Fare giustizia non è solo punire l’autore di un crimine, né vendicarsi di lui, ma aiutarlo a riabilitarsi dentro di sé e nella società, così come prendersi cura con scrupolo delle vittime.
Lo afferma Papa Francesco in un lungo messaggio inviato sia ai partecipanti del 19.mo Congresso internazionale dell'Associazione internazionale di Diritto penale – che si svolgerà tra fine agosto e i primi di settembre a Rio de Janeiro – sia a coloro che prenderanno parte al terzo Congresso dell'Associazione latinoamericana di Diritto Penale e Criminologia.
Tre modelli biblici – Il Buon samaritano, il Buon ladrone e il Buon Pastore – per penetrare fin nelle pieghe del diritto a comprendere che amministrare la giustizia è più che mettere le mani sul colpevole ed emettere contro di lui una sentenza, se tale giustizia non dà spazio e precedenza alle vittime perché essa è prima di tutto rispetto per “la dignità” e i “diritti della persona umana, senza discriminazioni e con le debite tutele verso le minoranze”.
Papa Francesco si addentra con precisione e la consueta chiarezza nel regno dei codici, che rischiano di far rispettare la lettera e la ratio della legge dimenticando l’anima.
Tre gli elementi sui quali concentra l’attenzione: la “soddisfazione o riparazione del danno provocato”, la “confessione, con cui – dice – l'uomo esprime la sua conversione interiore”, e la “contrizione” che lo porta a incontrare “l’amore misericordioso e guaritore di Dio”.
Al suo popolo, ricorda, il Signore “ha insegnato poco a poco” che “esiste una asimmetria necessaria tra delitto e castigo, per cui a un occhio o a un dente rotto non si rimedia rompendone un altro. Si tratta di rendere giustizia alla vittima, non di giustiziare l'aggressore”.
Un “buon modello” di ciò, afferma, lo si ravvisa nel comportamento del Buon Samaritano che prima di mettere il colpevole di fronte alle conseguenze del suo atto, si china su “chi è stato ferito lungo la strada e si prende cura dei suoi bisogni”.
Una sensibilità poco presente nella nostra società, nella quale – osserva Papa Francesco – “si tende a pensare che i crimini siano risolti quando si cattura e condanna l'autore del reato, tralasciando il danno commesso o senza prestare sufficiente attenzione alla situazione in cui versano le vittime. Ma sarebbe un errore – asserisce – identificare la riparazione solo con la punizione, confondere la giustizia con la vendetta, che aumenterebbe solo la violenza, anche se è istituzionalizzata”.
E del resto, soggiunge, aumentare o inasprire le pene non è che risolva i problemi sociali, “né porta a una diminuzione dei tassi di criminalità”, senza contare le ricadute sociali come le carceri sovraffollate o i prigionieri detenuti senza processo...
“In quante occasioni – è la considerazione di Papa Francesco – si è visto il reo espiare la pena oggettivamente, scontando la propria condanna ma senza cambiare interiormente né sanare le ferite del suo cuore”.
Il Papa si appella ai media perché, nel “loro legittimo esercizio della libertà di stampa”, siano scrupolosi nell’“informare correttamente e non creare allarme o panico sociale quando si hanno notizie di fatti criminali”.
Sono in gioco, scandisce, “la vita e la dignità delle persone, che non possono trasformarsi in casi clamorosi, spesso anche morbosi, che condannano i presunti colpevoli al discredito sociale prima di essere stati giudicati o costringono le vittime, mirando al sensazionalismo, a rivivere pubblicamente il dolore patito”.
Sull’aspetto della confessione, Papa Francesco sostiene che “se l'autore del reato non è sufficientemente aiutato, non gli si offre l'occasione perché possa convertirsi e finisce per essere una vittima del sistema”.
“È necessario fare giustizia – ripete – ma la giustizia vera non si accontenta di punire solo i colpevoli”.
Si deve fare “tutto il possibile per correggere, migliorare ed educare l'uomo a maturare in tutte le sue forme, perché non si scoraggi, faccia fronte al danno causato e riesca a rilanciare la sua vita senza essere schiacciato dal peso delle sue miserie”.
In questo caso, il modello biblico della confessione è il Buon ladrone, al quale “Gesù promette il Paradiso, perché fu capace di riconoscere la sua colpa”, rammenta Papa Francesco, che poi constata come “non di rado” il reato sia “radicato nelle disuguaglianze economiche e sociali, nelle reti di corruzione e del crimine organizzato”, che cerca i propri complici “tra i più forti” e le proprie vittime “tra i più vulnerabili”. “Non basta avere leggi giuste” per combattere un tale “flagello”, ravvisa il Papa, ma “è necessario formare persone responsabili e capaci di attuarle”.
Terzo aspetto, la “contrizione”, definita da Papa Francesco, “la porta del pentimento” e la “via privilegiata che conduce al cuore di Dio, che ci accoglie e ci offre un'altra possibilità, se ci apriamo alla verità della penitenza e ci lasciamo trasformare dalla sua misericordia”.
Qui l’esempio è dato dal Buon Pastore, che va in cerca della pecora perduta.
Quando si riferisce al Padre che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti, Gesù – indica il Papa, “invita i suoi discepoli a essere misericordiosi, a fare del bene a coloro che fanno del male, a pregare per i nemici, a porgere l'altra guancia, non a serbare rancore”.
In questo modo, “l'atteggiamento di Dio che anticipa l'uomo peccatore offrendogli il perdono”, si presenta “come una giustizia superiore, allo stesso tempo leale e compassionevole, senza alcuna contraddizione tra questi due aspetti”.
Il perdono – sottolinea Papa Francesco, “non elimina né diminuisce la necessità di correzione, propria della giustizia, né prescinde dalla necessità della conversione personale, ma va oltre, cercando di restaurare le relazioni e reintegrare le persone nella società”.
Non si tratta allora di trovare mezzi in grado di “sopprimere, scoraggiare e isolare” gli autori del male, ma che li aiutino a “camminare per i sentieri del bene” ed è per questo, nota ancora Papa Francesco, che la Chiesa invoca una “giustizia che sia umanizzante” e “realmente capace di riconciliare”.
Tutto questo, conclude il Papa, si condensa in “una sfida da raccogliere”, perché non cada nel dimenticatoio”. Perché ci siano misure che consentano al perdono di “rimanere non solo nella sfera privata”, ma di raggiungere “una vera dimensione politica e istituzionale”, creando “relazioni di armoniosa convivenza”.
tratto dal sito internet: www.vatican.va
martedì, giugno 10, 2014
venerdì, giugno 06, 2014
Pct obbligatorio: verso il d-day del 30 giugno.
In vista dell'avvio del Pct, l’Oua chiede «gradualità nella fase di transizione», indica come «fondamentali ulteriori investimenti sul piano infrastrutturale e sulla formazione» e la necessità di «fornire strumenti adeguati anche per gli uffici dei giudici onorari».
Il Cnf chiede di garantire «omogeneità sul territorio e misure di tutela in caso di malfunzionamento del sistema».
E deposita al Ministero un vero e proprio decalogo di proposte per superare i primi problemi di applicazione.
Il Consiglio nazionale forense chiede in particolare di:
Il Cnf chiede di garantire «omogeneità sul territorio e misure di tutela in caso di malfunzionamento del sistema».
E deposita al Ministero un vero e proprio decalogo di proposte per superare i primi problemi di applicazione.
Il Consiglio nazionale forense chiede in particolare di:
- prevedere la possibilità per il difensore di autenticare le copie analogiche e informatiche di tutti gli atti del processo anche ai fini notifica con la previsione di un “diritto” annuale;
- chiarire la non applicabilità dell’articolo 147 del Cpc (tempo delle notificazioni) alle notifiche telematiche;
- eliminare le sottoscrizioni delle parti nel processo e, in particolare, modificare la norma al fine di statuire che il teste non deve firmare il verbale redatto in forma digitale;
- prevedere misure in caso di erronea comunicazione Pec da parte di imprese e avvocati;
- eliminare il deposito della nota di iscrizione a ruolo nei procedimenti (contenzioso civile ed esecuzioni) che prevedono l’atto introduttivo telematico (sostituita dal file xml);
- definire il concetto di domicilio informatico dell’avvocato;
- estensione dei formati dei documenti ammessi al deposito;
- non rendere visibile il deposito dei ricorsi cautelari proposti in corso di causa, né il provvedimento del magistrato, in particolare se è di accoglimento;
- prevedere, un sistema automatico che renda visibile, sul portale, le memorie alla controparte solo dopo la scadenza del termine per il relativo deposito;
- prevedere modalità di deposito telematico di note a verbale in udienza; permettere all’avvocato di vedere, dal proprio punto d’accesso, l'esito delle comunicazioni di cancelleria;
- eliminare l’accettazione manuale dei depositi da parte del cancelliere e sostituirlo con controlli completamente automatizzati (quarta Pec);
- eliminare la parte dell'art. 13 del dm 44/2011 che prevede lo slittamento del deposito al giorno successivo se la ricevuta di consegna arriva dopo le ore 14.
martedì, giugno 03, 2014
VPO E GOT IN ASTENSIONE PER 5 GIORNI.
Scatta domani in tutti i tribunali d'Italia, la cinque giorni di astensione dal lavoro, da parte dei magistrati onorari.
"Cambiano i governi - dice Pietro Brovarone, magistrato onorario e consigliere nazionale del sindacato di categoria Federmot -, ma i problemi restano i medesimi. Attendiamo una riforma dal 1999, però questa pare non essere una priorità per il Governo".
Eppure, senza di loro, i tribunali rischiano la paralisi.
Un assaggio lo si avrà in settimana, quando la maggior parte dei procedimenti verrà rinviata.
"Cambiano i governi - dice Pietro Brovarone, magistrato onorario e consigliere nazionale del sindacato di categoria Federmot -, ma i problemi restano i medesimi. Attendiamo una riforma dal 1999, però questa pare non essere una priorità per il Governo".
Eppure, senza di loro, i tribunali rischiano la paralisi.
Un assaggio lo si avrà in settimana, quando la maggior parte dei procedimenti verrà rinviata.
sabato, maggio 31, 2014
Deontologia: vietata la ritenzione dei documenti in caso di mancato pagamento delle spettanze.
Ai sensi degli artt. 2235 c.c., 42 Codice Deontologico (ora: 33 ncdf), 66 RDL n. 1578/1933, l’avvocato che ne sia richiesto deve restituire senza ritardo gli atti e i documenti ricevuti in originale o copia dal cliente e dalla parte assistita per l’espletamento dell’incarico, non potendo subordinarne la consegna al pagamento delle proprie spettanze.
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Florio), sentenza del 30 dicembre 2013, n. 223
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Florio), sentenza del 30 dicembre 2013, n. 223
venerdì, maggio 30, 2014
Giustizia: Mario Barbuto nuovo capo del Dipartimento dell'Organizzazione giudiziaria (DOG).
30 maggio 2014 - Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha nominato Mario Barbuto nuovo capo del Dipartimento dell'Organizzazione giudiziaria.
Presidente della Corte d'Appello di Torino dal 2010, Barbuto durante la sua carriera svolge funzioni di pretore prima, di giudice successivamente, sia nel settore civile sia in quello penale.
E' stato presidente della II Corte d'Assise e dal 2001 al 2009 ha rivestito l'incarico di presidente del Tribunale di Torino.
Presidente della Corte d'Appello di Torino dal 2010, Barbuto durante la sua carriera svolge funzioni di pretore prima, di giudice successivamente, sia nel settore civile sia in quello penale.
E' stato presidente della II Corte d'Assise e dal 2001 al 2009 ha rivestito l'incarico di presidente del Tribunale di Torino.
giovedì, maggio 29, 2014
Orlando: entro giugno istituiremo tribunali specializzati per imprese e diritto di famiglia, potenzieremo l’organico anche con concorsi.
Ministro Orlando, entriamo subito nel merito di una delle questioni più rilevanti e complesse del nostro Paese: la riforma della giustizia. Una riforma più volte annunciata, una giustizia più volte ritoccata, ma seguendo ogni volta percorsi parziali, parcellizzati.
Quando in Italia si parla di riforma della giustizia si pensa spesso al tema della riforma del sistema penale. Anche perché l’impatto mediatico è più forte.
In passato è stato così, e le ragioni sono a tutti note. Oggi, invece, dobbiamo concentrarci di più sull’analisi dei grandi assi strutturali della giustizia italiana sui quali innestare un rigoroso progetto di riforma.
Lei è stato per qualche tempo responsabile Giustizia del Partito democratico e oggi è ministro della Giustizia. Si tratta di questioni che conosce bene, supponiamo per averle studiate e affrontate in miriadi di incontri con tanti operatori della giustizia.
I limiti della giustizia civile hanno un impatto devastante sul sistema economico e sulla società nel nostro Paese. Si calcola che la perdita economica per la lentezza della giustizia civile è pari a circa l’uno per cento del Prodotto interno lordo.
La media per la soluzione dei contenziosi civili è di circa 10 anni. Una cifra e un tempo indegni per una nazione civile. E soprattutto, questi limiti consentono a soggetti criminali di insinuarsi nei varchi lasciati aperti dalle lentezze strutturali dei nostri tribunali civili, e di assumere un ruolo di primo piano nelle transazioni economiche tra privati.
Sul piano dei comportamenti sociali, infine, se una coppia intende consensualmente separarsi e accedere al divorzio, perché non consentirle di farlo velocemente e senza costi, se di mezzo non ci sono figli minorenni?
Come vede, la riforma della giustizia civile in Italia assume anche un valore di civiltà, e impedisce l’infiltrazione di meccanismi criminali.
Scendiamo più nei particolari della riforma del sistema civile. Quali gli assi portanti?
Le dico subito che a me piacerebbe essere ricordato come quel ministro della Giustizia che ha dato soluzione alle lacune e ai vuoti di organico nell’amministrazione giudiziaria concreta e quotidiana. L’amministrazione giudiziaria ha bisogno al più presto di circa ottomila persone da introdurre nelle figure professionali tipiche della giustizia, come cancellieri, assistenti giudiziari e operatori giudiziari. Stiamo pensando di mettere alcuni posti a concorso.
Per gli altri pensiamo di utilizzare il meccanismo della mobilità, introducendo personale proveniente da altri ministeri. Naturalmente proseguiremo sulla via già tracciata del perfezionamento del processo civile informatizzato.
L’irrobustimento burocratico dell’amministrazione sarà una delle chiavi per la riforma del sistema giudiziario civile. Cinque milioni di cause civili ancora pendenti pongono davvero una grande domanda di giustizia e, appunto, richiedono soluzioni strutturali.
Non solo burocrazia nella sua riforma. Giusto?
Nel nostro Paese è giunto il momento di ripensare all’offerta di giustizia in modo più aperto. Penso, ad esempio, a un tema già risolto a livello europeo, l’ istituzione di un tribunale per le imprese, che risolva in tempi rapidi il contenzioso civile tra aziende, soprattutto in tema di crediti e di risarcimenti. E penso anche ad un tribunale delle famiglie, che sul modello dei tribunali minorili, sappia risolvere, anche con l’aiuto di esperti, i complessi nodi che stringono migliaia di coppie, regolari e di fatto. Insomma, abbiamo bisogno di due tribunali che siano in grado di accelerare i processi civili di natura economica e quelli sociali, di natura famigliare.
Si tratta dei processi che maggiormente intasano i tribunali. Dunque, rivoluzionare significa specializzare i giudici, con l’istituzione di due tribunali ad hoc; rafforzare, e di tanto, l’organico dell’amministrazione giudiziaria; e infine, me lo lasci dire, impegnarsi per rendere sempre più umane le condizioni dei carcerati.
Su quest’ultimo fronte, un percorso è stato avviato da chi mi ha preceduto. Ma molto ancora resta da fare, sia in termini di accesso alle pene alternative, sia in termini di edilizia carceraria. È un impegno che assume la stessa priorità della strutturale riforma del sistema giudiziario civile.
di Pino Salerno
fonte ilVelino/AGV NEWS Roma
Quando in Italia si parla di riforma della giustizia si pensa spesso al tema della riforma del sistema penale. Anche perché l’impatto mediatico è più forte.
In passato è stato così, e le ragioni sono a tutti note. Oggi, invece, dobbiamo concentrarci di più sull’analisi dei grandi assi strutturali della giustizia italiana sui quali innestare un rigoroso progetto di riforma.
Lei è stato per qualche tempo responsabile Giustizia del Partito democratico e oggi è ministro della Giustizia. Si tratta di questioni che conosce bene, supponiamo per averle studiate e affrontate in miriadi di incontri con tanti operatori della giustizia.
I limiti della giustizia civile hanno un impatto devastante sul sistema economico e sulla società nel nostro Paese. Si calcola che la perdita economica per la lentezza della giustizia civile è pari a circa l’uno per cento del Prodotto interno lordo.
La media per la soluzione dei contenziosi civili è di circa 10 anni. Una cifra e un tempo indegni per una nazione civile. E soprattutto, questi limiti consentono a soggetti criminali di insinuarsi nei varchi lasciati aperti dalle lentezze strutturali dei nostri tribunali civili, e di assumere un ruolo di primo piano nelle transazioni economiche tra privati.
Sul piano dei comportamenti sociali, infine, se una coppia intende consensualmente separarsi e accedere al divorzio, perché non consentirle di farlo velocemente e senza costi, se di mezzo non ci sono figli minorenni?
Come vede, la riforma della giustizia civile in Italia assume anche un valore di civiltà, e impedisce l’infiltrazione di meccanismi criminali.
Scendiamo più nei particolari della riforma del sistema civile. Quali gli assi portanti?
Le dico subito che a me piacerebbe essere ricordato come quel ministro della Giustizia che ha dato soluzione alle lacune e ai vuoti di organico nell’amministrazione giudiziaria concreta e quotidiana. L’amministrazione giudiziaria ha bisogno al più presto di circa ottomila persone da introdurre nelle figure professionali tipiche della giustizia, come cancellieri, assistenti giudiziari e operatori giudiziari. Stiamo pensando di mettere alcuni posti a concorso.
Per gli altri pensiamo di utilizzare il meccanismo della mobilità, introducendo personale proveniente da altri ministeri. Naturalmente proseguiremo sulla via già tracciata del perfezionamento del processo civile informatizzato.
L’irrobustimento burocratico dell’amministrazione sarà una delle chiavi per la riforma del sistema giudiziario civile. Cinque milioni di cause civili ancora pendenti pongono davvero una grande domanda di giustizia e, appunto, richiedono soluzioni strutturali.
Non solo burocrazia nella sua riforma. Giusto?
Nel nostro Paese è giunto il momento di ripensare all’offerta di giustizia in modo più aperto. Penso, ad esempio, a un tema già risolto a livello europeo, l’ istituzione di un tribunale per le imprese, che risolva in tempi rapidi il contenzioso civile tra aziende, soprattutto in tema di crediti e di risarcimenti. E penso anche ad un tribunale delle famiglie, che sul modello dei tribunali minorili, sappia risolvere, anche con l’aiuto di esperti, i complessi nodi che stringono migliaia di coppie, regolari e di fatto. Insomma, abbiamo bisogno di due tribunali che siano in grado di accelerare i processi civili di natura economica e quelli sociali, di natura famigliare.
Si tratta dei processi che maggiormente intasano i tribunali. Dunque, rivoluzionare significa specializzare i giudici, con l’istituzione di due tribunali ad hoc; rafforzare, e di tanto, l’organico dell’amministrazione giudiziaria; e infine, me lo lasci dire, impegnarsi per rendere sempre più umane le condizioni dei carcerati.
Su quest’ultimo fronte, un percorso è stato avviato da chi mi ha preceduto. Ma molto ancora resta da fare, sia in termini di accesso alle pene alternative, sia in termini di edilizia carceraria. È un impegno che assume la stessa priorità della strutturale riforma del sistema giudiziario civile.
di Pino Salerno
fonte ilVelino/AGV NEWS Roma
martedì, maggio 27, 2014
Avvocatura al bivio.
L’avvocatura è di fronte ad un bivio. Tra poco si terrà il XXXII Congresso Nazionale Forense, (Venezia, Teatro “La Fenice”, 9/11 ottobre) con il titolo “Oltre il mercato, la nuova avvocatura per la società del cambiamento”.
Così vedremo se si passerà dal titolo ai fatti. All’ultimo congresso intervenni chiedendo di (ri)partire dall’autocritica. Parola sconosciuta tra le toghe.
I preamboli non sono incoraggianti. In queste settimane si sta consumando un aspro conflitto tra l’Ordine di Roma (il più importante d’Italia) ed il Consiglio Nazionale Forense, che ha chiesto l’intervento della Procura di Roma, del Ministero della Giustizia e dell’Ordine di Perugia al cospetto di una presunta delibera illegittima ed illecita del consiglio romano. Delibera forse solo inopportuna e non giuridicamente rilevante.
Occorre osservare come il neo Ordine romano, in persona del suo presidente avv. Mauro Vaglio, si sia fortemente connotato per una politica di “rottura”: contrastando il Regolamento C.N.F. sulle specializzazioni, poi dichiarato nullo dal Tar Roma; avversando la proposta C.N.F. di riforma dell’Ordinamento professionale; denunciando la mancanza di effettiva rappresentatività del C.N.F. perché non eletto direttamente dalla base con criterio proporzionale al numero degli iscritti; intervenendo (a differenza del C.N.F) nel ricorso contro la mediazione obbligatoria, così ottenendo la sua dichiarazione di incostituzionalità dalla Corte Costituzionale; introducendo la c.d. trasparenza amministrativa col rendere pubbliche tutte le spese effettuate e al contempo contestando al C.N.F. di non aver fatto altrettanto (a fronte di 8,6 milioni di euro di costi risultanti dal consuntivo); contestando al C.N.F. (prima dell’abolizione delle tariffe forensi) che le vecchie tariffe erano rimaste ferme al 2004 nonostante le stesse avrebbero dovuto essere adeguate al costo della vita ogni due anni su iniziativa del CNF.
Nell’ultimo periodo abbiamo così assistito ad una forte contrapposizione dell’Ordine più importante, dunque dell’avvocatura istituzionale locale più forte, all’avvocatura istituzionale nazionale più importante. Una contrapposizione politica e sostanziale, tale da opporre una diversa visione dell’avvocatura.
Lo scontro ora si è spostato sul versante amministrativo e giurisdizionale (penale) e ciò può arrecare un vulnus all’intera avvocatura. Se difatti il contenzioso verte sul modus operandi e sulla linea politica da tracciare per i prossimi anni, è bene che tale conflitto si viva in seno al Congresso di Venezia. Non altrove.
Lo pretende un’avvocatura composta da 225.000 avvocati (troppi), in balia di un mercato oramai condizionato dalla lobby di Confindustria e ben ossequiata dal legislatore.
Un’avvocatura che ha bisogno di recuperare prestigio, formazione, cultura, di investire in modernità, di affrontare le sfide però senza svendere la dignità e la delicatissima funzione costituzionale che ricopre.
Un’avvocatura che dovrà necessariamente rinnovare la propria governance, fondandola su principi etici ineludibili: trasparenza, limite di mandato, divieto di conflitto di interessi, divieto di abuso (economico) del potere inerente la carica.
Ed in tale delicato percorso dovremo essere tutti protagonisti e tutti responsabili. Dagli iscritti agli Ordini, dalle associazioni all’O.U.A., dal C.N.F. a Cassa Forense.
Perché un’avvocatura migliore è necessaria per tutelare al meglio i diritti dei cittadini. Chi si oppone legittimamente al sistema non può essere demolito per vie traverse.
Al riguardo chiuderò proprio con un episodio rappresentativo. Tempo fa feci due esposti contro un avvocato per fatti che ritengo gravi e documentati. L’Ordine piemontese mi diniega l’accesso alla sua memoria difensiva, per me fondamentale.
Mi vedo costretto ad impugnare il diniego. Il Tar Piemonte condanna l’Ordine alla ostensione e in camera di consiglio si costituisce l’incolpato esibendo l’archiviazione dell’Ordine, solo a lui nota e fondata su fatti errati.
Nello stesso modo si comporta costui in un processo civile contro di lui, esibendo anche in tal caso una tempestiva archiviazione, nota sempre e solo a lui. L’Ordine esibisce poi la sua memoria difensiva all’ultimo giorno utile, oramai inutile per il sottoscritto.
Si noti come subito dopo l’incolpato verrà condannato dal tribunale di Torino per avere commesso l’illecito per il quale ho chiesto anche l’intervento disciplinare.
Indi presento al Ministero della Giustizia un esposto contro l’Ordine (chiedendone anche il commissariamento) per avere violato il principio che sorregge la potestà punitiva di diritto pubblico nell’interesse della collettività e per avere così esercitato il potere disciplinare esclusivamente a tutela del proprio iscritto.
Senonché ricevo una comunicazione da parte del mio Ordine, chiamato elegantemente dall’Ordine piemontese, per il quale chiedo l’intervento ministeriale, a verificare la mia condotta disciplinare nei loro confronti!
Bizzarro questo Paese dove si confondono sempre i colpevoli con i denuncianti. Uno Stivale capovolto.
di Marcello Adriano Mazzola
Tratto da "Il Fatto Quotidiano" del 27 maggio 2014
Così vedremo se si passerà dal titolo ai fatti. All’ultimo congresso intervenni chiedendo di (ri)partire dall’autocritica. Parola sconosciuta tra le toghe.
I preamboli non sono incoraggianti. In queste settimane si sta consumando un aspro conflitto tra l’Ordine di Roma (il più importante d’Italia) ed il Consiglio Nazionale Forense, che ha chiesto l’intervento della Procura di Roma, del Ministero della Giustizia e dell’Ordine di Perugia al cospetto di una presunta delibera illegittima ed illecita del consiglio romano. Delibera forse solo inopportuna e non giuridicamente rilevante.
Occorre osservare come il neo Ordine romano, in persona del suo presidente avv. Mauro Vaglio, si sia fortemente connotato per una politica di “rottura”: contrastando il Regolamento C.N.F. sulle specializzazioni, poi dichiarato nullo dal Tar Roma; avversando la proposta C.N.F. di riforma dell’Ordinamento professionale; denunciando la mancanza di effettiva rappresentatività del C.N.F. perché non eletto direttamente dalla base con criterio proporzionale al numero degli iscritti; intervenendo (a differenza del C.N.F) nel ricorso contro la mediazione obbligatoria, così ottenendo la sua dichiarazione di incostituzionalità dalla Corte Costituzionale; introducendo la c.d. trasparenza amministrativa col rendere pubbliche tutte le spese effettuate e al contempo contestando al C.N.F. di non aver fatto altrettanto (a fronte di 8,6 milioni di euro di costi risultanti dal consuntivo); contestando al C.N.F. (prima dell’abolizione delle tariffe forensi) che le vecchie tariffe erano rimaste ferme al 2004 nonostante le stesse avrebbero dovuto essere adeguate al costo della vita ogni due anni su iniziativa del CNF.
Nell’ultimo periodo abbiamo così assistito ad una forte contrapposizione dell’Ordine più importante, dunque dell’avvocatura istituzionale locale più forte, all’avvocatura istituzionale nazionale più importante. Una contrapposizione politica e sostanziale, tale da opporre una diversa visione dell’avvocatura.
Lo scontro ora si è spostato sul versante amministrativo e giurisdizionale (penale) e ciò può arrecare un vulnus all’intera avvocatura. Se difatti il contenzioso verte sul modus operandi e sulla linea politica da tracciare per i prossimi anni, è bene che tale conflitto si viva in seno al Congresso di Venezia. Non altrove.
Lo pretende un’avvocatura composta da 225.000 avvocati (troppi), in balia di un mercato oramai condizionato dalla lobby di Confindustria e ben ossequiata dal legislatore.
Un’avvocatura che ha bisogno di recuperare prestigio, formazione, cultura, di investire in modernità, di affrontare le sfide però senza svendere la dignità e la delicatissima funzione costituzionale che ricopre.
Un’avvocatura che dovrà necessariamente rinnovare la propria governance, fondandola su principi etici ineludibili: trasparenza, limite di mandato, divieto di conflitto di interessi, divieto di abuso (economico) del potere inerente la carica.
Ed in tale delicato percorso dovremo essere tutti protagonisti e tutti responsabili. Dagli iscritti agli Ordini, dalle associazioni all’O.U.A., dal C.N.F. a Cassa Forense.
Perché un’avvocatura migliore è necessaria per tutelare al meglio i diritti dei cittadini. Chi si oppone legittimamente al sistema non può essere demolito per vie traverse.
Al riguardo chiuderò proprio con un episodio rappresentativo. Tempo fa feci due esposti contro un avvocato per fatti che ritengo gravi e documentati. L’Ordine piemontese mi diniega l’accesso alla sua memoria difensiva, per me fondamentale.
Mi vedo costretto ad impugnare il diniego. Il Tar Piemonte condanna l’Ordine alla ostensione e in camera di consiglio si costituisce l’incolpato esibendo l’archiviazione dell’Ordine, solo a lui nota e fondata su fatti errati.
Nello stesso modo si comporta costui in un processo civile contro di lui, esibendo anche in tal caso una tempestiva archiviazione, nota sempre e solo a lui. L’Ordine esibisce poi la sua memoria difensiva all’ultimo giorno utile, oramai inutile per il sottoscritto.
Si noti come subito dopo l’incolpato verrà condannato dal tribunale di Torino per avere commesso l’illecito per il quale ho chiesto anche l’intervento disciplinare.
Indi presento al Ministero della Giustizia un esposto contro l’Ordine (chiedendone anche il commissariamento) per avere violato il principio che sorregge la potestà punitiva di diritto pubblico nell’interesse della collettività e per avere così esercitato il potere disciplinare esclusivamente a tutela del proprio iscritto.
Senonché ricevo una comunicazione da parte del mio Ordine, chiamato elegantemente dall’Ordine piemontese, per il quale chiedo l’intervento ministeriale, a verificare la mia condotta disciplinare nei loro confronti!
Bizzarro questo Paese dove si confondono sempre i colpevoli con i denuncianti. Uno Stivale capovolto.
di Marcello Adriano Mazzola
Tratto da "Il Fatto Quotidiano" del 27 maggio 2014
Processo telematico: si lavora ad un Protocollo uniforme per tutti i tribunali.
Roma 26.5.2014 - Semplificare e fare in modo che le regole procedimentali si adeguino alla giustizia “telematica” in modo da mantenere invariato lo standard di tutela dei diritti della difesa e aumentare l’efficienza della risposta del sistema.
Con questo spirito il CNF ha avanzato una serie di proposte- da attuare in via normativa ma anche-in via d’urgenza- tramite l’adozione di un Protocollo uniforme sul territorio nazionale, per rendere garantito il passaggio al digitale (dal 30 giugno diventerà obbligatorio il deposito degli atti del processo civile).
Interventi che vanno dal definire il momento dell’avvenuto deposito dell’atto processuale e quello nel quale esso deve essere reso visibile anche alla controparte; o al riconoscere agli avvocati il potere di autenticazione degli atti “informatizzati” e di attestazione di conformità agli originali; e ancora stabilire anche in via tecnica cosa accade se l’atto supera i 30 megabyte.
Dalla carta al bit, la Giustizia civile cerca il riscatto dell’efficienza e l’Avvocatura ha già accettato la sfida.
Gli organismi di rappresentanza istituzionale, CNF e Cassa forense, hanno già messo in campo risorse, progetti concreti e proposte per accompagnare gli avvocati nel passaggio al digitale. Il punto è stato fatto sabato a Roma, nel corso del convegno I Fori fanno Rete, organizzato da CNF, Cassa forense e FIIF ( la fondazione del CNF incaricata di seguire il progetto PCT). All’incontro sono intervenuti, tra gli altri, anche i rappresentanti del Ministero della Giustizia (Daniela Intravaia, direttore generale dei servizi informativi e Massimo Orlando, magistrato dell’ufficio legislativo), i rappresentanti della Corte di Cassazione e dell’Avvocatura dello stato.
Tutti d’accordo nell’evidenziare che la “rivoluzione digitale” nella giustizia è innanzitutto un fatto di “cultura e di “conoscenza” dal quale si aspettano vantaggio in termini di efficienza di tutti il sistema. Tutti d’accordo, ancora, sul fatto che occorre superare- con il confronto tra i vari protagonisti e le sinergie fattive- le resistenza psicologiche, strutturali, organizzative che dovessero verificarsi.
E’ un dato emerso nel convegno che nei 16 tribunali nei quali valgono Protocolli stipulati su base volontaria il sistema funziona.
“L’informatizzazione potrà colmare il gap tra alto livello del nostro sistema giuridico e l’inadeguatezza del sistema organizzativo di amministrazione della giustizia” ha evidenziato il presidente del CNF Guido Alpa.
Il CNF, anche con il supporto degli avvocati del gruppo FIIF (la fondazione coordinata da Lucio Del Paggio), hanno predisposto diversi documenti- anche video- divulgativi. Del Paggio esprime soddisfazione per la riuscita dell’evento.
“Al convegno si sono iscritti 140 avvocati; e in tanti di più hanno seguito i lavori in streaming, anche presso gli Ordini forensi. Il dibattito con i referenti informatici dei COA è stato vivace e tutti hanno espresso apprezzamento per l’impegno di CNF e FIIF”, ha dichiarato Del Paggio.
Con la Cassa forense è stato siglato l’accordo per dotare gli avvocati degli strumenti necessari al deposito telematico.
Daniela Intravaia ha evidenziato che solo l’1% dei tribunali non è pronto, e che il ministero sta lavorando a colmare questo gap.
Il tavolo tecnico permanente sul PCT presso il Ministero della Giustizia, al quale partecipa il CNF, tornerà a riunirsi il 27 maggio.
(Consiglio Nazionale Forense, comunicato stampa 26 maggio 2014)
Con questo spirito il CNF ha avanzato una serie di proposte- da attuare in via normativa ma anche-in via d’urgenza- tramite l’adozione di un Protocollo uniforme sul territorio nazionale, per rendere garantito il passaggio al digitale (dal 30 giugno diventerà obbligatorio il deposito degli atti del processo civile).
Interventi che vanno dal definire il momento dell’avvenuto deposito dell’atto processuale e quello nel quale esso deve essere reso visibile anche alla controparte; o al riconoscere agli avvocati il potere di autenticazione degli atti “informatizzati” e di attestazione di conformità agli originali; e ancora stabilire anche in via tecnica cosa accade se l’atto supera i 30 megabyte.
Dalla carta al bit, la Giustizia civile cerca il riscatto dell’efficienza e l’Avvocatura ha già accettato la sfida.
Gli organismi di rappresentanza istituzionale, CNF e Cassa forense, hanno già messo in campo risorse, progetti concreti e proposte per accompagnare gli avvocati nel passaggio al digitale. Il punto è stato fatto sabato a Roma, nel corso del convegno I Fori fanno Rete, organizzato da CNF, Cassa forense e FIIF ( la fondazione del CNF incaricata di seguire il progetto PCT). All’incontro sono intervenuti, tra gli altri, anche i rappresentanti del Ministero della Giustizia (Daniela Intravaia, direttore generale dei servizi informativi e Massimo Orlando, magistrato dell’ufficio legislativo), i rappresentanti della Corte di Cassazione e dell’Avvocatura dello stato.
Tutti d’accordo nell’evidenziare che la “rivoluzione digitale” nella giustizia è innanzitutto un fatto di “cultura e di “conoscenza” dal quale si aspettano vantaggio in termini di efficienza di tutti il sistema. Tutti d’accordo, ancora, sul fatto che occorre superare- con il confronto tra i vari protagonisti e le sinergie fattive- le resistenza psicologiche, strutturali, organizzative che dovessero verificarsi.
E’ un dato emerso nel convegno che nei 16 tribunali nei quali valgono Protocolli stipulati su base volontaria il sistema funziona.
“L’informatizzazione potrà colmare il gap tra alto livello del nostro sistema giuridico e l’inadeguatezza del sistema organizzativo di amministrazione della giustizia” ha evidenziato il presidente del CNF Guido Alpa.
Il CNF, anche con il supporto degli avvocati del gruppo FIIF (la fondazione coordinata da Lucio Del Paggio), hanno predisposto diversi documenti- anche video- divulgativi. Del Paggio esprime soddisfazione per la riuscita dell’evento.
“Al convegno si sono iscritti 140 avvocati; e in tanti di più hanno seguito i lavori in streaming, anche presso gli Ordini forensi. Il dibattito con i referenti informatici dei COA è stato vivace e tutti hanno espresso apprezzamento per l’impegno di CNF e FIIF”, ha dichiarato Del Paggio.
Con la Cassa forense è stato siglato l’accordo per dotare gli avvocati degli strumenti necessari al deposito telematico.
Daniela Intravaia ha evidenziato che solo l’1% dei tribunali non è pronto, e che il ministero sta lavorando a colmare questo gap.
Il tavolo tecnico permanente sul PCT presso il Ministero della Giustizia, al quale partecipa il CNF, tornerà a riunirsi il 27 maggio.
(Consiglio Nazionale Forense, comunicato stampa 26 maggio 2014)
domenica, maggio 25, 2014
Deontologia forense: l’assunzione di incarichi contro ex-clienti.
L’avvocato può assumere un incarico professionale contro una parte già assistita solo quando sia trascorso almeno un biennio dalla cessazione del rapporto professionale e, in ogni caso, non può utilizzare notizie acquisite in ragione del rapporto già esaurito.
(Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare dell’avvertimento).
Consiglio Nazionale Forense (pres. Alpa, rel. Florio), sentenza del 30 dicembre 2013, n. 215
(Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare dell’avvertimento).
Consiglio Nazionale Forense (pres. Alpa, rel. Florio), sentenza del 30 dicembre 2013, n. 215
venerdì, maggio 23, 2014
giovedì, maggio 22, 2014
Gli avvocati civilisti lanciano la corte nazionale arbitrale per abbattere i costi della giustizia.
Le procedure arbitrali sono una «importante e alternativa forma di giustizia privata». Ma fino a oggi la diffusione dell'arbitrato ha avuto i limiti dei «costi elevati delle procedure e della natura degli organismi arbitrali che, anche al di fuori degli arbitrati ad hoc, hanno sempre avuto vocazione localistica».
Limiti riguardanti anche «l'insufficiente terzietà, spesso la scarsa preparazione tecnico-deontologica degli arbitri e la carenza di forme certe di tutela». Lo afferma in una nota l'Unione nazionale camere civili che ha costituito la corte nazionale arbitrale, come istituzione «autonoma e indipendente presente su tutto il territorio nazionale», presentata oggi alla Camera presso la Sala delle Colonne di Palazzo Marini.
Una iniziativa, come spiegano il presidente del Consiglio arbitrale Renzo Menoni (che è anche presidente dei civilisti riuniti nell'Uncc) e il segretario Serenella Ferrara «tesa a garantire l'assoluta terzietà e preparazione degli arbitri, a costi contenuti predeterminati sulla base di tariffe certe, e che, in analogia con la parallela giurisdizione statale, possa offrire anche il rimedio della revisione del lodo».
Per la nomina degli arbitri, selezionati attraverso corsi di alta formazione, «ci si è ispirati - spiegano i civilisti -a principi di apertura e trasparenza». La trasparenza, spiega ancora la nota, è data dalla istituzione di un elenco nazionale degli arbitri, ma anche dalle tariffe stabilite per gli onorari.
Ad esempio, per le controversie con valore fino ai 5mila euro, l'onorario dell'arbitro unico va dai 400 ai 700 euro (dagli 850 ai 1.500 per il collegio arbitrale); per le controversie tra i 100 e i 150mila euro, l'onorario varia dai 3.500 minimi di spesa per l'arbitro unico ai 7.400 per il collegio; e ancora, nei casi di controversie milionarie fino ai 10 milioni di euro, l'onorario varia dagli 80mila ai 210mila euro.
Il regolamento della Corte prevede che l'arbitro non possa accettare alcun accordo diretto o indiretto con le parti o i loro difensori e che debba evitare spese superflue che possano far lievitare immotivatamente i costi della procedura.
L'iniziativa, affermano nella nota i civilisti, è stata molto apprezzata dal sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, che intervenendo alla presentazione della Corte ha parlato di «sfida per l'avvocatura, grazie ai criteri di trasparenza e imparzialità assicurati nella selezione degli arbitri».
«Positivo anche - ha aggiunto Ferri - il rimedio offerto per la revisione del lodo che finora per vari motivi non ha funzionato».
Il guardasigilli Andrea Orlando ha inviato il proprio messaggio di saluto ai civilisti, sottolineando che le procedure alternative «rafforzano l'offerta di giustizia» per i cittadini e «rientrano in quelle forme di innovazione di cui il sistema giustizia ha bisogno».
Orlando ha riconosciuto il «prezioso lavoro dell'Unione camere civili nel cammino di riforme» intrapreso attraverso i tavoli istituiti presso il ministero.
Limiti riguardanti anche «l'insufficiente terzietà, spesso la scarsa preparazione tecnico-deontologica degli arbitri e la carenza di forme certe di tutela». Lo afferma in una nota l'Unione nazionale camere civili che ha costituito la corte nazionale arbitrale, come istituzione «autonoma e indipendente presente su tutto il territorio nazionale», presentata oggi alla Camera presso la Sala delle Colonne di Palazzo Marini.
Una iniziativa, come spiegano il presidente del Consiglio arbitrale Renzo Menoni (che è anche presidente dei civilisti riuniti nell'Uncc) e il segretario Serenella Ferrara «tesa a garantire l'assoluta terzietà e preparazione degli arbitri, a costi contenuti predeterminati sulla base di tariffe certe, e che, in analogia con la parallela giurisdizione statale, possa offrire anche il rimedio della revisione del lodo».
Per la nomina degli arbitri, selezionati attraverso corsi di alta formazione, «ci si è ispirati - spiegano i civilisti -a principi di apertura e trasparenza». La trasparenza, spiega ancora la nota, è data dalla istituzione di un elenco nazionale degli arbitri, ma anche dalle tariffe stabilite per gli onorari.
Ad esempio, per le controversie con valore fino ai 5mila euro, l'onorario dell'arbitro unico va dai 400 ai 700 euro (dagli 850 ai 1.500 per il collegio arbitrale); per le controversie tra i 100 e i 150mila euro, l'onorario varia dai 3.500 minimi di spesa per l'arbitro unico ai 7.400 per il collegio; e ancora, nei casi di controversie milionarie fino ai 10 milioni di euro, l'onorario varia dagli 80mila ai 210mila euro.
Il regolamento della Corte prevede che l'arbitro non possa accettare alcun accordo diretto o indiretto con le parti o i loro difensori e che debba evitare spese superflue che possano far lievitare immotivatamente i costi della procedura.
L'iniziativa, affermano nella nota i civilisti, è stata molto apprezzata dal sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, che intervenendo alla presentazione della Corte ha parlato di «sfida per l'avvocatura, grazie ai criteri di trasparenza e imparzialità assicurati nella selezione degli arbitri».
«Positivo anche - ha aggiunto Ferri - il rimedio offerto per la revisione del lodo che finora per vari motivi non ha funzionato».
Il guardasigilli Andrea Orlando ha inviato il proprio messaggio di saluto ai civilisti, sottolineando che le procedure alternative «rafforzano l'offerta di giustizia» per i cittadini e «rientrano in quelle forme di innovazione di cui il sistema giustizia ha bisogno».
Orlando ha riconosciuto il «prezioso lavoro dell'Unione camere civili nel cammino di riforme» intrapreso attraverso i tavoli istituiti presso il ministero.
martedì, maggio 20, 2014
Nessun obbligo di POS. Dal CNF una circolare di precisazione in merito all’art. 15 del decreto Sviluppo Bis.
Nessun obbligo di possedere un POS in studio. Piuttosto un onere per gli avvocati, in funzione di semplificazione e di facilitazione per i clienti circa le modalità di pagamento a fronte di una prestazione professionale.
Modalità che possono prevedere anche -ma non solo- il pagamento elettronico, tramite POS ma anche tramite bonifico bancario.
E’ in questi termini che si configura correttamente, secondo il CNF, l’adempimento richiesto ai professionisti dall’articolo 15 del decreto legge 179/2012 (Sviluppo bis), in vigore dal 30 giugno prossimo.
Che è cosa ben diversa dall’esistenza di un presunto obbligo di dotarsi di POS. Per chiarire la portata dell’articolo 15 il CNF ha diramato oggi una circolare agli Ordini (CNF N. 10-C-2014), chiedendone la più ampia diffusione.
Riportando il testo della norma, la circolare chiarisce che “la previsione corrisponde a chiari intendimenti di semplificazione e non stabilisce affatto che tutti i professionisti debbano dotarsi di POS, né che tutti i pagamenti indirizzati agli avvocati dovranno essere effettuati in questo modo a partire dalla data indicata, ma solo che, nel caso il cliente voglia pagare con una carta di debito, il professionista sia tenuto ad accettare tale forma di pagamento”.
La circolare, in altre parole, ribadisce la centralità della volontà della parti del contratto d’opera professionale (cliente ed avvocato) per la individuazione delle forme di pagamento. “Ad esempio, i clienti che sono soliti effettuare i pagamenti tramite assegno o bonifico bancario potranno continuare a farlo”.
Qualora, poi, il cliente dovesse effettivamente richiedere di effettuare il pagamento tramite carta di debito, e l’avvocato ne fosse sprovvisto, la circolare specifica che “si determinerebbe semplicemente la fattispecie della mora del creditore, che, come noto, non libera il debitore dall’obbligazione. Nessuna sanzione è infatti prevista in caso di rifiuto di accettare il pagamento tramite carta di debito”.
Ovviamente rimangono fermi i limiti vigenti nell’ordinamento previsti da altre fonti normative , come ad esempio il divieto di pagamento in contanti oltre la soglia di mille euro, previsto dalla normativa antiriciclaggio, espressamente richiamata dalla disposizione del dl.
Modalità che possono prevedere anche -ma non solo- il pagamento elettronico, tramite POS ma anche tramite bonifico bancario.
E’ in questi termini che si configura correttamente, secondo il CNF, l’adempimento richiesto ai professionisti dall’articolo 15 del decreto legge 179/2012 (Sviluppo bis), in vigore dal 30 giugno prossimo.
Che è cosa ben diversa dall’esistenza di un presunto obbligo di dotarsi di POS. Per chiarire la portata dell’articolo 15 il CNF ha diramato oggi una circolare agli Ordini (CNF N. 10-C-2014), chiedendone la più ampia diffusione.
Riportando il testo della norma, la circolare chiarisce che “la previsione corrisponde a chiari intendimenti di semplificazione e non stabilisce affatto che tutti i professionisti debbano dotarsi di POS, né che tutti i pagamenti indirizzati agli avvocati dovranno essere effettuati in questo modo a partire dalla data indicata, ma solo che, nel caso il cliente voglia pagare con una carta di debito, il professionista sia tenuto ad accettare tale forma di pagamento”.
La circolare, in altre parole, ribadisce la centralità della volontà della parti del contratto d’opera professionale (cliente ed avvocato) per la individuazione delle forme di pagamento. “Ad esempio, i clienti che sono soliti effettuare i pagamenti tramite assegno o bonifico bancario potranno continuare a farlo”.
Qualora, poi, il cliente dovesse effettivamente richiedere di effettuare il pagamento tramite carta di debito, e l’avvocato ne fosse sprovvisto, la circolare specifica che “si determinerebbe semplicemente la fattispecie della mora del creditore, che, come noto, non libera il debitore dall’obbligazione. Nessuna sanzione è infatti prevista in caso di rifiuto di accettare il pagamento tramite carta di debito”.
Ovviamente rimangono fermi i limiti vigenti nell’ordinamento previsti da altre fonti normative , come ad esempio il divieto di pagamento in contanti oltre la soglia di mille euro, previsto dalla normativa antiriciclaggio, espressamente richiamata dalla disposizione del dl.
lunedì, maggio 19, 2014
I SOLITI NOTI DELL'AVVOCATURA SI SONO STANCATI DELLA DEMOCRAZIA ?
Forse qualcuno di voi si è chiesto che fine hanno fatto e/o come stanno procedendo i lavori della Commissione ex art. 39 legge professionale, per valutare modifiche alla strutturazione dell'organismo di rappresentanza politica.
Dopo qualche sommaria informativa da parte di qualcuno, tutto si è improvvisamente zittito. E il silenzio, in queste cose, l'esperienza insegna e' un segnale da non sottovalutare.
I lavori, però, sono proseguiti, e sconcerta sapere che la più parte dei partecipanti al tavolo, e anche coloro che della democrazia fecero una bandiera, oggi stanno cercando di realizzare una sorta di direttorio, di soli 21 componenti, dei quali 7 designati dai Consigli dell'Ordine, 7 dalle Associazioni e 7 (si, avete capito bene, solo 7) liberamente eletti dal Congresso.
E per di più c'è qualcuno che ritiene che i consiglieri dell'ordine, in quanto facenti parte delle associazioni o come congressisti, possano essere eletti non solo nel terzo di spettanza dei Consigli, ma anche negli altri 2 terzi......
E così il Congresso sarà sostanzialmente espropriato della elezione dei componenti dell'organismo politico, e con il Congresso anche l'avvocatura, in quanto saranno inevitabilmente i soliti noti ( gli stessi che stanno partorendo ed avallando questa soluzione) a sedere nel nuovo organismo.....
Se così sarà, e personalmente farò di tutto perché non sia, potrei sin da ora depositare l'elenco nominativo dei componenti...... E non è detto che non lo faccia.
Il tutto senza che nell'avvocatura si discutano seriamente queste opzioni, che ai più sono del tutto sconosciute.
E così, nel ventennale dell'organismo politico, che neppure l'attuale dirigenza ha voluto celebrare, si celebrerà di fatto il funerale della rappresentanza politica democratica dell'Avvocatura, per far piacere e chi in un modo o nell'altro vuole conservarsi una cadrega!!!
Io amo parlare chiaro, e mi piacerebbe che lo facessero anche gli altri.......e soprattutto che potessero dire la loro gli avvocati.....i quali dovrebbero sapere come la pensano i candidati delegati al congresso, prima di votarli!
Non possiamo eleggere i delegati al Congresso con un mandato in bianco: dobbiamo sapere se sono o meno disposti a votare un direttorio o se, pur con modifiche, vogliono che la rappresentanza politica rimanga eletta su base democratica e non per posti e quote riservate.
Michelina Grillo
Dopo qualche sommaria informativa da parte di qualcuno, tutto si è improvvisamente zittito. E il silenzio, in queste cose, l'esperienza insegna e' un segnale da non sottovalutare.
I lavori, però, sono proseguiti, e sconcerta sapere che la più parte dei partecipanti al tavolo, e anche coloro che della democrazia fecero una bandiera, oggi stanno cercando di realizzare una sorta di direttorio, di soli 21 componenti, dei quali 7 designati dai Consigli dell'Ordine, 7 dalle Associazioni e 7 (si, avete capito bene, solo 7) liberamente eletti dal Congresso.
E per di più c'è qualcuno che ritiene che i consiglieri dell'ordine, in quanto facenti parte delle associazioni o come congressisti, possano essere eletti non solo nel terzo di spettanza dei Consigli, ma anche negli altri 2 terzi......
E così il Congresso sarà sostanzialmente espropriato della elezione dei componenti dell'organismo politico, e con il Congresso anche l'avvocatura, in quanto saranno inevitabilmente i soliti noti ( gli stessi che stanno partorendo ed avallando questa soluzione) a sedere nel nuovo organismo.....
Se così sarà, e personalmente farò di tutto perché non sia, potrei sin da ora depositare l'elenco nominativo dei componenti...... E non è detto che non lo faccia.
Il tutto senza che nell'avvocatura si discutano seriamente queste opzioni, che ai più sono del tutto sconosciute.
E così, nel ventennale dell'organismo politico, che neppure l'attuale dirigenza ha voluto celebrare, si celebrerà di fatto il funerale della rappresentanza politica democratica dell'Avvocatura, per far piacere e chi in un modo o nell'altro vuole conservarsi una cadrega!!!
Io amo parlare chiaro, e mi piacerebbe che lo facessero anche gli altri.......e soprattutto che potessero dire la loro gli avvocati.....i quali dovrebbero sapere come la pensano i candidati delegati al congresso, prima di votarli!
Non possiamo eleggere i delegati al Congresso con un mandato in bianco: dobbiamo sapere se sono o meno disposti a votare un direttorio o se, pur con modifiche, vogliono che la rappresentanza politica rimanga eletta su base democratica e non per posti e quote riservate.
Michelina Grillo
domenica, maggio 18, 2014
sabato, maggio 17, 2014
Deontologia forense: vietata la spendita “suggestiva” della qualità di ex magistrato.
La spendita da parte di un avvocato, nel concreto esercizio dell’attività professionale, della qualità di ex Magistrato è evidentemente funzionale (a prescindere, poi, dal conseguimento dell’intento voluto) ad esaltare subdolamente la propria autorevolezza ed il proprio prestigio nonché la propria competenza, tanto agli occhi dei colleghi che della clientela, quanto degli stessi Giudici, nei cui confronti anzi l’uso del titolo già posseduto può assumere valore anche di una sorta di tentativo di condizionamento psicologico, sicché essa va senz’altro censurata sul piano della correttezza e della lealtà.
(Nel caso di specie, l’avvocato era solito presentare se stesso, anche nel corpo di atti relativi a procedimenti in cui egli era parte in causa, come ‘già magistrato di Cassazione a riposo’).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Baffa), sentenza del 28 dicembre 2013, n. 213
NOTA: Sul divieto di indicare il titolo di giudice onorario nella carta intestata dello Studio professionale, cfr. Cassazione Civile, sez. U, 13 gennaio 2006, n. 00486- Pres. Nicastro G- Rel. Falcone G- P.M. Palmieri R (Conf.); Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f CRICRI’, rel. MARIANI MARINI), sentenza del 22 dicembre 2007, n. 242; Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. PETIZIOL), sentenza del 22 marzo 2005, n. 55.
(Nel caso di specie, l’avvocato era solito presentare se stesso, anche nel corpo di atti relativi a procedimenti in cui egli era parte in causa, come ‘già magistrato di Cassazione a riposo’).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Baffa), sentenza del 28 dicembre 2013, n. 213
NOTA: Sul divieto di indicare il titolo di giudice onorario nella carta intestata dello Studio professionale, cfr. Cassazione Civile, sez. U, 13 gennaio 2006, n. 00486- Pres. Nicastro G- Rel. Falcone G- P.M. Palmieri R (Conf.); Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f CRICRI’, rel. MARIANI MARINI), sentenza del 22 dicembre 2007, n. 242; Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. PETIZIOL), sentenza del 22 marzo 2005, n. 55.
venerdì, maggio 16, 2014
martedì, maggio 13, 2014
domenica, maggio 11, 2014
sabato, maggio 10, 2014
E' rottura tra il CNF ed il COA di Roma.
Roma, 10 mag. - (Adnkronos) - Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma si schiera con il suo presidente, Mauro Vaglio, nella vicenda che lo vede contrapposto al Consiglio nazionale forense in relazione al caso dell'esposto presentato nei suoi confronti da 4 ex consiglieri e ''rimarca la gravità dell'accaduto e la necessità di intraprendere ogni iniziativa a tutela del prestigio dell'istituzione forense romana e, dunque, del suo presidente'', disponendo la trasmissione della delibera approvata nell'adunanza di oggi al ministero della Giustizia, al Cnf, all'Oua, alla Cassa Forense e a tutti gli iscritti ''dichiarandola immediatamente esecutiva''.
E' quanto si legge nell'estratto del verbale dell'adunanza di oggi nell'Ordine degli avvocati di Roma. Nel corso della riunione, come si legge nel verbale, Vaglio ha stigmatizzato il comportamento del Cnf, ripercorrendo i passi salienti del caso che lo vede coinvolto, e ha annunciato ''un'istanza di accesso agli atti relativamente alle modalità di assunzione da parte del Cnf del proprio responsabile comunicazione e media, nonché dei precedenti addetti alla comunicazione'' e ''all'elenco dettagliato di tutte le spese sostenute dal Cnf a decorrere dal 1 gennaio 2013 che non sono state pubblicate sull'apposita pagina del proprio sito web''.
Vaglio ha posto l'accento sui ''forti attriti esistenti'' nei suoi confronti da parte della ''vecchia dirigenza del Cnf (attualmente ancora in maggioranza) per averla apertamente criticata in varie occasioni'', ricordando tra l'altro alcuni episodi specifici che ritiene essere alla base della ''grave inimicizia del Cnf'' nei suoi confronti. Secondo il presidente dell'Ordine di Roma, dunque, ''non c'è da meravigliarsi se i componenti di 'questa' maggioranza del Cnf abbiamo colto al volo l'occasione dell'esposto di predetti consiglieri, bocciati dall'elettorato romano, per avviare un vero e proprio attacco su tutti i fronti''.
In particolare, Vaglio contesta al Cnf di aver, ''immediatamente e senza alcuna preventiva interlocuzione con l'Ordine di Roma'', trasmesso l'esposto nei suoi confronti al Consiglio dell'Ordine di Perugia, al ministero della Giustizia e alla Procura della Repubblica, senza darne neanche avviso al diretto interessato''.
Ma non solo. Il presidente sottolinea anche come, ''con una tempistica davvero emblematica'', subito prima ''che la richiesta di archiviazione del 26 luglio 2013, già decisa, fosse trasmessa al gip, il Consiglio nazionale forense, dopo solo 11 giorni, faceva pervenire al sostituto, in extremis il 6 agosto 2013, una relazione sui fatti attribuiti al presidente Vaglio, fondata su norme inapplicabili a qualsiasi ordine professionale'', tanto che il pm ''di fronte alla chiara indicazione di un organo istituzionale come il Cnf di individuare un illecito pur dove lui non l'aveva rilevato'' ha revocato, ''in assenza di alcun supplemento di indagine'', la richiesta di archiviazione, procedendo alla chiusura delle indagini e al ''relativo avviso ai sensi dell'articolo 415 bis cpp, ipotizzando come capo d'imputazione provvisiorio il reato di abuso d'ufficio sulla scorta proprio di quelle norme inapplicabili suggerite nella relazione del Cnf''.
E' quanto si legge nell'estratto del verbale dell'adunanza di oggi nell'Ordine degli avvocati di Roma. Nel corso della riunione, come si legge nel verbale, Vaglio ha stigmatizzato il comportamento del Cnf, ripercorrendo i passi salienti del caso che lo vede coinvolto, e ha annunciato ''un'istanza di accesso agli atti relativamente alle modalità di assunzione da parte del Cnf del proprio responsabile comunicazione e media, nonché dei precedenti addetti alla comunicazione'' e ''all'elenco dettagliato di tutte le spese sostenute dal Cnf a decorrere dal 1 gennaio 2013 che non sono state pubblicate sull'apposita pagina del proprio sito web''.
Vaglio ha posto l'accento sui ''forti attriti esistenti'' nei suoi confronti da parte della ''vecchia dirigenza del Cnf (attualmente ancora in maggioranza) per averla apertamente criticata in varie occasioni'', ricordando tra l'altro alcuni episodi specifici che ritiene essere alla base della ''grave inimicizia del Cnf'' nei suoi confronti. Secondo il presidente dell'Ordine di Roma, dunque, ''non c'è da meravigliarsi se i componenti di 'questa' maggioranza del Cnf abbiamo colto al volo l'occasione dell'esposto di predetti consiglieri, bocciati dall'elettorato romano, per avviare un vero e proprio attacco su tutti i fronti''.
In particolare, Vaglio contesta al Cnf di aver, ''immediatamente e senza alcuna preventiva interlocuzione con l'Ordine di Roma'', trasmesso l'esposto nei suoi confronti al Consiglio dell'Ordine di Perugia, al ministero della Giustizia e alla Procura della Repubblica, senza darne neanche avviso al diretto interessato''.
Ma non solo. Il presidente sottolinea anche come, ''con una tempistica davvero emblematica'', subito prima ''che la richiesta di archiviazione del 26 luglio 2013, già decisa, fosse trasmessa al gip, il Consiglio nazionale forense, dopo solo 11 giorni, faceva pervenire al sostituto, in extremis il 6 agosto 2013, una relazione sui fatti attribuiti al presidente Vaglio, fondata su norme inapplicabili a qualsiasi ordine professionale'', tanto che il pm ''di fronte alla chiara indicazione di un organo istituzionale come il Cnf di individuare un illecito pur dove lui non l'aveva rilevato'' ha revocato, ''in assenza di alcun supplemento di indagine'', la richiesta di archiviazione, procedendo alla chiusura delle indagini e al ''relativo avviso ai sensi dell'articolo 415 bis cpp, ipotizzando come capo d'imputazione provvisiorio il reato di abuso d'ufficio sulla scorta proprio di quelle norme inapplicabili suggerite nella relazione del Cnf''.
mercoledì, maggio 07, 2014
lunedì, maggio 05, 2014
Tavolo sull’Avvocatura: Orlando incontra avvocati, via alla fase operativa.
Roma, 5 maggio 2014 - Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha incontrato oggi i rappresentanti degli avvocati nell’ambito dei lavori del “Tavolo sull’Avvocatura”, annunciato e fortemente voluto dal Guardasigilli a pochi giorni dal suo insediamento in Via Arenula con l’obiettivo di creare un luogo di confronto e condivisione utile e necessario nella logica del coinvolgimento e dell’ascolto dell’avvocatura, quale attore decisivo nel quadro del sistema-Giustizia.
Nel corso della riunione, il Ministro ha raccolto le disponibilità dei rappresentanti degli Avvocati per la formazione dei seguenti tavoli di lavoro: accesso, formazione e tirocinio; società tra professionisti e organizzazioni degli studi professionali; specializzazioni ed esercizio della professione davanti alle giurisdizioni superiori; obblighi assicurativi e sostegno alle nuove figure professionali e giovane avvocatura; difesa d’ufficio e patrocinio a spese dello Stato; degiurisdizionalizzazione e partecipazione dell’Avvocatura alla giurisdizione; forme di collaborazione con la Pubblica Amministrazione.
Questi tavoli dovranno chiudere i loro lavori entro due settimane, poi, alla fine del mese di maggio, nuova riunione plenaria con la partecipazione del Ministro per il raccordo sul lavoro svolto. Infine, entro la metà del mese di giugno, la formulazione delle proposte dell’Avvocatura per l’elaborazione da parte dell’Ufficio legislativo del Ministero.
Nel corso della riunione, il Ministro ha raccolto le disponibilità dei rappresentanti degli Avvocati per la formazione dei seguenti tavoli di lavoro: accesso, formazione e tirocinio; società tra professionisti e organizzazioni degli studi professionali; specializzazioni ed esercizio della professione davanti alle giurisdizioni superiori; obblighi assicurativi e sostegno alle nuove figure professionali e giovane avvocatura; difesa d’ufficio e patrocinio a spese dello Stato; degiurisdizionalizzazione e partecipazione dell’Avvocatura alla giurisdizione; forme di collaborazione con la Pubblica Amministrazione.
Questi tavoli dovranno chiudere i loro lavori entro due settimane, poi, alla fine del mese di maggio, nuova riunione plenaria con la partecipazione del Ministro per il raccordo sul lavoro svolto. Infine, entro la metà del mese di giugno, la formulazione delle proposte dell’Avvocatura per l’elaborazione da parte dell’Ufficio legislativo del Ministero.
domenica, maggio 04, 2014
venerdì, maggio 02, 2014
giovedì, maggio 01, 2014
Giustizia amministrativa: 15 mln di affitti per poco più di 300 magistrati?
Quindici milioni di euro. E’ questa la cifra approssimativa che si spende all’incirca – ogni anno - per gli affitti dei lussuosi palazzi del Consiglio di Stato e dei TAR, ove lavorano poco più di 300 magistrati, come emerge dallo stesso sito della giustizia amministrativa (link amministrazione trasparente, e poi immobili).
Ecco solo alcune delle cifre: 4.524.027,46 per il TAR del Lazio, € 3.400.000,00 per la sede del Monte di Pietà (che ospita il “CSM” dei giudici amministrativi), 675.000,00 euro per il TAR Bologna, 369.704,40 per il TAR Palermo, 840.000,00 per il TAR Milano, 480.000,00 per il TAR Venezia, e così via per tutte le sedi dei 20 TAR.
Avendo fatto il giudice amministrativo per quasi 10 anni ho avuto la fortuna di lavorare in sedi come il lussuoso palazzo Butera di Palermo, in quello affrescato di via Ricasoli in Firenze, di sbrigare pratiche amministrative presso uno dei (mancati) musei più belli di Roma: Palazzo Spada, sede obiettivamente scomoda ed inadatta alle funzioni del Consiglio di Stato, immortalata ne La grande Bellezza vincitrice dell’Oscar come miglior film straniero e di recente oggetto di aspri dibattiti per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo negli antichi giardini, ma riservata ai pochi magistrati amministrativi privilegiati che vi lavorano.
Una cosa però mi ha sempre colpito più di ogni altra: le stanze quasi sempre vuote. La maggior parte dei giudici amministrativi, infatti, risiede fuori dalla sede ove lavora e in cui ogni giudice si deve recare per ben… due volte (due!) al mese!
Non di rado quando vivevo a Firenze facevo il giro delle stanze dei colleghi e, trovandole immancabilmente vuote, spegnevo almeno la luce nelle varie stanze: uno spreco assoluto tenerle acceso.
Per non parlare della elefantiaca sede del Monte di Pietà, in cui si contano ancora oggi alcune stanze vuote, fortemente voluta dal presidente de Lise e costosissima. E’ davvero necessaria? Sia chiaro, un lusso è sempre piacevole per chi lavora in palazzi con stucchi, quadri d’epoca e statue catalogate, ma in periodo di spending review forse andrebbe tagliato il superfluo.
Certamente prima di tagliare gli stipendi dei giudici ordinari, specie di quelli che lavorano in sedi “di frontiera” e con mezzi a dir poco arcaici.
Avendo vissuto sia la realtà dei giudici amministrativi che quella dei giudici ordinari, sono fortemente convinto che tre o quattro stanze ricavate nei tribunali ordinari ben sarebbero sufficienti ad ospitare il (poco) lavoro dei giudici TAR.
Ed allora, ben venga l’abolizione di questi uffici, costosi e (a mio avviso) non troppo efficienti, come ormai sostenuto da molti.
Oltre alle autorevolissime opinioni in tal senso formulate dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, dall’ex presidente Romano Prodi, dal Vice Presidente del CSM Vietti, si è aggiunta ora quella, altrettanto autorevole, del Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri.
Un movimento di pensiero che ormai tocca trasversalmente le varie forze politiche. Non resta solo che augurarsi che quanto recentemente detto da tutti i protagonisti sopra menzionati diventi quanto prima realtà.
di Alessio Liberati (Magistrato)
Ecco solo alcune delle cifre: 4.524.027,46 per il TAR del Lazio, € 3.400.000,00 per la sede del Monte di Pietà (che ospita il “CSM” dei giudici amministrativi), 675.000,00 euro per il TAR Bologna, 369.704,40 per il TAR Palermo, 840.000,00 per il TAR Milano, 480.000,00 per il TAR Venezia, e così via per tutte le sedi dei 20 TAR.
Avendo fatto il giudice amministrativo per quasi 10 anni ho avuto la fortuna di lavorare in sedi come il lussuoso palazzo Butera di Palermo, in quello affrescato di via Ricasoli in Firenze, di sbrigare pratiche amministrative presso uno dei (mancati) musei più belli di Roma: Palazzo Spada, sede obiettivamente scomoda ed inadatta alle funzioni del Consiglio di Stato, immortalata ne La grande Bellezza vincitrice dell’Oscar come miglior film straniero e di recente oggetto di aspri dibattiti per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo negli antichi giardini, ma riservata ai pochi magistrati amministrativi privilegiati che vi lavorano.
Una cosa però mi ha sempre colpito più di ogni altra: le stanze quasi sempre vuote. La maggior parte dei giudici amministrativi, infatti, risiede fuori dalla sede ove lavora e in cui ogni giudice si deve recare per ben… due volte (due!) al mese!
Non di rado quando vivevo a Firenze facevo il giro delle stanze dei colleghi e, trovandole immancabilmente vuote, spegnevo almeno la luce nelle varie stanze: uno spreco assoluto tenerle acceso.
Per non parlare della elefantiaca sede del Monte di Pietà, in cui si contano ancora oggi alcune stanze vuote, fortemente voluta dal presidente de Lise e costosissima. E’ davvero necessaria? Sia chiaro, un lusso è sempre piacevole per chi lavora in palazzi con stucchi, quadri d’epoca e statue catalogate, ma in periodo di spending review forse andrebbe tagliato il superfluo.
Certamente prima di tagliare gli stipendi dei giudici ordinari, specie di quelli che lavorano in sedi “di frontiera” e con mezzi a dir poco arcaici.
Avendo vissuto sia la realtà dei giudici amministrativi che quella dei giudici ordinari, sono fortemente convinto che tre o quattro stanze ricavate nei tribunali ordinari ben sarebbero sufficienti ad ospitare il (poco) lavoro dei giudici TAR.
Ed allora, ben venga l’abolizione di questi uffici, costosi e (a mio avviso) non troppo efficienti, come ormai sostenuto da molti.
Oltre alle autorevolissime opinioni in tal senso formulate dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, dall’ex presidente Romano Prodi, dal Vice Presidente del CSM Vietti, si è aggiunta ora quella, altrettanto autorevole, del Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri.
Un movimento di pensiero che ormai tocca trasversalmente le varie forze politiche. Non resta solo che augurarsi che quanto recentemente detto da tutti i protagonisti sopra menzionati diventi quanto prima realtà.
di Alessio Liberati (Magistrato)
martedì, aprile 29, 2014
Filtro in appello: ordinanza d’inammissibilità solo per palese infondatezza nel merito.
Corte di Cassazione - Sezione VI civile - Ordinanza 27 marzo 2014 n. 7273
“L'ordinanza di inammissibilità in appello ai sensi degli articoli 348-bis e 348-ter del Cpc non può essere pronunciata per questioni di forma o pregiudiziali di rito ma solo per la manifesta infondatezza nel merito”.
Giustizia: Orlando convoca mercoledì giudici di pace.
(ANSA) - ROMA, 28 APR - Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha convocato per mercoledì 30 maggio alle ore 17:00 in via Arenula le associazioni rappresentanti la Magistratura Onoraria.
Tale incontro, annunciato dal Guardasigilli nei giorni scorsi, ha l'obiettivo di creare un luogo di confronto e condivisione utile e necessario nella logica del coinvolgimento e dell'ascolto di tutta la magistratura onoraria, in vista dell'azione riformatrice che coinvolgerà questa parte della giurisdizione. (ANSA).
Tale incontro, annunciato dal Guardasigilli nei giorni scorsi, ha l'obiettivo di creare un luogo di confronto e condivisione utile e necessario nella logica del coinvolgimento e dell'ascolto di tutta la magistratura onoraria, in vista dell'azione riformatrice che coinvolgerà questa parte della giurisdizione. (ANSA).
sabato, aprile 26, 2014
Orlando: troppi avvocati, verso numero programmato.
(ANSA) – ROMA, 23 APR – “Una delle cause dell’inefficienza della giustizia italiana e’ costituita da un rapporto tra il numero degli avvocati e il numero degli abitanti molto piu’ elevato rispetto a quello degli altri paesi europei. In Italia ci sono 349,6 avvocati per 100.000 abitanti, contro 79,6 in Francia e 190,4 in Germania 190,4 (dati Cepej 2012)”.
Lo ha detto al Senato il ministro della Giustizia Orlando, spiegando che “una prima proposta e’ volta regolamentare l’accesso alla professione forense con la previsione di un numero programmato basato sulla valutazione dell’offerta formativa prevista dalla legge di riforma dell’ordinamento della professione forense, con la finalita’ di garantire un livello di formazione adeguato dei futuri avvocati. L’introduzione di un numero programmato degli avvocati – ha detto Orlando – e’ una soluzione strutturale all’ abnorme domanda di accesso alla professione”.
Lo ha detto al Senato il ministro della Giustizia Orlando, spiegando che “una prima proposta e’ volta regolamentare l’accesso alla professione forense con la previsione di un numero programmato basato sulla valutazione dell’offerta formativa prevista dalla legge di riforma dell’ordinamento della professione forense, con la finalita’ di garantire un livello di formazione adeguato dei futuri avvocati. L’introduzione di un numero programmato degli avvocati – ha detto Orlando – e’ una soluzione strutturale all’ abnorme domanda di accesso alla professione”.
venerdì, aprile 25, 2014
Divorzio breve, ministero Giustizia precisa: "Obiettivo ridurre carico uffici giudiziari".
Roma, 24 apr. (Adnkronos) - "La funzione portante dell'intervento" normativo in tema di separazione e divorzio "è quella di ridurre il carico degli uffici giudiziari consentendo alle parti di giungere alla separazione o al divorzio consensuale in tempi più rapidi, senza incidere in alcun modo sull'intervallo di tempo che deve intercorrere tra la separazione e il divorzio e lasciando invariata sul punto la disciplina vigente, proprio al fine di rispettare le prerogative del Parlamento che se ne sta occupando con il testo di DDL in esame".
Lo precisa in una nota l'ufficio stampa del ministero della Giustizia.
"L'intervento normativo che il governo si propone di adottare - continua la nota - si innesta in una fase stragiudiziale governata da una convenzione di negoziazione assistita conclusa tra gli avvocati delle parti e, come tale, finalizzata a sottrarre alla giurisdizione i procedimenti di separazione e di divorzio di natura consensuale".
"Ne consegue - chiarisce la nota - che l'intervento del governo e quello del Parlamento, se approvati, incideranno su profili diametralmente diversi. Il primo integra uno strumento stragiudiziale che, ove impiegato, evita ai coniugi di rivolgersi al giudice, mentre l'intervento d'iniziativa parlamentare non modifica in alcun modo la competenza del giudice, ma ha come obiettivo esclusivamente quello di anticipare i tempi necessari per proporre, sempre in sede giudiziale, la domanda di divorzio".
Lo precisa in una nota l'ufficio stampa del ministero della Giustizia.
"L'intervento normativo che il governo si propone di adottare - continua la nota - si innesta in una fase stragiudiziale governata da una convenzione di negoziazione assistita conclusa tra gli avvocati delle parti e, come tale, finalizzata a sottrarre alla giurisdizione i procedimenti di separazione e di divorzio di natura consensuale".
"Ne consegue - chiarisce la nota - che l'intervento del governo e quello del Parlamento, se approvati, incideranno su profili diametralmente diversi. Il primo integra uno strumento stragiudiziale che, ove impiegato, evita ai coniugi di rivolgersi al giudice, mentre l'intervento d'iniziativa parlamentare non modifica in alcun modo la competenza del giudice, ma ha come obiettivo esclusivamente quello di anticipare i tempi necessari per proporre, sempre in sede giudiziale, la domanda di divorzio".
Riforma Giustizia: Cnf, programma Orlando condivisibile.
Il Consiglio Nazionale Forense ha espresso "condivisione" riguardo al percorso di riforma tratteggiato dal Guardasigilli.
"Il percorso - sottolinea una nota - riguarderebbe tutti gli ambiti-organizzativi, ordinamentali, processuali- del sistema civile e penale, in un disegno che pare assumere i contorni di un progetto integrato che non trascura gli aspetti delle risorse umane e finanziarie. E coinvolge, correttamente con uguale dignità, gli attori della giurisdizione: Avvocatura e Magistratura".
"Le misure annunciate - prosegue il Cnf - sono numerose, e alcune sono quelle sulle quali si è già svolto una dialogo proficuo tra il Cnf e il Ministro. Ora si tratta di verificare in concreto come questi interventi annunciati si articoleranno in norme specifiche e si combineranno in quel progetto integrato tratteggiato oggi, per valutare l'effettiva efficacia delle misure. Occorre anche valutare l'impatto reale in termini di efficacia delle riforme in atto, per poter valutare come favorire l'accesso alla giustizia da parte dei cittadini. E porre molta attenzione e sforzo nella soluzione della questione carceraria".
"Il percorso - sottolinea una nota - riguarderebbe tutti gli ambiti-organizzativi, ordinamentali, processuali- del sistema civile e penale, in un disegno che pare assumere i contorni di un progetto integrato che non trascura gli aspetti delle risorse umane e finanziarie. E coinvolge, correttamente con uguale dignità, gli attori della giurisdizione: Avvocatura e Magistratura".
"Le misure annunciate - prosegue il Cnf - sono numerose, e alcune sono quelle sulle quali si è già svolto una dialogo proficuo tra il Cnf e il Ministro. Ora si tratta di verificare in concreto come questi interventi annunciati si articoleranno in norme specifiche e si combineranno in quel progetto integrato tratteggiato oggi, per valutare l'effettiva efficacia delle misure. Occorre anche valutare l'impatto reale in termini di efficacia delle riforme in atto, per poter valutare come favorire l'accesso alla giustizia da parte dei cittadini. E porre molta attenzione e sforzo nella soluzione della questione carceraria".
Renzi taglia gli stipendi? Le toghe si dimettono…..
Roma, 23 aprile 2014 – Una fuga. Un fuggi-fuggi dalla Corte dei Conti. Il 18 aprile scorso il Consiglio dei ministri ha abbassato il tetto degli stipendi dei dirigenti pubblici, compresi i magistrati. Invece di 311mila euro lordi l’anno, si è passati a 240mila euro.
Magari è solo una coincidenza, una semplice coincidenza e nient’altro. Ma non appena sui giornali sono rimbalzate le anticipazioni della notizia per convincere 12 giudici della Corte dei Conti (che evidentemente i conti sanno farli), tutti presidenti di sezioni, a presentare le dimissioni.
La notizia è riportata dal settimanale Panorama in edicola domani, giovedì 24 aprile. Una mossa, spiega il settimanale Mondadori, con cui i giudici contabili mettono al sicuro le pensione futura. Niente fughe – secondo il settimanale – dai Tar o dal Consiglio di Stato mentre, stando a quello che risulta, in Cassazione di sarebbero dimesse un paio di toghe.
Fonte: Libero
Magari è solo una coincidenza, una semplice coincidenza e nient’altro. Ma non appena sui giornali sono rimbalzate le anticipazioni della notizia per convincere 12 giudici della Corte dei Conti (che evidentemente i conti sanno farli), tutti presidenti di sezioni, a presentare le dimissioni.
La notizia è riportata dal settimanale Panorama in edicola domani, giovedì 24 aprile. Una mossa, spiega il settimanale Mondadori, con cui i giudici contabili mettono al sicuro le pensione futura. Niente fughe – secondo il settimanale – dai Tar o dal Consiglio di Stato mentre, stando a quello che risulta, in Cassazione di sarebbero dimesse un paio di toghe.
Fonte: Libero
venerdì, aprile 18, 2014
OUA: NO AGLI AUMENTI DEI COSTI PER LE COPIE DELLE SENTENZE, ULTERIORE ONERE A CARICO DEI CITTADINI.
L'Organismo Unitario dell'Avvocatura valuta negativamente la notizia dell'aumento dei costi per le copie delle sentenze sia per il cartaceo sia per il formato elettronico.
Per Nicola Marino, presidente Oua, "il ministero di via Arenula dovrebbe evitare di proseguire sulla stessa linea degli ultimi Governi: tutti impegnati a considerare la giustizia come un "bancomat" dal quale attingere danari. Al ministro Orlando, inoltre, vogliamo ricordare che questo settore ha già dato tanto alle casse dello Stato, senza avere in cambio adeguate risorse per la modernizzazione della malandata macchina giudiziaria. E' evidente che i cittadini usufruiscono un servizio carente a fronte di sempre maggiori spese".
"Infine - conclude Marino - proprio in queste settimane si è parlato con il ministero e i magistrati, nel tavolo per la riforma del processo civile, di affidare agli avvocati il potere di autentica delle copie, una proposta utile per il miglior funzionamento della giurisdizione e per la semplificazione che, però, rischia di venir vanificata da questo provvedimento. L'avvocatura conferma la disponibilità a cooperare per una messa in efficienza degli uffici ma non accetta ulteriori, ingiustificati, aumenti di costi per l'accesso alla giustizia".
Roma, 18 aprile 2014
Per Nicola Marino, presidente Oua, "il ministero di via Arenula dovrebbe evitare di proseguire sulla stessa linea degli ultimi Governi: tutti impegnati a considerare la giustizia come un "bancomat" dal quale attingere danari. Al ministro Orlando, inoltre, vogliamo ricordare che questo settore ha già dato tanto alle casse dello Stato, senza avere in cambio adeguate risorse per la modernizzazione della malandata macchina giudiziaria. E' evidente che i cittadini usufruiscono un servizio carente a fronte di sempre maggiori spese".
"Infine - conclude Marino - proprio in queste settimane si è parlato con il ministero e i magistrati, nel tavolo per la riforma del processo civile, di affidare agli avvocati il potere di autentica delle copie, una proposta utile per il miglior funzionamento della giurisdizione e per la semplificazione che, però, rischia di venir vanificata da questo provvedimento. L'avvocatura conferma la disponibilità a cooperare per una messa in efficienza degli uffici ma non accetta ulteriori, ingiustificati, aumenti di costi per l'accesso alla giustizia".
Roma, 18 aprile 2014
mercoledì, aprile 16, 2014
martedì, aprile 15, 2014
lunedì, aprile 14, 2014
domenica, aprile 13, 2014
sabato, aprile 12, 2014
Deontologia: la rilevanza disciplinare di un comportamento, prescinde dalla sua eventuale illiceità civile o penale.
In tema di procedimento disciplinare a carico di avvocati, l’illiceità dei comportamenti deve essere valutata solo in relazione alla loro idoneità a ledere la dignità e il decoro professionale, a nulla rilevando che i suddetti comportamenti non siano configurabili anche come illeciti civili e o penali; la relativa valutazione è apprezzamento proprio del giudice disciplinare ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivata.
E’ pertanto irrilevante in sede deontologica che per i fatti disciplinarmente rilevante non sia stata presentata denuncia/querela o che non sia stato comunque aperto alcun procedimento penale, trattandosi di circostanze che non escludono la violazione dei doveri di probità, dignità e decoro fissati nell’art. 5 del C.D., ai quali l’avvocato deve ispirare la propria condotta (Nel caso di specie, l’incolpato aveva rivolto espressioni offensive nei confronti di un magistrato, che tuttavia non aveva sporto querela).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Vermiglio, rel. Salazar), sentenza del 17 ottobre 2013, n. 185 NOTA: In senso conforme, tra le altre, Cassazione Civile, sentenza del 23-07-2001, n. 10014, sez. U- Pres. Iannotta A- Rel. Varrone M- P.M. Cinque A (conf.)
E’ pertanto irrilevante in sede deontologica che per i fatti disciplinarmente rilevante non sia stata presentata denuncia/querela o che non sia stato comunque aperto alcun procedimento penale, trattandosi di circostanze che non escludono la violazione dei doveri di probità, dignità e decoro fissati nell’art. 5 del C.D., ai quali l’avvocato deve ispirare la propria condotta (Nel caso di specie, l’incolpato aveva rivolto espressioni offensive nei confronti di un magistrato, che tuttavia non aveva sporto querela).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Vermiglio, rel. Salazar), sentenza del 17 ottobre 2013, n. 185 NOTA: In senso conforme, tra le altre, Cassazione Civile, sentenza del 23-07-2001, n. 10014, sez. U- Pres. Iannotta A- Rel. Varrone M- P.M. Cinque A (conf.)
martedì, aprile 08, 2014
lunedì, aprile 07, 2014
Vietti: bene arrivo personale da Ministero Difesa, speriamo non sia solo annuncio.
(Adnkronos) - L'ipotesi che gli 8 mila posti di cancellieri che mancano alla Giustizia possano essere coperti con trasferimenti dal personale della Difesa non dispiace al vice presidente del Csm.
Michele Vietti, che a Vercelli, incontrando i capi degli uffici giudiziari, ha sottolineato: "se la Difesa ci regala del personale lo prendiamo volentieri e mi auguro che l'ipotesi di cui di parla non faccia parte della stagione degli annunci a non seguono poi i fatti. Dunque bene se arrivano, sempre che sappiano fare almeno un po' il mestiere che chiediamo loro di fare".
Michele Vietti, che a Vercelli, incontrando i capi degli uffici giudiziari, ha sottolineato: "se la Difesa ci regala del personale lo prendiamo volentieri e mi auguro che l'ipotesi di cui di parla non faccia parte della stagione degli annunci a non seguono poi i fatti. Dunque bene se arrivano, sempre che sappiano fare almeno un po' il mestiere che chiediamo loro di fare".
sabato, aprile 05, 2014
CSM: prossima settimana soluzione per nomina Procuratore Repubblica Salerno.
(Adnkronos) - Potrebbe arrivare la prossima settimana la soluzione per la nomina dei capi delle Procure di Torino, Firenze, Bari e Salerno.
Lo ha sottolineato il vice presidente del Csm, Michele Vietti, che, a margine di un incontro con i capi degli uffici giudiziari di Vercelli, ha spiegato: "Il Comitato di presidenza ha convocato il presidente della V commissione proprio questa settimana raccomandandogli di accelerare per la copertura di una serie di uffici di Procura in tutta Italia e ha avuto l'assicurazione che entro la settimana prossima questi uffici saranno messi all'odg e spero votati".
Lo ha sottolineato il vice presidente del Csm, Michele Vietti, che, a margine di un incontro con i capi degli uffici giudiziari di Vercelli, ha spiegato: "Il Comitato di presidenza ha convocato il presidente della V commissione proprio questa settimana raccomandandogli di accelerare per la copertura di una serie di uffici di Procura in tutta Italia e ha avuto l'assicurazione che entro la settimana prossima questi uffici saranno messi all'odg e spero votati".
mercoledì, aprile 02, 2014
Avvocati: pubblicati in G.U. i nuovi parametri (DM n. 55 Ministero Giustizia).
E’ stato pubblicato sulla G.U. n. 77 di oggi, 2 aprile 2014, il Decreto n. 55 del Ministero della Giustizia, di Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense, ai sensi dell’art. 13, comma 6, della l. 31 dicembre 2012, n. 247.
Il Decreto entrerà in vigore da domani, 3 aprile 2014.
Il Decreto entrerà in vigore da domani, 3 aprile 2014.
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