sabato, giugno 30, 2007

venerdì, giugno 29, 2007

Mastella in visita alla cittadella giudiziaria?


Nel corso della sua solita "omelia" televisiva del venerdì, tenuta dal pulpito di un'emittente amica, il Sindaco di salerno on. Vincenzo De Luca ha annunciato che lunedì prossimo (2/7/07) il Ministro della Giustizia on. Clemente Mastella sarà a Salerno, per un summit sulla giustizia locale.

Pare che vi dovrà anche essere un accesso al cantiere della cittadella giudiziaria, per verificare lo stato dei lavori ed ottenere dal Ministero impegni economici per le spese di arredo.

Peccato che nessuna delle tanto sollecite fonti locali e, per competenza "ratione materiae", il sito internet del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Salerno, abbia fornito per tempo la notizia, che riteniamo esser vera.

E' un peccato che vi sia stato tanto riserbo, perchè avremmo voluto accogliere degnamente il Ministro, magari con un'assemblea "aperta", con gli avvocati della base, per poter dire all'esponente del governo Prodi le "verità" sulla giustizia a Salerno che sono sulla bocca di tutti gli operatori di trincea.

Inoltre ci sarebbe piaciuto sentire, dalla bocca del Ministro, qualche parola chiara sui tempi di ultimazione ed attivazione della cittadella giudiziaria di Salerno (oramai divenuta una nuova "fabbrica di san pietro").

Sarà la solita "parata" inconcludente di sempre, la solita occasione per i "soliti" per mettersi in mostra: la Giustizia (quella con la G maiuscola) può attendere.

Visco dimettiti!


Giustizia lumaca.

“La dilazione è la forma più letale di diniego".

Arthur Bloch

Ancora sui risultati dell'esame di avvocato.



Il Presidente Montera, come noi amante delle polemiche (...purchè costruttive!), ci ha onorato di un fax di rimbrotto, per l'articolo sui risultati dell'esame di avvocato a Salerno, rimproverandoci di: 1) fare demagogia, perchè i risultati di Salerno sono in linea con quelli nazionali; 2) di essere contraddittori, in quanto in passato ci siamo sempre battuti contro la "manica larga" adottata a Salerno.

Ebbene, se questo è, ci corre l'obbligo di approfondire il discorso, che avevamo lasciato nel vago, per "carità di patria".

1) L'articolo in discorso non voleva certo esprimere doglianza per il risultato degli esami, quanto piuttosto censurare l'inaccettabile metodo con il quale notizie cruciali vengono presentate sul sito internet dell'Ordine che, come il Presidente ben sa, è una nostra creatura alla quale (ad onta del malvagio disegno, che dalla stessa ci ha separati) siamo sempre legati e vorremmo vedere crescere, piuttosto che languire.

2) Il tema della formazione dei giovani è un nostro "pallino" da sempre: il Presidente ben ricorderà le polemiche che abbiamo posto in essere, per le nomine ai corsi di formazione ai praticanti (purtroppo fatte con il solito metodo: non la competenza, ma i sodali e gli amici degli amici!). Ricorda, esimio Presidente, il caso di quella neo-avvocato (anzianità iscrizione all'albo di mesi 3), nominata alla direzione del corso di procedura civile?.
I tema è ancora più attuale ora che la formazione è diventato un obbligo per tutti gli avvocati.

3) Proprio perchè la formazione è un compito istituzionale del Consiglio, non potrà certo negarsi che l'asineria dei praticanti è anche responsabilità di chi ha cariche istituzionali nel Consiglio e dovrebbe sorvegliare sull'effettività dell'espletamentodella pratica forense.

Per il momento "de hoc satis"!

Se qualche altro commento sul tema ci sara inviato, lo pubblicheremo immediatamente.

giovedì, giugno 28, 2007

Protesta dei GDP dinanzi Montecitorio.

Fuori gli avvocati dai consigli giudiziari.

Tentativo di accordo in Senato sulla riforma dell'ordinamento giudiziario: nel corso di una riunione dei capigruppo della maggioranza, fermamente intenzionati a far ritirare dal governo i nuovi emendamenti presentati al testo della riforma preparato dal relatore Di Lello (prc), con il ministro Mastella, sono stati messi sul piatto della bilancia sostanzialmente due temi per cercare di raggiungere un accordo: il passaggio di funzioni per i magistrati e la presenza degli avvocati nei consigli giudiziari e nel consiglio direttivo della Cassazione.

"Ritireremo i nostri emendamenti in larga misura", ha dichiarato al termine dell'incontro Mastella.

E quindi sull'art.2 del provvedimento viene ripristinato il testo del relatore Giuseppe Di Lello, dove si prevede la possibilità di cambiare funzione per non più di quattro volte nella carriera di un magistrato.

C'è però l'obbligo di non poter più esercitare nello stesso distretto di corte d'appello nel quale si era lavorato in precedenza, dovendo anche trasferirsi in un'altra regione. Unica eccezione se si passa da una funzione requirente ad una giudicante in campo civile: cioè, se un magistrato da Pm chiede di diventare giudice civile, può continuare a lavorare anche sullo stesso territorio.

Per quanto riguarda gli avvocati, nel corso dell' incontro l'accordo è stato raggiunto solo su un punto: il presidente del Consiglio nazionale forense resterà nel consiglio direttivo della Corte di Cassazione, mentre per la possibilità per gli avvocati di far parte dei consigli giudiziari, questa, spiega il senatore dell' Ulivo Roberto Manzione, vicepresidente della commissione giustizia, ''e' una cosa sulla quale si dovrà fare un ulteriore confronto".

''Ma è molto probabile - sottolinea Felice Casson (Ds) - che alla fine si decida che gli avvocati ne debbano restare al di fuori''.

Gli avvocati, infine, dovrebbero restare nelle commissioni di esame.

“Si è oggi consumato sull’Ordinamento Giudiziario l’ennesimo pateracchio a danno della giustizia, unicamente a tutela delle pretese sindacali rappresentate dall’Anm”, ha detto a caldo del Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane Oreste Dominioni.

mercoledì, giugno 27, 2007

Esame avvocato 2006: qualche considerazione.

Le notizie circa i praticanti promossi agli scritti sono ieri pervenuti, dal sito internet del COA di Salerno, a mò di bollettino medico.

La forma giornalistica ci sembra assai indovinata e conforme alla realtà dei fatti: si trattava proprio di un malato comatoso, delle cui condizioni bisognava dar conto ora per ora.

Purtroppo le cifre finali hanno confermato i timori: la malattia era grave, la crisi irreversibile.

Sono risultati promossi agli scritti solo 584 candidati su 1240 (percentuale del 47%): la percentuale più bassa mai riscontrata in assoluto a Salerno!

Appena i numeri hanno cominciato a parlare, in tutta la loro gravità, sono cessati i bollettini "medici" sul sito internet e, scomparsi tutti i numeri, è apparsa una nota (presumiamo del Direttore del sito) che ci permettiamo di riprodurre qui di seguito, perché sembra raccontare una giornata di “festa in campagna” e non una Waterloo per i giovani avvocati salernitani:

“La Commissione di esami, presieduta dall'Avv. Lorenzo de Bello, ha ultimato lo scrutinio solo alle 21:45, dopo oltre dieci ore ininterrotte di estenuante lavoro.

Il caldo torrido ha arroventato l'atmosfera. Nemmeno i condizionatori a pieno regime sono riusciti a migliorare il confort dell'aula.

Sin dalla mattinata il plesso della Corte di Appello è stato preso d'assalto da quanti volevano notizie.

I commissari, alla fine, sono usciti alla spicciolata, dopo le 22, mentre nell'ufficio di segreteria i computer stampavano gli elenchi da pubblicare all'albo del palazzo di 'Piazza Malta' ( oggi XXIV Maggio).

In allegato pubblichiamo anche noi i risultati ufficiali, così come si evincono dall'albo della Commissione. Con i migliori auguri del Consiglio dell'Ordine”.

…..Ma di cosa si parla, ci sembra di sognare: del 53% di bocciati che ne è stato!

Informatizzazione Processo Civile: Congresso a Napoli (2/7/2007).

Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli in collaborazione con Lextel SpA ha organizzato per il 2 Luglio 2007 alle ore 10:00, presso la “Sala Arengario” - Nuovo Palazzo di Giustizia C.D.N. il Congresso:

"Informatizzazione del Processo Civile: Polis Web apre le porte al Processo Civile Telematico, in autunno il via alla trasmissione degli atti on-line”.

All'evento parteciperanno, fra gli altri, il Ministro della Giustizia Sen. Clemente Mastella e il Vice Presidente del C.S.M. Sen. Nicola Mancino.

L’OUA INCONTRA I DIRIGENTI DELL’AMMINISTRAZIONE GIUDIZIARIA.




Si è tenuto ieri, a Roma, un incontro tra l’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) e l’Associazione dei Dirigenti della Giustizia.

Alla fine della riunione è stato approvato un documento in cui gli avvocati e i dirigenti amministrativi, tra le altre cose, sottolineano la comune preoccupazione per lo stato dell’organizzazione giudiziaria, per la scarsità di risorse previste per lo sviluppo organizzativo degli uffici e per l’insufficienza, anche se incrementata di circa il 50% dall’inizio degli anni novanta, della quota di bilancio statale devoluta alla giustizia.

È stato anche deciso di avviare una maggiore e più intensa collaborazione.

Il confronto si inserisce nel percorso preparatorio alla II Conferenza Nazionale sulla Giustizia, promossa e organizzata dall’OUA, che si terrà a Roma ad ottobre (11-13), ed è un’ulteriore tappa per avviare concretamente un cantiere delle idee al quale possano concorrere tutti i soggetti interessati, con l’obiettivo di restituire al Paese un sistema Giustizia degno di tale nome.

In vista della Conferenza di ottobre, nei mesi scorsi l’Oua ha incontrato il ministro di Giustizia Clemente Mastella e il vice presidente del Csm, Nicola Mancino.

Roma, 26 giugno 2007

martedì, giugno 26, 2007

Arriva il nuovo Consigliere Segretario del COA di Salerno.



Nel corso della prossima settimana, forse già martedì, dovrebbe tenersi la riunione del Consiglio dell'Ordine Forense di Salerno, per la elezione del nuovo Consigliere Segretario.

Infatti, dopo la recente elezione al CNF di Silverio Sica e le sue conseguenti dimissioni dalla carica di Segretario del COA, l'adempimento è impellente per non creare vuoti di potere.

I due candidati in lizza, per la verità già da tempo, sono il Consigliere Tesoriere Corona ed il Consigliere Gaetano Paolino.

Le previsioni dell'ultima ora, secondo i "bene informati", danno per favorito Paolino.

Ordini Forensi di Puglia: confermato alla Presidenza Guido de Rossi.


L’Assemblea della Unione degli Ordini Forensi di Puglia, riunitasi nei giorni scorsi a Taranto per il rinnovo delle cariche, ha confermato alla Presidenza per il prossimo biennio l’avvocato Guido de Rossi.

La designazione è arrivata per acclamazione, su proposta dei presidenti degli Ordini di Taranto e Lecce, Angelo Esposito e Antonio de Giorgi, autori di dichiarazioni di lodi e riconoscimento all’attuale presidente dell’Ordine di Foggia, le stesse che hanno caratterizzato anche l’intervento del presidente dell’Ordine di Trani, Bruno Logoluso.

Confermati alla vice Presidenza e alla Segreteria, rispettivamente, gli avvocati Augusto Conte e Giuseppe Agnusdei, presidenti degli Ordini di Brindisi e di Lucera

domenica, giugno 24, 2007

I tre problemi di Napoli.

Se state pensando di trascorrere le vostre vacanze a Napoli, vi do un suggerimento: non lo fate. E se avete già versato un anticipo a qualcuno, meglio perderlo che rovinarvi le ferie. In questo momento, Napoli è la metropoli più sporca e nauseabonda d’Italia, forse del mondo. E voi volete buttare i vostri soldi e rovinarvi la salute venendo qua?

Qualche giorno fa, una turista giapponese è stata scippata e spedita all’ospedale. Intervistata, ha esclamato: «Non tornerò mai più qui, Napoli fa schifo!».

I mali di Napoli, a mio avviso, sono tre, due dei quali «storici»: la plebe, la camorra, e l’attuale classe politica.

La plebe, da sempre, è la vera padrona della città: di più, ne è l’anima. Roma, Alessandria, Babilonia avevano la plebe, quasi tutte le città moderne se ne sono disfatte. Ma a Napoli la plebe ha resistito. Una plebe, si badi, che non è soltanto una classe economicamente e socialmente meno evoluta, ma anche uno stato d’animo.

Ha scritto Domenico Rea: «Napoli ha sempre prodotto plebe: plebe aristocratica, plebe politica, plebe religiosa». In qualche modo della plebe ha fatto parte anche qualche sovrano; Ferdinando IV, detto «re lazzarone», si esprimeva in modo scurrile, si camuffava da pescivendolo e andava a vendere i polpi a Mergellina, da ragazzo urinava nell’androne del palazzo reale e defecava sulle statue scolpite con marmo di Carrara. Una plebe che inorridì Leopardi, Dumas, Dickens, e perfino De Sade. Una plebe con la quale dovrete fare i conti mettendo piede in questa città e che troverete nell’osteria come nel ristorante alla moda, dietro al bancone dell’acquafrescaro come nel caffè storico, nel taxi che vi porta all’albergo e nell’albergo stesso.

La camorra. Voi credete che la camorra sia un problema dei napoletani, e invece è anche un problema vostro. Perché la monnezza che ha trasformato la città in una immensa discarica, non è altro che il frutto del potere camorrista, e l’aria che si respira in città la respirerete anche voi, ineffabili turisti. Napoli puzza da Capodimonte al Vomero, da Posillipo alla Ferrovia, nessun quartiere è risparmiato. Molti camminano con le mascherine, le malattie polmonari sono aumentate del 12 per cento rispetto alla media nazionale.

La classe politica. Sono tredici anni che la sinistra non riesce a risolvere l’emergenza rifiuti, ma nessuno si dimette, che dico? nessuno pensa - nemmeno alla lontana - di intonare il mea culpa. Il mea culpa dovrebbero intonarlo anche quegli elettori che hanno dato fiducia a gente che li ha ripagati ricoprendoli di spazzatura, trasformando quella che fu la terza città d’Europa in «un’integrale cloaca, urbana, amministrativa, turistica e morale» (Ceronetti). E il mea culpa dovrete intonarlo voi, se, essendovi ostinati a venire a Napoli, sarete scippati e gettati nella monnezza.

Marcello D’Orta

mardorta@libero.it

sabato, giugno 23, 2007

Giustizia : ricerca Eurispes sulle cause dei ritardi dei processi penali.

Giovedì, 21 giugno presso la sede dell’Eurispes, il Presidente dell’Istituto di indagini demoscopiche, Prof. Gian Maria Fara, e il Presidente della Camera Penale di Roma, Avv. Gian Domenico Caiazza, insieme al Presidente della Fondazione Enzo Tortora, Sen. Francesca Scopelliti, hanno presentato l'Indagine sul processo penale "Tutto quello che avreste voluto sapere sulla durata dei processi e che nessuno vi ha mai detto".

L’indagine, realizzata grazie alla collaborazione della Camera Penale di Roma e al contributo della Fondazione Enzo Tortora, è frutto di un dettagliato monitoraggio sullo svolgimento e sull’esito di ben 1.632 processi celebrati nelle aule del Tribunale di Roma. Alla rilevazione hanno collaborato, insieme ai ricercatori dell’Eurispes, oltre 50 tra avvocati e praticanti avvocati con esperienza professionale penalistica, selezionati dalla Camera Penale di Roma su base volontaria.

I dati raccolti e analizzati sono di natura "assolutamente inedita: ad oggi, nessuna ricerca analoga risulta essere mai stata svolta". "L’ampiezza del campione, la sua dettagliata precisione, ed il fatto che esso sia stato raccolto nel più grande Tribunale italiano, conferiscono ai risultati" - secondo gli autori della ricerca - "una attendibilità e una forza illustrativa del fenomeno di valore certamente generale".

"L’indagine - commenta una nota Eurispes - "è andata oltre la semplice constatazione dell’esistenza di una 'irragionevole durata del processo' ed ha fornito, per la prima volta, una lettura scientifica e statisticamente corretta dei perché, ossia delle cause reali dei tempi e dei modi di svolgimento dei procedimenti penali".

La ricerca dice quanto incidano (molto) sulla durata del processo, ad esempio, gli errori o la irregolarità delle notifiche, la presenza o la assenza dei testi, gli impegni del difensore in altri processi, l’assenza del Giudice, l’impedimento a comparire dell’imputato, le questioni sulla incompetenza territoriale del Giudice, la indisponibilità delle aule, l’assenza dell’interprete, l’erronea formulazione della imputazione; e così di seguito.

La conoscenza di questi dati, sottolinea la Camera Penale di Roma, che insieme alla Fondazione ha proposto la ricerca all'Eurispes, consente di individuare "con serietà e precisione gli ambiti di un possibile e finalmente efficace intervento riformatore, e soprattutto consente di chiarire, una volta per tutte, se tra le cause della paralisi del processo penale vi sia o meno quella, da alcuni sistematicamente denunziata come addirittura prioritaria, di un preteso 'eccesso di garantismo'".

Tale conclusione, e la circostanza che la ricerca sia stata proposta da due organismi che rappresentano solo una parte in causa nel processo, uno dei quali ha anche realizzato la raccolta dei dati, potrebbe tuttavia sollevare da parte di chi ricorda processi clamorosi in cui i continui rimandi ed eccezioni ad opera della difesa hanno consentito di arrivare a prescrizione, critiche di indagine "a tesi", cioe' svolta con l'intento - poi raggiunto - di dimostrare che le garanzie non incidono sulla durata del processo.

Una indagine di stampo giornalistico era stata svolta in passato dalla trasmissione Report, evidenziando che la situazione degli uffici e il problema delle notifiche erano fattori di notevole impatto sulla durata dei procedimenti.

di Mauro W. Giannini

www.osservatoriosullalegalita.org

venerdì, giugno 22, 2007

P.D.: Walter è vicino.


Divorzia, la vita è breve!


La foto che vedete ha fatto il giro del mondo.

Una avvocatessa americana, esperta in materia di divorzio, ha inteso promuovere la propria "attività aziendale", con una serie di iniziative pubblicitarie (..che farebbero la felicità di Bersani), accomunate dal messaggio promozionale: "divorzia, la vita è breve!".

Nulla di strano: è l'avvocato "imprenditore" che bussa alle porte.

Meditate gente, meditate.

Il garante della privacy blocca la pubblicità telefonica.

Stop alle telefonate indesiderate: il Garante impone a gestori e call center di interrompere comportamenti illeciti - Entro il 10 settembre devono essere adottate misure per il rispetto degli utenti. Si rischia il blocco dei dati per fare pubblicità


(Comunicato stampa del garante della privacy)

Stop alle telefonate indesiderate che arrivano a qualunque ora nelle case dei cittadini italiani per promuovere servizi e prodotti.

Con cinque provvedimenti, riguardanti alcuni dei principali gestori telefonici e società che operano in qualità di call center per conto degli stessi gestori e di altre importanti aziende, il Garante (Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan, Giuseppe Fortunato) ha prescritto una serie di misure affinché venga rispettata la riservatezza e gli altri diritti degli utenti.

Società telefoniche e call center dovranno interrompere i trattamenti illeciti di dati, informando l'Autorità già entro il 5 luglio sullo stato di adempimento delle misure richieste, di carattere organizzativo, tecnico e procedurale, che andranno comunque adottate al più tardi entro il 10 settembre 2007.

Il Garante si è riservato di adottare provvedimenti più drastici in caso di mancato adempimento, quali blocchi o divieti.

In particolare, gestori e call center dovranno:

* interrompere l'uso indebito di numeri telefonici raccolti ed utilizzati a scopi commerciali senza il previsto consenso da parte degli interessati;

* regolarizzare le banche dati informando gli utenti e ottenendo da essi lo specifico consenso all'utilizzo dei dati per scopi pubblicitari;

* informare con la massima trasparenza gli utenti anche al momento del contatto sulla provenienza dei dati e sul loro uso;

* registrare la volontà degli utenti di non essere più disturbati;

* interrompere l'utilizzo illecito di dati per attivare servizi non richiesti (segreterie, linee internet veloci);

* effettuare controlli sui responsabili dei trattamenti svolti presso i diversi call center.

I provvedimenti sono stati adottati all'esito di una intensa attività ispettiva effettuata nei mesi scorsi in tutta Italia nei confronti dei principali gestori telefonici e call center, avviata anche sulla base delle innumerevoli segnalazioni giunte dai cittadini. Le ispezioni degli uffici del Garante, in collaborazione con il Nucleo speciale funzione pubblica e privacy della Guardia di finanza, hanno accertato trattamenti illeciti di dati personali e comportamenti non corretti nei confronti degli utenti, nonostante i richiami del Garante e lo specifico provvedimento generale adottato lo scorso anno dall'Autorità proprio per contrastare il fenomeno delle chiamate indesiderate effettuate per fini promozionali o per vendere direttamente prodotti e servizi, il cosiddetto "teleselling".

Va ricordato, infine, che per violazioni relative ad omessa o insufficiente informativa agli utenti, nel corso del 2007 il Garante ha finora avviato a fornitori di servizi di comunicazione elettronica e call center 44 procedimenti sanzionatori, 22 dei quali già definiti con il pagamento di somme per un totale di oltre 130 mila euro.

Roma, 15 giugno 2007

Provvedimenti del 30 maggio 2007

* Fastweb S.p.A. [doc. web n. 1412626]

* Tele2 talia s.r.l. - Transcom Worldwide S.p.A. [doc. web n. 1412610]

* Telecom Italia S.p.A. [doc. web n. 1412598]

* Tiscali Italia S.p.A. - Winex s.r.l. [doc. web n. 1412557]

* Wind Telecomunicazioni S.p.A. [doc. web n. 1412586]

giovedì, giugno 21, 2007

IL CONSIGLIO DI STATO DA' RAGIONE A CARBONE.

Il Consiglio di Stato ha dato ragione a Vincenzo Carbone, il presidente aggiunto della Cassazione la cui nomina a primo presidente della Suprema Corte era stata bocciata dal Csm. E ha ordinato a palazzo dei Marescialli di provvedere.

Carbone aveva già ottenuto una prima vittoria dal Tar del Lazio che aveva annullato la delibera con la quale il Csm nel dicembre scorso aveva bocciato la sua nomina a primo presidente della Cassazione, per un incarico di insegnamento svolto senza aver chiesto l'autorizzazione a Palazzo dei Marescialli. Un'autorizzazione che, invece, secondo il Tar del Lazio, non era necessaria.

Il Csm a sua volta aveva chiesto al Consiglio di Stato di annullare e di sospendere l'efficacia della sentenza del Tar del Lazio. Ma i giudici di Palazzo Spada hanno rigettato la richiesta di sospensiva del Csm, accompagnando la decisione con "un ordine all'amministrazione di provvedere", cioé di adeguarsi alla sentenza del Tar del Lazio. I giudici avrebbero deciso anche sul merito, ma hanno rinviato il deposito della sentenza, la cui stesura potrebbe richiedere diverso tempo. In sostanza, con la sua pronuncia il Consiglio di Stato ordina al Csm di provvedere a esprimersi con un nuovo voto sulla nomina di Carbone a primo presidente. E stavolta non può avere rilievo, ai fini della decisione del Csm, la mancata autorizzazione per l'incarico di insegnamento svolto dal magistrato.

Riforma ordinamento giudiziario: sciopero dei penalisti.

Gli avvocati penalisti hanno proclamato tre giorni di astensione dalle udienze (3, 4 e 5 luglio 2007) in concomitanza con l'approdo nell'aula di Palazzo Madama del disegno di Legge Mastella sull'ordinamento giudiziario.

A deciderlo è stata la Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane, in stato di agitazione da una settimana, con una delibera urgente in cui sono stati ribaditi motivi di insoddisfazione verso il Governo, e in particolare nei confronti del ministro Clemente Mastella, rispetto a un modo di agire che denota, secondo i penalisti italiani, un «totale appiattimento sulle posizioni della magistratura associata».

Nella delibera si legge: «Sia il testo originario depositato in commissione Giustizia, sia le ipotesi di modifica ventilate, si muovono all'interno di logiche dirette a sacrificare ogni seria prospettiva di una riforma democratica e liberale della giustizia. Una trattativa che continua a svilupparsi secondo un modello sindacale, ed è deplorevole che temi quali quelli dei valori costituzionali in gioco siano confinati a mediocri discussioni corporative».

Quanto al guardasigilli Mastella, la delibera rileva che «il ministro della Giustizia ha giocato e sta giocando un ruolo del tutto appiattito sulle posizioni della magistratura associata, quasi ne dovesse essere il portavoce».

Per discutere eventuali ulteriori azioni di protesta e di mobilitazione, l'Ucpi ha convocato, contestualmente all'astensione dalle udienze, l'Assemblea Nazionale dei penalisti italiani, prevista per il 3 luglio a Roma.

mercoledì, giugno 20, 2007

Oua : no alle guerre tra professionisti , sì al tavolo di consultazione permanente.

Michelina Grillo, presidente Oua, ha dichiarato : «Contro chi prova a dividerci dobbiamo trovare risposte unitarie. Sì alla creazione di un Tavolo di consultazione permanente tra le professioni giuridico-economiche. Un luogo dove avanzare proposte comuni anche sulla ridistribuzione delle competenze tra professionisti».

La Giunta dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, con un odierno deliberato , ha deciso di aderire alla proposta avanzata nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri commercialisti, William Santorelli, di creare un Tavolo di consultazione permanente tra le professioni giuridico-economiche.

L’iniziativa ha lo scopo di elaborare soluzioni comuni e condivise che possano rappresentare, nel superamento di iniziative individuali e scoordinate, efficaci e mirate proposte da sottoporre al Parlamento ed al Governo.

«Le vicende delle ultime settimane – commenta il presidente Grillo – con categorie professionali affini le une contro le altre armate, chi per difendere chi per accaparrare fette di esclusiva nel mercato dei servizi professionali, hanno determinato una guerra fratricida utile solo a chi vuole contrastare i professionisti. Gli avvocati sono stati oggetto di denigrazione preventiva da parte dei colleghi notai con i quali invece andrebbero cercate più intense forme di collaborazione. Forti anche di quest’ultima esperienza accogliamo con soddisfazione la proposta di individuare momenti e sedi di stabile confronto interprofessionale. Luoghi nei quali si possano avanzare proposte comuni, anche allo scopo di ridistribuire le funzioni e individuare nuove competenze e ruoli utili e funzionali per lo sviluppo delle professioni stesse ed al contempo della società».

Roma, 20 giugno 2007

Riforma Ordinamento Giudiziario: al Senato accordo improbabile, si pensa alla fiducia.

Dopo le ipotesi circolate nei giorni scorsi, la strada di un compromesso bipartisan sulla riforma dell'ordinamento giudiziario sembra tramontare, lasciando invece intravedere l'ennesimo muro contro muro dagli incertissimi esiti, visti i notori numeri di cui dispone la maggioranza al Senato. "Non credo che la fiducia sia inevitabile, ma è probabile", ha affermato al termine della giornata il sottosegretario alla Giustizia Luigi Scotti, ma a lasciare intuire tale prospettiva è stato, in precedenza, lo sviluppo del dibattito sul ddl Mastella nel comitato ristretto della commissione Giustizia di Palazzo Madama, che ha concluso oggi un primo esame degli articoli senza pervenire a un accordo sui punti sensibili del provvedimento, primi fra tutti la separazione delle funzioni e la disciplina degli avanzamenti in carriera.

Che il clima fosse cambiato rispetto alla settimana scorsa, è risultato evidente dalle dichiarazioni con le quali il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, quando la commissione era già al lavoro, aveva "aperto" le ostilità della giornata, minacciando di fatto la crisi di governo in caso di intesa tra i poli sulla politica della giustizia.

"Meglio arrivare a un voto di fiducia - ha affermato il leader dell'Italia dei Valori - con un provvedimento che è già il massimo del compromesso che si poteva raggiungere, piuttosto che arrivare a un accordo con la Cdl". Quasi suggerendo al rappresentante del governo la dichiarazione poi rilasciata qualche ora più tardi. Che la strada verso un compromesso sia oggi decisamente più tortuosa, lo attesta, sul fronte dell'opposizione, il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani il quale, al termine della conferenza dei capigruppo che ha deciso di incardinare per l'aula il provvedimento il 3 luglio, ha affermato che "Forza Italia non ha aderito ad alcuna proposta e in commissione e in aula farà sentire la propria voce. Il comitato ristretto è il luogo del confronto. Non c'è stata nessuna adesione ad alcuna proposta, ma un confronto. Per noi - ha proseguito - vale l'applicazione della nostra riforma, ma non facciamo nessun tipo di ostruzionismo e difenderemo i pilastri concettuali della nostra riforma".

Più sfumato il punto di vista della capogruppo ulivista Anna Finocchiaro, consapevole delle insidie nascoste nell'ipotesi-fiducia, che non a caso ha replicato a Di Pietro, affermando che "il senatore Di Pietro sta al governo e noi stiamo in Parlamento e come è già accaduto per il primo stralcio di riforma dell'ordinamento giudiziario, stiamo lavorando per una soluzione condivisa che mi auguro si trovi e che ovviamente non si trovi al ribasso per quelli che sono i principi essenziali per i quali abbiamo proposto la riforma dell'ordinamento giudiziario con il ddl Mastella". Quanto al proseguimento dell'esame del Ddl il relatore Giuseppe Di Lello dovrebbe chiudere in commissione domani il testo base da portare in aula a inizio luglio. Nel frattempo, per la serata di domani è prevista una riunione dei responsabili Giustizia del centrodestra.

lunedì, giugno 18, 2007

I "vuoti" negli uffici giudiziari italiani.

CROLLO DI SALERNO, ISTITUIRE IN CAMPANIA IL 'REGISTRO DEL FABBRICATO'.

In merito al crollo del fabbricato “Edilizia” di Salerno, meglio noto come 'Palazzo Varese', è intervenuto il vice coordinatore cittadino di Forza Italia avv. Gianluigi Cassandra, che ha sottolineato la necessità di un costante controllo degli interventi di manutenzione che si effettuano sugli immobili, in particolare quelli in muratura e vetusti.

"E' necessario - ha dichiarato l'avv. Cassandra - che si riavii la proposta di legge regionale per la costituzione di un 'registro del fabbricato', semplificandola da tutti quegli adempimenti burocratici che avevano determinato il fallimento della precedente iniziativa di legge della giunta Bassolino, dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale".

"Il registro del fabbricato dovrà essere uno strumento di monitoraggio e di controllo per tutti gli interventi che si andranno ad eseguire sugli immobili. Il registro sarà custodito dall'amministratore del condominio e messo a disposizione di tutti gli aventi diritto a semplice richiesta".

"Al fine di dare concretezza a tale proposta - ha concluso l’avv. Gianluigi Cassandra - si sentiranno quanto prima gli ordini professionali per una iniziativa in tal senso".

domenica, giugno 17, 2007

Magistrati: «Sciopero se cambia il ddl Mastella».

I magistrati sono pronti a ricorrere a «una o più giornate di mobilitazione o di protesta, anche nelle forme dello sciopero» se ci saranno modifiche peggiorative al ddl Mastella di riforma dell'ordinamento giudiziario.

Le notizie sul lavoro del comitato ristretto della Commissione Giustizia del Senato allarmano le toghe, che hanno messo nero su bianco la minaccia dello sciopero, da attuarsi entro il 20 luglio prossimo, in un documento approvato all'unanimità dal parlamentino dell'Associazione nazionale magistrati.

«L'impianto originario del ddl Mastella subisce quotidianamente - lamentano i magistrati facendo riferimento a indiscrezioni ed esternazioni - modifiche ed emendamenti in senso certamente non migliorativo, ma anzi destinati a snaturarne l'impronta originaria». L'Anm dichiara dunque «la propria contrarietà ad interventi peggiorativi del ddl Mastella» e «ribadisce la propria opposizione a riforme che siano contrarie all'assetto costituzionale e al bilanciamento tra i poteri dello Stato e che limitino le prerogative di indipendenza e autonomia» della magistratura.

Il sindacato delle toghe mette in chiaro i paletti oltre i quali non si può andare. E dice esplicitamente no a un concorso separato per l'accesso in Cassazione e alla partecipazione di avvocati alle deliberazioni dei Consigli giudiziari in tema di valutazioni di professionalità dei magistrati. Un rifiuto netto c'è anche per la norma che imporrebbe il trasferimento di distretto o addirittura di regione per i magistrati che intendono passare dalle funzioni di giudice a quelle di pm o viceversa.

«Irrinunciabili» per l'Anm sono anche la revisione della disciplina delle procure e del sistema di nomina del comitato di gestione della Scuola della Magistratura.

L'Anm ribadisce anche «allarme e preoccupazione per il grave stato della giustizia in Italia e per le condizioni di degrado in cui tutti gli operatori della giustizia sono costretti quotidianamente». Le proteste saranno fissate dalla giunta dell'Anm «sulla base dell'evoluzione dell'iter di approvazione del disegno di legge Mastella». Nel frattempo i magistrati resteranno in stato di agitazione.

Cassazione: il lascito ereditario non ha effetti sull'entità dell'assegno divorzile.

Secondo la Suprema Corte (Sezione Prima Civile n. 12687 del 30 maggio 2007), l'improvvisa eredità ricevuta dall'ex coniuge obbligato al mantenimento non incide sulla somma dovuta all'altro.

In tale caso, precisa la Cassazione, il miglioramento delle condizioni economiche non determina un'automatica revisione dell'assegno, non essendoci un rapporto con l'attività svolta dall'onerato durante il matrimonio. La successione avvenuta dopo la separazione, infatti, non produce conseguenze sul tenore di vita matrimoniale, indice su cui si basa la determinazione dell'importo spettante.

"Il legislatore, - osserva la Corte - subordinando la revisione dell'assegno alla sopravvenienza di giustificati motivi non ha inteso stabilire un automatismo fra i miglioramenti della situazione economica del coniuge obbligato, successivi al divorzio, e l'aumento dell'assegno; ciò in primo luogo perché, ove la richiesta di modifica venga a fondarsi unicamente su tali miglioramenti, è necessario che si valuti se ed in quale misura il coniuge che richieda la rivalutazione dell'assegno possa ritenersi titolare di un affidamento a un tenore di vita correlato a detti miglioramenti, in relazione alla loro natura".

Per la Cassazione, al fine di rivedere l'assegno, è necessario valutare la natura del miglioramento economico dell'obbligato.

"In particolare - afferma la Cassazione - occorre accertare se detti miglioramenti siano rapportabili all'attività svolta, in costanza di matrimonio, o al tipo di qualificazione professionale dell'onerato; fra tali incrementi non possono ricomprendersi i miglioramenti dovuti ad eredità ricevute dall'onerato dopo il divorzio, risultando i relativi incrementi reddituali privi di collegamento con la situazione economica dei coniugi durante il matrimonio e con il reciproco contributo datosi nel corso di esso".

"Le aspettative ereditarie - si specifica nella sentenza - sono infatti, sino al momento dell'apertura della successione, prive, di per sé, di valenza sul tenore di vita matrimoniale e giuridicamente inidonee a fondare affidamenti economici; con la conseguenza che, mentre le successioni ereditarie che si verifichino in costanza di convivenza coniugale, incidendo sul tenore di vita matrimoniale, concorrono a determinare la quantificazione dell'assegno dovuto dal coniuge onerato, quelle che si verifichino dopo non sono idonee ad essere valutate".

sabato, giugno 16, 2007

Politica nella discarica.

Prendete la Tav piemontese, buttatela nella discarica di Ariano Irpino, inspirate la puzza e capirete perché l’antipolitica più che in piazza è al governo.

Mi dispiace per Bertolaso, ma che ci faceva in quella piazza, cosa mai poteva dire al comune di Ariano? Al suo posto ci sarebbe dovuto essere il governo. Pecoraro Scanio, ad esempio, o Giuliano Amato. Del resto, fu il ministro degli interni a dire che quella discarica doveva essere chiusa: il sindaco, allora, era dei ds ed il ministro anche, tal Giorgio Napolitano.

Se la politica se la fa sotto, se non ha argomenti per convincere i cittadini, se, anzi, con Bassolino porta la gran parte delle colpe, allora non creda di cavarsela mandando un funzionario. Così come non credano di sfangarla facendo approvare un tracciato Tav, già disegnato, ad un comitato presunto tecnico. La vigliaccheria e l’incapacità non faranno che moltiplicare le rivolte e renderle peggiori.

L’ho scritto mercoledì scorso: il governo ha dato, per decreto, il potere a Bertolaso di utilizzare discariche sequestrate dalla magistratura, ed è un errore, oltre che una mostruosità. In questo modo si dà l’impressione che la disperazione arrogante dei governanti faccia venire meno ogni garanzia di legge. E la piazza cresce.

L’intera politica italiana dei rifiuti ci porta ad essere condannati in sede europea, ma questo non sprona a ripensarla, piuttosto si manda un commissario a riaprire quel che si chiuse. La raccolta differenziata ed il riciclaggio (che sono le soluzioni) restano slogan per ecologisti di comodo, non si fa nulla e puntualmente scoppia l’emergenza.

A disastro avvenuto non si trova un ministro che faccia il lavoro della politica, creando consenso, convincendo, incentivando. No, mandano un commissario ad imporre, mentre si rimpiattano sotto al tavolo. E tale signore dovrebbe portare tonnellate di mondezza dove altre già ce ne sono, dove la magistratura ha sequestrato, senza alcun programma per il futuro e versando milioni di euro non alla comunità locale, ma ai proprietari del terreno.

Che una cosa simile capiti dimostra quanta antipolitica ci sia nelle stanze dove la politica dovrebbe essere padrona. E chiarisce di quale stoffa umana siano fatti quei tronfi esibizionisti che, al capolinea della seconda Repubblica, divennero ministri.

Davide Giacalone

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero

giovedì, giugno 14, 2007

La riemersione del garantismo peloso .


Dobbiamo essere grati a Massimo D’Alema - leader politico d’estrazione comunista che può vantare di non aver mai avocato a sé la gestione diretta dei rapporti della sinistra “storica” con magistrati, inquirenti, partiti e correnti del CSM nonchè apparati di polizia, preferendola delegare a compagni del calibro di Luciano Violante e Massimo Brutti – per aver coniato da oltre un decennio l’efficace locuzione di “garantismo peloso”, onde ricomprendere in un concetto le multiformi manifestazioni di adesione a normative ed istituti di garanzia dell’indagato-imputato nel procedimento-processo penale, non sorrette da lineare e cristallina fiducia nei principi della civiltà giuridica liberale, ma strumentalmente animate dagli intenti più vari, inclusi quelli più prettamente personalistici e di fazione.

Di garantismo peloso si è parlato sovente a proposito dell’attenzione eccessiva rivolta solo ai reati dei c.d. colletti bianchi, per stigmatizzare la prassi dell’emanazione di leggi ad personam in materia di diritto penale (sostanziale e processuale) nel corso della passata legislatura, per osteggiare singoli punti della riforma dell’ordinamento giudiziario perorata dal Guardasigilli Castelli, etc.

Ora D’Alema non si è ancora pronunciato sull’ennesima fuga di notizie riservate (guardacaso dal Tribunale di Milano) circa intercettazioni “illegali” dei colloqui suoi e di altri illustri parlamentari diessini (ben 73, stando alla perizia depositata al gip Clementina Forleo), preferendo glissar ogni considerazione sulla gogna mediatica e limitandosi a commentar l’esito del secondo turno delle elezioni amministrative; quella “mancata spallata” della CdL al fortino dell’esecutivo, che tanto reca euforica soddisfazione al presidente Prodi, ognor giulivo e non conscio del vorticoso calo di consensi in ogni fascia dell’elettorato per la sua malconcia raffazzonata compagine governativa.

Preferisce, l’ottimo Massimo, anche questa volta delegare a collaboratori del calibro del sen. Nicola La Torre (vicecapogruppo dell’Ulivo a palazzo Madama) o a penalisti-docenti di fama, quale il sen. Guido Calvi, le reazione tacite e le esternazioni sul più recente accadimento mediatico-giudiziario.

Così si apprende dall’intervista rilasciata dal Calvi a Il Messaggero (pg.9 del 12.06.07) che “non ci sono più garanzie: tutto è travolto da una farsa indecorosa… a Milano il Tribunale si è trasformato in una sorta di circo mediatico illegale”. Per il professor dell’Ateneo Camerte, la colpa di tale ennesima circolazione di intercettazioni che riguardano persone non indagate (cioè, parlamentari diesse) risiede nel fatto che la tutela dei livelli istituzionali da parte del mondo politico incontra un forte limite: “La presenza degli avvocati”, presenza che spesso non aiuta, assecondando l’interesse alla diffusione di atti di ii.pp. coperti dal segreto istruttorio.

Finalmente è venuta a galla… la fonte del garantismo peloso: l’avvocatura penalista che compromette l’intendimento del magistrato di essere un organo indipendente e, “alla fine”, immerge anche lui in un “sistema parapolitico”.

TIME ALWAYS IMPROVES TRUTH (“Il tempo comprova sempre la verità”) era solito recitare Thomas More, lo statista-giurista inglese nonché filosofo,la cui spiccata coscienza etica lo rese aduso “a tutte le stagioni”.

Molto più sommessamente a noi, al pari di tutti quelli che non desistono dall’aver a cuore le sorti della Giustizia, non resta che auspicare che questa riedizione del garantismo peloso ( che per D’Alema si riconosceva dal genuino per esser “a senso unico”, sospetto, surrettizio, etc) non sia transeunte e strumentale, ma corrobori l’esigenza primaria di tutela effettiva di diritti e libertà fondamentali nel nostro paese.

Che il garantismo peloso carsicamente ora riaffiorato, diventi un fenomeno costante, in grado di alimentar stabilmente la … polla sorgiva di quel fiume – con afflussi e deflussi variegati, ma mai a regime torrentizio – costituito dal solido e coerente strumentario concettuale della sinistra di governo, che dispone sempre di chiavi di lettura adeguate circa gli intricati rapporti tra magistratura, politica e cittadini.

Scritto da Jacopo Severo Bartolomei

mercoledì 13 giugno 2007

Cassazione: il danno esistenziale non è mero turbamento emotivo.

IL DANNO ESISTENZIALE E’ UN’AUTONOMA CATEGORIA GIURIDICA Non consiste nel mero turbamento emotivo (Cassazione Sezione Lavoro n. 11278 del 16 maggio 2007, Pres. De Luca, Rel. De Matteis).

Michele G., dipendente della s.p.a. G.R.S. Group è stato investito, nel 1999, da un “muletto” guidato da un collega mentre percorreva a piedi l’interno dello stabilimento. Egli ha chiesto al Tribunale di Rovereto la condanna dell’azienda al risarcimento del danno biologico e del danno esistenziale. Sia il Tribunale che la Corte di Appello di Trento hanno riconosciuto il suo diritto al risarcimento del danno biologico, ma hanno ritenuto infondata la domanda di risarcimento del danno esistenziale. Il lavoratore ha proposto ricorso per cassazione, censurando la sentenza della Corte di Trento per vizi di motivazione e violazione di legge. Egli ha sostenuto che i giudici del merito avrebbero dovuto ravvisare il danno esistenziale nella prostrazione fisica causatagli dall’incidente nonché nella limitazione, derivata dall’infortunio, di tutte le attività lavorative richiedenti prolungata stazione eretta o deambulazione protratta.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 11278 del 16 maggio 2007, Pres. De Luca, Rel. De Matteis) ha rigettato il ricorso.

Il processo di graduale elaborazione del diritto giurisprudenziale sul tema del danno esistenziale da inadempimento contrattuale – ha osservato la Cassazione – si è attualmente assestato, con la sentenza delle Sezioni Unite 24 marzo 2006 n. 6572, sulle seguenti proposizioni: il danno esistenziale è autonoma e legittima categoria dogmatica giuridica in seno dell’articolo 2059 codice civile; esso si fonda sulla natura non meramente emotiva ed interiore (propria del cosiddetto danno morale), ma oggettivamente accertabile del pregiudizio attraverso la prova di scelte di vita diverse da quelle che si sarebbero adottate se non si fosse verificato l’evento dannoso; richiede una specifica allegazione e prova, anche per presunzioni.

Il ricorrente – ha affermato la Corte – collega il preteso danno esistenziale da una parte ad una prostrazione fisica (quindi di carattere emotivo), e dall’altra all’accertamento peritale sulla limitazione di tutte le attività lavorative che prevedono prolungata stazione eretta o deambulazione protratta; tale voce di danno è stata correttamente inclusa dai giudici del merito nel danno biologico accertato in sede medico-legale e in quello morale.

"Baffino": facci sognare!

Unione Camere Penali: non prevalgano gli interessi corporativi dei magistrati.


“Ancora una volta si subisce la minaccia di sciopero dell’Anm e si fanno trionfare interessi corporativi pregiudicando interessi di reale riforma della giustizia”.

E’ quanto dichiara il presidente dell’Unione delle Camere penali italiane Oreste Dominioni, rilevando che “la presa di posizione del Csm che stigmatizza l’ipotesi di stralcio di rilevanti parti del disegno di legge Mastella sull’ordinamento giudiziario e’ l’ennesima riprova che oggi ai partiti e all’Associazione nazionale magistrati interessa unicamente emanare un testo che rinvii ulteriormente l’entrata in vigore delle disposizioni della legge Castelli sulla distinzione delle funzioni entro il 31 luglio 2007.

Secondo Dominioni, “per raggiungere l’accordo su cio’, che e’ quanto essenzialmente interessa l’Anm, forze di maggioranza e di opposizione sono disponibili ad abbandonare temi ben piu’ rilevanti e di sicuro interesse per la giustizia”.

mercoledì, giugno 13, 2007

La Cassazione ribadisce: le "ecopiazzole" vanno autorizzate.


Le piazzole ecologiche messe a disposizione dei cittadini per il conferimento di rifiuti, in attesa della raccolta e dello smaltimento, costituiscono attività di stoccaggio che necessitano di autorizzazione anche ex Dlgs 152/2006.

Il dirigente comunale che attiva una ecopiazzola sfornita di autorizzazione regionale è colpevole di gestione non autorizzata di rifiuti (ex articolo 51 del Dlgs 22/1997, ora articolo 256 del Dlgs 152/2006).

Secondo la sentenza 10259/2007, nella scia di precedenti decisioni (si veda la sentenza 34665/2005), le ecopiazzole non rientrano nel "deposito temporaneo" dei rifiuti, fattispecie esonerata dall'autorizzazione, visto che il luogo di produzione dei rifiuti "non può essere considerato l'intero territorio comunale o l'area in cui è ubicato un magazzino comunale"; né d'altra parte possono essere confuse con il deposito di rifiuti nei cassonetti da parte dei privati, perché "quest'ultima costituisce solo una modalità dell'attività di raccolta dei rifiuti".

martedì, giugno 12, 2007

Cassazione: non dovuti i costi di “depurazione acque” se il Comune scarica in mare.



Addio canone di depurazione delle acque reflue se il comune scarica in mare. Infatti, gli utenti non devono nulla all'ente locale che non è provvisto di impianti di depurazione.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che (sentenza n. 11800 del 21 maggio 2007) ha respinto il ricorso del comune di S. Agnello (NA) e convalidato l'orientamento secondo cui il canone va pagato solo in presenza di un vero e proprio impianto di depurazione. Fra le righe, la Suprema corte ha anche denunciato che nella penisola sorrentina sono molti i comuni che scaricano in mare. Insomma, il canone può essere riscosso soltanto nel caso in cui il comune abbia un vero e proprio impianto di depurazione a terra e non una griglia in acqua.

Questa tesi, prospettata dal giudice di pace di Sorrento, è stata confermata dalla terza sezione civile. In particolare la Cassazione ha spiegato che ´la grigliatura sottomarina non è assolutamente un impianto di depurazione, affermarlo è assolutamente apodittico. Il presupposto del dovere di corrispondere la tariffa per il servizio di fognatura è che le fognature vi siano e siano in grado di fornire il servizio di smaltimento delle acque dell'utente, se questo vi si possa allacciare'.

Ora il comune partenopeo dovrà risarcire l'utente che gli ha fatto causa perché l'ente locale non solo era sprovvisto dell'impianto e neppure ne aveva avviato la realizzazione e ´faceva defluire le acque direttamente in mare senza alcun previo trattamento'.

Il ricorso era stato accolto in pieno poiché lo stesso ente locale aveva ammesso che le acque venivano immesse in mare a distanza di 900 metri dalla costa alla profondità di 70 metri con l'ausilio di una condotta sottomarina. Contro questa decisione il comune di S. Agnello ha fatto ricorso in Cassazione. E ha portato in aula alcune circolari ministeriali ´dalle quali sarebbe risultata la doverosità del pagamento della quota di tariffa attinente al servizio di depurazione, anche quando tale servizio non è in concreto svolto'. Una volta sciolto il problema della competenza a decidere su questo genere di cause, i giudici della terza sezione civile hanno respinto il gravame e condannato definitivamente l'ente locale al rimborso.

lunedì, giugno 11, 2007

GIUDICI DI PACE SCIOPERO NAZIONALE DAL 25 AL 29 GIUGNO 2007.


Roma, 11 giu. (Adnkronos) - La necessita' di una riforma della magistratura di pace torna a far scendere in piazza per 5 giorni, dal 25 al 29 giugno, l'Unione nazionale giudici di pace che garantisce pero' lo svolgimento dei servizi essenziali.

Le organizzazioni dei giudici di pace, si legge in una nota, "chiedono l'immediata definizione senza alcuna ulteriore dilazione o ritardo di un provvedimento legislativo che recepisca le richieste fondamentali della categoria da approvarsi dal Parlamento con una priorita' temporale nell'ambito della riforma generale della giustizia".

Convegno nazionale dell'A.N.F. a Salerno (15/16/17 giugno 2007).

ICONOLOGIA DELLA GIUSTITIA.


Donna vestita di bianco, habbia gli occhi bendati; nella destra mano tenga un fascio di verghe, con una scure legata insieme con esse, nella sinistra una fiamma di fuoco, e accanto haverà uno struzzo, overo tenga la spada; e le bilancie.

Questa è quella sorte di giustizia, che esercitano ne' Tribunali i Giudici e gli esecutori secolari.

Si veste di bianco, perchè il giudice dev'essere senza macchia di proprio interesse, o d'altra passione: tien gli occhi bendati, non guardando alcuna cosa della quale s'adoperi per giudice il senso nemico della ragione.

Il fascio di verghe con la scure, era portato anticamente in Roma da littori innanzi a' Consoli, e al Tribuno della Plebe, per mostrar che non si deve rimanere dal castigare, ove richiede la Giustitia, ne si deve essere precipitoso: ma dar tempo a maturare il giuditio nello sciorre delle verghe.

La fiamma mostra che la mente del Giudice deve esser sempre drizzata verso il Cielo.

Per lo struzzo s'impara, che le cose, che vengono in giuditio, per intricate che siano, non si deve mancare di strigarle, e isnodarle, con animo patiente, come lo struzzo digerisce il ferro, ancorché sia durissima materia, come raccontano molti scrittori.

Cesare Ripa

(1560 ? - 1625 ?)

Corso Diritto dell'Unione Europea.


Università degli Studi di Salerno

FACOLTA’ DI GIURISPRUDENZA

Dipartimento di Diritto Pubblico Generale e Teoria delle istituzioni

CORSO DI AGGIORNAMENTO E PERFEZIONAMENTO PROFESSIONALE POST-LAUREAM IN DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA APPLICATO

Seminario conclusivo

L'INCIDENZA DEL DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA SULLE DISCIPLINE GIURIDICHE ED ECONOMICHE

Aula 2 della Facoltà di Giurisprudenza (13 giugno 2007 - ore 16,30)

Indirizzi di saluto:

RAIMONDO PASQUINO

(Magnifico Rettore)

PASQUALE STANZIONE

(Preside della Facoltà di Giurisprudenza)

ANGELA DI STASI

(Ordinario di Diritto dell’Unione Europea – Direttore del Corso)

Introduce:

VINCENZO BUONORE

(Ordinario di Diritto Commerciale – Decano)

Ne discutono:

ADALGlSO AMENDOLA

(Ordinario di Economia internazionale)

GABRIELLA AUTORINO

(Ordinario di Sistemi giuridici comparati)

PASQUALE COLELLA

(Ordinario di Diritto Costituzionale)

Conclude:

MASSIMO PANEBIANCO

(Ordinario di Diritto Internazionale)

sabato, giugno 09, 2007

Comunicato stampa CNF in merito all'avviso pubblicato il 5/6/07 dal Consiglio Nazionale del Notariato.

Il CNF, preso atto dell'avviso pubblicato dal Consiglio Nazionale Notarile ha predisposto il seguente comunicato:

L’avviso a pagamento comparso oggi sui quotidiani con cui il Consiglio Nazionale del Notariato si è rivolto al Presidente della Repubblica e ai Presidenti delle Camere e, indirettamente ai lettori, perché prevengano “lo scardinamento del sistema giuridico posto a tutela dei cittadini e della convivenza civile” appare criptico allarmistico e omissivo, nonché oggettivamente lesivo della reputazione e della dignità della categoria forense.

L’avviso è criptico perché non allude al comma 41 bis del disegno di legge attualmente in discussione alla Camera sulle liberalizzazioni; non fa riferimento alle finalità legislative che questa disposizione persegue, finalità dirette ad agevolare i cittadini nelle compravendite immobiliari di valore inferiore ai 100 mila euro, a semplificare l’accesso alla casa e a rendere più concorrenziali le operazioni giuridiche necessarie allo sviluppo del mercato immobiliare.

L’avviso è allarmistico perché presenta queste misure come se ne potessero derivare gravissimi danni al sistema giuridico e alla convivenza civile, attribuendo così all’emendamento finalità eversive del tutto immaginarie; l’allarme diffuso dai mezzi di stampa è collegato con l’apertura del mercato immobiliare a soggetti che vengono definiti “privi di imparzialità e terzietà”.

Poiché l’emendamento indica gli avvocati quali destinatari di queste nuove attività professionali i toni e i contenuti dell’avviso risultano del tutto infondati e pretestuosi : da sempre gli avvocati negoziano e redigono contratti anche relativi al trasferimento di immobili;da qualche tempo gli avvocati sono stati ammessi alle procedure relative alle aste immobiliari e da sempre in altri Paesi gli avvocati possono trattare qualsiasi operazione economica senza incontrare riserve protettive di altre professioni.

Anche l’avvocato effettua il giuramento di fedeltà è il naturale difensore dei diritti , è tenuto ad osservare prescrizioni deontologiche e la quasi totalità degli appartenenti alla categoria ha già provveduto alla assicurazione della propria responsabilità professionale.

L’avviso è omissivo perché raffigura l’attività notarile come se fosse da un lato necessaria (ma vi sono Paesi nei quali ciò non è) e dall’altro unicamente dedita alla tutela della fede pubblica, mentre trascura che l’area della consulenza giuridica costituisce rilevante parte di quella attività peraltro condivisa con gli avvocati e con gli altri professionisti che offrono “servizi legale”.

Senza mettere in forse la specificità delle professioni legali alle quali l’Avvocatura ha affidato poteri connotativi forti , anche nell’ambito della discussione della riforma delle professioni, appare increscioso un avviso che dal punto di vista oggettivo lede la dignità e l’onorabilità dell’Avvocatura , professione peraltro che non beneficia né del privilegio del numero chiuso né di distretti con esclusive.

D’altra parte l’emendamento pur estendendo agli avvocati nuove occasioni di attività professionale conferma per le fasce superiori dei contratti di trasferimento immobiliare e per tutte le altre attività in cui la legge prevede obbligatoriamente l’intervento del notaio la riserva di cui solo i Notai si possono giovare .

Con spirito di servizio e di dedizione alla difesa dei diritti dei cittadini e con fiducia nelle istituzioni l’avvocatura invita tutte le professioni del settore legale a cooperare perché lo sviluppo economico del Paese possa riportare vantaggi effettivi e concreti dalle riforme in atto, senza contrapposizioni e conflitti che obbligano ciascuna delle categorie a rivendicare qualificazioni e meriti che si verificano soltanto sul campo e nel quotidiano esercizio dell’attività lavorativa.

D'Alema: conti bancari segreti in Brasile?

Sciopero ufficiali giudiziari: vale la notifica del giorno successivo.


IN CASO DI SCIOPERO DEGLI UFFICIALI GIUDIZIARI NEL GIORNO IN CUI SCADE IL TERMINE PER NOTIFICARE UN ATTO, E’ AMMISSIBILE LA NOTIFICA ESEGUITA IL GIORNO DOPO Il diritto di difesa deve essere garantito (Cassazione Sezione Prima Civile n. 10209 del 3 maggio 2007, Pres. Criscuolo, Rel. Felicetti).
Il 19 aprile 2004 gli ufficiali giudiziari di Roma hanno scioperato. Conseguentemente l’ufficio di accettazione degli atti per le notifiche è rimasto chiuso. Quel giorno scadeva per A.C. il termine per proporre ricorso per cassazione avverso una sentenza della Corte d’Appello di Milano. Il legale di A.C. ha pertanto consegnato il ricorso all’ufficio notifiche il giorno successivo, 20 aprile 2004; quando il termine per l’impugnazione era scaduto. Egli si è fatto rilasciare dal dirigente dell’ufficio un certificato attestante che il 19 aprile 2004 l’ufficio era rimasto chiuso per sciopero e lo ha depositato con il ricorso tardivamente notificato. Nel giudizio davanti alla Suprema Corte, la controparte di A.C. ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, perché non notificato nel termine previsto dalla legge.
La Suprema Corte (Sezione Prima Civile n. 10209 del 3 maggio 2007, Pres. Criscuolo, Rel. Felicetti), ha ritenuto ammissibile il ricorso affermando che la notifica doveva essere ritenuta regolare. In materia – ha affermato la Cassazione – devono applicarsi i principi affermati nelle sentenze n. 69 del 1994, n. 477 del 2002 e n. 28 del 2004 della Corte Costituzionale, volti a garantire l’effettività del diritto di difesa, tutelato dall’art. 24 della Costituzione, in materia di notificazione di atti processuali da compiersi entro termini di decadenza. La Corte Costituzionale infatti (sentenza n. 28 del 2004), in tale specifica materia, ha ritenuto “palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante, che un effetto di decadenza possa discendere dal ritardo nel compimento di attività riferibili non al notificante, ma a soggetti diversi (ufficiale giudiziario e l’agente postale suo ausiliario) e perciò del tutto estranee alla sua disponibilità”.
Poiché anche nel caso di specie la decadenza è correlabile unicamente a un diniego di attività (accettazione dell’atto da notificare) degli ufficiali giudiziari (a causa di sciopero) e non a un difetto di attività del notificante – ha affermato la Corte – è soluzione interpretativa costituzionalmente obbligata considerare come tempestiva, nel caso di specie, la notifica del ricorso; ciò a prescindere dal rimedio predisposto dal D. Lgs. 9.4.1948 n. 437 – che nel caso di specie non risulta che sia stato attivato – e cioè dalla emanazione, da parte del Ministero della Giustizia, del decreto (previsto dall’art. 2) che accerta l’eccezionalità dell’evento e il periodo di mancato o irregolare funzionamento degli uffici giudiziari, con conseguente proroga (art. 1), con carattere di generalità, di tutti “i termini di decadenza per il compimento di atti” presso gli uffici interessati all’evento “o a mezzo del personale addetto ai predetti uffici” scadenti “durante il periodo di mancato o irregolare funzionamento, o nei cinque giorni successivi”: proroga che l’art. 1 determina in quindici giorni a decorrere dalla sua emanazione.

I giudici “calati”.

Lappello quirinalizio per una veloce riforma della giustizia ha conquistato a stento qualche richiamo nelle prime pagine, e, del resto, il giorno in cui il governo, per sfangarla, era costretto a blandire le richieste di un gruppo sud tirolese, non era il più adatto a parlare di riforme. Ciò non toglie che la bancarotta della giustizia sia reale e che le parole di Napolitano sono istituzionalmente pesanti. Ecco quattro osservazioni.

1. E’ inutile dire che ci vuole la riforma, si deve indicare quale. L’Italia spende quanto e più di altri Paesi, in giustizia, ma ha un servizio che fa pena. Non è un problema di soldi. Si è adottato, in penale, il sistema accusatorio, ma ancora gli accusatori sono colleghi dei giudicanti. I termini temporali fissati dalle leggi vengono interpretati come ordinatori”, vale a dire che si possono tranquillamente violare. Una riforma seria mette le mani in questa roba e non sta ad ascoltare gli interessi corporativi delle toghe. Fin qui succede lesatto contrario: quel poco che era stato fatto (l’ordinamento giudiziario) lo si vuole smontare.

2. Napolitano sollecita che le carriere non procedano solo per anzianità e per appartenenza correntizia, ma lo fa parlando ad un Consiglio Superiore della Magistratura che è la sede per eccellenza del dominio correntizio e dell’inefficacia, quando non della ridicolaggine, dell’autogoverno e dell’autodisciplina. Visto che ne è Presidente, abbia il coraggio di denunciare questo evidente e consolidato fatto.

3. E inutile sollecitare i magistrati a lasciare in pace gli estranei ad un’inchiesta giudiziaria, evitando di dare i loro nomi in pasto alla stampa, perché tanto, alla fine, quegli atti vanno depositati e, quindi, la pubblicità è prevista dalla legge. I modi per tutelare il giustamente richiamato diritto alla propria onorabilità sono due: a. i processi devono giungere subito dopo le indagini e chiudere in fretta le ferite; b. ai giornalisti non va imposta la censura, ma insegnato il mestiere ed indicato il dovere di sentire e dare spazio a quanti citano, spesso a sproposito.

4. Dice Napolitano ai giudici: si calino nella realtà del Paese facendosi carico delle ansie quotidiane !”. No, a me paiono fin troppo calati. Se ne stiano in alto, e facciano il loro dovere, con serietà ed indipendenza.

Davide Giacalone (Pubblicato da Libero dell8 giugno 2007).

venerdì, giugno 08, 2007

Mantini: Bersani molli le professioni!


Il relatore della riforma delle professioni on. Pier Luigi Mantini non ha usato mezzi termini agli stati generali dei periti industriali dove ieri, davanti ai professionisti, si è sfogato: ´Sono stanco delle continue incursioni del numero uno dello sviluppo economico in materia di professioni. Non abbiamo apprezzato né liberalizzazioni di luglio né tanto meno l'emendamento relativo alle modifiche delle competenze sulle compravendite immobiliari' ha dichiarato Mantini, anche a fronte del fatto che in materia di professioni c'è un attività incardinata nel parlamento che non può più aspettare.

Ma non solo. Il responsabile per le professioni del gruppo della Margherita ha anche indicato un inversione di rotta rispetto al passato: ´Stiamo andando verso una legge quadro anche perché ci siamo accorti che una delega troppo in bianco ha creato solo agitazioni tra le categorie professionali'.

Michele Vietti, responsabile delle professioni per l'Udc, ha sottolineato: ´Le due linee che si scontrano nella maggioranza producono solo un gran cortocircuito. La linea Bersani vede declinati principi antiordinistici mentre al contrario la linea di Mastella li mantiene'. Ma il vero problema per il rappresentante dell'Udc è il riconoscimento delle associazioni ´perché se non si mettono dei paletti la riforma non si farà mai'.

Il vicepresidente dell'associazione dell'Adepp (casse di previdenza) Antonio Pastore, ha ricordato il rischio ´svuotamento casse' a seguito del riconoscimento delle associazioni, dato che il professionista in futuro potrebbe essere più attirato a iscriversi presso un associazione che non presso un ordine.

Se passa questa linea i conti delle casse non reggerebbero a lungo. Ecco perché Pastore e il presidente dell'Adepp Maurizio de Tilla hanno chiesto alla presidenza congiunta delle due commissioni giustizia e attività produttive la possibilità di avere delle audizioni singole per gli enti di previdenza.

Partito dei Magistrati: qualcosa non va !


Sembra che la vittoria dell’Unione alle elezioni del 2006, vittoria dovuta in misura rilevante all’impegno del “Partito dei Magistrati”, non abbia portato bene a tale componente della coalizione vincitrice.

Liquidata la riforma dell’ordinamento giudiziario (già mutilata da un intervento pesante e tutt’altro che indiscutibile di Ciampi), ricevuto l’omaggio del “vassallo” ministro Mastella, fatti esplodere qua e là i mortaretti di operazioni giudiziarie modello “mani pulite”, sembra che lo sbandamento che caratterizza Governo e maggioranza e la loro azione politica, abbia contagiato anche la struttura e le propagini del partito delle toghe.

Non avendo più un Governo Berlusconi da “spezzare”, divisi tra la voglia di “godersi” il successo con le altre componenti del Centrosinistra e la preoccupazione di prendere le distanze anche da un Ministro prono ai loro voleri, ma desideroso di visibilità e deciso a cavalcare nell’apparenza la necessità di porre rimedio al grande disastro della giustizia, prendendolo addirittura “sotto tiro” con il suo partitello, i magistrati “militanti” sembra stiano attraversando Intanto il seme da lungo tempo gettato tra la magistratura di una concezione “oltranzista” della funzione giudiziaria, sta dando frutti avvelenati, magari di grottesco.

Non passa giorno che non salti fuori qualche inchiesta fondata su ipotesi di reato alquanto fantasiose, in cui campeggia una costante pretesa di assoggettare ogni attività pubblica ad una sorta di controllo censorio cui è stata adattata strumentalmente la funzione giurisdizionale penale.

Se “mani pulite” poté contare sulla disinvoltura giuridico-sintattica di Di Pietro, la fase attuale conosce metodi e personaggi che ne fanno impallidire il ricordo.

Il dramma cede il passo alla commedia: a “tangentopoli” succede “vallettopoli” e “paparazzopoli”.

E nemmeno la riedizione della grande inchiesta sui poteri occulti della Massoneria tentata da Woodcock potrà recuperare granché nel paragone con il passato in fatto di serietà e di quel che le potrebbe assomigliare.

Parte l’iniziativa di Cordero di Montezemolo contro la classe politica con tutto il contorno della campagna “antipolitica”, e subito emerge che non c’è, stavolta, il partito dei magistrati, in prima fila e nemmeno in seconda. Il fatto che lo stesso Presidente della Confindustria sia sceso in campo (o abbia fatto qualche passo in quella direzione) sta, in fondo a dar la prova che certi ambienti non possono permettersi di restare nelle retrovie: non possono certo sperare di fare un golpe mandando avanti un Woodcock.

Se c’è qualcosa che più fedelmente si attiene al copione del 1992-1996 è, forse, l’insipienza e la passività della classe politica, ora come allora incapace di reagire fermamente e compostamente, divisa e pronta a sfruttare qualche possibilità di avvantaggiarsi di certe operazioni.

E tuttavia anche la classe politica sembra essere un po’ meno rassegnata e disorientata di allora.

Può darsi che, dopo essersi gettata nella lotta politica senza ritegno e con almeno apparente unità, la magistratura oltranzista militante, cominci a rendersi conto dell’inconcludenza dell’atteggiamento tenuto oramai da molti anni. Sarebbe bene per tutti, se qualcuno non vorrà dimenticare quel che è avvenuto e pensare che non resti da far altro che evitare di riprendere in considerazione quelle che sembravano le ragioni del contendere.

C’è bisogno di chiarezza e se non sono augurabili e possibili rivalse e rese dei conti, non è neppure possibile chiudere gli occhi per cercar di ignorare lo scempio.

Ma, intanto, non è neppure lecito dare per scontato che questa sensazione di smarrimento che sembra di cogliere nell’oltranzismo giudiziario sia qualcosa di più di una semplice sensazione.

Non c’è spazio per anche solo un po’ di facile ottimismo.

Scritto da Mauro Mellini

Giovedì 07 June 2007

da: www.giustiziagiusta.info