sabato, febbraio 22, 2014

Consiglio di Stato (sent. n. 798/2014): le cancellerie devono essere aperte 5 ore al giorno.

Gli uffici giudiziari dovranno restare aperti al pubblico cinque ore al giorno. Così ha deciso il Consiglio di Stato, annullando l'ordinanza del Tribunale di Roma che il 20 settembre 2012 aveva disposto che le cancellerie civili degli uffici in viale Giulio Cesare e via Lepanto restassero aperte solo tre ore. Una vittoria per gli avvocati.
Infatti, l'organo d'appello della giustizia amministrativa era stato chiamato a decidere su istanza dell'ordine avvocati Roma, dopo che il Tar aveva rigettato l'istanza dei legali di annullare l'ordinanza del Tribunale.
Ma andiamo con ordine. «Con decreto del Presidente Vicario del Tribunale di Roma e del Dirigente amministrativo del 20 settembre 2012 - si legge negli atti - veniva disposto che dal 26 settembre 2012 gi uffici e le cancellerie del settore civile del Tribunale di Roma, ubicati negli edifici di viale Giulio Cesare e via Lepanto rimangono aperti dalle ore 9 alle ore 12, ad eccezione del Ruolo delle esecuzioni mobiliari (dalla 9 alle 13 ) e che dalla medesima data anche gli uffici e le cancellerie del settore penale ubicati in piazzale Clodio rimarranno aperti dalle ore 9 alle ore 12, con eccezione per cancelleria centrale GIP, la cancelleria centrale dibattimentale e per la cancelleria della Sezione Speciale per il Riesame (aperte dalle 9 alle 13)».
Sul punto il Tar era stato intransigente: «Con sentenza n.10016/2012 , resa in forma semplificata, rigettava il ricorso, ritenendolo infondato».
Tuttavia l'ordine degli avvocati ha impugnato il provvedimento, ritenendo evidente la violazione della legge 1196 del 1960, che ha stabilito per gli uffici delle segreterie e cancellerie giudiziarie l'orario inderogabile di apertura al pubblico di cinque ore nei giorni feriali, oltre a profili di eccesso di potere e la violazione delle regole sull'andamento della Giustizia.
Sul punto il Consiglio di Stato ha dato ragione agli avvocati.
In particolare ha affermato che «la questione giuridica posta all attenzione della Sezione dalla instaurata controversia trova, quanto alla sua soluzione, un preciso riferimento normativo nella puntuale diposizione recata dalla della legge 23 ottobre 1962 n.1196 (...) Stante l'inequivoco tenore letterale della predetta norma, ai capi degli uffici giudiziari spetta il potere regolamentare di stabilire l'orario di apertura al pubblico delle cancellerie e segreterie, ma sempre nell'osservanza del limite della durata dell'orario di apertura di cinque ore giornaliere, come previsto dal citato art.162».
Si tratta, dunque, di una «norma tassativa che se da un lato rimette alla discrezionalità del Dirigente il potere di articolare l'orario in questione nel senso di poter variamente fissare l'ora di inizio dell'apertura al pubblico, dall'altro lato vieta di ridurre la durata oraria in cui le cancellerie e segreterie devono essere aperte al pubblico (non meno di cinque ore nei giorni feriali).
In altri termini, la previsione legislativa ha un contenuto assolutamente vincolante, tale da non lasciare alcun margine di discrezionalità in ordine ad una opzione di durata oraria giornaliera di apertura al pubblico degli uffici giudiziari diversa da quella fissata direttamente ed inequivocabilmente dal legislatore nazionale a mezzo di un previsione con una valenza uniforme per tutte le cancellerie e segreterie giudiziarie presenti sull'intero territorio italiano».
Ivan Cimmarusti
www.iltempo.it

venerdì, febbraio 21, 2014

Gli avvocati scuotono il Palazzo.

Oltre 10 mila avvocati capitanati dall’Oua scuotono il Palazzo e la politica (dalla rinata Forza Italia al Partito Democratico) che accorre a Piazza Montecitorio per offrire sostegno alle istanze delle toghe contro i costi della giustizia e il taglio di mille tribunali alla base di quella che definiscono la «rottamazione della giustizia».
È la prima buona notizia incassata dalla categoria nella sua lunga giornata di mobilitazione: prima davanti alla Camera dei deputati con tanto di stand e striscioni e poi tutti a piazza della Repubblica in corteo fino a piazza Santi Apostoli pronti a sfilare a suon di fischi e cori.
L’Organismo unitario dell’avvocatura italiana dice così «no alla giustizia a pagamento, no all’aumento del contributo unificato e persino delle marche da bollo per iscrivere una causa a ruolo, no all’aumento dei costi per i ricorsi in Appello e Cassazione, no alla motivazione a pagamento e alle multe per lite temeraria introdotti dal ddl delega sul processo civile di cui si chiede il ritiro».
I cappi al collo degli avvocati campani con le maschere di Anonimous – il giustiziere buono contro il Governo fantoccio del film V per vendetta – insieme ai cartelli del tipo «Sono avvocato e ho fame», si sono guadagnati la scena di una marcia iniziata con la lista delle proteste e delle proposte al Governo e che si concluderà con l’adesione di decine di ordini e sigle.
Presenti l’Associazione nazionale forense, i giovani dell’Aiga, i magistrati onorari della Federmot e loro, gli ordini professionali, in gran parte del sud Italia, determinati a denunciare da Napoli a Sulmona tutte le conseguenze del taglio di mille uffici giudiziari.

Marzia Paolucci
Tratto dal quotidiano “Italia Oggi”

giovedì, febbraio 20, 2014

IMMAGINI DALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA.

Avvocati, migliaia in piazza a Roma dicono no alla «giustizia umiliata».

Sono almeno diecimila secondo gli organizzatori gli avvocati partiti in corteo da piazza della Repubblica a Roma per protestare contro «una giustizia sempre più solo per ricchi».
Alla manifestazione, indetta dall'Organismo unitario dell'avvocatura, partecipano professionisti provenienti da tutta Italia e appartenenti a tutti gli ordini provinciali.
Apre il corteo, che sfila per le strade di Roma, puntando su piazza Santi Apostoli dopo essere passato da Montecitorio, lo striscione dell'Oua seguito da quelli degli Ordini degli avvocati di Roma e Napoli.
Tra le richieste degli avvocati, la revoca della legge che ha introdotto la motivazione delle sentenze a pagamento, l'aumento dei diritti di notifica e la diminuzione dei rimborsi per il gratuito patrocinio. In testa al corteo uno striscione con su scritto: «Giustizia umiliata».
Diversi gli avvocati in toga e che indossano una fascia tricolore con la scritto «A difesa della democrazia».
Altri avvocati al collo un cartellone dove si legge: «Ultimo avviso, liberate la giustizia».

mercoledì, febbraio 19, 2014

Avvocati in sciopero fino a giovedi', adesioni al 90%.

(AGI) – E’ cominciata ieri la prima delle tre giornate di astensione dalle udienze, indetta dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura assieme agli Ordini e alle associazioni forensi. "L'astensione ha adesioni del 90% - ha dichiarato Nicola Marino, presidente dell'Oua - e' quindi massiccia in quasi tutti i tribunali la partecipazione degli avvocati. Un successo!".
Lo sciopero, durante il quale sono comunque garantiti i servizi minimi essenziali, proseguira' fino a giovedi'.
La protesta culminera' con due manifestazioni a Roma: il 20 febbraio, alle 11, sara' organizzato un gazebo informativo di fronte a Montecitorio, mentre dalle 13 gli avvocati sfileranno in corteo da Piazza della Repubblica.
"Il messaggio al nuovo Governo Renzi e' chiaro - continua il presidente Oua - e' giunto il momento delle riforme, finita l'epoca degli interventi spot che danneggiano i cittadini. Vogliamo una giustizia moderna, efficiente ed efficace, non un sistema farraginoso che tutela solo pochi privilegiati". Giovedi' mattina presso il gazebo informativo a Montecitorio gli avvocati presenteranno un 'pacchetto' di proposte.
 "Cambiare si puo' - conclude Marino - gli avvocati sono disponibili a dare il loro contributo. Noi non entriamo nello sterile gioco del totonomine, ma al futuro Guardasigilli, sin da ora, chiediamo di avviare una nuova stagione riformatrice con il concorso di idee di tutti, avvocati e magistrati. Basta con i provvedimenti scritti da chi non ha mai operato in tribunale".

martedì, febbraio 18, 2014

Sciopero avvocati dal 18 al 20 febbraio: le richieste al nuovo Governo.

L'OUA AL FUTURO GOVERNO: I DIRITTI NON SONO PRIVILEGI, BASTA CON I PROVVEDIMENTI PARZIALI CHE UMILIANO LA GIUSTIZIA. SERVE UNA GRANDE RIFORMA CONDIVISA PER RILANCIARE IL PAESE.
IL 20 A ROMA PRESIDIO ALLE 11 DAVANTI A MONTECITORIO CON CONFERENZA STAMPA E DALLE 13 CORTEO DA PIAZZA REPUBBLICA FINO A PIAZZA SANTI APOSTOLI.
Alla vigilia delle tre giornate di astensione (18-20 febbraio) dalle udienze proclamate dall'Organismo Unitario Avvocatura, con il sostegno delle Istituzioni, Ordini e Associazioni forensi, Nicola Marino, presidente OUA si rivolge al futuro Governo guidato da Matteo Renzi: "Protestiamo forti di un pacchetto di proposte per la tutela dei diritti dei cittadini, per il rispetto della Costituzione e affinche' si renda efficiente e moderna una giurisdizione in perenne emergenza. Ma ci asteniamo anche per la salute stessa della nostra malandata democrazia parlamentare, vittima dell'abuso di decreti leggi e di un mediocre e insufficiente dialogo con la società".
"Le riforme sono necessarie, urgenti - continua - ma devono rispondere a problemi reali, partendo, appunto, dal confronto con chi opera in prima linea nei tribunali, avvocatura in testa. Finiamola, invece, con i provvedimenti parziali partoriti dai dirigenti di qualche ministero".
"Da domani - conclude Marino - incrociamo le braccia fino a giovedì. Il 20 a Roma manifesteremo la mattina nel piazzale davanti a Montecitorio, lì terremo un presidio informativo per i cittadini e una conferenza stampa per presentare, appunto, le proposte dell'avvocatura. Quindi dalle 13, corteo da Piazza della Repubblica, fino a Piazza Santi Apostoli, con comizio finale".

(Organismo Unitario dell'Avvocatura, comunicato stampa 17 febbraio 2014)

giovedì, febbraio 13, 2014

L’Aiga aderisce all’astensione degli avvocati del 18-20 febbraio.

(ASCA) - Roma, 12 feb 2014 - Da mercoledi' 18 febbraio a giovedi' 20 gli avvocati italiani si asterranno da tutte le udienze per protestare contro il deterioramento del sistema giudiziario in Italia e l'introduzione di ulteriori ostacoli per l'accesso alla giustizia per il cittadino. Aiga, associazione italiana dei giovani avvocati, sara' in prima linea nella manifestazione indetta a Roma per il 20 febbraio dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura (Oua) e annuncia una simbolica azione davanti alla Cassazione.
''Quando si assiste all'assunzione di scelte che vengono qualificate come operazioni volte al miglioramento dell'efficienza del sistema giustizia ed invece sono completamente avulse dalle reali necessita' e creano ulteriori ostacoli al cittadino si deve reagire'' afferma la presidente di Aiga, Nicoletta Giorgi.
''Il ministro della giustizia Annamaria Cancellieri - spiega Nicoletta Giorgi - nonostante le numerose riforme promulgate ha dovuto prendere atto che il contenzioso pendente e l'arretrato non e' diminuito. Se, quindi, in uscita non aumentano i numeri, il ministro cerca di ridurre quelli in entrata con una serie di strumenti che poco apportano al miglioramento del sistema giustizia: l'aumento di costi per le spese di iscrizione a ruolo delle cause, la previsione di un ulteriore pagamento per avere la motivazione della sentenza, la previsione di una responsabilita' solidale del legale per le cause che venissero qualificate come temerarie, interventi sul processo esecutivo poco incisivi. Quella dell'Avvocatura e' una protesta per il cittadino, perche' non subisca l'ennesima vessazione in nome di un principio di efficienza che elida il diritto di difesa''.

sabato, febbraio 08, 2014

Il Tribunale di Milano dichiara inammissibili le cd. note d’udienza scritte.

Trib. Milano, sez. IX civ., 14 marzo 2013 (Pres. Dell’Arciprete, rel. Buffone)  
NOTE SCRITTE DELLA PARTE — PRODUZIONE ALL’UDIENZA PERCHÉ SIANO ALLEGATE AL VERBALE — INAMMISSIBILITÀ
Le parti e i loro difensori non possono dettare le loro deduzioni nel processo verbale se non ne sono autorizzati dal giudice.
In particolare, non sono ammissibile le cd. “note d’udienza scritte” che costituiscono invero memorie non autorizzate (artt. 84 disp. att. c.p.c., 128 c.p.c.).

venerdì, febbraio 07, 2014

RC AUTO: OUA, IL GOVERNO “PIAZZISTA” DI PSEUDO-SCONTI.

(AGENPARL) - Roma, 06 feb - L’Organismo Unitario dell’Avvocatura attacca la decisione del Governo di presentare, oggi, in Consiglio dei Ministri un ddl che, secondo le prime indiscrezioni, di fatto, recepisce tutte le norme più controverse del contestato articolo 8 del Decreto Destinazione Italia, poi stralciato nell’iter di conversione.
Ieri, la giornata politica si era conclusa in maniera positiva per i diritti dei cittadini, vittime di incidenti, oggi si ricomincia su un altro fronte.
L’Oua, pur non conoscendo ancora il testo del ddl, ma sulla base della nota resa pubblica dall’Esecutivo, non può che denunciare come si riproponga l’impianto normativo dell’articolo 8 e di tutti gli aspetti già fortemente contrastati in questi mesi.
Di fatto assistiamo alla contrattualizzazione del risarcimento del danno, portando a paradossali risultati.
Il danneggiato: • perderebbe il diritto di ottenere i danni all’auto in denaro, peraltro limitandolo al valore commerciale del veicolo (con esclusione di tutte le ulteriori voci di danno) e sarebbe costretto a farla riparare secondo standard tecnici e da riparatori scelti dall’assicuratore debitore. • non avrebbe diritto al rimborso di spese mediche e di cura, essendo obbligato contrattualmente a espletarle in centri convenzionati con le assicurazioni. • non potrà anticipare le spese di riparazione, essendo facoltà della compagnia inibirgli contrattualmente la cessione di credito relativa al danno patito al riparatore.
Non solo: stravaganti misure processuali influirebbero sui criteri di formazione e valutazione della prova in presenza di scatole nere i cui responsi, con valenza oracolare, avrebbero avuto un non meglio precisato valore di “piena prova”.
L’Oua fa, sin da ora, appello a tutti i parlamentari affinché si rimandi al mittente questo ennesimo tentativo di barattare diritti dei danneggiati per presunti sconti sulle polizze.

Incontro formativo organizzato dal COA di Roma (....incredibile ma vero!).

lunedì, febbraio 03, 2014

Manifesto dell'OUA per l'astensione.

PREVIDENZA AVVOCATI, APPROVATO IL NUOVO REGOLAMENTO DEI CONTRIBUTI DI CASSA FORENSE: MAGGIORE FLESSIBILITÀ IN ENTRATA PER TUTELARE I PROFESSIONISTI IN DIFFICOLTÀ E GARANTIRE LA SOSTENIBILITÀ DEL SISTEMA.

 
COMUNICATO STAMPA 
Nunzio Luciano, presidente della Cassa forense: “Il nuovo regolamento è frutto di un lavoro di concertazione tra le varie componenti dell’Avvocatura e offre a tutti i professionisti, indipendentemente dal reddito, la speranza di un presente lavorativo e di un degno futuro previdenziale”.
Contribuzione minima dimezzata con possibilità di integrare i propri versamenti nell’arco dei primi otto anni di iscrizione alla Cassa, retrodatazione sino a tre anni per chi si iscrive oggi all’Ente di previdenza, nessun limite di età per beneficiare di quanto previsto dalle nuove norme.
Sono questi i punti salienti del Regolamento dei Contributi che disciplinerà l'ingresso di 50 mila legali nella Cassa forense così come previsto dalla legge professionale, un testo deliberato venerdì sera dal Comitato dei Delegati dell'Ente di previdenza e che ora sarà trasmesso ai Ministeri Vigilanti per la necessaria approvazione.
“Siamo soddisfatti di aver approvato il regolamento entro i termini previsti dalla legge e rispettando le aspettative di migliaia di avvocati che ci chiedevano con urgenza risposte concrete - commenta il presidente dell’Ente previdenziale degli avvocati, Nunzio Luciano - il testo votato la settimana scorsa dal Comitato non è frutto esclusivamente del lavoro dei delegati della Cassa, ma nasce da mesi di confronto con le istituzioni e le associazioni forensi”.
Nel dettaglio, il nuovo regolamento prevede la possibilità di contributi minimi dimezzati, circa 700 euro all’anno nei primi 8 anni, per gli avvocati che da oggi la legge obbliga all'iscrizione alla Cassa. A fronte del dimezzamento della contribuzione annuale, verranno riconosciuti solo sei mesi di anzianità contributiva ai fini previdenziali, ciò per garantire la sostenibilità finanziaria del sistema.
Al contrario di quanto avviene per l’Inps, però, la Cassa offre al professionista la possibilità di integrare quanto versato sino agli otto anni successivi all’iscrizione.
Cosa ancora più importante, le nuove norme si applicano a tutti gli avvocati senza limiti d’età, perché “è ormai evidente che la crisi dell’Avvocatura è intergenerazionale e colpisce i giovani come gli ultra-quarantenni”, precisa Luciano.
“Non potevamo permettere che il nuovo regolamento fosse una scure per espellere dalla professione migliaia di avvocati - prosegue il Presidente della Cassa forense - grazie alla flessibilità che lo contraddistingue, il regolamento offre ai professionisti in difficoltà una speranza per il presente e per il futuro. Ciò vale sia per i 50 mila che la nuova legge forense obbliga all’iscrizione alla Cassa sia per i 37 mila legali già iscritti ma che oggi non hanno redditi sufficienti per assolvere agli obblighi previdenziali”.
“Ci siamo impegnati affinché quanto richiesto dalla nuova legge professionale - conclude Luciano - diventasse realtà: aspettando il parere dei Ministeri competenti, possiamo dire che gli avvocati godono oggi di un’unica cittadinanza previdenziale, il che garantisce stessi diritti e doveri a tutti i professionisti, senza alcuna discriminazione legata al reddito”.
Roma, 3 febbraio 2014

domenica, febbraio 02, 2014

CASSA FORENSE: NUOVE MODALITÀ DI RISCOSSIONE DEI CONTRIBUTI MINIMI 2014.

Dall'anno 2014, nell'ottica di un ampliamento dei servizi web verso gli iscritti e del perseguimento di obiettivi di riduzione dei costi per l'Ente, i bollettini M.Av. per il pagamento della contribuzione minima, da utilizzare alle scadenze previste del 28 febbraio (prima rata o unica soluzione), 30 aprile, 30 giugno e 30 settembre 2014, non saranno più spediti direttamente dalla Banca Cassiera per conto della Cassa Forense, ma dovranno essere generati e stampati direttamente dall'iscritto da questo sito internet mediante accesso diretto alla sezione "Accessi Riservati - Posizione Personale - Servizi On-Line - M.Av. - M.Av. Contributi Minimi".
La nuova funzionalità sarà disponibile sul sito web della Cassa a partire da lunedì 3 febbraio 2014.
Per i pensionati di vecchiaia è prevista anche l'opzione alternativa, a richiesta, per pagare il contributo dovuto (€ 151,00 per contributo di maternità) mediante trattenuta sui ratei di pensione, presentando domanda di trattenuta, utilizzando l'apposito modulo. .

sabato, febbraio 01, 2014

Ordine professionale definito “Inutile carrozzone”: Avvocato sanzionato disciplinarmente!

Ordini professionali? No grazie. Ma se sei un avvocato e ripeti questa frase, rischi grosso. A quanto pare la libertà di espressione non vale, infatti, per i legali.
Fa molto discutere la recente sentenza del Consiglio Nazionale Forense, che ha condannato alla sospensione dall’attività per ben sei mesi un avvocato per aver definito gli ordini professionali degli “inutili carrozzoni”.
La motivazione di tale decisione non risolve certo la disputa. A detta del CNF, infatti, l’avvocato in questione avrebbe fatto “ affermazioni gratuitamente offensive e dileggianti, estranee quindi al diritto di critica”.
 Insomma, a prescindere dall’utilità o da ciò che fanno gli ordini professionali, chi presta giuramento è tenuto alla “fedeltà” incondizionata e cieca.
Pena la sospensione o addirittura l’esclusione dallo stesso.

A cura di Maria Romano
http://www.retenews24.it

venerdì, gennaio 31, 2014

In arrivo la "nuova" legge elettorale........

OUA, I REGALI ALLE ASSICURAZIONI IN ITALIA NON FINISCONO MAI!

(AGENPARL) - Roma, 30 gen - L’Organismo Unitario dell’Avvocatura esprime grave preoccupazione per lo svolgimento dell’iter parlamentare per la conversione del DL “Destinazione Italia” (n.145-2013).
Forte contrarietà per diversi emendamenti proposti in sede di conversione in Commissione, che risultano drammaticamente peggiorativi e frutto di evidenti e intollerabili pressioni lobbistiche. L'Oua, già ascoltata in Commissione Finanze alla Camera ritiene, inoltre, intollerabile la proposta di tabellare il danno da morte, ovviamente al ribasso, lasciandone la determinazione ad atti amministrativi del Ministero dello Sviluppo Economico.
Denuncia il pericoloso tentativo di aggirare la sentenza 180/209 della Corte costituzionale mediante surrettizie modifiche dell'art.149 e 144 del Codice delle assicurazioni.
Risulta, altresì, da respingere la stravagante ipotesi emendativa volta a introdurre costosi arbitrati obbligatori nella materia RC auto, materia nella quale non è più neanche prevista la mediazione obbligatoria, col solo risultato di impedire l'accesso alla giurisdizione per i danni da circolazione stradale.
Stessa considerazione, rispetto alla previsione di introdurre improvvisate modifiche sanzionatorie penali con effetti anche sull'avvocato che difende il danneggiato in una causa civile.
Inaccettabili appaiono, pure, le limitazioni risarcitorie introdotte indirettamente attraverso la previsione di obblighi generici di condivisione dell'ammontare del danno tra danneggiato e debitore o i tentativi di imporre curiose strutture dirigiste che dovrebbero determinare la pretesa corretta determinazione dell'ammontare del danno.
Forte dissenso in particolare è stata espressa per quanto riguarda la trattazione dell'art.8 in materia di RC auto. Infatti, denuncia l’Oua, con questa norma si sta consumando una vera aggressione alle garanzie e alle tutele dei cittadini.
Ecco cosa cambia per il danneggiato, che ha perso il diritto: di riparare l’auto dove ritiene opportuno; infatti qualora intenda farlo rimane a suo carico la differenza tra il costo di un lavoro eseguito a regola d’arte, e a prezzi di mercato, e la minor somma che l’assicuratore liquiderà parametrandola all’indeterminato importo che asseritamente verrebbe corrisposto ad un riparatore convenzionato; al risarcimento del danno al mezzo nel caso di mancata riparazione; all’integrale risarcimento ora limitato, quanto al veicolo, in violazione dell’art. 2058 cc, al valore commerciale del mezzo, con esclusione peraltro di fermo tecnico, spese di soccorso e traino, spese per nolo di mezzi sostitutivi e delle spese di demolizione e re immatricolazione; al rimborso delle spese mediche e di cura, che dovrà effettuare presso centri medici convenzionati con le assicurazioni; di cedere il credito e pertanto, in caso di riparazione presso officina non convenzionata, oltre a non venire integralmente risarcito, dovrà comunque anticipare le spese e poi attendere il risarcimento.
Non solo. Si prevede che la compagnia potrà attendere fino a sei mesi per formulare l’offerta, il danneggiato non potrà più prendere visione della documentazione alla base del rifiuto del pagamento e addirittura non potrà agire in giudizio prima di sei mesi; infine tutti i danneggiati da circolazione stradale perderanno il diritto al risarcimento se non formuleranno una richiesta danni entro 90 giorni dal fatto.
Per queste ragioni l’Oua ha inviato a tutti i Partiti un documento  che ribadisce la necessità che il Parlamento in sede di conversione blocchi tutte quelle norme che favoriscono esclusivamente le Compagnie assicurative, a scapito dei diritti dei danneggiati.
Lo stesso deliberato è stato consegnato anche ieri sera in un incontro con la responsabile Giustizia del Pd Alessia Morani.

giovedì, gennaio 30, 2014

Un buon consiglio.

Deontologia forense: la rilevanza deontologica della vita privata del professionista.

La responsabilità disciplinare non è di per sé esclusa dal fatto che la condotta contestata sia stata posta in essere non in qualità di avvocato, ma di privato cittadino, dal momento che l’avvocato deve sempre ispirare la propria condotta all’osservanza dei doveri di probità, dignità e decoro.
Il rispetto di questi valori, pertanto, deve necessariamente costituire lo stile di vita dell’avvocato non solo nell’esercizio della professione ma anche in ogni altra sua manifestazione non riservatamente privata.
Consiglio Nazionale Forense (pres. Alpa, rel. Neri), sentenza del 30 settembre 2013, n. 168

NOTA: In senso conforme: - Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Tacchini), sentenza del 15 marzo 2013, n. 41 - Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Perfetti, Rel. Piacci), sentenza del 29 novembre 2012, n. 160 - Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. De Giorgi), sentenza del 30 gennaio 2012, n. 8 - Consiglio Nazionale Forense (pres. Alpa, rel. Florio), decisione n. 15 del 25 febbraio 2011 - Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. CARDONE), sentenza del 2 novembre 2010, n. 189 - Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. CARDONE), sentenza del 28 dicembre 2009, n. 223 - Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. CARDONE, rel. MAURO), sentenza del 27 novembre 2009, n. 134 - Consiglio Nazionale Forense (pres. ALPA, rel. D’INNELLA), sentenza del 27 novembre 2009, n. 131 - Consiglio Nazionale Forense 31/12/2007 n. 270 - Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. PANUCCIO, rel. PETIZIOL), sentenza del 11 aprile 2003, n. 68 - Consiglio Nazionale Forense (pres. Cagnani, rel. Buccico), sentenza del 26 novembre 1996, n. 166 - Consiglio Nazionale Forense (pres. Ricciardi, rel. Landriscina), sentenza del 15 dicembre 1994, n. 160

lunedì, gennaio 27, 2014

ANNO GIUDIZIARIO: L’OUA IN TUTTA ITALIA MANIFESTA PER UNA GIUSTIZIA CHE TUTELI I DIRITTI DI TUTTI E NON I PRIVILEGI DI POCHI.

A CAGLIARI, INSIEME ALLE ALTRE ISTITUZIONI, GLI ORDINI E LE ASSOCIAZIONI FORENSI, LETTO UN DURO DOCUMENTO DI PROTESTA E DI PROPOSTA DINANZI AL MINISTRO CANCELLIERI.
ALLA FINE DELL’INTERVENTO IL PRESIDENTE OUA, NICOLA MARINO È USCITO DALLA SALA.
 Nelle sedi dei 26 Distretti di Corte di Appello, dove si sono tenute le cerimonie di inaugurazione dell’Anno Giudiziario, i delegati dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, d’accordo con i presidenti degli Ordini Forensi locali e delle associazioni, hanno espresso la totale contrarietà della categoria ai diversi provvedimenti che hanno interessato la giurisdizione negli ultimi anni.
Una bocciatura dei diversi provvedimenti realizzati e in essere sul processo civile, sul penale, sulla situazione carceraria, sulla geografia giudiziaria.
Letto un documento (di seguito) di proposte e di osservazioni critiche e consegnato un video di protesta realizzato dall’Oua (si può richiedere presso gli uffici Oua). Le iniziative proseguiranno nei prossimi giorni con assemblee a livello locale e culmineranno il 18-20 febbraio con l’astensione dalle udienze e con una manifestazione nazionale a Roma (il 20).
A Cagliari, dinanzi al ministro Cancellieri, il presidente dell’Oua, Nicola Marino, alla fine dell’intervento è uscito dalla sala per testimoniare il forte disagio della categoria, di fronte anche alla mancata volontà di dialogo del Guardasigilli e alle continue polemiche alimentate dal ministro Cancellieri: «L’Avvocatura – ha sottolineato - pur offesa e misconosciuta, non si arrende e continuerà a combattere affinché la Giustizia non sia più umiliata»; Marino si dichiara, quindi, disponibile al confronto, «purché in condizioni di rispetto e considerazione sul proprio ruolo e funzione costituzionale e in situazione di parità sostanziale con gli altri protagonisti del processo», ma anche pronto a dare, «il proprio contributo per la realizzazione di un “Servizio Giustizia” degno di questo nome».
«L’Oua - continua – ha anche avanzato decine di proposte per far funzionare la giurisdizione, ma la disattenzione dei nostri interlocutori è quantomeno allarmante. Per dare solo alcuni spunti: chiediamo che le risorse che produce il settore giustizia, che sono ingenti, siano utilizzate per il miglioramento del servizio. Che si intervenga affinché Magistrati e personale di cancelleria siano di numero adeguato alle necessità, ricorrendo ai rilevanti incassi che realizza con il contributo unificato (aumentato esponenzialmente in questi anni), alla notevole imposta di registro che incassa sui provvedimenti e a tutti gli altri proventi che riscuote grazie alla gestione del processo civile, oggi dirottati verso altri Ministeri. Ma anche che si eserciti uno stretto controllo sulla produttività, qualità ed efficacia dell’attività svolta dagli uffici giudiziari e dagli stessi magistrati. Infine, che si smetta di adottare provvedimenti di mera “deterrenza” (filtri alle impugnazioni, sanzioni patrimoniali agli avvocati per le cause ritenute temerarie, ostacoli vari all’accesso, ecc..) che colpiscono solo i cittadini». «Sul civile, a titolo esemplificativo, ecco anche alcune proposte – spiega il presidente Oua -. Se lo Stato intende rinunciare alla gestione della giurisdizione, lo dica chiaramente, l’avvocatura, nell’esercizio della propria funzione costituzionale e sociale, è pronta a soddisfare la “domanda” di giustizia, attraverso seri strumenti di risoluzione alternativa delle controversie (negoziazione assistita, camere arbitrali presso gli ordini forensi, incentivazione, anche fiscale, del ricorso alla procedura arbitrale... – vedi documento di seguito)».
«Quanto alla Giustizia penale – aggiunge – cito solo alcuni spunti (in forma più estesa nel documento di seguito): sono gravi gli ultimi provvedimenti che hanno determinato uno svilimento in termini economici della figura del difensore d'ufficio e, quindi, la riduzione di tutela per i non abbienti. Sollecitiamo la revisione delle condotte realmente necessitanti della applicazione della sanzione penale, favorendo misure alternative della detenzione. Auspichiamo l'applicazione dell'istituto della messa alla prova anche agli imputati maggiorenni, vista la positiva esperienza nel processo a carico dei minori. È necessario dare attuazione delle direttive europee tendenti alla diminuzione nel massimo delle ipotesi e della durata della custodia cautelare. Infine: eventuali provvedimenti di amnistia ed indulto devono essere accompagnati – per evitarne l’inefficacia - da una seria riforma globale del sistema delle pene e dell'allocazione delle stesse». «Pollice verso – ribadisce poi il presidente Oua – per quanto riguarda la pseudo revisione della geografia giudiziaria e sul decreto correttivo approvato ieri. Non serve a nulla, non tampona gli sprechi e crea problemi ai cittadini che vedono i loro processi subire ulteriori rinvii».
«A Cagliari abbiamo dato prova di grande unità – conclude Marino – erano presenti i vertici dell’avvocatura politica, istituzionale e associativa. Ma anche in altre realtà, gli avvocati hanno mandato un messaggio univoco: la giustizia ha bisogno di vere riforme, non di interventi spot. Insieme vinceremo questa battaglia, unendo le forze e mostrandoci compatti. Al ministro oggi ho ribadito, vista la situazione, l’assenza di elementi nuovi e di gesti concreti (ieri si è persa un’altra occasione con il decreto correttivo sulla geografia giudiziaria), la mia indisponibilità a incontrarla il prossimo 28 gennaio e confermato l’astensione dalle udienze il 18-20 febbraio».

giovedì, gennaio 23, 2014

IL TRAPPOLONE PREVIDENZIALE.

Italia Oggi dà notizia del decreto del ministero dell’economia del 10 gennaio 2014, pubblicato sulla G.U. n. 16 del 21/1/2014, in base al quale i contributi dovuti alle Casse Professionali sono pagabili con F24, e quindi compensabili con crediti vantati nei confronti dell'erario a vario titolo.
Letta così, superficialmente, parrebbe una buona notizia di cui rallegrarsi.
Credo invece sia una trappolona. Credo infatti che sia un'ottima strada per far entrare i denari - altrimenti versati direttamente alle Casse - nelle casse dello Stato (vero e proprio buco nero), anziché in quelli delle Casse professionali.
Poi lo Stato quando e come li verserà alle Casse? E in ogni caso, le Casse subirebbero certamente dei contraccolpi per effetto del mancato flusso di denaro, che verrebbe acquisito (se acquisito...) soltanto con molto ritardo rispetto ai tempi ordinari.
Sento puzza d’anticamera di "prelievi forzosi", contro i quali ci siamo più e più volte opposti, ma che nelle menti del ns. governanti, sempre a caccia di denari per coprire buchi qua e là, sono sempre rimasti nell'elenco degli obiettivi da raggiungere.
Personalmente, consiglierei ad ADEPP di intervenire.....

Avv. Michelina Grillo

AIGA: RELAZIONE CANCELLIERI NON CONVINCE!

(AGENPARL) – Roma, 22 gen - La relazione annuale sull’amministrazione della Giustizia che il ministro Annamaria Cancellieri ha presentato martedì alla Camera non convince i giovani avvocati. Nicoletta Giorgi, presidente di AIGA, associazione italiana dei giovani avvocati, commenta: “L’intervento alla Camera dei Deputati del Ministro Cancellieri in merito allo stato di salute del sistema Giustizia dimostra l’intenzione di procedere sulla strada tracciata fino ad ora senza che le costanti e numerose critiche sollevate da chi opera nel diritto abbiano in alcun modo scalfito l’originario progetto, unilateralmente intrapreso”.
Nel suo intervento il Ministro Cancellieri ha segnalato come dato positivo “un calo delle pendenze rispetto al 2012, per tutti i gradi di giudizio, del 4%, che arriva al 6% in corte di appello; nonché la riduzione del 20% in tema di ricorsi in materia di equa riparazione per l’irragionevole durata dei processi”.
Secondo AIGA però questo dato nasconde una realtà ben diversa: “I numeri dei procedimenti in diminuzione – spiega infatti Nicoletta Giorgi – sono solo il risultato di un accesso alla giustizia sempre più difficile per il cittadino e questo per la giustizia è una vittoria di Pirro che non serve a nessuno”.
“Nessun passo indietro o dimostrazione di apertura sui disegni di legge collegati alla legge di stabilità 2014 – continua Nicoletta Giorgi -. Il ministro ritiene che la semplificazione delle forme processuali per le controversie non connotate da complessità e una sentenza priva di motivazione siano “misure di ordine processuale e sostanziale per il recupero dell’efficienza del processo di cognizione mentre si rende sempre più urgente una riforma complessiva del sistema giustizia”.
Accanto a tali dichiarazioni, “quanto più lontane dalla consapevolezza delle dinamiche giudiziarie”, si leggono attestazioni ottimistiche sui servizi telematici: deposito di atti e pagamenti telematici vengono indicati una realtà d’uso quotidiano: “Invece – sottolinea Nicoletta Giorgi – i dati forniti dal ministero della giustizia a novembre 2013 danno atto di un attuale utilizzo del processo telematico molto ridotto e con depositi telematici verificati solo su 8 corti d’Appello su 29 e in 51 tribunali su 140!“.
“D’altronde se il ministro Cancellieri dichiara che dal 30.06.2014 il processo telematico sarà obbligatorio per legge per tutti i procedimenti monitori, anziché per tutto il procedimento civile, di cui la fase monitoria è solo una possibile parte rivolta al recupero credito e già oggetto di sperimentazione telematica ormai da anni – conclude Nicoletta Giorgi – si comprende purtroppo la mancanza di una visione chiara e consapevole di quanto accade nei tribunali d’Italia”.

domenica, gennaio 19, 2014

Aiga: serve numero chiuso universitario.

Riduzione dei numeri di accesso alla professione, maggiori tutele nel rapporto di collaborazione e una conseguente maggiore copertura previdenziale.
Sono questioni imprescindibili per l'avvocatura italiana - e in particolare per i giovani legali - quelle ricordate da Nicoletta Giorgi, la presidente nazionale di Aiga, Associazione italiana giovani avvocati nel corso del proprio intervento alla tavola rotonda "Giovane avvocatura: una scelta consapevole?", tenutasi nell'ambito della Conferenza nazionale dell'avvocatura organizzata dall'Oua a Napoli.
La riflessione della presidente dei giovani avvocati parte dalla necessità di una decisa riduzione dei numeri di accesso alla professione. "Nell'aprile 2013 - ha ricordato Giorgi - la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che il numero chiuso all'università non viola il diritto allo studio.
Nella specie, la Corte ha ritenuto che l'imposizione di un numero chiuso, determinato sulla base delle risorse materiali a disposizione delle università e delle effettive esigenze di una data professione in seno alla società, sia conforme alla giurisprudenza consolidata della Corte".
E "oggi la professione forense ha l'esigenza di una riduzione dei numeri di accesso alla professione".
Altro tema caldo affrontato dalla presidente di Aiga è quello della necessità della regolamentazione dei rapporti di collaborazione che introduca "tutele fin dalla fase della pratica, e che consentirà di individuare anche una nuova regolamentazione previdenziale volta ad anticipare l'apertura del profilo pensionistico-assistenziale".
Il motivo di "tanti risultati mancati", per Nicoletta Giorgi, "purtroppo deve essere ricercato in una assenza, ormai non più accettabile, di una voce autorevole della categoria con le istituzioni".
"La condizione dell'avvocatura, e - ha concluso Giorgi - più che mai della giovane avvocatura, in un momento di crisi economica e intellettuale deve far diventare oggi il tema della reale rappresentanza una questione centrale per chi siede negli organismi forensi istituzionali e associativi".

Anm: “no a retromarcia su riforma geografia giudiziaria”.

Roma, 18 gen. (TMNews) – L’Anm ha espresso “preoccupazione”, con riferimento alle notizie diffuse dalla stampa circa la possibilità di interventi che potrebbero snaturare la riforma della geografia giudiziaria, nel richiamarsi ai propri comunicati di ieri e del 26 luglio 2013.
“Il recupero di un numero significativo di sezioni distaccate, la cui soppressione costituisce uno dei cardini della riforma – ha messo nero su bianco l’Anm in una nota- rappresenterebbe non un modesto correttivo ma una sostanziale retromarcia”.
“La razionalizzazione dell’impiego delle risorse cui mira la nuova organizzazione degli uffici giudiziari – ha sottolienato l’Anm- richiede una programmazione seria, che non consente scelte ondivaghe e impone invece di procedere con determinazione a quanto è necessario per assicurare piena efficienza ai nuovi uffici. Un ripensamento della riforma costituirebbe un arretramento e provocherebbe effetti gravi sul sistema: essendo già avvenuti i trasferimenti di magistrati e personale amministrativo, avviate le procedure di incorporazione degli uffici, incardinati i processi presso gli uffici accorpanti, si produrrebbero confusione, ulteriori lungaggini processuali e uno spreco di risorse anche finanziarie, incomprensibile agli occhi dei cittadini”.

Conferenza di Napoli: il documento finale dell'OUA.

L’Organismo Unitario dell’Avvocatura, riunito in Assemblea in occasione della VIII conferenza Nazionale dell’Avvocatura il giorno 16 gennaio 2014,
 RILEVATI 
- lo stato e le condizioni in cui versa la Giustizia a causa di uno scellerato ed ipertrofico ricorso alla decretazione di urgenza in carenza dei presupposti di legge e in carenza di una organica politica giudiziaria e di ogni adeguata possibilità di interlocuzione con il Parlamento;
- la persistenza di un attacco diretto alla funzione e alla rilevanza costituzionale della professione di Avvocato attraverso un preordinato disegno di smantellamento della giurisdizione;
- la volontà discriminatoria volta a scoraggiare l’accesso alla tutela giudiziaria da parte dei cittadini relegandola a privilegio per coloro che, in virtù delle loro condizioni economiche, possono permettersi il pagamento degli onerosi tributi imposti per ricorrervi;
- RITENUTO CHE - 
non appare più tollerabile subire ulteriormente la emanazione di provvedimenti, peraltro già annunciati agli organi di informazione, mortificatori del diritto di difesa e delle funzioni che l’Avvocatura è chiamata a svolgere, oltre che della dignità stessa della categoria e di ogni seria possibilità di confronto;
CENSURA 
- quale comportamento offensivo e di noncuranza la mancata partecipazione del Ministro Cancellieri ai lavori della Conferenza Nazionale dell’Avvocatura cui ha preferito un “improcrastinabile” viaggio all’estero,
 - PROCLAMA - 
 lo stato di agitazione permanente;
DELIBERA 
- che in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario venga data lettura presso ogni sede di Corte di Appello di un comunicato unico per tutti i Distretti a cura del Presidente del COA ovvero del delegato OUA distrettuale, con successivo abbandono dell’aula in segno di protesta;
- che dal 3 febbraio inizi una serie di incontri presso le sedi degli ordini volti alla sensibilizzazione della opinione pubblica in merito ai problemi di accesso alla giustizia da parte dei cittadini;
- che la sensibilizzazione prosegua anche mediante l’allestimento di gazebo davanti alle sedi dei Tribunali e/o in punti strategici delle città, in sinergia con i componenti dell’OUA e dei COA;
 INDICE 
- l'astensione da tutte le udienze nei giorni 18, 19 e 20 febbraio 2014, con manifestazione di protesta in Roma, da svolgersi in uno dei giorni di astensione;
RISERVA 
 - ulteriori iniziative di protesta tese a far comprendere che senza gli Avvocati alcuna giurisdizione è oggi in grado di funzionare;
- di impugnare nelle sedi competenti ogni provvedimento legislativo, emanato in danno del diritto di difesa;
DICHIARA
- che l’Organismo Unitario è pronto a rimettere il proprio mandato ed invita il Consiglio Nazionale Forense ed i COA territoriali a rassegnare anch’essi le dimissioni,
NON RICONOSCE PIU’ 
- nell’attuale Ministro di Giustizia un adeguato interlocutore avendo la stessa manifestato nei fatti, in più occasioni, il suo disinteresse per le istanze dell’Avvocatura così sottraendosi ad un essenziale compito del Dicastero che appresenta, vale a dire il confronto con l’altra componente essenziale della Giurisdizione,
 CHIEDE 
- al Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché ai Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati, un immediato incontro, nel corso del quale verranno consegnate le proposte di riforma elaborate dell’Avvocatura.

sabato, gennaio 18, 2014

La Cancellieri ha atteggiamenti incompatibili con sua funzione!

«Incompatibili con la funzione ministeriale». Così l’avvocatura, riunita a Napoli per la Conferenza nazionale, giudica «gli atteggiamenti» tenuti dal guardasigilli Annamaria Cancellieri.
In un documento unitario, licenziato dalla Conferenza, «l’avvocatura italiana prende atto delle espressioni e dei toni utilizzati dal ministro della Giustizia per giustificare la sua assenza alla Conferenza. Toni ancora una volta non rispettosi dell’alta funzione che la Costituzione attribuisce alla professione forense».
Gli avvocati sottolineano poi «che il ministro, dopo avere assicurato la presenza all’assise, ha ritenuto prioritario recarsi invece a Mosca per l’organizzazione di seminari, visite e partecipazioni a convegni per lo scambio di esperienze nel campo della formazione giuridica e penitenziaria, mentre a Napoli l’avvocatura ha proposto soluzioni concrete e di immediata efficacia per superare le inefficienze della giustizia italiana».
Dopo la dura contestazione al sottosegretario Cosimo Ferri, i toni alla Conferenza Oua («La Giustizia umiliata: quale democrazia senza diritti») sono stati più distesi.
Ma la lettura del documento di risposta al Guardasigilli, accusata di «atteggiamenti incompatibili con la sua funzione ministeriale», è stato applaudito ed accompagnato dal coro «dimissioni».
E le dimissioni minacciate anche dal presidente dell’ Oua Nicola Marino, alle quali potrebbero aggiungersi quelle dei presidenti degli organismi territoriali dell’ Avvocatura, l’ astensione dalle udienze dal 18 al 20 febbraio e la manifestazione davanti al Parlamento indetta per la stessa data, sembrano ancora poco all’ala più radicale della protesta, rappresentata dai giovani avvocati.
Anche per l’ Anf (Associazione nazionale forense) la protesta è ancora insufficiente. «L’ astensione di 3 giorni – afferma il segretario dell’ Anf Ester Perifano – rischia di essere uno stanco rituale – la risposta al malessere che viene dalle rappresentanze nazionali dell’ avvocatura non soddisfa».

venerdì, gennaio 17, 2014

Programmata astensione a febbraio!

Conferenza nazionale dell'Avvocatura: secco no alle politiche del governo sulla giustizia.

Nicola Marino, presidente Oua: «Siamo in procinto di approvare un documento con una road map di iniziative per dare un segnale chiaro al Governo. Un calendario che si arricchirà con le proposte che vengono anche dalla base e dai giovani, che anche oggi hanno protestato qui a Napoli all'apertura della Conferenza. Il disagio è enorme, la giustizia è umiliata, i diritti dei cittadini calpestati con micro riforme del processo civile, con leggi inadeguate nel penale, con carceri in perenne emergenza. Serve una risposta forte».
Ecco l'elenco delle prime iniziative in discussione (da approvare):
  1. Il 25 gennaio in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario nelle corti di appello si consegnerà un video di protesta dell'avvocatura (a cura dell'Oua), si leggerà un intervento e poi si uscirà dalla sala in segnale di protesta.; 
  2. dal 3 febbraio comincia un calendario di incontri in tutti 165 consigli degli ordini (in streaming sui siti dell'ordine). Per organizzare poi assemblee cittadine aperte ai sindacati, ai sindaci, alla società civile; 
  3. creazione di una pagina nei vari social forum e collegarsi con quelle che già esistono. Da ragionare sul nome; 
  4. dal 17 febbraio astensione dalle udienze di otto giorni; manifestazione a Roma "delle toghe nere". In una piazza da definire, con una scenografia che rappresenta la morte dei diritti; 
  5. quindi gazebo e camper informativi davanti alla Camera per i cittadini: anche con consulenza legale sui costi e le novità peggiorative per gli italiani. Date possibili il 18-19-20 febbraio; 
  6. il 20 febbraio (data indicativa) manifestazione nazionale a Roma con le altre professioni, i sindacati, i cittadini; 
  7. tra le ulteriori forme di disobbedienza: le dimissioni di massa dei vertici della categoria, lo sciopero del versamento del contributo unificato, cancellazione dagli elenchi del gratuito patrocinio e dalla difesa d'ufficio.

giovedì, gennaio 16, 2014

Assemblea OUA: la verità umiliata!

Giusto o sbagliato che sia. Tra confusione ed indignazione, cristi in croce e barabba, mummie, statue di cera, nuovi e vecchi lenoni, gente vera punta nella carne viva: Io c'ero. Ho partecipato.
Non può più essere tollerato che tutto venga travolto mentre si celebrano i soliti ammuffiti riti collettivi di una avvocatura barocca, o peggio, bizantina.
Qualcuno dei colletti imbiancati mi ha detto che per poter parlare ad un congresso bisogna avere i voti. Mi sembrava di sentire quei vecchi capibastone DC che rastrellavano preferenze pagando le bollette della luce e del gas nelle varie periferie del nostro terzo mondo.
La verità è che non siamo una classe ma classisti. Abbiate il coraggio di dirla la verità: che aspettate indifferenti di vedere cadere la testa del foro "proletario", di cui avete ingrossato le fila per farvi votare in massa e falsamente legittimare e che oggi sacrificate sull'altare della cd. crisi.
Godetevi lo spettacolo d'arte varia della deriva dei paria in giacca e cravatta ma abbiate almeno il buongusto di sopportatene in silenzio i lamenti. L'indignazione è una cosa seria.
State tranquilli. Passerà e voi sarete ancora lì col culo sul nulla travestito da qualsiasi cosa dalla vostra retorica stantìa, dai vostri sorrisi compiacenti, dalle vostre strette di mano distratte mentre non vi ricordate il nostro nome, dalla vostra demagogia da preti senza vocazione, spese nel fumo di un'ottuso uditorio d'osteria dove si passa dopo essere stati al postribolo.

Avv. Rosario Santella

IL GOVERNO SBAGLIA MA L' AVVOCATO NON PUO' NON FARE AUTOCRITICA.

Nell’antico maniero di Castelcapuano si aprirà oggi alle 17,00 la Conferenza Nazionale dell’ Avvocatura.
Mi auguro ovviamente che i lavori della conferenza procedano positivamente e che in essa trovi spazio e voce la legittima protesta dei coraggiosi avvocati napoletani contro i recenti provvedimenti del governo in materia di giustizia. Ne ricordo velocemente solo due che sono davvero emblematici: con il primo si vuole introdurre nella legislazione italiana, la corresponsabilità economica dell’ avvocato con il suo cliente laddove la causa venisse ritenuta dal giudice “temeraria”.
In sostanza, se la causa venisse persa o il ricorso rigettato e il giudice qualificasse l’azione intrapresa come “temeraria”, l’avvocato e il suo cliente verrebbero condannati ad un “risarcimento del danno” e ognuno di loro dovrebbe versare quantomeno una somma pari al 50% di quella stabilita nel provvedimento.
A ben guardare, appare evidente come il provvedimento limiti, di fatto, la possibilità dell’avvocato di svolgere la sua storica funzione di paladino dei diritti delle persone, sottoponendolo alla “minaccia” di una sanzione economica. Verrebbe cancellata così alla radice anche la funzione tipica del difensore che sta nello sposare e sostenere le richieste del suo cliente.
Eliminata tale funzione, molti diritti rimarrebbero solo ipotesi o sogni irraggiungibili. La seconda previsione governativa, invece, si sostanzia nella possibilità del giudice di emettere una sentenza senza motivazione, chi volesse conoscerla sarebbe costretto a versare allo Stato un ulteriore somma di denaro. In sostanza, il giudice può ammettere o non ammettere un ricorso o decidere una causa senza avere l’obbligo della motivazione, mentre al cittadino è imposto il pagamento di una somma per conoscere le ragioni che hanno portato alla decisione.
Ne consegue, che solo chi avrà più soldi potrà sapere le ragioni dell’ accoglimento o del rigetto delle proprie richieste, realizzando così il non encomiabile risultato di “fondare” ufficialmente nel nostro paese un canale processuale riservato solo ai ricchi. La Conferenza quindi, deve essere un megafono della protesta, ma avrà un vero significato politico se riuscirà, allo stesso tempo, a garantire qualcosa in più.
Dovrebbe, cioè, comparire quella parola che in alcuni momenti segna il discrimine tra il vecchio da rottamare e il nuovo da far apparire e allevare con cura e cioè, la parola “autocritica”. Sarebbe, infatti, auspicabile, che nella conferenza trovassero spazio alcune questioni trascurate.
Mi domando ad esempio, qual’ è la proposta dell’ avvocatura italiana per contrastare il “furto di futuro” di cui sono vittime le nuove generazioni di avvocati? Mi interrogo ulteriormente su come possa l’ avvocatura cogliere le sfide e le opportunità del mercato globale dei servizi legali.
Mi chiedo infine, qual’ è il contributo degli avvocati sulle questioni che riguardano l’efficacia e l’efficienza del sistema giudiziario, al fine di renderlo finalmente un’infrastruttura decisiva per lo sviluppo economico del nostro Paese.
Dalle risposte che verranno dalla Conferenza deriverà la capacità dell’avvocatura di “governare il cambiamento”. Tra crisi della giustizia e crisi economica è arrivato il tempo delle soluzioni.

Avv. Vincenzo Improta
Presidente Sindacato Forense di Napoli

LA CANCELLIERI VA ALL’ESTERO E DECIDE DI DISERTARE LA VIII CONFERENZA NAZIONALE DELL’AVVOCATURA!

NICOLA MARINO, OUA: “Il problema è che ormai la Cancellieri ritiene di dover rispondere solo ai richiami del Quirinale e non al Parlamento e meno che mai alle sollecitazioni della società.
Il nostro dovere è cercare il confronto, per questa ragione nonostante gli innumerevoli provvedimenti negativi del Governo di questi mesi, abbiamo invitato il ministro, ma il Guardasigilli anche questa volta ha perso un’occasione decidendo di assentarsi dalla Conferenza Nazionale”.

domenica, gennaio 12, 2014

Astensione dei penalisti dal 13 al 15 gennaio 2014.

AVVOCATO ESERCITA SENZA ESSERE ISCRITTO ALL'ALBO: CONDANNATO A 4 MESI DI RECLUSIONE.

Dura sentenza per un leccese della Cassazione che ha ritenuto colpevole di esercizio abusivo della professione e di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale un avvocato che pur avendo conseguito l’abilitazione esercitava la professione senza essere iscritto all’albo.
La sentenza è la n. 646/14 della quinta sezione penale della Corte di Cassazione depositata l'11.1.2014.
Per la Cassazione, che ha rigettato il ricorso dell'imputato, ai fini della configurazione del delitto di esercizio abusivo della professione di avvocato è sufficiente la condotta di chi, conseguita l’abilitazione statale, eserciti l’attività professionale prima di aver ottenuto l’iscrizione all’albo professionale.
Ciò secondo l’interpretazione più recente delle Sezioni Unite della Suprema Corte, che hanno statuito che determinate professioni, richiedenti particolari requisiti di probità e competenza tecnica, vengano esercitate soltanto da chi, avendo conseguito una speciale abilitazione amministrativa, risulti in possesso delle qualità morali e culturali richieste dalla legge.
Secondo la S.C. «il reato si perfeziona per il solo fatto che l’agente curi pratiche legali dei clienti o predisponga ricorsi anche senza comparire in udienza qualificandosi come avvocato; ne deriva che quando quest’ultima condotta si accompagna alla prima, viene leso anche il bene giuridico della fede pubblica tutelato dall’art. 495 Cp e si configura il concorso dei detti reati».

sabato, gennaio 11, 2014

Nullità del preliminare di vendita di immobile, irregolare dal punto di vista urbanistico.

Cassazione Civile, Sez. II, 17 ottobre 2013, n. 23591 
Il contratto preliminare di vendita di un immobile irregolare dal punto di vista urbanistico è nullo per la comminatoria di cui all'art. 40, secondo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, che, sebbene riferita agli atti di trasferimento con immediata efficacia reale, si estende al preliminare, con efficacia meramente obbligatoria, in quanto avente ad oggetto la stipulazione di un contratto definitivo nullo per contrarietà a norma imperativa.

CASSA FORENSE: ELETTO IL NUOVO PRESIDENTE.

L’avv. Nunzio Luciano, è stato oggi eletto - alla prima votazione - nuovo Presidente di Cassa Forense, con 56 voti utili su 80.
Nel CdA della Cassa entrano: Zaffina 41 voti; Smania e Pignatiello 31; Uzzau 29; Troianiello 27.

Cittadella Giudiziaria:....eppur si muove?

mercoledì, gennaio 08, 2014

Civilisti bocciano ultime misure: violati diritti cittadini!

(ASCA) - Roma, 8 gen 2014 - Dal disegno di legge delega in materia di giustizia civile al Dl ''Destinazione Italia'. Tutti i provvedimenti assunti in questi ultimi anni, ''pur spesso pomposamente definiti ''epocali', hanno solo contribuito ad aggravare ulteriormente il funzionamento della giustizia civile''.
L'Unione Nazionale delle Camere Civili boccia su tutti i fronti le ultime misure adottate da Governo e Parlamento e dal ministero della Giustizia nel settore della giustizia civile, che, fa notare il presidente dell'Uncc Renzo Menoni, ''funziona con tempi assolutamente inaccettabili e con sempre piu' insoddisfacente qualita' delle decisioni''.
Provvedimenti dove la parola d'ordine adottata, fa notare il leader dei Civilisti, e' quella della ''deflazione del contenzioso'' e cioe', in sostanza, ''anziche' far meglio funzionare la giustizia, si tenta di impedirne o quantomeno renderne piu' difficile l'accesso e, quindi, non permettere al cittadino la tutela dei suoi diritti. E la piu' ripetuta 'scusante' addotta per giustificare tale comportamento e' quella della carenza di risorse economiche e quindi la necessita' di ridurre i costi''. Entrando nel dettaglio del recente ddl sulla giustizia civile, Menoni passa in rassegna alcune norme ''assolutamente inaccettabili''.
A partire dalla sentenza del giudizio di cognizione di primo grado con ''motivazione a richiesta'', ''previo versamento di una quota del contributo unificato dovuto per l'impugnazione'': una norma che, fanno notare i civilisti, ''e' gia' stata bocciata dal Parlamento solo pochissimi mesi fa, per la sua palese violazione di norme costituzionali e per la sua assoluta illogicita'''.
E ancora, ''non si puo' neppure condividere la proposta che, in primo grado, all'udienza di comparizione delle parti, il giudice possa, a suo insindacabile giudizio, disporre il mutamento del rito ordinario di cognizione, nel rito sommario, allorche' ritenga che sia sufficiente un'istruzione sommaria''.
A prescindere dalla contrarieta' ''a qualsiasi ipotesi di sommarizzazione del processo civile, la proposta dimostra che l'improvvisato legislatore non conosce la realta' dei nostri processi civili''. Infine, ''non possono trovare giustificazione alcuna l'aumento del 340% della marca per anticipazioni forfettarie sulle procedure civili e la riduzione di un terzo dei compensi dei difensori nelle procedure di patrocinio a spese dello Stato contenute nella legge di Stabilita' 2014, ne' la norma contenuta nel Dl 'Destinazione Italia', che prevede l'attribuzione a sole 9 sedi di 'Tribunale delle imprese' della competenza a conoscere controversie con societa' con sede all'estero, anche se con sede stabile in Italia. Anche tali norme si inseriscono a pieno titolo - conclude Menoni - nell'ormai scoperto disegno di impedire ai cittadini l'accesso alla giustizia e la tutela dei loro diritti''.

martedì, gennaio 07, 2014

Riforma forense: resta "faticosa" la strada verso l'attuazione.

Compie un anno la Riforma forense, che alla fine del 2012 salutammo tutti con entusiasmo, solo per aver, dopo oltre settant'anni di tentativi, superato la vecchia disciplina, risalente a un'epoca corporativa, pre-repubblicana, pre-europea. S
alutammo di buon grado anche l'intervento del Parlamento, attesa la perdurante tentazione di disciplinare una materia sottesa all'articolo 24 della Costituzione, con atti governativi: decreti legislativi spesso laconici, se non "in bianco", decreti ministeriali, altri atti di rango secondario, cosa che l'ordinamento giudiziario, per espressa riserva di legge (in particolare agli articoli 101 e 102 della Costituzione), non avrebbe tollerato.
Si doveva così superare una sostanziale deminutio della professione forense, specie a fronte della quasi coeva regolamentazione, per legge, anche delle professioni non ordinistiche.
Rimanemmo però perplessi, sin da subito, per i molti, forse troppi aspetti che la Riforma delegava (appunto) a emanandi decreti, regolamenti ministeriali, del Governo, del Consiglio nazionale forense, della Cassa di previdenza e del Congresso forense, oltre ai decreti legislativi e al testo Unico demandati al Governo (articolo 64) onde rilevare le disposizioni (anche implicitamente) abrogate e quelle ancora vigenti, di rango primario e secondario. Nel breve periodo, e previo giudizio di compatibilità, dovevano trovare applicazione le disposizioni vigenti, ancorché non richiamate dalla Riforma (articolo 65.1).
Ebbene, le perplessità non erano infondate. Sei mesi fa, il Governo doveva emanare un decreto legislativo sulle società tra avvocati (articolo 5), non lo ha fatto.
Anzi, alcuni esponenti del Governo hanno già anticipato che la normativa delegata non verrà emanata. Al palo anche il decreto legislativo sulle difese d'ufficio (articolo 16) e il testo unico di revisione dell'intera normativa forense (articolo 64).
Non sono stati ancora emanati i regolamenti ministeriali sulle specializzazioni (articolo 3) e sui compensi (articolo 13), sul tirocinio dei praticanti (articolo 41), sui corsi di formazione per l'accesso alla professione (articolo 43) e le modalità di svolgimento dell'esame di stato (articolo 46). Ha tentato il Cnf di fungere da pungolo, senza riuscirvi. E solo tre dei regolamenti di sua competenza sono definitivamente stati approvati: quello sulle Associazioni specialistiche maggiormente rappresentative, quello sulla riscossione dei contributi e quello sullo Sportello per il cittadino (articolo 30).
Gli altri sono ancora in fase di elaborazione. Infine, il nuovo Codice deontologico forense dovrà essere approvato entro il mese di gennaio 2014, vedremo. Insomma, ancora una volta, l'iter legislativo rischia di compromettere il merito della Riforma. E di novità concrete non se ne vedono, salvo quelle già definite dalla legge 247/2012. Ricordiamone alcune. Benefici furono la riduzione dei tempi del tirocinio (18 mesi) e il divieto di utilizzare codici commentati, onde evitare il mero collage di massime giurisprudenziali.
Restano però i problemi nello svolgimento dell'esame di Stato. Singolare, ad esempio, che venga sanzionato - con l'esclusione (articolo 45, commi 8 e 9) - chi consulta appunti e - con la reclusione - chi procura testi relativi all'esame (articolo 45, comma 10), mentre venga de facto ignorato - e notoriamente tollerato - chi copia l'elaborato altrui. Positiva l'introduzione delle specializzazioni ma si tratta sempre di un processo eterodiretto, non guidato dal mercato, con tanto di barriera all'entrata.
Mentre restano da definire la selezione meritocratica e gli oneri di aggiornamento previsti dall'emanando regolamento. Opportuna anche l'apertura alla pubblicità forense, a patto che non sia ingannevole, discriminatoria o suggestiva (meno chiaro resta invece l'articolo 10, comma 3), così come la revisione dei procedimenti disciplinari.
Era obiettivamente assurdo affidare agli stessi colleghi il compito di sanzionare gli illeciti disciplinari; meglio sarebbe stato coinvolgere alcuni magistrati, anche essi, magari, di altro circondario. Non va infatti dimenticato il monito della Commissione sull'efficienza della giustizia (Cepej): la media dei procedimenti disciplinari promossi all'anno per ogni mille avvocati nei 48 Stati del Consiglio d'Europa è 49/1000, in Italia 2/1000. Deludente resta invece la Riforma dei compensi: "di regola" (?) pattuiti per iscritto (articolo 13, comma 2).
Perché una clausola per iscritto all'interno di un contratto a forma libera? E in caso di omissione? Si applicano i parametri professionali proposti dal Cnf (articolo 13, comma 6). Per cui tornano, sotto mentite spoglie, i minimi tariffari vanificando anche le ipotesi di compenso a tempo o a convenzione (se verbale), che invece apparivano apprezzabili.
Non parliamo poi del reintrodotto divieto di patto di quota lite, ormai assurto a mero simulacro. Insomma, nessuno dei grandi problemi che affliggono la professione forense appare in via di risoluzione. Non il numero degli avvocati che, nonostante le crescenti defezioni dei più giovani, continua a crescere.
E non valga la lettura, ambigua e sibillina, dell'articolo 21 della Riforma a sostenere che difetta dei requisiti di effettività, continuatività, abitualità e prevalenza chi non è iscritto alla Cassa forense. Si tratterebbe infatti di un malcelato espediente per ridurre il numero degli iscritti su base censuaria e non meritocratica. Espediente che, nuovamente, andrebbe a danno dei più deboli, molto spesso donne e giovani.
Ancora irrisolto il problema - urgentissimo - dell'esercizio aggregato della professione forense, la quale si trova oggi in un limbo rispetto alle società con soci di capitale già consentite ad altre professioni. Per ora accontentiamoci delle Associazioni, peraltro solo monodisciplinari.
Anche il problema delle incompatibilità è stato solo sfiorato. E qui: perché distinguere l'attività gestoria nelle società di capitali private (vietata) e in quelle pubbliche o nei consorzi pubblici (consentita)? È più indipendente un avvocato-amministratore delegato di una grande impresa pubblica di un avvocato-dipendente pubblico part-time? È coerente consentire che centinaia di avvocati siano amministratori di banche, assicurazioni, fondazioni bancarie e poi escludere i soci minoritari di mero capitale nelle Stp?
Si aggiunga che a tutt'oggi la Riforma non regola la trasparenza nell'attribuzione degli incarichi che, a diverso titolo, promanano dall'autorità pubblica, in particolare quella giudiziaria.
Diciamocelo: in molte sedi sono pochi - spesso i soliti - i professionisti beneficiati e non sempre grazie alla loro esperienza, capacità e probità. Infine, grande enfasi era caduta, un anno fa, sulla consulenza e assistenza legale stragiudiziale, in certa misura riservate agli avvocati.
Ma è sufficiente? Contribuisce forse questa norma a incrementare l'attività e i redditi degli avvocati, precipitati, almeno per le fasce più deboli a livelli davvero indecorosi? Il problema, a mio avviso, è un altro. O si riesce a fare in modo che gli avvocati divengano attori dei processi economici, apportando la loro consulenza agli scambi commerciali e divenendo presidio della certezza e trasparenza degli stessi, oppure la professione resterà vittima della crisi economica e gli avvocati saranno travolti dall'inefficienza della macchina giudiziaria, se non addirittura accusati di esserne concausa.
Un anno fa avevo evocato, come modello, la legge francese che consente all'avvocato di autenticare la sottoscrizione delle parti nelle scritture private, almeno in quelle che non comportano di intervenire sui pubblici registri immobiliari (legge 28 marzo 2011 n. 311).
Nessuno ha voluto raccogliere lo spunto. Insomma, ancora un anno è trascorso e nulla di concreto si è fatto per rimediare a un pericoloso, generalizzato scadimento della professione e ai problemi economici, sociali e deontologici che questo comporta.
Il tempo - oggi - è veramente scaduto.
Avv. Aldo Berlinguer