Roma, 18 gen. (TMNews) – L’Anm ha espresso “preoccupazione”, con riferimento alle notizie diffuse dalla stampa circa la possibilità di interventi che potrebbero snaturare la riforma della geografia giudiziaria, nel richiamarsi ai propri comunicati di ieri e del 26 luglio 2013.
“Il recupero di un numero significativo di sezioni distaccate, la cui soppressione costituisce uno dei cardini della riforma – ha messo nero su bianco l’Anm in una nota- rappresenterebbe non un modesto correttivo ma una sostanziale retromarcia”.
“La razionalizzazione dell’impiego delle risorse cui mira la nuova organizzazione degli uffici giudiziari – ha sottolienato l’Anm- richiede una programmazione seria, che non consente scelte ondivaghe e impone invece di procedere con determinazione a quanto è necessario per assicurare piena efficienza ai nuovi uffici. Un ripensamento della riforma costituirebbe un arretramento e provocherebbe effetti gravi sul sistema: essendo già avvenuti i trasferimenti di magistrati e personale amministrativo, avviate le procedure di incorporazione degli uffici, incardinati i processi presso gli uffici accorpanti, si produrrebbero confusione, ulteriori lungaggini processuali e uno spreco di risorse anche finanziarie, incomprensibile agli occhi dei cittadini”.
domenica, gennaio 19, 2014
Conferenza di Napoli: il documento finale dell'OUA.
L’Organismo Unitario dell’Avvocatura,
riunito in Assemblea in occasione della VIII conferenza Nazionale dell’Avvocatura il giorno 16 gennaio 2014,
- la persistenza di un attacco diretto alla funzione e alla rilevanza costituzionale della professione di Avvocato attraverso un preordinato disegno di smantellamento della giurisdizione;
- la volontà discriminatoria volta a scoraggiare l’accesso alla tutela giudiziaria da parte dei cittadini relegandola a privilegio per coloro che, in virtù delle loro condizioni economiche, possono permettersi il pagamento degli onerosi tributi imposti per ricorrervi;
- che dal 3 febbraio inizi una serie di incontri presso le sedi degli ordini volti alla sensibilizzazione della opinione pubblica in merito ai problemi di accesso alla giustizia da parte dei cittadini;
- che la sensibilizzazione prosegua anche mediante l’allestimento di gazebo davanti alle sedi dei Tribunali e/o in punti strategici delle città, in sinergia con i componenti dell’OUA e dei COA;
- di impugnare nelle sedi competenti ogni provvedimento legislativo, emanato in danno del diritto di difesa;
RILEVATI
- lo stato e le condizioni in cui versa la Giustizia a causa di uno scellerato ed ipertrofico ricorso alla decretazione di urgenza in carenza dei presupposti di legge e in carenza di una organica politica giudiziaria e di ogni adeguata possibilità di interlocuzione con il Parlamento;- la persistenza di un attacco diretto alla funzione e alla rilevanza costituzionale della professione di Avvocato attraverso un preordinato disegno di smantellamento della giurisdizione;
- la volontà discriminatoria volta a scoraggiare l’accesso alla tutela giudiziaria da parte dei cittadini relegandola a privilegio per coloro che, in virtù delle loro condizioni economiche, possono permettersi il pagamento degli onerosi tributi imposti per ricorrervi;
-
RITENUTO CHE
-
non appare più tollerabile subire ulteriormente la emanazione di provvedimenti, peraltro già annunciati agli organi di informazione, mortificatori del diritto di difesa e delle funzioni che l’Avvocatura è chiamata a svolgere, oltre che della dignità stessa della categoria e di ogni seria possibilità di confronto;
CENSURA
- quale comportamento offensivo e di noncuranza la mancata partecipazione del Ministro Cancellieri ai lavori della Conferenza Nazionale dell’Avvocatura cui ha preferito un “improcrastinabile” viaggio all’estero,
-
PROCLAMA
-
lo stato di agitazione permanente;
DELIBERA
- che in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario venga data lettura presso ogni sede di Corte di Appello di un comunicato unico per tutti i Distretti a cura del Presidente del COA ovvero del delegato OUA distrettuale, con successivo abbandono dell’aula in segno di protesta;- che dal 3 febbraio inizi una serie di incontri presso le sedi degli ordini volti alla sensibilizzazione della opinione pubblica in merito ai problemi di accesso alla giustizia da parte dei cittadini;
- che la sensibilizzazione prosegua anche mediante l’allestimento di gazebo davanti alle sedi dei Tribunali e/o in punti strategici delle città, in sinergia con i componenti dell’OUA e dei COA;
INDICE
- l'astensione da tutte le udienze nei giorni 18, 19 e 20 febbraio 2014, con manifestazione di protesta in Roma, da svolgersi in uno dei giorni di astensione;
RISERVA
- ulteriori iniziative di protesta tese a far comprendere che senza gli Avvocati alcuna giurisdizione è oggi in grado di funzionare;- di impugnare nelle sedi competenti ogni provvedimento legislativo, emanato in danno del diritto di difesa;
DICHIARA
- che l’Organismo Unitario è pronto a rimettere il proprio mandato ed invita il Consiglio Nazionale
Forense ed i COA territoriali a rassegnare anch’essi le dimissioni,
NON RICONOSCE PIU’
- nell’attuale Ministro di Giustizia un adeguato interlocutore avendo la stessa manifestato nei fatti, in più occasioni, il suo disinteresse per le istanze dell’Avvocatura così sottraendosi ad un essenziale compito del Dicastero che appresenta, vale a dire il confronto con l’altra componente essenziale della Giurisdizione,
CHIEDE
- al Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché ai Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati, un immediato incontro, nel corso del quale verranno consegnate le proposte di riforma elaborate dell’Avvocatura.
sabato, gennaio 18, 2014
La Cancellieri ha atteggiamenti incompatibili con sua funzione!
«Incompatibili con la funzione ministeriale». Così l’avvocatura, riunita a Napoli per la Conferenza nazionale, giudica «gli atteggiamenti» tenuti dal guardasigilli Annamaria Cancellieri.
In un documento unitario, licenziato dalla Conferenza, «l’avvocatura italiana prende atto delle espressioni e dei toni utilizzati dal ministro della Giustizia per giustificare la sua assenza alla Conferenza. Toni ancora una volta non rispettosi dell’alta funzione che la Costituzione attribuisce alla professione forense».
Gli avvocati sottolineano poi «che il ministro, dopo avere assicurato la presenza all’assise, ha ritenuto prioritario recarsi invece a Mosca per l’organizzazione di seminari, visite e partecipazioni a convegni per lo scambio di esperienze nel campo della formazione giuridica e penitenziaria, mentre a Napoli l’avvocatura ha proposto soluzioni concrete e di immediata efficacia per superare le inefficienze della giustizia italiana».
Dopo la dura contestazione al sottosegretario Cosimo Ferri, i toni alla Conferenza Oua («La Giustizia umiliata: quale democrazia senza diritti») sono stati più distesi.
Ma la lettura del documento di risposta al Guardasigilli, accusata di «atteggiamenti incompatibili con la sua funzione ministeriale», è stato applaudito ed accompagnato dal coro «dimissioni».
E le dimissioni minacciate anche dal presidente dell’ Oua Nicola Marino, alle quali potrebbero aggiungersi quelle dei presidenti degli organismi territoriali dell’ Avvocatura, l’ astensione dalle udienze dal 18 al 20 febbraio e la manifestazione davanti al Parlamento indetta per la stessa data, sembrano ancora poco all’ala più radicale della protesta, rappresentata dai giovani avvocati.
Anche per l’ Anf (Associazione nazionale forense) la protesta è ancora insufficiente. «L’ astensione di 3 giorni – afferma il segretario dell’ Anf Ester Perifano – rischia di essere uno stanco rituale – la risposta al malessere che viene dalle rappresentanze nazionali dell’ avvocatura non soddisfa».
In un documento unitario, licenziato dalla Conferenza, «l’avvocatura italiana prende atto delle espressioni e dei toni utilizzati dal ministro della Giustizia per giustificare la sua assenza alla Conferenza. Toni ancora una volta non rispettosi dell’alta funzione che la Costituzione attribuisce alla professione forense».
Gli avvocati sottolineano poi «che il ministro, dopo avere assicurato la presenza all’assise, ha ritenuto prioritario recarsi invece a Mosca per l’organizzazione di seminari, visite e partecipazioni a convegni per lo scambio di esperienze nel campo della formazione giuridica e penitenziaria, mentre a Napoli l’avvocatura ha proposto soluzioni concrete e di immediata efficacia per superare le inefficienze della giustizia italiana».
Dopo la dura contestazione al sottosegretario Cosimo Ferri, i toni alla Conferenza Oua («La Giustizia umiliata: quale democrazia senza diritti») sono stati più distesi.
Ma la lettura del documento di risposta al Guardasigilli, accusata di «atteggiamenti incompatibili con la sua funzione ministeriale», è stato applaudito ed accompagnato dal coro «dimissioni».
E le dimissioni minacciate anche dal presidente dell’ Oua Nicola Marino, alle quali potrebbero aggiungersi quelle dei presidenti degli organismi territoriali dell’ Avvocatura, l’ astensione dalle udienze dal 18 al 20 febbraio e la manifestazione davanti al Parlamento indetta per la stessa data, sembrano ancora poco all’ala più radicale della protesta, rappresentata dai giovani avvocati.
Anche per l’ Anf (Associazione nazionale forense) la protesta è ancora insufficiente. «L’ astensione di 3 giorni – afferma il segretario dell’ Anf Ester Perifano – rischia di essere uno stanco rituale – la risposta al malessere che viene dalle rappresentanze nazionali dell’ avvocatura non soddisfa».
venerdì, gennaio 17, 2014
Conferenza nazionale dell'Avvocatura: secco no alle politiche del governo sulla giustizia.
Nicola Marino, presidente Oua: «Siamo in procinto di approvare un documento con una road map di iniziative per dare un segnale chiaro al Governo. Un calendario che si arricchirà con le proposte che vengono anche dalla base e dai giovani, che anche oggi hanno protestato qui a Napoli all'apertura della Conferenza. Il disagio è enorme, la giustizia è umiliata, i diritti dei cittadini calpestati con micro riforme del processo civile, con leggi inadeguate nel penale, con carceri in perenne emergenza. Serve una risposta forte».
Ecco l'elenco delle prime iniziative in discussione (da approvare):
Ecco l'elenco delle prime iniziative in discussione (da approvare):
- Il 25 gennaio in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario nelle corti di appello si consegnerà un video di protesta dell'avvocatura (a cura dell'Oua), si leggerà un intervento e poi si uscirà dalla sala in segnale di protesta.;
- dal 3 febbraio comincia un calendario di incontri in tutti 165 consigli degli ordini (in streaming sui siti dell'ordine). Per organizzare poi assemblee cittadine aperte ai sindacati, ai sindaci, alla società civile;
- creazione di una pagina nei vari social forum e collegarsi con quelle che già esistono. Da ragionare sul nome;
- dal 17 febbraio astensione dalle udienze di otto giorni; manifestazione a Roma "delle toghe nere". In una piazza da definire, con una scenografia che rappresenta la morte dei diritti;
- quindi gazebo e camper informativi davanti alla Camera per i cittadini: anche con consulenza legale sui costi e le novità peggiorative per gli italiani. Date possibili il 18-19-20 febbraio;
- il 20 febbraio (data indicativa) manifestazione nazionale a Roma con le altre professioni, i sindacati, i cittadini;
- tra le ulteriori forme di disobbedienza: le dimissioni di massa dei vertici della categoria, lo sciopero del versamento del contributo unificato, cancellazione dagli elenchi del gratuito patrocinio e dalla difesa d'ufficio.
giovedì, gennaio 16, 2014
Assemblea OUA: la verità umiliata!
Giusto o sbagliato che sia. Tra confusione ed indignazione, cristi in croce e barabba, mummie, statue di cera, nuovi e vecchi lenoni, gente vera punta nella carne viva: Io c'ero. Ho partecipato.
Non può più essere tollerato che tutto venga travolto mentre si celebrano i soliti ammuffiti riti collettivi di una avvocatura barocca, o peggio, bizantina.
Qualcuno dei colletti imbiancati mi ha detto che per poter parlare ad un congresso bisogna avere i voti. Mi sembrava di sentire quei vecchi capibastone DC che rastrellavano preferenze pagando le bollette della luce e del gas nelle varie periferie del nostro terzo mondo.
La verità è che non siamo una classe ma classisti. Abbiate il coraggio di dirla la verità: che aspettate indifferenti di vedere cadere la testa del foro "proletario", di cui avete ingrossato le fila per farvi votare in massa e falsamente legittimare e che oggi sacrificate sull'altare della cd. crisi.
Godetevi lo spettacolo d'arte varia della deriva dei paria in giacca e cravatta ma abbiate almeno il buongusto di sopportatene in silenzio i lamenti. L'indignazione è una cosa seria.
State tranquilli. Passerà e voi sarete ancora lì col culo sul nulla travestito da qualsiasi cosa dalla vostra retorica stantìa, dai vostri sorrisi compiacenti, dalle vostre strette di mano distratte mentre non vi ricordate il nostro nome, dalla vostra demagogia da preti senza vocazione, spese nel fumo di un'ottuso uditorio d'osteria dove si passa dopo essere stati al postribolo.
Avv. Rosario Santella
Non può più essere tollerato che tutto venga travolto mentre si celebrano i soliti ammuffiti riti collettivi di una avvocatura barocca, o peggio, bizantina.
Qualcuno dei colletti imbiancati mi ha detto che per poter parlare ad un congresso bisogna avere i voti. Mi sembrava di sentire quei vecchi capibastone DC che rastrellavano preferenze pagando le bollette della luce e del gas nelle varie periferie del nostro terzo mondo.
La verità è che non siamo una classe ma classisti. Abbiate il coraggio di dirla la verità: che aspettate indifferenti di vedere cadere la testa del foro "proletario", di cui avete ingrossato le fila per farvi votare in massa e falsamente legittimare e che oggi sacrificate sull'altare della cd. crisi.
Godetevi lo spettacolo d'arte varia della deriva dei paria in giacca e cravatta ma abbiate almeno il buongusto di sopportatene in silenzio i lamenti. L'indignazione è una cosa seria.
State tranquilli. Passerà e voi sarete ancora lì col culo sul nulla travestito da qualsiasi cosa dalla vostra retorica stantìa, dai vostri sorrisi compiacenti, dalle vostre strette di mano distratte mentre non vi ricordate il nostro nome, dalla vostra demagogia da preti senza vocazione, spese nel fumo di un'ottuso uditorio d'osteria dove si passa dopo essere stati al postribolo.
Avv. Rosario Santella
IL GOVERNO SBAGLIA MA L' AVVOCATO NON PUO' NON FARE AUTOCRITICA.
Nell’antico maniero di Castelcapuano si aprirà oggi alle 17,00 la Conferenza Nazionale dell’ Avvocatura.
Mi auguro ovviamente che i lavori della conferenza procedano positivamente e che in essa trovi spazio e voce la legittima protesta dei coraggiosi avvocati napoletani contro i recenti provvedimenti del governo in materia di giustizia. Ne ricordo velocemente solo due che sono davvero emblematici: con il primo si vuole introdurre nella legislazione italiana, la corresponsabilità economica dell’ avvocato con il suo cliente laddove la causa venisse ritenuta dal giudice “temeraria”.
In sostanza, se la causa venisse persa o il ricorso rigettato e il giudice qualificasse l’azione intrapresa come “temeraria”, l’avvocato e il suo cliente verrebbero condannati ad un “risarcimento del danno” e ognuno di loro dovrebbe versare quantomeno una somma pari al 50% di quella stabilita nel provvedimento.
A ben guardare, appare evidente come il provvedimento limiti, di fatto, la possibilità dell’avvocato di svolgere la sua storica funzione di paladino dei diritti delle persone, sottoponendolo alla “minaccia” di una sanzione economica. Verrebbe cancellata così alla radice anche la funzione tipica del difensore che sta nello sposare e sostenere le richieste del suo cliente.
Eliminata tale funzione, molti diritti rimarrebbero solo ipotesi o sogni irraggiungibili. La seconda previsione governativa, invece, si sostanzia nella possibilità del giudice di emettere una sentenza senza motivazione, chi volesse conoscerla sarebbe costretto a versare allo Stato un ulteriore somma di denaro. In sostanza, il giudice può ammettere o non ammettere un ricorso o decidere una causa senza avere l’obbligo della motivazione, mentre al cittadino è imposto il pagamento di una somma per conoscere le ragioni che hanno portato alla decisione.
Ne consegue, che solo chi avrà più soldi potrà sapere le ragioni dell’ accoglimento o del rigetto delle proprie richieste, realizzando così il non encomiabile risultato di “fondare” ufficialmente nel nostro paese un canale processuale riservato solo ai ricchi. La Conferenza quindi, deve essere un megafono della protesta, ma avrà un vero significato politico se riuscirà, allo stesso tempo, a garantire qualcosa in più.
Dovrebbe, cioè, comparire quella parola che in alcuni momenti segna il discrimine tra il vecchio da rottamare e il nuovo da far apparire e allevare con cura e cioè, la parola “autocritica”. Sarebbe, infatti, auspicabile, che nella conferenza trovassero spazio alcune questioni trascurate.
Mi domando ad esempio, qual’ è la proposta dell’ avvocatura italiana per contrastare il “furto di futuro” di cui sono vittime le nuove generazioni di avvocati? Mi interrogo ulteriormente su come possa l’ avvocatura cogliere le sfide e le opportunità del mercato globale dei servizi legali.
Mi chiedo infine, qual’ è il contributo degli avvocati sulle questioni che riguardano l’efficacia e l’efficienza del sistema giudiziario, al fine di renderlo finalmente un’infrastruttura decisiva per lo sviluppo economico del nostro Paese.
Dalle risposte che verranno dalla Conferenza deriverà la capacità dell’avvocatura di “governare il cambiamento”. Tra crisi della giustizia e crisi economica è arrivato il tempo delle soluzioni.
Avv. Vincenzo Improta
Presidente Sindacato Forense di Napoli
Mi auguro ovviamente che i lavori della conferenza procedano positivamente e che in essa trovi spazio e voce la legittima protesta dei coraggiosi avvocati napoletani contro i recenti provvedimenti del governo in materia di giustizia. Ne ricordo velocemente solo due che sono davvero emblematici: con il primo si vuole introdurre nella legislazione italiana, la corresponsabilità economica dell’ avvocato con il suo cliente laddove la causa venisse ritenuta dal giudice “temeraria”.
In sostanza, se la causa venisse persa o il ricorso rigettato e il giudice qualificasse l’azione intrapresa come “temeraria”, l’avvocato e il suo cliente verrebbero condannati ad un “risarcimento del danno” e ognuno di loro dovrebbe versare quantomeno una somma pari al 50% di quella stabilita nel provvedimento.
A ben guardare, appare evidente come il provvedimento limiti, di fatto, la possibilità dell’avvocato di svolgere la sua storica funzione di paladino dei diritti delle persone, sottoponendolo alla “minaccia” di una sanzione economica. Verrebbe cancellata così alla radice anche la funzione tipica del difensore che sta nello sposare e sostenere le richieste del suo cliente.
Eliminata tale funzione, molti diritti rimarrebbero solo ipotesi o sogni irraggiungibili. La seconda previsione governativa, invece, si sostanzia nella possibilità del giudice di emettere una sentenza senza motivazione, chi volesse conoscerla sarebbe costretto a versare allo Stato un ulteriore somma di denaro. In sostanza, il giudice può ammettere o non ammettere un ricorso o decidere una causa senza avere l’obbligo della motivazione, mentre al cittadino è imposto il pagamento di una somma per conoscere le ragioni che hanno portato alla decisione.
Ne consegue, che solo chi avrà più soldi potrà sapere le ragioni dell’ accoglimento o del rigetto delle proprie richieste, realizzando così il non encomiabile risultato di “fondare” ufficialmente nel nostro paese un canale processuale riservato solo ai ricchi. La Conferenza quindi, deve essere un megafono della protesta, ma avrà un vero significato politico se riuscirà, allo stesso tempo, a garantire qualcosa in più.
Dovrebbe, cioè, comparire quella parola che in alcuni momenti segna il discrimine tra il vecchio da rottamare e il nuovo da far apparire e allevare con cura e cioè, la parola “autocritica”. Sarebbe, infatti, auspicabile, che nella conferenza trovassero spazio alcune questioni trascurate.
Mi domando ad esempio, qual’ è la proposta dell’ avvocatura italiana per contrastare il “furto di futuro” di cui sono vittime le nuove generazioni di avvocati? Mi interrogo ulteriormente su come possa l’ avvocatura cogliere le sfide e le opportunità del mercato globale dei servizi legali.
Mi chiedo infine, qual’ è il contributo degli avvocati sulle questioni che riguardano l’efficacia e l’efficienza del sistema giudiziario, al fine di renderlo finalmente un’infrastruttura decisiva per lo sviluppo economico del nostro Paese.
Dalle risposte che verranno dalla Conferenza deriverà la capacità dell’avvocatura di “governare il cambiamento”. Tra crisi della giustizia e crisi economica è arrivato il tempo delle soluzioni.
Avv. Vincenzo Improta
Presidente Sindacato Forense di Napoli
LA CANCELLIERI VA ALL’ESTERO E DECIDE DI DISERTARE LA VIII CONFERENZA NAZIONALE DELL’AVVOCATURA!
NICOLA MARINO, OUA: “Il problema è che ormai la Cancellieri ritiene di dover rispondere solo ai richiami del Quirinale e non al Parlamento e meno che mai alle sollecitazioni della società.
Il nostro dovere è cercare il confronto, per questa ragione nonostante gli innumerevoli provvedimenti negativi del Governo di questi mesi, abbiamo invitato il ministro, ma il Guardasigilli anche questa volta ha perso un’occasione decidendo di assentarsi dalla Conferenza Nazionale”.
Il nostro dovere è cercare il confronto, per questa ragione nonostante gli innumerevoli provvedimenti negativi del Governo di questi mesi, abbiamo invitato il ministro, ma il Guardasigilli anche questa volta ha perso un’occasione decidendo di assentarsi dalla Conferenza Nazionale”.
mercoledì, gennaio 15, 2014
martedì, gennaio 14, 2014
domenica, gennaio 12, 2014
AVVOCATO ESERCITA SENZA ESSERE ISCRITTO ALL'ALBO: CONDANNATO A 4 MESI DI RECLUSIONE.
Dura sentenza per un leccese della Cassazione che ha ritenuto colpevole di esercizio abusivo della professione e di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale un avvocato che pur avendo conseguito l’abilitazione esercitava la professione senza essere iscritto all’albo.
La sentenza è la n. 646/14 della quinta sezione penale della Corte di Cassazione depositata l'11.1.2014.
Per la Cassazione, che ha rigettato il ricorso dell'imputato, ai fini della configurazione del delitto di esercizio abusivo della professione di avvocato è sufficiente la condotta di chi, conseguita l’abilitazione statale, eserciti l’attività professionale prima di aver ottenuto l’iscrizione all’albo professionale.
Ciò secondo l’interpretazione più recente delle Sezioni Unite della Suprema Corte, che hanno statuito che determinate professioni, richiedenti particolari requisiti di probità e competenza tecnica, vengano esercitate soltanto da chi, avendo conseguito una speciale abilitazione amministrativa, risulti in possesso delle qualità morali e culturali richieste dalla legge.
Secondo la S.C. «il reato si perfeziona per il solo fatto che l’agente curi pratiche legali dei clienti o predisponga ricorsi anche senza comparire in udienza qualificandosi come avvocato; ne deriva che quando quest’ultima condotta si accompagna alla prima, viene leso anche il bene giuridico della fede pubblica tutelato dall’art. 495 Cp e si configura il concorso dei detti reati».
La sentenza è la n. 646/14 della quinta sezione penale della Corte di Cassazione depositata l'11.1.2014.
Per la Cassazione, che ha rigettato il ricorso dell'imputato, ai fini della configurazione del delitto di esercizio abusivo della professione di avvocato è sufficiente la condotta di chi, conseguita l’abilitazione statale, eserciti l’attività professionale prima di aver ottenuto l’iscrizione all’albo professionale.
Ciò secondo l’interpretazione più recente delle Sezioni Unite della Suprema Corte, che hanno statuito che determinate professioni, richiedenti particolari requisiti di probità e competenza tecnica, vengano esercitate soltanto da chi, avendo conseguito una speciale abilitazione amministrativa, risulti in possesso delle qualità morali e culturali richieste dalla legge.
Secondo la S.C. «il reato si perfeziona per il solo fatto che l’agente curi pratiche legali dei clienti o predisponga ricorsi anche senza comparire in udienza qualificandosi come avvocato; ne deriva che quando quest’ultima condotta si accompagna alla prima, viene leso anche il bene giuridico della fede pubblica tutelato dall’art. 495 Cp e si configura il concorso dei detti reati».
sabato, gennaio 11, 2014
Nullità del preliminare di vendita di immobile, irregolare dal punto di vista urbanistico.
Cassazione Civile, Sez. II, 17 ottobre 2013, n. 23591
Il contratto preliminare di vendita di un immobile irregolare dal punto di vista urbanistico è nullo per la comminatoria di cui all'art. 40, secondo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, che, sebbene riferita agli atti di trasferimento con immediata efficacia reale, si estende al preliminare, con efficacia meramente obbligatoria, in quanto avente ad oggetto la stipulazione di un contratto definitivo nullo per contrarietà a norma imperativa.
CASSA FORENSE: ELETTO IL NUOVO PRESIDENTE.
L’avv. Nunzio Luciano, è stato oggi eletto - alla prima votazione - nuovo Presidente di Cassa Forense, con 56 voti utili su 80.
Nel CdA della Cassa entrano: Zaffina 41 voti; Smania e Pignatiello 31; Uzzau 29; Troianiello 27.
Nel CdA della Cassa entrano: Zaffina 41 voti; Smania e Pignatiello 31; Uzzau 29; Troianiello 27.
mercoledì, gennaio 08, 2014
Civilisti bocciano ultime misure: violati diritti cittadini!
(ASCA) - Roma, 8 gen 2014 - Dal disegno di legge delega in materia di giustizia civile al Dl ''Destinazione Italia'. Tutti i provvedimenti assunti in questi ultimi anni, ''pur spesso pomposamente definiti ''epocali', hanno solo contribuito ad aggravare ulteriormente il funzionamento della giustizia civile''.
L'Unione Nazionale delle Camere Civili boccia su tutti i fronti le ultime misure adottate da Governo e Parlamento e dal ministero della Giustizia nel settore della giustizia civile, che, fa notare il presidente dell'Uncc Renzo Menoni, ''funziona con tempi assolutamente inaccettabili e con sempre piu' insoddisfacente qualita' delle decisioni''.
Provvedimenti dove la parola d'ordine adottata, fa notare il leader dei Civilisti, e' quella della ''deflazione del contenzioso'' e cioe', in sostanza, ''anziche' far meglio funzionare la giustizia, si tenta di impedirne o quantomeno renderne piu' difficile l'accesso e, quindi, non permettere al cittadino la tutela dei suoi diritti. E la piu' ripetuta 'scusante' addotta per giustificare tale comportamento e' quella della carenza di risorse economiche e quindi la necessita' di ridurre i costi''. Entrando nel dettaglio del recente ddl sulla giustizia civile, Menoni passa in rassegna alcune norme ''assolutamente inaccettabili''.
A partire dalla sentenza del giudizio di cognizione di primo grado con ''motivazione a richiesta'', ''previo versamento di una quota del contributo unificato dovuto per l'impugnazione'': una norma che, fanno notare i civilisti, ''e' gia' stata bocciata dal Parlamento solo pochissimi mesi fa, per la sua palese violazione di norme costituzionali e per la sua assoluta illogicita'''.
E ancora, ''non si puo' neppure condividere la proposta che, in primo grado, all'udienza di comparizione delle parti, il giudice possa, a suo insindacabile giudizio, disporre il mutamento del rito ordinario di cognizione, nel rito sommario, allorche' ritenga che sia sufficiente un'istruzione sommaria''.
A prescindere dalla contrarieta' ''a qualsiasi ipotesi di sommarizzazione del processo civile, la proposta dimostra che l'improvvisato legislatore non conosce la realta' dei nostri processi civili''. Infine, ''non possono trovare giustificazione alcuna l'aumento del 340% della marca per anticipazioni forfettarie sulle procedure civili e la riduzione di un terzo dei compensi dei difensori nelle procedure di patrocinio a spese dello Stato contenute nella legge di Stabilita' 2014, ne' la norma contenuta nel Dl 'Destinazione Italia', che prevede l'attribuzione a sole 9 sedi di 'Tribunale delle imprese' della competenza a conoscere controversie con societa' con sede all'estero, anche se con sede stabile in Italia. Anche tali norme si inseriscono a pieno titolo - conclude Menoni - nell'ormai scoperto disegno di impedire ai cittadini l'accesso alla giustizia e la tutela dei loro diritti''.
L'Unione Nazionale delle Camere Civili boccia su tutti i fronti le ultime misure adottate da Governo e Parlamento e dal ministero della Giustizia nel settore della giustizia civile, che, fa notare il presidente dell'Uncc Renzo Menoni, ''funziona con tempi assolutamente inaccettabili e con sempre piu' insoddisfacente qualita' delle decisioni''.
Provvedimenti dove la parola d'ordine adottata, fa notare il leader dei Civilisti, e' quella della ''deflazione del contenzioso'' e cioe', in sostanza, ''anziche' far meglio funzionare la giustizia, si tenta di impedirne o quantomeno renderne piu' difficile l'accesso e, quindi, non permettere al cittadino la tutela dei suoi diritti. E la piu' ripetuta 'scusante' addotta per giustificare tale comportamento e' quella della carenza di risorse economiche e quindi la necessita' di ridurre i costi''. Entrando nel dettaglio del recente ddl sulla giustizia civile, Menoni passa in rassegna alcune norme ''assolutamente inaccettabili''.
A partire dalla sentenza del giudizio di cognizione di primo grado con ''motivazione a richiesta'', ''previo versamento di una quota del contributo unificato dovuto per l'impugnazione'': una norma che, fanno notare i civilisti, ''e' gia' stata bocciata dal Parlamento solo pochissimi mesi fa, per la sua palese violazione di norme costituzionali e per la sua assoluta illogicita'''.
E ancora, ''non si puo' neppure condividere la proposta che, in primo grado, all'udienza di comparizione delle parti, il giudice possa, a suo insindacabile giudizio, disporre il mutamento del rito ordinario di cognizione, nel rito sommario, allorche' ritenga che sia sufficiente un'istruzione sommaria''.
A prescindere dalla contrarieta' ''a qualsiasi ipotesi di sommarizzazione del processo civile, la proposta dimostra che l'improvvisato legislatore non conosce la realta' dei nostri processi civili''. Infine, ''non possono trovare giustificazione alcuna l'aumento del 340% della marca per anticipazioni forfettarie sulle procedure civili e la riduzione di un terzo dei compensi dei difensori nelle procedure di patrocinio a spese dello Stato contenute nella legge di Stabilita' 2014, ne' la norma contenuta nel Dl 'Destinazione Italia', che prevede l'attribuzione a sole 9 sedi di 'Tribunale delle imprese' della competenza a conoscere controversie con societa' con sede all'estero, anche se con sede stabile in Italia. Anche tali norme si inseriscono a pieno titolo - conclude Menoni - nell'ormai scoperto disegno di impedire ai cittadini l'accesso alla giustizia e la tutela dei loro diritti''.
martedì, gennaio 07, 2014
Riforma forense: resta "faticosa" la strada verso l'attuazione.
Compie un anno la Riforma forense, che alla fine del 2012 salutammo tutti con entusiasmo, solo per aver, dopo oltre settant'anni di tentativi, superato la vecchia disciplina, risalente a un'epoca corporativa, pre-repubblicana, pre-europea. S
alutammo di buon grado anche l'intervento del Parlamento, attesa la perdurante tentazione di disciplinare una materia sottesa all'articolo 24 della Costituzione, con atti governativi: decreti legislativi spesso laconici, se non "in bianco", decreti ministeriali, altri atti di rango secondario, cosa che l'ordinamento giudiziario, per espressa riserva di legge (in particolare agli articoli 101 e 102 della Costituzione), non avrebbe tollerato.
Si doveva così superare una sostanziale deminutio della professione forense, specie a fronte della quasi coeva regolamentazione, per legge, anche delle professioni non ordinistiche.
Rimanemmo però perplessi, sin da subito, per i molti, forse troppi aspetti che la Riforma delegava (appunto) a emanandi decreti, regolamenti ministeriali, del Governo, del Consiglio nazionale forense, della Cassa di previdenza e del Congresso forense, oltre ai decreti legislativi e al testo Unico demandati al Governo (articolo 64) onde rilevare le disposizioni (anche implicitamente) abrogate e quelle ancora vigenti, di rango primario e secondario. Nel breve periodo, e previo giudizio di compatibilità, dovevano trovare applicazione le disposizioni vigenti, ancorché non richiamate dalla Riforma (articolo 65.1).
Ebbene, le perplessità non erano infondate. Sei mesi fa, il Governo doveva emanare un decreto legislativo sulle società tra avvocati (articolo 5), non lo ha fatto.
Anzi, alcuni esponenti del Governo hanno già anticipato che la normativa delegata non verrà emanata. Al palo anche il decreto legislativo sulle difese d'ufficio (articolo 16) e il testo unico di revisione dell'intera normativa forense (articolo 64).
Non sono stati ancora emanati i regolamenti ministeriali sulle specializzazioni (articolo 3) e sui compensi (articolo 13), sul tirocinio dei praticanti (articolo 41), sui corsi di formazione per l'accesso alla professione (articolo 43) e le modalità di svolgimento dell'esame di stato (articolo 46). Ha tentato il Cnf di fungere da pungolo, senza riuscirvi. E solo tre dei regolamenti di sua competenza sono definitivamente stati approvati: quello sulle Associazioni specialistiche maggiormente rappresentative, quello sulla riscossione dei contributi e quello sullo Sportello per il cittadino (articolo 30).
Gli altri sono ancora in fase di elaborazione. Infine, il nuovo Codice deontologico forense dovrà essere approvato entro il mese di gennaio 2014, vedremo. Insomma, ancora una volta, l'iter legislativo rischia di compromettere il merito della Riforma. E di novità concrete non se ne vedono, salvo quelle già definite dalla legge 247/2012. Ricordiamone alcune. Benefici furono la riduzione dei tempi del tirocinio (18 mesi) e il divieto di utilizzare codici commentati, onde evitare il mero collage di massime giurisprudenziali.
Restano però i problemi nello svolgimento dell'esame di Stato. Singolare, ad esempio, che venga sanzionato - con l'esclusione (articolo 45, commi 8 e 9) - chi consulta appunti e - con la reclusione - chi procura testi relativi all'esame (articolo 45, comma 10), mentre venga de facto ignorato - e notoriamente tollerato - chi copia l'elaborato altrui. Positiva l'introduzione delle specializzazioni ma si tratta sempre di un processo eterodiretto, non guidato dal mercato, con tanto di barriera all'entrata.
Mentre restano da definire la selezione meritocratica e gli oneri di aggiornamento previsti dall'emanando regolamento. Opportuna anche l'apertura alla pubblicità forense, a patto che non sia ingannevole, discriminatoria o suggestiva (meno chiaro resta invece l'articolo 10, comma 3), così come la revisione dei procedimenti disciplinari.
Era obiettivamente assurdo affidare agli stessi colleghi il compito di sanzionare gli illeciti disciplinari; meglio sarebbe stato coinvolgere alcuni magistrati, anche essi, magari, di altro circondario. Non va infatti dimenticato il monito della Commissione sull'efficienza della giustizia (Cepej): la media dei procedimenti disciplinari promossi all'anno per ogni mille avvocati nei 48 Stati del Consiglio d'Europa è 49/1000, in Italia 2/1000. Deludente resta invece la Riforma dei compensi: "di regola" (?) pattuiti per iscritto (articolo 13, comma 2).
Perché una clausola per iscritto all'interno di un contratto a forma libera? E in caso di omissione? Si applicano i parametri professionali proposti dal Cnf (articolo 13, comma 6). Per cui tornano, sotto mentite spoglie, i minimi tariffari vanificando anche le ipotesi di compenso a tempo o a convenzione (se verbale), che invece apparivano apprezzabili.
Non parliamo poi del reintrodotto divieto di patto di quota lite, ormai assurto a mero simulacro. Insomma, nessuno dei grandi problemi che affliggono la professione forense appare in via di risoluzione. Non il numero degli avvocati che, nonostante le crescenti defezioni dei più giovani, continua a crescere.
E non valga la lettura, ambigua e sibillina, dell'articolo 21 della Riforma a sostenere che difetta dei requisiti di effettività, continuatività, abitualità e prevalenza chi non è iscritto alla Cassa forense. Si tratterebbe infatti di un malcelato espediente per ridurre il numero degli iscritti su base censuaria e non meritocratica. Espediente che, nuovamente, andrebbe a danno dei più deboli, molto spesso donne e giovani.
Ancora irrisolto il problema - urgentissimo - dell'esercizio aggregato della professione forense, la quale si trova oggi in un limbo rispetto alle società con soci di capitale già consentite ad altre professioni. Per ora accontentiamoci delle Associazioni, peraltro solo monodisciplinari.
Anche il problema delle incompatibilità è stato solo sfiorato. E qui: perché distinguere l'attività gestoria nelle società di capitali private (vietata) e in quelle pubbliche o nei consorzi pubblici (consentita)? È più indipendente un avvocato-amministratore delegato di una grande impresa pubblica di un avvocato-dipendente pubblico part-time? È coerente consentire che centinaia di avvocati siano amministratori di banche, assicurazioni, fondazioni bancarie e poi escludere i soci minoritari di mero capitale nelle Stp?
Si aggiunga che a tutt'oggi la Riforma non regola la trasparenza nell'attribuzione degli incarichi che, a diverso titolo, promanano dall'autorità pubblica, in particolare quella giudiziaria.
Diciamocelo: in molte sedi sono pochi - spesso i soliti - i professionisti beneficiati e non sempre grazie alla loro esperienza, capacità e probità. Infine, grande enfasi era caduta, un anno fa, sulla consulenza e assistenza legale stragiudiziale, in certa misura riservate agli avvocati.
Ma è sufficiente? Contribuisce forse questa norma a incrementare l'attività e i redditi degli avvocati, precipitati, almeno per le fasce più deboli a livelli davvero indecorosi? Il problema, a mio avviso, è un altro. O si riesce a fare in modo che gli avvocati divengano attori dei processi economici, apportando la loro consulenza agli scambi commerciali e divenendo presidio della certezza e trasparenza degli stessi, oppure la professione resterà vittima della crisi economica e gli avvocati saranno travolti dall'inefficienza della macchina giudiziaria, se non addirittura accusati di esserne concausa.
Un anno fa avevo evocato, come modello, la legge francese che consente all'avvocato di autenticare la sottoscrizione delle parti nelle scritture private, almeno in quelle che non comportano di intervenire sui pubblici registri immobiliari (legge 28 marzo 2011 n. 311).
Nessuno ha voluto raccogliere lo spunto. Insomma, ancora un anno è trascorso e nulla di concreto si è fatto per rimediare a un pericoloso, generalizzato scadimento della professione e ai problemi economici, sociali e deontologici che questo comporta.
Il tempo - oggi - è veramente scaduto.
alutammo di buon grado anche l'intervento del Parlamento, attesa la perdurante tentazione di disciplinare una materia sottesa all'articolo 24 della Costituzione, con atti governativi: decreti legislativi spesso laconici, se non "in bianco", decreti ministeriali, altri atti di rango secondario, cosa che l'ordinamento giudiziario, per espressa riserva di legge (in particolare agli articoli 101 e 102 della Costituzione), non avrebbe tollerato.
Si doveva così superare una sostanziale deminutio della professione forense, specie a fronte della quasi coeva regolamentazione, per legge, anche delle professioni non ordinistiche.
Rimanemmo però perplessi, sin da subito, per i molti, forse troppi aspetti che la Riforma delegava (appunto) a emanandi decreti, regolamenti ministeriali, del Governo, del Consiglio nazionale forense, della Cassa di previdenza e del Congresso forense, oltre ai decreti legislativi e al testo Unico demandati al Governo (articolo 64) onde rilevare le disposizioni (anche implicitamente) abrogate e quelle ancora vigenti, di rango primario e secondario. Nel breve periodo, e previo giudizio di compatibilità, dovevano trovare applicazione le disposizioni vigenti, ancorché non richiamate dalla Riforma (articolo 65.1).
Ebbene, le perplessità non erano infondate. Sei mesi fa, il Governo doveva emanare un decreto legislativo sulle società tra avvocati (articolo 5), non lo ha fatto.
Anzi, alcuni esponenti del Governo hanno già anticipato che la normativa delegata non verrà emanata. Al palo anche il decreto legislativo sulle difese d'ufficio (articolo 16) e il testo unico di revisione dell'intera normativa forense (articolo 64).
Non sono stati ancora emanati i regolamenti ministeriali sulle specializzazioni (articolo 3) e sui compensi (articolo 13), sul tirocinio dei praticanti (articolo 41), sui corsi di formazione per l'accesso alla professione (articolo 43) e le modalità di svolgimento dell'esame di stato (articolo 46). Ha tentato il Cnf di fungere da pungolo, senza riuscirvi. E solo tre dei regolamenti di sua competenza sono definitivamente stati approvati: quello sulle Associazioni specialistiche maggiormente rappresentative, quello sulla riscossione dei contributi e quello sullo Sportello per il cittadino (articolo 30).
Gli altri sono ancora in fase di elaborazione. Infine, il nuovo Codice deontologico forense dovrà essere approvato entro il mese di gennaio 2014, vedremo. Insomma, ancora una volta, l'iter legislativo rischia di compromettere il merito della Riforma. E di novità concrete non se ne vedono, salvo quelle già definite dalla legge 247/2012. Ricordiamone alcune. Benefici furono la riduzione dei tempi del tirocinio (18 mesi) e il divieto di utilizzare codici commentati, onde evitare il mero collage di massime giurisprudenziali.
Restano però i problemi nello svolgimento dell'esame di Stato. Singolare, ad esempio, che venga sanzionato - con l'esclusione (articolo 45, commi 8 e 9) - chi consulta appunti e - con la reclusione - chi procura testi relativi all'esame (articolo 45, comma 10), mentre venga de facto ignorato - e notoriamente tollerato - chi copia l'elaborato altrui. Positiva l'introduzione delle specializzazioni ma si tratta sempre di un processo eterodiretto, non guidato dal mercato, con tanto di barriera all'entrata.
Mentre restano da definire la selezione meritocratica e gli oneri di aggiornamento previsti dall'emanando regolamento. Opportuna anche l'apertura alla pubblicità forense, a patto che non sia ingannevole, discriminatoria o suggestiva (meno chiaro resta invece l'articolo 10, comma 3), così come la revisione dei procedimenti disciplinari.
Era obiettivamente assurdo affidare agli stessi colleghi il compito di sanzionare gli illeciti disciplinari; meglio sarebbe stato coinvolgere alcuni magistrati, anche essi, magari, di altro circondario. Non va infatti dimenticato il monito della Commissione sull'efficienza della giustizia (Cepej): la media dei procedimenti disciplinari promossi all'anno per ogni mille avvocati nei 48 Stati del Consiglio d'Europa è 49/1000, in Italia 2/1000. Deludente resta invece la Riforma dei compensi: "di regola" (?) pattuiti per iscritto (articolo 13, comma 2).
Perché una clausola per iscritto all'interno di un contratto a forma libera? E in caso di omissione? Si applicano i parametri professionali proposti dal Cnf (articolo 13, comma 6). Per cui tornano, sotto mentite spoglie, i minimi tariffari vanificando anche le ipotesi di compenso a tempo o a convenzione (se verbale), che invece apparivano apprezzabili.
Non parliamo poi del reintrodotto divieto di patto di quota lite, ormai assurto a mero simulacro. Insomma, nessuno dei grandi problemi che affliggono la professione forense appare in via di risoluzione. Non il numero degli avvocati che, nonostante le crescenti defezioni dei più giovani, continua a crescere.
E non valga la lettura, ambigua e sibillina, dell'articolo 21 della Riforma a sostenere che difetta dei requisiti di effettività, continuatività, abitualità e prevalenza chi non è iscritto alla Cassa forense. Si tratterebbe infatti di un malcelato espediente per ridurre il numero degli iscritti su base censuaria e non meritocratica. Espediente che, nuovamente, andrebbe a danno dei più deboli, molto spesso donne e giovani.
Ancora irrisolto il problema - urgentissimo - dell'esercizio aggregato della professione forense, la quale si trova oggi in un limbo rispetto alle società con soci di capitale già consentite ad altre professioni. Per ora accontentiamoci delle Associazioni, peraltro solo monodisciplinari.
Anche il problema delle incompatibilità è stato solo sfiorato. E qui: perché distinguere l'attività gestoria nelle società di capitali private (vietata) e in quelle pubbliche o nei consorzi pubblici (consentita)? È più indipendente un avvocato-amministratore delegato di una grande impresa pubblica di un avvocato-dipendente pubblico part-time? È coerente consentire che centinaia di avvocati siano amministratori di banche, assicurazioni, fondazioni bancarie e poi escludere i soci minoritari di mero capitale nelle Stp?
Si aggiunga che a tutt'oggi la Riforma non regola la trasparenza nell'attribuzione degli incarichi che, a diverso titolo, promanano dall'autorità pubblica, in particolare quella giudiziaria.
Diciamocelo: in molte sedi sono pochi - spesso i soliti - i professionisti beneficiati e non sempre grazie alla loro esperienza, capacità e probità. Infine, grande enfasi era caduta, un anno fa, sulla consulenza e assistenza legale stragiudiziale, in certa misura riservate agli avvocati.
Ma è sufficiente? Contribuisce forse questa norma a incrementare l'attività e i redditi degli avvocati, precipitati, almeno per le fasce più deboli a livelli davvero indecorosi? Il problema, a mio avviso, è un altro. O si riesce a fare in modo che gli avvocati divengano attori dei processi economici, apportando la loro consulenza agli scambi commerciali e divenendo presidio della certezza e trasparenza degli stessi, oppure la professione resterà vittima della crisi economica e gli avvocati saranno travolti dall'inefficienza della macchina giudiziaria, se non addirittura accusati di esserne concausa.
Un anno fa avevo evocato, come modello, la legge francese che consente all'avvocato di autenticare la sottoscrizione delle parti nelle scritture private, almeno in quelle che non comportano di intervenire sui pubblici registri immobiliari (legge 28 marzo 2011 n. 311).
Nessuno ha voluto raccogliere lo spunto. Insomma, ancora un anno è trascorso e nulla di concreto si è fatto per rimediare a un pericoloso, generalizzato scadimento della professione e ai problemi economici, sociali e deontologici che questo comporta.
Il tempo - oggi - è veramente scaduto.
Avv. Aldo Berlinguer
sabato, gennaio 04, 2014
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