
A Caltanissetta i processi sono i più veloci d’Italia: ogni cento nuovi procedimenti se ne chiudono 187 nel civile e 113 nel penale.
Caltanissetta è anche famosa per la riduzione delle cause giacenti, materia che, come il debito pubblico, per principio non cala mai.
I giudici nisseni sono specialisti nella risoluzione delle cause pendenti: le abbattono al loro insorgere, non le lasciano attecchire.
La città siciliana è un’isola felice in un quadro di tribunali paralizzati da faldoni polverosi, con corti d’appello lumaca come Perugia, Ancona e Bari, dove ogni dieci nuove cause solo sei vanno a sentenza.
Tutto questo è nel rapporto 2006 del ministero della Giustizia.
Ma più che la statistica, colpisce il commento del presidente della Corte d’appello di Caltanissetta, Francesco Ingargiola.
«Il problema primario — dice — è far lavorare e motivare i giudici: se la giustizia è al capolinea non è colpa solo di leggi farraginose ma anche perché molti colleghi non lavorano a sufficienza».
Che aspettiamo a promuoverlo?