martedì, ottobre 26, 2010

Deliberato del Comitato dei Delegati della Cassa Forense.


Il Comitato dei Delegati della Cassa di Previdenza e Assistenza Forense, riunito in Roma il 22 ottobre 2010,
PRESO ATTO
dell’intervenuta approvazione in data di ieri, da parte della Commissione Giustizia del Senato, di un emendamento all’art. 17 del progetto di riforma dell’Ordinamento Professionale Forense, a firma Poretti, Perduca, Bonino, con il parere favorevole del Governo, per effetto del quale è stata abolita l’incompatibilità tra la libera professione di Avvocato e il lavoro dipendente presso imprese private;
RILEVA
1) La modifica è in contrasto con la definizione dell’Avvocato contenuta nell’art. 1 del progetto di riforma, in quanto incide gravemente, compromettendoli, sui caratteri fondanti di autonomia e indipendenza della professione forense. Infatti la figura dell’avvocato verrebbe completamente stravolta, perché l’avvocato-dipendente, quale subordinato, non avrebbe la facoltà di decidere liberamente le scelte difensive, dovendo “obbedire” al datore di lavoro. Il valore dell’autonomia e dell’indipendenza dell’avvocato deve essere invece salvaguardato nel primario interesse del funzionamento della giustizia;
2) I grandi utenti della Giustizia, banche, società di assicurazione, maggiori imprese, etc., potrebbero assumere, come dipendenti, avvocati in gran numero e non rivolgersi più ai liberi professionisti, ai quali ora è riservata l’esclusiva della rappresentanza processuale. Le imprese, dunque, si rivolgeranno all’avvocato libero solo quando potranno imporre tariffe miserevoli. Questo passaggio, che potrebbe essere anche rilevante, dalla libera professione al lavoro dipendente, oltre ad alterare gli equilibri di mercato e a sconvolgere ogni più elementare regola di libera concorrenza, avrebbe gravissimi effetti negativi sul funzionamento della Giustizia e sull’esistenza dell’autonoma Cassa di Previdenza;
3) Gli effetti negativi per l’amministrazione della Giustizia sono numerosi ed ineliminabili. Le imprese che decidessero di avvalersi di avvocati-dipendenti non avrebbero costi aggiuntivi in relazione alla quantità del contenzioso, avendo spese pressoché fisse. Non vi sarebbe perciò alcun freno al ricorso alla Giustizia, con l’effetto di gravare ulteriormente il suo già intasato funzionamento. Tutto ciò a tacere della inammissibile disuguaglianza, costituzionalmente rilevante, tra i normali cittadini, per i quali il ricorso alla giustizia continuerebbe a rappresentare sempre un costo, e le imprese, che viceversa potrebbero promuovere o resistere ad un numero indifferente di procedimenti, a costi fissi e predeterminati, per il medesimo servizio.
4) Ancora più gravi gli effetti negativi per la Cassa di Previdenza Forense, sistema di sicurezza sociale autonomo, autofinanziato ed autogestito dagli avvocati.. Se gli avvocati-dipendenti, infatti, cessassero in numero rilevante la loro iscrizione alla Cassa autonoma e venissero iscritti all’INPS, calerebbe notevolmente il numero di iscritti alla Cassa stessa e gli attuari ed economisti unanimi affermano che ciò metterebbe in gravissimo pericolo gli equilibri finanziari dell’Ente (vedi Castellino – Previdenza Forense n. 4/2009- pag. 54- Alla domanda: “e se calano gli iscritti?” risponde : “Sarebbe una batosta per le Casse”.). Gli avvocati che rimanessero liberi professionisti, quindi, vedrebbero inevitabilmente in grave pericolo la possibilità di conseguire, dopo una vita di lavoro e rilevanti contribuzioni versate, il trattamento pensionistico ora consentito dalla Cassa autonoma. In ogni caso, tutta la disciplina normativa andrebbe rivista con un conflitto difficilmente risolubile tra autonomia normativa della Cassa per i liberi avvocati e disciplina legislativa per gli avvocati-dipendenti soggetti al’INPS.
INVITA PERTANTO
Il Parlamento a riesaminare con attenzione questo grave e rilevante problema, e, in perfetta autonomia dal mondo imprenditoriale, ad eliminare la contestata disposizione, per garantire il buon funzionamento della Giustizia, la sopravvivenza della libera avvocatura e il mantenimento degli equilibri dell’autonoma Cassa di Previdenza Forense.

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