venerdì, settembre 27, 2013
Deontologia: Il principio di autosufficienza del ricorso si applica anche all’atto d'appello al CNF.
"In base al principio di autosufficienza del ricorso, l’appello al CNF deve contenere, a pena di sua inammissibilità, la narrativa dei fatti oggetto dell’incolpazione posti a base della decisione impugnata nel procedimento di primo grado, nonché la formulazione specifica dei motivi contenente la esposizione chiara e inequivoca, ancorché succinta, delle ragioni di fatto e di diritto che sostengono l’impugnazione, tale da consentire la individuazione delle questioni sottoposte all’esame del giudice del gravame".
(Nel caso di specie, il ricorso conteneva una sommaria e neppure consequenziale esposizione dei fatti ed era privo di precisi motivi di impugnazione in punto di diritto. In applicazione del principio di cui in massima, l’appello è stato dichiarato inammissibile).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Vermiglio, rel. Pisano), sentenza del 27 maggio 2013, n. 83
NOTA: In senso conforme, tra le altre: - Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Pisano), sentenza del 10 aprile 2013, n. 51; - Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. VERMIGLIO – Rel. MARIANI MARINI), sentenza del 15 ottobre 2012, n. 147; - Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. VERMIGLIO – Rel. MARIANO MARINI), sentenza del 17 settembre 2012, n. 119; - Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. VERMIGLIO, rel. NERI), sentenza del 15 dicembre 2011, n. 184 - Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. TIRALE, rel. BONZO), sentenza del 16 luglio 2007, n. 98 - Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. ITALIA, rel. ITALIA), sentenza del 23 giugno 2005, n. 92
(Nel caso di specie, il ricorso conteneva una sommaria e neppure consequenziale esposizione dei fatti ed era privo di precisi motivi di impugnazione in punto di diritto. In applicazione del principio di cui in massima, l’appello è stato dichiarato inammissibile).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Vermiglio, rel. Pisano), sentenza del 27 maggio 2013, n. 83
NOTA: In senso conforme, tra le altre: - Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Pisano), sentenza del 10 aprile 2013, n. 51; - Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. VERMIGLIO – Rel. MARIANI MARINI), sentenza del 15 ottobre 2012, n. 147; - Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. VERMIGLIO – Rel. MARIANO MARINI), sentenza del 17 settembre 2012, n. 119; - Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. VERMIGLIO, rel. NERI), sentenza del 15 dicembre 2011, n. 184 - Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. TIRALE, rel. BONZO), sentenza del 16 luglio 2007, n. 98 - Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. ITALIA, rel. ITALIA), sentenza del 23 giugno 2005, n. 92
CNF: stretta sugli avvocati provenienti dalla Romania.
Arriva la stretta sugli avvocati provenienti dalla Romania: potranno essere iscritti nella sezione speciale dell'albo nazionale solo se hanno acquisito il titolo dall'unica autorità romena competente, la U.N.B.R. (Uniunea Nationala a Barourilor din Romania).
Così il Consiglio nazionale forense in una circolare inviata a tutti gli Ordini.
L' intervento è giustificato dai «numerosi casi» di richieste di iscrizione pervenute da avvocati che avevano acquisito il titolo di avvocati presso strutture non autorizzate a rilasciarlo, segnalati anche all'Ambasciata italiana a Bucarest.
Si tratta di una «prassi grave - sottolinea il Cnf in una nota - che insieme alla 'via spagnolà (acquisizione del titolo di abogado da parte di cittadini italiani , poi riconosciuto in Italia senza sostenere l'esame di abilitazione), ha permesso a molti soggetti di esercitare la professione forense in Italia senza superare l'esame di abilitazione, con gravi conseguenze per la effettiva e corretta tutela dei diritti dei cittadini che si affidano ad avvocati non qualificati».
«Occorre vigilare attentamente sui pericoli di un utilizzo troppo disinvolto della normativa comunitaria si possono verificare infatti ipotesi di "abuso del diritto" che devono essere riconosciute ed evitate, a tutela degli stessi cittadini della Unione europea - commenta Andrea Mascherin, consigliere segretario del Consiglio Nazionale Forense -. La positiva apertura dei mercati deve tener conto necessariamente anche di interessi superiori a quelli economici, come la tutela dei diritti e l'affidamento che i cittadini ripongono nella preparazione e nella qualificazione dei professionisti e degli avvocati a cui si rivolgono».
«È necessario - ha proseguito Mascherin - che le autorità competenti, di governo e non, rifuggano da interpretazioni erronee e non di rado ideologicamente orientate che non favoriscono l'economia ma in compenso danneggiano i cittadini"
Così il Consiglio nazionale forense in una circolare inviata a tutti gli Ordini.
L' intervento è giustificato dai «numerosi casi» di richieste di iscrizione pervenute da avvocati che avevano acquisito il titolo di avvocati presso strutture non autorizzate a rilasciarlo, segnalati anche all'Ambasciata italiana a Bucarest.
Si tratta di una «prassi grave - sottolinea il Cnf in una nota - che insieme alla 'via spagnolà (acquisizione del titolo di abogado da parte di cittadini italiani , poi riconosciuto in Italia senza sostenere l'esame di abilitazione), ha permesso a molti soggetti di esercitare la professione forense in Italia senza superare l'esame di abilitazione, con gravi conseguenze per la effettiva e corretta tutela dei diritti dei cittadini che si affidano ad avvocati non qualificati».
«Occorre vigilare attentamente sui pericoli di un utilizzo troppo disinvolto della normativa comunitaria si possono verificare infatti ipotesi di "abuso del diritto" che devono essere riconosciute ed evitate, a tutela degli stessi cittadini della Unione europea - commenta Andrea Mascherin, consigliere segretario del Consiglio Nazionale Forense -. La positiva apertura dei mercati deve tener conto necessariamente anche di interessi superiori a quelli economici, come la tutela dei diritti e l'affidamento che i cittadini ripongono nella preparazione e nella qualificazione dei professionisti e degli avvocati a cui si rivolgono».
«È necessario - ha proseguito Mascherin - che le autorità competenti, di governo e non, rifuggano da interpretazioni erronee e non di rado ideologicamente orientate che non favoriscono l'economia ma in compenso danneggiano i cittadini"
giovedì, settembre 26, 2013
Mediazione, Oua: no a colpi di mano nel piano Destinazione Italia.
GIUSTIZIA, OUA: NO A COLPI DI MANO NEL COSIDDETTO PIANO, "DESTINAZIONE ITALIA" SULLA MEDIAZIONE. NO A NUOVE NORME SUL LAVORO, SUL PROCESSO CIVILE E SUL TRIBUNALE DELLE IMPRESE SENZA CONFRONTO CON L'AVVOCATURA.
NICOLA MARINO, PRESIDENTE OUA: "SUI MIGLIORAMENTI OTTENUTI DAL PARLAMENTO NELLA VERSIONE ENTRATA IN VIGORE IL 20 SETTEMBRE NON SI TORNA INDIETRO: IL GOVERNO RESPINGA LE PRESSIONI DEI POTERI FORTI SULLA MEDIAZIONE".
La Giunta dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, riunitasi a Roma, lo scorso fine settimana, ha approvato un documento in cui si analizzano le anticipazioni apparse sui mezzi di informazione sul cosiddetto progetto del Governo, "Destinazione Italia", presentato il 18 settembre scorso.
Tra i nodi controversi: il tribunale delle imprese, il processo civile, le materie relative al "lavoro", la mediazione obbligatoria. Su questa ultima questione NICOLA MARINO, presidente OUA, ha ricordato che «il 20 settembre scorso è, appunto, entrato in vigore un sistema che nella sue precedenti applicazioni ha già dimostrato di essere un completo fallimento».
«Non solo - continua - questo ritorno alla mediazione obbligatoria è un'ingiustificata forzatura rispetto a una sentenza della Consulta che la dichiarava incostituzionale per eccesso di delega ma non solo: la Corte non mancava nelle motivazioni di indicare una lungo elenco di altri evidenti profili di possibili illegittimità. Ne citiamo due: l'evidente limitazione all'accesso alla giustizia per i cittadini (una chiara negazione di un diritto costituzionale) ma anche la dubbia qualità e terzietà dei mediatori e degli organismi di conciliazione privati».
«Tuttavia - aggiunge il presidente Oua - quella approvata, pur con diverse evidenti criticità, che rimarranno tra i nostri obiettivi per ulteriori modifiche, è una versione edulcorata. Infatti, grazie alle proteste dell'avvocatura e al lavoro dei parlamentari sono state introdotte alcune importanti garanzie, prima tra tutte la possibilità che si preveda la gratuità della mediazione in caso di mancata conciliazione dopo il primo incontro; bene anche l'obbligatoria presenza del legale (ora nuovamente rimessa in discussione appunto); l'esecutività dell'accordo delle parti in determinati casi. Condivisibile la necessità di una revisione del sistema tra due anni e del limite a quattro anni della sperimentazione. Rispetto a questi punti ci rivolgiamo, al Governo e al Ministro Cancellieri: non si può retrocedere con futuri piani dai nomi suggestivi, come il cosiddetto "Destinazione Italia", né subire le imposizioni dei poteri forti, a partire da Confindustria, che insistono con i tentativi di riportare indietro le lancette, al fine di privatizzare i diritti dei cittadini, trasformando la giustizia in un business e in un privilegio per pochi».
«La strada da intraprendere - conclude Marino - non è quella di mettere filtri e ostacoli, affinché non ci si possa avvalere del diritto a ricorrere a una giustizia pubblica e di qualità. Serve una netta inversione di rotta, guardando al futuro e alla modernità: con più efficienza, puntando sulla managerialità, sulle prassi positive, sul processo telematico (ancora a macchia di leopardo), ma anche implementando i sistemi alternativi proposti dalla stessa avvocatura, come la mediazione facoltativa, la negoziazione assistita e le camere arbitrali. Sempre per rimanere sul piano della proposta, anche in questa sede, vogliamo ribadire la nostra disponibilità a un confronto serrato anche su futuri interventi sul "lavoro", sul tribunale delle imprese e sul processo civile, come paventato nel "Destinazione Italia". Con il dialogo con chi sta in prima linea nei tribunali e nella giurisdizione si possono evitare pasticci e forzature a danno del sistema giustizia e allo stesso tempo costruire le condizioni per avere una macchina giudiziaria moderna ed efficace per i cittadini, le imprese e per il rilancio della competitività del Paese».
La Giunta dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, riunitasi a Roma, lo scorso fine settimana, ha approvato un documento in cui si analizzano le anticipazioni apparse sui mezzi di informazione sul cosiddetto progetto del Governo, "Destinazione Italia", presentato il 18 settembre scorso.
Tra i nodi controversi: il tribunale delle imprese, il processo civile, le materie relative al "lavoro", la mediazione obbligatoria. Su questa ultima questione NICOLA MARINO, presidente OUA, ha ricordato che «il 20 settembre scorso è, appunto, entrato in vigore un sistema che nella sue precedenti applicazioni ha già dimostrato di essere un completo fallimento».
«Non solo - continua - questo ritorno alla mediazione obbligatoria è un'ingiustificata forzatura rispetto a una sentenza della Consulta che la dichiarava incostituzionale per eccesso di delega ma non solo: la Corte non mancava nelle motivazioni di indicare una lungo elenco di altri evidenti profili di possibili illegittimità. Ne citiamo due: l'evidente limitazione all'accesso alla giustizia per i cittadini (una chiara negazione di un diritto costituzionale) ma anche la dubbia qualità e terzietà dei mediatori e degli organismi di conciliazione privati».
«Tuttavia - aggiunge il presidente Oua - quella approvata, pur con diverse evidenti criticità, che rimarranno tra i nostri obiettivi per ulteriori modifiche, è una versione edulcorata. Infatti, grazie alle proteste dell'avvocatura e al lavoro dei parlamentari sono state introdotte alcune importanti garanzie, prima tra tutte la possibilità che si preveda la gratuità della mediazione in caso di mancata conciliazione dopo il primo incontro; bene anche l'obbligatoria presenza del legale (ora nuovamente rimessa in discussione appunto); l'esecutività dell'accordo delle parti in determinati casi. Condivisibile la necessità di una revisione del sistema tra due anni e del limite a quattro anni della sperimentazione. Rispetto a questi punti ci rivolgiamo, al Governo e al Ministro Cancellieri: non si può retrocedere con futuri piani dai nomi suggestivi, come il cosiddetto "Destinazione Italia", né subire le imposizioni dei poteri forti, a partire da Confindustria, che insistono con i tentativi di riportare indietro le lancette, al fine di privatizzare i diritti dei cittadini, trasformando la giustizia in un business e in un privilegio per pochi».
«La strada da intraprendere - conclude Marino - non è quella di mettere filtri e ostacoli, affinché non ci si possa avvalere del diritto a ricorrere a una giustizia pubblica e di qualità. Serve una netta inversione di rotta, guardando al futuro e alla modernità: con più efficienza, puntando sulla managerialità, sulle prassi positive, sul processo telematico (ancora a macchia di leopardo), ma anche implementando i sistemi alternativi proposti dalla stessa avvocatura, come la mediazione facoltativa, la negoziazione assistita e le camere arbitrali. Sempre per rimanere sul piano della proposta, anche in questa sede, vogliamo ribadire la nostra disponibilità a un confronto serrato anche su futuri interventi sul "lavoro", sul tribunale delle imprese e sul processo civile, come paventato nel "Destinazione Italia". Con il dialogo con chi sta in prima linea nei tribunali e nella giurisdizione si possono evitare pasticci e forzature a danno del sistema giustizia e allo stesso tempo costruire le condizioni per avere una macchina giudiziaria moderna ed efficace per i cittadini, le imprese e per il rilancio della competitività del Paese».
Deontologia forense: La mancata audizione dei testi indicati dall’incolpato.
“Il Giudice della Deontologia ha ampio potere discrezionale nel valutare la conferenza e la rilevanza delle prove dedotte in virtù del principio del libero convincimento, sicché non determina nullità della decisione l’omessa audizione dei testi indicati dall’incolpato, quando risulti che il Consiglio abbia ritenuto le testimonianze insufficienti ai fini del giudizio, per essere il Collegio già pervenuto all’accertamento completo dei fatti da giudicare, attraverso la valutazione delle risultanze acquisite”.
Consiglio Nazionale Forense (pres. Alpa, rel. Mariani Marini), sentenza del 27 maggio 2013, n. 85
NOTA: In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (Pres. Alpa, Rel. Salazar), sentenza del 10 aprile 2013, n. 49, Consiglio Nazionale Forense (Pres. Alpa, Rel. Mariani Marini), sentenza del 13 marzo 2013, n. 25; Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Tacchini), sentenza del 25 febbraio 2013, n. 13, Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. VERMIGLIO – Rel. PIACCI), sentenza del 22 settembre 2012, n. 129.
NOTA: In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (Pres. Alpa, Rel. Salazar), sentenza del 10 aprile 2013, n. 49, Consiglio Nazionale Forense (Pres. Alpa, Rel. Mariani Marini), sentenza del 13 marzo 2013, n. 25; Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Tacchini), sentenza del 25 febbraio 2013, n. 13, Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. VERMIGLIO – Rel. PIACCI), sentenza del 22 settembre 2012, n. 129.
mercoledì, settembre 25, 2013
VIOLANTE: “SULLE CORRENTI DELLA MAGISTRATURA SI COSTRUISCONO CARRIERE”.
(AGI) - "Le correnti della magistratura da luogo in cui si dibatteva su questioni teoriche, negli anni Settanta, sono diventate luoghi in cui si costruiscono le carriere".
Lo ha affermato Luciano Violante intervenendo a un incontro organizzato dall'Unione delle camere penali.
"I componenti del Csm vengono da queste correnti" e anche il personale amministrativo di Palazzo dei marescialli, dai segretari alle altre figure professionali, "viene selezionato dalle correnti e questo fa venire meno la neutralita'" del Csm, ha assicurato.
"E' un po' come se i funzionari di Camera e Senato fossero selezionati dai partiti presenti in Parlamento anziche' attraverso un concorso pubblico", ha concluso l'ex presidente della Camera.
Lo ha affermato Luciano Violante intervenendo a un incontro organizzato dall'Unione delle camere penali.
"I componenti del Csm vengono da queste correnti" e anche il personale amministrativo di Palazzo dei marescialli, dai segretari alle altre figure professionali, "viene selezionato dalle correnti e questo fa venire meno la neutralita'" del Csm, ha assicurato.
"E' un po' come se i funzionari di Camera e Senato fossero selezionati dai partiti presenti in Parlamento anziche' attraverso un concorso pubblico", ha concluso l'ex presidente della Camera.
martedì, settembre 24, 2013
NON E' RISARCIBILE IL CD "DANNO ESISTENZIALE".
Non è ammissibile nel nostro Ordinamento l’autonoma categoria del danno esistenziale; tuttavia il Giudice può provvedere alla adeguata personalizzazione della somma complessivamente dovuta, risultante dalla mera applicazione delle tabelle, per il risarcimento, tenuto conto delle particolari circostanze di fatto.
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 21716/13; depositata il 23 settembre)
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 21716/13; depositata il 23 settembre)
lunedì, settembre 23, 2013
domenica, settembre 22, 2013
sabato, settembre 21, 2013
venerdì, settembre 20, 2013
lunedì, settembre 16, 2013
TAGLIO TRIBUNALI: OUA SOLIDALE CON 107 MANIFESTANTI DI NICOSIA, ENNA, MISTRETTA.
(AGENPARL) - Roma, 16 set - Dal presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura-Oua, la rappresentanza politica forense, Nicola Marino, ma anche dal vice presidente Filippo Marciante e dai delegati Oua siciliani la più profonda solidarietà: «Agli indagati siciliani, ma anche e alle altre migliaia di cittadini e di avvocati che stanno portando avanti questa battaglia, a Cerignola, come a Rossano, a Melfi, come a Pinerolo (solo per citare alcune città), non solo va il nostro sostegno, ma anche la tutela legale dei nostri penalisti. Le manifestazioni in corso in tutto il Paese contro la vergognosa e inutile chiusura di circa 1000 uffici giudiziari, non possono essere trasformate in un problema di ordine pubblico. È una risposta autoritaria, sbagliata e sproporzionata rispetto a un problema reale e drammatico posto dalla cittadinanza»
«Nel frattempo – conclude Marino – come avevamo tempestivamente previsto e contestato al Guardasigilli e ai dirigenti di via Arenula chiedendo una proroga ufficiale e generale, da oggi la nostra giustizia va incontro a una situazione di caos in diverse realtà: per esempio a Lagonegro, ma non solo, nonostante non sia interessata da alcun decreto correttivo, il presidente del tribunale ha già autorizzato il differimento delle udienze. Altro che entrata a regime della riforma. Dal ministro Cancellieri attendiamo atti concreti per correggere un provvedimento irrazionale, inutile e controproducente per il buon funzionamento della nostra macchina giudiziaria, invece di essere costretti ad assistere a ulteriori azioni di criminalizzazione del dissenso».
«Nel frattempo – conclude Marino – come avevamo tempestivamente previsto e contestato al Guardasigilli e ai dirigenti di via Arenula chiedendo una proroga ufficiale e generale, da oggi la nostra giustizia va incontro a una situazione di caos in diverse realtà: per esempio a Lagonegro, ma non solo, nonostante non sia interessata da alcun decreto correttivo, il presidente del tribunale ha già autorizzato il differimento delle udienze. Altro che entrata a regime della riforma. Dal ministro Cancellieri attendiamo atti concreti per correggere un provvedimento irrazionale, inutile e controproducente per il buon funzionamento della nostra macchina giudiziaria, invece di essere costretti ad assistere a ulteriori azioni di criminalizzazione del dissenso».
domenica, settembre 15, 2013
Giustizia: Cgil, Cisl e Uil, con riforma geografia da domani il caos.
(ASCA) - Roma, 13 set - ''Nonostante avessimo evidenziato per tempo le criticita' del riordino degli uffici giudiziari, il precedente e l'attuale Governo si sono mostrati sordi al piu' comune buonsenso. Da domani si rischia il caos negli uffici giudiziari, un caos annunciato ed evitabile''.
Questo il contenuto di una nota congiunta di Fp-Cgil, Fp-Cisl e Uil-Pa in merito al riordino della geografia giudiziaria. I sindacati scendono sul piede di guerra e chiedono ''la riorganizzazione complessiva del sistema giudiziario a partire da digitalizzazione, riordino delle funzioni e degli uffici, programmi per il controllo di gestione, centralita' del servizio, organici e valorizzazione delle professionalita' interne''.
''E' evidente che non potremo arrenderci all'arretramento dello Stato e del sistema giustizia dal territorio e che la nostra mobilitazione sara' sempre piu' forte - prosegue la nota unitaria dei tre sindacati - incrociandola con le tante mobilitazioni in atto in queste ore nate sul territorio a difesa dei presidi di legalita'''.
''Dall'incertezza sulle sorti del personale, passando per il mancato rispetto delle norme e per il caos logistico e organizzativo venutosi a creare, e' oggi evidente che il nostro non era un allarme immotivato e dovuto a logiche corporative. I responsabili e le responsabilita' di questo sicuro fallimento sono noti: l'incapacita' dei vertici amministrativi nell'attuare la riforma, la sordita' della ex-Ministra Severino e dell'attuale responsabile della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, l'indifferenza e l'incapacita' di ascolto - prosegue la nota - sono la causa principale di un grave colpo allo stato di diritto''.
''Per questo se davvero il Ministro, come ha annunciato, vuole monitorare disagi e disservizi, ci convochi subito. E metta mano a una riforma che cosi' com'e' non fara' che provocare danni non solo ai lavoratori, ma soprattutto a cittadini e imprese''.
Questo il contenuto di una nota congiunta di Fp-Cgil, Fp-Cisl e Uil-Pa in merito al riordino della geografia giudiziaria. I sindacati scendono sul piede di guerra e chiedono ''la riorganizzazione complessiva del sistema giudiziario a partire da digitalizzazione, riordino delle funzioni e degli uffici, programmi per il controllo di gestione, centralita' del servizio, organici e valorizzazione delle professionalita' interne''.
''E' evidente che non potremo arrenderci all'arretramento dello Stato e del sistema giustizia dal territorio e che la nostra mobilitazione sara' sempre piu' forte - prosegue la nota unitaria dei tre sindacati - incrociandola con le tante mobilitazioni in atto in queste ore nate sul territorio a difesa dei presidi di legalita'''.
''Dall'incertezza sulle sorti del personale, passando per il mancato rispetto delle norme e per il caos logistico e organizzativo venutosi a creare, e' oggi evidente che il nostro non era un allarme immotivato e dovuto a logiche corporative. I responsabili e le responsabilita' di questo sicuro fallimento sono noti: l'incapacita' dei vertici amministrativi nell'attuare la riforma, la sordita' della ex-Ministra Severino e dell'attuale responsabile della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, l'indifferenza e l'incapacita' di ascolto - prosegue la nota - sono la causa principale di un grave colpo allo stato di diritto''.
''Per questo se davvero il Ministro, come ha annunciato, vuole monitorare disagi e disservizi, ci convochi subito. E metta mano a una riforma che cosi' com'e' non fara' che provocare danni non solo ai lavoratori, ma soprattutto a cittadini e imprese''.
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