martedì, settembre 29, 2009

Alfano: "Anm esagerata".


"La reazione dell'Anm al ministro Brunetta – ha precisato il Guardasigilli Alfano - mi è sembrata esageratamente forte. Soprattutto laddove fa riferimento a leggi che bloccano i processi. Abbiamo fatto leggi come la riforma del processo civile, leggi antimafia che hanno avuto largo consenso di opinione pubblica, forte consenso del Parlamento e largo consenso dell'Anm".

Premiazione primi classificati Esame avvocato (3/10/2009 -ore 10 - Aula Parrilli).



BRUNETTA:CSM-ANM TAGLIARE CINGHIA TRASMISSIONE.


MILANO (ANSA) - Nel mondo della giustizia "il mostro è nell'Associazione nazionale magistrati (Anm) e nel fatto che le sue correnti si riproducono nel Csm: bisogna tagliare questa cinghia di trasmissione".
Lo afferma il ministro della pubblica amministrazione e dell'innovazione Renato Brunetta.
"Le correnti dell'Anm di fatto decidono gli equilibri all'interno del Csm - aggiunge Brunetta a Milano durante la presentazione di un libro - e qui si produce il mostro, con effetti sulle questioni economiche, disciplinari e di carriera della categoria, che sono determinate per via sindacale: per risolvere il problema bisogna tagliare questa cinghia di trasmissione", conclude il ministro.
"Il 90% dei problemi della giustizia in Italia sono organizzativi, risolvibili con l'information and communication technology: anche per i magistrati si può pensare a badge, controllo delle presenze, controlli di produttività e controlli dei ritardi".
Lo afferma il ministro della pubblica amministrazione e dell'innovazione Renato Brunetta.
"Se si va in qualsiasi tribunale italiano si trova il caos e dalle 14 non c'é più nessuno - aggiunge Brunetta alla presentazione del libro a Milano 'Magistrati l'ultracastà, di Stefano Livadiotti - e più il sistema di lavoro è complesso più ha bisogno di organizzazione scientifica, che nella magistratura e nella produzione della giustizia non c'é: il settore è opaco", conclude Brunetta.

lunedì, settembre 28, 2009

ANM: i magistrati siano esonerati dalle commissioni per l’esame di avvocato.


28/09/2009-La giunta dell'Anm, riunita mercoledì scorso a Roma, ha approvato un documento sulla partecipazione obbligatoria dei magistrati alle commissioni d'esame per avvocato, e lo ha trasmesso al ministro della giustizia, Angelino Alfano, e a Filippo Berselli, presidente della commissione giustizia del senato, presso la quale è in discussione il ddl di riforma della professione forense.
Nello stesso si legge: «L'Anm ha più volte segnalato le disfunzioni derivanti dal palese squilibrio tra il numero dei magistrati e il numero degli avvocati nel nostro paese: gli avvocati sono più di 213mila, e per ogni giudice ci sono oltre 25 avvocati. Si tratta del valore più alto fra tutti quelli degli Stati europei. A questa palese anomalia si aggiungono le disfunzioni derivanti dalla partecipazione dei magistrati alle commissioni di esame di abilitazione alla professione forense. Il consistente impegno numerico (centinaia di unità) richiesto annualmente alla magistratura costituisce un prelievo di energie dall'esercizio delle funzioni giurisdizionali, divenuto ormai incompatibile con la nota esiguità delle risorse umane e con le esigenze di celerità del processo. L'Anm ritiene quindi indispensabile una modifica legislativa, che ben potrebbe essere inserita nel disegno di legge di riforma della professione forense in discussione al Senato, volta a limitare la possibilità di nomina di magistrati ordinari nelle commissioni di esame al solo ruolo di presidente e in concorso con altre figure professionali».

Il Ministro Alfano indagato dalla Procura di Roma.


Starebbe andando verso l'archiviazione la vicenda giudiziaria che vede indagato, dalla procura di Roma, con l'ipotesi di abuso d'ufficio, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.
L'indagine, si è appreso, riguarda un parere che il ministero doveva fornire circa la destinazione ad un incarico dirigenziale all'interno dell'amministrazione giudiziaria di un pm della procura di Bari: nella denuncia si lamentava la mancata formulazione del parere, arrivato comunque successivamente, tanto che il magistrato è stato destinato a quell'incarico.
Dunque, secondo quanto si è appreso, il parere - seppur arrivato in ritardo - non compromise la nomina.
Le carte sono ora al Tribunale dei Ministri che sta definendo alcuni accertamenti; poi torneranno alla procura di Roma che, secondo quanto si è appreso, dovrebbe chiedere l'archiviazione, tenuto conto anche del fatto che il ritardo sul parere era stato causato dai molteplici impegni del ministro Alfano.
È al vaglio dei giudici anche la verifica dell'ipotesi che la tardiva formulazione del parere potesse essere riconducibile ad un condizionamento nelle indagini che all'epoca la magistratura pugliese stava conducendo sull'attuale ministro dei Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto: ma anche su tale aspetto finora non sarebbero emersi fatti penalmente rilevanti.
L’ispezione ministeriale nella procura di Bari disposta dal Guardasigilli risale al 13 marzo 2009, dunque «ben prima» che la quinta commissione del Csm proponesse, il 7 aprile scorso, il procuratore aggiunto di Bari Marco Di Napoli per l’incarico di procuratore capo di Brindisi.
È quanto viene reso noto all’Ansa da ambienti del ministero della Giustiziai. I risultati dell’inchiesta ministeriale, avviata sulla base di una serie di esposti del ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, indagato a Bari, sono arrivati «solo nei giorni scorsi» all’attenzione del ministro Alfano che - fanno notare le stesse fonti - in tempi rapidi ha deciso di non esercitare alcuna azione disciplinare nei confronti di Di Napoli e ha immediatamente dato il concerto necessario alla sua nomina al vertice della procura di Brindisi.

domenica, settembre 27, 2009

Alpa (Cnf): critiche dell’Antitrust spuntate e smentite dalla realtà.


Roma. Il Consiglio nazionale forense replica all’Antitrust, che qualche giorno fa ha inviato al parlamento una segnalazione critica sul ddl di riforma della professione forense, in discussione al senato.
Ed evidenzia come le misure anti-crisi del governo abbiano trascurato gli avvocati e i professionisti in genere, con effetti discorsivi, questa volta sì, della concorrenza.
“ I poteri forti, e intendo banche e assicurazioni, quando si avvalgono dell’attività dell’avvocato, tendono a sfruttare le liberalizzazioni per imporre condizioni inique. Sono questi gli effetti perversi prodotti del decreto Bersani, di cui non si avvalgono i consumatori ma le grandi imprese.
Il Cnf è preoccupato perché, soprattutto in questo momento di crisi, i legali sono portati ad accettare queste condizioni giugulatorie e sono indotti a cedere sotto il profilo deontologico”, ha dichiarato oggi il presidente Guido Alpa, durante la conferenza stampa convocata a Roma per spiegare la posizione dell’avvocatura dopo la recente uscita, ancora una volta critica, dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Il presidente Cnf ha anche voluto evidenziare che alcune argomentazioni utilizzate risultano “spuntate alla prova dei fatti”, come risulta da un corposo documento di replica che il plenum del Cnf ha approvato proprio ieri e che sarà inviato al parlamento e al governo.
“Considerare la concorrenza come unico pilastro nell’universo giuridico-economico, che si regge anche e soprattutto sui diritti, porta e conseguenze inaccettabili”, ha ribadito il presidente del Cnf.
Alpa ha sottolineato come il momento di crisi economica sia grave anche per gli avvocati, che non possono contare su alcune misura agevolativa, al contrario delle imprese, e che la riforma in discussione al senato non corrisponde a prese di posizione corporativa ma alle esigenze di qualificazione professionale degli avvocati e di garanzia per i cittadini.
“Vorremmo sfatare qualche interpretazione artatamente forzata sul metodo e sui contenuti della riforma. Innanzitutto, l’articolato assunto come testo base dalla commissione giustizia del senato non è del Cnf. Si tratta di un testo ampiamente discusso con tutte le componenti dell’avvocatura,Ordini forensi, Oua, Associazioni. Le sole voci critiche interne riguardano aspetti marginali e non certo le linee di fondo della riforma, sulle quali tutta l’avvocatura è compatta: la revisione dell’accesso e il nuovo procedimento disciplinare.
“Vorremmo rappresentare all’esterno l’immagine di una avvocatura competente, dignitosa e qualificata e per questo ci auguriamo che la riforma venga approvata entro fine anno”, ha auspicato Alpa.
Il documento di replica all’Antitrust. Le critiche dell’Antitrust vengono smontate punto per punto nel documento approvato ieri, che rileva la univocità di direzione degli interventi dell’Autorità: “L’Agcm si sta spostando progressivamente verso la posizione di organizzazione rappresentativa di interessi, piuttosto che di istituzione pubblica che responsabilmente conforma la propria azione di tutela del proprio interesse pubblico primario in termini coerenti con altri interesse pubblici rilevanti”. Ed è assordante il suo silenzio “ a proposito della ricorrente mancata inclusione degli avvocati in ogni provvedimento normativo e in ogni azione governativa che miri a sostenere i comparti economici produttivi in questo delicato frangente di crisi: l’Agcm nei provvedimenti di sostegno alle imprese non rileva alcuna disparità di trattamento meritevole di segnalazione (…) laddove una distorsione alle dinamiche concorrenziali appare evidente visto che nel settore dei servizi professionali la politiche pubbliche di protezione e incentivazione sono sempre rivolte a soggetti che se ne avvantaggiano in quanto imprese e mai al professionista”.
Il documento passa in rassegna tutti gli argomenti critici dell’Antitrust, smentendoli.
Riserva di consulenza legale e pubblicità. “Deve contestarsi che l’ordinamento comunitario osti a una scelta del legislatore nazionale di sottoporre a riserva la consulenza legale”, dice il documento rifacendosi al dettato della direttiva Ue Bolkestein (sui servizi professionali) che dichiara la compatibilità con sistemi nazionali che la prevedono. “Il punto è la protezione del ragionevole affidamento del cittadino”.Sulla pubblicità, la stessa direttiva Bolkestein richiama il concetto di decoro, “pure così avversato dall’Agcm” e il Cnf ricorda come già abbia modificato il proprio codice deontologico aprendo alla corretta informazione.
Accesso alla professione. “Non si vede perché un sostanziale alleggerimento del tirocinio (perorato dall’Antitrust, ndr) debba essere obiettivo confacente a evitare limitazioni alla libertà di concorrenza”. Quanto alla remunerazione del praticante, è notorio che il Cnf concordi sulla opportunità di prevederla per legge.
Minimi tariffari. Il documento richiama l’ingente giurisprudenza comunitaria (sentenze C-35/99 e C-94/04 e C- 202/04) e italiana (Cassazione n. 19014/2007), che hanno confermato negli anni la legittimità delle tariffe come previste dalla legge professionali, compresi i minimi inderogabili.
Specializzazioni. L’Agcm contesta che il titolo di specialista possa esser rilasciato dal Cnf. “ L’Agcm non si cura di dimostrare perché la natura dell’ente debba condurre a contegni impropri: forse non ci sono idee molto chiare sulla natura del Cnf che è quella di ente pubblico”.
Potere regolamentare del Cnf. “Apodittica e indimostrata è l’asserzione per cui il diritto comunitario osterebbe all’attribuzione di poteri regolamentari al Cnf. Invero, tale devoluzione è coerente con il principio di sussidiarietà e con il principio di autonomia delle formazioni sociali”.

IMMIGRAZIONE: MARONI, MAGISTRATO DEVE APPLICARE LEGGE


MILANO - "Il reato d'immigrazione clandestina è chiarissimo. Non può esistere che un magistrato dica che è una legge incomprensibile e quindi la interpreti in un modo o nell'altro".
Lo ha detto il ministro dell' Interno, Roberto Maroni, parlando alla festa del Pdl a Milano. "La legge - ha ribadito Maroni - è chiarissima e se un magistrato non la applica dovrebbe intervenire il Csm o un altro magistrato perché non applicare la legge è un reato".
"Le leggi - ha concluso - vengono fatte dal Parlamento e la magistratura deve applicarle. E' ovvio che qualunque cosa si faccia c'é sempre qualcuno che è contrario. E' però strano quando a dire queste cose sono i magistrati".
Il ministro ha poi ribadito i risultati della lotta alla criminalita' organizzata: "i mafiosi sono incazzati con noi e ci minacciano".
"Non c'é - ha ribadito Maroni - una stagione migliore per i risultati come quella del governo Berlusconi. Non c'é un periodo più felice nella lotta alle cosche mafiose".
"Ogni giorno - ha proseguito - arrestiamo tra gli otto e i dieci mafiosi e nel periodo del governo Berlusconi alle cosche mafiose sono stati sequestrati beni per 4,3 miliardi. Prima i miliardi sequestrati in un anno erano 1,5".

..Ecco un libro da leggere.

giovedì, settembre 24, 2009

Incontro formativo del 25/09/2009 - Diritto Minorile (3 crediti).

GIUSTIZIA: ALFANO ALL'ANM, E' PARLAMENTO CHE FA LEGGI.


(AGI) - Roma, 23 set. - "Ho contabilizzato un numero infinito di pronunciamenti dell'Anm: i magistrati hanno diritto di esprimersi, ma la Costituzione dice che sono soggetti solo alla legge e la legge la fa il Parlamento". Lo ha dichiarato il guardasigilli, Angelino Alfano, intervenuto stasera alla presentazione del libro di Stefano Livadiotti 'Magistrati-L'ultra casta', sottolineando che "se vi e' l'indefettibile esigenza di riconoscere l'autonomia e l'indipendenza dei singoli magistrati, c'e' altrettanta indefettibile esigenza che chi vuole l'autonomia deve accettare che la Costituzione delimita le competenze e che il Parlamento e' sovrano e fa le leggi".
Il ministro della Giustizia e' quindi tornato sulla questione delle correnti in magistratura: "Il giudice deve essere indipendente, ma deve essere assolutamente libero dai condizionamenti del suo capo corrente" e "laddove vi e' da scegliere il magistrato per il vertice di un ufficio giudiziario, bisogna avere la certezza che il Csm scelga solo il piu' bravo e il migliore".
Nel nostro Paese, secondo Alfano, "vi e' un filone culturale che tende a far passare l'idea che tutti siano responsabili dei mali della giustizia, tranne i magistrati. Le cose cosi' non vanno, non tutta la responsabilita' e' delle toghe ma qualche battuta sul petto andrebbe fatta. Bisogna avere il senso di una squadra, con governo, magistratura, forze dell'ordine, una squadra che si chiama Stato".
"Non ho notizie che prima dei tagli le cose andassero meglio. Sono convinto che non c'e' un nesso di causalita' tra l'innesto di risorse e l'efficienza della giustizia

mercoledì, settembre 23, 2009

Incontra consensi la proposta, rilanciata a Napoli dall'OUA, d’un giudice unico per la famiglia.



Un giudice ad hoc per le questioni giuridiche riguardanti la famiglia: incontra consensi la proposta lanciata recentemente a Napoli dall'Oua, per iniziativa del presidente dell'Organismo unitario, Maurizio de Tilla.
Istituire un giudice unico per la famiglia, in grado di rispondere con sensibilità e competenze adeguate alle sfide imposte dalla società moderna che esprime sempre più di frequente nuclei familiari inediti, condizionati - solo per fare qualche esempio - dall'aumento esponenziale di divorzi e separazioni, dalla nascita di istituti giuridici nuovi come quello dell'affidamento condiviso, da matrimoni misti tra persone di diversa cittadinanza (e, spesso, fede religiosa), dall'incremento di adozioni internazionali.
E’ questa la proposta presentata dall'organismo Unitario dell'avvocatura (in sigla Oua) nella persona del suo presidente Maurizio de Tilla e che ha incontrato consensi in occasione di un convegno nazionale sul tema organizzato nei giorni scorsi a Napoli.
La proposta dell'Oua si ricollega all'esperienza positiva fatta in Germania.
"La nostra idea è stata ben tradotta in Germania - ricorda a tal proposito lo stesso de Tilla - dove di recente si è istituito il grande Tribunale della famiglia. Sulla falsariga di questa positiva esperienza riteniamo opportuno anche nel nostro Paese unificare le competenze in materia di diritto di famiglia in capo ad un giudice unico".
Quanto all'attuazione concreta di questa proposta de Tilla spiega che essa potrebbe avvenire "tramite la creazione di un Tribunale apposito, oppure mediante l'istituzione di sezioni specializzate", come del resto oggi già avviene per la materia fallimentare, oppure per il contenzioso relativo a lavoro e previdenza (in quest'ultimo caso la competenza è stata estesa di recente anche al contenzioso che riguarda i pubblici dipendenti).
"Oggi – avverte Elisabetta Alberti Casellati, sottosegretario al ministero della Giustizia – la famiglia ha un quadro di riferimento, sotto il profilo dell'organizzazione giudiziaria, estremamente frammentato: c'è il giudice ordinario per tutto ciò che concerne separazioni, divorzi e figli illegittimi. E ancora, c'è il giudice dei minori per quanto riguarda figli naturali, decadenza della potestà e le adozioni; il giudice tutelare per le funzioni residuali".
"C'è bisogno, invece, - dichiara ancora la senatrice – di un centro unico di competenze per la famiglia che richiede non solo un giudice, ma anche un avvocato specializzato, entrambi competenti ad affrontare le questioni delicate che riguardano il mondo dell'affettività e il nucleo fondante della società civile". L'istituzione del Tribunale per la famiglia, per i minori, per la persona – come è stato auspicato sia definito – avrebbe come effetti positivi il superamento degli ingorghi della giustizia minorile che oggi spesso si sovrappone a quella ordinaria, e dunque una risoluzione dei casi più tempestiva nonché una giurisprudenza più uniforme.

Incontro formativo del 29/09/2009 (2 crediti).

lunedì, settembre 21, 2009

RIFORMA ORDINAMENTO FORENSE: ANTITRUST CONTRO AVVOCATURA.


La riforma della professione forense, delineata dal testo adottato dal Comitato ristretto della Commissione Giustizia del Senato, contiene disposizioni che determinebbero restrizioni al funzionamento dei mercati ed imporrebero oneri non giustificati a cittadini e imprese.
Lo scrive l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in una segnalazione inviata a Governo e Parlamento. Per l’Antitrust, in particolare, destano preoccupazione le disposizioni che prevedono l’estensione dell’ambito delle esclusive, le nuove modalità di accesso alla professione, la disciplina delle tariffe, delle incompatibilità e della pubblicità.
Il testo in discussione al Senato estende in modo significativo l’ambito delle attività riservate agli avvocati.
Secondo l’Antitrust l’ampliamento di tali esclusive non comporta un effettivo accrescimento della tutela degli assistiti, ma determina una restrizione della concorrenza tra professionisti e incide significativamente sui costi delle procedure amministrative, conciliative e stragiudiziali, con ripercussioni negative sui cittadini e sulle imprese.
Il disegno di legge prevede nuove misure relative all’accesso alla professione che irrigidiscono la scelta di chi vorrebbe intraprendere la carriera forense, prevedendo ostacoli e limitazioni per lo svolgimento del tirocinio, senza che venga previsto alcun tipo di remunerazione o compenso per i praticanti.
Per l’Antitrust è invece necessario escludere qualsiasi onere ingiustificato a carico dei praticanti, prevedendo invece lo svolgimento del tirocinio già durante il corso universitario e istituendo lauree abilitanti.
In ogni caso, sarebbe opportuno ridurre la durata del praticantato e introdurre misure che, diversamente da quanto previsto nel progetto in esame, riducano i costi per chi è obbligato a svolgerlo: per questo occorre anche prevedere premi o borse di studio che garantiscano a tutti la possibilità di accedere alla pratica professionale e valorizzare il tirocinio svolto presso gli uffici legali di imprese o presso autorità indipendenti, agenzie pubbliche o altre istituzioni.
Il testo in discussione prevede che gli onorari minimi sono inderogabili e vincolanti. Per l’Antitrust le tariffe fisse e minime non garantiscono la qualità della prestazione mentre restringono la concorrenza.
A protezione del cliente e, in particolar modo, delle persone fisiche e delle piccole imprese, potrebbe trovare invece giustificazione il mantenimento soltanto delle tariffe massime, con riferimento a prestazioni con carattere seriale e di contenuto non particolarmente complesso.
L’Autorità ribadisce che il concetto di decoro, utilizzato quale parametro per determinare il compenso, non deve prestarsi ad un uso fuorviante da parte degli ordini.
Il progetto di riforma prevede una disciplina generale della pubblicità degli avvocati che rischia di essere limitativa soprattutto laddove vieta la pubblicità comparativa.
Il testo amplia le incompatibilità degli avvocati, vietando lo svolgimento di qualsiasi attività di lavoro autonomo o dipendente esercitata continuativamente o professionalmente, con alcune deroghe ed eccezioni.
Per l’Antitrust occorre al contrario ridurre al massimo le incompatibilità per evitare che queste diventino uno strumento per limitare il numero di soggetti che possono svolgere l’attività forense, aumentando anche il costo delle prestazioni.
Eventuali situazioni di conflitto di interesse che potrebbero crearsi nello svolgimento di diverse attività professionali potrebbero essere evitate attraverso l’applicazione di regole di correttezza professionale con l’obbligo di astensione dallo svolgimento dell’attività in conflitto.
(tratto dal comunicato stampa emesso in data 21 settembre 2009 dall’Antitrust)

L'Avvocatura salernitana invoca la protezione del Patrono San Matteo.

venerdì, settembre 18, 2009

MANTOVANO: PROCURE BOICOTTANO REATO CLANDESTINITA'.



ROMA (ANSA) - "Sul contrasto all'immigrazione clandestina quanto accade oggi in più aule giudiziarie e in più uffici di Procura merita la qualifica di 'boicottaggio'". L'allarme arriva dal sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano.
"Alcune regioni a guida centrosinistra impediscono l'apertura dei Cie sul loro territorio, e con questo rendono più complicato l'iter della espulsione. Troppi magistrati - dice all'ANSA Alfredo Mantovano - impediscono l'operatività delle nuove norme e bloccano di fatto le espulsioni. Saranno gli stessi che fra qualche mese lamenteranno che le nuove norme non servono a nulla".
''E' venuto il momento - aggiunge il sottosegretario - che faccia sentire la propria voce chi, dall'interno del mondo giudiziario, non condivide questa visione militante e ideologica del ruolo del giudice; e che, piu' in generale, faccia sentire la sua voce chi, di fronte alle varie ordinanze di presunto contrasto alla Costituzione, non ha dimenticato che secondo la Costituzione la sovranita' appartiene al popolo ed e' espressa dal Parlamento. Non da giudici sedicenti 'democratici'''.
Oggi, secondo Mantovano ''si sta riproponendo il medesimo film proiettato all'indomani della legge Bossi Fini: allora vi fu dapprima la teorizzazione e poi la pratica disapplicazione delle norme di contrasto alla clandestinita'''.
''In occasione del Congresso di Magistratura democratica, il 23 gennaio 2003 - ricorda Mantovano - l'allora segretario della 'corrente' Claudio Castelli, defini' 'la legge Bossi-Fini, portato di pregiudizi razzisti, spinte securitarie e parole d'ordine tanto demagogiche quanto inidonee a governare un fenomeno sociale imponente', e quindi contesto' l'idea secondo cui 'esista un primato della rappresentanza politico-parlamentare come tale e che tutto il resto debba, in un modo o nell'altro, obbedire alle regole della maggioranza'?''.
Da tale teoria, secondo il sottosegretario, ''sono seguiti i fatti: centinaia e centinaia di ordinanze di presunta illegittimita' mandate alla Corte costituzionale (che, a conferma della pretestuosita' delle impugnazioni, ne ha accolte solo 5 e per aspetti secondari), paralisi dei relativi processi, sentenze fantasiose nei giudizi in cui le norme non venivano mandate alla Consulta. Cosi' una parte della magistratura dapprima ha impedito alle nuove disposizioni di funzionare, poi ha criticato la Bossi Fini perche' non funzionava''.
''Dopo l'approvazione della legge sicurezza – dice Mantovano - il film si ripete. L'11 e 12 scorsi a Lampedusa le 'correnti' Md e Movimento per la giustizia hanno chiamato alla mobilitazione contro le nuove norme. A stretto giro il procuratore di Torino ha fornito l'indicazione di non priorita' dei processi per il reato di ingresso clandestino, e in vari tribunali d'Italia si fa a gara a chi impugna prima le nuove disposizioni''.
''Tutto cio'- conclude il sottosegretario - avviene con l'appoggio militante dell'Anm, la cui tesi singolare e' che questi magistrati si limiterebbero a manifestare il loro pensiero, non a disapplicare la legge''.

Onore ai nostri ragazzi, caduti per la Patria.

IL SAGGIO DEL MARCHESINO EUFEMIO.


A dì trenta settembre il marchesino,
D'alto ingegno perché d'alto lignaggio,
Diè nel castello avito il suo gran saggio
Di toscan, di francese e di latino.

Ritto all'ombra feudal d'un baldacchino,
Con ferma voce e signoril coraggio,
Senza libri provò che paggio e maggio
Scrivonsi con due g come cugino.

Quinci, passando al gallico idïoma,
Fe' noto che jambon vuol dir prosciutto,
E Rome è una città simile a Roma.

E finalmente il marchesino Eufemio,
Latinizzando esercito distrutto,
Disse exercitus lardi, ed ebbe il premio.

Giuseppe Gioachino Belli
(22 luglio 1843)

giovedì, settembre 17, 2009

GDP: pronti a scioperare a oltranza.


Tutti in sede. Siamo tutti rientrati dalle ferie non pagate: come sempre, pronti a fare la nostra parte con lealtà nei confronti delle istituzioni .
Stia tranquillo, lo dico senza polemica, il quotidiano Il Tempo di Roma, che il giorno 5 settembre 2009 titolava «Clandestini , beffata la legge».
Incipit «Fatta la legge, scoperto l'inganno». Motivo? La sentenza di un collega di Recco, che non aveva espresso un giudizio di condanna per il reato di clandestinità ed aveva ritenuto la tenuità del fatto e quindi permesso in sostanza che «l'essere umano» continuasse a vivere in Italia , dove era domiciliato da più anni.
Ovviamente, non conoscendo completamente il fatto, mi astengo da qualsiasi giudizio nel merito. Ma da rappresentante dei gdp reputo negativamente i servizi giornalistici che traggono scandalo per una sentenza ed intervistano ministri ed ex ministri, senza contemporaneamente sentire l'esigenza di sentire lo stesso giudice e/o un rappresentante della categoria.
Ma si sa, non è la prima volta e purtroppo non sarà l'ultima, che la stampa si occupa dei gdp solo e sempre allorché, a turno le varie testate, reputano che il tal giudice non sia allineato ai loro format di giustizia o quantomeno all'idea che essi hanno della giustizia e dei giudici chiamati ad applicare le leggi, anche le più tortuose.
Mai che le opinioni vengano messe a confronto. Mai come in questi anni, il giornalismo più che informare, parteggia per questa o per quella idea di giustizia ed informa in modo distorto, se non in pochissimi casi, secondo una logica di parte. E così perde autorevolezza. Tant'è.
Sono i tempi e non ce ne dogliamo più di tanto. Lo dico anche ai tanti colleghi che, operando con tanti sacrifici, ogni volta che capitano di questi fatti saltano sulla sedia e dicono: «Ma possibile che da un caso, generalizzano sempre?».
È così. Prendiamone atto e non facciamoci il sangue più amaro di quanto già non l'abbiamo. Ritornando al reato di clandestinità , che ha costretto i coordinatori degli uffici a ferie corte per assoluta mancanza di indicazioni da parte di chi aveva l'obbligo di fornirle.
In primis il Ministero di Giustizia.
Si è navigato a vista e si naviga a vista. La magistratura nel suo complesso, in special modo le Procure della Repubblica, si sono fatte carico di dare esecuzione ad una legge farraginosa e mal formulata.
Tanto, se sbaglia qualcuno è il giudice di pace. E giù a dare legnate. Tanto è l'anello debole della giustizia. Così ritiene la stampa e qualcuno nel Ministero della Giustizia. Stanno sbagliando i calcoli.
Dopo anni di incomprensioni le due maggiori rappresentanze si sono unificate negli intenti, nel programma e nell'azione. In questi giorni hanno avviato congiuntamente l'ennesima richiesta di incontro al Ministro Alfano, ad un anno dal precedente.
Nell'occasione venne incaricato il sottosegretario di tenere i contatti ed elaborare una proposta legislativa. Non sappiamo niente. Il segreto di stato è ben custodito.
Abbiamo bussato più volte. Continuiamo a bussare, qualcuno cui sta a cuore la giustizia prima o poi ci aprirà. In tal senso abbiamo richiesto un incontro al Presidente della Repubblica ed al Consiglio Superiore della Magistratura. Eppure la casa brucia.
Al giornalista de Il Tempo, se fossi stato intervistato, avrei detto: a) in tempi non sospetti il ministro Calderoli mi dava atto di senso dello stato allorché , in fase di elaborazione del disegno di legge sul reato di clandestinità avevo preannunciato che avremmo fatto la nostra parte se chiamati a giudicare, pur avendo presente l'enorme difficoltà operativa ed il sacrificio cui saremmo stati chiamati soprattutto in caso di «citazione contestuale»; b) avrei spiegato che essendo un reato diffuso su tutto il territorio nazionale non tutti gli uffici erano attrezzati a farvi fronte; c) che gli attuali 2846 gdp (sugli originari 4700, come da organico) il 4 aprile 2010 si sarebbero ridotti a duemila e negli anni a seguire sempre di meno per la scadenza del terzo mandato per tutti, in mancanza di un atto legislativo che permetta i mandati continui sino al raggiungimento dei settantacinque anni e con verifica di professionalità ogni quattro anni; d) che i gdp non ne possono più e sono in piena crisi ,come si potrà leggere dalla lettera di addio del collega Sampaolesi di Trento.
In sostanza avrei detto con forza che il sistema gdp, continuando di questo passo, già ad aprile 2010 sarebbe imploso con effetti dirompenti e devastanti anche per i Tribunali, impossibilitati a reggere l'impatto di circa un milione cinquecentomila procedimenti che ogni anno ormai si riversano egli uffici del gdp .
Allora sì che tutti clandestini del mondo avrebbero scelto come terra di approdo il Bel Paese. Patria del diritto e dei diritti? È questo che si vuole? Chi gioca contro? Se lo chieda Il Tempo.
Io non ho una risposta. Noi la nostra parte di sensibilizzazione l'abbiamo fatta.
Nel mese di luglio siamo scesi in sciopero per sei giorni. Risposte del governo zero. Altro che sciopero bianco contro la legge sul reato di clandestinità. Siamo pronti a scioperi prolungati e su tutti fronti per la salvaguardia della nostra dignità di precari della giustizia , senza ferie retribuite , previdenza ed assistenza , e per continuare a dare risposte all'enorme richiesta di tutela dei diritti di tutti i cittadini .
Nel direttivo dell'ANGdP il 25 p.v., e nel successivo incontro con l'Unagipa, proporrò un'altra settimana di sciopero per ottobre ed una per novembre .
Sono scioperi di sensibilizzazione affinché nessuno possa dire di non avere saputo, neanche l'Associazione Nazionale Magistrati né l'Organismo Unitario dell'Avvocatura . Mi auguro che tutta la stampa si renda conto che non c'è tempo da perdere.
Nei mesi scorsi gli onorevoli Pelino, Marinello ed altri hanno proposto emendamenti e disegni di legge che vanno in direzione di mettere mano alla materia, salvaguardando le professionalità acquisite degli attuali gdp. Il Senato ha approvato un ordine del giorno in tal senso.
Analogo odg è stato presentato alla camera dei deputati. Il sottosegretario agli Interni Mantovano a nome del Governo lo ha accolto. Il Ministero della Giustizia tace.


di Francesco Cersosimo
Presidente Associazione nazionale giudici di pace

Di Pietro il "moderato" (!?).

mercoledì, settembre 16, 2009

Acquisto CD e DVD contraffatti: potrebbe essere ricettazione.

Si avvicina la disamina di costituzionalità del "lodo Alfano".

E’ on-line il nuovo sito del Cnf: restyling grafico e potenziamento dei contenuti, per garantire trasparenza e fruibilità.


Roma,14/09/2009 - Da oggi, all’indirizzo www.consiglionazionaleforense.it, è in esercizio il nuovo sito del Consiglio nazionale forense, la cui ristrutturazione è stata deliberata dal Cnf stesso per garantire maggiore trasparenza e fruibilità dei contenuti.
“Questo progetto si inserisce in una serie di attività avviate da questa consiliatura, ad esempio la Certificazione di qualità, per potenziare l’efficienza degli uffici e dunque il rapporto con i nostri stakeholders: gli avvocati, innanzitutto, i Consigli dell’Ordine e i cittadini/utenti del servizio giustizia. Obiettivo specifico di questo progetto è informare in tempo reale i nostri interlocutori sui compiti istituzionali, sulle iniziative portate avanti dal Cnf. Vogliamo inoltre mettere a disposizione informazioni utili per lo svolgimento della professione forense e per la fruizione del servizio giustizia in generale, fornire una documentazione aggiornata sui vari temi di interesse e promuovere l’accesso alla banca dati della Cassazione e, in futuro, al Polisweb”, spiega il consigliere segretario Pierluigi Tirale.
Il progetto di ristrutturazione ha riguardato, da una parte, un restyling grafico che garantisce un nuovo albero di navigazione e il riposizionamento dei contenuti e dei servizi del sito e, dall’altro, la implementazione di componenti funzionali come la possibilità di interrogare le basi-dati relative alle cause di ricorso presso la Corte Suprema di Cassazione.
Le pagine del sito sono state sviluppate su piattaforma CMS seguendo le linee guida della Web Accessibility Initiative del consorzio W3C e in ottemperanza a quanto stabilito dalla legge 4/2004 (Disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici), che richiedono l'adozione di particolari caratteristiche tecniche e soprattutto progettuali.
Dalla homepage del nuovo sito istituzionale, che dà conto delle principali novità, è possibile accedere a nove menù dedicati: Cnf, Banca dati on line (che raccoglie oltre l’archivio del sito anche i pareri della commissione consultiva del Cnf e la giurisprudenza in materia di deontologia), Novità legislative (aggiornate in collaborazione con Ipsoa), Formazione (con le notizie utili per la formazione continua e la indicazione di tutti gli eventi formativi del Cnf e non solo) e poi le Aree dedicate alle specifiche categorie di utenti, e cioè Avvocati, Ordini, Cittadini. Seguono i menù sugli Eventi e l’Area stampa.
Dal sito sarà possibile, con la specifica funzione di ricerca, consultare gli Albi forensi per la ricerca del singolo avvocato e l’Albo degli avvocati cassazionisti.
Sarà inoltre attivata la funzionalità di interrogazione delle basi-dati relative ai ricorsi presso la Corte Suprema di Cassazione.
Inoltre, dal menù Area avvocati sarà possibile accedere a Polisweb per la consultazione on line dei fascicoli dei procedimenti civili e amministrativi.

martedì, settembre 15, 2009

Delibera Oua contro l'Antitrust.


La giunta dell'Organismo unitario dell'Avvocatura italiana (Oua) ha approvato ieri una delibera che contesta l'istruttoria condotta dall'Antitrust contro l'Ordine forense di Brescia, colpevole di aver sanzionato due avvocati di Milano che avevano aperto un «negozio giuridico» per strada offrendo «prime consulenze gratuite» .
L'Ordine locale aveva ritenuto questo comportamento «scorretto» nella ricerca della clientela, mentre l'Antitrust ha aperto un'istruttoria per verificare se nella sanzione di censura inflitta agli avvocati c'è una «distorsione della concorrenza».
L'Oua chiede l'archiviazione dell'istruttoria «per inammissibilità e per infondatezza nel merito».
«Gli avvocati non sono imprese» dichiara il presidente dell'Oua Maurizio de Tilla.

Crisi economica, Oua: nella “Tremonti ter” nessun aiuto ai professionisti.


«La manovra d’estate, purtroppo, non aiuta il settore delle libere professioni, duramente colpito dalla crisi economica. C’è una grave sottovalutazione del problema. Servono interventi immediati e efficaci».
Questa la denuncia di Maurizio de Tilla, presidente Oua, che avanza al governo un pacchetto di proposte per invertire la rotta e dare risposte concrete agli avvocati e ai professionisti in generale: detassazione degli utili reinvestiti, anche per quanto riguarda gli acquisti di macchinari e di apparecchiatura per gli uffici, deducibilità degli ammortamenti e dei canoni di locazione, facilitare l’accesso al credito per gli avvocati più giovani, sbloccare i pagamenti per la difesa d’ufficio e per il gratuito patrocinio, fermi al giugno del 2008.
Per la Commissione Fisco dell’Oua, con un documento elaborato dall’avvocato Luigi Zanoni, la cosiddetta “Tremonti ter” si è rilevata inefficace, per le professioni, per la mancata autorizzazione da parte della Commissione Ue.
Infatti, per il settore non si prevede la detassazione degli utili reinvestiti, ma non solo: non si contempla nessuna opportunità di investimento agevolato nè alcuna detassazione per quanto riguarda gli acquisti di macchinari e di apparecchiatura per gli uffici, così da fruire di quei benefici sulle diverse categorie di strumenti specifici per le singole attività professionali.
Sempre per quanto concerne gli investimenti, rimangono inevasi anche altri nodi: quest’anno scade il triennio in base al quale per gli immobili acquistati, anche mediante contratti di locazione finanziaria, risultano deducibili gli ammortamenti o i canoni di leasing.
Tale possibilità era prevista nella Finanziaria 2007, pertanto in base all’attuale disciplina per gli immobili che verranno acquistati dal 1° gennaio 2010, così come per i contratti di locazione finanziari, non risulteranno più deducibili gli ammortamenti e i canoni di locazione finanziaria.
Quindi, sarebbe quanto mai auspicabile un intervento normativo per riformulare tutta la disciplina degli immobili di proprietà dei liberi professionisti.
L’Oua, inoltre, sottolinea che solo alcune regioni hanno istituito fondi per favorire la formazione professionale e l’accesso al credito per gli avvocati più giovani, in particolare la Toscana, la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia.
Tantomeno risulta che a tutt’oggi siano stati sbloccati i fondi per il pagamento delle spettanze professionali ai difensori che hanno esercitato ed esercitano il loro mandato d’ufficio o i cui assistiti siano stati ammessi al gratuito patrocinio, sia in sede penale che civile. Il blocco di tali pagamenti è intervenuto nel giugno 2008.
L’Oua nell’ottica di una liberalizzazione, insiste, infine, sull’opportunità, che si possa estendere l’ambito di operatività professionale, così da consentire anche ai professionisti di ampliare la propria sfera di attività.
Roma, 15 settembre 2009

sabato, settembre 12, 2009

GIUSTIZIA: BRUNETTA, INTERROMPERE CINGHIA TRASMISSIONE ANM-CSM.


(ASCA) - Gubbio, 11 set - ''Bisogna interrompere la cinghia di trasmissione perversa fra l'Associazione nazionale magistrati ed il Consiglio superiore della magistratura. Ed in questa esigenza non c'e' nulla di eversivo o incostituzionale, semmai il ritorno nell'alveo costituzionale''.
Nel corso del suo intervento alla Scuola di formazione del Pdl a Gubbio, il ministro della Pubblica amministrazione e dell'Innovazione, Renato Brunetta si e' scagliato contro l'attuale assetto del sistema giudiziario dove, a suo avviso, ''c'e' un sindacato, l'Anm, che e' determinante per le nomine della componente elettiva del Csm e, quindi, detiene un potere assoluto su carriere e progressioni. Il tutto, senza bisogno di contrattare i salari e senza la necessita' di garantire risultati. Questa situazione - ha scandito Brunetta - non puo' andare avanti cosi'''.

venerdì, settembre 11, 2009

Alfano: in presenza di nuovi elementi tornare sui casi delle stragi di mafia.



MILANO, 11 settembre 2009 - «Se vi saranno elementi per riaprire i processi sulle stragi i magistrati lo faranno con zelo e coscienza e siamo convinti che nessuno abbia intenzione di inseguire disegni politici, ma solo un disegno di verità».
Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano a margine della Scuola di formazione di Gubbio, parlando dell'ipotesi di riaprire i processi sulle stragi mafiose degli anni Novanta.
Quanto al fatto che un'eventuale riapertura delle vicende che portarono tra l'altro all'uccisione dei giudici Falcone e Borsellino e agli attentati a Milano, Roma e Firenze possa in qualche modo avere ripercussioni sull'esecutivo, Alfano si dice tranquillo: «Non abbiamo questa preoccupazione perchè riteniamo che il governo si sia qualificato per l'esatto contrario e per il grande contrasto alla criminalità organizzata che ha dato risultati straordinari».
Giovedì, invece, il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, si era detto contrario ad un'eventuale riapertura dei processi: «Non vorrei che riaprire delle indagini servisse a ordire delle manovre, a me queste cose non convincono».
Era stato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a parlare proprio da Gubbio della necessità di tornare su quelle dolorose vicende senza lasciare adito al sospetto che la maggioranza abbia verità da nascondere.
E ora Alfano spiega che, dal suo punto di vista, questo per il governo non sarebbe affatto un problema. Anzi.
«Probabilmente c'è un certo rancore della mafia nei confronti di un uomo come Silvio Berlusconi che l'ha combattuta non con parole ma con i fatti» ha detto ancora Alfano.
« Se c'è un uomo di governo che più di ogni altro può vantare straordinari risultati nella lotta alla mafia - sottolinea - è Berlusconi che lo ha fatto non con parole straordinarie ma con fatti. Ripeto non nascondiamo che la nostra valutazione è che vi sia una componente della criminalità organizzata che abbia ragioni di rancore e ostilità nei confronti del presidente del Consiglio».

Tratto dal sito: http://www.corriere.it

giovedì, settembre 10, 2009

Giudicato sentenza di divorzio rende immodificabili disposizioni di natura economica, anche dopo sentenza nullità canonica (Cass. Civ.n.12982/2009).


La recentissima sentenza della Corte di Cassazione n. 12982/09 ha confermato e ribadito un principio di diritto già enunciato dalla stessa Corte nel 2001, con la sentenza n. 4202 del 23 marzo: in essa si stabilisce sostanzialmente che se nel giudizio con il quale sia stata chiesta la cessazione degli effetti civili di un matrimonio concordatario venga accertata la spettanza, ad una delle parti, dell'assegno di divorzio, ed una volta che su di essa si sia formato il giudicato, la relativa statuizione si rende intangibile ai sensi dell'art. 2909 cod. civ. anche nel caso in cui successivamente ad essa sopravvenga la delibazione di una sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio.
A tale orientamento si è conformata anche la giurisprudenza di merito, e al riguardo si segnala, tra le altre, la decisione resa dalla Corte d'Appello di Napoli in data 11/05/2007, che ribadisce quanto già più volte sancito dalla suprema Corte: in particolare, la Corte d'Appello, nel richiamare l'orientamento della Cassazione, chiarisce che "una volta formatosi il giudicato sulla sentenza del Tribunale civile che attribuisce il diritto all'assegno divorzile, il sopravvenire della dichiarazione di nullità del matrimonio da parte del Tribunale Ecclesiastico non può determinare il venir meno del diritto alla percezione dell'assegno di divorzio. Il coniuge che non abbia fatto valere nel corso del giudizio di divorzio il vizio, che affettava il vincolo matrimoniale, non può, dunque, dopo il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio, far valere la nullità del matrimonio in seguito dichiarata dai Tribunali Ecclesiastici e delibata in Italia, quale causa sopravvenuta di modifica delle statuizioni di carattere patrimoniale della sentenza di divorzio."

Silvio contro i....Bari.

mercoledì, settembre 09, 2009

Perché non istituire un giudice unico della famiglia?


Il tema è di grande attualità. Non vi è, infatti, alcun dubbio che anche la Giustizia deve tener conto delle priorità che oggi segnano la “Famiglia”, che trova il suo più alto riconoscimento normativo all’interno della Costituzione, in quanto cellula fondamentale della società e luogo privilegiato di formazione e sviluppo della personalità di ogni suo componente.
La Costituzione, all’art. 29, stabilisce che la Repubblica riconosce i diritti della Famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.
Va segnalato che la norma citata non si limita, sul piano costituzionale, ad un mero recepimento del modello sociale di famiglia fondata sul matrimonio, ma afferma e garantisce un modello di organizzazione della famiglia.
Vi è, poi, da ricordare che la Corte costituzionale ha interpretato in maniera evolutiva la Carta costituzionale stabilendo che un consolidato rapporto, ancorché di fatto, non appare costituzionalmente irrilevante quando si abbia riguardo al rilievo offerto al riconoscimento delle formazioni sociali e alle conseguenti intrinseche manifestazioni solidaristiche.
La Costituzione va, pertanto, letta nel senso che la Famiglia fondata sul matrimonio non è l’unica società naturale organizzata. La stessa Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea contiene una serie di norme che riguardano la Famiglia: rispetto della vita privata e della vita familiare, il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia, il diritto alla convivenza, il diritto alla parità tra uomini e donne, i diritti del bambino, i diritti dell’anziano.
Il compendio della Famiglia è, quindi, complesso e viene regolamentato (e modificato) con una variegata e incessante legislazione ordinaria.
Più leggi, più interpretazioni giurisprudenziali: l’intervento del giudice non può prescindere dalla considerazione degli interessi in gioco con particolare riguardo agli interessi sociali, oltre che ai diritti dei minori e di tutti i soggetti deboli i cui interessi richiedano tutela.
La particolare natura delle relazioni sul piano giuridico richiede che l’intervento del giudice, e ancor più dell’avvocato, avvenga con un approccio particolare, caratterizzato da un’alta specializzazione dei soggetti chiamati ad intervenire e dall’efficienza e tempestività dell’intervento giudiziario.
L’attuale distribuzione delle competenze in materia di diritto di famiglia tra diversi organi giudiziari (tribunale ordinario, tribunale per i minorenni, giudice tutelare, etc.) è la causa primaria di una vera e propria dispersione di competenza e di una mancata unitaria e approfondita conoscenza della materia.
L’unificazione delle competenze e la istituzione di un tribunale della famiglia o di una sezione specializzata (si ripete: in tutti i tribunali) garantirebbe la dovuta specializzazione del giudice, consentendo per altro di superare alcuni ingorghi della gestione della giustizia minorile che spesso si sovrappone alla giustizia del giudice ordinario.
Alla discrezionalità che attualmente caratterizza il procedimento camerale (che riflette molto la giustizia minorile) dovrebbe sostituirsi un sistema processuale generale in cui vengono predeterminate le modalità di realizzazione del contraddittorio.
Portarsi davanti ad un giudice specializzato, che sia giudice unico dei coniugi e dei minori, delle separazioni e dei divorzi, dei provvedimenti connessi, di tutti gli interventi giudiziari chiesti prima, dopo e fuori dal matrimonio.
Un giudice unico e specializzato, il quale con l’intervento sempre obbligatorio del difensore conferisca unità alle determinazioni sull’assetto dei rapporti familiari, costituirebbe un forte vantaggio per ottenere una giustizia tempestiva e appropriata.
Per raggiungere l’obiettivo si impone la razionalizzazione e, allo stesso tempo, il potenziamento delle strutture già esistenti con una dislocazione più diffusa sul territorio, al fine di garantire un accesso a tali servizi più agile ed immediato e consentire di intervenire efficacemente già a livello preventivo, neutralizzando, per quanto possibile, le cause del conflitto familiare.
Il Patto per la Giustizia, che ha trovato la pronta sottoscrizione di OUA, ANM e dei principali Sindacati del Personale giustizia, dovrà ricercare le più idonee soluzioni logistiche per il massimo decentramento della funzione giudiziaria in materia di rapporti familiari.
In questa prospettiva il Convegno promosso a Napoli dall’OUA accoglierà interventi di autorevoli esponenti del governo, della magistratura, dell’avvocatura e del notariato. Il dibattito sarà moderato da Maria Giuseppina Chef, Coordinatore della Commissione Diritto di famiglia dell’OUA.
di Maurizio de Tilla
Presidente Oua

L'ANM attacca Berlusconi.

martedì, settembre 08, 2009

....Oggi è l'8 settembre.

Intervista al Guardasigilli On. Alfano.



INTERVISTA RILASCIATA AL GIORNALE “SPECCHIO ECONOMICO”

Domanda. Può delineare un bilancio dell’attività svolta dal Governo nel settore della Giustizia?

Risposta. È stato un anno caratterizzato da una rilevante produzione normativa, ma anche da una notevole produzione di natura regolamentare e amministrativa. Questo perché il funzionamento della giustizia nel nostro Paese ha bisogno non soltanto di grandi riforme e di leggi a livello costituzionale, ma anche di atti più semplici, necessari tuttavia ed anzi indispensabili per rendere più efficienti gli uffici giudiziari. Lo sforzo compiuto è consistito, pertanto, nel porre il cittadino al centro dell’attività del Governo e in particolare del Ministero della Giustizia. A tal fine abbiamo deciso di cominciare il nostro lavoro di revisione proprio dal processo civile.

D. Per quale motivo?

R. Perché abbiamo ritenuto che il problema vero della giustizia italiana, quindi il principale nemico da affrontare, sia costituito dalla sua lentezza. Essendo questa il suo maggiore difetto, abbiamo ritenuto necessario combatterla in via prioritaria. Varando la riforma del processo civile, abbiamo voluto, pertanto, assicurare il buon andamento della giustizia civile in quanto elemento di efficienza di tutto il sistema Paese, della sua competitività, della sua credibilità nei mercati internazionali. E così l’abbiamo inserita nella manovra economica dello scorso anno.

D. Quali provvedimenti in particolare ha emanato questo Governo?

R. Tra i primi atti abbiamo previsto nel decreto anche l’avvio dell’informatizzazione dei procedimenti giudiziari. Successivamente, con la riforma varata con la legge ordinaria che è entrata in vigore nel corso dell’estate, precisamente il 4 luglio scorso, e che ha lo scopo appunto di accelerare i processi, abbiamo previsto la possibilità che i cittadini non siano tutti e sempre costretti a ricorrere ai Tribunali. A tal fine il Parlamento ha delegato il Governo a comprendere, negli emanandi decreti attuativi, norme che incentivino la mediazione civile, spingendo le parti a ricercare e a trovare composizioni bonarie delle vertenze, e ad evitare il ricorso ai magistrati.

D. Quali sono gli altri provvedimento che definisce minori?

R. Aspetti rilevanti di questa riforma sono rappresentati dalle disposizioni tendenti a penalizzare le parti che, con il loro comportamento ingiustificato, provocano un allungamento dei tempi del processo; dalle norme che prescrivono ai giudici di rendere immediatamente esplicite le sentenze, indicandone in maniera sintetica ma chiara le motivazioni; dall’introduzione del cosiddetto «filtro» in Cassazione, consistente nel fatto che non tutto e non sempre deve finire dinanzi alla Suprema Corte, che è una delle poche nel mondo a doversi occupare sempre di tutto, anche di questioni che sono state già esaminate e sulle quali esiste una giurisprudenza consolidata.

D. Come si attua l’informatizzazione della Giustizia?

R. Abbiamo imboccato la strada della digitalizzazione rendendo elettronico il fascicolo processuale e telematico il processo, ricorrendo ad esempio, come forma ordinaria di comunicazione tra le parti, alla notifiche degli atti tramite e-mail. Oltre alla semplificazione delle regole che disciplinano il processo, riteniamo l’informatizzazione dei Tribunali la scelta vincente per accelerare la giustizia. Dei risultati di questa scelta abbiamo già prova nel Tribunale di Milano, che ha attuato per primo questa innovazione seguito dalla Corte d’Appello di Venezia; a Milano si è passati in breve dai 40 mesi, prima occorrenti per l’emissione di un decreto ingiuntivo, a poche settimane. Dobbiamo riconoscere che tutto ciò è stato ottenuto anche grazie a uno sforzo convergente dell’Avvocatura, oltreché della Magistratura. Andremo avanti in questo cammino verso la digitalizzazione; in un protocollo firmato insieme al ministro della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione Renato Brunetta, abbiamo già fissato le scadenze temporali per l’avanzamento dei nostri programmi.

D. E contro la delinquenza che cosa avete fatto?

R. Un altro grande ambito della nostra attività è stato quello relativo alle nuove norme antimafia, che hanno rappresentato il più valido sistema di contrasto alla criminalità organizzata dai tempi in cui il giudice Giovanni Falcone dirigeva la Sezione Affari Penali del Ministero della Giustizia; ma, ringraziando il cielo, con una grande differenza: che non vi è stata la necessità di alcuna strage per farci emanare queste leggi. Le abbiamo varate semplicemente perché ci è sembrato necessario, perché ci è apparsa la direzione da imboccare a da continuare a percorrere per battere la criminalità organizzata. Abbiamo potuto, in tal modo, bloccare ingenti patrimoni finanziari e immobiliari della criminalità, e rafforzare ulteriormente la misura del carcere duro.

D. Quali risultati sono stati ottenuti con questi metodi?

R. Questa straordinaria azione di contrasto attuata nei confronti della criminalità organizzata ha consentito il sequestro di un’immane quantità di beni e la loro destinazione ad iniziative positive. I beni mobili, infatti, consistenti in risorse finanziarie liquide, sono stati separati dagli immobili, e sono stati fatti confluire in un fondo, chiamato Fondo Unico Giustizia, che ha lo scopo di finanziare le attività dei Ministeri della Giustizia e dell’Interno; in sostanza le risorse sequestrate alla mafia vengono utilizzate proprio contro i mafiosi. È un’idea straordinaria della quale ci vantiamo e che riteniamo possa costituire una linea da seguire in campo mondiale.

D. È stata imitata da qualche altro Paese, e quale?

R. Questa nostra strategia di aggressione ai patrimoni criminali è diventata il modello per decisioni analoghe assunte dai ministri della Giustizia del G8 nell’azione di contrasto alla criminalità mondiale. A queste misure si aggiungono le norme dirette ad impedire le infiltrazioni mafiose nei Comuni; nonché l’obbligo, per gli imprenditori, di denunciare eventuali tentativi di estorsione. In sostanza, abbiamo attuato il disegno dello scomparso giudice Giovanni Falcone, assassinato in seguito alle misure di prevenzione in materia antimafia da lui ideate con il rafforzamento dei poteri del Procuratore nazionale antimafia e con l’ideazione di un quadro straordinario in termini di sicurezza. Pure nell’ambito del disegno di legge sulla sicurezza, abbiamo approvato nuove norme inasprendo le pene per chi guida veicoli in stato di ebbrezza e per gli autori di rapine nelle ville; norme che ci sembra rispondano a quel bisogno di sicurezza che i cittadini hanno manifestato sin dagli anni passati, ma che è stato sottovalutato da chi ha governato prima di noi.

D. Quali misure avete adottato in altri campi?

R. In materia di incidenti sul lavoro abbiamo approvato una norma che istituisce una corsia preferenziale per i processi diretti ad accertare le responsabilità dei sinistri; abbiamo reso obbligatorio l’arresto per quanti si macchiano di violenze sessuali in danno di minori; abbiamo introdotto nel nostro ordinamento il reato di atto persecutorio, noto all’estero con il termine inglese «stalking»; abbiamo rafforzato in misura straordinaria la tutela nei confronti delle donne. Sto parlando solamente delle norme che sono già entrate in vigore nel nostro ordinamento.

D. Che cosa state preparando per il futuro?

R. Per quanto riguarda le riforme in cantiere, abbiamo puntato molto sul processo penale e sulla legge relativa alle intercettazioni. Le norme che riguardano il processo penale puntano alla parità tra l’accusa e la difesa, attuando i principi del giusto processo e facendo sì che i rappresentanti dell’accusa e della difesa siano realmente uguali di fronte al giudice terzo, che è chiamato a giudicare. Abbiamo prospettato una più efficace ripartizione di competenze tra pubblici ministeri e polizia giudiziaria, per valorizzare e sfruttare meglio la specializzazione di chi ha vinto un concorso per fare il poliziotto, il carabiniere o il finanziere, e possiede una straordinaria esperienza personale.

D. È una rivalutazione del ruolo della Polizia giudiziaria?

R. Non condividiamo l’opinione di chi manifesta sfiducia nei confronti di centinaia di migliaia di appartenenti alle forze dell’ordine, ritenendo forse che solo i magistrati abbiano la capacità di indagare. Noi riteniamo che al magistrato debbano pervenire inchieste semi-istruite da chi ha la professionalità, la specializzazione e l’esperienza in materia. Non concordo con chi ci accusa di muoverci fuori della Costituzione; sono convinto anzi che siamo assolutamente dentro di essa, e che questo impianto costituzionale ha ben funzionato in tutti gli anni dal 1948 al 1989.

D. Quali saranno le principali linee del processo penale?

R. Come in quello civile, nell’ambito del processo penale vogliamo introdurre fattori di efficienza attraverso la digitalizzazione e le notifiche via e-mail. L’epilogo del processo penale è molto spesso il carcere, e per questo abbiamo affrontato anche il problema dell’insufficienza delle strutture penitenziarie. Al riguardo abbiamo approvato un piano straordinario con l’obiettivo di dotare il sistema carcerario di altri 17 mila nuovi posti, di attrezzarlo in modo definitivo, di elevarlo al livello degli istituti di pena adeguati a un Paese moderno, occidentale, confinante con il Mediterraneo e con tutti quei luoghi e quei Paesi dai quali prendono il via i flussi emigratori. Riteniamo che, senza la realizzazione di nuove strutture carcerarie, costituisca una chimera la funzione rieducativa della pena; si rischia di violare la Costituzione, la quale prescrive che i trattamenti detentivi non devono essere contrari al senso di umanità. In questo quadro si inserisce la concessione di poteri straordinari al capo dell’Amministrazione penitenziaria per attrezzare i nuovi istituti e per derogare a norme procedurali che spesso appesantiscono il procedimento e non ne garantiscono la trasparenza.

D. Quali sono i programmi per l’immediato futuro?

R. Ci attende un intenso lavoro per realizzare le nuove carceri, approvare in Parlamento la riforma del processo penale, emanare i decreti delegati previsti dalla riforma del processo civile, introdurre la mediazione civile, la digitalizzazione e altre conseguenti novità. La riforma del processo penale è all’esame della Commissione Giustizia del Senato che speriamo l’esamini immediatamente. Stiamo seguendo con attenzione la riforma delle professioni di avvocati, notai e commercialisti, che abbiamo avviato già nello scorso anno e che finora ha prodotto varie proposte, al punto che la Commissione Giustizia della Camera sta già esaminando un testo elaborato, su mio stimolo nell’agosto dello scorso, dall’Avvocatura; anche notai e commercialisti ci hanno suggerito interessanti spunti da trasformare in ipotesi legislative.

D. Come definisce la legge sulle intercettazioni telefoniche?

R. Speriamo che con la ripresa parlamentare possa essere approvata. La riteniamo una manifestazione di civiltà in quanto ha il pregio di conciliare tre diritti costituzionalmente garantiti: il diritto alle indagini, il diritto di cronaca e il diritto alla riservatezza dei cittadini. Le intercettazioni devono rappresentare il punto di equilibrio tra questi tre diritti; non esiste un diritto alla privacy di serie A e uno di serie B. Credo di aver compiuto, nel complesso, un ottimo lavoro che, per quantità e per qualità, ci rende soddisfatti per questo primo anno di attività.

Storia embematica di una "riservata".


L'alleanza di governo è a rischio?

lunedì, settembre 07, 2009

Campionato Italiano Forense di Corsa Campestre (..sic!).

L’etica, la concorrenza, le regole: basta guerre intestine.


E’ interessante il quadro tracciato dai professionisti italiani sulle pagine del Sole 24 Ore nelle settimane scorse. Ne esce un disegno dell’attività professionale costellato di difficoltà di rapporti.
Soprattutto per gli avvocati, una volta si pensava che la madre di tutti i problemi fosse il numero eccessivo: in realtà il numero pletorico è solo un sintomo di ritardo istituzionale.
Mentre ci si affannava a ipotizzare una riforma della professione di avvocato ( riforma che stiamo attendendo), il mondo economico e la società correvano molto più velocemente di noi verso la globalizzazione, superando i confini delle singole professioni, così come i confini dello stato, dell’Europa, del processo civile, dei riti, delle norme statali, travolgendo i nostri piccoli orticelli.
Abbiamo visto i nostri clienti rivolgersi a grandi studi stranieri stabilitisi in Italia attraverso l’incorporazione di studi locali, li abbiamo visti rivolgersi a società di recupero crediti, a società di gestione di sinistri, di risarcimenti danni,tutti soggetti che offrivano servizi legali di massa a costi sostanzialmente irrisori, e senza i vincoli dell’agire professionale.
Anziché affrontare il problema per governarlo, noi professionisti ci siamo lasciati fuorviare da una sterile guerra intestina, i notai e i commercialisti hanno richiesto assumere il ruolo di giudici per gestire in via burocratico-amministrativa i procedimenti di separazione e divorzio sopprimendo la difesa tecnica benché il diritto di difesa sia un diritto costituzionalmente protetto.
Commercialisti e avvocati hanno reclamato lo status di pubblici ufficiali per ritagliarsi una fetta di attività esclusiva o per contrastare la concorrenza, sleale, di altri soggetti non professionisti.
Forse non ci siamo ancora capiti: il nemico del professionista (e dell'utente) italiano non è l'altro professionista; il nemico è il soggetto, singolo, o peggio, collettivo. che, senza alcun controllo di professionalità, cioè senza alcuna garanzia o verifica di serietà deontologica e preparazione tecnico professionale, offre al pubblico servizi di consulenza e assistenza assolutamente carenti o comunque inadeguati, creando gravi danni al cliente/cittadino.
Ciò detto, l'esperienza dimostra anche che gli interventi sinergici di più professionisti seri e specializzati, anche provenienti da Ordini diversi, consentono una gestione ottimale delle vertenze più complesse, con piena soddisfazione degli interessi e dei diritti del cliente/cittadino.
In questo senso si sta lavorando alla elaborazione di società tra professionisti appartenenti ad albi diversi, mediante l’utilizzo di forme societarie adeguate ai tempi e soprattutto ai ritmi incessanti della continua evoluzione del mondo economico e sociale, per dare una risposta ottimale alla richiesta di un servizio di consulenza e assistenza di elevata qualità che coniughi visone d'insieme e alta specializzazione in un contesto di garanzie deontologiche certe.

Avv. Barbara Lorenzi, Rovereto
Componente Giunta OUA

Convegno di diritto di famiglia organizzato dall'OUA.



CON IL PATROCINIO DEL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI NAPOLI
E DEL CONSIGLIO NOTARILE DEI DISTRETTI RIUNITI DI NAPOLI, TORRE ANNUNZIATA E NOLA



Biblioteca “Alfredo De Marsico” Castel Capuano

Napoli, 17 settembre 2009 - ore 15,00



Le relazioni familiari: tra “diritti inviolabili”e nuove forme di autonomia negoziale.

Quale Giudice per la Famiglia?



Introduzioni e saluti

Avv. Maurizio De Tilla
Presidente OUA

Avv. Francesco Caia
Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli

Notaio Tommaso Gaeta
Presidente del Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Napoli, Torre Annunziata e Nola

Dott. Antonio Buonajuto
Presidente della Corte di Appello di Napoli

Dott. Vincenzo Galgano
Procuratore Generale della Repubblica

Dr. Carlo Alemi
Presidente del Tribunale di Napoli

Dott. Giandomenico Lepore
Procuratore della Repubblica

Notaio Paolo Setti
Vicepresidente Consiglio Nazionale del Notariato

Avv. Prof. Franco Tortorano
Presidente Unione Regionale Ordini Forensi della Campania

Avv. Flavio Zanchini
Presidente “Fondazione Biblioteca De Marsico”

Modera
Avv. Maria Giuseppina Chef
Coordinatore Commissione Famiglia OUA

Relazioni

Sen. Avv. Maria Elisabetta Alberti Casellati
Sottosegretario di Stato Ministero della Giustizia

Prof. Enrico Quadri
Ordinario di Diritto Privato Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Notaio Prof. Ciro Caccavale
Associato di Diritto Commerciale dell’Università Phartenope di Napoli

Prof.ssa Maria Giovanna Cubeddu
Ordinario di Diritto Privato Università di Trieste

Prof. Luigi Balestra
Ordinario di Diritto Privato Università di Bologna



Tavola rotonda

Dott. Gustavo Sergio
Presidente Tribunale per i Minori di Napoli


Avv. Marina Marino
Presidente Aiaf


Avv. Milena Pini
Presidente Centro Studi Family Law in Europe
Giunta Esecutiva AIAF




Conclusioni

Avv. Maurizio De Tilla
Presidente OUA



Organizzato dalla Commissione di Diritto di Famiglia dell’OUA
in collaborazione con la Commissione di Diritto di Famiglia del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli.

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli ed il Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Napoli, Torre Annunziata e Nola hanno previsto crediti formativi.

sabato, settembre 05, 2009

Brunetta: un super-manager contro i fannulloni nei tribunali.


Tribunali "fannulloni" addio: parola di ministro.
È infatti in arrivo un super manager cui sarà affidata la gestione della complessa macchina organizzativa e burocratica dei Tribunali italiani.
Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, a margine del Workshop Ambrosetti, ha spiegato che "il governo è al lavoro per introdurre una nuova figura professionale nel mondo della giustizia per risolvere i malfunzionamenti e i ritardi dei tribunali".
"In Italia abbiamo la peggiore giustizia d'Europa e il 90% delle inefficienze è di tipo organizzativo", ha aggiunto, precisando che il progetto è di competenza del ministro della Giustizia, Angelino Alfano

..E se il "lodo Alfano" viene bocciato dalla Consulta?

Il CNF ha inflitto la sanzione disciplinare di mesi 3 di sospensione ad Antonio Di Pietro.


L’ESTRATTO DELLA SENTENZA DEL CNF
(conferma la decisione del COA di Bergamo)
II Consiglio nazionale forense, riunito in seduta pubblica nella sua sede presso il ministero della Giustizia (...) ha emesso la seguente decisione sul ricorso presentato dall’avv. Antonio Di Pietro avverso la decisione (...) con la quale il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo gli infliggeva la sanzione disciplinare della sospenzione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi tre.
FATTO E DIRITTO
Con esposto (...) il sig. Pasqualino Cianci (...) a quel tempo imputato nel procedimento penale (....) pendente davanti alla Corte d’Assise di Campobasso per l’omicidio di D’Ascenzio Giuliana, in vita moglie dell’esponente, riferiva quanto segue:
1) di aver perduto la moglie assassinata nella casa di abitazione della famiglia, subendo al tempo stesso un’aggressione che ne aveva determinato il ricovero all’Ospedale di Termoli, dal quale era stato dimesso il giorno successivo;
2) di essere stato sentito, qualche ora dopo il ricovero, a sommarie informazioni testimoniali e di essere stato al tempo stesso raggiunto dall’avv. Antonio Di Pietro, appositamente accorso da Milano, in ragione di un antico rapporto di amicizia, tale che subito lo stesso avvocato aveva redatto, di suo pugno, la nomina a difensore dello stesso Cianci, a quel tempo individuato come parte offesa;
3) di essere stato indotto dall’amico difensore, che nel frattempo aveva provveduto alla nomina di un CT di parte per presenziare all’autopsia sul corpo della moglie, ad alloggiare nella sua casa di Montenero di Bisaccia, dove lui stesso si era trattenuto per diversi giorni, parlando con l’assistito ed assumendo una serie di notizie sui rapporti familiari, sui suoi movimenti e sulla situazione economica della famiglia;
4) che dopo alcuni giorni, senza preavviso, l’avv. Di Pietro gli aveva comunicato la volontà di non più assisterlo, senza dare alcuna giustificazione alla sua decisione e trasferendo la sua difesa ad altro difensore con il consenso dell’assistito, che aveva cieca fiducia in lui;
5) che alla prima udienza davanti alla Corte d’Assise di Campobasso l’avv. Di Pietro si era presentato come difensore delle parti civili, costituito contro l’esponente (Cianci, ndr);
6) che l’avv. Di Pietro aveva fatto uso di informazioniacquisite dall’assistito contro lo stesso e che emblematico di tale situazione era il fatto che, all’udienza del 17 maggio 2005, era stato sentito il teste Antonio Sparvieri, escusso dallo stesso avv. Di Pietro, quale difensore di Pasqualino Cianci, al tempo parte offesa;
7) che dopo l’escussione dello Sparvieri da parte dell’avv. Di Pietro, quest’ultimo si era fatto conferire il mandato dalle altre parti offese ed aveva depositato (...) memoria, con la quale, in qualità di difensore dei familiari della deceduta Giuliana D’Ascenzo, aveva depositato la nomina di nuovo difensore di fiducia del Cianci, contestuale alla sua rinuncia (...).
L’esponente (Cianci, ndr) ravvisava nella condotta del professionista (Di Pietro, ndr) la violazione dei doveri di lealtà e probità e dei doveri imposti dagli artt. 35, 36 e 37 del codice deontologico forense e chiedeva l’apertura di procedimento disciplinare a carico dell’avv. Di Pietro.
(...) L’avv. Di Pietro contestava la fondatezza dell’esposto; ribadiva di non avere mai difeso il Cianci in qualità di imputato; precisava di essere stato designato difensore delle parti civili; escludeva che la sua condotta potesse integrare violazione delle norme (...); escludeva che si fosse determinato un conflitto di interesse fra le parti assistite, avendo egli assunto la difesa delle parti lese ed essendo venuto meno l’incarico del Cianci prima che si verificasse formalmente un qualsiasi conflitto; escludeva, infine, di avere appreso dal Cianci informazioni per lui compromettenti e sosteneva che una sua eventuale rinuncia al mandato processuale avrebbe potuto determinare pregiudizio alle parti lese.
Con delibera (...) il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bergamo disponeva l’apertura di procedimento disciplinare nei confronti dell’avv. Antonio Di Pietro. (...) Dopo alcuni rinvii, acquisita la documentazione prodotta dall’incolpato e svolta l’istruttoria dibattimentale, il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bergamo (...) ritenuta la responsabilità disciplinare dell’incolpato, gli irrogava la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per mesi tre.
1) L’avv. Di Pietro aveva assunto la difesa di Pasqualino Cianci il giorno stesso dell’omicidio della moglie di questi e che, in costanza di tale mandato, egli aveva espletato attività difensiva nel suo interesse (...);
2) (...) L’Avv. Di Pietro aveva cessato di assistere il suo difeso (lo stesso Cianci, ndr), per formale revoca del mandato, continuando ad assistere gli altri congiunti della defunta (...);
3) (...) La revoca del mandato celava, in realtà, una rinuncia al mandato da parte del difensore, come emergeva dall’esposto e dalle dichiarazioni rese dall’avv. Di Pietro (...) che si era reso conto della possibilità che il Cianci potesse essere indiziato dell’omicidio della moglie;
4) (...) In entrambi i casi (revoca o rinuncia) il disposto dell’art. 51 dei c.d.f. fa divieto all’avvocato di assumere incarico contro un ex cliente (...);
5) Irrilevante e comunque infondata è la tesi che il difensore avrebbe assunto un mandato collettivo delle parti civili (...)
Il Consiglio dell’Ordine riteneva la condotta del professionista di rilevante gravità, anche in ragione dei rapporti stretti e confidenziali che egli aveva con il Cianci (...).
Avverso la decisione (...) l’avv. Di Pietro ha proposto tempestivo ricorso (...) che non merita accoglimento (...).
È pacifico (...) che:
1) l’avv. Di Pietro ha assunto il mandato di Pasqualino Cianci (...) lo stesso giorno in cui era avvenuto l’omicidio della signora Giuliana D’Ascenzo, quando l’assistito era ancora ricoverato all'ospedale di Termoli;
2) il successivo giorno l’avv. Di Pietro (...) dava incarico al prof. Armando Colagreco di partecipare agli accertamenti di carattere medico legale (...);
3) (...) l’avv. Di Pietro, nella qualità di difensore del Cianci, nella masseria di Michelino Bozzelli, procedeva a richiedere informazioni al sig. Antonio Sparvieri consuocero di Pasqualino Cianci (...);
4) il giorno successivo (...) l’avv. Di Pietro acquisiva il mandato, redigendolo di suo pugno, dei genitori e dei fratelli della defunta;
5) (...) l’avv. Di Pietro, quale avvocato di fiducia dei familiari della signora D'Ascenzio, depositava agli atti del procedimento penale memoria difensiva (...) e chiedeva che fossero acquisiti alcuni documenti specifici che si trovavano presso l’abitazione della defunta e del suo precedente assistito Pasqualino Cianci e che fossero svolte presso istituti di credito e nei confronti di privati.
(...) Non vi è dubbio, quindi, che il ricorrente abbia dapprima assunto il mandato dei Cianci e che, solo dopo le prime risultanze istruttorie (...) abbia rinunciato al mandato (...).
Non è dubbio che la condotta tenuta dall’avv. Di Pietro integri violazione del disposto dell’art. 51 del codice deontologico forense, che vieta all’avvocato di assumere un mandato professionale contro un proprio precedente assistito.
(...) La condotta del professionista integra certamente la violazione dei doveri di lealtà, di correttezza e di fedeltà (artt. 5, 6, 7 del codice deontologico forense) nei confronti della parte assistita (...).
All’accertamento della sussistenza degli illeciti contestati, pur nei limiti di cui alla pronuncia, non può che conseguire la sanzione disciplinare. Quanto alla determinazione della sua misura, ritiene questo Consiglio che la sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per mesi tre, irrogata con la decisione impugnata, sia adeguata alla gravità dell’illecito compiuto.