martedì, luglio 31, 2007

Il comitato di presidenza del Cnf è stato ricevuto dal Ministro Mastella.

(AGI) - Roma, 31 lug. - La centralita’ del ruolo dell’Avvocatura nel sistema Giustizia e la necessita’ di una proficua collaborazione e di un dialogo costruttivo, sono state ribadite dal ministro della giustizia Clemente Mastella che, poco dopo l’approvazione della legge di riformma dell’ordinamento giudiziario, ha ricevuto stamane l’avvocato Guido Alpa ed il nuovo comitato di presidenza del Consiglio nazionale Forense.

Il comitato di presidenza del Cnf (costituito oltre che dal presidente, avvocato Guido Alpa, dagli avvocati Ubaldo Perfetti, vicepresidente, Pierluigi Tirale, segretario, e Lucio Del Paggio, tesoriere) - riferisce una nota del ministero - ha rappresentato al ministro Mastella la necessita’ di intervenire su questioni, necessarie all’efficiente svolgimento della funzione, che stanno a cuore dell’avvocatura e che sono per la categoria fonte di disagio. Riforma degli esami di Stato, procedimenti disciplinari, accesso alla Cassazione e revisione del sistema delle tariffe sono gli argomenti posti sul tappeto unitamente alla proposta, avanzata dal Cnf, di predisporre annualmente una relazione sullo stato della Giustizia che sia il frutto del contributo di tutti gli ordini degli avvocati.

Cassazione Civile : ribaditi i principi in tema di responsabilità delle case di cura.


Alcuni importanti principi, peraltro costituenti "ius receptum", sono ricavabili da una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Sent. 13953/2007) in tema di responsabilità medica.

"Il rapporto che si instaura tra paziente e casa di cura privata (o ente ospedaliero) ha la sua fonte in un atipico contratto a prestazioni corrispettive con effetti protettivi nei confronti del terzo, da cui, a fronte dell'obbligazione al pagamento del corrispettivo (che ben può essere adempiuta dal paziente, dall'assicuratore, dal servizio sanitario nazionale o da altro ente), insorgono a carico della casa di cura (o dell'ente) accanto a quelli di tipo latu sensu alberghieri, obblighi di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell'apprestamento di tutte le attrezzature necessarie anche in vista di eventuali complicazioni o emergenze. Ne consegue che la responsabilità della casa di cura (o dell'ente) nei confronti del paziente ha natura contrattuale e può conseguire, ai sensi dell'art. 1218 c.c., all'inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonchè, ai sensi dell'art. 1228 c.c. ovvero all'inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal sanitario quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche "di fiducia" dello stesso paziente o comunque dal medesimo scelto".

"In tema di responsabilità contrattuale, si rende applicabile la norma di cui all'art. 1228 c.c. che, nell'adempimento dell'obbligazione, rende responsabile il debitore anche dell'opera dei terzi, di cui egli si avvale, disciplina questa riferibile anche al rapporto tra medico operatore e personale di supporto messogli a disposizione da una struttura sanitaria dalla quale il medico non dipende.

In particolare, poi, occorre considerare che dal chirurgo operatore “ certamente esigibile un dovere di controllo specifico sull'attività e sulle iniziative espletate dal personale sanitario con riguardo a possibili e non del tutto imprevedibili eventi che possono intervenire non solo durante, ma anche prima dell’intervento e in preparazione di esso".

lunedì, luglio 30, 2007

Prime azioni di contrasto alla "controriforma Mastella".

L’Ordine degli Avvocati di Palermo non partecipera’ alle prossime sedute del Consiglio giudiziario del distretto di Corte d’appello e non inviera’ i pareri per le valutazioni dei giudici onorari.

Sono le prime azioni di protesta decise dopo che la Camera dei deputati ha approvato la riforma dell’ordinamento giudiziario.

Il presidente dell’Ordine, Enrico Sanseverino, chiedera’, inoltre, al preside della facolta’ di Giurisprudenza di Palermo di non indicare i nomi dei due professori ordinari che, sulla base della nuova riforma, saranno chiamati a fare parte dei consigli giudiziari. “

Il fatto che gli avvocati non parteciperanno alla valutazione professionale dei magistrati -spiega Sanseverino- conferma che siamo di fronte ad una visione dell’attivita’ giudiziaria non quale servizio da rendere alla comunita’, ma come potere da esercitare anche mediante la sottrazione a qualsiasi forma di controllo”. (AGI) - Palermo, 30 lug. –

venerdì, luglio 27, 2007

I confini del giudice.


«C’è un rapporto malato tra giustizia e politica». È il consueto giudizio che si evoca quando organi della prima si interessano di soggetti della seconda, così attribuendo al «giudizio» connotazioni tutte nostrane.

L’ultima volta accade in questi giorni; nei quali si rincorrono opinioni e dichiarazioni che rimandano a valori costituzionali per la tutela della propria sfera di comportamento. Ancora una volta (si veda anche il caso che riguarda il giudice Clementina Forleo) ho l’impressione che connotati «partigiani» delle argomentazioni prevalgano sulla idealità del rapporto fisiologicamente costruito alla fine degli anni ’40 secondo linee di distinguo tra giustizia e politica dettate dalla storia e dal senso altamente politico coltivato nella Costituzione.

Perciò appaiono vaghe e vacue le argomentazioni sostenute in nome di una nuova e astorica ideologizzazione dei termini del problema; e perciò ci si confronta sull’interrogativo «chi-ha-ragione-e-chi-ha-torto» alla ricerca - appunto - della ragione di parte, ignorando il nodo centrale su cui costruire la ragione del Paese.

È vero. In democrazia il valore più alto è l’indipendenza del giudice; anzi, con Salvatore Satta, convengo che la democrazia può mutare a piacimento la sua organizzazione, ma non può rinunciare - pena la sua caduta - alla giurisdizione come funzione terza, imparziale, autonoma.

Il punto è questo. E attira l’attenzione sul significato reale e costituzionalmente valido della formula «il giudice è soggetto soltanto alla legge». Essa, negli anni ’40-’50, evocava aspirazioni illuministiche esaltando le fondamenta dello Stato moderno.

Col tempo, il sempre più incisivo contributo della magistratura all’atteggiamento cultural-giuridico del Paese abbattè il mito della «neutralità» del giudice rispetto al prodotto legislativo, aprendo gli orizzonti speculativi fino a offrirgli il controllo diffuso di legittimità costituzionale della legge, mai (dico: mai) affievolendo il valore della neutralità rispetto alla specifica vicenda. Insomma, si abbattè il mito della «neutralità politica», si rinforzò il bisogno della «neutralità tecnica».

Anzi, se si legge quella «strana» - e apparentemente neutra - disposizione di inizio del Codice di procedura penale del 1988, si scorge il connubio, il nesso indissolubile tra legge e giudice, che qualifica l’indipendenza con un vincolo di sottoposizione forte del secondo alla prima al quale quello non può sottrarsi.

La triade di elementi lì contenuti, identificando giurisdizione e giustizia, richiama il bisogno della corretta applicazione della legge come essenza stessa della funzione: la giurisdizione è, cioè, democraticamente legittimata proprio dal rispetto delle norme codicistiche.

Insomma: indipendenza e legalità convivono indissolubilmente.

E dunque, quando si dice «sono soggetto solo alla legge», si pronunzia un postulato politico monco, se il comportamento non segue - intimamente ed esteriormente - il rispetto della legge.

Ed è la profonda condivisione di questo irrinunciabile assioma della democrazia che guida il richiamo del Csm all’«apparire» come all’«essere» dell’indipendenza; che fa la differenza tra provvedimento legittimo e atto abnorme; che mantiene in vita la sincronia tra poteri dello Stato e le rispettive sfere di competenza.

Eguale condivisione è alla radice degli interventi dei migliori giuristi del Paese (si vedano ad esempio Franco Cordero e Vittorio Grevi).

Anch’essi, al fondo della questione, denunziano il travalicamento del rapporto tra atto e sua funzione, soprattutto quando ciò appartiene alla sfera della investigazione non del giudizio, e, peggio, l’esposizione di valutazioni di responsabilità in provvedimenti con funzioni «interlocutorie».

Perciò, appare ancora più sconcertante il comportamento di chi, avendo compiuto una torsione del proprio ruolo istituzionale per le ragioni appena dette, si appropri, alterandone il senso, delle opposte argomentazioni ai fini della conferma del proprio operato.

Questa operazione non è solo socialmente scorretta, ma dimostra l’incapacità di cogliere il segno secondo cui apparire significa essere indipendente, e dunque neutrale, segno posto a tutela della credibilità della magistratura e del corretto «gioco» democratico.

Giuseppe Riccio

Professore ordinario di Procedura penale presso l’Università Federico II

(articolo tratto dal quotidiano “Il Mattino” del 27/07/2007)

C'è stato un rito apotropaico?

Apotropaico (dal Greco αποτρέπειν, apotrépein = "allontanare") è un aggettivo che viene attribuito ad un oggetto o persona atti a scongiurare, allontanare o annullare gli influssi maligni.

Si parla quindi, ad esempio, di monile apotropaico, rito apotropaico etc. Nel mondo letterario ha assunto il carattere di rito che allontana il male, dunque esorcizzante. Nondimeno si può intendere come suo sinonimo anche l'atto dello scongiurare (vedi riti apotropaici che venivano riservati ai generali dell'antica Roma in trionfo).

Per Simbolo Apotropaico in psichiatria si intende quel simbolo in grado di allontanare un'idea che il contesto (ed esempio del sogno) sembrerebbe al contrario suggerire.

Questo tipo di simboli ed oggetti si incontrano di sovente nelle fiabe e nei racconti mitologici, ove assumono spesso la medesima funzione che assumono all'interno di un sogno od un ricordo soggetto ad analisi.

Incontriamo oggetti apotropaici anche in ambito filosofico: Nietzsche sosteneva che, ad esempio, il senso del pudore esista ovunque vi sia un mistero e che in questo caso la "funzione apotropaica" del pudore sia appunto allontanare la paura dell'oggetto misterioso.

A ben riflettere in effetti l'aggettivo apotropaico deriva dal greco (apotrepein) "allontanare" e tutti i simboli e gli oggetti di questo tipo condividono nel loro profondo appunto questa comunanza nell'allontanamento da qualcosa, intesa spesso come "tenere a distanza".

Il significato psicologico di questo bisogno di prendere le distanze da qualcosa, in modo conscio o inconscio, si rifà, come spesso accade, a meccanismi di fuga dal pericolo supposto o di rimozione di eventi traumatici. Spesso gli oggetti delle fobie potrebbero essere ridotti ad oggetti e simboli apotropaici di una differente paura con cui l'oggetto (o simbolo) è associato a livello manifesto.

(tratto da Wikipedia)

PS: L'altra sera abbiamo partecipato ad un "rito apotropaico", senza rendercene del tutto conto, alla "Baia dei Delfini": per la verità ci sembrava solo una festa da ballo estiva. Potenza dei paroloni!

Esame di avvocato, bando per l'anno 2007: prove indette il 11-12-13 dicembre.



MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Decreto Ministero Giustizia 13.07.2007

Bando di esame per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato - sessione 2007(scad. 12 novembre 2007)

(G.U. n. 58 del 24-7-2007)

(OMISSIS)

Decreta:

Art. 1.

E' indetta per l'anno 2007 una sessione di esami per l'iscrizione negli albi degli Avvocati presso le sedi di Corti di appello di Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Catania, Catanzaro, Firenze, Genova, L'Aquila, Lecce, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Torino, Trento, Trieste, Venezia e presso la Sezione distaccata in Bolzano della Corte di appello di Trento.

Art. 2.

1. L'esame ha carattere teorico-pratico ed e' scritto ed orale.

2. Le prove scritte sono tre. Esse vengono svolte sui temi formulati dal Ministero della giustizia ed hanno per oggetto:

a) la redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice civile;

b) la redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice penale;

c) la redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato tra il diritto privato, il diritto penale ed il diritto amministrativo.

3. Le prove orali consistono:

a) nella discussione, dopo una succinta illustrazione delle prove scritte, di brevi questioni relative a cinque materie, di cui almeno una di diritto processuale, scelte preventivamente dal candidato, tra le seguenti: diritto costituzionale, diritto civile, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto penale, diritto amministrativo, diritto tributario, diritto processuale civile, diritto processuale penale, diritto internazionale privato, diritto ecclesiastico e diritto comunitario;

b) nella dimostrazione di conoscenza dell'ordinamento forense e dei diritti e doveri dell'avvocato.

Art. 3.

Le prove scritte presso le sedi indicate nell'art. 1 si terranno alle ore nove antimeridiane nei giorni seguenti;

11 dicembre 2007: parere motivato su questione in materia civile;

12 dicembre 2007: parere motivato su questione in materia penale;

13 dicembre 2007: atto giudiziario su quesito proposto, in materia di diritto privato, di diritto penale e di diritto amministrativo.

Art. 4.

1. La domanda di ammissione agli esami di cui all'art. 1, redatta su carta da bollo, dovra' essere presentata, entro il 12 novembre 2007, alla Corte di appello competente.

2. Si considerano prodotte in tempo utile le domande spedite a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento entro il termine di cui al precedente comma. A tal fine fa fede il timbro a data dell'ufficio postale accettante.

3. Nelle domande dovranno essere indicate le cinque materie scelte tra quelle indicate nel precedente art. 2, n. 3, lettera a).

4. Le domande stesse dovranno essere corredate dai seguenti documenti soggetti all'imposta di bollo (Euro 14.62):

a) diploma originale di laurea in giurisprudenza o copia autentica dello stesso ovvero documento sostitutivo rilasciato dalla competente autorita' scolastica attestante l'avvenuto conseguimento della laurea;

b) certificato di compimento della pratica prescritta, ai sensi del combinato disposto dell'art. 10 del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37 e degli articoli 9 del decreto del Presidente della Repubblica 10 aprile 1990, n. 101, come sostituito dall'art. 1 legge 18 luglio 2003, n. 180 e 11 del decreto del Presidente della Repubblica 10 aprile 1990, n. 101.

Dovra' essere altresi' allegata la ricevuta della tassa di euro 12,91 per l'ammissione agli esami versata direttamente ad un concessionario della riscossione o ad una Banca o ad una agenzia postale, utilizzando il Modulario F/23, indicando per tributo, la voce 729/T. Allo scopo si precisa che per "Codice Ufficio" si intende quello dell'Ufficio delle entrate relativo al domicilio fiscale del candidato.

5. I candidati potranno avvalersi del diritto di cui all'art. 46 decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (autocertificazione) limitatamente alla certificazione del conseguimento della laurea in giurisprudenza.

6. I candidati hanno facolta' di produrre dopo la scadenza del termine stabilito per la presentazione delle domande, ma non oltre i venti giorni (21 novembre 2007) precedenti a quello fissato per l'inizio delle prove scritte, il certificato di cui al n. 4 lettera b) del presente articolo.

Il termine perentorio di cui sopra sara' da considerarsi osservato solo se il certificato perverra' (e non sara' meramente spedito) alle Corti di appello entro il termine stesso. Cio' al fine di consentire alle commissioni il rispetto del termine previsto dall'art. 17 regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37.

7. Coloro che si trovano nelle condizioni previste nell'art. 18, comma secondo, del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, debbono presentare, in luogo del documento di cui al n. 4 lettera b) del presente articolo un certificato dell'Amministrazione presso la quale hanno prestato servizio, che comprovi il requisito prescritto.

8. Per coloro che abbiano ricoperto la carica di vice pretori onorari, per i vice procuratori onorari e per i giudici onorari di tribunale, nel certificato saranno indicate le sentenze pronunciate, le istruttorie e gli altri affari trattati.

Art. 5.

I cittadini della provincia di Bolzano hanno facolta' di usare la lingua tedesca nelle prove dell'esame per l'iscrizione negli albi degli Avvocati che si terranno presso la Sezione distaccata in Bolzano della Corte di appello di Trento.

Art. 6.

1. Ciascun commissario dispone di dieci punti di merito per ogni prova scritta e per ogni materia della prova orale e dichiara quanti punti intende assegnare al candidato.

2. Sono ammessi alla prova orale i candidati che abbiano conseguito, nelle tre prove scritte, un punteggio complessivo di almeno 90 punti e con un punteggio non inferiore a 30 punti per almeno due prove.

3. Sono considerati idonei i candidati che ricevono un punteggio complessivo per le prove orali non inferiore a 180 punti ed un punteggio non inferiore a 30 punti per almeno cinque prove.

Art. 7.

1. I candidati portatori di handicap debbono indicare nella domanda l'ausilio necessario in relazione all'handicap, nonche' l'eventuale necessita' di tempi aggiuntivi.

2. Per i predetti candidati la commissione provvede ai sensi dell'art. 20 della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

Art. 8.

Con successivo decreto ministeriale saranno nominate la commissione e le sottocommissioni esaminatrici di cui all'art. 1-bis della legge 18 luglio 2003, n. 180.

Roma, 13 luglio 2007

GIUSTIZIA: MASTELLA, NON E' UNA RIFORMA DI PARTE!

Il ddl sull'ordinamento giudiziario "non costituisce una iniziativa volta 'contro' qualcuno o qualcosa", e non e' "una riforma di parte".

Lo ha ribadito il ministro della Giustizia Clemente Mastella, nel corso dell'intervento alla Camera dove si sta esaminando il provvedimento. Il Guardasigilli ha ricordato che il ddl "costituisce l'epilogo di una lunga e complessa vicenda": le modifiche piu' rilevanti "sono state operate su aspetti della riforma - ha detto Mastella - che apparivano ai limiti della costituzionalita' perche' incidenti sull'autonomia e sull'indipendenza dell'ordine giudiziario; altre, le piu' nomerose, attengono a profili di impraticabilita' delle norme o sono dirette a evitare effetti di ricaduta assolutamente negativi per lo stesso governo del corpo giudiziario, suscettibili di mettere in crisi la stessa attivita' del Csm".

Per Mastella, "nessuno deve essere considerato una casta, nessuno gode di privilegi" e "ai magistrati non occorre coraggio, il coraggio e' nella legge".

Il provvedimento all'esame della Camera, ha sottolineato ancora il Guardasigilli, "e' un testo nel quale mi ritrovo con convinzione, un testo di grande equilibrio, come ha detto anche il Capo dello Stato, nonostante esso si allontani in qualche punto dalla mia originaria proposta, consapevole come sono che esso rappresenti la sintesi virtuosa di posizioni politiche e culturali diverse, messe alla prova dei rapporti di forza parlamentari".

giovedì, luglio 26, 2007

....parole scritte sulla sabbia!

Domani elezione dei vertici del Cnf: Alpa è il favorito.

Giornata di elezioni domani per il vertice del Consiglio nazionale forense, ma non dovrebbero esserci rivoluzioni rispetto alla situazione attuale.

Il presidente uscente Guido Alpa (Genova) si è ricandidato e sembra contare sulla maggioranza dei consiglieri per la conferma. Anche la squadra non dovrebbe subire grandi rivolgimenti, se non per i due vicepresidenti.

I favoriti sono Carlo Vermiglio (Messina) e Ubaldo Perfetti (Ancona).

Cambio invece per la poltrona di segretario: a Giuseppe Bassu (Cagliari) dovrebbe succedere Pierluigi Tirale (Brescia), già vicepresidente, mentre rimarrebbe nella carica già ricoperta di tesoriere Lucio Del Paggio.

Dalle elezioni che si sono tenute a maggio scorso, il Consiglio nazionale forense è uscito rinnovato oltre nella metà dei suoi componenti.

Le new entry sono state 14, tra cui spiccano quelle di Alessandro Cassiani (eletto nella Corte di appello di Roma) e di Carlo Allorio, eletto in sostituzione di Remo Danovi nella Corte di appello di Milano.

mercoledì, luglio 25, 2007

Il blog del Ministro.



Oramai la moda dei blog sembra aver conquistato tutti.

Anche il nostro ineffabile Ministro della Giustizia, Clemente I° da Ceppaloni, ne ha uno e lo aggiorna quasi ogni giorno con i suoi pensieri.

E' davvero interessante: collegatevi!

L'indirizzo è il seguente: http://clementemastella.blogspot.com/.

martedì, luglio 24, 2007

Troppi avvocati?



E’ certamente attuale il monito di Calamandrei (“troppi avvocati”), sicchè ci pare interessante riportare il numero degli iscritti agli Ordini Forensi del Distretto di Corte d’Appello di Salerno, alla data del 31/12/2006.

I dati sono tratti dal giornale “Previdenza Forense” (n. 2/2007 pag. 159).

Nocera Inferiore

1.011

Sala Consilina

281

Salerno

3.415

Vallo della Lucania

448

Il totale degli avvocati del nostro Distretto, identificabile con la provincia di Salerno, è di ben 5.155.

Ordinamento Giudiziario: ancora protesta comune, per le discriminazioni verso gli avvocati.


L’OUA e l’UCPI, con riferimento agli esiti della manifestazione congiuntamente organizzata il 18 luglio scorso

premesso

- che le modifiche di ordinamento giudiziario approvate dal Senato e all’esame della Camera dei Deputati hanno, in modo ancor più esasperato, affermata l’autoreferenzialità della Magistratura, alla quale è stato riconosciuto, attraverso l’ANM, un ruolo di esclusivo interlocutore e di esclusiva signoria della giurisdizione;

-che, fra le varie conseguenze di questa concezione, risulta estremamente grave l’esclusione del Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della città capoluogo di distretto dai Consigli Giudiziari;

-che tale esclusione, pretesa fermamente dall’ANM e subita dalle Istituzioni politiche, è stata motivata con ragioni di incompatibilità che si determinerebbero per gli avvocati, quando invece la medesima situazione non è stata rilevata per i pubblici ministeri, che pure hanno –alla stessa stregua degli avvocati- una posizione di parte nei confronti dei giudici;

- che gli Avvocati rimarranno, secondo il disegno di modifica dell’Ordinamento Giudiziario, a fare parte dei Consigli Giudiziari solo per compiti istituzionali secondari e burocratici;

- che la vera ragione di tale inaccettabile esclusione è da ricercare, tra l’altro, nella pretesa della magistratura associata di governare, attraverso le correnti, ogni momento della carriera e della vita professionale dei singoli magistrati con grave pregiudizio dell’indipendenza e della libertà della figura del giudice.

-che una così inaccettabile esclusione è gravemente lesiva della dignità e della integrità del ruolo degli avvocati nell’amministrazione della giustizia;

-che, fatti oggetto di tale inconcepibile discriminazione e ostilità, gli avvocati non possono accettare di svolgere alcuna funzione negli organismi di ordinamento giudiziario;

chiedono

al Consiglio Nazionale Forense e ai Consigli dell’Ordine degli Avvocati

- di invitare i Colleghi avvocati, attualmente componenti i Consigli Giudiziari a dimettersi dall’incarico istituzionale ricoperto;

- di dichiarare sin d’ora che gli Avvocati non accetteranno nomine in seno al Consiglio Direttivo della Corte di Cassazione e nei Consigli Giudiziari;

OUA e UCPI sono impegnate ad assumere ogni iniziativa giuridica e politica per espellere dalle concezioni della giustizia tali deformanti impostazioni.

Roma, 24 luglio 2007.

Magistratura democratica si astiene: Carbone primo presidente della Cassazione.


A differenza del dicembre dello scorso anno, quando la spaccatura al Csm portò la maggioranza dei consiglieri a non varare la nomina di Carbone, stavolta è bastata mezz'ora per assegnargli la prima poltrona della magistratura italiana.

Una vicenda che va avanti da mesi e che ha lasciato l'incarico di primo presidente della Cassazione vacante per quasi un anno, dallo scorso ottobre quando il precedente titolare Nicola Marvulli è andato in pensione.

A dicembre è iniziata la lunga querelle che ha visto contrapposti il Csm e Carbone.

Ricordata anche dal relatore, il laico dei Ds Vincenzo Siniscalchi: "Nella valutazione finale - ha detto - ha avuto significativo valore la nota inviata dal dottor Carbone con cui egli, con apprezzabile sensibilità istituzionale dichiara di attendere 'ciò che il Consiglio, nella sua autonomia costituzionalmente garantita, vorra' deliberare, pronto a dare alla Magistratura italiana e al servizio giustizia nel ruolo che verrà deciso, con animo limpido, il mio contributo di conoscenza, di esperienza e di senso dello Stato'".

Dietro al sì di oggi l'accordo raggiunto dalla maggioranza delle correnti dell'Associazione nazionale dei magistrati il 3 luglio.

Il plenum del Csm era presieduto per l'occasione dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano: 20 i voti a favore di Carbone, soltanto quattro le astensioni, quelle gia' annunciate dei consiglieri togati di Magistratura democratica. Napolitano, "secondo prassi", ha spiegato di non partecipare al voto. Mentre a favore di Carbone hanno votato il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, e il procuratore generale della Cassazione, Mario Delli Priscoli, assieme ai consiglieri laici di entrambi gli schieramenti e ai colleghi togati degli altri gruppi che siedono a Palazzo dei Marescialli, Unicost, Movimento per la giustizia e Magistratura indipendente.

In questi mesi anche due ricorsi, vinti in entrambi i gradi di giudizio dal magistrato. La prima è stata quella del Tar, che ha annullato il 5 aprile la delibera del plenum dell'11 dicembre con la quale era stata bocciata la nomina di Carbone.

La seconda è stata quella del Consiglio di Stato, che il 20 giugno ha respinto il ricorso presentato dal Consiglio superiore della magistratura contro la precedente sentenza del Tar, confermando l'impostazione della sentenza sull'insufficienza delle motivazioni che avevano portato alla bocciatura di Carbone.

lunedì, luglio 23, 2007

Catricalà: Generali/Toro, stiamo valutando ricorso su sentenza Tar -



ROMA, 23 luglio (Reuters) - L'Autorità Antitrust non ha ancora deciso se ricorrerà contro la sentenza del Tar che ha bocciato la delibera con cui l'organismo di vigilanza ha imposto la cessione di Nuova Tirrena per dare il via libera a Generali all'acquisto di Toro.

Lo ha detto Antonio Catricalà, presidente dell'Authority, rispondendo ai giornalisti a margine di un convegno.

"Non abbiamo ancora deciso, abbiamo chiesto un parere al giuridico che sentirà cosa ne pensa l'Avvocatura delo Stato. Poi decideremo", ha detto Catricalà.

Il Tar del Lazio, nei mesi scorsi, ha ritenuto che l'acquisizione di Toro da parte di Generali doveva essere consentita senza condizioni, in quanto l'Autorità non è riuscita a dimostrare il controllo di mercato collettivo da parte delle compagnie.

Per questo motivo il Tar ha annullato la parte della delibera che prevedeva la cessione da parte di Generali della controllata Nuova Tirrena.

Il Tar, comunque, ha concordato con l'Antitrust nella parte della delibera in cui si parla dell'esistenza di un controllo di fatto da parte di Mediobanca su Generali.

Salvaci Clemente!

venerdì, luglio 20, 2007

Fascista"? In politica si può dire, per la Cassazione non è diffamazione.


Via libera alla parola "fascista" nel linguaggio tra politici.

Senza paura: l'accusa per reato di diffamazione non sussiste.

Lo ha sancito la Cassazione, annullando senza rinvio una sentenza della Corte d'appello di Catanzaro che aveva condannato un consigliere comunale di Crotone perché, nel corso di una seduta del consiglio, aveva qualificato il sindaco della città "fascista nel senso più deteriore della parola".

Con il termine "fascista", rilevano i giudici di Palazzaccio, "non si fa altro che richiamare un'ideologia ed una prassi politica che è stata in passato propria di molti italiani, che ha caratterizzato per un ventennio del secolo scorso il governo del Paese e che, peraltro, trova ancora oggi espliciti sostenitori".

Sul piano politico, dunque, "con l'uso di tale termine si intende stigmatizzare - si legge nella sentenza - da parte degli avversari politici, un comportamento ritenuto arrogante e antidemocratico, improntato cioè a scarso rispetto nei confronti degli oppositori politici, oltre che reazionario nelle scelte di politica sociale".

Per la Suprema Corte (quinta sezione penale, sentenza n.29433/07), "la critica politica consente l'utilizzo di espressioni forti ed anche suggestive al fine di rendere efficace il discorso e richiamare l'attenzione di chi ascolta. Il limite all'esercizio di tale diritto è costituito dal fatto che la questione trattata sia di interesse pubblico e che comunque non si trascenda in gratuiti attacchi personali".


"Fascista" quindi, secondo gli Ermellini "è un termine che sinteticamente ed efficacemente consente di esprimere una valutazione complessiva sull'operato di un pubblico amministratore e il giudizio negativo che sottende è facilmente comprensibile anche per i comuni cittadini perché l'esperienza del ventennnio scorso dominata dall'ideologia fascista è ancora viva nel ricordo di molti italiani".

Alla luce di ciò, per la Cassazione, "non vi è dubbio che tale termine non può essere considerato un'offesa alla persona, ma deve essere ritenuto come espressione di una critica politica, certo assai aspra, ma del tutto legittima".

Certo, "dare gratuitamente del fascista ad un comune cittadino è offensivo - conclude la Suprema Corte - perché mira a dipingere lo stesso come arrogante e prevaricatore, ma riferirlo a un politico che, peraltro esercita rilevanti poteri pubblici, è espressione di critica perché si paragona il modo di governare e di amministrare la cosa pubblica dello stesso ad una prassi ben nota ai cittadini".

giovedì, luglio 19, 2007

Rinvio Festa D'Estate 2007.


L’Aiga – Associazione Italiana Giovani Avvocati Sezione di Salerno - incredula ed addolorata per la improvvisa perdita dell’Avv. Riccardo Scocozza, presidente della Cassa Nazionale Forense, in segno di lutto e di rispetto ha rinviato la “ Festa d’estate” prevista per venerdì 20 luglio 2007 alla Baia dei Delfini a mercoledì 25 luglio 2007.

Avv. Scocozza: funerali domani.


Si terranno domani 20 luglio 2007 i funerali del compianto Presidente Avv. Scocozza.

La camera ardente, per l'ultimo saluto da parte del Foro salernitano, sarà allestita nella Biblioteca A. De Felice del Consiglio dell'Ordine Forense, dalle ore 10 sino alle 15,30.

Alle ore 16 il rito funebre, presso la Parrocchia dell'Immacolata di Salerno (Piazza San Francesco).

"Se mi tornassi questa sera accanto".


Caro Presidente, quando t’inviai un “messaggino” d’auguri per la Tua elezione alla Cassa Forense, mi rispondesti: “Ti voglio bene”.

Sono certo che Tu fossi sincero.

Non abbiamo avuto la possibilità di parlarci più ed ora che un cieco destino ci ha separati, voglio salutarTi con le parole che il grande poeta salernitano, Alfonso Gatto, scrisse al papà.

Che il Padre comune Ti accolga, Presidente.

Peppe Celia

Se mi tornassi questa sera accanto

lungo la via dove scende l'ombra

azzurra già che sembra primavera,

per dirti quanto è buio il mondo e come

ai nostri sogni in libertà s'accenda

di speranze di poveri di cielo,

io troverei un pianto da bambino

e gli occhi aperti di sorriso, neri

neri come le rondini del mare.

Mi basterebbe che tu fossi vivo,

un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.

Ora alla terra è un'ombra la memoria

della tua voce che diceva ai figli:

«Com'è bella la notte e com'è buona

ad amarci così con l'aria in piena

fin dentro al sonno». Tu vedevi il mondo

nel plenilunio sporgere a quel cielo,

gli uomini incamminati verso l'alba.

ALFONSO GATTO

mercoledì, luglio 18, 2007

Improvviso lutto per l'Avvocatura salernitana: l'Avv.Riccardo Scocozza ci ha lasciati.



Ci ha colti all'improvviso, pochi minuti fa, una luttuosa notizia proveniente da Roma.

Il neo Presidente della Cassa Previdenza Avvocati, l'Avv. Riccardo Scocozza ha avuto - nel pomeriggio di oggi - un malore nel corso di una riunione del Consiglio di Amministrazione della Cassa.

Immediatamente trasportato all'Ospedale Santo Spirito di Roma, vi è giunto privo di vita.

Le notizie sono frammentarie, ma si pensa ad un infarto.

Un altro di figli migliori del Foro di Salerno ci ha lasciati.