sabato, marzo 15, 2008

Un avvocato civilista s’impicca nel tribunale di Marano: “sono un fallito”.

NAPOLI - Un avvocato si impicca in tribunale, probabilmente perché angosciato dai troppi debiti e da alcuni fallimenti affettivi. Il cadavere del legale - un civilista di 42 anni R. M. - è stato ritrovato penzolante all’interno della sezione distaccata del tribunale di Napoli, a Marano, a una ringhiera tra il terzo e quarto piano del palazzo di giustizia.

Secondo gli investigatori i primi rilievi accreditano l’ipotesi del suicidio perché nella tasca gli è stato trovato un biglietto su l'uomo avrebbe scritto: «Sono un fallito, non ho mai concluso nulla di buono nella mia vita» .

Grande il clamore della vicenda, visto che il civilista era noto in tutta l'area a Nord di Napoli. L’uomo, tuttavia, sembra avesse dei problemi di natura economica che lo avevano fatto precipitare in uno stato depressivo, abbinato a questioni legate alla sua vita affettiva.

La scoperta del cadavere, ritrovato su una rampa di scale situata tra il terzo e il quarto piano dell’edificio, è avvenuta alle prime ore del giorno, prima che avessero inizio le udienze.

14 marzo 2008

Tratto da: www.corriere.it

venerdì, marzo 14, 2008

Evviva la sincerità!


Da ex magistrato ho scarsa fiducia nel sistema: quando la professione diventa una corporazione, una casta, si difende dall'esterno fino ai limiti del possibile.

Posso fidarmi però dei singoli magistrati, non certo di chi dedica poco tempo al lavoro o non si dimostra indipendente nei giudizi.

Faccio affidamento sui giudici che interpretano la propria attività come un servizio, nel senso di dare una mano.

Mi preoccupo del fatto che esistano molte eccezioni a questo modo di pensare".

Gherardo Colombo

Università di Salerno: Corso di perfezionamento in Diritto dell'Unione Europea Applicato.






giovedì, marzo 13, 2008

Cena sociale AIGA.





Volentieri pubblichiamo le foto (purtroppo di qualità non eccelsa, perchè fatte con i telefonini) scattate durante un recente incontro conviviale organizzato dal Direttivo dell'AIGA di Salerno, con alcuni dei relatori degli incontri del POF 2008.

mercoledì, marzo 12, 2008

Convegno FEDPROF a Napoli.

PAPA: TRIBUNALI NON ESENTI DA TANTA INGIUSTIZIA.


Benedetto XVI ha voluto esprimere oggi la sua solidarieta' a quanti soffrono "a causa dell'ingiustizia presente in tanta parte della giustizia umana".

Lo ha fatto nell'Udienza Generale di oggi presentando la figura di Boezio, il martire cristiano da lui definito il "simbolo dei detenuti ingiustamente di tutti i tempi". "Ogni detenuto - ha detto il Pontefice - per qualunque motivo sia stato messo in carcere, intuisce quanto sia pesante questa condizione umana soprattutto quando e' abrutita dal ricorso alla tortura, come avvenne per Boezio".

"Vissuto fra i tempi piu' tribolati - ha aggiunto il Papa - Boezio si impegno' in politica ma nonostante questa attivita' pubblica non trascuro' gli studi, dedicandosi all'approfondimento di temi filosofici, ma anche della geometria, della astronomia". "Primo intellettuale del periodo medievale - ha proseguito il Papa - fu accusato di complotto e rinchiuso in prigione dove scrisse una delle opere piu' conosciute "De consolatione philosophiae".

Boezio ci insegna di non seguire "le amicizie apparenti, ma quelle vere, cosi' come i beni veri non scompaiono e il bene vero - ha spiegato il Pontefice - che non scompare e' Dio". Inoltre, il Papa ha invitato a "non cadere nel fatalismo, che non ha speranza. Non governa il fato, la fortuna - ha detto - ma governa la Provvidenza, che ha un volto, che e' Dio".

In tal senso, per il Papa, "la filosofia, nel senso della ricerca della vera saggezza, e' la vera medicina dell'anima. E l'uomo puo' sperimentare l'autentica felicita' in fondo a se' stesso. Dio resta la felicita' suprema. La malvagita' - ha aggiunto - non puo' prevalere anche se si estende da un confine all'altro".

Ma "la vera amicizia elimina il fato, mentre la Provvidenza ci permette sempre di stare in rapporto di amicizia con Dio".

"Boezio - ha concluso il Papa - e' il simbolo di tutto cio' che ha sofferto ingiustamente per ragioni ideologiche, politiche o religiose, ma ci invita alla contemplazione del Mistero del Crocifisso del Golgota".(AGI) - CdV, 12 mar. - (AGI)

I numeri del TAR di Salerno.

Tribunale di Salerno: sospensione elettorale (dal 14 al 18 aprile p.v.).


Per le prossime elezioni politiche di aprile, sarà sospesa l’attività giudiziaria presso il Tribunale di Salerno, dal 14 al 18 aprile (compreso) con la seguente regolamentazione:

1) sospensione delle udienze civili dal giorno 14 al 18/04/06 compreso, ad eccezione di quelle Presidenziali, Collegiali, e relative a vendite immobiliari ed a procedure di espropriazione immobiliare, relative ad esame di ricorsi in materia fallimentare ed alla trattazione di procedimenti cautelari;

2)sospensione delle udienze penali limitatamente ai giorni 14 - 15 e 16 aprile 2008, ferma restando la trattazione dei processi a carico di detenuti o prossimi alla scadenza dei termini di custodia cautelare o di prescrizione dei reati.

E' fatta salva l'attività dei Giudici per le indagini preliminari e del Tribunale del Riesame, che devono ottemperare all'obbligo di deliberare nel rispetto dei termini di legge.

Giustizia civile in Campania: scene ordinarie di caos.






Gravina: la giustizia smarrita.


(12 marzo 2008) Perché Pappalardi resta agli arresti? Per "l'estrema negatività della sua personalità". Non ha mostrato mai "senso di colpa", scrive il giudice. I suoi comportamenti sono "ripugnanti".

"Al di là della gravità del fatto", quel tipo lì - che non piange i figli, non si dispera in pubblico per la loro sorte; che non si mortifica per un matrimonio andato a male; che manda al diavolo il codazzo delle telecamere e, durante gli interrogatori, anche i giudici - è "socialmente pericoloso" e merita di starsene agli arresti in casa.

Non c'è dubbio che Filippo Pappalardi abbia una faccia che può non piacere. È violento, arrogante. È un "padre padrone", prepotente e manesco.

Ma la fisiognomica e comportamenti primitivi non possono essere condizione sufficiente per tenere agli arresti un padre "sbagliato" che ha perso due figli, è stato accusato senza alcuna prova di essere l'assassino, è stato incarcerato, innocente.

Negli affari giudiziari bisogna diffidare di chi mena fendenti forsennati nella convinzione di avere tra le dita la corda della verità. Ma in questo affare di Gravina c'è di più e di peggio. C'è la sgradevole sensazione di trovarsi alle prese con una magistratura che, indispettita dai suoi errori, non riesce a correggere se stessa.

Anzi non accetta di vedere censurate le sue decisioni e pretende - in ogni caso - un castigo anche a costo di ritorsioni contro il malcapitato che ha davanti. Una ritorsione, ecco che cosa sembra la decisione del giudice.

Sono decenni che il processo italiano è in crisi di efficienza, di risultati e di credibilità, un ordigno maligno che sanziona prima dell'accertamento e, quando accerta le responsabilità, non riesce a punirle. In questa scena così critica - di cui la magistratura è corresponsabile ma inabilitata a riformare - la responsabilità delle toghe dovrebbe essere raddoppiata e non attenuata, soprattutto a fronte degli errori commessi.

Quando questo non accade, le toghe dimenticano che possono sperperare giorno dopo giorno il loro prestigio dinanzi a un'opinione pubblica che non ne comprende gli orientamenti; non ne apprezza l'ostinazione; non capisce le sue decisioni, contrarie soprattutto al senso comune.

Sono queste le condizioni, sostengono gli studiosi che hanno le loro radici nelle scienze sociali e nella scienza politica, che mettono in movimento contrappesi tecnici, istituzionali, politici.

Gli ultimi sono naturalmente i più importanti. Prevedono che venga aumentato il numero dei giudici; che si riformi la procedura; che si abolisca un tribunale; che si modifichi la giurisdizione; che si diminuiscano le risorse assegnate al sistema giudiziario; che si emendi la Costituzione.

Sono i contrappesi politici alla fine a potenziare i contrappesi tecnici perché sono utili a incentivare nei giudici un atteggiamento di autolimitazione (self-restraint); sono in grado di essere un buon deterrente alla manipolazione delle norme.

Alla vigilia di una nuova stagione politica, la magistratura dovrebbe ricordare che non può reggere, all'infinito, un conflitto con le opinioni diffuse e condivise. Pena, perdere ogni credibilità. È quel che già è affiorato nelle ultime legislature.

Un'opinione pubblica stanca, diffidente, sospettosa della consorteria togata ha "autorizzato" la politica a individuare contrappesi. La Bicamerale era questa cosa qui. È stato il varco politico e istituzionale dentro il quale si è mosso poi il contro-riformismo del centro-destra, di Berlusconi, dei suoi avvocati.

Ci si augura che, nel prossimo Parlamento, non si debba ancora assistere al conflitto infinito tra le toghe e la politica. Anche i magistrati dovrebbero capirlo ed evitarlo. Soltanto applicando la legge con equilibrio e saggezza. Come a Gravina, purtroppo, non è accaduto.

di GIUSEPPE D'AVANZO

tratto da: repubblica.it

martedì, marzo 11, 2008

E' in arrivo il governo "VELTRUSCONI"!!

Indennizzo diretto: l’esclusione delle spese legali nella fase stragiudiziale è incostituzionale.


Escludere le spese per l’assistenza e la consulenza professionale prestata dal legale nella procedura di risarcimento diretto è contrario ai diritti riconosciuti dalla nostra Carta costituzionale.

E’ quanto ha stabilito il giudice di pace di Cagliari (Macciotta) che, con una recentissima ordinanza (6 febbraio 2008), accogliendo l’eccezione difensiva dell’attore-danneggiato al quale era stato negato il rimborso degli onorari legali nella fase stragiudiziale, ha rimesso gli atti alla Consulta per illegittimità costituzionale dell’articolo del regolamento di attuazione del risarcimento diretto (Dpr 254/2006).

La norma regolamentare prevede espressamente che sugli importi corrisposti al danneggiato non sono dovuti compensi per la consulenza o assistenza professionale diversa da quella medico-legale.

In piena aderenza alle motivazioni addotte dal legale del danneggiato nell’eccezione di incostituzionalità, il Giudice rimettente ha ravvisato tre distinti profili di illegittimità della norma in questione.

Il principio di uguaglianza.

Essa sarebbe, innanzitutto, in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione in quanto determina una incomprensibile e ingiustificata situazione di favore per le compagnie di assicurazioni a svantaggio del danneggiato-consumatore, parte debole per antonomasia, il quale, nella prospettiva di evitare fastidiosi costi per l’assistenza legale, deve sottostare alle condizioni e all’offerta della propria compagnia assicurativa senza alcuna preventiva tutela.

La violazione del suddetto principio sarebbe evidente anche con riferimento ad altri due profili di discrimine che la norma in esame introduce, da un lato la disparità di trattamento fra due diverse categorie professionali (medici e legali), e dall’altro la discriminazione degli indigenti rispetto agli abbienti, quest’ultimi in grado di permettersi l’assistenza legale per una migliore tutela dei propri diritti.

Il diritto di difesa.

Il consumatore viene così a trovarsi in totale balia della propria assicurazione in un contesto estremamente ostico, come la materia dell’infortunistica stradale, che invece richiede specifiche conoscenze e competenze per poter valutare la congruità del risarcimento dovuto.

Ne deriva che risulta violato anche un altro principio fondamentale, il diritto alla difesa previsto dall’articolo 24 della Costituzione, diritto che deve essere garantito non soltanto in ogni stato e grado del giudizio ma anche nella fase delle trattative stragiudiziali, così come di recente è stato ribadito dalla giurisprudenza di legittimità (Cassazione, sentenze 2275/06 e 116066/05).

L’eccesso di delega.

Infine, la norma che esclude le spese legali extragiudiziali dal novero dei danni risarcibili, sarebbe viziata da eccesso di delega e perciò in contrasto con l’articolo 76 della Costituzione.

La delega, infatti, aveva previsto poteri ben circoscritti per il Governo che aveva il compito di codificare la normativa di settore emanando norme finalizzate alla tutela dei consumatori e, in generale, dei contraenti più deboli sotto il profilo della trasparenza delle condizioni contrattuali, nonché dell’informativa preliminare, contestuale e successiva alla conclusione del contratto, avendo riguardo anche alla correttezza dei messaggi pubblicitari e del processo di liquidazione dei sinistri, compresi gli aspetti strutturali di tale servizio.

Nella delega, dunque, non rientrava alcun potere di innovazione né di abrogazione di norme esistenti, nulla di sostanziale era previsto in merito alla disciplina della r.c.a. né in merito alla fase della liquidazione dei sinistri.

Ebbene, il nuovo sistema risarcitorio — così come disciplinato dal Codice delle assicurazioni private e dal decreto di attuazione - non sembra per nulla ispirato a quelle finalità di tutela del consumatore a cui invece il legislatore codificante doveva uniformarsi.

L’obbligo per l’assicuratore di prestare assistenza informativa e tecnica al danneggiato, pure previsto dalla disposizione regolamentare, si risolve in un mero specchietto per le allodole, in quanto determina una situazione di evidente conflitto di interessi: da un lato l’interesse dell’assicuratore-debitore a contenere i costi dei sinistri e dall’altro quello del creditore- danneggiato a conseguire il risarcimento più elevato possibile.

In definitiva, la delega è stata impropriamente interpretata dal Governo in modo estensivo e sotto tale profilo non può che essere denunciata l’incostituzionalità della norma in questione.

Luciano Scavonetto

Fonte: Il Sole 24 Ore

Corte Costituzionale: le incapacità personali del fallito non devono perdurare dopo la chiusura del fallimento.


Dalla sentenza n. 39/2008 della Corte Costituzionale:

“Così identificati i termini della questione soggetta a scrutinio, se ne rileva la fondatezza per contrasto con gli artt. 117, primo comma, e 3 della Costituzione.

Questa Corte, con le recenti sentenze n. 348 e n. 349 del 2007, ha affermato, tra l'altro, che, con riguardo all'art. 117, primo comma, Cost., le norme della CEDU devono essere considerate come interposte e che la loro peculiarità, nell'ambito di siffatta categoria, consiste nella soggezione all'interpretazione della Corte di Strasburgo, alla quale gli Stati contraenti, salvo l'eventuale scrutinio di costituzionalità, sono vincolati ad uniformarsi.

Ora, riguardo alle incapacità personali connesse allo stato di fallito, con specifico riferimento agli artt. 50 e 143 della legge fallimentare all'epoca vigente, la Corte di Strasburgo, con numerose pronunce (si veda, ex plurimis, la sentenza 23 marzo 2006, Vitiello c. Italia, ric. n. 77962/01), ha ritenuto le disposizioni della legge fallimentare lesive dei diritti della persona, perché incidenti sulla possibilità di sviluppare le relazioni col mondo esteriore e foriere, quindi, di un'ingerenza «non necessaria in una società democratica».

La Corte di Strasburgo ha affermato, in particolare, che «a causa della natura automatica dell'iscrizione del nome del fallito nel registro e dell'assenza di una valutazione e di un controllo giurisdizionali sull'applicazione delle incapacità discendenti dalla suddetta iscrizione e del lasso di tempo previsto per ottenere la riabilitazione, l'ingerenza prevista dall'art. 50 della legge fallimentare nel diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti non è necessaria in una società democratica, ai sensi dell'art. 8, § 2, della Convenzione», e ha dichiarato l'avvenuta violazione del citato art. 8, dopo aver precisato che la nozione di “vita privata” presa in considerazione da tale norma, «non esclude, in linea di principio, le attività di natura professionale o commerciale, considerato che proprio nel mondo del lavoro le persone intrattengono un gran numero di relazioni con il mondo esteriore».

Nel contempo le disposizioni censurate, in quanto stabiliscono in modo indifferenziato incapacità che si protraggono oltre la chiusura della procedura fallimentare e non sono, perciò, connesse alle conseguenze patrimoniali della dichiarazione di fallimento ed, in particolare, a tutte le limitazioni da questa derivanti, violano l'art. 3 Cost. sotto diversi profili.

Esse, infatti, poiché prevedono generali incapacità personali in modo automatico e, quindi, indipendente dalle specifiche cause del dissesto – così equiparando situazioni diverse – e in quanto stabiliscono che tali incapacità permangono dopo la chiusura del fallimento, assumono, in ogni caso, carattere genericamente sanzionatorio, senza correlarsi alla protezione di interessi meritevoli di tutela.

Deve essere, pertanto, dichiarata la illegittimità costituzionale degli artt. 50 e 142 della legge fallimentare di cui al r.d. n. 267 del 1942, nel testo vigente prima della riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006, in quanto stabiliscono che le incapacità personali derivanti al fallito dalla dichiarazione di fallimento perdurano oltre la chiusura della procedura concorsuale”.

sabato, marzo 08, 2008

LA GIUSTIZIA AL CENTRO DELLA POLITICA: L’OUA INCONTRA IL PDL.


Continua l’iniziativa dell’Avvocatura sulle 12 priorità del “Programma giustizia” e nella giornata di ieri la presidente dell'Oua avv. Michelina Grillo e la componente della giunta dell'Oua Avv Maria Limardo hanno incontrato il sen. Alfredo Mantovano e l'on. Giulia Bongiorno, del Pdl, prospettando loro le proposte per la giustizia dell'Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana.

«Nei giorni scorsi abbiamo denunciato con un documento la sottovalutazione nei programmi elettorali della grave crisi in cui versa il nostro sistema giudiziario – dichiara Michelina Grillo alla fine della riunione- e abbiamo rilanciato le 12 priorità del nostro “Programma Giustizia” e la necessità che le forze politiche si esprimessero sulla nostra proposta di indire una “Costituente per la giustizia”. Oggi abbiamo avuto un primo importante riscontro dal Partito delle Libertà»

Alfredo Mantovano e Giulia Bongiorno concordano sulla necessità che la prossima legislatura affronti i temi chiave del settore e manifestano apprezzamento per l'ipotesi di una Costituente per la giustizia, che coinvolga gli addetti ai lavori, in un'ottica di sollecitazione e di verifica dell'attuazione del programma.

Ricordano che proprio nel programma del Pdl vi è uno specifico impegno teso all'incremento e all'uso razionale delle risorse, che abbia una particolare considerazione per l'amministrazione della giustizia civile, in termini di incremento di efficacia e di riduzione dei tempi.

In questa prospettiva, l'estensione dei modelli virtuosi potrebbe evitare la dispersione dei finanziamenti a pioggia e permettere investimenti mirati.

venerdì, marzo 07, 2008

ODE IN "MORTE" (POLITICA) DEL FRATELLO CLEMENTE.


In morte del fratello Clemente 1(*)


Un dì, s'io 2(*) non andrò sempre fuggendo

di partito in partito, me vedrai seduto

su la tua pietra, o fratel mio, gemendo

il fior de' tuoi gentil anni caduto.

La Madre 3(*) or sol suo dì tardo traendo

parla di me col tuo cenere muto 4(*),

ma io deluse a voi le palme tendo

e sol da lunge i tetti di Ceppaloni 5(*) saluto.

Sento gli avversi numi 6(*), e le secrete

cure che al viver tuo furon tempesta,

e prego anch'io nel tuo porto quiete.

Questo di tanti voti oggi ti resta!

Gentil Clemente, almen le ossa 7(*) rendi

allora al petto degli italiani mesti.


Testo liberamente tratto da: "In morte del fratello Giovanni" di Ugo Foscolo.

1(*) L’autore, con sottile eufemismo, si riferisce alla morte politica dello statista italiano Clemente Mastella (Ceppaloni 5 febbraio 1947, vivente)

2(*) La poesia è attribuita al famoso compagno di merende Pierferdinando Casini (“Ferdy”) che ha condiviso le battaglie politiche di Clemente Mastella (“Clem”) per decenni

3(*) Il significato da attribuire alla “Madre” è fonte di discussione per gli studiosi. Se molti la riferiscono a Silvio Berlusconi, alcuni propendono a una allusione a donna di facili costumi

4(*) “Cenere muto” è il soprannome del Governatore Antonio Bassolino. La cenere infatti non parla e neppure Bassolino ha mai detto nulla ai giudici sul disastro ambientale in Campania

5(*) Città natale di Mastella di cui è sindaco a vita. E’ rimasta celebre la fiaccolata dei suoi abitanti a sostegno della moglie Sandra Lonardo costretta agli arresti domiciliari perché accusata di concussione

6(*) Gli “avversi numi” sono le percentuali di voto previste per il suo partito di ricatto e di governo, detto UDEUR. Infatti, nel 2008, per la prima volta un partito italiano registra intenzioni di voto negative. Fa perdere tra il 10 e il 12% dei voti a chi se lo prende

7(*) “Le ossa” sono in realtà i popolari torroncini natalizi autoprodotti da Mastella con i soldi del finanziamento pubblico al suo partito. Tutti gli italiani ne vorrebbero un etto.

TRATTO DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

COA Salerno: doppia seduta per il giorno 14/03/2008.


CONSIGLIO DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI DI SALERNO


ORDINE DEL GIORNO

Tornata del 14 marzo 2008 (ore 11,30)

I. Lettura ed approvazione verbale precedente;

II. Ricorsi a carico degli iscritti(determinazioni)-Rel. Sigg.ri Consiglieri Delegati.



ORDINE DEL GIORNO

Tornata del 14 marzo 2008 (ore 16,00)

I. Lettura ed approvazione verbale precedente

II. Comunicazioni del Presidente

III. Iscrizioni e cancellazioni

IV. Pareri

V. Ammissioni Gratuito Patrocinio-Rel.Cons. Avv.Visconti-

VI. Pianta Organica-Rel.Cons. Avv.Visconti-

VII. Magistratura Onoraria Pareri-Rel. Cons. Avv.Altieri-

VIII. Sopralluogo Cittadella Giudiziaria-Rel. Cons. Avv.Altieri-

IX. Fissazione Assemblea per approvazione bilancio - Rel.Cons. Avv. Nocilla-

X. Formazione permanente: determinazione criteri e costi-Rel.Cons.Avv.Nocilla-

XI. Modifica regolamento iscrizione nell'elenco dei difensori di ufficio.Rel.Cons.Avv.Cacciatore

XII. Sussidi e contributi

XIII. Varie ed eventuali.

Il Presidente

Avv.Americo Montera


Il Consigliere Segretario

Avv.Gaetano Paolino



POF: eventi formativi dal 10 al 25 marzo 2008.




giovedì, marzo 06, 2008

Nuovi Consigli Giudiziari: gli avvocati vogliono contare di più.


Avvocati in fermento per l'avvicinarsi delle elezioni dei consigli giudiziari, cioè degli organi che secondo l'ordinamento giudiziario del 2007 saranno deputati alla valutazione della professionalità dei magistrati.

Una legge contestata all'epoca dai legali, perché ha drasticamente ridotto la partecipazione dei componenti avvocati ai lavori dei nuovi consigli.

Dal momento che la legge è ormai in vigore e che le elezioni dei consigli sono alle porte, però, l'Oua si è mossa per tempo con un deliberato nel quale elenca i criteri omogenei che si augura vengano utilizzati per la scelta dei componenti avvocati, come l'esperienza negli organismi forensi, l'adeguata conoscenza dell'ordinamento giudiziario, la presenza dell'ordine distrettuale e degli altri ordini a rotazione e, nel caso di docenti universitari, l'esercizio della professione forense.

Fondamentale, poi, per l'Oua, è la massima interlocuzione con l'avvocatura nelle valutazioni di professionalità e nelle nomine dei dirigenti degli uffici.

In particolare, l'Oua ricorda le prescrizioni del dlgs 160 del 2006, secondo il quale i consigli dell'ordine territorialmente competenti devono essere tempestivamente avvertiti delle valutazioni di professionalità in calendario, i consigli giudiziari hanno la facoltà di assumere informazioni su fatti specifici segnalati dai consigli dell'ordine e, in merito al passaggio di funzioni dei giudici, richiama la prassi secondo la quale i presidenti delle Corti d'appello e i procuratori generali possono acquisire le osservazioni del presidente del Coa.

Ancora manifesti elettorali "ritoccati".







ELEZIONI: LA GIUSTIZIA NON È ANCORA UNA PRIORITÀ DELLA POLITICA.


«I programmi delle principali forze politiche parlano di giustizia, ma si fermano alla superficie dei problemi, non è ancora una priorità. Anche questa volta i proclami e le promesse vengono smentiti dai fatti».

Così Michelina Grillo, presidente OUA, commenta le anticipazioni sulle proposte elettorali dei maggiori partiti sulla questione giustizia. L’Oua ha anche prodotto un documento che illustra le perplessità dell’avvocatura e che rilancia le dodici parole d’ordine del “Programma Giustizia” per uscire dalla grave crisi che attanaglia il nostro sistema giudiziario e che pregiudica la competitività del nostro Paese e i diritti dei cittadini.

«Per la prima volta le principali forze politiche – ha continuato Grillo - hanno manifestato apprezzamento per i 12 punti del “Programma Giustizia” redatti dall’assemblea OUA e hanno promosso un rapporto di interlocuzione con la rappresentanza politica dell’avvocatura, anche programmando incontri a breve termine. Ma non basta, chiediamo un impegno fattivo sulla nostra proposta di indire una Costituente sulla Giustizia, con il coinvolgimento di tutte le forze istituzionali, i soggetti della giurisdizione e gli operatori del settore».

«In quanto ai contenuti – ha concluso – in questa sede indicheremo solo alcune priorità: trasparenza del bilancio della Giustizia, definizione e diffusione della figura del manager dirigente degli uffici giudiziari; ricognizione delle risorse materiali disponibili e distribuzione delle stesse secondo criteri di efficienza e di funzionalità; reinserimento nei rispettivi ruoli di tutti i magistrati attualmente adibiti a diverse funzioni; riforma del processo civile con una opportuna semplificazione e tendenziale individuazione di pochi modelli di rito; limitazione e razionalizzazione del ricorso alle magistrature “onorarie”; avvio di un’opera di rivisitazione organica della disciplina sostanziale degli istituti di diritto civile; riaffermazione del processo penale accusatorio; seria opera di depenalizzazione, che tenga conto dei mutamenti intervenuti nel tessuto sociale; varo definitivo della riforma dell’ordinamento professionale forense»

lunedì, marzo 03, 2008

Sospensione udienze per l'emergenza idrica a Salerno.


In conseguenza dell’interruzione dell’erogazione idrica, che avrà luogo da domani in molti Comuni del salernitano, il Presidente della Corte di Appello di Salerno ha stamane dato, con proprio decreto, le disposizioni in vigore negli uffici giudiziari del distretto dal 3 al 6 marzo correnti, onde gestire adeguatamente la problematica.

In generale, fatta salva l’iniziativa dei capi dei singoli Uffici, onde gestire casi specifici:

1) L'orario di lavoro ordinario avrà termine alle ore 11,00 sempre nel caso di una effettiva interruzione idrica; nelle ore successive e fino alle ore 13,30 presso le cancellerie resterà in servizio un presidio per il compimento di eventuali atti urgenti;

2) le udienze civili e del lavoro saranno rinviate di ufficio alla succesiva e prossima immediatamente utile;

3) le udienze penali (e prioritariamente quelle con imputati detenuti e di convalida o di riesame) saranno trattate nella fascia oraria 9-11 e quindi, se necessario, rinviate in prosieguo.

domenica, marzo 02, 2008

Camere penali: "No a intercettazioni avvocato/cliente".



“Il colloquio tra avvocato e cliente dovrebbe essere come quello in confessionale tra prete e fedele, lo dice la legge, ma le cose non stanno cosi’”.

E’ quanto ha dichiarato il segretario dell’Unione delle Camere Penali Italiane Renato Borzone in un’intervista a ‘Panorama’, nella quale si annuncia un dossier su 6 casi “particolarmente gravi”, con nomi, cognomi e testi delle intercettazioni tra legale ed assistito.

L’Ucpi, inoltre, ha approvato una delibera in cui protesta contro quello che definisce “un attentato strisciante e dilagante della legalita’ costituzionale e processuale”.

Per l’”eccezionale gravita’ e il ripetersi su tutto il territorio nazionale degli episodi riscontrati”, i penalisti hanno denunciato le violazioni al Governo e al ministero della Giustizia, nonche’ presentato esposti al Csm e al procuratore generale della Cassazione. E’ allo studio anche un ricorso in sede europea.

I casi segnalati e riportati da ‘Panorama’, vanno da quello di Palermo del legale di massimo Ciancimino a quello di Napoli che riguarda la difesa di Luciano Moggi, dall’arresto dell’avvocato Piervito Bardi a Potenza, richiesto dal pm Henry John Woodcock, al caso che ha interessato il gip di Milano Clementina Forleo, nonche’ episodi a Brescia e a Nola, sempre relativi a difensori spiati dalla polizia giudiziaria mentre facevano il loro lavoro. (AGI)


Cassazione: quando dare del "giuda" è consentito.


Dare del "Giuda" è concesso, l'importante è che il destinatario dell'ingiuria se lo sia meritato.

A stabilirlo è la Cassazione che ha assolto un consigliere comunale di Como di Forza Italia che aveva dato del "Giuda" ad un collega di partito. La licenza di insultare i politici, se se lo meritano, è stata accordata dalla Corte di cassazione con una sentenza della quinta sezione penale (la numero 9084). La Suprema corte ha redatto un vero e proprio elenco di epiteti da rivolgere agli uomini di governo quando ce ne è davvero bisogno.

Il tutto si collega al «diritto di critica politica». E così dare del "Giuda" è legittimo se un politico si macchia di alto tradimento. Anche "buffone", a suo modo, rappresenta «legittima critica politica». Se poi chi guida la macchina politica solleva una «indignazione» popolare, al limite, dice piazza Cavour, gli si può dare anche dell'«idiota».

La Cassazione chiarisce che «il diritto di critica riveste necessariamente connotazioni soggettive ed opinabili quando si svolge in ambito politico, in cui risulta preminente l'interesse generale del libero svolgimento della vita democratica».

Ne consegue che «una volta riconosciuto il ricorrere della polemica politica ed esclusa la sussistenza di ostilità e malanimo personale, è necessario valutare la condotta dell'imputato alla luce della scriminante del diritto di cui all'art. 51 c.p.».

Se il giudice verifica che l'operato del politico meritava di essere bollato con un epiteto che suona come ingiurioso, l'autore dello sfogo andrà assolto per non avere fatto altro che esercitare la libertà di «critica politica».

Proprio per questa ragione la Cassazione ha cancellato la doppia condanna per diffamazione inflitta nei due gradi precedenti a Paolo G., un consigliere comunale di Como di Forza Italia che, uscendo dalla sala consigliare, aveva dato del Giuda ad un collega di partito che all'ultimo momento aveva modificato il suo voto, contrastando la delibera proposta dal suo partito.

Un «grave tradimento politico» da indurre la Suprema corte ad accordare l'assoluzione al consigliere comunale.