martedì, novembre 15, 2016

CONSIGLI AD UN GIOVANE AVVOCATO.

Lascia perdere, siamo troppi. Ci vuole il numero chiuso all'Università. Ma tanto questo problema tu lo hai superato.
Esami più difficili, ma anche questo, se sei avvocato, non è più un problema tuo. Lascia perdere, non si guadagna.
E' vero, c'è una crisi che morde, e le classi borghesi ne stanno pagando il conto, e anche pesantemente. Lascia perdere, non c'è lavoro.
E allora perchè c'è questa guerra per essere presidenti, consiglieri, avvocati in generale? Dove non c'è acqua non c'è vita.
Cosa vuol dire, che siamo una massa di imbecilli che per puro masochismo dà il cuore e la testa, senza portare a casa denaro? Il lavoro c'è. Bisogna vedere chi lo piglia.
Bisogna che ognuno faccia il suo, e che gli avvocati - schiavi siano aboliti. Io voglio le società di capitali.
Qualcuno mi deve spiegare perchè da un lato si pretende purezza e doti virginali, e dalla altra parte impazzano le cripto società organizzate dalle banche, dalle assicurazioni.
Qualcuno mi deve spiegare perchè ci sono studi con 60 avvocati, di cui 59 stipendiati e uno milionario.
Qualcuno mi deve spiegare perchè le mediazioni possono essere gestite in forma societaria, e gli affari legali no. E comunque, non è questo il punto.
Ti hanno fatto arrivare sino ad avere il titolo di avvocato. Sei un avvocato.
Non ti fare incantare, e vai dritto per la tua strada.
Uno come te, Avvocato, una volta giovane. Fummo quello che siete, sarete quello che siamo.

Avv. Giuseppe Caravita

L'appello civile "motivato" (Corte Appello Napoli sent. 30.03.2016).

mercoledì, novembre 09, 2016

Cassazione Civile: no alla liquidazione automatica del danno da "fermo tecnico" (sent. 18773-2016)

Ocf, coordinatore entro il 20 novembre.

Completata la lista dei candidati alla guida dell’Organismo congressuale forense. Tutti gli ordini degli avvocati hanno infatti eletto i propri rappresentanti che correranno per far parte dell’Ocf.
In campo sono scesi i presidenti dei Coa, segno che il nuovo «sindacato» degli avvocati sarà appannaggio degli ordini territoriali, che già con l’Agorà istituita dal Consiglio nazionale forense avevano cominciato a guadagnare posizioni nella definizione della linea politica dell’avvocatura.
Con le associazioni forensi che, dopo la cancellazione dell’Oua, sembrano ora ai margini della categoria, e saranno consultate «ove ritenuto» dall’Ocf.
Prova ne è il fatto che i presidenti di Consigli dell’ordine degli avvocati in corsa per far parte dell’Ocf sono 26 su un totale di 51 candidati: oltre la metà.
Da ricordare che la sola carica incompatibile con quella di presidente di Coa è quella di coordinatore dell’Organismo.
 I candidati forti per la guida dell’Ocf sembrano essere Sergio Paparo, presidente del Coa di Firenze (tra i promotori dell’organismo), e Alessandro Vaccaro, alla guida del Coa di Genova.
In corsa, però, anche Mauro Vaglio, presidente dell’Ordine di Roma, che candida pure tesoriere (Antonio Galletti) e segretario (Pietro Di Tosto), Armando Rossi, alla guida dell’Ordine di Napoli, e Francesco Greco, presidente del Coa di Palermo.
In lizza, inoltre, i presidenti delle Unioni territoriali, Sandro Callegaro (Unione Emilia Romagna), Antonio Rosa (ex presidente Unione Triveneto e coordinatore del coordinamento dei Coa), Giovanni Malinconico (presidente Unione Lazio).
Intanto, quanto alla data delle elezioni dell’Ocf, il 21 e 22 ottobre si è riunito il coordinamento dei Coa e delle Unioni territoriali forensi, che hanno messo a punto una bozza di regolamento dell’Ocf e indicato come data papabile per le elezioni quella del pomeriggio del 18 novembre o, al più tardi, la mattina del 19.
La bozza di regolamento messa a punto dal Coordinamento degli ordini prevede la pubblicazione, sul sito dell’Organismo, dei dati relativi alla presenza e alla partecipazione dei singoli componenti alle adunanze dell’Ocf.
L’Organismo è convocato dal coordinatore almeno una volta al mese e in ogni caso in cui vi sia necessità o urgenza.
L’ordine del giorno viene inviato anche al Cnf e alla Cassa forense e ai consigli dell’ordine.
Il coordinatore è nominato dall’Ocf nella prima adunanza a maggioranza semplice, coordina i lavori dell’ufficio di presidenza del Congresso nazionale forense, ha la rappresentanza legale, presiede le adunanze, ha la direzione delle attività e si confronta con i componenti dell’ufficio di coordinamento.

Gabriele Ventura

lunedì, ottobre 31, 2016

De Cataldo, manettari e mafia capitale..........

Giancarlo De Cataldo è un famoso magistrato che lavora come giudice alla Corte d'assise di Roma e nel molto tempo libero, beato lui, che riesce a ritagliarsi nell'ambito della sua faticosa vita da giudice negli ultimi anni è riuscito a crearsi una spettacolare vita parallela in cui ha mostrato di possedere diversi talenti. Sia da scrittore, sia da drammaturgo, sia da sceneggiatore.
In questa sua vita parallela, negli ultimi tempi, De Cataldo, penna rapida e accattivante, si è imposto come scrittore e sceneggiatore di successo prima con "Romanzo Criminale" (scritto nel 2002, sceneggiato nel 2005) e poi con un libro che, per stessa modesta ammissione di De Cataldo e dell'altro autore Carlo Bonini, ha anticipato la sceneggiatura di Mafia Capitale: "Suburra", da cui il regista Stefano Sollima ha tratto il suo omonimo film.
 Nelle ultime settimane però il caso ha voluto che il nome di Giancarlo De Cataldo sia tornato al centro dell'attenzione non per la sua generosa attività di scrittore ma per la sua attività di magistrato.
In particolare, da un po' di tempo a questa parte, il nome di De Cataldo è diventato sinonimo di un caso che si è aperto al Csm e che ci dice molto non tanto di chi è Giancarlo De Cataldo (un bravo magistrato, un ottimo scrittore) ma di che cosa si rischia quando all'interno del circo mediatico-giudiziario si gioca con alcune parole e alcuni concetti tipici della gogna.
Il caso di De Cataldo è arrivato qualche mese fa al Consiglio superiore della magistratura per una ragione semplice e pur essendo noi del Foglio i più garantisti del reame per una volta, per descrivere il caso De Cataldo, abbiamo scelto di utilizzare i verbi e le parole (le metteremo tra virgolette) che i professionisti del circo mediatico utilizzerebbero se il soggetto in questione non fosse un magistrato. La storia è questa.
Il giudice della Corte d'assise di Roma, De Cataldo, è stato "pizzicato" a conversare "amabilmente" al telefono con "il braccio destro di Massimo Carminati", Salvatore Buzzi, ex capo della Cooperativa 29 giugno, uno dei protagonisti del romanzo giudiziario di Mafia Capitale.
In queste conversazioni telefoniche, che solo quando riguardano i magistrati vengono definite fino all'ossessione "penalmente non rilevanti", mentre di solito per i professionisti del circo mediatico-giudiziario finire in un brogliaccio è l'anticamera dell'essere colpevoli di qualcosa, in queste conversazioni, si diceva, la "coppia De Cataldo-Buzzi" mostrava una "certa confidenza" (tredici telefonate e sms) che ha insospettito la procura di Roma, che per questo ha portato il caso al Csm per valutare l'incompatibilità ambientale del giudice.
In queste conversazioni "il boss della cooperazione" informava il consigliere della Corte di appello della capitale dell'arrivo in una delle sue cooperative del boss Massimo Carminati, di cui lo stesso De Cataldo aveva a lungo scritto all'interno dei suoi romanzi (Carminati è il "Nero" di "Romanzo Criminale", e il giustizialista collettivo di solito di fronte a casi come questo aggiungerebbe un magnifico "non è un caso").
Oltre a questo, il "braccio destro di Carminati" è stato "beccato" a "spifferare" al telefono un'altra "verità scomoda": ha offerto come investimento al giudice De Cataldo di comprare obbligazioni emesse dalla stessa Cooperativa 29 giugno. E stando alla documentazione agli atti del Csm, il magistrato si fece "persino" inviare il prospetto informativo dell'iniziativa finanziaria (e in questi casi, il giustizialista collettivo, per corroborare la tesi infila una bella frase di un'intercettazione, tipo questa allegata agli atti del Csm, in cui Buzzi parla al telefono con l'amico imprenditore Marco Clemenzi: "Oh, d'i a Diddi [legale di Buzzi, ndr] che ha aderito pure il giudice De Cataldo eh").
La procura di Roma ha chiesto così al Csm di valutare gli estremi della compatibilità ambientale del giudice e mercoledì 26 ottobre il plenum del Csm ha bocciato la richiesta di archiviare la pratica e ha bocciato la richiesta di far tornare gli atti in Commissione per l'avvio della procedura di trasferimento d'ufficio.
Il dubbio, anticamera della verità. A noi garantisti, che a differenza dei grillini conosciamo a memoria solo un articolo della Costituzione ma conosciamo quello giusto (articolo 27, si è innocenti fino a prova contraria) la spiegazione data da Giancarlo De Cataldo ci sembra logica, lineare e convincente e non ci faremo certo influenzare dalle molte e simpatiche telefonate intercettate di Buzzi (come quella in cui "il braccio destro di Carminati" dice al telefono a De Cataldo. "Ti abbiamo candidato a futuro sindaco di Roma: dai chirurghi agli scrittori e poi saresti più divertente").
Il ragionamento dello scrittore magistrato è perfetto e il discorso si potrebbe chiudere così: De Cataldo dice di aver conosciuto Buzzi nel 1989, quando era magistrato di sorveglianza; dice di non avere nulla da rimproverarsi perché Buzzi all'epoca di quei contatti era per tutti, istituzioni comprese, il "simbolo del detenuto rieducato"; dice che sì è vero Buzzi voleva soldi ma "io non ho mai sottoscritto obbligazioni"; e dice che non c'era nessuna ragione allora per sospettare nemmeno "minimamente che l'uomo avesse subìto l'involuzione che sarebbe poi sfociata nel procedimento Mafia Capitale".
Per noi, ma chi siamo noi per giudicare, il caso è chiuso, e concordiamo con il dottor Armando Spataro, magistrato, quando dice che il tono delle telefonate era chiaramente "scherzoso" e che quei colloqui "dimostrano la fiducia di Giancarlo nell'uomo nuovo, un uomo diverso da quello che aveva inizialmente conosciuto".
Per noi il caso è chiuso ma la storia di De Cataldo ci permette di soffermarci su alcune liturgie talebane che si innescano quando il mondo del circo mediatico-giudiziario si ritrova ad affrontare casi simili a questi.
A voler seguire quelle liturgie, De Cataldo sarebbe colpevole fino a prova contraria. E la sua colpevolezza sarebbe resa evidente dal fatto che - un manettaro sintetizzerebbe senz'altro così la storia se il protagonista non fosse un magistrato - "le intercettazioni dimostrano un legame sospetto e una confidenza innegabile con il braccio destro di Massimo Carminati che rende oggettiva l'esistenza di una incompatibilità ambientale del magistrato amico del boss". Invece no.
La storia di De Cataldo ci dimostra e siamo certi che ci dimostrerà una serie di cose importanti. A: usare la parola "presunto" non è un reato ma è un obbligo quando si parla di un caso giudiziario; B: essere intercettati mentre si parla al telefono con un indagato non significa essere "legati" a quell'indagato; C: non tutto quello che ci raccontano le intercettazioni corrisponde a verità; D: l'anticamera della verità non è il sospetto ma è sempre il dubbio; E: l'abuso dell'espressione "incompatibilità ambientale" nel linguaggio mediatico- giudiziario ha creato una discrezionalità tale nell'utilizzo di questa espressione che qualsiasi cosa ormai può essere considerata un indizio di incompatibilità ambientale.
Tutto questo lo sappiamo. E oggi lo sapranno meglio sicuramente Giancarlo De Cataldo (il quale non ci pare però che abbia scritto editoriali indignati quando la stampa massacrava il ministro Giuliano Poletti, "reo" di essere stato fotografato nel 2010 a una cena con Buzzi) e tutti coloro i quali di solito quando sotto la gogna non ci passa un magistrato passano con disinvoltura come dei trattori sopra l'articolo 27 della Costituzione.
Il caso De Cataldo è una fiction. Ma, come dimostra Mafia Capitale, la fiction, si sa, spesso può diventare un caso giudiziario. Speriamo che almeno con De Cataldo questo non accada.
di Claudio Cerasa 
Il Foglio, 31 ottobre 2016

martedì, ottobre 25, 2016

Deontologia forense: la sanzione disciplinare della cancellazione è stata abrogata.

Cassazione Sez. Un. Civili 20 settembre 2016, n. 18394 - Pres. Canzio - Est. Petitti. 

Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - Sanzioni disciplinari - Cancellazione dall'albo - Inapplicabilità ai sensi del nuovo codice deontologico forense - Ragioni

"Sono, invece, meritevoli di accoglimento le deduzioni del ricorrente relative alla sanzione irrogata. La sanzione applicata dal CNF con la sentenza qui impugnata, deliberata il 25 ottobre 2013 e depositata in data 11 marzo 2015, non tiene, infatti, conto delle modificazioni introdotte dal codice deontologico forense, entrato in vigore il 15 dicembre 2014.
Al sensi dell'art. 65, comma 5, della legge n. 24/ del 2012, le disposizioni del codice deontologico si applicano anche ai procedimenti in corso se più favorevoli.
Orbene, il nuovo codice deontologico forense non prevede la sanzione della cancellazione, applicata dal COA e confermata dal CNF con la sentenza qui impugnata. 
La sentenza impugnata deve quindi essere cassata con riferimento alla sanzione applicata, con rinvio al Consiglio Nazionale Forense perché, in diversa composizione, provveda nuovamente in ordine al trattamento sanzionatone applicabile per gli illeciti accertati".

domenica, ottobre 09, 2016

Riflessioni sparse sul Congresso di Rimini.

Di ventennio in ventennio cambia l'assetto dell'avvocatura. Di ventennio in ventennio cambia anche la consistenza della nostra tonicità muscolare, e il nostro aspetto.
Ci abbiamo messo 70 anni per fare una riforma della Legge Forense. Ci rivediamo tra settanta anni: io avrò appena 130 anni, un giovanottino…..
Suicida l'OUA, assassinato il sogno della piccola media borghesia all'assalto del castello dell'Avvocatura, dove si sono asserragliati non i Templari dell'avvocatura, come qualcuno pensa, ma altri piccoli medi borghesi più veloci e più scaltri.
Restano fuori, come nel Medioevo, i meno abbienti, le teste pensanti, i non allineati.
I castelli però possono essere assediati: la comunicazione è essenziale e si fa sui social, sui blog, su internet.
L'Italia è abituata agli invasori, e a quelli che salgono sul carro dei vincitori.
Ma gli italiani, gli avvocati italiani, nel loro individualismo, hanno anche il DNA della ostinata contraddizione.
Come è finita poi con il tema del Congresso? Se non sbaglio era "La giustizia fuori dal processo": ah no, era "Gli avvocati fuori dai coglioni".
Avv. Giuseppe Caravita

Avvocatura: nasce l'OCF.

martedì, ottobre 04, 2016

Quando si perfeziona la notifica a mezzo del servizio postale? (Cass. Civ. n. 19730-2016)

"Ad avviso del Collegio, la notifica a mezzo posta eseguita mediante consegna dell'atto a persona diversa dal destinatario, pur se nel luogo indicato sulla busta che contiene l'atto da notificare, non può considerarsi perfezionata, dopo l'entrata in vigore della legge n. 31 del 2008, senza l'ulteriore adempimento della spedizione, allo stesso destinatario dell'atto, della lettera raccomandata con cui l'agente postale lo informa dell'avvenuto recapito dell'atto al terzo estraneo, pur abilitato a riceverlo. In altri termini, la notificazione a mezzo posta non coincide con la consegna dell'atto a persona, pur abilitata, ma diversa dal destinatario: il procedimento notificatorio attende, per il suo completamento, l'ulteriore elemento della fattispecie a formazione progressiva, costituito dall'invio al destinatario medesimo, a cura dell'agente postale, della prescritta lettera raccomandata con cui si dà notizia dell'avvenuta notificazione dell'atto.
Siffatta interpretazione dell'art. 7 della legge n. 890 del 1982 si pone in linea con i precedenti di questa Corte.
Per un verso, infatti, si è statuito (Cass. Pen., Sez. VI, 17 novembre 2010, dep. 2 febbraio 2011, n. 3827) che la notifica a mezzo posta eseguita mediante consegna dell'atto a persona diversa dal destinatario, pur se al domicilio dichiarato, non può considerarsi perfezionata, dopo l'entrata in vigore della legge n. 31 del 2008, finché non sopraggiunga l'ulteriore adempimento della spedizione allo stesso destinatario della lettera raccomandata che lo informa dell'avvenuto recapito dell'atto al terzo estraneo.
E per l'altro verso si è rilevato (Cass. civ., Sez. V, 25 gennaio 2010, n. 1366; Cass. civ. , Sez. Lav. , 21 agosto 2013, n. 19366) che, in caso di consegna del piego a persona diversa dal destinatario dell'atto, l'omessa attestazione della spedizione della lettera raccomandata dall'ultimo comma dell'art. 7 costituisce, non una mera irregolarità, ma un vizio dell'attività dell'agente postale che determina, fatti salvi gli effetti della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, la nullità della notificazione nei riguardi del destinatario.
Ne deriva che, ove oggetto della notificazione a mezzo del servizio postale sia una sentenza ed il piego che la contiene sia consegnato, non personalmente al destinatario, ma ad un terzo abilitato a riceverlo, il termine breve per l'impugnazione, di cui all'art. 325 cod, proc. civ., decorre dalla data di perfezionamento della notificazione, coincidente, non con quella della consegna del piego, ma con il momento, successivo, della spedizione, al destinatario medesimo, della prescritta lettera raccomandata informativa a cura dell'agente postale".

Cassazione Civile Sent. Sez. 2 sent. num. 19730 del 03/10/2016 - Presidente: BUCCIANTE Relatore: GIUSTI.

sabato, ottobre 01, 2016

Il Paese degli “azzeccagarbugli”.

Caro Pinocchio di Premier, ciao, sono Michele e di professione faccio l'azzeccagarbugli. Cosi mi hai definito ieri su La7.
Quello della scorsa sera è stato davvero un bieco tentativo di diffamare un'intera categoria, colpevole solo di dover difendere i diritti (anche e soprattutto costituzionali) dei cittadini.
Quindi, caro il mio bugiardone, la verità è un'altra.
La verità non è, come hai detto, che l'art. 117 della Costituzione ed il bicameralismo paritario, hanno creato una paralisi del sistema e l' eccesso di ricorsi alla Corte Costituzionale, ingrossando le parcelle degli avvocati ed ingolfando la Corte Costituzionale.
Questo, caro il mio buffone, non è "il paese degli azzeccagarbugli, dove i cittadini fanno le cose semplici e tocca all'avvocato complicarle".
Il vero problema caro il mio Pinocchio, sei tu e quella banda di politici incompetenti che abbiamo in parlamento.
Il problema è la totale assenza di leggi (quelle vere) per la presenza di un organo legislativo fatto di incapaci, diventato sterile per le troppe pressioni politiche che lo caratterizzano (interne al PD... oltre che esterne - ad oggi ancora non si comprende quanti galli avete nel pollaio).
Il problema è un Governo che legifera abusando dello strumento d'urgenza (decreti legge).
Se leggi la Costituzione, caro il mio costituzionalista mediatico, ed in particolare l'art. 77, comprenderai che solo 'in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge'...
Quindi, caro il mio diffamatore, non si usa il DL per eliminare l'anatocismo bancario, o per mettere le scatole nere nei veicoli ed aiutare le compagnie assicurative.
Il problema, dunque, sono gli errori che caratterizzano questa attività (chiamiamola) normativa (la vostra) che presta il fianco (anzi i fianchi) ad attacchi difensivi che, comunque, vengono fatti solo a tutela dei diritti del cittadino e non per spirito di azzeccagarbuglismo.
Caro il mio yuppie arrogante, da quando tu ed i tuoi compari (compresi i tuoi predecessori) siete entrati nella stanza dei bottoni, avete fatto di tutto per evitare l'accesso alla giustizia: eh sì.. bel modo di risolvere il problema.
Quindi, spiegami la tattica: se la gente piscia fuori dal vaso, voi ritenete di risolvere il problema chiudendo i cessi?
Ma guarda che fare la 'pipì' è un bisogno e la gente anche se chiudi i cessi, la fa ugualmente... ma la fa fuori.
Così è la giustizia, caro menzognero fiorentino: è un bisogno e tu non puoi chiudere i tribunali o scrivere porcherie normative per ridurre ed evitare l'accesso alla giustizia o reprimere ingiustamente i diritti.
Sennò la gente si difende in altro modo... e poi diventa il far west.
Lo avete fatto con la mediazione, con la negoziazione assistita, con il codice delle assicurazioni, con gli aumenti di bolli e contributi unificati, con la riduzione delle tariffe, con le decadenze processuali, con le finanziarie di Monti che hanno bloccato i pignoramenti, ecc ecc.
Con il processo telematico però vi siete superati perche siete stati cosi arroganti ed imbecilli da non capire che se vuoi riformare il processo civile devi toccare il codice di procedura civile (eh si...cosi si chiama il codice che disciplina il rito civile) e non creare un pastrocchio di decreti legge convertiti con modifiche, che poi sono stati rimodificati da altri DL convertiti con altre modifiche che si rimettono a regolamenti e poi a regole tecniche (che non si sa a quale fonte del diritto appartengano). Come vedi, caro il mio incompetente capo del mio gabinetto, la colpa non è degli avvocati che impugnano ma di un legislatore che lascia buchi, buchi cosi grossi che non capisci se è solo ignorante o pure affetto da qualche forma di ritardo mentale grave.
Altrettanto scandalosa (se non di piu) è la totale assenza di commenti da parte dei nostri rappresentanti al CNF, il che fa capire come il loro apparato gustativo sia attaccato saldamente a quello intestinale del ministro Orlando: direi con matematica certezza che non si capisce quando finisce la loro lingua e quando inizia il suo ano.
Questa è una ragione in piu per non votare, al prossimo congresso, la mozione Agorá nè la bozza Paparo che distrugge l'OUA... non ci rappresentate e sicuramente farete gli interessi di questi bugiardoni, che si vantano di avere ridotto i tempi della sentenza a 367 giorni (facendo la media tra una causa normale che viene rinviata di anno in anno(i) e un procedura di volontaria giurisdizione che si risolve due giorni dopo che viene iscritta).
È come se dicessi che in media per avere una pizza ci vogliono 2 minuti facendo la statistica tra le pizzerie da asporto e quelle del sabato sera. Si chiama paradosso di Simpson... Orlando...no, non è quello che va in onda alle 14 su Italia1.
No. Non potete permettervi di parlare di diritto, nel paese ove è stato creato il diritto.
Andate a casa.

Avv. Michele Iapicca 
(Rende – Calabria)

giovedì, settembre 29, 2016

A Rimini il XXXIII congresso nazionale forense: Avvocatura al confronto su competenze e rappresentanza.

Una nuova figura dell’avvocato con una funzione più sociale che nel ramo civile risponda alla tutela dei diritti del cittadino «fuori dal processo» mentre in ambito penale garantisca maggiori competenze e qualificazione nella difesa d’ufficio. E al centro la riscrittura della rappresentanza politica dell’avvocatura.
Sono queste le sfide oggetto del confronto che avrà luogo nel corso del XXXIII Congresso nazionale forense dal titolo «Giustizia senza processo? La funzione dell’Avvocatura», in programma dal 6 all’8 ottobre a Rimini, i cui contenuti sono stati presentati ieri a Roma e al quale parteciperà anche il ministro della giustizia Andrea Orlando.
«Con questo congresso vogliamo cogliere l’occasione per riaffermare il ruolo dell’avvocatura e rilanciare una funzione sociale, stimolando una riflessione sul futuro e sulle risposte che possiamo dare al cittadino», ha spiegato Giovanna Ollà, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Rimini illustrando i dettagli del programma del congresso, «serve un diverso modo culturale di intendere l’avvocato che deve difendere e tutelare i diritti sempre più fuori dalle aule di giustizia civile ed essere sempre più competente nella difesa d’ufficio penale. Riproponiamo poi il tema della rappresentanza politica dell’avvocatura con un importante dibattito sia a livello istituzionale sia associativo e con una proposta di modifica strutturata che preveda anche la partecipazione dei vari consigli dell’Ordine».
La debolezza della rappresentanza è stata messa in luce, poi, da Mirella Casiello, presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura che ha sottolineato come su 240 mila avvocati in Italia solo 35 mila partecipino alle elezione dei delegati.
«Vogliamo spingere i nostri colleghi ad interessarsi alla rappresentanza e per farlo vogliamo capire cosa vogliono veramente», ha precisato la Casiello. «Un primo passo in tale direzione è stato fatto in commissione giustizia del senato dove l’Oua ha presentato un documento per il ripensamento del sistema elettorale dei Consigli dell’ordine, lasciando agli avvocati la libertà di scegliere i proprio consiglieri attraverso la via maggioritaria».
La Casiello si è poi soffermata sulla necessità di trovare forme alternative di risoluzione delle controversie più convenienti per i cittadini a metà tra mediazione e negoziazione assistita, rimarcando di voler chiedere a ministro Orlando il riconoscimento del legittimo impedimento e dell’equo compenso per gli avvocati.
Aria di cambiamento anche per la Cassa forense che, come evidenziato dal vicepresidente Valter Militi «sta cercando di cambiare la propria mission con nuove e diverse politiche previdenziali e assistenziali nei confronti degli avvocati. Il Congresso sarà un momento fondamentale per lo scambio di idee e per trovare soluzioni il più possibile condivise».
Una mediazione più funzionale, la possibilità di ricorrere all’arbitrato amministrato e la prospettiva di spostare altre materie su tavoli non giudiziali sono, invece, alcuni dei cambiamenti fondamentali di cui la categoria ha bisogno secondo Andrea Pasqualin, consigliere del Cnf.
Mentre per Giuseppe Picchioni, vicepresidente del Consiglio nazionale «solo facendo funzionare al meglio le misure alternative al processo civile si riuscirà a salvaguardare al meglio i diritti dei cittadini.
Nel penale invece è sempre più importante evitare la spettacolarizzazione mediatica e ribadire l’importanza della difesa nel processo».
Giusy Pascucci (ITALIA OGGI)

martedì, settembre 27, 2016

La Cassazione Civile chiarisce quando decorre il "termine lungo" per l'impugnazione.


Con la sentenza n. 18569 del 22 settembre 2016, le Sezioni Unite della Cassazione Civile, a soluzione di contrasto, hanno chiarito se, ai fini della verifica della tempestività dell’impugnazione proposta nel termine lungo, vada considerato il giorno della pubblicazione della sentenza o il giorno del suo deposito in cancelleria.
Il principio di diritto espresso è il seguente:
"Il deposito e la pubblicazione della sentenza coincidono e si realizzano nel momento in cui il deposito ufficiale in cancelleria determina l'inserimento della sentenza nell'elenco cronologico con attribuzione del relativo numero identificativo e conseguente possibilità per gli interessati di venirne a conoscenza e richiederne copia autentica: da tale momento la sentenza "esiste" a tutti gli effetti e comincia a decorrere il cosiddetto termine lungo per la sua impugnazione. Nel caso in cui risulti realizzata un’ impropria scissione tra i momenti di deposito e pubblicazione attraverso l'apposizione in calce alla sentenza di due diverse date, il giudice tenuto a verificare la tempestività dell'impugnazione proposta deve accertare - attraverso un'istruttoria documentale o, in mancanza, il ricorso, se del caso, alla presunzione semplice ovvero, in ultima analisi, alla regola di giudizio di cui all'art. 2697 c.c., alla stregua della quale spetta all'impugnante provare la tempestività della propria impugnazione - il momento di decorrenza del termine d’impugnazione, perciò il momento in cui la sentenza è divenuta conoscibile attraverso il deposito ufficiale in cancelleria comportante l’inserimento di essa nell'elenco cronologico delle sentenze e l'attribuzione del relativo numero identificativo”.

martedì, settembre 20, 2016

Finto avvocato: talora è truffa e non esercizio abusivo.

È punibile per truffa e non per esercizio abusivo della professione chi si spaccia per avvocato e si fa consegnare del denaro per dirimere una vertenza con Equitalia.
La Cassazione ricorda, infatti, che il reato di esercizio abusivo della professione (articolo 348 del Codice penale) scatta solo quando il vengono messi in atto gli atti propri o tipici delle professioni, in quanto a queste riservati in via esclusiva. 
Mentre lo stesso reato non si configura per le azioni che, pur essendo in qualche modo connesse all’esercizio professionale, mancano di tipicità perché possono essere poste in essere da qualsiasi interessato.

Corte di cassazione – Sezione II penale – Sentenza 19 settembre n. 38752

mercoledì, settembre 14, 2016

Orlando: «Avvocati valutino capi uffici».

Avvocati nei consigli giudiziari con diritto di voto.
Il sì al voto dei legali nell’ambito dell’attività dei consigli giudiziari, che tra le altre cose forniscono pareri sulla valutazione dei capi degli uffici, è stato espresso dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a margine del convegno del Consiglio nazionale forense «Incontro con i consigli giudiziari. Collaborazioni e sinergie nell’ordinamento giudiziario».
La discussione sui modi per garantire la presenza terrà conto del parere del Consiglio superiore della magistratura. Per il ministro un punto non risolto riguarda le capacità organizzative dei capi degli uffici.
Il tema della valutazione effettiva, sul campo, delle capacità non può prescindere, infatti, dal giudizio di tutti coloro che sono chiamati alla valutazione della funzionalità in concreto degli uffici. E «non può essere un parere stereotipato – osserva Orlando – reso dal consiglio giudiziario a costituire la base effettiva per poter dare quella valutazione».
È il caso di aprire una dialettica, nella quale il guardasigilli non vede alcun pericolo per l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

martedì, settembre 13, 2016

Decreto in gazzetta ufficiale: Avvocati, elenchi e albi solo online.

Albi, elenchi e registri dei consigli dell’ordine degli avvocati solo in modalità online. Con un sistema informatico centrale, gestito dal Consiglio nazionale forense, che metterà a disposizione degli ordini territoriali le funzioni di recezione, accettazione e gestione dei dati e dei documenti informatici.
È quanto prevede, tra l’altro, il decreto 16 agosto 2016, n. 178, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 213 di ieri, che contiene il regolamento recante le disposizioni per la tenuta e l’aggiornamento di albi, elenchi e registri da parte dei Coa, nonché in materia di modalità di iscrizione e trasferimento, casi di cancellazione, impugnazioni dei provvedimenti adottati in tema dagli stessi Coa.
Il provvedimento, emanato dal ministero della giustizia in attuazione della riforma forense, entrerà in vigore il 27 settembre 2016. E a partire da tale data, il Cnf avrà due anni di tempo per realizzare il sistema informatico centrale.
Mentre entro il 27 settembre 2017, il Cnf adotta, sentiti il garante per la protezione dei dati personali e i consigli dell’ordine territoriali, le specifiche tecniche del sistema online (architettura di funzionamento, flussi informativi, modalità di accesso, di interconnessione e interazione con i sistemi dei Coa, misure di sicurezza ecc).
Inoltre, il decreto prevede che, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore, il ministero della giustizia è tenuto a stabilire le modalità telematiche e automatizzate per la trasmissione a via Arenula degli indirizzi e dei dati identificativi degli avvocati. Gli ordini territoriali, inoltre, devono tenere gli albi, il registro e gli elenchi esclusivamente con modalità informatiche, utilizzando il sistema informatico centrale.
I Coa che, alla data di entrata in vigore del decreto, dispongono già di sistemi informatici per la tenuta delle informazioni, possono continuare ad avvalersene, a condizione che, quando il Cnf realizzerà il sistema centrale, tali sistemi siano dotati di tutte le funzionalità prescritte dal regolamento e che abbiano basi di dati interconnesse con la base di dati del sistema centrale.
Invece, i Coa che non dispongono di sistemi informatici si avvalgono esclusivamente del sistema informatico centrale e i documenti informatici contenenti la registrazione cronologica delle operazioni informatiche sono conservati per almeno tre anni.
Quanto alle informazioni che saranno indicate nell’albo degli avvocati, sono previsti: nome e cognome, codice fiscale, domicilio professionale, data di prima iscrizione, eventuale associazione tra avvocati o società tra avvocati, disponibilità ad assumere difese d’ufficio, iscrizione nell’albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, attività di mediatore, iscrizione in uno degli elenchi dei gestori della crisi, eventuale sospensione, lingue straniere conosciute indirizzo web si siti riconducibili, iscrizione all’elenco per il gratuito patrocinio, eventuale data di cancellazione.

Gabriele Ventura

domenica, agosto 07, 2016

AVVOCATI E CINGHIALI.

Ho sognato d'essere un comune mortale, e non uno dei duecentocinquantamila avvocati che infestano l'Italia.
Ho sognato che, come quando i cinghiali sono troppi, venivano autorizzate battute a pallettoni incatenati per ridurne il numero.
Nel sogno, vedevo avvocati scappare, inciampando nelle toghe, perdendo codici, e poi pam, pam...e venivano giù.
Un colpo proprio sopra la spalla sinistra, e la faccenda era finita. Prosciutti e salsicce di avvocato, una rarità, una bontà, soprattutto una necessità.
Poi sempre nel sogno, io, comune mortale, vedevo che alcuni avvocati, palesemente avvocati, avvolti nelle loro toghe, camminavano tra i cacciatori, carichi di cartucciere e fucili. E con loro parlavano amabilmente.
A volte, con una leggera alzata di sopracciglia, indicavano un cespuglio: Pam, pam.
Grazie, Consigliere, Presidente, Componente di questo e Membro di quell'altro: non lo avevo proprio visto. Gli avvocati abbattuti venivano fotografati, catalogati, misurati.
Qualche cacciatore si metteva in posa vicino a loro. Dal fondo dei cespugli veniva il lamento di chi era parente, e non voglio usare termini come mamma, moglie, figli, perchè qualsiasi comune mortale sa bene che gli avvocati non hanno cuore, non sanno cosa sia l'amore.
Mi sono svegliato, con il cuore in tumulto. Mi sono detto "E' un sogno" ed ho aperto la finestra per respirare l'aria del mattino.
Pam, pam.Solo il secondo colpo mi ha raggiunto proprio sopra la spalla sinistra.
Nel brevissimo intervallo tra il primo ed il secondo sparo, ho visto distintamente il Presidente, Consigliere, Membro di Commissione, Segretario di Quantaltro, alzare la mano in un saluto, allargando le mani e alzando le sopracciglie come per dire "Che ci vuoi fare, questa è la vita".

Avv. Giuseppe Caravita

domenica, luglio 31, 2016

Deontologia forense: Le sole (e mere) dichiarazioni dell’esponente non bastano a ritenere provato l’addebito.

“L’attività istruttoria espletata dal Consiglio territoriale deve ritenersi correttamente motivata allorquando la valutazione disciplinare sia avvenuta non già solo ed esclusivamente sulla base delle dichiarazioni dell’esponente o di altro soggetto portatore di un interesse personale nella vicenda, ma altresì dall’analisi delle risultanze documentali acquisite agli atti del procedimento, che rappresentano certamente criterio logico-giuridico inequivocabile a favore della completezza e definitività dell’istruttoria”. 

Consiglio Nazionale Forense (pres. Alpa, rel. Piacci), sentenza del 24 dicembre 2015, n. 192.

NOTA: In senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Tinelli), sentenza del 24 settembre 2015, n. 150, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Vermiglio, rel. Pisano), sentenza del 20 marzo 2014, n. 43, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Sica), sentenza del 18 marzo 2014, n. 25; Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Perfetti, Rel. Salazar), sentenza del 20 febbraio 2013, n. 3.

sabato, luglio 30, 2016

Fondo Atlante 2, le casse di previdenza investono. Quali garanzie per i contribuenti?

Come noto Atlante è un personaggio della mitologia. Secondo Esiodo Zeus lo costrinse a tenere sulle spalle l’intera volta celeste e la punizione gli fu inflitta per essersi alleato con Crono, padre di Zeus, che guidò la rivolta contro gli dèi dell’Olimpo.
Pare ora che anche il fondo Atlante2 sia destinato a sorreggere l’intera volta celeste bancaria (italiana, meglio rappresentata da MPS e dall’intero guazzabuglio in cui per anni hanno banchettato i partiti, gli amici degli amici, la mala gestio, ed il cui conto si vuole servire come un piatto freddo ai comuni cittadini).
Il governo, attraverso il Mef, esercita la moral suasion (ergo tradotto dall’inglese in italiano spicciolo: vile ricatto) e invita le 19 Casse di Previdenza cosiddette private riunite nell’Adepp (70 miliardi di patrimonio attuale e quasi 2 milioni di contribuenti; prive di qualsiasi finanziamento pubblico e con una pressione fiscale negativa unica in Europa, incredibilmente ancor peggio rispetto ad Inps e Fondi Pensione) a investire alcuni miliarducci nel nuovo fondo, il cui fondo in pancia ha solo Npl (Non Performing Loan).
Crediti deteriorati e sofferenze bancarie tanto per intenderci.
E se si chiamano così un motivo ci sarà. Il Mef chiede di farlo per investire nel sistema del credito italiano, nel sistema Paese, nell’economia reale. Bla bla bla.
Ma quando il Mef era chiamato a sostenere un equo peso fiscale sulle Casse cosiddette private e dunque nel futuro della vita di 2 milioni di liberi professionisti (i quali non fanno altro che alimentarsi le proprie pensioni e la propria assistenza), dov’era?
Nessuno glielo ricorda? L’Adepp il 25 luglio ha deliberato di “sostenere l’iniziativa Atlante2”, toccando poi ai Cda dei singoli enti previdenziali decidere l’investimento per 500 milioni di euro.
In cambio del sostegno all’iniziativa Atlante2 le Casse dovrebbero ottenere dall’esecutivo la definitiva trasformazione della natura da pubblica a privata (rimessa in discussione solo dal Consiglio di Stato, con tutte le nefaste conseguenze di una ibridazione assurda: organizzati privatamente dal 1994 ma dichiarati pubblici solo per quanto attiene alle conseguenze negative).
Una trasformazione tuttavia indispensabile, perché altrimenti l’aiuto di un soggetto sostanzialmente pubblico prefigurerebbe un aiuto di Stato che Bruxelles boccerebbe.
Da tale “gentile concessione” (farsesca) conseguirebbe la non applicazione dei bandi di gara europei per l’affidamento dei mandati, la sottrazione alla spending review (20/25 milioni/anno non briciole), la determinazione in piena autonomia delle remunerazione dei vertici delle Casse (che interessi a qualcuno?) e forse (ma forse) anche la modifica della tassazione sugli investimenti.
Tutto ciò mi pare un po’ pochino atteso che ci sarebbe da ridisegnare interamente il sistema fiscale che ogni anno costa a tutte le casse oltre un centinaio di milioni.
Ricordiamo peraltro che i cosiddetti liberi professionisti sono doppiamente “tassati” (e beffati) atteso che pure da contribuenti soddisfano il debito enorme dell’Inps.
Dunque cornuti e mazziati.
In realtà i problemi di fondo al fondo (Atlante2) sono almeno tre: etici, politici ed economici. Se per i primi due Adepp li ha ritenuti superati (io avanzo invece forti perplessità), rimane da capire se l’operazione sia economicamente conveniente.
Le Casse cosiddette private devono difatti garantire pensioni adeguate e investire finanziariamente con la massima diligenza possibile, senza incorrere in rischi particolari (infatti hanno un sistema di vigilanza assai stringente).
Infatti nel comunicato Adepp si subordina la partecipazione all’iniziativa Atlante2 non solo all’autonomia decisionale dei Cda e al rispetto delle loro asset allocation e alle procedure di investimento, ma anche alle «proposte tecniche per le necessarie valutazioni sui rischi e sul rendimento nonché le formali direttive da parte dei ministeri vigilanti in materia di investimenti».
Il Mef avrebbe sventagliato la mera promessa del 6% di rendimento annuo.
Occorre invece realmente comprendere cosa ci sia dentro al Vaso di Pandora di Atlante2 e quali rischi reali presenti tutto ciò.
Non si può fare real politik o virtual politik con il futuro di 2 milioni di persone. In tal senso hanno già assunto posizioni assai dure tanto l’Associazione dei Commercialisti, quanto il Movimento Forense ed Mga, pretendendo trasparenza e senso di responsabilità.
Personalmente ho chiesto che in seno a Cassa Forense la decisione venga assunta, quale atto di indirizzo, dall’organo legislativo (Comitato dei Delegati) e non meramente demandato al CdA.
A chi vuole fare (e farsi) politica con i soldi altrui chiedo di farla con i soldi propri.

di Marcello Adriano Mazzola | 30 luglio 2016

giovedì, luglio 28, 2016

INIZIATIVA ATLANTE2 E CASSA FORENSE: ISTANZA DEL MOVIMENTO FORENSE.

Roma, 28 luglio 2016.

Spett.le CASSA FORENSE 
In persona del Presidente Nunzio Luciano 
Via E. Q. Visconti 8, 
00193 Roma 
PEC istituzionale@cert.cassaforense.it 

Preg.mo Presidente,
Il 25 luglio us l’assemblea dell’Adepp (Associazione degli Enti Previdenziali Privati di cui fa parte la Cassa Forense) ha deliberato di sostenere l’iniziativa Atlante2 e ha dato il via libera preventivo ad un investimento totale di 500 milioni di euro che dovrà essere deliberato da ogni singola Cassa.
Atlante2, sempre secondo quanto riportato dalla stampa anche specializzata, è un fondo di investimento promosso dal Governo finalizzato al “salvataggio” di Istituti di credito in crisi (in particolare MPS) e garantirebbe agli investitori - quindi potenzialmente a Cassa Forense - rendimenti elevati (si vocifera del 6%), ma allo stato non sono chiari i rischi.
Strettamente legate a questa operazione economica, sempre secondo la stampa, ci sarebbero una serie di impegni presi dal Governo nei confronti delle Casse private in ordine alla tassazione futura ed al controllo ministeriale degli Enti previdenziali.
Orbene, pur consapevoli del particolare momento di difficoltà che sta attraversando il nostro Paese, occorre scongiurare la concezione che le casse previdenziali private, in particolare Cassa Forense una delle più virtuose in tema di redditività, siano considerate dal Governo alla stregua di “tesoretti” da cui attingere nel momento del bisogno.
 La forte preoccupazione di molti avvocati è alimentata, inoltre, dall’impiego del patrimonio delle Casse di Previdenza per finalità e scopi che non appaiono quelli individuati dalla vigente normativa e non in linea con la funzione della nostra Cassa da sempre ispirata alla sana e prudente gestione, limitando i rischi e conservando il capitale versato dagli iscritti sotto il controllo delle istituzioni preposte.
Orbene, ad oggi i fatti di cui gli avvocati contribuenti hanno notizia derivano esclusivamente dalla stampa e dalle posizioni fortemente negative assunte da alcune associazioni rappresentative di altri ordini professionali, posizioni queste che - in assenza di informazioni da parte della Cassa - appaiono per gran parte condivisibili.
Quanto sopra, nella consapevolezza che purtroppo l’inarrestabile discesa dei redditi degli avvocati sta determinando conseguentemente minori introiti per la cassa forense rispetto a quelli attesi.
Pertanto, il Movimento Forense chiede che la Cassa di Previdenza ed Assistenza Forense comunichi agli iscritti ogni aspetto relativo alla iniziativa Atlante2 rendendo noti documenti, verbali di assemblee e riunioni, pareri interni ed esterni, perizie, ed ogni elemento a Vostra conoscenza, così da consentire ad ogni contribuente una esatta valutazione della situazione.
Considerando che tra due mesi si terrà a Rimini il Congresso Nazionale Forense, il Movimento Forense invita la Cassa Forense a sospendere ogni iniziativa relativa al Fondo Atlante2 ed a discutere tale questione avanti la massima Assise dell'Avvocatura.
Con ogni più ampia riserva, alla luce della Vostra risposta alla presente, di intraprendere ogni azione politica, e non, a tutela degli avvocati contribuenti.
Cordiali saluti.
Movimento Forense 
Il Presidente 
Massimiliano Cesali