giovedì, marzo 19, 2009

GUERRA TRA PROCURE: DE MAGISTRIS E PM DI SALERNO INDAGATI.


(AGI) Roma - Concorso in abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio.
Per questi reati l'ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, attualmente giudice a Napoli, e altri sette magistrati della procura di Salerno, tra cui l'ex procuratore Luigi Apicella, sono finiti sotto inchiesta a Roma.
La vicenda e' quella relativa all'indagine che lo scorso dicembre avvio' la procura generale di Catanzaro, che iscrisse sul registro degli indagati gli otto pm per le stesse ipotesi di reato.
La posizione di De Magistris e dei pm salernitani e' stata trasmessa ai magistrati di piazzale Clodio per competenza territoriale.
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martedì, marzo 17, 2009

NO ALLE PROPOSTE DI LEGGE CHE VOGLIONO PRIVATIZZARE LA TUTELA DEI DIRITTI NELLA FAMIGLIA.


De Tilla, presidente Oua: “Tutte le proposte che puntano ad aumentare la collaborazione tra figure professionali contigue sono benvenute, ma tutto ciò che riguarda i conflitti all’interno della famiglia, con o senza figli, deve rimanere nell’ambito della giurisdizione, con le garanzie che solo i giudici togati e gli avvocati possono fornire”.
L’Assemblea dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana, riunitasi a Roma il 13 e 14 marzo 2009, ha approvato un documento (in allegato) che ribadisce la ferma contrarietà alla proposta di attribuire ai notai la competenza in materia di separazione e divorzio.
Tale proposta, ribadisce l’Assemblea dell’Oua, non sarebbe affatto a costo zero (l’onorario del notaio sarebbe a carico delle parti), non aumenterebbe minimamente l’efficienza e la celerità del sistema, anzi aggrava di un ulteriore passaggio una procedura che nella grande maggioranza dei tribunali è celere e semplice.
Infine, la proposta di introdurre convenzioni prematrimoniali (i famosi contratti di cui spesso si sente parlare a proposito dei matrimoni delle star) impone una grande attenzione rispetto alla formazione e alla deontologia di chi li redige per evitare la potenziale lesione dei diritti del coniuge più debole.
“Ancora una volta si cerca una scorciatoia sbagliata per affrontare un problema vero – commenta il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla – i conflitti che sorgono all’interno del nucleo familiare sono delicatissimi, non solo quando coinvolgono i figli. Si dovrebbe prevedere una forma di tutela molto professionale e specializzata, con procedure ad hoc particolarmente garantiste. Tutto ciò si potrebbe realizzare attraverso la costituzione del Tribunale della Persona o di Sezioni Specializzate. Siamo assolutamente favorevoli alla collaborazione con altre figure professionali come i notai e al loro più intenso coinvolgimento all’interno della giurisdizione, ma su diritti indisponibili come quelli legati alla famiglia, i cittadini hanno diritto ad un giudice togato e alla difesa tecnica garantita dagli avvocati”.
Roma, 17 marzo 2009

L’AVVOCATURA È UN SOGGETTO COSTITUZIONALE. LA PROPOSTA DI MODIFICA DELLA COSTITUZIONE.


La riforma del titolo IV della parte II della Costituzione non è operazione di semplice ingegneria istituzionale ma deve ispirarsi ai valori fondamentali della Carta Costituzionale, tra i quali, in particolare, l’art. 24, che stabilisce il diritto alla tutela giurisdizionale e il diritto alla difesa.
Dalle crescenti e diversificate istanze sociali e dall’aumento della domanda di controllo dei pubblici poteri deriva la centralità della giurisdizione, che è dato sociale ed istituzionale innegabile ed irreversibile in tutte le società evolute.
Per le funzioni che è chiamata ad assolvere la giurisdizione non può che essere autonoma.
Una giurisdizione rispondente alle esigenze ed alle istanze ricordate, e compatibile con i valori fondamentali della Costituzione, non può prescindere dall’esercizio pieno del diritto di difesa che ne costituisce l’elemento coessenziale.
Autonomia, indipendenza, pienezza, centralità della giurisdizione non possono tuttavia significare onnipotenza e sottrazione della stessa ad ogni limite e controllo, che tuttavia non può essere esercitato dal potere politico o, peggio ancora, rimesso all’opinione pubblica.
Occorre un controllo permanente e diffuso, interno alla stessa giurisdizione e quindi insito nella sua stessa fonte di legittimazione, che è e deve essere costituito solo ed esclusivamente dal rigoroso rispetto delle regole che disciplinano il processo e dalla indefettibile osservanza delle garanzie e dei diritti individuali.
E se il processo è la sede propria dell’esercizio della giurisdizione, la rilevanza costituzionale di quest’ultima non può che estendersi a tutti i soggetti che ad esso partecipano da protagonisti, e quindi non solo alla magistratura, come accade attualmente, ma anche all’avvocatura, in coerenza con quanto stabilito dall’art. 24 della Costituzione sul diritto di difesa dei cittadini.
La pari rilevanza costituzionale dei soggetti della giurisdizione rappresenta un bilanciamento all’interno di tale funzione statale, che è garanzia. di neutralizzazione delle distorsioni e degenerazioni, senza bisogno di ricorrere a vincoli esterni.
Ne discende che l’autonomia e la rappresentatività della giurisdizione non può che essere affidata, a livello costituzionale, a tutti i soggetti che ad essa concorrono.
Le diverse componenti conserverebbero, ovviamente, la loro autonomia e specificità, il proprio ruolo, e le rispettive attività amministrative di gestione. La giurisdizione disciplinare verrebbe gestita da singoli organi, uno per ciascuna componente.
Dal mutato assetto della forma di rappresentanza e autonomia della giurisdizione discenderebbe una rilettura radicale di alcuni temi cruciali degli ultimi tempi.
Ciò posto, occorre dunque innanzitutto che cambi la rubrica del “titolo quarto” da “La magistratura” in “La giurisdizione”.
La magistratura infatti esplica un ruolo, fondamentale ma non esclusivo nella giurisdizione e, comunque, non può identificarsi con la giurisdizione.
Il “titolo” dovrebbe articolarsi in tre “sezioni”; la prima dedicata ai principi fondamentali della funzione giurisdizionale, la seconda contenente quelli riguardanti la magistratura. La terza quelli relativi alla difesa ed alla Avvocatura.
Nella “sezione prima” si afferma il principio della essenzialità delle due componenti della giurisdizione e della loro pari dignità nonché della assoluta parità tra le parti nel processo.
Si prevede l’impegno della Repubblica ad assicurare una ragionevole durata del processo e l’adeguatezza dei costi della giustizia.
Nella “sezione seconda” si tratta della magistratura.
Si introduce come principio costituzionale la separazione dei ruoli, tra i magistrati giudicanti e quelli requirenti. Si intende dire la separazione delle carriere.
La separazione delle carriere, cioè i ruoli distinti e definitivamente separati, postula concorsi diversi.
Nell’ordinamento giudiziario dovranno preve­dersi quali debbano essere le specifiche garanzie di autonomia e indipendenza per la magistratura requirente.
La “sezione terza”, infine, tratta della avvocatura.
Si costituzionalizza il principio della difesa come funzione essenziale in ogni procedimento giudiziario e della incompatibilità fra lo svolgimento della attività di avvocato con ogni altra, ivi compresa quella di magistrato onorario, salvo che non si tratti di giudice di equità.
Si dà attuazione, attraverso un principio costituzionale, al diritto della difesa prevedendosi che i costi facciano carico allo Stato ma che la organizzazione concreta della difesa per i non abbienti venga affidata alle istituzioni dell’Avvocatura.
Si costituzionalizza, infine, il principio della iscrizione all’albo professionale e - conformemente a quanto accade per la magistratura - quello della giurisdizione domestica.



TITOLO IV

LA GIURISDIZIONE

SEZIONE I

LA FUNZIONE GIURISDIZIONALE

Articolo 101

1. La giustizia è amministrata in nome del popolo.

2. La magistratura e l’avvocatura sono, con pari dignità, le componenti della giurisdizione.

3. La legge assicura la terzietà del giudice e la parità fra le parti nel processo.

4. La Repubblica assicura la ragionevole durata di un processo giusto e l’adeguatezza degli strumenti e dei costi della giustizia.

Articoli successivi (Omissis)

SEZIONE II

LA MAGISTRATURA

Articolo 108

1. L’ordine giudiziario è costituito, in ruoli distinti e separati, dai magistrati giudicanti e da quelli inquirenti.

2. Nell’esercizio della giurisdizione i magistrati si distinguono fra loro solo per la diversità delle funzioni.

3. 1 magistrati giudicanti sono soggetti soltanto alla legge; i magistrati inquirenti godono delle garanzie stabilite nei loro riguardi dalla legge.

4. La legge determina le modalità di coordinamento degli Uffici del Pubblico Ministero.

5. Il Procuratore generale presso la Corte di cassazione ed i procuratori generali presso le corti di appello (in una diversa previsione ordinamento/e: “i capi degli Uffici distrettuali del pubblico ministero”) riferiscono al Consiglio Superiore della Magistratura circa le modalità dell’esercizio dell’azione penale.

6. La responsabilità civile e disciplinare dei magistrati è regolata dalla legge.

Articolo 109

1. L’ordine giudiziario, nei due ruoli separati, è autonomo ed indipendente da ogni potere.

Articoli successivi (Omissis)

SEZIONE III

L’AVVOCATURA

Articolo 113

1. L’avvocatura è libera ed indipendente.

2. La difesa è funzione essenziale in ogni procedimento giudiziario.

3. L’esercizio della professione forense è incompatibile con lo svolgimento delle funzioni di magistrato.

4. La legge assicura alle parti una adeguata difesa; quella dei non abbienti, a carico dello Stato, è garantita dalle istituzioni dell’avvocatura con le modalità previste dalla legge.

5. L’avvocatura concorre, con propri rappresentanti, all’Amministrazione della giustizia nelle diverse articolazioni.

Articolo 114

1. L’esercizio della professione forense è consentito solo agli iscritti agli albi.

2. La legge determina le modalità di accesso e le condizioni di permanenza negli albi.

3. Il Consiglio Nazionale Forense, composto ed eletto con le forme previste dalla legge, è organo giurisdizionale in materia disciplinare.

DOCUMENTO ELABORATO DALL’ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA.

Dal testamento biologico all’azione collettiva: 2300 legali a Roma, per il IV Congresso di aggiornamento professionale organizzato dal Cnf .


Testamento biologico, azione collettiva, riforma del processo civile, intercettazioni, Adr. Non c’è tematica al centro del dibattito politico-parlamentare che non sarà affrontato nel corso del IV Congresso di aggiornamento professionale forense organizzato dal Consiglio nazionale forense a Roma nei giorni 19-21 marzo, presso il complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia.
In questa edizione sono circa 2300 gli avvocati iscritti a seguire le quattro sessioni parallele dedicate al diritto civile, diritto penale e procedura penale, diritto processuale civile, deontologia e previdenza forense.
Ciascuna sessione sarà coordinata dai consiglieri del Cnf e vedrà alternarsi come relatori i giuristi-avvocati più insigni del paese.
La seduta inaugurale, dedicata al tema di stretta attualità “I rapporti economici e controllo di legalità” sarà aperta dall’introduzione del presidente del Cnf, Guido Alpa, e vedrà la partecipazione di Natalino Irti, Massimo Luciani, Alfonso Stile, Bernardino Libonati, Diego Corapi.
La chiusura dei lavori, sabato 21, sarà affidata a una tavola rotonda a cui parteciperanno diversi esponenti politici dedicata al tema della “Riforma della professione”, in occasione della quale sarà presentato il testo approvato dal Cnf lo scorso 27 febbraio e già inviato al ministro della giustizia, Angelino Alfano.
“La qualificazione professionale degli avvocati è uno degli obiettivi prioritari di questa consiliatura e, dei numerosi corsi e seminari di qualificazione promossi dal Cnf, l’impegno più cospicuo è dato proprio dai Congressi di aggiornamento.
La convinzione che anima questo lavoro è che la qualificazione professionale dell’avvocato appartenga non solo ai fondamenti della deontologia professionale, ma integri anche un fattore di sviluppo delle potenzialità e di espansione dei settori di attività, e ne costituisca elemento di intrinseca vitalità” sottolinea il presidente Alpa.
La partecipazione al Congresso è gratuita e agli avvocati iscritti saranno rilasciati i crediti formativi in linea con il Regolamento sulla formazione permanente approvato dal Cnf nel luglio 2007.
La seduta inaugurale potrà essere seguita in diretta, a partire dalle 9.00, in modalità streaming collegandosi al sito del Cnf (www.consiglionazionaleforense.it) a un indirizzo Url che sarà reso disponibile nel banner dedicato al Congresso.

lunedì, marzo 16, 2009

Quei luoghi comuni sugli avvocati miliardari.


Caro Beppe,
vorrei rispondere alla signora Roberta Lucarelli (“Il 10% degli italiani si gode il 50% della ricchezza ”, 13 marzo), ed anzi più che risponderle le vorrei domandare: “dove l’ha vista la fila di avvocati a Tribeca che compravano appartamenti?”.
Mica per niente, ma siccome faccio parte della categoria, mi piacerebbe sapere dove ho sbagliato, perché non disdegnerei di comprarmi anche io un appartamento a NY.
Per ora ci sono solo andato in vacanza e ho solo visto altri avvocati zaino in spalla e Lonely Planet in mano.
Sarà che sono ancora un giovane avvocato (34 anni= giovane = a inizio carriera!), ma questi luoghi comuni sugli avvocati miliardari penso debba essere sfatato nel 2009.
Questa infatti è una leggenda alimentata ormai solo dai fasti del passato, quando vi era ancora una proporzione tra cittadini ed avvocati (pochi avvocati, tantissimo nero e nessun controllo).
Oggi in tutta Italia ce ne sono ben 200.000, quando in tutta la Francia ce ne sono solo 40.000. Nella sola Milano “galleggiano” (o ristagnano, se preferite) quasi 13.000 avvocati. La legge della domanda e dell’offerta non lascia dubbi.
Finalmente esistono dei controlli (studi di settore), e Bersani ha dato una bella stretta alla categoria tra presunzione automatica di evasione e maggiori tasse.
La realtà è molto più vicina a quella descritta nel libretto “Studio Illegale”, che nelle fiabe dell’avvocato che iscrive i figli a NY. Certo esiste il mister Euro, come esistono i dirigenti di multinazionale con Bentley e Porsche, o artigiani/commercianti “black worker” con il Cayenne.
Ma generalizzare ancora sulla categoria è anacronistico, come dire che chi va dallo strizzacervelli è un pazzo.
Pietro Morelli, pijero@interfree.it

lettera tratta dal sito www.corriere.it

domenica, marzo 15, 2009

BERLUSCONI: OPPOSIZIONE E UNA PARTE MAGISTRATURA DICONO NO A TUTTO.


(ASCA) - Cernobbio, 15 mar - ''Una parte della magistratura e l'opposizione sono sempre contro tutto quello che facciamo, oltre ogni ragionevolezza''.
E' quanto ha rilevato il premier Silvio Berlusconi intervenendo al forum Confcommercio a Cernobbio sottolineando che ''si deve intervenire perche' la situazione e' patologica'' con riferimento alle opere pubbliche e in particolare al termovalorizzatore di Napoli che ''devo inaugurare il 26'' ma mancano ancora una serie di autorizzazione per ''paura dei magistrati''.

sabato, marzo 14, 2009

TRASMISSIONE EVENTI CNF IN MODALITA' “STREAMING".


E’ stata predisposta la trasmissione in modalità "streaming" della giornata inaugurale del IV Congresso nazionale d’aggiornamento professionale - organizzato dal CNF - che si terrà a Roma, nei giorni dal 19 al 21 marzo prossimi, in modo tale da poter essere seguita anche a distanza, attraverso l'uso del computer, da tutti coloro che volessero collegarsi.
Le modalità di fruizione saranno al più presto inserite, nel banner relativo al Congresso, presente nel sito web del CNF.
La medesima iniziativa sarà posta in essere in occasione della cerimonia di apertura dell'Anno CNF che, con l'intervento del Ministro della Giustizia, è programmata per il prossimo mercoledì 25 marzo, ore 18.

Impugnazioni: modalità di notifica al procuratore o domiciliatario della parte.


“L’impugnazione - della sentenza o altro provvedimento (n.d.r.) - presso il procuratore costituito, e/o domiciliatario della parte, per soddisfare gli oneri imposti dall’art. 330 c.p.c., va effettuata nel domicilio da lui eletto nel giudizio, se esercente l’ufficio in un circondario diverso da quello di assegnazione, o, altrimenti, nel suo domicilio effettivo, previo riscontro dell’albo professionale.
Nel caso di esito negativo della notifica richiesta in detti luoghi non imputabile al notificante, il procedimento notificatorio può essere riattivato e concluso, anche dopo il decorso dei relativi termini, mediante istanza al giudice ad quem di fissazione di un termine perentorio per completare la notifica, depositata contestualmente all’attestazione dell’omessa notifica, nel termine previsto per la costituzione della parte nel caso di regolare instaurazione del contraddittorio.
Ove, poi, la tardiva notifica dell’atto di impugnazione possa comportarne la nullità per il mancato rispetto dei termini di comparizione, l’istanza deve contenere la richiesta al giudice di fissare, a norma dell’art. 164 c.p.c., un termine perentorio per la rinnovazione dell’impugnazione”.
Cassazione civile , sez. unite, 19 febbraio 2009, n. 3960.

CASSAZIONE:AUTOVELOX BEN VISIBILI SENNO' E' TRUFFA AD AUTOMOBILISTI.


Roma, 13 mar. (Adnkronos) - Gli autovelox, dice la Cassazione, devono essere "segnalati" e "ben visibili".
Diversamente scatta la condanna per reato di truffa agli automobilisti.
In questo modo la seconda sezione penale (sentenza 11131) ha confermato il sequestro preventivo nei confronti di un'impresa calabrese - titolare della concessione per il noleggio delle apparecchiature autovelox - che in tre Comuni calabresi, attraverso apparecchiature autovelox ben occultate all'interno di autovetture, aveva dato multe a raffica agli automobilisti tratti in inganno dagli autovelox nascosti.

venerdì, marzo 13, 2009

Al processo del lavoro sarà tolta l'esenzione fiscale.


È approdato all’esame del Senato il DDL n° 1441, già approvato dalla Camera dei Deputati il 28.10.2008, che contiene rilevanti modifiche al processo del lavoro sotto il profilo fiscale, prevedendo l’introduzione del pagamento del contributo unificato anche per le cause di lavoro, sia per quanto concerne la fase del tentativo obbligatorio di conciliazione innanzi alla Direzione provinciale del Lavoro.
Infatti l’art. 26 del DDL prevede che all’art. 13, comma 4, del testo unico delle disposizioni in materia di spese di giustizia, di cui al DPR 115/2002, sono premesse le seguenti parole: “per i processi di cui al titolo IV del libro II del codice di procedura civile”.
Ciò comporterà che le controversie in materia di lavoro saranno assoggettate al pagamento del contributo unificato in misura fissa di Euro 103,30.
Senza contare che, conseguentemente, anche tutte le notifiche e le copie degli atti in materia di diritto del lavoro, sino ad oggi esenti da oneri, saranno anche esse a pagamento come per tutti gli altri processi civili.

ALFANO: INVESTIREMO SU MEDIAZIONE CIVILE PER RENDERE SISTEMA PIU' EFFICIENTE.


Torino, 12 mar. - (Adnkronos) - ''La giustizia non vive di due sole parti, avvocato e magistrato, ci sono altri soggetti che possono dare un grande aiuto al suo funzionamento, i liberi professionisti attraverso strumenti di conciliazione e mediazione civile''.
A sottolinearlo di fronte ad una folta platea di commercialisti italiani, riuniti al Lingotto per il primo congresso della categoria, il ministro della Giustizia Angelino Alfano che ha aggiunto: ''Piu' riusciamo ad introdurre nella cultura giuridica il principio che il contenzioso e' l'estrema ratio ma che prima di andare in giudizio c'e' un'altra partita che e' possibile giocare, la partita conciliativa, piu' avremo reso efficiente il servizio giustizia e meno inflazionati i nostri Tribunali''.
A questo proposito Alfano ha ricordato che ''faremo un grande investimento sulla mediazione civile perche' riteniamo sia il mezzo piu' moderno ed efficace delle controversie oltre che un ausilio al lavoro dei magistrati. Crediamo che in questo lavoro -ha concluso- i liberi professionisti potranno darci un grande aiuto perche' possono contribuire con maggiore competenza ed efficienza al miglioramento del servizio giustizia''.

mercoledì, marzo 11, 2009

L'ODG della prossima seduta del COA di Salerno.


CONSIGLIO DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI DI SALERNO

Ordine del Giorno Tornata del 12 marzo 2009
(ore 11,30)

I. Esame bando Premio Adolfo Cilento e Michele Iannicelli- determinazioni- Rel. Cons. Avv. Cacciatore.

Il Presidente
Avv.Americo Montera

Il Consigliere Segretario
Avv.Gaetano Paolino

Caso "Genchi": imminente intervento normativo a tutela degli 007.


(AGI) - Roma, 10 mar - Un intervento del Governo per garantire "maggiori tutele ai soggetti appartenti ai servizi di sicurezza e, per loro, alle delicatissime funzioni svolte".
Lo ha annunciato, nell'aula del Senato, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che ha comunicato: "il Governo ha predisposto un intervento normativo - presto all'attenzione del Parlamento - con il quale saranno apportate significative modifiche all'articolo 270 del codice di procedura penale".
Sara' affidata "esclusivamente" al procuratore della Repubblica, pena "la nullita' del provvedimento, "la richiesta di autorizzazione a disporre le intercettazioni, ovvero di acquisire i dati del traffico telefonico" di utenze riconducibili a soggetti che fanno parte del Dis, dell'Aise e dell'Aisi.
Il procuratore, disposto il provvedimento "deve informare il procuratore generale e ove non proceda personalmente, indicare espressamnte l'ufficiale di Pg responsabile dell'intera procedura".
Sara' cura dello stesso Procuratore disporre l'immediata "secretazione" e custodia protetta della documentazione acquisita, che dovra' comunque essere trasmessa entro un breve termine perentorio al Presidente del Consiglio al fine di verificare se taluna delle informazioni acquisite sia coperta da segreto di stato.
Se "entro un termine di trenta giorni il presidente del Consiglio dei ministri non si pronunzia la documentazione restera' acquisita".
Previsto anche il divieto di estrazione di copia e la verifica delle modalita' di secretazione e custodia anche da parte di un funzionario del Dis autorizzato dal Presidente del Consiglio.

Ieri cerimonia inaugurazione Anno Giudiziario TAR Salerno.


IL TESTO DELL'INTERVENTO DEL CONSIGLIERE SEGRETARIO DEL C.O.A. DI SALERNO AVV. GAETANO PAOLINO

L’odierna cerimonia si celebra in un momento storico importante non solo per la giustizia amministrativa ma anche per la professione dell’avvocato.
Una piacevole coincidenza mi dà l’opportunità oggi di fare cenno innanzitutto alla recentissima iniziativa approvata dal Senato in data 4/3 che è relativa al conferimento di una delega al Governo per il riassetto della disciplina del processo amministrativo, delega inserita nel DDL 1082.
Le norme delegate dovrebbero attenersi a precisi principi e criteri direttivi volti in particolare :
A) ad assicurare la snellezza, la concentrazione e l’effettività della tutela, nell’ottica della ragionevole durata del processo, anche mediante il ricorso a procedure informatiche;
B) a disciplinare le azioni e i poteri del giudice riordinando ad esempio le norme vigenti sulla giurisdizione del giudice amministrativo;
C) a riordinare la tutela cautelare, prevedendo tra l’altro che, nel caso di accoglimento della domanda cautelare, l’istanza di fissazione di udienza non può essere revocata e l’udienza di merito è celebrata entro il termine di un anno.
L’esigenza di una codificazione del processo amministrativo è stata sollecitata anche durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario c/o il C.S. dal Presidente Salvatore il quale ha sottolineato la necessità della razionalizzazione del processo amministrativo ispirato a rafforzare la credibilità del sistema processuale.
In uno stato democratico la credibilità del sistema giudiziario è un valore irrinunciabile; la sua tutela è un obbligo, prima ancora che un interesse, che deve essere rispettato in primo luogo da coloro che ricoprono incarichi istituzionali.
In tale ottica, l’approvazione dell’emendamento potrebbe essere un evento importante, essendo teso a dettare entro il medio periodo regole certe per il processo amministrativo.
Certo forse sarebbe stato meglio seguire un diverso iter (ad es. attraverso una legge) ma vediamo se il D.D.L. sarà approvato alla Camera e cosa, concretamente, il Governo farà nel rispetto della delega, attivandoci sin da ora affinché venga dato un apporto da parte di tutti gli operatori del diritto amministrativo, conoscitori delle esigenze processuali e delle difficoltà operative.
L’incontro odierno ci consente, altresì, di commentare la notizia dell’approvazione da parte del C.N.F. del testo del progetto di riforma che dopo 70 anni modifica l’ordinamento professionale degli avvocati, con l’obiettivo di garantire attraverso norme adeguate ai tempi una maggiore professionalità che sia consona agli obiettivi fissati dalla la normativa europea, intensificando in particolare le attività di formazione permanente.
Le due novità intervengono in ambiti di vitale importanza per il futuro della giustizia e per una razionalizzazione della figura professionale dell’avvocato e devono essere valutate con molta attenzione da parte di tutti gli operatori, essendo evidente che la prospettiva data al nuovo processo e alle nuove norme incidenti sull’attività professionale potrebbero una volta e per tutte assicurare ai cittadini una giustizia senza aggettivi.
Tralasciando per un momento le previsioni future è doveroso ora soffermarsi sul lavoro svolto e sulle prospettive immediate della giustizia amministrativa in sede locale.
Sono convinto che i riferimenti statistici sono importanti in quanto costituiscono la base per un bilancio, attraverso il quale si valutano i risultati e si rilevano gli aspetti positivi e negativi.
Oggi sono più ottimista del passato e ritengo che i risultati derivanti dall’incremento delle attività lavorative del T.A.R. di Salerno e, quindi, del numero delle sentenze riguardanti il contenzioso più recente (4550 sentenze nel 2008) siano sotto gli occhi di tutti e debbano essere da sprono per l’immediato futuro, con un plauso per le attività che tutte le componenti, in piena sinergia, hanno portato avanti, pur in presenza di numerosi ostacoli organizzativi ed in presenza di carenze di organico da sempre evidenziate dagli avvocati.
Gli sforzi sono stati però, in parte, anche recentemente vanificati, dalle maldestre iniziative statali che, partendo da un dato obiettivo (il rilevante contenzioso arretrato), anziché dare risposte idonee, più volte sollecitate, hanno introdotto una serie di misure deflattive del contenzioso (aumenti C.U., introduzione della perenzione riferita a ricorsi ultraquinquennali) che sono ben lontane dal risolvere i problemi della G.A. e dal garantire un giusto e celere processo; le stesse contribuiscono solo a disincentivare il ricorso alla tutela di diritti ed interessi lesi.
Le ripercussioni di un siffatto modus operandi verticistico ed incongruo sono sotto gli occhi di tutti.
Il Consiglio di Presidenza continua a programmare progetti obiettivi basati su numeri, le segreterie dei TT.AA.RR. sono chiamate a dare una risposta operativa frenetica che si concretizza nella predisposizione di numerosissimi avvisi riferiti in minima parte al contenzioso recente ed in parte rilevante ai ricorsi ultraquinquennali per lo più con anzianità media che va dai 15 ai 20 anni!
Ed allora, ben venga questo attivismo ma facciamo attenzione!
Il lavoro non è fine a se stesso, ma deve essere razionale ed utile, essendo necessario che siano valutate anche le serie difficoltà che gli avvocati incontrano nel ricercare clienti che oramai – a distanza di decine di anni – nella maggior parte dei casi non hanno più interesse alla prosecuzione dei giudizi proposti.
Propositivamente sarebbe necessario valutare se sia il caso, più congruamente, di indirizzare le attenzioni organizzative anche verso il contenzioso ultraquinquennale più recente, sino a giungere a quello più datato.
Attraverso una serie di misure organizzative e pianificatorie razionali potrebbe essere data una ulteriore concreta risposta operativa, accolta con soddisfazione dai cittadini e dagli avvocati, anche di nuova generazione.
CONCLUSIONI
Oggi è stata una proficua occasione e confido che la disponibilità e l’impegno di tutti noi potrà contribuire sempre più a migliorare il servizio che il TAR è chiamato ad offrire alla collettività che ha bisogno, o meglio giustamente pretende una giustizia senza aggettivi.
(avv. Gaetano Paolino)

Incidente stradale, cintura di sicurezza, omissione, conseguenze.


Tribunale Chieti, sentenza 12.01.2009 n° 21
Incidente stradale – cintura di sicurezza – omissione – conseguenze [art. 172, c.d.s.; art. 1227 c.c.]
In caso di circolazione stradale, se al momento dell’incidente il danneggiato non indossava le cinture di sicurezza, il quantum debeatur dovuto dal danneggiante può essere ridotto della metà. (1-5)

(1) In materia di cinture di sicurezza ed auto ferma in fila, si veda Cassazione civile, sez. II, sentenza 23.04.2007 n° 9674.
(2) In tema di responsabilità civile, auto e litisconsorzio, si veda Cassazione civile, sez. III, sentenza 03.11.2008 n° 26421.
(3) In materia di incidenti stradali e controversie presso il Giudice di Pace, si veda Cassazione civile, sez. III, ordinanza 07.08.2008, n. 21418.
(4) In materia di incidenti stradali, si veda il Focus: Incidenti stradali: la giurisprudenza attuale.
(5) In materia di patente a punti e decurtazione, si veda Cassazione civile, SS.UU., sentenza 29.07.2008 n° 20544.

(Fonte: Altalex Massimario 10/2009)

martedì, marzo 10, 2009

.........IPSE DIXIT!!!!!

DE MAGISTRIS: FARE POLITICA? NON LO ESCLUDO.


Roma, 10 mar. (Adnkronos) - "Candidarmi in politica? Oggi come oggi non programmo piu' la mia vita" spiega Luigi De Magistris, il magistrato che avvio' l'inchiesta "Why not", intervistato da Klaus Davi per il programma web Klauscondicio.
"Mentre un anno fa avevo messo da parte opzioni diverse dalla Magistratura, adesso non escludo di fare l'imprenditore agricolo o l'avvocato, l'intellettuale o lo scrittore o il politico. La mia vita e' cambiata enormemente. Io sono stato messo ingiustamente all'angolo, per non nuocere evidentemente. Continuano iniziative disciplinari assolutamente prive di fondamento e incredibili per certi aspetti, quindi io non escludo in questo momento nulla. Ma questo non significa che ho preso delle decisioni".

lunedì, marzo 09, 2009

INTERROGAZIONE DEL SEN. COSSIGA SU ACCORDO BANKITALIA-PROCURA MILANO.


Roma, 9 mar. (Adnkronos) - Il senatore a vita Francesco Cossiga ha presentato un'interrogazione a risposta scritta al presidente del Consiglio dei ministri, al ministro dell'Interno, al ministro della Giustizia e al ministro delle Finanze e dell'Economia sull'accordo tra la banca d'Italia e la procura di Milano per destinare tre funzionari della banca d'Italia al pool per i reati economico-finanziari della procura milanese.
Il presidente emerito chiede di "sapere se essi ritengano conforme alle disposizioni dell'ordinamento giudiziario, del codice di procedura penale, dell'ordinamento e dei compiti e delle funzioni della polizia giudiziaria e della polizia di sicurezza, dello statuto della banca d'Italia e di quelle che riservano all'agenzia per le informazioni e per la sicurezza esterna (AISE) e all'agenzia per le informazioni e per la sicurezza interna (AISI) l'azione di intelligence e di counterintelligence, rispettivamente fuori del territorio dello Stato ed entro detto territorio, il fatto che con un accordo tra il procuratore della Repubblica di Milano e il governatore della banca d'Italia, tre funzionari di quest'ultima, gia' appartenenti al disciolto Ufficio italiano dei cambi (UIC), sono stati permanentemente addetti a quella procura e in particolare al pool per i reati economico-finanziari in essa costituito sotto la direzione del procuratore aggiunto della Repubblica dott. Greco e la cui competenza copre il principale centro delle attivita' finanziarie ed economiche del Paese e di fatto l'intero territorio dello Stato".
"In tal modo la procura della Repubblica di Milano e' in grado di acquisire, al di fuori delle procedure previste dal codice di procedura penale, notizie, informazioni e dati relativi a persone fisiche e ad imprese, anche non aventi alcuna rilevanza penale, acquisiti dalla banca d'Italia nella sua funzione di vigilanza sul credito e risparmio, costituendo cosi' l'interfaccia attiva dell' imponente database esistente presso l'ex-banca centrale, e che con il che, anche a motivo dei collegamenti che la banca d'Italia ha con le altre istituzioni dei Paesi dell'Unione europea e in particolare dell'eurozone, che espletano compiti in materia di vigilanza e di tutela del credito e del risparmio, ponendo in atto una vera e propria attivita' di intelligence e di counterintelligence con la conseguente realizzazione di una imponente schedatura globale'', si legge sempre nell'interrogazione.

ALFANO: ALLARME VUOTI ORGANICO? CONTIAMO SUGLI INCENTIVI A MAGISTRATI.


Racalmuto (Agrigento), 9 mar. (Adnkronos) - "Abbiamo posto immediatamente rimedio all'allarme dei vuoti di organico nelle Procure italiane attraverso una legge che favorisca l'arrivo nelle cosiddette procure di frontiere dei magistrati attraverso gli incentivi".
E' quanto dice il ministro della Giustizia Angelino Alfano commentando da Racalmuto (Agrigento) l'allarme lanciato nei giorni scorsi dall'Anm e da alcune Procure siciliane sui vuoti di organico.
"Nella riforma del processo penale -ha detto Alfano- abbiamo proposto una ulteriore norma se la legge sugli incentivi non dovesse raggiungere gli obiettivi previsti. Ma siamo fiduciosi sul senso di lealta' nei confronti delle istituzioni e di devozione alla causa della magistratura".

sabato, marzo 07, 2009

8 Marzo: auguri da "consiglioaperto" a tutte le donne.

8 MARZO, ALFANO: RUOLO DONNE NELLA GIUSTIZIA SEMPRE PIU' IMPORTANTE.


(IRIS) - ROMA, 7 MAR - "Nella complessa articolazione di cui si compone il sistema giustizia, uno spazio e un ruolo sempre più importanti sono quelli ricoperti dalle donne che quotidianamente svolgono con dedizione il loro impegno, nella specificità dei diversi ruoli, affrontandolo con spirito di sacrificio e con la serenità che sono in grado di esprimere nella vita familiare".
Lo afferma il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, alla vigilia della Festa dell'otto marzo, in un messaggio rivolto alle donne impegnate nel settore.
"Questo è il governo - prosegue il Guardasigilli - che rivolge grande attenzione alla donna e al riconoscimento del suo prezioso lavoro. Ed è anche il governo che ha spostato dalla parte delle donne l'ambito dell'ordinamento giuridico per le vittime di violenza, come è accaduto con la recente approvazione del decreto Sicurezza, in materia di violenza sessuale".
"Alle oltre 3.700 donne magistrato, alle quasi 3.200 agenti di Polizia penitenziaria - conclude Alfano - e alle migliaia di operatrici che ogni giorno lavorano negli uffici giudiziari e in tutte le strutture che compongono il sistema giustizia, rivolgo il mio più sentito ringraziamento e i migliori auguri per la tradizionale ricorrenza di domani".

Società tra professionisti: per il Cnf occorre mantenere il principio della personalità della prestazione.


COMUNICATO STAMPA
“Il testo sulle Società tra Professionisti proposto dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti presenta aspetti contrastanti con la legge sulle STP che riguarda gli avvocati e mette in forse il principio della personalità della prestazione, che è uno dei fondamenti della distinzione fra professioni intellettuali e attività d’impresa. Occorre dunque ripensare con attenzione ogni proposta al riguardo. L’Avvocatura confida nel Parlamento perché sia al più presto varata la riforma della legge forense”.
Così ha sottolineato il presidente Guido Alpa all’esito dell’incontro di giovedì con il presidente della commissione giustizia del Senato, Filippo Berselli, e con i rappresentanti dei Consigli nazionali del notariato e dei commercialisti.

Conflitto d'interessi nel PD.

Woodcock, il magistrato più amato su Facebook.


Ben nove gruppi di sostegno «personali» più uno «in condominio», 1900 sostenitori che crescono di ogni giorno, il Pm di Potenza Henry John Woodcock è sicuramente il magistrato più amato di facebook.
I gruppi a lui dedicati dai sostenitori (che ne aggiornano continuamente l’elenco delle inchiese e commentano con entusiasmo le sue azioni) sono diversi e il numero dei supporter supera quello di altri magistrati italiani di primo piano, come Giancarlo Caselli (che conta su 1857 fan) e addirittura su un nome quale quello di Giovanni Falcone, ai cui gruppi sono iscritti in 1600.
Il pm anglonapoletano ha ance un gruppo in «condomio» con altri magistrati eccellenti (si chiama «De magistris,Forleo,Sansa,De Pasquale,Woodcock..e i magistrati indipendenti») a cui aderiscono in altri 687 supporter, ma nei siti «singoli» Woodcock supera nettamente i «condomini».
Clementina Forleo, nota per le inchieste sulle scalate bancarie a cui ha lavorato quando era a Milano, ha 563 sostenitori, mentre il gruppo pro Luigi De Magistris (ex Pm di Toghe Lucane e Why Not a Catanzaro) conta 378 iscritti.

Offerta formativa 2009 di Diritto Comunitario del COA di Salerno.

venerdì, marzo 06, 2009

Processo civile, riforma a due velocità: debutto immediato per filtro in Cassazione e procedimento sommario.


Riforma in due tempi per il processo civile. Con il disegno di legge approvato mercoledì dal Senato e ora tornato alla Camera dopo le modifiche (l’esame a Montecitorio è stato fissato ad aprile) il ministero della Giustizia mette in campo un mix di misure immediatamente operative e di deleghe per affrontare l’emergenza della giustizia civile.
All’intervento delegato è affidato il compito di sciogliere tre nodi: quello del proliferare dei riti, quello del rilancio della conciliazione e quello dell’efficienza del processo amministrativo.
Per quanto riguarda le misure che saranno immediatamente in vigore, queste puntano a ridefinire larghe parti del procedimento e ad allargare l’area delle competenze del giudice di pace.
Per quest’ultimo,infatti, con l’obiettivo di ridurre i carichi di lavoro dei tribunali, è previsto un sostanziale raddoppio della competenza sulle cause relative a beni mobili ( si passa dagli attuali 2.582 euro a 5.000) mentre nelle cause di risarcimento del danno da incidenti stradali si arriva a 20.000 euro dagli attuali 15.493.
Ed è dalla semplificazione delle questioni di competenza che partono le misure con impatto diretto sul processo.
Se, infatti, le parti intendono contestare la competenza del giudice lo devono fare immediatamente, senza poter sollevare la questione in altre fasi del giudizio e permettendo di decidere la causa nel merito senza accumulare ritardi sin dai momenti iniziali del procedimento.
In generale, nel corso di tutto il giudizio, vengono introdotte sanzioni di natura processuale e una disciplina più rigorosa delle spese processuali per penalizzare le parti che, con il proprio comportamento, hanno provocato un allungamento dei tempi oppure hanno agito o resistito con malafede o colpa grave.
In via preliminare, ancora, le parti hanno davanti a sé un onere preliminare: quello della scelta del rito con cui essere giudicati.
Se, infatti, la causa deve essere risolta dal giudice unico, in alternativa rispetto alla procedura ordinaria è stato introdotto un procedimento sommario di cognizione.
Il vantaggio è quello di poter contare su un modello meno formale e più flessibile senza tuttavia comprimere il contraddittorio e l diritto di difesa.
Il procedimento sommario è destinato a concludersi poi con un’ordinanza provvisoriamente esecutiva destinata ad assumere la forza della sentenza se non appellata in breve.
Colpo di acceleratore, poi, per alcune attività processuali: viene così fissato un termine omogeneo di tre mesi entro il quale le parti devono procedere alla riassunzione del processo ogni volta che si sia verificata un’interruzione; viene dimezzato il termine lungo per impugnare le sentenze; vengono razionalizzati e abbreviati i tempi di svolgimento delle consulenze tecniche d’ufficio.
Tra le principali e più contestate novità c’è la possibilità, ma solo se le parti sono d’accordo, di rendere testimonianza in forma scritta. Una previsione che dovrebbe rendere più agevole l’acquisizione delle dichiarazioni, evitando ai cittadini di doversi recare personalmente in tribunale.
La testimonianza dovrà essere contenuta in uno specifico modulo e con firma conclusiva autenticata da un pubblico ufficiale. La stessa sentenza potrà, poi, essere resa in forma sintetica con una breve esposizione delle ragioni di fatto e di diritto alla base della decisione e con eventuale riferimento a precedenti pronunce conformi.
Immediatamente operativo anche il filtro per i ricorsi che ha l’obiettivo di alleggerire la Cassazione, rendendoli ammissibili solo in ipotesi specifiche come l’elemento di novità, l’esistenza di un contrasto di giurisprudenza, la necessità della Corte di cambiare orientamento e la violazione dei principi del giusto processo.
Nell’elenco delle deleghe sono, invece, inseriti la riduzione dei circa 30 riti oggi esistenti (da ricondurre ai due modelli base con alcune varianti come quelle sul lavoro, la famiglia e il fallimentare) e la conciliazione.
Per quest’ultima, il disegno di legge punta a restituirle slancio stabilendo che debba avvenire davanti a organismi riconosciuti e iscritti a un Registro, che potranno essere costituiti anche da avvocati o, in alcune materie, da professionisti.
Per le parti dovranno essere introdotti incentivi di natura fiscale e l’intera mediazione avrà tempi contingentati e mai superiori a quattro mesi. Anche il processo amministrativo verrà ridisegnato con un’attenzione particolare alla definizione della giurisdizione e alla fase cautelare che non dovrà essere mai disgiunta dall’iniziativa nel merito.

Università di Salerno: convegno con il Giudice Costituzionale Saulle (20/03/2009).

Eventi formativi Associazione Avvocati Costiera Amalfitana.


Associazione Avvocati Costiera Amalfitana
Piano Offerta Formativa anno 2009
(formazione territoriale decentrata)

Corso di aggiornamento e qualificazione professionale
“LA GIUSTIZIA PENALE MINORILE PROFILI GIURIDICI, PSICOLOGICI, SOCIALI”
Dal 20 Marzo al Maggio 2009: 3 incontri di 3 ore ciascuno


Coordinatore Referente
Dott. Vincenzo Rispoli
Docente procedura penale minorile
Università degli Studi di Cassino

20 Marzo 2009 – ore 15,00
Malessere, disagio, devianza criminale
Tensione criminogena e sua evoluzione: dal bullismo alle baby gangs,ai reati di maggiore allarme sociale
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Professore di Psicologia dello sviluppo
Università degli Studi di Salerno

Prevenzione e rimedi possibili: la mediazione penale
Dott.ssa Maria Bisogno
Coordinatore Ufficio Mediazione penale
Ministero della Giustizia - C.P.A. di Salerno

03 aprile 2009 – ore 15,00
Procedura penale minorile – istituti particolari
Le sentenze di non luogo a procedere, perdono giudiziale e messa alla prova
Dott. Vincenzo Starita
Magistrato presso il Tribunaledei minorenni di Salerno

Il trattamento minorile: implicazioni pratiche della messa alla prova
Dott. Raffaele Zotto
Vice-Direttore
Ministero della Giustizia -C.P.A. di Salerno

Maggio 2009 – ore 15,00
Il trattamento penale: misure di sicurezza e di prevenzione
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Problematiche del reinserimento nella “propria famiglia” e nel contesto sociale
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giovedì, marzo 05, 2009

Alfano: "Lavoriamo per modificare la Costituzione".


Roma, 5 marzo 2009 - Obbligatorietà dell’azione penale da parte dei pubblici ministeri e dipendenza delle forze di polizia dai pm.
Su questi temi il Guardasigilli Angelino Alfano annuncia per le prossime settimane "una riflessione" in Consiglio dei ministri per una modifica della Costituzione.
Alfano parla alla Scuola superiore di specializzazione per le forze di polizia e ripercorre tutte le iniziative del governo in materia di giustizia, dal primo Consiglio dei ministri che si è tenuto a Napoli, con l’approvazione del pacchetto sicurezza, fino al recentissimo disegno di legge sulle intercettazioni.
E spiega che il 2009 sarà un anno di riforme.
"L’obiettivo - dice - è quello di realizzare una nuova giustizia penale dando pari dignità tra accusa e difesa. Inoltre, è necessario regolamentare l’obbligatorietà dell’azione penale del magistrato, fermo restando il principio sacrosanto che garantisce l’uguaglianza tra tutti i cittadini. Le notizie giunte in questi anni, però, sono così tante che di fatto i magistrati hanno dovuto applicare una certa discrezionalità. Noi vogliamo individuare le priorità per regolamentare la discrezionalità all’interno di un perimetro specifico".
La riforma, spiega il Guardasigilli, riguarderà una maggiore autonomia della polizia giudiziaria rispetto ai rapporti con i pm. "Qualcuno ha sollevato delle perplessità su questa autonomia - dice Alfano -. Noi non abbiamo dubbi, invece, perchè sappiamo che le forze di polizia sono preparate e come i magistrati hanno giurato fedeltà alla Repubblica".
Il ministro della giustizia, per quanto riguarda la riforma, auspica un dialogo costruttivo con l’opposizione, un dialogo che porti ad un provvedimento "condiviso" e non ad inutili ed interminabili "bla-bla".
Il Guardasigilli annuncia inoltre la necessità di rivedere i regolamenti parlamentare perchè alcuni provvedimenti di legge urgenti e necessari sono fermi in Parlamento da almeno un anno.
Fonte Agi

mercoledì, marzo 04, 2009

Riforma del processo civile, Oua: positive le modifiche al Senato - No al filtro in Cassazione.


Il presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura italiana, Maurizio de Tilla, intervenendo sul progetto di legge di riforma del processo civile approvato dal Senato, ha manifestato oggi al presidente della Commissione Giustizia, Filippo Berselli, apprezzamento per il lavoro svolto e invitato a continuare su questa strada.
De Tilla, però, anche esposto alcune preoccupazioni e le proposte dell’Oua per il prosieguo dell’iter legislativo: «Il progetto di riforma del civile modificato al Senato raccoglie molti suggerimenti degli avvocati – ha dichiarato – esprimiamo il nostro plauso perchè viene eliminata la cosiddetta «doppia conforme», la norma che prevedeva l'inammissibilità dei ricorsi contro le sentenze d'appello che confermano quelle di primo grado. È positivo che sia stata confermata l’eliminazione della rilevanza del quesito. Sì alla delega per la semplificazione dei riti e per il processo amministrativo, sì all’abrogazione del rito societario. Fermo no, invece, al filtro in Cassazione. Alla Camera si deve ulteriormente intervenire».
Sulla questione del filtro in Cassazione, l’Oua ha annunciato che darà battaglia, è già previsto un convegno-manifestazione (leggi il programma) organizzato a Roma, per il 13 marzo, insieme al consiglio dell’Ordine di Roma: «È netta la nostra contrarietà alla formulata ipotesi di filtro per i ricorsi in Cassazione – ha spiegato de Tilla - s’intende riformare il processo civile, vanificando una norma costituzionale che prevede che contro le sentenze pronunciate dagli organi giurisdizionali è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. La proposta di limitazione del ricorso per Cassazione trae fondamento dal numero enorme dei ricorsi che si sostiene sia alimentato anche dal numero spropositato di avvocati cassazionisti. Il rimedio proposto è, però, peggiore del male – ha continuato - per evitare il lamentato inconveniente si dovrebbe, da un canto, escludere (con norma costituzionale) dal giudizio per cassazione le vertenze di esiguo valore, e dall’altro ridurre il numero dei cassazionisti con criteri di effettività e formazione permanente. Invece che intervenire incisivamente sui due evidenziati aspetti, si vuole – nei fatti – eliminare la ammissibilità di gran parte dei giudizi per cassazione. Selezionare i ricorsi va bene, ma non certamente con norme contrarie alla Costituzione. L’inammissibilità preliminare (che è poi infondatezza) chi la decide? E con quali garanzie per la difesa? Con quale contraddittorio?»
Roma, 4 marzo 2009

Rilievi del Cnf all'Atto Senato n.1082-A del 28/02/2009 (cd filtro in cassazione).


Il Consiglio Nazionale Forense, richiamate le proprie determinazioni dell’ 11 luglio scorso, con le quali si erano formulate osservazioni al testo di riforma del codice di procedura civile - così come approvato dalla Camera - e rivolte ad assicurare la compiuta realizzazione degli intenti riformatori senza vulnerare l’impianto del sistema processuale esistente, in modo che il testo fosse aderente al dettato costituzionale, in particolare ai principi di cui all’art. 111, commi 4 e 7, Cost., prende atto che il testo attuale, così come predisposto dalle Commissioni riunite e presentato in aula al Senato, ha recepito soltanto una delle correzioni suggerite, ed ha invece lasciato sostanzialmente inalterata la progettata riformulazione dell’art. 360 bis.
A questo proposito il Consiglio esprime apprezzamento per la soppressione della disposizione che prevedeva la inammissibilità del ricorso avverso la sentenza di appello confermativa della sentenza di primo grado , ma non condivide i criteri con i quali si è disegnato il c.d. “filtro” dei ricorsi.
Ciò perché :
a) l’inammissibilità dei ricorsi avverso le sentenze conformi a precedenti decisioni della Corte di Cassazione implica una uniformità di orientamenti giurisprudenziali che deprime la creatività dei giudici e mortifica la funzione di stimolo che da sempre è patrimonio dell’Avvocatura, risultando ostativa alle innovazioni necessarie per adeguare l’ordinamento giuridico alle esigenze economiche e sociali del Paese;
b) in ogni caso, il riferimento alle “precedenti decisioni” implica l’ assegnazione di autonomo rilievo a ciascuna pronuncia, isolatamente considerata , che potrebbe anche essere difforme da altre rese dalla medesima Corte, potendosi quindi formare il giudizio di inammissibilità sulla base di un singolo precedente;
c) la previsione della inammissibilità del ricorso quando esso non coinvolga una questione” nuova” implica l’impossibilità di adire il giudice di legittimità per invocare un mutamento di orientamenti, mentre il correttivo che affida allo stesso giudice il potere di scegliere i ricorsi sui quali pronunciarsi trasforma il sistema vigente in un modello affine a quello del common law inglese, senza rifletterne tuttavia i connotati essenziali ( tra i quali, ad es., l’estrazione dei giudici dalla classe forense, e per giunta con il metodo della cooptazione);
d) l’attuale formulazione, inoltre, appare sostanzialmente abrogativa dell’art. 360 n.5);
e) la facoltà, concessa al giudice di legittimità, di condannare il ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso per responsabilità aggravata implica l’uso di un potere discrezionale sanzionatorio che limita l’accesso alla giustizia e non è collegato con l’abuso del processo, dandosi ingresso ad una concezione sanzionatoria dei mezzi di accesso alla giustizia, che dovrebbe solo esprimersi mediante rimedi deontologici ma non con rimedi che incidano sui diritti dei cittadini; analoghi rilievi si possono muovere alla progettata riforma dell’art. 96 c.p.c., con la quale si introduce l’istituto dei danni punitivi, istituto non compatibile con il nostro sistema, come ha peraltro ribadito anche di recente la Suprema Corte.
E già fin d’ora si segnala che la prevista abrogazione della previsione inerente il quesito di diritto sembra avere effetti solo per il futuro, rimanendone incerta la sorte sui procedimenti pendenti.
Risulta, inoltre, non condivisibile, in quanto in contrasto anche col principio dispositivo, la modifica dell’art. 183 c.p.c. là dove sottrae alle parti le facoltà, attualmente concesse, per lo spiegamento della indispensabile e necessaria attività istruttoria, rimettendola alla sola e condizionata valutazione del giudice, tra l’altro senza ricadute positive sui tempi del processo.
Il Consiglio è ben consapevole della esigenza di smaltire in tempi rapidi l’arretrato e della opportunità di prevedere misure deflattive, e tuttavia intende preservare le garanzie della difesa assicurate ai cittadini in tutte le fasi e i gradi del processo.
Ulteriori rilievi saranno comunicati tempestivamente, nella continua collaborazione con il legislatore affinché gli strumenti di riforma rispondano compiutamente alle attese dei cittadini e degli operatori del settore.

I COA nel progetto di riforma della professione forense.


PROGETTO RIFORMA ORDINAMENTO FORENSE
APPROVATO DAL CNF

Art. 26
(Il consiglio dell'ordine)
1. Il consiglio ha sede presso tribunale ed è composto mediante elezione: a) da cinque membri, qualora l'ordine conti fino a cento iscritti; b) da sette membri, qualora l'ordine conti fino a duecento iscritti; c) da nove membri, qualora l'ordine conti fino a cinquecento iscritti; d) da undici membri, qualora l'ordine conti fino a mille iscritti: e) da quindici membri qualora l'ordine conti fino a duemila iscritti; f) da ventuno membri, qualora l'ordine conti fino a cinquemila iscritti; g) da venticinque membri, qualora l'ordine conti oltre cinquemila iscritti.
2. I componenti del consiglio sono eletti dagli iscritti con voto segreto, con le modalità previste dal regolamento emanato dal CNF.
Hanno diritto al voto tutti coloro che risultano iscritti negli albi e negli elenchi dei dipendenti degli Enti pubblici e dei docenti universitari a tempo pieno e nell'elenco degli avvocati stabiliti, il giorno antecedente l'inizio delle operazioni elettorali.
Sono esclusi dal diritto di voto gli avvocati per qualunque ragione sospesi dall'esercizio della professione.
3. Ciascun elettore può esprimere un numero di voti non superiore ai due terzi dei consiglieri da eleggere, arrotondati per difetto.
4. Sono eleggibili gli iscritti che hanno diritto di voto, che non abbiano riportato, nei cinque anni precedenti, una sanzione disciplinare esecutiva più grave dell'avvertimento.
5. Risultano eletti coloro che hanno riportato il maggior numero di voti; in caso di parità di voti per risulta eletto il più anziano iscrizione; e, tra coloro che abbiano uguale anzianità iscrizione, il maggiore d’età. I consiglieri non possono di essere eletti consecutivamente più di tre volte. Non sono considerate elezioni quelle fatte nel corso di un mandato consiliare se l'incarico è durato meno di un anno.
6. In caso di morte, dimissioni, decadenza, impedimento permanente qualsiasi causa, di uno o più consiglieri, subentra primo dei non eletti; in caso di parità di voti, subentra piu anziano per iscrizione, tra coloro che abbiano uguale anzianità, d’iscrizione, il maggiore di età. Il consiglio, preso atto, provvede all'integrazione improrogabilmente nei trenta giorni successivi al verificarsi dell'evento.
7. Il consiglio dura in carica un triennio e scade il 31 dicembre del terzo anno. Il consiglio uscente resta in carica per il disbrigo degli affari correnti fino all’insediamento del consiglio neoeletto.
8. L'intero consiglio decade se cessa dalla carica oltre la metà dei suoi componenti.
9. Il consiglio elegge il presidente, il segretario ed il tesoriere. Nei consigli con almeno quindici componenti, il consiglio può eleggere un vicepresidente. A ciascuna carica è eletto il consigliere che ha ricevuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti è eletto presidente o vicepresidente, segretario o tesoriere il più anziano per iscrizione all'albo, o in caso di pari anzianità d’iscrizione, il più anziano per età.
10. La carica di consigliere è incompatibile con quella di consigliere nazionale, di componente del consiglio di amministrazione del comitato dei delegati della Cassa nazionale di previdenza assistenza forense. L'eletto che viene a trovarsi in condizione d’incompatibilità deve optare per di uno degli incarichi entro trenta giorni dalla proclamazione; nel caso in cui non vi provveda decade automaticamente dall'incarico assunto precedenza.
11. Per la validità delle riunioni del consiglio è necessaria la partecipazione della maggioranza dei membri. Per la validità delle deliberazioni è richiesta la maggioranza assoluta di voti dei presenti.
12. Contro i risultati delle elezioni per il rinnovo del consiglio dell'ordine ciascun avvocato iscritto nell'albo può proporre reclamo al CNF entro dieci giorni dalla proclamazione, tuttavia la presentazione del reclamo non sospende l'insediamento del nuovo consiglio.

martedì, marzo 03, 2009

Incontri di formazione organizzati dagli studi legali Spirito e Caponigro.

Convegno organizzato dall'OUA e dall'Ordine di Roma, sul paventato "filtro in Cassazione".

Per la poltrona le toghe ingolfano la giustizia.


Milano - Giudici contro giudici. Uomini di legge che - forse per la prima volta - si sentono a loro volta vittime di una ingiustizia.
Perché non hanno ricevuto il posto che volevano, che forse meritavano, anzi, che certamente meritavano.
Oppure - altra ingiustizia! - perché vengono sfrattati dalle poltrone che occupavano da anni, a volte da decenni, e che ambivano ad occupare ancora. Colpa, in ogni caso, del Consiglio superiore della magistratura.
Contro le decisioni del Csm piovono centinaia di ricorsi dei giudici che si sentono traditi dall’organo di autogoverno, cioè proprio dall’organo che dovrebbe tutelarne libertà, autonomia, diritti.
E che, nel loro caso, ha clamorosamente fallito. Così dicono.
Nella dura lotta tra giudici per le poltrone che contano, è sempre accaduto che qualche magistrato sconfitto imboccasse la strada - consentita dalla legge - del ricorso alla magistratura amministrativa: prima il Tar del Lazio, poi il Consiglio di Stato. Ma ora è diventata moda, alluvione, prassi costante.
Non c’è quasi delibera del Csm che non venga impugnata da chi si è visto scavalcare per un posto di procuratore o di presidente di tribunale.
Ricorsi, controricorsi, richieste di sospensiva, appelli incidentali, e poi su su fino all’ultimo gradino, la richiesta al Colle, l’istanza al presidente Napolitano affinché si scomodi a stabilire chi diamine ha il diritto di andare a dirigere la procura di Dronero o Roccacannuccia.
Una montagna di carte e di ricorsi che intasa la già malconcia giustizia amministrativa. Ma, nelle intenzioni dei ricorrenti, tutto questo accade a fin di bene, nell’interesse non tanto del singolo appellante ma in quello superiore della giustizia.
Ieri, 2 marzo, il Csm si è dovuto occupare di un’altra infornata di ricorsi. Una lettura istruttiva, quella dell’ordine del giorno. Vi si intravedono drammi di uomini ormai non più giovani, ombre di lotte fratricide, di rancori antichi e nuovi, di manovre correntizie.
C’è il giudice Michelino Ciarcià, che fece domanda per presiedere il tribunale di Sciacca, e venne bocciato. Rifece domanda per il tribunale di Gela, e fu bocciato pure lì, e ora impugna tutto quanto.
Col giudice Carminantonio Esposito il Csm è stato ancora più spietato: né il tribunale di sorveglianza di Firenze, né quello di Bologna, e nemmeno quello più modesto di Potenza sono stati ritenuti alla sua portata. Poteva Carminantonio Esposito non fare ricorso? Non poteva.
Così, uno dopo l’altro, dal Nord al Sud (soprattutto) i giudici sconfitti si ribellano e nella marea di opposizioni contestano la «discrezionalità» delle delibere pronunciate dal Consiglio superiore della magistratura e gli avanzamenti di carriera che - dicono - terrebbero conto più dell’area politica di appartenenza che del curriculum.
E insieme a loro si ribellano quelli che il Csm vuole costringere a lasciare una sedia che occupano ormai da troppi anni.
Lo prevede una legge, che - come si è ammesso da destra e da sinistra - ha posto fine al malvezzo di procure e tribunali occupati a vita come satrapie, con i loro titolari che diventavano parte integrante e inamovibile del potere locale. Eppure c’è chi non si rassegna.
A volte, si intuisce, perché la poltrona è importante. Più spesso perché lo è così poco da divenire una sinecura. Ci sono giudici che trovano intollerabile l’idea di lasciare dopo anni il tribunale di Oristano, il tribunale dei minori dell’Aquila, una sezione del tribunale di Frosinone. E fanno ricorso al Tar.
Conoscono la legge, e non si arrendono con facilità, a costo di trasformarsi in stakanovisti del ricorso.
Il giudice Vincenzo Serpotta, non avendo alcuna intenzione di mollare il posto di procuratore aggiunto a Catania, inanella quattro ricorsi uno dietro l’altro.
Il dottor Domenico Platania (che pure vorrebbe andare a fare il procuratore a Ragusa, e per questo ha presentato un altro ricorso) si rivolge addirittura al Quirinale perché nel frattempo il Csm gli vuole togliere la seggiola di procuratore a Modica. E via di questo passo.
Come vanno a finire, questa valanga di ricorsi? Male, quasi sempre. Ma intanto si è prodotta una valanga di carta, si è intasata ancora un po’ la giustizia, e come effetto collaterale si è lasciata ancora un po’ a bagnomaria una sede giudiziaria che magari aspettava da tempo il nuovo capo, che finalmente l’ha visto arrivare e che però non sa se il capo resterà lì davvero o verrà spodestato prima o poi da una sentenza del Tar del Lazio.
Una delle cariche più importanti della Repubblica, quella di primo presidente della Cassazione, è rimasta per mesi e mesi in balia dei ricorsi incrociati.
E negli ultimi mesi, una dopo l’altra, due poltrone di uffici giudiziari importanti - quella per la Procura generale di Venezia e per la Corte d’appello di Brescia e per un posto di procuratore aggiunto a Catania - sono tornate senza titolare sicuro dopo che il Tar del Lazio, accogliendo il ricorso degli sconfitti, ha annullato le nomine faticosamente varate dal Csm.

di Luca Fazzo ed Enrico Lagattolla
tratto da “Il Giornale” di martedì 03 marzo 2009.

lunedì, marzo 02, 2009

Il testo del progetto di riforma della professione forense.


Cari Presidenti e Cari Amici,
sono lietodi trasmettere in allegato, il testo del progetto di riforma della disciplina della professione forense che il Consiglio Nazionale Forense, nel corso della seduta amministrativa odierna, ha fatto proprio e nella medesima giornata, ha trasmesso al Ministro della Giustizia.
Tale articolato è il frutto del lungo e faticoso lavoro compiuto dalla Commissione, costituita in attuazione delle volontà congressuali, e riflette I'unità d’ intenti degli Ordini, dell'OUA, e di tutte le componenti dell'Avvocatura.
Ringrazio i componenti della Commissione per il prezioso lavoro e mi rallegro con tutti.
Con i migliori saluti.
Il Presidente
Avv. Prof. Guido Alpa

TREMONTI BOND, NESSUNA PREVISIONE PER I PROFESSIONISTI.


L’Organismo unitario dell’avvocatura italiana (Oua), chiede l’estensione ai professionisti del meccanismo di assegnazione dei “Tremonti bond” e rilancia una politica per contrastare la crisi: sospensione degli studi di settore per tre anni e varo di misure di sostegno alle professioni.
«Di fronte ad una crisi di dimensioni internazionali - spiega Maurizio de Tilla, presidente Oua - continua a mancare una politica di sostegno alle libere professioni, un settore che produce ricchezza e occupazione nel nostro Paese in cui, è bene ricordare, lavorano oltre tre milioni di persone.
Anche il regolamento che disciplina l’emissione dei “Tremonti Bond” – ha continuato il presidente dell’Oua - non contiene alcun riferimento al mondo delle professioni ed evidenzia la sottovalutazione di un problema».
«Il governo deve cambiare rotta – ha concluso de Tilla - e aprire un confronto con le rappresentanze delle libere professioni. Il regolamento dei “Tremonti Bond” va rivisto e esteso a questo settore e, come proposto nei giorni scorsi dall’Organismo unitario dell’avvocatura, bisogna sospendere per tre anni gli studi di settore. E’ incredibile che in un momento come questo, nel quale la crisi sta colpendo duramente tutti, si pretenda di continuare ad applicare parametri che non significano assolutamente nulla, penalizzando ulteriormente i professionisti italiani».
Roma, 2 marzo 2009

domenica, marzo 01, 2009

L'ODG della prossima tornata del COA di Salerno.


CONSIGLIO DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI DI SALERNO
Tornata del 03 marzo 2009 (ore 11,30)
Ordine del Giorno

I. Lettura ed approvazione verbale precedente
II. Comunicazioni del Presidente
III. Iscrizioni e cancellazioni
IV. Pareri
V. Magistratura Onoraria-Rel.Cons.Avv.Altieri-
VI. Ricorsi a carico degli iscritti- Rel. I Sigg.i Consiglieri Delegati-
VII. Aggiornamento elenco Custodi Giudiziari-Rel.Conss.Avv.Cestaro e Tortolani-
VIII. Ammissioni gratuito patrocinio-Rel.Cons.Avv.Visconti-
IX. Riforma Ordinamento Professionale-Rel.Cons.Avv.Majello-
X. Ipotesi convenzione per prestiti d'onore a favore dei giovani Avvocati-Rel.Il Presidente-
XI. Fissazione date per assemblea bilanci ed opera"Clemente Mauro".Rel.Conss.Avv.Nocilla e Spirito
XII. Richiesta della Cassa di Previdenza-Iniziative e determinazioni-Rel.Conss.Avv.Baratta e Nocilla-
XIII. Sussidi e contributi
XIV. Varie ed eventuali
XV. Riforma Avvocatura Inps.Circolare n.25-Iniziative-Rel.Cons.Avv.Visconti

Il Presidente
Avv.Americo Montera

Il Consigliere Segretario
Avv. Gaetano Paolino

DIVORZIO: COMPETENZE AI NOTAI? GLI AVVOCATI CONTESTANO L'EURISPES.


(ASCA) - Roma, 28 feb - ''Non comprendiamo perche' l'Eurispes debba avanzare proposte per le quali non ha il titolo ne' la legittimazione, essendo meglio che si dedichi alle sole attivita' di ricerca e a cio' che gli compete''.
E' la replica dell'avvocato Giorgio Aldo Maccaroni, presidente di Avvocatura Italiana per i Diritti delle Famiglie e componente dell'Osservatorio Giustizia dell'Ordine degli Avvocati di Roma, alla proposta avanzata ieri dall'istituto privato di studi politici, economici e sociali, il quale, nota l'avv.Maccaroni, ''proporrebbe di trasferire le competenze in materia di divorzi, separazioni e volontaria giurisdizione ai notai'' e cio' sul presupposto che ''il ricorso ai notai puo' essere risolutivo sia in termini di tempo che di costi''.
Ma questo, spiega il presidente di Avvocatura Italiana, ''e' profondamente errato e giuridicamente assurdo dal momento che per prima cosa una materia cosi' importante e delicata quale quella del diritto di famiglia, che ha come oggetto principale le separazioni e i divorzi, non puo' essere trattata da persone che non siano avvocati. Quindi sottrarre questa materia agli avvocati significherebbe creare dei danni enormi per i cittadini coinvolti nei procedimenti di separazione. Allo stesso tempo consentire ai notai che non sono ne' competenti ne' legittimati a trattare tale materia produrrebbe lo stesso danni enormi. E' ormai pacifico che i notai possono interessarsi di stipule di atti di compravendita, eredita' e quanto altro possa essere attinente alle loro funzioni, che, si vuole ricordare, ha principalmente ad oggetto quello di conferire pubblica fede agli atti da loro stipulati, precisamente, secondo quanto recita l'art. 1 della legge 16 febbraio 1913, n. 89 (cosiddetta 'legge notarile'), I notari sono ufficiali pubblici istituiti per ricevere gli atti tra vivi e di ultima volonta', attribuire loro pubblica fede, conservarne il deposito, rilasciarne le copie, i certificati e gli estratti''.
Infine, Maccaroni annuncia che tale proposta dell'Eurispes nei prossimi giorni ''sara' contestata con forza anche dall'intero Ordine degli Avvocati di Roma (in cio' - assicura l'avvocato - ho avuto conferma proprio oggi dal Consigliere Avv. Mauro Vaglio, che mi ha garantito il suo personale appoggio e quello dell'Ordine degli Avvocati di Roma)'' e si sollevera' ''come e' giusto, un coro di critiche e di proteste in tutta Italia da parte di tanti altri avvocati ed istituzioni e quella dell'Eurispes e dei notai d'accordo con l'Istituto di ricerca sara' sempre piu' una voce isolata e senza conseguenze per i diritti delle famiglie e dei minori''.

AVVOCATI: PENALISTI, GOVERNO RECEPISCA PROPOSTA RIFORMA.


(AGI) - Roma - Il Governo recepisca la proposta di legge che “ha trovato concorde tutto il mondo forense” e il percorso parlamentare in Commissione Giustizia al Senato “proceda con la massima celerita’”.
E’ l’auspicio dell’Unione delle Camere Penali Italiane, che sottolinea come la bozza di disegno di legge di riforma dell’ordinamento forense, oggi approvata dal Consiglio nazionale forense, costituisca “il frutto di un grande impegno di tutta l’avvocatura, nelle sue componenti istituzionali ed associative, il cui obiettivo e’ garantire il fondamentale ruolo costituzionale di difesa dei diritti”.
L’Ucpi, “consapevole della situazione di difficolta’ in cui da tempo versa l’avvocatura e dunque dell’urgenza di provvedere ad una sua riforma”, ha collaborato “attivamente” all’elaborazione del disegno di legge, il cui “scopo principale - si rileva in una nota - e’ di restituire all’avvocato quella elevata qualificazione professionale che puo’ garantire l’effettivita’ dell’esercizio del diritto di difesa”.
Infatti, sottolineano i penalisti, “in assenza di qualificazione, l’avvocatura abdicherebbe alla sua funzione e pertanto e’ indispensabile riformare il settore”.