sabato, dicembre 20, 2008

COSTITUZIONE DI UNA NUOVA COMMISSIONE CONSULTIVA PER L' ESAME DELLA BOZZA DEL TESTO DI RIFORMA DELLA DISCIPLINA FORENSE.


Cari Presidenti e Cari Amici, in linea con quanto anticipato nel corso dei lavori del recente Congresso Nazionale Forense di Bologna, Vi comunico che il Consiglio Nazionale forense, raccogliendo le molteplici indicazioni e richieste in quella sede emerse, ha deliberato la costituzione di una nuova Commissione consultiva che dovrà approfondire l'esame del progetto di riforma della Legge Professionale Forense con Voi già più volte esaminato e discusso, al fine di verificare le concrete possibilità di giungere in tempi brevi all'approvazione di un testo che possa essere espressione dell'auspicato unanime consenso.
La nuova Commissione, che sarà coordinata da un componente del Consiglio nazionale Forense, con l'ausilio di altri componenti, dovrà operare in continuazione di quella precedente, sarà costituita, secondo il concorde avviso espresso dai componenti la Commissione mozioni politiche che s’è riunita Bologna, nel seguente modo:
- un (1) rappresentante dei Consigli degli Ordini (o, alternativamente, delle Unioni regionali, ove esistenti) per ciascuna regione (prescindendo quindi dall’eventuale diverso frazionamento del reticolo ordinistico per Corti d 'Appello);
un (1) rappresentante di ciascuna delle Associazioni Professionali maggiormente rappresentative, riconosciute dal Congresso Nazionale Forense;
un (1) rappresentante dell’Organismo Unitario dell'Avvocatura;
un (1) rappresentante della Cassa Nazionale Previdenza ed Assistenza Forense.
La Commissione che, essendo rappresentativa di tutte le componenti istituzionali associative dell'Avvocatura operanti sul territorio nazionale, potrà offrire al Consiglio Nazionale Forense contributi di particolare rilievo, sarà prontamente convocata non i Consigli degli Ordini territoriali e le Associazioni forensi avranno provveduto a comunicare alla Segreteria del Consiglio Nazionale Forense (via fax al n. 06.97748829) i nominativi dei rispettivi rappresentanti designati o eletti.
Certo di poter contare sulla Vostra collaborazione per il varo di una indispensabile riforma, che I'Avvocatura attende ormai da troppi anni, resto in attesa assicurandoVi fin d'ora la massima attenzione mia e dell'intero Consiglio.
Un cordiale saluto.
Roma, 16 dicembre 2008.

Il PRESIDENTE
Avv. Prof. Guido Alpa

venerdì, dicembre 19, 2008

Giustizia. Pittelli si dimette da Parlamento: basta diffamazioni.


Catanzaro, 19 dic. (Apcom) - Giancarlo Pitteli,il deputato del PDL il cui nome è apparso negli atti di indagine delle inchieste "Why Not" e "Poseidone", annuncia le sue dimissioni da parlamentare in una lettera inviata alle più alte cariche dello Stato.
Nella lettera Pittelli scrive di doversi dimettere "in ragione della violenta e inaudita campagna diffamatoria lesiva del mio onore orchestrata ai miei danni da una persona delle istituzioni".
Il parlamentare calabrese, la cui posizione nell'inchiesta Poseidone è stata archiviata, parla dell'esistenza di "falsi elaborati ai miei danni da un magistrato e dai suoi consulenti" e ribadisce di non aver avuto "atti o comportamenti illeciti di alcun genere,nè nella vita professionale,nè correlabili all´attività parlamentare...Non intendo avvalermi, per dimostrare la mia illibatezza morale, delle prerogative parlamentari. Di qui- conclude Pittelli- le mie dimissioni".
Ieri sera, nel corso della puntata di Annozero dedicata allo scontro fra le Procure di Salerno e Catanzaro, sono andati in onda brani della maxiordinanza della Procura di Salerno in cui Luigi De Magistris ed alcuni consulenti di quest'ultimo muovevano accuse al deputato catanzarese.

.......E' quasi Natale!

Giustizia: tagliate 29mila leggi obsolete.


Il ministro della Semplificazione legislativa ha reso noto che in attesa della entrata in funzione della banca dati “Normattiva” (la banca dati gratuita della normativa statale vigente) è stato approvato un un decreto legge che abroga oltre 29 mila leggi obsolete.
In particolare, si legge in un dossier del Governo, “vengono abrogate tutte le norme primarie del Regno d’Italia ancora vigenti.
Basandosi sulla banca dati storica del CED della Corte di Cassazione, sono state selezionate tutte le Leggi, i Regi decreti-legge, i Decreti-legge luogoteneziali, i Decreti legislativi luogoteneziali e i Decreti legislativi del Capo provvisorio dello Stato per un totale di oltre 31.000 atti.
Da tali atti sono stati sottratti quelli ritenuti vigenti in base alle Tabelle allegate al cosiddetto taglia leggi (legge 28 novembre 2005, n. 246). Sono così rimasti circa 29.000 atti primari di incerta o dubbia vigenza, che comunque è utile abrogare (o ri-abrogare) espressamente”.
Obiettivo del Governo è di contribuire ad una maggiore certezza del diritto e di conseguire anche un risparmio nella fase di realizzazione della banca dati “Normattiva” che sarà operativa entro il mese di giugno 2009.

(fonte: Studio Cataldi- Data: 19/12/2008 9.00.00 - Autore: Roberto Cataldi)

giovedì, dicembre 18, 2008

Esame Avvocato 2008 (3 giorno)



I TRACCIA
Tizio promuove un azione giudiziaria per risarcimento danni nei confronti di caio. La notifica dell'atto introduttivo del giudizio viene effettuata dall'ufficiale giudiziario il 16 ottobre 2006 nelle mani di sempronio, nato il 20 maggio 1988, figlio di Caio e unica persona che si trovava a casa al momento della presentazione dell'ufficiale giudiziario.
Sempronio era stato inabilitato con provvedimento del gennaio 2006 e curatore dello stesso era stato nominato Mevio.
Sempronio, risentito verso il padre dal momento in cui gli e' stata imposta l'assistenza, non consegna l'atto giudiziario al genitore ne ne fa parola alcuna a nessuno.
All'inizio del 2007 Sempronio, aggravatesi le sue condizioni mentali in ragione dell'abituale abuso di bevande alcoliche, viene interdetto.
Nel frattempo il giudizio promosso da Tizio prosegue nella contumacia di Caio e si conclude con la condanna di quest'ultimo nel novembre 2008.
Caio, avuta cognizione della sentenza di condanna propone appello avverso la stessa, assumendo la nullita' della notifica dell'atto introduttivo del giudizio in ragione dello stato di inabilitazione in cui versava Sempronio e dalla mancanza di conoscenza dell'atto stesso da parte sua e del curatore.
Assunte le vesti del difensore di tizio, il candidato rediga l'atto giudiziario ritenuto più' opportuno, illustrando gli istituti e le problematiche sottesi alla fattispecie in esame

II TRACCIA
Nell'ottobre 2007 inizia la prima giornata del torneo di calcio e pochi minuti dell'inizio della partita Tizio, calciatore della squadra azzurra destinato al controllo dell'attaccante avversario Caio, interviene violentemente su di lui, calciandolo mentre corre, facendolo rotolare per terra, e interrompendo in tal modo una pericolosa azione.
Caio si alza ed insieme con il compagno di squadra Sempronio si avventa su Tizio.
Accorre, però, immediatamente l'arbitro, che s'interpone tra Tizio e i due calciatori della squadra bianca e impedisce che la situazione degeneri.
Pochi minuti dopo, Sempronio interviene duramente su Tizio, il quale col pallone tra i piedi gli volge le spalle, colpendolo ad una gamba e gli procura la frattura del perone.
Si costituisce successivamente parte civile nel processo penale di cui Sempronio è imputato di lesione personale aggravata.
III Traccia
NEL GENNAIO 2006 L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI ALFA AFFIDA ALLA SOCIETA BETA IL SERVIZIO DI PULIZIA DEGLI UFFICI E DEI LOCALI COMUNALI. L’ESECUZIONE DEL CONTRATTO E PREVISTA PER 4 ANNI CON DELIBERA N. …..DEL 20 .10.2008.
L’AMMIN ISTRAZIONE COMUNALE ANNULLA LA PRECEDENTE DELIBERA DI AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO.
LA DELIBERA DI ANNULLAMENTO E MOTIVATA CON RIFERIMENTO SIA AD UN VIZIO DI PROCEDIMENTO CONSISTENTE NELLA ILLEGGITTIMA ESCLUSIONE DALLA GARA PER DIFETTI DI REQUISITI DELLA SOCIETA GAMMA, LA QUALE ERA INVECE IN POSSESSO DEI REQUISITI RICHIESTI (LA SOCIETA GAMMA NON EBBE A PRESENTARE RICORSI IN MERITO) SIA L’OPPORTUNITA CHE L’ANNULLAMENTO OFFRE ALL’AMMINISTRAZIONE DI RIORGANIZZARE IL SERVIZIO GESTENDOLO PERSONALMENTE CON L’IMPIEGO DEL PERSONALE COMUNALE SOVRABBONDANTE PER REALIZZARE UN RISPARMIO DI SPESA.
IN DATA 15.11.2008 IL CONSIGLIO COMUNALE DELIBERA L’ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO MEDIANTE PERSONALE COMUNALE.
LA SOCIETA BETA SI RIVOLGE AL PROPRIO AVV.TO INTENDENDO PROSEGUIRE IL RAPPORTO CON L’ENTE LOCALE E OTTENERE IL RISARCIMENTO DEI DANNI.
ASSUNTE LE VESTI DELL’AVV.TO , IL CANDIDATO REDIGA L’ATTO GIUDIZIARIO CHE RITIENE PIU OPPORTUNO ILLLUSTRANDO GLI ISTITUTI E LE PROBLEMATICHE SOTTESE ALLA FATTISPECIE IN ESAME

mercoledì, dicembre 17, 2008

Per il 2009 ancora formazione gratuita.


Si porta a conoscenza dei Colleghi che "qualcuno"sta diffondendo la falsa notizia che la partecipazione agli eventi formativi per l'anno 2009 sarà a pagamento.
Tale notizia è priva di qualsiasi fondamento ed è chiaramente "strumentale", essendo nota la fonte.
Il Consiglio dell'Ordine assicura che anche per l'anno 2009 gli eventi saranno completamente gratuiti.
Salerno, 17 dicembre 2009.
Il Presidente
=Avv.Americo Montera=

Gli auguri di Natale del Presidente dell'OUA De Tilla.

Esame Avvocato 2008 (secondo giorno).


INTERNET DICE:
I TRACCIA
Da giorni nel liceo della città Alfa è in corso un'occupazione studentesca, accompagnata da forti polemiche. Un gruppo di genitori si riunisce e chiede lo sgombero coattivo del liceo.
Il telegiornale della più importante emittente televisiva cittadina trasmette un servizio sull'evento.
Mentre l'autore del servizio riferisce gli accadimenti, scorrono vecchie immagini di repertorio in cui, tra l'altro, si vede il preside parlare al micorofono di un giornalista.
L'autore del servizio, nel frattempo, riferisce che il preside ha dichiarato che non richiederà alla polizia lo sgombero coattivo del liceo. In verità il preside non ha mai rilasciato una dichiarazione del genere.
Arrabbiato per l'attribuzione di tale dichiarazione, presenta querela per diffamazione nei confronti dell'autore del servizio e del direttore del telegiornale. Quest'ultimo- asserisce il preside nella querela- aveva l'obbligo di impedire l'evento diffamatorio e, comunque, è responsabile a norma dell'art. 57 c.p.
Il direttore del telegiornale e l'autore del servizio giornalistico si recano insieme dall'Avvocato penalista e chiedono di conoscere quale è la situazione in cui versano.
Il candidato- assunte le vesti del legale- rediga motivato parere, illustrando gli istituti e le problematiche sottesi alla fattispecie in esame




II TRACCIA
L'ispettore Tizio tiene a bada ammanettato il pericoloso bandito Caio nel salone della villa dove si era nascosto, dopo averlo disarmato ed arrestato poco prima insieme con i colleghi Sempronio e Mèvio.
Costoro, intanto , frugano tra gli oggetti della stanza alla ricerca di armi e documenti. Caio improvvisamente asserisce di sentirsi male e vuole stendersi sul divano.
Tizio , sicuro di sé, libera Caio, dalle manette, supponendo di essere in grado di tenerlo sotto controllo.
Caio, tuttavia, repentinamente spintona Tizio, facendogli perdere l'equilibrio ed impossesandosi della sua pistola, quindi spara all'indirizzo di Sempronio e Mèvio.

Quest'ultimo, pur ferito lievemente ad una gamba, reagisce uccidendo il bandito nel corso del conflitto a fuoco.
Purtroppo, un proiettile sparato da Mevio fora il vetro di una finestra che affaccia sul giardino e colpisce mortalmente al capo un giovane inserviente, che, di ritorno a casa, si accingeva a bussare alla porta.

Tizio si reca dall'avvocato penalista e chiede di conoscere qual'è la situazione in cui versa.
Il candidato, assunte le vesti del legale, rediga motivato parere , illustrando gli istituti e le problematiche sottèsi alla fattispecie in esame.

martedì, dicembre 16, 2008

Convegno CNF su privacy ed indagini difensive (Roma-18/12/2008).

INDAGINE “WHY NOT”: LE COLPE DEI GIUDICI DI SALERNO.


Un «atteggiamento conflittuale, incompatibile con i doveri di indipendenza e di terzietà».
Così la Prima Commissione del Csm definisce quello tenuto dai pm di Salerno Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani con il sequestro del fascicolo dell'inchiesta "Why not", compiuto senza «valutare l'adozione di differenti strumenti processuali».
Nell'atto di incolpazione notificato alle due toghe dell'ufficio campano, che saranno ascoltate il 22 dicembre a Palazzo dei Marescialli nell'ambito della procedura di trasferimento d'ufficio aperta nei loro confronti, il Csm sottolinea anche che le perquisizioni «locali e personali» effettuate a Catanzaro dai magistrati di Salerno sono avvenute «secondo modalità che hanno di fatto inciso negativamente sulla reputazione personale e sui profili di professionalità» dei colleghi calabresi, provocando «sconcerto e profonda preoccupazione nell'opinione pubblica e nelle istituzioni».
Inoltre, Nuzzi e Verasani hanno determinato una situazione di «oggettiva paralisi dell'obbligatoria attività di indagine» omettendo di precisare che il sequestro del fascicolo "Why not" «era disposto al fine di trarre copia dei documenti utili» con la «successiva e immediata restituzione degli atti»: in tal modo, si è acuita e resa palese «la conflittualità» tra i due uffici giudiziari e si è ingenerato un «gravissimo allarme sull'equilibrio e la ponderazione delle loro iniziative giudiziarie e dubbi sulla reale finalità perseguita».
TRATTO DAL SITO: www.corriere.it

RCA: sono dovute le spese di assistenza stragiudiziale (Cass. Civ.26973/08 ).



CORTE DI CASSAZIONE CIVILE
SENTENZA N. 26973/08 (omissis)

Con il quinto motivo, denunciando motivazione illogica ed errata applicazione della legga (art. 1223 c.c.), in relazione all’art. 360, n. 3 e n. 5, c.p.c.., i ricorrenti lamentano il mancato riconoscimento del rimborso delle spese sostenute per l’assistenza stragiudiziale prestata, nella fase delle iniziali trattative con l’assicurazione, da una agenzia infortunistica.

5.1 Il motivo è fondato

La corte d’appello ha negato il risarcimento, osservando che l’esborso, avvenuto al di fuori della lite giudiziaria era produttivo di un danno non direttamente collegabile all’incidente stradale, in quanto frutto di una libera scelta delle parti, che avrebbero potuto, invece, affidare ad un legale l’intera gestione dei loro interessi.

La motivazione è illogica. Anche le spese relative all’assistenza tecnica nella fase stragiudiziale della gestione del sinistro costituiscono danno patrimoniale consequenziale dell’illecito, secondo il principio della regolarità causale (art. 1223 c.c.). Ed è palese che, qualora i danneggiati avessero affidato ad un legale, e non ad una agenzia di infortunistica, la gestione dei loro interessi nella fase stragiudiziale avrebbero dovuto sopportare spese probabilmente non inferiori a quelle effettivamente sostenute.

(omissis)

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi; accoglie il primo, terzo e quinto motivo del ricorso principale, rigetta il secondo, assorbito il quarto, dichiara inammissibile il sesto; accoglie il ricorso incidentale; cassa in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Roma in diversa opposizione.

Roma, 24 giugno 2008

Sono queste le tracce dell'esame di avvocato (primo giorno)?

I TRACCIA

Tizio, in data 10 gennaio 2008, conclude un contratto preliminare di vendita a Caio - con previsione della stipula del contratto definitivo in data 10 marzo 2009 - avente ad oggetto un terreno che Caio, ingenuamente, ritiene sia di proprietà di Tizio per aver osservato quest ultimo , da una dozzina di anni, esercitare di fatto su di esso, pacificamente, i diritti del proprietario.
Nell'occasione Caio corrisponde a Tizio la somma di denaro stabilità a titolo di acconto.
Nel novembre 2008 Caio , scopre che il diritto di proprietà sull'immobile spetta a Sempronio , fratello di Tizio.
Il terreno, in effetti, si trova tra due fondi, l'uno di proprietà di Tizio e l altro di proprietà di Sempronio , e quest ultimo non aveva contrastato Tizio allor quando questi aveva allargato la sfera del possesso, ricomprendendo in esso il terreno intermedio di Sempronio.
Caio decide di agire prontamente in giudizio chiedendo, in via principale, lo annullamento del contratto per vizio del consenso costituito da errore e, in via subordinata la risoluzione del contratto stesso per inadempimento, e chiedendo , altresì la restituzione della somma versata ed il risarcimento del danno subito,avendo egli rinunciato ad acquistare un altro terreno di valore equivalente, sito nella stesa zona, di proprietà di Mevio , che frattanto lo ha venduto ad altri. Tizio si reca dal proprio avvocato.
Il candidato, assunte le vesti del legale, rediga motivato parere , illustrando gli istituti e le problematiche sottesi alla fattispecie in esame.


II Traccia

In un piccolo palazzo nella zona residenziale della città sono siti soltanto due appartamenti, l'uno al primo piano, l altro al secondo piano, entrambi di proprietà di Tizio, che abita al primo ed ha fin ora tenuto libero il secondo.
Tizio decide di vender l'appartamento sito al secondo piano a Caia che ne diventa proprietaria.
Tizio ha sempre trascurato di curare l androne del fabbricato e tutt'ora continua a manifestare disinteresse al riguardo quando Caia gliene parla.
Per la migliore conservazione del locale, in effetti , appare necessario provvedere alla tinteggiatura della parete e alla risistemazione della pavimentazione in alcuni punti.
Caia decide di fare eseguire i lavori durante le ferie estive, quando Tizio è in montagna, senza interpellarlo. Al ritorno di Tizio, Caia richiede una somma di ammontare pari alla metà delle spese che ha sostenuto, delle quali ribadisce la necessità.
Tizio nega il rimborso affermando che nessuna somma era dovuta in mancanza del suo previo consenso.
Caia minaccia, pertanto, un azione giudiziaria per il recupero della somma, e, anzi, assume che richiederà anche i danni, per essere stata costretta alla spesa dall incuria di Tizio. Tizio si reca dall avvocato.
Il candidato, assunte le vesti del legale, rediga motivato parere, illustrando gli istituti e le problematiche sottesi alla fattispecie in esame.

lunedì, dicembre 15, 2008

L’avvocatura unita rinnova i vertici dell’OUA: Maurizio de Tilla è il nuovo Presidente.


Le priorità: crisi della giustizia, riforma della professione forense, cancellazione della legge Bersani.

Sabato si è tenuta la prima assemblea, dopo il 29° Congresso nazionale forense di Bologna, dell’Organismo unitario dell’avvocatura italiana (Oua): 75 avvocati, delegati dai fori italiani (46 sono nuovi membri), che hanno il compito di rappresentanza politica dell’avvocatura e di dare esecuzioni al mandato e ai deliberati del Congresso. Rinnovata la giunta per il biennio 2008-2010.
Nel corso dei lavori il neo presidente ha mostrato la sua soddisfazione per l’andamento dell’assemblea e per la grande convergenza di consensi che hanno avuto la sua candidatura e quella degli altri componenti della Giunta (con la conferma del vice presidente Antonio Giorgino).
«Unità e autonomia - ha dichiarato de Tilla - l’avvocatura dimostra ancora una volta di essere una protagonista matura della battaglia politica di questo Paese, rappresentiamo una parte importante del mondo produttivo e, in concreto, di un settore nevralgico e strategico per l’Italia: quello della tutela dei diritti dei cittadini e delle imprese.
Sulla Giustizia gli avvocati, da sempre in prima linea in quelle trincee che sono i nostri tribunali, hanno molto da dire e da proporre».
Il presidente dell’Oua ha, poi, indicato le priorità per il suo mandato facendo esplicito riferimento alla revisione dell'ordinamento forense.
«L’Oua – ha aggiunto - raccoglie la sfida lanciata al Congresso forense di Bologna, un mese fa, dal Guardasigilli, Angelino Alfano. Il ministro ha chiesto all’avvocatura di presentare una proposta unitaria di riforma dell’ordinamento forense da portare in Consiglio dei ministri. Il nostro impegno è raggiungere un testo condiviso e con tale obiettivo è bene, sin da ora, continuare con il dialogo e il confronto, senza esclusioni, e raccogliere le sollecitazioni e i suggerimenti che vengono da tutto il mondo forense. Già a gennaio convocheremo l'Assemblea dell'Oua per dare una risposta forte al mondo politico».
Altro fronte è quello della cancellazione della legge Bersani: «La legge Bersani va abrogata. Non è stato uno stimolo alla competitività e non ha aumentato le tutele dei cittadini, al contrario, ha prodotto un abbassamento del livello dei servizi e danneggiato soprattutto quei giovani avvocati che secondo il ministro dell’epoca avrebbe dovuto favorire. Il giudizio è negativo su tutto il fronte: dalle tariffe alla pubblicità. È una legge sbagliata, come è oltretutto riconosciuto anche a livello europeo».
La nuova giunta:
Presidente, Maurizio De Tilla (foro di Napoli)
Vice presidenti: Antonio Giorgino (foro di Andria), Luca Saldarelli (foro di Firenze)
Segretario: Giuseppe Lepore (foro di Roma).
Tesoriere: Davide Monzani (foro di Novara)
Componenti di giunta: Accursio Gallo (foro di Palermo), Augusto La Morgia (foro di Pescara), Renato Laviani (foro di Milano), Barbara Lorenzi (foro di Rovereto).

Roma, 15 dicembre 2008 (comunicato stampa OUA)

domenica, dicembre 14, 2008

Le foto della premiazione dei 50 anni di Toga.











La Costituzione non è un totem.


La nostra Carta costituzionale si divide in due parti. La prima contiene i grandi principi ideali sui quali di basa (si dovrebbe basare) il vivere civile degli italiani. La seconda detta le regole pratiche che realizzano questa convivenza. Nessuno – per sua e nostra fortuna – vuole cambiare i principi fondamentali della Costituzione per quel che riguarda la democrazia, la libertà di pensiero e di espressione eccetera. Se ciò accadesse, altro che scendere in piazza: bisognerebbe salire sui monti.

Non vedo invece nessuno scandalo nel ritoccare, cambiare, rivedere alcune regole della seconda parte. È già accaduto, in governi di vari colori e tendenze, e sempre accadrà. Per fortuna, aggiungo. Per fortuna perché le necessità sociali cambiano e lapolitica segue, o precede, o guida le trasformazioni. Vale, per semplificare, l’esempio di un condominio. Fra i principi fondamentali (tanto fondamentali che non occorre neppure scriverlo nel regolamento) c’è che i condomini non possono abbattere il palazzo o sue parti. Però, mettiamo che si sia sempre evitato di costruire un ascensore per non deturpare la bellezza della scala; nel frattempo gli abitanti dell’edificio sono invecchiati, ci sono alcuni nquilini in carrozzella e parecchi neonati: è molto probabile, e anche saggio, che i condomini decidano – a maggioranza – di rinunciare all’armonia della scala, la riducano e impiantino un comodo ascensore.

Badate bene che evito, apposta, di entrare nel tema specifico di cui si discute in questi giorni, la riforma della giustizia. Non dico, volutamente, che sia più o meno buona, più o meno necessaria, che serva a quello piuttosto che a quell’altro. L’idea che mi interessa affermare – e qui torniamo ai grandi principi – è che non possiamo e non dobbiamo considerare «tutta» la nostra Carta costituzionale come un totem inviolabile, cui inchinarsi senza neppure poterlo sfiorare pena il crollo del cielo sopra le nostre teste.

È un’idea rovinosa. Infatti se i grandiprincìpi non mutano, o mutano lentissimamente e per cambiamenti epocali, le necessità quotidiane sono quanto di più migliorabile e mutevole che ci sia. Lasciamo perdere la Giustizia e torniamo al nostro palazzo. Se il regolamento dice che si ridipinge la facciata ogni cinque anni, e se qualcuno ha decorato la medesima facciata con svastiche e scritte offensive per gli abitanti, che si fa: si aspetta che passino cinque anni? Certo, è ovvio – e sarebbe bello – che tutti i condomini o almeno i tre quarti fossero d’accordo, ma se ciò non accade, forse è legittimo che a decidere sia la maggioranza.
di Giordano Bruno Guerri
(www.giordanobrunoguerri.it)

Lacrime "salernitane".


L'accento satirico è, da sempre, una peculiarità di questo blog e - davvero - non possiamo lasciarci sfuggire un'occasione ghiotta come quella di ieri.
Si racconta che, ieri appunto, dalle parti del Palazzo di Giustizia sono state versate calde lacrime, in una cerimonia ufficiale (trasformatasi in un'orgia di retorica)!
Ci spiace davvero di non essere stati presenti, magari per poter immortalare con una foto il toccante evento.
Ma, visti i tempi ed i problemi irrisolti in cui si dibatte la Classe forense di Salerno, una domanda sorge spontanea: erano lacrime vere o....lacrime di coccodrillo?
consiglioaperto

sabato, dicembre 13, 2008

Scontro tra Procure: comunicato stampa del Ministero della Giustizia.

BERLUSCONI: “PM E GIUDICI CULO E CAMICIA? PROPRIO COSI’ “.


RUXELLES - I giudici e i pubblici ministeri sono "culo e camicia"? "Si, sono proprio così". Questo lo scambio di battute a Bruxelles tra un giovane di Forza Italia che ha posto la domanda ed il premier Silvio Berlusconi che ha asserito con convinzione.
Alla riunione con i giovani di Fi nell'hotel che lo ospita nella capitale belga, il presidente del Consiglio è tornato infatti sulla questione giustizia e sulla necessità di separare "l'ordine" dei giudici da quello dei pubblici ministeri.
Il premier ha infatti ribadito come la magistratura non sia "un potere, ma un ordine dello stato" e che i magistrati quindi sono "funzionari dello stato".
Berlusconi ha aggiunto che al momento, senza una riforma incisiva del sistema, se qualcuno entra in aula giudiziaria "deve guardare i giudici auspicando che siano coraggiosi e capaci di dire no al teorema accusatorio del pm".
Per tutti questi motivi - ha concluso il premier - una riforma che separi i due ordini è necessaria.
Rispondendo ad un'altra domanda il Premier ha anche affermato che in Italia ''il numero delle persone intercettate e' di 130 mila contro le 5 mila degli Stati Uniti''.(ANSA)

L'incontro deontologia del giorno 18/12 p.v. (n. 3 crediti formativi) si terrà all'Hotel Salerno.

mercoledì, dicembre 10, 2008

Salerno-Catanzaro, il test di un disastro.


Non è un caso qualsiasi. Non è neppure, come qualcuno cerca di far capire, uno scandalo della “giustizia di sinistra” che ha bloccato “quella di destra” e di quella di destra che ha bloccato quella di sinistra.
Il caso Salerno-Catanzaro è un test dello sfascio di tutta la giustizia italiana, della giustizia dei protagonismi delle “campagne”, dei processi di prima classe con tanto di “nome d’arte”, del C.S.M. che punisce e trasferisce con logiche più da probiviri del partito dei magistrati che ha organo di governo e di disciplina di una magistratura che dovrebbe essere al servizio della legge e dei cittadini.
E’ inutile domandarsi chi ha torto e che ha ragione, se De Magistris è un magistrato retto e intransigente che i “potenti” e la magistratura (e il C.S.M.) della loro parte hanno “fermato”, se l’intervento della Procura di Salerno riafferma legalità e ragionevolezza o se va al soccorso di stravaganze e personalismi o se è la longa manus di chi “stava dietro” le iniziative di De Magistris.
E tutto ciò ed il suo contrario.
E’ una pagina di una storia scritta in una lingua surreale. E, se vogliamo, il pettine cui arrivano nodi diversi, destinati a stringersi e moltiplicarsi man mano che vi arrivano.
C’è, invece da domandarsi come mai la giustizia dei protagonismi, delle “campagne di giustizia”, delle pretese di “raddrizzamento” della politica, di scavalcamento di ogni argine istituzionale e via discorrendo, non sia arrivata assai prima a scontri clamorosi e grotteschi come quello ora in atto.
E c’è pure da domandarsi come mai anche quella parte della classe politica che da anni ha fatto le spese di certe patologie del sistema giudiziario e che ne ha quanto meno intravisto la consistenza e la gravità, non invochi oggi la necessità di far piazza pulita di un sistema che produce questo ed altro.
In realtà un “corpo separato” (così si diceva un tempo, nel linguaggio “sinistrese”, riferendosi non solo alla magistratura, ma a forze di polizia, forze armate, etc.) che abbia compiuto una “rivoluzione giudiziaria” come quella degli anni ’92-’96, vedendosi sfumare il successo ultimo per un “incidente” come la scesa in campo di Berlusconi e che poi per un decennio sia stata “delegata” dalla Sinistra a gestire l’opposizione ed i tentativi di ribaltamento delle situazioni create dalle varie tornate elettorali e di “completamento” del golpe del ’92-’96 è incomprensibile che non abbia dovuto subirne un serio contraccolpo e sia sfuggita ad una efficace “messa a norma” da parte del potere politico; che senza ricredersi sul suo ruolo abbia tuttavia potuto dover prendere atto della sostanziale sconfitta della sua strategia e nello stesso tempo, abbia potuto constatare l’efficacia politica degli strumenti di cui è depositaria e dell’assenza di rischi seri delle sue “deviazioni” eversive. Ma, proprio per questo una simile compagine è destinata, prima o poi, a spaccarsi, dilaniarsi, rivoltarsi contro antichi alleati.
Le “lotte intestine” di cui quella tra Catanzaro e Salerno è esempio clamoroso, si manifestano assieme ad un crescente “disagio”, ad un rivoltarsi contro gli antichi alleati, i beneficiari del golpe consumato, i mancati (o inadeguati) sostenitori della “seconda fase”, i “traditori” del P.D.
Un atteggiamento che pure abbiamo potuto cogliere in vicende recenti e che ancora dovremo registrare in futuro.
Ma la tensione più forte che attraverso oggi la magistratura, assieme a quella tra irriducibili dell’eversione e dell’impegno politico e “moderati” che vorrebbero il ritorno ad una situazione “normale”, è quella determinata dal perdurante possesso, pressoché intatto, degli strumenti della prevaricazione politico-istituzionale ed, al contempo, della coscienza di non riuscire a trovare uno sbocco, una concludenza a tendenze e potenzialità eversive.
Tutto ciò, intendiamoci, è avviluppato in un contesto culturale (si fa per dire) complicato più che complesso, in rapporti difficili, equivoci e non sempre confessabili con ambienti, persone ed aree politiche con i quali, in passato, la connivenza e l’inciucio sono stati manifesti.
Oggi noi tutti paghiamo, perché è indubbio che c’è una ricaduta su tutta la società oltre che nell’ambito istituzionale ed in quello della giustizia, il peso ed i danni di questi strascichi della stagione dei golpe giudiziari, perché non abbiamo avuto la capacità e il coraggio di imporre verità e contestare responsabilità di fronte a macroscopiche esorbitanze eversive di un pugno agguerrito di magistrati sostenuti da un‘alleanza di “poteri forti”, che non ci siamo mai preoccupati di capire e di scandagliare.
Abbiamo coperto tutto, continuiamo a coprire tutto, a consentire che altri coprano tutto con principi e parole (principi svuotati ridotti a parole screditate) come indipendenza della magistratura, incensurabilità del contenuto della giurisdizione e dell’attività giudiziaria, irresponsabilità dei magistrati.
Fatti come la faida Catanzarsalernitana dimostrano che i riguardi usati nei confronti di una certa magistratura golpista, esorbitante, arrogante, purtroppo egemone perché troppo ben inserita nei “posti chiave” di tutto l’apparato giudiziario, sono stati il più grosso torto e la più grave causa di danno che potesse arrecarsi alla magistratura nel suo complesso, alla sua naturale autorevolezza, al suo prestigio ed alla libertà e decoro dei migliori dei suoi componenti.
Da Salerno e da Catanzaro arriva un pressante appello ad incidere i bubboni, che è sempre più assurdo sperare che si riassorbano senza provocare un’infezione mortale. E da fare presto.

di Mauro Mellini
Tratto dal sito: www.giustiziagiusta.info-lunedì 08 dicembre 2008

martedì, dicembre 09, 2008

Sessione 2008 Esami Avvocato- Le sottocommissioni della Corte d'Appello di Salerno.


CORTE DI APPELLO DI SALERNO
Ia SOTTOCOMMISSIONE
TEDESCO avv. Giuseppe (Ordine di Salerno) PRESIDENTE
CUBICCIOTTI dott.ssa Ida (Magistrato Tribunale di Salerno) COMPONENTE TITOLARE
IANNICELLI dott. Guerino (Magistrato Tribunale di Salerno) COMPONENTE TITOLARE
MARGIOTTA avv. Lorenzo (Ordine di Vallo della Lucania) COMPONENTE TITOLARE
FEZZA prof. Fabrizio (Professore associato - Università degli Studi di Salerno Facoltà di Giurisprudenza) COMPONENTE TITOLARE
BENISATTO avv. Antonio (Ordine di Nocera Inferiore) VICE PRESIDENTE
GAMBARDELLA dott.ssa Patrizia (Magistrato - Procura Repubblica e/o Tribunale di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
JORIO dott. Attilio Franco (Magistrato – Tribunale di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
ALVIGGI avv. Giulia (Ordine di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
SCIANCALEPORE prof. Giovanni (Professore associato - Università degli Studi di Salerno Facoltà di Giurisprudenza) COMPONENTE SUPPLENTE
IIa SOTTOCOMMISSIONE
CAMMAROTA avv. Vincenzo (Ordine di Salerno) PRESIDENTE
DE MASELLIS dott.ssa Mariella (Magistrato-Procura Repubblica e/o Tribunale di Salerno) COMPONENTE TITOLARE
TOMAY dott.ssa Licia (Magistrato Tribunale di Salerno) COMPONENTE TITOLARE
AMODEO avv. Domenico (Ordine di Sala Consilina) COMPONENTE TITOLARE
DI GENIO prof. Giuseppe (Professore associato - Università degli Studi di Salemo Facoltà di Giurisprudenza) COMPONENTE TITOLARE
VISTA avv. Francesca (Ordine di Salerno) VICE PRESIDENTE
ALIBERTI dott. Massimo (Magistrato Tribunale di Sorveglianza di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
CARDEA dott. Maurizio (Magistrato-Procura Repubblica c/o Tribunale di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
DI LALLO avv. Luigi (Ordine di Nocera Inferiore) COMPONENTE SUPPLENTE
GALDI prof. Marco (Professore associato -Università degli Studi di Salerno Facoltà di Giurisprudenza) COMPONENTE SUPPLENTE
IIIa SOTTOCOMMISSIONE
MORENA avv. Gaetano(Ordine di Nocera Inferiore)PRESIDENTE
SIANO dott. Francesco (Magistrato - Corte d’Appello di Salerno) COMPONENTE TITOLARE
FORTUNATO avv. Marcello (Ordine di Salerno) COMPONENTE TITOLARE
PIGNATARO prof.ssa Gisella (Professore associato-Università degli Studi di Salerno Facoltà di Giurisprudenza) COMPONENTE TITOLARE
DEL VECCHIO avv. Giovanni (Ordine di Salerno) VICE PRESIDENTE
MAINENTI dott. Tommaso (Magistrato - Tribunale di Nocera Inferiore) COMPONENTE SUPPLENTE
VOLPE dott.ssa Rosa (Magistrato-Procura Repubblica e/o Tribunale di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
GALIANO avv. Domenico (Ordine di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
IVONE prof.ssa Vitulia (Professore associato - Università degli Studi di Salerno Facoltà di Giurisprudenza) COMPONENTE SUPPLENTE
IVa SOTTOCOMMISSIONE
ANDREOTTA avv. Giuseppe (Ordine di Salerno) PRESIDENTE
D'ALESSIO dott. Luigi (Magistrato - Procura Repubblica o/o Tribunale di Salerno) COMPONENTE TITOLARE
VERASANI dott. Dionigio (Magistrato - Procura Repubblica o/o Tribunale di Salerno) COMPONENTE TITOLARE
FACCENDA avv. Cosimo (Ordine di Salerno) COMPONENTE TITOLARE
ZAMBRANO dott.ssa Virginia (Professore ordinario - Università degli Studi di Salemo Facoltà di Giurisprudenza) COMPONENTE TITOLARE
FASANO avv. Francesco (Ordine di Salerno) VICEPRESIDENTE
CENTORE dott. Antonio (Magistrato -Procura Repubblica c/o Tribunale di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
CONSOLI dott.ssa Pierina (Magistrato -Procura Repubblica c/o Tribunale Minorenni di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
TEDESCO avv.Orazio (Ordine di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
LUCIANI prof. Vincenzo (Professore associato - Università degli Studi di SalernoFacoltà di Economia) COMPONENTE SUPPLENTE
Va SOTTOCOMMISSIONE
BOREA avv. Ettore (Ordine di Sala Consilina) PRESIDENTE
FERRANTE dott.ssa Marina (Magistrato - Corte di Appello di Salerno) COMPONENTE TITOLARE
D’ELICIO dott. Franco (Magistrato Corte di Appello di Salerno) COMPONENTE TITOLARE
CANTALUPO avv. Francesco (Ordine di Salerno) COMPONENTE TITOLARE
LO MONTE prof. Elio (Professore associato Università degli Studi di Salerno Facoltà di Giurisprudenza) COMPONENTE TITOLARE
FEOLA avv. Marcello G. (Ordine di Vallo della Lucania) VICE PRESIDENTE
RUSSO dott.sa Maria Maddalena (Magistrato - Procura Generale c/o la Corte di Appello di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
PERILLO dott. Vittorio (Magistrato - Procura Repubblica c/o Trib. Minorenni di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
LEMBO avv. Aldo (Ordine di Salerno) COMPONENTE SUPPLENTE
PARISI prof.ssa Annamaria Giulia (Professore associato - Università degli Studi di Salerno Facoltà di Scienze Politiche) COMPONENTE SUPPLENTE

Pace fatta tra le Procure di Salerno e Catanzaro?


ROMA - Tra le Procure di Salerno e Catanzaro è scesa la pace.
I due uffici giudiziari - dopo lo scontro sui fascicoli «Why Not» e «Poseidon» finito al Csm - hanno firmato un'intesa che «ha consentito il ripristino, mediante idonee iniziative processuali, delle condizioni per il pieno esercizio della giurisdizione».
Lo sottolinea il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, in una nota trasmessa al presidente Giorgio Napolitano e i cui contenuti sono stati riferiti dal segretario della Procura generale della Cassazione, Pasquale Ciccolo. Esposito richiama l'«alto auspicio», espresso nel comunicato del Quirinale del 4 dicembre a proposito dello scontro tra le Procure di Salerno e Catanzaro sull’inchiesta De Magistris, affinché «gli organi di vertice dell’ordine giudiziario volessero assumere specifiche iniziative dirette a superare la paralisi processuale».
L'ACCORDO - Il giorno successivo i procuratori generali di Catanzaro e Salerno sono andati nell’ufficio del Procuratore generale della Corte di Cassazione: «Entrambi - si riferisce nella nota inviata al presidente della Repubblica -, consapevoli della estrema delicatezza e gravità della situazione venutasi a determinare, hanno raggiunto, con grande senso di responsabilità istituzionale, una intesa per superare tale situazione.
L’intesa si è poi concretizzata in un incontro a Salerno tra i magistrati dei due uffici requirenti, che ha consentito il ripristino, mediante idonee iniziative processuali, delle condizioni per il pieno esercizio della giurisdizione».

Tratto dal sito: www.corriere.it - 09 dicembre 2008

lunedì, dicembre 08, 2008

GIUSTIZIA: BONINO, SI' A SEPARAZIONE CARRIERE.


"Per noi radicali non e' mai troppo presto e se la maggioranza proponesse la separazione delle carriere, la revisione dell'obbligatorieta' dell'azione penale, Csm diviso, cioe' tutti quei punti che il Pd non vuole neanche sottoporre ad un confronto, i parlamentari radicali voterebbero a favore, come dimostra la mozione presentata sia alla Camera che al Senato e che il ministro Alfano ancora non ha calendarizzato".
Lo afferma Emma Bonino, vicepresidente del Senato, ai microfoni di radio Radicale, in merito al dibattito sulla riforma della giustizia.
"Le nostre posizioni sono distanti da quelle del Partito democratico - ricorda Bonino - ma non e' una novita' nemmeno per loro. Come sul testamento biologico. Forse quello che sta avvenendo puo' aiutarli a capire quanto grave sia diventata la patologia di cui soffre la giustizia in Italia e affrontarla alle radici e non limitarsi a qualche sforbiciata alle foglie".
http://www.repubblica.it-(08 dicembre 2008)

Scontro tra Procure: Alfano “Giustizia malata, riforma subito”.


ROMA (8 dicembre) - Ministro Alfano lo scontro tra procure fa emergere una crisi di sistema?
«Evidentemente c’è un qualcosa di gravissimo e anche di incomprensibile per i cittadini. L’idea, cioè, che due procure si inseguano tra di loro ha creato allarme e confusione al tempo stesso e ciò che noi dobbiamo preservare è la fiducia dei cittadini nella giustizia».
La tempestività del Csm è il segno di una consapevolezza nuova della stessa magistratura o della paura di essere travolti da una riforma non gradita?
«È il segno della piena comprensione che la vicenda di Catanzaro e Salerno necessitava di un urgentissimo punto fermo, pena la delegittimazione dell’intero sistema giudiziario a cominciare dal suo apice, dal suo vertice cioè dal Csm. Per questo ho apprezzato la tempestività del Csm che peraltro ha fatto emergere dei risvolti inquietanti relativamente ai quali mi pare che anche a palazzo dei Marescialli non vi sia stata alcuna reticenza».
Perché si è arrivati a questo punto? Una volta il problema erano le toghe politicizzate e oggi?
«Qui nella sostanza la politica non c’entra. Se i magistrati di Salerno indagano quelli di Catanzaro e i magistrati di Catanzaro indagano quelli di Salerno, siamo di fronte ad una patologia che va, mi si permetta, oltre ogni limite fin qui conosciuto. Tant’è che in quelle ore delicate non intravvedendosi un punto di chiusura del sistema delle garanzie, il capo dello Stato ha ritenuto doveroso intervenire».
Secondo lei, esiste ancora il partito dei giudici?
«Io non so se esista ancora il partito dei giudici. Credo che le ultime vicende testimonino la persistenza in Italia di un fenomeno singolare, quello dell’abuso delle intercettazioni, sconosciuto in altri Paesi europei, che vorrei definire con una figura evocata dal professor Panebianco sul Corriere della Sera: la pesca a strascico. Ecco con la pesca a strascico qualche pesce finisce in padella, ma si uccidono molte forme di vita innocenti e si producono danni secolari all’ambiente».
In concreto: come il governo farà funzionare la giustizia per i cittadini?
«Tre sono le questioni di fondo. Una è la giustizia civile: oltre 4 milioni di processi pendenti sono intollerabili, come sono intollerabili dieci anni di attesa, a volte più, per una sentenza definitiva. Sono danni incalcolabili per i cittadini, per la giustizia e per l’economia dell’Italia da cui gli investitori stranieri fuggono in quanto le controversie contrattuali non possono attendere anni e anni per le sentenze. Abbiamo messo in campo una riforma che è già stata approvata alla Camera e speriamo che il Senato licenzi al più presto per accelerare la soluzione delle controversie in essere e per individuare soluzioni alternative ai tribunali, come la conciliazione, la mediazione».
La seconda è il processo penale?
«Sul processo penale occorrerà attuare pienamente l’art. 111 della Costituzione che parla del giusto processo. Siamo al lavoro e speriamo di portare correttivi significativi anche al processo penale in tempi rapidi».
La terza?
«Le riforme ordinamentali. Vogliamo intervenire sulla Costituzione per far si che la parità tra accusa e difesa non sia un auspicio ma la realtà. Dobbiamo far sì che il giudice, per essere equo ed imparziale, sia tanto distante dall’avvocato quanto dal pubblico ministero».
Se fosse solo lei a scegliere indichi le priorità tra questi obiettivi? Separazione delle carriere? Riforma del Csm? Immunità per i parlamentari? Certezza della pena? Intercettazioni? Sveltezza del processo penale e civile?
«Eccetto la vicenda dell’immunità che non ha mai fatto parte dell’agenda del governo, tutte le altre lo sono a pari titolo. E noi non stiamo facendo un’ordine di una graduatoria proprio perché le stiamo perseguendo tutte insieme. Proprio esattamente come le dicevo poc’anzi. Potrei dirle che sul processo civile siamo già al Senato, sul processo penale siamo già intervenuti con il pacchetto sicurezza così come sulla certezza della pena, inasprendo alcune sanzioni, ed altre ancora ne faremo. In riferimento alla riforma costituzionale intendiamo realizzare ciò che pensiamo e diciamo dal 1994».
Farà anche la riforma della responsabilità civile dei magistrati?
«Lì non ci vuole la riforma. Ma ci vuole l’effettività del principio che è stato approvato a larga maggioranza dal popolo italiano con un referendum».
Le carceri sono di nuovo stracolme: quali soluzioni sta approntando?
«Le carceri sono piene. E lo sono per oltre un terzo di stranieri. Ciò è lo specchio di un mondo che cambia e con cui occorre fare i conti senza bende davanti agli occhi. Abbiamo deciso di costruire nuove carceri e contiamo davvero di farcela per consentire una maggiore certezza del fatto che le nostre scelte di politica criminale non siano frenate dalla difficoltà nelle carceri e per consentire che i detenuti che vivono reclusi stiano in condizioni dignitose, potendo applicare il precetto della funzione rieducativa della pena e anche quello del senso di umanità».
Ma si è parlato di messa in prova, braccialetto, assunzione di personale, costruzione di nuovi istituti. Qual è la via maestra?
«Per risolvere la questione carceraria la via di fondo è costruire nuove carceri».
E gli istituti già pronti ma vuoti, non utilizzati?
«Mi sono già impegnato a fare aprire al più presto quelli che si possono già aprire, bloccati come sono stati da inefficienze o contenziosi amministrativi apparsi insuperabili. E credo che i primi risultati li avremo a breve».
Chi può frenare di più la riforma della giustizia: la mancanza di soldi o resistenze all’interno della maggioranza?
«No, dentro la maggioranza c’è una linea coesa e molto compatta nel procedere alle riforme. Abbiamo sottoscritto un programma che non era una liturgia formale, ma che ha un alto livello di condivisione e che si regge su una forte identità di vedute sulle riforme costituzionali. Noi siamo convinti della ineluttabilità di queste riforme».
Abruzzo, Crotone, Napoli, Genova, Trento, Foggia, Firenze: perché la magistratura oggi colpisce di più a sinistra che a destra?
«Credo che il Pd stia facendo i conti con i risultati del governo locale. Resto affezionato all’idea, sennò non potrei fare il ministro della Giustizia, che la magistratura debba sempre intervenire laddove è giusto intervenire».
La questione morale di cui parla Berlusconi riguarda solo il Pd o è più generale? Investe anche la magistratura?
«La questione è semplice. Queste settimane stanno dimostrando che non c’è un primato etico di qualcuno su qualche altro, di un qualcuno che sia appartenente ad una parte politica o ad un ordine professionale».
Berlusconi vuole presto la riforma della giustizia: sarà un testo blindato, prendere o lasciare, oppure accetterete i contributi del Pd e dell’Udc?
«Le riforme riguardanti la giustizia saranno fatte se possibile con un’ampia maggioranza per la quale io ho fatto pubbliche aperture al Pd. Se necessario le approveremo da soli. Pensiamo di porre mano ad alcune riforme costituzionali insieme con l’opposizione, questa sarebbe la via preferibile. Tuttavia, sarebbe sbagliato fermarsi qualora il Pd non varcasse il Rubicone decidendo una volta per tutte in materia di giustizia di stare nel campo dei riformatori».
S’è riacceso il giustizialismo? Riuscirete a
convincere la maggioranza del Paese a voltar pagina?

«Noi pensiamo di avere dalla nostra la maggioranza del Paese sul tema della giustizia esattamente come l’abbiamo su altri temi. E del resto il tema della giustizia non è mai stato secondario per la nostra coalizione. E dunque se abbiamo vinto è anche per le nostre posizioni in materia di giustizia».
Torniamo un momento alla lunghezza dei processi: quali soluzioni vorrebbe realizzare? L’inappellabilità della doppia sentenza conforme? L’obbligo dei riti alternativi?
«Sul processo civile abbiamo già messo in campo le soluzioni, come ho detto prima. Sul processo penale un recente rapporto Eurispes dimostra che troppo spesso sono non tanto deficit normativi ad impedire la celerità dei processi quanto inefficienze organizzative alle quali occorre dar rimedio con una valorizzazione dei principi di efficienza e delle cosiddette “best practices” (migliori risultati ndr) all’interno della magistratura».
Intervista di Mario Coffaro
Tratto dal sito: www.ilmessaggero.it

domenica, dicembre 07, 2008

Giustizia/ Di Pietro: Antipolitica e' fare la riforma insieme.


Bologna, 6 dic. (Apcom) - Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori, dice no ad ogni forma di collaborazione per mettere mano ad una riforma della giustizia.
Da Bologna, per la 'Giornata della legalità' organizzata in occasione della raccolta delle firme contro il Lodo Alfano, attacca: "E' antipolitica mettersi insieme per riformare la giustizia, fa antipolitica chi proprio nel giorno della vicenda De Magistris ha detto di mettere insieme la destra e la sinistra per riformare la giustizia".
Dal palco Di Pietro replica anche a Marco Follini, che è tornato a chiedere al partito di prendere le distanze dall'Italia dei valori. "Non hanno capito che è finito il tempo di andare in barca, forse andando troppo in barca si sono scordati quello che succede a terra. E qui siamo a terra, in tutti i sensi. Dobbiamo liberarci dalla sindrome di Stoccolma".
L'ex pm se l'è quindi presa con quelli che "vogliono fare riforme bipartisan, con chi fa intelligenza col nemico, con chi dice a Dracula vieni in ospedale".
Ancora rivolto agli alleati che vogliono allontanarlo, l'ex pm ribadisce: "Che abbiamo fatto di male? Stiamo raccogliendo le firme per sapere se va bene o no una legge, questa è politica non antipolitica".

PM CATANZARO DENUDATO PER PERQUISIZIONE?


CATANZARO — «Denudato e perquisito» come i narcos che aveva fatto arrestare. La denuncia è del procuratore generale di Catanzaro, Enzo Jannelli, da ieri in via di trasferimento disciplinare.
Il sostituto procuratore Salvatore Curcio, erede dell'indagine sottratta a Luigi de Magistris, ha subito una perquisizione «particolarmente brutale», sotto la sorveglianza di uno dei magistrati di Salerno (che lo indagano con Jannelli e altri 5 colleghi).
La scena la racconta Jannelli: «È successo all'alba. Curcio e i suoi familiari dormivano. In casa c'erano la moglie e i suoi bambini».
Il magistrato, secondo il racconto del suo capo, era in pigiama. «Gli è stato chiesto di togliere la maglietta e di abbassare i pantaloni». I carabinieri sembravano alla ricerca di qualcosa di molto piccolo, forse una chiavetta di memoria elettronica.
E hanno guardato dappertutto. Sottoponendo il magistrato a una perquisizione personale accurata. Guardando poi fin dentro lo zainetto dei bambini.
Curcio è un magistrato schivo e riservato, ha 46 anni, è di Catanzaro. È stata l'operazione «Decollo» a dargli notorietà. Un traffico di droga tra Italia, Colombia, Venezuela, Francia e Spagna, sventato con gli arresti di 'ndranghetisti, narcos, paramilitari delle Farc e dell'Eta e la cocaina recuperata in una nave affondata e in blocchi di marmo al porto di Gioia Tauro. Alla Dda di Catanzaro da una decina di anni, nel 2007 gli viene assegnata l'inchiesta Poseidone, già avocata e sottratta a de Magistris.
Lui la chiude con la richiesta di archiviazione che il gip concede. Poi l'eredità di Why not, l'indagine sul comitato di affari politica e massoneria che succhiava fondi allo Stato e alla Ue.
Poi la bufera. Anche lui viene indagato dai magistrati di Salerno e sospettato di essere stato corrotto per fare finire nel nulla l'indagine di de Magistris.
Nel decreto di perquisizione, Curcio viene accusato di corruzione in atti giudiziari per aver concorso alla «parcellizzazione del contesto investigativo di Why not» «in contrasto con le emergenze procedimentali», stralciando le posizioni tra gli altri del forzista Pittelli, dell'Udc Cesa e del generale della Finanza Walter Cretella, cosa che Curcio aveva suggerito al procuratore il 26 marzo 2008.
Il giorno dopo il pm di Catanzaro ottiene ufficialmente l'inchiesta, che archivia pochi giorni dopo.
Il magistrato definisce l'accusa di associazione segreta, ipotizzata da de Magistris, «approssimativa e sommaria riguardo il programma criminale».
Virginia Piccolillo-07 dicembre 2008
www.corriere.it

....La spada di Saladino!

sabato, dicembre 06, 2008

LA GIUSTIZIA MORIBONDA.


La vicenda dei magistrati di Catanzaro e di Salerno è una tragedia nazionale.
1) Se le indagini conducessero alla conclusione che nessuno ha commesso reati, molti penserebbero: sono riusciti ad insabbiare tutto.
Gli italiani sono abituati da troppi anni a sentir parlare di scandali, di inchieste che dovrebbero sconvolgere il mondo e che invece finiscono in nulla. Ormai certe iniziative somigliano all'Uebi Scebeli, quel fiume africano che spesso non arriva al mare perché evapora prima.
Dal momento che tutti sono colpevoli, dal Presidente del Consiglio Prodi in giù, ci hanno messo una pietra sopra: ecco che cosa si penserebbe. L’errore l’ha commesso De Magistris che ha osato scoperchiare la pentola: e per questo è stato punito.
2) Se le indagini giungessero alla conclusione che sono tutti colpevoli, significherebbe da un lato che i magistrati di Catanzaro hanno commesso una montagna di reati gravissimi per favorire gli amici e i politici, e dall’altro che quelli che indagavano su quei misfatti avevano anche loro parecchi scheletri nell’armadio.
I magistrati di Salerno li consideravano talmente “normali” da non temere la ritorsione dei colleghi calabresi. La conclusione generale sarebbe che il più pulito ha la rogna e che tra magistratura e Cosa Nostra ci sarebbe, come unica differenza, il fatto che nella prima gli affiliati hanno la laurea.
3) Se le indagini affermassero la colpevolezza dei soli magistrati di Catanzaro sarebbe la soluzione meno traumatica.
Si potrebbe infatti dire che la magistratura possiede ancora al suo interno sufficienti anticorpi per difendersi dalle infezioni più gravi. Ma non per questo l’esito sarebbe meno tragico.
Rimarrebbero infatti molti interrogativi. Come mai questi magistrati poterono bloccare le inchieste di De Magistris senza che questo suscitasse alcuno scandalo? Ci sono dunque interi palazzi di giustizia in cui i magistrati, i cancellieri e perfino gli uscieri sono conniventi nel malaffare? Un giudice, infatti, può disporre l'archiviazione di un procedimento a carico di un amico solo se può contare sul silenzio di decine di colleghi e collaboratori.
Diversamente bisognerebbe pensare che il sistema mafioso della magistratura sia così radicato, che nessuno si azzarda a denunciarlo. A chi, del resto? Ad un amico di questi amici? E ancora: come mai il Csm non ha fatto il suo dovere, indagando subito, in modo che le cose non andassero tanto lontano da giungere all’attuale scandalo?
Perché si è premurato di trasferire De Magistris prima di vedere se per caso, invece di essere un reprobo, non fosse una vittima? Come è potuto avvenire che gli illeciti non siano stati commessi da un solo magistrato ma da parecchi, fino a fare ipotizzare una consorteria para-mafiosa, in cui gli interessi e gli scopi comuni prevalgono disinvoltamente sul diritto?
E siamo sicuri che ciò che è successo a Catanzaro sia successo solo a Catanzaro e solo questa volta? Che fiducia possiamo avere in una magistratura soggetta ad interessi di parte, economici e politici?
4) C’è poi l’ipotesi che le indagini provino l’innocenza dei magistrati di Catanzaro.
In questo caso sarebbe confermato che De Magistris è un magistrato indegno e vagamente calunniatore e che quei colleghi calabresi hanno fatto bene a bloccarne l’azione.
Ma le perplessità si addenserebbero scurissime sui magistrati di Salerno. Essi hanno delegittimato l’intero Tribunale di un capoluogo di regione. Hanno fatto entrare i carabinieri negli uffici dove si amministra la giustizia per sequestrare i documenti.
Hanno emesso tanti avvisi di garanzia e formulato tante di quelle accuse che la metà sarebbe bastata per far crollare la fiducia degli italiani nei loro giudici.
Dunque ci sarebbe da parte loro una sorta di impazzimento, di delirio di onnipotenza, di persecuzione paranoide del presunto colpevole di turno. Si tornerebbe all’ipotesi berlusconiana per cui non raramente chi per mestiere fa l’accusatore rischia la salute mentale.
La sintesi è semplice. Comunque vada, è chiaro che la giustizia italiana non è malata, come dicono: è moribonda.
Al punto che non si riesce ad immaginare quale rimedio potrebbe guarirla.
Gianni Pardo
giannipardo@libero.it

Napoli: avvocato civilista ucciso per uno sfratto.


NAPOLI (06 dicembre 2008). Sono andate avanti per tutta la notte le ricerche degli investigatori per rintracciare Salvatore Altieri, il pregiudicato di 24 anni sospettato di essere il killer dell'avvocato civilista partenopeo Antonio Metafora, 70 anni, ucciso ieri sera nel suo studio in corso Umberto I. Al momento la caccia all'uomo non ha dato esiti positivi.
Altieri, precedenti per rapina e gioco d'azzardo, è stato riconosciuto dal figlio della vittima, anche lui avvocato, che era nello studio legale al momento del fatto. L'avvocato Metafora aveva notificato un'intimazione di sfratto esecutivo alla madre di Altieri, residente nel quartiere Secondigliano.
Al momento dell'omicidio, nello studio del legale era presente il figlio, che ha identificato l'omicida e ha chiamato la polizia.
Settantenne, di aspetto giovanile, ex pallanuotista, abituato a spostarsi a bordo di una Vespa, l'avvocato era stimato ed apprezzato dai suoi colleghi.
Lo ricorda il collega Antonio Briganti il cui studio professionale si trova nello stesso edificio di corso Umberto I. «Era una persona squisita», dice il legale.

venerdì, dicembre 05, 2008

I magistrati cannibali e la profezia dell’avvocato.


Le vicende di questi giorni ed i devastanti conflitti tra Procure della Repubblica, ci hanno fatto andare con la mente indietro nel tempo.
Tanto indietro, sino ai giorni della c.d. rivoluzione di “mani pulite”, che segnò ufficialmente – checchè se ne dica – l’entrata nell’agone politico della magistratura (o almeno di quella parte di magistratura che si suol definire militante).
Ebbene, nei corridoi del palazzo di giustizia di Salerno si commentava preoccupati l’ondata di giustizialismo ed il sinistro tintinnare dellae manette.
Una delle più lucide menti dell’Avvocatura salernitana di allora, ci riferiamo all’indimenticabile Ferruccio Guerritore, splendida figura di intellettuale e giurista, solito alla battuta esilerante, stavolta pronunciò una profezia sinistra.
Don Ferruccio, cupamente, preconizzò: “ i magistrati politicizzati sono come i vermi della decomposizione cadaverica: nella loro fase ultima – consunta la salma – cominceranno a divorarsi tra loro!”.
Dopo tanti anni questa triste profezia s’è avverata: divorata la salma (la Giustizia!) hanno infatti cominciato davvero a divorarsi tra di loro.
Che Dio ci scampi!
consiglioaperto

giovedì, dicembre 04, 2008

Avvocati obbligati ad avere la posta elettronica certificata.


Entro un anno tutti gli avvocati dovranno comunicare all'ordine di appartenenza un indirizzo di posta elettronica certificata.
L'obbligo è stato determinato in maniera cogente dal decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, cosiddetto decreto anti crisi. L'articolo 16 del provvedimento (rubricato «Riduzione dei costi amministrativi a carico delle imprese») introduce l'obbligo di creare una rete di comunicazione elettronica certificata tra imprese, professionisti e pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda in particolare i professionisti il comma 7 dell'articolo citato testualmente dispone che i professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello stato comunicano ai rispettivi ordini o collegi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto legge. Il testo del decreto, evidentemente per un refuso, ancora la scadenza dell'anno all'entrata in vigore della legge, ma è da ritenersi che la scadenza non possa che riferirsi al decreto legge, non essendovi altri riferimenti.

Inoltre è dato compito agli ordini e i collegi pubblicano in un elenco consultabile in via telematica i dati identificativi degli iscritti con il relativo indirizzo di posta elettronica certificata.

Insomma, c'è tempo un anno per dotarsi della posta elettronica certificata e per darne comunicazione agli organi di categoria.

L'indirizzo di posta elettronica certificata sarà consultabile telematicamente. Il successivo comma 10 del medesimo articolo 16 prevede che la consultazione per via telematica dei singoli indirizzi di posta elettronica certificata nel registro delle imprese o negli albi o elenchi avverrà liberamente e senza oneri; l'estrazione di elenchi di indirizzi sarà consentita alle sole pubbliche amministrazioni per le comunicazioni relative agli adempimenti amministrativi di loro competenza

L'utilizzo della posta elettronica certificata, in generale, è disciplinato dal dpr 68/2005.

L'articolo 4 di quest'ultimo decreto prevede che la posta elettronica certificata consente l'invio di messaggi la cui trasmissione è valida agli effetti di legge.

L'estensione obbligatoria dell'obbligo di dotazione potrà consentire il largo uso di questo sistema che è candidato a sostituire i tradizionali mezzi di comunicazione, quali posta, fax, corriere.

In base ad altre disposizioni e in attuazione del processo telematico la posta elettronica certificata sarà idonea a ricevere notificazioni e comunicazioni.

Naturalmente dovranno essere rispettati standard di sicurezza circa l'identificazione del mittente, l'integrità e la confidenzialità del messaggio e l'avvenuto recapito del messaggio stesso.

A questo proposito il decreto 68/2005 dispone che la ricevuta di avvenuta consegna (rilasciata dal gestore della posta elettronica certificata del destinatario) fornisce al mittente prova che il suo messaggio di posta elettronica certificata è effettivamente pervenuto all'indirizzo elettronico dichiarato dal destinatario e certifica il momento della consegna tramite un testo, leggibile dal mittente, contenente i dati di certificazione.

In concreto, l'avvocato dovrà rivolgersi a un gestore di servizi posta elettronica certificata e attivare la casella, secondo le istruzioni tecniche che saranno fornite dal gestore stesso.

Per gli avvocati va ricordato che il Consiglio nazionale forense ha attivato un proprio dominio di posta certificata (CERTMAIL-CNF) in outsourcing con Actalis, gestore nazionale del servizio di posta certificata (si veda il sito www.consiglionazionaleforense.it, cliccando su «servizi telematici»).

Tra le funzionalità previste dai sistemi di posta elettronica certificata vi è anche la possibilità di avere la certezza che il messaggio, oltre a essere disponibile presso la casella di posta certificata del destinatario, è stato effettivamente letto: questo avviene mediante firma digitale della ricevuta di ritorno.

Il ritorno di "Why Not"!

Guerra tra procure: Napolitano chiede gli atti a Salerno.


ROMA (04 dic.) - Una vera e propria guerra di procure a colpi di avvisi di garanzia. Dopo il sequestro della documentazione delle indagini "Why Not" e "Poseidone" eseguito martedì scorso dai magistrati di Salerno a Catanzaro, la procura generale del capoluogo calabrese contrattacca, blocca gli atti e iscrive sette magistrati campani sul registro degli indagati.
Un velenoso scontro giudiziario che nasce dalla vicenda del presunto "complotto" ai danni dell'ex pm Luigi De Magistris: l'atto di accusa nei confronti dei magistrati calabresi, che avrebbero ostacolato e annientato le ultime inchieste di De Magistris (poi trasferito a Napoli dal Csm), è contenuto in un decreto di 1700 pagine emesso dalla procura salernitana.
Una vicenda dirompente sulla quale interviene anche il Colle. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che è anche presidente del Csm, ha chiesto gli atti alla Procura di Salerno parlando di una «vicenda senza precedenti, con gravi implicazioni istituzionali».
Nella lettera del Colle si parla di inquietanti interrogativi» e viene inoltre paventato il rischio di «paralisi della funzione processuale».
La Procura di Catanzaro ha intanto bloccato gli atti relativi alle inchieste di De Magistris già sequestrati da Salerno. Il provvedimento di sequestro è stato notificato ai carabinieri di Salerno che erano negli uffici della Procura generale di Catanzaro.
E nel frattempo un gruppo di carabinieri del Reparto operativo provinciale di Catanzaro è partito alla volta di Salerno per notificare ai magistrati campani il provvedimento di sequestro emesso dalla Procura generale del capoluogo calabrese. Inoltre sette magistrati della Procura di Salerno, fra cui il procuratore capo Apicella, sono indagati dalla Procura di Catanzaro.
Secondo Gaetano Pecorella (deputato Pdl) «sta accadendo quello che non poteva che accadere, e cioè che una volta entrata la politica nella magistratura questa finisce per intaccare e tagliare le radici della stessa magistratura - ha detto a Radio Radicale -. Con questo sistema per cui le informazioni di garanzia, le notizie sui giornali, le telefonate più o meno interessanti vengono pubblicate, si finisce per lasciare in mano a questo o quel magistrato delle forme di epurazione. In questo modo si colpisce l'intero Csm perché Mancino lo rappresenta».
Pecorella parla di «una guerra tra bande dentro la magistratura che hanno in mano persino la organizzazione interna. Il Paese non sa se a Catanzaro c'è una specie di associazione a delinquere fatta di magistrati con ramificazioni che arriverebbero addirittura al Csm oppure se c'è un gruppo di magistrati (quelli della Procura di Salerno, ndr) che ha sentito la necessità di scrivere 1.700 pagine per fare una perquisizione con lo scopo evidentemente di diffondere dati e notizie».

mercoledì, dicembre 03, 2008

Why not/ Mastella: Mia fiducia nella giustizia messa a dura prova.


Roma, 3 dic. (Apcom) - Clemente Mastella, ex ministro della Giustizia, torna a parlare del 'caso' De Magistris, proprio mentre la Procura di Salerno prefigura l'ipotesi di un 'complotto' alle spalle del magistrato.
"Io sono un po' socratico. Pur potendomi incavolare per tutto quello che mi è successo, dentro di me c'è una fierezza e una amarezza incredibile. Ma sono come Socrate: se metti in discussione la giustizia, il rischio è che salti lo Stato come tale e diventi un problema per il cittadino. Bisogna superare questo stato d'animo sperando che le cose tornino a essere serene e tranquille per tutti".
"La mia fiducia nella giustizia - ha spiegato il segretario dei Popolari-Udeur nel 'Faccia a faccia' di stamani a Radio3 - è stata messa a dura prova. Uno che come me viene archiviato da un procuratore che viene dal di fuori, da un gip che non conosco, quando non sono più candidato al Parlamento, non sono più ministro, non sono più nulla. Ebbene, arrivano altri magistrati che dicono che è irregolare l'archiviazione: mi si è scossa la mia concezione della giustizia. Io so la mia verità, io so di essere una persona perbene. A questo punto mi chiedo: ma un cittadino a chi deve credere più? Leggo sui giornali che ci sarebbe un complotto su De Magistris, e io cosa dovrei dire allora?".
Quanto all'ipotesi di tornare a fare il ministro della Giustizia, Mastella replica: "Lo rifarei, ma alle stesse condizioni: nel senso che io ho tentato di mettere d'accordo politica e magistratura, non sull'idea di una strana connivenza, di stabilire che i politici andavano esentati dalle colpe qualora le avessero avute. No, assolutamente no. Però, che ci sia questo scontro costante tra potere politico e potere giudiziario, francamente questo finisce per creare problemi al cittadino".
Nessun giudizio invece sul suo successore, Angelino Alfano: "Credo non sia corretto giudicare un successore".

Giustizia, Di Biagio (Pdl): "Necessaria riforma giudici di pace".


Roma (3 dic.)– “Nella prospettiva dell’aumento della competenza per valore del giudice di pace prevista dal Governo, si rende opportuna quanto inevitabile una riforma organica della categoria che tenga conto del nuovo ruolo assunto da questa all’interno della società italiana e della rinnovata rilevanza degli incarichi da essa assunti”.
Non ha dubbi l’on. Aldo Di Biagio, deputato del Pdl, membro della Commissione Lavoro, in occasione dell’audizione delle associazioni di categoria dei giudici di pace, intervenute oggi in Commissione lavoro sulle problematiche concernenti l’inquadramento giuridico e i profili di natura previdenziale e pensionistica relativi all’incarico di giudice di pace.
“Appare doveroso – ha continuato di deputato del Pdl – provvedere ad un rilancio complessivo della categoria, che appare sempre più marginalizzata dalla tracotanza della magistratura ordinaria, e che chiede una riforma sotto il profilo previdenziale, assicurativo e retributivo senza tralasciare le criticità legate agli aspetti contrattuali che ne condizionano lo status, e che caratterizzano la categoria come una rappresentanza di precari d’elites. A tal riguardo sarebbe auspicabile un maggiore riconoscimento dell’alta funzione istituzionale esercitata dalla categoria, mediante una radicale riforma dello status giuridico, attraverso soprattutto il riconoscimento della continuità contrattuale sino a 75 anni”.
“Il mio auspicio è che vi sia un deciso impegno da parte dell’Esecutivo – ha concluso l’on. Aldo Di Biagio – a portare avanti una riforma organica della giustizia di pace entro e non oltre dicembre 2009, così come preannunciato dal Ministro Alfano, incentrata sulla risoluzione di tutte le questioni prospettate dalle Associazioni di categoria, con particolare riguardo agli aspetti rilevanti della continuità operativa e della tutela previdenziale”.
Articolo tratto da: WWW.VOCED’ITALIA.IT

Esami Avvocato 2008: la Commissione nominata per Salerno.