mercoledì, novembre 09, 2011

RC AUTO: NON PASSA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI IL D.P.R. CHE TAGLIA I RISARCIMENTI AI CITTADINI.


VOTATA A GRANDISSIMA MAGGIORANZA UNA MOZIONE CHE RECEPISCE LA DELIBERA DELL’O.U.A CONTRO LA “TAGLIARISCARCIMENTI”

L’assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, non appena era stato preannunciato il D.P.R “tagliarisarcimenti” aveva approvato un deliberato contro il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri, rilevando che il provvedimento «caso strano, interveniva appena due mesi dopo che una sentenza della Cassazione aveva stabilito che le tabelle del tribunale di Milano fossero quelle da ritenersi più congrue per il metodo di calcolo e i valori determinati».

«L’Oua - spiega il presidente, Maurizio de Tilla - aveva rilevato come i valori pecuniari di cui alla bozza di DPR si discostassero totalmente e apoditticamente da quelli della tabella del Tribunale di Milano, ritenuta dalla Suprema Corte congrua e rispettosa dei diritti dei danneggiati, e che non fossero nemmeno adeguati all’inflazione intervenuta medio tempore dal 2001 e perciò ulteriormente penalizzanti; inoltre al di fuori di ogni previsione legislativa che fosssero stati individuati valori differenti per uomini e donne. Uno scandalo, un inaccettabile colpo di mano a danno dei cittadini»

«Era evidente – aggiunge il presidente dell’Oua - l’illogicità e l’approssimazione con cui era stato redatto il DPR che evidentemente quanto ai valori pecuniari voleva tener conto solo delle pressioni delle lobbies assicurative e non certo del rispetto del principio dell’integralità del risarcimento del danno».

L’Oua nella delibera aveva inoltre evidenziato come la normativa in itinere avrebbe colpito i cittadini più deboli, e fosse foriera in futuro di un distorto utilizzo come base logistica per limitare anche altre tipologie risarcitorie quali quelle della malasanità o degli infortuni sul lavoro.
Il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, ha quindi, nell’espletamento del suo mandato assembleare diffuso la delibera sulla stampa e a tutti i parlamentari ritenuti sensibili alle giuste istanze di giustizia ed equità nella materia del risarcimento del danno in R.C.A. La Camera dei deputati nella seduta 540 di lunedì 24 ottobre 2011 ha quindi recepito l’appello dell’Oua votando con schiacciante maggioranza (478 a favore contro 35 contrari) la seguente mozione:

DI SEGUITO LA MOZIONE APPROVATA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

La Camera,

premesso che:

relativamente al risarcimento del danno biologico per gli incidenti stradali, il Consiglio dei ministri, nella riunione del 3 agosto 2011, ha approvato su proposta del Ministro della salute, uno schema di decreto del Presidente della Repubblica recante la «nuova tabella delle menomazioni all'integrità psicofisica comprese fra dieci e cento punti di invalidità e del valore pecuniario da attribuire a ogni singolo punto, comprensiva dei coefficienti di variazione corrispondenti all'età del soggetto leso»;

lo schema di decreto, ora in attesa del parere del Consiglio di Stato, è il frutto del lavoro di un'apposita commissione istituita presso il Ministero della salute per dare attuazione all'articolo 138 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, recante il codice delle assicurazioni private;

sino a questo momento la quantificazione dei danni subiti a seguito di un incidente stradale veniva calcolata sulla base di tabelle predisposte da ciascun tribunale, con la conseguenza che molto spesso di verificavano differenze notevoli da regione a regione;

in tal senso la Corte di cassazione civile, sezione III, con la sentenza n. 12408 del 7 giugno 2011 si è pronunciata, superando le disparità di cui sopra, relativamente ai criteri di risarcimento del danno non patrimoniale derivante da incidente stradale. La Corte di cassazione ha, infatti, ribadito che, per il risarcimento del danno biologico per le lesioni di lieve entità (cosiddette micropermanenti), trova sempre applicazione la tabella unica da applicare su tutto il territorio nazionale, predisposta dal legislatore in attuazione dell'articolo 139 del codice delle assicurazioni (decreto legislativo n. 209 del 2005) e ha ritenuto - in attesa della tabella unica di legge per le lesioni di non lieve entità (da 10 a 100 punti - cosiddette macropermanenti), prevista dall'articolo 138 del codice, di riconoscere come parametri generali da porre alla base del risarcimento del danno su tutto il territorio nazionale quelli elaborati dal tribunale di Milano, notoriamente più favorevoli nei confronti delle vittime di incidenti stradali;

l'entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica determinerà l'applicazione vincolante per tutti i giudici e in ogni contenzioso pendente al momento dell'entrata in vigore del provvedimento, visto che niente viene detto con riferimento ad una disciplina transitoria;

da più parti sono state sollevate pesanti critiche al provvedimento, la cui applicazione determinerebbe un calo medio dal 40 per cento al 50 per cento dei risarcimenti del danno alla persona in caso di sinistro stradale;

la stessa assemblea dell'organismo unitario dell'avvocatura, riunitasi in Roma il 17 set-tembre 2011, ha approvato un deliberato contro il decreto del Presidente della Repubblica varato dal Consiglio dei ministri, rilevando che il provvedimento «caso strano, interviene appena due mesi dopo che una sentenza della Cassazione aveva stabilito che le tabelle del tribunale di Milano fossero quelle da ritenersi più congrue per il metodo di calcolo e i valori determinati»,

impegna il Governo

a ritirare il provvedimento, ingiustificato e lesivo dei diritti dei danneggiati, e a predisporre, in tempi rapidi, un nuovo decreto teso a determinare valori medi di risarcimento del danno biologico per le lesioni di non lieve entità che prendano a riferimento quelli delle tabelle elaborate dal tribunale di Milano.


Roma, 09 novembre 2011

Berlusconi ancora "ancorato" alla poltrona.

Evento formativo organizzato dall'ANF (25 nov. 2011).

lunedì, novembre 07, 2011

Strasburgo riconosce il ruolo sociale dell'Avvocatura.


Con la sentenza 18 ottobre 2011(Graziani-Weiss contro Austria), la Corte europea dei diritti dell'uomo ha confermato la propria costante giurisprudenza che, nel distinguere la professione forense dalle altre attività di prestazione di servizi, sottolinea il valore sociale della professione, che impone all'avvocato di assumere funzioni pubbliche quali quelle di tutela e curatela di soggetti incapaci, proprio in ragione della particolare qualificazione professionale acquisita, del superamento dell'esame di abilitazione, e dei doveri deontologici che gravano sul legale.
La sentenza accosta pertanto gli avvocati ai notai ed ai magistrati, sottolienando il rilievo pubblico delle professioni giuridiche, che le distingue nettamente - dice la Corte - da gruppi di altre persone che, pur avendo studiato legge, e pur avendo ricevuto una qualche forma di "legal training" non presentano quel complesso universo deontico di diritti e di doveri che connotano invece "lawyers, public notaries, and judges".

Alpa: la politica recuperi la coscienza!


Le anticipazioni di stampa sul contenuto del testo del maxi emendamento, ancora una volta narrano di un tentativo di deregolamentazione delle professioni, e di un innalzamento di barriere che sempre più impediscono al cittadino l’accesso alla giurisdizione.
Quanto al primo aspetto, si pensi solo al processo di delegificazione, per cui gli Ordinamenti professionali dovrebbero essere attuati attraverso regolamenti autorizzati, ovvero dai burocrati ministeriali di turno.
A parte i profili di illegittimità costituzionale, ai quali, al solito, il Legislatore sembra non dare peso alcuno, vi è alla base l’inquietante e mistificante idea secondo cui le professioni liberali sarebbero la causa prima dei problemi di crescita del nostro Paese.
Non dunque cause aventi origine in sprechi della pubblica amministrazione, in privilegi non più tollerabili della politica, in una pressione fiscale non più sopportabile, in una industria preoccupata solo di distribuire i dividendi e di nulla investire in tecnologia e forza lavoro, in un assistenzialismo facente rima con clientelismo, in un mercato del lavoro né flessibile, né in grado di garantire occupazione, in una finanza senza regole, e molto altro ancora.
Non queste le cause dei problemi del Paese, che invece vanno individuate nella esistenza di regole professionali deontologiche poste a tutela del cittadino. Nessuno osserva come invece i professionisti italiani siano anch’essi lavoratori che subiscono tutti i danni della crisi economica in corso, che non pesano sullo Stato dal punto di vista previdenziale, che creano occupazione presso i propri studi professionali, che gestiscono attraverso gli Ordini attività di interesse pubblico a proprie spese, che mai hanno avuto protezioni di welfare.
E allora ogni scellerato tentativo di riconduzione delle professioni al modello dell’impresa, altro non è che la ricerca di un capro espiatorio a “costo zero”. E ciò non è tollerabile, e ancor più non può tollerarsi che in questa maniera si prendano in giro i cittadini. Si pensi al secondo aspetto più sopra richiamato e agli ostacoli all’accesso alla giustizia che, sempre secondo le anticipazioni di stampa, vorrebbero riproporsi, quali la mediazione da subito anche nelle materie per le quali vi era stato un motivato rinvio, l’aumento della metà del contributo unificato per l’appello e il raddoppio per la cassazione, il pagamento del contributo unificato per per avere la motivazione estesa e poter impugnare, cioè la sentenza a pagamento (!), l’ abrogazione della legge Pinto, e altro ancora.
Il CNF si attende una presa di coscienza da parte dei parlamentari di buon senso, che porti a rimediare ad una manovra ideologicamente indirizzata contro i professionisti italiani e quindi contro i cittadini, e naturalmente a tutto vantaggio dei poter forti.
L’Avvocatura è divenuta terreno di scontro della politica, e sulla sua pelle si giocano le rivendicazioni dell’una e dell’altra parte, che fanno prevalere il contrasto piuttosto che non preoccuparsi del bene comune e della posizione dell’ Avvocatura che è essenziale sia mantenuta autonoma e indipendente per poter svolgere la sua missione. Perciò continuerà nella battaglia per la riaffermazione dei principi fondamentali dello stato di diritto, ben lontani dalla ricerca del profitto ad ogni costo, come vuole la legge del mercato, tante volte invocata a sproposito e in perfetta malafede.
Il ruolo dell’Avvocatura è insopprimibile, come da ultimo affermato dalla Corte di Strasburgo con decisione del 18 ottobre 2011, e allora, forti anche di quest’ultimo riconoscimento, sabato 12 novembre il CNF incontrerà a Roma gli Ordini e le altre rappresentanze dell’Avvocatura, insieme si proseguirà senza tentennamenti verso l’obiettivo di riaffermare i principi fondanti della professione, pronti a collaborare con un Parlamento ragionevole per la risoluzione dei problemi drammatici della giustizia, quale lo smaltimento dell’arretrato civile, ma anche pronti a contrastare con determinazione disegni tendenti a criminalizzare chi svolge con dignità e passione la professione di avvocato, di chi cioè è chiamato per dettato costituzionale a tutelare i diritti fondamentali e inviolabili dei cittadini.

Guido Alpa

sabato, novembre 05, 2011

OUA: il maxiemendamento affosserà definitivamente la giustizia!

Giustizia-lumaca: giudice romano rimosso.Sentenze e decreti ´in ritardo´ di 2000 giorni.


Sentenze e decisioni depositate anche sino a cinque-sei anni dopo i termini previsti e una sorte che sarebbe toccata a svariate centinaia di provvedimenti, compresi quelli che riguardavano il risarcimento di cittadini già vittime della giustizia-lumaca; il tutto avvenuto in un arco temporale assai ampio, dal 2002 a oggi.
Sono stati proprio i «reiterati, gravi e ingiustificati» ritardi commessi da un giudice romano - Rosanna Pucci, consigliere alla Corte d'Appello - nell'esercizio delle sue funzioni, ad aver spinto la sezione disciplinare del Csm a infliggergli la punizione più drastica ovvero la rimozione dall'ordine giudiziario.
SANZIONE POCO UTILIZZATA. Un provvedimento che per la sua gravità dal 2006 ad oggi è stato applicato con il bilancino, sette volte in tutto. L'ultima nel 2008, quando era stato messo alla porta il giudice milanese Edi Pinatto che aveva impiegato otto anni per scrivere una sentenza sul clan Madonia, determinando con la sua lentezza numerose scarcerazioni.
UN HABITUÉ DEL RITARDO. Il magistrato rimosso venerdì 4 novembre invece si occupava di civile. E, come era accaduto a Pinatto, era già stato sottoposto a procedimenti disciplinari per fatti analoghi, riportando una condanna alla censura. Un dato che ha certamente pesato nella decisione della sezione disciplinare del Csm, assieme al fatto che si trattava di ritardi ‘pluriennali’ (con punte massime intorno ai 2000 giorni) e che questi riguardavano un rilevantissimo numero di sentenze
NUMERI DA BRIVIDO. I numeri riportati nel capo di incolpazione sono impietosi come quelli che hanno rivelato che tra il primo gennaio del 2007 e il 30 giugno del 2010 il consigliere della Corte d'appello di Roma avrebbe depositato in ritardo la motivazione di 256 decreti su un totale di 273 decisi: in due casi sono erano passati più di 1800 giorni, in 8 più di 1500 giorni. La beffa è che si trattava proprio dei giudizi per l'applicazione della legge Pinto, cioé del diritto all'equa riparazione per chi ha subito un processo troppo lento.
DIFESA INCONSISTENTE. Invano Pucci si è difesa spiegando che i suoi ritardi erano legati a ragioni di salute e alla difficoltà di approcciarsi al civile dopo essersi occupata per tanto tempo di penale al tribunale di Roma. Le suemotivazioni non hanno convinto il ‘tribunale delle toghe’, che ha accolto la richiesta della Procura generale della Cassazione di rimuoverla dall'ordine giudiziario. Ora il magistrato romano è attesa alle Sezioni unite dell''ultimo grado di giudizio.

L'AFORISMA DEL SABATO.

venerdì, novembre 04, 2011

Scatti dal Congresso Nazionale AIGA (slide).


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Maxiemendamento: i (devastanti) provvedimenti per la giustizia.

Riforma forense e circoscrizioni giudiziarie: il Cnf riunisce gli Ordini e le altre componenti dell’Avvocatura il 12 novembre.


Contro i tentativi di compromissione della approvazione della riforma forense in funzione di una supposta liberalizzazione delle professioni e i progetti di revisione delle circoscrizioni giudiziarie non suffragati da dati certi, il Cnf ha deciso di riunire a Roma, il 12 novembre prossimo, i presidenti degli Ordini forensi, delle Unioni regionali, l’Oua e le associazioni forensi.
All’ordine del giorno anche altri temi importanti come il contributo dell’avvocatura allo smaltimento dell’arretrato civile e le iniziative del CNF per dare vita a un progetto di comunicazione che risponda all’esigenza di informare correttamente i cittadini sul ruolo e la funzione degli avvocati in un paese democratico.
Alla riunione sono state invitate le Istituzioni e i referenti dei gruppi politici.
“Per riaffermare la centralità della nostra professione, del suo ruolo essenziale nello stato di diritto e il suo intento di cooperare con le istituzioni per migliorare il funzionamento della macchina della giustizia abbiamo organizzato un convegno con gli Ordini forensi e le altre componenti dell’ Avvocatura e con i referenti dei gruppi politici nell’Auletta dei Gruppi parlamentari il 12 novembre p.v. alle ore 9.30, al Palazzo di Montecitorio, con ingresso dal Campo Marzio”, ha scritto Alpa nella lettera di invito.
Il presidente del Cnf ha spiegato che “nel corso dell’ iter di approvazione della riforma forense alla Commissione Giustizia si sono avvicendate iniziative legislative e interventi politici che ne vorrebbero compromettere la conclusione rapida e positiva. Inoltre, si sono affacciate proposte di riforma delle circoscrizioni giudiziarie che debbono essere vagliate con estrema cura e sulla base di una adeguata raccolta di dati e di informazioni. Per parte sua il Consiglio ha riesaminato le proposte di contenimento dell’arretrato e le sollecitazioni ad elaborare progetti destinati a migliorare la comunicazione per rappresentare adeguatamente l’immagine dell’ Avvocatura”.

BRIGNANO CONTRO LA CASTA.

Enrico Brignano Contro la casta from ch@rry project on Vimeo.

TARIFFE PROFESSIONALI: IL GIUDICE NON PUÒ RIDURRE - IN DEROGA AI MINIMI -L'ONORARIO DELL'AVVOCATO CHE NON ALLEGA IL PARERE DELL’ORDINE.


Cassazione Civile, sez. VI, 21 ottobre 2011, n. 21934

Ai sensi dell'art. 2233 c.c., la determinazione del compenso per le prestazioni professionali va effettuata, in assenza di disciplina convenzionale, alla stregua delle norme di natura regolamentare trasfuse nella tariffa approvata nelle forme di legge o, alternativamente, degli usi eventualmente vigenti in materia, mentre solo subordinatamente alla accertata impossibilità di applicazione di tali criteri può venire in rilievo la valutazione equitativa del giudice svincolata dal rispetto dei limiti tariffari

Peraltro, la situazione di impossibilità di reperimento della fonte regolatrice della determinazione del compenso non può ritenersi integrata per il solo dato di fatto della omessa allegazione, da parte del professionista, del parere del competente organo professionale, ove il giudice, a sua volta, abbia omesso di provvedere alla acquisizione dello stesso, in conformità del citato art. 2233 c.c..

In tale ipotesi è, peraltro, illegittima la determinazione del compenso effettuata con valutazione equitativa del giudice in deroga ai minimi tariffari, in quanto operata al di fuori delle condizioni cui la predetta norma codicistica subordina l’esercizio di tale potere da parte del giudice, senza che assuma rilievo, al riguardo, la problematica relativa alla lamentata incompatibilità del carattere inderogabile dei minimi tariffari, previsto dalla normativa vigente, con i principi dell’ordinamento comunitario in materia di libera concorrenza.

OUA: MISURE PSEUDO LIBERALIZZATRICI SULLE PROFESSIONI SONO INUTILI E CONTROPRODUCENTI.


MAXI-EMENDAMENTO, PER L’OUA LE MISURE PSEUDO LIBERALIZZATRICI SULLE PROFESSIONI SONO INUTILI E CONTROPRODUCENTI PER IL RILANCIO DEL PAESE E I COSTI DELLA POLITICA RIMANGONO INALTERATI
DE TILLA, OUA: ”NO ALL’ABOLIZIONE DELLE TARIFFE MINIME CHE DANNEGGIANO SOLO I GIOVANI PROFESSIONISTI. NO ALL’ENTRATA DI SOCI DI SOLO CAPITALE NEGLI STUDI DEGLI AVVOCATI: RICHIO DI INFILTRAZIONI MALAVITOSE E DI CONFLITTI DI INTERESSE”


Dure critiche dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura-Oua sulle anticipazioni sui principali provvedimenti relativi alle libere professioni contenuti nel maxi emendamento varato dal Governo ieri sera. Per Maurizio de Tilla, presidente Oua «la preoccupazione degli italiani aumenta perché l’Esecutivo continua a prospettare interventi su settori che poco hanno a che vedere con la crisi economica. L’abolizione delle tariffe minime e l’introduzione delle società di capitali con i soci di solo capitale non contribuiranno a rilanciare l’economia».
«Sono provvedimenti inutili e ideologici – continua il presidente Oua - che rispondono agli interessi di alcuni settori produttivi e finanziari del Paese e alle pressioni di alcuni ambienti accademici che rifiutano il confronto con la realtà (gli stessi che non si accorsero dell’arrivo della crisi). Basterebbe tracciare un bilancio sulla legge Bersani, in vigore dal 2006, per evincere che l’abolizione delle tariffe non è servita a nulla se non a peggiorare la situazione dei giovani professionisti. Oggi ci risiamo. Si ripropone la stessa fallimentare ricetta e le conseguenze sono già note: più precariato per i giovani e meno qualità nelle prestazioni professionali».
«In quanto all’entrata dei soci di capitale negli studi degli avvocati –conclude de Tilla - andremo incontro a evidenti conflitti di interessi, nonché a possibili infiltrazioni malavitose. Che c’entra questo provvedimento con la crescita del Paese! Chapou al legislatore, l’Italia ha proprio bisogno di questi due interventi…purtroppo non possiamo che constatare che ancora una volta mancano, per esempio, interventi sui costi della Politica».
3 novembre 2011

giovedì, novembre 03, 2011

Addio "legge Pinto"?


Stretta sui risarcimenti per chi è stato vittima di un processo civile lumaca. La prevede uno degli ultimi articoli del pacchetto giustizia contenuto nella bozza del decreto sviluppo.
Secondo la nuova norma chi ha subito un danno per violazione del termine di ragionevole durata del processo, ha diritto a un indennizzo di entità pari a quella del contributo unificato che ha versato per il procedimento in cui si è verificata la violazione. E «nessuna ulteriore somma è dovuta dallo Stato».
Una nuova disciplina che, spiegano gli addetti ai lavori, farebbe scendere drasticamente i risarcimenti: attualmente il contributo unificato oscilla tra un minimo di 37 euro a un massimo di 1466 euro per le cause di maggior valore; molto meno dei 1000-1500 euro per ogni anno di ritardo che oggi vengono riconosciuti dalla giurisprudenza della Cassazione ma soprattutto della Corte di Strasburgo.
Ma c'è anche un'altra novità: l'istanza per ottenere l'equa riparazione non si presenterà più alla magistratura ordinaria ma all'agenzia delle entrate, che procederà al pagamento entro 18 mesi.
Un modo per «liberare» gli uffici giudiziari, oggi ingolfati dalle richieste di applicazione della legge Pinto, che ha introdotto il risarcimento per i processi lumaca.

Miseria e nobiltà.

L'udienza viene rinviata: causa topi.


La giustizia italiana ne esce letteralmente distrutta. Cosa è successo? Un processo è saltato perché alcune "pantegane veneziane", ha spiegato il presidente della Corte d'Appello di Venezia, hanno divorato il relativo fascicolo.
Questa l'incredibile vicenda con cui ha dovuto fare i conti l'avvocato veronese Massimo Veneri, che avrebbe dovuto curare gli interessi di una ditta scaligera che da diversi anni è contrapposta in un contenzioso legale a un'azienda padovana.

In primo grado il Tribunale civile aveva dato ragione alla ditta scaligera. Dopo l'appello, la causa di secondo grado, la cui prima udienza si è celebrata nel maggio del 2006. L'udienza in programma lo scorso 26 settembre, dopo cinque anni di rinvii, avrebbe dovuto essere la seduta decisiva. "Era tutto pronto - ha spiegato il legale -, sia da parte nostra sia della controparte: in calendario figuravano soltanto le conclusioni, dopodiché i magistrati avrebbero potuto pronunciare la parola fine. Invece...".

E invece il presidente della sezione della Corte d'Appello di Venezia ha comunicato che non si poteva discutere la causa civile: il relativo fascicolo era stato letteralmente distrutto dalle pantegane veneziane. Quindi il presidente della Corta ha pregato gli avvocati di ricostruire il fascicolo e, ha aggiunto l'avvocato Veneri, "ci ha consigliato di partecipare a un corso di derattizzatori, da far valere come crediti formativi per un migliore esercizio della professione".

martedì, novembre 01, 2011

Chi rappresenta la base dell’avvocatura?


Dalle nuove tecnologie spirano venti di democrazia.
L’esperienza delle “rivoluzioni” dei Paesi del Nord Africa evidenzia come l’ausilio della rete globale, attraverso i social network utilizzati anche come strumento di divulgazione di immagini e come elemento aggregativo, rappresenti un mezzo imprescindibile per dare parola a chi, essendo privo di rappresentanti istituzionali di riferimento, resterebbe altrimenti imbavagliato dalla censura o ancor peggio dalla supponenza del potere.
Il compito di discutere ed approvare la legge sulla riforma della professione forense spetta solo ed esclusivamente al parlamento.
Nessuna delega, più o meno in bianco, è ipotizzabile a favore del CNF il cui ruolo istituzionale, in questa sede, non può che essere quello di fornire un parere tecnico non vincolante sul disegno di legge (ove richiesto dal ministro).
Nessuna rappresentanza politica è concepibile in capo al CNF e ciò non solo perché nessuna norma gli attribuisce tale potere ma anche perché, un’eventuale rappresentanza politica si andrebbe a sovrapporre al potere giurisdizionale e alla potestà regolamentare.
L’elezione dei componenti del CNF avviene su base distrettuale da parte dei Consigli dell’Ordine, senza alcun criterio di proporzionalità rispetto al numero degli iscritti.
Il compito di rappresentare gli avvocati spetta, a mio giudizio, a tutte quelle associazioni che si rendono portatrici degli interessi della categoria e che siano nella loro struttura e composizione ispirate ai criteri di democraticità e proporzionalità (del resto anche i partiti politici altro non sono che associazioni private non riconosciute).
L’Associazione Nazionale Forense non è l’unica associazione contraria alla riforma forense così come concepita dal disegno di legge all’esame della Camera dei Deputati (e già licenziato dal Senato)!
Chi afferma ciò significa che non conosce il panorama forense attuale fatto di molteplici associazioni e movimenti che sono nati e stanno nascendo non solo sotto la spinta del malcontento generale della base dell’avvocatura ma anche e soprattutto per dar voce a proposte concrete.
Mai sottovalutare il fenomeno dei nuovi movimenti, delle nuove associazioni e delle istanze della base; e questo vale a prescindere dal numero degli aderenti o dallo strumento espressivo utilizzato.

Avv. Matteo SANTINI