sabato, febbraio 09, 2008

Presenze ed assenze.

L’incontro di studio sulla deontologia forense, tenutosi ieri sera nell’Aula Parrilli ed organizzato dalla Sezione salernitana dell’AIGA, nell’ambito del POF 2008, è stato un consolante momento di genuina “riaggregazione” dell’Avvocatura locale.

L’aula Parrilli, la biblioteca e lo stesso corridoio erano gremiti di colleghi, che – con pazienza – si sono sottoposti al defatigatorio rito delle firme dei libretti e poi hanno ascoltato, con attenzione e partecipazione, le due relazioni.

Unico neo: l’assenza completa di rappresentanti del neo-eletto Consiglio.

Si sono intravisti - per la verità solo per qualche attimo - i Consiglieri Cestaro, Spirito e Scuccimarra, ma nessuno (men che meno il Presidente, che aveva dato formalmente la sua adesione e poi si è assentato) ha preso la parola per l’indirizzo di saluto alle centinaia di Avvocati presenti ed ai relatori.

Perdoniamo i nostri “indaffarati” rappresentanti, ma la mancanza di stile non si confà ad Avvocati della levatura dei nostri attuali Consiglieri.

Ma tant’è: speriamo almeno che questi nostri amici, tra le loro tante e disparate “occupazioni”, trovino il tempo di impegnarsi (almeno un poco!) per la risoluzione degli assillanti problemi della giustizia locale.

Staremo a vedere.


P.S.: CI HA CHIAMATI IL CONSIGLIERE TESORIERE AVV. VINCENZO NOCILLA, PER UN RIMBROTTO CHE ACCETTIAMO VOLENTIERI.

IN REALTA' ERANO PRESENTI ANCHE LO STESSO TESORIERE AVV. NOCILLA, NONCHE' I CONSIGLIERI PASQUALE VISCONTI E GIGI CASSANDRA, CHE - DURANTE L'INCONTRO - SI SONO DEDICATI ALLA "GESTIONE" DEL NUMEROSO GRUPPO DI COLLEGHI CHE NON HANNO TROVATO POSTO NELLE DUE AULE, RIMANENDO A TUMULTUARE NELL'ANTISTANTE CORRIDOIO.

FACCIAMO AMMENDA MA, ESSENDO STATI SEMPRE NELL'AULA PARRILLI, NON POTEVAMO VEDERE QUEL CHE ACCADEVA NEL CORRIDOIO.

SPERIAMO PERO' CHE I PROBLEMI ORGANIZZATIVI MANIFESTATISI SIANO PRESTO RISOLTI (MAGARI CON LA SCELTA DI SEDI PIU' AMPIE).



La maglietta per la prossima estate!

La "fede" del grande Alfredo De Marsico.

venerdì, febbraio 08, 2008

Governo Prodi: in 22 mesi solo 61 leggi, ci sono costate 47 milioni di euro l’una!


Roma - Se son care le leggi sfornate in questa fulminea legislatura? Carissime, ci sono costate un tesoro da fare invidia ai Nibelunghi.

A saperlo, ogni buon padre di famiglia si sarebbe industriato con tutte le forze per farla morire prima dei 22 mesi che ha vivacchiato sotto il governo di Romano Prodi e del centrosinistra.

Sì, lor signori han resistito in rianimazione con le bombole, ma la fabbrica delle leggi ha prodotto il fatturato più basso dell’intera storia repubblicana.

E invece di mettersi in cassa integrazione, hanno speso come in tempi di vacche grasse.

Sapete quante leggi hanno varato, con gran sudore, dal 28 aprile 2006 giorno inaugurale della XV legislatura, al 24 gennaio scorso quando il governo è stato sfiduciato dal Senato? Di fatto, 61.

E poiché nel frattempo Camera e Senato ci son costati quasi 3 miliardi di euro (per l’esattezza 2.902.840.121), ogni massaia può fare il conto. Sono 47 milioni e mezzo di euro, per l’esattezza 47.587.542 euro a provvedimento. Sì, quasi cento miliardi delle vecchie lire per fare una legge.

E si lamentano che la legislatura «è durata troppo poco», poverini «ci hanno fatto lasciare il lavoro a metà».

Se li lasciavi andare avanti con questi ritmi, è capace che ti chiedevano anche il premio di produzione oltre all’aumento. Dite che è un calcolo sbrigativo e semplicistico, perché il Parlamento non fa soltanto leggi ma pure «sindacato ispettivo» (interrogazioni e interpellanze) e commissioni di inchiesta? Sì, sì, hai voglia ad ispezionare, ma se il potere legislativo non legifera, che potere è?

Calcolo provocatorio certamente, e devono ringraziare che nel conto ci sono solo i ratei mensili di spesa della Camera e del Senato. Se aggiungessimo anche la spesa di Palazzo Chigi e dei ministeri, che in fin dei conti han governato (si fa per dire) per decreti, il costo medio di una legge salirebbe oltre la decenza e la vergogna.

Più che magro, il prodotto di questi 22 mesi è misero. Sono arrivate al traguardo della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale 26 conversioni in legge di decreti governativi, 23 leggi presentate dal governo e 12 di iniziativa parlamentare, 28 ratifiche di accordi o normative internazionali.

Quest’ultime sono atti dovuti, passano fulminee in commissione senza emendamenti né storie, quel che ha richiesto un po’ di serio lavoro sono le 61 leggi «vere».

Dite che la fine «traumatica» ha probabilmente vanificato chissà quante leggi che avevano compiuto il giro di boa, lasciandoli lavorare forse avrebbero recuperato sulla produzione? Purtroppo no, il ritmo è quello lento delle approvazioni definitive.

Tant’è che la fabbrica ha chiuso i battenti lasciando 66 progetti di legge approvati soltanto da Montecitorio e 27 da Palazzo Madama. Sì, la strozzatura era al Senato, non si sapeva? Vuol dire che pur di non correre il rischio di farsi male nella Camera Alta, l’Unione ha preferito incrociare le braccia e legiferare col contagocce.

Nessun’altra legislatura, ha registrato una media così bassa. Il centrosinistra è riuscito a battere in negativo pure se stesso: nei primi 22 mesi del primo governo Prodi infatti, le leggi prodotte sono state il doppio.

Per non dire della scorsa legislatura, che dal 30 maggio 2001 al 26 febbraio 2003 ha sfornato 188 leggi, comprese le conversioni di decreti, avendone in palleggio soltanto 22 al Senato e 21 a Montecitorio.

Più preziose di queste 61 leggi lasciate in lascito dalla XV legislatura, non ne avevamo mai avute.

Preziose in valuta corrente ovviamente, col metro del vil danaro del contribuente, perché se poi vai a vederne la sostanza, appaiono tutt’altro che epocali o incisive, di quelle che han cambiato la storia o i costumi civili.

A parte le leggi finanziarie e di bilancio per il 2007 e il 2008, c’è solo l’indulto, come grande legge. Le quattro sunteggiate in apertura di questa pagina sono chicche, ma anche termometro della mediocrità.

Aggiungeteci l’istituzione del «Giorno della memoria» per le vittime di terrorismo e stragi, volendo l’abolizione della pena di morte nei codici militari, le misure per la salute e la sicurezza sul lavoro (risultate però insufficienti pochi mesi dopo il varo), e il paesaggio è pressoché completo.

Niente di sostanziale.

di Gianni Pennacchi –

venerdì 08 febbraio 2008, tratto dal sito: www.ilgiornale.it

Cassazione: per la prima volta una donna nominata presidente di sezione.


ROMA (7 febbraio) – Una donna presidente di sezione in Cassazione. E' la prima volta che l'incarico non viene ricoperto da un uomo. Maria Gabriella Luccioli, attualmente consigliere della Suprema Corte è stata indicata dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha deliberato oggi il conferimento di una serie di incarichi direttivi, coprendo posti scoperti presso la Cassazione.

In particolare è stato nominato, all'unanimità, il nuovo Avvocato generale presso la Cassazione: si tratta di Gianfranco Ciani, attualmente Sostituto Procuratore Generale presso la medesima Corte.

Oltre a Luccioli, il plenum ha indicato altri nove presidenti di sezione: sono Giangiulio Ambrosini, Luigi Francesco Di Nanni, Severo Chieffi, Ugo Vitrone, Giovanni de Roberto, Luigi Antonio Rovelli, Mario Fantacchiotti, Guido De Maio, Fabrizio Miani Canevari.

giovedì, febbraio 07, 2008

Gli eletti al C.O.A. di Roma.

Cassazione: imputato irreperibile? Il compenso del difensore d'ufficio è a carico dell’Erario.


L'art. 116 D.P.R. 115/02 (liquidazione dell'onorario e delle spese spettanti al difensore d'ufficio) stabilisce che le spese spettanti al difensore d'ufficio, sono ammesse (e quindi liquidate) nel caso in cui 'il difensore dimostra di aver esperito inutilmente le procedure per il recupero di crediti professionali'.

Il successivo art. 117 stabilisce poi che l'onorario e le spese spettanti al difensore di una persona indagata, imputata e/o condannata che sia irreperibile, 'sono liquidati nella misura e con le modalità previste dall'art. 82'.

In tale ipotesi, trattandosi di soggetto irreperibile, non è necessaria la propedeutica attività del difensore di un recupero dei crediti professionali.

L'art. 117 non chiarisce però se l'irreperibilità debba o meno essere dichiarata nel corso del procedimento penale (con apposito decreto del Giudice) o se può essere considerato irreperibile anche un soggetto che, pur rintracciato nel corso del giudizio penale si sia poi, solo in un secondo momento, posto in una condizione di sostanziale irrintracciabilità.

La Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione (Sent. 4153/2008) è quindi intervenuta sull’argomento ed ha stabilito che le spese e gli onorari del difensore d'ufficio sono a carico dello Stato, se l'imputato è irreperibile (e ciò anche se solo in un secondo momento) e ciò anche quando il legale non ha attivato la procedura per il recupero del credito professionale.

Gli Ermellini hanno infatti precisato che l'obbligo di attivarsi per il recupero del proprio compenso, non può essere imposto al professionista in caso di un irreperibile giacchè "non può esigersi che il difensore esperisca alcuna attività in tal senso" e pertanto, essendo tali intenti del tutto vanificati (dallo stato di irreperibilità), perciò le spese "vanno poste a carico dell'erario che ha diritto di ripetere le somme anticipate da chi si è reso successivamente reperibile".

Prodi nomina un ministro: Scotti alla Giustizia.

Il presidente del Consiglio dimissionario Romano Prodi cede l'incarico di ministro della Giustizia al sottosegretario Luigi Scotti che oggi giurerà al Quirinale come ministro.

Settantasei anni, napoletano, Scotti ha alle spalle un lunghissima carriera in magistratura culminata con la presidenza del Tribunale di Roma, incarico che ha lasciato quando due anni fa è diventato sottosegretario alla Giustizia.

Non è la prima volta che a diventare Guardasigilli è un ex magistrato: Vincenzo Caianiello e Filippo Mancuso lo dimostrano.

Certo è che Scotti ha svolto in questi due anni una delicata funzione di mediazione con la magistratura, dopo il periodo di braccio di ferro con l'ex ministro Roberto Castelli sulla riforma dell'ordinamento giudiziario.

Protesta la Cdl. Per il leghista Castelli «il fatto che venga nominato ministro della Giustizia un magistrato che non è nemmeno stato eletto dal popolo, ma prelevato dal tribunale per nominarlo prima sottosegretario alla giustizia e ora Guardasigilli, dimostra come Prodi abbia in totale spregio i fondamenti costituzionali basati sulla separazione dei poteri».

I senatori di An Caruso e Valentino, in una nota congiunta, invitano il governo "sfiduciato" ad astenersi dal fare nomine in numerose e delicate funzioni di uffici centrali e periferici dell'amministrazione giudiziaria.

Esami forensi: le proposte dell’Oua.


Avvocati più preparati, per tutelare meglio i diritti dei cittadini e per poter competere meglio sul mercato delle professioni.

Un mercato che, ormai, impone a tutti di confrontarsi quantomeno su scala europea.

Sono questi gli obiettivi delle proposte di modifica dell’Organismo unitario (che riportiamo di seguito) alle linee guida del ministero della Giustizia sulla “Riforma della disciplina dell’esame di abilitazione forense”.

Questi i punti salienti delle proposte dell’Oua:

1.Non solo esami.

Occorre intervenire sulla formazione universitaria e durante tutto il tirocinio, con verifiche periodiche, trasformando l’esame finale in una certificazione finale del livello di preparazione accertato nel corso del biennio e non in una prova del fuoco

2.Riforma della Professione.

Per raggiungere l’obiettivo è essenziale collegare le nuove norme sull’accesso ad una riforma complessiva della professione, attesa ormai da troppi anni.

3. Sì alla prova preselettiva.

Purché punti solo a garantire la qualità dei candidati all’esame finale e non a ridurne il numero. Una breve prova scritta sarebbe meglio dei quiz.

4.Via i codici commentati.

Si può fare, purché nella traccia d’esame compaiano, quantomeno i più rilevanti precedenti giurisprudenziali di riferimento, al fine di garantire un uniforme livello di informazione ai candidati.

5. Sì alla riduzione delle sedi d’esame.

Anche se i problemi che si risolvono per gli scritti si ripropongono all’orale.

6. Gli esami prima o poi finiscono.

Giusto porre un limite al numero di volte in cui si può sostenere l’esame di abilitazione.

7. Meno magistrati più ricercatori.

I magistrati facciano i processi e nelle commissioni d’esami lascino più posti ai ricercatori universitari.

8.La difesa è un diritto, le spese sono dello Stato.

È impensabile che lo Stato che dovrebbe (e non lo fa) sostenere anche economicamente la formazione scarichi i sugli ordini persino il costo vivo degli esami di abilitazione.

9.Ricorso al Tar del Lazio.

È importante assicurare l’uniformità dei giudizi sui ricorsi attribuendo la competenza ad unico Tar.

Roma, 6 febbraio 2006

mercoledì, febbraio 06, 2008

TUTTI A CASA !!!

CASSAZIONE, POLITICO AD AVVERSARIO: 'VIENI FUORI',NON E' MINACCIA.


Roma, 5 feb. (Apcom) - La Cassazione continua a 'dare lezioni di bon ton' ai politici italiani, abbandonando, questa volta, la linea dura: per la Suprema Corte non rischia, infatti, una condanna per minacce chi, durante una riunione ufficiale, dice all'avversario politico 'vieni fuori', sfidandolo e mostrandogli persino il pugno.

Con la sentenza 5361 di ieri la Cassazione ha annullato la condanna per minacce nei confronti di un ex consigliere comunale di Lorenzago, in provincia di Belluno, che aveva detto in dialetto ad un avversario "volete venire fuori?", mostrandogli il pugno.

A marzo del 2007 la Corte d'appello di Venezia aveva confermato la condanna inflitta dal Tribunale di Belluno.

Le cose sono andate diversamente di fronte alla Suprema corte, alla quale era ricorso l'ex consigliere comunale. La V sezione penale ha annullato la doppia condanna di merito sostenendo che in realtà si trattava non di una minaccia ma di una "sfida".

La frase "vosto vegnì de fora" che, tradotta dal vernacolo cui appartiene suona come "volete venire fuori?" non può certamente essere intesa alla stregua ad un invito a bere qualcosa, ma costituisce inequivocabilmente una sollecitazione a regolare privatamente il dissidio già manifestatosi nella seduta del consiglio comunale, spiega il collegio di legittimità.

Tuttavia, aggiunge la Cassazione, "pur essendo tale il significato semantico della frase pronunciata dal politico, non possono ravvisarsi nel suo contenuto gli estremi di una minaccia".

Non basta. "Ben diversa sarebbe stata la rilevanza penale della condotta dell'uomo, se la frase da lui pronunciata fosse stata ti aspetto fuori o altra di simile tenore: giacché in tal caso il male prospettato sarebbe consistito in uno scontro fisico imposto unilateralmente dall'imputato e tendenzialmente non evitabile dalla persona offesa". Nel caso sottoposto all'esame della Corte, invece, si trattava di una sfida che l'avversario poteva decidere di accettare oppure no.

Piccole cose per una giustizia più efficiente.


Torno ora a scrivere prendendo lo spunto da una notiziola apparsa in occasione dell'inutile rito delle inaugurazioni dell'anno giudiziario, dove si ripetono stancamente le stesse lamentele inascoltate dei venti o trenta anni precedenti.

Si tratta di un accordo tra i magistrati e gli avvocati di Milano, una clausola del quale prevede che le udienze debbano cominciare non dopo le 9,15.

Modesto particolare, certo, ma indice di un diffuso malcostume dei giudicanti e dei pubblici ministeri ritardatari che fanno perdere una quantità del tempo prezioso costituito dalle ore del mattino (perché spesso non si può continuare nel pomeriggio mancando i soldi per pagare gli straordinari).

Da questa inezia passiamo al tasto dolente e più corposo della produttività.

Da una mia esperienza genovese traggo la notizia di cause civili che quella Corte d'appello fissa al 2012; ma non sono purtroppo eccezionali i casi di analoghe fissazioni in altre Corti addirittura al 2020: cos'è questa se non denegata giustizia? Ora, è difficile credere che i giudici che rinviano le cause di dieci anni abbiano fatto tutto il possibile per evitare uno scandalo simile.

Su un altro versante, se qualcuno si prendesse la briga di fare un'indagine comparativa assai semplice sulla produttività, vedrebbe, per esempio, che in una stessa sezione di tribunale o di Corte d'appello il numero delle sentenze scritte da quei giudici varia sensibilmente da individuo a individuo, senza plausibile motivo salve eccezionali circostanze di complessità delle controversie; un livellamento verso l'alto non trova alcuna controindicazione.

Non parliamo poi delle differenze regionali: non posso non segnalare, con orgoglio subalpino e correndo i rischi del caso, i virtuosi numeri del tribunale torinese rispetto alle disastrose statistiche di molti uffici meridionali.

Sempre a proposito di sentenze, sarebbe utile (e non è difficile) sapere quante di esse sono state modificate sostanzialmente nei gradi superiori di giudizio, per saggiare il livello di equità delle decisioni e la perizia degli estensori.

Forse non è del tutto noto, inoltre, che il singolo giudice relatore di una causa civile e il presidente di una sezione penale sono liberi di fissare il numero e il tipo di processi da portare ad ogni udienza: va da sé che chi ne porta pochi ne decide pochi.

Chissà se quei giudici che rinviano al 2012 e via via fino al 2020 hanno le udienze precedenti così stracariche da rendere umanamente impossibile aggiungerne altre.

Forse è a causa di questo spaventoso stress decisionale che le ferie dei magistrati sono di fatto ben più lunghe di quei 45 giorni durante i quali, per legge e anche per favorire gli avvocati, viene sospeso il lavoro ordinario.

Su questo argomento, purtroppo, la stessa Corte di Cassazione non dà il buon esempio: anche se non si dice, difficilmente un consigliere della Suprema Corte si vede fissare le udienze dopo la metà di luglio e prima della terza decade di settembre; se vi aggiungiamo un buon mese di tregua per il periodo natalizio e qualche scampolo per quello pasquale il recupero delle energie dei cassazionisti dovrebbe ritenersi soddisfacente.

Certo, le cause della crisi della giustizia non sono solo queste, e le altre hanno ben altro peso. Ma forse i cittadini gradirebbero se chi appartiene ad un corpo giustamente elitario desse il meglio di sé già nelle piccole cose; chissà che le prove di buona volontà dei magistrati non riescano a contagiare i politici, gli avvocati e tutti quelli che dell'attuale dramma giudiziario sono gli attori principali.

MARIO GARAVELLI

Già presidente della Corte d'appello di Genova

Tratto dal sito: www.lastampa.it

martedì, febbraio 05, 2008

....Separazione delle carriere in casa Mastella.

Corte dei Conti: c'è un quadro di corruzione ampiamente diffusa.

La Corte dei conti torna a puntare l’indice «sull’incontrollato aumento della spesa corrente» ma sottolinea l’importanza di non porre un freno alle spese per investimento perché «alla lunga erode la capacità di dare risposta alle esigenze di sviluppo del Paese».

Ad affermarlo è il presidente della Corte dei conti, Tullio Lazzaro, nella sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2008.

SOVRAPPOSIZIONI E CONFLITTI - Per Lazzaro, «l'organizzazione della Repubblica vive un momento di diffuso malessere ed incertezza». e per questo «è compito prioritario e urgente della classe dirigente del Paese fare un bilancio ed eventualmente riconsiderare le scelte recenti e meno recenti, con il preciso scopo di ridare sistematicitá all'insieme degli organismi amministrativi a tutti i livelli, nell'interesse finale della comunitá nazionale». Lazzaro, in particolare, lamenta che «assistiamo per tanti aspetti al crescere confuso di strutture, di modelli amministrativi, di sovrapposizioni di competenze tra amministrazioni centrali ed enti locali, di disarmonicitá e di conflitti irrisolti».

FRODI EUROPEE - La Corte dei Conti è sempre più impegnata nel controllo sulla percezione e utilizzazione dei fondi europei, ha detto Lazzaro, segnalando che nel 2006 si è registrato «un forte incremento» (oltre il doppio degli importi segnalati nel 2005) degli importi del bilancio comunitario da recuperare «per le irregolarità e frodi accertate». Per quanto riguarda i programmi regionali, il top delle somme da recuperare spetta alla Sicilia (più di 24 milioni di euro), in Campania (più di 12 mln) e in Basilicata (otre 2,5 mln).

«CORRUZIONE DIFFUSA» - Secondo quanto rileva il procuratore generale della magistratura contabile, Furio Pasqualucci, dagli accertamenti effettuati dalla Corte nel 2007 emerge un «quadro di corruzione ampliamente diffusa». Secondo Pasqualucci, «profili di patologie» sono evidenti «nel settore dei lavori pubblici e delle pubbliche forniture, nonchè nella materia sanitaria». In particolare, risultano in aumento le condanne per danni materiali e per danni all'immagine della pubblica amministrazione pronunciate dalla Corte dei Conti in seguito al pagamento di tangenti (per concussione o corruzione) durante la stipula di contratti. Su un totale di 1.905 sentenze di condanna emesse in primo grado nel 2007 dalle sezioni regionali della Corte dei Conti per un totale di oltre 92milioni di euro, una buona parte (l'11,4%) ha riguardato danni causati da corruzione, tangenti, e concussione.

SENTENZE E INCASSI - Anche Lazzaro ha fornito alcuni dati, ricordando che tra il 2001 e il 2006 la Corte dei Conti ha emesso sentenze definitive di condanna per un importo incassabile di 487 milioni di euro.

Il presidente ha aggiunto che nello stesso periodo ci sono state anche «riparazioni spontanee», a seguito dell'apertura di istruttorie di oltre 70 milioni di euro.

Tratto dal sito: www.corriere.it

lunedì, febbraio 04, 2008

OUA: La Giustizia torni al centro della Politica.


Dodici priorità per il prossimo governo

L’Avvocatura in stato di agitazione

Assemblea straordinaria dell’Oua, Roma - sabato 9 febbraio

Michelina Grillo, presidente Oua: «Stiamo preparando una “Lettera Aperta” al presidente Napolitano affinché, come già accaduto in passato, si spenda con gli schieramenti politici perché rimettano la Giustizia al centro dell’agenda di governo. Di qualunque governo. Abbiamo indicato 12 priorità, che saranno la base di discussione di una Assemblea straordinaria dell’Oua, che terremo a Roma il 9 febbraio, e chiederemo a tutti i partiti di sottoscriverle e impegnarsi a realizzarle nella prossima legislatura. Per ottenere questo risultato l’avvocatura entra in stato di agitazione».

Cambiare la Giustizia in 12 mosse

Le priorità per il prossimo governo, dodici spunti di riflessione

1) Creare una Costituente sulla giustizia, di cui facciano parte i parlamentari, i magistrati, gli avvocati, i rappresentanti degli altri operatori della giustizia, il mondo dell’accademia, dell’impresa, del lavoro e dei cittadini.

2) Ridurre e semplificare i riti processuali civili con riduzione a pochi modelli modulabili.

3) Depenalizzazione e processo penale più giusto e rapido. Assicurare certezza dei tempi ed effettività delle garanzie e delle sanzioni.

4) Valorizzare la difesa, nel processo e nei sistemi alternativi.

5) Osservatorio sui dati. Trasparente e cogestito, con la partecipazione attiva dell’avvocatura.

6) Riduzione dei tribunali. Da concordare con tutte le parti interessate ed evitando tagli basati solo su dati numerici.

7) Più risorse, dirigenti manager e premiare il merito. Servono più risorse per la giustizia, più efficienza nella gestione e dirigenti scelti anche per le capacità organizzative. Chi non è capace di gestire non può guidare un ufficio.

8) Giustizia tecnologica. Investire in modo massiccio sull’uso delle tecnologie (processo civile telematico, forme moderne di registrazione delle udienze anche civili, di creazione di fascicoli elettronici di tutti i procedimenti completi e consultabili a distanza dagli aventi diritto, ecc.).

9) Nuovi giudici onorari e sistemi alternativi. Riorganizzazione tutte le magistrature onorarie e ragionare sui circuiti alternativi di giurisdizione pubblica non statale.

10) Professionisti, nuova parte sociale. Non solo industria e sindacati, i lavoratori della conoscenza producono 1/3 del Pil italiano. Vanno ascoltati e considerati.

11) Riforma della professione forense. Regole rigorose per garantire che i nuovi avvocati siano preparati e rimangano tali per tutta la carriera. Garantire il principio della rappresentanza democratica della professione.

12) La qualità si scarica. Deducibilità integrale degli oneri sostenuti per le attività di formazione ed aggiornamento professionale, strumenti essenziali per garantire un’avvocatura di qualità per la difesa dei diritti dei cittadini.

Roma, 4 febbraio 2008

Revisionismo giustizialista.

Oramai va di moda dirlo: basta processi in televisione.

Lo dicono quelli che se ne stavano zitti, lo dicono quelli che sostenevano il contrario, e lo dicono pure quelli che li allestivano, li rilanciavano sui giornali e ne godevano. Non è neanche incoerenza, è inconsistenza culturale.

Il problema, tutt’altro che risolto dai trasformisti dell’etica pubblica, non consiste nella pattuglia di giustizialisti in servizio permanente effettivo, composta da maoisti e sinceri reazionari, il problema è l’inciviltà giuridica. E non lo si affronta a chiacchiere.

Prima di tutto si deve far funzionare la giustizia vera. Occorre rimuovere, subito, le costosissime macerie sulle quali prospera il corporativismo e sotto le quali è seppellito il diritto. Ammodernamento dei codici, sveltimento delle procedure, concentrazione dei tribunali, controlli costanti di preparazione e produttività di magistrati le cui carriere devono essere separate, organizzazione gerarchica, rifondazione del Csm e fine del governo correntizio.

Subito, perché senza giustizia funzionate non c’è riscatto civile, economico e morale. Forse siamo restati gli ultimi a credere che in Italia possa esserci giustizia, ma non ci rassegniamo.

Contemporaneamente si deve tagliare, con un colpo secco, il perverso rapporto fra procure e giornalisti, o, meglio, velinari. Non c’è nulla, proveniente dalle carte d’accusa e che riguardi cittadini da considerarsi innocenti, che possa essere pubblicato.

I giornalisti facciano le inchieste, lavorino, scoprano scandali e li denuncino. Copiare dalle carte dell’accusa, fotocopiare interrogatori o intercettazioni no, non si può. Si chiama civiltà non privacy.

E chi sgarra paghi, non come quella porcheria della legge che impedisce di fotografare chi è in manette e lo si schiaffa in prima pagina dalla cintola in su, o con il pallino bianco sugli schiavettoni. Lo ha mai visto, il ridestato garante?

Il giustizialismo ha avvelenato le menti. Il mondo politico è zeppo di zotici pronti a gioire quando la soffiata dalla procura svergogna l’avversario, salvo poi essere infilzati a loro volta. La sinistra s’è distinta, in questo sport immorale. Va battuta, non imitata.

E non servono i pistolotti strappalacrime, ma leggi serie. La politica si muova, o lasci fare alle maestre accusate di pedofilia.

lunedì 04 febbraio 2008

Scritto da Davide Giacalone

Fonte www.davidegiacalone.it

Venerdì 8/2 p.v. incontro di deontologia (n. 4 crediti formativi).

sabato, febbraio 02, 2008

Giustizia: passaggio di consegne al vertice della procura di S.Maria C.V.-


Passaggio di consegne alla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere tra Mariano Maffei, che a marzo sara´ collocato in pensione, ed il nuovo procuratore dirigente, Corrado Lembo.

Le udienze sono state sospese per circa mezzora per consentire la partecipazione di tutti i magistrati alla cerimonia alla quale sono intervenuti anche il superprocuratore Antimafia, Pietro Grasso, con il quale Lembo ha collaborato prima della sua nomina alla Procura di Santa Maria Capua Vetere ed il presidente del tribunale sammaritano Andrea Della Selva.

Il neo procuratore ha 60 anni, è nato e risiede a Campagna (Salerno) ed è stato designato dal plenum del Consiglio superiore della Magistratura con 19 voti a favore; cinque voti, ha ottenuto, invece, la proposta di nomina per il procuratore aggiunto presso il Tribunale di Napoli Franco Roberti, coordinatore della Dda.

A favore di Lembo hanno votato tutti i togati di Unicost, Magistratura democratica, Magistratura indipendente e i laici di centrodestra.

Mentre a favore di Roberti si sono espressi i tre togati del Movimento per la giustizia e i laici di centrosinistra Mauro Volpi e Vincenzo Siniscalchi

Consiglieri di turno per il mese di febbraio 2008.