venerdì, settembre 30, 2011

Riforme giustizia nella manovra : OUA chiama in piazza gli avvocati.


Sono già 100 le città coinvolte per le manifestazioni contro gli ultimi provvedimenti del Governo in materia di giustizia contenuti nella manovra economica e per rilanciare il pacchetto di proposte degli avvocati italiani per una vera riforma della macchina giudiziaria, per l'effettiva tutela dei diritti dei cittadini per il rilancio della competitività del Paese.
Lo ha annunciato l'Organismo Unitario dell'Avvocatura, rendendo noto che il 6 ottobre a Roma, presso la Cassa Forense (via E. Quirino Visconti 8), alle 11.30, si terrà una conferenza stampa per illustrare l'andamento delle iniziative e per presentare i dossier preparati dall'Oua sullo stato del settore e con essi i manifesti con le proposte per la riforma della settore.
"La mappa degli appuntamenti - ha spiegato soddisfatto il presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla - si estende lunga tutta la penisola, dal nord al sud, dalle grandi città alle piccole. Gli ordini e le associazioni forensi, i delegati Oua locali, singoli avvocati, ma anche amministratori comunali, pezzi della società civile si stanno mobilitando per queste giornate di "protesta e di proposta"."
"Da un lato - ha aggiunto de Tilla - protestiamo contro l'idea "vecchia" della giustizia come semplice voce di spesa e contro il ricorso continuo ai tagli ai diritti dei cittadini, con il solo scopo di fare "cassa", come avvenuto ancora una volta con l'ultima manovra economica con l'aumento del contributo unificato, il taglio dei Tribunali minori, le norme coercitive e illiberali sulla mediaconciliazioni obbligatoria. Dall'altro mettiamo in campo una fitta rete di dibattiti, confronti ed incontri con le Istituzioni e le parti sociali per analizzare lo stato dell'arte e presentare le proposte dell'avvocatura e della società civile perché si riforma la macchina giudiziaria senza danneggiare i cittadini ma eliminando gli sprechi, al fine di rilanciare la competitività del Paese".
Nei prossimi giorni si conoscerà l'elenco completo delle manifestazioni con l'indicazione delle città e degli uffici giudiziari.

giovedì, settembre 29, 2011

COA Salerno: calendario distribuzione nuovo Albo ed Agenda 2012.


CONSIGLIO DELL’ORDINE degli AVVOCATI di SALERNO

I Colleghi potranno ritirare, personalmente, dalle ore 9,30 alle ore 12,00 e dalle ore 15,30 alle ore 17,30, il nuovo Albo e l’Agenda 2012 osservando il seguente calendario:
Da mercoledì 5.10.2011 a sabato 8.10.2011(sino ad ore 11,30).
ritireranno i Colleghi il cui cognome inizia con la lettera A,B,C,D.
Consiglieri delegati:Avv.ti Baratta, Pepe, Scuccimarra, Tortolani.

Mercoledì 5.10.2011, giovedì 6.10.2011 e venerdì 7.10.2011 ore 15,30-17,30.
Delegati AIGA: Avv.ti G. Balbi, G. Maiello, C. Zucchetti, Porcini, M. Giordano, G. Ricciardi, B. Gallo e Consigliere dell’Ordine di turno

Da lunedì 10.10 2011 a mercoledì 12.10.2011 ritireranno i Colleghi il cui cognome inizia con la lettera E,F,G,H,I.
Consiglieri delegati:Avv.ti Cassandra, Spirito, Visconti.
Da lunedì 10.10.2011 a mercoledì 12.10.2011 dalle ore 15,30 alle ore 17,30
Delegati AIGA: Avv.ti M. Granozi, C. Zucchetti, G. Balbi, F. Iannone, G. Maiello, A. Ragone e Consigliere dell’Ordine di turno.

Da giovedì 13.10.2011 a sabato 15.10.2011(sino ad ore 11,30) ritireranno i Colleghi il cui cognome inizia con la lettera L,M,N,O,P.
Consiglieri delegati:Avv.ti Altieri,Majello,Visconti

Giovedì 13.10.2011 e venerdì 14.10.2011 dalle ore 15,30 alle ore 17,30
Delegati AIGA: Avv.ti G. Manzo, B. Gallo, G. Ricciardi, A. Della Valle, C.Zucchetti e Consigliere dell’Ordine di turno

Da lunedì 17.10.2011 a mercoledì 19.10.2011 ritireranno i Colleghi il cui cognome inizia con la lettera Q,R,S,U,V,Z.
Consiglieri delegati:Avv.ti Cacciatore, Cestaro, Toriello.

Da lunedì 17.10.2011 a mercoledì 19.10.2011 dalle ore 15,30 alle ore 17,30
Delegati AIGA: G.Majello, M.Granozi, G.Manzo, A.Ragone, G.Balbi, C.Zucchetti e Consigliere dell’Ordine di turno.

La consegna avverrà presso l’Aula Arturo De Felice(Biblioteca) esibendo il tesserino di iscrizione o documento di riconoscimento.
Per garantire ordine e puntualità s’invita a non chiedere deroghe.
Salerno, 28 settembre 2011

mercoledì, settembre 28, 2011

Riforme: l'opinione di Stefano Savi, Presidente del Consiglio dell’Ordine forense di Genova.


“La riforma forense, come licenziata dal senato, si presta ad alcune critiche. Nondimeno ritengo necessaria la sua approvazione celere da parte della Camera, in quanto comunque il testo contiene diversi passaggi positivi che è bene difendere. Il pericolo è che, considerati i tempi che appiano ristretti di questa legislatura, riaprire la discussione con la presentazione di nuovi emendamenti non consenta di raggiungere questo risultato. Fallire sarebbe una sconfitta per tutti, compreso il ministro della giustizia.
Venendo alle notazioni critiche, considero un errore non aver recepito la proposta dell’avvocatura in tema di accesso. La selezione alla pratica basata sulla preparazione e non sul numero chiuso e la frequentazione obbligatoria di Scuole forensi avrebbe consentito di rafforzare la qualificazione degli avvocati, come avviene in Francia.
Tra gli elementi positivi annovero la reintroduzione dei minimi tariffari, la specializzazione, la pur limitata riserva di consulenza legale. Rispetto al primo tema, sono consapevole che sia molto discusso; tuttavia ritengo che la reintroduzione dei minimi restituisca dignità al lavoro dei legali. E non solo. La loro abrogazione ha giovato ai contraenti forti ed in più ritengo che il loro svilimento denoti il tentativo di svilire la professione e, con essa, la inviolabilità della difesa.
Siamo contrari ad una impostazione mercantilistica. Anche per questo, ritengo essenziale recuperare la cultura della professione e della legalità. Risponde a questo obiettivo l’inaugurazione, avvenuta ieri, dei nuovi locali del Consigli dell’Ordine degli avvocati. Abbiamo tre nuove sale, che saranno dedicate alla formazione, per un totale di 370 posti. In più la nuove sede, che si aggiunge a quella storica nel palazzo del tribunale, sarà punto di riferimento dei colleghi e ospiterà, oltre i corsi di formazione, iniziative culturali per un dibattito aperto anche alle istituzioni universitarie, a quelle locali, a studiosi e tutti coloro che hanno a cuore il rafforzamento del sentimento di legalità”.

Silvio "paga" per cose non fatte.........

giovedì, settembre 22, 2011

Ecco la pubblicità forense "liberalizzata"!!!

I nostri 80 avvocati in azionen campagne from Alexandre van de Putte on Vimeo.

Benedetto XVI: “Senza diritto lo Stato è banda di briganti. Compito politici servire giustizia”.


(ANSA) "Servire il diritto e combattere il dominio dell'ingiustizia e' e rimane il compito fondamentale del politico".
E' il richiamo pronunciato da Benedetto XVI oggi a Berlino nel suo discorso al Bundestag, il Parlamento federale tedesco.
"Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico - ha spiegato il Papa - non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare cosi' le condizioni di fondo per la pace".
"Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell'azione politica effettiva", ha detto il Papa, aggiungendo però che "il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all'intelligenza del diritto".
Ratzinger ha quindi avvertito che "il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia".
E ha aggiunto la citazione dal "De civitate Dei" di Sant'Agostino: "Togli il diritto - e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?".
"Noi tedeschi - ha sottolineato ancora il Papa - sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere del diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto: era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull'orlo del precipizio".

SALERNO: LA PROCESSIONE IN ONORE DI SAN MATTEO.

martedì, settembre 20, 2011

OUA: IL 6 E 7 OTTOBRE MANIFESTAZIONI IN CENTO CITTÀ.


(AGENPARL) - Roma, 19 set - L’assemblea dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura- Oua, la rappresentanza politica degli avvocati italiani, ha approvato il fine settimana scorso, a Roma, quattro deliberati: due relativi alla manova economica, geografia giudiziaria e riforma forense, che indicono anche le manifestazioni pubbliche di mobilitazione del 6 e 7 ottobre in oltre 100 città del nostro Paese.
Un altro documento sulla parità di genere nelle rappresentanze istituzionali forensi e, infine, uno sul riscarcimento del danno delle vitime stradali.
Per Maurizio de Tilla, Presidente Oua, che ha convocato, a Roma, venerdì scorso, un partecipato incontro con oltre 100 ordini territoriali di tutta Italia e con la presenza del Cnf e delle associazioni forensi e che in queste ore sta preparando il calendario definitivo delle iniziative di protesta, "le manifestazioni del 6 e 7 ottobre saranno massicce e serviranno per spiegare all’opinione pubblica le ragioni di contrarietà dell’avvocatura sui provvedimenti contenuti nella manovra economica per quanto riguarda la giustizia e la riforma delle professioni, e a illustrare le conseguenze per i cittadini. Più di 100 saranno le città coinvolte. Crediamo, inoltre che sia urgente un incontro con il Ministro della Giustizia, Nitto Palma: vedremo se c’è volontà di dialogo".
In quanto alle proposte il presidente dell’Oua, ribadisce che è necessario il "via libera rapido, ma con le necessarie modifiche, alla riforma forense all’esame del Parlamento, la reintroduzione delle tariffe minime, del divieto del patto di quota lite e la netta distinzione con le imprese, ma anche l’esclusione dell’avvocatura dall’articolo 3 della manovra economica, come fatto con i medici, vista la rilevanza costituzionale della nostra professione".
Sul nodo giustizia, de Tilla contesta la filosofia di fondo della legge delega sulla geografia giudiziaria e facendo riferimento al deliberato approvato sottolinea che "pur in presenza di congiunture particolari come quella attuale (la giustizia) non può essere gestita in termini di “produttività aziendale”, poiché essa è, e rimane, un bisogno primario della collettività i cui costi devono considerarsi come socialmente utili e doverosamente assorbibili".
"Gli obiettivi di risparmio e di efficienza – continua - non si raggiungono affatto con l’indiscriminata e generica soppressione degli uffici giudiziari, quanto piuttosto con una oculata e condivisa riorganizzazione sul territorio degli attuali uffici di primo grado, anche con riguardo alle sezione distaccate, potenziando proprio quei tribunali di prossimità, che in ragione di una struttura meno complessa e burocratica, offrono una pronta e rapida risposta di giustizia, ed un più rapido accesso a tutti i servizi da parte dei cittadini, svolgendo il loro compito notoriamente con piena efficienza, tanto da allinearsi agli standards riconosciuti e previsti dalla Comunità europea".
"Per la modernizzazione della Giustizia – conclude, infine, de Tilla - la proposta è semplice: Patto per la giustizia e per i cittadini, sottoscritto da tutti gli operatori del settore, in testa Oua e Anm e “Decalogo Oua” sull’ordinamento giudiziario. Così si risparmia, si eliminano gli sprechi, non si danneggiano i cittadini e si recupera competitività per il Paese. Perché la Politica, in generale, e il Governo in particolare, eludono queste soluzioni a costo zero? Serve un urgente tavolo di confronto con le rappresentanze dell’avvocatura, in primis con l’OUA e il CNF, nonché con il Coordinamento Nazionale Ordini Forensi Minori. Attendiamo risposte".

lunedì, settembre 19, 2011

CNF: riforma forense subito per garantire professionalità e qualità ai cittadini.


Roma. “La manovra bis presenta profili di criticità, di metodo e di merito, che il Cnf ha più volte sollevato; ma riconosce la specificità degli ordinamenti professionali a garanzia della indipendenza e dell’autonomia delle professioni, distinguendola dall’ attività di impresa. Alcuni dei principi enunciati sono già contenuti nella riforma della professione forense (formazione obbligatoria, assicurazione obbligatoria, compensi ai praticanti, ndr) che è a metà del guado, essendo stata già approvata dal senato. Chiediamo dunque l’approvazione veloce del provvedimento anche alla camera per corrispondere alle esigenze di qualità e professionalità, attesa la peculiarità della professione forense ”.
In questi termini si è espresso oggi il consigliere segretario del Cnf Andrea Mascherin, intervenuto all’assemblea dell’Organismo unitario dell’avvocatura che si è tenuta a Roma. Mascherin ha indicato alla platea di Ordini e associazioni una strada, sulla quale i partecipanti si sono in massima parte ritrovati, che l’avvocatura deve responsabilmente percorrere: “Occorre privilegiare la responsabilità sociale dell’avvocato per puntare ad una società in cui contino diritto e legalità e non si faccia esclusivo appello al mercato, che ha dimostrato la sua insufficienza. L’avvocatura deve lavorare su iniziative di proposte, e non di protesta sterile, condurre analisi e predisporre soluzioni alternative in un progetto costruttivo di efficienza della giustizia e di qualificazione dell’avvocatura a tutela dei cittadini. Ben vengano iniziative pubbliche che abbiamo questo spirito”.
Il segretario Cnf ha evidenziato anche gli aspetti critici delle manovre di luglio e di agosto, ingiustificatamente punitive nei confronti dei cittadini prima ancora che degli avvocati, come la previsione di sanzioni per chi non si presenta in mediazione e l’aumento a tappeto del contributo unificato. Senza contare l’inadeguatezza del metodo di inserire norme spot in materia di giustizia in decreti leggi approvati a colpi di fiducia al di fuori di un disegno complessivo.

venerdì, settembre 16, 2011

Il Giudice di Pace di Catanzaro rileva la "non manifesta infondatezza" delle q.l.c. relative alla mediaconciliazione.


Per il giudice di Pace di Catanzaro, in una recente ordinanza, le censure di legittimità costituzionale mosse da una delle parti all'obbligo d'esperire la mediaconciliazione non appaiono manifestamente infondate.
In primis “appare evidente – scrive il giudice – la violazione degli articoli 76 e 77 della Costituzione per contrasto tra la legge delega e il decreto legislativo 28/10”.
Infatti, mentre nelle delega vi sarebbe la previsione dell’obbligo di attenersi al principio per cui la mediazione non debba “precludere l’accesso alla giustizia”, l’averla resa una condizione di procedibilità dell’azione giurisdizionale, si rivelerebbe una preclusione di fatto.
Condivisa anche la censura dell’attore riguardante l’articolo 24 della Costituzione, in quanto, se il tentativo obbligatorio ha un costo “non meramente simbolico” allora “nella sostanza il sistema subordina l’esercizio della funzione giurisdizionale al pagamento di una somma di denaro”.
In ultimo, per il giudice “merita adesione” anche l’argomentazione relativa alla violazione dell’articolo 3 della Carta, e dunque del principio di uguaglianza, in quanto il sistema “consentendo solo alla parte convenuta di non aderire al procedimento”, ipotesi non consentita alla parte attrice, graverebbe soltanto quest’ultima dell’obbligo di esercitare il procedimento di mediazione per poter far valere il suo diritto.
Va tuttavia ricordato che con il Dm 145/2011 sono state introdotte delle modifiche al Dm 180/2010 proprio con riguardo ai costi della mediazione obbligatoria, soprattutto quando al procedimento non partecipa anche la parte convenuta. Secondo la nuova tariffa, infatti, l’istante dovrà corrispondere all'organismo la cifra di 40 euro, fino ad un valore delle controversia di mille euro, o 50 euro oltre i mille euro.

giovedì, settembre 15, 2011

Napoli ancora alle prese con.....i rifiuti.

CONVOCATI A ROMA PER DOMANI GLI STATI GENERALI DELL'AVVOCATURA.


L’Organismo Unitario dell’Avvocatura-OUA, ha convocato a Roma per domani 16 settembre gli Stati Generali dell’Avvocatura.
Gli avvocati, già in stato di agitazione annunciano dure iniziative di protesta contro i provvedimenti in materia di giustizia e riforma della professione, contenuti nella manovra economica bis. Lo si legge in una nota.
Per Maurizio de Tilla, presidente Oua: “Il disagio sul territorio è fortissimo contro la decisione del Governo di inserire nella manovra economica interventi su materie delicate come la giustizia e la riforma delle professioni, che non hanno nulla a che vedere con la grave situazione di crisi economico-finanziaria che attraversa il Paese. La chiusura dei piccoli tribunali, l’aumento del contributo unificato, le norme vessatorie sulla mediaconciliazione obbligatoria e il complessivo attacco alle professioni, ormai equiparate a delle semplici imprese, sono provvedimenti dettati da una logica emergenzialista e di corto respiro». «Per questa ragione – conclude de Tilla – l’OUA, che ha già dichiarato lo stato di agitazione, ha deciso di convocare gli stati generali dell’Avvocatura a Roma il 16 settembre. Oltre cento gli ordini nonchè le associazioni forensi di tutta Italia che hanno già garantito la loro presenza. Si annunciano dure iniziative di protesta, possibile una grande manifestazione nazionale, come avvenne nel caso della marcia contro la Legge Bersani nel 2006”.

mercoledì, settembre 14, 2011

«Sui tagli ai tribunalini scelte caso per caso».


Il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma ha precisato che nel decidere accorpamenti e tagli il governo «valuterà caso per caso la situazione geografica, infrastrutturale e il tipo di pendenze. Perché – ha aggiunto – la revisione è ispirata, sì, a problemi economici e di efficienza dell'azione giudiziaria, ma non può prescindere dalle esigenze dei cittadini serviti da un determinato Tribunale».
La delega per la riforma sarà votata in settimana con il dl sulla manovra economica e subito dopo il ministero si metterà al lavoro – anche con il Csm – per i decreti delegati (ci sono 12 mesi di tempo).
Si dovrebbe partire «dal basso»: prima i giudici di pace, poi le sezioni distaccate, infine i Tribunalini ed, eventualmente, le Procurine per le quali, peraltro, la delega parla di «possibilità» di accorpamento, senza alcun vincolo.
Quest'ultimo, è uno dei punti che preoccupano di più l'Anm, pur favorevole alla revisione della geografia giudiziaria, perché si teme, tra l'altro, che la disarticolazione di Tribunali e Procure possa diventare il primo passo (sia pure solo fisico, e quindi simbolico) di una separazione tra giudici e pm.
«Non condivido questa critica» ha detto ieri Nitto Palma né le altre due formulate dall'Anm «che chiede - ha ricordato - di eliminare i Tribunali con meno di 20 magistrati e che non ci sia il limite di 3 Tribunali per ciascun distretto di Corte d'appello». «Non è detto che un Tribunale piccolo sia un non Tribunale», ha sostenuto il guardasigilli dopo aver precisato che si procederà «caso per caso», sulla base dei criteri fissati nella delega.
Nella quale, peraltro, non sono indicati numeri né per quanto attiene il numero di uffici da tagliare o accorpare né sulle dimensioni minime dei Tribunalini.
Spetterà a un pool di magistrati del ministero – dopo il voto di fiducia della Camera – individuare i tagli e gli accorpamenti.

martedì, settembre 13, 2011

Il Tribunale di Palermo rinvia la mediaconciliazione alla Corte Giustizia Europea.


Non c’è pace per la mediaconciliazione introdotta in via obbligatoria, nello scorso mese di marzo, per una serie di controversie e fortemente contestata dagli avvocati.
Dopo la questione di costituzionalità sollevata dal Tar Lazio, promossa fra l’altro dall’Oua, e l’ordinanza di rinvio sempre alla Corte costituzionale da parte del giudice di Pace di Parma; è la volta del tribunale di Palermo, Sezione staccata di Bagheria, che ha rimesso ai giudici di Lussemburgo il giudizio sulla compatibilità della mediazione all’italiana con la direttiva 2008/52/CE.
Al centro dell’ordinanza l’assenza di specifiche competenze giuridiche del mediatore, il problema della competenza territoriale e la possibilità di chiudere senza alcuna proposta da parte del mediatore.
Se è vero che la direttiva riguardava in primis la mediazione per liti transfrontaliere, obbligando solo per quest’ultime gli Stati membri ad adottare una normativa conforme, è anche vero che lo Stato italiano nella legge delega sulla mediazione, la n. 69/2009, ha “richiamato e recepito la direttiva anche per le controversie tra soli cittadini italiani”. Ragion per cui l’ “interpretazione fornita dalla Corte di giustizia si estenderebbe anche alle controversie nazionali”.
Infatti, all’articolo 60 la legge delega prevede che la norma di attuazione “deve essere elaborata nel rispetto e in coerenza con la normativa comunitaria”, e che uno dei “criteri direttivi per il Governo era quello di disciplinare la mediazione nel rispetto della normativa comunitaria”.
La Corte di giustizia, infatti, ha "giudicato in maniera costante che, quando una normativa nazionale si conforma, per le soluzioni che essa apporta a situazioni puramente interne, a quelle adottate nel diritto comunitario, esiste un interesse comunitario certo a che, per evitare future divergenze d’interpretazione, le disposizioni o le nozioni riprese dal diritto comunitario ricevano un’interpretazione uniforme, a prescindere dalle condizioni in cui verranno applicate" (Cgue 11 dicembre 2007, Causa C-280/06).
Così, il Tribunale di Palermo, nel sospendere il processo, ha chiesto alla Corte di giustizia se:
1) gli articoli 3 e 4 della direttiva 2008/52/CE sull’efficacia e competenza del mediatore possano interpretarsi nel senso di richiedere che il mediatore sia dotato anche di competenze in campo giuridico e che la scelta del mediatore da parte del responsabile dell’organismo debba avvenire in considerazione delle specifiche conoscenze ed esperienze professionali in relazione alla materia oggetto di controversia;
2) l’articolo 1 della direttiva 2008/52/CE possa interpretarsi nel senso di richiedere criteri di competenza territoriale degli organismi di mediazione che mirino a facilitare l'accesso alla risoluzione alternativa delle controversie ed a promuovere la composizione amichevole delle medesime;
3) l’articolo 1 della direttiva 2008/52/CE sull’equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario, l’art. 3 lett. a), il considerando 10 ed il considerando 13 della direttiva 2008/52/CE sull’assoluta centralità della volontà delle parti nella gestione del procedimento di mediazione e nella decisione relativa alla sua conclusione possano interpretarsi nel senso che, quando l'accordo amichevole e spontaneo non è raggiunto, il mediatore possa formulare una proposta di conciliazione salvo che le parti non gli chiedano congiuntamente di non farlo (poiché ritengono di dover porre fine al procedimento di mediazione).