
“GLI UOMINI DOVREBBERO IGNORARE COME VENGONO FATTE LE LEGGI E LE SALSICCE”.
(OTTO VON BISMARK)
"Ritireremo i nostri emendamenti in larga misura", ha dichiarato al termine dell'incontro Mastella.
E quindi sull'art.2 del provvedimento viene ripristinato il testo del relatore Giuseppe Di Lello, dove si prevede la possibilità di cambiare funzione per non più di quattro volte nella carriera di un magistrato.
C'è però l'obbligo di non poter più esercitare nello stesso distretto di corte d'appello nel quale si era lavorato in precedenza, dovendo anche trasferirsi in un'altra regione. Unica eccezione se si passa da una funzione requirente ad una giudicante in campo civile: cioè, se un magistrato da Pm chiede di diventare giudice civile, può continuare a lavorare anche sullo stesso territorio.
Per quanto riguarda gli avvocati, nel corso dell' incontro l'accordo è stato raggiunto solo su un punto: il presidente del Consiglio nazionale forense resterà nel consiglio direttivo della Corte di Cassazione, mentre per la possibilità per gli avvocati di far parte dei consigli giudiziari, questa, spiega il senatore dell' Ulivo Roberto Manzione, vicepresidente della commissione giustizia, ''e' una cosa sulla quale si dovrà fare un ulteriore confronto".
''Ma è molto probabile - sottolinea Felice Casson (Ds) - che alla fine si decida che gli avvocati ne debbano restare al di fuori''.
Gli avvocati, infine, dovrebbero restare nelle commissioni di esame.
“Si è oggi consumato sull’Ordinamento Giudiziario l’ennesimo pateracchio a danno della giustizia, unicamente a tutela delle pretese sindacali rappresentate dall’Anm”, ha detto a caldo del Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane Oreste Dominioni.
La forma giornalistica ci sembra assai indovinata e conforme alla realtà dei fatti: si trattava proprio di un malato comatoso, delle cui condizioni bisognava dar conto ora per ora.
Purtroppo le cifre finali hanno confermato i timori: la malattia era grave, la crisi irreversibile.
Sono risultati promossi agli scritti solo 584 candidati su 1240 (percentuale del 47%): la percentuale più bassa mai riscontrata in assoluto a Salerno!
Appena i numeri hanno cominciato a parlare, in tutta la loro gravità, sono cessati i bollettini "medici" sul sito internet e, scomparsi tutti i numeri, è apparsa una nota (presumiamo del Direttore del sito) che ci permettiamo di riprodurre qui di seguito, perché sembra raccontare una giornata di “festa in campagna” e non una Waterloo per i giovani avvocati salernitani:
“La Commissione di esami, presieduta dall'Avv. Lorenzo de Bello, ha ultimato lo scrutinio solo alle 21:45, dopo oltre dieci ore ininterrotte di estenuante lavoro.
Il caldo torrido ha arroventato l'atmosfera. Nemmeno i condizionatori a pieno regime sono riusciti a migliorare il confort dell'aula.
Sin dalla mattinata il plesso della Corte di Appello è stato preso d'assalto da quanti volevano notizie.
I commissari, alla fine, sono usciti alla spicciolata, dopo le 22, mentre nell'ufficio di segreteria i computer stampavano gli elenchi da pubblicare all'albo del palazzo di 'Piazza Malta' ( oggi XXIV Maggio).
In allegato pubblichiamo anche noi i risultati ufficiali, così come si evincono dall'albo della Commissione.
…..Ma di cosa si parla, ci sembra di sognare: del 53% di bocciati che ne è stato!
"Informatizzazione del Processo Civile: Polis Web apre le porte al Processo Civile Telematico, in autunno il via alla trasmissione degli atti on-line”.
All'evento parteciperanno, fra gli altri, il Ministro della Giustizia Sen. Clemente Mastella e il Vice Presidente del C.S.M. Sen. Nicola Mancino.
Alla fine della riunione è stato approvato un documento in cui gli avvocati e i dirigenti amministrativi, tra le altre cose, sottolineano la comune preoccupazione per lo stato dell’organizzazione giudiziaria, per la scarsità di risorse previste per lo sviluppo organizzativo degli uffici e per l’insufficienza, anche se incrementata di circa il 50% dall’inizio degli anni novanta, della quota di bilancio statale devoluta alla giustizia.
È stato anche deciso di avviare una maggiore e più intensa collaborazione.
Il confronto si inserisce nel percorso preparatorio alla II Conferenza Nazionale sulla Giustizia, promossa e organizzata dall’OUA, che si terrà a Roma ad ottobre (11-13), ed è un’ulteriore tappa per avviare concretamente un cantiere delle idee al quale possano concorrere tutti i soggetti interessati, con l’obiettivo di restituire al Paese un sistema Giustizia degno di tale nome.
In vista della Conferenza di ottobre, nei mesi scorsi l’Oua ha incontrato il ministro di Giustizia Clemente Mastella e il vice presidente del Csm, Nicola Mancino.
Roma, 26 giugno 2007
La designazione è arrivata per acclamazione, su proposta dei presidenti degli Ordini di Taranto e Lecce, Angelo Esposito e Antonio de Giorgi, autori di dichiarazioni di lodi e riconoscimento all’attuale presidente dell’Ordine di Foggia, le stesse che hanno caratterizzato anche l’intervento del presidente dell’Ordine di Trani, Bruno Logoluso.
Confermati alla vice Presidenza e alla Segreteria, rispettivamente, gli avvocati Augusto Conte e Giuseppe Agnusdei, presidenti degli Ordini di Brindisi e di Lucera
Qualche giorno fa, una turista giapponese è stata scippata e spedita all’ospedale. Intervistata, ha esclamato: «Non tornerò mai più qui, Napoli fa schifo!».
I mali di Napoli, a mio avviso, sono tre, due dei quali «storici»: la plebe, la camorra, e l’attuale classe politica.
La plebe, da sempre, è la vera padrona della città: di più, ne è l’anima. Roma, Alessandria, Babilonia avevano la plebe, quasi tutte le città moderne se ne sono disfatte. Ma a Napoli la plebe ha resistito. Una plebe, si badi, che non è soltanto una classe economicamente e socialmente meno evoluta, ma anche uno stato d’animo.
Ha scritto Domenico Rea: «Napoli ha sempre prodotto plebe: plebe aristocratica, plebe politica, plebe religiosa». In qualche modo della plebe ha fatto parte anche qualche sovrano; Ferdinando IV, detto «re lazzarone», si esprimeva in modo scurrile, si camuffava da pescivendolo e andava a vendere i polpi a Mergellina, da ragazzo urinava nell’androne del palazzo reale e defecava sulle statue scolpite con marmo di Carrara. Una plebe che inorridì Leopardi, Dumas, Dickens, e perfino De Sade. Una plebe con la quale dovrete fare i conti mettendo piede in questa città e che troverete nell’osteria come nel ristorante alla moda, dietro al bancone dell’acquafrescaro come nel caffè storico, nel taxi che vi porta all’albergo e nell’albergo stesso.
La camorra. Voi credete che la camorra sia un problema dei napoletani, e invece è anche un problema vostro. Perché la monnezza che ha trasformato la città in una immensa discarica, non è altro che il frutto del potere camorrista, e l’aria che si respira in città la respirerete anche voi, ineffabili turisti. Napoli puzza da Capodimonte al Vomero, da Posillipo alla Ferrovia, nessun quartiere è risparmiato. Molti camminano con le mascherine, le malattie polmonari sono aumentate del 12 per cento rispetto alla media nazionale.
La classe politica. Sono tredici anni che la sinistra non riesce a risolvere l’emergenza rifiuti, ma nessuno si dimette, che dico? nessuno pensa - nemmeno alla lontana - di intonare il mea culpa. Il mea culpa dovrebbero intonarlo anche quegli elettori che hanno dato fiducia a gente che li ha ripagati ricoprendoli di spazzatura, trasformando quella che fu la terza città d’Europa in «un’integrale cloaca, urbana, amministrativa, turistica e morale» (Ceronetti). E il mea culpa dovrete intonarlo voi, se, essendovi ostinati a venire a Napoli, sarete scippati e gettati nella monnezza.
Marcello D’Orta
mardorta@libero.it
di Mauro W. Giannini
www.osservatoriosullalegalita.org
(Comunicato stampa del garante della privacy)
Con cinque provvedimenti, riguardanti alcuni dei principali gestori telefonici e società che operano in qualità di call center per conto degli stessi gestori e di altre importanti aziende, il Garante (Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan, Giuseppe Fortunato) ha prescritto una serie di misure affinché venga rispettata la riservatezza e gli altri diritti degli utenti.
Società telefoniche e call center dovranno interrompere i trattamenti illeciti di dati, informando l'Autorità già entro il 5 luglio sullo stato di adempimento delle misure richieste, di carattere organizzativo, tecnico e procedurale, che andranno comunque adottate al più tardi entro il 10 settembre 2007.
Il Garante si è riservato di adottare provvedimenti più drastici in caso di mancato adempimento, quali blocchi o divieti.
In particolare, gestori e call center dovranno:
* interrompere l'uso indebito di numeri telefonici raccolti ed utilizzati a scopi commerciali senza il previsto consenso da parte degli interessati;
* regolarizzare le banche dati informando gli utenti e ottenendo da essi lo specifico consenso all'utilizzo dei dati per scopi pubblicitari;
* informare con la massima trasparenza gli utenti anche al momento del contatto sulla provenienza dei dati e sul loro uso;
* registrare la volontà degli utenti di non essere più disturbati;
* interrompere l'utilizzo illecito di dati per attivare servizi non richiesti (segreterie, linee internet veloci);
* effettuare controlli sui responsabili dei trattamenti svolti presso i diversi call center.
I provvedimenti sono stati adottati all'esito di una intensa attività ispettiva effettuata nei mesi scorsi in tutta Italia nei confronti dei principali gestori telefonici e call center, avviata anche sulla base delle innumerevoli segnalazioni giunte dai cittadini. Le ispezioni degli uffici del Garante, in collaborazione con il Nucleo speciale funzione pubblica e privacy della Guardia di finanza, hanno accertato trattamenti illeciti di dati personali e comportamenti non corretti nei confronti degli utenti, nonostante i richiami del Garante e lo specifico provvedimento generale adottato lo scorso anno dall'Autorità proprio per contrastare il fenomeno delle chiamate indesiderate effettuate per fini promozionali o per vendere direttamente prodotti e servizi, il cosiddetto "teleselling".
Va ricordato, infine, che per violazioni relative ad omessa o insufficiente informativa agli utenti, nel corso del 2007 il Garante ha finora avviato a fornitori di servizi di comunicazione elettronica e call center 44 procedimenti sanzionatori, 22 dei quali già definiti con il pagamento di somme per un totale di oltre 130 mila euro.
Roma, 15 giugno 2007
Provvedimenti del 30 maggio 2007
* Fastweb S.p.A. [doc. web n. 1412626]
* Tele2 talia s.r.l. - Transcom Worldwide S.p.A. [doc. web n. 1412610]
* Telecom Italia S.p.A. [doc. web n. 1412598]
* Tiscali Italia S.p.A. - Winex s.r.l. [doc. web n. 1412557]
* Wind Telecomunicazioni S.p.A. [doc. web n. 1412586]
Carbone aveva già ottenuto una prima vittoria dal Tar del Lazio che aveva annullato la delibera con la quale il Csm nel dicembre scorso aveva bocciato la sua nomina a primo presidente della Cassazione, per un incarico di insegnamento svolto senza aver chiesto l'autorizzazione a Palazzo dei Marescialli. Un'autorizzazione che, invece, secondo il Tar del Lazio, non era necessaria.
Il Csm a sua volta aveva chiesto al Consiglio di Stato di annullare e di sospendere l'efficacia della sentenza del Tar del Lazio. Ma i giudici di Palazzo Spada hanno rigettato la richiesta di sospensiva del Csm, accompagnando la decisione con "un ordine all'amministrazione di provvedere", cioé di adeguarsi alla sentenza del Tar del Lazio. I giudici avrebbero deciso anche sul merito, ma hanno rinviato il deposito della sentenza, la cui stesura potrebbe richiedere diverso tempo. In sostanza, con la sua pronuncia il Consiglio di Stato ordina al Csm di provvedere a esprimersi con un nuovo voto sulla nomina di Carbone a primo presidente. E stavolta non può avere rilievo, ai fini della decisione del Csm, la mancata autorizzazione per l'incarico di insegnamento svolto dal magistrato.
A deciderlo è stata la Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane, in stato di agitazione da una settimana, con una delibera urgente in cui sono stati ribaditi motivi di insoddisfazione verso il Governo, e in particolare nei confronti del ministro Clemente Mastella, rispetto a un modo di agire che denota, secondo i penalisti italiani, un «totale appiattimento sulle posizioni della magistratura associata».
Nella delibera si legge: «Sia il testo originario depositato in commissione Giustizia, sia le ipotesi di modifica ventilate, si muovono all'interno di logiche dirette a sacrificare ogni seria prospettiva di una riforma democratica e liberale della giustizia. Una trattativa che continua a svilupparsi secondo un modello sindacale, ed è deplorevole che temi quali quelli dei valori costituzionali in gioco siano confinati a mediocri discussioni corporative».
Quanto al guardasigilli Mastella, la delibera rileva che «il ministro della Giustizia ha giocato e sta giocando un ruolo del tutto appiattito sulle posizioni della magistratura associata, quasi ne dovesse essere il portavoce».
Per discutere eventuali ulteriori azioni di protesta e di mobilitazione, l'Ucpi ha convocato, contestualmente all'astensione dalle udienze, l'Assemblea Nazionale dei penalisti italiani, prevista per il 3 luglio a Roma.
La Giunta dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, con un odierno deliberato , ha deciso di aderire alla proposta avanzata nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri commercialisti, William Santorelli, di creare un Tavolo di consultazione permanente tra le professioni giuridico-economiche.
L’iniziativa ha lo scopo di elaborare soluzioni comuni e condivise che possano rappresentare, nel superamento di iniziative individuali e scoordinate, efficaci e mirate proposte da sottoporre al Parlamento ed al Governo.
«Le vicende delle ultime settimane – commenta il presidente Grillo – con categorie professionali affini le une contro le altre armate, chi per difendere chi per accaparrare fette di esclusiva nel mercato dei servizi professionali, hanno determinato una guerra fratricida utile solo a chi vuole contrastare i professionisti. Gli avvocati sono stati oggetto di denigrazione preventiva da parte dei colleghi notai con i quali invece andrebbero cercate più intense forme di collaborazione. Forti anche di quest’ultima esperienza accogliamo con soddisfazione la proposta di individuare momenti e sedi di stabile confronto interprofessionale. Luoghi nei quali si possano avanzare proposte comuni, anche allo scopo di ridistribuire le funzioni e individuare nuove competenze e ruoli utili e funzionali per lo sviluppo delle professioni stesse ed al contempo della società».
Roma, 20 giugno 2007
Che il clima fosse cambiato rispetto alla settimana scorsa, è risultato evidente dalle dichiarazioni con le quali il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, quando la commissione era già al lavoro, aveva "aperto" le ostilità della giornata, minacciando di fatto la crisi di governo in caso di intesa tra i poli sulla politica della giustizia.
"Meglio arrivare a un voto di fiducia - ha affermato il leader dell'Italia dei Valori - con un provvedimento che è già il massimo del compromesso che si poteva raggiungere, piuttosto che arrivare a un accordo con la Cdl". Quasi suggerendo al rappresentante del governo la dichiarazione poi rilasciata qualche ora più tardi. Che la strada verso un compromesso sia oggi decisamente più tortuosa, lo attesta, sul fronte dell'opposizione, il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani il quale, al termine della conferenza dei capigruppo che ha deciso di incardinare per l'aula il provvedimento il 3 luglio, ha affermato che "Forza Italia non ha aderito ad alcuna proposta e in commissione e in aula farà sentire la propria voce. Il comitato ristretto è il luogo del confronto. Non c'è stata nessuna adesione ad alcuna proposta, ma un confronto. Per noi - ha proseguito - vale l'applicazione della nostra riforma, ma non facciamo nessun tipo di ostruzionismo e difenderemo i pilastri concettuali della nostra riforma".
Più sfumato il punto di vista della capogruppo ulivista Anna Finocchiaro, consapevole delle insidie nascoste nell'ipotesi-fiducia, che non a caso ha replicato a Di Pietro, affermando che "il senatore Di Pietro sta al governo e noi stiamo in Parlamento e come è già accaduto per il primo stralcio di riforma dell'ordinamento giudiziario, stiamo lavorando per una soluzione condivisa che mi auguro si trovi e che ovviamente non si trovi al ribasso per quelli che sono i principi essenziali per i quali abbiamo proposto la riforma dell'ordinamento giudiziario con il ddl Mastella". Quanto al proseguimento dell'esame del Ddl il relatore Giuseppe Di Lello dovrebbe chiudere in commissione domani il testo base da portare in aula a inizio luglio. Nel frattempo, per la serata di domani è prevista una riunione dei responsabili Giustizia del centrodestra.
"E' necessario - ha dichiarato l'avv. Cassandra - che si riavii la proposta di legge regionale per la costituzione di un 'registro del fabbricato', semplificandola da tutti quegli adempimenti burocratici che avevano determinato il fallimento della precedente iniziativa di legge della giunta Bassolino, dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale".
"Il registro del fabbricato dovrà essere uno strumento di monitoraggio e di controllo per tutti gli interventi che si andranno ad eseguire sugli immobili. Il registro sarà custodito dall'amministratore del condominio e messo a disposizione di tutti gli aventi diritto a semplice richiesta".
"Al fine di dare concretezza a tale proposta - ha concluso l’avv. Gianluigi Cassandra - si sentiranno quanto prima gli ordini professionali per una iniziativa in tal senso".
Le notizie sul lavoro del comitato ristretto della Commissione Giustizia del Senato allarmano le toghe, che hanno messo nero su bianco la minaccia dello sciopero, da attuarsi entro il 20 luglio prossimo, in un documento approvato all'unanimità dal parlamentino dell'Associazione nazionale magistrati.
«L'impianto originario del ddl Mastella subisce quotidianamente - lamentano i magistrati facendo riferimento a indiscrezioni ed esternazioni - modifiche ed emendamenti in senso certamente non migliorativo, ma anzi destinati a snaturarne l'impronta originaria». L'Anm dichiara dunque «la propria contrarietà ad interventi peggiorativi del ddl Mastella» e «ribadisce la propria opposizione a riforme che siano contrarie all'assetto costituzionale e al bilanciamento tra i poteri dello Stato e che limitino le prerogative di indipendenza e autonomia» della magistratura.
Il sindacato delle toghe mette in chiaro i paletti oltre i quali non si può andare. E dice esplicitamente no a un concorso separato per l'accesso in Cassazione e alla partecipazione di avvocati alle deliberazioni dei Consigli giudiziari in tema di valutazioni di professionalità dei magistrati. Un rifiuto netto c'è anche per la norma che imporrebbe il trasferimento di distretto o addirittura di regione per i magistrati che intendono passare dalle funzioni di giudice a quelle di pm o viceversa.
«Irrinunciabili» per l'Anm sono anche la revisione della disciplina delle procure e del sistema di nomina del comitato di gestione della Scuola della Magistratura.
L'Anm ribadisce anche «allarme e preoccupazione per il grave stato della giustizia in Italia e per le condizioni di degrado in cui tutti gli operatori della giustizia sono costretti quotidianamente». Le proteste saranno fissate dalla giunta dell'Anm «sulla base dell'evoluzione dell'iter di approvazione del disegno di legge Mastella». Nel frattempo i magistrati resteranno in stato di agitazione.
In tale caso, precisa la Cassazione, il miglioramento delle condizioni economiche non determina un'automatica revisione dell'assegno, non essendoci un rapporto con l'attività svolta dall'onerato durante il matrimonio. La successione avvenuta dopo la separazione, infatti, non produce conseguenze sul tenore di vita matrimoniale, indice su cui si basa la determinazione dell'importo spettante.
"In particolare - afferma la Cassazione - occorre accertare se detti miglioramenti siano rapportabili all'attività svolta, in costanza di matrimonio, o al tipo di qualificazione professionale dell'onerato; fra tali incrementi non possono ricomprendersi i miglioramenti dovuti ad eredità ricevute dall'onerato dopo il divorzio, risultando i relativi incrementi reddituali privi di collegamento con la situazione economica dei coniugi durante il matrimonio e con il reciproco contributo datosi nel corso di esso".
"Le aspettative ereditarie - si specifica nella sentenza - sono infatti, sino al momento dell'apertura della successione, prive, di per sé, di valenza sul tenore di vita matrimoniale e giuridicamente inidonee a fondare affidamenti economici; con la conseguenza che, mentre le successioni ereditarie che si verifichino in costanza di convivenza coniugale, incidendo sul tenore di vita matrimoniale, concorrono a determinare la quantificazione dell'assegno dovuto dal coniuge onerato, quelle che si verifichino dopo non sono idonee ad essere valutate".
Mi dispiace per Bertolaso, ma che ci faceva in quella piazza, cosa mai poteva dire al comune di Ariano? Al suo posto ci sarebbe dovuto essere il governo. Pecoraro Scanio, ad esempio, o Giuliano Amato. Del resto, fu il ministro degli interni a dire che quella discarica doveva essere chiusa: il sindaco, allora, era dei ds ed il ministro anche, tal Giorgio Napolitano.
Se la politica se la fa sotto, se non ha argomenti per convincere i cittadini, se, anzi, con Bassolino porta la gran parte delle colpe, allora non creda di cavarsela mandando un funzionario. Così come non credano di sfangarla facendo approvare un tracciato Tav, già disegnato, ad un comitato presunto tecnico. La vigliaccheria e l’incapacità non faranno che moltiplicare le rivolte e renderle peggiori.
L’ho scritto mercoledì scorso: il governo ha dato, per decreto, il potere a Bertolaso di utilizzare discariche sequestrate dalla magistratura, ed è un errore, oltre che una mostruosità. In questo modo si dà l’impressione che la disperazione arrogante dei governanti faccia venire meno ogni garanzia di legge. E la piazza cresce.
L’intera politica italiana dei rifiuti ci porta ad essere condannati in sede europea, ma questo non sprona a ripensarla, piuttosto si manda un commissario a riaprire quel che si chiuse. La raccolta differenziata ed il riciclaggio (che sono le soluzioni) restano slogan per ecologisti di comodo, non si fa nulla e puntualmente scoppia l’emergenza.
A disastro avvenuto non si trova un ministro che faccia il lavoro della politica, creando consenso, convincendo, incentivando. No, mandano un commissario ad imporre, mentre si rimpiattano sotto al tavolo. E tale signore dovrebbe portare tonnellate di mondezza dove altre già ce ne sono, dove la magistratura ha sequestrato, senza alcun programma per il futuro e versando milioni di euro non alla comunità locale, ma ai proprietari del terreno.
Che una cosa simile capiti dimostra quanta antipolitica ci sia nelle stanze dove la politica dovrebbe essere padrona. E chiarisce di quale stoffa umana siano fatti quei tronfi esibizionisti che, al capolinea della seconda Repubblica, divennero ministri.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
Di garantismo peloso si è parlato sovente a proposito dell’attenzione eccessiva rivolta solo ai reati dei c.d. colletti bianchi, per stigmatizzare la prassi dell’emanazione di leggi ad personam in materia di diritto penale (sostanziale e processuale) nel corso della passata legislatura, per osteggiare singoli punti della riforma dell’ordinamento giudiziario perorata dal Guardasigilli Castelli, etc.
Ora D’Alema non si è ancora pronunciato sull’ennesima fuga di notizie riservate (guardacaso dal Tribunale di Milano) circa intercettazioni “illegali” dei colloqui suoi e di altri illustri parlamentari diessini (ben 73, stando alla perizia depositata al gip Clementina Forleo), preferendo glissar ogni considerazione sulla gogna mediatica e limitandosi a commentar l’esito del secondo turno delle elezioni amministrative; quella “mancata spallata” della CdL al fortino dell’esecutivo, che tanto reca euforica soddisfazione al presidente Prodi, ognor giulivo e non conscio del vorticoso calo di consensi in ogni fascia dell’elettorato per la sua malconcia raffazzonata compagine governativa.
Preferisce, l’ottimo Massimo, anche questa volta delegare a collaboratori del calibro del sen. Nicola La Torre (vicecapogruppo dell’Ulivo a palazzo Madama) o a penalisti-docenti di fama, quale il sen. Guido Calvi, le reazione tacite e le esternazioni sul più recente accadimento mediatico-giudiziario.
Così si apprende dall’intervista rilasciata dal Calvi a Il Messaggero (pg.9 del 12.06.07) che “non ci sono più garanzie: tutto è travolto da una farsa indecorosa… a Milano il Tribunale si è trasformato in una sorta di circo mediatico illegale”. Per il professor dell’Ateneo Camerte, la colpa di tale ennesima circolazione di intercettazioni che riguardano persone non indagate (cioè, parlamentari diesse) risiede nel fatto che la tutela dei livelli istituzionali da parte del mondo politico incontra un forte limite: “La presenza degli avvocati”, presenza che spesso non aiuta, assecondando l’interesse alla diffusione di atti di ii.pp. coperti dal segreto istruttorio.
Finalmente è venuta a galla… la fonte del garantismo peloso: l’avvocatura penalista che compromette l’intendimento del magistrato di essere un organo indipendente e, “alla fine”, immerge anche lui in un “sistema parapolitico”.
TIME ALWAYS IMPROVES TRUTH (“Il tempo comprova sempre la verità”) era solito recitare Thomas More, lo statista-giurista inglese nonché filosofo,la cui spiccata coscienza etica lo rese aduso “a tutte le stagioni”.
Molto più sommessamente a noi, al pari di tutti quelli che non desistono dall’aver a cuore le sorti della Giustizia, non resta che auspicare che questa riedizione del garantismo peloso ( che per D’Alema si riconosceva dal genuino per esser “a senso unico”, sospetto, surrettizio, etc) non sia transeunte e strumentale, ma corrobori l’esigenza primaria di tutela effettiva di diritti e libertà fondamentali nel nostro paese.
Che il garantismo peloso carsicamente ora riaffiorato, diventi un fenomeno costante, in grado di alimentar stabilmente la … polla sorgiva di quel fiume – con afflussi e deflussi variegati, ma mai a regime torrentizio – costituito dal solido e coerente strumentario concettuale della sinistra di governo, che dispone sempre di chiavi di lettura adeguate circa gli intricati rapporti tra magistratura, politica e cittadini.
Scritto da Jacopo Severo Bartolomei
mercoledì 13 giugno 2007
Michele G., dipendente della s.p.a. G.R.S. Group è stato investito, nel 1999, da un “muletto” guidato da un collega mentre percorreva a piedi l’interno dello stabilimento. Egli ha chiesto al Tribunale di Rovereto la condanna dell’azienda al risarcimento del danno biologico e del danno esistenziale. Sia il Tribunale che la Corte di Appello di Trento hanno riconosciuto il suo diritto al risarcimento del danno biologico, ma hanno ritenuto infondata la domanda di risarcimento del danno esistenziale. Il lavoratore ha proposto ricorso per cassazione, censurando la sentenza della Corte di Trento per vizi di motivazione e violazione di legge. Egli ha sostenuto che i giudici del merito avrebbero dovuto ravvisare il danno esistenziale nella prostrazione fisica causatagli dall’incidente nonché nella limitazione, derivata dall’infortunio, di tutte le attività lavorative richiedenti prolungata stazione eretta o deambulazione protratta.
La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 11278 del 16 maggio 2007, Pres. De Luca, Rel. De Matteis) ha rigettato il ricorso.
Il processo di graduale elaborazione del diritto giurisprudenziale sul tema del danno esistenziale da inadempimento contrattuale – ha osservato la Cassazione – si è attualmente assestato, con la sentenza delle Sezioni Unite 24 marzo 2006 n. 6572, sulle seguenti proposizioni: il danno esistenziale è autonoma e legittima categoria dogmatica giuridica in seno dell’articolo 2059 codice civile; esso si fonda sulla natura non meramente emotiva ed interiore (propria del cosiddetto danno morale), ma oggettivamente accertabile del pregiudizio attraverso la prova di scelte di vita diverse da quelle che si sarebbero adottate se non si fosse verificato l’evento dannoso; richiede una specifica allegazione e prova, anche per presunzioni.
Il ricorrente – ha affermato la Corte – collega il preteso danno esistenziale da una parte ad una prostrazione fisica (quindi di carattere emotivo), e dall’altra all’accertamento peritale sulla limitazione di tutte le attività lavorative che prevedono prolungata stazione eretta o deambulazione protratta; tale voce di danno è stata correttamente inclusa dai giudici del merito nel danno biologico accertato in sede medico-legale e in quello morale.
“Ancora una volta si subisce la minaccia di sciopero dell’Anm e si fanno trionfare interessi corporativi pregiudicando interessi di reale riforma della giustizia”.
E’ quanto dichiara il presidente dell’Unione delle Camere penali italiane Oreste Dominioni, rilevando che “la presa di posizione del Csm che stigmatizza l’ipotesi di stralcio di rilevanti parti del disegno di legge Mastella sull’ordinamento giudiziario e’ l’ennesima riprova che oggi ai partiti e all’Associazione nazionale magistrati interessa unicamente emanare un testo che rinvii ulteriormente l’entrata in vigore delle disposizioni della legge Castelli sulla distinzione delle funzioni entro il 31 luglio 2007″.
Secondo Dominioni, “per raggiungere l’accordo su cio’, che e’ quanto essenzialmente interessa l’Anm, forze di maggioranza e di opposizione sono disponibili ad abbandonare temi ben piu’ rilevanti e di sicuro interesse per la giustizia”.
Il dirigente comunale che attiva una ecopiazzola sfornita di autorizzazione regionale è colpevole di gestione non autorizzata di rifiuti (ex articolo 51 del Dlgs 22/1997, ora articolo 256 del Dlgs 152/2006).
Secondo la sentenza 10259/2007, nella scia di precedenti decisioni (si veda la sentenza 34665/2005), le ecopiazzole non rientrano nel "deposito temporaneo" dei rifiuti, fattispecie esonerata dall'autorizzazione, visto che il luogo di produzione dei rifiuti "non può essere considerato l'intero territorio comunale o l'area in cui è ubicato un magazzino comunale"; né d'altra parte possono essere confuse con il deposito di rifiuti nei cassonetti da parte dei privati, perché "quest'ultima costituisce solo una modalità dell'attività di raccolta dei rifiuti".
Questa tesi, prospettata dal giudice di pace di Sorrento, è stata confermata dalla terza sezione civile. In particolare la Cassazione ha spiegato che ´la grigliatura sottomarina non è assolutamente un impianto di depurazione, affermarlo è assolutamente apodittico. Il presupposto del dovere di corrispondere la tariffa per il servizio di fognatura è che le fognature vi siano e siano in grado di fornire il servizio di smaltimento delle acque dell'utente, se questo vi si possa allacciare'.
Ora il comune partenopeo dovrà risarcire l'utente che gli ha fatto causa perché l'ente locale non solo era sprovvisto dell'impianto e neppure ne aveva avviato la realizzazione e ´faceva defluire le acque direttamente in mare senza alcun previo trattamento'.
Il ricorso era stato accolto in pieno poiché lo stesso ente locale aveva ammesso che le acque venivano immesse in mare a distanza di 900 metri dalla costa alla profondità di 70 metri con l'ausilio di una condotta sottomarina. Contro questa decisione il comune di S. Agnello ha fatto ricorso in Cassazione. E ha portato in aula alcune circolari ministeriali ´dalle quali sarebbe risultata la doverosità del pagamento della quota di tariffa attinente al servizio di depurazione, anche quando tale servizio non è in concreto svolto'. Una volta sciolto il problema della competenza a decidere su questo genere di cause, i giudici della terza sezione civile hanno respinto il gravame e condannato definitivamente l'ente locale al rimborso.
Roma, 11 giu. (Adnkronos) - La necessita' di una riforma della magistratura di pace torna a far scendere in piazza per 5 giorni, dal 25 al 29 giugno, l'Unione nazionale giudici di pace che garantisce pero' lo svolgimento dei servizi essenziali.
Le organizzazioni dei giudici di pace, si legge in una nota, "chiedono l'immediata definizione senza alcuna ulteriore dilazione o ritardo di un provvedimento legislativo che recepisca le richieste fondamentali della categoria da approvarsi dal Parlamento con una priorita' temporale nell'ambito della riforma generale della giustizia".
Donna vestita di bianco, habbia gli occhi bendati; nella destra mano tenga un fascio di verghe, con una scure legata insieme con esse, nella sinistra una fiamma di fuoco, e accanto haverà uno struzzo, overo tenga la spada; e le bilancie.
Questa è quella sorte di giustizia, che esercitano ne' Tribunali i Giudici e gli esecutori secolari.
Si veste di bianco, perchè il giudice dev'essere senza macchia di proprio interesse, o d'altra passione: tien gli occhi bendati, non guardando alcuna cosa della quale s'adoperi per giudice il senso nemico della ragione.
Il fascio di verghe con la scure, era portato anticamente in Roma da littori innanzi a' Consoli, e al Tribuno della Plebe, per mostrar che non si deve rimanere dal castigare, ove richiede la Giustitia, ne si deve essere precipitoso: ma dar tempo a maturare il giuditio nello sciorre delle verghe.
La fiamma mostra che la mente del Giudice deve esser sempre drizzata verso il Cielo.
Per lo struzzo s'impara, che le cose, che vengono in giuditio, per intricate che siano, non si deve mancare di strigarle, e isnodarle, con animo patiente, come lo struzzo digerisce il ferro, ancorché sia durissima materia, come raccontano molti scrittori.
Cesare Ripa
(1560 ? - 1625 ?)
Università degli Studi di Salerno
FACOLTA’ DI GIURISPRUDENZA
Dipartimento di Diritto Pubblico Generale e Teoria delle istituzioni
CORSO DI AGGIORNAMENTO E PERFEZIONAMENTO PROFESSIONALE POST-LAUREAM IN DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA APPLICATO
Seminario conclusivo
L'INCIDENZA DEL DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA SULLE DISCIPLINE GIURIDICHE ED ECONOMICHE
Aula 2 della Facoltà di Giurisprudenza (13 giugno 2007 - ore 16,30)
Indirizzi di saluto:
RAIMONDO PASQUINO
(Magnifico Rettore)
PASQUALE STANZIONE
(Preside della Facoltà di Giurisprudenza)
ANGELA DI STASI
(Ordinario di Diritto dell’Unione Europea – Direttore del Corso)
Introduce:
VINCENZO BUONORE
(Ordinario di Diritto Commerciale – Decano)
Ne discutono:
ADALGlSO AMENDOLA
(Ordinario di Economia internazionale)
GABRIELLA AUTORINO
(Ordinario di Sistemi giuridici comparati)
PASQUALE COLELLA
(Ordinario di Diritto Costituzionale)
Conclude:
MASSIMO PANEBIANCO
(Ordinario di Diritto Internazionale)
L’avviso a pagamento comparso oggi sui quotidiani con cui il Consiglio Nazionale del Notariato si è rivolto al Presidente della Repubblica e ai Presidenti delle Camere e, indirettamente ai lettori, perché prevengano “lo scardinamento del sistema giuridico posto a tutela dei cittadini e della convivenza civile” appare criptico allarmistico e omissivo, nonché oggettivamente lesivo della reputazione e della dignità della categoria forense.
L’avviso è criptico perché non allude al comma 41 bis del disegno di legge attualmente in discussione alla Camera sulle liberalizzazioni; non fa riferimento alle finalità legislative che questa disposizione persegue, finalità dirette ad agevolare i cittadini nelle compravendite immobiliari di valore inferiore ai 100 mila euro, a semplificare l’accesso alla casa e a rendere più concorrenziali le operazioni giuridiche necessarie allo sviluppo del mercato immobiliare.
L’avviso è allarmistico perché presenta queste misure come se ne potessero derivare gravissimi danni al sistema giuridico e alla convivenza civile, attribuendo così all’emendamento finalità eversive del tutto immaginarie; l’allarme diffuso dai mezzi di stampa è collegato con l’apertura del mercato immobiliare a soggetti che vengono definiti “privi di imparzialità e terzietà”.
Poiché l’emendamento indica gli avvocati quali destinatari di queste nuove attività professionali i toni e i contenuti dell’avviso risultano del tutto infondati e pretestuosi : da sempre gli avvocati negoziano e redigono contratti anche relativi al trasferimento di immobili;da qualche tempo gli avvocati sono stati ammessi alle procedure relative alle aste immobiliari e da sempre in altri Paesi gli avvocati possono trattare qualsiasi operazione economica senza incontrare riserve protettive di altre professioni.
Anche l’avvocato effettua il giuramento di fedeltà è il naturale difensore dei diritti , è tenuto ad osservare prescrizioni deontologiche e la quasi totalità degli appartenenti alla categoria ha già provveduto alla assicurazione della propria responsabilità professionale.
L’avviso è omissivo perché raffigura l’attività notarile come se fosse da un lato necessaria (ma vi sono Paesi nei quali ciò non è) e dall’altro unicamente dedita alla tutela della fede pubblica, mentre trascura che l’area della consulenza giuridica costituisce rilevante parte di quella attività peraltro condivisa con gli avvocati e con gli altri professionisti che offrono “servizi legale”.
Senza mettere in forse la specificità delle professioni legali alle quali l’Avvocatura ha affidato poteri connotativi forti , anche nell’ambito della discussione della riforma delle professioni, appare increscioso un avviso che dal punto di vista oggettivo lede la dignità e l’onorabilità dell’Avvocatura , professione peraltro che non beneficia né del privilegio del numero chiuso né di distretti con esclusive.
D’altra parte l’emendamento pur estendendo agli avvocati nuove occasioni di attività professionale conferma per le fasce superiori dei contratti di trasferimento immobiliare e per tutte le altre attività in cui la legge prevede obbligatoriamente l’intervento del notaio la riserva di cui solo i Notai si possono giovare .
Con spirito di servizio e di dedizione alla difesa dei diritti dei cittadini e con fiducia nelle istituzioni l’avvocatura invita tutte le professioni del settore legale a cooperare perché lo sviluppo economico del Paese possa riportare vantaggi effettivi e concreti dalle riforme in atto, senza contrapposizioni e conflitti che obbligano ciascuna delle categorie a rivendicare qualificazioni e meriti che si verificano soltanto sul campo e nel quotidiano esercizio dell’attività lavorativa.
1. E’ inutile dire che ci vuole la riforma, si deve indicare quale. L’Italia spende quanto e più di altri Paesi, in giustizia, ma ha un servizio che fa pena. Non è un problema di soldi. Si è adottato, in penale, il sistema accusatorio, ma ancora gli accusatori sono colleghi dei giudicanti. I termini temporali fissati dalle leggi vengono interpretati come “ordinatori”, vale a dire che si possono tranquillamente violare. Una riforma seria mette le mani in questa roba e non sta ad ascoltare gli interessi corporativi delle toghe. Fin qui succede l’esatto contrario: quel poco che era stato fatto (l’ordinamento giudiziario) lo si vuole smontare.
2. Napolitano sollecita che le carriere non procedano solo per anzianità e per appartenenza correntizia, ma lo fa parlando ad un Consiglio Superiore della Magistratura che è la sede per eccellenza del dominio correntizio e dell’inefficacia, quando non della ridicolaggine, dell’autogoverno e dell’autodisciplina. Visto che ne è Presidente, abbia il coraggio di denunciare questo evidente e consolidato fatto.
3. E’ inutile sollecitare i magistrati a lasciare in pace gli estranei ad un’inchiesta giudiziaria, evitando di dare i loro nomi in pasto alla stampa, perché tanto, alla fine, quegli atti vanno depositati e, quindi, la pubblicità è prevista dalla legge. I modi per tutelare il giustamente richiamato diritto alla propria onorabilità sono due: a. i processi devono giungere subito dopo le indagini e chiudere in fretta le ferite; b. ai giornalisti non va imposta la censura, ma insegnato il mestiere ed indicato il dovere di sentire e dare spazio a quanti citano, spesso a sproposito.
4. Dice Napolitano ai giudici: “si calino nella realtà del Paese facendosi carico delle ansie quotidiane !”. No, a me paiono fin troppo calati. Se ne stiano in alto, e facciano il loro dovere, con serietà ed indipendenza.
Davide Giacalone (Pubblicato da Libero dell’8 giugno 2007).