martedì, ottobre 09, 2007

Il "dopoprodi" di T.P.S.-

Il Guardasigilli adotta il Vaff.....!

Mastella contestato: minaccia la crisi di governo.

Mastella è stato bersaglio di una contestazione nel corso della parata del 'Columbus Day' a New York.

Al piccolo gruppetto di italiani, una decina in tutto, che lo ha accolto con cartelli di protesta lui ha risposto: "Pensavo foste 50 mila, invece siete cinque stronzi...".

Ai contestatori che gli chiedevano di fare una dichiarazione, il ministro ha anche detto: "Vi rispondo con quello che dice Beppe Grillo".

lunedì, ottobre 08, 2007

Situazione II Sezione Civile Tribunale Salerno.


Su nostra esplicita e reiterata sollecitazione, in riferimento alla paralisi della II Sezione Civile del Tribunale, il Presidente dell'Ordine Forense di Salerno ha indirizzato ai responsabili della situazione, la seguente missiva:

Salerno,otto ottobre 2007

Ch.mo
Dott.Luigi Mastrominico
Presidente del Tribunale di
Salerno
e
Dott.Gennaro Passannanti
Tribunale di Salerno


Gli armadi che custodiscono i fascicoli delle cause in carico alla seconda sezione civile sono stati modificati rispetto all'originaria suddivisione.

Infatti i fascicoli non sono più distribuiti per giorno di udienza ma per mese.

Certamente ciò non è giustificabile con la mancanza di arredi.

Tale errata e confusa sistemazione comporta che per consultare il fascicolo che interessa si è costretti ad una indagine lunga ed inutile,con il solo risultato di creare confusione ed "ingorghi".

Sollecito,pertanto, il Vs.intervento affinchè la sistenazione logistica sia riportata nella situazione "de quo ante".

La collaborazione degli Avvocati è stata sempre incondizionata e fattiva.

Ricordo che è il titolare dell'Ufficio che deve consegnare il fascicolo all'Avvocato e, pertanto, non vorrei che il funzionario, alle legittime richieste,debba controllare più scomparti invece che, comodamente e celermente,uno solo.

Trattasi di piccoli accorgimenti che,se attuati,rendono più celere e concreto,il lavoro di tutti.

In attesa della rapida attuazione di quanto innanzi,distinti saluti.

Il Presidente
Avv.Americo Montera

domenica, ottobre 07, 2007

Mastella polemizza con.....Sant'Oro.

I LAVORI DEL C.O.A. DI SALERNO.


Tornata del 09 ottobre 2007 (ore 16.00).

Ordine del giorno
1. Celebrazione procedimenti disciplinari, differiti dalla seduta consiliare del 5.6.07 a quella del 9.10.2007.

sabato, ottobre 06, 2007

I tagliatori di teste.


I magistrati sono tornati negli studi televisivi.

Dal momento in cui due di essi, Clementina Forleo e Luigi de Magistris, calcano come primattori le scene della politica italiana, il confronto tra la crisi attuale e quella del 1992 sembra ancora più calzante.

Ancora una volta l'Italia è attraversata da un vento di scandali e indagini giudiziarie che coinvolgono quasi sempre parlamentari e ministri. In realtà esistono — fra il '92 e oggi — alcune differenze.

All'epoca di Mani pulite un'intera Procura, la Procura di Milano, sembrava credere nella prospettiva di una via giudiziaria ai mali del Paese e scriveva, con avvisi di reato e mandati di cattura, l'agenda politica della nazione.

La «gente» guardava e applaudiva, ma aspettava che il menù del giorno venisse deciso dal Palazzo di giustizia della «capitale morale».

Oggi Forleo e de Magistris, come Beppe Grillo, sono soltanto gli occasionali beniamini di una folla che esprime tumultuosamente la sua rabbia ma non ha un leader.

Non esistono tribunali perché questa enorme giuria popolare conosce già i colpevoli e vuole la loro testa. Paradossalmente non è neppure necessario sapere quale sia il contenuto delle intercettazioni depositate negli archivi di Milano e Catanzaro.

La parola «intercettazioni» è già, di per sé, una prova sufficiente. Basta pronunciarla perché le tricoteuses (le megere che facevano la maglia a Parigi, in piazza della rivoluzione, mentre il boia Samson tagliava teste a passo di carica) chiedano una metaforica decapitazione.

Di fronte a questo fenomeno la classe politica sembra incerta, disorientata o, più semplicemente, ottusa. Qualcuno apre l'ombrello, come faceva Agostino Depretis nell'Ottocento, e aspetta che passi la bufera.

Qualcuno reagisce rabbiosamente come Clemente Mastella. Altri invece pensano che occorra fare gesti concilianti e lanciano alla folla, fuggendo, qualche boccone: la riduzione del numero dei parlamentari (quando?), il dimagrimento dei consigli d'amministrazione e delle istituzioni locali, la diminuzione delle auto blu, la sostituzione dei telefoni negli uffici pubblici con le comunicazioni via computer e, naturalmente, la soppressione degli enti inutili, logoro ritornello della politica italiana.

Francesco Merlo ha descritto bene l'«affannosa rincorsa del palazzo» ( Repubblica di ieri) e ha individuato in queste concessioni dell'ultimo minuto un segno del fossato che si sta aprendo nel Paese tra una parte considerevole della società e i suoi rappresentanti.

Esiste tuttavia un altro scollamento, ancora più pericoloso.

La folla di Beppe Grillo è convinta che i mali dell'Italia dipendano dai privilegi della casta e ne chiede la soppressione. Crede che quando i politici andranno a piedi e avranno il salario di un operaio specializzato, l'Italia avrà risolto i suoi problemi.

Al governo invece esiste un gruppo di persone (fra cui certamente Romano Prodi e Tommaso Padoa- Schioppa) per cui i veri nemici dell'Italia sono il debito pubblico, il lavoro nero e l'evasione fiscale.

Non possono dare retta alle grida della folla perché i loro temibili interlocutori di ogni giorno non sono gli italiani inferociti, ma i ministri e i partiti della coalizione, sempre pronti a spendere e a spandere.

Forse l'immagine che meglio rappresenta l'Italia d'oggi è la forbice, vale a dire uno strumento che funziona bene soltanto quando le due lame sono coordinate da una stessa mano e lavorano insieme.

Ma da noi mentre una lama vuole tagliare il debito, l'altra vuole tagliare le teste. La forbice, in queste condizioni, non può fare né l'uno né l'altro.

Sergio Romano

(tratto dal quotidiano "Il Corriere della Sera")

L’ingiustizia mediatica.


I magistrati parlano con le sentenze. Per essere davvero credibili devono esprimersi attraverso il loro ruolo, e in nessun altro modo.

Lo esige l’indipendenza della magistratura che è un valore alto e importante; un valore che impone non solo l’essere ma anche l’apparire. L’indipendenza dal potere politico (sacrosanta) non può significare antagonismo con la politica.

In questo quadro, lo scenario che ha visto ieri due magistrati di questa Repubblica sostenere in un dibattito tv di essere stati intimiditi per aver scoperchiato pentole maleodoranti che non andavano aperte ha suscitato reazioni molto forti.

E non è facile prevedere quali saranno le conseguenze di questo ennesimo braccio di ferro tra giustizia e politica. C’è chi ha parlato di una nuova «bufera» tra i due poteri dello Stato.

E ciò quasi a voler minimizzare l’episodio e a inserirlo nella lunga catena di contrapposizioni che in questi anni hanno scandito le polemiche tra il mondo delle toghe e quello delle istituzioni. Stavolta, invece, è accaduto qualcosa di assai più complesso e difficile da cancellare.

A differenza del passato, quando la polemica si dipanava tra gli addetti ai lavori e all’opinione pubblica gli echi arrivavano filtrati dai mezzi di comunicazione, stavolta milioni di telespettatori hanno ascoltato in presa diretta parole che mai, forse, si sarebbero aspettati di sentir pronunciate da due rappresentanti dell’Ordine giudiziario.

Una condanna, per certi versi ancora più grave, va mossa alla «confezione» del programma tv. L’abilità del regista e del conduttore, e il sapiente calibrare dei tempi e delle pause, l’alternanza di filmati e riprese di platee affollate di cartelli e giovani vocianti, hanno reso ancora più forte il contenuto di quella che è stata una denuncia grave e fortemente emotiva.

E c’è da chiedersi che effetto essa ha avuto sull’uomo della strada, sul cittadino utente della giustizia, sulle migliaia di persone che aspettano anni prima di veder riconosciuto un loro diritto. In tanti avranno pensato che, oltre a non essere uguale per tutti, la giustizia è davvero umiliata e offesa dai poteri forti.

Ma quanti ci hanno creduto? E quanti invece si sono convinti del contrario? Più volte è stato sostenuto che i magistrati non devono essere lasciati «senza parola e senza ascolto». Un’osservazione non solo condivisibile, ma opportuna e giusta. A patto però che il magistrato non si lasci andare ad accuse tutte da dimostrare contro le istituzioni o a comizi destinati a creare nuova sfiducia nella giustizia.

E, per di più, alla vigilia di una riunione del Csm che dovrà giudicare l’operato di almeno uno di loro. Nulla impedisce a un magistrato che si sia sentito condizionato o, peggio, minacciato nel suo lavoro, di denunciare nelle sedi competenti tutto quello che egli ritiene debba essere sanzionato anche in sede penale.

Ma usare il mezzo televisivo significa voler conseguire una finalità tutta diversa, che non sempre coincide con quella di veder trionfare la verità. I due rappresentanti dell’ordine giudiziario protagonisti della pubblica denuncia televisiva sanno bene di appartenere a un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere dello Stato.

E come tali essi avevano e hanno il diritto di essere tutelati in tutte e per tutte quelle che sono le loro guarentigie costituzionali. Ma per conseguire un tale risultato si debbono usare gli strumenti che la legge mette a disposizione di tutti i cittadini di questa Repubblica. Solo in un secondo momento, nel caso in cui la giustizia non faccia il suo corso, una pubblica protesta sarebbe forse accettabile.

Anche da un rappresentante dell’ordine giudiziario. È stato detto in passato che non tutti i magistrati si sono appropriati dell’ideologia del servizio che è l’antitesi di quell’abuso di libertà che Montesquieu definiva «arroganza del potere».

Di certo la professione che la magistratura esercitava tanti anni fa era intesa come una sorta di sacerdozio laico. Ora i tempi sono cambiati e quella visione è morta e seppellita.

Anche se esiste una minoranza di giudici che ancora la pensa così, che si considera al servizio della collettività e che, pur nella carenza di mezzi e di strutture della macchina giudiziaria, lotta affinché la giustizia, quella vera, amministrata nel nome del popolo italiano, trionfi sulle illegalità, sulla sopraffazione dei poteri forti.

Ma è una minoranza silenziosa alla quale non viene concesso il lusso dei microfoni e delle piazze telematiche e che parla alla gente con le sue sentenze, nel rispetto del principio costituzionale secondo il quale il giudice è soggetto solo alla legge.

Fino a qualche anno fa la terzietà, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura era considerata, fino a prova contraria, fuori discussione. Sandro Pertini disse una volta che il giudice non deve solo essere imparziale, ma apparire tale.

Quella grande, sacrosanta verità è stata vanificata dalla politicizzazione della magistratura, della sua divisione in correnti ideologiche che condiziona nomine, promozioni e carriere e spesso fa da anticamera all’ingresso nei Palazzi della politica.

Roberto Martinelli

(tratto dal quotidiano “Il Mattino”)

Ormai siamo tutti su internet!

I potenti e la satira.



I potenti, da sempre, amano solo l'applauso ed il servile omaggio dei cortigiani.

Perciò la satira, dove la democrazia e la libertà hanno vita grama, diventa addirittura uno strumento da "fuorilegge".

E' di questi giorni la notizia che il potente ministro Guardasigilli Clemente Mastella, seccato dalle troppe critiche, ha chiesto la chiusura di un blog a lui dedicato.

Questo sito, al di là del titolo indubbiamente un pò forte (www.mastellatiodio.blogspot.com), esprime solo legittime critiche verso la casta dei politici che, oramai, sono sulla bocca di tutti.

Staremo a vedere se sarà oscurato.

venerdì, ottobre 05, 2007

Per la rivista “Civiltà cattolica”, il governo Prodi è insufficiente sulla giustizia.


(AGI) - CdV, 4 ott. - “I due maggiori problemi della Giustizia in Italia sono la celerita’ dei processi e la certezza della pena”.

In un anno e mezzo “il Governo e’ riuscito a condurre in porto l’indulto e la riforma dell’ordinamento giudiziario: puo’ sembrare molto, secondo una visione realistica della situazione politica. Ma, nei fatti, i cittadini rimangono in attesa che questi problemi vengano affrontati e risolti”.

Lo scrive "Civilta’ Cattolica" che fa il punto sui problemi irrisolti e sui provvedimenti presi dal Governo “in tema di giustizia”.

Secondo la rivista dei gesuiti, la riforma dell’ordinamento giudiziario “incide solo indirettamente” sulle questione che stanno piu’ a cuore alla popolazione mentre “si teme che la discussione dei provvedimenti finanziari blocchera’ per tre mesi l’approvazione di ogni misura importante”.

“Fra l’altro - conclude l’articolo - anche il ministro Mastella aveva ritenuto necessaria la riconsiderazione dei termini di prescrizione previsti dalla cosiddetta legge ex Cirielli, che appaiono alla maggioranza degli operatori del diritto del tutto inadeguati rispetto alla lunghezza degli attuali tempi processuali”. (AGI)

Il problema di sempre di tutti i politici.

In mancanza di meglio, gli avvocati si danno...al cabaret!

Il caso Wanna Marchi diventa un musical, o meglio: uno Show-processo a teatro, che è stato ideato da un'associazione di avvocati.

Lo spettacolo, chiamato «Teletruffa alla crema», debutterà all'Ambra Jovinelli di Roma il 3 dicembre prossimo.

Un televisore che nel secondo atto diventa una prigione. E dietro le sbarre c'è Anna Sarchi, alter ego teatrale di Wanna Marchi, protagonista di uno dei casi giudiziari che più hanno tenuto banco negli ultimi anni. Ispirandosi all'ascesa e caduta dell'ex regina delle alghe, l'associazione «Avvocati in scena» ha realizzato «Teletruffa alla crema», un musical che debutterà all'Ambra Jovinelli il 3 dicembre.

Vanna Marchi e la figlia, Stefania Nobile, condannate a dieci anni in primo grado e in attesa del processo d'appello, avrebbero voluto recitare nel ruolo di se stesse, ma il presidente dell'associazione, il penalista Fabrizio Gallo, è disposto soltanto a invitarle come spettatrici. Chissà se accetteranno.

«La richiesta della signora e della figlia non era assurda, visto che sono parti in causa», osserva il difensore delle imputate, Liborio Cataliotti. La televenditrice tace, ma affida un messaggio al suo legale: «Non essendo stata coinvolta, mi riservo di verificare se è stato leso qualche mio diritto».

Sul palco ci saranno 15 avvocati, ma nella vita reale indossano la toga anche le coreografe Sarah Masato e Alessandra Villanucci. E Andrea Ricci, tecnico dell'audio e delle luci, è praticante in uno studio legale.

Insomma, a parte la sceneggiatura scritta da una professionista, Alessandra Arcuri, la compagnia (in 90 minuti e con 16 canzoni) si cimenterà in una storia che le è familiare.

«Ovviamente non è un caso — spiega Gallo, regista del musical —. Volevamo rappresentare un caso giudiziario proprio perché siamo avvocati. La scelta è caduta su Wanna Marchi perché è una vicenda su cui si può ironizzare. Avevamo pensato anche a Cogne, ma non si può fare del sarcasmo sull'omicidio di un bambino». Sarà infatti «un'interpretazione in chiave un po' comica», promette Rossella Allamprese, l'Anna Sarchi dello spettacolo, civilista ma anche cantante jazz e attrice.

Al centro della storia, le sventure di Sofia (Alessandra Arcuri), una casalinga squattrinata (e un po' disperata) che si lascia irretire dalle promesse della televenditrice e della figlia, Serena Mobile (Daniela Garbarino).

martedì, ottobre 02, 2007

Romano.....per favore vai via!


TRISTEZZA

Romano

per favore va via

tanto tu in casa mia

no, non entrerai mai.


Romano

sei piu triste perfino

di Pierino Fassino

stai lontano perchè

c'è tanta gente che non ti può soffrire

e se ti vede piange un pò

invece io voglio vivere e cantare

e non guardar Ballarò.


Romano

non hai proprio carisma

chiedi tutto a Nomisma

Per saper cosa far.


Romano

metti malinconia

neanche un po’di ironia

la tristezza sei tu.

lunedì, ottobre 01, 2007

Il Programma della V Conferenza Nazionale dell'Avvocatura.

Esami Avvocato 2007/2008: a Salerno la Commissione sarà presieduta dal Sen. Pinto?

A quanto pare il COA di Salerno avrebbe deciso di nominare il Senatore Michele Pinto, quale prossimo Presidente della Commissione d'Esame per l'abilitazione alla professione d'avvocato, presso la Corte d'Appello di Salerno (sessione 2007/2008).

Nato il 2 gennaio 1931 a Teggiano (Salerno), Avvocato penalista, il Senatore Michele Pinto, più volte parlamentare, è stato Ministro dell’agricoltura nel I Governo Prodi, dal 18 maggio 1996 al 20 ottobre 1998

Ha anche legato il proprio nome alla legge 24 marzo 2001, n. 89, recante “Misure per l' accelerazione dei giudizi e previsione di equa riparazione in caso di violazione del " termine ragionevole del processo” (detta appunto legge Pinto).

domenica, settembre 30, 2007

Finanziaria 2008: il Guardasigilli è pronto al decollo!

Giudici di pace in sciopero per 7 giorni dall’8 ottobre.


‘Il precariato dei giudici di pace viola i diritti costituzionali e offende la dignità della giustizia’.

E' uno degli slogan che campeggia sui cartelli esposti in piazza Montecitorio da un gruppo di giudici di pace pronti a dare battaglia per avere “un trattamento giuridico ed economico adeguato a quello di qualsiasi lavoratore”.

Dice l'avvocato Gabriele Longo, segretario generale dell'Unione nazionale dei giudici di pace e tra i promotori della protesta: “Siamo in 3.200 e ogni anno trattiamo 2milioni di procedimenti, con una media di 500 per ciascuno di noi. E' assurdo che la giustizia venga amministrata da persone che hanno un rapporto di lavoro così precario, senza tutela previdenziale e diritti”.

Gli fa eco l'avvocato Francesco Cersosimo, presidente nazionale dei giudici di pace: “Attendiamo risposte precise e concreti atti legislativi che vadano in direzione delle nostre aspettative”.

Uno sciopero generale di una settimana è stato proclamato a partire dal prossimo 8 ottobre.

sabato, settembre 29, 2007

La giustizia nella Finanziaria 2008.


"Destituita di fondamento, alla luce delle decisioni prese - ha sottolineato il Guardasigilli Mastella - l'ipotesi di portare a settant'anni l'eta' pensionabile dei magistrati, che io stesso ho definito ingestibile e sicuramente onerosa, con la Finanziaria e' stato razionalizzato il settore delle intercettazioni, attraverso l'introduzione di un sistema unico nazionale su base distrettuale, che consente un notevole risparmio di spesa".

"Non solo - aggiunge il ministro - e' stato possibile dotare la giustizia di uno strumento fondamentale quale e' l'informatizzazione del registro generale del casellario giudiziale, che con la prevista autorizzazione di spesa di 20 milioni consentira' di avviare quel processo necessario di comunicazione a distanza tra i diversi uffici giudiziari, che finalmente avranno in tempo reale un quadro completo delle pendenze a carico di indagati e di imputati".

Con la legge finanziaria 2008, rileva ancora Mastella, "i debiti, ereditati dal passato, vengono, anche se solo parzialmente, sanati. 25 milioni di euro sono stati previsti, infatti, per coprire quanto dovuto alle Poste per gli stipendi degli ufficiali giudiziari. Oltre 200 milioni, poi, sono stati stanziati per il fondo di investimento dell'edilizia giudiziaria, penitenziaria e minorile".

L'incremento, rispetto alla passata manovra - aggiunge ancora Mastella - e' di 100 milioni di euro, perche' e' stato ripristinato uno stanziamento gia' disposto e poi congelato. Il Consiglio dei ministri ha previsto pure degli accantonamenti che servono alla copertura di nuove iniziative legislative che consentiranno l'avvio dell'azione di recupero dell'arretrato; e il contenimento delle spese della giustizia militare, con il passaggio dei magistrati militari eccedenti nei ruoli ordinari e quello conseguente del personale di cancelleria e di segreteria al ministero della Giustizia".

"La Finanziaria - conclude Mastella - ha anche affrontato la questione della costruzione di nuove carceri e dell'adeguamento degli edifici esistenti attraverso le opportune intese tra i ministri delle Infrastrutture e della Giustizia".

venerdì, settembre 28, 2007

Casa e Cassazione.


La Corte di Cassazione non ha detto, come vorrebbero molti titoli di giornale, che se si è poveri si ha diritto ad occupare le case.

Avesse affermato un tale, bislacco principio ne deriverebbe che non esiste più il diritto di proprietà e che nell’assegnazione delle case popolari non conta il reale accertamento del bisogno, ma la prontezza nell’occupare quelle che si liberano e la violenza nel non farsi superare da altri occupanti.

E’ capitato che una corte d’appello abbia condannato una donna indigente, e con un figlio a carico, che aveva occupato abusivamente una casa.

La pena era solo una multa. La cassazione non ha annullato la condanna trasformandola in assoluzione, ma rinviandola ad altra corte perché nelle motivazioni della condanna non si era preso in considerazione lo stato di povertà.

Dato che avere la casa è certamente un diritto, la corte ha osservato che nella sentenza di merito non si erano accertate tutte le condizioni che avevano portato quella cittadina ad una scelta così poco difendibile.

Ad applaudire quel che la cassazione non ha detto sono corsi molti senza tetto culturale, ancora persuasi che la rivoluzione comunista massacrata e seppellita nelle piazze possa riprendere vigore nelle aule di giustizia.

A questi volenterosi militanti del niente faccio osservare che se la povertà è data dall’assenza di reddito, e questa è certificabile con l’assenza di dichiarazione, si prepara uno scenario surreale in cui gli evasori fiscali totali possono mirare, ormeggiato lo yacht battente bandiera paradisiaca, a requisire le ville costiere della Sardegna, notoriamente vuote fuori stagione, così come bande di criminali possono gestire l’occupazione delle case, mettendo ordine, con pugno e mazza di ferro, in liste d’attesa che lo Stato non sa amministrare.

Comprenderanno anche i senza fissa dimora ideale che, in tale condizione, tutto si potrà sostenere, tranne che siano difesi gli interessi dei più deboli e bisognosi.

www.davidegiacalone.it