venerdì, febbraio 06, 2009

Giustizia: con ddl governo limiti per i pm, piu' spazio alla difesa.


(ANSA) - ROMA, 6 FEB - Limiti ai poteri del pm, maggiore autonomia alla polizia giudiziaria. Sono alcune delle novita' del ddl approvato oggi dal Cdm.
In 32 articoli ridisegna la fisionomia del processo penale dando inoltre poteri piu' ampi per la difesa degli imputati, competenze estese per la Corte di Assise, sospensione del processo agli irreperibili accusati di reati non gravi, controllo sulla produttivita' dei magistrati, pm onorari elettivi, notifiche on line e via libera alla digitalizzazione.
Il pm , non particolare, non potra' piu' prendere cognizione diretta delle notizie di reato ma si limitera' a riceverle dalla polizia giudiziaria'.
Quest'ultima godra' di maggiore autonomia, cosi' da poter svolgere investigazioni anche autonome rispetto a quelle delegate dal pm'.
E' previsto anche un maggiore controllo sulle richieste di emissione di provvedimenti cautelari formulate dal pm' tramite il visto obbligatorio del capo dell'ufficio.
Potere piu' ampio, invece, per l'imputato di far ammettere le prove a discarico.
A parziale contrappeso, si impone maggiore rigore nell'indicare la rilevanza dei testimoni da ascoltare. Altro passaggio importante del Dl e' il via libera all' uso dell'informatica per la formazione e la comunicazione degli atti. (ANSA).

Non uccidete Eluana!

De Tilla: l'Avvocatura abbia rilevanza costituzionale.


Consiglio di lettura: romanzo "Studio Illegale" - Editore Marsilio.

Oggi De Tilla ha incontrato il Presidente della Camera on. Fini.

giovedì, febbraio 05, 2009

La vera identità di Genchi.

Troppi avvocati: in arrivo giro di vite su accesso e formazione. Cnf e associazioni forensi puntano a varare la riforma entro febbraio.


Pratica forense a ostacoli, con test d'ingresso per ottenere l'iscrizione all'albo dei praticanti e obbligo di frequentare per due anni, oltre che uno studio professionale per svolgere il tirocinio, anche una scuola forense dove si sosterranno verifiche intermedie e finali di profitto.
Nuovi paletti anche per l'esame di stato: non potrà presentarsi chi ha più di 50 anni, si dovrà superare una preselezione informatica, e non si potranno più utilizzare i codici commentati per le prove scritte.
E ancora: formazione continua obbligatoria e più controllata, possibilità per gli avvocati di specializzarsi in una o più branche del diritto solo attraverso corsi di alta formazione ed esame finale davanti al Consiglio nazionale forense, verifiche periodiche sull'esercizio effettivo e continuativo dell'attività, pena la cancellazione dall'albo.
Sono alcune delle proposte alle quali sta lavorando in queste settimane la commissione costituita dal Cnf e composta dai presidenti degli ordini territoriali, delle associazioni forensi e della Cassa di previdenza degli avvocati, che punta ad approvare un testo di riforma della legge professionale entro fine mese.
L'esigenza di svecchiare l'ordinamento forense, ancora disciplinato da una normativa del 1933, è all'ordine del giorno dagli avvocati ormai da anni.
Ma ora è diventata anche una priorità del governo, come ha sottolineato a fine gennaio il Guardasigilli, Angelino Alfano, nella relazione annuale al parlamento sullo stato della giustizia. Il ministro aveva già convocato i rappresentanti degli avvocati a via Arenula, all'inizio dell'autunno scorso, invitandoli a produrre “al più presto” proposte per il riordino del proprio settore professionale.
Proposte che il governo è pronto a trasformare in disegno di legge, tanto più se condivise da tutta l'avvocatura.
Dopo quattro mesi di riunioni, ora i lavori della commissione guidata dal Cnf sembrano in dirittura d'arrivo, in parallelo con la presentazione, a fine 2008, di alcuni progetti di legge in senato che incontrano il consenso degli avvocati, e che sono pronti a iniziare l'iter in commissione giustizia.
“Per esser tali gli avvocati hanno bisogno di moderne regole che consentano un accesso selezionato, una formazione continua accurata, un procedimento disciplinare semplificato e spedito, un'amministrazione degli albi più ordinata. Una riforma radicale della professione che ne esalti la funzione e ne ammoderni l'organizzazione”, spiega Guido Alpa, presidente del Cnf, che confida nella predisposizione in tempi brevi di un testo condiviso.
L'intesa, per la verità, esiste già su alcuni capitoli cruciali. In primis la maggior selezione dei futuri avvocati. Considerati anche i numeri snocciolati nei giorni scorsi da Vincenzo Carbone, primo presidente della Cassazione, l'Italia, con i suoi oltre 200 mila avvocati, detiene un primato europeo quasi surreale, dal momento che i suoi principi del foro sono il quadruplo dei legali francesi e quasi il doppio dei colleghi inglesi, come dire che un avvocato sue tre, nella Ue, è italiano.
Consenso c'è anche sul capitolo formazione continua obbligatoria e specializzazioni (cavallo di battaglia, quest'ultimo, dei penalisti guidati da Oreste Dominioni), sulle incompatibilità con altre attività di lavoro autonomo o subordinato, e sulla permanenza nell'albo solo a patto dell'esercizio continuo ed effettivo della professione: tutte regole che servono a selezionare i professionisti migliori attraverso controlli sulla qualità della prestazione professionale.
In dirittura anche la disciplina delle associazioni e società tra professionisti, che include quelle multidisciplinari ed esclude le società di capitali, la reintroduzione dei minimi e massimi tariffari e del divieto di patto di quota lite, la consulenza legale riservata agli avvocati.
Uno dei nodi da sciogliere, invece, resta il procedimento disciplinare.
Il Cnf sta vagliando l'ipotesi di istituire un organo distrettuale, di emanazione dei coa, con due sezioni distinte, una istruttoria e una giudicante, composte in modo che resti esclusa (nella prima) o non maggioritaria (nella seconda) la presenza dei consiglieri dell'ordine di appartenenza del legale sotto giudizio.
Un modo per evitare le possibili distorsioni derivanti dal fatto che l'avvocato “incolpato” è anche elettore del collega “giudice”, e garantire meglio la terzietà di quest'ultimo. L'idea però non ha convinto del tutto i grandi ordini come Milano e Roma, la cui opposizione a fine dicembre aveva rischiato di far saltare tutto il tavolo. Ora, però, sembra che la linea del buon senso stia prevalendo.
“Siamo in una fase costruttiva”, conferma Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua, sottolineando però che “occorre ancora limare qualche punto, e tenere conto, anche in un secondo momento, delle richieste dell'Oua (ruolo dell'Organismo unitario nel congresso forense, l'avvocatura come soggetto costituzionale, maggiore rappresentatività degli ordini in rapporto al peso numerico in seno al Cnf ed elezione diretta dei suoi consiglieri, ndr)”.
Resta ora da vedere se nel giro delle prossime riunioni, fissate per il 7, il 14, e il 21-22 febbraio, gli avvocati riusciranno a trovare la mediazione per chiudere la partita.
Articolo tratto da: Italia Oggi

Elezioni Cassa Forense: comunicato della Camera Civile di Salerno.


Io sottoscritto avv. Lucia Ragone esprimo i miei sinceri ringraziamenti a tutti i Colleghi che hanno appoggiato la mia candidatura per l'elezione dei delegati alla Cassa forense, sia ai sottoscrittori della lista sia a tutti coloro che mi hanno espresso, numerosi, la volontà di votare la lista da me rappresentata con l'avv. Vito Carabotta.
Con sommo rammarico devo però comunicare che la lista da me rappresentata è stata esclusa dalla competizione elettorale a seguito di reclamo presentato dagli avv.ti Gabriele Capuano e Rosario Manzo alla commissione elettorale di appello.
Il reclamo è stato depositato in data 13-01-09 (liste dichiarate ricevibili con comunicazione del 12-12-08) ed il 15-01-09 gli avv.ti Edilberto Ricciardi, Antonio Rienzo (sostituito in pari data all'avv. Pepe componente effettivo della commissione elettorale di appello) e l'avv. Mario De Liguori hanno dichiarato irricevibile la lista n. due - candidati Lucia Ragone e Vito Carabotta - adducendo in motivazione che la firma dei candidati, sulla dichiarazione di possesso dei requisiti previsti nello statuto della Cassa Forense, non era provvista di autentica e tanto in accoglimento del motivo di reclamo proposto dagli avv.ti Capuano-Manzo.
Avuto accesso agli atti si è appurato che l'avv. Mario De Liguori, componente effettivo della commissione di appello, in data 26-11-08 aveva sottoscritto la lista degli avv.ti Capuano - Manzo, in posizione n. 6 e ricevendo autentica dal presidente del Consiglio dell'Ordine di Nocera che ha dichiarato vere ed autentiche tutte le firme apposte in calce alla lista.
La circostanza che l'avv. Mario De Liguori abbia sottoscritto una lista di candidati, nel caso di specie quella dei reclamanti, costituisce aperta violazione dell'art. 5 comma 3 del regolamento forense che espressamente vieta ai componenti delle commissioni elettorali di poter essere candidati, sottoscrittori o presentatori di lista.
E' stata promossa impugnativa all'autorità giudiziaria per la sospensiva del provvedimento della commissione elettorale di appello, anche per altri motivi oltre a quello sopra riportato, il giudice ha ritenuto di non concederla, alla luce della ferma difesa effettuata dal Consiglio dell'Ordine di Salerno con mandato a firma dell'avv. Americo Montera, di quella dell'avv. Rienzo e del Consiglio dell'Ordine di Sala Consilina, degli avv.ti Capuano e Manzo, ritenendo sussistente un difetto di giurisdizione.
Il provvedimento reso dal magistrato non è stato ritenuto da me e dai miei legali condivisibile e verranno proposte le impugnative di legge.
Nel frattempo avranno luogo le elezioni dei delegati e invito tutti ad esprimere il voto con serenità e coscienza.
Grazie
Avv. Lucia Ragone



ABBIAMO RICEVUTO VIA FAX LA SUDDESCRITTA COMUNICAZIONE, A FIRMA DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA CIVILE DI SALERNO, E – PER DOVERE DI CRONACA – LA PUBBLICHIAMO.
NONDIMENO DOBBIAMO DIRE CHE, ANCORA UNA VOLTA, NON CONDIVIDIAMO LA METODOLOGIA ADOTTATA DALLA “CAMERA CIVILE”.
A NOSTRO SOMMESSO AVVISO, NON BISOGNEREBBE MAI COINVOLGERE LE ISTITUZIONI FORENSI - CHE APPARTENGONO A TUTTI GLI AVVOCATI - NELLE PROPRIE CONTROVERSIE PRIVATE.
IL CONSIGLIO DELL’ORDINE DI SALERNO, MA ANCHE GLI ALTRI ORDINI DEL DISTRETTO, DI FRONTE AD UN’AZIONE INCARDINATA AL DI FUORI DELLE ISTITUZIONI FORENSI STESSE, SI E’ LECITAMENTE DIFESO ED HA FATTO BENISSIMO A FARLO: CHI PERDE UNA CAUSA, NON PUO’ POI ADOMBRARE COMPLOTTI.
PERO’, UNA VOLTE E PER TUTTE, BISOGNEREBBE INVERTIRE LA TENDENZA E SMETTERLA CON LE DENUNCE PENALI E GLI ATTI DI CITAZIONE, PERCHE’ L’AVVOCATURA ADESSO HA BISOGNO SOLO DI UNITA’ D’INTENTI E DI AZIONI (… NON CERTO DELLA POLITICA DEL “TANTO PEGGIO, TANTO MEGLIO”)!
IL GIUSTIZIALISMO NON CI PIACE E, MEN CHE MENO, CI PIACE IL GIUSTIZIALISMO APPLICATO ALLA POLITICA GIUDIZIARIA.
UNA DELLE PECULIARITA’ DEGLI “ORDINAMENTI” CHE ASPIRANO AD UNA SUPERIORE DIGNITA’ GIURIDICA (E L’AVVOCATURA E’ CERTO UNO DI ESSI) E’ SICURAMENTE LA “GIUSTIZIA DOMESTICA”: IL RIUSCIRE A RISOLVERE EVENTUALI CONFLITTI AL PROPRIO INTERNO, SENZA BISOGNO DI CHIAMARE IN SOCCORSO ALTRI SOGGETTI.
IN CONCLUSIONE, ESPRIMIAMO TUTTO IL NOSTRO RAMMARICO PER QUESTA VICENDA, MA ESSA - A PRESCINDERE DAL MERITO, RISPETTO AL QUALE NON VOGLIAMO ASSOLUTAMENTE PRENDERE POSIZIONE – CI SEMBRA, PURTROPPO, IL COERENTE SUGGELLO DI UNA CAMPAGNA ELETTORALE POVERA DI CONTENUTI E SEPOLTA DAL DISINTERESSE GENERALE.
SPERIAMO DAVVERO IN TEMPI MIGLIORI.
CONSIGLIOAPERTO

Giustizia: riforma “a buon punto”, forse debutto al Cdm di venerdì.


Roma, 4 feb (Velino) - La riforma della giustizia potrebbe già essere varata dal Consiglio dei ministri di venerdì prossimo.
Il testo infatti sarebbe “a buon punto” secondo quanto riferito dai partecipanti alla riunione tecnica che si è svolta questa mattina a Palazzo Grazioli con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il responsabile giustizia della Lega Matteo Brigandì, il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno e il parlamentare e consulente giuridico del premier Niccolò Ghedini.
In maggioranza si sarebbe quindi trovato un accordo “di massima” su tutta la linea e resterebbero solo da fare delle limature al testo.
Una messa a punto che non dovrebbe far sforare dalla tabella di marcia. Anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa conferma la tempistica: “Non escludo affatto che la riforma possa essere votata dal governo già questo venerdì. È tutto pronto, è solo un problema di tempi per trascrivere alcuni principi che vogliamo vengano inseriti. Credo però che per venerdì si possa fare in tempo”.
La riforma Alfano che approderà in Consiglio dei ministri, a quanto si apprende, non prevede la separazione degli ordini, per la quale serve una legge costituzionale. Viene invece confermata la modifica del rapporto tra pubblico ministero e polizia giudiziaria, a favore di quest’ultima, e la digitalizzazione delle notifiche di reato.
Non dovrebbe essere inserita nel provvedimento, invece, tutta la parte relativa alla messa alla prova, che era già stata esaminata all’interno della maggioranza nei giorni scorsi.
Dalla riunione sarebbe invece emersa l’intenzione di inserire l’ipotesi di rendere elettivi i giudici di pace, come chiesto dalla Lega. Non però una elezione a suffragio universale: i pm presso i giudici di pace saranno eletti da magistrati, avvocati e professori di diritto del distretto in cui si troveranno a lavorare. Un primo “bel passo avanti” comunque, dice Brigandì, verso l’elezione diretta dei giudici da parte dei cittadini.
Dal vertice tecnico sarebbe uscita poi la volontà politica di raccogliere sulla riforma la più ampia condivisione possibile.
Domani nella commissione Giustizia della Camera inizierà la discussione sugli emendamenti. Il governo ha raggiunto un accordo nei giorni scorsi, presentando un pacchetto di otto emendamenti al ddl Alfano che recepisce anche alcune proposte dell’Udc (tra i partiti della maggioranza, però, restano divergenze, come dimostrano gli emendamenti di segno opposto presentati in extremis da Forza Italia e An).
Sulla novità dell’introduzione della formula più restrittiva di “gravi indizi di colpevolezza” – invece che “gravi indizi di reato” – necessaria perché possa essere concessa l’autorizzazione all’ascolto, il Pd ha alzato un muro, annunciando che - se non ci sarà una marcia in dietro del governo - voterà contro il provvedimento.
Il Pd - che oggi ha presentato una ventina di subemendamenti – vuole anche il ritorno al giudice competente per le autorizzazioni, eliminando l’organo collegiale e l’abolizione del termine complessivo di 60 giorni per la durate delle intercettazioni.

mercoledì, febbraio 04, 2009

CASO ENGLARO: ALFANO, PRESTO LEGGE PER VUOTO LEGISLATIVO.


"In qualita' di Ministro della Giustizia, ritengo assolutamente necessario un intervento legislativo finalizzato a regolamentare questa delicata materia".
Lo afferma, in una nota, il Guardasigilli Angelino Alfano in merito al caso di Eluana Englaro, rilevando che tale "intervento, in realta', si e' gia' tradotto in una proposta di legge, presentata dal relatore, il senatore Calabro', che costituisce il testo base su cui sta lavorando alacremente la commissione Sanita' del Senato".
Per Alfano, "il dramma di Eluana pone degli interrogativi laceranti: come uomo e come cattolico, di fronte all'insondabile e sacro mistero della vita, considero un fatto terribile togliere cibo e acqua a una persona, incapace di decidere autonomamente di infrangere questo stesso mistero".
Rispetto a "questa considerazione, - conclude Alfano - il dramma che avverto e' piu' grande perche', se l'iter legislativo di questa proposta di legge fosse gia' arrivato al termine, nessun tribunale sospenderebbe l'idratazione e l'alimentazione a Eluana poiche', non essendo cure mediche, non potrebbero essere sospese".
(04 febbraio 2009)

Infuria la polemica tra Di Pietro e l'Unione Camere Penali.


DI PIETRO, MI CALUNNIANO MA PORTERO' 200MILA TESTIMONI = (AGI) - Roma, 3 feb. - "Bene ha fatto la Procura di Roma ad iscrivere, come atto dovuto, la denuncia presentata dall'avvocato Dominioni, allo stesso tempo presidente dell'Unione delle Camere Penali e legale della famiglia Berlusconi. La Procura fara' altrettanto bene quando iscrivera' il nome di Dominioni e di chi, insieme a lui, mi ha calunniato sulla falsa presupposizione che io abbia offeso il Capo dello Stato".
Lo afferma in una nota Antonio Di Pietro. "Una persona di tale levatura culturale e preparazione professionale - prosegue il leader Idv - dovrebbe sapere che e' un grave errore affidarsi a ricostruzioni giornalistiche sommarie, piuttosto che accertare prima quel che e' successo realmente. Io portero' con me, come testimoni, oltre 200mila persone che, attraverso la diretta streaming, hanno assistito al mio intervento. L'avvocato Dominioni portera' solo un generico 'sentito dire'. Ma, forse, la verita' e' molto piu' banale: chi ha fatto quelle denunce non intende perseguire un fine di giustizia, ma soltanto fare un favore ai propri clienti". "Spiace che, per fare cio', abbia coinvolto - conclude Di Pietro - un'importante istituzione quale quella dell'Unione delle Camere Penali". (AGI)

Replica del Presidente Oreste Dominioni

L’on. Di Pietro, messo di fronte alla portata giuridica delle sue dichiarazioni di piazza Farnese, sembra proprio perdere la misura di ciò che è utile a scagionarsi.
Quanto al riferimento alla calunnia, forse è da rimandare l’on. Di Pietro alla lettura delle norme e alle sue dichiarazioni registrate dalla stampa.
Con una considerazione elementare: non è buona cosa, nell’impostare una propria difesa, fare fumo.
Grave è, piuttosto, ciò che l’on. Di Pietro non coglie o finge di non cogliere: l’iniziativa dei vertici dell’Unione delle Camere Penali Italiane ha risposto all’esigenza civile che, di fronte a timidezze partitiche, fosse dato un altolà a una progressiva quanto inconcepibile e alla fine anche illegittima aggressione istituzionale, fino a colpire inopinatamente la suprema carica dello Stato.
Del tutto fuori moda, se così si può dire, è poi indicare l'iniziativa dell'Unione delle Camere Penali come strumentale a miei supposti «clienti».
Oltre che risibile in sé, questa sortita dà la misura, purtroppo non sorprendente, di una concezione deformata della politica,della giustizia e dell’avvocatura.
Tra l’altro conviene all’on. Di Pietro che sia meglio attento ai suoi, di «clienti», se la stampa anche qui non mente.

Nota Stampa dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio delle Camere Penali Italiane

L'UFFICIO DI PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DELLE CAMERE PENALI ITALIANE, ORGANO DI RAPPRESENTANZA DELLE 120 CAMERE PENALI SUL TERRITORIO, PRESO ATTO DELL'IMPROPRIO ED INADEGUATO ATTACCO CHE L'ON. DI PIETRO MUOVE ALL'UNIONE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE, RIBADISCE IL PROPRIO APPREZZAMENTO PER L'OPERATO DEL PRESIDENTE DOMINIONI E DELLA GIUNTA NELL'AMBITO DI UN'INIZIATIVA DIRETTA A TUTELARE IL CAPO DELLO STATO DA CHI INTENDE METTERE IN DISCUSSIONE L'ADEGUATEZZA DEL RUOLO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NELLA GESTIONE -QUALE GARANTE DELLA COSTITUZIONE- DEL DIBATTITO SULLA GIUSTIZIA.

L'UFFICIO PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DELLE CAMERE PENALI ITALIANE
Avvocati Michele Cerabona, Fausto Pellizzari, Federico Vianelli.

Illegittima la delibera di un ente pubblico che pone gli avvocati del proprio ufficio legale alle dipendenze dell’area amministrativa.



La salvaguardia dell’autonomia ed indipendenza dell’attività professionale forense alle dipendenze di un ente pubblico esclude che possa esservi una subordinazione gerarchica ed un’ingerenza nella trattazione degli affari giuridico-legali attinenti alle competenze che il professionista può svolgere in virtù della sua iscrizione all’albo.
Pertanto, è illegittima la delibera con la quale una PA stabilisca che gli avvocati addetti al proprio ufficio legale debbano operare non già autonomamente, bensì all’interno dell’area amministrativa.
Nel caso in sentenza, veniva impugnato un provvedimento di un’Azienda sanitaria provinciale con il quale veniva modificata, in parte qua, la struttura organizzativa delineata nell’atto aziendale, con la previsione dell’inserimento dei legali presso il Dipartimento dell’area amministrativa, Struttura complessa “Gestione affari legali e convenzioni”.
(TAR Calabria Reggio Calabria, sez. I, 22 dicembre 2008, n. 731).

VATICANO: PER ELUANA ATTO DI "ANTIUMANESIMO".

Caso Englaro: siamo all'ultimo atto?

martedì, febbraio 03, 2009

ELEZIONE DEI DELEGATI ALLACASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA FORENSE PER IL QUADRIENNIO 2009 – 2013. A SALERNO SI VOTA IL 6 E 7 FEBBRAIO 2009.


Le elezioni dei delegati alla Cassa Nazionale di Previdenza Forense si svolgerano, a Salerno il 6 febbraio, dalle ore 09 alle 18, ed il 7 febbraio dalle ore 09 alle 13.
Per il distretto della Corte di Appello di Salerno le liste in lizza sono quattro,:
1)- "Per una previdenza stabile e sicura" Gabriele Capuano e Rosario Manzo;
3)- Andrea Baratta ed Americo Montera;
4)- "Per un presente tutelato ed un futuro garantito" Anna DeNicola;
5)- "Per aspera ad astra" Domenico Squillante e Stefania Marchese.
La lista n. 2 (composta da candidati della Camera Civile di Salerno), è stata esclusa dalla Commissione Elettorale di Appello.

Video inaugurazione anno giudiziario (..ovviamente di fantasia!)

lunedì, febbraio 02, 2009

La registrazione della cerimonia d'inaugurazione dell'Anno Giudiziario 2009 a Salerno.

Borrelli: su intercettazioni necessaria autocritica dei giudici.


MILANO (Reuters) - La nuova norma di regolamentazione sulle intercettazioni, al centro di una polemica politica, è necessaria perché se non ci sono stati forse abusi, ma c'è stato un uso eccessivo di questo strumento.
E' quanto ha affermato in un'intervista pubblicata ieri sul quotidiano “La Stampa” Francesco Saverio Borrelli, ex capo della procura di Milano e del pool Mani Pulite.
"Può darsi che la mia posizione sia impopolare ma bisogna essere autocritici. Non bisogna privare magistrati e forze dell'ordine di questo strumento di indagine ma probabilmente una riforma era inevitabile", ha detto Borrelli.
"Era necessario autolimitarsi. Non voglio parlare di abuso. Preferirei dire che c'è stato un eccesso. Un'eccessiva facilità in buona fede, nel protrarre a tempo indeterminato le intercettazioni".
Nei giorni scorsi il governo ha presentato alla Commissione Giustizia della Camera alcuni emendamenti al ddl sulle intercettazioni che ne limitano l'autorizzazione solo a fronte di "gravi indizi di colpevolezza" e per un massimo di trenta giorni - prorogabili per non oltre un mese - per reati che prevedono pene non inferiori ai cinque anni, e con multe salate per i giornalisti.

Con 200 mila avvocati l'Italia batte tutti in Europa.


In Europa solo l'Italia supera la soglia dei 200 mila avvocati. Più del 30% del totale.
La stima, elaborata dal Ccbe, il Consiglio degli ordini forensi d'Europa, è stata citata nella relazione di apertura dell'anno giudiziario dal primo presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone.
Gli altri paesi si attestano ben al di sotto di questa cifra: dalla Spagna con 154.953 alla Francia con soli 47.765 legali.