martedì, gennaio 20, 2009

IL TRIBUNALE DI SALERNO HA ASSOLTO GLI AVV.TI MONTERA E SICA DALL'ACCUSA DI ABUSO DI ATTI D'UFFICIO.


Oggi alle ore 17 è stato letto, dal Presidente della Sezione Penale del Tribunale di Salerno, il dispositivo con il quale è stata emessa l’assoluzione con formula piena del Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno Avv. Americo Montera e del Segretario (dell’epoca) Avv. Silverio Sica, dall’accusa (infondatissima!) di abuso di atti d’ufficio in danno di un iscritto all’albo.
Il processo penale in questione prendeva le mosse da una denuncia presentata da un avvocato del foro di Salerno, accusato di gravi addebiti e radiato a seguito di procedimento disciplinare istruito dal COA di Salerno.
Il rinvio a giudizio del vertici del Consiglio dell’Ordine di salerno era stato disposto dal GUP, ad onta della richiesta d’archiviazione del PM.
Facciamo gli auguri di cuore ai Colleghi Montera e Sica per questa assoluzione che rende loro piena giustizia e diamo loro atto di aver voluto “sopportare” in prima persona il peso della vicenda, cercando di lasciare fuori dall'increscioso processo l’Avvocatura salernitana.
Ebbene l’Avvocatura - quella vera, fatta da onesti professionisti che ogni giorno onorano la Toga - ha vinto insieme con loro.
Ne siamo certi: la Verità e la Giustizia esistono e, alla fine, prevalgono sempre e comunque.
consiglioaperto

Il CSM (duro e celere) ha fatto giustizia!

ARRIVANO O NO I PROGRAMMI DEI CANDIDATI ALLA CASSA FORENSE?


LE ELEZIONI DEI DUE NUOVI DELEGATI DELLA CORTE D’APPELLO DI SALERNO ALLA CASSA DI PREVIDENZA FORENSE, SI SVOLGERANNO AI PRIMI DI FEBBRAIO (..CIOE’ TRA POCHI GIORNI).
I CANDIDATI SONO NUMEROSI PERO’ - SARA’ PER NOSTRA DISATTENZIONE - NON ABBIAMO LETTO ALCUN PROGRAMMA, CIRCA LE COSE CHE QUESTI COLLEGHI SI PROPONGONO DI FARE ALLA CASSA DI PREVIDENZA.
EPPURE I PROBLEMI SUL TAPPETO SONO TANTISSIMI, SOLO SE SI PENSA ALLO SQUILIBRIO ATTUARIALE DETERMINATOSI PER L’ENORME CRESCITA, AVVENUTA IN POCHI ANNI, DEL NUMERO DEGLI AVVOCATI (..SOLO A SALERNO SIAMO ORAMAI PIU’ DI 5.000!).
E CHE DIRE DELL’AVVENUTA ELEVAZIONE A 70 ANNI DEL LIMITE MINIMO D’ETA’ PER GODERE DELLA PENSIONE?
NE’, PER ALTRO VERSO, RISULTA CHE I DELEGATI USCENTI ABBIANO INTESO PRESENTARE AGLI ELETTORI, AI QUALI CHIEDONO NUOVAMENTE IL CONSENSO, UN MINIMO DI RENDICONTO CIRCA L’ATTIVITA’ SVOLTA.
MA NON VOGLIAMO ESSERE ECCESSIVAMENTE PESSIMISTI: SIAMO CERTI CHE TUTTI I CANDIDATI SONO ALACREMENTE AL LAVORO PER LA STESURA DEI PROGRAMMI ELETTORALI.
METTIAMO A DISPOSIZIONE QUESTO BLOG, PER TUTTI I CANDIDATI CHE RITERRANNO OPPORTUNO FAR CONOSCERE LE LORO IDEE E LE LORO LINEE DI AZIONE CIRCA IL FUTURO PREVIDENZIALE DEGLI AVVOCATI.
CONSIGLIOAPERTO

OGGI L'INSEDIAMENTO DEL PRESIDENTE OBAMA.

lunedì, gennaio 19, 2009

Giustizia: Alfano, sarà ripensata la legge Pinto.


(AGI) - 16 gen.2009 - La legge Pinto, quella che stabiliva un rimborso per chi era sottoposto a processi troppo lunghi, dovrà essere ripensata.
E’ quanto afferma il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, conversando con i giornalisti a margine dei lavori della riunione informale dei ministri degli Interni della Ue in corso a Praga.
Il Guardasigilli annuncia il 21 gennaio la riforma della Giustizia inizierà ad essere discussa al Consiglio dei ministri e all’interno di quella riforma sono previsti meccanismi che accelereranno i processi penali mentre, grazie al Disegno di legge approvato ad ottobre sulla riforma della giustizia civile, si potranno smaltire in tempi ragionevoli gli oltre 5 milioni di processi che giacciono nelle procure italiane.
In conseguenza dell’abbreviamento dei tempi, dunque, la legge Pinto dovra’ essere “ripensata”.

Esame Avvocato 2008: gli abbinamenti delle Corti d'Appello (Salerno va con Catania).

domenica, gennaio 18, 2009

GIUSTIZIA: VIOLANTE, TROPPI TRIBUNALI CON POCHI MAGISTRATI.


(AGI) - Torino, 17 gen - “Oggi l’inefficienza della giustizia e’ legata a un altissimo numero di tribunali con pochi magistrati. Abbiamo 167 tribunali, e in 100 di questi ci sono fino a 20 magistrati e questa dispersione dei magistrati sul territorio fa si’ che ci sia inefficienza”.
Ad affermarlo Luciano Violante intervenuto, oggi, a Torino, al convegno “Ricostruire la giustizia. Dalle norme del privilegio al diritto delle uguaglianze”organizzato dal Pd piemontese.
“Il primo obiettivo da conseguire - ha proseguito Violante - e’ quello di avere meno tribunali con piu’ magistrati, quindi ridurre la spesa per poter avere una piu’ efficienza. Tutto il resto viene dopo. Se non si fa questa riforma, tutte le altre sono poi destinate a fallire”.
Inoltre, per Violante e’ necessario “fare un ragionamento molto serio sul potere dei capi degli uffici delle procure. Hanno avuto un potere notevole dalla riforma Mastella ed e’ bene che lo esercitino, perche’ tale potere da’ loro la responsabilita’ nell’organizzazione degli uffici, stabilire cosa si fa prima e cosa dopo, dare indicazioni ai sostituti, quindi le Commissioni Giustizia di Camera e Senato devono andare a vedere come questo potere viene esercitato dai capi degli uffici”.
Per Violante e’ necessario, dunque, “fare in modo che tutto quello che c’e’ funzioni, prima di andare a cambiarlo. Quando si andra’ a riformare complessivamente il sistema costituzionale, modificando Governo, Presidente del Consiglio, Camera e Senato, allora e’ chiaro che bisognera’ discutere anche della magistratura. Allora, non prima. Il progetto Alfano? - ha concluso - Non c’e', quando ci sara’ lo valuteremo, visto che le anticipazioni cambiano di giorno in giorno”.

Riforma professione forense: nuova riunione al CNF.


CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

Roma, 14 Gennaio 2009.


Ill.mi Signori Avvocati
PRESIDENTI DEI CONSIGLI DELL'ORDINEDEGLI AVVOCATI
PRESIDENTI DELLE UNIONI REGIONALI FORENSI
(per il tramite dei C.O.A. distrettuali)
PRESIDENTE DELL' O.U.A.
PRESIDENTE DELLA CASSA FORENSE
PRESIDENTI DELLE ASSOCIAZIONI FORENSI( maggíormente rappresentative in ambíto congressuale)
Ill.mi Signori
Avv. Marcello COLLOCA
Avv. Michele Dl FIORE
Avv. Dario DONELLA
Avv. Marina MARINO
Avv. Andrea PASQUALIN
Avv. Mauro RONCO
Avv. Antonio ROSA
Avv. Stefano SAVI
Avv. Enrico SANSEVERINO
Avv. Ettore TACCHINI
Avv. Michele VALENTE
Avv. Emmanuele VIRGINTINO

COMPONENTI IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

Oggetto: NUOVA COMMISSIONE CONSULTIVA PER L' ESAME DELLA BOZZADEL TESTO DI RIFORMA DELLA DISCPLINA FORENSE.

Cari Presidenti e Cari Amici,
la Commissione consultiva destinata ad "approfondire I'esame del progetto di riforma della Legge professionale forense con Voi gia più volte esaminato e discusso, al fine di verificare le concrete possibilità di giungere in tempi brevi all'approvazione di un testo che possa essere espressione dell'auspicato unanime consenso" dell'Avvocatura, come scritto nella mia precedente nota del 16 dicembre scorso con la quale Vi ho dato notizia dell'avvenuta costituzione di tale nuova Commissione, é convocata presso la sede amministrativa del Consiglio Nazionale Forense, in Roma, Via del Governo Vecchio 3, per il giorno
giovedì 29 GENNAIO 2009, alle ore 10.00
con il seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. formazione del piano di lavoro;
2. inizio dell'esame dei progetti di riforma della legge professionale elaborati dalla Commissione legislativa del Consiglio nazionale forense, integrata dai rappresentanti di Ordini e Associazioni.

Confido che per quella data le designazioni delle rappresentanze istituzionali e associative siano completate così che la Commissione possa procedere nei lavori che I'attendono con la celerità che I'imminente avvio della discussione, in sede parlamentare, di molti dei progetti di riforma dell'ordinamento forense pendenti avanti le Commissioni Giustizia, certamente impone.
Nell'attesa d’incontrarVi, porgo a Voi tutti il mio più cordiale saluto.
Il Presidente
Avv. Prof. Guido Alpa

Il COA di Roma rischia lo sfratto.


È approdata, seppur con un rinvio, all’attenzione del Tar la vicenda concernente l’intimato sfratto del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma, dai locali che occupa all’interno del palazzo di giustizia di piazza Cavour, sede della Cassazione.
L’organo di rappresentanza degli avvocati capitolini ha infatti presentato ricorso ai giudici amministrativi per l’annullamento del provvedimento del direttore dell’agenzia del demanio del 30 settembre scorso con il quale si è intimato al Consiglio di rilasciare entro il 31 dicembre 2008 i locali istituzionalmente occupati all’interno del palazzo di giustizia, con l’avvertimento che, in difetto di ottemperanza, si darà corso al procedimento di rilascio del bene in via amministrativa ed alla richiesta di indennizzo per l’occupazione dello stesso, determinato in 20 mila euro.
Prevista per ieri l’udienza per la discussione della sospensiva che però è stata rinviata al 25 marzo quando si procederà ad esaminare la questione anche nel merito.
Intanto il Consiglio potrà continuare ad occupare detti locali.
I ricorrenti, tra l’altro, lamentano che motivazione adotta nel provvedimento del demanio si basa su un assunto «equivoco, consistente sull’affermazione apodittica di una non meglio precisata esigenza della Corte di Cassazione di disporre di spazi ulteriori all’interno del palazzo di giustizia. Siamo nel palazzo di giustizia dal 1911 e abbiamo diritto di rimanere lì ».

venerdì, gennaio 16, 2009

Cassazione: risarcibile il danno da sigarette light (Sezioni Unite Civili-Sentenza n. 794/2009- BAT Italia spa c/ Sisillo).


Le Sezioni unite civili della Cassazione hanno deciso, risolvendo tutte le incertezze che avevano diviso la stessa Suprema corte, che può essere risarcito come danno da pubblcità ingannevole quello subìto dal consumatore per effetto del fumo da sigarette light.
Per produrre un danno ingiusto non serve l'esistenza di un divieto imposto da una norma specifica e perciò il risarcimento potrà essere chiesto anche per gli anni precenti il 2003, quando la dicitura light è stata considerata ingannevole.
Il consumatore però dovrà sempre provare l'ingannevolezza del messaggio, l'esistenza del danno e il nesso tra pubblicità e danno.
Quanto alla responsabilità della società produttrice di sigarette ne andrà dimostrata almeno la colpa.

giovedì, gennaio 15, 2009

L’OUA PRESENTA A PD E PDL UN TESTO DI MODIFICA DELLA LEGGE BERSANI.


Maurizio de Tilla, Oua: “Intervenire su tariffe minime, patto di quota lite, società con soci di solo capitale, invalidità dei codici deontologici”.


Una delegazione dell’Organismo unitario dell’avvocatura italiana (Oua) oggi ha incontrato i rappresentanti di PDL e PD.
Il presidente Oua, Maurizio de Tilla, e i vice presidenti, Luca Saldarelli e Antonio Giorgino, hanno incontrato il vice presidente della Camera dei Deputati, Antonio Leone.
Successivamente l’intera Giunta dell’Oua ha avuto una riunione con la responsabile libere professioni del PD, Cinzia Capano e con il responsabile della giustizia, Lanfranco Tenaglia.
Agli esponenti dei due schieramenti è stata consegnata una proposta di modifica della “legge Bersani” (di seguito).
Maurizio de Tilla, presidente Oua, alla fine degli incontri ha dichiarato: «Abbiamo chiesto un impegno politico per correggere gli aspetti punitivi e le storture introdotte dalla “legge Bersani” nei confronti delle libere professioni e, in particolare, degli avvocati.
Abbiamo presentato alcuni puntuali richieste di modifica: è importante ristabilire le tariffe minime, vietare le società con soci di solo capitale, ristabilire il divieto del patto di quota lite ed eliminare l’invalidità dei codici deontologici, in conformità con il dettato costituzionale e con la normativa comunitaria».
«Questo è il punto di partenza – ha concluso de Tilla – la precondizione per avviare una compiuta e organica riforma della professione forense. Positiva è stata l’attenzione di maggioranza e opposizione, ora attendiamo fatti concreti».
Roma, 15 gennaio 2009
Di seguito il testo con le proposte di modifica

PROPOSTA DI MODIFICA della legge 4 agosto 2006, n. 248
L’articolo 2 della legge 4 agosto 2006, n. 248 è modificato come segue:
comma 1, lettera a): il periodo “ovvero il divieto di pattuire compensi parametrali al raggiungimento degli obiettivi perseguiti” è soppresso;
lettera c): alla fine, dopo la parola “responsabilità”, si aggiunge il seguente periodo:
“È fatto salvo il divieto per gli avvocati di partecipare a società con soci di capitale”;
comma 2: al secondo rigo le parole “eventuali tariffe massime” sono soppresse e sostituite con “tariffe minime e massime per le prestazioni erogate nell’esercizio di attività professionali riservate”.
comma 2-bis: All’art. 2233, il terzo comma viene sostituito dal seguente:
“Gli avvocati non possono, neppure per interposta persona, stipulare con i loro clienti alcun patto relativo ai beni che formano oggetto delle controversie affidate al loro patrocinio, sotto pena di nullità e dei danni”.
comma 3: è abrogato.

LEGGE 4 AGOSTO 2006, N.248 (CD. LEGGE BERSANI)

Art. 2.
Disposizioni urgenti per la tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali

1. In conformità al principio comunitario di libera concorrenza ed a quello di libertà di circolazione delle persone e dei servizi, nonché al fine di assicurare agli utenti un'effettiva facoltà di scelta nell'esercizio dei propri diritti e di comparazione delle prestazioni offerte sul mercato, dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali:

a) l'obbligatorietà di tariffe fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti;

b) il divieto, anche parziale, di svolgere pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, nonché il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è verificato dall'ordine;

c) il divieto di fornire all'utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni tra professionisti, fermo restando che l'oggetto sociale relativo all'attività libero-professionale deve essere esclusivo, che il medesimo professionista non può partecipare a più di una società e che la specifica prestazione deve essere resa da uno o più soci professionisti previamente indicati, sotto la propria personale responsabilità.

2. Sono fatte salve le disposizioni riguardanti l'esercizio delle professioni reso nell'ambito del Servizio sanitario nazionale o in rapporto convenzionale con lo stesso, nonché le eventuali tariffe massime prefissate in via generale a tutela degli utenti. Il giudice provvede alla liquidazione delle spese di giudizio e dei compensi professionali, in caso di liquidazione giudiziale e di gratuito patrocinio, sulla base della tariffa professionale. Nelle procedure ad evidenza pubblica, le stazioni appaltanti possono utilizzare le tariffe, ove motivatamente ritenute adeguate, quale criterio o base di riferimento per la determinazione dei compensi per attività professionali.

2-bis. All'articolo 2233 del codice civile, il terzo comma è sostituito dal seguente:
«Sono nulli, se non redatti in forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati ed i praticanti abilitati con i loro clienti che stabiliscono i compensi professionali».

3. Le disposizioni deontologiche e pattizie e i codici di autodisciplina che contengono le prescrizioni di cui al comma 1 sono adeguate, anche con l'adozione di misure a garanzia della qualità delle prestazioni professionali, entro il 1° gennaio 2007. In caso di mancato adeguamento, a decorrere dalla medesima data le norme in contrasto con quanto previsto dal comma 1 sono in ogni caso nulle.

C'è accordo sulla separazione carriere!

Cassazione Civile (sent. N. 551/2009): competenza ridotta per gli “ausiliari del traffico”.


Gli ausiliari del traffico non possono elevare multe a moto e motorini in sosta sui marciapiedi.
Lo stabilisce la Corte di cassazione (sentenza n. 551/2009 della seconda sezione civile) che, accogliendo il ricorso di un motociclista di Bologna, ha statuito che gli accertatori – sia che dipendano dalle aziende di trasporto urbano, sia dalle imprese di gestione dei posteggi pubblici a pagamento – devono attenersi strettamente al compito di garantire la «funzionalità dei posteggi» e quella degli spazi «riservati allo stazionamento e alla fermata» dei mezzi pubblici.
Fuori da queste ipotesi, i "vicevigili" non hanno competenza e non possono multare.

Giustizia, la riforma in Cdm. Alfano: 'Filtro in Cassazione resterà'.


"Stiamo lavorando e pensiamo di poter rispettare i termini che ci siamo dati".
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano risponde così ai cronisti che gli chiedono, al Senato, quale sia lo stato dell'arte della riforma della Giustizia che dovrebbe essere esaminata dal Consiglio dei ministri del prossimo 23 gennaio.
"Il filtro in Cassazione resterà, ma c'è l'intenzione, da parte del governo, di procedere alla riformulazione del contenuto di questo filtro".
Lo ha detto il ministro per la Giustizia Angelino Alfano al termine di una lunga riunione dedicata al processo civile.
"Ci stiamo occupando non solo della questione del filtro per i ricorsi in Cassazione - prosegue - ma stiamo anche facendo il punto sulla testimonianza scritta”.
"Abbiamo a cuore che il processo si svolga rapidamente facendo sì che le vittime dei reati non aspettino dieci anni per avere soddisfazione evitando che degli innocenti patiscano un calvario lunghissimo eliminando tonnellate di carte che oltre ad alimentare la polvere, alimentano anche la fuga di notizie".
Il ministro per la Giustizia Angelino Alfano commenta così la polemica nata la cancelleria telematica unica delle notizie di reato che vuole realizzare il governo.
"Partiamo da una certezza - aggiunge il Guardasigilli - e cioè che il meccanismo così com'è non è sicuro e che la Giustizia, così com'è, non garantisce la sicurezza dell'informazione".
"Lavoreremo - sottolinea - perché vi sia una Giustizia efficace e sicura e per questo è indispensabile la digitalizzazione. Studieremo tutti i dettagli per evitare inconvenienti".
"Se qualcuno - conclude Alfano - è affezionato all'attuale Giustizia lo dica chiaro e ammetta di esserne soddisfatto".

mercoledì, gennaio 14, 2009

COMUNICATO STAMPA DELL'O.U.A.-


Giustizia, de Tilla (Oua): «Eccellente la proposta Brunetta sull’informatizzazione, ma non se ne farà nulla. In Italia la Giustizia è ancora ostaggio delle polemiche politiche»

«La proposta avanzata dal ministro Brunetta è eccellente. Purtroppo temo, e le notizie di questi giorni sembrano confermarlo, che in Italia sia irrealizzabile».
Commenta così il presidente dell’OUA, Maurizio de Tilla, l’ipotesi avanzata dal ministro della Pubblica Amministrazione ed Innovazione di creare dei server centralizzati per la raccolta dei fascicoli processuali digitalizzati.
«Ogni proposta che va nella direzione dell’efficienza e della velocizzazione dei processi ci trova concordi, in particolare quelle che puntano su un massiccio ricorso alle nuove tecnologie – continua de Tilla – naturalmente salvaguardando la riservatezza dei cittadini, l’indipendenza degli organi giudiziari e la segretezza delle indagini. Finchè però la Giustizia continuerà ad essere terreno di scontro permanente al di là di ogni ragionevolezza, anche le proposte eccellenti sono destinate a finire nel tritacarne delle polemiche».

Roma, 14 gennaio 2008

Riesame Salerno respinge istanza Saladino.


SALERNO (9 gennaio) - Il tribunale del Riesame di Salerno ha respinto l'istanza presentata dall'imprenditore Antonio Saladino, coinvolto nell'inchiesta Why Not, contro il provvedimento di sequestro adottato sequestro adottato dalla procura di Salerno il mese scorso.
A presentare la richiesta di annullamento al tribunale del Riesame di Salerno oltre a Saladino era stato, tra gli altri, il figlio della moglie dell'ex procuratore Lombardi.
Il provvedimento di sequestro è lo stesso adottato il 2 dicembre scorso dal procuratore Luigi Apicella nei confronti dei magistrati della procura generale di Catanzaro.
Il Tribunale del riesame ha invece annullato il provvedimento di perquisizione e sequestro emesso dalla Procura campana nei confronti di Vincenzo Concolino, ex sottufficiale dei carabinieri e titolare di un'agenzia investigativa che collabora con la difesa di Antonio Saladino, principale indagato dell'inchiesta Why not.
La perquisizione a Concolino era stata effettuata nell'ambito di quelle disposte il 2 dicembre scorso dalla Procura di Salerno a carico di magistrati della Procura generale catanzarese e di altre persone.
I giudici del riesame di Salerno, accogliendo il ricorso dei legali di Concolino, gli avvocati Francesco Gambardella e Italo Reale, hanno disposto la restituzione del materiale sequestrato.
Il provvedimento del Riesame, le cui motivazioni saranno rese note nei prossimi giorni, ha in sostanza confermato - fanno notare fonti giudiziarie a Salerno - e legittimato la perquisizione fatta ad alcuni magistrati di Catanzaro il mese scorso: insomma, ha ritenuto valido l'impianto elencato nelle oltre 1.400 pagine del decreto di sequestro firmato il 2 dicembre scorso dal procuratore Luigi Apicella e dai sostituti Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, decreto eseguito anche con perquisizioni su alcuni magistrati della procura generale di Catanzaro per i reati, a seconda delle posizioni, di corruzione in atti giudiziari, falso e altri reati.

martedì, gennaio 13, 2009

MIRABELLI: GIUSTIZIA, AVANTI CON LA RIFORMA SENZA SOSPETTI .


Oramai è opinione generale che l`amministrazione della giustizia non funzioni come dovrebbe.
L`inefficienza ed i tempi lunghi per giungere ad una sentenza definitiva, e più ancora per ottenerne l`esecuzione, oltre che violare il diritto ad agire in giudizio, sono un costo aggiuntivo che pesa sulla produzione e scoraggia gli investimenti.
Ancor più sconcerta la personalizzazione e l`enfasi di iniziative penali ricche di annunci e di effetti immediati, che si producono al di fuori del processo, ma povere di risultati alla verifica nel processo.
Inoltre il principio di buon andamento, che dovrebbe riguardare anche l`organizzazione giudiziaria, non ne caratterizza le strutture ed il funzionamento degli apparati.
Questa situazione negativa incide sui cittadini e sulla funzionalità delle istituzioni, ma mortifica anche il gran numero di magistrati impegnati quotidianamente a rendere giustizia senza ricercare notorietà.
Il grado di inefficienza nell`ambito giudiziario forse non è diverso da quello che affligge altre funzioni ed amministrazioni pubbliche. Ma è più avvertito dai cittadini.
La giurisdizione incide direttamente su beni ed interessi essenziali: la libertà e dignità personale, la punizione dei reati, la garanzia che i propri diritti siano assistiti dall`effettivaprotezione offerta da un giudizio tempestivo, reso in conformità alla legge da un giudice competente, indipendente ed imparziale.
La riforma della giustizia è da molto tempo nell`agenda politica.
Può toccare i rami alti, quelli di maggiore impatto politico e nella comunicazione, ma di effetto indiretto e differito sull`efficienza: la composizione del Consiglio superiore della magistratura, l`ordinamento giudiziario e la più netta separazione tra magistrati del pubblico ministero e giudici.
Può toccare i rami bassi, che richiedono analisi ed interventi più complessi e di minore rilievo comunicativo: l`organizzazione e la funzionalità degli uffici, la produttività dei magistrati e degli apparati, la valutazione della loro professionalità, la razionalizzazione delle procedure ed il miglior uso delle risorse, i rapporti con l`avvocatura e le altre professioni che mediano tra cittadino e amministrazione della giustizia.
Se l`attenzione si concentra sul Consiglio superiore della magistratura, deve essere chiaro l`obiettivo: l`indipendenza della magistratura, per assicurare una garanzia istituzionale dell`indipendenza dei giudici e del pubblico ministero.
Questo obiettivo è incompatibile con qualsiasi formula di governo della magistratura. Sia di un governo politico della magistratura, mediato dalla prevalenza o dal dominio dei componenti del Consiglio di nomina politica.
Sia di un governo autonomo o autogoverno della magistratura, secondo formule che si sono affermate sino ad affidare nel tempo al Consiglio anche una sorta di rappresentanza politica della magistratura.
Un ritorno del Consiglio, forte ed autorevole, alle funzioni di garanzia istituzionale può seguire sia i percorsi della legge ordinaria, partendo da una incisiva riforma del sistema elettorale che tenga le correnti fuori dal circuito istituzionale, lasciandole alle dinamiche interne dell`Associazione magistrati, sia i percorsi della revisione costituzionale.
In quest`ultima prospettiva criteri di composizione analoghi a quelli previsti per la Corte costituzionale, e quindi la nomina di una parte dei componenti ad opera del Presidente della Repubblica, sono contenuti già in vecchie e dimenticate proposte.
I due percorsi non si escludono reciprocamente, ma neppure si cumulano necessariamente.
Si può dunque discutere per operare una ragionevole scelta politica, senza che si configuri o si sospetti un attentato all`indipendenza della magistratura.

CESARE MIRABELLI
Da "AVVENIRE" di martedì 13 gennaio 2009

lunedì, gennaio 12, 2009

Presentazione della Piattaforma Juribit per la Formazione Continua dell’Avvocatura di Salerno in modalità e-learning (30/01/2009 ore 16,00).


Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno
Si porta a conoscenza dei Colleghi che la “Società Juribit s.r.l.” è risultata aggiudicataria del servizio di formazione continua dell’avvocatura in modalità e-learning per l’annualità 2009.
Il servizio, gratuito per tutti gli iscritti all’Ordine Forense di Salerno, potrà essere fruito mediante l’attribuzione di una userid e di una password personale ad ogni iscritto che ne farà richiesta presso la Segreteria dell'Ordine.
Sono inoltre previsti, nel corso dell'anno, incontri – inseriti nel modulo formativo del corso di informatica giuridica - anche per maggiore istruzione circa l’utilizzo della "piattaforma".
La "piattaforma" sarà presentata a tutti gli iscritti, ai referenti della formazione ed alle Associazioni Forensi il giorno 30/01/2009 ore 16,00 presso l’aula Parrilli del Palazzo di Giustizia secondo il seguente
Programma:

Indirizzi di Saluto
Avv. Americo Montera
Presidente Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno
Avv. Enrico Tortolani
Avvocato, componente Consiglio dell’Ordine di Salerno. Esperto giurinformatica

Presentazione della Piattaforma JURIBIT per la formazione continua dell’Avvocatura di Salerno in modalità e-learning
Avv. Michele Gorga
Avvocato foro di Salerno. Docente a contratto c/o Università de l’Aquila
Prof. Avv. Alfonso Contaldo
Dottore i ricerca in Informatica Giuridica Università “La Sapienza” Roma - Docente a contratto presso l’Università della Tuscia di Viterbo.

Presentazione del corso di Informatica giuridica
Pino De Nicola
Tecnico informatico

Per esigenze organizzative, i Colleghi interessati potranno prenotare, entro il 23 gennaio 2009, la propria partecipazione ai seguenti indirizzi e-mail: Presidente@Juribit.it ; info@Juribit.it; gorga.michele@tiscali.it; o ai nn. 339/7684485; 347/7760608.
In ipotesi che le prenotazioni saranno superiori a 200 sarà comunicata, a mezzo sito www.ordavvsa.it, la sede ove si terrà l'evento.
Salerno,12 gennaio 2009.

Il Presidente
Avv.Americo Montera
Il Consigliere Segretario
Avv.Gaetano Paolino

domenica, gennaio 11, 2009

Rifiuti, processo Bassolino: due capi d'accusa verso la prescrizione.


NAPOLI (10 gennaio) - Prescrizione per due capi d’imputazione del processo a carico dei vertici della Impregilo e del governatore della Campania Antonio Bassolino.
È una possibilità data per imminente, a leggere le accuse mosse nel corso del processo alla gestione commissariale dell’emergenza rifiuti in Campania. In aula mercoledì, il processo è prossimo a far registrare un primo punto di non ritorno: dal trenta gennaio in poi, possono essere infatti considerati prescritti due capi di imputazione per altrettante ordinanze firmate dal commissariato.
Due casi di presunto abuso d’ufficio, accuse che potrebbero essere vanificate dall’inesorabile scorrere del tempo: si tratta di ordinanze firmate dall’allora commissario Bassolino, che risalgono al 30 luglio del 2001, con cui venivano create due piazzole di stoccaggio di cdr. Un abuso - nell’ottica della Procura - che avrebbe finito col favorire il gruppo Impregilo, in violazione di precise clausole contrattuali.
Dalla firma di quelle ordinanze, di tempo ne è passato. Sette anni e sei mesi: che è il tempo massimo nel quale un reato come l’abuso d’ufficio si prescrive.
Il prossimo 30 gennaio, dunque, quelle accuse potrebbero finire dunque nel limbo della prescrizione.
Quello della prescrizione è comunque questione che non investe, almeno per il primo grado di giudizio, i reati più gravi ipotizzati dagli inquirenti, come la truffa ai danni dello Stato.

sabato, gennaio 10, 2009

Inchieste a Napoli: alla Iervolino affidato il..."taglio del nastro"!

La posizione dell'Ordine Avvocati di Salerno sul caso Apicella.

Csm respinge richiesta ricusazione di Apicella: ora sezione disciplinare affrontera' caso Procuratore di Salerno.


(ANSA) - ROMA, 10 GEN - Il Csm ha respinto la richiesta di ricusazione della sezione disciplinare presentata dal procuratore di Salerno, Luigi Apicella.
Lo ha stabilito il collegio supplente. Sara' ora il collegio ordinario della sezione disciplinare, che e' gia' riunito, a decidere sul trasferimento in via di urgenza del magistrato, chiesto dal Pg della Cassazione.
Il ministro Alfano ne ha sollecitato anche la sospensione della funzioni e dallo stipendio e il collocamento fuori ruolo.

La comunicazione dell'avvenuta radiazione dell'avvocato va impugnata innanzi al TAR (Cass. Civ. Sez. Unite n. 29293/2008).

L'AFORISMA.

Il Procuratore Apicella ricusa sezione disciplinare Csm.


Il procuratore di Salerno Luigi Apicella ha presentato istanza di ricusazione nei confronti della sezione disciplinare del Csm che domani dovrà decidere se trasferirlo d’ufficio in via d’urgenza, come ha chiesto il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito.
A quanto si è appreso Apicella ritiene di non poter essere giudicato dal "tribunale delle toghe", in quanto tra gli addebiti a suo carico c’è quello di aver fatto proprie, integrandole nel provvedimento di sequestro del fascicolo Why not, "accuse allusive" e "giudizi denigratori" su decisioni giurisdizionali assunte non solo da altre autorità giudiziarie ma dalla stessa sezione disciplinare del Csm.
Inoltre Apicella ritiene che non possano giudicarlo quei componenti della sezione disciplinare che hanno partecipato ai lavori della Prima Commissione del Csm che nei suoi confronti ha aperto la procedura di trasferimento d’ufficio.

venerdì, gennaio 09, 2009

Cassazione SU Civili: risarcibilità interesse legittimo anche senza dichiarazione d'illegittimità atto.


"Proposta al giudice amministrativo domanda risarcitoria autonoma, intesa alla condanna al risarcimento del danno prodotto dall'esercizio illegittimo della funzione amministrativa, è viziata da violazione di norme sulla giurisdizione ed è soggetta a cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione la decisione del giudice amministrativo che nega la tutela risarcitoria degli interessi legittimi nel presupposto che l'illegittimità dell'atto debba essere stata precedentemente richieta e dichiarata in sede d'annullamento".
(Corte di Cassazione - Sezioni Unite Civili, Sentenza 23 dicembre 2008, n.30254: Interessi legittimi).

Per gli avvocati il pendolo della privacy oscilla tra semplificazioni e rigore sanzionatorio.


L'inizio del 2009 coincide con l'entrata in vigore del codice deontologico privacy per i legali (decreto 2 dicembre 2008 del ministro della giustizia, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 dicembre 2008 n. 300) e con il provvedimento del Garante di semplificazione delle misure minime di sicurezza (provvedimento del garante del 27 novembre 2008 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 9 dicembre 2008) da un lato e dall'altro con il generale incremento delle sanzioni amministrative per violazioni della privacy dovuto al decreto legge 207/2008.
In sostanza gli adempimenti vengono chiariti e semplificati (codice deontologico privacy) e alleggeriti (provvedimento 27 novembre 2008), ma il legislatore non fa sconti e anzi appesantisce le sanzioni in caso di violazione degli adempimenti, seppure ridimensionati.
Vediamo di individuare il quadro delle sanzioni per le fattispecie che più possono interessare gli studi legali.
Informativa.
L'adempimento è previsto dall'articolo 13 del codice della privacy. L'informativa è stata alleggerita come adempimento dal codice deontologico forense: può essere fornita una tantum, anche mediante affissione nei locali dello studio o pubblicazione sul proprio sito internet e anche mediante comunicazioni sintetiche e in stile colloquiale, adatto a essere comprensibile anche a non giuristi.
L'informativa, inoltre, può non comprendere gli elementi già noti alla persona e può essere fornita, anche solo oralmente e può essere omessa per i dati raccolti presso terzi, qualora gli stessi siano trattati solo per il periodo strettamente necessario per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria o per svolgere investigazioni difensive (non sono raccolti presso l'interessato i dati provenienti da un rilevamento lecito a distanza, tale da non interagire direttamente con l'interessato).
Fin qui il codice deontologico privacy. Ma se si viola l'obbligo (come disegnato sia dal dlgs 196/2003 sia da codice deontologico) il decreto 207/2008 ha stabilito sanzioni pesantissime con un raddoppio della sanzione prevista dal testo originario che viene portata nel minimo a 6 mila euro e nel massimo a 36 mila euro, ulteriormente raddoppiabili in caso di violazione di maggiore gravità o addirittura quadruplicabili se la sanzione non è congrua rispetto alle condizioni economiche del contravventore.
Certo sembra studiata ad hoc per i piccoli studi professionali la riduzione della sanzione al valore di 2/5; anzi la relazione illustrativa del decreto 207 spiega che la fattispecie con sanzione più lieve serve a graduare meglio l'afflittività della sanzione a seconda che la violazione sia commessa da soggetti pubblici o privati di grandi dimensioni e disponibilità economiche, piuttosto che da altri soggetti per i quali il pericolo di illeciti e le condizioni economiche possono risultare minori. In sostanza la mano dovrebbe essere più leggera rispetto agli ordinari trattamenti per finalità amministrative e contabili presso piccole e medie imprese o liberi professionisti.
Ma, a parte il fatto che si dovrà verificare in concreto la ricorrenza di questa ipotesi, bisogna considerare che il livello diminuito è quasi pari al livello della sanzione ante modifica: così mentre prima del decreto 207 il minimo edittale si colloca a 3000 euro, il minimo edittale della ipotesi lieve post modifica si colloca a 2.400 euro, mentre i massimi edittali sono rispettivamente di 18 mila e di 14.400 euro.
Insomma l'estremo rigore della sanzione edittale ante modifica è stato ridotto in misura percentuale molto bassa.
Misure minime di sicurezza.
Il quadro delle misure minime di sicurezza è stato sicuramente ridimensionato sia dall'articolo 29 del dl 112/2008 sia dal provvedimento del garante del 27 novembre 2008.
Il decreto 112/2008 ha disposto la possibilità di sostituire il Documento programmatico sulla sicurezza (DPS) con una autocertificazione: la misura, tuttavia, è fruibile solo per i trattamenti effettuati con strumenti elettronici da parte dei soggetti che utilizzano soltanto dati personali non sensibili e che trattano, come unici dati sensibili, quelli inerenti allo stato di salute o alla malattia dei propri dipendenti e collaboratori anche a progetto, senza indicazione della relativa diagnosi, oppure all'adesione a organizzazioni sindacali o a carattere sindacale.
In sostanza i trattamenti effettuati dagli avvocati non possono rientrare nella semplificazione.
I legali possono, invece, avvalersi delle semplificazioni operate con il provvedimento del 27 novembre 2008.
In base a quest'ultima normativa si specifica che le istruzioni agli incaricati del trattamento (dipendenti, personale di segreteria, collaboratori e tirocinanti) possono essere anche fornite oralmente e non necessariamente per iscritto, viene ammesso l'uso di un livello base di credenziale di autenticazione (quella del sistema operativo dell'elaboratore), con minori obblighi di variazione, non si prevede più la procedura della custodia delle copie delle credenziali, ma è sufficiente definire in anticipo le modalità per accedere all'elaboratore in assenza dell'incaricato, si ammette un livello base di profili di autorizzazione e non si fa menzione dell'obbligo di verifica annuale.
La cadenza semestrale dell'obbligo di aggiornamento antivirus diventa sempre annuale, la cadenza semestrale dell'obbligo di aggiornamento antivirus diventa biennale per gli elaboratori non connessi l'obbligo di back up diventa almeno mensile.
Per il DPS l'aggiornamento è subordinato al verificarsi di variazioni e si limita alla descrizione statica e non si richiede una dichiarazione previsionale delle misure di sicurezza da attuare; inoltre non sono più espressamente previsti obblighi formativi annuali per il personale.
Il DPS si alleggerisce, ma le sanzioni si appesantiscono.
Con il dl 207/2008, quanto alle sanzioni penali per violazioni delle misure minime di sicurezza, assistiamo a un maggiore rigore derivante dall'eliminazione della sanzione pecuniaria alternativa alla sanzione detentiva e all'incremento della somma da pagare per ottenere la derubricazione in illecito amministrativo (da 12.500 a 30.000 euro).
Inoltre alla sanzione penale si aggiunge sempre una pesante sanzione amministrativa (fino a 120 mila euro, aumentabile fino a 480 mila euro in casi di maggiore gravità), non estinguibile con pagamento in misura ridotta.
La sanzione amministrativa prevede incrementi per casi di maggiore gravità, per l'ipotesi di livelli non congrui con le condizioni economiche del contravventore e per il caso di concorso di violazioni. Anche per questa fattispecie è stata introdotta la diminuzione di sanzione per l'ipotesi di minore gravità, di cui potranno fruire in particolare i professionisti.
Illecito trattamento dei dati personali.
La violazione di una nutrita serie di disposizioni del codice della privacy costituisce reato ai sensi dell'articolo 167 del codice medesimo.
Alcune di queste disposizioni attengono a prescrizioni specificate nel codice deontologico forense, soprattutto con riferimento al trattamento dei dati sensibili e in genere alle ipotesi di comunicazione dei dati e alla disciplina della conservazione dei fascicoli.
Il decreto legge 207/2008 ha introdotto una sanzione amministrativa di livello pari a quello previsto per le violazioni delle misure minime di sicurezza.
L'intento del legislatore è chiaramente quello di rendere effettive le norme del codice: l'articolo 167 subordina la punibilità al riscontro di un nocumento a carico dell'interessato e quindi le disposizioni richiamate del 167 non sono assistite in concreto dall'applicazione delle relative sanzioni penali.
La sanzione amministrativa di nuova introduzione è slegata dal riscontro dell'evento del nocumento e del dolo specifico e quindi avrà maggiori possibilità di irrogazione.

giovedì, gennaio 08, 2009

C'è arrivato anche Mancino: urge riforma del CSM!

GIUSTIZIA: VIOLANTE, O SI FANNO LE RIFORME O RESTIAMO IN UN PANTANO.


(ASCA) - Roma, 8 gen - ''L'attuale dirigenza dell'Associazione nazionale magistrati deve capire che in un momento di crisi come questo, non bisogna perdere l'occasione di compiere le riforme: non e' possibile che la magistratura sia l'unica a sottrarsi''.
Anche perche', ''altrimenti, quando la crisi finira' e gli altri altri Paesi ripartiranno, noi resteremo ancora in un pantano''.
Lo dice Luciano Violante (Pd), già presidente della Camera ed esponente del Pd, in un'intervista al Corriere della Sera.
Violante invita i magistrati ''a considerare che il quadro istituzionale generale sta cambiando. Tutti perdono qualcosa, e tutti guadagnano qualcosa. Il Senato federale non dara' piu' la fiducia al governo. Alla Camera non si potra' fare ricorso all'ostruzionismo. Il governo potra' avere una corsia preferenziale per i suoi disegni di legge, ma non potra' mettere piu' la fiducia. Le Regioni dovranno abituarsi a gestire i propri bilanci e non potranno piu' contare su ripianamenti a pie' di lista. La magistratura dovra' avere dei contrappesi''.

mercoledì, gennaio 07, 2009

Elezioni Cassa Forense: le liste del Collegio di Salerno.



ELEZIONE DEI COMPONENTI IL COMITATO DEI DELEGATI DELLA CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA ED ASSISTENZA FORENSE (2007-2009).
COLLEGIO DI SALERNO
LISTE ELETTORALI AMMESSE

Lista n. 1 “ Per una previdenza stabile e sicura”.
Avv. Gabriele Capuano
Avv. Rosario Manzo

Lista n. 2
Avv. Lucia Ragone
Avv. Vito Carabotta

Lista n. 3
Avv. Andrea Baratta
Avv. Americo Montera

Lista n. 4 “Per un presente tutelato ed un futuro garantito”.
Avv. Anna De Nicola

Lista n. 5 “Per aspera ad astra”.
Avv. Domenico Squillante
Avv. Stefania Marchese

LA COMMISSIONE ELETTORALE
DEL COLLEGIO DI SALERNO

IN MEMORIA DELL’AVV. GUSTAVO MARANO.



Nel giorno di vigilia della festa dell’Epifania, ci ha lasciati – alla veneranda età di 95 anni - il decano dell’Avvocatura Salernitana: l’Avv. Gustavo Marano.
Noi tutti gli volevamo bene, perché era un uomo di fervente fede cristiana e – soprattutto – un Avvocato integerrimo.
L’ultima volta che ci siamo incontrati, quali avversari in una causa, qualche anno fa, lo abbiamo trovato in attesa paziente, in una caotica aula d’udienza della sezione stralcio, intento a recitare il Rosario!
La sua passione per la poesia ed i suoi versi “naif” facevano tenerezza a tutti, per la limpidità dei sentimenti espressi.
Adesso che l’Avv. Marano è tornato alla casa del Padre, che ha tanto amato, non vogliamo fargli mancare una poesia.
Pubblichiamo una sua stessa poesia, forse una delle ultime, che scrisse nel 2004 in occasione della dipartita dell’Avv. Alberto Clarizia.
Addio Avv. Marano e grazie d'avere onorato la Toga.
Salerno, 7 gennaio 2009.
consiglioaperto

martedì, gennaio 06, 2009

Sessione disciplinare del COA di Salerno.



CONSIGLIO DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI DI SALERNO
ORDINE DEL GIORNO
Tornata del 16.01.2009 ore 16,00

I. Celebrazione procedimento disciplinare a carico Avv.G.B.-Rel.Cons.Avv.Majello

II. Celebrazione procedimento disciplinare a carico Avv.A.D.-Rel.Cons.Avv.Majello

III. Celebrazione procedimento disciplinare a carico Avv.G.F.-Rel.Cons.Avv.Cacciatore

IV. Celebrazione procedimento disciplinare a carico Avv.U.C.-Rel.Cons.Avv.Visconti


Il Presidente
Avv.Americo Montera
Il Consigliere Segretario
Avv.Gaetano Paolino

Ordine Avvocati di Salerno: calendario dei Consiglieri di turno (mese di febbario 2009).

COA SALERNO: O.D.G. DELLA TORNATA FISSATA PER IL GIORNO 09/01/2009.




CONSIGLIO DELL'ORDINE AVVOCATI DI SALERNO

ORDINE DEL GIORNO

Tornata del 09.01.2009 (ore 16,00)

I. Lettura ed approvazione verbale precedente
II. Comunicazioni del Presidente
III. Iscrizioni e cancellazioni
IV. Pareri
V. Pareri Magistratura Onoraria-Rel.Cons.Avv.Altieri
VI. Ammissioni Gratuito Patrocinio-Rel.Cons.Avv.Visconti
VII. Nomina responsabile-organizzatore-coordinatore Formazione permanente continua anno 2009, nell'ambito della già formata Commissione Consiliare(Avv.ti Nocilla,Scuccimarra,Spirito,Toriello)
VIII. Esame-ultimo e definitivo del Regolamento per la Formazione con i contributi emersi dalla riunione 16.12.2008 e della missiva 2.1.09-Determinazioni-Rel. Presidente
IX. Inaugurazione Anno Giudiziario 2009-Determinazioni
X. Pianta Organica-Rell.Cons.Avv.i Paolino e Visconti
XI. Sussidi e contributi
XII. Varie ed eventuali


Il Presidente
Avv.Americo Montera

Il Consigliere Segretario
Avv.Gaetano Paolino

Ordine Avvocati di Salerno: calendario dei Consiglieri di turno (mese gennaio 2009).

Corso di aggiornamento in Diritto e Procedura Penale, organizzato dal COA di Salerno (POF anno 2009).





lunedì, gennaio 05, 2009

Buona Befana da "consiglioaperto".

Il presepe "antigiustizialista".

Per le professioni serve l’immediata abolizione della maldestra Bersani.


Con la consueta puntualità il CCBE ha di recente richiamato la risoluzione del 5 aprile 2001 nella quale il Parlamento europeo ha affermato che le professioni rappresentano uno dei pilastri del pluralismo e che va garantita l’indipendenza dei professionisti all’interno della società.
Il nuovo ordinamento forense è, quindi, un’emergenza, oltre che un’urgenza. L’avvocatura attende dal 1933 una nuova legge professionale. Nelle more, si deve, purtroppo, registrare il maldestro intervento attuato con la legge Bersani che ha violato la Costituzione e la normativa europea.
Il Parlamento Ue e la Corte di giustizia europea hanno più volte riconosciuto l’alta funzione sociale, l’indipendenza, il segreto e la confidenzialità quali valori fondamentali della professione di avvocato, considerandoli di pubblico interesse. Bersani ha, invece, ignorato questi principi sancendo norme ispirate ad un criterio di concorrenza dei prezzi, inapplicabili al mondo professionale, che finisce per ridurre la qualità del servizio a detrimento dei consumatori.
In una recente ricerca del Censis, promossa dal C.N.F., si è rilevato che il cliente medio non ha interesse specifico a quanto e a come si affaccia nella professione di avvocato la logica di mercato.
Ciò che gli interessa di più è che questo professionista sia competente e possa risolvere il suo problema. Secondo l’indagine Censis solo lo 0,5 per cento dei cittadini segue per la scelta del professionista il consiglio di una pubblicità.
La logica della legge Bersani non ha, quindi, alcun reale fondamento. L’abolizione delle tariffe e dei minimi degli onorari è un intollerabile intervento legislativo che va subito rimosso.
La legge Bersani va immediatamente abrogata anche per un’altra ragione: fissa la nullità delle norme deontologiche.
Con ciò ignorando che i codici deontologici hanno un fondamento costituzionale per effetto dell’art. 118, comma 4, della Costituzione, che fissa il principio di sussidiarietà orizzontale.
In questo quadro normativo si colloca la richiesta di abrogazione della legge Bersani, ancor prima dell’approvazione della nuova legge professionale.
D’altra parte, nei disegni di legge presentati al Parlamento si prospettano norme che invalidano i principi della Bersani.
Tanto vale anticiparne l’efficacia.
Nello specifico, nel testo che l’avvocatura sta predisponendo è previsto che gli onorari minimi e massimi, indicati nelle tariffe professionali approvate ogni due anni, sono sempre vincolanti, a pena di nullità.
Segue il ripristino del divieto di patto di quota lite, con la previsione di nullità degli accordi che attribuiscono all’avvocato una quota del risultato della controversia.
di Maurizio de Tilla – Presidente Oua

Il piacere dell'onestà!

domenica, gennaio 04, 2009

Giustizia, Amato: «No ai teoremi dei Pm, ma c’è un problema di classe dirigente»


ROMA (4 gennaio) - Giuliano Amato sta rimettendo a posto le sue carte a casa e soffre un po’ il freddo.
Torinese, 70 anni ma solo all’anagrafe, ex premier, ministro dell’Interno, costituzionalista e tennista: infatti butta anche un occhio sulla tv dove va in onda il torneo di Abu Dhabi.
Parliamo di Napoli, dei giudici che incarcerano i politici, della politica che si ribella.
«E’ una questione non risolta dal costituente, che poi si è trascinata fino ad oggi. Sul ruolo dei pubblici ministeri si discusse molto nell’Assemblea costituente finendo con un compromesso. Anche per loro garanzie di indipendenza, ma non necessariamente quelle del giudice. Quali però la Costituzione non lo dice. E dopo, siamo rimasti a mezza via fra processo inquisitorio e processo accusatorio».
Lei come lo vorrebbe il pm?
«Ho sempre sostenuto una più rigorosa distinzione delle funzioni. La separazione delle carriere la vedo male. Perchè rischia di trasformare il pm in un super poliziotto».
Dunque?
«Invece di pensare a nuove norme, se ci fossimo chiesti: ma quale cultura hanno questi pubblici ministeri? Come li formiamo? Come mai così spesso capita che la teoria della Cupola, imparata giustamente in materia di lotta alla mafia, venga estesa altrove facendo prevalere impostazioni deduttive sulla ricognizione dei fatti? E’ un problema culturale. Preoccupiamoci dunque della formazione: il magistrato deve accertare prima i fatti, poi arrivare alla Cupola, e non viceversa».
Insomma fatti e non teoremi.
«Ricordo un bel film di Alberto Sordi la cui morale era: non sono io che devo provare che sono innocente, è lui che deve provare che sono colpevole. A dirla così è ovvia, ma ad essere Ottaviano Del Turco è ben diverso».
A proposito di Del Turco, c’è una bella fetta di Pd che ora si pente di non aver difeso subito i propri inquisiti.
«Appena fu arrestato fui il primo a dire che non ritenevo credibile una cosa simile. Non ho mai cambiato opinione. Da costituzionalista e non da garantista dico: c’è qualcuno che deve provare che lui abbia avuto dei soldi. Non è lui che deve provare di non averli avuti, sia chiaro».
Napolitano auspica il dialogo sulla giustizia. Il pd Tenaglia propone tre giudici anziché uno...vede spiragli?
«Giriamo sempre intorno alle stesse questioni. La proposta di rendere collegiale il Gip riemerge spesso nel corso degli anni. Fortunatamente da noi c’è scarsa memoria storica, quindi si fanno di continuo delle scoperte. Non mi riferisco a Tenaglia, parlo in generale. Anche io, in passato, non escludo d’averla fatta questa proposta».
Dica, dica.
«Non è mai andata avanti perché, come dicono Casson e gli altri, tre sono tanti e costano. La Consulta poi sostiene che chi fa il Gip dev’essere uno che non s’è mai occupato prima della questione e uno che non se ne occuperà dopo. Con questi chiari di luna dove la troviamo tutta questa gente? Il nostro asino casca sempre sullo stesso ostacolo. Povera creatura».
Il problema è avere la voglia e la forza di dialogare, no?
«Dialogare non vuol dire trovarsi d’accordo per forza. Il dialogo non è destinato all’intesa, ma è quel modo di discutere che può portare ad un’intesa. Se dico: con te non ci parlo, andate a morì ammazzati te e tua sorella... (Amato ride) è difficile trovare un’intesa».
Dunque, Berlusconi e Veltroni che dovrebbero fare?
«Non esiste altro modo di stare nelle istituzioni che dialogare. Non sentendosi obbligati ad andare d’accordo o a concluderlo. Ma trattando le questioni con la buona fede di chi, se poi ravvisa un pezzo di soluzione, la prende. La Dc e il Pci erano divisi da una questione di regime, ma riuscivano a intendersi in Parlamento su singole questioni».
Magari noi...
«Infatti è un segno della miseria dei tempi».
Sulle intercettazioni che pensa?
«Avevo collaborato attivamente al disegno di legge Mastella ed era un’ottima soluzione, che non impediva tuttavia ai magistrati di fare intercettazioni su un ampio ventaglio di reati, ivi inclusi quelli nella Pubblica amministrazione. Da ex ministro dell’Interno sconsiglio vivamente la limitazione».
Perché?
«Ho scoperto che la propensione a parlare per telefono è più invincibile delle propensioni erotiche».
Accidenti.
«Persone che tutto potevano aspettarsi fuorché di non essere controllate al telefono parlavano con una voluttà...cosa che fa felice il mio amico Bernabé in Telecom, ma che uno al Viminale benedice ugualmente. Aiuta molto».
La soluzione?
«Il magistrato deve distruggere ciò che è irrilevante. Punto».
E la stampa che pubblica?
«Voi siete l’ultimo anello, che non esime dalla responsabilità morale di non fornire materiale al voyerismo nazionale. E’ una questione di civiltà».

di Claudio Rizza

Tratto da: http://www.ilmessaggero.it.

ARRIVERA' LA BEFANA ANCHE PER L'ITALIA?

....Gli esiti dei processi istruiti dal PM Woodcock!

venerdì, gennaio 02, 2009

ANM: CON PROPOSTA TENAGLIA RISCHIO TILT TRIBUNALI.


(AGI) - Roma, 2 gen. - "Abbiamo bisogno di una riforma organica non di interventi settoriali, che necessitano di valutazioni dell'impatto sul sistema".
Con queste parole il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, risponde a chi gli chiede un commento sulla proposta avanzata dal ministro della Giustizia del governo ombra del Pd Lanfranco Tenaglia, secondo il quale sulle misure cautelari la decisione andrebbe affidata a un collegio di magistrati e non piu' ad un solo giudice.
"Con l'attuale sistema degli organici - sottolinea Palamara - il giudice collegiale per l'applicazione della misura cautelare rischierebbe di mandare in tilt i tribunali, soprattutto quelli piccoli, per le situazioni di incompatibilita' che verrebbero a determinarsi tra giudice della cautela e giudice del dibattimento".

giovedì, gennaio 01, 2009

Vitalone, un Dc schierato contro la sinistra.


Per capire la storia di Claudio Vitalone, morto ieri a 72 anni, e valutare correttamente le feroci polemiche che hanno spesso cercato di infangarne il profilo professionale, politico e persino umano bisogna rileggersi «La toga rossa».
È un libro del 1998 nel quale Francesco Misiani, già collega di Vitalone alla Procura di Roma, racconta la propria avventura di magistrato dichiaratamente e orgogliosamente di sinistra. Misiani parla per la prima volta di Vitalone ricordando di essere stato da lui denunciato, insieme ad altri colleghi, per «fiancheggiamento delle Brigate Rosse».
Il Consiglio Superiore della Magistratura avrebbe poi benevolmente assolto tutti, ma Misiani ammette di essersi quanto meno esposto ai sospetti.
«Molti di noi - racconta - avevamo avuto, all'inizio degli anni Settanta, rapporti con frange della sinistra extraparlamentare».
A rileggere le carte dei procedimenti allora subiti «mi è tornato in mente - racconta ancora Misiani - il Collettivo politico giuridico. Dio mio, le serate che ci ho passato. Eravamo, diciamo così, un gruppo di giuristi a cui si accompagnavano militanti di tutte le formazioni della sinistra extraparlamentare: da Lotta continua a Potere operaio, a Servire il popolo... Io tenevo un corso di diritto penale. E mi sfinivo in infinite discussioni sul ruolo del diritto, su come allargare la partecipazione della giustizia a quelli che allora ritenevamo soggetti rivoluzionari».
La condivisibile diffidenza di Vitalone, approdato alla magistratura dalla Polizia, verso colleghi così immersi in ambienti dai quali avrebbe poi attinto il terrorismo fu rapidamente ricambiata.
Sentite come lo descrive lo stesso Misiani, non perdonandogli ancora la denuncia: «Claudio Vitalone era il vero procuratore della Repubblica di Roma. I suoi legami con Andreotti ed Evangelisti non solo non erano dissimulati ma, al contrario, ostentati. In Procura aveva affinato la capacità di costruire intorno a sé un consenso codino. Nell'Italia di quegli anni un magistrato difficilmente poteva permettersi una cena in un ristorante di lusso. E lui portava la sua cerchia nei migliori locali. Colpiva l'immaginazione dei giovani sostituti ostentando l'ufficio più grande e luminoso, le segretarie più carine e capaci, la disponibilità continua di ingressi omaggio per cinema e teatri».
Vitalone comincia così a diventare un mostro, al pari dell'avvocato Wilfredo, inizialmente colpevole soprattutto di essergli fratello.
Quando, eletto senatore nelle liste della Dc in un collegio blindatissimo della Puglia scelto per lui da Andreotti, egli continua la sua giusta battaglia con interrogazioni ed altre iniziative politiche contro i magistrati affascinati dall'ideologia della sinistra più o meno rivoluzionaria, si becca le aggressioni de Il Manifesto.
Eccone, per esempio, titoli e sommari di prima pagina di giovedì 14 febbraio 1980: «C'è del marcio a palazzo di Giustizia? 36 procuratori chiedono un'indagine. Storia documentata del dottor Vitalone».
Che, senza neppure la decenza d'obbligo di un condizionale, «è un uomo corrotto, è un giudice disonesto, è un senatore che si può comprare».
E ancora: «La parola giustizia a Roma suona derisione per la sua presenza. Ma nessuno lo ferma».
Cercarono di provvedervi, dopo un po' d'anni, i magistrati che lo trascinarono, insieme con Andreotti, addirittura nel processo per l'assassinio di Mino Pecorelli.

Francesco Damato