venerdì, giugno 23, 2017

Approvata la cd "legge Falanga": elezioni per rinnovo COA entro 45 gg.

La Commissione Giustizia in data 22/6/2017 ha approvato definitivamente, in sede legislativa, la proposta di legge C. 4439, (FALANGA e altri, approvata dalla 2a Commissione permanente del Senato) su “Disposizioni sulla elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariali forensi”.
L’approvazione della proposta di legge in discussione fa, quindi, venir meno lo schema di regolamento ministeriale previsto in materia e consente finalmente l’elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariali forensi con una vera e propria legge elettorale, che riforma la disciplina contenuta nella Legge sull’ordinamento forense (L. 247/12). Il testo della Legge Falanga ricalca sostanzialmente le indicazioni offerte dalla Giustizia amministrativa, che aveva annullato il D.M. n. 170/2014.
Le principali novità, che consentiranno il rinnovamento dei Consigli dei vari Ordini circondariali, sono la previsione che “ciascun elettore può esprimere un numero di voti non superiore ai due terzi dei consiglieri da eleggere ai sensi dell’articolo 28, comma 1, della legge 31 dicembre 2012, n. 247” (art. 4 e 10); la designazione dei componenti della commissione elettorale, effettuata mediante sorteggio tra gli iscritti (art. 9); il rispetto, soltanto nella preferenza di voto multipli, al genere meno rappresentato (art. 10); la possibilità del voto elettronico, ove tecnicamente possibile (art. 13).
Infine, la norma transitoria:“I consigli dell’ordine che non hanno proceduto al rinnovo secondo le modalità previste dal regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia 10 novembre 2014, n. 170, procedono a deliberare le elezioni entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 2. I consigli dell’ordine eletti secondo le modalità previste dal regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia 10 novembre 2014, n. 170, le cui elezioni sono state annullate in via definitiva, procedono a deliberare le elezioni entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge ovvero dalla data del passaggio in giudicato della sentenza di annullamento, se successiva alla predetta data di entrata in vigore. 3. In sede di prima applicazione, la durata dei consigli dell’ordine, ivi compresi quelli eletti ai sensi dei commi 1 e 2, è stabilita comunque alla scadenza del 31 dicembre 2018, ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 3 della presente legge. Alle elezioni successive si applicano le disposizioni di cui all’articolo 28, comma 7, della legge 31 dicembre 2012, n. 247…” (art. 17).
Pertanto, con l’approvazione di tale assetto normativo, i Consigli dell’Ordine vedranno finalmente la possibilità di rinnovare la componente consiliare, evitando le vecchie logiche dei “listoni” che impedivano il ricambio generazionale, a discapito delle reali rappresentanze del Foro.

sabato, giugno 17, 2017

Sinistri e transazione: il compenso percepito dall’assicurazione è satisfattivo (salvo accordo scritto col cliente).

In tema di transazione stragiudiziale sul risarcimento del danno, integra illecito disciplinare il comportamento dell’avvocato che, in assenza di accordo scritto sul compenso ex art. 2233 cod. civ., richieda al Cliente un compenso ulteriore rispetto a quanto già percepito direttamente dalla Compagnia assicuratrice (Nel caso di specie, l’ulteriore importo appariva manifestamente sproporzionato rispetto all’attività svolta. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per mesi due)”. 

Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Iacona), sentenza del 30 dicembre 2016, n. 386

L'applicazione dei nuovi termini di prescrizione penale.

venerdì, giugno 16, 2017

Associazione di tipo mafioso: la natura dell’aggravante della disponibilità di armi.

“In tema di associazione per delinquere di tipo mafioso, l'aggravante della disponibilità di armi, prevista dai commi quarto e quinto dell'art. 416-bis cod. pen., ha natura oggettiva ed è configurabile a carico dei partecipi, ex art. 59/2 cod. pen., che siano consapevoli del possesso delle stesse da parte della consorteria criminale o che per colpa lo ignorino. Ai fini della ravvisabilità dell'aggravante in esame, è necessario fare riferimento al sodalizio nel suo complesso, prescindendo da quale specifico soggetto abbia la concreta disponibilità delle armi, potendo assumere, ai fini probatori, anche il fatto notorio della stabile detenzione di tali strumenti di offesa da parte del sodalizio mafioso: cfr. Cass. 44667/2016; Cass. 44704/2015; Cass. 1703/2014 che hanno ribadito che, ai fini probatori, la consapevolezza può desumersi in base all'appartenenza del singolo soggetto alla cosca mafiosa nella disponibilità del quale le armi si trovavano”. 

Cass. Penale Sez. 2 Sent. Num. 27394-2017 Presidente: DIOTALLEVI Relatore: RAGO - Data Udienza: 10/05/2017.

Per i balconi “aggettanti” non si applica la disciplina di cui all’art. 1125 cc.

“In tema di condominio, i balconi "aggettanti", i quali sporgono dalla facciata dell'edificio, costituiscono solo un prolungamento dell'appartamento dal quale protendono e, non svolgendo alcuna funzione di sostegno né di necessaria copertura dell'edificio - come, viceversa, accade per le terrazze a livello incassate nel corpo dell'edificio - non possono considerarsi a servizio dei piani sovrapposti e, quindi, di proprietà comune dei proprietari di tali piani e ad essi non può applicarsi il disposto dell'articolo 1125 cod. civ. 
I balconi "aggettanti", pertanto, rientrano nella proprietà esclusiva dei titolari degli appartamenti cui accedono (Cassazione civile,Sez. 2, Sent. n. 15913 del 17/07/2007; conf. Cassazione civile Sez. 2, Sent. n. 587 del 12/01/2011 e Cassazione civile, sez. II, Sent. 05/01/2011 n. 218)”. 

Cassazione Civile Sez. II sent. n. 10894-2017 Presidente: MIGLIUCCI Relatore: CORRENTI - Data pubblicazione: 04/05/2017

giovedì, giugno 15, 2017

L'ammissione della parte al gratuito patrocinio, preclude l'erogazione della sanzione del raddoppio del cd "contributo unificato".

"Come affermato in più occasioni da questa Corte (Cass. 2.9.2014 n. 18523; Cass. ord. 18.10.2016 n. 3669; Cass. 15.10.2015 n. 20920), quando la parte è stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato non sussistono le condizioni per l'applicazione del disposto dell'art. 13 c. 1 quater DPR n. 115/2002 introdotto dalle legge n. 228 del 2012. 
Infatti, anche se la disposizione di cui all'art. 13 citato non prevede esenzioni per tale ipotesi, la norma deve essere interpretata, sistematicamente, pur sempre nel contesto del provvedimento legislativo in cui è stata inserita a seguito della modifica di cui all'art. 1 legge n. 228/2012. 
Ebbene, l'art. 131 DPR 30.5.2002 n. 115 statuisce che: "Per effetto dell'ammissione al patrocinio e relativamente alle spese a carico della parte ammessa, alcune sono prenotate a debito, altre sono anticipate dall'erario. Tra quelle prenotate a debito rientra il contributo unificato nel processo civile e amministrativo". 
Sebbene il raddoppio del contributo si muova nell'ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell'apparato giudiziario o della vana erogazione delle pur sempre limitate risorse a sua disposizione ed il suo rilevamento non costituisca un capo del provvedimento di definizione dell'impugnazione dotato di contenuto condannatorio né di contenuto declaratorio, tuttavia è indubbio che l'applicazione di tale raddoppio, se sia riferibile ad un soggetto ammesso al patrocinio dello stato ovvero ad una amministrazione pubblica, non sia conforme a legge. 
Nei suddetti casi, infatti, si ha un esonero istituzionale, per valutazione normativa dello loro qualità soggettiva, del materiale versamento del contributo stesso, mediante il meccanismo della prenotazione a debito. 
Nella specifica fattispecie del soggetto ammesso al patrocinio a spese dello stato, pertanto, se il giudice adito -in sede di decisione- può e deve dichiarare che non sussistono le condizioni per la applicazione del disposto di cui all'art. 13 comma 1 quater DPR n. 115/2002, allo stesso modo non si può privare la parte non abbiente di una eventuale tutela giurisdizionale in sede di legittimità nell'ipotesi in cui vi sia stata una erronea determinazione giurisdizionale sul punto da parte dei giudici di appello. 
Né può affermarsi che l'eventuale erroneità della indicazione di sussistenza dei presupposti per l'assoggettabilità all'obbligo di un versamento di una somma pari a quella del contributo potrà essere segnalata in sede di riscossione (cfr. Cass. Sez. VI - 3 ord. 9.11.2016 n. 22867) perché tale ricostruzione si porrebbe in contrasto con l'art. 6 della CEDU, con riguardo ai tempi ragionevoli del processo e al principio dell'esame equo della propria controversia, e con l'art. 47 della Carta Fondamentale dell'Unione Europea, che afferma che a coloro che non dispongano di mezzi sufficienti è concesso il patrocinio dello Stato qualora ciò sia necessario per assicurare un accesso effettivo alla giustizia, non potendosi, pertanto, ravvisare tale situazione quando il non abbiente debba essere costretto ad azionare più giudizi per ottenere garanzia dei propri diritti. 
E ciò prescindendo da altri profili processuali di diritto interno, relativi alla circostanza che altre autorità, seppure in sede di riscossione, dovrebbero rivalutare un capo di una pronuncia giurisdizionale definitiva, oppure dal negativo aspetto di politica finanziaria e di bilancio pubblico conseguente al fatto che un altro giudizio (opposizione alla riscossione esattoriale) esporrebbe lo Stato ad un ulteriore esborso per la difesa del non abbiente". 

Cassazione Civile Sez. Lav. Sent. num. 13935-2017 Presidente: NOBILE Relatore: CINQUE - Data pubblicazione: 05/06/2017

martedì, giugno 13, 2017

L'attribuzione delle spese processuali: determinazione legittimazione in fase d'impugnazione.

"Il provvedimento di distrazione delle spese processuali instaura, fra il difensore della parte vittoriosa e la parte soccombente, un autonomo rapporto che, nei limiti della somma liquidata dal giudice, si affianca a quello di prestazione d'opera professionale fra il cliente vittorioso e il suo procuratore. 
Di conseguenza, rimane integra la facoltà di quest'ultimo non solo di rivolgersi al cliente per la parte del credito professionale che ecceda la somma liquidata dal giudice, ma anche di richiedere al proprio cliente l'intera somma dovutagli, per competenze professionali e spese, nonostante la distrazione disposta (Sez. 3, Sentenza n. 27041 del 12/11/2008).
La parte sostanziale vittoriosa è, pertanto, legittimata ad impugnare il capo della sentenza di primo grado che, pur distraendo le spese processuali in favore del difensore, le ha liquidate in misura insufficiente, in quanto - essendo comunque tenuta a corrispondere al proprio difensore la differenza fra quanto liquidato dal giudice e quanto dovutogli in base agli accordi o al tariffario professionale - ha interesse a che la liquidazione giudiziale sia quanto più possibile esaustiva delle legittime pretese del professionista. 
Il difensore distrattario delle spese assume la qualità di parte, sia attivamente sia passivamente, in sede di gravame solo quando l'impugnazione riguarda la pronuncia di distrazione in sé considerata (Sez. 1, Sentenza n. 6761 del 22/12/1981, Rv. 417650; Sez. 1, Sentenza n. 1204 del 17/04/1972, Rv. 357687), con esclusione delle contestazioni relative all'ammontare delle spese liquidate, giacché l'eventuale erroneità della liquidazione non pregiudica i diritti del difensore (che potrà rivalersi nei confronti del proprio assistito) bensì quelli della parte vittoriosa (che sarà tenuta al pagamento della differenza al proprio difensore)". 

Cassazione Civile Sez. III - Ordinanza n.13516-2017 del 30 maggio 2017.

sabato, maggio 27, 2017

La valutazione della prova nel processo civile.

"(…..) Secondo costante giurisprudenza di questa Corte, per aversi presunzione giuridicamente valida non occorre che i fatti sui quali essa si fonda siano tali da far apparire l'esistenza del fatto ignoto come l'unica conseguenza possibile dei fatti certi, ma è sufficiente che dai fatti noti sia univocamente deducibile il fatto ignoto, attraverso un procedimento logico basato sull' id quod plerumque accidit (in virtù della regola dell'inferenza probabilistica), sicché sia consentito desumere dal fatto noto quello da dimostrare come conseguenza logica possibile (v. Cass. n. 4376 del 1982, n. 6443 del 1983 e, tra le più recenti, Cass. n. 2632 del 2014). Va poi ricordato che è riservata al giudice di merito la valutazione discrezionale della sussistenza sia dei presupposti per il ricorso a tale mezzo di prova, sia dei requisiti di precisione, gravità e concordanza richiesti dalla legge per valorizzare elementi di fatto come fonti di presunzione, ovverosia come circostanze idonee a consentire illazioni che ne discendano secondo il criterio dell'id quod plerumque accidit: l'unico sindacato riservato in proposito al giudice di legittimità è quello sulla congruenza della relativa motivazione (Cass. n. 9225 del 2005). (……) Questa Corte ha più volte affermato che l'esame dei documenti esibiti e delle deposizioni dei testimoni, nonché la valutazione dei documenti e delle risultanze della prova testimoniale, il giudizio sull'attendibilità dei testi e sulla credibilità di alcuni invece che di altri, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale, nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente incompatibili con la decisione adottata (v. tra le più recenti, Cass. n. 16056 del 2016; v. pure n. 17097 del 2010)”.

Cass. Civile Sez. Lavoro Sent. num. 13198 del 25/05/2017 Presidente: MACIOCE - Relatore: BLASUTTO.

giovedì, maggio 11, 2017

L’assegno di divorzio ed il nuovo orientamento del Supremo Collegio.

“Il giudice del divorzio, richiesto dell’assegno di cui all’art. 5, comma 6, della legge n. 898 del 1970, come sostituito dall’art. 10 della legge n. 74 del 1987, nel rispetto della distinzione del relativo giudizio in due fasi e dell’ordine progressivo tra le stesse stabilito da tale norma:
A) deve verificare, nella fase dell’an debeatur – informata al principio dell’autoresponsabilità economica” di ciascuno degli ex coniugi quali “persone singole”, ed il cui oggetto è costituito esclusivamente dall’accertamento volto al riconoscimento, o no, del diritto all’assegno di divorzio fatto valere dall’ex coniuge richiedente -, se la domanda di quest’ultimo soddisfa le relative condizioni di legge (mancanza di «mezzi adeguati» o, comunque, impossibilità «di procurarseli per ragioni oggettive»), con esclusivo riferimento all’indipendenza o autosufficienza economica” dello stesso, desunta dai principali “indici” – salvo altri, rilevanti nelle singole fattispecie – del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri lato sensu “imposti” e del costo della vita nel luogo di residenza dell’ex coniuge richiedente), delle capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilità di una casa di abitazione; ciò, sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dal richiedente medesimo, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all’eccezione ed alla prova contraria dell’altro ex coniuge;
B) deve “tener conto”, nella fase del quantum debeatur – informata al principio della «solidarietà economica» dell’ex coniuge obbligato alla prestazione dell’assegno nei confronti dell’altro in quanto “persona” economicamente più debole (artt. 2 e 23 Cost), il cui oggetto è costituito esclusivamente dalla determinazione dell’assegno, ed alla quale può accedersi soltanto all’esito positivo della prima fase, conclusasi con il riconoscimento del diritto -, di tutti gli elementi indicati dalla norma («[....] condizioni dei coniugi, [....] ragioni della decisione, [....] contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, [....] reddito di entrambi [....]»), e “valutare” «tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio», al fine di determinare in concreto la misura dell’assegno di divorzio; ciò sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte, secondo i normali canoni che disciplinano la distribuzione dell’onere della prova (art. 2697 cod. civ.)”.

Cassazione civile, sezione prima, sentenza del 10.5.2017, n. 11504

giovedì, maggio 04, 2017

Giudici di pace in sciopero per 4 settimane consecutive, a partire dal 15 maggio.

I giudici di pace oggi hanno proclamato lo sciopero nazionale della categoria per quattro settimane consecutive, a partire dal 15 maggio e sino all'11 giugno 2017.
Resteranno altresì sospese tutte le attività giudiziarie ed amministrative degli uffici, ivi compresa la redazione ed il deposito di sentenze, decreti ingiuntivi e di qualsiasi altro atto di competenza del giudice.
Malgrado la ferma posizione contraria della Commissione Europea, del Parlamento Europeo, dei capi del 90% circa degli uffici giudiziari sul territorio nazionale e, di recente, del Consiglio di Stato, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando intende portare a compimento una riforma che, di fatto, cancella la magistratura onoraria e di pace, ossia una forza lavoro che nel nostro Paese manda avanti la Giustizia, trattando il 60% del contenzioso giudiziario civile e penale.
Il Ministro Orlando non ha alcuna intenzione di seguire la strada, pur sbandierata per mere motivazioni opportunistiche, della stabilizzazione dei magistrati di pace ed onorari in servizio, imposta dall'Europa ed indicata dal Consiglio di Stato.
Al contrario si profila come imminente la presentazione, da parte del Ministro Andrea Orlando al Consiglio dei Ministri, di un provvedimento legislativo che accentuerà tutte le violazioni contestate formalmente dalla Commissione Europea e dal Consiglio d'Europa all'Italia (trattamento economico e previdenziale discriminatorio, nonchè degradante per un magistrato dello Stato, carenza di tutele per la maternità, la salute, gli infortuni sul lavoro, disconoscimento dei diritti alle ferie ed al TFR, precarietà del rapporto…) e, di fatto, bloccherà completamente le attività degli uffici giudiziari per tutti gli anni a venire, con un impiego dei magistrati onorari e dei giudici di pace, oggi utilizzati a tempo pieno, addirittura ipotizzato dallo stesso Ministro Orlando, a parità delle dotazioni organiche, in un solo giorno a settimana.
Una politica giudiziaria irresponsabile e demolitrice che metterà definitivamente in ginocchio la Giustizia, onerando i magistrati di carriera del doppio dei loro attuali carichi di lavoro, con relativa certezza del blocco dei processi civili e della prescrizione del 90% dei reati.
I giudici di pace hanno scritto alla Commissione Europea, sollecitando la messa in mora dell'Italia ed il suo immediato deferimento al giudizio della Corte di Giustizia Europea.
A giugno si terrà, a tal uopo, una manifestazione dell'intera magistratura di pace ed onoraria a Bruxelles, davanti alle sedi del Parlamento Europeo e della Commissione Europea.

(Uni.gi.pa., comunicato stampa 4 maggio 2017)

Oggi è iniziata la raccolta delle firme.

domenica, aprile 30, 2017

Azione revocatoria ordinaria: i caratteri del cd “eventus damni”.

"In tema di revocatoria ordinaria non è richiesta, a fondamento dell'azione, la totale compromissione della consistenza del patrimonio del debitore, ma soltanto il compimento di un atto che renda più incerta o difficile la soddisfazione del credito. L'onere di provare l'insussistenza di tale rischio, in ragione di ampie residualità patrimoniali, incombe sul convenuto che eccepisca, per questo motivo, la mancanza dell'eventus damni". 

Cass. Civile Sez. 6 Ord. num. 9651 del 13/04/2017; Pres.: AMENDOLA – Rel.: TATANGELO. 

Giurisprudenza pacifica, cfr. in tali termini: Cass. Civ., Sez. 2, Sent. n. 1902 del 03/02/2015; Cass. Civ., Sez. 3, Sent. n. 21492 del 18/10/2011; Cass. Civ., Sez. 3, Sent. n. 23263 del 18/11/2010; Cass. Civ., Sez. 3, Sent. n. 7767 del 29/03/2007; Cass. Civ., Sez. 3, Sent. n. 19963 del 14/10/2005; Cass. Civ., Sez. 1, Sent. n. 15257 del 06/08/2004.

venerdì, aprile 28, 2017

In ricordo dell'Avv. Fulvio Croce, martire della Toga.

Il CNF ribadisce il divieto d’incarichi professionali, per i Consiglieri dei COA, da parte di Uffici Giudiziari del Circondario.

"Il Coa di Macerata, in data 2.2.16, ha chiesto un parere in ordine alla legittimità o meno dell’affidamento degli incarichi “indiretti ad Avvocati, appartenenti al Consiglio dell’Ordine, da parte dei vari uffici del Circondario”; chiede altresì, se sia legittimo il conferimento di detti incarichi ad avvocati in associazione professionale di cui faccia parte il Consigliere dell’Ordine.
Si è già avuto modo di affermare come il divieto imposto dall’art. 28 co 10 della L. n. 247/2012 abbia chiaramente portata tassativa e non possa quindi subire eccezioni o diverse interpretazioni rispetto alla volontà perseguita dal legislatore, chiaramente mirata ad evitare che il Consigliere dell’Ordine venga a trovarsi in situazioni di incompatibilità o possa anche solo apparire non “specchiato” nello svolgimento dell’incarico che ha scelto di assumere nell’interesse dei Colleghi del Foro cui appartiene.
 Alla luce della condivisibile interpretazione che precede, è da ritenere che il divieto imposto dalla legge, oltre ad investire “gli incarichi giudiziari” diretti “da parte dei magistrati del circondario” si estenda anche agli incarichi c.d. “indiretti”, intendendosi come tali quelli conferiti al Collega di studio specie se in associazione con il Consigliere.
Il divieto imposto dal legislatore mira ad evitare qualsiasi dubbio in ordine alla sussistenza di un interesse economico, diretto od indiretto, da parte di chi assuma l’incarico di Consigliere dell’Ordine; si è voluto quindi attribuire all’incarico la dignità che gli compete, sgombrando il campo da incompatibilità e dal sospetto di interessi diversi da quelli che derivano dal corretto svolgimento del ruolo assunto all’interno dell’avvocatura". 

Consiglio nazionale forense (rel. Amadei), 13 luglio 2016, n. 81 – su quesito n. 152 del COA di Macerata.

giovedì, aprile 27, 2017

L'esecuzione coattiva a carico del singolo condomino, deve sempre essere preceduta dalla notifica del titolo esecutivo formatosi contro il Condominio.

"Il Condominio è soggetto distinto da ognuno dei singoli condomini, ancorché si tratti di soggetto non dotato di autonomia patrimoniale perfetta, e l’art. 654, comma 2, è da ritenere applicabile solo al soggetto nei confronti del quale il decreto ingiuntivo sia stato emesso ed al quale sia stato ritualmente notificato. Qualora il creditore intenda far valere la responsabilità patrimoniale di un soggetto diverso dall’ingiunto – pur se in ipotesi responsabile dei debiti di lui – a cui il titolo esecutivo non sia stato mai notificato, la norma dell’art. 654, comma 2, è da ritenere inapplicabile, dovendosi sempre riconoscere al soggetto passivo dell’esecuzione il diritto di avere notizia e piena cognizione della natura del titolo in forza del quale si procede nei suoi confronti. Erroneamente il Tribunale ha ritenuto che l’amministratore abbia la rappresentanza dei singoli condomini ed, in quanto tale, sia legittimato a ricevere la notificazione di atti con effetti immediatamente riconducibili ai condomini. In caso di titolo esecutivo giudiziale, formatosi nei confronti dell’ente di gestione condominiale in persona dell’amministratore e azionato nei confronti del singolo condomino quale obbligato pro quota, la notifica del precetto al singolo condomino, ex art. 479 c.p.c., non può prescindere dalla notificazione, preventiva o contestuale, del titolo emesso nei confronti dell’ente di gestione. Se infatti una nuova notificazione del titolo esecutivo non occorre per il destinatario diretto del decreto monitorio nell’ipotesi di cui all’art. 654 c.p.c., comma 2, detta notificazione, invece, è necessaria qualora si intenda agire contro il singolo condomino, non indicato nell’ingiunzione ma responsabile pro quota della obbligazione a carico del condominio. Costui, invero, deve essere messo in grado non solo di conoscere qual’ è il titolo ex art. 474 c.p.c., in base al quale viene minacciata in suo danno l’esecuzione, ma anche di adempiere l’obbligazione da esso risultante entro il termine previsto dall’art. 480 c.p.c.".

(Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ord. 24 gennaio – 29 marzo 2017, n. 8150 -Pres. Amendola – Rel. Rubino)

Scade il 2 maggio pv il termine per le compensazioni fiscali.

venerdì, aprile 21, 2017

Partita raccolta di firme per la separazione delle carriere in magistratura.

Deontologia forense: il principio di presunzione di non colpevolezza (in dubio pro reo) vale anche in sede disciplinare.

“Il procedimento disciplinare è di natura accusatoria, sicché va accolto il ricorso avverso la decisione del Consiglio territoriale allorquando la prova della violazione deontologica non si possa ritenere sufficientemente raggiunta, per mancanza di prove certe o per contraddittorietà delle stesse, giacché l’insufficienza di prova su un fatto induce a ritenere fondato un ragionevole dubbio sulla sussistenza della responsabilità dell’incolpato, che pertanto va prosciolto dall’addebito, in quanto per l’irrogazione della sanzione disciplinare non incombe all’incolpato l’onere di dimostrare la propria innocenza né di contestare espressamente le contestazioni rivoltegli, ma al Consiglio territoriale di verificare in modo approfondito la sussistenza e l’addebitabilità dell’illecito deontologico”. 

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. e rel. Picchioni), sentenza del 27 luglio 2016, n. 249.

NOTA: In senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Salazar), sentenza del 26 luglio 2016, n. 241, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Calabrò), sentenza del 14 luglio 2016, n. 201, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Berruti), sentenza del 6 giugno 2016, n. 145, Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Del Paggio), sentenza del 10 maggio 2016, n. 134, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Sica), sentenza del 31 dicembre 2015, n. 267, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Siotto), sentenza del 31 dicembre 2015, n. 265, Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Picchioni), sentenza del 29 dicembre 2015, n. 230, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Picchioni), sentenza del 28 dicembre 2015, n. 225.

venerdì, aprile 14, 2017

Esame abilitazione forense: regole da riscrivere.

Il costante tramonto del sistema formativo universitario, che invero trova origini lontane sin dalle prime esperienze educative e scolastiche, e la scomparsa della “bottega” professionale come luogo in cui potevano formarsi i giovani avvocati, restano due facce della stessa medaglia, manifestazione sintomatica della crisi di un Paese, che si presenta come crisi culturale.
L’iscrizione alle Facoltà Giuridiche rappresentava non solo una scelta imputabile alle molteplici possibilità dj accesso alle carriere amministrative e giudiziarie, ma per molti restava una opzione per l’esercizio della professione nel notariato e nell’avvocatura.
A volte, per quelli della mia generazione, era una scelta di entusiasmo, il completamento di una cultura, prevalentemente anche se non esclusivamente classica, in cui si iscriveva il “mondo delle regole“ e del "diritto".
L'emozione di leggere le prime pagine dei manuali di istituzioni di diritto privato (Trabucchi, Torrente e le prime edizioni del Rescigno), si accompagnava all'entusiasmo della “scoperta" della logica e della storicità intrinseca alle norme giuridiche: nulla di comparabile alla manualistica più recente. L'università e la professione non sono più palestre dello spirito, l'una e l'altra restano strumenti, a volte, per impegnare il tempo necessario per una qualsiasi occupazione, in un contesto economico in cui non vi sono più concorsi nella pubblica amministrazione e in cui gli stessi concorsi notarili e in magistratura appaiono caratterizzati da una formazione acquisita nelle cosiddette “scuole" (di solito affidate ad associazioni rette dalle regole del profitto puro), in cui si perde di vista il quadro sistematico per appuntare appuntare l'attenzione sull'ultima sentenza di Cassazione, ben presto smentita da un’ altra successiva.
Non esiste, cioè, l'impostazione di una preparazione sistematica che fondi sulla logica e sull’interpretazione della norma (spesso oscura e frutto di un legislatore negligente e disattento), tutto scolorendosi in un vacuo “nozionismo".
Non si sottrae a questa vera e propria regressione antropologica e culturale, la preparazione e l'accesso all’avvocatura, a fronte di una evidente abrasione della missione storica che la stessa ha avuto nel passato, spesso frutto di una sottovalutazione del ruolo dell’avvocato nelle aule di giustizia. Il vero vulnus alla storia italiana dell’avvocatura si manifesta in tutta la sua evidenza nell'esame di abilitazione alla professione forense, retto sempre dal caso, dalla ambiguità e dalle incertezze nelle correzioni, dall’insufficienza - a volte evidente - delle commissioni, dalla levantina esigenza di dare risposta a temi complicatissimi con gli espedienti più tecnologici e più imprevedibili.
E’ evidente che la colpa non può riversarsi solo sulla disperazione dei candidati, sulla corsa a superare gli ostacoli imprevedibili dell’esame, ma va ascritta alla mancanza di qualsiasi intervento normativo che riscriva le regole di formazione e di accesso alla libera professione di avvocato, spesso frutto di una evidente insufficienza culturale dell'avvocatura che, a fronte dell’incombente tragedia che prelude alla scomparsa culturale della stessa, riesce ad opporre esigenze a volte corporative.

AVV. PROF. GIUSEPPE FAUCEGLIA

mercoledì, aprile 12, 2017

Trasferimento alla Cittadella Giudiziaria: le valutazioni e richieste del COA di Salerno.


CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI 
Salerno 

ESTRATTO DAL REGISTRO DEI VERBALI 
DELLE DELIBERE ESISTENTI PRESSO LA SEGRETERIA 
DEL CONSIGLIO STESSO ORDINE AVVOCATI SALERNO 

Tornata del 11 aprile 2017 
Anno/N. Prot. : 2017/004421
Data prot. : 12/04/2017
Il CONSIGLIO 
 premesso 
che è recentemente venuto a conoscenza, nel corso di un incontro tenutosi nella Conferenza Permanente, dell’ipotizzato trasferimento alla cittadella giudiziaria anche della Sezione Lavoro del Tribunale, oltre quello già previsto ed in corso della 3A Sezione Civile (mobiliare ed immobiliare) ;
che la Conferenza permanente, già Commissione di manutenzione, decide circa gli spazi e le destinazioni degli uffici giudiziari ma che, alle riunioni della stessa, il Consiglio partecipa, solo se invitato, con mero diritto di tribuna senza potere di voto;
che la Conferenza ipotizza nel periodo tra maggio e giugno - in ragione di una situazione verificatasi recentemente alla Sezione Lavoro, per la quale due stanze adibite a cancelleria sono state rese momentaneamente inutilizzabili - il trasferimento dell’intera Sezione Lavoro del Tribunale alla Cittadella Giudiziaria, cui seguirà con tempi di esecuzione non previsti, né prevedibili il trasferimento delle altre due Sezioni del Civile e della Corte d’Appello;
che l’utilizzo della Cittadella Giudiziaria rappresenta una opportunità che occorre cogliere, onde rendere omogeneo e fruibile il servizio Giustizia a tutta l’utenza ed agli operatori della stessa;
che, tuttavia, la situazione della Sezione Lavoro è in fase di risoluzione, per cui la paventata immediata necessità non è più esistente;
che la realizzazione dell’ipotesi sopra prospettata, nei modi previsti, determinando un ulteriore frazionamento sul territorio degli uffici giudiziari comporterà inevitabili, enormi disagi per l’Avvocatura, costretta a fare la spola tra Cittadella Giudiziaria ed il Tribunale centrale;
che in questa situazione 6 giudici della Sezione Lavoro celebrano udienza per tre giorni la settimana, spesso nello stesso giorno in cui tiene udienza anche la Corte d’appello (lavoro e civile) e che gli uffici della 3A Sezione Civile tengono udienza il lunedì, il mercoledì ed il giovedì;
che i Giudici civili di primo grado tengono udienza dal lunedì al giovedì e la Corte d’Appello (Civile e Lavoro) nei giorni di mercoledì e giovedì, per cui si verificherà l’inevitabile accavallarsi degli impegni nelle due distinte sedi con inevitabili, enormi e non conciliabili difficoltà per gli avvocati a presenziare alle udienze, concomitanti e dislocate in posti lontani fra loro, così comprimendo il diritto costituzionale di difesa degli utenti che potrebbe essere penalizzato dalla mancata presenza in udienza dell’avvocato nominato;
che anche il mero rinvio delle udienze per l’impossibilità dell’avvocato ad esser presente per le ragioni sopra dette protrae inevitabilmente i tempi, già lunghi, del contenzioso;
che la Sezione Lavoro dovrebbe essere allocata al settimo piano della Cittadella, dove le stanze dei Giudici sono piccole per poter essere sfruttate come aule d’udienza e, allo stato, ancora non è dato sapere quali e quante saranno le aule di udienza disponibili;
che molte misure di sicurezza, sia per i lavoratori tutti degli uffici che per l’avvocatura, non sembrano essere in regola con le previsioni di legge, tant’è che anche i rappresentanti sindacali per questioni riguardanti i propri associati e che sono degne della massima considerazione, hanno espresso perplessità con riferimento allo stato attuale della sicurezza dei locali della Cittadella Giudiziaria che dovranno ricevere gli uffici trasferenti;
che vi sono uffici sottodimensionati per il numero delle persone che vi devono lavorare (cancellerie) e altri iperdimensionati anche per una sola persona (gli Uffici del Presidente del Tribunale ordinario di Salerno e quello del Dirigente Amministrativo del Tribunale ordinario di Salerno misurano circa 80 (ottanta) mq. cadauno, ad esempio);
> che in una situazione di questo genere occorre che i primi ad insediarsi, anche per ragioni logistiche legate al miglior funzionamento, all’organizzazione ed al coordinamento degli uffici, debbano essere i vertici della struttura del Palazzo di Giustizia;
valutato  
  • che occorrerebbe prevedere, con immediata variazione tabellare, la conciliabilità delle udienze della 3A Sezione Civile con quelle tenute dai Giudici Civili; 
  • che si rende necessario sospendere il trasferimento della Sezione Lavoro, organizzando, in tempi rapidi e certi, il trasferimento dell’intera restante Sezione Civile in unica soluzione (sebbene con tempi di realizzazione diversi ma certi, estremamente contenuti e conseguenti) come avvenuto in altri casi; 
Tanto premesso il Consiglio all’unanimità dei consensi,
delibera 
  1. di chiedere che i vertici della struttura del Palazzo di Giustizia si trasferiscano presso la Cittadella Giudiziaria, in uno agli uffici che oggi vi sono destinati; 
  2. di chiedere che si disponga il trasferimento dell’intera Sezione Civile, con tempistica certa e modalità preventivamente concordate e comunicate; 
  3. di chiedere, per il solo trasferimento della 3A Sezione Civile, di disporre una variazione tabellare che consenta la tenuta delle udienze nei due plessi in giorni diversi e, comunque, con orari prefissati ; 
  4. di manifestare apertamente la propria contrarierà - allo stato degli atti e dei rilevi esposti - al trasferimento della Sezione Lavoro, se non effettuata di concerto con gli altri uffici del Tribunale, riservando ogni azione utile a contrastare l’ipotesi di cui in premessa, e, in ogni caso ad ogni ipotizzando trasferimento che non tenga conto delle esigenze dell’avvocatura.

Dispone per l’invio della presente all’Avvocatura, la pubblicazione della presente delibera sul sito del Consiglio e l’invio della stessa , ciascuno per la propria parte di competenza, al Presidente della Corte d’Appello di Salerno, al Presidente del Tribunale di Salerno, al Presidente della Sezione Lavoro del Tribunale di Salerno, al Dirigente di Cancelleria del Tribunale di Salerno; di dare la più ampia diffusione a tale deliberato anche presso gli organi locali di informazione e di adottare ogni ulteriore iniziativa per tutelare l’esercizio della funzione .
f.to Avv. Americo Montera - Presidente
f.to Avv. Gaetano Paolino - Consigliere Segretario
per copia conforme IL CONSIGLIERE SEGRETARIO F.to Avv. Gaetano Paolino (firma autografa sostituita a mezzo stampa, ai sensi e per gli effetti dell'art. 3, comma2, del D.Lgs 39/1993)

sabato, aprile 08, 2017

Condominio: consentita approvazione rendiconto e successiva regolarizzazione consuntivi precedenti.

“Nessuna norma codicistica detta, in tema di approvazione dei bilanci consuntivi del condominio, il principio dell’osservanza di una rigorosa sequenza temporale nell’esame dei vari rendiconti presentati dall’amministratore e relativi ai singoli periodi di esercizio in essi considerati, cosicché va ritenuta legittima la delibera assembleare che (in assenza di un esplicito divieto pattiziamente convenuto al momento della formazione del regolamento contrattuale) approvi il bilancio consuntivo senza prendere in esame la situazione finanziaria relativa al periodo precedente, atteso che i criteri di semplicità e snellezza che presidiano alle vicende dell’amministrazione condominiale consentono, senza concreti pregiudizi per la collettività dei comproprietari, finanche la possibilità di regolarizzazione successiva delle eventuali omissioni nell’approvazione dei rendiconti (Cass., Sez. 2, n. 11526 del 13/10/1999; Sez. 2, n. 13100 del 30/12/1997)".
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 31 marzo 2017, n.8521-

mercoledì, aprile 05, 2017

Interruzione dei servizi informatici del settore civile.

05/04/17-Si comunica che, al fine di consentire l’aggiornamento di talune funzionalità dei sistemi, a partire dalle ore 17.00 del 7 aprile 2017, saranno resi indisponibili tutti i servizi informatici del settore civile ed, in particolare:
La consultazione e l’implementazione dei registri di cancelleria;
L’aggiornamento (anche da fuori ufficio) della consolle del magistrato;
Il deposito telematico di atti e provvedimenti da parte dei magistrati;
Tutte le funzionalità del portale dei servizi telematici;
Tutte le funzioni di consultazione da parte dei soggetti abilitati esterni;
I pagamenti telematici.
Rimarranno attivi i servizi di posta elettronica certificata e sarà, quindi, possibile il deposito telematico da parte degli avvocati, dei professionisti e degli altri soggetti abilitati esterni anche se i messaggi relativi agli esiti dei controlli automatici potrebbero pervenire solo al riavvio definitivo di tutti i sistemi.
Attenzione!!!
Il riavvio dei sistemi è previsto a partire dalle ore 24.00 del 8 aprile 2017 e sino, al massimo, alle ore 8.00 del 10 aprile.

lunedì, aprile 03, 2017

EVENTO FORMATIVO DEL 05 APRILE 2017.

Giudici di pace: sesto sciopero consecutivo, dal 17 al 21 aprile.

Roma, 3 apr. - Le organizzazioni di categoria hanno proclamato un nuovo sciopero dei giudici di pace dal 17 al 21 aprile, in concomitanza con lo sciopero dei magistrati onorari di Tribunali e Procure.
E’ il sesto sciopero consecutivo dei giudici di pace ed il terzo sciopero unitario dell’intera magistratura onoraria dal novembre 2016, allorquando sono iniziate le azioni di protesta, sfociate nel febbraio scorso in una manifestazione di oltre 1.000 magistrati dinanzi al CSM ed in una formale audizione in Parlamento Europeo.
“La Presidente della Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo – si legge in una nota dell’Unione Nazionale Giudici di Pace – ha scritto al Ministro della Giustizia Andrea Orlando chiedendo rispetto per la dignità dei giudici di pace, dei magistrati cd. onorari e delle loro famiglie, sollecitando il Ministro Orlando a trovare entro maggio una soluzione ragionevole alla questione, esclusivamente italiana, della magistratura precaria”.

La prova per presunzioni semplici nel processo civile.

“Per la configurazione di una presunzione giuridicamente valida, non occorre certamente che l'esistenza del fatto ignoto rappresenti l'unica conseguenza possibile di quelli noti, secondo un legame di necessarietà assoluta ed esclusiva (sulla scorta della regola della inferenza necessaria), ma è sufficiente che dal fatto noto sia desumibile quello ignoto, alla stregua di un giudizio di probabilità basato sull' "id quod plerumque accidit" (in virtù della regola dell'inferenza probabilistica), sicché il giudice può trarre il suo libero convincimento dall'apprezzamento discrezionale degli elementi indiziari prescelti, purché dotati dei requisiti legali della gravità, precisione e concordanza, mentre è da escludere che possa attribuirsi valore probatorio ad una presunzione fondata su dati meramente ipotetici”.

Cass. Civile Sez. 2 Sent. n. 8530-2017; Data pubblicazione: 31/03/2017- Presidente: PETITTI Relatore: SCARPA.

venerdì, marzo 31, 2017

Deontologia forense: la genitorialità e la cura di figli minori sono possibili cause d'esonero dall’obbligo d'aggiornamento professionale.

"La gravidanza e il parto, nonché l’adempimento di doveri collegati alla paternità o maternità, in presenza di figli minori, costituiscono distinte cause di possibile esonero dall’obbligo di formazione continua". 

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Sica), sentenza del 12 luglio 2016, n. 189.

EVENTO FORMATIVO DEL 10.04.2017.

Tribunale Salerno: inizia il trasferimento nella Cittadella Giudiziaria.

Dal 10 aprile 2017 inizierà il trasferimento della III Sezione Civile, seguita subito dalla Sezione Lavoro del Tribunale – inizialmente non prevista ma necessitata dal distacco di intonaco dal soffitto dei locali occupati dalla Cancelleria – seguita poi dalla II Sezione Civile.
La Cancelleria Fallimentare di via Papio, verrà chiusa dal 18 al 28 aprile con previsione di consegna di atti urgenti ed in scadenza in un locale che sarà indicato all’utenza.
La Cancelleria Esecuzioni Mobiliari sospenderà le attività dal 10 al 28 aprile, sempre garantendo la possibilità di depositare atti urgenti ed in scadenza, e le udienze della III Sezione Civile saranno sospese dal 10 al 30 aprile 2017.
Per consentire le operazioni di trasloco, per 3/4 giorni sarà chiuso il varco su Corso Vittorio Emanuele e dei particolari sarà informata l’utenza nei giorni seguenti.

martedì, marzo 28, 2017

Il giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo in materia di oneri condominiali.

“Secondo consolidato orientamento di questa Corte, nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione di contributi condominiali, il giudice deve accogliere l'opposizione soltanto qualora la delibera condominiale abbia perduto la sua efficacia, per esserne stata l'esecuzione sospesa dal giudice dell'impugnazione, ex art. 1137, comma 2, c.c., o per avere questi, con sentenza sopravvenuta alla decisione di merito nel giudizio di opposizione ancorché non passata in giudicato, annullato la deliberazione (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 19938 del 14/11/2012).
In simili procedimenti il giudice deve comunque limitarsi a verificare la perdurante esistenza ed efficacia della delibera assembleare posta a fondamento della pretesa di riscossione di contributi condominiali, senza poterne sindacare, in via incidentale, la sua validità, essendo questa verifica riservata al giudice davanti al quale detta delibera sia stata impugnata (Cass. Sez. U, Sentenza n. 26629 del 18/12/2009).
Quanto alla prova del credito, basta dire che, ai sensi e per gli effetti del collegato disposto degli artt. 63, comma 1, disp. att. c.c. e 663, n. 1, c.p.c., la delibera dell'assemblea dei condomini, vincolando gli assenti ed i dissenzienti, raffigura il fatto costitutivo del credito concernente una somma liquida ed esigibile, la cui prova scritta è raffigurata dal relativo verbale, redatto nei modi di legge (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 7569 del 29/08/1994).
Qualora l'opponente a decreto ingiuntivo, emesso ai sensi dell'art. 63 disp. att. c.c. per il pagamento di contributi condominiali, contesti la sussistenza del debito e la documentazione posta a fondamento dell'ingiunzione, ovvero, in particolare, il verbale della delibera assembleare, il giudice, come detto in precedenza, può accogliere l'opposizione solo qualora la delibera condominiale abbia perduto la sua efficacia, per effetto degli esiti del separato giudizio di impugnazione ex art. 1137 c. c.”.

Cassazione Civile Sez. 6 Ord. Num. 7741 Anno 2017 - Presidente: MANNA Relatore: SCARPA - Data pubblicazione: 24/03/2017

domenica, marzo 26, 2017

Deontologia forense: rilevanza dell’inadempimento delle obbligazioni nei confronti dei terzi.

"Commette e consuma illecito deontologico l’avvocato che non provveda al puntuale adempimento delle proprie obbligazioni nei confronti dei terzi e ciò indipendentemente dalla natura privata o meno del debito, atteso che tale onere di natura deontologica, oltre che di natura giuridica, è finalizzato a tutelare l’affidamento dei terzi nella capacità dell’avvocato al rispetto dei propri doveri professionali e la negativa pubblicità che deriva dall’inadempimento si riflette sulla reputazione del professionista ma ancor più sull’immagine della classe forense. 
E ancora più grave risulta essere l’illecito deontologico nel caso in cui il professionista, non adempiendo ad obbligazioni titolate, giunga a subire protesti, sentenze, atti di precetto e richieste di pignoramento, considerato che l’immagine dell’avvocato risulta in tal modo compromessa agli occhi dei creditori e degli operatori del diritto quali giudici ed ufficiali giudiziari". 

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Amadei), sentenza del 30 giugno 2016, n. 173.

NOTA: In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Vermiglio, rel. Piacci), sentenza del 11 giugno 2016, n. 150, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Calabrò), sentenza del 17 febbraio 2016, n. 8, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Picchioni), sentenza del 30 novembre 2015, n. 182, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Baffa), sentenza del 30 novembre 2015, n. 173, Consiglio Nazionale Forense (pres. Alpa, rel. Piacci), sentenza del 11 novembre 2015, n. 165, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Damascelli), sentenza del 12 marzo 2015, n. 27. In sede di Legittimità, in senso conforme, di recente, Corte di Cassazione (pres. Amoroso, rel. Travaglino), SS.UU, ordinanza n. 4877 del 27 febbraio 2017.

IL MIRAGGIO DEL GIUSTO PROCESSO.

venerdì, marzo 24, 2017

L’OCF sostiene lo sciopero di aprile dei penalisti.

L'O.C.F. (Organismo Congressuale Forense), come già fatto per l'astensione attualmente in corso, esprime la piena e totale solidarietà, sostegno ed appoggio alla nuova astensione dalle Udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale proclamata per le giornate del 10 - 11 - 12 -13 - 14 Aprile 2017 dall'Unione delle Camere Penali Italiane.
E', infatti, inaccettabile che una riforma che incide in maniera determinante sul processo e sul l'ordinamento penale, con lesione del diritto di difesa e del principio della ragionevole durata del processo, venga approvata in Senato ricorrendo al voto di fiducia, cosi sottraendo il Disegno di Legge alla doverosa e naturale discussione dell'Aula.
E’ altresì incomprensibile che in uno Stato che si vuole moderno si dia prevalenza a discutibili ragioni di economia rispetto ai principi del giusto processo.
L’O.C.F. condivide le motivazioni esposte nella delibera del 17 marzo 2017, con cui l'Unione delle Camere Penali Italiane ha indetto lo stato di agitazione e che, ancora una volta, attestano la sensibilità che l’Avvocatura rivolge alla tutela dei diritti dei cittadini rispetto a riforme che ne comprimono gli interessi, i diritti e le garanzie.
Occorre operare un fermo richiamo al Governo rispetto alle sue pesanti responsabilità politiche, qualora intendesse impedire i giusti interventi correttivi sul testo di legge riproponendo il voto di fiducia anche davanti alla Camera dei Deputati.
Per tali ragioni l’O.C.F., quale rappresentante politico della massima assise dell’intera Avvocatura, invita TUTTI gli Avvocati a sostenere ed a ricordare in ogni Sede la giusta battaglia intrapresa dall’UCPI, affinchè sia chiaro che l’intera Avvocatura è pronta ad attuare più ampie e generali forme di protesta, a tutela dei diritti dei cittadini e della piena autonomia ed indipendenza degli Avvocati.