sabato, gennaio 14, 2012

Liberalizzazioni selvagge: gli avvocati in mobilitazione.


Roma 14/1/2012. Un Manifesto unitario dell’Avvocatura e una mobilitazione responsabile e unitaria, per segnalare al Governo e ai cittadini i rischi di una liberalizzazione che smantella i principi fondamentali della professione di avvocato, che proteggono i diritti dei cittadini.

“Su temi così delicati, che riguardano i diritti dei cittadini, la tenuta del sistema democratico, il corretto funzionamento dell’amministrazione della giustizia, è necessario un processo di confronto con il Governo sulle iniziative di riforma della giustizia e di liberalizzazione delle professioni. L’avvocatura è disponibile a individuare in tempi rapidi le soluzioni più efficaci per migliorare l’efficienza della giustizia e per varare la riforma della professione forense” ha aperto i lavori il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa.
Finora il Governo ha agito con un metodo inaccettabile, introducendo in rapida successione norme che nella loro formulazione rendono incerto un quadro che nelle intenzioni dell’esecutivo avrebbe dovuto essere invece semplificato.

L’avvocatura ha proposte utili e efficaci da fare, non solo per rafforzare la qualificazione della professione ma anche per rilanciare l’efficienza del sistema giudiziario, questa sì una questione di democrazia.

Il Manifesto approvato oggi esprime la posizione unitaria di tutta l’Avvocatura italiana. Il Governo ha agito “in modo opaco, autoritario e senza cercare il confronto con l’avvocatura”. I provvedimenti della Manovra sono stati ispirati a solo criteri economici con una “pericolosa indifferenza per i valori giuridici”, con “uso strumentale del diritto comunitario”. Si sprecano gli atti comunitari che, al contrario di quanto sostiene il Governo, sostengono la specificità dello statuto dell’avvocatura, i principi di indipendenza, la legittimità del sistema delle tariffe: da quelli dei Parlamento europeo alle sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità europea.


Le Proposte.

La convenzione partecipativa di negoziazione: sistema alternativo di risoluzione stragiudiziale affidato agli avvocati garantisce tempi più rapidi e sicurezza giuridica. In Francia è già in vigore.
Aggredire l’arretrato civile con il coinvolgimento attivo degli avvocati con adeguata esperienza e ragionevole affidabilità, selezionati dai Consigli dell’Ordine di appartenenza, che sarebbero chiamati a decidere talune specifiche controversie indicate dai Presidenti dei Tribunali.
Per fare questo è necessario effettuare una stima seria dei processi pendenti, per utilizzare in modo razionale e efficace le risorse, eliminando sprechi e ritardi; e rafforzare il Programma di gestione dei tempi del processo redatto dai Presidenti dei Tribunali attraverso una loro maggior responsabilizzazione e il coinvolgimento dei singoli Consigli degli Ordini degli Avvocati per avere un’agenda dei lavori certa e celere.
Ridurre i tempi di redazione delle sentenze, creando uno staff di giuristi che affianca il magistrato nella fase che precede la sentenza attraverso la ricostruzione dell’iter processuale svoltosi fino a quel momento (le ricerche sui precedenti, orientamenti dottrinali ecc.).
Rendere operativo il processo telematico con investimenti seri di risorse economiche e tecniche. L’informatica applicata alla gestione della giustizia accelera i tempi e riduce i costi.
Previsione di un alleggerimento delle procedure delle Corti d’appello, ridisegnando la competenza funzionale, togliendo loro il contenzioso derivante dalla c.d. Legge Pinto e snellendo la collegialità delegando l’istruzione della causa ad un singolo Consigliere.

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