martedì, settembre 16, 2008

Futuri avvocati: ci meritiamo un esame di stato migliore.


Caro Beppe,
tra qualche giorno avrò l'esame orale da avvocato, dopo aver passato al secondo colpo lo scritto.
Ieri mentre interrogavano una ragazza i commissari facevano i messaggini al cellulare, e l'hanno bocciata.
Ieri un ragazzo di Napoli, dopo 9 mesi dallo scritto di dicembre, ha saputo di non essere tra il fortunato 22% ammesso all'orale, e questo ragazzo è davvero bravissimo.
L'amica Elena, ha trovato gloria in Germania come ricercatrice intanto che in Italia non l'hanno ancora ritenuta matura per la professione (ha 34 anni): il giorno del suo esame era appena uscito il suo primo libro e stava andando in bozza il secondo.
Penso a tutti noi praticanti che abbiamo la colpa di essere nati nel boom degli anni 70 in famiglie che ci hanno permesso di andare all'università e che ora lavoriamo gratis o pagati 100 euro con orari da 15 ore al giorno e nessuna tutela perchè siamo schiavi con la partita iva.
Nell'attesa che il numero del Lotto esca.
Sicuramente siamo più dei 20mila lavoratori Alitalia, ma nessuno pensa che ci meriteremmo un esame di stato coerente, una tutela del diritto ad essere retribuiti in corrispondenza del nostro apporto allo studio, come recita ironico il codice deontologico.
Se si scrive delle ingiustizie di questo esame lo si fa in modo incidentale, perchè è capitato che un ministro abbia scelto una via più facile per superarlo, e lo scandalo è questo, non il fatto che questo esame avvenga in condizioni super discrezionali.
Si lavora gratis, si vive coi genitori, non si può metter su famiglia...io mi sono sposata due mesi fa, con un polacco di un anno più giovane che avendo fatto economia in America nei primi 2 anni di lavoro ha già ripagato il costo dei suoi studi.
E mi tocca far la mantenuta intanto che aspetto il mio numero alla Lotteria da Avvocato.
Ah, viviamo a Ginevra, perchè a Milano gli hanno offerto di fare stages, visto che anche se ha esperienza è così giovane, ha tutta la vita davanti. Saluti,

Valentina Vaselli, valentinavaselli@gmail.com
Lettera inviata alla rubrica tenuta da Beppe Servegnini sul Corriere della sera.

sabato, settembre 13, 2008

L'AFORISMA.


«Il medico vede l'uomo in tutta la sua debolezza, l'avvocato in tutta la sua cattiveria, il parroco in tutta la sua stupidità.»

Arthur Schopenhauer

Pecorella: “Se la riforma della giustizia non si fa ora, non si farà mai più”.


“Se la giustizia non riesce a riformarla l’esecutivo in carica, con questa maggioranza, con questi numeri, con l’opposizione in buona parte d’accordo, vorrà dire che non c’è più speranza che ci riesca nessuno e tanto varrà privatizzare il ministero di Grazia e Giustizia e tentare di venderlo all’estero un po’ come si è provato di fare con Alitalia”.
Alla fine di una lunga intervista con “L’Opinione” al deputato Gaetano Pecorella (uno dei consiglieri giuridici di Berlusconi più autorevoli e stimati dal premier, che recentemente, il 4 agosto scorso, ha presentato la proposta di legge costituzionale numero 1598 per riformare la giustizia in maniera radicale) la battuta sarcastica scappa.
“Repubblica” ha paura di un’altra separazione, oltre a quella delle carriere dei magistrati, e cioè quella dei poteri di indagine dal pm. E’ razionale questo allarme istituzionale lanciato da Giuseppe D’Avanzo?
Non tanto. Il pubblico ministero non può soffocare sotto le notizie di reato. In Francia e in Inghilterra al pm la polizia giudiziaria fa arrivare la notizia di reato cosiddetta “vestita”. Se arriva una telefonata e dice “hanno ammazzato il signor Bianchi”, nei paesi civili la polizia la notizia la trasmette al pm quanto meno non prima di avere accertato se il signor Bianchi sia o meno in vita. In Italia teoricamente la notizia deve arrivare subito.
Quindi?
Non si tocca alcuna prerogativa del pm e della polizia giudiziaria. Oggi la polizia giudiziaria lavora solo su delega del pm e spesso perde un sacco di tempo per le indagini mentre il magistrato si trova ad affogare tra le carte. Credo che la riforma sia utile e di certo non significhi che il pm perda il controllo della polizia giudiziaria. Diventa il garante delle indagini e non il capo della polizia giudiziaria come di fatto avviene oggi.
E non è vero che questa riforma equivarrebbe a mettere il pm sotto l’esecutivo visto che la polizia giudiziaria dipende dal ministero degli interni e di fatto dal ministro pro tempore?
Questo teorema dimostra di essere sciocco e senza informazioni: la polizia giudiziaria non risponde al Viminale se non dal lato gerarchico e amministrativo, le indagini continua a coordinarle il magistrato come ovunque nel mondo. Anche oggi allora si potrebbe argomentare lo stesso sillogismo perché anche oggi la polizia dipende dal ministero, ma non mi risulta che il capo della polizia dica ai singoli agenti “no, tu questa indagine non la fai”. E’ una cosa che non sta in piedi né in cielo né in terra.
Si è ipotizzato un patto tra l’avvocato Nicolò Ghedini e l’ex magistrato Luciano Violante perché quest’ultimo vada alla Corte Costituzionale in cambio del via libera alle riforme sulla giustizia da parte del Pd. Esiste questo accordo tra Forza Italia e il Partito democratico?
Come è noto la nomina del giudice in questione spetta al Capo dello stato e il solo ipotizzare che il Quirinale si presti a questo genere di scambi è insultante di per sé. Il posto oggi libero è di assegnazione del centro destra, visto che Romano Vaccarella lo avevamo eletto noi. Pensare che Ghedini possa influenzare Napolitano è pura fantascienza. Violante poi non ha bisogno di fare patti né può farli perché la cosa non dipende da lui.
L’Unione delle camere penali italiane dice che le riforme di cui si sta discutendo sinora sono acqua fresca. Che non si parla più dei temi veri come la separazione delle carriere dei magistrati, della responsabilità civile dei giudici non in capo allo Stato ma sul singolo magistrato e dei criteri della determinazione dell’obbligatorietà dell’azione penale che di fatto oramai sarebbe solo un totem. Lei che dice in proposito?
Le mie proposte costituzionali parlano chiaro. Io condivido in pieno le priorità delle Camere penali. Se c’è un obbligo dell’azione penale non possono essere i pm a decidere le priorità, ma caso mai il governo e il Parlamento. Se invece cade il feticcio allora questa obbligatorietà bisogna eliminarla partendo dalla Costituzione. Per quanto riguarda la responsabilità civile dei giudici, forse basterebbe anche la legge in vigore che è applicata molto male. Ma quella responsabilità civile non può essere valutata solo da altri magistrati perché esiste il rischio concreto che la difesa corporativa ci sia. Eccome. E anche qui occorrerebbe una modifica costituzionale con un tribunale speciale per la disciplinare dei magistrati. Infine la separazione delle carriere: con me le camere penali sfondano una porta aperta e non a caso io ne ero un esponente di primo piano. Se non partiamo dalla Costituzione però, non se ne viene a capo: gli aggiustamenti fatti con la legge ordinaria vengono facilmente riassorbiti dalle prassi di comodo.
Senta professor Pecorella, guardiamoci nelle palle degli occhi anche se siamo al telefono: che possibilità c’è che questa sia la volta buona che si fa la riforma della giustizia in Italia?
Potrei dirle che se non ci si riesce in questa legislatura, con un governo che gode di questa maggioranza in Parlamento e di un siffatto favore elettorale, con metà dell’opposizione che non spera altro che di liberarsi dai ricatti giudiziari di Di Pietro e di alcuni magistrati, tanto varrebbe cercare all’estero qualcuno capace di gestire via Arenula. Un po’ come si è cercato di fare con l’Alitalia. Certo per fare le riforme occorre anche l’immunità di chi ci lavora sennò finisce che un qualche pm ripete lo scherzo già fatto a Mastella e a sua moglie.
E se alla fine la riforma della giustizia dovesse di nuovo abortire?
Per l’Italia sarebbe la fine. Il nostro paese è sprofondato in questa crisi politico economica proprio perché negli ultimi 15 anni la politica dei veti incrociati sulle riforme, in primis la giustizia, insieme alle inchieste a orologeria che non hanno risparmiato nessun premier e nessuna maggioranza, hanno trascinato l’Italia agli ultimi posti di affidabilità del sistema giudiziario. E io penso anche al nodo della giustizia civile: un paese in cui i creditori non riescano quasi mai a esigere e poi a incassare i propri crediti è un paese che allontana gli investimenti stranieri e fa delocalizzare quelli interni. Io non credo che ci si possa permettere tutto ciò all’infinito.
Dimitri Buffa
Articolo tratto da: L'Opinione

venerdì, settembre 12, 2008

Qual'è la verità sulla bomba di Salerno?

GIUSTIZIA: ALFANO AD ANM, LE LEGGI LE FA IL PARLAMENTO.


Dialogo si', ma poi la riforma sulla giustizia si fara': lo ribadisce oggi a chiare lettere il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, intervenuto alla scuola di formazione di Forza Italia, a Gubbio.
Definisce la riforma del settore come una "straordinaria priorita' perche' una sentenza ritardata e' una giustizia denegata".
Nel difendere il percorso avviato, Alfano si rivolge poi ai due principali interlocutori: l'Associazione nazionale magistrati e il centrosinistra. Sui giudici osserva: "in questi mesi l'Anm non ci ha fatto mancare le sue puntuali opinioni su tutti i nostri provvedimenti. Come loro applicano le leggi in nome del popolo italiano, a loro dico che le leggi le fa il Parlamento. E noi intendiamo fino in fondo fare il lavoro che ci hanno assegnato gli elettori".
I cardini della riforma saranno quelli gia' noti: separazione delle carriere, con un giudice "veramente terzo", parita' tra accusa e difesa, snellimento processi, taglio ai trenta riti in sede civile, accelerazione dei processi.
All'opposizione, invece, Alfano dice: "questa riforma e' una grandissima sfida tra chi vuole lasciare le cose come sono e chi vuole cambiarle in meglio. Loro devono decidere se vogliono continuare a nutrire i gruppi dirigenti con l'antiberlusconismo giustizialista, o contribuire a fare un Paese normale. E un Paese normale non sara' mai senza una giustizia normale".
Confronto si', dunque, ma alla fine bisognera' prendere delle decisioni. "Dialogheremo con tutti, ma poi decideremo. Noi - ha concluso il ministro - non amiamo il grande chiacchiericcio, che e' esattamente il contrario della nostra cultura di governo".

UN SOGNO DAVVERO STRANO.


Stanotte ho fatto un sogno davvero strano (..certe volte, però, i sogni sono “infinita ombra del vero”).
Mi trovavo in un Tribunale di una lontana città chiamata Falerno, e sono entrato in una Cancelleria Civile per chiedere una urgente notizia, circa una causa che non trovavo in udienza.
Nell'inverosimile sogno, non appena sono entrato in questo ufficio, un rozzo amanuense (impropriamente chiamato Cancelliere dagli Avvocati) mi ha immediatamente apostrofato, buttandomi letteralmente fuori (…non avevo fatto la fila!), dicendo: “Avvocà oggi dobbiamo fare i decreti ingiuntivi e niente altro”.
Infatti altri due o tre scagnozzi erano sommersi da pile di fascicoli e stavano compilando decine di decreti ingiuntivi, da portare alla firma del Presidente.
Prima di uscire, mortificato per aver turbato le attività di questi laboriosi impiegati, non potei fare a meno di notare che questa caterva di provvedimenti erano tutti rilasciati contro la ASL (Azienda Soppressate e Legumi) di Falerno, ad istanza dello stesso Avvocato.
Il sogno, inverosimile e fantasioso, a questo punto cambia scena: in un noto e costoso ristorante di Falerno - la sera stessa - ho visto una tavolata con tutti i Cancellieri della mattina, con a capotavola l’Avvocato anti-ASL, che offriva loro la cena, a base di frutti di mare e vino di marca.
Poi mi sono svegliato di botto e sono stato contento: ….meno male che nella vita reale queste cose non accadono mai!

Allarme bomba a Salerno: il COA chiede decreto di sospensione dei termini.

giovedì, settembre 11, 2008

Anche queste sono "norme giuridiche"!



AIGA: XX Congresso Ordinario di Messina/Taormina 09-12 ottobre 2008.

Intervista a Renato Borzone (UCPI): Giustizia, sia vera riforma.


Quando alzo il telefono per parlare con l’avvocato Renato Borzone, segretario dell’Ucpi, la temibile Unione delle Camere penali italiane italiane, appena pronuncio la locuzione “braccialetto elettronico” sento dall’altra parte del filo un silenzio glaciale. Seguito da uno sbuffo che significa: “che palle”.
Borzone in questa intervista non usa locuzioni così dirette ma il senso è questo: per la giustizia italiana occorrono ben altre riforme che questi ballon d’essay mediatici.
Crede sia condivisibile la linea scelta dal ministro Alfano per ridurre il sovraffollamento carcerario?
La linea è certamente condivisibile, anche perché sembra superare alcune posizioni espresse da altri esponenti del PdL. La assolutizzazione della risposta carceraria non è in linea con i moderni ordinamenti e con le soluzioni più avanzate. Il carcere deve essere una risposta estrema per i reati più gravi, mentre per altre situazioni il ventaglio di situazioni da adottare può essere diverso e prevedere risposte più efficaci, come servizi di pubblica utilità, volontariato, sanzioni pecuniarie effettive, eliminazione delle conseguenze del reato. Senza contare che il precedente Governo, dopo l’indulto, non ha fatto nulla per evitare che le carceri si riempissero nuovamente.
Il braccialetto elettronico può essere uno strumento adatto per evitare di rinchiudere nei penitenziari persone la cui pericolosità sociale è tutta da dimostrare?
Su questo bisogna intendersi. Se l’idea non è una boutade estiva, se ne può discutere. Negli Stati Uniti lo strumento è usato e, per quanto se ne sa, è assolutamente affidabile. Leggo invece sulla stampa che i “braccialetti” italiani sarebbero piuttosto “all’italiana”, e cioè di dubbio funzionamento. Chiaro che i costi e l’aspetto tecnico possono condizionare l’effettiva applicabilità dello strumento. Non dimentichiamo però anche che la legge Gozzini funziona per il recupero dei condannati e che molto affollamento carcerario deriva dalla concezione della custodia cautelare. Una parte rilevantissima di detenuti sono in attesa di giudizio. Giudizio che bisogna velocizzare con provvedimenti mirati sulle effettive cause dei ritardi, senza speculare per ridurre garanzie. Su quest’ultimo punto, a breve, l’Unione delle Camere Penali Italiane fornirà importanti strumenti di valutazione alla pubblica opinione.
E la politica delle espulsioni per i reati meno gravi riguardante gli stranieri?
Tutto sta a rendere effettiva la convenzione e l’espulsione, superando i non indifferenti problemi pratici.
Il ministro ombra Lanfranco Tenaglia si è scagliato contro queste misure definendole un’amnistia mascherata. Lei che ne pensa?
E’impressionante l’arretratezza della nostra sinistra rispetto alle forze progressiste europee in materia di giustizia. Qualcuno potrebbe dire che la vera destra è la sinistra. L’Ucpi, che è forza trasversale ed apartitica, ha cercato di stimolare un percorso critico all’interno del Pd. Qualcosa si muove e va incoraggiato. Ma è ancora troppo poco. Un editorialista come Panebianco ha osservato che per troppo tempo il Pd ha rappresentato solo il megafono dell’Anm. E purtroppo questa analisi si conferma oggi con lo stantio slogan usato contro la separazione delle carriere, riforma contrasta perchè “ non accelera” i processi. Come se il problema del processo penale fosse soltanto di velocità e di quantità e non anche, e forse soprattutto, di qualità.
Si è parlato anche e di nuovo di ampliamento delle carceri e di costruzione di nuovi istituti di pena. Come mai i lavori però procedono così a rilento?
Questo non lo so. Le nuove carceri vanno bene per sostituire quelle fatiscenti e medioevali di oggi. Ma risolvere i problemi della criminalità costruendo più galere è un’illusione, una sconfitta ed anche un pericolo per le concezioni liberali di un paese democratico.
Sono queste le riforme essenziali per il pianeta giustizia? Non sarebbe meglio affrontare il nodo dell’obbligatorietà dell’azione penale e quello della separazione delle carriere?
Sarebbe certamente meglio, ed anche da perseguire rapidamente. Delle riforme di sistema si parla da qualche mese, tuttavia si ha il sospetto in qualche momento che si prepari qualche compromesso al ribasso, magari con accordi sottobanco con la magistratura mediati da qualche forza di centro. Gli avvocati penalisti questa volta non potranno accettare pateracchi, l’occasione non può essere persa per la consueta reverenza verso l’Anm. Il principio della terzietà del giudice e l’articolo 111 della Costituzione sono il frutto di battaglie ideali ed operative anche durissime dell’avvocatura penale. La nostra determinazione per sostenere chi vuole vere riforme è assoluta e inderogabile. Ma le riforme devono essere vere. Non si dimentichi che nel 2000 dieci milioni di cittadini si espressero, in un referendum, per separare le carriere: il consenso nel paese c’è, e la riforma del Csm è indispensabile come pure lo stop alla contiguità tra chi accusa e chi giudica. Non contro la magistratura ma nel suo stesso interesse, per recuperare credibilità presso i cittadini.
Come mai l’Italia con un numero di magistrati superiore in media a quello di ogni altra nazione europea è il paese in cui la giustizia funziona di meno?
Alla giustizia servono riforme legislative ma soprattutto, quanto al processo, capacità manageriali e organizzative per far funzionare gli uffici, le notifiche, le udienze, nonché le risorse economiche gestite imprenditorialmente.
Non crede che rimettere mano alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati potrebbe essere un metodo per creare un valido stimolo per fare lavorare tutti meglio?
La legge è indispensabile. Sul punto l’Ucpi terrà a Firenze un grande convegno nazionale il 10 e l’11 ottobre.
di Dimitri Buffa
tratto dal sito: www.opinione.it

Prove di riforma della giustizia nel consiglio dei ministri di questa mattina.


Diversi i temi in discussione stamane a Palazzo Chigi, su tutti il DECRETO LEGGE in materia di funzionalità del sistema giudiziario, che prevede misure per la copertura di organico delle sedi giudiziarie più disagiate: saranno circa 100 i magistrati che verranno dislocati nella penisola per ovviare alla carenza di personale che, specialmente nel meridione, arriva a toccare una media del 30%, con punte dell'80%.
L'operazione sarà coperta con uno stanziamento di oltre 5 milioni di euro per il 2009 ai 4,7 milioni per il biennio 2010-2011.
E' questo un primo passo della riforma del sistema giudiziario che il governo Berlusconi ha in agenda per l'autunno. Un tema al centro del dibattito politico già da tempo, tornato all'attenzione delle cronache soprattutto dopo l'ipotesi del braccialetto elettronico per i detenuti, avanzata dal Guardasigilli Angelino Alfano per contrastare il sovraffollamento delle carceri italiane.
Un provvedimento che dovrebbe aggiungersi ad uno schema di interventi già fitto, come la questione della separazione delle carriere nella magistratura e la riforma del sistema penale.
Tratto dal sito: www.agenziami.it
(11/09/2008)

mercoledì, settembre 10, 2008

Eletti i delegati del Foro di Salerno al Congresso nazionale forense.




VOTANTI: 620.

1. Gianluigi Cassandra(342);
2. Mario Scuccimarra (328);
3. Luigi Majello (320);
4. Enrico Tortolani (318);
5. Giuseppe Celia (287);
6. Cecchino Cacciatore (265);
7. Enzo Nocilla (250);
8. Fortunato Cacciatore (239);
9. Beniamino Spirito (212);
10. Laura Toriello (202);
11. Filippo Falvella (198);
12. Matilde Milite (192);
13. Francesco Accarino, e Francesco D'Ambrosio (ex aequo 169);
15. Naddeo Fortunato(165);
16. Angelo Majello (162);
17. Agata Bisogno (156).

venerdì, settembre 05, 2008

Avvocati: prove di azione congiunta per la riforma dell'ordinamento.


Introduzione del principio di terzietà nel procedimento disciplinare e divieto di costituire società di capitali, con l’impegno di approfondire le tematiche degli studi associati.
L’avvocatura ha segnato un passaggio importante verso un testo condiviso di riforma dell’ordinamento professionale.
L’occasione è stata fornita, quest'oggi, dall’assemblea convocata dal Consiglio nazionale forense a Roma proprio per riprendere il filo del confronto, avviato prima dell’estate, con gli ordini locali, l’Organismo unitario dell’avvocatura e le Unioni distrettuali, le associazioni forensi con l’obiettivo di raggiungere un accordo su un testo di riforma della professione condiviso da tutte le componenti dell’avvocatura.
L’invito a lavorare in sintonia, ricercando un’ intesa il più larga possibile, è stato ribadito in apertura dei lavori dal presidente del Cnf, Guido Alpa, che ha ricordato la disponibilità del ministro della giustizia Alfano, rinnovata nell’incontro avuto con le professioni giuridico- economiche lo scorso 28 agosto, a fare propria una proposta di legge professionale a condizione che raccogliesse il maggior consenso interno.
Sul tavolo, ad oggi, c’è una bozza di riforma predisposta dalla commissione legislativa del Cnf che ieri l’assemblea ha convenuto di assumere come testo base e sulla quale sono già pervenute osservazioni da parte di numerosi ordini, Unioni e associazioni e sul quale si continuerà a lavorare. “Certamente non mancano aspetti sui quali il consenso non è ancora maturato, ma invito tutti a trovare una soluzione condivisa che il ministro si aspetta. Come Cnf lavoreremo e andremo avanti. Non potremo impedire dissociazioni, certo, ma è nostra intenzione portare in consiglio un testo e poi trasmetterlo al ministro”.
Alpa ha espresso apprezzamento per il risultato di aver ottenuto dalla politica, in maniera trasversale, il riconoscimento della specialità della professione forense come compartecipe alla giurisdizione e della necessità di una legge professionale autonoma.
Convincimento raccolto nel corso del seminario sulla giustizia organizzato due giorni fa dall’Udc e dai socialisti.
Piuttosto, quello che preoccupa l’avvocatura è l’intenzione manifestata più volte anche dal ministro della giustizia di studiare forme di giurisdizione disciplinare comune alle professioni giuridiche, spogliandone gli ordini.
Gli interventi che si sono susseguiti nell’affollata assemblea hanno convenuto che comunque quella offerta dalla congiuntura politica sia una occasione da non perdere e su alcuni punti sono emerse delle convergenze.
Proprio sul procedimento disciplinare, per esempio, è un dato acquisito quello della necessità di separare la fase istruttoria da quella decisionale per garantire terzietà di giudizio, e si studieranno le soluzioni operative.
Sulla opportunità di costituire società di capitali, invece, l’avvocatura è nettamente contraria per sventare ogni pericolo di assimilazione tra società professionali e società commerciali.
Si è andata profilando convergenza anche sulla potestà regolamentare del Cnf, che dovrà disciplinare aspetti specifici della professione, esercitata però dopo una consultazione preventiva di ordini e associazioni.
Rimangono aperte alcune questioni come quella dell’accesso e del ruolo delle scuole forensi, quella delle specializzazioni professionali e del loro riconoscimento, che vede agguerrite le associazioni forensi specialistiche, il riconoscimento legislativo del congresso forense e quello delle Unioni distrettuali. Punti sui quali il confronto proseguirà nei prossimi giorni.
Il Consiglio nazionale forense ha fissato per il 19 settembre una riunione intermedia per sintetizzare le varie posizioni e predisporre un testo da varare entro settembre.
Tratto dal sito: www.toplegal.it

mercoledì, settembre 03, 2008

Giustizia, Grillo (Oua): è l’ora delle riforme, nessuno si tiri indietro.


Si deve poter discutere di tutto senza tabù: assetto della giurisdizione, organizzazione giudiziaria, processo civile, Csm e separazione delle carriere
Michelina Grillo, presidente Oua, è intervenuta questa mattina al seminario organizzato a Roma dall’Udc sulla Giustizia.
A margine dei lavori ha dichiarato: «Adesso non si deve più tornare indietro. Le prese di posizione di questi giorni dimostrano che sulla Giustizia ci si può confrontare, senza anatemi e con spirito costruttivo. Riformare un sistema inefficiente, ingiusto e dannoso, com’è quello attuale, è un dovere per chiunque governa. È essenziale, però, che non si tratti di riforme imposte e calate dall’alto. Per questo è fondamentale il contributo di tutte le forze politiche e di tutti i soggetti protagonisti della Giurisdizione. Come avvocati lavoriamo da anni per questo obiettivo ed apprezziamo l’idea fatta propria oggi dall’on. Michele Vietti, di rendere permanente questo tavolo di confronto tra avvocati, magistrati, politica e accademia, per accompagnare il percorso riformatore annunciato dal Ministro, sino al suo definitivo compimento. È infatti qualcosa che si avvicina molto alla proposta che abbiamo lanciato da tempo di una Costituente per la Giustizia: rappresenta quindi per l’Oua un importante risultato raggiunto. Finita la stagione delle delegittimazioni reciproche è ora di discutere sul merito delle questioni ed individuare gli obiettivi. Non ci possono essere tabù: anche mettere mano alla Costituzione, che in alcuni punti mostra segni di obsolescenza, purchè con equilibrio e senza porre in discussione l’autonomia della magistratura, è possibile. Si deve poter discutere, ad esempio, di riforma del Csm, di separazione delle carriere e obbligatorietà dell’azione penale. Temi già affrontati dall’Oua in sede di Bicamerale. Occorre anche intervenire in modo deciso e organico sul processo civile, per ridurre i tempi e aumentare le garanzie e l’efficienza, modulando un rito, il cui modello abbiamo sommariamente illustrato, che consenta di conseguire risultati di semplificazione, tendenziale unificazione, razionale impiego della risorsa magistrato e compatibilità con il processo telematico. Occorre poi riflettere – opinione apparsa largamente condivisa – sulla possibilità di continuare oggi a rimettere alla giurisdizione, risorsa preziosa, l’intero spettro della tutela dei diritti. Appare dunque plausibile riservare il monopolio statale assoluto sulla giurisdizione a quelle materie, come il diritto criminale e di famiglia e stato delle persone, che investono i diritti indisponibili, ed ipotizzare di consentire ai corpi intermedi della società, tra cui gli Ordini professionali, di costituire organismi giurisdizionali e di conciliazione secondo criteri di accreditamento predeterminati per legge, da affiancare ai Tribunali statali, con l’affermazione ineludibile del ruolo della difesa, per moltiplicare l’offerta di Giustizia al cittadino, eventualmente con un ruolo attivo delle Regioni nell’organizzazione del servizio. Si è respirata un’aria nuova e diversa: tutte le forze politiche presenti hanno significativamente riconosciuto la necessità di un riequilibrio tra poteri dello Stato, riducendo i condizionamenti della magistratura associata, e rivendicando così alla politica il ruolo autonomo e la prerogativa di adozione delle scelte, che le competono. Siamo quindi orgogliosi che molte delle proposte che hanno preso corpo in questi due giorni rispecchino le analisi e le elaborazioni prodotte dall’OUA in questi anni.

Roma, 3 settembre 2008

PRIMO CASO IN ITALIA: IL TRIBUNALE DI SALERNO NON CONVALIDA L´ESPULSIONE DI UNA PROSTITUTA.



Fermata dalla polizia e salvata dall´avvocato. Per una donna rumena di 21 anni, prima fra le lucciole comunitarie in Italia, non è stata convalidata l´esecuzione del provvedimento del questore di allontanamento dal territorio nazionale. Un caso questo per ora unico nel nostro Paese e che apre nuove prospettive di adeguamento, da parte degli altri Tribunali, alla statuizione del giudice Ricciardi del Tribunale di Salerno.
Ieri mattina il magistrato salernitano non ha convalidato il provvedimento del questore, ritenendo come “di per sè non illecita l´attività di meretricio” e motivando come segue “Non sembra che essa (la donna ndr.), giusta la mancanza di pendenze di altro tipo, costituisca pericolo per l´ordine pubblico e per la sicurezza”. Una decisione che farà discutere e che cozza con l´attuale ampliamento di poteri conferito ai sindaci delle città dal cosiddetto “Pacchetto Sicurezza”.
Tornando al caso specifico, la giovane rumena C. L. era stata denunciata ben 32 volte per inottemperanza al foglio di via obbligatorio perché durante una serie di controlli della polizia era stata trovata più volte a prostituirsi in viale Wenner a Salerno.
Il provvedimento di allontanamento dal territorio italiano era stato motivato dal fatto che questa donna offendeva la pubblica moralità e metteva in pericolo l´ordine e la sicurezza pubblica, che sono alcune delle condizioni previste dal decreto legislativo 32 del 28 febbraio scorso per l´espulsione di cittadini comunitari.

martedì, settembre 02, 2008

Omaggio ad un maestro di pensiero.


«La fretta e la superficialità sono le malattie psichiche del ventesimo secolo, e più di ogni altro posto si riflettono nella stampa.»

Aleksandr Solgenitsin

Allora è vero: arrivano i cinesi!

Il Giudice Selah Lively.


Immaginate d'essere alto un metro e cinquantotto,
e d'aver cominciato come garzone di droghiere,
studiando legge al lume di candela,
fino a diventare avvocato.
E immaginate che grazie al vostro zelo,
e all'assidua frequentazione della chiesa,
siete diventato il legale di Thomas Rhodes,
che incassa cambiali e ipoteche,
e rappresenta le vedove nelle cause di successione.
E che tutto il tempo vi burlino per la statura,
e vi scherniscano per gli abiti e gli stivali lucidi.
Infine siete divenuto giudice di contea.
E Jefferson Howard e Kinsey Keene
e Harmon Whitney e tutti quei giganti
che vi avevano beffato, sono costretti
alla sbarra a dire "Vostro Onore"-
be', non vi pare giusto che gliel'abbia fatta pagare?


Edgar Lee Masters, “Antologia di Spoon River”.

Multe: per l’opposizione non sempre è indispensabile la querela di falso (Cass. Civ. sent. 21816/2008).



La Corte di Cassazione con la recentissima sentenza n. 21816 del 29 agosto 2008 apre un varco agli automobilisti che intendono contestare una multa ricevuta ingiustamente sulla base del solo verbale di contravvenzione scritto dai vigili.
Per la Corte, che ha accolto il ricorso presentato da una donna multata per essere passata con il rosso, l'efficacia di piena prova fino a querela di falso da attribuire al verbale, sulla base del Codice civile, non esiste nè per quei fatti che, per la loro dinamica, non si sono potuti controllare secondo un metro oggettivo nè per quanto riguarda le semplici valutazioni del pubblico ufficiale.