lunedì, giugno 18, 2007

I "vuoti" negli uffici giudiziari italiani.

CROLLO DI SALERNO, ISTITUIRE IN CAMPANIA IL 'REGISTRO DEL FABBRICATO'.

In merito al crollo del fabbricato “Edilizia” di Salerno, meglio noto come 'Palazzo Varese', è intervenuto il vice coordinatore cittadino di Forza Italia avv. Gianluigi Cassandra, che ha sottolineato la necessità di un costante controllo degli interventi di manutenzione che si effettuano sugli immobili, in particolare quelli in muratura e vetusti.

"E' necessario - ha dichiarato l'avv. Cassandra - che si riavii la proposta di legge regionale per la costituzione di un 'registro del fabbricato', semplificandola da tutti quegli adempimenti burocratici che avevano determinato il fallimento della precedente iniziativa di legge della giunta Bassolino, dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale".

"Il registro del fabbricato dovrà essere uno strumento di monitoraggio e di controllo per tutti gli interventi che si andranno ad eseguire sugli immobili. Il registro sarà custodito dall'amministratore del condominio e messo a disposizione di tutti gli aventi diritto a semplice richiesta".

"Al fine di dare concretezza a tale proposta - ha concluso l’avv. Gianluigi Cassandra - si sentiranno quanto prima gli ordini professionali per una iniziativa in tal senso".

domenica, giugno 17, 2007

Magistrati: «Sciopero se cambia il ddl Mastella».

I magistrati sono pronti a ricorrere a «una o più giornate di mobilitazione o di protesta, anche nelle forme dello sciopero» se ci saranno modifiche peggiorative al ddl Mastella di riforma dell'ordinamento giudiziario.

Le notizie sul lavoro del comitato ristretto della Commissione Giustizia del Senato allarmano le toghe, che hanno messo nero su bianco la minaccia dello sciopero, da attuarsi entro il 20 luglio prossimo, in un documento approvato all'unanimità dal parlamentino dell'Associazione nazionale magistrati.

«L'impianto originario del ddl Mastella subisce quotidianamente - lamentano i magistrati facendo riferimento a indiscrezioni ed esternazioni - modifiche ed emendamenti in senso certamente non migliorativo, ma anzi destinati a snaturarne l'impronta originaria». L'Anm dichiara dunque «la propria contrarietà ad interventi peggiorativi del ddl Mastella» e «ribadisce la propria opposizione a riforme che siano contrarie all'assetto costituzionale e al bilanciamento tra i poteri dello Stato e che limitino le prerogative di indipendenza e autonomia» della magistratura.

Il sindacato delle toghe mette in chiaro i paletti oltre i quali non si può andare. E dice esplicitamente no a un concorso separato per l'accesso in Cassazione e alla partecipazione di avvocati alle deliberazioni dei Consigli giudiziari in tema di valutazioni di professionalità dei magistrati. Un rifiuto netto c'è anche per la norma che imporrebbe il trasferimento di distretto o addirittura di regione per i magistrati che intendono passare dalle funzioni di giudice a quelle di pm o viceversa.

«Irrinunciabili» per l'Anm sono anche la revisione della disciplina delle procure e del sistema di nomina del comitato di gestione della Scuola della Magistratura.

L'Anm ribadisce anche «allarme e preoccupazione per il grave stato della giustizia in Italia e per le condizioni di degrado in cui tutti gli operatori della giustizia sono costretti quotidianamente». Le proteste saranno fissate dalla giunta dell'Anm «sulla base dell'evoluzione dell'iter di approvazione del disegno di legge Mastella». Nel frattempo i magistrati resteranno in stato di agitazione.

Cassazione: il lascito ereditario non ha effetti sull'entità dell'assegno divorzile.

Secondo la Suprema Corte (Sezione Prima Civile n. 12687 del 30 maggio 2007), l'improvvisa eredità ricevuta dall'ex coniuge obbligato al mantenimento non incide sulla somma dovuta all'altro.

In tale caso, precisa la Cassazione, il miglioramento delle condizioni economiche non determina un'automatica revisione dell'assegno, non essendoci un rapporto con l'attività svolta dall'onerato durante il matrimonio. La successione avvenuta dopo la separazione, infatti, non produce conseguenze sul tenore di vita matrimoniale, indice su cui si basa la determinazione dell'importo spettante.

"Il legislatore, - osserva la Corte - subordinando la revisione dell'assegno alla sopravvenienza di giustificati motivi non ha inteso stabilire un automatismo fra i miglioramenti della situazione economica del coniuge obbligato, successivi al divorzio, e l'aumento dell'assegno; ciò in primo luogo perché, ove la richiesta di modifica venga a fondarsi unicamente su tali miglioramenti, è necessario che si valuti se ed in quale misura il coniuge che richieda la rivalutazione dell'assegno possa ritenersi titolare di un affidamento a un tenore di vita correlato a detti miglioramenti, in relazione alla loro natura".

Per la Cassazione, al fine di rivedere l'assegno, è necessario valutare la natura del miglioramento economico dell'obbligato.

"In particolare - afferma la Cassazione - occorre accertare se detti miglioramenti siano rapportabili all'attività svolta, in costanza di matrimonio, o al tipo di qualificazione professionale dell'onerato; fra tali incrementi non possono ricomprendersi i miglioramenti dovuti ad eredità ricevute dall'onerato dopo il divorzio, risultando i relativi incrementi reddituali privi di collegamento con la situazione economica dei coniugi durante il matrimonio e con il reciproco contributo datosi nel corso di esso".

"Le aspettative ereditarie - si specifica nella sentenza - sono infatti, sino al momento dell'apertura della successione, prive, di per sé, di valenza sul tenore di vita matrimoniale e giuridicamente inidonee a fondare affidamenti economici; con la conseguenza che, mentre le successioni ereditarie che si verifichino in costanza di convivenza coniugale, incidendo sul tenore di vita matrimoniale, concorrono a determinare la quantificazione dell'assegno dovuto dal coniuge onerato, quelle che si verifichino dopo non sono idonee ad essere valutate".

sabato, giugno 16, 2007

Politica nella discarica.

Prendete la Tav piemontese, buttatela nella discarica di Ariano Irpino, inspirate la puzza e capirete perché l’antipolitica più che in piazza è al governo.

Mi dispiace per Bertolaso, ma che ci faceva in quella piazza, cosa mai poteva dire al comune di Ariano? Al suo posto ci sarebbe dovuto essere il governo. Pecoraro Scanio, ad esempio, o Giuliano Amato. Del resto, fu il ministro degli interni a dire che quella discarica doveva essere chiusa: il sindaco, allora, era dei ds ed il ministro anche, tal Giorgio Napolitano.

Se la politica se la fa sotto, se non ha argomenti per convincere i cittadini, se, anzi, con Bassolino porta la gran parte delle colpe, allora non creda di cavarsela mandando un funzionario. Così come non credano di sfangarla facendo approvare un tracciato Tav, già disegnato, ad un comitato presunto tecnico. La vigliaccheria e l’incapacità non faranno che moltiplicare le rivolte e renderle peggiori.

L’ho scritto mercoledì scorso: il governo ha dato, per decreto, il potere a Bertolaso di utilizzare discariche sequestrate dalla magistratura, ed è un errore, oltre che una mostruosità. In questo modo si dà l’impressione che la disperazione arrogante dei governanti faccia venire meno ogni garanzia di legge. E la piazza cresce.

L’intera politica italiana dei rifiuti ci porta ad essere condannati in sede europea, ma questo non sprona a ripensarla, piuttosto si manda un commissario a riaprire quel che si chiuse. La raccolta differenziata ed il riciclaggio (che sono le soluzioni) restano slogan per ecologisti di comodo, non si fa nulla e puntualmente scoppia l’emergenza.

A disastro avvenuto non si trova un ministro che faccia il lavoro della politica, creando consenso, convincendo, incentivando. No, mandano un commissario ad imporre, mentre si rimpiattano sotto al tavolo. E tale signore dovrebbe portare tonnellate di mondezza dove altre già ce ne sono, dove la magistratura ha sequestrato, senza alcun programma per il futuro e versando milioni di euro non alla comunità locale, ma ai proprietari del terreno.

Che una cosa simile capiti dimostra quanta antipolitica ci sia nelle stanze dove la politica dovrebbe essere padrona. E chiarisce di quale stoffa umana siano fatti quei tronfi esibizionisti che, al capolinea della seconda Repubblica, divennero ministri.

Davide Giacalone

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero

giovedì, giugno 14, 2007

La riemersione del garantismo peloso .


Dobbiamo essere grati a Massimo D’Alema - leader politico d’estrazione comunista che può vantare di non aver mai avocato a sé la gestione diretta dei rapporti della sinistra “storica” con magistrati, inquirenti, partiti e correnti del CSM nonchè apparati di polizia, preferendola delegare a compagni del calibro di Luciano Violante e Massimo Brutti – per aver coniato da oltre un decennio l’efficace locuzione di “garantismo peloso”, onde ricomprendere in un concetto le multiformi manifestazioni di adesione a normative ed istituti di garanzia dell’indagato-imputato nel procedimento-processo penale, non sorrette da lineare e cristallina fiducia nei principi della civiltà giuridica liberale, ma strumentalmente animate dagli intenti più vari, inclusi quelli più prettamente personalistici e di fazione.

Di garantismo peloso si è parlato sovente a proposito dell’attenzione eccessiva rivolta solo ai reati dei c.d. colletti bianchi, per stigmatizzare la prassi dell’emanazione di leggi ad personam in materia di diritto penale (sostanziale e processuale) nel corso della passata legislatura, per osteggiare singoli punti della riforma dell’ordinamento giudiziario perorata dal Guardasigilli Castelli, etc.

Ora D’Alema non si è ancora pronunciato sull’ennesima fuga di notizie riservate (guardacaso dal Tribunale di Milano) circa intercettazioni “illegali” dei colloqui suoi e di altri illustri parlamentari diessini (ben 73, stando alla perizia depositata al gip Clementina Forleo), preferendo glissar ogni considerazione sulla gogna mediatica e limitandosi a commentar l’esito del secondo turno delle elezioni amministrative; quella “mancata spallata” della CdL al fortino dell’esecutivo, che tanto reca euforica soddisfazione al presidente Prodi, ognor giulivo e non conscio del vorticoso calo di consensi in ogni fascia dell’elettorato per la sua malconcia raffazzonata compagine governativa.

Preferisce, l’ottimo Massimo, anche questa volta delegare a collaboratori del calibro del sen. Nicola La Torre (vicecapogruppo dell’Ulivo a palazzo Madama) o a penalisti-docenti di fama, quale il sen. Guido Calvi, le reazione tacite e le esternazioni sul più recente accadimento mediatico-giudiziario.

Così si apprende dall’intervista rilasciata dal Calvi a Il Messaggero (pg.9 del 12.06.07) che “non ci sono più garanzie: tutto è travolto da una farsa indecorosa… a Milano il Tribunale si è trasformato in una sorta di circo mediatico illegale”. Per il professor dell’Ateneo Camerte, la colpa di tale ennesima circolazione di intercettazioni che riguardano persone non indagate (cioè, parlamentari diesse) risiede nel fatto che la tutela dei livelli istituzionali da parte del mondo politico incontra un forte limite: “La presenza degli avvocati”, presenza che spesso non aiuta, assecondando l’interesse alla diffusione di atti di ii.pp. coperti dal segreto istruttorio.

Finalmente è venuta a galla… la fonte del garantismo peloso: l’avvocatura penalista che compromette l’intendimento del magistrato di essere un organo indipendente e, “alla fine”, immerge anche lui in un “sistema parapolitico”.

TIME ALWAYS IMPROVES TRUTH (“Il tempo comprova sempre la verità”) era solito recitare Thomas More, lo statista-giurista inglese nonché filosofo,la cui spiccata coscienza etica lo rese aduso “a tutte le stagioni”.

Molto più sommessamente a noi, al pari di tutti quelli che non desistono dall’aver a cuore le sorti della Giustizia, non resta che auspicare che questa riedizione del garantismo peloso ( che per D’Alema si riconosceva dal genuino per esser “a senso unico”, sospetto, surrettizio, etc) non sia transeunte e strumentale, ma corrobori l’esigenza primaria di tutela effettiva di diritti e libertà fondamentali nel nostro paese.

Che il garantismo peloso carsicamente ora riaffiorato, diventi un fenomeno costante, in grado di alimentar stabilmente la … polla sorgiva di quel fiume – con afflussi e deflussi variegati, ma mai a regime torrentizio – costituito dal solido e coerente strumentario concettuale della sinistra di governo, che dispone sempre di chiavi di lettura adeguate circa gli intricati rapporti tra magistratura, politica e cittadini.

Scritto da Jacopo Severo Bartolomei

mercoledì 13 giugno 2007

Cassazione: il danno esistenziale non è mero turbamento emotivo.

IL DANNO ESISTENZIALE E’ UN’AUTONOMA CATEGORIA GIURIDICA Non consiste nel mero turbamento emotivo (Cassazione Sezione Lavoro n. 11278 del 16 maggio 2007, Pres. De Luca, Rel. De Matteis).

Michele G., dipendente della s.p.a. G.R.S. Group è stato investito, nel 1999, da un “muletto” guidato da un collega mentre percorreva a piedi l’interno dello stabilimento. Egli ha chiesto al Tribunale di Rovereto la condanna dell’azienda al risarcimento del danno biologico e del danno esistenziale. Sia il Tribunale che la Corte di Appello di Trento hanno riconosciuto il suo diritto al risarcimento del danno biologico, ma hanno ritenuto infondata la domanda di risarcimento del danno esistenziale. Il lavoratore ha proposto ricorso per cassazione, censurando la sentenza della Corte di Trento per vizi di motivazione e violazione di legge. Egli ha sostenuto che i giudici del merito avrebbero dovuto ravvisare il danno esistenziale nella prostrazione fisica causatagli dall’incidente nonché nella limitazione, derivata dall’infortunio, di tutte le attività lavorative richiedenti prolungata stazione eretta o deambulazione protratta.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 11278 del 16 maggio 2007, Pres. De Luca, Rel. De Matteis) ha rigettato il ricorso.

Il processo di graduale elaborazione del diritto giurisprudenziale sul tema del danno esistenziale da inadempimento contrattuale – ha osservato la Cassazione – si è attualmente assestato, con la sentenza delle Sezioni Unite 24 marzo 2006 n. 6572, sulle seguenti proposizioni: il danno esistenziale è autonoma e legittima categoria dogmatica giuridica in seno dell’articolo 2059 codice civile; esso si fonda sulla natura non meramente emotiva ed interiore (propria del cosiddetto danno morale), ma oggettivamente accertabile del pregiudizio attraverso la prova di scelte di vita diverse da quelle che si sarebbero adottate se non si fosse verificato l’evento dannoso; richiede una specifica allegazione e prova, anche per presunzioni.

Il ricorrente – ha affermato la Corte – collega il preteso danno esistenziale da una parte ad una prostrazione fisica (quindi di carattere emotivo), e dall’altra all’accertamento peritale sulla limitazione di tutte le attività lavorative che prevedono prolungata stazione eretta o deambulazione protratta; tale voce di danno è stata correttamente inclusa dai giudici del merito nel danno biologico accertato in sede medico-legale e in quello morale.

"Baffino": facci sognare!

Unione Camere Penali: non prevalgano gli interessi corporativi dei magistrati.


“Ancora una volta si subisce la minaccia di sciopero dell’Anm e si fanno trionfare interessi corporativi pregiudicando interessi di reale riforma della giustizia”.

E’ quanto dichiara il presidente dell’Unione delle Camere penali italiane Oreste Dominioni, rilevando che “la presa di posizione del Csm che stigmatizza l’ipotesi di stralcio di rilevanti parti del disegno di legge Mastella sull’ordinamento giudiziario e’ l’ennesima riprova che oggi ai partiti e all’Associazione nazionale magistrati interessa unicamente emanare un testo che rinvii ulteriormente l’entrata in vigore delle disposizioni della legge Castelli sulla distinzione delle funzioni entro il 31 luglio 2007.

Secondo Dominioni, “per raggiungere l’accordo su cio’, che e’ quanto essenzialmente interessa l’Anm, forze di maggioranza e di opposizione sono disponibili ad abbandonare temi ben piu’ rilevanti e di sicuro interesse per la giustizia”.

mercoledì, giugno 13, 2007

La Cassazione ribadisce: le "ecopiazzole" vanno autorizzate.


Le piazzole ecologiche messe a disposizione dei cittadini per il conferimento di rifiuti, in attesa della raccolta e dello smaltimento, costituiscono attività di stoccaggio che necessitano di autorizzazione anche ex Dlgs 152/2006.

Il dirigente comunale che attiva una ecopiazzola sfornita di autorizzazione regionale è colpevole di gestione non autorizzata di rifiuti (ex articolo 51 del Dlgs 22/1997, ora articolo 256 del Dlgs 152/2006).

Secondo la sentenza 10259/2007, nella scia di precedenti decisioni (si veda la sentenza 34665/2005), le ecopiazzole non rientrano nel "deposito temporaneo" dei rifiuti, fattispecie esonerata dall'autorizzazione, visto che il luogo di produzione dei rifiuti "non può essere considerato l'intero territorio comunale o l'area in cui è ubicato un magazzino comunale"; né d'altra parte possono essere confuse con il deposito di rifiuti nei cassonetti da parte dei privati, perché "quest'ultima costituisce solo una modalità dell'attività di raccolta dei rifiuti".

martedì, giugno 12, 2007

Cassazione: non dovuti i costi di “depurazione acque” se il Comune scarica in mare.



Addio canone di depurazione delle acque reflue se il comune scarica in mare. Infatti, gli utenti non devono nulla all'ente locale che non è provvisto di impianti di depurazione.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che (sentenza n. 11800 del 21 maggio 2007) ha respinto il ricorso del comune di S. Agnello (NA) e convalidato l'orientamento secondo cui il canone va pagato solo in presenza di un vero e proprio impianto di depurazione. Fra le righe, la Suprema corte ha anche denunciato che nella penisola sorrentina sono molti i comuni che scaricano in mare. Insomma, il canone può essere riscosso soltanto nel caso in cui il comune abbia un vero e proprio impianto di depurazione a terra e non una griglia in acqua.

Questa tesi, prospettata dal giudice di pace di Sorrento, è stata confermata dalla terza sezione civile. In particolare la Cassazione ha spiegato che ´la grigliatura sottomarina non è assolutamente un impianto di depurazione, affermarlo è assolutamente apodittico. Il presupposto del dovere di corrispondere la tariffa per il servizio di fognatura è che le fognature vi siano e siano in grado di fornire il servizio di smaltimento delle acque dell'utente, se questo vi si possa allacciare'.

Ora il comune partenopeo dovrà risarcire l'utente che gli ha fatto causa perché l'ente locale non solo era sprovvisto dell'impianto e neppure ne aveva avviato la realizzazione e ´faceva defluire le acque direttamente in mare senza alcun previo trattamento'.

Il ricorso era stato accolto in pieno poiché lo stesso ente locale aveva ammesso che le acque venivano immesse in mare a distanza di 900 metri dalla costa alla profondità di 70 metri con l'ausilio di una condotta sottomarina. Contro questa decisione il comune di S. Agnello ha fatto ricorso in Cassazione. E ha portato in aula alcune circolari ministeriali ´dalle quali sarebbe risultata la doverosità del pagamento della quota di tariffa attinente al servizio di depurazione, anche quando tale servizio non è in concreto svolto'. Una volta sciolto il problema della competenza a decidere su questo genere di cause, i giudici della terza sezione civile hanno respinto il gravame e condannato definitivamente l'ente locale al rimborso.

lunedì, giugno 11, 2007

GIUDICI DI PACE SCIOPERO NAZIONALE DAL 25 AL 29 GIUGNO 2007.


Roma, 11 giu. (Adnkronos) - La necessita' di una riforma della magistratura di pace torna a far scendere in piazza per 5 giorni, dal 25 al 29 giugno, l'Unione nazionale giudici di pace che garantisce pero' lo svolgimento dei servizi essenziali.

Le organizzazioni dei giudici di pace, si legge in una nota, "chiedono l'immediata definizione senza alcuna ulteriore dilazione o ritardo di un provvedimento legislativo che recepisca le richieste fondamentali della categoria da approvarsi dal Parlamento con una priorita' temporale nell'ambito della riforma generale della giustizia".

Convegno nazionale dell'A.N.F. a Salerno (15/16/17 giugno 2007).

ICONOLOGIA DELLA GIUSTITIA.


Donna vestita di bianco, habbia gli occhi bendati; nella destra mano tenga un fascio di verghe, con una scure legata insieme con esse, nella sinistra una fiamma di fuoco, e accanto haverà uno struzzo, overo tenga la spada; e le bilancie.

Questa è quella sorte di giustizia, che esercitano ne' Tribunali i Giudici e gli esecutori secolari.

Si veste di bianco, perchè il giudice dev'essere senza macchia di proprio interesse, o d'altra passione: tien gli occhi bendati, non guardando alcuna cosa della quale s'adoperi per giudice il senso nemico della ragione.

Il fascio di verghe con la scure, era portato anticamente in Roma da littori innanzi a' Consoli, e al Tribuno della Plebe, per mostrar che non si deve rimanere dal castigare, ove richiede la Giustitia, ne si deve essere precipitoso: ma dar tempo a maturare il giuditio nello sciorre delle verghe.

La fiamma mostra che la mente del Giudice deve esser sempre drizzata verso il Cielo.

Per lo struzzo s'impara, che le cose, che vengono in giuditio, per intricate che siano, non si deve mancare di strigarle, e isnodarle, con animo patiente, come lo struzzo digerisce il ferro, ancorché sia durissima materia, come raccontano molti scrittori.

Cesare Ripa

(1560 ? - 1625 ?)

Corso Diritto dell'Unione Europea.


Università degli Studi di Salerno

FACOLTA’ DI GIURISPRUDENZA

Dipartimento di Diritto Pubblico Generale e Teoria delle istituzioni

CORSO DI AGGIORNAMENTO E PERFEZIONAMENTO PROFESSIONALE POST-LAUREAM IN DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA APPLICATO

Seminario conclusivo

L'INCIDENZA DEL DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEA SULLE DISCIPLINE GIURIDICHE ED ECONOMICHE

Aula 2 della Facoltà di Giurisprudenza (13 giugno 2007 - ore 16,30)

Indirizzi di saluto:

RAIMONDO PASQUINO

(Magnifico Rettore)

PASQUALE STANZIONE

(Preside della Facoltà di Giurisprudenza)

ANGELA DI STASI

(Ordinario di Diritto dell’Unione Europea – Direttore del Corso)

Introduce:

VINCENZO BUONORE

(Ordinario di Diritto Commerciale – Decano)

Ne discutono:

ADALGlSO AMENDOLA

(Ordinario di Economia internazionale)

GABRIELLA AUTORINO

(Ordinario di Sistemi giuridici comparati)

PASQUALE COLELLA

(Ordinario di Diritto Costituzionale)

Conclude:

MASSIMO PANEBIANCO

(Ordinario di Diritto Internazionale)

sabato, giugno 09, 2007

Comunicato stampa CNF in merito all'avviso pubblicato il 5/6/07 dal Consiglio Nazionale del Notariato.

Il CNF, preso atto dell'avviso pubblicato dal Consiglio Nazionale Notarile ha predisposto il seguente comunicato:

L’avviso a pagamento comparso oggi sui quotidiani con cui il Consiglio Nazionale del Notariato si è rivolto al Presidente della Repubblica e ai Presidenti delle Camere e, indirettamente ai lettori, perché prevengano “lo scardinamento del sistema giuridico posto a tutela dei cittadini e della convivenza civile” appare criptico allarmistico e omissivo, nonché oggettivamente lesivo della reputazione e della dignità della categoria forense.

L’avviso è criptico perché non allude al comma 41 bis del disegno di legge attualmente in discussione alla Camera sulle liberalizzazioni; non fa riferimento alle finalità legislative che questa disposizione persegue, finalità dirette ad agevolare i cittadini nelle compravendite immobiliari di valore inferiore ai 100 mila euro, a semplificare l’accesso alla casa e a rendere più concorrenziali le operazioni giuridiche necessarie allo sviluppo del mercato immobiliare.

L’avviso è allarmistico perché presenta queste misure come se ne potessero derivare gravissimi danni al sistema giuridico e alla convivenza civile, attribuendo così all’emendamento finalità eversive del tutto immaginarie; l’allarme diffuso dai mezzi di stampa è collegato con l’apertura del mercato immobiliare a soggetti che vengono definiti “privi di imparzialità e terzietà”.

Poiché l’emendamento indica gli avvocati quali destinatari di queste nuove attività professionali i toni e i contenuti dell’avviso risultano del tutto infondati e pretestuosi : da sempre gli avvocati negoziano e redigono contratti anche relativi al trasferimento di immobili;da qualche tempo gli avvocati sono stati ammessi alle procedure relative alle aste immobiliari e da sempre in altri Paesi gli avvocati possono trattare qualsiasi operazione economica senza incontrare riserve protettive di altre professioni.

Anche l’avvocato effettua il giuramento di fedeltà è il naturale difensore dei diritti , è tenuto ad osservare prescrizioni deontologiche e la quasi totalità degli appartenenti alla categoria ha già provveduto alla assicurazione della propria responsabilità professionale.

L’avviso è omissivo perché raffigura l’attività notarile come se fosse da un lato necessaria (ma vi sono Paesi nei quali ciò non è) e dall’altro unicamente dedita alla tutela della fede pubblica, mentre trascura che l’area della consulenza giuridica costituisce rilevante parte di quella attività peraltro condivisa con gli avvocati e con gli altri professionisti che offrono “servizi legale”.

Senza mettere in forse la specificità delle professioni legali alle quali l’Avvocatura ha affidato poteri connotativi forti , anche nell’ambito della discussione della riforma delle professioni, appare increscioso un avviso che dal punto di vista oggettivo lede la dignità e l’onorabilità dell’Avvocatura , professione peraltro che non beneficia né del privilegio del numero chiuso né di distretti con esclusive.

D’altra parte l’emendamento pur estendendo agli avvocati nuove occasioni di attività professionale conferma per le fasce superiori dei contratti di trasferimento immobiliare e per tutte le altre attività in cui la legge prevede obbligatoriamente l’intervento del notaio la riserva di cui solo i Notai si possono giovare .

Con spirito di servizio e di dedizione alla difesa dei diritti dei cittadini e con fiducia nelle istituzioni l’avvocatura invita tutte le professioni del settore legale a cooperare perché lo sviluppo economico del Paese possa riportare vantaggi effettivi e concreti dalle riforme in atto, senza contrapposizioni e conflitti che obbligano ciascuna delle categorie a rivendicare qualificazioni e meriti che si verificano soltanto sul campo e nel quotidiano esercizio dell’attività lavorativa.

D'Alema: conti bancari segreti in Brasile?

Sciopero ufficiali giudiziari: vale la notifica del giorno successivo.


IN CASO DI SCIOPERO DEGLI UFFICIALI GIUDIZIARI NEL GIORNO IN CUI SCADE IL TERMINE PER NOTIFICARE UN ATTO, E’ AMMISSIBILE LA NOTIFICA ESEGUITA IL GIORNO DOPO Il diritto di difesa deve essere garantito (Cassazione Sezione Prima Civile n. 10209 del 3 maggio 2007, Pres. Criscuolo, Rel. Felicetti).
Il 19 aprile 2004 gli ufficiali giudiziari di Roma hanno scioperato. Conseguentemente l’ufficio di accettazione degli atti per le notifiche è rimasto chiuso. Quel giorno scadeva per A.C. il termine per proporre ricorso per cassazione avverso una sentenza della Corte d’Appello di Milano. Il legale di A.C. ha pertanto consegnato il ricorso all’ufficio notifiche il giorno successivo, 20 aprile 2004; quando il termine per l’impugnazione era scaduto. Egli si è fatto rilasciare dal dirigente dell’ufficio un certificato attestante che il 19 aprile 2004 l’ufficio era rimasto chiuso per sciopero e lo ha depositato con il ricorso tardivamente notificato. Nel giudizio davanti alla Suprema Corte, la controparte di A.C. ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, perché non notificato nel termine previsto dalla legge.
La Suprema Corte (Sezione Prima Civile n. 10209 del 3 maggio 2007, Pres. Criscuolo, Rel. Felicetti), ha ritenuto ammissibile il ricorso affermando che la notifica doveva essere ritenuta regolare. In materia – ha affermato la Cassazione – devono applicarsi i principi affermati nelle sentenze n. 69 del 1994, n. 477 del 2002 e n. 28 del 2004 della Corte Costituzionale, volti a garantire l’effettività del diritto di difesa, tutelato dall’art. 24 della Costituzione, in materia di notificazione di atti processuali da compiersi entro termini di decadenza. La Corte Costituzionale infatti (sentenza n. 28 del 2004), in tale specifica materia, ha ritenuto “palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante, che un effetto di decadenza possa discendere dal ritardo nel compimento di attività riferibili non al notificante, ma a soggetti diversi (ufficiale giudiziario e l’agente postale suo ausiliario) e perciò del tutto estranee alla sua disponibilità”.
Poiché anche nel caso di specie la decadenza è correlabile unicamente a un diniego di attività (accettazione dell’atto da notificare) degli ufficiali giudiziari (a causa di sciopero) e non a un difetto di attività del notificante – ha affermato la Corte – è soluzione interpretativa costituzionalmente obbligata considerare come tempestiva, nel caso di specie, la notifica del ricorso; ciò a prescindere dal rimedio predisposto dal D. Lgs. 9.4.1948 n. 437 – che nel caso di specie non risulta che sia stato attivato – e cioè dalla emanazione, da parte del Ministero della Giustizia, del decreto (previsto dall’art. 2) che accerta l’eccezionalità dell’evento e il periodo di mancato o irregolare funzionamento degli uffici giudiziari, con conseguente proroga (art. 1), con carattere di generalità, di tutti “i termini di decadenza per il compimento di atti” presso gli uffici interessati all’evento “o a mezzo del personale addetto ai predetti uffici” scadenti “durante il periodo di mancato o irregolare funzionamento, o nei cinque giorni successivi”: proroga che l’art. 1 determina in quindici giorni a decorrere dalla sua emanazione.

I giudici “calati”.

Lappello quirinalizio per una veloce riforma della giustizia ha conquistato a stento qualche richiamo nelle prime pagine, e, del resto, il giorno in cui il governo, per sfangarla, era costretto a blandire le richieste di un gruppo sud tirolese, non era il più adatto a parlare di riforme. Ciò non toglie che la bancarotta della giustizia sia reale e che le parole di Napolitano sono istituzionalmente pesanti. Ecco quattro osservazioni.

1. E’ inutile dire che ci vuole la riforma, si deve indicare quale. L’Italia spende quanto e più di altri Paesi, in giustizia, ma ha un servizio che fa pena. Non è un problema di soldi. Si è adottato, in penale, il sistema accusatorio, ma ancora gli accusatori sono colleghi dei giudicanti. I termini temporali fissati dalle leggi vengono interpretati come ordinatori”, vale a dire che si possono tranquillamente violare. Una riforma seria mette le mani in questa roba e non sta ad ascoltare gli interessi corporativi delle toghe. Fin qui succede lesatto contrario: quel poco che era stato fatto (l’ordinamento giudiziario) lo si vuole smontare.

2. Napolitano sollecita che le carriere non procedano solo per anzianità e per appartenenza correntizia, ma lo fa parlando ad un Consiglio Superiore della Magistratura che è la sede per eccellenza del dominio correntizio e dell’inefficacia, quando non della ridicolaggine, dell’autogoverno e dell’autodisciplina. Visto che ne è Presidente, abbia il coraggio di denunciare questo evidente e consolidato fatto.

3. E inutile sollecitare i magistrati a lasciare in pace gli estranei ad un’inchiesta giudiziaria, evitando di dare i loro nomi in pasto alla stampa, perché tanto, alla fine, quegli atti vanno depositati e, quindi, la pubblicità è prevista dalla legge. I modi per tutelare il giustamente richiamato diritto alla propria onorabilità sono due: a. i processi devono giungere subito dopo le indagini e chiudere in fretta le ferite; b. ai giornalisti non va imposta la censura, ma insegnato il mestiere ed indicato il dovere di sentire e dare spazio a quanti citano, spesso a sproposito.

4. Dice Napolitano ai giudici: si calino nella realtà del Paese facendosi carico delle ansie quotidiane !”. No, a me paiono fin troppo calati. Se ne stiano in alto, e facciano il loro dovere, con serietà ed indipendenza.

Davide Giacalone (Pubblicato da Libero dell8 giugno 2007).

venerdì, giugno 08, 2007

Mantini: Bersani molli le professioni!


Il relatore della riforma delle professioni on. Pier Luigi Mantini non ha usato mezzi termini agli stati generali dei periti industriali dove ieri, davanti ai professionisti, si è sfogato: ´Sono stanco delle continue incursioni del numero uno dello sviluppo economico in materia di professioni. Non abbiamo apprezzato né liberalizzazioni di luglio né tanto meno l'emendamento relativo alle modifiche delle competenze sulle compravendite immobiliari' ha dichiarato Mantini, anche a fronte del fatto che in materia di professioni c'è un attività incardinata nel parlamento che non può più aspettare.

Ma non solo. Il responsabile per le professioni del gruppo della Margherita ha anche indicato un inversione di rotta rispetto al passato: ´Stiamo andando verso una legge quadro anche perché ci siamo accorti che una delega troppo in bianco ha creato solo agitazioni tra le categorie professionali'.

Michele Vietti, responsabile delle professioni per l'Udc, ha sottolineato: ´Le due linee che si scontrano nella maggioranza producono solo un gran cortocircuito. La linea Bersani vede declinati principi antiordinistici mentre al contrario la linea di Mastella li mantiene'. Ma il vero problema per il rappresentante dell'Udc è il riconoscimento delle associazioni ´perché se non si mettono dei paletti la riforma non si farà mai'.

Il vicepresidente dell'associazione dell'Adepp (casse di previdenza) Antonio Pastore, ha ricordato il rischio ´svuotamento casse' a seguito del riconoscimento delle associazioni, dato che il professionista in futuro potrebbe essere più attirato a iscriversi presso un associazione che non presso un ordine.

Se passa questa linea i conti delle casse non reggerebbero a lungo. Ecco perché Pastore e il presidente dell'Adepp Maurizio de Tilla hanno chiesto alla presidenza congiunta delle due commissioni giustizia e attività produttive la possibilità di avere delle audizioni singole per gli enti di previdenza.

Partito dei Magistrati: qualcosa non va !


Sembra che la vittoria dell’Unione alle elezioni del 2006, vittoria dovuta in misura rilevante all’impegno del “Partito dei Magistrati”, non abbia portato bene a tale componente della coalizione vincitrice.

Liquidata la riforma dell’ordinamento giudiziario (già mutilata da un intervento pesante e tutt’altro che indiscutibile di Ciampi), ricevuto l’omaggio del “vassallo” ministro Mastella, fatti esplodere qua e là i mortaretti di operazioni giudiziarie modello “mani pulite”, sembra che lo sbandamento che caratterizza Governo e maggioranza e la loro azione politica, abbia contagiato anche la struttura e le propagini del partito delle toghe.

Non avendo più un Governo Berlusconi da “spezzare”, divisi tra la voglia di “godersi” il successo con le altre componenti del Centrosinistra e la preoccupazione di prendere le distanze anche da un Ministro prono ai loro voleri, ma desideroso di visibilità e deciso a cavalcare nell’apparenza la necessità di porre rimedio al grande disastro della giustizia, prendendolo addirittura “sotto tiro” con il suo partitello, i magistrati “militanti” sembra stiano attraversando Intanto il seme da lungo tempo gettato tra la magistratura di una concezione “oltranzista” della funzione giudiziaria, sta dando frutti avvelenati, magari di grottesco.

Non passa giorno che non salti fuori qualche inchiesta fondata su ipotesi di reato alquanto fantasiose, in cui campeggia una costante pretesa di assoggettare ogni attività pubblica ad una sorta di controllo censorio cui è stata adattata strumentalmente la funzione giurisdizionale penale.

Se “mani pulite” poté contare sulla disinvoltura giuridico-sintattica di Di Pietro, la fase attuale conosce metodi e personaggi che ne fanno impallidire il ricordo.

Il dramma cede il passo alla commedia: a “tangentopoli” succede “vallettopoli” e “paparazzopoli”.

E nemmeno la riedizione della grande inchiesta sui poteri occulti della Massoneria tentata da Woodcock potrà recuperare granché nel paragone con il passato in fatto di serietà e di quel che le potrebbe assomigliare.

Parte l’iniziativa di Cordero di Montezemolo contro la classe politica con tutto il contorno della campagna “antipolitica”, e subito emerge che non c’è, stavolta, il partito dei magistrati, in prima fila e nemmeno in seconda. Il fatto che lo stesso Presidente della Confindustria sia sceso in campo (o abbia fatto qualche passo in quella direzione) sta, in fondo a dar la prova che certi ambienti non possono permettersi di restare nelle retrovie: non possono certo sperare di fare un golpe mandando avanti un Woodcock.

Se c’è qualcosa che più fedelmente si attiene al copione del 1992-1996 è, forse, l’insipienza e la passività della classe politica, ora come allora incapace di reagire fermamente e compostamente, divisa e pronta a sfruttare qualche possibilità di avvantaggiarsi di certe operazioni.

E tuttavia anche la classe politica sembra essere un po’ meno rassegnata e disorientata di allora.

Può darsi che, dopo essersi gettata nella lotta politica senza ritegno e con almeno apparente unità, la magistratura oltranzista militante, cominci a rendersi conto dell’inconcludenza dell’atteggiamento tenuto oramai da molti anni. Sarebbe bene per tutti, se qualcuno non vorrà dimenticare quel che è avvenuto e pensare che non resti da far altro che evitare di riprendere in considerazione quelle che sembravano le ragioni del contendere.

C’è bisogno di chiarezza e se non sono augurabili e possibili rivalse e rese dei conti, non è neppure possibile chiudere gli occhi per cercar di ignorare lo scempio.

Ma, intanto, non è neppure lecito dare per scontato che questa sensazione di smarrimento che sembra di cogliere nell’oltranzismo giudiziario sia qualcosa di più di una semplice sensazione.

Non c’è spazio per anche solo un po’ di facile ottimismo.

Scritto da Mauro Mellini

Giovedì 07 June 2007

da: www.giustiziagiusta.info

giovedì, giugno 07, 2007

Non ci faremo dividere: serve una riforma delle professioni organica e condivisa.


Una delegazione dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua), guidata dalla presidente Michelina Grillo, è stata udita oggi dalle Commissioni riunite Giustizia e Attività Produttive della Camera dei Deputati sui progetti di riforma dell’ordinamento professionale. È stato anche consegnato alle commissioni un documento con i rilievi critici, le osservazioni e le proposte dell’Oua.

Michelina Grillo presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) alla fine dell’audizione ha dichiarato: «Nella scorsa legislatura il percorso di riforma delle professioni ha subito negative battute di arresto, per la contrapposizione tra professioni regolamentate e non regolamentate, fornendo così un alibi ai particolarismi più beceri e ai conservatorismi più ottusi. Un conflitto che il passato governo non ha saputo né comporre né superare. L’attuale maggioranza, che si è mostrata pregiudizialmente ostile al lavoro autonomo e in particolare alle libere professioni, con la sua azione ha mutato il contesto e gli obiettivi di una riforma necessaria e indifferibile, ma delicata e perfino pericolosa, se non maneggiata con cura. Il decreto Bersani, ne è l’esempio più significativo: ha minato le fondamenta stesse degli ordinamenti professionali, e i principi fondanti di quello forense. Ma anche le successive dichiarazioni di autorevoli esponenti del governo, Presidente del Consiglio in testa, hanno fatto chiaramente cogliere un intento “punitivo” nei confronti del mondo professionale, ordinista o meno. Ciò ha innescato la rivolta di gran parte del lavoro autonomo, ed in primo luogo delle libere professioni. Tuttavia non abbiamo mai smesso di ricercare il dialogo, abbiamo invocato una effettiva concertazione, abbiamo auspicato che si superassero le sterili contrapposizioni».

«L’Avvocatura – ha aggiunto - ha rivendicato per molto tempo, e correttamente, la specificità e la peculiarità della professione forense, e l’Organismo Unitario dell’Avvocatura sta ultimando – d’intesa con il Consiglio Nazionale Forense – un articolato specifico per la professione forense che attua i principi cardine approvati dall’intera avvocatura nei propri congressi, da ultimo nella seconda sessione del XXVIII Congresso Nazionale Forense (settembre 2006). Questo testo sarà a breve congiuntamente siglato e diffuso».

«La riforma dell’ordinamento forense – ha spiegato la presidente dell’Oua - è ogni giorno più urgente, e i connotati di specificità non sono certo venuti meno, ma è chiaro che nell’attuale contesto purtroppo non appare univoca la volontà politica a riguardo. Chiediamo quindi, prima di ogni altra cosa, che venga fatta definitivamente chiarezza sul percorso che si intende seguire, ponendo fine ad una altalena di affermazioni che alimentano confusione e disagio e tendono, neppure troppo nascostamente, così come altri recenti interventi (vedi questione autentica trasferimenti immobiliari), ad alimentare divisioni nell’ambito di un mondo professionale ricompattato e perciò più forte».

«È a tutti noi chiaro – ha concluso Grillo – che in questa situazione pare miope e velleitario pensare di insistere nella richiesta di una legge speciale, indipendentemente ed a prescindere dal contesto generale delle professioni. Per questa ragione, intervenendo sul tema della globale riforma delle professioni, ribadiamo che è necessaria una sintesi ragionata dei testi esistenti in Parlamento, che conduca all’approntamento di un testo unificato e il più possibile condiviso, sì da ottenere l’impegno ed il sostegno di tutte le forze politiche ed anche il consenso delle rappresentanze delle categorie professionali, nel rispetto dei principi ritenuti dall’avvocatura ineludibili, ed affermati anche dal Parlamento europeo e più volte ribaditi dalla nostra Corte Costituzionale e dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee».

Inchiesta Toghe lucane: perquisizioni a politici e magistrati

Una serie di perquisizioni sono state effettuate oggi in Basilicata negli uffici e nelle abitazioni di politici, magistrati e membri delle forze dell'ordine.

Lo riferiscono fonti investigative, precisando che oggetto della perquisizione sono stati uffici e abitazioni di Filippo Bubbico (Ds), ex presidente della Regione e attuale sottosegretario allo Sviluppo economico; Vincenzo Tufano, procuratore generale di Potenza; Luisa Fasano, dirigente della squadra mobile di Potenza e Giuseppe Labriola, presidente dell'Ordine degli avvocati di Matera.

A effettuare le perquisizioni, aggiungono le fonti, sono stati gli uomini della Guardia di Finanza coordinati dal pm della procura di Catanzaro Luigi De Magistris, che oggi si è recato personalmente a Potenza.

Il pm calabrese è titolare dell'inchiesta aperta alcuni mesi fa e denominata "Toghe lucane", che coinvolge imprenditori, politici, amministratori locali, magistrati e professionisti lucani accusati, a vario titolo e per vicende non sempre collegate tra di loro, di "far parte di un vero e proprio centro di affari occulto che tutela interessi personali e di un ristretto gruppo".

Il sottosegretario Bubbico, spiegano le fonti, è indagato per associazione per delinquere e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche . I fatti contestati risalirebbero all'epoca in cui Bubbico era presidente della giunta regionale lucana, nella scorsa legislatura.

Bubbico ha ribadito oggi in una nota la sua "estraneità agli addebiti mossi", aggiungendo che chiederà "di essere sentito dai giudici per fornire ogni utile chiarimento".

Il sottosegretario è stato difeso anche dal leader dei Ds Piero Fassino, che in un comunicato si augura che "la magistratura operi celermente accertando quello di cui noi siamo già oggi assolutamente sicuri: la totale estraneità di Filippo Bubbico a qualsiasi illecito".

Fassino solleva anche perplessità sul fatto che le perquisizioni "dall'evidente impatto pubblico e mediatico" siano state effettuate alla vigilia del ballottaggio del prossimo fine settimana che vedrà impegnata Matera.

Tra i nomi degli indagati, oggi si aggiunge per la prima volta quello di Luisa Fasano, dirigente della Mobile potentina e moglie del parlamentare lucano della Margherita Filippo Margiotta, ex coordinatore regionale del partito.

A Fasano viene contestato l'abuso di ufficio e in particolare di "aver insabbiato alcune procedure di processi giudiziari in corso con lo scopo di favorire il ruolo politico del marito".

Anche per il procuratore generale Tufano, l'accusa è di abuso di ufficio perché, secondo fonti investigative, sarebbe ritenuto "il punto di riferimento per un gruppo di avvocati e magistrati al servizio di poteri forti che operano in modo occulto e a discapito di altri avvocati e magistrati".

L'avvocato Labriola è invece accusato di corruzione in atti giudiziari e associazione per delinquere.

Non è stato possibile al momento raggiungere i legali degli indagati per un commento.

Nell'ambito della stessa inchiesta, due magistrati indagati già in forza in Basilicata, il pm Licia Genovese e la presidente del tribunale di Matera Iside Granese sono state trasferite nei mesi scorsi in altre sedi dal Consiglio Superiore della magistratura.

mercoledì, giugno 06, 2007

Dibattito al Senato sul caso Visco/GG.FF.-

I lavori del Consiglio dell'Ordine di Salerno.



ORDINE DEL GIORNO

TORNATA DEL 12/06/2007 (ORE 16,00)

1. Lettura ed approvazione verbale precedente;

2. Comunicazioni del Presidente;

3. Iscrizioni e cancellazioni;

4. Pareri;

5. Ammissione Gratuito Patrocinio - Rel. Cons. Avv. Visconti;

6. Nomina co-vicedirettore giornale "La Giustizia";

7. Morosità delibera del 27/03/2007: determinazioni - Rel. Cons. Avv. Corona;

8. Sgravio avvocati cancellati gennaio 2007: determinazioni – Rel. Cons. Avv. Corona;

9. Esame risultanze Commissione di Manutenzione 25/05/07 (IN RIFERIMENTO ALLA CITTADELLA GIUDIZIARIA). Eventuale nomina tecnico per locali da destinarsi al Consiglio dell'Ordine- Rel. Cons. Avv. Corona;

10. Nomina Commissione per revisione albo, in riferimento alla ristampa - Rel. Cons. Avv. Spirito;

11. Contributo O.U.A.: determinazioni ;

12. Incontro presso C.N.F. (Roma 20/06/2007) per attuazione regolamento 18/01/2007;

13. Sussidi e contributi;

14. Varie ed eventuali.

Cassazione: gli animali? Sono come i bimbi: vanno trattati con la stessa cura e attenzione.


La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione (Sent. 21805/2007) ha stabilito che i proprietari degli animali debbono prestare nei confronti dei 4 zampe la stessa attenzione cura e diligenza che normalmente si usa verso i bambini, soprattutto quando questi vengono condotti in seguito o trasportati in auto.

I Giudici hanno poi precisato che è configurabile la condotta di maltrattamento o malgoverno di animali, sia pure colposa, anche nel caso in cui il padrone si è comportato con negligenza nei confronti del 4 zampe.

Con questa decisione i Giudici penali hanno deciso il caso di un giovane che, per disattenzione mentre trasportava in auto il suo cane, lo ha trascinato per circa un chilometro perchè il guinzaglio gli era rimasto impigliato nella portiera.

La colpa, in questo caso, hanno precisato i Giudici, è consistita nel fatto che il giovane ripartendo con la sua auto, non si è accertato che l'animale si trovasse a bordo con lui.

Secondo i Giudici, nel caso di specie, il reato di maltrattamento di animali non poteva essere contestato al giovane esclusivamente per prescrizione del reato. La Corte lo ha quindi condannato al risarcimento della somma di euro 250, in favore della Lega Antivivisezione, che si era costituita nel processo parte civile.

martedì, giugno 05, 2007

........A FINE MESE OPZIONE PER IL "T.F.R."

Avvocato - Consigliere dell'Ordine - Richiesta copia delle delibere ( Parere CNF 24 maggio 2006, n. 21)

Quesito del COA di Rieti, Rel. Cons. Perfetti (Favorevole in ordine alle richieste di un Consigliere in carica; contrario in ordine alle richieste di colui che sia già cessato dal mandato).

Il Consiglio dell'Ordine rimettente chiede se un Consigliere possa richiedere copia di tutte le deliberazioni adottate nel periodo del suo mandato, ivi comprese quelle relative ai procedimenti disciplinari.

La Commissione, dopo ampia discussione, delibera il seguente parere:

"La questione posta può trovare una propria soluzione solo alla luce degli interessi che il consigliere persegue con la richiesta di esibizione di tutti i deliberati adottati nell'arco temporale della consiliatura.

È necessario, perciò, distinguere tra il caso del consigliere in carica e quello, diverso, di colui che sia già cessato dal mandato.

Nel primo caso la conoscenza e l'acquisizione dei deliberati consiliari può ragionevolmente ritenersi strumentale rispetto all'esercizio dell'ufficio di consigliere per il restante periodo del mandato. Poiché è naturale, e in linea generale doveroso, che i consiglieri acquisiscano cognizione degli atti del Consiglio, adottati o adottandi, poco rileva che essi ne estraggano copia volta per volta durante i lavori relativi a ciascuna pratica ovvero con richiesta unica agli uffici del Consiglio.

Diverso è il caso del soggetto che abbia perso la qualità di consigliere dell'Ordine: in tal caso viene meno il nesso funzionale tra la richiesta di conoscenza del documento e l'esercizio della funzione consiliare, cosicché il Consiglio potrà rifiutare l'accesso ai documenti, anche in considerazione dell'evidente disfavore dell'ordinamento per le pratiche di controllo generalizzato sull'operato degli enti pubblici attuate tramite l'esercizio del diritto di accesso (art. 24, l . 7 agosto 1990, anche nella rinnovata formulazione di cui all'art. 16, l . 11 febbraio 2005, n. 15)."

lunedì, giugno 04, 2007

Il giudizio sui giudici.



Guai a quelle generazioni, i cui giudici meritano di essere giudicati!

Talmud

La inderogabilita' degli onorari minimi torna alla Corte di Giustizia.


La permanenza nell’ordinamento nazionale degli artt. 4 e 5 del decreto ministeriale 8 aprile 2004, n. 127 in conformità agli artt. 57 e 58 del regio decreto legge 27 novembre 1933, n. 1578, pone, in relazione alle norme degli artt. 81 e 10 (ex 85 e 5) del Trattato, Consiglio di Stato, V sezione -Ordinanza 31 maggio 2007 numero 2814 - (presidente Iannotta, estensore Lamberti), i seguenti quesiti circa la conformità al Trattato, rimessi alla cognizione della Corte di Giustizia Europea :

“Se l’inderogabilità degli onorari minimi e dei diritti stabiliti per le prestazioni dell’avvocato costituisca una misura di favore per gli appartenenti all’ordine professionale interessato, in difformità dagli artt. 81 e 10 (ex 85 e 5) del Trattato”;

“Se il divieto al giudice di non diminuire, nella liquidazione delle spese di causa, i limiti minimi previsti dalle singole voci della tabella, in applicazione dell’inderogabilità degli onorari minimi e dei diritti stabiliti per le prestazioni dell’avvocato si risolva in una misura di favore per gli appartenenti all’ordine professionale interessato, difformemente dai precetti degli artt. 81 e 10 del Trattato”;

“Se l’obbligo di motivazione comunque previsto per la diminuzione degli onorari in misura inferiore al minimo, contraddetto dalla prassi del giudice amministrativo di procedere alla liquidazione delle spese di causa sulla base di elementi eterogenei tratti dalle risultanze processuali e non dall’effettivo valore economico della controversia, non rappresenti una restrizione all'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica, garantito dal 7° “considerando” della direttiva 16 febbraio 1998 n. 98/5/Ce”;

sabato, giugno 02, 2007

L'oscurantismo dei "processi mediatici".

Media e magistratura. Questi gli ingredienti del piatto unico che viene servito quotidianamente al tavolo dell’opinione pubblica italiana. Non c’entrano niente il diritto di cronaca e la libertà di stampa. Ormai siamo in balia di giudici vip e di giornalisti che li rendono tali. La dittatura dello share impone di creare personaggi e suscitare nel pubblico assuefatto una curiosità morbosa, anche su vicende raccapriccianti.

Non si contano più in Italia i casi di processi mediatici. Gli esempi sono tanti, dal Grande Fratello di Rignano Flaminio al video della Bbc sui preti pedofili messo in onda da Santoro, fino ad arrivare a sfiorare il ridicolo con “vallettopoli” e l’indecoroso balletto delle intercettazioni. Gli effetti di questa sovraesposizione potrebbero essere devastanti sia per gli spettatori del circo mediatico che per gli stessi protagonisti.

Il caso di Rignano e dell’incessante dibattito tra colpevolisti e garantisti ha fatto perdere di vista, come già era successo con Cogne, la tragedia delle vittime. Le innumerevoli trasmissioni che insistono su dettagli terribili per scatenare la diatriba televisiva tra gli alfieri della giustizia assoluta e i portatori sani di garantismo opportunista stanno consumando un vero e proprio delitto. Quello che Francesco Merlo su Repubblica ha definito il delitto della cronaca. La delicatezza delle questioni trattate infatti imporrebbe un po’ di tatto, invece assistiamo quotidianamente all’uccisione della notizia, non alla cronaca del delitto.

Si rischia di provocare una sorta di oscurantismo di massa. Il video trasmesso da Santoro ha contribuito a questa triste decadenza cui gli italiani assistono inermi. A parte la faziosità del documentario che parte da terribili casi singoli per tentare di arrivare ad improbabili conclusioni di sicuro impatto mediatico. Quello che spaventa è il rischio della generalizzazione lobotomizzante e del livellamento verso il basso. Una dimostrazione di ciò è il degradante scontro politico che ha preceduto e che segue la messa in onda del video. Le commissioni di Vigilanza si spaccano ed è gara a chi strumentalizza di più il dramma umano. E alla fine perdono tutti, a parte ovviamente chi architetta ad arte il teatrino e, come Santoro, Vespa e Mentana, se la ride sotto i baffi perché ha fatto il boom di ascolti.

Siamo appena usciti a fatica dal Truman show sul delitto di Cogne e ci ritroviamo in questa melma mediatico-giudiziaria. Non è da sottovalutare inoltre il rischio di sviare le indagini e di complicare dei processi che già si reggono in piedi a malapena. E giù a spendere milioni di euro per intercettare dei tristi personaggi del sottobosco mediatico che vengono arrestati e poi puntualmente scarcerati quando sono già diventati dei martiri e hanno raggiunto un’inaspettata popolarità. Ci guadagnano solo loro, giudici vip e trapezisti del circo mediatico che acquistano oltretutto autorevolezza e credibilità. Almeno però ci risparmino le omelie sul diritto di cronaca e la libertà di stampa.

Sergio Pelaia

Festa del 2 giugno 2007.

venerdì, giugno 01, 2007

Nuovi compiti professionali per gli avvocati?



Il disegno di legge C2272bis-A, concernente "Misure per il cittadino consumatore e per agevolare le attività produttive e commerciali, nonché interventi in settori di rilevanza nazionale", in particolare l’emendamento 41.0300 concernente l’art. 33 bis del DDL in discussione nei prossimi giorni, riconosce agli avvocati la funzione di autenticazione della sottoscrizione di atti negoziali concernenti il trasferimento di immobili, anche a titolo di donazione, e la costituzione o la modificazione di diritti sui beni immobili stessi.

L’OUA ha oggi sottolineato, in un suo comunicato, l’esattezza della intuizione dell’opportunità di ampliare le funzioni pubbliche attribuite alla figura dell’avvocato, come riconoscimento della sua qualità professionale e morale.

Ritiene, altresì, opportuno l’ulteriore estensione del citato potere di autenticazione agli atti di finanziamento finalizzati ai contratti predetti e sollecita alle forze politiche e soprattutto al Ministro della Giustizia una immediata azione tendente alla approvazione ed all’integrazione dell’emendamento stesso.

Il riconoscimento del potere di autenticazione attribuito agli avvocati con la norma in questione rappresenta una dovuta attribuzione di merito all’impegno che la categoria degli avvocati ha sempre svolto, e ancor più sta svolgendo nell’attuale crisi della Giustizia, a favore della attuazione e della difesa dei diritti dei cittadini e dello sviluppo economico e civile della società.

L’iniziativa del Senatore Manzione trova consensi tra gli avvocati.

Finalmente - dopo tanti rinvii - i disegni di legge Calvi-Ghedini-Valentino e Manzione, in materia di riforma dell'ordinamento forense lasciano il molo.

“La calendarizzazione dei progetti di legge da parte dell'ufficio di presidenza della Commissione Giustizia del Senato – ha detto il presidente dell'Unione delle Camere penali Oreste Dominioni che auspica che ora si possa “avviare l'esame del problema della nuova disciplina della professione forense, sganciata dalla proposta di legge quadro sulle professioni intellettuali. Questa è infatti -sostiene- la strada fermamente sostenuta da tempo dall’Unione Camere Penali Italiane, affinché la professione dell'avvocato riceva una disciplina che muova dal riconoscimento delle sue specificità. È un importante risultato – aggiunge - derivato dalla costante sollecitazione dell'Ucpi unitamente ad altre associazioni forensi specialistiche come l'Aiaf, l'Agi, l'Uncat”.

Anche l’'associazione italiana giovani avvocati (Aiga) giudica “positivamente la decisione dell'ufficio di presidenza della commissione Giustizia del Senato di calendarizzare i disegni di legge relativi all'ordinamento professionale forense e auspica che il percorso parlamentare sia spedito.

Auspichiamo adesso -sostiene il presidente Valter Militi- un iter rapido che possa consentire finalmente di avere un nuovo modello ordinamentale per la professione di avvocato”.

Tra poco 1° anniversario delle legge bersani.

«A un anno dall’entrata in vigore delle novità firmate Bersani», commenta Michelina Grillo, presidente Oua, le tariffe per il singolo cittadino sono rimaste invariate. Chi invece ha tratto grandi vantaggi sono i grossi gruppi bancari che grazie alla mole della loro domanda riescono a condizionare le parcelle in molti casi addirittura al di sotto del concetto di giusta retribuzione».

Il favore di Bersani è andato chiaramente ai poteri forti -sono sempre parole dell’Oua - mentre i singoli clienti così come i professionisti che operano in studi individuali vedono sempre più ridotto il loro potere contrattuale. Per la categoria degli avvocati il rischio in questo momento è duplice.

Da un lato, "le nuove liberalizzazioni rischiano di trasformare i professionisti in sottoproletariato", spiega la Grillo.

Dall’altro, l’elevato numero di toghe (in ltalia sono 180 mila) potrebbe far implodere l’intera categoria.

«Per quello che riguarda i numeri», continua la Grillo, «da tempo chiediamo maggiore selezione nell’accesso all’albo e una formazione più seria. La nostra professione è regolata per legge- per fortuna – ma da un “editto” del 1933 - per sfortuna - oggi totalmente inadeguato».

Su questo argomento la presidente dell’Oua ha ribadito incontrando il ministro Clemente Mastella che la prossima Conferenza dell’associazione rappresenterà un momento di analisi propedeutico all’iniziativa di taglio istituzionale che lo stesso ministro ha dichiarato di voler organizzare, e alla quale l’avvocatura “certo non farà mancare presenza e contributo”.

I tre giorni di discussione che segneranno la Conferenza indetta dall’Oua, con la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti (avvocati, magistrati, docenti universitari, parti sociali e partiti politici) si propone di inaugurare un «cantiere giustizia finalizzato alla elaborazione a medio termine di un progetto di riassetto complessivo del sistema, sulla base di una rigorosa analisi dell’esistente e delle moderne esigenze espresse da una società complessa, che ha registrato negli ultimi anni una proliferazione di diritti, la cui tutela deve venire apprestata con mezzi moderni, nel rigoroso binario dettato dalla Carta Costituzionale».

Harry Fotter Visco.