giovedì, gennaio 31, 2008

I diversi....."mandati"!

Il CNF crea l’Osservatorio Interdisciplinare sugli effetti economici della legislazione.



CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

COMUNICATO STAMPA

giovedì , 31 gennaio 2008

La riforma dell’ordinamento giudiziario e delle professioni intellettuali, la Direttiva qualifiche, le class action, la nuova normativa antiriciclaggio e del diritto fallimentare, impongono da parte del professionista forense una corretta e aggiornata conoscenza di tutte le implicazioni che le novità, a livello normativo e non, ruotano attorno all’Avvocatura.

“Proviamo ad affrontare in modo nuovo problemi antichi, spesso insoluti, a riflettere sui nodi critici e sui possibili rimedi” è stato il richiamo al mondo legale del Presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone durante da cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2008.

Un maggior grado di consapevolezza non solo dei problemi ma anche delle rispettive responsabilità che, a partire dal mondo forense, possono ottenersi solo con un esercizio serio e corretto delle proprie funzioni.

Un suggerimento che trova il responso positivo degli avvocati italiani e del Consiglio Nazionale Forense che chiede con decisione cambiamenti forti e una mentalità politico-istituzionale diversa dal passato.

Ed è proprio alla luce di una maggiore collaborazione che ha avuto luogo oggi la prima riunione dell’ “Osservatorio Interdisciplinare sugli effetti economici della legislazione” istituito presso il Consiglio Nazionale Forense.

Una istituto composto sia da rappresentanti delle Autorità indipendenti (Banca d’Italia, Consob, Antitrust) e di associazioni di categoria (Abi, Confindustria, Assonomine), sia da esponenti del Foro e dell’Accademia.

Inizialmente, l’Osservatorio avrà il compito di promuovere iniziative scientifiche e di ampio respiro particolarmente volte all’approfondimento e alla discussione sull’impatto economico per la professione forense di vecchi e nuovi provvedimenti legislativi.

Nella stratificata e profonda condizione di inefficienza del sistema giudiziario (carenza di personale e di risorse finanziarie, lunghezza dei processi, ect ), il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa, partecipando alla inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Corte di Cassazione ha evidenziato quali dovrebbero essere i primi urgenti rimedi che, dal punto di vista degli avvocati, potrebbero dare un segnale concreto di rottura con il passato: l’unificazione dei riti, la telematizzazione del processo, un maggiore spazio alle procedure alternative (conciliazione e arbitrato) devono viaggiare parallelamente ad un serio programma di aggiornamento e di qualificazione degli avvocati.

Secondo Alpa bisogna discutere insieme proficuamente; puntare sulla semplificazione delle tariffe professionali; rivedere le regole per l’accesso alla professione e puntare sulla qualificazione.

I segnali positivi della sperimentazione di strumenti come il decreto ingiuntivo telematico o la riduzione dei tempi di redazione delle sentenze di appello attraverso la scannerizzazione delle sentenze di primo grado per il settore civile, o il recentissimo Protocollo sui giudizi di appello con regole condivise tra avvocati e magistrati per il penale, costituiscono un primo passo importante che però rischia di esaurirsi ben presto – secondo la posizione del Cnf – se non accompagnati da riforme serie e profonde.

L’eccessiva produzione di norme negli ultimi anni ha reso più difficile il rapporto tra cittadini e giustizia.

L’aumento della conflittualità nei tribunali, l’abnorme numero di avvocati iscritti agli Ordini, unite alla carenza di risorse strutturali e finanziarie, inevitabilmente hanno portato ad un allungamento dei tempi processuali. E, di conseguenza, alla mancata capacità di tutelare efficacemente i diritti dei cittadini in tempi ragionevoli.

L’"Osservatorio Interdisciplinare sugli effetti economici della legislazione", fortemente volto dal Consiglio Nazionale Forense, ha tra gli obiettivi dichiarati quello di fornire un importante strumento di dialogo nel mondo legale, nonché di analisi delle possibile ricadute che da e verso l’Avvocatura, la produzione normativa può avere nei suoi effetti concreti sulla professione.


mercoledì, gennaio 30, 2008

Mancino scopre l'acqua calda!


Avevano sempre ragione.Ogni critica loro rivolta era “delegittimazione”.

Su colpe ed errori di magistrati, Mancino, non aprì bocca neanche di fronte al caso Tortora ed alle sconcertanti carriere dei suoi persecutori togati o pentiti.

Non ha aperto bocca da Senatore, da Ministro dell’Interno, da Vicepresidente del C.S.M..

Ma ora da Vicepresidente del C.S.M. e, in una cerimonia ufficiale, all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Napoli, interviene proprio su un caso “sub judice” in quella stessa sede giudiziaria.

Hanno sbagliato i magistrati che hanno messo agli arresti domiciliari Lady Mastella ed hanno iscritto il marito (Mastella sempre più sta diventando “il marito di Lady Mastella”, e sembra giusto: lui è una donna di classe) nel registro degli indagati.

In un altro momento una simile presa di posizione avrebbe comportato lo sciopero delle toghe per una settimana. Oggi solo qualche mugugno.

L’Associazione Magistrati tace, ed altri parlano di errori ed eccessi. Hanno sbagliato. Lo dice anche D’Ambrosio, ex Procuratore della Repubblica di Milano, già uomo chiave di “mani pulite”. E Borrelli dichiara di sentire l’aria del 1992, quando imperversava il suo “Pool”.

Prodi all’inaugurazione dell’anno giudiziario della Cassazione, da guardasigilli interinale, diventa il signor De Lapalisse: se i magistrati per fare politica violano la legge, commettono un illecito.

Solo che sembra che la legge non impedisca ai magistrati di fare quel che gli pare. Almeno fino a ieri ed anche oggi, se lo fanno con la gente comune e non provocano la caduta di un governo, addirittura di un governo di centrosinistra. In questo caso “sbagliano”.

“Per la prima volta nella storia due magistrati hanno provocato la caduta di un governo”, ha detto Mancino.

Dimenticando che molto prima un solo magistrato, proclamando l’iscrizione di Berlusconi nel registro degli indagati (senza bisogno di arrestargli pure la moglie e di metterla agli arresti domiciliari) aveva ottenuto molto più facilmente lo stesso scopo.

Insomma sembra che, finalmente, non solo Mancino, ma anche quella metà del mondo politico che ha sempre difeso la magistratura specialmente quando era indifendibile (e tale si rendeva) hanno scoperto che la sovranità popolare è sottoposta al beneplacito (ed anche a qualcosa di più “costruttivo”) di procuratori e di giudici.

Per poco che duri, la sinistra dimenticherà del tutto che è stata l’invadenza e la disinvoltura (non vogliamo nominare il golpismo) della magistratura a portarla al potere. Ma chi sa se durerà.

E non è escluso che qualcuno, specialista in tecniche rianimatorie di governi e legislature, tiri fuori che, prima di andare a votare bisogna che un governo di unità nazionale provveda ad eliminare il rischio di queste interferenze giudiziarie che, poi, possono mandare tutto all’aria.

“Guarda che bisogna fa pe’ campa’”, sarebbe allora il caso di dire. E, “pe’ campa’” lo farebbero, se lo potessero.

Scritto da Mauro Mellini e Alessio Di Carlo

Tratto da: www.giustiziagiusta.info

lunedì, gennaio 28, 2008

Il capo d'imputazione contestato all'ex Guardasigilli Mastella.

MASTELLA Clemente (nato a Ceppaloni il 05/02/1947).

IMPUTATO del delitto p. e p. dagli artt. 110, 416 c.p. (concorso esterno in associazione a delinquere), perché, in qualità di Segretario nazionale del partito politico UDEUR, senza aver preso parte all'associazione di cui al capo che precede, esercitando un potere di controllo sulle attività degli Enti pubblici e locali ricadenti nel territorio della Campania e, comunque, su quelli in cui figurava la presenza di esponenti politici del suo partito, offriva un contributo concreto, specifico, consapevole e volontario alle finalità dell'associazione.

In particolare, consapevole delle iniziative intraprese dal Camilleri e dai suoi compiici nella realizzazione degli illeciti associativi, indicando prevalentemente al Camilleri ovvero ad altri suoi fidati collaboratori e compagni di partito le persone a cui rivolgersi "a suo nome" per ottenere la facilitazione della realizzazione di tali illeciti, nonché nel fornire il proprio "nulla osta" all'inizio dell'azione criminosa dell'associazione e nel prefigurare agli associati le strategie comuni da adottare per consolidare sul territorio il potere del partito politico UDEUR, consentiva all’associazione per delinquere in questione di rafforzarsi e di conservare il suo potere d’intervento sulle pubbliche amministrazioni, con ciò fornendo un apporto diretto alla realizzazione – anche parziale - delle finalità della associazione.

Nelle Province di Caserta, Benevento, Salerno, Avellino e Napoli, con condotta attualmente permanente.

Incontro di formazione di Deontologia Forense (08/02/2008).


A.I.G.A.-SEZ. SALERNO

Giornata di studi su

DEONTOLOGIA E DINTORNI

Venerdì 08 febbraio 2008 dalle ore 15.00 alle 19.30

Aula Parrilli

PRESENTAZIONE E SALUTI :

Avv. Simonetta Scuccimarra: Presidente AIGA sez. Salerno

Avv. Americo Montera: Presidente Consiglio dell’Ordine Avvocati di Salerno

DEONTOLOGIA FOENSE : PRINCIPI GENERALI

Avv. Giuseppe Celia – avvocato del foro di Salerno

- Doveri e divieti a carico del professionista

- Rapporti con i colleghi e con i collaboratori di studio

- Rapporti con i clienti

- Rapporti con i magistrati, con la controparte e con i terzi.

L’AVVOCATO E IL CONSIGLIO DELL’ORDINE

Avv. Antonio D’Alessio – Avvocato del foro di Salerno

- Rapporto professionista-Consiglio dell’Ordine

- Il procedimento disciplinare

- Liquidazione delle parcelle dell’avvocato

- Elezioni forensi

- Attività di vigilanza del Consiglio in merito alla pubblicità del professionista

La partecipazione gratuita al corso permette di conseguire 4 crediti formativi

sabato, gennaio 26, 2008

La protesta dei GDP per inaugurazione anno giudiziario.

Finalmente: tutti a casa!

AVVOCATI MILANO: GRAVE CONTRASTO MAGISTRATURA CON POLITICA.


(AGI) - Milano. - "Gli eventi politici di questi giorni e il perdurante gravissimo contrasto tra politica e magistratura rendono ancora piu' incerta la prospettiva di interventi decisivi e organici tesi a risanare ogni settore dell'amministrazione giudiziaria".

E' il punto di vista espresso dagli avvocati milanesi nella relazione firmata dal Presidente dell'Ordine degli Avvocati, Paolo Giuggioli, che verra' letta all'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Nel loro intervento, i legali meneghini esprimono "sentimenti di delusione e preoccupazione" per la "perdurante crisi" della giustizia.

GIUSTIZIA: MANTOVANO, RIFORMARE ORGANO DISCIPLINARE GIUDICI.


"Ritenere indispensabile, come fa oggi Prodi, da ministro della Giustizia, che le violazioni disciplinari dei magistrati trovino sanzione al di fuori di logiche spartitorie, non può che trovare condivisione in ogni persona di buon senso. Rischia tuttavia di restare una mera aspirazione se non sarà accompagnata dalla riforma dell'organo di giustizia disciplinare. Affidare l'accertamento e la decisione alla sezione disciplinare del CSM significa confidare che una struttura che viene eletta sulla base dell'appartenenza a "correnti" poi sia libera da condizionamenti correntizi quando deve applicare sanzioni a un magistrato che è anche elettore di questa o di quella corrente. L'esito coerente dell'auspicio di Prodi è un impegno di tutte le forze politiche, ovviamente nella prossima legislatura, a costituire un giudice disciplinare per i magistrati non elettivo e realmente imparziale".

E' quanto ha dichiarato il coordinatore del dipartimento Sicurezza e Legalità di An, Alfredo Mantovano.

OUA: TOGHE FANNO AUTOCRITICA, MA SOLO LE PAROLE NON BASTANO.


Roma (Apcom) - Finalmente i magistrati cominciano a fare autocritica, ma le parole non bastano. Lo dice il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Michelina Grillo, commentando gli interventi alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione.

"Per la prima volta da molti anni i magistrati fanno autocritica e gli avvocati non vengono additati quale causa dei mali del sistema-giustizia", sottolinea Grillo, evidenziando come "nella cerimonia di quest'anno non si è parlato solo di cifre, ma anche di politica della giustizia".

"È evidente - aggiunge Grillo - che l'avvocatura italiana ha colpito nel segno: una cerimonia obsoleta e 'liturgica' può oggi avere un senso solo se strettamente legata all'attualità, agli snodi problematici reali, ad una analisi non solo aridamente numerica, ad una visione prospettica a medio e lungo termine e nel rispetto di tutti gli attori del sistema. Per la prima volta, poi, non si sono additati gli avvocati come causa di tutti i mali del sistema. Non sono mancati da parte della magistratura spunti autocritici e richiami ai principi costituzionali. Abbiamo apprezzato in questo senso, il tono e i contenuti degli interventi del vicepresidente del Csm Nicola Mancino, del primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone e del procuratore generale Mario Delli Priscoli, così come, per i richiami alla correttezza di agire della politica, l'intervento del presidente Prodi".

"Le questioni poste sul tappeto, in tema di rapporti tra magistratura e politica e di politica della giustizia, dalla relazione del presidente del Consiglio Romano Prodi - prosegue la leader degli avvocati - coincidono sostanzialmente, ed in taluni punti quasi letteralmente, con le analisi dell'Oua. È evidente che si sta facendo strada una nuova filosofia di intervento rispetto alle politiche sulla giustizia, che parte, innanzitutto, dalla valorizzazione di quelle esperienze virtuose già presenti nel nostro Paese e che hanno portato risultati positivi per i cittadini. Ci riferiamo a quei Tribunali e a quelle Procure dove si è investito sull'innovazione, sulla responsabilità, sull'efficienza e sulla collaborazione e il dialogo tra tutti gli operatori del sistema (con l'importante ruolo dell'avvocatura). Ciò che ci dispiace è che questa identità di vedute arrivi solo ora: in piena crisi politica e con il presidente del Consiglio dimissionario".

Manifesto del COA di Salerno per inaugurazione anno giudiziario.

venerdì, gennaio 25, 2008

Inaugurazione Anno giudiziario in Cassazione: comunicato del CNF.


Il Presidente del Consiglio Nazionale Forense Prof. Alpa ha partecipato alla inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Corte di Cassazione ed ha evidenziato i problemi della amministrazione della giustizia dal punto di vista degli avvocati.

I dati diffusi dalla stampa e desumibili dalla perspicua relazione del Primo Presidente prof. Vincenzo Carbone sono sempre allarmanti: le cause della crisi sono ormai note (carenza di personale e di risorse finanziarie, lunghezza dei processi, ect.) ma l’ Avvocatura sta cooperando per ridurre i disagi.

Miglioramento della qualità del servizio, unificazione dei riti, telematizzazione del processo, procedure alternative (conciliazione e arbitrato) sono i primi urgenti rimedi messi all’ordine del giorno, oltre al programma di aggiornamento e di qualificazione degli avvocati.

Il procuratore generale della Cassazione: i magistrati evitino il protagonismo.

I magistrati evitino il protagonismo.

Il monito viene dal procuratore generale della Cassazione, Mario Delli Priscoli, nel suo intervento alla cerimonia odierna di inaugurazione dell'anno giudiziario.

«I magistrati improntino il loro comportamento a correttezza, riserbo, misura, equilibrio e rispetto delle altre istituzioni e pongano il massimo impegno nella tutela della dignità dell'individuo e dei diritti, non parlino o discutano degli affari che sono chiamati a trattare al di fuori delle forme e dei casi consentiti; evitino modi e occasioni di protagonismo; non si lascino attrarre e condizionare dalla ribalta mass-mediatica; non cerchino consensi alla loro azione che non siano quelli derivanti dalla professionalità e dalla imparzialità con la quale esercitano le funzioni. I casi di accertata violazione della deontologia professionale esistono e vanno perseguiti con fermezza, e senza indulgenza alcuna».

I senatori si sono mangiati......Mortadella!


giovedì, gennaio 24, 2008

IL CONSIGLIO DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI DI SALERNO NON PARTECIPERA' ALLA CERIMONIA D’INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO.

Con una deliberazione assunta stamane, il Consiglio dell'Ordine di Salerno, con la partecipazione del rappresentate O.U.A. Avv. Fortunato Cacciatore, ha deciso di non partecipare alla cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario nel nostro distretto, prevista per sabato prossimo.

Sarà convocata, in contemporanea alla cerimonia, una conferenza stampa per illustrare i motivi della protesta.

La seduta è stata presieduta dal Consigliere Anziano Avv. Luigi Majello, per l'assenza (giustificata) del Presidente Montera.

L'Avv. Majello ha espresso il diffuso sentimento di disagio che proviene da tutta la classe forense, innanzi alla inutilità di una cerimonia che si rinnova ogni anno in un quadro di sostanziale immobilismo di chi regge le sorti della giustizia in italia.

L'Avv. Fortunato Cacciatore ha spiegato la posizione dell'O.U.A. che ha deciso di boicottare, anche quest'anno, la cerimonia inaugurale, per l'evidente stato comatoso in cui versa il sistema giudiziario.

"La profusione di addobbi, tappeti e piante ornamentali è in stridente contrasto con la realtà quotidiana. La carenza di mezzi e la disorganizzazione hanno ormai soppresso la giustizia".

Domani sarà diffuso dal Consiglio un comunicato ufficiale.

Nel frattempo a Roma, il Presidente dell'Ordine, avv. Cassiani, viene escluso deliberatamente dalla cerimonia presso la corte di Cassazione, cui tradizionalmente è invitato il massimo rappresentate del Foro romano.

In un comunicato di fuoco, l'Avv. Cassiani, tra l'altro, dice: "Non posso nascondere un senso di indignato sconcerto e ricollegare il fatto a tutte le iniziative con le quali si tenta di colpire al cuore l'Avvocatura. Il 25 gennaio celebrerò a modo mio l'inizio dell'anno giudiziario, difendendo i miei clienti".

Tartto dal sito: www.ordavvsa.it

Autore: Enrico Tortolani

Data di pubblicazione: 25/01/2008

Tribunale di Roma: il "peer to peer" non è reato, archiviata inchiesta su scambio file audio e video.


ROMA (24 gennaio) - Il pubblico ministero di Roma Paolo Giorgio Ferri ha chiesto e ottenuto dal giudice delle indagini preliminari Carla Santese l'archiviazione di un'inchiesta sullo scambio di file su internet, il cosiddetto peer to peer, di filmati, brani musicali e altri materiali.

Ferri argomenta che «In assenza di una legislazione che crei una fattispecie ad hoc, non appare possibile dare rilevanza in questa sede ad un fenomeno assai diffuso, di difficile criminalizzazione ed avente accertamenti quasi impossibili in termini di raccolta della prova».

Il fascicolo era stato aperto sulla base di una denuncia nella quale si lamentava la violazione della norma sulla tutela del diritto d'autore (art.14 legge 248/2000).

Nella richiesta di archiviazione, il pm Ferri ha dichiarato che lo scambio tra utenti della rete telematica «può avvenire sì per copie, ma anche per originali lecitamente acquisiti».

Ma al di là dei problemi legati all'esecuzione di indagini che, il più delle volte, intervengono su scambi che avvengono «estero su estero», il magistrato ha ritenuto che «non sempre è ravvisabile quel lucro espressamente richiesto dalla norma penale anche se è indiscusso che sia colui che è download (chi acquisisce il dato), che colui che è upload (fornitore del dato) commetta un illecito di natura civilistica per i diritti d'autore, comunque evasi».

Voto di fiducia al Senato: corna e svenimenti!


ROMA - Il senatore dell’Udeur Nuccio Cusumano si dissocia da Mastella e in Aula scoppia la bagarre: dopo aver annunciato al Senato la fiducia al governo Prodi, il «traditore» viene aggredito verbalmente e ricoperto da insulti dal suo collega di partito Tommaso Barbato, costringendo il presidente Franco Marini a sospendere la seduta.

Cusumano, colto da malore, è stato portato via da Palazzo Madama in barella.

L'INTERVENTO - All'origine della rissa lo strappo di Cusumano dalla linea Mastella: «Scelgo in solitudine, con la mia libertà, con la mia coerenza, senza prigionie politiche, ma con la prigionia delle mie idee. Scelgo per il Paese, scelgo per la fiducia al Governo Prodi» aveva annunciato poco prima nell'Aula di Palazzo Madama.

Poi la rissa verbale e lo stop ai lavori sospesi per una decina di minuti.

MASTELLA ASSENTE - Sono da poco passate le 16 quando in Aula va in scena lo scontro tra gli unici due senatori dell'Udeur presenti: il terzo, il leader del partito Clemente Mastella, infatti non c'è. I due si scontrano, con tanto di malore.

Scoppia la bagarre tra chi, dei due, voterà a favore del governo Prodi e di chi voterà contro, ma dell'ex ministro della Giustizia non c'è traccia. Un paio di ore prima il leader del Campanile nel corso di un pranzo con i deputati del suo partito e il senatore Barbato, interpellato sull'annunciata defezione di Cusumano aveva replicato: «Chi vota come noi, come me e Barbato, è nel partito. Chi vota contro, è fuori dal partito. È evidente».

L'AGGRESSIONE - Barbato è entrato in Aula dopo aver ascoltato dai video esterni la sua dichiarazione di voto e averla commentata con un eloquente «pezzo di m...» Quindi, una volta nell'emiciclo, ha proseguito nel suo attacco, gridando «pagliaccio, traditore, venduto» e facendogli con le mani il segno della pistola mentre anche dai banchi del centrodestra arrivavano duri attacchi.

Cusumano, rimasto immobile al suo posto, è svenuto tra i banchi del centrosinistra, accanto al capogruppo dei Verdi-Pdci Manuela Palermi e a Mauro Bulgarelli, senatore del Sole che ride. Ricostruisce il presidente della commissione Difesa al Senato Sergio De Gregorio fuori dall'aula: «Barbato è arrivato e gli ha sputato in faccia. A quel punto Cusumano si è sentito male, piangeva e poi è svenuto»,

LA VERSIONE DI BARBATO - Ma Barbato smentisce. Visibilmente scosso nella buvette dopo l'incidente, accerchiato da una selva di telecamere, si è difeso così: «Non gli ho sputato e non l'ho offeso. Certo, non l'ho trattato bene, ma non l'ho aggredito». E aggiunge: «Cusumano non poteva parlare male di Mastella. Ha avuto tutto quello che voleva. È un accattone».

Poi incalzato continua: «Questo Paese non risorgerà mai se ci sarà gente di merda a rappresentarlo». Poi, più calmo davanti alle telecamere, Barbato precisa: «Lui (Cusumano) dice di aver deciso per l'interesse del paese. Io so solo che l'ufficio politico ha deciso di votare contro la fiducia e lui era d'accordo. Cosa è successo in questi giorni? Gli hanno promesso qualcosa? Io non lo so. So solo che così si lavora contro le istituzioni e per l'antipolitica».

tratto da: IlCorriere.it

Torna il periodico "La Giustizia".


Dopo un silenzio durato molto, torna ed è in spedizione a tutti i Colleghi, il periodico dell'Avvocatura Salernitana, ossia il glorioso giornale "La Giustizia", fondato dall'indimenticato Avv. Mario Parrilli.

Si tratta di un numero speciale, concertato con l'Ordine dei Medici di Salerno, che si propone di affrontare le scottanti tematiche della responsabilità professionale dei medici.

Proponiamo, qui di seguito, l'articolo di presentazione scritto dal Direttore Silverio Sica.

Due mondi lontani

Un quaderno speciale per gli avvocati e per i medici.

Il medico si perde nei meandri delle regole giudiziarie, quelle sostanziali che decidono della sua responsabilità e quelle processuali che ne governano l'accertamento.

L'avvocato difende delegando, ciò lasciando ai consulenti l'onere dell'intero processo.

Sbagliano entrambi: le due diverse culture, i due diversi saperi, le prassi dell'uno e dell'altro devono operare uno sforzo di integrazione e comprensione.

Così il medico deve sapere come operare nella sua attività rispettando, senza temerle, le regole della responsabilità e come difendersi per dimostrare la correttezza del suo operato.

E l'avvocato deve, a sua volta, rifiutare di sedersi comodamente sulle regole del suo mondo e sui pregevoli consulenti, lasciando il Giudice solo a dirimere un conflitto di pareri.

In sostanza, si tratta di capire e usare le rispettive "regole del gioco".

Abbiamo seguito un metodo che comprende un inquadramento generale (pregevolissimo lavoro di due magistrati, che molto hanno lavorato e lavorano sulla responsabilità professionale) poi tanti giovani colleghi, insieme ai medici specialisti delle singole branche della medicina.

Il lavoro non pretende di essere esaustivo e sicuramente si presta ad "approfondimenti" ed anche critiche.

E' nient'altro, che un parziale sussidio operativo e illustrativo nell'ambito di una materia di grande sofferenza per chi subisce l'errore del medico e per il medico che subisce l'errore e l'incomprensione della giustizia.

Nel futuro speriamo di integrare, completare e, se necessario, rifare il lavoro, ricominciando daccapo con lo stesso spirito di comprensione reciproca di due mondi lontani su cui, però, continuamente o gli uni o gli altri abitanti sono costretti ad approdare.

Avv. Silverio Sica

Direttore de “La Giustizia

PRESIDENTE ORDINE AVVOCATI ROMA NON INVITATO PER INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO.

Roma. (Apcom) - Quest'anno "per la prima volta nella storia" il presidente dell'ordine degli avvocati di Roma non sarà presente alla cerimonia inaugurale dell'anno giudiziario in Corte di Cassazione fissata per il 25 gennaio prossimo. "E ciò per un semplice motivo: non è stato invitato".

Lo denuncia in una nota lo stesso presidente, l'avvocato Alessandro Cassiani, che in una lettera aperta inviata agli iscritti dell'Ordine, spiega: "Ero in attesa di ricevere l'invito a partecipare all'evento con le massime autorità dello Stato, i capi degli uffici giudiziari, i rappresentanti del Consiglio nazionale forense e dell'avvocatura dello Stato".

Però Cassiani "non ha ricevuto nessun invito e nessuna spiegazione". Anzi. "Ho appreso che quest'anno le cose sono cambiate: il presidente dell'ordine romano, per la prima volta, è stato eliminato dall'elenco delle personalità meritevoli di assistere a cotanta manifestazione. Lascio a voi ogni valutazione. Da parte mia - continua il penalista - non posso nascondere un senso di indignato sconcerto e ricollegare il fatto a tutte le iniziative con le quali si tenta di colpire al cuore l'Avvocatura. Il 25 gennaio celebrerò a modo mio l'inizio dell'anno giudiziario, difendendo i miei clienti".

Il lavoro in aula non farà avvertire "la mancanza dei fasti e degli orpelli che caratterizzano la cerimonia inaugurale dalla quale sono stato escluso. Ciò non toglie che proverò una profonda nostalgia per i tempi lontani in cui gli avvocati e i magistrati manifestavano in ogni occasione reciproco rispetto".

Il 26 gennaio Cassiani parteciperà comunque all'inaugurazione indetta dalla Corte d'appello. E così come per la cerimonia di oggi della Camera penale, Cassiani, "farà sentire alto e forte il dissenso dell'avvocatura romana colpita senza alcuna ragione da quello che considero un vero e proprio schiaffo in faccia".

La conclusione del legale è chiara. "Sono certo che proverete gli stessi sentimenti e che insorgerete contro un fatto che si inserisce in un più vasto quanto illusorio disegno volto ad incidere sulla dignità e indipendenza dell'avvocatura".

martedì, gennaio 22, 2008

DOMANI PROTESTANO PENALISTI, CON “CONTROINAUGURAZIONE” ANNO GIUDIZIARIO.


Roma, 22 gen. (Apcom) - Protestano domani gli avvocati penalisti e danno vita alla prima 'controinaugurazione' dell'anno giudiziario.

Un'iniziativa che arriva a due giorni dalla solenne cerimonia in Cassazione, quando alla presenza del capo dello Stato e dei vertici delle istituzioni il primo presidente della Suprema Corte Vincenzo Carbone pronuncerà la relazione sullo stato della giustizia in Italia.

Si tratta di un "rito ripetitivo e inutile", sostiene l'Unione delle Camere Penali, che lamenta l'"emarginazione" dell'avvocatura: in quell'occasione i riflettori sono puntati soltanto sui magistrati, che sono soltanto "una parte".

Così, per dire la loro, i penalisti si ritroveranno domani in Corte d'Appello, a Roma, a partire dalle 10.

In contemporanea è stata proclamata l'astensione dell'attività giudiziaria penale, soprattutto per consentire agli avvocati italiani di prendere parte alla manifestazione.

L'obiettivo, spiega l'Ucpi in una nota, è mettere la "malagiustizia sotto processo".

"Da sempre l'avvocatura è emarginata, sostanzialmente, da questo momento rilevante per il mondo della giustizia in Italia", lamentano i penalisti riferendosi alla cerimonia in Cassazione.

"Di fatto - sostengono - viene dato risalto solo ad una parte, con un rito sempre più ripetitivo ed inutile, dove vengono citati i mali, le anomalie dell'ordinamento, veri o presunti, ma in un'ottica funzionale a chi ha tutto l'interesse a creare nel Paese un clima di allarmismo ingiustificato, teso a mettere in discussione garanzie basilari per lo Stato di diritto".

"Centrale" è invece, sostengono, il "ruolo dialettico" dell'avvocatura penale: "Per esercitare una funzione critica, per consentire un reale momento di confronto e per dare ai cittadini un quadro più completo della situazione, mettendo in evidenza le tante deficienze della giustizia italiana, dalla lunghezza dei processi alla carenza di strutture e di personale, all'uso non adeguato ed oculato delle risorse".