Qualcosa di giuridicamente mostruoso è avvenuto in questi mesi ed anni, ora legittimato dal Consiglio di Stato, con l’incredibile sentenza 28 novembre 2012, n. 6014: l’esproprio subdolo del sistema pensionistico dei liberi professionisti (intellettuali).
Stiamo discutendo di numeri rilevanti: oltre 2 milioni di liberi professionisti intellettuali (avvocati, notai, medici, architetti, ingegneri, commercialisti, consulenti del lavoro, giornalisti etc.) che producono circa il 7% del Pil italiano, che fondano l’intera professione sul proprio rischio e capacità.
Professioni intellettuali che partecipano alla crescita culturale ed economica del Paese, pagandone il maggior prezzo poiché non hanno alcun “paracadute” assistenziale.
Soprattutto i giovani, altro che le frottole (equità, crescita, rigore, giovani, donne) del governo tecnico.
Il sistema pensionistico (l’ultima stagione della vita) dei liberi professionisti è privato da 20 anni. Le Casse previdenziali sono private ed autonome dal 1994 (d.lgs. 509/1994, con cui hanno assunto personalità giuridica di diritto privato).
Si sorreggono solo sui contributi dei propri iscritti, non hanno alcun finanziamento pubblico, subiscono una doppia tassazione che non ha eguali in Europa ed amministrano un patrimonio attuale di circa 50 miliardi di euro (destinato a crescere nei prossimi anni di 10 volte).
Ed è proprio il patrimonio – che serve a garantire le pensioni – che suscita l’interesse dell’avido e ingordo legislatore.
Le Casse previdenziali godono di buona salute perché hanno appena superato lo stress test, imposto de facto dalla ministro Fornero, di garantire non più la sostenibilità a “soli” 30 anni ma addirittura sino a 50 anni!
Fatto che l’INPS neanche si sogna di fare perché tanto pagano i cittadini!
Senonchè il legislatore ha tentato di svuotare tale riconoscimento (privati ed autonomi) non intervenendo direttamente sulla fonte di legge ma con norme surrettizie, con la compiacenza dell’Istat (che ben 2 volte in questi anni ha inserito le Casse autonome nell’elenco delle amministrazioni pubbliche), ed ora con il suggello del Consiglio di Stato, solo al fine di mettere mano sull’ingente patrimonio delle Casse.
Già con legge 26 aprile 2012 n. 44, ex art. 5, comma 7, le Casse “private” venivano definite “amministrazione pubblica”, seppur limitatamente alla materia della finanza pubblica, con un modus operandi sconcertante.
Il giochino consentiva così di applicargli la c.d. spending review e di succhiare alle Casse il 5% di risparmio della spesa e per l’anno prossimo il 10%.
Una tassa occulta, sottraendo risorse ai contributi versati dai professionisti.
Sicché lo schizofrenico “legislatore” tecnico (i Monti boys) con la mano sinistra ordinavano alle Casse di divenire virtuose e garantire la sostenibilità a 50 anni (nell’interesse dei giovani!) e con la mano destra gli sottraevano il 5% del risparmio (poi il 10%), lentamente rendendole pubbliche. Sconcertante è dir poco.
L’Istat diviene nel tempo lo strumento chirurgico (improprio giuridicamente, avendo attribuito a tale Ente potestà legislative) col quale si tenta di “pubblicizzare” le Casse senza dichiararlo.
Le Casse con un colpo magico di bacchetta sono definite “amministrazioni pubbliche” dall’Istat che le infila in un mero elenco.
Le Casse private avevano già impugnato l’Elenco ISTAT 2006 ed avevano avuto ragione (Tar Lazio-Roma n. 1938/2008), anche se poi la sentenza venne sospesa dal Consiglio di Stato (n. 3695/2008).
Poco dopo il fenomeno si è ripetuto con l’Elenco ISTAT 2011 ed anche in tal caso il Tar Lazio ha dato ragione alle Casse, sconfessando la tesi di Istat, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero dell’economia e delle finanze, sottolineando come le Casse non possano essere considerate soggette a “controllo pubblico” in quanto “non è configurabile una spesa che la finanza pubblica potrebbe in futuro essere costretta a sopportare per assicurare il pareggio di bilancio delle ricorrenti atteso che a questo fine esse sono già state fornite dal legislatore di strumenti propri per provvedere in via autonoma.” (Tar Lazio-Roma n. 224/2012).
Senonché ora il Consiglio di Stato,con una sentenza palesemente politica e compiacente chi governa, scrive che le Casse sono private solo nell’organizzazione ma pubbliche nella funzione, richiamando impropriamente una fonte comunitaria che riconosce “tale qualifica alle «istituzioni senza scopo di lucro» dotate di personalità giuridica (…) alla duplice condizione che «siano controllate e finanziate in prevalenza da amministrazioni pubbliche», sì da incidere in modo significativo sul disavanzo e sul debito pubblico”.
Una mostruosità giuridica atteso che le Casse non sono controllate ma “vigilate” (con una notevole differenza sostanziale) e non sono in alcun modo finanziate dallo Stato.
Un esproprio non c’è che dire. Tale obbrobrio potrà essere censurato tanto dal giudice delle leggi quanto proprio in sede comunitaria ma non escluderei nemmeno un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
di Marcello Adriano Mazzola | 30 novembre 2012
venerdì, novembre 30, 2012
Alpa (Cnf): Se Governo rivuole mediazione la delimiti.
Roma, 29 nov.- Se il Governo dovesse riproporre la mediazione civile dopo la bocciatura "per eccesso di delega" della Corte costituzionale la dovrebbe affidare agli avvocati.
Lo ha sostenuto Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense, parlando a margine dei lavori del IV Salone della Giustizia, apertosi oggi a Roma.
"Abbiamo dato una valutazione positiva - ha spiegato - sulla bocciatura degli emendamenti sulla mediazione nel ddl sviluppo".
"Aspettiamo - ha spiegato - le motivazioni della Consulta e non crediamo che si limiti all'eccesso di delega, ma dovrebbe trattare altri profili importanti sull'obbligatorietà. Se il Governo dovesse ripensare alla mediazione dovrebbe limitarne gli ambiti e si dovrebbe preoccupare di affidare questo servizio agli avvocati, che sono gli unici che hanno le competenze tecniche per farlo".
Lo ha sostenuto Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense, parlando a margine dei lavori del IV Salone della Giustizia, apertosi oggi a Roma.
"Abbiamo dato una valutazione positiva - ha spiegato - sulla bocciatura degli emendamenti sulla mediazione nel ddl sviluppo".
"Aspettiamo - ha spiegato - le motivazioni della Consulta e non crediamo che si limiti all'eccesso di delega, ma dovrebbe trattare altri profili importanti sull'obbligatorietà. Se il Governo dovesse ripensare alla mediazione dovrebbe limitarne gli ambiti e si dovrebbe preoccupare di affidare questo servizio agli avvocati, che sono gli unici che hanno le competenze tecniche per farlo".
Riforma forense: via libera prima di Natale?
“Riforma forense entro Natale”. È più di uno spiraglio quello aperto ieri dal presidente della Commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, nel corso del convegno ''L'avvocato e i diritti fondamentali: diritti civili, difesa della persona, tutela della vita", organizzato dal Cnf in occasione della IV edizione del Salone della Giustizia, che si tiene a Roma fino a domenica.
Spiega Berselli: “Abbiamo già il parere della commissione Bilancio che ha rilasciato il nulla osta sul testo e bocciato 9 emendamenti”, per assenza di copertura. Così dei 212 emendamenti iniziali 60 sono stati dichiarati inammissibili per la cosiddetta doppia conforme.
“Mentre sui 143 residui - continua Berselli - il Governo darà parere contrario su tutti, tranne soltanto una decina per i quali si rimetterà alla Commissione che voterà contro”. Insomma la corsa è “per lasciare la riforma così come è uscita dalla Camera, su questo i gruppi sono tutti d’accordo tranne i radicali eletti nel Pd”.
E siccome la lotta principale rimane quella contro il tempo, Berselli ha chiesto al presidente Schifani di votare la riforma forense in commissione Giustizia anche durante la sessione di bilancio, con una apposita deroga. “Una richiesta che ci auguriamo sia accolta”, commenta il presidente del Cnf Guido Alpa.
“L'Avvocatura, dal suo XXXI Congresso, ha chiesto infatti l'approvazione del testo così com'è, data la scadenza imminente della legislatura''.
''Il senatore Berselli - prosegue Alpa - ha dichiarato che se dovesse arrivare la deroga, la commissione potrebbe consegnare il testo all'aula del Senato senza modifiche per il 15 dicembre''. ''D'altra parte oggi (ieri per chi legge) nel corso del convegno è emerso quanto l'aggiornamento dello Statuto dell'Avvocatura sia fondamentale e non procrastinabile”.
“La riforma, infatti, rafforza la qualificazione, la competenza, l'autonomia e la indipendenza dell'Avvocatura, premesse indefettibili per una tutela effettiva dei cittadini all'interno dello Stato e nei confronti dei poteri più forti''.
Alpa, spiega una nota, esprime poi apprezzamento per le parole del presidente del Senato, Renato Schifani, che nel suo intervento al convegno ha messo in luce come ''il testo tutela l'interesse pubblico all'effettività della tutela dei diritti dei cittadini e al miglioramento della giurisdizione''e ha fatto sapere che ''vigilerà in modo che venga esitato un testo capace di coniugare tradizione e innovazione, nel rispetto della professione forense, che rappresenta un imprescindibile presidio democratico a difesa delle libertà fondamentali e dei diritti del cittadino''.
Spiega Berselli: “Abbiamo già il parere della commissione Bilancio che ha rilasciato il nulla osta sul testo e bocciato 9 emendamenti”, per assenza di copertura. Così dei 212 emendamenti iniziali 60 sono stati dichiarati inammissibili per la cosiddetta doppia conforme.
“Mentre sui 143 residui - continua Berselli - il Governo darà parere contrario su tutti, tranne soltanto una decina per i quali si rimetterà alla Commissione che voterà contro”. Insomma la corsa è “per lasciare la riforma così come è uscita dalla Camera, su questo i gruppi sono tutti d’accordo tranne i radicali eletti nel Pd”.
E siccome la lotta principale rimane quella contro il tempo, Berselli ha chiesto al presidente Schifani di votare la riforma forense in commissione Giustizia anche durante la sessione di bilancio, con una apposita deroga. “Una richiesta che ci auguriamo sia accolta”, commenta il presidente del Cnf Guido Alpa.
“L'Avvocatura, dal suo XXXI Congresso, ha chiesto infatti l'approvazione del testo così com'è, data la scadenza imminente della legislatura''.
''Il senatore Berselli - prosegue Alpa - ha dichiarato che se dovesse arrivare la deroga, la commissione potrebbe consegnare il testo all'aula del Senato senza modifiche per il 15 dicembre''. ''D'altra parte oggi (ieri per chi legge) nel corso del convegno è emerso quanto l'aggiornamento dello Statuto dell'Avvocatura sia fondamentale e non procrastinabile”.
“La riforma, infatti, rafforza la qualificazione, la competenza, l'autonomia e la indipendenza dell'Avvocatura, premesse indefettibili per una tutela effettiva dei cittadini all'interno dello Stato e nei confronti dei poteri più forti''.
Alpa, spiega una nota, esprime poi apprezzamento per le parole del presidente del Senato, Renato Schifani, che nel suo intervento al convegno ha messo in luce come ''il testo tutela l'interesse pubblico all'effettività della tutela dei diritti dei cittadini e al miglioramento della giurisdizione''e ha fatto sapere che ''vigilerà in modo che venga esitato un testo capace di coniugare tradizione e innovazione, nel rispetto della professione forense, che rappresenta un imprescindibile presidio democratico a difesa delle libertà fondamentali e dei diritti del cittadino''.
giovedì, novembre 29, 2012
Giustizia: Sisto, rinvio discussione del dl 'ammazza tribunali'.
(ASCA) - Roma, 28 nov - ''Oggi vi e' stato un importante passo in avanti nella restituzione ai territori, ed alla politica, del problema della geografia giudiziaria''.
Cosi' Francesco Paolo Sisto, Vice Presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere e Componente della Commissione Giustizia a Montecitorio.
''Il Governo tecnico, come noto, non ha rispettato il volere del Parlamento, disattendendo le indicazioni delle Commissioni di Camera e Senato e, cosi', di fatto tradendo la delega ricevuta proprio delle Aule parlamentari: ha tagliato Tribunali e sedi distaccate, rivendicando criteri generali poi clamorosamente auto-disattesi nelle scelte particolari. La politica - continua Sisto - non sta a guardare : oltre a mozioni ed interrogazioni, ho presentato, in coda al provvedimento sulle ''pene detentive non carcerarie'', un emendamento, fatto proprio dalla Commissione, tendente a fare slittare la data di efficacia dell' ''ammazza-Tribunali'' di ulteriori dodici mesi, per consentire al nuovo governo politico di riflettere meglio, e con maggiore sensibilita', sulle conseguenze di tali scelte, sostanziali e procedimentali''.
''Il Presidente Fini - conclude il Parlamentare -, pur ritenendo non ammissibile per materia l'emendamento, ha riferito all'Aula che, prossimamente, non mancheranno le occasioni per tenere nella giusta considerazione tali esigenze di rilettura della geografia giudiziaria, cosi' aprendo la strada alla restituzione alla politica, ed ai territori, di quanto incredibilmente e' stato loro sottratto''.
Cosi' Francesco Paolo Sisto, Vice Presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere e Componente della Commissione Giustizia a Montecitorio.
''Il Governo tecnico, come noto, non ha rispettato il volere del Parlamento, disattendendo le indicazioni delle Commissioni di Camera e Senato e, cosi', di fatto tradendo la delega ricevuta proprio delle Aule parlamentari: ha tagliato Tribunali e sedi distaccate, rivendicando criteri generali poi clamorosamente auto-disattesi nelle scelte particolari. La politica - continua Sisto - non sta a guardare : oltre a mozioni ed interrogazioni, ho presentato, in coda al provvedimento sulle ''pene detentive non carcerarie'', un emendamento, fatto proprio dalla Commissione, tendente a fare slittare la data di efficacia dell' ''ammazza-Tribunali'' di ulteriori dodici mesi, per consentire al nuovo governo politico di riflettere meglio, e con maggiore sensibilita', sulle conseguenze di tali scelte, sostanziali e procedimentali''.
''Il Presidente Fini - conclude il Parlamentare -, pur ritenendo non ammissibile per materia l'emendamento, ha riferito all'Aula che, prossimamente, non mancheranno le occasioni per tenere nella giusta considerazione tali esigenze di rilettura della geografia giudiziaria, cosi' aprendo la strada alla restituzione alla politica, ed ai territori, di quanto incredibilmente e' stato loro sottratto''.
I delegati OUA eletti dal Congresso di Bari.
ANCONA GIOVANNELLI RAFFAELLA VENIERI SILVIO BARI BELLOMO ANTONIO MARINO NICOLA MONTERISI DOMENICO RUTIGLIANO MICHELANGELO BOLOGNA ANDREOTTI MAURIZIO ANDRIULLI FRANCESCO DRAGHETTI MICHELE GRAZIANI PATRIZIA PECCI MARCIO BRESCIA BUCCI ENNIO TORRI MICHELE DARIO TUCCI ERNESTO NICOLA CAGLIARI CABIDDU CATERINA ORSINI PATRIZIA CALTANISSETTA BAJA NUNZIO RIGGI MICHELE CAMPOBASSO BARBIERI CAROLA VACCARO GIUSEPPE CATANIA GENNARO GIUSEPPE PIZZINO ROSARIO CATANZARO ALGIERI GRAZIELLA CHIMENTO LUCIO ROPERTO LUCA FIRENZE ZIPOLINI ROMANO MORI ALESSANDRO INCHES TROBERTO BALLATI FRANCO GENOVA DE LUCCHI BARONI MARCO GIAMPELLEGRINI PIETRO PAOLO SALOMONE GIANCARLO L'AQUILA TITTAFERRANTE GIANCARLO VASSALLI SILVANA LECCE BONSEGNA GIUSEPPE CASIELLO MARISA MINERVA ELISA MESSINA PREVITI GIOVANNI RICCIARDO TONINO MILANO BORGHI LUCA BOSCO MARIA GRAZIA FANTINI GIOVANNA FARANDA PIETRO VINCENZO GIANCRISTOFARO ALESSANDRA LEONE ANGELO PERA IVAN STRANIERO ALESSIO NAPOLI GALLOZZI MICHELE IMPROTA VINCENZO LUPARELLA MARCELLO MENNELLA LIBORIO PALMIERO CARLO MARIA POSTIGLIONE LUIGI PALERMO CICCARELLO LUCILIA INTROINI ANNA MARIA MARCIANTE FILIPPO PERUGIA GILLOSI CLAUDIA ROMOLI FRANCESCO POTENZA CASSOTTA GIORGIO LEONASI FELICE REGGIO CALABRIA CONDIPODERO MAURIZIO LULY VINCENZO ROMA COSTANZO ANDREA RADICIONI STEFANO PAPA FILIPPO DI SILVESTRO ANTONIO MALDARI PAOLO CATALISANO SETTIMIO GALLETTI ANTONINO DE MARCO CARLO FEDERICO SALERNO DI PAOLA FRANCESCO SARNO MICHELE TORINO PERRINI ANGELO MASSIMO PONZIO PAOLO PRIOTTO GIOVANNI TOMATIS ELIO TRENTO DEFLORIAN ILARIA FABLE ROBERTO TRIESTE BRUNO MASSIMO CARBONE GIANFRANCO VENEZIA BOGONI PAOLO LA BELLA GIOVANNA SPATA EMANUELE SPORTELLI FABIO
martedì, novembre 27, 2012
SODDISFAZIONE DELL’AVVOCATURA PER L’INAMMISSIBILITÀ DEGLI EMENDAMENTI AL DL SVILUPPO PER LA REINTRODUZIONE DELL’OBBLIGATORIETÀ ALLA MEDIAZIONE.
PER L'OUA E' STATO SVENTATO L’ULTIMO COLPO DI MANO, TUTELATA LA DECISIONE DELLA CONSULTA CHE HA BOCCIATO L’OBBLIGATORIETÀ DELLA MEDIAZIONE.
L’OUA HA INOLTRE CHIESTO DA TEMPO AL MINISTRO SEVERINO CHE SI APRA UN CONFRONTO CON L’AVVOCATURA PER TROVARE SOLUZIONI RAGIONEVOLI PER IMPLEMENTARE UNA MEDIACONCILIAZIONE VOLONTARIA E DI QUALITÀ, ANCHE PARTENDO DALLE DECISIONI DEL RECENTE CONGRESSO FORENSE DI BARI.
L’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) ha espresso soddisfazione per la dichiarazione di inammissibilità degli emendamenti al Dl Sviluppo che proponevano la reintroduzione dell’obbligatorietà della mediazione, già bocciata dalla Consulta dopo un ricorso presentato dall’Oua e da diversi ordini forensi.
Per l’Oua è stato sventato l’ultimo colpo di mano delle lobby della privatizzazione della macchina giudiziaria, è stata così tutelata la decisione della Consulta che aveva bocciato l’obbligatorietà della mediazione.
Un istituto che ha chiari profili di incostituzionalità non solo per l’eccesso di delega, ma anche ma anche per l'onerosità della stesso, per la mancanza di indipendenza delle camere di conciliazione private, per l’inidoneità di gran parte dei mediatori, per la speculazione che si è scatenata nel settore, per gli ostacoli all'accesso libero del cittadino alla giustizia, per le gravi ripercussioni sul giudizio successivo, anche considerato che nel 90% dei casi la parte non compare o la conciliazione ha insuccesso.
Questo meccanismo, obbligatorio e costoso, unico in Europa, è, oltretutto, ancora sub judice della Corte di Giustizia Europea.
Una decisione di segno opposto del Parlamento sarebbe stato un vero e proprio abuso.
L'Oua chiede, quindi, che si riparta, invece, dalle decisioni del Congresso Forense di Bari, tenutosi questo fine settimana per trovare soluzioni ragionevoli per implementare davvero una media-conciliazione volontaria e di qualità.
Infine un invito rivolto al Ministro Severino affinché si apra urgentemente un confronto con l’avvocatura. Roma, 27 novembre 2012
L’OUA HA INOLTRE CHIESTO DA TEMPO AL MINISTRO SEVERINO CHE SI APRA UN CONFRONTO CON L’AVVOCATURA PER TROVARE SOLUZIONI RAGIONEVOLI PER IMPLEMENTARE UNA MEDIACONCILIAZIONE VOLONTARIA E DI QUALITÀ, ANCHE PARTENDO DALLE DECISIONI DEL RECENTE CONGRESSO FORENSE DI BARI.
L’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) ha espresso soddisfazione per la dichiarazione di inammissibilità degli emendamenti al Dl Sviluppo che proponevano la reintroduzione dell’obbligatorietà della mediazione, già bocciata dalla Consulta dopo un ricorso presentato dall’Oua e da diversi ordini forensi.
Per l’Oua è stato sventato l’ultimo colpo di mano delle lobby della privatizzazione della macchina giudiziaria, è stata così tutelata la decisione della Consulta che aveva bocciato l’obbligatorietà della mediazione.
Un istituto che ha chiari profili di incostituzionalità non solo per l’eccesso di delega, ma anche ma anche per l'onerosità della stesso, per la mancanza di indipendenza delle camere di conciliazione private, per l’inidoneità di gran parte dei mediatori, per la speculazione che si è scatenata nel settore, per gli ostacoli all'accesso libero del cittadino alla giustizia, per le gravi ripercussioni sul giudizio successivo, anche considerato che nel 90% dei casi la parte non compare o la conciliazione ha insuccesso.
Questo meccanismo, obbligatorio e costoso, unico in Europa, è, oltretutto, ancora sub judice della Corte di Giustizia Europea.
Una decisione di segno opposto del Parlamento sarebbe stato un vero e proprio abuso.
L'Oua chiede, quindi, che si riparta, invece, dalle decisioni del Congresso Forense di Bari, tenutosi questo fine settimana per trovare soluzioni ragionevoli per implementare davvero una media-conciliazione volontaria e di qualità.
Infine un invito rivolto al Ministro Severino affinché si apra urgentemente un confronto con l’avvocatura. Roma, 27 novembre 2012
lunedì, novembre 26, 2012
domenica, novembre 25, 2012
Le modifiche, probabili, che saranno apportate al DM sui parametri.
Questi in sintesi gli interventi correttivi che il Governo si propone di apportare al D.M. 140/2012:
a) aggiunta (per tutte le professioni) delle spese forfettarie liquidate nella misura compresa tra il 10% e il 20% del corrispettivo;
b) eliminazione (per tutte le professioni) della valutazione negativa da parte dell’organo giurisdizionale dell’assenza di prova della mancata consegna del preventivo di massima;
c) introduzione di un parametro numerico per la liquidazione dell’attività stragiudiziale, consistente nella percentuale compresa tra il 5% e il 20% del valore dell’affare.
Con specifico riferimento all’attività dell’avvocato, sono ancora previsti: d) introduzione di un possibile incremento del compenso nel caso di assistenza stragiudiziale nel procedimento di mediazione; e) introduzione di un possibile incremento del compenso liquidato giudizialmente a carico del soccombente costituito, quando le difese della parte vittoriosa siano risultate manifestamente fondate; f) possibilità di aumento anche oltre il doppio nel caso di assistenza di più parti; g) soppressione della riduzione del 50% del compenso nella liquidazione delle prestazioni svolte a favore di soggetti in patrocinio a spese dello Stato e del compenso per l’assistenza d’ufficio a minori; h) introduzione di due ulteriori scaglioni per le controversie di valore superiore ad euro 1.500.000,00: a) 1.500.001,00 – 5.000.000,00, b) oltre 5.000.000,00; i) introduzione della voce «studio» nella fase esecutiva (sia mobiliare che immobiliare) che contiene valori corrispondenti al 35% - 50% degli importi previsti per la voce «procedimento»; l) incremento (in misura oscillante tra il 30% - 50%) di tutti i valori previsti per il procedimento per ingiunzione e per il precetto; m) previsione della nuova fase di investigazione relativamente all’attività giudiziale penale, a cui corrispondono valori pari a circa il 70% di quelli previsti per la fase istruttoria davanti all’autorità giudiziaria.
Con specifico riferimento all’attività dell’avvocato, sono ancora previsti: d) introduzione di un possibile incremento del compenso nel caso di assistenza stragiudiziale nel procedimento di mediazione; e) introduzione di un possibile incremento del compenso liquidato giudizialmente a carico del soccombente costituito, quando le difese della parte vittoriosa siano risultate manifestamente fondate; f) possibilità di aumento anche oltre il doppio nel caso di assistenza di più parti; g) soppressione della riduzione del 50% del compenso nella liquidazione delle prestazioni svolte a favore di soggetti in patrocinio a spese dello Stato e del compenso per l’assistenza d’ufficio a minori; h) introduzione di due ulteriori scaglioni per le controversie di valore superiore ad euro 1.500.000,00: a) 1.500.001,00 – 5.000.000,00, b) oltre 5.000.000,00; i) introduzione della voce «studio» nella fase esecutiva (sia mobiliare che immobiliare) che contiene valori corrispondenti al 35% - 50% degli importi previsti per la voce «procedimento»; l) incremento (in misura oscillante tra il 30% - 50%) di tutti i valori previsti per il procedimento per ingiunzione e per il precetto; m) previsione della nuova fase di investigazione relativamente all’attività giudiziale penale, a cui corrispondono valori pari a circa il 70% di quelli previsti per la fase istruttoria davanti all’autorità giudiziaria.
sabato, novembre 24, 2012
giovedì, novembre 22, 2012
Alpa: avvocati colpiti dal Governo. De Tilla: 140mila toghe allo stremo!
Il 31esimo congresso dell'avvocatura, è iniziato questa mattina al teatro Petruzzelli di Bari davanti a 2mila delegati sotto il segno della difesa a tutto campo della professione e della presa di distanza dalla politica. Durissima la relazione del presidente del Cnf, Guido Alpa, che ha preso la parola dopo i fischi che a più riprese avevano interrotto il saluto del vicepresidente della Camera, Antonio Leone, avvocato.
Secondo Alpa l'avvocatura tra tutte le professioni è stata la più colpita dai provvedimenti per il rilancio del Paese, «nella remunerazione e nella dignità. I parametri sono particolarmente punitivi oltreché irrazionali - ha aggiunto Alpa - per questo abbiamo impugnato il regolamento e non abbiamo partecipato alle riunioni indette con l'apparente proposito di modificarli, visto che nessun affidamento può dare chi preferisce prima colpire e poi fingere di tendere la mano, e procedere con l'approvazione di regolamenti di natura secondaria piuttosto che attendere l'approvazione in Parlamento di una riforma organica,e studiare cavilli dilatori per ritardare i lavori dei parlamentari».
Alpa ha poi aggiunto che «occorre recuperare la dignità degli avvocati: non si possono più tollerare previsioni legislative o regolamentari che presuppongono la malafede degli avvocati, né le regole processuali che hanno un chiaro intento punitivo del difensore o del cliente, non si possono tollerare le riforme processuali che pongono nell'incertezza norme volte alla difesa dei cittadini e a garantirne l'accesso alla giustizia».
Il Cnf, in sostanza, ha preso le distanze dall'ipotesi di modifiche al decreto parametri proposta ieri dal ministero della Giustizia alle organizzazioni professionali.
Maurizio De Tilla presidente dell'Oua, nella sua relazione a braccio ha insistito sulla bocciatura della mediconciliazione da parte della Consulta. «I gruppi economici - ha detto De Tilla - hanno investito 600 milioni per la mediconciliazione. Noi abbiamo fatto una battaglia contro i poteri forti e non sappiamo chi è stato con noi e chi contro, anche nel nostro interno. Noi però abbiamo vinto davanti alla Corte Costituzionale perché non c'è in Europa questa obbligatorietà della conciliazione, perché l'Europa dice che la scelta della conciliazione non può avere nessuna influenza sul processo successivo. I giudici non hanno fatto nulla per noi, nella nostra battaglia, tanto è vero che il Tribunale di Siena ha condannato una parte e un avvocato che non avevano fatto la mediazione. Questa decisione di fa ridere».
Il presidente dell'Oua è poi passato alla fase due dell'azione dell sindacato delle toghe, la difesa della giutizia di prossimità: «Da una parte hanno fatto il Tribunale delle imprese, la giustizia delle società, dall'altra lasciano la giustizia dei poveri limitandone anche l'accesso con la conciliazione obbligatoria. Se demolisco la piccola giustizia sul territorio, abolisco distretti che hanno primati di produttività. Vedi il caso di Ariano Irpino, ma la battaglia dell'avvocatura deve essere complessiva per salvare tutti i piccoli tribunali. La giustizia è come la sanità, deve essere garantita sul territorio. I diritti dei cittadini non sono commerciabili, la giustizia di prossimità non è commercialbile».
Albero Bagnoli, presidente di Cassa Forense, ha sottolineato che nonostante la grave crisi economica e della categoria, la previdenza forense - che la scorsa settimana ha superato lo stresstest della riforma Fornero - può esibire ancora numeri positivi e soprattutto la certezza di stabilità per il prossimo cinquantennio. «Abbiamo ottenuto un avanzo di esercizio di circa 550 milioni di euro, con un patrimonio complessivo che ha superato 5 miliardi di euro - ha detto Bagnoli - Attraverso un'oculata e prudenziale politica di investimenti finanziari, che comunque esclude nel modo più assoluto titoli tossici, strutturati e derivati, abbiamo contenuto gli effetti negativi dell'andamento generale dei mercati, attestandoci su un rendimento della gestione mobiliare al 3,2%».
Il presidente di Cassa Forense ha poi annunciato il varo di «un fondo immobiliare d'investimento, denominato Fondo Cicerone, abbiamo già avviato la selezione della SGR che dovrà gestirlo».
Il presidente dell'Organizzazione unitaria dell'avvocatura, Maurizio De Tilla, a margine del suo intervento al 31esimo Congresso in corso a Bari, ha detto che «la situazione della professione è drammatica: ci sono 140 mila avvocati allo stremo (tra i 230mila iscritti all'Albo), colpiti dalla crisi, ma soprattutto dalle riforme finto liberalizzatrici del governo, dal fisco sempre più insostenibile e dalla campagna di delegittimazione della professione. Dobbiamo ribellarci a questo stato di cose, anche se dobbiamo riconoscere una nostra parte di responsabilità nell'aver ampliato troppo i confini numerici della categoria».
Secondo Alpa l'avvocatura tra tutte le professioni è stata la più colpita dai provvedimenti per il rilancio del Paese, «nella remunerazione e nella dignità. I parametri sono particolarmente punitivi oltreché irrazionali - ha aggiunto Alpa - per questo abbiamo impugnato il regolamento e non abbiamo partecipato alle riunioni indette con l'apparente proposito di modificarli, visto che nessun affidamento può dare chi preferisce prima colpire e poi fingere di tendere la mano, e procedere con l'approvazione di regolamenti di natura secondaria piuttosto che attendere l'approvazione in Parlamento di una riforma organica,e studiare cavilli dilatori per ritardare i lavori dei parlamentari».
Alpa ha poi aggiunto che «occorre recuperare la dignità degli avvocati: non si possono più tollerare previsioni legislative o regolamentari che presuppongono la malafede degli avvocati, né le regole processuali che hanno un chiaro intento punitivo del difensore o del cliente, non si possono tollerare le riforme processuali che pongono nell'incertezza norme volte alla difesa dei cittadini e a garantirne l'accesso alla giustizia».
Il Cnf, in sostanza, ha preso le distanze dall'ipotesi di modifiche al decreto parametri proposta ieri dal ministero della Giustizia alle organizzazioni professionali.
Maurizio De Tilla presidente dell'Oua, nella sua relazione a braccio ha insistito sulla bocciatura della mediconciliazione da parte della Consulta. «I gruppi economici - ha detto De Tilla - hanno investito 600 milioni per la mediconciliazione. Noi abbiamo fatto una battaglia contro i poteri forti e non sappiamo chi è stato con noi e chi contro, anche nel nostro interno. Noi però abbiamo vinto davanti alla Corte Costituzionale perché non c'è in Europa questa obbligatorietà della conciliazione, perché l'Europa dice che la scelta della conciliazione non può avere nessuna influenza sul processo successivo. I giudici non hanno fatto nulla per noi, nella nostra battaglia, tanto è vero che il Tribunale di Siena ha condannato una parte e un avvocato che non avevano fatto la mediazione. Questa decisione di fa ridere».
Il presidente dell'Oua è poi passato alla fase due dell'azione dell sindacato delle toghe, la difesa della giutizia di prossimità: «Da una parte hanno fatto il Tribunale delle imprese, la giustizia delle società, dall'altra lasciano la giustizia dei poveri limitandone anche l'accesso con la conciliazione obbligatoria. Se demolisco la piccola giustizia sul territorio, abolisco distretti che hanno primati di produttività. Vedi il caso di Ariano Irpino, ma la battaglia dell'avvocatura deve essere complessiva per salvare tutti i piccoli tribunali. La giustizia è come la sanità, deve essere garantita sul territorio. I diritti dei cittadini non sono commerciabili, la giustizia di prossimità non è commercialbile».
Albero Bagnoli, presidente di Cassa Forense, ha sottolineato che nonostante la grave crisi economica e della categoria, la previdenza forense - che la scorsa settimana ha superato lo stresstest della riforma Fornero - può esibire ancora numeri positivi e soprattutto la certezza di stabilità per il prossimo cinquantennio. «Abbiamo ottenuto un avanzo di esercizio di circa 550 milioni di euro, con un patrimonio complessivo che ha superato 5 miliardi di euro - ha detto Bagnoli - Attraverso un'oculata e prudenziale politica di investimenti finanziari, che comunque esclude nel modo più assoluto titoli tossici, strutturati e derivati, abbiamo contenuto gli effetti negativi dell'andamento generale dei mercati, attestandoci su un rendimento della gestione mobiliare al 3,2%».
Il presidente di Cassa Forense ha poi annunciato il varo di «un fondo immobiliare d'investimento, denominato Fondo Cicerone, abbiamo già avviato la selezione della SGR che dovrà gestirlo».
Il presidente dell'Organizzazione unitaria dell'avvocatura, Maurizio De Tilla, a margine del suo intervento al 31esimo Congresso in corso a Bari, ha detto che «la situazione della professione è drammatica: ci sono 140 mila avvocati allo stremo (tra i 230mila iscritti all'Albo), colpiti dalla crisi, ma soprattutto dalle riforme finto liberalizzatrici del governo, dal fisco sempre più insostenibile e dalla campagna di delegittimazione della professione. Dobbiamo ribellarci a questo stato di cose, anche se dobbiamo riconoscere una nostra parte di responsabilità nell'aver ampliato troppo i confini numerici della categoria».
mercoledì, novembre 21, 2012
Modificati i parametri per i compensi degli avvocati?
Sono pronti i nuovi parametri per gli avvocati, almeno così dice il ministro Severino.
La revisione dei compensi è stata anticipata ieri nel corso dell’incontro tra Oua, le associazioni forensi e il ministero della giustizia.
Stando a quanto dichiarato in una nota dall’Oua, il guardasigilli avrebbe recepito le istanze della categoria nell’ambito di un progetto volto al restyling dei valori.
Ecco, in sintesi, le novità che starebbero per essere approvate:
- aumento dei valori per il procedimento monitorio e l’atto di precetto; - introduzione di una nuova voce di compenso denominata “spese generali”; - eliminazione della previsione secondo cui l’assenza del preventivo costituisce, di massima, elemento di valutazione negativa, da parte dell’organo giurisdizionale, per la liquidazione del compenso; - introduzione di un meccanismo di parametrazione più preciso per lo scaglione di valore superiore a 1,5 milioni di euro; - eliminazione della “fase esecutiva” e inserimento di una voce autonoma per il processo esecutivo; - eliminazione della previsione di riduzione del compenso sino alla metà, prevista dagli artt. 9, 10 e 12, comma 5; - eliminazione della previsione dell’aumento del compenso in caso di raggiunta conciliazione; - inserimento della fase dell’investigazione difensiva.
La revisione dei compensi è stata anticipata ieri nel corso dell’incontro tra Oua, le associazioni forensi e il ministero della giustizia.
Stando a quanto dichiarato in una nota dall’Oua, il guardasigilli avrebbe recepito le istanze della categoria nell’ambito di un progetto volto al restyling dei valori.
Ecco, in sintesi, le novità che starebbero per essere approvate:
- aumento dei valori per il procedimento monitorio e l’atto di precetto; - introduzione di una nuova voce di compenso denominata “spese generali”; - eliminazione della previsione secondo cui l’assenza del preventivo costituisce, di massima, elemento di valutazione negativa, da parte dell’organo giurisdizionale, per la liquidazione del compenso; - introduzione di un meccanismo di parametrazione più preciso per lo scaglione di valore superiore a 1,5 milioni di euro; - eliminazione della “fase esecutiva” e inserimento di una voce autonoma per il processo esecutivo; - eliminazione della previsione di riduzione del compenso sino alla metà, prevista dagli artt. 9, 10 e 12, comma 5; - eliminazione della previsione dell’aumento del compenso in caso di raggiunta conciliazione; - inserimento della fase dell’investigazione difensiva.
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