venerdì, agosto 09, 2013
mercoledì, agosto 07, 2013
martedì, agosto 06, 2013
Cnf, importante passo avanti su compensi avvocati. Incontro al Ministero, ai primi di settembre terminerà lavoro.
(ANSA) - ROMA, 6 AGO - C'è un ''importante passo avanti'' sulla definizione dei nuovi parametri forensi per la liquidazione giudiziale dei compensi degli avvocati, nel rispetto della riforma dell'ordinamento professionale.
A segnalarlo è il Consiglio nazionale forense, i cui vertici sono stati ricevuti dal capo dell'Ufficio legislativo Domenico Carcano e dal vicecapo Paolo Porreca. ''Carcano ha affermato che il lavoro è in dirittura di arrivo e verrà terminato entro i primi giorni di settembre'' e ha inoltre ''confermato che il progetto ministeriale rispetta sostanzialmente l'impostazione e la struttura della proposta Cnf''.
Si è trattato di un ''incontro sicuramente positivo in quanto è emerso un preciso impegno degli uffici ministeriali a concludere in tempi brevi l'iter di messa a punto del decreto- ha detto al termine il segretario del Cnf Andrea Mascherin- Il rispetto della struttura proposta dal CNF è un importante riconoscimento del ruolo dell'avvocato da parte del Ministero. Naturalmente da parte nostra nel mese di agosto coltiveremo i contatti in pieno spirito collaborativo per la rapida approvazione del decreto, che non è più procrastinabile. Contiamo di poter al più presto incontrare il Ministro per la formalizzazione dei parametri e per attivare così un dialogo concreto e operativo nell'interesse del sistema giustizia". (ANSA).
A segnalarlo è il Consiglio nazionale forense, i cui vertici sono stati ricevuti dal capo dell'Ufficio legislativo Domenico Carcano e dal vicecapo Paolo Porreca. ''Carcano ha affermato che il lavoro è in dirittura di arrivo e verrà terminato entro i primi giorni di settembre'' e ha inoltre ''confermato che il progetto ministeriale rispetta sostanzialmente l'impostazione e la struttura della proposta Cnf''.
Si è trattato di un ''incontro sicuramente positivo in quanto è emerso un preciso impegno degli uffici ministeriali a concludere in tempi brevi l'iter di messa a punto del decreto- ha detto al termine il segretario del Cnf Andrea Mascherin- Il rispetto della struttura proposta dal CNF è un importante riconoscimento del ruolo dell'avvocato da parte del Ministero. Naturalmente da parte nostra nel mese di agosto coltiveremo i contatti in pieno spirito collaborativo per la rapida approvazione del decreto, che non è più procrastinabile. Contiamo di poter al più presto incontrare il Ministro per la formalizzazione dei parametri e per attivare così un dialogo concreto e operativo nell'interesse del sistema giustizia". (ANSA).
giovedì, agosto 01, 2013
OUA: forte preoccupazione per il ricorso presentato a Palermo.
31 luglio 2013 - Nicola Marino, presidente Oua, attraverso un comunicato stampa: "Senza entrare nel merito dell'iniziativa dell'Aiga e delle polemiche di questi mesi sull'obbligo di iscrizione, previsto dalla legge professionale, dei 56mila legali che fino ad ora non hanno mai versato contributi all'Ente previdenziale, non possiamo però non sottolineare che un eventuale accoglimento del ricorso aprirebbe scenari inquietanti. E' evidente come una sospensione del processo elettorale porterebbe a un possibile commissariamento e a un incalcolabile danno per tutti gli iscritti alla Cassa Forense e quindi all'Avvocatura".
martedì, luglio 30, 2013
lunedì, luglio 29, 2013
martedì, luglio 23, 2013
Elezioni Cassa. Ubertini (ex Presidente Cassa): l'iniziativa giudiziaria avrà effetti gravi soprattutto per i 56.000.
L'iniziativa giudiziaria dell'AIGA avrà effetti gravi per Cassa Forense, ma anche per i 56.000 che invece si dice di voler difendere.
I rapporti con i Ministeri Vigilanti, negli ultimi mesi, sono stati scanditi da lettere che hanno prima imposto l'anticipazione delle elezioni e poi definito "congelati" i poteri del C.d.A. e del Comitato dei Delegati, per la già intervenuta scadenza del loro mandato.
L'ammissione al voto anche solo della collega palermitana, per via giudiziale, ed il conseguente rinvio a nuova data delle elezioni, potrebbe indurre i Ministeri ad affidare ad un Commissario la gestione dell'Ente.
E non solo. Il ritardo dello svolgimento delle elezioni e poi dell'insediamento del nuovo Comitato allontanerà l'approvazione, oltre che degli ormai indispensabili interventi a sostegno di una Avvocatura provata dalla crisi economica, del Regolamento ex art. 21 e cioè di quelle regole certe attese proprio dai 56.000, che hanno diritto di conoscere quali saranno i loro obblighi contributivi ed ancor più quale futuro avranno nella professione.
Una doppia sconfitta per chi ha fatto dell'autonomia di Cassa Forense e della tutela dei giovani il vessillo della propria gestione.
Marco Ubertini - ex Presidente Cassa Forense
I rapporti con i Ministeri Vigilanti, negli ultimi mesi, sono stati scanditi da lettere che hanno prima imposto l'anticipazione delle elezioni e poi definito "congelati" i poteri del C.d.A. e del Comitato dei Delegati, per la già intervenuta scadenza del loro mandato.
L'ammissione al voto anche solo della collega palermitana, per via giudiziale, ed il conseguente rinvio a nuova data delle elezioni, potrebbe indurre i Ministeri ad affidare ad un Commissario la gestione dell'Ente.
E non solo. Il ritardo dello svolgimento delle elezioni e poi dell'insediamento del nuovo Comitato allontanerà l'approvazione, oltre che degli ormai indispensabili interventi a sostegno di una Avvocatura provata dalla crisi economica, del Regolamento ex art. 21 e cioè di quelle regole certe attese proprio dai 56.000, che hanno diritto di conoscere quali saranno i loro obblighi contributivi ed ancor più quale futuro avranno nella professione.
Una doppia sconfitta per chi ha fatto dell'autonomia di Cassa Forense e della tutela dei giovani il vessillo della propria gestione.
Marco Ubertini - ex Presidente Cassa Forense
CNF: ORDINI FORENSI PRESSO TRIBUNALI SOPPRIMENDI RIMANGONO IN VITA.
(AGENPARL) - Roma, 22 lug -" La soppressione del Tribunale non può comportare in via necessaria e automatica anche la soppressione dell’Ordine forense istituito presso quel circondario".
Lo afferma in una nota il Consiglio Nazionale Forense. "Perché ciò accada è necessaria una norma di legge che non solo preveda la soppressione ma disciplini la sorte dell’albo forense tenuto da quell’Ordine, e quella del personale dipendente, del patrimonio, delle funzioni amministrative in corso di svolgimento, con particolare riferimento a quella disciplinare, dei rapporti giuridici in corso. Norma di legge che allo stato attuale non è dato rinvenire mentre la tesi ministeriale di una soppressione implicita non è perseguibile.
In questo senso, il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa, ha inviato oggi al Ministero della Giustizia e ai presidenti degli Ordini ( e per conoscenza anche ai presidenti di Senato e Camera) un articolato parere dell’Ufficio studi per segnalare la delicata questione all’approssimarsi del 13 settembre data alla quale entrerà in vigore la revisione delle circoscrizioni giudiziari-; e per proporre una soluzione compatibile con i principi costituzionali e con il quadro normativo esistente ed evitare così che la incertezza normativa dovuta al silenzio della legge sul punto specifico possa generare gravi disservizi nella tenuta degli albi professionali.
“Il Consiglio in molteplici occasioni ha segnalato la incostituzionalità del dlgs n. 155/2012; ed ha più volte sollecitato il Ministero della Giustizia a farsi carico della grave lacuna normativa in merito agli Ordini. Il Consiglio è ovviamente disponibile a illustrare ulteriormente i profili”, scrive Alpa nella lettera.
Il parere del CNF ritiene assolutamente insufficiente, oltre che illegittimo, l’aver previsto la soppressione degli Ordini forensi istituiti presso i tribunali in corso di soppressione a causa della riforma della geografia giudiziaria (decreto delegato n. 155/ 2012), nella sola circolare ministeriale di accompagnamento del decreto delegato, deducendola implicitamente dal legame territoriale (circondariale) esistente tra Ordine forense e Tribunale.
Il CNF chiarisce infatti che la istituzione/soppressione di un Ordine professionale è soggetta alla riserva di legge in virtù della natura degli Ordini: enti pubblici non economici a carattere associativo, come tali inquadrabili tra le formazioni sociali tutelate dall’articolo 2 della Costituzione.
La riserva di legge è confermata da altre due disposizioni costituzionali, l’articolo 97 e l’articolo 117, comma 2. Con riferimento alla relazione di accompagnamento al decreto delegato di revisione della geografia giudiziaria che, nonostante il silenzio della legge sul punto, desume la soppressione dalla consolidata correlazione normativa tra Ordine e Tribunale (regio decreto del 1933) , il CNF giudica incompleto ed erroneo il richiamo alla norma presupposto.
La tesi ministeriale, riferisce ancora il parere, produrrebbe poi effetti abnormi in ordine alla sorte dell’Albo professionale tenuto presso gli Ordini (quale sorte per gli avvocati iscritti-per i procedimenti disciplinari- per il personale dipendente-per il patrimonio o i contratti in corso?) laddove in altri casi di riforme di ordinamenti professionali (come la unificazione degli albi di dottori commercialisti e ragionieri del 2005) la legge si è fatta, giustamente, carico di disciplinare dettagliatamente tutti questi rapporti.
Alla luce di tale ricostruzione delle norme, e senza pretesa di esaustività su tutte le problematiche e i dubbi dei casi concreti che si potrebbero verificare, il CNF conclude ritenendo che, in assenza di una norma primaria che si faccia carico di disciplinare anche la tenuta dell’albo e gli altri rapporti in essere, gli ordini forensi costituiti presso i Tribunali di prossima soppressione continueranno a svolgere regolarmente le loro funzioni nella circoscrizione territoriale coincidente con il territorio dell’ex circondario di Tribunale; e allorché l’ordine perdesse la disponibilità dei locali eventualmente utilizzati come sede nell’ambito della sede già destinata al Tribunale soppresso, l’ente dovrà dotarsi di una nuova sede operativa".
Lo afferma in una nota il Consiglio Nazionale Forense. "Perché ciò accada è necessaria una norma di legge che non solo preveda la soppressione ma disciplini la sorte dell’albo forense tenuto da quell’Ordine, e quella del personale dipendente, del patrimonio, delle funzioni amministrative in corso di svolgimento, con particolare riferimento a quella disciplinare, dei rapporti giuridici in corso. Norma di legge che allo stato attuale non è dato rinvenire mentre la tesi ministeriale di una soppressione implicita non è perseguibile.
In questo senso, il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa, ha inviato oggi al Ministero della Giustizia e ai presidenti degli Ordini ( e per conoscenza anche ai presidenti di Senato e Camera) un articolato parere dell’Ufficio studi per segnalare la delicata questione all’approssimarsi del 13 settembre data alla quale entrerà in vigore la revisione delle circoscrizioni giudiziari-; e per proporre una soluzione compatibile con i principi costituzionali e con il quadro normativo esistente ed evitare così che la incertezza normativa dovuta al silenzio della legge sul punto specifico possa generare gravi disservizi nella tenuta degli albi professionali.
“Il Consiglio in molteplici occasioni ha segnalato la incostituzionalità del dlgs n. 155/2012; ed ha più volte sollecitato il Ministero della Giustizia a farsi carico della grave lacuna normativa in merito agli Ordini. Il Consiglio è ovviamente disponibile a illustrare ulteriormente i profili”, scrive Alpa nella lettera.
Il parere del CNF ritiene assolutamente insufficiente, oltre che illegittimo, l’aver previsto la soppressione degli Ordini forensi istituiti presso i tribunali in corso di soppressione a causa della riforma della geografia giudiziaria (decreto delegato n. 155/ 2012), nella sola circolare ministeriale di accompagnamento del decreto delegato, deducendola implicitamente dal legame territoriale (circondariale) esistente tra Ordine forense e Tribunale.
Il CNF chiarisce infatti che la istituzione/soppressione di un Ordine professionale è soggetta alla riserva di legge in virtù della natura degli Ordini: enti pubblici non economici a carattere associativo, come tali inquadrabili tra le formazioni sociali tutelate dall’articolo 2 della Costituzione.
La riserva di legge è confermata da altre due disposizioni costituzionali, l’articolo 97 e l’articolo 117, comma 2. Con riferimento alla relazione di accompagnamento al decreto delegato di revisione della geografia giudiziaria che, nonostante il silenzio della legge sul punto, desume la soppressione dalla consolidata correlazione normativa tra Ordine e Tribunale (regio decreto del 1933) , il CNF giudica incompleto ed erroneo il richiamo alla norma presupposto.
La tesi ministeriale, riferisce ancora il parere, produrrebbe poi effetti abnormi in ordine alla sorte dell’Albo professionale tenuto presso gli Ordini (quale sorte per gli avvocati iscritti-per i procedimenti disciplinari- per il personale dipendente-per il patrimonio o i contratti in corso?) laddove in altri casi di riforme di ordinamenti professionali (come la unificazione degli albi di dottori commercialisti e ragionieri del 2005) la legge si è fatta, giustamente, carico di disciplinare dettagliatamente tutti questi rapporti.
Alla luce di tale ricostruzione delle norme, e senza pretesa di esaustività su tutte le problematiche e i dubbi dei casi concreti che si potrebbero verificare, il CNF conclude ritenendo che, in assenza di una norma primaria che si faccia carico di disciplinare anche la tenuta dell’albo e gli altri rapporti in essere, gli ordini forensi costituiti presso i Tribunali di prossima soppressione continueranno a svolgere regolarmente le loro funzioni nella circoscrizione territoriale coincidente con il territorio dell’ex circondario di Tribunale; e allorché l’ordine perdesse la disponibilità dei locali eventualmente utilizzati come sede nell’ambito della sede già destinata al Tribunale soppresso, l’ente dovrà dotarsi di una nuova sede operativa".
lunedì, luglio 22, 2013
Elezioni Cassa Forense: le precisazioni del Presidente dell'AIGA.
Dario Greco Presidente Aiga Nazionale:
"In relazione a quanto dichiarato dal Segretario Nazionale di ANF Ester Perifano sul ricorso ex art. 700 c.p.c., proposto dall'AIGA contro la delibera del Consiglio d’Amministrazione di Cassa Forense, che ha escluso dal voto oltre 56.000 avvocati che non erano iscritti alla Cassa, intendo chiarire:
1) Non risponde al vero che l’AIGA ha proposto il ricorso senza prima interloquire con gli organi di Cassa Forense. Già alla riunione presso la Cassa del 22 febbraio 2013 con Ordini ed Associazioni avevamo posto il problema dell’esclusione dal voto dei 56.000 avvocati, che non erano iscritti alla Cassa fino all’entrata in vigore della Riforma. Tale posizione è stata ribadita con la delibera della Giunta nazionale AIGA del 10 maggio 2013, trasmessa al Presidente di Cassa Forense Bagnoli e al Presidente del CNF Alpa con lettera del 13 maggio 2013, nonché con la lettera al Consiglio d’Amministrazione della Cassa del 4 giugno 2013. In ultimo, all’incontro presso la Cassa di previdenza del 15 giugno 2013 è stato chiesto ancora una volta un ripensamento sul mancato riconoscimento del diritto di voto.
2) Affermare poi che se fosse accolto il ricorso i 56.000 avvocati dovranno pagare l’attuale contribuzione minima di circa €. 3.500 annui è un nonsenso giuridico, oltre che politico. Non si comprende perché la Cassa abbia potuto sospendere la riscossione dei contributi per i 56.000 per il 2013, in attesa di approvare il regolamento ex art. 21, comma 9, e non possa farlo anche per il 2014. Anche perché, pur votando nel prossimo settembre il futuro Comitato dei Delegati si insedierà non prima di fine novembre 2013 e dovrà dapprima procedere all’elezione degli organi statutari e poi procedere all’approvazione del regolamento ex art. 21, che con ogni probabilità non potrà avvenire entro il 31 dicembre 2013.
3) Ringrazio sentitamente tutti i componenti del Comitato dei Delegati, che si riconoscono nell’appartenenza all’AIGA, per avere lottato a favore del riconoscimento del diritto di voto a tutti gli avvocati italiani a prescindere dal loro reddito.
4) Mi auguro che l’eventuale accoglimento del ricorso non porti al commissariamento della Cassa. Ma se così sarà, non sarà stata certo responsabilità di chi ha chiesto il rispetto della legge, ma semmai di chi l’ha violata. Per noi il principio ‘un avvocato un voto’ non va a corrente alternata"
1) Non risponde al vero che l’AIGA ha proposto il ricorso senza prima interloquire con gli organi di Cassa Forense. Già alla riunione presso la Cassa del 22 febbraio 2013 con Ordini ed Associazioni avevamo posto il problema dell’esclusione dal voto dei 56.000 avvocati, che non erano iscritti alla Cassa fino all’entrata in vigore della Riforma. Tale posizione è stata ribadita con la delibera della Giunta nazionale AIGA del 10 maggio 2013, trasmessa al Presidente di Cassa Forense Bagnoli e al Presidente del CNF Alpa con lettera del 13 maggio 2013, nonché con la lettera al Consiglio d’Amministrazione della Cassa del 4 giugno 2013. In ultimo, all’incontro presso la Cassa di previdenza del 15 giugno 2013 è stato chiesto ancora una volta un ripensamento sul mancato riconoscimento del diritto di voto.
2) Affermare poi che se fosse accolto il ricorso i 56.000 avvocati dovranno pagare l’attuale contribuzione minima di circa €. 3.500 annui è un nonsenso giuridico, oltre che politico. Non si comprende perché la Cassa abbia potuto sospendere la riscossione dei contributi per i 56.000 per il 2013, in attesa di approvare il regolamento ex art. 21, comma 9, e non possa farlo anche per il 2014. Anche perché, pur votando nel prossimo settembre il futuro Comitato dei Delegati si insedierà non prima di fine novembre 2013 e dovrà dapprima procedere all’elezione degli organi statutari e poi procedere all’approvazione del regolamento ex art. 21, che con ogni probabilità non potrà avvenire entro il 31 dicembre 2013.
3) Ringrazio sentitamente tutti i componenti del Comitato dei Delegati, che si riconoscono nell’appartenenza all’AIGA, per avere lottato a favore del riconoscimento del diritto di voto a tutti gli avvocati italiani a prescindere dal loro reddito.
4) Mi auguro che l’eventuale accoglimento del ricorso non porti al commissariamento della Cassa. Ma se così sarà, non sarà stata certo responsabilità di chi ha chiesto il rispetto della legge, ma semmai di chi l’ha violata. Per noi il principio ‘un avvocato un voto’ non va a corrente alternata"
Ricorso ex art. 700 cpc promosso dall’Aiga contro Cassa Forense.
Comunicato stampa A.N.F. – “E’ un ricorso che mette seriamente a rischio l’autonomia della Cassa Forense, che porta fuori tempo la legittima battaglia per il riconoscimento dell’elettorato attivo ai 56.000 avvocati non iscritti. Il rischio reale ora è il commissariamento dell’Ente”.
Lo dichiara Ester Perifano, segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense, commentando il ricorso ex art.700 presentato dall’Aiga per ottenere l’inserimento ex officio nelle liste elettorali dei 56.000 non iscritti alla Cassa e la rideterminazione dei collegi elettorali.
“E’ inaccettabile e potenzialmente dannoso – spiega – che si crei incertezza sulla governabilità dell’Ente, soprattutto perché da mesi Cassa Forense è sotto la lente del Ministero del Lavoro, che ne ha censurato più volte comportamenti al limite, invitandola a ripristinare la legalità. Non si sentiva il bisogno di altra confusione, considerato che , per effetto di colpevoli ritardi, la cui responsabilità è del tutto evidente, il regolamento che stabilirà a quali condizioni gli avvocati dovranno essere iscritti a Cassa Forense è ancora in alto mare”.
“L’iniziativa dell’AIGA – aggiunge Perifano – desta preoccupazione e sconcerto: l’Associazione dei Giovani Avvocati, tramite suoi delegati di riferimento, ha partecipato attivamente alla gestione dell’Ente negli ultimi anni, contribuendo così allo stallo nel quale l’Ente si ritrova oggi. Viene dunque da chiedersi perché non si è scelta la via amministrativa per far valere una soluzione che oggi si pretende, invece, per via giudiziaria”.
“Ci auguriamo – conclude Perifano – che il caos nelle operazioni di voto che potrebbe derivare dall’accoglimento del ricorso non conduca a soluzioni traumatiche. Per la Cassa il rischio concreto è un’accelerazione degli eventi, ovvero un possibile commissariamento, che sarebbe l’anticamera di un riversamento della Cassa nel “calderone” pubblico”.
Lo dichiara Ester Perifano, segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense, commentando il ricorso ex art.700 presentato dall’Aiga per ottenere l’inserimento ex officio nelle liste elettorali dei 56.000 non iscritti alla Cassa e la rideterminazione dei collegi elettorali.
“E’ inaccettabile e potenzialmente dannoso – spiega – che si crei incertezza sulla governabilità dell’Ente, soprattutto perché da mesi Cassa Forense è sotto la lente del Ministero del Lavoro, che ne ha censurato più volte comportamenti al limite, invitandola a ripristinare la legalità. Non si sentiva il bisogno di altra confusione, considerato che , per effetto di colpevoli ritardi, la cui responsabilità è del tutto evidente, il regolamento che stabilirà a quali condizioni gli avvocati dovranno essere iscritti a Cassa Forense è ancora in alto mare”.
“L’iniziativa dell’AIGA – aggiunge Perifano – desta preoccupazione e sconcerto: l’Associazione dei Giovani Avvocati, tramite suoi delegati di riferimento, ha partecipato attivamente alla gestione dell’Ente negli ultimi anni, contribuendo così allo stallo nel quale l’Ente si ritrova oggi. Viene dunque da chiedersi perché non si è scelta la via amministrativa per far valere una soluzione che oggi si pretende, invece, per via giudiziaria”.
“Ci auguriamo – conclude Perifano – che il caos nelle operazioni di voto che potrebbe derivare dall’accoglimento del ricorso non conduca a soluzioni traumatiche. Per la Cassa il rischio concreto è un’accelerazione degli eventi, ovvero un possibile commissariamento, che sarebbe l’anticamera di un riversamento della Cassa nel “calderone” pubblico”.
sabato, luglio 20, 2013
giovedì, luglio 18, 2013
mercoledì, luglio 17, 2013
Sciopero avvocati concluso, Oua: grande prova di forza e maturità.
OUA: NELLA GIUSTA DIREZIONE ALCUNE MODIFICHE AL DECRETO DEL FARE DELLE NORME SULLA GIUSTIZIA, ALMENO PER QUANTO RIGUARDA L'ONEROSITÀ DELLA MEDIAZIONE IN CASO DI MANCATO ACCORDO, MA ANCHE SULLA PRESENZA DELL’AVVOCATO
NICOLA MARINO, OUA: "L'AVVOCATURA UNITA HA DATO UNA GRANDE PROVA DI FORZA E MATURITA'. L'ADESIONE È STATA TOTALE. ORA IL PARLAMENTO CONTINUI CON LA CORREZIONE DELLE MOLTE STORTURE CONTENUTE NEL DECRETO DEL FARE.
«Si sono concluse le otto giornate di astensione dalle udienze proclamate dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura (Oua) con un'adesione massiccia in tutto il Paese, sia nel penale che nel civile. Per Nicola Marino, presidente dell'Oua, «le otto giornate di astensione, sono state una dimostrazione di forza e unità dell'avvocatura per la tutela dei diritti dei cittadini, una protesta dolorosa che danneggia gli stessi avvocati, ma necessaria. E i primi risultati non si sono fatti attendere: a partire dalle prime modifiche apportate al decreto del fare in sede di conversione in Commissione alla Camera: positivo che siano stati respinti gli emendamenti tesi a reintrodurre la RC auto nel novero delle materie "obbligatorie". Significativo l'emendamento che prevede la gratuità della mediazione in caso di mancata conciliazione dopo il primo incontro. Bene sull'obbligatorietà della presenza del legale, sull'esecutività dell'accordo delle parti, sull'estensione dell'autentica delle firme agli avvocati. Ma anche sulle necessità di una revisione del sistema tra due anni e del limite a quattro anni della sperimentazione. Respinto, infine, il tentativo di ingerenza del ministero dell'economia sul processo civile e i decreti ingiuntivi. Certo non basta, ma è un punto di partenza, la strada da seguire, lo ribadiamo, è quello di puntare sulle camere arbitrali, la negoziazione assistita e la facoltatività della mediazione».
«Non è stato - aggiunge il presidente Oua - come si è insinuato, un atto di una corporazione che difende i propri privilegi, chi lo sostiene dice il falso o non sa di cosa parla: abbiamo in Italia 230 mila avvocati, in Francia sono solo 50mila, per intenderci è una categoria che per vedere rinnovata la propria legge forense ha dovuto attendere più di 70 anni e, oltretutto, in modo non del tutto soddisfacente. La verità è che da anni assistiamo a continui provvedimenti che limitano l'accesso alla giustizia, invece di intervenire per rendere il sistema più efficace; si propongono interventi inadeguati che renderanno ancor più oneroso l’esercizio di difesa per i cittadini più deboli senza per altro produrre alcun vantaggio per le imprese».
«La mediazione obbligatoria così come concepita in Italia, bocciata dalla Consulta e sotto il giudizio critico dell’Unione europea - continua - ma anche il filtro in appello, l'aumento continuo del contributo unificato per i cittadini, il taglio di circa 1000 uffici giudiziari, il sotto-finanziamento del settore e le innumerevoli e irrisolte deficienze strutturali e di personale, nonché la mancata implementazione dell'innovazione tecnologica e del processo telematico, sono tutti tasselli di una controriforma costante che smantella la tenuta stessa del settore giustizia. Così i processi continueranno ad essere molto lunghi e l'arretrato, dopo la fase emergenziale e straordinaria di smaltimento, ritornerà ad essere enorme. In conclusione, il nostro Paese continuerà a ricevere le condanne della Corte di Giustizia Europea e ad essere classificato agli ultimi posti nella classifiche che valutano lo stato della nostra macchina giudiziaria».
«Per uscire da questo vicolo cieco - conclude Marino - bisogna ripartire dal dialogo con gli avvocati, dal confronto con le proposte di chi vive tutti i giorni i problemi dei tribunali, ma anche dalla centralità del Parlamento, che in queste ore sta cercando di riaffermare il proprio ruolo correggendo le storture del Decreto del Fare».
«Si sono concluse le otto giornate di astensione dalle udienze proclamate dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura (Oua) con un'adesione massiccia in tutto il Paese, sia nel penale che nel civile. Per Nicola Marino, presidente dell'Oua, «le otto giornate di astensione, sono state una dimostrazione di forza e unità dell'avvocatura per la tutela dei diritti dei cittadini, una protesta dolorosa che danneggia gli stessi avvocati, ma necessaria. E i primi risultati non si sono fatti attendere: a partire dalle prime modifiche apportate al decreto del fare in sede di conversione in Commissione alla Camera: positivo che siano stati respinti gli emendamenti tesi a reintrodurre la RC auto nel novero delle materie "obbligatorie". Significativo l'emendamento che prevede la gratuità della mediazione in caso di mancata conciliazione dopo il primo incontro. Bene sull'obbligatorietà della presenza del legale, sull'esecutività dell'accordo delle parti, sull'estensione dell'autentica delle firme agli avvocati. Ma anche sulle necessità di una revisione del sistema tra due anni e del limite a quattro anni della sperimentazione. Respinto, infine, il tentativo di ingerenza del ministero dell'economia sul processo civile e i decreti ingiuntivi. Certo non basta, ma è un punto di partenza, la strada da seguire, lo ribadiamo, è quello di puntare sulle camere arbitrali, la negoziazione assistita e la facoltatività della mediazione».
«Non è stato - aggiunge il presidente Oua - come si è insinuato, un atto di una corporazione che difende i propri privilegi, chi lo sostiene dice il falso o non sa di cosa parla: abbiamo in Italia 230 mila avvocati, in Francia sono solo 50mila, per intenderci è una categoria che per vedere rinnovata la propria legge forense ha dovuto attendere più di 70 anni e, oltretutto, in modo non del tutto soddisfacente. La verità è che da anni assistiamo a continui provvedimenti che limitano l'accesso alla giustizia, invece di intervenire per rendere il sistema più efficace; si propongono interventi inadeguati che renderanno ancor più oneroso l’esercizio di difesa per i cittadini più deboli senza per altro produrre alcun vantaggio per le imprese».
«La mediazione obbligatoria così come concepita in Italia, bocciata dalla Consulta e sotto il giudizio critico dell’Unione europea - continua - ma anche il filtro in appello, l'aumento continuo del contributo unificato per i cittadini, il taglio di circa 1000 uffici giudiziari, il sotto-finanziamento del settore e le innumerevoli e irrisolte deficienze strutturali e di personale, nonché la mancata implementazione dell'innovazione tecnologica e del processo telematico, sono tutti tasselli di una controriforma costante che smantella la tenuta stessa del settore giustizia. Così i processi continueranno ad essere molto lunghi e l'arretrato, dopo la fase emergenziale e straordinaria di smaltimento, ritornerà ad essere enorme. In conclusione, il nostro Paese continuerà a ricevere le condanne della Corte di Giustizia Europea e ad essere classificato agli ultimi posti nella classifiche che valutano lo stato della nostra macchina giudiziaria».
«Per uscire da questo vicolo cieco - conclude Marino - bisogna ripartire dal dialogo con gli avvocati, dal confronto con le proposte di chi vive tutti i giorni i problemi dei tribunali, ma anche dalla centralità del Parlamento, che in queste ore sta cercando di riaffermare il proprio ruolo correggendo le storture del Decreto del Fare».
martedì, luglio 16, 2013
Decreto “del fare”: ecco gli emendamenti approvati ieri notte nelle commissioni affari costituzionali e bilancio della Camera.
Obbligatorietà della mediazione per quattro anni e assistenza tecnica degli avvocati per tutta la procedura; la condizione di procedibilità è soddisfatta anche se al primo incontro non è raggiunto l’accordo; e in questo caso nessuna indennità è dovuta all’organismo di mediazione.
Se tutte le parti sono assistite dagli avvocati, l’accordo di conciliazione sottoscritto diventa titolo esecutivo, anche per la iscrizione di ipoteca giudiziale; negli altri casi l’accordo è soggetto a omologa. Sono queste le principali novità introdotte al decreto legge “del fare”, in tema di mediazione, con gli emendamenti approvati ieri notte dalle commissioni di merito affari costituzionali e bilancio della Camera.
Il Governo invece ha dovuto ritirare un emendamento che prevedeva la eliminazione di un divieto a ricoprire incarichi extragiudiziari per chi riveste funzioni apicali nella magistratura. In tema di mediazione, nonostante la richiesta dell’esecutivo di accantonarne l’esame, la commissione ha deciso di andare avanti e chiudere. Sono comunque stati messi in votazione, e bocciati, gli emendamenti volti a sopprimere il capo.
Per quanto riguarda gli altri capitoli, la competenza a provvedere alla divisione a domanda congiunta è stata estesa, come richiesto dal CNF, anche agli avvocati; ed è stata soppressa la disposizione che individuava fori centralizzati per le aziende con sede all’estero, anch’essa richiesta dal CNF.
E’ stata prevista solo la possibilità, e non l’obbligo, del giudice di procedere al tentativo di conciliazione giudiziale e sono state eliminate le conseguenze processuali di un eventuali rifiuto ad aderire. E’ stata riscritta la norma sulla semplificazione della motivazione della sentenza civile, limitandone la concisione.
Ritocchi, in linea parziale con quanto suggerito dal CNF, alle norme per la nomina dei giudici ausiliari per lo smaltimento dell’arretrato, estendendo ai magistrati onorari la possibilità di impiego. Stessa cosa per il tirocinio di laureati presso gli uffici giudiziari, la cui formazione dovrà esser concordata in collaborazione con i Consigli dell’Ordine qualora i tirocinanti svolgano pratica forense.
Non è stato introdotto un rimborso, ma è stata prevista una spesa pro capite di 400 euro per dotazioni informatiche.
Se tutte le parti sono assistite dagli avvocati, l’accordo di conciliazione sottoscritto diventa titolo esecutivo, anche per la iscrizione di ipoteca giudiziale; negli altri casi l’accordo è soggetto a omologa. Sono queste le principali novità introdotte al decreto legge “del fare”, in tema di mediazione, con gli emendamenti approvati ieri notte dalle commissioni di merito affari costituzionali e bilancio della Camera.
Il Governo invece ha dovuto ritirare un emendamento che prevedeva la eliminazione di un divieto a ricoprire incarichi extragiudiziari per chi riveste funzioni apicali nella magistratura. In tema di mediazione, nonostante la richiesta dell’esecutivo di accantonarne l’esame, la commissione ha deciso di andare avanti e chiudere. Sono comunque stati messi in votazione, e bocciati, gli emendamenti volti a sopprimere il capo.
Per quanto riguarda gli altri capitoli, la competenza a provvedere alla divisione a domanda congiunta è stata estesa, come richiesto dal CNF, anche agli avvocati; ed è stata soppressa la disposizione che individuava fori centralizzati per le aziende con sede all’estero, anch’essa richiesta dal CNF.
E’ stata prevista solo la possibilità, e non l’obbligo, del giudice di procedere al tentativo di conciliazione giudiziale e sono state eliminate le conseguenze processuali di un eventuali rifiuto ad aderire. E’ stata riscritta la norma sulla semplificazione della motivazione della sentenza civile, limitandone la concisione.
Ritocchi, in linea parziale con quanto suggerito dal CNF, alle norme per la nomina dei giudici ausiliari per lo smaltimento dell’arretrato, estendendo ai magistrati onorari la possibilità di impiego. Stessa cosa per il tirocinio di laureati presso gli uffici giudiziari, la cui formazione dovrà esser concordata in collaborazione con i Consigli dell’Ordine qualora i tirocinanti svolgano pratica forense.
Non è stato introdotto un rimborso, ma è stata prevista una spesa pro capite di 400 euro per dotazioni informatiche.
lunedì, luglio 15, 2013
sabato, luglio 13, 2013
venerdì, luglio 12, 2013
mercoledì, luglio 10, 2013
Iscriviti a:
Commenti (Atom)

















