mercoledì, ottobre 17, 2007

Proposta dei radicali: meno magistrati al ministero della Giustizia.


Ieri, a Montecitorio, i Radicali hanno presentato una proposta di legge - sul trasferimento dei magistrati – che titola: «Collocamento fuori ruolo dei magistrati destinati ad esercitare funzioni amministrative nel ministero della Giustizia».

I promotori della proposta di legge hanno già annunciato che presto partirà la raccolta delle sottoscrizioni tra deputati e senatori.

La proposta è divisa in sei articoli e punta ad evitare un intreccio eccessivo tra competenze e ruoli, tra politica e magistratura, all’interno del ministero della Giustizia in ossequio al principio della separazione delle carriere e a quello della trasparenza nella Pubblica Amministrazione.

La riforma legislativa sul trasferimento dei magistrati fuori ruolo, consentirebbe alle toghe ordinarie e a quelle amministrative di poter ricoprire solo incarichi dirigenziali e amministrativi nei dipartimenti del ministero.

Mentre è totalmente esclusa per loro la possibilità diventare stretti collaboratori del ministro di turno.

Inoltre è stata limitata la quota totale dei magistrati ordinari che possono ricoprire tali incarichi, ripartiti tra le 18 direzioni generali in cui si dividono i 4 dipartimenti della Giustizia: Affari di giustizia, Organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi, Amministrazione penitenziaria e Giustizia minorile.

Escluse totalmente ai magistrati la direzione generale del Contenzioso e dei Diritti umani, perché competente nel contenzioso in materia di responsabilità civile del personale e dei servizi, e la direzione generale dei Magistrati, perché il dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi ha competenze nel campo dell’azione disciplinare.

Inoltre la proposta di legge presentata oggi a Montecitorio prevede la pubblicità degli incarichi: sia attraverso la pubblicazione dell’elenco dei magistrati fuori ruolo sul sito internet del ministero della Giustizia sia inviando un’apposita relazione scritta alle commissioni Giustizia di Camera e Senato.