giovedì, marzo 29, 2012

Previdenza: il ministro Fornero ha oggi incontrato i rappresentanti della Cassa Forense.


“Siamo soddisfatti del colloquio avuto con il ministro Fornero per discutere delle norme contenute nella legge Salva Italia che riguardano il futuro delle casse previdenziali”.
Così il presidente della Cassa forense, Alberto Bagnoli, ha commentato l’incontro con il ministro del Lavoro appena conclusosi a Torino e a cui ha partecipato una ristretta delegazione dell’Ente previdenziali degli avvocati.
“Il Ministro ha ribadito la sua convinzione della necessità di passare al sistema contributivo pro-rata - continua Bagnoli - ma si è mostrata attenta alle problematiche che le sono state illustrate relative all'applicazione di alcuni aspetti del sistema contributivo che la nostra Cassa, tramite Commissioni appositamente costituite, sta studiando per cercare di rispondere alle novità introdotte dalla nuova legge in materia di sostenibilità degli enti previdenziali”.
“Il Ministro ha inoltre confermato la correttezza di un utilizzo dei rendimenti del patrimonio ai fini della valutazione della sostenibilità a 50 anni - conclude il Presidente di Cassa forense - siamo fiduciosi che, attraverso un dialogo costruttivo, si possa trovare la soluzione migliore per facilitare il nostro lavoro e tutelare i migliaia di iscritti che stanno facendo grandi sacrifici per assicurarsi una pensione degna”,

mercoledì, marzo 28, 2012

L'OUA CHIEDE UN INCONTRO URGENTE CON MONTI E LA SEVERINO.

CONGRESSO NAZIONALE FORENSE: riforma forense e referendum contro la mediazione.


Sono 15 mozioni conclusive approvate dal Congresso nazionale straordinario forense di Milano che ha visto oltre 2200 partecipanti, con oltre 1200 delegati, provenienti da tutta Italia, in rappresentanza di 165 Ordini degli avvocati e delle associazioni forensi.
L’avvocatura presenterà una richiesta di revisione della proposta di legge di riforma della professione forense all’esame del Parlamento.
Le altre mozioni hanno riguardato tutte le altre questioni sensibili: dalle riforme sulla giustizia al tirocinio dei praticanti.
È stata approvata la mozione che prevede la promozione di un referendum popolare abrogativo della obbligatorietà della mediazione; quella sulla geografia giudiziaria; quella sull’istituzione del tribunale delle imprese, ritenuta incostituzionale e socialmente iniqua; sulle tariffe il Congresso ha stabilito di perseguire la reintroduzione delle tariffe e dei minimi inderogabili, di sanzionare con la nullità l’accordo su un compenso manifestamente inadeguato alla prestazione e prevederne un illecito deontologico, così come per il preventivo di massima; sulle società di avvocato la decisione è stata quella di chiederne l’abrogazione secca; altre mozioni hanno riguardato tirocinio (effettivo e con equo compenso), giustizia tributaria, giustizia amministrativa.
La proposta di revisione della proposta di legge di riforma della professione forense all’esame del Parlamento pur tenendo conto dei recenti interventi legislativi tra Manovre e Cresci-Italia, ribadirà la specificità dell’avvocatura e la sua funzione costituzionale di tutela dei diritti dei cittadini.
Dall’assise dell’avvocatura è arrivato un netto rifiuto ai progetti governativi di “liberalizzazione” della professione, attuati con regolamenti ministeriali sottratti al controllo del parlamento. Il Congresso dunque ha dato mandato ai vertici dell’avvocatura a sostenere la proposta di legge già approvata dal Senato e oggi all’esame della commissione giustizia della camera e di lavorare ad alcune sue modifiche tenendo conto delle novità legislative intervenute da agosto ad oggi. Tutto dovrà essere fatto il prima possibile.
Da subito, dunque, le varie componenti istituzionali e associative dei legali riprenderanno il cantiere della riforma che dovrà essere attuata, ha stabilito con fermezza il Congresso, con legge ordinaria.
“Dal Congresso viene un forte invito all’unità in un momento in cui l’avvocatura deve fronteggiare la iniziative governative che con l’uso ideologico del diritto comunitario e del’emergenza economica pretenderebbero di mortificare la funzione dell’avvocatura, asservendola a una logica mercantile. L’avvocatura coralmente a detto no: i diritti non sono merce”, ha commentato il vicepresidente del Cnf, Ubaldo Perfetti.

IL MOTTO DEL PROSSIMO CONGRESSO NAZIONALE FORENSE.

Professione avvocato, oggi!

lunedì, marzo 26, 2012

Evento formativo di domani, 27 marzo 2012 (n. 2 crediti).

Congresso Forense: la relazione del V.Presidente del CNF.


(AGENPARL) , Roma -Combattere la visione mercantilistica dei diritti e della professione forense del Governo; reagire alla crisi del monopolio statale della giurisdizione; puntare all’abrogazione delle norme delle varie Manovre che mortificano i valori essenziali dell’avvocatura, professione alla quale la Costituzione riconosce una specificità; approvazione di uno Statuto che rafforzi accesso, formazione, specializzazione, controllo deontologico domestico, qualificazione; unità dell’avvocatura come monito alla politica contro l’affievolimento dei diritti.
Si declina su queste quattro direttrici la relazione che il vicepresidente del Consiglio nazionale forense, Ubaldo Perfetti, ha tenuto in apertura dei lavori del Congresso forense straordinario forense che tenutosi a Milano.
Il vicepresidente del Cnf ha parlato in sostituzione del presidente Guido Alpa, impedito a partecipare all’evento. Il Congresso dell’avvocatura “I diritti non sono merce” è stato convocato d’urgenza per esprimere tutto il disagio di una categoria che sta subendo cosiddette “riforme”, ideologicamente dettate dalla primazia dell’economia sui diritti.
“Riforme viziate dall’uso ideologico del diritto comunitario e dall’uso ideologico dell’emergenza economica”, ha scandito Perfetti. “L’avvocatura deve combattere la visione mercantistica che si sta imponendo nel Paese. Gli ultimi interventi, dalla Manovra di luglio al decreto Cresci-Italia, stanno modificando profondamente il volto della professione e con arroganza lo fanno con atti amministrativi regolamentari. E’ così che incideranno su una attività professionale che è riconosciuta dalla Costituzione”, ha detto Perfetti.
“Quel che più è peggio è che con la stessa visione si interviene sul processo e sulla tutela dei diritti, con provvedimento che apparentemente sembrano frammentari (mediazione obbligatoria, aumenti dei costi di accesso alla giustizia, sanzioni pecuniarie nel processo) ma che in realtà corrispondono a un disegno preciso: mettere in crisi il monopolio statale della giurisdizione, privatizzare la giustizia. Contro questo disegno l’avvocatura deve reagire”.
Il vicepresidente del Cnf ha evidenziato come le scelte del Governo siano “di retroguardia” rispetto alla visione più moderna della Unione europea, che con la Carta dei diritti fondamentali ha ribaltato la visione economicistica in funzione di una maggiore tutela dei diritti a garanzia dei cittadini.
“L’avvocatura non può rinunciare alla sua autonomia, espressa anche attraverso gli Ordini; non accetta la mortificazione in atto e deve insistere a chiedere una propria riforma con legge, con la consapevolezza della necessità di modifiche che ormai sono ineluttabili. Dobbiamo continuare la nostra azione per ottenere l’abrogazione di quelle norme che sono contrarie ai valori fondanti della professione come le società con soci di puro capitale, un tirocinio ridotto, la completa abolizione dei riferimenti tariffari etc.
Agli avvocati in Congresso, Perfetti ha fatto un appello all’unità, a individuare quello che unisce per mandare un forte monito alla politica a “non mercificare i diritti”, ha concluso Perfetti.

Mediaconciliazione e RCA (sentenza GDP Napoli).

sabato, marzo 24, 2012

Riflessioni post congressuali.


Ho letto le esternazioni di disappunto di alcuni fra gli avvocati che hanno partecipato al congresso straordinario di Milano e non le condivido.
Alcune componenti speravano di sfruttare il disagio ed il malcontento diffusi per provocare forti lacerazioni, promuovere clamorose manifestazioni di dissenso che la parte meno accorta, più esasperata e più sensibile alle sollecitazioni demagogiche avrebbe potuto mettere in atto, ed avviare un celere processo di destabilizzazione dei vertici dell'avvocatura.
Speravano ciò si verificasse pur non ignorando che avremmo dato prova alle forze politiche di mancanza di coesione e dell'incapacità di fronteggiare uniti un attacco devastante indebolendoci ulteriormente; capisco la loro delusione perché, per fortuna, hanno prevalso il buonsenso, il rispetto reciproco e l'amore per la professione.
Dobbiamo rallegrarci che non abbia conseguito il risultato sperato.chi intendeva destabilizzare e delegittimare le nostre rappresentanze, istituzionali e non.
Quanti poi speravano che il Congresso potesse ottenere risultati concreti andando oltre le petizioni di principio e le esternazioni del dissenso, sono rimasti a loro volta delusi: è accaduto perché hanno coltivato illusioni che, mi spiace doverlo dire, solo inesperienza o eccesso di ottimismo potevano alimentare.
Gli avvocati non bruciano cassonetti, non fanno barricate per le strade, non prendono a pugni parlamentari e ministri, non colpiscono con calci le loro vetture, non organizzano squadre armate di spranghe e molotov e, quindi, non sono in grado di attuare nessuna protesta che possa richiamare l'attenzione dei mezzi di informazione, stimolare la curiosità dell'opinione pubblica e spingere chi governa all'ascolto di giuste richieste.
L'astensione dalle udienze ed i conseguenti ritardi nella celebrazione dei processi lasciano tutti indifferenti in un paese in cui i ritardi sono endemici e la giustizia si muove con la lentezza di una lumaca.
Potrebbero essere atti significativi la cancellazione contemporanea di tutti gli avvocati dagli elenchi dei difensori di ufficio, dalle liste per il patrocinio a spese dello Stato e le dimissioni dai ranghi della magistratura onoraria; sarebbe facile attuare queste forme di protesta da parte di chi ha altre fonti di reddito professionale ma non verranno mai condivise da quanti traggono modeste risorse di sopravvivenza proprio da quelle attività.
Quindi un congresso del tutto inutile?
Era opportuno che gli avvocati testimoniassero, con la presenza dei delegati di tutti gli Ordini d'Italia, il rifiuto dei metodi e delle scelte del Governo e ribadissero con la forza della democrazia e del voto che le richieste dei loro rappresentanti erano quelle dell'intero ceto forense.
Poco o nulla è stato sino ad ora ottenuto ma ritengo sia ingeneroso attribuire al CNF ed all'OUA, ad Alpa e a De Tilla, il mancato conseguimento di risultati soprattutto se a farlo sono rappresentanti di associazioni anche essi più volte sentite dalla controparte politica.
Nel dopo congresso se qualche risultato vogliamo ottenere dobbiamo stringerci intorno a chi ci rappresenta e fare in modo che giunta alla politica il messaggio che siamo solidali con i nostri rappresentanti e non siamo disposti ad essere cancellati dal tessuto sociale.
Concludo precisando che molte mozioni di analogo contenuto sono state accorpate e, quindi, non è vero che solo una minima parte di quelle presentate sia stata ritenuta ammissibile: diffondere queste inesatte informazioni non fa bene all'avvocatura.

AVVOCATO ELIO DI RELLA

Concluso il Congresso Nazionale Forense (comunicato del CNF).


Milano, 24/3/2012 - L’avvocatura presenterà una proposta di revisione della proposta di legge di riforma della professione forense all’esame del Parlamento.
La proposta di revisione, pur tenendo conto dei recenti interventi legislativi tra Manovre e Cresci-Italia, ribadirà la specificità dell’avvocatura e la sua funzione costituzionale di tutela dei diritti dei cittadini.
Lo ha stabilito oggi il Congresso straordinario dell’avvocatura con l’approvazione delle mozioni conclusive.
Dall’assise dell’avvocatura (oltre 2000 legali) è arrivato un netto rifiuto ai progetti governativi di “liberalizzazione” della professione, attuati con regolamenti ministeriali sottratti al controllo del parlamento.
Il Congresso dunque ha dato così mandato ai vertici dell’avvocatura a sostenere la proposta di legge già approvata dal Senato e oggi all’esame della commissione giustizia della camera e di lavorare ad alcune sue modifiche tenendo conto delle novità legislative intervenute da agosto ad oggi (da ultimo il decreto Cresci-Italia). Tutto dovrà essere fatto il prima possibile.
Da lunedì, dunque, le varie componenti istituzionali e associative dei legali riprenderanno il cantiere della riforma che dovrà essere attuata, ha stabilito con fermezza il Congresso, con legge ordinaria.
“Dal Congresso viene un forte invito all’unità in un momento in cui l’avvocatura deve fronteggiare le iniziative governative che con l’uso ideologico del diritto comunitario e dell’emergenza economica pretenderebbero di mortificare la funzione dell’avvocatura, asservendola a una logica mercantile. L’avvocatura coralmente a detto no: i diritti non sono merce”, ha commentato il vicepresidente del Cnf, Ubaldo Perfetti.
Le altre mozioni hanno riguardato tutte le altre questioni sensibili: dalle riforme sulla giustizia al tirocinio dei praticanti.
E’ stata approvata la mozione che prevede la promozione di un referendum popolare abrogativo della obbligatorietà della mediazione; quella sulla geografia giudiziaria; quella sull’istituzione del tribunale delle imprese, ritenuta incostituzionale e socialmente iniqua; sulle tariffe il Congresso ha stabilito di perseguire la reintroduzione delle tariffe e dei minimi inderogabili, di sanzionare con la nullità l’accordo su un compenso manifestamente inadeguato alla prestazione e prevederne un illecito deontologico, così come per il preventivo di massima; sulle società di avvocato la decisione è stata quella di chiederne l’abrogazione secca; altre mozioni hanno riguardato tirocinio (effettivo e con equo compenso), giustizia tributaria, giustizia amministrativa.

L'AFORISMA DEL SABATO.