domenica, febbraio 18, 2007

L'attuale crisi del diritto naturale.

Vorrei molto brevemente parlare dei due rischi attuali del diritto, che hanno entrambi anche una componente teologica e pertanto non riguardano solo i giuristi, ma anche i teologi.
La "fine della metafisica", che in ampi settori della filosofia moderna viene presupposta come un fatto irreversibile, ha condotto al positivismo giuridico che oggi ha assunto soprattutto la forma della teoria del consenso: come fonte del diritto, se la ragione non è più in grado di trovare il cammino verso la metafisica, vi sono per lo Stato solo le comuni convinzioni sui valori dei cittadini, convinzioni che si rispecchiano nel consenso democratico.
Non la verità crea il consenso, ma il consenso crea non tanto la verità, quanto ordinamenti comuni. La maggioranza determina ciò che deve valere come vero e come giusto. Ciò significa che il diritto é esposto al gioco delle maggioranze e dipende dalla coscienza dei valori della società del momento, che a sua volta è determinata da molteplici fattori.
Matrimonio e famiglia sono sempre meno le forme portanti della comunità statuale e vengono sostituite da molteplici, spesso labili e problematiche forme di convivenza.
La relazione fra uomo e donna diviene conflittuale, ed ugualmente la relazione fra le generazioni. Anche la vita umana è qualcosa di cui si può disporre - aborto ed eutanasia non vengono più esclusi dagli ordinamenti giuridici.
Nell'ambito degli esperimenti sugli embrioni e della medicina dei trapianti si delineano forme di manipolazione della vita umana, nelle quali l'uomo si arroga non solo di poter disporre della vita e della morte, ma anche del suo divenire e del suo essere.
Così recentemente si è giunti a reclamare perfino la selezione e l'allevamento programmato per il continuo sviluppo del genere umano, e l'essenziale diversità dell'uomo nei confronti dell'animale è messa in discussione.
Poiché negli stati moderni la metafisica e con essa il diritto naturale sembra essere definitivamente venuto meno, è in corso una trasformazione del diritto, i cui passi ulteriori non sono ancora prevedibili; il concetto stesso di diritto perde i suoi contorni precisi.

Vi è ancora una seconda minaccia del diritto, che oggi sembra essere meno attuale di quanto non lo era ancora dieci anni fa, ma può in ogni momento riemergere e trovare agganci con la teoria del consenso.
Penso alla dissoluzione del diritto per mezzo dello spinta dell'utopia, cosi come aveva assunto forma sistematica e pratica nel pensiero marxista. Il punto di partenza era qui la convinzione cha il mondo presente è cattivo - un mondo di oppressione e di mancanza di libertà, esso dovrebbe essere sostituito da un mondo migliore da pianificare e da realizzare adesso.
La vera ed ultimamente unica fonte del diritto diviene ora l'immagine della nuova società; morale e con importanza giuridica è ciò che serve all'avvento del mondo futuro.
A partire da questo criterio si è venuto elaborando il terrorismo, che si riteneva pienamente come un progetto morale; uccisione e violenza appaiono come azioni morali, perché erano al servizio della grande rivoluzione, al servizio della distruzione dell'attuale mondo cattivo e servivano al grande ideale della nuova società.
Anche qui é data per scontata la fine della metafisica, al cui posto subentra in questo caso non il consenso dei contemporanei, ma il modello ideale del mondo futuro.

Vi e anche una origine criptoteologica di questa negazione del diritto.
A partire da questa si comprende perché vaste correnti della teologia - innanzitutto le diverse forme di teologia della liberazione - erano così soggette a questa tentazione. Anche queste connessioni non mi é possibile presentare qui per esteso.
Mi accontenterò dell'accenno al fatto che un malinteso paolinismo ha dato molto presto occasione per interpretazioni del cristianesimo radicali ed anche anarchiche. Per non parlare dei movimenti gnostici, nei quali inizialmente si svilupparono queste tendenze, che insieme con il no al Dio creatore includevano anche un no alla metafisica, al diritto creaturale ed al diritto naturale. Non ci soffermiamo qui sulle inquietudini e le agitazioni sociali del sedicesimo secolo, nell'ambito delle quali le correnti radicali della riforma diedero vita a movimenti rivoluzionari ed utopistici. Mi soffermo piuttosto su di un fenomeno apparentemente molto più innocuo, su di una forma di interpretazione del cristianesimo che dal punto di vista scientifico apparirebbe come totalmente rispettabile e che il grande giurista evangelico Rudolph Sohm ha sviluppato nel secolo scorso.
Egli propose la tesi, che il cristianesimo come vangelo, come rottura della legge originariamente non avrebbe potuto e voluto includere alcun diritto, ma la Chiesa sarebbe inizialmente nata come "anarchia spirituale", che poi certamente a partire dalle necessità esterne dell'esistenza ecclesiale già verso la fine del primo secolo sarebbe stata sostituita da un diritto sacramentale.
Al posto di questo diritto, che per cosi dire era fondato sulla carne di Cristo, sul corpo di Cristo ed era di natura sacramentale, sarebbe poi subentrato nel medioevo il diritto non più del corpo di Cristo, ma della corporazione dei cristiani, appunto quel diritto ecclesiale, che da allora noi conosciamo.
Ma il vero modello restava per Sohm, l'anarchia spirituale: in realtà nella condizione ideale della Chiesa non dovrebbe esserci bisogno di nessun diritto.
Nel nostro secolo a partire da tali posizioni divenne di moda la contrapposizione fra la Chiesa del diritto e la Chiesa dell'amore: il diritto fu presentato come l'opposto dell'amore. Un simile contrasto può certamente emergere nella concreta applicazione del diritto, ma innalzare questo a principio stravolge l'essenza del diritto così come l'essenza dell'amore. Queste concezioni ultimamente avulse dalla realtà, che non giungono fino allo spirito dell'utopia, ma le sono apparentate, si sono ampiamente diffuse nella nostra società. Il fatto che dagli anni cinquanta "Law and Order" (Legge ed ordine) siano divenute un insulto, anzi, "Law and Order" siano fatti passare come fascistoidi, dipende da queste concezioni. L'ironizzazione del diritto apparteneva per altro ai fondamenti del nazionalsocialismo (non conosco sufficientemente la situazione per quanto riguarda il fascismo italiano). Nei cosiddetti anni della lotta il diritto fu molto consapevolmente calpestato e contrapposto al cosiddetto sano sentimento popolare. Successivamente il "Fuhrer" fu dichiarato come l'unica fonte del diritto e cosi l'arbitrio fu messo al posto del diritto. La denigrazione del diritto non è mai ed in nessun modo al servizio della libertà, ma è sempre uno strumento della dittatura. La eliminazione del diritto è disprezzo dell'uomo; ove non vi è diritto, non vi è libertà.

A questo punto anche alla vera domanda di fondo cui mi vado dirigendo con queste riflessioni, può essere data una risposta purtroppo solo in modo assai sintetico - alla questione cioè di che cosa la fede e la teologia possano e debbano fare in questa situazione per la difesa del diritto. Vorrei in modo molto sommario e certamente insufficiente accennare ad una risposta proponendo le seguenti due tesi:

1. L'elaborazione e la strutturazione del diritto non é immediatamente un problema teologico, ma un problema della "recta ratio", della retta ragione. Questa retta ragione deve cercare ti discernere, al di là delle opinioni e delle correnti di pensiero, ciò che è giusto, il diritto in se stesso, ciò che è conforme all'esigenza interna dell'essere umano di tutti i luoghi e che lo distingue da ciò che è distruttivo dell'uomo. Compito della Chiesa e della fede é contribuire alla sanità della "ratio" e per mezzo della giusta educazione dell'uomo conservare alla sua ragione la capacita di vedere e di percepire. Se questo diritto in se lo si vuol chiamare diritto naturale od in altro modo, é un problema secondario. Ma laddove questa esigenza interiore dell'essere umano, che come tale è orientato al diritto, laddove questa istanza, che va al di là delle correnti mutevoli, non può più essere percepita e quindi la "fine della metafisica" è totale, l'essere umano nella sua dignità e nella sua essenza è minacciato.

2. La Chiesa deve fare un esame di coscienza sulle spinte distruttive del diritto, che hanno avuto origine da interpretazioni unilaterali della sua fede e hanno contribuito a determinare la storia di questo secolo. Il suo messaggio supera l'ambito della semplice ragione e rinvia a nuove dimensioni della libertà e della comunione. Ma la fede nel creatore e nella sua creazione è inseparabilmente congiunta con la fede nel redentore e nella redenzione. La redenzione non dissolve la creazione ed il suo ordine, ma al contrario ci restituisce la possibilità di percepire la voce del creatore nella sua creazione e così di comprendere meglio i fondamenti del diritto. Metafisica e fede, natura e grazia, legge e vangelo non si oppongono, ma sono intimamente legati. L'amore cristiano, come lo propone il discorso della montagna, non può mai divenire fondamento di un diritto statuale. Esso va molto al di là ed é realizzabile almeno embrionalmente solo nella fede. Ma esso non è contro la creazione ed il suo diritto, bensì si fonda su di esso. Ove non vi è un diritto, anche l'amore perde il suo ambiente vitale. La fede cristiana rispetta la natura propria dello Stato, sopratutto dello Stato di una società pluralista, ma sente anche la sua corresponsabilità affinché i fondamenti del diritto continuino a rimanere visibili e lo Stato non sia esposto privo di orientamenti soltanto al gioco di correnti mutevoli. Poiché in questo senso, pur con tutte le distinzioni fra ragione e fede, ha diritto statuale da elaborare con l'aiuto della ragione e struttura vitale della Chiesa, tuttavia entrambi gli ordinamenti sono in una relazione reciproca od hanno una responsabilità l'uno per l'altro, questo dottorato onorifico è per me allo stesso tempo occasione di gratitudine e richiamo ad un impegno nel mio lavoro.

Card. JOSEPH RATZINGER
(Discorso di ringraziamento tenuto il 10/11/1999, in occasione del conferimento dalla laurea honoris causa in giurisprudenza da parte della LUMSA)

mercoledì, febbraio 14, 2007

ARRIVA “CONSIGLIOPOLI”?



Dopo tangentopoli, calciopoli, vallettopoli, qualcono è convinto che a Salerno vivremo la stagione di “Consigliopoli”.

Francamente non ne siamo convinti e non lo auspichiamo, non fosse altro perché la nostra categoria professionale è - da sempre – avezza a lavare in famiglia i “panni sporchi”.

Il dato politico, però, è forte ed allarmante.

Qualcuno, di certo tra “color che possono”, sembra convinto di essere svincolato da ogni regola e da ogni controllo, quasi che il governo della classe forense fosse “cosa loro”, senza obblighi di rendiconto.

Invece si tratta di una delega, non certo in bianco, della quale bisognerà pur rispondere a tutti i colleghi, con chiarezza e senza reticenze.

L’epoca dei “politburo” e delle decisioni assunte nelle “secrete stanze” è da molto tempo finita.

Non tutti, però, se ne sono accorti!

martedì, febbraio 06, 2007

UNA REGOLA VALIDA PER OGNI AVVOCATO.



"Siate sempre capaci di sentire nel profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. E' la qualità più bella di un rivoluzionario. "

Ernesto Che Guevara

giovedì, febbraio 01, 2007

CITTADELLA GIUDIZIARIA: FARA' LA FINE DELLO "SVINCOLO" DI FRATTE?



Oggi è apparso sul quotidiano "Il Mattino", l'articolo che di seguito riproduciamo testualmente.

Lo facciamo perchè ci sembra che sulla vicenda vi debba essere un'immediata e precisa presa di posizione da parte dell'Avvocatura salernitana e - per essa - da parte del Consiglio Forense.

Non vogliamo che qualche sciagurato provvedimento di sequestro penale trasformi l'agognata "cittadella giudiziaria" in un'incompiuta (come lo svincolo di Fratte): ennesima beffa per avvocati ed utenti.

Chi può intervenga subito!
consiglio aperto


"Una lettera-appello, densa di indicazioni precise sul che fare« per accelerare i lavori della Cittadella giudiziaria, è stata inviata al Guardasigilli Mastella dal segretario della Feneal-Uil Luigi Ciancio. L’iniziativa nasce dall’inchiesta giudiziaria aperta dalla Procura. Dapprima una radiografia dello ”stato dell’arte”. L'opera ha accumulato 18 mesi di ritardo rispetto al cronoprogramma operativo, attualmente è giunta al 50% del totale con le opere in cemento armato al 90%. Entro pochi giorni verranno avviate le istallazioni dei pannelli, l'avvio degli impianti elettrici ed a seguire gli infissi. Nel mese di maggio verranno ultimate le pareti divisorie. «Presumibilmente - scrive Ciancio - per la fine del 2008 le opere appaltate verranno tutte ultimate». Ma il sindacalista avverte: «L'opera non è completa, ed in queste condizioni non potrà entrare in funzione con il rischio, paradossale, di veder trasformata la Cittadella Giudiziaria in una realizzazione abbandonata se non addirittura vandalizzata per scarsa sorveglianza». Una eventualità già verificatasi, ricorda Ciancio, in altri centri della Campania. «Credo che nessuno voglia questo destino per la Cittadella, soprattutto Lei - scrive Ciancio rivolgendosi a Mastella - che all'apertura del nuovo anno giudiziario ha posto, giustamente con forza e determinazione, la questione dei finanziamenti della giustizia». Dalla premessa all’inidcazione delle cose da fare: definizione delle gare d'appalto per l'ultimazione dei corpi di fabbrica E ed F che verranno consegnati al grezzo; avviare la gara per appaltare gli impianti di sicurezza attiva interni ed esterni; predisporre la cablatura informatica; predisporre la gara per gli arredi e per l'informatica; dotare la Cittadella di una centrale fotovoltaica per abbattere la spesa energetica. «Per consentire tali operazioni - sottolinea Ciancio - appare fondamentale individuare le risorse economiche e impegnarle per l'ultimazione reale della Cittadella giudiziaria». E conclude il sindacalista rivolgendosi al ministro: «Tutto è nelle sue mani per evitare quanto di negativo è stato prospettato. Mi permetto dirLe che sarebbe davvero importante una Sua visita all'opera: un segnale importante per la comunità salernitana, un ulteriore stimolo per i lavoratori, tecnici e l'impresa». Appello accorato e una chiara sollecitazione a fare presto, quella che parte dal sindacato impeganto in prima linea sul terreno del completamento delle grandi infrastrutture alle quali è legato il decollo economico e produttivo del capoluogo. Il timore del tutto evidente, affacciato dal segretario della Feneal-Uil, è l’avvitarsi della situazione nel circolo di quel giro vizioso che rischierà di consegnare la Cittadella all’elenco delle grandi «incompiute»."

mercoledì, gennaio 31, 2007

I LAVORI DEL CONSIGLIO DELL'ORDINE.


TORNATA CONSILIARE DEL GIORNO
06/02/2007 (ore 16)
ORDINE DEL GIORNO

1. Lettura ed approvazione verbali precedenti;
2. Comunicazioni del Presidente;
3. Iscrizioni e cancellazioni;
4. Ricorsi a carico iscritti;
5. Calendarizzazione procedimenti disciplinari;
6. Ammissioni gratuito patrocinio;
7. Sussidi e contributi;
8. Varie ed eventuali.

IN RICORDO DELL'AVV. LUIGI DE NICOLELLIS: UN INDIMENTICABILE MAESTRO.



E' passato oltre un lustro dalla morte dell' Avv. LUIGI de NICOLELLIS.
Il Consiqlio dell'Ordine degli Avvocati di Salerno ne ha celebrato la figura di Professionista e di Presidente dell'Ordine intitolando al Suo nome quell'aula del Consiglio, nel Palazzo di Giustizia, sede del Suo Studio, che lo vide, per 23 anni, guida sapiente e tenace delle sorti dell' Avvocatura salernitana.
In anni difficili per l' Avvocatura, segnati da problematiche generali (connesse all'enorme aumento del numero degli iscritti agli Albi, al mutamento delle regole per accedere alla Professione e per il suo esercizio) e particolari del Foro di Salerno (connesse, principalmente, alla sopravvenuta insufficienza delle strutture edili del Circondario), fu sempre presente in tutti i dibattiti tenutisi sugli indicati argomenti - a livello locale e centrale - facendo sentire la Sua voce (anche attraverso vibrati interventi sul Foglio "LA GIUSTIZIA") in assoluta autonomia di giudizio, libera ogni condizionamento, sui problemi e sulle necessità dell'Avvocatura in generale e, più specificatamente, di quella salernitana.
Non trascurò, però, di occuparsi anche deqli aspetti più particolari e formali della Professione, ricordando, tra l'altro, agli Avvocati di vestire la toga in udienza (anche in quelle civili, almeno nella pubblica udienza di discussione) e di aver sempre cura della propria immagine sia in udienza che fuori dell' udienza negli altri momenti che caratterizzano la vita dell' Avvocato sia all' interno che all' esterno del Foro, per la Funzione svolta, indispensabile e gravosa come quella del giudizio, riservata ai magistrati.
Ricordava che - a ben riguardare - alla fine e lungi dall'essere un mero gioco verbale, la forma, come in certe questioni di diritto (e prima ancora nelle dissertazioni dei Filosofi) si risolveva nella stessa sostanza e che la sostanza era inseparabilmente la stessa forma.
Ho detto che Egli fece sentire la Sua voce a difesa della Classe, in tutte le sedi, ma più di ogni altro luogo la Sua voce fu avvertita nel Foro salernitano, che lo vide per circa 50 anni tra i primi Avvocati civilisti.
La Sua voce, il tono della Sua voce per chi lo ha conosciuto era, ancor più del gesto e del volto, la prima percepita espressione della Sua persona che - completata dal tratto misurato e signorile e dall'affabile sorriso - lo rendeva immediatamente ben accetto all' ascoltatore.
Ognuno ha la sua voce ed è inconfondibile per la Sua voce, quasi suggello della persona, quel Suo naturale, leggero pizzicare la "erre", alla francese, lungi dal costituire una nota snobistica o pertubatrice nell'articolazione del discorso, aumentava, attraverso la giusta modulazione del timbro, l'incisività del Suo dire e catturava maggiormente l'attenzione dell' ascoltatore, intento a seguire con maggiore concentrazione il rapido svolgersi dei concetti espressi con toni insinuanti ed efficaci, quasi che quell'appena avvertito strascicare della consonante, dando una insolita accellerazione alle parole ed alla frase, consentisse ai concetti di raggiungere più rapidamente colui che ascoltava, reso - perciò - più attento per non perdere alcun passaggio o sviluppo del discorso.
Ricordo il discorso commemorativo che tenne per la morte dell' Avv. Mario Parrilli, Presidente dell' Ordine; l' uditorio (le Aule De Felice e Parrilli erano gremite fino all'inverosimile) fu letteralmente rapito ed affascinato dalla ricostruzione storica che Egli fece della Salerno dell' inizio del secolo scorso e dal racconto della vita e del valore dell' eccelso Avvocato Penalista.
Tutti gli Avvocati presenti capirono che il Foro di Salerno aveva trovato nell'oratore l'erede legittimo di un così eccelso predecessore.
Eletto, subito dopo (veniva casi rispettato anche il principio non cadi ficato dell' alternanza Foro che aveva spesso visto alla Presidenza "un civilista" seguire "un penalista" o viceversa), Presidente dell' Ordine, fu confermato nella carica per 23 anni.
Lo stesso movimento ed impianto stilistico della voce potremmo ritrovare intatto nelle volute del suo periodare.
Nello scritto preferiva il discorso diretto, esporre il "fatto" come racconto della vicenda umana che aveva dato luogo alla causa.
La frase - complessa, ma ben articolata - era sempre incentrata, nel suo costrutto. su di una proposizione principale, cui faceva seguire. quasi a dare maggiore esplicitazione e forza ai concetti già espressi, una o più secondarie o consecutive (tra di loro, a volte, legate da incidentalità o subordinazione).
Sapienti distribuzioni (padrone della testualità, usava con grande proprietà i segni di interpunzione) e serrato fraseggio rendevano quegli scritti sempre nitidi e chiari: un' arte che ritrovava la sua origine nel Suo stesso naturale, lieve discorrere.
Nel Suo scritto si coglieva un' ansia, una tensione, diretta a catturare il lettore alla Sua tesi.
Non senza rinuciare, all'occorrenza, a digressioni colte o a riferimenti classici.
Il Suo fu uno stile di scrittura del tutto personale, molto moderno, senza ingombri, senza pesi.
Il contenuto delle Sue difese era essenziale: non amava indugiare sui piccoli punti controversi, anche se favorevoli, preferendo cosi affrontare fin dalle prime battute del processo i punti "nodali" della causa (quegli stessi punti spesso contrassegnati da un esclamativo o da un interrogativo, che al lettore del fascicolo di Studio si presentavano annotati, registrati con la Sua inconfondibile, minutissima grafia, come in un memorandum, su di un piccolo foglio che soleva compilare durante il prirmo colloquio col cliente) da Lui ritenuti risolutivi della controversia.
Punti (a volte appena accennati o addirittura trascurati nelle prime difese) sui quali – poi – si sarebbe a lungo soffermato nelle articolate comparse conclusionali.
Aveva queste particolare intuito: ogni causa ha il suo punto risolutivo ed Egli aveva il naturale dono di scopire quel punto, spesso fin dalla prima lettura degli atti processuali ed aveva la capacità di custodirlo (le re'tole del processo allora lo consentivano), anche a rischio di far apparire più debole la posizione del Suo Cliente, ma pronto a renderlo manifesto nel giusto momento, compromettendo – così - irreparabilmente e definitivamente le avverse tesi.
Il procedere discorsivo del suo periodare alleggeriva il contenuto dell'esposizione ed, alla fine, ogni aspetto della vicenda risultava giustamente illuminato sia sotto il profilo del fatto (le tesi difensive debbono aderire al fatto) che del diritto, del quale si serviva per ricoprire il fatto enunciato a dimostrazione della perfetta corrispondenza alla norma i della Sua tesi e - quindi - della giustezza della posizione che difendeva.
Nello strutturare il ricorso per Cassazione fu maestro: gli bastava, laddove il fatto e ridotto al rango di presupposto, riportare il fatto (la cui esposizione, sia pure in modo sintetico. è sempre necessaria), alla Sua nuda essenza e quindi, nei motivi, sviluppare (dissertando de apicibus iuris) e far lievitare il diritto con cui l'aveva ammantato nei precedenti gradi di giudizio.
Qualche volta, dopo di aver studiato un processo e preparata la discussione, all'ultimo momento, stravolgeva la Sua difesa, abbandonando la "traccia scritta” di ciò che avrebbe detto, preferendo così improvvisare e sorprendere la controparte con considerazioni nuove e sempre decisive, per volgere in Suo favore l'esito della causa.
In udienza eccelleva in quella particolare tecnica che ha ad oggetto la formazione della prova: i suoi serrati controinterrogatori delle parti e dei testimoni spesso mettevano a nudo, fin dall' inizio dell' istruttoria, la contraddittorieta e l'inconsistenza degli avversi assunti.
Non amò l'uso di formule, locuzioni o lemmi (tanto frequenti nella prassi forense): la struttura ed il contenuto di ogni atto del processo erano, per Lui, scritti nei codici che aveva sulla scrivania a portata di mano e che non trascurava di leggere prima di preparare ogni atto, collegando le norme utilizzate tra loro. cosicchè, alla fine, la compilazione definitiva era il risultato di questa lettura comparata ed incrociata delle varie norme di diritto sostanziale e processuale, sapientemente adattate ai fatti trattati.
Non Lo sorprese la riforma del codice di rito (anni 90/95) anche se dopo le prime sperimentazioni, Lo udii, più volte, esprimersi in termini nostalgici per la figura del vecchio Giudice Istruttore, a torto accusato di essere il "despota del processo civile", mentre le riforme, con l'introdotta perentoria scansione di numerosi nuovi "termini", avevano per Lui tolto al processo - oramai caratterizzato anche nella tutela ordinaria, in omaggio al canone della "rapidità", da cadenze ritmiche ripetitive ad esecuzione istantanea e necessariamente simultanea per tutte le parti in causa - il fascino dell'imprevedibilità e la possibilità di mutare l'esito della causa in proprio favore fino all'ultimo momento.
Fu sempre molto aperto e disponibile verso i giovani praticanti ai quali soleva ripetere (i momenti di effettivo colloquio con i praticanti erano ben pochi, essendo Egli ogni giorno molto impegnato sia in studio che fuori studio; spesso a Roma per la discuscussione dei ricorsi in Cassazione, per partecipare alle riunioni del CNF) che l'addestramento professionale pratico (il c. d . “mestiere” .: quello non scritto nei libri) dovevano "conquistarlo", giorno dopo giorno, attraverso l'esercizio di un effettivo tirocino che consentisse loro, solto ascoltando e molto ritenendo in udienza, di apprendere anche come muoversi e comportarsi in Tribunale nei quotidiani rapporti con i giudici, con gli altri avvocati e con il personale di cancelleria, ma soprattutto attroverso lo studio, attento e critico, delle copie degli atti da Lui. redatti e delle decisioni dei Giudici.
Non esisteva (e credo non esista nemmeno oggi i) il manuale la cui lettura potesse far "diventare Buon Avvocato": la "patente di Buon Avvocato", soleva dire l'Avv. de Nicolellis, bisognava - alla fine - sempre conquistarla "sul campo".
Nessun ammonimento o consiglio poteva essere valido: bisognava sempre rivivere in prima persona l'altrui esperienze, anche a costo di commettere - nonostante gli avvertimenti - gli stessi errori dei predecessori.
Anche l'Avv. Luigi de Nicolellis. Che sicuramente fu "Avvocato" nel senso più completo del termine, si formò, non di fferentemente dagli altri, dapprima attraverso un rigoroso apprendistato (anche la Sua vita di Avvocato fu, poi, caratterizzata da questo rigore: destinava, anche nei giorni festivi, sottraendole alla Fallliglia, molte ore al lavoro e preferiva le prime ore del mattino - apriva lo Studio, sia d' inverno che d'estate, quasi all'alba - per stendere, a mano, le minute degli atti) nello Studio del padre, anch'Egli Avvocato (quanto dovettero essere più gravi e sofferti gli anni del Suo apprendistato, che coincisero con la lunga malattia del padre!), poi, nell' agone del Foro Civile salernitano, confrontandosi quotidianamente con gli Avvocati del suo tempo, con i quali intrattenne sempre un rapporto corretto e rispettoso, nonostante i contrapposti patrocinii, nella vita del Foro e cordiale fuori di essa.
Ugualmentenei rapporti con i magistrai: nel parlare ad Essi fu sempre misurato, discreto, essenziale nell'esposizione delle Sue difese, rifuggiva da prolissità verbose e dal far ricorso alla preterizione (figura retorica dell’ipocrisia), frequente nell'oratoria forense.
Fu portatore, fino alla morte, di quella costante tensione mentale che inevitabilmente ed inesorabilmente segna e strugge la vita degli Avvocati, ma è loro indispensabile per compiere fino in fondo il loro Ufficio per essere essi "gli organi propulsori del processo" (soprattutto quello civile, ma oggi anche quello penale, principalmente nella riscritta fase del dibattimento), attori o convenuti, difensori dell'imputato o della parte civile, "prima nel senso umano" e poi nel senso "tecnico processuale".
Quanti Avvocati del Foro salernitano ha travagliato quest'Arte difficile e comiplessa!
Bisognerebbe ricordarLi Tutti: bisogna conoscere le proprie origini ed il proprio passato per poter migliorare; o forse, oggi, conta poco o niente ricordare le proprie origini ed il proprio passato perchè, in prospettiva futura, l'avvocato a formazione fortemente individuale ed umanistica (il passato ) è destinato ad essere sostituito da quello della visione postmoderna/fantastica e surreale cosi ben tratteggiata dallo scrittore Stefano Benni, in poche battute; nel Suo libro "La Compagnia dei Celestini" (S. Benni "La Compagnia dei Celestini" - Feltrinelli- 1992, 78 ): ….ognuno progettava invenzioni spericolate, inseguendo il miraggio del benessere perduto….gli avvocati, minicomputer per ogni tipo d’arringa”.
A Luigi de Nicolellis, oggi, al riaffiorare di tanti ricordi, è rivolto il mio pensiero, con l’unico augurio ancora possibile: CHE TI SIA LIEVE LA TERRA!
Avv. Giuseppe Negri

giovedì, gennaio 25, 2007

UNA FAVOLA NOTA, MA SEMPRE MOLTO ISTRUTTIVA.



La favola che segue è una lezione
che il forte ha sempre la miglior ragione.

Un dì nell'acqua chiara d'un ruscello
bevea cheto un Agnello,
quand'ecco sbuca un lupo maledetto,
che non mangiava forse da tre dì,
che pien di rabbia grida: - E chi ti ha detto
d'intorbidar la fonte mia così?

Aspetta, temerario! - Maestà, -
a lui risponde il povero innocente, -
s'ella guarda, di subito vedrà
ch'io mi bagno più sotto la sorgente
d'un tratto, e che non posso l'acque chiare
della regal sua fonte intorbidare.

- Io dico che l'intorbidi, - arrabbiato
risponde il Lupo digrignando i denti, -
e già l'anno passato
hai sparlato di me. - Non si può dire,
perché non era nato,
ancora io succhio la mammella, o Sire.

- Ebbene sarà stato un tuo fratello.
- E come, Maestà?
Non ho fratelli, il giuro in verità.
- Queste son ciarle. È sempre uno di voi
che mi fa sfregio, è un pezzo che lo so.
Di voi, dei vostri cani e dei pastori
vendetta piglierò -.
Così dicendo, in mezzo alla foresta
portato il meschinello,
senza processo fecegli la festa.

mercoledì, gennaio 24, 2007

...COME E' ATTUALE CALAMANDREI !


«L’avvocatura si presenta come la professione ideale, alla quale porta una larga via senza asperità e senza svolte, che le Facoltà Giuridiche e i Consigli dell’Ordine a gara spianano e infiorano in onore delle gaie schiere di spensierati che si avventurano cantando, ma quando, alla fine del viaggio, i gaudenti giungono alla meta che la strada prometteva così amena, allora soltanto comprendono tutta la fallacia di quelle promesse, tutta la raffinata crudeltà di quelle lusinghe … In verità gran parte dei giovani che lo Stato, con tanta indulgente generosità, accompagna sino alla soglia dell’avvocatura, non hanno altra via per vivere, quando si trovano senza guida e senza appoggi nella accanita lotta professionale, respinti dai colleghi più anziani e sprovvisti di mezzi per crearsi uno Studio, che quella di diventar disonesti; e il vero responsabile della decadenza morale e intellettuale delle professioni è così questo Stato ciarlatano, il quale, come se il Paese avesse gran bisogni di avvocati, continua a gridare, di sulla porta del baraccone alla folla che vuol divertirsi. “Avanti, avanti, chi vuol diventar avvocato? Entrino, o signori, che la spesa è poca e il divertimento è grande!”» (P. CALAMANDREI, Troppi avvocati, Firenze 1921, ristampa anastatica Bologna 2006, p. 162).

sabato, gennaio 20, 2007

E' NATO UN NUOVO TIPO DI "NEGOZIO GIURIDICO".



Il settimanale “Gente” ha riferito che a Genova l’avvocatessa Chiara Romeo ha aperto in una via del centro storico un “negozio giuridico”, dedicato a chi, senza spendere moltissimo, vuole una parola veloce, deve togliersi un dubbio di tipo legale o ha la necessità di avere una consulenza senza prendere appuntamento in uno studio di avvocati.
Non si capisce bene se “negozietto giuridico” sia parola usata per un suo preteso valore ironico per l’ambivalenza di “negozio” con il termine elaborato con tutt’altro significato da fior di giuristi, o sia ritenuta, la meglio adatta in sè nella totale ignoranza (da parte del giornalista) dell’esistenza del concetto trasmessoci dai romani, a rappresentare la grazia del localino genovese.
Si direbbe che questa sia un primo esempio piuttosto fantasioso e sensazionale della “liberalizzazione” alla bersanesca della professione forense.
Dal canto suo sul “Giornale” si legge che al numero 892007 del Codacons i consumatori possono esporre i loro casi e ricevere risposte adeguate alla tariffa di un euro e 50 centesimi al minuto + IVA + 10 centesimi alla risposta.
Pare che sia tale e quale la tariffa dei vari telefoni erotici.
Che la “liberalizzazione Bersani” comporti cadute di stile può darsi.
Che proprio noi si debba aprire un dibattito sugli aspetti di questo nuovo stile forense e di un nuovo “preziario liberalizzato”, manco a pensarlo.
Vale piuttosto la pena di prendere atto che una avvocatura a gettone è perfettamente in linea con una sua giustizia che pretende di risolvere il problema della propria inconcludenza con la ricetta della sommarietà.
Leggete il programma di Mastella (cioè dei magistrati del Ministero di Mastella esposto ai magistrati del C.S.M.) con quel che contiene sui parametri di valutazione del lavoro dei magistrati, pensate a quale avvocatura sarebbe la più adatta per esercitare (si fa per dire) le proprie funzioni di fronte ad una magistratura così strutturata e vi troverete ad ipotizzare avvocati di negozietti e negozioni.
Giuridici finchè sarà possibile e finchè la pratica eliminerà l’aggettivo, per “snellire” anche le denominazioni.

giovedì, gennaio 18, 2007

LA LEGGENDA DEL COLIBRI'.



Molti Colleghi sono scoraggiati e,perciò, qualcuno ci ha chiesto: "Ma chi te lo fa fare! Cosa speri di risolvere!".
La domanda, per la verità, non ci mette in crisi e ci dà il destro di ripetere un'antica leggenda dalla quale abbiamo tratto grande insegnamento: la leggenda del colibrì.
<< Un giorno nella foresta scoppiò un gigantesco incendio: animali ed uccelli fuggirono impauriti.
Mentre tutte le razze raccolte si disperavano e si lamentavano della loro cattiva sorte, il colibrì volò verso il fiume e raccolse una goccia d’acqua.
Tanta quanta ce ne stava nel suo becco.
Ritornando verso l’incendio, gli altri animali lo derisero dicendo: “Ma cosa fai!?”, gli chiesero.
Il piccolo colibrì, paziente, rispose: “FACCIO QUELLO CHE POSSO!”.>>

martedì, gennaio 09, 2007

Il Codice Deontologico dell'Avvocato Alfonso dè Liguori.



L'imminente pubblicazione, da parte del CNF, della nuova versione del Codice Deontologico Forense, ci offre lo spunto per ricordare che, secondo autorevoli autori, il “codice deontologico professionale forense" avrebbe le sue radici storiche proprio nelle antiche dodici regole dettate nel 1700 da un Avvocato napoletano (insigne giurista e moralista) : Alfonso de Liguori.
La diffusione delle seguenti regole - ritrovate in antichi testi, purtroppo non più in commercio - non può che giovare alla memoria degli Avvocati tutti, che si trovano spesso impegnati ad affrontare difficili e complesse vicende processuali.
Perciò è utile riportare questo significativo contributo di "saggezza forense":
1. Non bisogna accettare mai cause ingiuste, perchè sono perniciose per la coscienza e per il decoro.
2. Non si deve difendere una causa con mezzi illeciti ed ingiusti.
3. Non si deve aggravare il Cliente di spese indoverose, altrimenti resta all'Avvocato l'obbligo della restituzione.
4. Le Cause dei Clienti si devono trattare con quell'impegno, con cui si trattano le Cause proprie.
5. E’ necessario lo studio dei Processi, per dedurne gli argomenti validi alla difesa della Causa.
6. La dilazione e la trascuratezza negli Avvocati spesso dannifica i Clienti, e si devono rifare i danni, altrimenti si pecca contro la giustizia.
7. L'Avvocato deve implorare da Dio l'aiuto nella difesa, perche' Iddio e' il primo Protettore della Giustizia.
8. Non e' lodevole l’Avvocato, che accetta molte Cause superiori ai suoi talenti, alle sue forze, ed al tempo, che spesso gli mancherà per prepararsi alla difesa.
9. La Giustizia e l'Onesta' non devono mai separarsi dagli Avvocati, anzi si devono sempre custodire come la pupilla degli occhi.
10. L’Avvocato, che perde una Causa per sua negligenza, si carica dell'obbligazione di rifar tutti i danni al Suo Cliente.
11. Per difendere le Cause bisogna essere veridico, sincero, rispettoso, e ragionato.
12. Finalmente, i requisiti dell’Avvocato sono la scienza, la diligenza, la verita', la fedeltà e la giustizia. Qualora sia proprio l'Avvocato vittima di una ingiustizia, da parte di un proprio cliente, non tema! Perchè la Giustizia degli uomini ha un tempo limitato, ma quella di Dio ha secoli a disposizione e con un Giudice severo ed infallibile!

Avv. Alfonso Maria dè Liguori

lunedì, gennaio 08, 2007

RIPRESA DEI LAVORI DEL CONSIGLIO.


TORNATA CONSILIARE DEL GIORNO
16/01/2007 (ore 16)
ORDINE DEL GIORNO

1. Lettura ed approvazione verbali precedenti;
2. Comunicazioni del Presidente;
3. Iscrizioni e cancellazioni;
4. Pareri;
5. Riapertura termini per iscrizione albo difensori, ex T.u. n. 111/2002;
6. Ammissioni patrocinio a spese dello Stato;
7. Esposto Avv. S. G.;
8. Manifestazione Diritto Fallimentare - Determinazione spesa;
9. Relazione Avv. Majello 26.10.2006;
10. Relazione 18.10.2006 Consigliere Tesoriere;
11. Nomina responsabile sito internet-www.ordavvsa.it;
12. Sussidi e contributi;
13. Varie ed eventuali.

sabato, gennaio 06, 2007

......il "Palazzo" dei veleni!



“..Questo è un Palazzo immenso, un vero labirinto, vengono anche forestieri ad ammirarlo. Attualmente….purtroppo…non ci si sente un gran buon odore: io dico che deve esserci un qualche sorcio morto in qualche angolo.
Il Palazzo è la miniera, è il pozzo, è il nido del malcontento, dei sussurri. Comincia uno a spargere calunnie, l’altro seguita. Il giorno dopo sono dieci, venti e zu zu, e zu zu: è come una cancrena che si allarga”.
Tratto da: Ugo Betti “Corruzione a Palazzo di Giustizia” – Tascabili Newton 1993.

venerdì, gennaio 05, 2007

Arriva la solita "inaugurazione" dell'anno giudiziario.



Il prossimo 26 gennaio si aprirà l’anno giudiziario.
E’ una cerimonia inutile e scontata, che segna anche nel calendario il ritardo della giustizia italiana, cui è necessario un mese intero per accertare la fine dell’anno precedente.
Sarà la solita geremiade, la solita richiesta di più soldi e più personale, la solita litania di numeri che certificano il collasso già avvenuto.
Si ribadirà l’inutilità dell’indulto, il permanere del sovraffollamento carcerario, l’incombere di un arretrato che cresce anche perché i magistrati lavorano poco (ma questo non lo diranno).
Quest’anno, però, ci sarà una significativa novità: chi avrebbe dovuto tenere il discorso non lo terrà, perché non c’è il presidente della Cassazione, avendo il Csm bocciato l’unico candidato, Vincenzo Carbone.
Lo ha bocciato giacché le correnti di sinistra non lo volevano, ma sarebbero finite in minoranza se non le avesse salvate il presidente Napolitano, il quale si è presentato, si è astenuto e così facendo ha ottenuto il pareggio, quindi la sconfitta di Carbone.
Quest’ultimo non si arrende e ricorre al Tar, bloccando la procedura per la scelta del nuovo vertice.
Riassumendo: magistratura politicizzata, divisa in correnti, incapace di autogovernarsi, impegnata a sfidarsi in tribunale.
A fine mese la farsa ermellinesca andrà in scena.
Su tutti noi incombe la Corte di Strasburgo, che continua a condannare l’Italia e chiede di buttarci fuori dal Consiglio d’Europa.
Siamo un Paese con una giustizia incivile e gli unici a non avvedersene sono le comari del cortiletto politico.

Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
Pubblicato dal quotidiano "Libero"

martedì, gennaio 02, 2007

Per l'avvocato arriva la "formazione permanente".



REGOLAMENTO DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE PERMANENTE OBBLIGATORIA
IL CONSIGLIO ORDINE DEGLI AVVOCATI DI XXXXX
considerato
 Che spetta, oltre che al Consiglio Nazionale Forense, anche ai Consigli degli Ordini degli Avvocati il compito di tutelare l’interesse al corretto esercizio della professione e quello di garantire la competenza e la professionalità dei propri iscritti, nell’interesse della collettività;
 Che il preambolo del codice deontologico forense affida all’avvocato il compito di tutelare i diritti e gli interessi della persona, assicurando la conoscenza delle leggi e contribuendo, in tal modo, all’attuazione dell’ordinamento per i fini della giustizia;
 Che, inoltre, l’art. 12 del Codice deontologico forense impone all’avvocato il dovere di competenza;
Che, infine, l’art. 13 del Codice deontologico forense dispone: <>;
 Che è, dunque, dovere dell’avvocato svolgere la propria attività professionale nel rispetto dei principi individuati dal codice deontologico forense;
 Che l’esercizio della funzione di avvocato, stante la continua produzione normativa e il progressivo affinarsi dei canoni di interpretazione del diritto, impone la necessità di un costante aggiornamento, al fine di assicurare la più elevata qualità della prestazione professionale;
HA APPROVATO IL SEGUENTE REGOLAMENTO
Articolo 1
Formazione professionale permanente
Tutti gli avvocati iscritti all’Albo di XXXX hanno l’obbligo deontologico di mantenere e migliorare la propria preparazione professionale, curandone l’aggiornamento.
A tal fine essi hanno il dovere il partecipare alle attività di formazione professionale permanente disciplinate dal presente regolamento, secondo le modalità indicate.
Con l’espressione “formazione professionale permanente” si intende ogni attività di aggiornamento, accrescimento e approfondimento delle conoscenze e delle competenze professionali, mediante la partecipazione ad iniziative culturali in campo giuridico e forense.
Articolo 2
Durata e contenuto dell’obbligo
L’obbligo di formazione decorre dalla data di iscrizione all’Albo.
L’anno formativo coincide con quello solare.
Il periodo di valutazione della formazione permanente ha durata annuale.
L’unità di misura della formazione permanente è il “credito”.
Ai fini dell’assolvimento degli obblighi di cui all’art. 1, ogni iscritto deve conseguire, nell’anno, almeno n. 30 “crediti”, che sono attribuiti secondo i criteri indicati nei successivi articoli 3 e 4.
Ogni iscritto sceglie liberamente gli eventi e le attività formative da svolgere, in relazione alle proprie esigenze professionali, nell’ambito di quelle indicate ai successivi articoli 3 e 4, ma almeno n. 10 “crediti” devono derivare da attività ed eventi formativi aventi ad oggetto l’ordinamento professionale e la deontologia.
Lo “status” di Consigliere dell’Ordine, stante l’attività istituzionale svolta, esonera dal conseguimento dei crediti limitatamente a quelli di cui al precedente comma.
Articolo 3
Eventi formativi
Integra assolvimento degli obblighi di formazione professionale permanente la partecipazione effettiva e adeguatamente documentata (certificati – attestazioni di frequenza o equipollenti) agli eventi di seguito indicati, promossi od organizzati dal Consiglio Nazionale Forense, dai Consigli degli Ordini, dalla Fondazione dell’Avvocatura Italiana, dal Centro di Formazione istituito presso il consiglio Nazionale Forense, dalla Cassa Nazionale di previdenza forense, dal C.S.M. (anche in sedi decentrate):
a) corsi di aggiornamento e master (la cui frequentazione non sia obbligatoria per altre ragioni), anche eseguiti con modalità telematiche, nei limiti in cui sia possibile il controllo della partecipazione;
b) seminari, convegni, giornate di studio e tavole rotonde;
c) commissioni di studio, gruppi di lavoro istituiti dagli organismi sopra elencati o da altri organismi (nazionali ed internazionali) della categoria professionale;
La partecipazione agli eventi formativi sopra indicati attribuisce n. 3 “crediti” per ogni metà giornata di partecipazione, con il limite massimo di n. 6 “crediti” per la partecipazione ad ogni singolo evento formativo.
La partecipazione agli eventi di cui alle lettere a) e b) promossi od organizzati dall’Avvocatura associativa o da altri enti, istituzioni od organismi pubblici o privati dà luogo al conseguimento dei medesimi “crediti”, ove peraltro gli eventi stessi siano stati preventivamente patrocinati o comunque accreditati dal Consiglio dell’Ordine.
Ove siffatti eventi non fossero stati preventivamente accreditati, il Consiglio dell’Ordine valuterà, caso per caso, se attribuire o meno dei “crediti”, previo esame e valutazione della tipologia dell’evento, gli argomenti trattati e la qualifica dei relatori.
Articolo 4
Attività formative
Integra assolvimento degli obblighi di formazione professionale permanente lo svolgimento delle attività di seguito indicate:
a) relazioni o lezioni negli eventi formativi di cui alle lettere a) e b) dell’art. 3 ovvero nelle scuole forensi o nelle scuole di specializzazione per le professioni legali;
b) pubblicazioni in materia giuridica su riviste specializzate a diffusione nazionale ovvero pubblicazioni di libri, saggi, monografie o trattati, anche come opere collettanee, su argomenti giuridici;
c) docenze annuali in istituti universitari e/o enti equiparati in materie giuridiche;
d) partecipazione alle commissioni per gli esami di avvocato.
Il Consiglio dell’Ordine attribuisce i “crediti” per le attività sopra indicate, tenuto conto della natura dell’attività svolta e dell’impegno dalla stessa richiesto, con il limite massimo di n. 12 “crediti” per le attività di cui alla lettera a), di n. 10 “crediti” per le attività di cui alla lettera b), di n. 8 “crediti” per le attività di cui alla lettera c) e di n. 5 “crediti” per le attività di cui alla lettera d).
Articolo 5
Esenzioni
Il Consiglio dell’Ordine, su domanda dell’interessato, può esentare l’iscritto dallo svolgimento dell’attività formativa, nei casi di seguito indicati:
- maternità
- grave malattia o infortunio
- interruzione per un periodo non inferiore a sei mesi dell’attività professionale
- altre ipotesi da valutare caso per caso e che, peraltro, presentino contenuti di particolare gravità e delicatezza.
L’esenzione riguarda solo il periodo in cui l’impedimento si verifica.
All’esenzione consegue la riduzione dei “crediti” da acquisire nel corso dell’anno, proporzionalmente alla durata dell’esenzione.
Articolo 6
Adempimento degli iscritti e inosservanza dell’obbligo formativo
Ciascun iscritto deve depositare, entro il 31 gennaio di ogni anno, al Consiglio dell’Ordine una sintetica relazione che certifica il percorso formativo seguito nell’anno precedente, indicando gli eventi formativi seguiti e documentando le attività formative svolte.
Costituisce illecito disciplinare il mancato adempimento dell’obbligo formativo e la mancata o infedele certificazione del percorso formativo seguito.
Articolo 7
Attività del Consiglio dell’Ordine
Il Consiglio dell’Ordine dà attuazione alle attività di formazione professionale e vigila sull’effettivo adempimento dell’obbligo formativo da parte degli iscritti, nei modi e con i mezzi ritenuti più opportuni, regolando le modalità del rilascio degli attestati di partecipazione agli eventi formativi organizzati dallo stesso Consiglio.
In particolare il Consiglio dell’Ordine, all’inizio di ogni anno, predispone al più presto un programma degli eventi formativi che intende organizzare nel corso dell’anno solare.
Nel programma annuale devono essere previsti eventi formativi aventi ad oggetto l’ordinamento professionale e la deontologia che attribuiscano almeno n. 10 “crediti”.
Il Consiglio dell’Ordine realizza il programma, anche di concerto con altri Consigli dell’Ordine e favorisce, se ed in quanto possibile, la formazione gratuita, utilizzando risorse proprie o quelle ottenibili da sovvenzioni o contribuzioni erogate da enti finanziatori pubblici o privati per la partecipazione agli eventi formativi.
Articolo 8
Controlli del Consiglio dell’Ordine
Al Consiglio dell’Ordine spetta il controllo sull’effettivo adempimento dell’obbligo formativo da parte degli iscritti.
In particolare, il Consiglio dell’Ordine valuta la relazione presentata da ciascun iscritto ai sensi del precedente art. 6, attribuendo agli eventi e alle attività formative documentate i “crediti” spettanti, secondo i criteri indicati negli artt. 3 e 4.
Ai fini della suddetta valutazione il Consiglio dell’Ordine può chiedere all’iscritto e ai soggetti che hanno organizzato gli eventi formativi chiarimenti ed eventuale documentazione integrativa.
Ove i chiarimenti non siano forniti e l’eventuale documentazione integrativa non sia depositata entro il termine di giorni 30 dalla richiesta, il Consiglio non attribuisce “crediti” per gli eventi e le attività che non ritenga adeguatamente documentate.
Per lo svolgimento dell’attività di controllo, il Consiglio dell’Ordine può avvalersi di apposite commissioni, costituite anche da avvocati esterni al Consiglio, attribuendo ad esse il compito di valutare l’attività formativa degli iscritti.
Ove il Consiglio si sia avvalso di tale facoltà, il parere espresso dalla Commissione può essere disatteso dal Consiglio solo con deliberazione adeguatamente motivata.
Articolo 9
Norme di attuazione
Compete al Consiglio dell’Ordine emanare le norme di attuazione e di coordinamento che si rendessero necessarie al presente Regolamento.
Articolo 10
Entrata in vigore
Il presente Regolamento entra in vigore dal 1/3/2007.
Il primo periodo di valutazione della formazione permanente deve intendersi, pertanto, riferito all’anno solare 2007.
In sede di prima applicazione, peraltro, i “crediti” da conseguire nell’anno 2007 vengono ridotti a n. 25, di cui n. 8 per eventi formativi aventi ad oggetto l’ordinamento professionale e la deontologia.

giovedì, dicembre 28, 2006

RICHIESTA AL PRESIDENTE DELL’ORDINE, DEL CONSIGLIERE BENIAMINO SPIRITO.



Il Consigliere dell’Ordine degli Avvocati Beniamino Spirito ci ha trasmesso copia della richiesta oggi inoltrata al Presidente (prot. 4082), per l’inserimento all’ordine del giorno del prossimo Consiglio di alcuni argomenti, oggetto di dibattito vivace a livello locale.
La pubblichiamo volentieri, nel convincimento che il dibattito aperto e la chiarezza non possano che giovare all’Avvocatura salernitana.

consiglioaperto


Salerno, 27 dicembre 2006.

Egregio Signor
Avv. Americo Montera
Presidente dell’Ordine degli Avvocati
Salerno

Egregio Presidente,
come da Tuo invito, Ti chiedo, gentilmente, d’inserire nell’Ordine del Giorno del prossimo Consiglio:
1) relazione dell’avv. Luigi Majello del 26/10 u.s.;
2) investimento di €. 500.000,00, come da relazione del Signor Consigliere Tesoriere del 19/10 u.s.;
3) criteri per l’affidamento degli incarichi legali del Comune di Salerno.
Data l’importanza degli argomenti, Ti chiedo di fissare una data con congruo anticipo, al fine di consentire la presenza di tutti i Signori Consiglieri.
Cordiali saluti.
Beniamino Spirito

domenica, dicembre 24, 2006

VIGILIA DI NATALE.


ALLA VIGILIA DI NATALE
di Bertold Brecht
(1898-1956)


Oggi siamo seduti,
alla vigilia di Natale,
noi, gente misera,
in una gelida stanzetta,
il vento corre fuori,
il vento entra.
Vieni, buon Signore Gesù, da noi,
volgi lo sguardo:
perché tu ci sei davvero necessario.

sabato, dicembre 23, 2006

ARRIVA LA NUOVA PUBBLICITA' PER GLI AVVOCATI: "SE NON VINCI, NON PAGHI"!!



Arrivano i primi frutti della riforma Bersani.
Riportiamo qui di seguito la pubblicità di uno studio legale napoletano, che il sito www.salernonotizie.it sta lanciando a Salerno.
Lo slogan di questa "ineffabile" professionista è: "se non vinci, non paghi"!
Alla faccia di tutte le regole deontologiche.

consiglioaperto


PUBBLICITA'
Il Team Legale Poxxx


A Napoli, a pochi metri dal porto, potrai trovare assistenza per ogni tuo problema legale.

Rivolgiti con fiducia al nostro team e ricorda che

SE NON VINCI NON PAGHI!

Per appuntamenti telefona ai seguenti numeri


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Il Team Legale Poxxxx, sotto la direzione dell' Avv. Maria Rosaria Poxxxx, specializzato nel ramo civilistico si occupa in particolare delle seguenti materie:

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Attraverso una rete di collaboratori e di corrispondenti, il Team Legale Pollio è in grado di assistere i propri clienti su tutto il territorio nazionale.

venerdì, dicembre 22, 2006

ABBIAMO "DIRITTO" ALLA MORTE??




Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.


Cesare Pavese

mercoledì, dicembre 13, 2006

...MA QUANDO ARRIVA IL "POLISWEB" ??


Ieri, all'Ordine degli Avvocati di Milano, si è brindato per l'avvio ufficiale del processo civile telematico.
L'onore è toccato al Presidente dell'Ordine Giuggioli che ha potuto presentare, direttamente dalla postazione telematica del proprio studio, un ricorso per decreto ingiuntivo al Presidente del Tribunale di Milano.
Sempre in via telematica gli sarà comunicato il provvedimento, senza alcun passaggio fisico dell'Avvocato per le cancellerie (..niente file, niente "amanuensi" maleducati). Sembra un sogno!
Ma Salerno a che punto è?
Purtroppo all'età della pietra, perchè ancora nemmeno è stato attivato il c.d. "polisweb" (verifica dalla studio dei registri delle cancellerie).
Ricordiamo bene di aver partecipato, già nel marzo del 2005, ad incontri con la Società fiduciaria del CNF, per l'introduzione della firma digitale e - conseguenzialmente - per la possibilità per i colleghi di Salerno di fruire del servizio.
Bastava stipulare la convenzione d'acquisto dei "kit" telematici, che i singoli Avvocati avrebbero poi acquistato a loro volta presso l'Ordine: invece più nulla sino ad oggi!
Qualche mese fa fu dato, da parte dell'attuale delegato alla vicenda "polisweb", l'annuncio pomposo della conclusione della convenzione, ma di concreto non si è visto nè saputo più nulla.
Attendiamo fiduciosi.

martedì, dicembre 12, 2006

DEFINIZIONE DELL'AVVOCATO (...NON SECONDO BERSANI).




"IL PRIMO UOMO, IL QUALE DIFESE IL SUO SIMILE CONTRO L'INGIUSTIZIA, LA VIOLENZA O LA FRODE, CON L'INFLUENZA DELLA RAGIONE E DELLA PAROLA, QUEGLI FU IL PRIMO AVVOCATO".
ZANARDELLI "L'AVVOCATURA".

domenica, dicembre 10, 2006

L'Esecutivo annuncia che a gennaio sarà pronto un ddl sulle coppie di fatto.







Quindici giorni a Natale. E c'è chi fa altri conti, pensa ad altre scadenze. Si parla del primo mese del prossimo anno come il traguardo per una battaglia senza senso. Una battaglia combattuta purtroppo anche da chi farebbe meglio a meditare, magari di fronte alla rappresentazione della Natività. Dunque a gennaio, almeno con il buon gusto, a questo punto fortuito, di aspettare che passino serenamente le festività natalizie, si affronterà, ha detto il Governo, la questione delle unioni di fatto.
Con l'annuncio dell'impegno del Governo a produrre un disegno di legge sulle unioni civili si è ribadito nuovamente il carattere ipocrita di queste iniziative che mirano esclusivamente ad accreditare una forma alternativa di famiglia.
Si continua a dire che a gennaio si parlerà di "diritti individuali" e che la famiglia rimarrà una sola, quella tradizionale, che nessuno vuole mettere in pericolo. Si tratta di menzogne.
Non ha senso parlare di diritti individuali di persone alle quali è riconosciuto uno stato di "coppia" e ancora di più di diritti che hanno uno spiccato carattere pubblico, come quelli relativi ai temi previdenziali ed assistenziali.
La constatazione è talmente immediata da far pensare che chi esprime certe giustificazioni abbia oltre ad assai poco rispetto per la famiglia, anche un certo disprezzo per l'intelligenza degli uditori.
Quali che siano le norme da inserire in quel disegno di legge è chiaro che il tutto andrà fatalmente a costituire una legislazione parallela a quella del diritto di famiglia, il quale diventerebbe, come lo stesso matrimonio, un istituto relativo.
Chi difende le coppie di fatto, eterosessuali od omosessuali, spesso afferma anche che riconoscere queste unioni non arreca alcun danno alla famiglia. Anche questa è una, non sappiamo quanto inconsapevole, menzogna. La famiglia eterosessuale, fondata sul matrimonio, diventa inesorabilmente un fenomeno relativo: uno dei diversi fenomeni sociali, una delle diverse forme di accoppiamento. Il passo verso la completa equiparazioni dei diritti tra coppie di fatto e coppie sposate è brevissimo. Avrebbe fra l'altro qualche chance di essere resa obbligatoria dalla stessa Costituzione.
Di doveri all'interno delle coppie di fatto, poi, si parla ben poco. Si vuole dare un riconoscimento pubblico ad uno stato del tutto temporaneo e immediatamente revocabile in forma privata.
Insomma, le ipocrisie e le contraddizioni sono evidenti. Al momento, passando agli schieramenti politici, il centrosinistra mostra soddisfazione per l'impegno assunto dall'Esecutivo.
Nel centrodestra, qualcuno dice "no" ai pacs, parola quest'ultima temporaneamente bandita dalle espressioni dei politici, ma altri spiegano come "le coppie omosessuali debbano essere messe nelle condizioni di scegliere la natura giuridica del loro rapporto". Intanto si sta già lavorando sul disegno di legge: il ministro per le Pari opportunità Barbara Pollastrini ha fatto sapere che "nei prossimi giorni ultimerà il lavoro per presentare una prima bozza della legge".
È già al lavoro anche il ministro per la Famiglia Rosy Bindi che, vista la materia, è convinta della necessità di "raccogliere consensi e convergenze più ampi".
Il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero ha spiegato quali devono essere i riferimenti del provvedimento: "L'equiparazione dei diritti delle persone che compongono la coppia di fatto con quelli di una coppia regolare" è per l'esponente di Rifondazione comunista, il punto essenziale. Ecco, appunto. L'ennesima conferma che certe dichiarazioni rassicuranti sono solo un paravento.

(© tratto da: L'Osservatore Romano - 9-10 Dicembre 2006)

venerdì, dicembre 08, 2006

LAVORI DEL CONSIGLIO DELL'ORDINE DI SALERNO-


TORNATA CONSILIARE DEL GIORNO
14/12/2006 (ore 9,30)

ORDINE DEL GIORNO


  1. Lettura ed approvazione verbale precedente;
  2. Comunicazioni del Presidente;
  3. Iscrizioni e cancellazioni;
  4. Pareri;
  5. Relazione dei singoli consiglieri in ordine all’attività svolta, giusta deleghe 11.05.2006;
  6. Valutazione apertura procedimento disciplinare a carico Avv. A. D.;
  7. Valutazione apertura procedimento disciplinare a carico Avv. V. M.;
  8. Ricorsi a carico di iscritti;
  9. Esecuzione deliberato CNF per Avv. A.L. (disciplinare)-Comunicazione CNF 5.12.2006;
  10. Vertenza ETR (morosi);
  11. Variazione bilancio preventivo 2006;
  12. Varie ed eventuali.

lunedì, dicembre 04, 2006

L'O.U.A. RISPETTI IL DELIBERATO CONGRESSUALE!




Una volta tanto siamo pienamente d'accordo con le iniziative adottate dal Consiglio dell'Ordine.
Infatti l'OUA, con atto assurdamente autocratico, ha indetto le astensioni già approvate dal recentissimo Congresso di Roma, decurtando il periodo (in pratitica due sole giornate, se si tien conto che il giorno 16 cade di sabato).
Questo proprio quando la protesta dovrebbe farsi più vivace, per l'arroganza manifestata da Prodi e dai suoi compagni di "merende" (rectius: ministri).
Nella tornata del giorno 1/12 il Consiglio Forense di Salerno ha approvato il seguente deliberato, prontamente inviato alla Presidente Grillo ed ai Delegati Distrettuali persso l'OUA.
Risposte sino ad oggi prevenute: nessuna!

ESTRATTO DAL SUO ORIGINALE ESISTENTE NEL REGISTRO DEI VERBALI DELLE DELIBERAZIONI
-Tornata del 1 dicembre 2006-

=Omissis=

Premesso


1- che già in occasione della materiale redazione della mozione politica approvata dal XXVIII Congresso Nazionale Giuridico Forense (Roma 21/24.9.2006),gli estensori avevano omesso di riportare che l'Assemblea Congressuale aveva proclamato l'astensione dalla trattazione delle udienze penali,civili,amministrative e tributarie,per le settimane dal 13 al 18 novembre 2006 e dall'11 al 16 dicembre 2006;
2- che in particolare la Delegazione Salernitana segnalò tale omissione e,quindi,se ne ottenne l'integrazione nei sensi sopra indicati;
3- che sin dall'inizio delle azioni di protesta,l'OUA ha costantemente informato l'Avvocatura Italiana che non vi erano segnali di apertura,da parte dei Ministeri competenti,neppure al più informale dei colloqui;
4- che, anzi, l'Avvocatura Italiana veniva derisa e mortificata dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio e del Ministro Bersani;
5- che nella delibera assunta dalla Giunta dell'OUA,in Bruxelles,il 29.11.06 ed in Roma il 30.11.06, pur parlando solo di vaghi, generici e nebulosi segnali di apertura "da ultimo manifestati dal Ministro della Giustizia", si è, sorpendentemente, deciso di ridurre ad un week-end la già proclamata astensione per la settimana dall'11 al 16 dicembre 2006;
rilevato
  1. che l'OUA non ha specificato in cosa consistano, concretamente, i segnali di apertura;
  2. che, anzi, è di queste ore la notizia del via libera del Governo al " progetto Mastella", interessante la riforma delle professioni, che non solo conferma le linee portate dalla legge Bersani ma svilisce ulteriormente la professione di Avvocato;
  3. che la riduzione del periodo d'astensione vanifica i sacrifici sopportazioni questi mesi,dall'Avvocatura Italiana,che corre, così, il rischio di dimostrarsi anche interlocutore debole, inaffidabile e, quindi, non credibile;
invita
vibratamente l'OUA a rispettare il deliberato assunto dall'Assemblea del XXVIII Congresso Nazionale Giuridico Forense e,quindi,a confermare l'astensione per i giorni 11,12,13,14,15 e 16 dicembre 2006.

Il Presidente
Avv. Americo Montera

Il Consigliere Segretario
Avv. Silverio Sica.

martedì, novembre 28, 2006

LE NOVITA' SULLA COMMISSIONE INCARICHI LEGALI DEL COMUNE DI SALERNO.




Salerno, lì 21 novembre 2006.

Alle

ASSOCIAZIONI FORENSI

Loro Sedi

Il 21 luglio u.s. la Giunta del Comune di Salerno aveva nominato i vertici (Presidente, Segretario e Tesoriere) dell'Ordine Forense quali componenti di una Commissione per la definizione dei criteri per incarichi legali esterni.

Tale Commissione doveva, quali suoi precisi compiti :

a) redigere un regolamento che disciplini la nomina dei legali del libero Foro da parte dell'Ente e la verifica dell'efficacia dell'espletamento dell'incarico;

b) predisporre conseguentemente un bando pubblico per la selezione dei legali di fiducia dell'Ente;

c) fornire ogni utile indicazione all'Amministrazione per consentire di migliorare al massimo l'operatività e l'efficienza delle professionalità interne.

Dopo un lungo approfondimento, il Consiglio ha ritenuto - per molteplici cause - che i propri vertici non potevano essere coinvolti in una Commissione di tal genere.

Nella seduta del 10 novembre u.s., il Consiglio ha deliberato:

"l’apporto del Consiglio si limita alla redazione di un parere sui criteri da adottare per un bando, teso alla formazione di un Albo/Elenco, SENZA FAR PARTE DELLA COMMISSIONE”.

Il Consiglio, pertanto, dovrà indicare alla Giunta comunale i criteri per l'affidamento degli incarichi legali esterni.

Sarebbe opportuno ed interessante ascoltare i Vs, suggerimenti prima di deliberare.

A tal fine Vi aspetto presso la Sala del Consiglio lunedì 27 p.v. alle ore 12,00.

Attendo un Vs. cortese cenno di riscontro.

Cordiali saluti.

Il Consigliere Delegato

Avv. B. S.

venerdì, novembre 24, 2006

TRE SEDUTE DEL CONSIGLIO ..IN RAPIDA SUCCESSIONE.



TORNATA CONSILIARE DEL GIORNO
28/11/2006 (ore 16)

ORDINE DEL GIORNO


1. Lettura ed approvazione verbali precedenti;
2. Comunicazioni del Presidente;
3. Iscrizioni e cancellazioni;
4. Pareri;
5. Morosità Avvocati cancellati. Determinazioni;
6. Pianta organica dipendenti Consiglio dell’Ordine. Incontro con l’Avv. Ioele;
7. Situazione settore civile. Incontri con il Presidente del Tribunale;
8. Ipotesi riforma ordinamento professionale;
9. Ammissioni gratuito patrocinio;
10. Sussidi e contributi;
11.Varie ed eventuali.





TORNATA CONSILIARE DEL GIORNO
01/12/2006 (ore 16)

ORDINE DEL GIORNO


1. Lettura ed approvazione verbali precedenti;
2. Comunicazioni del Presidente;
3. Ricorsi a carico degli iscritti. Determinazioni;
4. Fissazione date delle udienze di celebrazione dei procedimenti disciplinari.
5. Varie ed eventuali.







TORNATA CONSILIARE DEL GIORNO
05/12/2006 (ore 16)

ORDINE DEL GIORNO


1. Lettura ed approvazione verbali precedenti;
2. Comunicazioni del Presidente;
3. Relazione dei singoli consiglieri in ordine all’attività svolta, giusta deleghe 11.05.2006;
4. Valutazione apertura procedimento disciplinare a carico Avv. A. D.;
5. Valutazione apertura procedimento disciplinare a carico Avv. V. M.;
6. Varie ed eventuali.

venerdì, novembre 17, 2006

NORMATIVA STUPEFACENTI: INGANNI SPACCIATI PER LIBERTA'.


Bisognerà, prima o dopo, che il ministro Livia Turco racconti agli italiani perché ha deciso di concedere il raddoppio di cannabis per uso personale.
Dai 500 milligrammi di prima, al grammo di adesso espresso in principio attivo, che equivale al contenuto medio di quaranta spinelli.
S'è detto che il provvedimento ha lo scopo di non mettere nello stesso calderone spacciatori e consumatori, anche se la nuova quantità consentita è più da logica di mensa della Caritas che da razione kappa ad uso individuale.
Dicevo che è importante conoscere lo scopo di una simile scelta.
Se l'intenzione era quella di non affollare le carceri, perché già piene da scoppiare, bisognava precisarlo, magari cercando soluzioni alternative.
Era un modo intelligente per dire: la droga fa male, ma non potendo gestirla con il sistema carcerario, provvediamo diversamente.
Ma era importante ribadire che la droga è un male, dare un segnale culturale e politico forti. Il fatto è che essa si sta rivelando sempre più come un fatto consumistico.
Dopo gli anni '60, in cui si impose come segnale di ribellione verso le regole sociali, si è passati all'assunzione come fenomeno di disadattamento.
Il tossico appariva sempre più come l'icona dell'emarginazione e del disagio.
Oggi non è più così. Essa continua a lasciare i segni della devastazione, ma è come esorcizzata nella logica del fatto di costume.
Farsi una canna o tirar di coca appare sempre più come una sorta di iniziazione, di passaggio obbligato. Un fenomeno di banale ritualità, entrato nell'uso comune, come mandare sms o navigare su internet.
In questo scenario, appare evidente il conflitto crescente tra il progetto di una normale famiglia, intenta a dare il meglio per i propri figli, e gli indirizzi della politica che vanno a smentire l'intenzionalità della famiglia stessa.
Un genitore che saluta un figlio quando esce di casa per andare a scuola o al lavoro, sogna non solo che ritorni a casa integro in salute, ma anche che non incappi dentro orizzonti di vita, capaci di rubargli libertà e lucidità.
La politica per le famiglie non può esaurirsi sul versante economico, con qualche sussidio rimediato nelle pieghe di già munte finanziarie, ma prima ancora su quello culturale, andando ad intercettare la fatica dei genitori e nel ripristinare le condizioni perché il loro progetto educativo possa davvero trovare compimento, in sinergia di prospettive.
L'impressione è che dietro a tanto «largheggiare» di vedute si celi in realtà quel vietato vietare cresciuto con la generazione di chi governa e che ha prodotto la coscienza di una libertà tanto anarchica quanto favoleggiata.
Un ripristino del vecchio mito illuminista, che non si decide né per il bene né per il male, perché nessun principio oggettivo, neppure quello che potrebbe venire dalla natura, può diventare limite all'esperienza dell'uomo.
Un caos esistenziale, dove l'idea di bene non si accompagna più a dei fini o a degli ideali da perseguire, quanto al rifornimento di mezzi per vivere alla giornata.
Il grande racconto sapienziale di Pinocchio ci tramanda una gioventù in perenne balìa tra le lusinghe di Lucignolo,
destinato a consegnare il proprio destino ad esiti animaleschi, e la voce del Grillo, che ricorda al burattino la sua presenza nella stanza da oltre cent'anni.
Metafora finissima per dire che ci sono verità indomabili, che vengono prima dell'uomo e delle culture che esso riesce ad esprimere.
«Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro» (Isaia 5, 20).
Sono le parole severe del profeta, dette tanti secoli fa. Ai giovani la politica dovrebbe tornare a dire parole capaci di diventare obiettivi nobili, proposte ideali. Restituire loro la coscienza delle proprie possibilità e il fascino non rinunciabile della loro responsabilità.
Garantirli che si possono fare tutte le canne che vogliono è soltanto giocare sul loro destino, in nome di una libertà parente dell'inganno.

Bruno Fasani

mercoledì, novembre 15, 2006

I LAVORI DEL CONSIGLIO FORENSE.




TORNATA CONSILIARE DEL GIORNO
16/11/2006 (ore16)

ORDINE DEL GIORNO


1. Lettura ed approvazione verbali precedenti;
2. Comunicazioni del Presidente;
3. Attuazione PolisWeb - Urgenti iniziative e determinazioni;
4. Valutazione apertura procedimento disciplinare nei confronti dell'Avv. V. A. M.;
5. Varie ed eventuali.

lunedì, novembre 13, 2006

LA SECESSIONE PAGA SEMPRE!


LA RECENTE VICENDA DELLE TABELLE, CHISSA' PERCHE',CI HA FATTO VENIRE IN MENTE BOSSI.

A ROMA PRENDEVA I MINISTRI ED AL NORD FACEVA IL SECESSIONISTA.
SONO FACILI LE SIMILITUDINI DA RAVVISARE.
......MEDITATE GENTE, MEDITATE.

Cassazione penale: non è reato portare jella !




Non e' reato portare jella a qualcuno.
Lo ha sottolineato la Corte di Cassazione in una sentenza di oggi della V Sezione penale con la quale afferma che non e' passibile di condanna penale l''auspicio' o la 'previsione' che qualcosa non andra' a buon fine.
In questo modo la V Sezione penale ha cancellato la condanna per minaccia inflitta ad un 30enne, Alex R., per aver inviato sms attraverso il telefono cellulare ad un'amica nei quali diceva appunto che la sua attivita' di barista non sarebbe andata bene.
Per avere appunto 'messaggiato' l'amica con il testo di un sms che recitava ''Ignorante farai la fine di tuo padre, tanto non vai avanti con il tuo baretto, perderai tutto illusa'', Alex R. era stato condannato dal giudice di pace di Genzano, marzo 2005, a 350 euro di multa per il reato di ingiurie e minacce continuate all'amica Luana C..
Il giovane ha presentato ricorso in Cassazione e piazza Cavour, almeno in parte, ha cancellato la condanna sottolineando che il portare jella non costituisce reato.

domenica, novembre 12, 2006

GLI ITALIANI SONO IMPAZZITI?



Sì, noi italiani siamo impazziti. Impazzita è Rita Levi Montalcini, premio Nobel, che si aspettava dal suo governo un investimento sulla ricerca.
Impazzito è il ministro degli Esteri D'Alema che ha chiesto maggiori fondi per la Farnesina. Impazzito è Giuliano Amato che si è preoccupato per le risorse del ministero dell'Interno. Impazzito era Carlo Azeglio Ciampi quando ha parlato di una Finanziaria senza anima. Impazzito era il governatore Draghi quando ha chiesto riforme strutturali. Impazzito è il senatore Pallaro, alla voce finanziamenti per gli italiani all'estero. Impazziti sono i sindaci, i professionisti, i commercialisti, i negozianti, i medici, i dipendenti del pubblico impiego. Cinquantasei milioni di pazzi. Con una sola eccezione: Romano Prodi.
È lui l'unico a preoccuparsi del futuro, in un Paese di spendaccioni, lobbisti, scialacquatori, evasori fiscali, di gente che parcheggia in seconda fila, che preferisce il piccolo uovo di oggi alla grassa gallina di domani. Insomma siamo un popolo che non vuole capire che sta iniziando quell'era di felicità che il numero uno dell'Unione aveva promesso in campagna elettorale.
Siamo alle porte del Paradiso in terra e non vogliamo riconoscerlo.
Il presidente del Consiglio è in preda ad una sindrome che, se è brutta per le persone comuni, appare pericolosa per chi ha in mano un potere di governo. C'è una vasta letteratura sull'argomento. Senza scomodare i classici e senza neppure ricordare cosa venne scaricato su Berlusconi quando si lasciò sfuggire la famosa battuta sui «coglioni», ora c'è essenzialmente da dire che quando un esponente politico se la prende con tutti gli altri, anche con coloro che l'hanno votato, questo vuol dire che è solo, che non capisce il Paese in cui vive e che è fuori della realtà. Non c'è un'altra spiegazione.
Gli esperti di dietrologia ci diranno oggi che questo sfogo è dovuto a tante piccole ragioni. Un senatore a vita, finora militante del centrosinistra, che minaccia di non dare il suo assenso alla Finanziaria e che, con l'autorevolezza del premio Nobel ricevuto, pone un problema più generale di credibilità. Ministri della sinistra antagonista che lanciano l'avvertimento di un disimpegno.
Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, già autore del ribaltone del '98, che viene riconosciuto dai giornali come il grande statista capace di andare a Kabul per dimostrare di essere lui il vero punto di equilibrio della coalizione. E così via. Gli esperti di dietrologia ci diranno cioè che quell'«impazziti» era riferito a persone con un nome e con un cognome, considerate decisive all'interno della maggioranza.
Ma questo non basta. Nell'esternazione di Prodi c'è qualcosa di più profondo: c'è un senso di insopportazione nei confronti non solo dei contrasti politici più o meno espliciti interni all'Unione, non solo delle critiche al suo operato venute da ambienti considerati vicini, ma soprattutto verso la legittima opposizione ad una politica economica che una maggioranza di italiani considera pericolosa per i propri interessi, per il proprio lavoro e per l'insieme del Paese.
Allora c'è solo da ammettere che è vero, che siamo impazziti, che non vogliamo il futuro che ci sta preparando il presidente del Consiglio.
Che la nostra pazzia nasce dal rifiuto della felicità imposta per legge, la legge finanziaria, e dal rifiuto parallelo di riconoscere la saggezza e la preveggenza di un uomo solo al comando. Tutti alla scuola di Erasmo, tutti pazzi non per Prodi ma contro di lui.
RENZO FOA

sabato, novembre 11, 2006

MASTROMINICO NON SI E’ FERMATO AD EBOLI!


In questi giorni, dopo la lettura del decreto organizzativo per il prossimo biennio del Presidente del Tribunale (le c.d. Tabelle), circolava l'amara battuta: "Mastrominico si è fermato ad Eboli"!
Infatti le Tabelle si pongono in chiara controtendenza con gli stessi orientamenti recentemente espressi dal Ministero della Giustizia, volti ad ottimizzare le poche forze ed a privilegiare le realtà giudiziarie più “centrali”, con la soppressione per accorpamento delle sedi secondarie e/o minori.
Il Presidente, in breve, pur dando atto che la pianta organica del personale di magistratura è a Salerno al 50 % (rispetto a parametri vecchi di decenni), invece di reclamare l’arrivo di nuove forze – come fa da anni l’Avvocatura di Salerno – ha risolto il problema facendo uso della classica “coperta troppo corta”.
E' stata così lasciata ulteriormente sguarnita una realtà centrale e nevralgica, per l’economia e l’ordine pubblico, come la città di Salerno.
La "tecnica organizzativa" è sin troppo banale: soppressione di una sezione civile e di una penale a Salerno ed invio (..almeno sulla carta!) dei sette magistrati - “ricavati” con l’operazione chirurgica - alla realtà ebolitana.
Va da sé che la soppressione delle due sezioni a Salerno comporterà ulteriore riduzione anche del personale di cancelleria, già ridotto all’osso, con il pericolo di veder ricomparire le penose file di avvocati dinazi alle porte chiuse delle cancellerie stesse.
Resta poi da vedere se i magistrati “sacrificati” ad andare in provincia avranno veramente voglia di farlo (..ci sono sempre le malattie e, perchè no, le maternità).
Però dopo queste ennesime brutte notizie, alle quali abbiamo fatto il callo, finalmente una buona: il Presidente Mastrominico (smentendo i maligni) non vuole "fermarsi ad Eboli" ed ha presentato domanda per concorrere al posto di Direttore del Dipartimento Affari Penitenziari (DAP), per occupare la poltrona lasciata libera dal dott. Tinebra.
Cosa dire se non: tanti auguri Presidente, smentisca davvero quelli che la volevano "fermo ad Eboli" e vada a Roma.
Ad maiora....e senza alcun nostro rimpianto.

mercoledì, novembre 08, 2006

........DOVE SONO FINITI I SOLDI!!!!


I SIGNORI PRODI E BERSANI ADDITANO GLI AVVOCATI COME CONCLAMATI EVASORI, CAUSA DEL DISSESTO DEL PUBBLICO BILANCIO.
EPPURE LA DOMANDA DI TUTTI E' SEMPRE LA STESSA: DOVE VANNO A FINIRE I SOLDI?
IL GRAFICO CHE PRECEDE E' UNA PICCOLA RISPOSTA, SEPPURE A LIVELLO LOCALE, ALLA FATIDICA DOMANDA.

martedì, novembre 07, 2006

I LAVORI DEL CONSIGLIO FORENSE.





Continuiamo nella pubblicazione degli Ordini del giorno dei lavori del Consiglio forense, nella convinzione che questo servizio possa giovare alla più attenta partecipazione alle problematiche locali della nostra Professione, nonchè alla crescita di un serio e costruttivo dibattito politico interno.



CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI
SALERNO


TORNATA CONSILIARE DEL GIORNO
07/11/2006 (ore16)

ORDINE DEL GIORNO


1. Lettura ed approvazione verbali precedenti;
2. Comunicazioni del Presidente;
3. Iscrizioni e cancellazioni;
4. Pareri;
5. Ammissioni Gratuito patrocinio;
6. Legge cd."Bersani". Iniziative e determinazioni;
7. Costituzione Ufficio patrocinio a spese dello Stato;
8. Codice delle Assicurazioni. Iniziative e determinazioni;
9. Nuova normativa in diritto fallimentare ed espropriazione;
10. Ipotesi di riforma della professione forense. Iniziative;
11. Organizzazione corsi di preparazione ed aggiornamento, anche in relazione alla bozza di regolamento del CNF sulla formazione permanente necessaria.
12. Attuazione Decreto 24.06.2006 del dipartimento generale della Giustizia civile;
13. Varie ed eventuali.

*************


CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI
SALERNO


TORNATA CONSILIARE DEL GIORNO
10/11/2006 (ore16)

ORDINE DEL GIORNO


1. Lettura ed approvazione verbali precedenti;
2. Comunicazioni del Presidente;
3. Iscrizioni e cancellazioni;
4. Compiuta pratica forense;
5. Tabelle del Tribunale di Salerno 2006/2007. Decreto n. 403/06 del Presidente del
Tribunale. Osservazioni ed iniziative;
6. Aggiornamento elenco Avvocati TU 115/02;
7. Commissione Comune di Salerno;
8. Sussidi e contributi
9. Varie ed eventuali.

sabato, novembre 04, 2006

Se i prossimi scioperi non serviranno, possiamo sempre ricorrere alle...preghiere!




Dal prossimo 13 novembre inizierà un nuovo periodo di astensione contro la legge Bersani e le sciagurate politiche per la giustizia del Governo Prodi.
Laddove anche questo sciopero non servisse a nulla, proponiamo di iniziare una "novena", facendo uso della seguente giaculatoria:

Preghierina dell’avvocato

O Gesù dagli occhi tristi
Fai sparire i comunisti
Se risolvi 'sto problema
Fai sparire anche D'Alema
Ma se poi non te ne fotti
Fai squagliare Bertinotti
Ti preghiam, se non ti rodi,
Manda al diavolo pure Prodi
Tu col cuore sempre aperto
Fai schiattare Diliberto
E con gli angeli tuoi belli
Porta in cielo anche Rutelli
Te ne prego, o buon Gesù,
Non rimandarceli mai più.