venerdì, marzo 16, 2012

La manifestazione di ieri a Roma (slide).

Momenti di tensione al Palazzaccio (video di Repubblica).

Mediazione civile, Severino: nessun rinvio rispetto alla data del 21 marzo.


Ministero della Giustizia, comunicato stampa 15.03.2012
Attuazione dei principi previsti dall'art. 3, comma 5, della Manovra di agosto sugli ordini professionali: in vista della predisposizione dei relativi Dpr ministeriali, il guardasigilli Paola Severino ha discusso con i rappresentanti dell'avvocatura le diverse proposte.
Nel corso della riunione, tenutasi nel pomeriggio presso la sala Livatino alla presenza di Consiglio nazionale Forense (CNF), Unione Camere Penali Italiane (UCPI), Unione Nazionale Camere Civili (UNCC), Organismo Unitario dell'Avvocatura (OUA), Associazione nazionale Forense (ANF), Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) e Unione Giovani Avvocati Italiani (UGAI), il ministro ha individuato una serie di aspetti da disciplinare quali il tirocinio, l'accesso alla professione, i percorsi di formazione, i meccanismi disciplinari e la pubblicità informativa.
"Attraverso queste riforme bisogna porre al centro la qualità della professione. Solo così potremo avere una avvocatura realmente competitiva", ha detto il ministro che ha sollecitato anche le rappresentanze dell'avvocatura a presentare proposte strutturate di riforma che costituiranno un punto di riferimento per la stesura dei DPR.
Nel corso dell'incontro sono stati sottoposti al guardasigilli altri temi: la revisione della geografia giudiziaria, la mediazione e la riforma del processo civile. Quanto a quest'ultima, il ministro si e' dichiarata disponibile al confronto con l'avvocatura su ulteriori proposte volte a semplificare e ad accelerare il processo civile.
Sulla geografia giudiziaria, invece, nelle prossime settimane saranno resi pubblici i parametri oggettivi sulla base dei quali il governo procederà all'esercizio della delega; parametri sui quali - ha sottolineato il ministro - sta lavorando una apposita commissione, dove siedono rappresentanti sia dell'avvocatura sia della magistratura. Vi sarà poi un'ulteriore fase di confronto con le categorie interessate.
Infine, sulla mediazione civile non ci saranno rinvii rispetto alla data del 21 marzo prossimo, quando questa diventerà obbligatoria anche per le liti condominiali e per i risarcimenti danni da infortuni stradali.Tuttavia, il Ministro ha dato piena disponibilità ad un confronto per verificare eventuali criticità, attraverso un attento monitoraggio sui risultati dell'applicazione.

Giustizia, avvocati ancora in sciopero, 2.000 manifestano a Roma.


ROMA (Reuters) - E' iniziata oggi la settimana di agitazione degli avvocati contro le liberalizzazioni e altre proposte di riforma del Guardagilli Paola Severino, con una manifestazione a Roma davanti alla Corte di Cassazione che ha portato in Piazza Cavour circa 2.000 legali in toga.

"La manifestazione di oggi è solo l'inizio di una lotta pacifica, ma dura e convinta", ha detto Maurizio De Tilla, presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura (Oua) in prima linea nella protesta, che cita il collega Mahatma Ghandi (anche lui un avvocato).

"Come Gandhi marceremo in tutta Italia per ricordare che protestiamo per difendere i diritti dei cittadini dentro e fuori le aule dei tribunali".

Dopo lo sciopero del 23 e 24 febbraio, è iniziata stamani una settimana di astensione dalle udienze.

In piazza gli avvocati si sono presentati in toga e coccarda tricolore.

"Su 230.000 avvocati, oltre 100.000 sono in difficoltà", ha detto De Tilla. "Abbiamo un lavoro che non è sicuro e sottopagato".

Secondo le associazioni della professione, il quadro si farebbe a tinte più fosche dopo l'abolizione delle tariffe professionali decisa dal decreto legge sulle liberalizzazioni, in corso di conversione alla Camera.

Ma gli attacchi alla professione, dice De Tilla, non si fermano qui. Gli avvocati hanno alzato le barricate contro la annunciata chiusura di diversi tribunali -- al centro della riorganizzazione della geografia giudiziaria annunciata da Severino -- e la prossima entrata in vigore della conciliazione obbligatoria in materia di incidenti stradali e liti di condominio.

mercoledì, marzo 14, 2012

Da domani avvocati in sciopero per 7 giorni, manifestazione a Roma.


ROMA (ANSA) - Da domani e per sette giorni, fino al 23 marzo, scioperano degli avvocati per protestare contro le liberalizzazioni e per chiedere una "vera" riforma della giustizia. E sempre nella giornata di domani terranno una manifestazione nazionale a Roma, mentre dal 23 al 24 marzo si riuniranno a Milano per il congresso straordinario dell'avvocatura.
"Domani arrivano a Roma migliaia di avvocati, mentre in tutta Italia 230mila legali incrociano le braccia contro la rottamazione della macchina giudiziaria, le liberalizzazioni selvagge e per chiedere una vera riforma della giustizia- dice il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura Maurizio De Tilla, che intanto oggi nel primo pomeriggio, con gli altri componenti dell'avvocatura sarà ricevuto dal ministro della Giustizia Paola Severino. Oltre al nodo delle tariffe, gli avvocati hanno posto la questione del rinvio dell'entrata in vigore delle materie escluse dalla conciliazione obbligatoria, condomini e incidenti, in attesa dei pronunciamenti della Corte Costituzionale e delle Corte di Giustizia Europea.
Ma hanno anche chiesto l'eliminazione della norma che consente la presenza di soci di capitale negli studi professionali, "perché portatrice di evidenti conflitti di interessi, di ingerenze malavitose (riciclaggio) e perché è del tutto inutile per aumentare la competitività del settore". E' stato poi sollecitato un tavolo di confronto per "evitare l'inutile e dannosa chiusura di piccoli Tribunali" e per discutere proposte avanzate dagli avvocati per "far funzionare davvero la macchina giudiziaria

La protesta degli avvocati in diretta su IUS Channel.


Sarà possibile seguire tutte le fasi della manifestazione di protesta indetta dall’Avvocatura per domani 15 marzo a Roma in piazza Cavour.
Dalle ore 11.00 la diretta su www.iuschannel.tv visibile su qualsiasi computer, tablet o smartphone.

lunedì, marzo 12, 2012

AVVISO PER LA MANIFESTAZIONE DEL GIORNO 15 MARZO.

Un grazie al PM Antonio Ingroia .


Il Pm Antonio Ingroia, in occasione della sentenza riguardante Marcello Dell’Utri, ha fatto affermazioni di cui dobbiamo essergli grati. Esse rappresentano infatti un eccellente chiarimento per quanto riguarda la giustizia in Italia.
Egli ha detto dei magistrati della V Sezione Penale della Cassazione: «C'è chi ha avuto come maestri Corrado Carnevale, chi invece Falcone e Borsellino».
Chi sia stato Corrado Carnevale va ricordato ai più giovani o ai più distratti.
Questo magistrato divenne famoso per alcune caratteristiche: innanzi tutto perché aveva superato ogni sorta di esame col massimo dei voti, a cominciare dall’essere risultato primo nel suo concorso per magistrato. Poi perché, appena arrivato a presiedere la prima sezione (il più giovane presidente che la Cassazione abbia mai avuto, a 55 anni), riuscì a smaltire l’arretrato in un tempo sbalorditivo, proprio perché, oltre che un mostro giuridico, era tale anche per la capacità di lavoro. Ma tutto questo non riuscì a renderlo famoso quanto l’ultima caratteristica: l’applicazione scrupolosa della legge penale. Se degli avvocati ricorrevano in Cassazione perché, in primo grado, era stata omessa una notificazione che la legge penale prescrive a pena di nullità, Carnevale induceva la sua sezione a dichiarare quella nullità. E il processo doveva ricominciare dal primo grado.
Perfino parecchi colleghi erano scandalizzati. D’accordo, la legge prescrive quella notificazione a pena di nullità e – d’accordo – i giudici di primo e di secondo grado avevano sbagliato: ma si potevano annullare anni di attività giudiziaria, decine di udienze, ordinanze e sentenze, per una miserabile notificazione? Un giudice di “buon senso” – come se il buon senso permettesse di violare la legge - ci sarebbe passato sopra e avrebbe rigettato quel motivo di ricorso.
Per ineccepibili motivi giuridici furono così annullate parecchie sentenze e l’Italia, invece di dedurne che quel magistrato era un modello di onestà e d’obbedienza alla legge, lo bollò col nomignolo di “ammazzasentenze”.
Un po’ come se si accusasse di avere provocato il cancro un oncologo che lo ha semplicemente identificato.
Carnevale era un garantista senza falle e invece la sinistra fu tutta contro di lui. Gli stessi politici, invece di cambiare eventualmente il codice di diritto processuale penale, dettero manforte all’opinione pubblica. Infine un pentito inventò che Carnevale quelle sentenze le avesse fatte annullare perché era amico dei mafiosi e il magistrato fu sospeso, rimosso, processato, condannato, esecrato dall’intera Italia.
Ma egli aveva due frecce, al suo arco: era perfettamente innocente e sapeva maneggiare la legge come nessun altro. Non solo alla fine fu assolto da ogni accusa, non solo fu reintegrato nella sua carica, non solo gli si dovette pagare lo stipendio per tutto il tempo in cui gli era stato vietato di amministrare giustizia ma addirittura si dovette in qualche modo far sì che potesse ricuperare tutti i vantaggi degli anni che gli erano stati sottratti.
È questo modello di uomo e di magistrato che Antonio Ingroia propone come contraltare del magistrato stimabile ed anzi ideale. E gli si deve essere grati, di questa confessione che chiarisce molte cose. Egli confessa che il giudice non deve obbedire alla legge ma all’opportunità, alla lotta senza quartiere ai “delinquenti” (anche politici?) e, pur di fare quella che lui crede “giustizia”, deve passare sopra un’eventuale precisa norma di legge. Robespierre non avrebbe detto niente di meglio.
Questo principio che ad un profano può sembrare plausibile è in realtà una bestemmia giuridica. Se un giudice è convinto della colpevolezza dell’imputato malgrado il fatto che non esistano prove a suo carico, secondo la sua personale “giustizia” dovrebbe dunque condannarlo. Ma se quella convinzione – anche in perfetta buona fede – è errata, e se il codice non vale, che mezzo ha l’imputato per difendersi?
La “giustizia” è opinabile, il codice no. È interpretabile, ma interpretarlo non significa violarlo patentemente. Se la colpa di un assassino non è provata, Carnevale lo assolverebbe, Ingroia forse no.
Come non assolverebbe Dell’Utri neppure se fosse vero, come sostiene il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, che “l'accusa non viene descritta, il dolo non è provato, precedenti giurisprudenziali non ce ne sono e non viene mai citata la sentenza Mannino della Cassazione, che è un punto di riferimento imprescindibile in processi del genere”.
Ingroia ha l’aria di non occuparsi di tutto ciò. Lui “sa” che Dell’Utri è colpevole e che quella sentenza della Cassazione rientra “in quel processo di continua demolizione della cultura della giurisdizione e della prova che erano del pool di Falcone e Borsellino”.
La gente a volte va avanti ad icone: Carnevale è l’icona del cattivo magistrato, secondo certa stampa, Falcone è il magistrato buono. Dimenticando che è uno dei pochi magistrati che hanno accusato un “pentito” (Giuseppe Pellegriti) di essere un calunniatore.
Forse non era un così buon magistrato come pensa Ingroia.


di Gianni Pardo

EVENTO FORMATIVO DEL 17/03/2012 (4 CREDITI).

DAL 15 MARZO ASTENSIONE DALLE UDIENZE (MANIFESTO OUA).

domenica, marzo 11, 2012

.........PAROLE SANTE!!!!

Alpa (Cnf): l'Europa non chiede le liberalizzazioni selvagge.


Guido Alpa, Presidente del Consiglio nazionale forense, intervenendo a Bruxelles al Convegno "Professional Orders, Reform and Liberalisation of Professions in the EU Single Market" ha dichiarato che non è la Ue a chiedere la liberalizzazione selvaggia.
“I principi comunitari in materia di professione forense sono stati sistematicamente disattesi dal legislatore italiano. I Governi ed i Parlamenti che si sono succeduti dal 2006 ad oggi hanno fatto prevalere le regole della concorrenza su ogni altro valore, accreditando una concezione economicistica del diritto comunitario, e – peggio - facendo credere che gli interventi normativi via via effettuati fossero richiesti o imposti dal diritto comunitario”.
Alpa ha passato in rassegna tutte le Risoluzioni di Strasburgo e le sentenze della Corte Ue che hanno ribadito la necessità che l’avvocatura si riconosca in uno statuto di valori essenziali a tutela dell’interesse pubblico dei cittadini, per attuare la garanzia del diritto di difesa e l’accesso alla giustizia.
Il Parlamento si è espresso tre volte, nel 2001, nel 2004 e nel 2006, per chiarire che la professione legale deve operare in regime di indipendenza, di assenza di conflitto di interessi e di tutela del segreto professionale, quali valori fondamentali di pubblico interesse che vanno al di là della disciplina della concorrenzialità.
Il Parlamento europeo, ha ricordato il presidente del Cnf, ha anche riconosciuto la funzione cruciale delle professioni legali in una società democratica al fine di garantire il rispetto dei diritti fondamentali, lo stato di diritto, e la sicurezza nell’applicazione della legge, sottolineando l’esigenza di proteggere la qualificazione delle professioni legali, nonché l’indipendenza, la competenza, l’integrità e la responsabilità dei professionisti.
La Corte di Giustizia, poi, con tre sentenze (“Wouters”, “Arduino” e “Cipolla”), riferite peraltro anche alle tariffe predisposte dal Consiglio Nazionale Forense e sottoposte al Ministro della Giustizia, ha convalidato sia i principi di specialità delle professioni intellettuali rispetto alle imprese di servizi, sia i principi di specialità delle professioni legali rispetto alle altre professioni intellettuali.
“Questi principi sono stati sistematicamente disattesi dal legislatore italiano”, ha detto Alpa, nel 2006 con le lenzuolate di Bersani, ma anche oggi riferendosi ai provvedimenti di stabilizzazione finanziaria che si sono succeduti da luglio in poi. Sono stati fissati criteri con riguardo alla pubblicità, all’ingresso al tirocinio e alla aggregazione societaria anche con soci di mero capitale, pur di minoranza, mettendo in grave pericolo il futuro della professione forense. Tutto ciò, invocando gli obblighi di adesione all’Unione Europea e senza considerare i principi dell’avvocatura e tutti i pericoli già segnalati dal Parlamento europeo.
“Dal punto di vista della concorrenza il mercato italiano dei servizi legali è saturo e quindi non richiede ulteriori interventi”, ha evidenziato il presidente del Cnf, chiedendosi in conclusione: “Ma quale sarà la fine di questo percorso che deprime il ruolo dell’avvocatura e quindi il suo ruolo di pilastro dello stato di diritto? E’ questo il modello politico economico e sociale che incarna l’Europa? E’ questo il costo della crisi economica, cioè un deficit di democrazia?”

sabato, marzo 10, 2012

Giudici di pace denunciano il ministero all'Inps.


ROMA, 9 MAR – L'Unione Nazionale dei Giudici di Pace ha denunciato al Presidente dell'INPS il Ministero della Giustizia per il mancato versamento dei contributi previdenziali a favore dei giudici di pace.
E ha incaricato i propri legali di diffidare via Arenula perche' provveda a questo versamento e di denunciare il Ministro Severino, ''quale datore di lavoro dei giudici di pace, presso l'Ispettorato del Lavoro per omesso versamento dei contributi medesimi''.
L'iniziativa e' il preludio all'avvio di ''migliaia'' di azioni giudiziarie nei confronti del Ministero ''per lesione di elementari ed inviolabili diritti costituzionali riconosciuti a tutti i lavoratori, stabili e precari'', fa sapere l'Unione, che ha gia' proclamato uno sciopero di una settimana a partire dal lunedi' 12.

Usucapione e mediaconciliazione.


Con una recentissima sentenza dell’8/2/2012 il Tribunale di Roma ha statuito che il verbale di conciliazione che accerta l’intervenuta usucapione del diritto di proprietà non può essere trascritto poiché esso non rientra in uno degli accordi con effetto modificativo, estintivo o costitutivo di cui all’art. 2643 c.c., ma è semplice negozio di accertamento, con efficacia dichiarativa e retroattiva.
Pertanto, poiché l’art. 2 D. lgs. n. 28/10 dispone che l’accesso alla mediazione per la conciliazione è limitato alle controversie vertenti su diritti disponibili, solo l’accertamento del possesso ad usucapionem con effetti limitati alle parti può essere demandato all’autonomia negoziale, nel mentre l’accertamento del diritto di proprietà per intervenuta usucapione con valenza erga omnes rientra nel novero degli atti riservati al giudice.
Ne consegue che, a sensi del combinato disposto degli artt. 2 e 5 del D. Lgs n. 28/10, la mediazione in materia di usucapione è obbligatoria solo per la finalità dell’accertamento dell’esistenza dei presupposti di fatto, ma, se tali presupposti sono pacifici, colui che vuol far valere l’acquisto per usucapione potrà direttamente instaurare il processo innanzi all’autorità giudiziaria.

L'AFORISMA DEL SABATO.

venerdì, marzo 09, 2012

QUANDO SI HA DOMANDA NUOVA E INAMMISSIBILE IN APPELLO?


Cassazione, sez. III, 7 febbraio 2012, n. 1684
Si ha domanda nuova, inammissibile in appello, per modificazione della causa petendi quando il diverso titolo giuridico della pretesa, dedotto innanzi al giudice di secondo grado, essendo impostato su presupposti di fatto e su situazioni giuridiche non prospettate in primo grado, comporti il mutamento dei fatti costitutivi del diritto azionato e, introducendo nel processo un nuovo tema di indagine e di decisione, alteri l'oggetto sostanziale dell'azione e i termini della controversia, in modo da porre in essere una pretesa diversa, per la sua intrinseca essenza, da quella fatta valere in primo grado e sulla quale non si è svolto in quella sede il contraddittorio.

giovedì, marzo 08, 2012

O.U.A.: MESSAGGIO AGLI AVVOCATI ITALIANI.

I NOSTRI RAGAZZI DEVONO TORNARE A CASA!

Giudici di Pace: sciopero dal 12 al 16 marzo.


(ANSA) ROMA - I giudici di pace incroceranno le braccia per cinque giorni, dal 12 al 16 marzo.
Protestano contro il mancato riconoscimento della tutela previdenziale e assistenziale e della garanzia d’indipendenza.
Ma anche contro l' ''irrazionale'' riduzione dei loro uffici e l’obbligatorieta' della mediazione anche per cause di minor valore.
La conferma dello sciopero, in una lettera inviata al premier Monti e al Guardasigilli Severino dall'Unione nazionale dei giudici di pace.