martedì, dicembre 30, 2014

Giustizia: Aiga, Ordini avvocati devono rinviare elezioni.

(ANSA) – ROMA, 29 DIC – RINVIARE LE ELEZIONI DEI NUOVICONSIGLI DEGLI ORDINI DEGLI AVVOCATI, FISSATE PER METÀ GENNAIO,FINO A DOPO IL PRONUNCIAMENTO DEL TAR DEL LAZIO SULLALEGITTIMITÀ DEL NUOVO REGOLAMENTO, IMPUGNATO PER PROFILI DIILLEGITTIMITÀ CONCERNENTI LE MODALITÀ DI ESPRESSIONE DEL VOTO.
È QUESTA – RENDE NOTO L’ASSOCIAZIONE DEI GIOVANI AVVOCATI (AIGA) -LA POSIZIONE DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, DIFFUSA NEI GIORNI SCORSI ATTRAVERSO UNA CIRCOLARE INDIRIZZATA AL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE E A TUTTI I CONSIGLI CIRCONDARIALI DEGLIORDINI DEGLI AVVOCATI (COA).
 “IL MINISTERO HA RACCOLTO LE ISTANZE DI AIGA ED È INTERVENUTOSU QUELLA CHE SI PRESENTA UNA QUESTIONE COMPLESSA – SPIEGA LAPRESIDENTE GIOVANI AVVOCATI NICOLETTA GIORGI -. I CONSIGLI DEGLIORDINI SONO INFATTI CHIAMATI A RINNOVARSI CON REGOLE CHECONFIDIAMO VENGANO MODIFICATE DAL TAR LAZIO, DI FRONTE AL QUALESONO STATE IMPUGNATE”.
IL TAR HA FISSATO L’UDIENZA PER IL 14 GENNAIO E MOLTI ORDINI HANNO CONVOCATO LE ELEZIONI PROPRIO INQUELLA DATA O IN GIORNI VICINI. PER QUESTO, AIGA HA SOLLECITATO L’INTERVENTO DEL MINISTERO E ”IN RISPOSTA DALLA DIREZIONE GENERALE DEL MINISTERO È ARRIVATA LA RICHIESTA DI ADOPERARE LE CAUTELE NECESSARIE PER NON FRUSTRARE L’ESITO DELLE ELEZIONI”.
“ORA – CONTINUA GIORGI – IL TESTIMONE PASSA AI COA, CHEDOVRANNO MOSTRARE RESPONSABILITÀ NEI CONFRONTI DEI PROPRI ISCRITTI ED EVITARE CHE LE ELEZIONI INDETTE POSSANO ESSEREINFICIATE DAL SUCCESSIVO PROVVEDIMENTO DEL TAR. GLI ATTUALI CONSIGLI DEGLI ORDINI SONO GIÀ IN PROROGA DA UN ANNO A SEGUITODELL’ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE 247/12: UN MESE IN PIÙ NON FARÀ DI CERTO UNA GRANDE DIFFERENZA. IN OGNI CASO, SARÀCONSENTITO ALL’AVVOCATURA DI VOTARE CON REGOLE CERTE E SPERIAMOMIGLIORI DI QUELLE ATTUALI. L’ATTUALE REGOLAMENTO INFATTIIMPEDISCE IL RICAMBIO GENERAZIONALE, LA DIALETTICA E CONDANNA ILGENERE FEMMINILE AD UNA MINORANZA COSTANTE”.
QUESTO ACCADEPERCHÈ “IL NUOVO REGOLAMENTO PER L’ELEZIONE DEI CONSIGLI DEGLIORDINI HA INTRODOTTO IL VOTO DI LISTA: UNA SCELTA CHE CONSENTE A POCHI NOMI ‘ECCELLENTI’, FORTI DI PICCOLE MA IMPORTANTI SACCHE DI CONSENSO, DI DECIDERE I NOMI DEI RAPPRESENTANTI CHIAMATI A SEDERE NEI CONSIGLI”. (ANSA).

mercoledì, dicembre 17, 2014

Esame Avvocato: Traccia n. 2 Penale.

Traccia n. 2
Il sig. Adamo, appena arrivato nel Paese, acquisito un regolare permesso di soggiorno ottiene il ricongiungimento familiare con la sua convivente more uxorio, sig.ra Eva.
Entrambi trovano lavoro con la mansione di custodi, presso l’oasi naturale floro-zoologica Eden Garden. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il fatto criminoso così si svolge.
La sig.ra Eva viene spinta, con artifizi e raggiri, dal sig. Serpente, noto pregiudicato del luogo, a rubare una particolare varietà di mela da un frutteto biologico riservato ed a marchio DOC (Denominazione Origine Celestiale) e DOP (Denominazione Origine Padreterno).
Divide la refurtiva con il convivente sig. Adamo, presente al momento del fatto, probabilmente col ruolo di palo, secondo la tesi investigativa .
Per non farsi scoprire, subito dopo, il sig. Adamo e la sig.ra Eva si allontanano dal luogo del delitto tentando di camuffarsi a mezzo di quanto hanno a disposizione (foglie di fico ed arbusti) e restano latitanti per un breve periodo.
Non sfuggono a lungo alla giustizia.
Al processo, Adamo dichiara di non aver materialmente realizzato l’apprensione del bene, ma solo di aver goduto dello stesso ignorandone però l’illecita provenienza, trovandosi casualmente sul luogo e, comunque, spinto dalla convivente alla commissione del reato.
Eva, a sua volta, accusa il sig. Serpente di averla ingannata od indotta in errore vantando non ben identificate proprietà benefiche del frutto, molto superiori alle bacche di goji (a titolo di esempio: rimedio contro cellulite, ritenzione idrica, borse ed occhiaie) e comunque di non avere avuto idea né essere stata avvisata che la mela costasse un’ira di Dio.
Il sig. Serpente non rilascia dichiarazioni, avvalendosi della facoltà di non rispondere.
Tutti e tre sono condannati, con l’aggravante dell’associazione a delinquere, seppur in modi differenti, alle seguenti pene:
Sig. Serpente, pena di morte, stante la recidiva, poi commutata in ergastolo con isolamento diurno. Sig.ra Eva, licenziamento immediato ed espulsione dallo Stato. Sig. Adamo, licenziamento immediato ed espulsione dallo Stato.
- Il candidato, assunte le vesti del legale dei tre, rediga l’atto più adeguato a tutelare i propri clienti, valutando le diverse posizioni giuridiche in ragione della possibile ineguale partecipazione personale al pactum sceleris.

n.b.: Autore della spiritosa simulazione di traccia penalistica è il Collega Domenico Errigo.

lunedì, dicembre 15, 2014

Avvocatura, tutti contro tutti!

Tempo di rinnovo dei vertici nell'avvocatura. E, come ogni periodo pre-elettorale che si rispetti, il clima si fa incandescente.
A poco più di un mese dalle elezioni è già l'ora del tutti contro tutti. Associazioni e ordini contro il Cnf per il regolamento sulle elezioni dei Consigli dell'ordine, impugnato al Tar; ordini e associazioni contro altri ordini territoriali che si fregiano del ruolo di rappresentanza dei 250 mila avvocati italiani; parte dei quali, tra l'altro, si è vista recapitata sotto l'Albero la richiesta di iscrizione di ufficio della Cassa forense.
D'altra parte, rende bene l'idea di quale sia il clima interno alla categoria la conferenza organizzata il 10 dicembre scorso dall'Ordine degli avvocati di Roma, per presentare a parlamentari ed esponenti del governo le «Proposte al Legislatore per il recupero della dignità della professione forense e per far ripartire l'Italia».
Dove hanno partecipato, tra gli altri, Francesco Greco, presidente dell'Ordine di Palermo, Francesco Caia, presidente dell'Ordine di Napoli, e Alessandro Vaccaro, presidente dell'Ordine di Genova. Riassumendo l'evento in questa frase, scritta in rosso all'interno della locandina: «Cosa chiedono e cosa offrono i 250 mila avvocati italiani ai rappresentanti del governo e del parlamento».
Al di là del disegno di legge (sui compensi professionali con l'ennesimo tentativo di ritorno al «pre-Bersani») che è stato presentato ai (pochi) politici presenti, volendo leggere tra le righe, in palio c'era ben di più: la necessità di legittimare il secondo mandato da presidenti dei rispettivi ordini da parte di Vaglio, Greco e Vaccaro.
Ma soprattutto, la dura scalata che si appresta a giocarsi Francesco Caia, dato in corsa per la prossima presidenza del Consiglio nazionale forense.
Insomma, tutti temi, questi, che sicuramente devono stare molto a cuore ai 250 mila avvocati italiani.

tratto dal quotidiano "Italia Oggi"

domenica, dicembre 14, 2014

LETTERA APERTA, DA PARIGI, AGLI AVVOCATI ITALIANI.

Vi scrivo da Parigi, dove vivo e lavoro; generalmente mi occupo di filosofia ma, da anni, mi diletto anche nello studio dei sistemi giuridici.
E’ noto a tutti, e spero che sia da tutti condiviso, che il presupposto di ogni sistema giuridico democratico è che sia rigorosamente rispettato e garantito il principio della separazioni dei tre poteri fondamentali: il potere legislativo (che fa le leggi), il potere esecutivo (che le leggi le fa eseguire), il potere giudiziario (che le leggi le fa applicare, sanzionando chi le trasgredisce).
Condizione oggettiva ed ineludibile per l’esercizio delle libertà fondamentali dei cittadini è che questi tre poteri restino rigorosamente separati ed ho sempre guardato con sincera ammirazione alla vostra Costituzione per il modo, esemplare, con cui realizza la loro separazione.
Sono a conoscenza che alla fine del 2012 è stata approvata dal vostro Parlamento – con l’entusiastico sostegno del vostro Consiglio Nazionale Forense e della gran parte dei Consigli dell’Ordine – la legge di riforma della vostra professione.
Se non ho capito male è la legge che dovrebbe consentirvi di esercitare il vostro mestiere in maniera coerente con i principi fondanti della vostra democrazia, perché è a voi avvocati che la vostra Costituzione assegna il compito, esaltante, di assicurare il rispetto della legalità e l’attuazione concreta del diritto di difesa che è il presupposto dei principi di eguaglianza e di libertà.
Ho però dovuto constatare che al Consiglio Nazionale Forense la legge del 2012 assegna tutti e tre quei poteri: quello legislativo (con l’adozione del codice deontologico e dei tanti regolamenti attuativi della legge), quello esecutivo (per fare eseguire sia il codice deontologico che i regolamenti), quello giudiziario (essendo giudice speciale che pronunzia le sue sentenze “in nome del popolo italiano”). Mi auguro che da parte di voi avvocati italiani vi sia una reazione forte ed orgogliosa e che vogliate unanimemente richiedere al vostro Parlamento di modificare questo incredibile sistema.
Se, invece, continuerete a subirlo silenziosamente, mettereste a rischio la vostra stessa sopravvivenza perché ne sarebbe travolta la vostra credibilità sociale non essendo davvero comprensibile per la società civile che proprio la legge fondamentale degli avvocati sia così grossolanamente lesiva del principio della separazione dei poteri e, dunque (chiedo scusa se mi ripeto) delle regole fondanti della democrazia.
Se potessi mi impegnerei personalmente al vostro fianco; mi dispiace però di non poterlo fare, per tre motivi: non sono avvocato (faccio il filosofo), non sono italiano (sono francese) e, purtroppo…. sono morto da oltre due secoli.
Con i più cordiali saluti, Vostro devoto
Charles Luis de Secondat, barone de La Brede
(per gli amici, più semplicemente, Montesqieu)

domenica, dicembre 07, 2014

LA VIGNETTA DELLA DOMENICA.

......STIAMO ASPETTANDO!!!!!!!!!!!!!!!

ANF: PRESENTATO RICORSO AL TAR SU REGOLAMENTO ELETTORALE FORENSE.

“A difesa del pluralismo e della rappresentanza all’interno dell’Avvocatura, l’Associazione Nazionale Forense ha impugnato di fronte al Tar del Lazio il regolamento sulle modalità di elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariali forensi. E’ una decisione che si è resa inevitabile in quanto il regolamento è una sorta di ‘Italicum’ in salsa forense, di cui ripropone le storture, con candidature calate dall’alto e meccanismi che favoriscono le maggioranze bloccate. E’ grave e preoccupante che il Ministero della Giustizia non abbia inteso ascoltare i pareri delle associazioni forensi e addirittura quelli delle Commissioni Giustizia del Senato e della Camera, fissando delle regole che contrastano in modo palese con la legge di riforma forense oltrechè con i princìpi costituzionali della rappresentanza".
Lo dichiara Ester Perifano, segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense.
“La riforma – continua Perifano - prevede che ciascun elettore possa esprimere un numero di voti non superiore ai due terzi dei consiglieri da eleggere e richiamando l’art.51 della Costituzione dispone che almeno un terzo dei consiglieri eletti appartenga al genere meno rappresentato. Consente che la disciplina del voto di preferenza debba prevedere la possibilità di esprimere un numero maggiore di preferenze se destinate ai due generi. L’errore di fondo del regolamento ministeriale, e per questo illegittimo , è ritenere che il limite indicato sia un limite minimo, mentre è del tutto evidente che si tratta di un limite massimo. Questo regolamento elettorale capestro, inoltre, favorisce un voto di lista, che consente di votare in blocco con un ‘click’ la totalità dei candidati. Viene azzerata la tutela del voto limitato e stroncate le candidature singole, che rifiutando gli accordi ‘di corrente’ potevano essere portatrici di posizioni libere e autonome”.
“Il voto di lista – aggiunge Perifano - addirittura lede uno dei principi basilari di ogni votazione che si possa definire democratica, cioè la segretezza del voto, e viene meno il rispetto della parità di genere con l'arrotondamento al ribasso delle quote. Tra le conseguenze del sistema lo svilimento delle specificità femminili, costrette, per essere elette, ad accodarsi al candidato di spicco”.
“Confidiamo che giunga in tempi rapidi una sospensiva da parte del giudice amministrativo, in modo da limitare i danni potenziali di un regolamento da controriforma, ritagliato sulle esigenze di chi vuole una avvocatura cristallizzata e autoreferenziale” – conclude Perifano.

(Associazione Nazionale Forense, comunicato stampa 4 dicembre 2014)

venerdì, dicembre 05, 2014

Comunicato stampa congiunto dell'OUA e dell'ANM.

COMUNICATO STAMPA

GIUSTIZIA, OGGI INCONTRO MAGISTRATURA-AVVOCATURA PER UN’EFFICACE RIFORMA DELLA MACCHINA GIUDIZIARIA.
OUA E ANM CONVERGONO IN UNA RICHIESTA AL GOVERNO RENZI E AL MINISTRO ORLANDO: PRIORITARIO INVESTIRE SUL PERSONALE E LE STRUTTURE.
OCCORRE RIEMPIRE I VUOTI D'ORGANICO DEI MAGISTRATI E ASSUMERE NUOVI CANCELLIERI. SI SBLOCCHI IL TURN OVER, PIANO SPECIALE PER L’EDILIZIA E L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA.
SUL FRONTE DELLE RISORSE: TUTTO CIÒ CHE SI GENERA CON IL CONTRIBUTO UNIFICATO DEV'ESSERE INVESTITO PER LA MODERNIZZAZIONE DELLA GIUSTIZIA. Oggi si sono incontrati a Roma la Giunta dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura e l’Associazione Nazionale Magistrati.
Alla fine della riunione, Oua e Anm hanno espresso una valutazione positiva sul confronto intrapreso. Un dialogo che deve proseguire per avviare un percorso di riforme condivise nell’interesse dei cittadini.
Fissati alcuni punti di convergenza per modernizzare in modo efficace la giurisdizione: servono investimenti per personale e strutture, necessario rivedere la finalità e l’uso delle risorse che derivano dal contributo unificato e dal FUG.
Ecco alcune priorità per il Governo Renzi e per il ministro Orlando: si sblocchi il turn-over, si coprano i vuoti di organico della magistratura e si provveda ad assumere nuovi cancellieri, si avvii un piano straordinario per edilizia e l’innovazione telematica e tecnologica.
Quanto alle risorse, sia destinato al settore giustizia quanto si ricava dall’attività giudiziaria. Altrimenti, tutte le riforme che metteremo in campo a livello procedurale rischiano di essere inutili, di rimanere “lettera morta”.
Roma, 4 dicembre 2014

E' quasi Natale, anche nei Tribunali..........

giovedì, dicembre 04, 2014

Delibera assunta dal COA di Firenze, nella tornata del 03 dic. 2014.

Il Consiglio, su relazione del Presidente, Avv. Sergio Paparo,
- vista la comunicazione del Presidente del COA di Roma del 29.11.2014 (prot. 16205 - all. 1);
- rilevato che l’iniziativa pubblica in oggetto ha dichiarato contenuto di politica forense;
- considerato che:
a) il recente Congresso Nazionale Forense ha, allo stato, confermato l’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana quale organo di rappresentanza politica che dovrà agire, nell’interlocuzione esterna, di concerto con il Consiglio Nazionale Forense e la Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense;
b) il Coordinamento Nazionale degli Ordini e delle Unioni era stato costituito, dopo il Congresso Nazionale Forense di Bari del 2012, quale momento di confronto fra i Consigli degli Ordini e le Unioni Distrettuali esclusivamente sulle tematiche istituzionali, con specifico riguardo all’attuazione della nuova legge professionale forense ed al fine di favorire una più efficace interlocuzione con il Consiglio Nazionale Forense nella fase della predisposizione dei regolamenti attuativi della legge 247/2012 e dei pareri da rilasciare al Ministro della Giustizia ai sensi dell’art. 1, comma 3 della legge stessa; conseguentemente è improprio ed indebito, oltre che lesivo delle determinazioni congressuali, il ruolo di interlocutore politico che il Coordinamento pretende di svolgere, arrivando addirittura ad evocare una rappresentanza generale dei 250.000 avvocati italiani (come si evince dalla stessa locandina di presentazione dell’iniziativa del 10 dicembre p.v.) che mai gli è stata conferita; 
c) la compartecipazione alla Conferenza della Cassa Nazionale di Assistenza e Previdenza Forense è assolutamente inopportuna e non risulta che la stessa sia stata oggetto di discussione, e neppure di preventiva informativa, nel Comitato dei Delegati;
d) risulta che la partecipazione del Presidente dell’OUA nella fase degli interventi programmati è stata indicata nella locandina di presentazione della Conferenza senza che lo stesso Presidente dell’OUA ne sia stato neppure informato e, dunque, senza alcuna sua autorizzazione;
DELIBERA 
di non partecipare alla Conferenza del 10 dicembre 2014 in Roma e di dare diffusione della presente determinazione al Consiglio Nazionale Forense, alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense, all’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana, alle Associazioni Forensi maggiormente rappresentative ed a tutti i COA d’Italia.
Se ne dispone la pubblicazione sul sito internet dell’Ordine.
Il Presidente
La presente delibera è stata adottata, all’unanimità dei presenti alle ore 17,25.

Comunicato del 2.12.2014 del Delegato OUA avv. Serena Botta.


Il 27 e 28 novembre u.s. si è tenuta a Roma la seconda assemblea dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, la prima dall’insediamento del nuovo Presidente Avv. Mirella Casiello e della nuova Giunta.
Durante i lavori assembleari, articolati in due giornate, si è ampiamente dibattuto sulle recenti riforme che hanno interessato l’Avvocatura e sulle prossime incombenti.
In particolare l’assemblea ha discusso in merito alla proposta di rincarare ulteriormente il contributo unificato con la legge di stabilità, evidenziandone le ben note ragioni di opposizione; ha espresso la propria contrarietà alle ipotesi di deregulation prospettate nelle anticipazioni sul Ddl concorrenza, auspicando un dialogo costruttivo con il mondo politico.
Infine, è stato ampiamente affrontato il tema del nuovo regolamento elettorale per il rinnovo dei COA, ribadendo la necessità di garantire democrazia e pluralismo, nonché tutela delle minoranze.
Al termine dei lavori è stato adottato un deliberato, che, su invito del Presidente dell’Oua, porto alla Vostra attenzione sotto forma di sintetico estratto:  L'assemblea dell'Oua, riunita a Roma, il 27 e 28 novembre, con il suo deliberato ha criticato la proposta di rincarare il contributo unificato con la legge di stabilità, ribadendo l'assoluta contrarietà a qualsiasi ostacolo frapposto all’accesso alla giurisdizione ed a un ulteriore aumento delle spese di giustizia per i cittadini. Esprime forte opposizione alle ipotesi di deregulation prospettate nelle anticipazioni della stampa sul Ddl concorrenza, e chiede al Ministro Orlando di continuare sulla strada del dialogo tenendo in massima considerazione il ruolo costituzionale dell'avvocatura, che non può essere integralmente sottoposta a mere regole di mercato. 
Infine, il deliberato dell'Oua interviene sul nuovo regolamento elettorale per il rinnovo dei consigli degli ordini forensi, sottolineando che la migliore regola dell'elezione è quella che garantisce la democrazia ed il pluralismo; nel documento, quindi, rileva che detto regolamento, a fronte del dettato normativo, presenta criticità rispetto alla tutela delle minoranze.
Ritengo doveroso, inoltre, informare i colleghi di quanto è emerso durante i lavori assembleari, che, seppur non riportato in un atto ufficiale, è altamente indicativo di quello che sarà il modus operandi dell’OUA nel prossimo futuro.
L'Organismo Unitario dell'Avvocatura, nel prossimo biennio, profonderà il massimo impegno per coinvolgere tutti i colleghi, cercando di organizzare le assemblee OUA nel maggior numero di distretti possibile.
Al contempo ai delegati viene richiesto di fare tutto il possibile per coinvolgere l'avvocatura nel formulare proposte, riflessioni ed interventi; è intenzione dell’OUA inoltre, coinvolgere i colleghi nelle commissioni di studio, già istituite, invitando anche tutte le Associazioni territoriali e circondariali a partecipare, fornire il loro prezioso contributo.
Inoltre l’OUA ha ribadito la ferma intenzione di dare piena attuazione a tutte le mozioni approvate all’ultimo Congresso Nazionale tenutosi a Venezia.
 Durante i lavori assembleari ho potuto constatare la presenza di numerosi colleghi delegati capaci e motivati, ben consapevoli delle problematiche dell'avvocatura, ed, a detta di molti delegati già al secondo mandato, ma anche secondo il mio personale parere, si è percepito un impulso di rinnovamento ed anche di entusiasmo, volto soprattutto a favorire la partecipazione del maggior numero possibile di colleghi.
L’OUA ritiene oggi che l’unica via di sopravvivenza alla decimazione della categoria, causata dal mercato interno e dalla crisi, passi attraverso la partecipazione e la consapevolezza delle delicate questioni che involgono l’Avvocatura e che sia giunto il momento di capire che ognuno deve dare il proprio contributo e che non ci si potrà aspettare solo dagli altri la risoluzione dei nostri problemi.
In quest’ottica rinnovo il mio personale invito a tutti i colleghi a ritenermi a loro disposizione per ogni iniziativa, proposta, o anche semplice osservazione o ben accetto consiglio, al fine di realizzare la massima partecipazione ed espletare in modo concreto, e mi auguro utile, le mie funzioni di delegato nel preminente interesse del nostro Ordine.

avv. Serena Botta
(Foro di Trani)

lunedì, dicembre 01, 2014

Legge Stabilità: nuovo balzello sulle cause fino a €. 1.033.

Le notifiche si pagheranno anche per le controversie fino a 1.033 euro di competenza del giudice di pace.
Lo prevede un emendamento del governo al disegno di legge di stabilità per il 2015 (atto camera 2769-bis), approvato in commissione bilancio della camera, che ha licenziato il testo per l’aula.
Si tratta di una modifica all’articolo 10 del ddl stabilità, dedicato alle misure per l’efficienza del sistema giudiziario.
Il testo originario si limitava a istituire presso il ministero della giustizia un fondo, con una dotazione di 50 milioni di euro per l’anno 2015, di 90 milioni di euro per l’anno 2016 e di 120 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2017, per il recupero di efficienza del sistema giudiziario e il potenziamento dei relativi servizi, e anche per il completamento del processo telematico. L’emendamento tocca le tasche dei cittadini, che si rivolgono al magistrato onorario.
Nella versione attuale le cause e le attività conciliative in sede non contenziosa il cui valore non eccede la somma di 1.033,00 euro e gli atti e i provvedimenti a esse relativi sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato. In sostanza ci si limita a pagare 46 euro di contributo unificato, come previsto dal Testo unico delle spese di giustizia.
Con la modifica a questo balzello si aggiunge l’obbligo delle parti di sostenere i costi di notificazione richiesti agli ufficiali giudiziari (spese di spedizione e indennità di trasferta) anche nelle cause e attività conciliative in sede non contenziosa davanti al giudice di pace, di valore inferiore a 1.033 euro.
Diventa più caro impugnare una multa o iniziare una causa di valore molto basso, in quanto si deve sostenere il costo delle notificazioni.
Si noti che con la soppressione delle sedi distaccate dei tribunali e quindi degli ufficiali giudiziari presso le sedi distaccate stesse, una notifica a mani del destinatario potrebbe risultare molto cara in termini proporzionali.
Secondo l’emendamento, infatti, viene aggiunto un comma all’articolo 46 della legge 374/1991, nel quale si prescrive che per le notificazioni richieste agli ufficiali giudiziari, i diritti e le indennità di trasferta o le spese di spedizione sono dovute dal notificante.
 Con un subemendamento del relatore al ddl, si precisa che le somme che saranno incassate, grazie al nuovo balzello, saranno utilizzate dal ministero della giustizia per garantire la funzionalità degli Uffici Uepe (uffici di esecuzione penale esterna).

Fonte: Antonio Ciccia, Italia Oggi

venerdì, novembre 28, 2014

Il nuovo regolamento elettorale per i COA è degno della Bulgaria!

Esordii in politica professionale nel 1970, ad un'assemblea del mio Ordine, proponendo che si stabilisse di volare solo su scheda bianca e non con volantini contenenti l’elenco dei candidali proposti dal Consiglio (era consentito cancellare e sostituire).
La proposta, considerata dal Consiglio rivoluzionaria e fortemente osteggiata dal Presidente, venne approvata a larga maggioranza.
Sono passati 45 anni ed il regolamento promulgato, prevedendo la presentazione di liste blindate con un numero di candidati pari a quelli da eleggere, mi appare espressione di una cultura totalitaria ed egualitaria che privilegia il collettivo sull'individuo.
Oggi, più di allora, intendo reagire: non tanto in nome della democrazia, di rado salvifica, ma per rivendicare la piena libertà di scelta, perché ogni nostro rappresentante deve essere votato individualmente per le capacità e le doti personali e non perchè inserito nella lista totalitaria.
Se le annunciate impugnazioni non sortiranno l'esito auspicato l'Avvocatura deve manifestare forte dissenso dando solo voti individuali: è indispensabile che i più attenti invitino i distratti ed i pigri a non votare le liste e che avvocati seri e stimati si facciano al fieri della protesta candidandosi per testimoniare il loro disgusto per un sistema che persino in Bulgaria, dove proverbialmente vigeva, è stato relegato nella soffitta della memoria.
Viva la Libera Avvocatura!

Avv. Aurelio Di Rella

martedì, novembre 25, 2014

CONSIGLI ORDINI AVVOCATI, NUOVE NORME PER LE ELEZIONI: DA AIGA UN SECCO NO AL VOTO DI LISTA.

(Roma, 25/11/2014) Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, assume piena efficacia il nuovo regolamento per l'elezione dei Consigli degli Ordini degli Avvocati (COA), che introduce il voto di lista.
Una scelta che non piace ai giovani avvocati: con il voto di lista, infatti, pochi nomi “eccellenti” forti di piccole ma importanti sacche di consenso potranno decidere i nomi dei rappresentanti chiamati a sedere nei Consigli.
«La bozza di regolamento diffuso dal ministero a luglio – spiega la presidente di AIGA Nicoletta Giorgi – non contemplava assolutamente il voto di lista e il comma 4 dell’art. 9 prevedeva che il voto fosse espresso esclusivamente attraverso l’indicazione del nome e cognome degli avvocati candidati».
Oggi non è più così. Il Consiglio Nazionale Forense nel proprio parere del 07.08.2014 inviato al Ministro della Giustizia introduce il voto di lista, giustificandolo come garanzia della rappresentanza di genere prevista dal comma 2 dell’art. 28 della legge 247/12.
Il Ministro nel comunicato stampa che accompagna la pubblicazione del regolamento in Gazzetta ribadisce che l’obiettivo fissato è quello di garantire, in ossequio al principio costituzionale, che il riparto dei consiglieri da eleggere sia effettuato in base a un criterio che assicuri l'equilibrio tra i generi: il genere meno rappresentato deve ottenere almeno un terzo dei consiglieri eletti.
«L’equilibrio dei generi e, diciamolo, la garanzia che vi siano almeno un terzo di donne all’interno dei COA, perché di questo si tratta, porta così a sacrificare il basilare principio di democrazia e del voto libero – attacca la presidente dei giovani avvocati italiani –. Non possiamo fermarci al testo letterale del regolamento che comunque non esclude il voto di preferenza: chi viene cooptato a far parte di una lista sottoscrive, neppure implicitamente, l’accordo per cui i suoi elettori dovranno votare la lista. Diversamente le conseguenze sono facilmente immaginabili: quattro anni “difficili”. Così facendo non sarà necessario aspettare l’esito delle elezioni: la predeterminazione della composizione del COA sarà evidente già 10 giorni prima dell’inizio delle operazioni di voto. I candidati forti, avranno il potere, mai stato così certo, di decidere chi sarà componente del nuovo Consiglio alla faccia della libera competizione elettorale, del ricambio generazionale, e della dialettica tra soggetti di diversa estrazione».
«Non nascondiamoci – invita la presidente di AIGA – dietro l’equilibrio di genere. Le donne non hanno bisogno di questo sistema di cooptazione per blindare la lista. Le donne non vogliono fare da tappabuchi. All’interno dei nostri fori i colleghi che vogliono candidarsi al COA dovranno godere della preferenza esplicita dell’elettorato. La politica forense sta prendendo il peggio della politica tout court con l’aggravante, oggi, della sua complicità. La politica, quella che stiamo scimmiottando, il cambiamento non lo porterà di certo con questa previsione regolamentare».

lunedì, novembre 24, 2014

ANF: INACCETTABILE IL REGOLAMENTO PER L'ELEZIONE DEI CONSIGLI DELL’ORDINE. GOVERNO DELUDE ASPETTATIVE DI RINNOVAMENTO DELL’AVVOCATURA.

“Il Governo Renzi, con una forte componente giovane e che del rinnovamento vorrebbe fare uno dei suoi tratti distintivi, delude le attese di migliaia di giovani avvocati, poichè rafforza establishment consolidati, che con il nuovo hanno davvero poco a che vedere. Il regolamento per le elezioni dei Consigli dell’Ordine,appena pubblicato in Gazzetta, delude le aspettative di chi contava su nuovi e rinnovati Consigli, al passo con i tempi e con la modernità”.
Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Ester Perifano.
“Non possiamo che esprimere forte delusione e grande preoccupazione – continua Perifano - perché le norme consegnano ad una sostanziale sclerotizzazione, almeno per i prossimi 8 anni, la governance delle nostre Istituzioni di base, ovvero i Consigli dell’Ordine ,in un momento in cui sarebbe necessario un forte rinnovamento per reggere la concorrenza delle altre professioni e le sfide sovranazionali che ci attendono. Il regolamento elettorale lascia sostanzialmente intatte le regole di 80 anni fa, anzi , con l’introduzione del voto di lista, le peggiora addirittura,consentendo di votare in blocco con un ‘click’ tutti i candidati. Viene azzerato il voto limitato, e così la tutela delle minoranze, e stroncate le candidature singole, quelle che, rifiutando il meccanismo delle ‘cordate elettorali’ hanno consentito, sino ad oggi, la presenza all’interno dei Consigli dell’Ordine di voci libere ed autonome. Tra le conseguenze del sistema così immaginato, la mortificazione delle specificità femminili, costrette, per essere elette, a chiedere“protezione” al candidato forte”.
“Inevitabilmente -aggiunge Perifano- questo regolamento è destinato a cambiare il tenore dei rapporti tra l’avvocatura di base e il Ministro della Giustizia Orlando, nei confronti del quale avevamo pure, nel momento della sua elezione, riposto la massima fiducia. E’ vero che negli ultimi mesi gli avvocati sono stati coinvolti , ma solo formalmente, nei percorsi riformatori messi in atto, però poi purtroppo alle parole non sono seguiti i fatti, e molte delle nostre segnalazioni, ad esempio per la mini riforma del processo civile, sono rimaste del tutto inascoltate. Quanto al regolamento elettorale, abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere per segnalare le criticità riscontrate, con la speranza che il Ministro correggesse almeno le storture più evidenti. Ciò non è accaduto e il regolamento, con la introduzione del voto di lista, è stato addirittura peggiorato. Del resto, siamo in buona compagnia, se è vero, come è vero, che anche i pareri del Parlamento, di fatto , sono stati ignorati”.
“Non ci resta che valutare, nella consapevolezza che la strada del dialogo è purtroppo fallita, l’opportunità di una impugnazione che ristabilisca i principi democratici così gravemente compromessi” – conclude Perifano.

Cassa Forense: parte l’operazione “cittadinanza previdenziale”.

A seguito dell’entrata in vigore del Regolamento di attuazione dell’art. 21, commi 8 e 9 della legge 247/2012, Cassa Forense sta procedendo d’ufficio alle nuove iscrizioni alla Cassa di tutti gli iscritti agli Albi Forensi, senza alcuna necessità di presentazione della domanda da parte dei diretti interessati ( cfr. art. 1 del regolamento).
In particolare, si comunica che la Giunta Esecutiva, nella prossima seduta del 28 novembre 2014, provvederà a iscrivere circa 40.000 avvocati non ancora iscritti a Cassa Forense. A seguito dell’adozione della delibera, la Cassa comunicherà agli interessati, a mezzo PEC o Raccomandata A/R, l’avvenuta iscrizione, con il conteggio dei contributi minimi dovuti per gli anni 2014 e 2015 e le istruzioni per i versamenti, che avverranno in modo dilazionato nel corso del 2015.
A partire dalla ricezione della comunicazione di iscrizione alla Cassa inizierà a decorrere anche il termine di 90 gg. previsto dalla normativa transitoria (art. 12) per l’eventuale cancellazione dagli Albi Forensi senza il pagamento dei contributi minimi 2014 e 2015.
In tal caso, sarà dovuto solo il versamento del contributo integrativo nella misura del 4% del volume di affari effettivamente prodotto.
Chi, viceversa, opterà per il mantenimento dell’iscrizione potrà, su base volontaria, entro 6 mesi dalla ricezione della comunicazione di avvenuta iscrizione, richiedere la retrodatazione dell’iscrizione per il periodo di praticantato (max 5 anni), per i primi 3 anni di iscrizione all’Albo e per il 2013 (cfr. art. 3 del regolamento).
Entro lo stesso termine sarà anche possibile, in caso di avvocati ultraquarantenni, chiedere gli ulteriori benefici previsti dall’art. 4 del regolamento.
L’operazione si completerà tra dicembre 2014 e gennaio 2015, con circa ulteriori 10.000 iscrizioni che richiedono un’istruttoria più complessa.
Sarà così data piena “cittadinanza previdenziale”, in conformità al dettato legislativo, a tutti gli iscritti agli Albi Forensi, che potranno così godere di tutte le coperture assistenziali assicurate dalla Cassa (indennità di maternità, polizza sanitaria di base, assistenza in caso di bisogno o per inabilità temporanea, ecc.), fruire delle convenzioni in essere e, in prospettiva futura, avvalersi di una tutela previdenziale completa, adeguata e garantita nel tempo dalla solidità finanziaria dell’Ente.
Colgo l’occasione per rivolgere a tutti i prossimi neo-iscritti un saluto di benvenuto da parte di Cassa Forense.
Roma 24 novembre 2014 

Il Presidente 
Avv. Nunzio Luciano

Il processo civile dopo le "riforme"!

mercoledì, novembre 19, 2014

In ricordo dell’Avv. Pippo Falvella.

Quando in una tranquilla mattinata di studio ti raggiunge una telefonata nella quale, con voce rotta, c'è chi ti comunica la scomparsa di un amico si fa fatica a proseguire nelle abituali occupazioni.
Si è spento a Salerno, dopo una lunga malattia, Filippo Falvella, Avvocato e fine ed arguto intellettuale.
Queste le note di cronaca......ma per me era molto di più......
Un amico, un prezioso compagno per un lungo ed entusiasmante tratto di strada....una persona fantastica, allegra, sensibile, di grande intelligenza e intuito.....indimenticabile e insostituibile.
La mia esperienza all'OUA è e resta indimenticabile anche, e molto, grazie a Te....alle Tue intuizioni geniali, al Tuo humour in ogni occasione, all'affettuosità che mai mi hai fatto mancare, i Tuoi "codici"...e a tanto....troppo altro.....
Caro Pippo, e' davvero difficile pensare di non rivedere più il tuo contagioso sorriso.
Ti ricorderò sempre con affetto nelle vie della Tua Salerno, quando solo pochi mesi fa mi hai accompagnata a vedere le luminarie e ci siamo fatti, come sempre, tante risate.......
Riposa in pace, amico mio.
Avv. Michelina Grillo

Addio Pippo, amico di cento battaglie......

lunedì, novembre 17, 2014

Antitrust, CNF: Provvedimento abnorme, presenteremo ricorso al giudice amministrativo.

Roma 17 nov. 2014- Il Consiglio Nazionale Forense, appreso del provvedimento sanzionatorio dell’Antitrust per presunte pratiche restrittive della concorrenza praticate con una circolare e con un parere reso ad un Ordine, lo ritiene abnorme e sproporzionato.
Il CNF impugnerà il provvedimento ritenendolo abnorme, sia nel merito sia in procedura.
Un provvedimento certamente frutto di superficiali letture delle normative in esso richiamate e dei fatti contestati, ispirato a noti pregiudizi.
Per non parlare della sanzione che per la sua assurda quantificazione si commenta da sola.

venerdì, novembre 14, 2014

IL CNF SANZIONATO DALL'ANTITRUST.

Roma, 14 novembre 2014- Con una sanzione pecuniaria di 912.536,40 euro, l'Antitrust ha multato il Consiglio nazionale forense per aver ristretto la concorrenza, limitando l'autonomia degli avvocati in materia di compensi professionali.
La decisione dell'Autorità chiude così un'istruttoria sulle condotte del Cnf per violazione dell'art. 101 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Il Consiglio forense è stato sanzionato dall'Agcm per aver pubblicato una circolare con cui reintroduceva di fatto l'obbligatorietà delle tariffe minime, non più vincolanti dopo la cosiddetta "riforma Bersani" del 2006 ed effettivamente abrogate nel 2012.
E inoltre, per aver adottato un parere contro i siti Internet che propongono ai consumatori associati sconti sulle prestazioni professionali, in base alla tesi che ciò confliggerebbe con il divieto di accaparramento della clientela sancito dal Codice deontologico della categoria.
Secondo l'Antitrust, questi due interventi erano diretti a limitare la concorrenza tra avvocati sul prezzo e sulle condizioni economiche delle prestazioni professionali.
L'Autorità ha anche diffidato il Cnf dal ripetere in futuro analoghi comportamenti.

mercoledì, novembre 12, 2014

Nota del CNF, in merito ad un articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera.

Arbitri e affidabilità degli arbitrati, CNF: Evitare confusioni e imprecisioni che rischiano di dare informazioni non corrette.
 COMUNICATO STAMPA 
Roma 12/11/2014. Il Corriere della Sera pubblica oggi un articolo nel quale viene attaccata la scelta del Ministro Orlando che, nell’interesse del sistema giustizia, sta cercando di promuovere istituti alternativi al processo, per poter da un lato garantire soluzioni secondo diritto ai cittadini in lite tra loro e dall’altro promuovere un sistema di ricorso al giudice che, venendo meno i carichi processuali eccessivi, dia garanzia di celerità e qualità nelle decisioni.
Si prevede che tali istituti devono, a tutela del cittadino, essere affidati ad operatori del diritto, a professionisti che devono seguire un lungo percorso di studi universitari prima, di tirocinio poi, di esame di abilitazione alla fine, come gli avvocati che sono intesi come “ risorsa” per il Paese proprio in virtù della loro competenza e specifica professionalità.
Oltre alla preparazione “di base”, peraltro, la disciplina in materia di arbitrati di cui all’ultima riforma a cui si riferisce l’articolo, va oltre: pretende infatti una ulteriore particolare qualificazione degli arbitri, attraverso la iscrizione in appositi elenchi che ne garantiscano competenza e professionalità.
Contrariamente a quanto sostenuto nell’articolo, inoltre, sugli arbitri vi è un controllo di natura pubblicistica, in quanto la legge ne attribuisce la nomina e la vigilanza ai consigli dell’Ordine che sono enti pubblici di natura non economica.
Senza contare che i professionisti che si trovano a svolgere la funzione di arbitro sono (e sono sempre stati) esposti a gravi responsabilità risarcitorie, qualora con il loro comportamento, anche solo colposo -e non doloso come nel caso del reato di corruzione - provochino pregiudizio alle parti, così come sono esposti a importanti conseguenze disciplinari, tali da poterne inibire l’esercizio della professione.
Per quanto dall’articolo appaia che l’arbitrato sia una novità per l’ordinamento italiano, esso è invece radicato in esso e disciplinato dal codice di procedura civile; ad esso si fa frequente ricorso, ad esempio da parte delle imprese, proprio per le garanzie di tecnicità e di rapidità che esso offre.
L’altro istituto richiamato dall’articolo, la negoziazione assistita, è noto in altri paesi europei, dove ha dato buona prova di sé, e non è altro che la vestizione più garantita dell’accordo che due parti cercano e trovano prima di rivolgersi al giudice.
In entrambi i casi, mai è impedito alle parti il ricorso al giudice. Sconcerta dunque l’affermazione assoluta e generica per cui gli arbitri vengono definiti corruttibili, non potendo essere perseguiti per il reato di corruzione.
Una cosa è il concetto di corruttibilità, una potenzialità questa che riguarda in astratto chiunque (magistrato, politico, giornalista, arbitro o mediatore) e che è da combattere a tutti i livelli.
Altra cosa sono le categorie del diritto penale, che secoli di elaborazione dottrinaria da parte di grandi giuristi, e di elaborazione giurisprudenziale, anche costituzionale, hanno costruito, e sul punto ci pare che l’articolo faccia molta e grave confusione.
E spesso la confusione corrompe le idee.

lunedì, novembre 10, 2014

LETTERA DI UN GIOVANE AVVOCATO.

Da qualche giorno sta circolando sul web la lettera che segue, attribuita ad una giovane avvocatessa. Non sappiamo se il documento sia autentico, ma lo pubblichiamo ugualmente perchè lo scritto riflette lo stato d'animo di tanti giovani, approdati ad una Avvocatura già in crisi e ripIegata sui propri problemi (.....senza saper come risolverli). 

consiglioaperto 

"Sono un avvocato catanese, mi sono laureata con il massimo dei voti 11 anni fa, ho fatto pratica in uno studio "importante", mi sono subito abilitata alla professione.
Ho anche conseguito un Dottorato presso la nostra Università con cui mi onoro di continuare a collaborare, ovviamente senza percepire compensi ed oggi, a 37 anni, io non ho un euro in tasca.
Quest'anno non ho guadagnato nulla; ma non il nulla che si dice tanto per dire o perché si deve evadere; NULLA NULLA.
Faccio parte del popolo della Partita Iva, quello degli evasori per antonomasia; ma di quella parte di quel popolo a cui piacerebbe poter evadere il fisco per una ragione diversa dalla sopravvivenza.
Io non percepisco disoccupazione, non godo di Cassa Integrazione né di procedure di mobilitá, non ci sono ammortizzatori sociali per me che ho perso il lavoro ma non posso dirlo: perché nessuno ti crede, perché un avvocato non può aver perso il lavoro e non può essere disperato.
Non ho un cognome potente, ma due genitori che mi hanno insegnato che la dignità viene prima di ogni cosa e per questo non mi sono venduta ad un sistema in cui se fai il "parafangaro", di sinistri falsi ancor meglio, sei sistemato alla grande!
Ho sempre pensato che il Diritto fosse una cosa diversa da un colpo di frusta, che il Diritto fosse studio, ricerca, scoperta, invenzione, educazione, moralità, rispetto delle regole. E, invece, ho capito che non serve nemmeno scrivere in corretto Italiano.
Sono un avvocato che non lavora e che ogni giorno va a caccia di un’idea che le permetta di cambiare pagina e vita cercando di ripetere a se stessa che non ha buttato nella spazzatura gli anni migliori della propria vita.
Non sarò ricevuta dal Papa nè da Renzi perché, fondamentalmente, non esisto.
Nessuno crede a un avvocato senza lavoro e senza soldi! Nemmeno la mia cliente che seguo col gratuito e che va far le pulizie riesce a credere che lei guadagna più di me!
Certo in un paese normale non dovrebbe essere così; io e il mio cervello dovremmo essere impegnati in ben altro che nell'invidiare la dichiarazione dei redditi della Colf che il “parafangaro” di cui sopra ha appena assunto, in nero, nella sua bella villetta comprata con l'ultimo sinistro in cui, grazie a Dio, c'è scappato il morto!
Io la mia tragedia me la sono vissuta in silenzio e come me tanti e tanti colleghi con cui ti ritrovi a parlare silenziosamente e mestamente. Ma non è giusto.
Tutti giustamente protestano, tutti vanno in TV, tutti si straziano pubblicamente e perché io, che a dicembre, come tanti altri, mi cancellerò da quell'Albo in cui con tanta fatica ho scritto anche il mio nome, dovrei farlo in silenzio? Perché?
Per la falsa presunzione che ancora alberga nella gran parte della gente, compresi i parenti più stretti, che l'Avvocato è benestante di default?
Io mi licenzierò perché non posso pagare più la polizza per la responsabilità professionale, perché non potrò iscrivermi alla Cassa Forense, perché devo ancora pagare le tasse dello scorso anno, perché non posso pagare la stampante nuova e nemmeno il toner, perchè.......non ce la faccio più ad umiliare me stessa. Provo un grande senso di vergogna, oltre che di profonda tristezza, perché quando un libero professionista perde, molla, chiude, non ha nessuno contro cui protestare; non ha datore di lavoro con cui prendersela, perché licenzia sè stesso.
Il bello della libera professione......
Ma la vergogna non può essere la mia, non deve essere la mia; la vergogna se la prenda chi ha distrutto una generazione di professionisti, di lavoratori, di giovani; inutile fare penosi elenchi.
Io che il giorno dopo la laurea sognavo file di professionisti che suonavano il campanello di casa mia per offrirmi lavoro; io che non me ne sono voluta andare via, che ho voluto lasciare il mio cervello qui dove era nato, a respirare il respiro del Vulcano, io che ancora credo nel merito personale di ognuno, dico solo che mi dispiace e lo dico rivolgendomi a mio padre che se ne è andato da poco e che ancora si inorgogliva nel dire a tutti che sua figlia era Avvocato."

venerdì, novembre 07, 2014

L'AFORISMA.

CASSAFORENSE: Regolarizzazioni contributive, in arrivo modalità d'accesso agevolate.

Il Comitato dei Delegati di Cassa Forense, con la modifica regolamentare approvata il 24 ottobre 2014, ha introdotto la possibilità di regolarizzazioni contributive con modalità rateali in caso di “regolarizzazione spontanea” o “accertamento per adesione”, istituti, questi, già previsti dal vigente regolamento delle sanzioni (artt. 13 e 14).
Una volta intervenuta l’approvazione Ministeriale del provvedimento, il mancato pagamento dei contributi, seguito da domanda di regolarizzazione spontanea, comporterà la possibilità di rateizzare fino a tre anni il debito contributivo, con oneri aggiuntivi estremamente ridotti.
La soglia minima dei contributi rateizzabili sarà, inoltre, abbassata a mille euro con facoltà, da parte del Consiglio di Amministrazione della Cassa, di consentire rateazioni più ampie (fino a cinque anni) qualora il debito complessivo da regolarizzare superi i 10.000 euro.
La modifica regolamentare, che avrà carattere strutturale, è stata adottata anche per venire incontro alle difficoltà economiche della categoria attestata dalla costante diminuzione dei redditi medi negli ultimi anni.
Si confida in un rapido iter di approvazione Ministeriale per poter dare applicazione concreta alla nuova disciplina nei tempi più rapidi possibili.
Roma, 07 novembre 2014
Il Presidente 
Avv. Nunzio Luciano

lunedì, novembre 03, 2014

LE ELEZIONI DEI VERTICI OUA, RACCONTATE DA CHI LE HA PERSE.

Non é agevole parlare di elezioni quando si perde. La sconfitta è pur sempre una ferita all'amor proprio e commentarla espone alla replica che tale commento sia frutto di acredine. Il nostro ambiente considera il perdere di per sé un disvalore e chi partecipa senza vincere, nella migliore delle ipotesi, un presuntuoso velleitario.
Io ho sempre scelto di partecipare (da protagonista, supporter ed anche da semplice elettrice), "mettendoci la faccia". Oggi per me il dato positivo, dopo tanto tempo, è quello di riconquistare il piacere di partecipare al dibattito, libera da ogni vincolo di prudenza che non sia quello del rispetto delle persone.
Per farlo, tuttavia, è necessario che affronti una volta per tutte l'esito di quest'elezione per lasciarmelo definitivamente alle spalle. E non sarò breve. Premetto che quando perdo non recrimino mai contro gli altri. Chi partecipa a qualunque competizione elettorale sa quali sono le regole e le prassi - buone e cattive - i limiti propri ed altrui, le armi che si possiedono, che non si possiedono o che altri ti lasciano.
È comunque una competizione, vince chi ha sbagliato di meno e comunque chi partecipa deve mettere in conto la possibilità che accada. Questo per liquidare la parte agonistica della vicenda.
A me, però, interessa l'analisi politica di questa tornata elettorale, che non può prescindere da una cronologia dei fatti dello scorso mese di ottobre, dal venerdì congressuale al venerdì elettorale (anzi, per essere più precisi, al giovedì vigilia di elezioni, dato che, per lo più, le elezioni all'OUA si vincono il giorno prima).
Come è noto tutti noi siamo arrivati al Congresso senza discutere della futura dirigenza, in attesa dell'approvazione della mozione che avrebbe dovuto trasformare radicalmente lo statuto e la stessa natura dell'OUA.
Un approccio superficiale e ottimista non giustificato dal modus operandi dei maggiori protagonisti di questo congresso. Basterebbe ricordare che delle 6 mozioni statutarie principali, quattro provenivano dai commensali, stabili e/o occasionali, della stessa "tavolata".
Ed infatti, in questo gioco a chi è più bravo, più forte o più idealista, tutte le mozioni venivano pesantemente bocciate dimostrando sostanzialmente che nessuna componente dell'avvocatura è in grado di prevalere sulle altre, che in questa categoria tutti vogliono parlare ma nessuno è capace di ascoltare e che, pertanto, si comincia parlando di rappresentanza e si finisce per rappresentare soltanto se stessi.
Ad ogni modo la bocciatura sonora di tutte le mozioni generava una fase di temporanea fibrillazione, con correlata necessità di trovare chi avesse perso di più. A tale fibrillazione si è reagito in vario modo.
Da un lato la corrente che potremmo chiamare "degli amministrativisti" che disquisiva del fiorire di pareri che sarebbero stati resi a caldo da illustri specialisti, secondo i quali la bocciatura di mozioni aventi ad oggetto la modifica di uno statuto determinasse automaticamente l'illegittimità dello statuto non modificato.
Attorno a tale ardita teoria giuridica nascevano singolari apparentamenti tra cui i componenti della giunta uscente dell'OUA e taluni presidenti di ordine notoriamente impegnati nella creazione di altri e diversi organismi. Qualcuno, più ardimentoso che autorevole, giungeva a sostenere pubblicamente che i nuovi delegati non andassero eletti e che dovesse rimanere in piedi il solo ufficio di presidenza dell'OUA in attesa che "i saggi" realizzassero in "30, 60, 90 giorni" il nuovo organismo.
In ogni caso l'invito pressante e ricorrente era quello di convocare subito il Congresso straordinario (forse perché a quest'ultimo ci si era divertiti moltissimo) a cui affidare le stesse decisioni che a Venezia erano state bocciate. Dall'altra parte, descamisados ed avanguardisti festeggiavano una non meglio precisata "vittoria della base" inneggiando al principio "un avvocato un voto" (espressione che a mio avviso non vuol dire un granché) dimenticando che i delegati vengono eletti nei propri Fori perlopiù senza riferimento ad alcuna linea politica, in una contesa che - quando è vera - serve solo in chiave di posizionamento o consolidamento di equilibri locali in vista di successive elezioni dei COA di cui, comunque e di regola, le delegazioni sono espressione.. Frattanto c'era chi, responsabilmente e senza indugio, si limitava a rispettare le regole esistenti e procedeva con le elezioni dei delegati. A ruota, poi, anche chi aveva tentato di impedirle.
La platea congressuale pertanto, superata la fase di confusione, si avviava stancamente alla conclusione, procedendo distrattamente all'approvazione delle mozioni politiche (siamo stati in grado di approvare persino due mozioni di segno contrapposto) ed alla proclamazione della nuova assemblea OUA.
Da lunedì 13 ottobre è cominciata, quindi, la corsa ad immaginare quale presidente e quale giunta dovessero guidare il neonato organismo, scelta non facile dato che l'assemblea elettiva veniva da subito convocata per il 31 ottobre, sia in ossequio alle norme statutarie in materia sia per non lasciare troppo a lungo l'Organismo privo di leadership.
Per quanto mi riguarda avevo appreso a che Mario Diego era stato eletto quale delegato per il suo distretto e ne ero stata felice.
La scelta, per me naturale, aveva una duplice ragione, relativa alla persona ed alla situazione circostante: in tanti abbiamo potuto apprezzare per anni lo spessore anche culturale, la capacità organizzative e di indirizzo, l'esperienza e l'abilità nell'interlocuzione con ogni componente dell'avvocatura e con i singoli, l'indipendenza e l'autonomia da condizionamenti interni ed esterni e le doti umane e morali dell'Avv. Diego.
Non ultimo, avere fatto parte di coloro che hanno voluto, creato e difeso l'Organismo politico dell'avvocatura. Mi parevano qualità imprescindibili in questo momento di crisi e, con questo spirito, mi sono spinta a chiedergli che intenzioni avesse e se fosse disponibile a mettersi in gioco per dare una risposta di contenuti ad un congresso di parole dall'esito modesto.
Ho atteso per alcuni giorni che valutasse la sua situazione territoriale ma anche i costi personali ed economici che tale scelta gli avrebbe comportato ed infine mi ha comunicato che si sarebbe candidato chiedendomi di condividere da protagonista una impresa che non ha mai considerato individuale. E così scendevamo in campo con consapevolezza e con la pacata accettazione di ogni inevitabile regola del gioco.
Veniva frattanto ufficializzata soltanto la candidatura di Michele Sarno. Trascorsi i primi giorni, durante i quali la sola attività possibile era stata quella di verificare se tale candidatura registrasse un generale gradimento, il 17 ottobre ci incontravamo a Roma per potere ragionare sulla squadra possibile, sperando di potere operare un giusto equilibrio tra " componenti elettoralmente inevitabili" e componenti utili alla migliore realizzazione del progetto, che fossero espressione di tutto il territorio ma anche in grado di apportare un contributo qualificato di esperienza, idee, novità ed entusiasmo. Sapevamo che, volenti o nolenti, nessuna maggioranza può prescindere dal posizionamento delle delegazioni di Roma, Milano e Napoli (soprattutto se almeno due di esse viaggiano compatte) e non ci siamo sottratti alla poco commendevole trattativa con i referenti (capi) di queste, ricevendo ( almeno così avevamo capito) l'assenso di Milano e Roma, mentre risultava impossibile discutere con Napoli, almeno con il suo "capo delegazione" sottrattosi incomprensibilmente a qualunque ipotesi di dialogo e persino di banale conversazione.
Nello stesso fine settimana, a Matera, i mai rassegnati estimatori di "federordini", riuniti in conclave, provavano a ragionare sulla possibilità di affidare iniziativa e rappresentanza politica ad altro tipo di organismo, riunione che si concludeva con una sospensione dei lavori ed una ripresa successiva all'elezione dei vertici OUA.
Nello stesso fine settimana, a Roma, parte della giunta uscente, la stessa che non avrebbe voluto rieleggere l'assemblea con queste regole, si riuniva per lanciare la candidatura di Mirella Casiello, resa pubblica soltanto nell'ultima settimana.
Da li un susseguirsi di notizie, vere, false o tendenziose secondo la migliore tradizione elettorale, di lettere di delegati che chiedevano di spostare l'attenzione sui contenuti e posizionamento degli stessi che prescindeva dai contenuti richiesti, con Roma e Napoli sempre più sfuggenti che attendevano appunto il giovedì sera per comunicare asetticamente la loro adesione alla candidatura della neo presidente.
A suggellare il significato numerico di tale scelta la dichiarazione di adesione a tale candidatura dell'irresistibile Maurizio De Tilla. A noi, naturalmente, restava uno scomodo cerino acceso. L'atmosfera degli schieramenti era palpabile fin dall'ingresso nella sala dell'assemblea, con la giunta uscente schierata in attesa di festeggiare.
Interessante la coreografia scelta dallo schieramento avversario, con tanto di sfilata in pieno stile newPD, della squadra "vincente", ad evidenziare su quali supporter si faceva affidamento, con un piccolo cameo celebrativo della spaccatura consumatasi a Palermo.
Mario Diego, cui non difetta la sensibilità, reagiva con evidente emozione, sfociata in qualche insicurezza, ad uno scenario che appariva già deciso e che, nei numeri, ha dato un risultato anche più netto di quanto - a onor del vero - ci attendessimo.
Una precisazione doverosa: la sola, effettiva, vittoria elettorale è quella di Mirella Casiello visto che, come è noto, dopo la sua elezione, sono state ritirate tutte le altre candidature "non allineate", prima fra tutte la mia alla vicepresidenza, perché abbiamo ritenuto che la partecipazione ad una giunta, tanto più di un organo politico, non sia un fatto personale ma indichi l'adesione ad un progetto.
Il nostro ritiro non ha potuto impedire, tuttavia, il dovere procedere ai sensi di statuto, alla pur formale votazione delle altre cariche alla quale i candidati della cordata vincente hanno partecipato senza candidati avversari. Tutto questo è già il passato e non vi è dubbio che non rispondesse alla mia idea di rilancio dell'avvocatura.
Oggi il presente porta il nome della presidente Casiello. Non è mio costume esibirmi in congratulazioni di circostanza e non lo farò neanche questa volta. Avrei preferito sapere che la scelta operata dalla maggioranza fosse rispondente all'adesione ad un chiaro progetto politico - seppur diverso dal mio - piuttosto che a ragioni che non si è ritenuto neppure di dovere esplicitare.
Ho provato a capire, ma tutto quello che ho sentito è che dalla mia parte eravamo presuntuosi e saccenti, antipatici e poco conviviali e, persino, che non mi fossi preoccupata di assicurarmi i preventivi appoggi (autorizzazioni?) prima di imbarcarmi in questa vicenda.
Io, in verità, ero occupata ad immaginare un organismo che parlasse del ruolo dell'avvocato in una società globale che non tutela più i diritti della persona, che si occupasse della capacità degli avvocati di affrontare da protagonisti la crisi economica del paese, trovando al proprio interno le risposte anche di natura economica che consenta di riposizionarsi nel mercato, che affrontasse il tema della giurisdizione statale in uno Stato che ha già trasferito la parte più consistente della tutela degli interessi ad Autority o autorità garanti che decidono al di fuori di ogni controllo.
Questo è ciò che mi sarebbe piaciuto sentire. Ed anche che gli 88 componenti dell'assemblea dell'OUA sono una risorsa che dobbiamo imparare a sfruttare e non gli esponenti di un club ricreativo che disturbano il cammino "dei saggi".
Non mi interessa sapere se fra sei mesi faremo un altro congresso per soddisfare chi non è riuscito a vincere questo e neppure se è vero o no che il PD sia stato determinante in questa elezione, soltanto perché una collaboratrice del Ministro, tale Patrizia Papale (amica personale della giunta uscente) era presente alla nostra assemblea.
Al tempo stesso, però, non starò con chi aspetta soltanto che la Presidente faccia un passo falso né mi interessa attendere il momento in cui potrò dire "io lo avevo detto".
Per me il ragionamento su ciò che è stato si chiude oggi con questo lungo intervento. Per quel poco che conosco la Casiello, mi pare di potere ravvisare un grado di determinazione ed autonomia che forse sorprenderà anche chi né ha voluto l'elezione.
Le auguro di comprendere velocemente quanto serve per esercitare proficuamente il suo ruolo, di ascoltare tutti - amici, pseudo amici, ruffiani ed avversari - e poi di decidere sempre e comunque.
Le auguro di potere lavorare serenamente per due anni e di potere ottenere, forte del consenso dei grandi Ordini che l'hanno sostenuta, i contributi economici che ogni ordine è obbligato a dare e che sono indispensabili per fare politica in modo autonomo ed indipendente.
Le auguro, soprattutto, di non avere mai paura di fornire ogni spiegazione ed informazione sulla sua gestione affinché l'Organismo - come ogni altro organo dell'avvocatura - sia davvero trasparente ed a disposizione di tutta l'avvocatura. Le auguro, più semplicemente, buon lavoro.
Concludo ringraziando molto, molto, Mario Diego per averci consentito di usare il suo nome, la sua faccia e la sua storia in questa iniziativa. Ai miei amici e colleghi di cordata Alessandro Moro, Melania Delogu, Marco Angiolillo e Elisa Minerva il riconoscimento di una partecipazione politica intensa e qualificata, non condizionata da esigenze autocelebrative e autopromozionali.
Ringrazio ancor di più i numerosi amici, quelli che sono stati al nostro fianco, rinunciando a giocare su tutti i tavoli, che non cito rispettosamente per non accomunarli al resoconto di una sconfitta.

Avv. Annamaria Introini

venerdì, ottobre 31, 2014

Comunicato ufficiale dell'OUA.

Eletti i nuovi vertici dell'OUA.

L’avv. MIRELLA CASIELLO - delegata di Taranto - è il nuovo presidente dell’OUA, oggi eletto. Ecco i nomi di tutti gli eletti per la nuova giunta OUA: Casiello (presidente), Faranda, Improta, Radicioni, Ponzio, Barbieri Carola, Condipodero, Graziani e Monreale, Greco e Pilia (coordinatore e vice dell'assemblea).
Riportiamo, qui di seguito, le dichiarazioni programmatiche del nuovo Presidente: “mai come in questo momento l’OUA abbia bisogno di nuova linfa e nuove energie, che saranno assicurati dai nuovi delegati, opportunamente valorizzati ai fini dell’inevitabile ed opportuno ricambio generazionale. L’Organismo di rappresentanza politica dell’Avvocatura che abbiamo in mente dovrà partire dal recupero del rapporto con il territorio, caratterizzato da una forte differenziazione per reddito e per struttura organizzativa degli studi professionali.
Dovrà ascoltare le voci dei Colleghi che chiedono innanzi tutto tutela per loro stessi e per il proprio lavoro, affinchè possano poi liberamente tutelare i cittadini, e farsi carico dei loro problemi, al fine di reclamare le soluzioni più opportune nelle sedi competenti. Dovrà curare i rapporti con le istituzioni forensi, nel reciproco rispetto dei differenti ruoli, e consolidare quelli con le associazioni che rappresentato l’Avvocatura di base e le singole specificità professionali.
In attuazione delle mozioni approvate al recente Congresso, terremo in massimo conto la necessità di perseguire con particolare tenacia questi obiettivi: 1) presenza degli Avvocati negli Uffici legislativi; 2) dialogo con l’Avvocatura militante in tutti i Tribunali, sia rafforzando il rapporto delegato/territorio di appartenenza, sia prevedendo assemblee itineranti che favoriscano il confronto sulle specifiche problematiche dei territori, avendo cura tuttavia di non incidere sui costi ; 3) scioglimento dei nodi in tema di società tra Avvocati e società multidisciplinari, specializzazioni, scuola per Cassazionisti; 4) ripresa di un sereno confronto con tutte le componenti dell'Avvocatura per raggiungere una proposta unitaria che miri al rafforzamento dell'OUA, nel rispetto dei principi di democrazia nella composizione dell'organo, di collegialità e di adeguata rappresentanza geografica.
Nell’ottica della migliore e più trasparente gestione, infine, riteniamo che l’Organismo possa funzionare al meglio solo con il rigoroso rispetto delle regole statutarie ed una corretta e democratica gestione della Assemblea, che avrà un ruolo centrale. In questo modo, i deliberati dell’Organismo, di cui mi impegno a essere fermo portavoce con politica e istituzioni, potranno avere forza e contenuti condivisi.
 La squadra che si formerà non soggiacerà a criteri di mera logica ripartitoria, ma terrà in debito conto la obiettiva necessità di effettiva rappresentanza di tutte le aree geografiche e, ad un tempo, le singole specificità e idee dei Delegati, che saranno chiamati portare il loro contributo nelle Commissioni.”

martedì, ottobre 28, 2014

RIFORMA FORENSE: in vigore dal 1°gennaio 2015 il nuovo regime di formazione continua.

Formazione e aggiornamento: sono queste le due fondamentali modalità che l’avvocato, in libertà, potrà seguire per adempiere all’obbligo- deontologico e ora anche legislativo- della formazione continua.
E’ stato pubblicato, nella apposita pagina web del sito istituzionale del CNF, il regolamento n. 6/2014 che disciplina le nuove modalità per la formazione continua, ispirate all’obiettivo di promuovere l’adempimento di tale obbligo da parte degli avvocati nella maniera più proficua e utile per le specifiche necessità di ciascuno. Il nuovo sistema entrerà in vigore il primo gennaio 2015. Il plenum del 26 settembre ha anche deliberato i componenti della Commissione centrale per l’accreditamento della formazione, deputata a valutare e attestare la qualità degli eventi di formazione e aggiornamento che abbiano una rilevanza nazionale, siano seriali, prevedano modalità di formazione a distanza (Fad), che si svolgono all’estero.
I principi generali cui si ispira il regolamento declinano il concetto di formazione continua ricomprendendo in essa tutte le attività a carattere formativo che danno luogo a percorsi di apprendimento e di acquisizione di conoscenze e competenze in tempi successivi rispetto a quelli della formazione iniziale, come comunemente e universalmente inteso in campo formativo.
L’obbligo formativo viene coniugato con il principio della libertà di formazione, teso a consentire all’avvocato la scelta degli eventi da seguire il più ampia possibile e coerente con i propri fabbisogni formativi.
Il regolamento disegna un “sistema” con pluralità di attori, con responsabilità diverse e una governance che garantisca il maggior livello di uniformità possibile secondo il seguente processo: professionista, formazione, coerenza, valutazione, verifiche e monitoraggio.
Attenzione e disciplina viene assicurata alle regole per il finanziamento delle attività formative da parte di soggetti terzi, pubblici e privati, nella convinzione che la formazione, per rispondere alle esigenze di completezza, qualità ed efficacia, comporta costi che non debbono necessariamente ricadere sui soggetti beneficiari, ma che il finanziamento non debba incidere con ingerenze sulla didattica per garantirne l’indipendenza.
Il periodo di valutazione dell’obbligo formativo sarà di 3 anni, nei quali occorrerà accumulare 60 crediti formativi (almeno 15 all’anno), di cui nove in ordinamento/previdenza/deontologia forense. Spazio alla formazione a distanza, per un massimo del 40% dei crediti del triennio.
Il periodo decorre dal primo gennaio successivo alla data di iscrizione all’albo o all’elenco di tirocinanti con patrocinio.
L’avvocato potrà essere esonerato in relazione ad alcune ipotesi di impedimento indicate dal regolamento e fintanto che tale impedimento perdura.
Il regolamento introduce l’Attestato di formazione continua, rilasciato dal Consiglio dell’Ordine su domanda dell’iscritto che provi l’avvenuto adempimento dell’obbligo formativo, e previa verifica della effettività dell’adempimento.
Il possesso dell’attestato di formazione continua costituisce titolo per l’iscrizione e il mantenimento della stessa negli elenchi previsti da specifiche normative o convenzioni, o comunque indicati dai Consigli dell’Ordine su richiesta di Enti pubblici, per accettare la candidatura per la nomina di incarichi o di commissario di esame, nonché per ammettere tirocinanti alla frequenza del proprio studio.
In ogni caso, il mancato adempimento dell’obbligo formativo costituisce illecito disciplinare.
Il regolamento disciplina la procedura di accreditamento degli eventi formativi, che potranno essere organizzati da enti pubblici e privati, da parte del CNF e dei Consigli dell’Ordine, che entro il 31 gennaio di ogni anno renderanno noto il Piano dell’offerta formativa.

Dal Tribunale di Milano, una netta presa di posizione: la cd sindrome d’alienazione parentale (PAS) non esiste.

TRIBUNALE CIVILE DI MILANO 
Il PRESIDENTE
letto il ricorso introduttivo del giudizio, depositato ex artt. 316, comma IV, 337-bis c.c., in data .... ottobre 2014, da .... nei confronti di ..
preso atto delle doglianze del padre e ritenuto, sin da ora, di dovere svolgere verifiche in ordine alla conflittualità patologia dei genitori anche al fine di verificare la necessità di provvedimenti ex art. 333 c.c.;
rimessa al collegio la questione della competenza, dopo l’audizione delle parti;
dichiarata sin da ora la inammissibilità di accertamenti istruttori in ordine alla cd. PAS, in quanto la cd. sindrome di alienazione genitoriale è priva di fondamento, sul piano scientifico (Cass. Civ., sez. I, sentenza 20 marzo 2013 n. 7041), così come si appura dallo sfoglio della letteratura scientifica di settore (da ultimo v. DSM-V), e il comportamento che sia “alienante” può dunque rilevare sotto altri e diversi profili ma non come “patologia” del minore (non comprendendosi, peraltro, perché se “litigano” i genitori, gli accertamenti diagnostici debbano essere condotti su chi il conflitto lo subisce e non su chi lo crea: v. Trib. Varese, 1 luglio 2010); 
FISSA 
per la comparizione personale delle parti l’udienza del _ ore .
Nomina giudice Relatore:
Ordina alla parte ricorrente di notificare alla controparte il ricorso e il presente decreto entro il ___ e di produrre entro la medesima data copia delle dichiarazioni fiscali complete presentate negli ultimi tre anni.
Assegna alla parte resistente termine sino al __ per la costituzione in giudizio e per il deposito di copia delle dichiarazioni fiscali complete presentate negli ultimi tre anni.
Milano, lì 13 ottobre 2014
Il Presidente

Trib. Milano, sez. IX civ., decreto 13 ottobre 2014 (Pres. est. Servetti)

Anai: negoziazione assistita è futuro, abolire mediaconciliazione.

27 ott. (Adnkronos) - La negoziazione assistita sarà la vera svolta per la conciliazione delle controversie, mentre non c'è futuro per la mediaconciliazione.
E' quanto afferma l'Anai, Associazione nazionale avvocati italiani, in merito alle misure contenute nella riforma della giustizia civile, il cui testo è in discussione in Parlamento.
"La nuova procedura - continua De Tilla - è conforme agli articoli 24 e 111 della Costituzione, diversamente dalla mediaconciliazione obbligatoria che è 'mentalmente morta'. Farebbero bene ad abolirla subito, in quanto costituisce un mezzo inappropriato e illegittimo per avviare una trattativa conciliativa: costa tanto, impone di comparire, anche quando non si vuole, davanti ad una Camera di conciliazione, è punitiva e non esprime valori di consenso e di libertà. In altri termini, la mediaconciliazione obbligatoria non ha contenuti etici. Chiediamo quindi al ministro Orlando di rivedere subito la materia e di cancellare una volta per tutte la mediaconciliazione".

venerdì, ottobre 24, 2014

LETTERA AL CLIENTE.

Caro cliente, sono il tuo avvocato. Ho preso in carico il tuo problema, ti sono stato a sentire, ho dipanato insieme a te il problema, l’ho reso comprensibile. Non sempre quello che dici, sai, si capisce immediatamente.
Occorre ascoltare con attenzione, passare al setaccio le parole, distinguere quelle dettate dall’ira da quelle dettate dal cuore, separare quelle che nascono dall’ignoranza e dalla suggestione da quelle che sono pronunciate con animo sincero.
Ho prospettato delle soluzioni, ho ipotizzato, ti ho fatto delle domande, ho preso appunti. Questo, caro cliente, vale per tutti i problemi che possono essere sottoposti a un avvocato: problemi di credito da recuperare, di debiti con il mondo bancario, di imprese, di soci, di famiglia, di rapporti condominiali, di rapporti con la pubblica amministrazione, di figli, di mogli, di mariti.
Noi ascoltiamo: noi avvocati ascoltiamo. Io e tutti i miei colleghi dedichiamo al lavoro, cioè a te, al tuo problema, caro cliente, le nostre forze fisiche ed intellettuali.
Non è vero che il nostro lavoro è sedentario: noi corriamo dalla mattina alla sera, e nei Palazzi di Giustizia saliamo da un piano all’altro, alla ricerca dello sportello giusto, e poi scendiamo di nuovo, e risaliamo, e camminiamo per chilometri.
Nelle nostre borse ci sono le tue carte, le tue speranze, la tua rabbia e la tua delusione, la tua ansia, i tuoi problemi. Le nostre borse pesano tantissimo, perchè ci portiamo appresso la vita dei nostri clienti. E dopo avere ascoltato, caro cliente, dobbiamo decidere quale è la strada giusta da seguire, e dobbiamo seguirla,e non vorremmo mai sbagliare.
A volte ci capita di sbagliare, tuttavia, e allora soffriamo in silenzio,e passiamo nottate intere a rimuginare pensieri. Chi non fa questo nostro mestiere non sa cosa vuol dire svegliarsi di notte e rimanere a guardare il soffitto, aspettando il sonno che non torna.
Ognuno di noi si è sentito da dire dal suo dominus (e cioè l’avvocato anziano che gli ha insegnato il mestiere): fino a quando non resterai una notte sana a guardare il soffitto, con lo stomaco in subbuglio e le parole che si accavallano nella testa, non sarai avvocato.
I più anziani tra di noi l’hanno detto a loro volta ai loro discepoli, e i più giovani prima o poi lo diranno. A volte ci capita di trovare la soluzione, spesso ci capita di vincere una causa.
E allora, sempre in silenzio, ridiamo dentro di noi, perchè nessuno potrà mai capire che sensazione prova un avvocato che conduce la nave sino in porto.
Caro cliente, sembriamo una classe disunita, perchè ognuno di noi ogni giorno deve affrontare tutto e il contrario di tutto, e se io vinco vuol dire che qualcun altro perde, e se vince qualcun altro vuol dire che perdo io. Sembriamo disuniti, ma non lo siamo.
Il senso di solidarietà si impara in trincea, nella trincea dei Tribunali dove ogni giorno scendiamo per fare il nostro lavoro. Lì si imparano solidarietà e rispetto, e correttezza e tante altre cose belle. Si impara anche ad essere fermi, e coraggiosi. Ecco, questo è il mondo in cui io, caro cliente, vivo tutti i giorni da trenta anni. Io e altri 250.000 colleghi.
Adesso, improvvisamente, qualcuno se ne esce a dire che siamo troppi. E’ uno sbaglio di lana grossa, e ti spiego perchè, caro cliente: sino a prima della seconda guerra mondiale, gli avvocati erano a numero chiuso, come i notai.
Erano ricchi e potenti. Ma la gente come te, caro cliente, faceva anche una settimana di fila per parlare con l’Avvocato. E poi, tutto sommato, la gente come te, caro cliente, che diavolo doveva andare a fare dall’avvocato?
Le cose sono cambiate, gli scenari si sono stravolti: la proprietà privata non è più cosa di ricchissime e agiate famiglie, milioni di italiani hanno casa di proprietà. Questo vuol dire, semplicemente, che milioni di italiani hanno problemi di condominio, di rapporti con i vicini, di mutui, di ristrutturazioni, di compravendita. E questo per restare in un solo settore.
Il numero degli avvocati non deve essere rapportato al numero della popolazione italiana, ma al volume di rapporti problematici. Banche, imprese, rapporti di lavoro, condominio, separazioni, divorzi, amministrazioni di sostegno. Per questo ci sono milioni di controversie, in Italia. E il problema non sono gli avvocati, caro cliente.
Il problema è lo Stato che non sa dare una risposta adeguata. Mi fermo qui, perchè dovrei parlarti di moltissime altre cose, e il discorso diventerebbe di una lunghezza insostenibile.
Ma quello che mi premeva dirti, caro cliente, è che il tuo avvocato, sia esso giovane, vecchio, donna o uomo, calvo o capellone, grasso o magro, simpatico o molto serioso, è una persona che si fa carico del tuo problema, e se lo porta appresso per tutta la giornata, anche quando tu non ci pensi più.
E’ una persona che si aggiorna e studia per darti il migliore servizio possibile. E’una persona che di mestiere risolve i problemi degli altri: ascoltalo, seguilo e rispettalo.
E pagalo quando ti chiederà di essere pagato.

Avvocato Giuseppe Caravita