la Boétie

(1530-1563)

[Liberilibri, Macerata, 2004, pp.13-14]

Più risorse e più qualità, per avere processi più brevi.


La Presidente dell’Oua, Michelina Grillo, è intervenuta questa mattina alla trasmissione «Radio anch’io», con l’ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli e il senatore del Pd, Massimo Brutti.

La Presidente dell’Oua ha affrontato il problema delle risorse, della lunghezza dei processi e della qualità di avvocati, magistrati e dirigenti.

Ecco alcuni passaggi dell’intervento di Michelina Grillo

RISORSE

«La giustizia non può essere una gallina dalle uova d’oro che “produce” 100, “incassa” 10 ed è perennemente a corto di risorse. La Giustizia deve incassare quello che produce, mentre ancora oggi, pur nell’incertezza delle cifre, non si sa dove vanno a finire le enormi somme che i cittadini pagano quando si rivolgono a un giudice».

LUNGHEZZA DEI PROCESSI

«Un sistema inefficiente e la mancanza di interventi riformatori organici e condivisi (da almeno 20 anni) sono la vera causa della lunghezza dei processi. Gli avvocati non solo non sono responsabili, ma sono fortemente pregiudicati da questa situazione: ieri ho avuto il rinvio di una causa al 2015, fino a quel giorno al mio cliente – ovviamente – non chiederò un euro. Anche ragionando sotto il profilo economico, gli avvocati hanno molto più interesse ad avere processi brevi».

QUALITA’

«La qualità della giustizia dev’essere uguale per tutti: avvocati, magistrati e dirigenti. Noi siamo disponibli a metterci in gioco su questo terreno, ma la vera svolta si avrà quando con coraggio si deciderà di intervenire sulle Università, prevedendo, come ormai accade quasi ovunque, anche per Giurisprudenza gli accessi programmati. Trasformando la formazione (università e pratica) in un periodo di verifiche continue, così da rendere l’esame finale solo l’ultimo atto di un percorso completo, e non in una sorta di “giudizio di Dio”, che rischia di essere allo stesso tempo, inutile, imprevedibile e ingiusto. Ma sarebbe ora di iniziare a guardare con più attenzione anche alla qualità di magistrati e dirigenti. I dati dimostrano che dove ci sono dirigenti capaci, si risparmia, si eliminano gli sprechi e l’efficienza degli uffici aumenta in modo consistente».
Roma, 22 febbraio 2008

Diritto all’amplesso solo fino a quando si è sposati (Cassazione Penale n. 42979/2007).

Nelle coppie regolarmente sposate esiste un diritto al normale svolgimento dei rapporti sessuali che cessa nel momento della separazione.

Lo ha stabilito la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione capovolgendo una pronuncia di qualche mese fa che aveva invece sostenuto l’inesistenza di un “diritto all’amplesso” sia all’interno di un rapporto coniugale che paraconiugale.

Il caso riguarda una coppia piemontese nella quale lei rifiutava di avere rapporti sessuali con il marito a causa delle eccessive misure dell’organo sessuale del marito, ed in caso aveva invece acconsentito perché intimorita dall’atteggiamento del coniuge (che aveva chiuso a chiave la porta) e perché preoccupata della presenza di bambini in altre stanze dell’alloggio e al solo scopo di evitare conseguenze peggiori.

L’eccessiva sproporzione del membro del marito era stata al centro della causa di separazione, ma ora la ex moglie aveva presentato una denuncia per violenza sessuale, e la Corte di Appello di Torino aveva condannato l’ex marito a due anni e tre mesi di reclusione, e per questo l’uomo aveva presentato ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte, respingendo il ricorso, ha sottolineato che, “se è vero che l'amplesso è certamente un diritto/dovere dei coniugi uniti in matrimonio, e che inserisce naturalmente nella volontà degli stessi manifestata all'ufficiale distato civile di accettare il reciproco status di coniuge, e se è vero che l'amplesso costituisce una delle ragioni complementari, se non prevalenti, di quella umana affectio che spinge due persone a legarsi in matrimonio, è anche vero che questa umana e ragionevole aspettativa viene a cessare quando il rapporto matrimoniale cessa nei modi previsti dalla legge”.

Tratto dal sito: www.cittadinolex.kataweb.it/ (22 febbraio 2008)

Alpa: un promemoria per la nuova legislatura.


Tramite il Consiglio Nazionale Forense, che è il suo organo rappresentativo istituzionale, deputato primieramente ad assicurare l’osservanza della deontologia professionale, l’ Avvocatura ha avuto modo di rappresentare le esigenze della categoria e le priorità degli interventi legislativi auspicati in molteplici occasioni :nei congressi nazionali, nelle relazioni annuali sull’attività svolta dallo stesso CNF e dagli Ordini, nelle relazioni inaugurali dell’anno giudiziario, nelle audizioni parlamentari , nelle innumerevoli tavole rotonde.

Ciò nello spirito di collaborazione istituzionale e nella difesa dell’interesse pubblico che sottostà alla sua stessa funzione : la tutela dei diritti dei singoli, delle collettività, delle imprese , dei consumatori, tutela che si esplica sia attraverso la difesa in giudizio sia attraverso la consulenza .

“L’ avvocato al servizio del cittadino” potrebbe essere lo slogan-missione che , in tempi di comunicazione rapida, efficace, allusiva, racchiude nella sua essenza il significato della attività forense, oggi.

Per poter offrire questo servizio occorre fare affidamento su una categoria selezionata e preparata.

Di qui l’urgenza di ripensare l’ iter formativo dell’ avvocato a cominciare dall’ Università, accentuando i profili professionalizzanti delle discipline impartite e dei metodi di insegnamento ; migliorando il periodo di tirocinio, coniugando meglio la preparazione teorica ( conseguibile presso le Scuole forensi e le Scuole di specializzazione) con la preparazione pratica che si acquisisce solo frequentando gli studi legali e le aule giudiziarie.

Di qui l’urgenza di riformare radicalmente la disciplina dell’esame di abilitazione , oggi governato da regole introdotte in via provvisoria.

Un esame che dovrebbe essere composto da una prova preselettiva , da prove scritte effettuate senza l’ausilio di codici commentati, da prove orali rispondenti alle esigenze di una società moderna e sofisticata come quella che si è via via formata nel mondo economico e che stenta ancora a trovare le sue adeguate forme giuridiche.

La categoria deve anche rispondere alla deontologia, che è tipico connotato delle professioni intellettuali, amministrate dagli Ordini. L’avvocato deve essere libero, indipendente, corretto, qualificato.

Di qui l’urgenza di modificare il processo disciplinare, sia nelle sue fasi, sia nelle sue regole minute, e l’urgenza di assegnare maggiori poteri agli Ordini perché gli albi non siano gravati da iscrizioni soltanto nominali o popolati da avvocati che dichiarano un reddito marginale perché meramente integrativo di proventi derivanti da attività più lucrose.

Per poter garantire ai clienti anche la copertura di ogni rischio è urgente anche la introduzione di regole miranti alla assicurazione obbligatoria della responsabilità professionale ( peraltro già prevista dalla direttiva comunitaria sui servizi).

Ma occorre anche – altra misura urgente – predisporre un albo nazionale unificato, aggiornabile in tempo reale, in modo che si possa conoscere in ogni momento l’identità degli iscritti , e la sussistenza o meno di provvedimenti sanzionatori assunti a loro carico.

Occorre anche ripensare alla disciplina delle tariffe: i consumatori hanno subìto un danno dalla c.d. liberalizzazione; le grandi imprese potrebbero essersene avvantaggiate , ma si teme a spese della qualità della prestazione fornita.

Le tariffe possono essere svincolate dalla durata del processo. Gli avvocati hanno interesse a moltiplicare la loro attività, non a prolungarla nell’attesa di un esito incerto delle cause. Di qui l’urgenza di rivedere integralmente la materia.

Queste regole, e molte altre , organizzate in modo sistematico, erano pendenti al Senato; erano condivise da tutti, apprezzate dagli Ordini e dalle Associazioni forensi; le vicende politiche hanno interrotto l’iter di discussione e di approvazione del progetto unificato.

Ma anche se si volesse provvedere, per l’intanto ( voglio dire a Parlamento rieletto) con una leggina, in attesa dell’approvazione della riforma compiuta, avremmo almeno raggiunto un risultato utile non solo per la categoria e i suoi assistiti, ma per tutto il Paese.

Si tratta di poche regole, semplici e circoscritte, ma di grande “impatto” che il CNF ha tante volte chiesto e mai ottenuto.

La risposta avuta – nel senso che non bisogna differenziare la disciplina delle categorie professionali per non fare “figli e figliastri” - è, a dir poco, illogica e fallace: ogni categoria ha le sue specificità, ma l’Avvocatura ha un ruolo istituzionale che investe l‘amministrazione della giustizia, funzione essenziale di uno Stato democratico e civile; non può essere trascurata, né può attendere all’infinito il completamento di un quadro generale, l’approvazione di regolamenti settoriali, il beneplacito delle associazioni delle professioni non regolamentate.

Senza contare che queste richieste non importano alcun impegno di spesa . E senza rammentare che queste richieste sono già state soddisfatte a favore di altre categorie professionali con leggine approvate da tutti gli schieramenti politici.

Oppresso da questo limbo normativo, ma non rassegnato, il CNF non è rimasto inerte.

All’esterno ha avviato un percorso virtuoso di collaborazione con il Ministero della Giustizia, con le Commissioni parlamentari, con il Consiglio Superiore della Magistratura, con le Corti Superiori, per migliorare regole e prassi; quel percorso è stato interrotto, ma si confida nella sua repentina ripresa.

All’interno, ha approvato un regolamento sull’ aggiornamento professionale per migliorare e verificare la qualificazione degli avvocati a cui Ordini e Associazioni hanno risposto in modo entusiastico, fattivo, concreto.

Ha attivato la Scuola superiore dell’ Avvocatura, e organizzato corsi, seminari, incontri di studio; ha gettato le basi culturali per delineare in modo sostanziale la formazione dell’ avvocato europeo. Ha promosso l’uso delle tecnologie informatiche e sostenuto in ogni occasione la attivazione del processo telematico, la semplificazione dei riti processuali, la selezione dei ricorsi per cassazione, la diffusione delle tecniche di risoluzione alternativa delle controversie, cioè la conciliazione , la mediazione e l’ arbitrato (anche per le cause di modesta entità).

Vorrei rassicurare tutti: l ‘ Avvocatura non rivendica né privilegi né trattamenti speciali, ma chiede solo di poter migliorare il proprio servizio anche attraverso interventi legislativi di modesta entità, e , sperabilmente, mediante un dialogo costante con le istituzioni, in primis con Governo e Parlamento.

E’ in questo che si risolve, in buona sostanza, quella “dignità dell’ Avvocatura” che si cerca, con diuturna fatica, di recuperare.

Guido Alpa

Articolo del presidente del CNF, Avv. Prof. Guido Alpa, che verrà pubblicato su Il Sole 24 ORE di sabato 23 febbraio 2008.


Cassiani e Conte ai vertici degli Avvocati romani.


E’ Alessandro Cassiani il nuovo Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma.

Al terzo mandato consecutivo, il decano dei penalisti romani ha strappato la poltrona più importante del foro capitolino al termine di una settimana concitata, fatta di trattative e accordi politici per ricompattare una maggioranza relativa che sembrava perduta.

Artefice della grande opera di ricucimento è stato Antonio Conte, rieletto Vice presidente e Segretario dell’Ordine e capo di una lista che ha piazzato nel Consiglio ben sette nomi.

E’ stato lui a riconquistare l’appoggio di Rosa Ierardi, l’unica della lista Cassiani ad essere entrata tra i quindici consiglieri; ma che sembrava pronta ad abbandonare il suo capolista per abbracciare i favori della fazione avversaria, quella di Federico Bucci, già forte di otto consiglieri eletti. Se fosse passata dall’altra parte, la Ierardi avrebbe regalato la maggioranza assoluta alla lista Bucci, “tradendo” in qualche modo l’elettorato che la aveva scelta come appartenente alla lista del presidente uscente.

Alla fine quello che sarebbe stato un divorzio traumatico è stato evitato grazie alla diplomazia delle due liste di Conte e di Cassiani; e la Ierardi ha ottenuto la carica di Tesoriere.

Per Bucci, invece, nel prossimo futuro si prospetta una nuova sfida, quando a novembre potrà rimettersi in gioco per la presidenza della Cassa forense.

E adesso il nuovo Consiglio (composto dagli avvocati Cristiana Arditi di Castelvetere, Goffredo Maria Barbantini, Federico Bucci, Denatella Cerè, Giovanni Cipollone, Pietro Di Tosto, Sandro Fasciotti, Francesco Gianzi, Rodolfo Murra, Paolo Nesta, Livia Rossi e Mauro Vaglio) potrà dedicarsi alla realizzazione del programma: tra le priorità c’è l’opposizione serrata al paventato trasferimento degli uffici giudiziari dal quartiere Prati al Polo Tiburtino.

M.Mart.

Articolo tratto da: Il Messaggero - Cronaca di Roma

giovedì, febbraio 21, 2008

CASSAZIONE: RAPPORTO OMOSESSUALE E’ DISONOREVOLE, TESTE PUO' ASTENERSI.


ROMA, 19 FEB - ''Un rapporto incestuoso'', cosi' come ''un rapporto omosessuale'', sono per le sezioni unite della Cassazione tra i ''fatti disonorevoli'' che consentono di astenersi dal testimoniare e dover rivelare, ad esempio, le ragioni per le quali il testimone ''era presente in un certo posto a una certa ora''.

E' quanto emerge da una sentenza depositata il 14 febbraio scorso (n. 7208) in cui le sezioni unite penali stabiliscono che e' punibile chi - non avvalendosi della astensione dal testimoniare, che pure gli e' concessa in base all'art. 384 codice penale - commette false dichiarazioni per ''salvare il prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento''.

Nel motivare la sua decisione, la Cassazione afferma tra l'altro che la tutela accordata dal primo comma dell'art. 384 codice penale (''Casi di non punibilita''') riguarda non solo le cosiddette ''dichiarazioni indizianti'' - cioe' il testimone che sarebbe altrimenti costretto ad autoaccusarsi - ''ma anche tutte le altre dichiarazioni dalle quali potrebbero emergere fatti disonorevoli (un rapporto incestuoso; un rapporto omosessuale) per il testimone (richiesto ad esempio di indicare le ragioni per le quali era presente in un certo posto a una certa ora)''.

GIUSTIZIA: SCOTTI, NO A RIDUZIONE ORGANICI E SEDI GIUDICI DI PACE.


Roma, 21 feb. - (Adnkronos) - No alla riduzione di organici e di sedi dei giudici di pace.

E' quanto ha auspicato il ministro della Giustizia Luigi Scotti che ha partecipato al plenum straordinario del Csm illustrando le linee programmatiche del suo breve mandato.

Scotti ha spiegato che il ministero prima della crisi di governo aveva approntato una riforma organica della magistratura onoraria; "Non e' stato possibile vararla -ha spiegato Scotti- e quindi e' opportuno rimuovere quel blocco che medio tempore aveva frenato la nomina di nuovi giudici di pace; ritengo pero' che, se qualche aggiustamento nella geografia distributiva puo' risultare opportuno, non credo si possa procedere alla riduzione di organici e sedi perche' l'ultima rilevazione statistica ha riscontrato oltre un milione di cause arretrate presso questa magistratura onoraria e un trend in aumento del 15% in civile e di circa il 20% in penale".

Il Guardasigilli ha poi aggiunto, riguardo i consigli giudiziari per il cui rinnovo si dovrebbe votare la prima domenica di aprile, che il testo del decreto legislativo ha avuto parere difforme tra Senato, Camera e Csm; "quindi la seconda lettura -ha aggiunto- avrebbe bisogno di una scelta di politica legislativa".

L'ufficio del processo e la rideterminazione dei compensi ai magistrati onorari non entrano nel d.l. “milleproroghe”.


Tramonta definitivamente, almeno per questa legislatura agli sgoccioli, l'ufficio del processo e anche il riordino dei compensi dei giudici onorari di tribunali e i viceprocuratori.

Passa, invece, la proroga di sei mesi della reggenza degli incarichi direttivi negli uffici giudiziari, per dare il tempo al Consiglio superiore della magistratura di nominare i nuovi capi.

In commissione affari costituzionali maggioranza e opposizione non hanno trovato l'accordo per l'inserimento degli emendamenti che istituivano in ogni ufficio giudiziario il modulo organizzativo denominato ufficio del processo, aperto anche all'apporto di praticanti legali, dottorandi e specializzandi.

Dito verso anche sul riordino dei compensi dei got e vpo. Il ministero della giustizia avrebbe voluto risolvere una vecchia querelle che riguardava il pagamento delle attività diverse dalle udienze (sentenze e decreti di citazione), finora bloccati dal ministero stesso da divergenze interpretative della legge.

L'emendamento prevedeva il pagamento di 50 euro per ogni giorno di udienza e di 45 per ogni sentenza che definisce il processo, escluse quelle che incidono solo sulla competenza, e per ogni verbale di conciliazione.

Quanto ai vpo l'idea era quella di riconoscere, oltre i 50 euro a giorni di udienza, anche una indennità di 10 euro per ogni richiesta di emissione del decreto penale di condanna e di altrettanti per l'intera attività di indagine.

Attualmente i magistrati che hanno il compito di sostituire le toghe ordinarie prendono indennità di 98 euro a udienza, cumulabili fino a un massimo di due al giorno.

CSM: DE MAGISTRIS HA VIOLATO REGOLE E RISPETTO DELLE PERSONE.


(AGI) - Roma, 21 feb. -Una condotta "rivelatrice di non adeguata attenzione al rispetto di regole di particolare rilievo", nonche' di "insufficienti diligenza, correttezza e rispetto della dignita' delle persone".

Cosi' la sezione disciplinare del Csm definisce quella tenuta dal Pm di Catanzaro De Magistris, spiegando perche', il 18 gennaio scorso, ha deciso di disporre per il magistrato il trasferimento dalle funzioni e dalla sede nonche' la sanzione della censura.

Una condotta del genere, secondo il tribunale delle toghe, "Si palesa incompatibile con l'esercizio di quelle di sostituto procuratore della Repubblica, che si caratterizzano per la loro autonoma, immediata incidenza".

Quanto, poi, al trasferimento dalla sede di Catanzaro, "non puo' non prendersi atto, come dato meramente oggettivo - si legge nella sentenza n.3/2008 della sezione disciplinare - che le considerazioni del dottor De Magistris hanno riguardato piu' magistrati in servizio a Catanzaro in uffici diversi", e che anche un cancelliere in servizio presso l'ufficio del magistrato, nel corso del procedimento disciplinare, "ha riferito che quest'ultimo 'e' stato un po' isolato dai suoi colleghi'".

Tali circostanze "anche per i rapporti tra magistrati dello stesso ufficio e di uffici diversi che l'esercizio delle funzioni necessariamente comporta - sottolinea il Csm - inducono a ritenere che allo stato pure la permanenza dell'interessato in un altro ufficio di Catanzaro non favorisca il buon andamento dell'amministrazione della giustizia".

In merito, poi, al trattamento sanzionatorio, secondo la sezione disciplinare non va applicata a De Magistris una sanzione superiore alla censura, richiesta dalla Procura generale della Cassazione, "in considerazione della accertata laboriosita' dell'interessato", mentre la circostanza "di particolare significato per un magistrato con oltre dieci anni di esperienza, che le responsbailita' accertate siano relative a violazioni di norme e disposizioni, unitamente al loro rilievo - osserva il Csm - non permette di ritenere adeguata la meno afflittiva sanzione dell'ammonimento".

In particolare, la sezione disciplinare dell'organo di autogoverno della magistratura spiega di aver sanzionato De Magistris per la trasmissione degli atti a Salerno dell'inchiesta Poseidone dopo la revoca del fascicolo nei suoi confronti stabilita dall'allora procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi, perche' si tratta di una "trasmissione di atti irrituale, effettuata da un magistrato non titolare del procedimento" e che le ragioni addotte da De Magistris "non risultano tali da giustificare l'inosservanza posta in essere, la quale appare evidentemente connotata da gravita' sia di per se' sia in ragione dell'importanza del provvedimento adottato e della sue conseguenze.

Inoltre, il pm di Catanzaro ha violato la riservatezza di alcune persone "impropriamente nominate" nella motivazione del decreto di perquisizione emesso nell'ambito del procedimento 'toghe lucane' nei confronti di tre indagati, tra i quali il procuratore generale di Potenza Vincenzo Tufano: in questo atto, si ricorda nella sentenza redatta dal consigliere Giulio Romano, vengono citati "due magistrati del Tribunale di Potenza, che si ipotizzava avessero una relazione extraconiugale".

mercoledì, febbraio 20, 2008

Elezioni politiche: sondaggio del 20/02/2008.


QUESITO n.1

Domanda : Se ieri si fossero tenute le elezioni politiche nazionali, Lei a quale dei seguenti candidati Premier avrebbe dato il suo voto?.

Risposta: Silvio Berlusconi 44,0%; Walter Veltroni 34,5%; Fausto Bertinotti 9,5%; Pierferdiando Casini 6,5; Daniela Santanchè 4,0; Bruno Tabacci 1,5%.

QUESITO n.2

Domanda : E per quale partito avrebbe votato?.

Risposta: Popolo delle Libertà 37,5%; Lega Nord 5,5%; La Destra 3,3%; UDC 7,0%; La Rosa Bianca 1,0%; Partito Democratico 31,0%; Italia dei Valori 3,2%; Radicali 1,0%; Partito Socialista 1,5%; Sinistra Arcobaleno 8,0%; Altri partiti 1,0%

Elezioni COA di Napoli: risultati definitivi.

Campania: siamo sputtanati!

martedì, febbraio 19, 2008

NUOVO AUMENTO DEL "CONTRIBUTO UNIFICATO".

Nell’emendamento presentato dal Ministero della Giustizia al decreto legge milleproroghe è previsto un innalzamento del costo del contributo unificato che sarà dovuto nei vari scaglioni secondo questi nuovi importi:

- 37 euro per i processi di valore fino a euro 1.100;

- 85 euro per i processi di valore superiore a 1.100 e fino a 5.200 euro e per i processi di volontaria giurisdizione;

- 207 euro per i processi di valore superiore a 5.200 e fino a 26mila euro e per i processi contenziosi di valore indeterminabile di competenza esclusiva del giudice di pace;

- 415 euro per i processi di valore superiore a 26 mila e fino a 52 mila euro e per i processi civili e amministrativi di valore indeterminabile;

- 610 euro per i processi di valore superiore a 52 mila e fino a 260 mila euro;

- 976 euro per i processi di valore superiore a 260 mila e fino a 520 mila euro;

- 1.354 euro per i processi di valore superiore a 520 mila euro.

Sezione Amalfi: astensione Avvocati.

Gli Avvocati della Sezione di Amalfi del Tribunale di Salerno, si asterranno dal partecipare alle udienze dal 25 febbraio al 29 febbraio 2008.

Lo sciopero di una settimana è stato proclamato dall'associazione forense locale per protestare contro le ataviche carenze della sezione amalfitana del Tribunale di Salerno e relative alla presenza ormai saltuaria del cancelliere, sia presso gli uffici del giudice di pace sia durante le udienze civili e penali.

domenica, febbraio 17, 2008

PENA DI MORTE: IN SCENA A PALAZZO SPADA IL PROCESSO DI NORIMBERGA.


(AGI) – Roma 'Avvocati alla ribalta' e' il nome della compagnia teatrale, formata da penalisti e civilisti romani, che ha messo in scena al Consiglio di Stato la rappresentazione 'Norimberga: dagli atti del processo'. Regia di Luigi di Majo.

I magistrati amministrativi, spiega una nota di Palazzo Spada, intendono con questo evento "dare risalto alla decisione dell'Onu per la moratoria sulla pena di morte", dedicando l'opera a Simon Wiesenthal, l'uomo che ha permesso di rintracciare, arrestare e condannare 1.100 criminali di guerra nazisti. La rappresentazione teatrale, attraverso gli atti, i documenti, le testimonianze, i dossier segreti, riportera' in scena l'atmosfera del processo e del dibattito, gli imputati, i giudici, i pubblici ministeri, gli avvocati, proponendo al pubblico la cronaca di quel tragico momento storico.

La manifestazione, che si è svolta ieri alle ore 9.45 nella Sala Pompeo di Palazzo Spada, prevedeva un saluto del presidente del Consiglio di Stato, Paolo Salvatore, dei rappresentanti delle Associazioni dei magistrati amministrativi, del presidente dell'Ordine degli avvocati di Roma, Alessandro Cassiani, ed è stata introdotta dal Consigliere Maria Grazia Giammarinaro. (AGI)

venerdì, febbraio 15, 2008

Tribunale Salerno: nuovo protocollo per la celebrazione delle udienze penali.



Abbiamo ricevuto, da parte del Consigliere del COA di Salerno Avv. Cecchino Cacciatore, comunicazione del nuovo protocollo d'intesa, volto a presiporre un'ordinata celebrazione delle udienze penali.

Pubblichiamo qui di seguito il documento integrale:

A seguito delle evidenti difficoltà concernenti la celebrazione delle Udienze Penali, è stato raggiunto un accordo tra la Camera Penale Salernitana e la sezione di Salerno dell’A.N.M. per la modifica del relativo Protocollo.

Ho, pertanto, immediatamente reso noto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno il nuovo Protocollo, affinché ne prendesse atto, in attesa, naturalmente, che lo stesso diventi vigente con decreto del Presidente del Tribunale.

Avv. Cecchino Cacciatore


REGOLE PER LA CELEBRAZIONE DELLE UDIENZE PENALI

Le presenti regole sono state predisposte per la celebrazione delle udienze penali innanzi al Tribunale (in composizione collegiale o monocratica).

Esse, in quanto compatibili, e comunque per quanto concerne l’organizzazione del ruolo e dell’udienza dibattimentale, andranno osservate anche nei processi di competenza del Giudice di Pace, nelle Udienze preliminari ed in quelle Camerali.

E’ auspicabile che per l’organizzazione delle udienze dei processi da celebrarsi innanzi alla Corte d’Appello e di quelli di competenza della Corte d’Assise, i Presidenti si ispirino alle presenti regole, se non incompatibili con le peculiarità delle rispettive competenze.


ORGANIZZAZIONE DEL RUOLO


Il ruolo, formato ai sensi dell’art. 20 Reg. c.p.p., deve contenere tanti processi quanti, in base al numero degli imputati, al titolo dei reati e ad altri elementi di agevole verificabilità, potranno ragionevolmente essere trattati nell’ambito della relativa udienza.

Ad eccezione dei processi a carico dei detenuti o di imputati comunque sottoposti a misure coercitive, ovvero in cui l’imputazione riguarda esclusivamente reati contravvenzionali, ovvero reati che si prescrivono entro 18 mesi, la prima udienza dibattimentale utile sarà dedicata esclusivamente alle attività preliminari di cui agli artt. 484 - 485 c.p.p. (sino all’emissione dei provvedimenti del Giudice in ordine alla prova). Per tale udienza, pertanto, le parti saranno esonerate dall’onere di citare i testi di lista.

Il rinvio in prosieguo dei processi verrà disposto mediante calendarizzazione delle successive udienze con indicazione di massima delle attività da svolgere nelle medesime.

Verranno considerate le esigenze di partecipazione personale dei rappresentanti dell’Ufficio del P.M., affinché, almeno nei processi più complessi, sia assicurata la presenza del P.M. designato per le indagini preliminari.

I processi potranno essere rinviati, in prosieguo, anche ad un’udienza pomeridiana, ma nel rispetto del termine minimo di differimento di gg 7.

Le parti provvederanno a citare solo i testi ammessi dal Giudice, per le udienze in cui verrà stabilita la loro escussione.

Le istanze di rinvio, tempestivamente depositate in cancelleria, saranno comunicate a cura del difensore, anche al P.M..



ORGANIZZAZIONE DELL’UDIENZA DIBATTIMENTALE



UDIENZA ANTIMERIDIANA:

Apertura dell’udienza alle ore 9:00, con contestuale inizio della trattazione dei processi con conclusione entro le ore 14:00, salva la necessità, rimessa alla discrezionalità del Giudice, di completare l’acquisizione di una prova in corso a tale ora.

Sarà necessaria la presenza in aula, ex art. 21 n. reg. c.p.p., dell’Ufficiale Giudiziario, il quale curerà costantemente la verifica delle presenze (testi, consulenti, etc.), tenendone informato il Giudice.

All’inizio dell’udienza il Giudice, valutate le contingenze sopravvenute (problemi di citazione, impedimenti, assenza testi, esigenze difensori, etc.), comunicherà l’ordine di chiamata dei processi, eventualmente indicando alle parti i processi che verranno chiamati non prima delle ore 12:00.

L’udienza proseguirà, tendenzialmente, con il seguente ordine:

I. Differimento dei processi che non possono essere trattati per motivi processuali, esigenze di ruolo o altro;

II. Celebrazione dei processi con imputati in stato di custodia cautelare o con imputati comunque sottoposti a misure coercitive;

III. Trattazione dei riti alternativi;

IV. Chiamata degli altri processi, possibilmente privilegiando quelli rispetto ai quali i difensori interessati siano presenti in aula.


UDIENZA POMERIDIANA:


Salvo diverso accordo tra le parti ed il Giudice: inizio alle ore 15:00 con termine entro le ore 18:30 (salva la Camera di Consiglio).

La ripresa pomeridiana dell’udienza, ancorché si auspichi l’esaurimento del ruolo nell’ambito dell’udienza antimeridiana, è consentita nei seguenti casi, alternativamente considerati:

  1. Per i processi a carico di imputati in stato di custodia cautelare o comunque sottoposti a misura coercitiva che, seppur chiamati ai sensi dell’art. 20 ult. comma n. reg. c.p.p., non possano esaurirsi nell’ambito dell’udienza antimeridiana e sussistano esigenze che ne impongano la prosecuzione nella ripresa pomeridiana dell’udienza;
  2. Per i processi già precedentemente fissati in prosieguo per il medesimo pomeriggio;
  3. Se tutte le parti prestano il consenso alla prosecuzione pomeridiana di un processo già trattato in mattinata.


ORGANIZZAZIONE DELL’UDIENZA PRELIMINARE



Il ruolo delle udienze preliminari verrà affisso all’esterno dell’aula, entro le ore 12:00 del giorno precedente l’udienza.

Esso indicherà l’ordine di chiamata dei processi, che verrà stabilito dal G.U.P. anche considerando le esigenze rappresentate dalle parti e dai loro difensori entro il giorno precedente l’udienza.

A tal fine è auspicabile che, ove possibile, le richieste di riti alternativi vengano preannunciate con congruo anticipo al G.U.P. ed anche al P.M. designato per l’udienza.

Il decreto di fissazione e gli avvisi, che potranno anche prevedere uno specifico orario di chiamata, conterranno l’avvertimento alla persona offesa dal reato della facoltà di non partecipare all’udienza, salva la facoltà di formalizzare in Udienza preliminare la costituzione di parte civile.

giovedì, febbraio 14, 2008

Elezioni anticipate: spunta l'arcobaleno.

E' online la banca dati del CNF (Codice dell'Avvocato).

Cari Colleghi,

il Consiglio Nazionale Forense, in collaborazione con la Casa Editrice IPSOA, ha realizzato una nuovissima banca dati on line, il CODICE DELL'AVVOCATO, che offre la documentazione più completa aggiornata e di rapida consultazione sulla Professione di Avvocato.

La banca dati, attivata con accesso dal sito web del CNF (www.consiglionazionaleforense.it), contiene la normativa fondamentale che compone l'Ordinamento forense; la disciplina della pratica, della formazione e degli esami di abilitazione; la disciplina delle società di professionisti; le fonti normative sulla professione forense in Europa; la legislazione sulla protezione dei dati personali; la normativa antiriciclaggio; la previdenza forense; la normativa sulla responsabilità civile dei magistrati; gli oneri fiscali; le nuove norme sulle tariffe minime; la disciplina sulla pubblicità e del patto di quota lite, nonché quella regolante, in generale, le libere professioni.

Le disposizioni normative appena richiamate sono integrate dalle fonti che caratterizzano la professione forense: il Codice deontologico italiano, il Codice deontologico europeo, le tabelle relative alla tariffa professionale e la giurisprudenzda del Consiglio Nazionale Forense e della Corte di Cassazione, i Pareri e le Circolari del CNF.

La banca dati verrà aggiornata, in tempo reale, con tutte le novità normative, regolamentari, giurisprudenziali e costituirà, indiscutibilmenute, un agile ed efficace strumento operativo per tutti coloro che vogliono conoscere o approfondire gli argomenti concernenti, sotto ogni profilo, lo svolgimento dell’attività forense.

L'interfaccia è semplice, razionale, intuitiva.

Ogni pagina è immediatamente rappresentativa dei contenueti e delle funzionalità.

Ciascuna tipologia di documento è correlata alle altre attraverso un efficace sistema di link ipertestuali che facilitano la navigazione e la consultazione dei contenuti.

La Banca dati è accessibile solo dal sito del Consiglio Nazionale Forense:

- cliccando sul pulsante del Codice dell'Avvocato Banca dati online, collocato nella colonna di destra della home page;

- cliccando sul banner a scorrimento che annuncia la banca dati.

Per maggiori informazioni è possibile consultare la Guida alla banca dati posta nella barra orizzontale del menù.

Nella certezza che l’iniziativa assunta dal Consiglio Nazionale Forense sarà gradita ed apprezzata da tutti i Colleghi, porgo i più cordiali saluti.

Roma lì, 13 febbraio 2008.

Il Consigliere Tesoriere del CNF

Avv. Lucio Del Paggio

Giustizia: Sindacato polizia penitenziaria contesta il Sottosegretario Manconi.


Roma, 14 feb. (Apcom) - "Chiediamo al Ministro Scotti di ritirare la delega agli affari penitenziari a Luigi Manconi per manifesto disinteresse ai problemi dell'Amministrazione penitenziaria, in modo tale che egli possa andare a ricoprire un ruolo a lui più congeniale, quale quello di Garante nazionale dei detenuti. Sulla vicenda che ha visto la scomparsa, nell'ottobre scorso nel carcere di Perugia Capanne, del detenuto Aldo Bianzino, Manconi non si può permettere assurde insinuazioni".

E' quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, la prima organizzazione più rappresentativa della Categoria, in merito alle dichiarazioni espresse ieri dal Sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi.

"Al di là di qualsiasi convinzione politica, la caduta dell'attuale Governo non è stata una buona notizia perché sono rimasti irrisolti i gravi problemi del sistema penitenziario italiano e prima che verranno affrontati dal prossimo passeranno dei mesi in cui la situazione si aggraverà ulteriormente.

L'unica nota di conforto - afferma ancora il Sappe- è immaginare che l'attuale Sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi, difficilmente ricoprirà lo stesso incarico nella prossima compagine governativa".

mercoledì, febbraio 13, 2008

Ecco il "nuovo" che avanza.

Cassazione Penale: le nozze successive non evitano l’esplusione al clandestino.


Roma, 12 feb. (Adnkronos) - Le nozze non salvano il clandestino dall'espulsione intimata dal questore.

Lo sottolinea la Cassazione che ha annullato l'assoluzione accordata a un clandestino, che era stato raggiunto dall'ordine di allontanamento del questore di Rimini, sulla base del fatto che sei mesi dopo si era sposato.

Per la Suprema Corte, che ha accolto il ricorso della Procura di Bergamo, il matrimonio non rientra tra i motivi di "discriminazione razziale", legati ad esempio alla razza e al sesso, tali da giustificare l'inottemperanza all'ordine di allontanamento del questore.

Di diverso avviso era stato il Tribunale di Bergamo che, nel febbraio 2007, aveva assolto il clandestino sulla base del fatto che, quasi a distanza di sei mesi, si era "effettivamente sposato".

Contro questa decisione si è opposto con successo in Cassazione il pm di Bergamo che ha evidenziato come non potesse essere applicata l'"esimente speciale" considerato anche "il lasso di tempo intercorso tra la notifica dell'ordine di allontanamento e la celebrazione del matrimonio".

La Prima sezione penale, accogliendo il ricorso della Procura, ha ricordato che "mentre il pericolo di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche o di condizioni personali o sociali preclude l'espulsione o il respingimento dello straniero", la stessa "efficacia paralizzante è negata, in linea di principio, alle esigenze che caratterizzano" casi simili a quello trattato nella sentenza in questione.

Spiega ancora piazza Cavour nella sentenza 6605/2008 che, nel "ragionevole bilanciamento di valori", il legislatore "mirando a rendere effettivo il provvedimento di esplusione, persegue l'obiettivo di rimuovere situazione di illiceità o di pericolo correlate alla presenza dello straniero nel territorio dello Stato, nella cornice del più generale potere di regolare la materia dell'immigrazione".

Ora la Corte d'appello di Brescia dovrà riesaminare il caso "tenuto conto del significativo lasso di tempo intercorso" tra l'ordine di allontantanamento dal Paese del calndestino e l'effettivo matrimonio.

martedì, febbraio 12, 2008

Le contraddizioni della giustizia.

L'ingiustizia, i continui rinvii, le futilità, le artificiose complicazioni, i presunti misteri della legge sono di tal fatta che molti che vivono sotto il suo dominio giungono ad ammirare e a rimpiangere la rapidità, la semplicità e l'uniformità dei processi sommari.

Edmund Burke

(1729-1797)

lunedì, febbraio 11, 2008

Prima o poi.......


"Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare: ma bisogna prenderla, perchè è giusta” .

Martin Luther King

Precisazione dell'Avv. Beniamino Spirito.

Ci è pervenuta, a mezzo fax del 09/02/2008 (solo stamane letto), la seguente precisazione, che subito pubblichiamo, da parte del Consigliere Beniamino Spirito:

Caro Peppino,

ho letto il Tuo articolo e Ti dico: io sono arrivato alle 14,50 (anche prima di te) e sono andato via verso le 18,00.

Ho pensato solo a dedicarmi ai Colleghi ed a firmare le centinaia di libretti.

Avrei voluto certamente sentire la Tua relazione, ma ero “INDAFFARATO” ed “OCCUPATO” in altri problemi.

La “mancanza di stile” è un’altra cosa!

Con affetto,

Beniamino



…A PROPOSITO DI MANCANZA DI STILE, QUANDO ARRIVERA’ LA PRECISAZIONE DEL PRESIDENTE AVV. AMERICO MONTERA (IL GRANDE ASSENTE)?

CONSIGLIOAPERTO

domenica, febbraio 10, 2008

Comunicato Cassa Previdenza Avvocati per i contribuenti minimi.

Per chiudere la polemica.


La polemica è, secondo noi, il sale della vita ed il balsamo delle intelligenze: dà la scossa quando i tanti “narcotizzatori” delle coscienze sembrano avere la meglio.

Eppure stavolta siamo addolorati del frainteso che è sorto, anche con il caro amico Enzo Cestaro (consigliere del COA di Salerno), che stamani ci ha chiamati per dolersi dell’articolo di ieri, inerente l’incontro di deontologia.

Invero il buon Enzo (che abbiamo dato per "fugacemente presente"), sapendo del nostro impegno di relatore, ci aveva anche tributato un’affettuosa telefonata preventiva di adesione, preannunciando la propria presenza.

Ora ci ha tenuto a precisare, e gli diamo ampiamente atto di questo, di non aver potuto rimanere in aula perché “precettato” nella sede AIGA (…peraltro la sede del Consiglio era chiusa), a firmare i libretti delle centinaia di Avvocati presenti.

E questo sino alla fine del lungo incontro di formazione.

Siamo certi che quanto Enzo Cestaro ha precisato corrisponda a cristallina verità, perciò ci cospargiamo il capo di cenere per l’errore fatto (in buona fede), però – come già gli abbiamo significato verbalmente – insistiamo nel sottolineare che: 1) immotivatamente né il Presidente Montera, né il Consigliere Scuccimarra (che dovevano rendere l’indirizzo di saluto) si sono presentati al tavolo dei relatori; 2) nessuno degli altri Consiglieri presenti, riscontrando l’evidente scortesia (verso le centinaia di avvocati presenti e verso i due “cirenei” che hanno presentato le relazioni), ha inteso supplire prendendo al parola a nome del Consiglio.

Queste ultime considerazioni, ne siamo certi, nessuno le potrà smentire.

Giuseppe Celia

sabato, febbraio 09, 2008

Presenze ed assenze.

L’incontro di studio sulla deontologia forense, tenutosi ieri sera nell’Aula Parrilli ed organizzato dalla Sezione salernitana dell’AIGA, nell’ambito del POF 2008, è stato un consolante momento di genuina “riaggregazione” dell’Avvocatura locale.

L’aula Parrilli, la biblioteca e lo stesso corridoio erano gremiti di colleghi, che – con pazienza – si sono sottoposti al defatigatorio rito delle firme dei libretti e poi hanno ascoltato, con attenzione e partecipazione, le due relazioni.

Unico neo: l’assenza completa di rappresentanti del neo-eletto Consiglio.

Si sono intravisti - per la verità solo per qualche attimo - i Consiglieri Cestaro, Spirito e Scuccimarra, ma nessuno (men che meno il Presidente, che aveva dato formalmente la sua adesione e poi si è assentato) ha preso la parola per l’indirizzo di saluto alle centinaia di Avvocati presenti ed ai relatori.

Perdoniamo i nostri “indaffarati” rappresentanti, ma la mancanza di stile non si confà ad Avvocati della levatura dei nostri attuali Consiglieri.

Ma tant’è: speriamo almeno che questi nostri amici, tra le loro tante e disparate “occupazioni”, trovino il tempo di impegnarsi (almeno un poco!) per la risoluzione degli assillanti problemi della giustizia locale.

Staremo a vedere.


P.S.: CI HA CHIAMATI IL CONSIGLIERE TESORIERE AVV. VINCENZO NOCILLA, PER UN RIMBROTTO CHE ACCETTIAMO VOLENTIERI.

IN REALTA' ERANO PRESENTI ANCHE LO STESSO TESORIERE AVV. NOCILLA, NONCHE' I CONSIGLIERI PASQUALE VISCONTI E GIGI CASSANDRA, CHE - DURANTE L'INCONTRO - SI SONO DEDICATI ALLA "GESTIONE" DEL NUMEROSO GRUPPO DI COLLEGHI CHE NON HANNO TROVATO POSTO NELLE DUE AULE, RIMANENDO A TUMULTUARE NELL'ANTISTANTE CORRIDOIO.

FACCIAMO AMMENDA MA, ESSENDO STATI SEMPRE NELL'AULA PARRILLI, NON POTEVAMO VEDERE QUEL CHE ACCADEVA NEL CORRIDOIO.

SPERIAMO PERO' CHE I PROBLEMI ORGANIZZATIVI MANIFESTATISI SIANO PRESTO RISOLTI (MAGARI CON LA SCELTA DI SEDI PIU' AMPIE).



La maglietta per la prossima estate!

La "fede" del grande Alfredo De Marsico.

venerdì, febbraio 08, 2008

Governo Prodi: in 22 mesi solo 61 leggi, ci sono costate 47 milioni di euro l’una!


Roma - Se son care le leggi sfornate in questa fulminea legislatura? Carissime, ci sono costate un tesoro da fare invidia ai Nibelunghi.

A saperlo, ogni buon padre di famiglia si sarebbe industriato con tutte le forze per farla morire prima dei 22 mesi che ha vivacchiato sotto il governo di Romano Prodi e del centrosinistra.

Sì, lor signori han resistito in rianimazione con le bombole, ma la fabbrica delle leggi ha prodotto il fatturato più basso dell’intera storia repubblicana.

E invece di mettersi in cassa integrazione, hanno speso come in tempi di vacche grasse.

Sapete quante leggi hanno varato, con gran sudore, dal 28 aprile 2006 giorno inaugurale della XV legislatura, al 24 gennaio scorso quando il governo è stato sfiduciato dal Senato? Di fatto, 61.

E poiché nel frattempo Camera e Senato ci son costati quasi 3 miliardi di euro (per l’esattezza 2.902.840.121), ogni massaia può fare il conto. Sono 47 milioni e mezzo di euro, per l’esattezza 47.587.542 euro a provvedimento. Sì, quasi cento miliardi delle vecchie lire per fare una legge.

E si lamentano che la legislatura «è durata troppo poco», poverini «ci hanno fatto lasciare il lavoro a metà».

Se li lasciavi andare avanti con questi ritmi, è capace che ti chiedevano anche il premio di produzione oltre all’aumento. Dite che è un calcolo sbrigativo e semplicistico, perché il Parlamento non fa soltanto leggi ma pure «sindacato ispettivo» (interrogazioni e interpellanze) e commissioni di inchiesta? Sì, sì, hai voglia ad ispezionare, ma se il potere legislativo non legifera, che potere è?

Calcolo provocatorio certamente, e devono ringraziare che nel conto ci sono solo i ratei mensili di spesa della Camera e del Senato. Se aggiungessimo anche la spesa di Palazzo Chigi e dei ministeri, che in fin dei conti han governato (si fa per dire) per decreti, il costo medio di una legge salirebbe oltre la decenza e la vergogna.

Più che magro, il prodotto di questi 22 mesi è misero. Sono arrivate al traguardo della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale 26 conversioni in legge di decreti governativi, 23 leggi presentate dal governo e 12 di iniziativa parlamentare, 28 ratifiche di accordi o normative internazionali.

Quest’ultime sono atti dovuti, passano fulminee in commissione senza emendamenti né storie, quel che ha richiesto un po’ di serio lavoro sono le 61 leggi «vere».

Dite che la fine «traumatica» ha probabilmente vanificato chissà quante leggi che avevano compiuto il giro di boa, lasciandoli lavorare forse avrebbero recuperato sulla produzione? Purtroppo no, il ritmo è quello lento delle approvazioni definitive.

Tant’è che la fabbrica ha chiuso i battenti lasciando 66 progetti di legge approvati soltanto da Montecitorio e 27 da Palazzo Madama. Sì, la strozzatura era al Senato, non si sapeva? Vuol dire che pur di non correre il rischio di farsi male nella Camera Alta, l’Unione ha preferito incrociare le braccia e legiferare col contagocce.

Nessun’altra legislatura, ha registrato una media così bassa. Il centrosinistra è riuscito a battere in negativo pure se stesso: nei primi 22 mesi del primo governo Prodi infatti, le leggi prodotte sono state il doppio.

Per non dire della scorsa legislatura, che dal 30 maggio 2001 al 26 febbraio 2003 ha sfornato 188 leggi, comprese le conversioni di decreti, avendone in palleggio soltanto 22 al Senato e 21 a Montecitorio.

Più preziose di queste 61 leggi lasciate in lascito dalla XV legislatura, non ne avevamo mai avute.

Preziose in valuta corrente ovviamente, col metro del vil danaro del contribuente, perché se poi vai a vederne la sostanza, appaiono tutt’altro che epocali o incisive, di quelle che han cambiato la storia o i costumi civili.

A parte le leggi finanziarie e di bilancio per il 2007 e il 2008, c’è solo l’indulto, come grande legge. Le quattro sunteggiate in apertura di questa pagina sono chicche, ma anche termometro della mediocrità.

Aggiungeteci l’istituzione del «Giorno della memoria» per le vittime di terrorismo e stragi, volendo l’abolizione della pena di morte nei codici militari, le misure per la salute e la sicurezza sul lavoro (risultate però insufficienti pochi mesi dopo il varo), e il paesaggio è pressoché completo.

Niente di sostanziale.

di Gianni Pennacchi –

venerdì 08 febbraio 2008, tratto dal sito: www.ilgiornale.it