venerdì, giugno 26, 2015
mercoledì, giugno 24, 2015
lunedì, giugno 22, 2015
sabato, giugno 20, 2015
venerdì, giugno 19, 2015
mercoledì, giugno 17, 2015
Cassa Forense: a proposito di "staffetta generazionale"..............
Anche oggi ce l’ho fatta… sono riuscito a dare il mio onesto contributo professionale al fine di guadagnare qualcosina da mettere nel salvadanaio forense per pagare la pensione a chi nel 2007 ha deciso di andarsene col retributivo e con lauta pensione, sproporzionata rispetto a quanto ha versato. Siamo una classe forense che fa della solidarietà la sua ragione di vita!
Anche oggi ho corso, ho sudato e saltato da un’aula all’altra per racimolare soldi da versare alla Cassa per pagare la pensione ai miei colleghi più anziani, li ho fatti pure passare davanti perché sono educato e gli ho ceduto la sedia e pure i fogli quando mancavano.
Perché se dobbiamo essere decorosi e di classe, lo dobbiamo essere fino in fondo. Il forzoso prelievo solidale è un obbligo di coscienza, per ripagare coloro che quando facevano gli avvocati con altri 4 gatti acquistavano immobili e rendite che ora si godono.
A noi, generazione dell’art. 21, per sistemazione tocca il mutuo, l’affitto o il soffitto. Ma noi siamo fortunati perché abbiamo conosciuto il PCT e le veline in carne e ossa, e non ci siamo sporcati di inchiostro, ma di byte ed errori telematici.
Anche oggi rincorrerò clienti, pubbliche amministrazioni e uffici vari per le spettanze professionali e tutti scapperanno, senza che suoni un beep o un allarme (come accade alla cassa del supermercato, quando passi col carrello e dici di voler pagare domani).
Ma state tranquilli, il mio versamento per le vostre pensioni arriverà puntuale. Siamo in guerra: in guerra contro un sistema che ha prodotto disuguaglianze e disparità inaccettabili.
La sopraffazione di una generazione sull’altra è il motivo di una rivoluzione pacifica che non accetta che il 10% della categoria detenga tutto ed il restante si affanni per sopravvivere, contando i morti dietro di se ogni giorno che passa. Nessuno dovrebbe rimanere indietro.
Chi si omologa al sistema e si accoda puntualmente ai “grandi” è più responsabile di loro ed è la causa della sua stessa fine.
La partecipazione è la prima reazione. La seconda sono le idee e la capacità di aggregazione, senza personalismi e mire personali controproducenti.
Il modo migliore per negare la verità è affermare, in modo plateale, il suo contrario. In Italia la negazione sfacciata della verità è ormai nel bagaglio professionale di chi fa le regole e poi le racconta in tv e nei pubblici incontri ai cittadini ed ai giovani aspiranti avvocati, che credono ancora in un sogno.
Mentire è immorale e chi lo fa è peggio di un ministro della propaganda nazista (a proposito di Renzi ieri sera, sulla riforma della giustizia).
Avv. Maurizio Dati
lunedì, giugno 15, 2015
martedì, giugno 09, 2015
Ddl concorrenza, avvocati: “Su Rc auto misura dirigista con riduzione diritti”.
Un “regalo alle compagnie assicurative a scapito dei cittadini”.
Così i rappresentanti dell’Organismo unitario dell’avvocatura (Oua), in audizione davanti alle commissioni congiunte Attività produttive e Finanze della Camera, hanno definito le norme del Disegno di legge sulla concorrenza relative ai sinistri stradali.
Norme che, come già rilevato da diversi esperti del settore e dalle associazioni dei consumatori, “invece di aumentare i diritti degli assicurati li comprimono. Eppure gli utili delle compagnie aumentano vertiginosamente”.
Secondo l’Oua “proporre un impianto legislativo basato su sconti obbligatori di misura indefinita” e comunque “non definibile in un mercato che, per i noti vincoli comunitari, non può tollerare alcuna imposizione di regolamentazioni tariffarie”, in cambio di “una riduzione dei diritti delle vittime della strada, potrebbe apparire una misura dirigista se non un finanziamento pubblico a favore di compagnie private i cui utili sono ben al di sopra del margine di remunerazione lordo, in confronto a Paesi di consolidata cultura assicurativa”.
L’impianto del disegno di legge approvato a febbraio dal governo Renzi, secondo gli avvocati, è “teso a trasformare il risarcimento in indennizzo” e sta già creando “un danno al settore della riparazione che, se deve vedere il futuro come terzista di tre compagnie che potranno esercitare un potere contrattuale enorme su una massa di piccole imprese, non può fruire dei pur debolissimi segnali di ripresa”.
Infine, l’Oua lamenta il fatto che nel testo “nulla si dice in relazione a quanto lo scorso anno è avvenuto in Francia con la legge Hamon, in merito alla portabilità della polizza assicurativa, forse l’unico strumento valido in mano all’assicurato per esercitare un minimo di potere contrattuale in fase di acquisto della polizza“.
Angelo Massimo Perrini, segretario per la commissione Rc dell’Oua, ha quindi espresso “netto dissenso” nei confronti del pacchetto di norme, che “va contro i principi fondamentali della parità delle parti e del diritto risarcitorio”.
Quelle sulla Rc auto, peraltro, sono “norme impropriamente messe nel corpus. C’è un certo grado di approssimazione, che raggiunge il suo acme nelle norme sulla scatola nera: questo è il cavallo di Troia per superare la legge Bersani”.
Un altro punto debole riguarda l’improcedibilità della domanda sulla base di indicatori fraudolenti: “Queste sono norme esoteriche – ha detto Perrini – Sulle frodi bisognerebbe chiarire, anche perché non sono statistiche del ministero di Giustizia ma sono dati autoreferenziali dell’Ania”.
L’avvocato Marco Bona, consulente della commissione Rc dell’OUA, ha poi rilevato che l’articolo 7 del ddl prevede una riduzione delle tutele di quanti subiscono macrolesioni in seguito a sinistri. “Questa norma per noi merita il rigetto più totale nel rispetto delle persone che hanno a soffrire i danni più gravi”, ha detto Bona.
tratto dal sito: www.ilfattoquotidiano.it
Così i rappresentanti dell’Organismo unitario dell’avvocatura (Oua), in audizione davanti alle commissioni congiunte Attività produttive e Finanze della Camera, hanno definito le norme del Disegno di legge sulla concorrenza relative ai sinistri stradali.
Norme che, come già rilevato da diversi esperti del settore e dalle associazioni dei consumatori, “invece di aumentare i diritti degli assicurati li comprimono. Eppure gli utili delle compagnie aumentano vertiginosamente”.
Secondo l’Oua “proporre un impianto legislativo basato su sconti obbligatori di misura indefinita” e comunque “non definibile in un mercato che, per i noti vincoli comunitari, non può tollerare alcuna imposizione di regolamentazioni tariffarie”, in cambio di “una riduzione dei diritti delle vittime della strada, potrebbe apparire una misura dirigista se non un finanziamento pubblico a favore di compagnie private i cui utili sono ben al di sopra del margine di remunerazione lordo, in confronto a Paesi di consolidata cultura assicurativa”.
L’impianto del disegno di legge approvato a febbraio dal governo Renzi, secondo gli avvocati, è “teso a trasformare il risarcimento in indennizzo” e sta già creando “un danno al settore della riparazione che, se deve vedere il futuro come terzista di tre compagnie che potranno esercitare un potere contrattuale enorme su una massa di piccole imprese, non può fruire dei pur debolissimi segnali di ripresa”.
Infine, l’Oua lamenta il fatto che nel testo “nulla si dice in relazione a quanto lo scorso anno è avvenuto in Francia con la legge Hamon, in merito alla portabilità della polizza assicurativa, forse l’unico strumento valido in mano all’assicurato per esercitare un minimo di potere contrattuale in fase di acquisto della polizza“.
Angelo Massimo Perrini, segretario per la commissione Rc dell’Oua, ha quindi espresso “netto dissenso” nei confronti del pacchetto di norme, che “va contro i principi fondamentali della parità delle parti e del diritto risarcitorio”.
Quelle sulla Rc auto, peraltro, sono “norme impropriamente messe nel corpus. C’è un certo grado di approssimazione, che raggiunge il suo acme nelle norme sulla scatola nera: questo è il cavallo di Troia per superare la legge Bersani”.
Un altro punto debole riguarda l’improcedibilità della domanda sulla base di indicatori fraudolenti: “Queste sono norme esoteriche – ha detto Perrini – Sulle frodi bisognerebbe chiarire, anche perché non sono statistiche del ministero di Giustizia ma sono dati autoreferenziali dell’Ania”.
L’avvocato Marco Bona, consulente della commissione Rc dell’OUA, ha poi rilevato che l’articolo 7 del ddl prevede una riduzione delle tutele di quanti subiscono macrolesioni in seguito a sinistri. “Questa norma per noi merita il rigetto più totale nel rispetto delle persone che hanno a soffrire i danni più gravi”, ha detto Bona.
tratto dal sito: www.ilfattoquotidiano.it
mercoledì, giugno 03, 2015
sabato, maggio 30, 2015
mercoledì, maggio 27, 2015
CASSA FORENSE: COMUNICATO DEL PRESIDENTE.
COMUNICATO
In merito alla recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, del D.L. n. 201/2011, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della L. n. 214/2011, Cassa Forense ritiene necessario precisare ai suoi iscritti che tale pronuncia non può comportare alcun effetto nei confronti dei pensionati che, anche per gli anni 2012 e 2013, hanno continuato a percepire integralmente l’adeguamento ISTAT delle pensioni, con le specifiche modalità previste dalla normativa previdenziale Forense. La norma oggi dichiarata incostituzionale, infatti, faceva espressamente riferimento al blocco parziale della rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, “secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448”, non applicabile al sistema previdenziale Forense.
Di conseguenza, anche i recenti provvedimenti governativi, relativi al riconoscimento di “una tantum” in esecuzione della pronuncia della Suprema Corte, non riguardano gli Avvocati pensionati del nostro Ente.
Il Presidente
Avv. Nunzio Luciano
GIUSTIZIA: DA MINISTERO 60 MILIONI AI COMUNI PER ACCONTO SPESE 2013.
ROMA - Il ministero della Giustizia erogherà nei prossimi giorni ai Comuni italiani sedi di uffici giudiziari 58 milioni 418.821,13 milioni di euro come acconto delle spese sostenute per la loro gestione nel 2013.
Dei circa 60 milioni di euro, 27 andranno per le sedi di Corte di appello, 26 milioni saranno invece liquidati per quelle di Tribunale, circa 1,5 milioni a Comuni con Sezioni distaccate di tribunale ed altrettanto a quelli sede di uffici di Giudice di pace.
Quasi 3 milioni saranno infine rimborsati a Comuni dove è stato soppresso il Tribunale o la Sezione distaccata. A stabilire l’erogazione di fondi è il decreto, adottato in linea con gli intendimenti del Ministro, firmato il 22 maggio scorso dal direttore generale delle Risorse materiali beni e servizi del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, in attuazione della legge 392/41 che stabilisce come l’importo annuale corrisposto dallo Stato ai Comuni per il funzionamento degli uffici giudiziari deve essere erogato in due rate, la prima come acconto del 70% dello stanziamento assegnato e la seconda come conguaglio.
La ripartizione delle somme da liquidare come acconto, sottolinea il Ministero della Giustizia, è stata effettuata sulla base del complessivo specifico stanziamento di bilancio per l’anno 2014, considerando anche il mutato assetto della geografia giudiziaria.
Dei circa 60 milioni di euro, 27 andranno per le sedi di Corte di appello, 26 milioni saranno invece liquidati per quelle di Tribunale, circa 1,5 milioni a Comuni con Sezioni distaccate di tribunale ed altrettanto a quelli sede di uffici di Giudice di pace.
Quasi 3 milioni saranno infine rimborsati a Comuni dove è stato soppresso il Tribunale o la Sezione distaccata. A stabilire l’erogazione di fondi è il decreto, adottato in linea con gli intendimenti del Ministro, firmato il 22 maggio scorso dal direttore generale delle Risorse materiali beni e servizi del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, in attuazione della legge 392/41 che stabilisce come l’importo annuale corrisposto dallo Stato ai Comuni per il funzionamento degli uffici giudiziari deve essere erogato in due rate, la prima come acconto del 70% dello stanziamento assegnato e la seconda come conguaglio.
La ripartizione delle somme da liquidare come acconto, sottolinea il Ministero della Giustizia, è stata effettuata sulla base del complessivo specifico stanziamento di bilancio per l’anno 2014, considerando anche il mutato assetto della geografia giudiziaria.
martedì, maggio 26, 2015
venerdì, maggio 22, 2015
giovedì, maggio 21, 2015
martedì, maggio 19, 2015
venerdì, maggio 15, 2015
PRESENTATA UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SULLE DISFUNZIONI DEL PCT.
I N T E R R O G A Z I O N E A R I S P O S T A S C R I T T A
A T T O C A M E R A
Presentato il 13 maggio 2015 dall’On. Michela Rostan
Al Ministro della Giustizia, On. Andrea Orlando, per sapere,
premesso che:
– a far data dal 30/6/2014, a norma del D.L. n. 179/2012, art. 16 bis, convertito in Legge n. 221/2012 e successivamente modificato dal D.L. n. 90/2014, art. 44, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite e degli altri soggetti esterni, nei giudizi di competenza del tribunale, ha luogo in formato telematico con modalità informatiche (tanto è applicabile anche al deposito dei ricorsi per decreto ingiuntivo);
– tali norme, dopo alcuni mesi di sperimentazione, hanno dimostrato di incidere profondamente e negativamente sul piano organizzativo nelle attività dei cancellieri, avvocati, magistrati nonché ausiliari esterni;
– inizia ad instradarsi la convinzione che il PCT rallenti smodatamente i tempi della giustizia in quanto rende più laborioso il lavoro del magistrato che, considerate le modestissime e scarne dotazioni informatiche, è obbligato ad una estenuante ricerca degli atti processuali e ad una faticosa lettura degli stessi;
– i magistrati hanno reiteratamente palesato difficoltà e perplessità riguardo alla consultazione e analisi degli atti endoprocessuali e relativi allegati depositati in formato telematico;
– tali difficoltà, giova ribadirlo, scaturiscono dalla necessità di visionare la documentazione esclusivamente tramite monitor e senza l’indispensabile e insostituibile supporto cartaceo;
– per far fronte a tali criticità, in gran parte dei tribunali si è andata diffondendo la prassi, peraltro fortemente voluta e caldeggiata dai magistrati, di invitare gli avvocati a depositare sistematicamente le cosiddette «copie di cortesia» degli atti endoprocessuali e relativi allegati trasmessi telematicamente;
– perciò, nonostante l’introduzione del PCT, i magistrati continuano ad evitare di visionare gli atti processuali inviati telematicamente preferendo studiare le cause sulle anzidette «copie di cortesia»; diversamente, si troverebbero a stampare migliaia di atti e allegati, operazioni che, tra l’altro, le cancellerie non sarebbero in grado di fronteggiare;
– l’invalsa e inusitata prassi, se indubbiamente da un canto agevola il lavoro delle cancellerie e dei magistrati, dall’altro costituisce senz’altro motivo di ulteriore aggravamento dell’attività dell’avvocato costretto, in buona sostanza, a sostituirsi al cancelliere e, soprattutto, a raddoppiare i depositi (prima telematico, poi cartaceo);
– autorevoli esponenti informatici hanno osservato come le infrastrutture siano obsolete e le procedure eccessivamente complesse e non allineate con la normativa in materia di digitalizzazione; chi ha elaborato il PCT ha tenuto conto esclusivamente degli interessi del ministero e degli uffici giudiziari senza preoccuparsi degli utenti; 1) è assente una linea unica ed univoca nei vari uffici giudiziari per la formazione e la trasmissione degli atti; 2) gli operatori non sono stati adeguatamente preparati; 3) gli avvocati si sono dovuti sobbarcare gli oneri economici dell’innovazione; 4) allo stato non esistono infrastrutture adeguate; 5) quotidianamente si verificano disservizi ed disguidi tecnici che rallentano considerevolmente l’attività giudiziaria e vanificano il diritto di poter inviare l’atto processuale nell’ultimo giorno utile;
– nel corso di questi primi mesi di applicazione del PCT sono emerse ulteriori criticità legate ad una non chiara ed univoca disciplina delle cosiddette anomalie di deposito che espongono gli avvocati e, conseguentemente, i cittadini (utenti finali del servizio giustizia) alla rischiosa possibilità di incappare nelle dannose conseguenze della decadenza dei termini di deposito in ipotesi di malfunzionamento del sistema o comunque di guasti e blocchi informatici non imputabili ai professionisti legali;
– preoccupa oltremodo la nascente diffusione dei filoni giurisprudenziali relativi alle improcedibilità e inammissibilità delle domande causate dall’utilizzo irregolare ed improprio del PCT (frequentemente dovuto alla complessità e astrusità dei programmi) con conseguente e inevitabile accollo di pesanti responsabilità professionali per gli avvocati;
– non ultimo, tantissimi processi rischiano di essere definiti sulla base di allegati artatamente manipolati (da avvocati e parti scorrette) le cui falsità non potranno essere mai riscontrabili nei monitor; tra l’altro, il magistrato potrebbe rifiutarsi di ordinare l’esibizione degli originali quando il difensore richiedente sia oggettivamente impossibilitato ad argomentare il minimo sospetto; le decisioni fondate su realtà documentali inesistenti e artefatte trascinerebbero la Giustizia in un vorticoso e inesorabile declino;
– l’introduzione del doppio binario (cartaceo e telematico) restituirebbe agli avvocati la libertà di scegliere tra i due sistemi senza costringerli a subire le molteplici criticità che il PCT presenta e, soprattutto, eviterebbe di esporli al rischio di nuove irregolarità, decadenze, inammissibilità e improcedibilità che già cominciano ad essere elaborate dai primi indirizzi giurisprudenziali;
– se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle gravose problematiche dianzi rassegnate e se stia valutando l’ipotesi di reintrodurre, per un ulteriore e congruo lasso temporale predeterminato, la possibilità, per gli avvocati, di depositare gli atti facoltativamente in formato cartaceo o telematico quantomeno fino a quando il sistema non verrà uniformato, semplificato e reso maggiormente fruibile e funzionale.
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