giovedì, luglio 12, 2012

GIUSTIZIA: Severino, troppi avvocati in Italia.

(Ansa) 12 luglio 2012- «Il numero degli avvocati in Italia è eccessivo».
Lo ha detto ieri a Roma il ministro della Giustizia, Paola Severino, nel corso di un convegno organizzato dall'Udc, sottolineando che «gli avvocati operanti a Roma sono quanto quelli di tutta la Francia». «Comprendo - ha spiegato il ministro, lei stessa avvocato - i timori degli avvocati, professione nobilissima, ma c'è l'esigenza comune che abbiano una maggiore specializzazione, non deve essere il mestiere di chi non ha potuto fare altro nella vita».
Anche questa, ha aggiunto, «è una via verso il recupero di efficienza della giustizia».

Processo civile d'appello, la maggioranza presenta un emendamento per neutralizzare il filtro.

Con un emendamento depositato ieri in commissione, la maggioranza smonta il filtro al processo civile d'appello introdotto dal Governo nel decreto legge sullo sviluppo. Il testo, a firma Pd, Pdl, Fli e Udc (Cinzia Capano e Manlio Contento, che sono i due relatori per il parere da fornire in consultiva alla commissione Finanze della Camera, Angela Napoli e Lorenzo Ria), stabilisce la costituzione del contraddittorio in vista della prima udienza, nella quale si può già andare a decisione e introduce, sia il ricorso fondato o infondato, la sentenza con motivazione breve. La norma si applica ai giudizi pendenti.
L'emendamento della maggioranza stabilisce che se il giudice ritenga manifestamente fondata o manifestamente infondata l'impugnazione in appello deve pronunciare sentenza dando lettura del dispositivo e della concisa esposizione delle ragioni di fatto o di diritto della decisione, anche mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o più atti di causa e il riferimento alle precedenti conformi.
La sentenza così pronunciata si intende pubblicata con la sottoscrizione da parte del giudice del verbale che la contiene.
Il filtro di ammissibilità per il processo di appello in sede civile era stato annunciato dal ministro della Giustizia Paola Severino, al termine del Consiglio dei ministri del 15 giugno scorso, che ha approvato il dl sviluppo. "Se l'appello è palesemente inammissibile non sarà celebrato", aveva sintetizzato il Guardasigilli assicurando che "questo non significa cancellare il processo di appello" ma introdurre la valutazione di un giudice che farà prima una valutazione di ammissibilità.
Approdato alla Camera, il filtro aveva subito trovato due obiezioni e un cammino in salita: per il metodo, visto che modifica il codice di procedura civile con decreto, e per il merito, visto che dà eccessiva discrezionalità al magistrato.

mercoledì, luglio 11, 2012

Mediazione obbligatoria: inapplicabile al rito sommario (Tribunale Firenze, sez. III, sentenza 22.05.2012).

Tribunale di Firenze - Sezione III Civile 
Sentenza 22 maggio 2012 N.RG. 9378/2011 
Verbale dell’udienza del 22 maggio 2012...omissis... 
Il Giudice, Ritenuto che il procedimento sommario di cognizione previsto dall'art 702 bis e 702 ter c.p.c., pur non delineando un procedimento d'urgenza o cautelare nondimeno prevede un procedimento dove viene massimizzata la velocità della trattazione e della decisione della controversia, con evidente premialità per il ricorrente che riesca a manifestare con forte evidenza le ragioni che militano a favore del proprio diritto.
C iò è reso del tutto evidente dalla stessa previsione di cui al 5° comma dell'art 702 ter c.p.c" a mente del quale " ... alla prima udienza il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione rilevanti in relazione all'oggetto del provvedimento richiesto e provvede con ordinanza all'accoglimento o al rigetto delle domande".
Una tale disposizione, che consente evidentemente il rinvio della prima udienza per lo sviluppo degli incombenti necessari, esclude all’evidenza una trattazione frammentata o eccessivamente protratta ed invita le parti ed il giudice ad un confronto processuale concentrato e risolutivo in un medesimo contesto spazio temporale, virtualmente incompatibile con la previsione della concessionedi termini per l'esperimento di attività ulteriori e diverse da quelle strettamente tenute in considerazione dalla norma citata e dallo stesso scopo della sua introduzione: svolgere processi semplici, dove le ragioni siano chiare e intellegibili fin dai primi momenti con battute processuali, in brevissimo tempo.
D'altra parte, onde evitare un'interpretazione sostanzialmente abrogans della disposizioni in discorso e invece pervenire all'armonizzazione del processo sommario di cognizione con le previsioni di cui al D.Lgs 28/2010, occorre rilevare che l'art. 5, comma 4 del decreto sulla mediazione prevede: "i commi 1 e 2 non si applicano: a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione”.
Il Tribunale al riguardo, ritiene che tale disposizione ben possa essere analogicamente applicato al caso del processo sommario di cognizione per l'ipotesi in cui, non potendosi procedere nelle forme previste dagli artt. 702 bis e ss. c.p.c. per la complessità istruttoria contenutistica della controversia, sia necessario convertire il processo nel rito ordinario di cognizione, nel qual caso, evidentemente dovrà procedersi secondo quanto previsto dal primo comma dell'art. 5 D.Lgs 28/2010.
Nel merito, foro competente è senza dubbio il tribunale di Firenze non potendo il resistente considerarsi consumatore.
Parte ricorrente ha dato prova del rapporto negoziale e del proprio adempimento mentre il resistente non ha dato prova e nemmeno eccepito,la sussistenza di fatti modificativi impeditivi o estintivi. Sussiste l’adempimento del resistente e la domanda deve essere accolta.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.
P.Q.M. 
Visti gli artt. 702 bis e 55. Cp.c.
DICHIARA 
Accertata la risoluzione del contratto di leasing immobiliare inter partes
CONDANNA 
L’ omissis… all’immediata restituzione a omissis…dell'immobile di cui in domanda, libero da persone e da cose.
CONDANNA 
L’omissis…. al pagamento, delle spese processuali che liquida in complessivi € 3.500,00, di cui €.125,OO per spese, € 1.000,00 per diritti, € 2.000,00 per onorari cd € 375,00 per spese generali oltre iva e cap come per legge.
Il Giudice
Dott. Roberto Monteverde

martedì, luglio 10, 2012

La giustizia col filtro (nuoce gravemente).

Che cos’è una democrazia senza un sistema-giustizia efficiente? Nulla. Che significato hanno valori come diritti, doveri, legalità, stato di diritto, certezza della pena, responsabilità, reato, sanzione, tutela, deboli senza un sistema-giustizia efficiente? Nulla.
Ciò accade da tempo nel nostro Paese e si sta aggravando ancor di più grazie alle scelte irresponsabili perpetrate da questo Governo: la demolizione scientifica e sistematica del sistema giustizia, giustificata paradossalmente da un preteso miglioramento di esso, da una riduzione della spesa e da una razionalizzazione delle risorse. Nulla di più falso.
Accade esattamente l’opposto e ora vi spiegherò perché. Da tempo lanciamo l’allarme nel tentativo di rendere consapevole l’opinione pubblica di una demolizione (giuridica, inarrestabile) in atto di estrema gravità il cui unico intento è l’indebolimento del sistema di diritti e di tutela per tutti.
Uno scenario nel quale si vuole che i più forti governino impunemente e i più deboli subiscano.
Pare uno scenario orwelliano ma non lo è. È già realtà. L’avvocatura lancia l’allarme nell’interesse della collettività. Certo, l’avvocatura è uno dei 2 pilastri del sistema giustizia ed è direttamente interessata ma ora sta svolgendo un ruolo di coscienza sociale.
Un’avvocatura che non è una casta (lo è invece quella pletora di parlamentari al servizio del “padrone”, violando l’autonomia del mandato e l’alto ruolo che ricoprono) ma è una delicata categoria professionale. Che cosa sta accadendo? Da qualche decennio è palese l’inefficienza della giustizia italiana.
Si ripete come un mantra che ciò è dovuto allo scarso numero dei magistrati e/o all’avvocatura che campa con le cause lunghe e anche perché numerosa. Niente di più falso.
I magistrati italiani sono circa 8.000 togati e almeno altrettanti onorari. Il numero è abbastanza adeguato ma sono organizzati malissimo con cancellerie poco efficienti, con un sistema cartaceo ancora dominante (!), con uno spreco di tempo e denaro mostruoso che si ripercuote sulla durata dei processi e sulle tasche dei contribuenti. Perché non formare un manager per ogni tribunale?
Perché non incaricare Barbuto (presidente torinese distintosi per il metodo virtuoso) di fare formazione all’uopo? Perché non informatizzare tutta la giustizia e consentire che tutto si muova on line, incluse le notifiche solo via Pec, l’esame dei testi se lontani e le udienze on line se avvocati o parti sono distanti? Perché non avere riformato in questi anni il processo civile semplificando i riti e i tempi processuali, posto che una causa di primo grado se si vuole si può concludere in 1,5/2 anni?
Invece nell’ultimo biennio abbiamo assistito a una raffica di scelte irrazionali, costituzionalmente di dubbia legittimità, deflattive e intimidatorie, quali nell’ordine: l’introduzione della mediazione obbligatoria (che non ha eguali in Europa) affidata a mediatori di dubbia preparazione e specializzazione, con costi discutibili; l’aumento vertiginoso e costante delle spese di giudizio (contributo unificato e marche) che dissuadono le parti meno abbienti a chiedere tutela; sussultorie modifiche del codice di procedura civile finalizzate a dissuadere le parti dall’iniziare una lite perché poi potranno pentirsene amaramente (la superlite temeraria; attenti a non accettare la proposta di mediazione… etc.), dighe di sbarramento all’appello e al ricorso in cassazione (introdotte con l’art. 54 d.l. n. 83/2012, in G. U. 26 giugno 2012, con cui si elimina il ricorso per cassazione per vizi della motivazione e in caso di “doppia conforme”; nonché si inventa “il filtro in appello” in quanto “l’impugnazione è dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta”); si indebolisce il sistema di tutela prescritto dalla legge Pinto (indennizzo per irragionevole durata del processo, sempre con l’art. 54 d.l. n. 83/2012) così disincentivandolo; si è resa sterile la discussione sulla responsabilità dei magistrati, legittimando l’ingiustificata prassi applicativa della l. 13.4.1988, n. 117 che ha consentito di accertare la responsabilità per errori dei magistrati in ben 4 casi in 24 anni (!); si è demolita la struttura dei principi fondamentali dell’avvocatura (le finte liberalizzazioni del Catricaletta – come ben definito da Travaglio – pensiero).
Da ultimo si è deciso di tagliare circa 400 tra tribunali, sezioni distaccate e procure, che seppure in molti casi meritino un taglio per razionalizzarne le risorse (erra l’avvocatura politica e istituzionale ordinistica ad alzare le barricate) è clamorosamente sbagliata quando si tratta di potare tribunali come quello di Lamezia Terme, città in cui il Consiglio Comunale è stato sciolto 2 volte per mafia, dove c’è l’aeroporto più grande della Calabria, lo snodo ferroviario ed autostradale più importante, il vicino porto di Gioia Tauro, la più grande area industriale del Mezzogiorno e che perciò è stata scelta dalla ‘ndrangheta, per i suoi traffici e per le riunioni “notturne”, incontrandosi con la camorra.
Un tribunale presidio di straordinaria importanza, cancellato con un colpo di penna.
Invece di riformare realmente la giustizia la si demolisce. Ma i danni ricadranno su tutti noi.

di Marcello Adriano Mazzola
10 luglio 2012 http://www.ilfattoquotidiano.it/

Giuliano Amato: “L’abolizione dei minimi tariffari non ha favorito i giovani ma i clienti in posizione dominante relativa”.

Giuliano Amato nel 1997 era presidente dell’Autorità Antitrust e da presidente firmò la prima indagine conoscitiva sugli Ordini professionali (IC 15), da cui prese l’avvio il cosiddetto processo di liberalizzazione delle professioni.
Da allora molte cose sono successe, molte norme sono venute alla luce ispirate da quella prima indagine. Ma l’esperienza ha dimostrato che non tutti quei “suggerimenti” hanno ottenuto l’effetto sperato.
L’avvocatura ha sempre sostenuto, quando non la illegittimità di alcuni interventi, quanto meno la loro inefficacia.
E ora trova proprio in Giuliano Amato una conferma dei propri timori, almeno su alcuni capitoli sensibili: tariffe e società di capitale.
Amato è stato ospite del Consiglio nazionale forense lo scorso 4 luglio per la presentazione del volume Treccani Il libro dell’anno del diritto 2012, e in quella occasione gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Domanda. Professor Amato, il presidente Alpa ha più volte segnalato il pericolo di una compressione dei diritti dei cittadini, dei lavoratori etc., imposta dalle misure anticrisi. Condivide questo timore?
Risposta. Il rischio c'e e non da oggi. Porto ad esempio quello che avviene nel campo della semplificazione amministrativa: in genere la strada seguita anche in passato in questo processo è quella di tagliare passi di procedura e non di modificare il sistema amministrativo. Il risultato è che spariscono tre su quattro interessi collettivi. E’ un fenomeno preoccupante che investe non tanto l’obiettivo della semplificazione, in sé meritevole, ma la cultura dei semplificatori.
Domanda. Possiamo applicare questo stesso discorso alla giustizia?
Risposta. Non ne so abbastanza. posso solo aggiungere che, mentre cambiamo i governi, non cambiamo coloro che scrivono le leggi e questo non determina discontinuità tra gli esecutivi, pur se di diversa estrazione.
Domanda. Qual è il suo giudizio sulla riforma delle professioni che il governo Monti sta realizzando? Risposta. Vi sono elementi che condivido e altri su cui esprimo forti perplessità.
Domanda. Per esempio?
Risposta. Non mi convince l’apertura delle società professionali al socio non professionista, in un paese come il nostro in cui in cui le occasioni di riciclaggio di denaro sporco sono infinite come le vie del Signore. Non sempre le norme che si adottano per favorire i soggetti più deboli la concorrenza raggiungono le finalità desiderate.
Domanda. A cosa si riferisce, in particolare?
Risposta. Nel 1997 ho sottoscritto l’ indagine conoscitiva Antistrust che chiedeva, tra le altre cose, l’abolizione dei minimi tariffari vincolanti, per favorire l’ingresso dei più giovani nel mercato dei servizi professionali. Ebbene, ho appreso dall’esperienza che l’abolizione dei minimi ha consentito ai clienti in posizione dominante relativa di mettere in ginocchio i giovani avvocati.

lunedì, luglio 09, 2012

L'Italia soffre e.....Mario il banchiere se la ride!

"Macelleria sociale": Monti sconfessato da Confindustria.

Tagli alla giustizia: giudici di pace pronti all'astensione.

"L'Associazione nazionale giudici di pace si oppone alla soppressione di fatto di una magistratura virtuosa che rischia di rivelarsi esiziale per l'intero sistema giustizia e, per questo, non esclude una astensione dalle udienze".
Ad annunciarlo è il presidente dell'associazione nazionale GDP Vincenzo Crasto. "La chiusura degli uffici del giudice di pace - dice Crasto - è stata decisa senza aver prima ascoltato la magistratura di pace, ma è necessario che il governo ascolti il Parlamento. La Commissione giustizia della Camera ha censurato il governo che ha deciso di eliminare in pratica tutti gli uffici del giudice di pace dislocati in sede diversa da quella circondariale: 674 uffici del giudice di pace sugli 846 attualmente esistenti. Condividiamo in pieno tali rilievi".
"Il dettato della legge delega n.148 del 2011 - dice ancora Crasto - prevede la 'riduzione' degli uffici del giudice di pace dislocati in sede diversa da quella circondariale. Su questo storicamente concordiamo, ma il governo procede proprio a quei tagli lineari che il comunicato dell'esecutivo sulla spending review dice di avere evitato. E' inoltre palese che non sono stati rispettati i criteri della legge delega (estensione del territorio, numero di abitanti, carichi di lavoro, specificità territoriale del bacino di utenza, con riguardo alla situazione infrastrutturale e del tasso d'impatto della criminalità organizzata)".
Secondo Crasto, "neppure le regioni, che hanno una specifica competenza in materia sono state ascoltate". "Il Consiglio superiore della magistratura - continua il presidente nazionale dell'associazione dei giudici di Pace - nel parere sullo schema di decreto legislativo ha evidenziato profili di incompatibilità con l'art. 116 della Costituzione, che attribuisce alle Regioni competenze concernenti l'organizzazione della giustizia di pace".
"Il risparmio di 26 milioni di euro ipotizzato dal governo - continua ancora il presidente - è una pia illusione. Si tratta di una somma tanto infima quanto sovrastimata: tagli radicali determinerebbero la creazione di megauffici ingestibili e il conseguente rischio di paralisi non solo della giustizia di pace, ma dell'intera giustizia. Le nuove sedi, peraltro di difficile ubicazione, inevitabilmente sarebbero causa di disservizi anche sul piano dell'efficienza e della durata dei processi. Trattandosi poi di un mero trasferimento di magistrati e di personale, le risorse necessarie per mantenere tali sedi elefantiache sarebbero probabilmente le medesime o superiori alle presunte economie".
"L'Associazione nazionale giudici di pace ha elaborato una proposta che prevede l'accorpamento di centinaia di uffici giudiziari, nel rispetto dei criteri dettati della L.148/2011, con la chiusura di oltre il 40% delle attuali sedi. Se il ministero della giustizia insisterà nel suo progetto, non escludiamo, dopo anni, la proclamazione di una astensione dalle udienze, nel solo ed esclusivo interesse dei cittadini e del Paese a conservare una giustizia efficiente", conclude Crasto

OUA: Verso un nuovo sciopero dopo il taglio dei tribunali.

09 luglio 2012-Dopo le critiche del ministro della Giustizia per lo sciopero contro i tagli ai tribunali, gli avvocati rilanciano.
Hanno già convocato un'assemblea nazionale degli ordini e delle associazioni forensi per il 13 luglio a Roma e «in quella sede -annuncia il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura Maurizio De Tilla - decideremo le prossime forti iniziative di protesta, tra queste, la proclamazione di una astensione ulteriore dalle udienze».
«Ora è rivolta e le responsabilità sono chiare - dice De Tilla, respingendo la convinzione del ministro che gli avvocati abbiano un pregiudizio - In questi mesi hanno nascosto il provvedimento agli addetti ai lavori, mentre si filtravano i contenuti ai mezzi di informazione; si è volutamente respinto il dialogo nonostante fossimo tutti disponibili a discutere, coscienti della necessità di razionalizzare la geografia giudiziaria. Il risultato è questa misura draconiana, senza razionalità che non guarda al medio e lungo termine, ma solo a fare ‘immagine’ nell'immediato».
«Un pasticcio - conclude de Tilla - altro che una riforma epocale».

giovedì, luglio 05, 2012

OGGI ASTENSIONE DALLE UDIENZE.

Mediaconciliazione: il Cnf interviene nel giudizio di legittimità costituzionale, chiedendo di dichiarare la incostituzionalità dell’articolo 5 del decreto 28/2012.

Il Consiglio nazionale forense ha deciso di intervenire nel giudizio di legittimità costituzionale relativo alle norme che disciplinano la mediazione, sollevato dal Tribunale di Genova con ordinanza del 18 novembre 2011. Il Cnf chiede, nell’atto di intervento in giudizio depositato il 3 luglio, che sia dichiarata la illegittimità costituzionale dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 28/2012 nella parte in cui prevede l’esperimento della mediazione come condizione di procedibilità della domanda giudiziale prevedendone il carattere oneroso e nella parte in cui prevede che solo il convenuto possa non aderire al procedimento di mediazione.

mercoledì, luglio 04, 2012

Tariffe Forensi: per il Cnf il regolamento del Ministero della Giustizia è viziato da eccesso di potere.

Il regolamento del ministero della Giustizia, riguardante la disciplina dei nuovi parametri forensi, secondo il Cnf, è viziato da eccesso di potere per difetto assoluto di motivazione ed impone un abbattimento sistematico dei valori economici a danno degli avvocati e a vantaggio di altri soggetti economici, provoca una disparità di trattamento con altre professioni. Il Consiglio nazionale forense ha inviato una lettera al Consiglio di Stato, nell’ambito della procedura per l’adozione del parere sullo schema di decreto del ministero della giustizia che fissa i nuovi parametri per la liquidazione delle spese legali in attuazione dell’articolo 9 del decreto Cresci-Italia (n. 1/2012).

martedì, luglio 03, 2012

L’OUA AL GOVERNO: NEL PROSSIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI PREVALGA IL BUONSENSO.

(AGENPARL) - Roma, "Crescono le adesioni allo sciopero del 5 luglio contro la revisione della geografia giudiziaria, la rottamazione della giustizia (con gli attacchi al processo civile, all’appello cassatorio e alla legge Pinto) e contro i provvedimenti sulla riforma delle professioni. Secondo l’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) sono già oltre 100 le città che hanno organizzato manifestazioni in occasione dell’astensione dalle udienze. Si moltiplicano intanto le iniziative di protesta, le occupazioni, i cortei in moltissime città. La richiesta dell’Oua è che nel prossimo Consiglio dei Ministri si sospenda questo provvedimento". Lo afferma in un comunicato Maurizio de Tilla, presidente Oua. "Il governo non ascolta ed è ostaggio di modelli teorici che non hanno alcun riscontro con la realtà: la chiusura di oltre 1000 uffici giudiziari rappresenta la demolizione del servizio giustizia sul territorio. La scelta più giusta, nel prossimo Consiglio dei Ministri, è sospendere questa decisione e riprendere il dialogo, altrimenti il rischio è quello di una radicalizzazione della protesta. Si minacciano già interruzioni stradali, occupazioni dei tribunali. È una situazione incandescente. Ed è bene sottolineare che alle iniziative dei comuni, dei cittadini, degli avvocati, si aggiungono anche quelle dei lavoratori di Cgil, Cisl e Uil. Un fronte ampio e compatto». Il presidente dell’Oua, quindi, spiega alcuni degli elementi di forte critica al provvedimento dell’Esecutivo: "È una revisione irrazionale e insensata assisteremo alla creazione di grandi tribunali (nelle maggiori città italiane come Roma e Napoli) e la conservazione di piccolissimi tribunali. E, invece, verrebbero cancellati proprio quei medi tribunali, spesso esempio di produttività ed efficienza". "È una scelta – aggiunge il presidente Oua - che creerà non solo disagi e danno ai cittadini e alle imprese dei territori interessati, ma non produrrà alcun risparmio. Non solo: l’ulteriore conseguenza sarà l’intasamento e il sovraccarico delle strutture rimanenti. Una giustizia già lenta è così destinata a diventare elefantiaca e immobile". L’Oua critica duramente, inoltre, che il Ministro della Giustizia non abbia ancora trasmesso il progetto definitivo di revisione della geografia giudiziaria, già preannunciato sulla stampa "La tensione è alta – conclude de Tilla – in questi giorni si stanno moltiplicando in tutto il Paese le iniziative contro le ipotesi di applicazione della delega sulla geografia giudiziaria, purtroppo oscurate dai media nazionali. È incredibile il silenzio, o in alcuni casi la disinformazione, che si sta facendo sulla chiusura di oltre 1000 presidi di giustizia e sicurezza. Questo governo sta rottamando la giustizia, eppure un’altra strada è possibile per tagliare gli sprechi e non i diritti. Basterebbe, per esempio, ascoltare le decine di proposte avanzate dall’avvocatura basate sulla necessità di garantire alcuni parametri: efficienza, tutela del servizio sul territorio, razionalizzazione della spesa, efficacia e modernizzazione. Per esempio, riconvertendo molte strutture in tribunali tecnologici e telematici".

Ipotesi tagli per 280 uffici giudiziari, stop intesa.Severino vede maggioranza, slitta esame a CdM.

Più di 280 uffici giudiziari, tra tribunali, procure, e sezioni distaccate, potrebbero essere tagliati per effetto della revisione delle circoscrizioni giudiziarie. Ma su questi numeri ancora non c'é intesa tra governo e maggioranza. Anche se ora spunta una nuova proposta sulla quale il guardasigilli Paola Severino dovrà dare una risposta "prima del prossimo Consiglio dei ministri".
Nella riunione di ieri tra il Guardasigilli e i tecnici della giustizia di Pd, Pdl e Udc, Andrea Orlando, Enrico Costa e Roberto Rao, è saltata l'intesa che era stata raggiunta sul provvedimento una settimana fa. Il ministro aveva detto che l'ipotesi di superare la 'regola del tre' (cioé quella che prevede non più di tre tribunali in un distretto di Corte d'Appello) non poteva avvenire attraverso un emendamento da presentare ad un decreto legislativo.
La Camera, aveva spiegato la Severino, le aveva fatto sapere che sarebbe stato a rischio di inammissibilità. Quindi aveva dichiarato di essere pronta a ripartire dal testo così com'era stato messo a punto dal dipartimento di via Arenula diretto da Luigi Birritteri. Anche perché, avrebbe sostenuto, 'non so quanto il provvedimento possa reggere all'esame del Parlamentò.
Moltissimi deputati, di tutti gli schieramenti, hanno già annunciato battaglia contro eventuali tagli agli uffici giudiziari dei rispettivi collegi. Ma la "frenata" del Guardasigilli non sarebbe piaciuta molto soprattutto al Pd. La bozza messa a punto dai tecnici del ministero della giustizia prevederebbe cancellazioni o accorpamenti che riguarderebbero tutte le 220 sezioni distaccate e una forbice compresa tra 32 (l'ipotesi allo stato più probabile) e 36 tribunali e altrettanti uffici requirenti.
Il progetto fa seguito al taglio dei 674 uffici dei giudici di pace, già deciso a gennaio dal Consiglio dei ministri. Sui numeri dunque un accordo non si è raggiunto, così come sui criteri, e alla fine si è deciso per uno slittamento alla riunione in cui il governo si occuperà della spending review. D'altra parte le indiscrezioni sul progetto stanno già provocando da tempo tante polemiche.
Gli avvocati, che hanno proclamato uno sciopero per il 5 luglio prossimo, chiedono al governo di sospendere la decisione e riaprire il dialogo

lunedì, luglio 02, 2012

Manifesto dell'OUA per l'astensione del 5 luglio 2012.

Danno biologico di lieve entità: aggiornamento degli importi per l'anno 2012.

Aggiornamento annuale degli importi per il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità, derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti. (G.U. n. 149 del 28 giugno 2012)

IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO 
Visto il decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, recante il Codice delle assicurazioni private;
Visto, in particolare, l'art. 139, comma 5, del predetto Codice, ai sensi del quale gli importi del risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, indicati nel comma 1 del medesimo articolo, sono aggiornati annualmente con decreto del Ministro delle attività produttive (ora dello sviluppo economico) in misura corrispondente alla variazione dell'indice nazionale dei prezzi al consumo delle famiglie di operai ed impiegati, accertata dall'ISTAT;
Visto il decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, recante disposizioni in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri, con il quale è stato istituito il Ministero dello sviluppo economico;
Visto il decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito con modificazioni dalla legge 14 luglio 2008, n. 121, recante "Disposizioni urgenti per l'adeguamento delle strutture di Governo, in applicazione dell'art. 1, commi 376 e 377, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
Visto l'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, relativo al mese di aprile 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - serie generale - n. 115 del 18 maggio 2012;
Visto il decreto del Ministro dello sviluppo economico, in data 17 giugno 2011, adottato ai sensi dell'art. 139, comma 5, del Codice delle assicurazioni private, con il quale gli importi di cui al predetto art. 139, comma 1, sono stati da ultimo aggiornati alla variazione del sopracitato indice ISTAT a decorrere dal mese di aprile 2011;
Ritenuto di dover adeguare gli importi di cui al citato decreto del Ministro dello sviluppo economico in data 17 giugno 2011, applicando la maggiorazione del 3,2% pari alla variazione percentuale del predetto indice ISTAT, a decorrere dal mese di aprile 2012;
Decreta:
Art. 1
A decorrere dal mese di aprile 2012, gli importi indicati nel comma 1 dell'art. 139 del Codice delle assicurazioni private e rideterminati, da ultimo, con il decreto ministeriale 17 giugno 2011, sono aggiornati nelle seguenti misure:
- settecentottantatre euro e trentatre centesimi per quanto riguarda l'importo relativo al valore del primo punto di invalidità di cui alla lettera a); 
- quarantacinque euro e settanta centesimi per quanto riguarda l'importo relativo ad ogni giorno di inabilità assoluta, di cui alla lettera b). 
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 15 giugno 2012.
Il Ministro: Passera