venerdì, dicembre 14, 2012

Una pretesa risultata eccessiva, può giustificare la compensazione delle spese processuali.

“In caso di accoglimento della domanda di risarcimento del danno, la liquidazione di una somma sensibilmente inferiore rispetto a quella richiesta dall’attore, pur non integrando gli estremi della soccombenza reciproca, può ugualmente giustificare la compensazione delle spese del giudizio”.
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 22388/2012; depositata il 10 dicembre)

VIALE DEL TRAMONTO.

.........PUBBLICITA' LEGALE!

mercoledì, dicembre 12, 2012

OUA: ecco le candidature alla presidenza.

Il giorno 21 dicembre prossimo, dovrebbe essere eletto il nuovo Presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura italiana (OUA). Ad oggi, i delegati che hanno presentato la propria candidatura sono (in ordine rigorosamente alfabetico....): Antonino Galletti - Annamaria Introini - Nicola Marino ed Emanuele Spata. Staremo a vedere.

martedì, dicembre 11, 2012

RIFORMA FORENSE. BERSELLI: SARA' LEGGE PRIMA DI NATALE.

(Agenzia DIRE) Roma, 11 dic. - Accogliendo la richiesta presentata dal Presidente della Commissione Giustizia, Filippo Berselli, la Capigruppo ha concesso la deroga di procedere all'esame del disegno di legge di riforma della professione forense anche in costanza della sessione di bilancio.
I lavori della Commissione inizieranno domani alle 14.30 e proseguiranno, all'occorrenza, anche in seduta notturna.
Se necessario, i lavori riprenderanno alle 9.30 di giovedi' per proseguire fino al voto finale di articoli ed emendamenti per consegnare all'Aula il provvedimento da approvare in via definitiva subito dopo la legge di Stabilita' e di Bilancio e cioe' all'inizio della prossima settimana.
"Il testo della Camera- spiega Berselli- non verra' in alcun modo modificato e si potra' cosi' giungere, finalmente, ad una legge che l'avvocatura italiana attende da quasi ottanta anni".

Testimone assente!

lunedì, dicembre 10, 2012

Cassazione Lavoro: l’attività fisica svolta durante la malattia non giustifica il licenziamento (sent. 21938/2012).

La Cassazione Lavoro, con sentenza nr. 21938/2012 dello scorso 6 dicembre, ha dichiarato illegittimo il licenziamento del lavoratore che, durante il periodo di malattia svolga attività fisica se, questa, non è tale da mettere concretamente in pericolo l’equilibrio fisico del lavoratore e quindi, la sua capacità di adempiere correttamente alla prestazione.
La fattispecie riguardava un lavoratore licenziato dall’azienda perchè durante l’assenza dal lavoro per malattia, si era dedicato ad attività edili per il suo fondo e sui terreni circostanti. Secondo il datore di lavoro infatti, con questo comportamento, il lavoratore avrebbe violato i doveri di correttezza e buona fede tale da giustificare il licenziamento.
Secondo i Giudici di legittimità, “la valutazione dell’attività fisica svolta dal lavoratore durante la malattia, non può essere valutata “ex ante”, in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte dal medesimo, al fine di accertare se la stessa possa pregiudicare o ritardare la guarigione. Ne consegue, che il recesso è giustificato non solo quando l’attività esterna svolta dal lavoratore sia per sè sufficiente a far presumere la fraudolenta simulazione della malattia ma anche nelle ipotesi in cui, la medesima attività, valutata in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolta, possa realmente pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio in violazione dei doveri di correttezza e buona fede e, degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà”.
Nel caso di specie, continua la Corte, non v’era nessuna prova che l’attività svolta dal lavoratore durante la malattia, avesse messo in pericolo il suo equilibrio psico fisico e, conseguentemente la sua capacità di adempiere alla prestazione lavorativa. Inoltre, il dipendente era rientrato tempestivamente a lavoro dopo il periodo di malattia, e che soltanto successivamente si era verificata a suo carico una intossicazione farmacologica, per cui era da escludere qualsiasi collegamento con il comportamento tenuto dal lavoratore durante la malattia.

Esame avvocato 2012: l’augurio del Presidente nazionale AIGA.

Da domani a giovedì si rinnoverà ancora una volta il folle rito degli scritti degli esami d’abilitazione per la professione forense, ingiusta selezione dei giovani praticanti che con abnegazione e sacrificio hanno frequentato le aule di giurisprudenza, le aule dei Palazzi di Giustizia, ma, anche e soprattutto, le cancellerie, gli uffici notifiche, gli uffici postali, gli studi legali.
L’accesso è il problema principale della professione forense, stante l’incapacità della nostra categoria di gestire razionalmente gli assurdi numeri dei nostri albi.
A nome dell’AIGA, però, auguro a tutti i giovani praticanti, che hanno potuto assaporare durante il tirocinio le grandi soddisfazioni che può regalare la nostra professione ma anche le grandi delusioni che porta con sé, di potere svolgere l’esame con la massima serenità e di poterlo agevolmente superare.
A tutti coloro che, invece, hanno scritto sul loro libretto gli estremi di 20 udienze a semestre, ma che nel frattempo hanno preparato il concorso da magistrato, da notaio, da ricercatore all’università, da pubblico dipendente, o che comunque non hanno sudato le fatiche della professione come i VERI PRATICANTI, rivolgo un caro invito: per piacere statevene a casa; l’Avvocatura non è per voi!

Dario Greco
Presidente Nazionale AIGA

venerdì, dicembre 07, 2012

STAMANE TEMPESTOSA UDIENZA.....

UN'ORA DI FILA DAVANTI ALLA PORTA (IL GIUDICE DELLA PRIMA CIVILE CHIAMA LE CAUSE UNA ALLA VOLTA, GLI ALTRI FUORI....), POI NON RIESCO A VERBALIZZARE PERCHE' IL MAGISTRATO SCRIVE LUI E SOLO QUELLO CHE DECIDE LUI (SI CHIAMA "VERBALIZZAZIONE RIASSUNTIVA"). 
ALLA FINE VADO IN BESTIA E COMINCIO A TIRARE FUORI LE UNGHIE. 
IL MAGISTRATO M'ACCUSA DI AVERE UN ATTEGGIAMENTO POLEMICO E PROVOCATORIO. 
CASO MAI NON SE NE FOSSE ACCORTO GLI FACCIO PRESENTE DI RAPPRESENTARE "LA DIFESA"! 
GIA', LA DIFESA.................. 
 consiglioaperto

Alpa (cnf): occorre approvare subito la riforma forense.

(ASCA) - Roma, 6 dic - ''Occorre approvare la riforma. Sarebbe sconcertante se le professioni non regolamentate fossero legificate e l'avvocatura disciplinata per regolamento governativo''.
Lo ha detto il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, esprimendo apprezzamento per la decisione della conferenza dei capigruppo del senato che ha calendarizzato il provvedimento sulla riforma forense dal 18 al 21 dicembre.
''La riforma e' stata ampiamente discussa al Senato e poi alla Camera - ha aggiunto - dove e' stata approvata a larghissima maggioranza dopo un esame attento e approfondito. Ci auguriamo dunque che l'iter parlamentare possa concludersi prima della fine dell'anno. Confidiamo che la commissione giustizia possa procedere all'esame del provvedimento in tempi ristretti. Lo stesso presidente Filippo Berselli ha dichiarato di essere pronto e questo ci conforta. Ci attendiamo che i gruppi parlamentari Pd e Pdl facciano seguito a quanto dichiarato pubblicamente e ritirino i propri emendamenti''. ''Sarebbe sconcertante, d'altra parte - ha concluso Alpa - se questa legislatura si chiudesse con una legge per le professioni non regolamentate e con l'avvocatura, professione radicata in Costituzione, disciplinata per regolamento governativo. L'Avvocatura non l'accetterebbe''.

giovedì, dicembre 06, 2012

Mediazione obbligatoria, De Tilla: avevamo colto nel segno, non si torna indietro.

LA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CONFERMA LE CRITICHE DELL’AVVOCATURA ALLA MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA. PER MAURIZIO DE TILLA: “SI CONFERMA L’ECCESSO DI DELEGA, UN PROFILO EVIDENTE DI ILLEGITTIMITÀ DELLA MEDIACONCILIAZIONE. MA È EVIDENTE CHE NON SI TORNA INDIETRO DA QUESTA SENTENZA. L’OBBLIGATORIETÀ NON SI PUÒ REINTRODURRE. ALTRE SONO LE STRADE PER IMPLEMENTARE UN SISTEMA DI MEDIAZIONE CONDIVISO E DI QUALITÀ CHE TUTELI IL CITTADINO” 
Maurizio de Tilla, Presidente uscente dell'OUA, ha commentato la sentenza della Consulta - oggi pubblicata- che ha dichiarato illegittima la media-conciliazione obbligatoria: «Si conferma il chiaro profilo di illegittimità per eccesso di delega del sistema di mediazione (unico nel panorama europeo) introdotto nel nostro Paese. L’avvocatura aveva, quindi, colto nel segno. La media-conciliazione era stata varata senza i necessari requisiti di qualità sia per la formazione dei mediatori, sia per l’assenza di regole chiare che definissero i conflitti di interessi delle Camere di conciliazione, nonché per un ingiusto meccanismo di obbligatorietà e per gli eccessivi costi per il cittadino. Ma non solo: anche perché pregiudicava il successivo giudizio. Tutto ciò al solo scopo di comprimere la possibilità di accedere al sistema giustizia. È bene anche ricordare che, pure, la Commissione Europea aveva avanzato, in un parere inviato alla Corte di Giustizia Europea, una decisa critica al combinato disposto tra obbligatorietà e onerosità per i cittadini, come evidente limitazione del diritto di ricorrere alla macchina giudiziaria».
 «Alla luce della sentenza – conclude de Tilla – vogliamo invitare a chiudere una fase e ad aprirne un’altra, basata sul dialogo e la condivisione: si implementino sistemi seri di mediazione, con chiari elementi di qualità e di garanzia per cittadini, senza obbligatorietà e costi eccessivi». (OUA, comunicato stampa 6 dicembre 2012)

Mediaconciliazione, le motivazioni della Consulta: nella delega nessuna obbligatorietà (Corte costituzionale – Sent. 6 dicembre 2012 n. 272).

"Il carattere dell'obbligatorietà per la mediazione non trova alcun ancoraggio nella legge delega".
È quanto si legge nella sentenza della Corte Costituzionale n. 272 depositata oggi, con cui la Consulta ha dichiarato illegittima, per eccesso di delega, la norma sulla media-conciliazione nelle controversie civili e commerciali, nella parte in cui prevede il carattere obbligatorio della mediazione.
La censura della Consulta è limitata all'obbligatorietà della mediazione e all'eccesso di delega. Prendendo in considerazione otto diverse ordinanze di rimessione giunte dal Tar del Lazio, dai giudici di pace di Catanzaro (due ordinanze), Recco, Salerno, Parla, e dai Tribunali di Torino e Genova, la Corte ha stabilito che sono stati violati gli art. 76 e 77 della Costituzione, relativi ai criteri in base ai quali il Governo può essere delegato dal Parlamento a legiferare.
La "legge delega, tra i principi e criteri direttivi di cui all'art. 60, comma 3 - dichiara infatti la sentenza - non esplicita in alcun modo la previsione del carattere obbligatorio della mediazione finalizzata alla conciliazione". Anzi, su questo punto, il testo normativo "che per altri aspetti dell'istituto si rivela abbastanza dettagliato, risulta del tutto silente".
Inoltre, rileva la Corte, se "la finalità ispiratrice" della mediazione è quella di "individuare misure alternative per la definizione delle controversie civili e commerciali, anche al fine di ridurre il contenzioso gravante sui giudici professionali", "il carattere obbligatorio della mediazione non è intrinseco alla sua ratio, come agevolmente si desume dalla previsione di altri moduli procedimentali (facoltativi o disposti su invito del giudice), del pari ritenuti idonei a perseguire effetti deflattivi e quindi volti a semplificare e migliorare l'accesso alla giustizia".
Il testo della delega richiamava anche al rispetto e alla coerenza con la normativa europea in materia di conciliazione.
Per questo la sentenza della Consulta compie una ricognizione delle norme Ue, concludendo però "dai richiamati atti dell'Unione europea non si desume alcuna esplicita o implicita opzione a favore del carattere obbligatorio dell'istituto della mediazione".
"Ne deriva che l'opzione a favore del modello di mediazione obbligatoria, operata dalla normativa censurata - sottolinea la Consulta - non può trovare fondamento nella citata disciplina".

Il tempo libero dell'avvocato è un diritto "immaginario", non è risarcibile

Contro i disservizi della giustizia che costringono gli avvocati a passare nei tribunali e nelle cancellerie più tempo di quello che sarebbe necessario se il sistema funzionasse in maniera efficiente, è inutile passare alle carte bollate chiedendo al Ministero di Via Arenula il risarcimento delle ore sottratte - dal dissesto organizzativo - al tempo libero e al riposo.
La Cassazione ha, infatti, respinto il ricorso con il quale un avvocato milanese chiedeva al Guardasigilli di essere risarcito per tutte le ore perse nelle lungaggini burocratiche.
Ad avviso dei supremi giudici il «tempo libero» non è un «diritto fondamentale della persona» perchè è rimesso alla «esclusiva autodeterminazione del singolo» che deve scegliere tra «l'impegno instancabile nel lavoro e il dedicarsi, invece, a realizzare il proprio tempo libero da lavoro e da ogni occupazione».
Pertanto, secondo la Cassazione non ha alcuna importanza «verificare l'entità esatta dei disservizi connessi all'attività di amministrazione della giustizia, nè quantificare in modo preciso il numero di ore che un avvocato è costretto ad impiegare nello svolgimento di attività che potrebbero essergli risparmiate in presenza di un sistema più efficiente».
Inoltre - proseguono gli `ermellini´ nella sentenza 21725/2012 - «poichè l'avvocato è un libero professionista, può ben scegliere e decidere la quantità degli impegni che è in grado di gestire in modo ragionevole».
«Ossia egli può dosare - spiega l'alta Corte - con adeguata organizzazione professionale ed avvalendosi dell'opera di collaboratori, il giusto equilibrio tra lavoro e tempo libero».
«Gli esborsi che sarà chiamato a sostenere, anche in termini di sacrificio del proprio tempo libero, saranno posti, entro i limiti consentiti dalle tabelle professionali, a carico dei clienti che abbiano chiesto di avvalersi della sua opera», conclude il "verdetto".
 Fonte: Ansa

mercoledì, dicembre 05, 2012

Evento formativo del 14 dic. 2012 (n. 4 crediti).

Deposito atti solo per via telematica dal 30 giugno 2014.

Tra gli ultimi emendamenti presentati dal Governo alla Legge di conversione del Decreto 179/2012, cosiddetto Decreto sviluppo‐bis, si segnalano alcune novità per quel che concerne l’accelerazione del processo telematico.
In primo luogo, si prevede che, a partire dal 30 giugno 2014, il deposito degli atti processuali civili e dei documenti di parte diverrà effettuabile, obbligatoriamente, solo con la modalità telematica.
Detta modalità riguarderà anche il deposito di atti e documenti da parte dei periti o dalle persone delegate dall'autorità giudiziaria.
Con particolare riguardo ai processi esecutivi, il deposito degli atti esclusivamente per via telematica scatterà successivamente al deposito dell'atto con cui inizia l'esecuzione.
Con riferimento alle notificazioni, le proposte di modifica prevedono che questa possa essere eseguita unicamente utilizzando un indirizzo di posta elettronica certificata del notificante che risulti da pubblici elenchi. L'avvocato sarà tenuto a provvedere alla stesura della relazione di notificazione su un documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale e allegato al messaggio di posta elettronica certificata.
Infine, per quel che concerne i pignoramenti relativi a crediti disciplinati all'articolo 545, terzo e quarto comma del Codice di procedura civile, viene previsto che in caso di mancata comparizione del terzo all'udienza stabilita, il credito pignorato, nei termini indicati dal creditore, si considera non contestato ai fini del procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione.
Sempre sul fronte del processo telematico, si rende nota la pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale n. 282 del 3 dicembre 2012, del Decreto del ministero dell'Economia del 29 novembre 2012 con cui, nell’ambito dei procedimenti tributari, viene esteso a tutto il territorio nazionale l'invio delle comunicazioni alle parti processuali mediante Pec.
A partire dal 4 dicembre, dunque, tutti gli Uffici di segreteria delle Commissioni tributarie provinciali e regionali potranno inviare comunicazioni sulla casella postale elettronica delle parti.

Cassa forense, l’assenza di reddito non libera dall’obbligo di comunicazione.

Cassazione civile sezioni unite sentenza 19 novembre 2012 n 20219 

L’obbligo di inviare alla Cassa forense il modello 5 prescinde sia dalla iscrizione all’ente di previdenza che dalla produzione di reddito, derivando unicamente dallo status professionale di avvocato conseguente all’iscrizione all’albo.
Lo hanno chiarito le Sezioni unite della Cassazione con la sentenza 20129/2012 con cui hanno respinto il ricorso di un avvocato di Pescara contro la decisione del Cnf che confermava la sospensione dall’attività professionale disposta dall’ordine di appartenenza a seguito del mancato invio del modello attestante il reddito personale ed il volume di affari per gli anni 2002 e 2003. A nulla è valsa la presentazione dei versamenti all’Inps, per uno dei due anni in questione, a seguito dello svolgimento di una attività di lavoro parasubordinata.
La Cassazione ricorda che la legge 576/1980, all’articolo 17, prevede che tutti gli iscritti agli albi degli avvocati debbano fare la comunicazione “anche se le dichiarazioni fiscali non sono state presentate o sono negative e deve contenere le indicazioni del codice fiscale, della partita Iva nonché quelle dello stato di famiglia”.
Obbligo di presentare la dichiarazione anche per l’avvocato in pensione che conservi l’iscrizione all’albo – comunque obbligato al versamento minimo del contributo di solidarietà – in quanto rivela “la volontà di mantenere il potenziale esercizio della professione”.
In conclusione “l’omessa comunicazione delle dichiarazioni di cui all’articolo 17 della legge 576/1980, obbligatorie per tutti gli avvocati iscritti agli albi nonché per i praticanti iscritti alla Cassa avvocati, costituisce illecito disciplinare anche se non sussiste, per carenza del requisito della continuità dell’esercizio della professione, l’obbligo di domandare l’iscrizione a titolo pieno alla Cassa e il conseguente obbligo di versamento del contributo soggettivo”.

martedì, dicembre 04, 2012

Cassazione Civile: se manca l’indicazione dell’ora di apertura e chiusura dell’udienza, si ha diritto ad una sola vacazione.

Con la sentenza n. 21513 depositata il 30 novembre 2012, i giudici della Cassazione Civile hanno rigettato il ricorso volto alla censura della sentenza di merito limitatamente alla liquidazione delle spese di lite, asseritamente inferiore ai minimi tariffari.
In particolare, sul punto relativo alla liquidabilità del diritto di vacazione, la Suprema Corte ha ricordato come la voce di cui alla Tabella B allegata al D.M. 127/2004, rapporti il predetto diritto non già all’attività processuale risoltasi nella partecipazione all’udienza, per la quale, in linea generale, è previsto il diritto alla voce n. 19 (partecipazione a ciascuna udienza), bensì per attività distinte e più pregnanti della mera partecipazione all’udienza, corroborate da elementi documentali di riscontro, quali atti e verbali nei quali si appalesi l’ora di apertura e chiusura di essi, con l’ulteriore chiarimento che “in difetto di tali indicazioni è dovuto il diritto per una sola vacazione”.
Trattasi, pertanto, necessariamente di voce afferente ad attività diversa dalla partecipazione alle udienze, per le quali vi è sempre riscontro.

lunedì, dicembre 03, 2012

OUA: Il 21 dicembre l'elezione del nuovo Presidente.

L’Assemblea dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana si riunirà venerdì 21 dicembre, dalle 11.00, presso la Sala Seminari della Cassa Nazionale di Previdenza forense, in via Quirino Visconti n. 8,per eleggere il presidente, i due vicepresidenti, il segretario, il tesoriere, gli altri quattro componenti della giunta e il coordinatore dell’assemblea.

venerdì, novembre 30, 2012

L’esproprio delle pensioni dei liberi professionisti.

Qualcosa di giuridicamente mostruoso è avvenuto in questi mesi ed anni, ora legittimato dal Consiglio di Stato, con l’incredibile sentenza 28 novembre 2012, n. 6014: l’esproprio subdolo del sistema pensionistico dei liberi professionisti (intellettuali).
Stiamo discutendo di numeri rilevanti: oltre 2 milioni di liberi professionisti intellettuali (avvocati, notai, medici, architetti, ingegneri, commercialisti, consulenti del lavoro, giornalisti etc.) che producono circa il 7% del Pil italiano, che fondano l’intera professione sul proprio rischio e capacità. Professioni intellettuali che partecipano alla crescita culturale ed economica del Paese, pagandone il maggior prezzo poiché non hanno alcun “paracadute” assistenziale.
Soprattutto i giovani, altro che le frottole (equità, crescita, rigore, giovani, donne) del governo tecnico. Il sistema pensionistico (l’ultima stagione della vita) dei liberi professionisti è privato da 20 anni. Le Casse previdenziali sono private ed autonome dal 1994 (d.lgs. 509/1994, con cui hanno assunto personalità giuridica di diritto privato).
Si sorreggono solo sui contributi dei propri iscritti, non hanno alcun finanziamento pubblico, subiscono una doppia tassazione che non ha eguali in Europa ed amministrano un patrimonio attuale di circa 50 miliardi di euro (destinato a crescere nei prossimi anni di 10 volte).
Ed è proprio il patrimonio – che serve a garantire le pensioni – che suscita l’interesse dell’avido e ingordo legislatore. Le Casse previdenziali godono di buona salute perché hanno appena superato lo stress test, imposto de facto dalla ministro Fornero, di garantire non più la sostenibilità a “soli” 30 anni ma addirittura sino a 50 anni!
Fatto che l’INPS neanche si sogna di fare perché tanto pagano i cittadini! Senonchè il legislatore ha tentato di svuotare tale riconoscimento (privati ed autonomi) non intervenendo direttamente sulla fonte di legge ma con norme surrettizie, con la compiacenza dell’Istat (che ben 2 volte in questi anni ha inserito le Casse autonome nell’elenco delle amministrazioni pubbliche), ed ora con il suggello del Consiglio di Stato, solo al fine di mettere mano sull’ingente patrimonio delle Casse.
Già con legge 26 aprile 2012 n. 44, ex art. 5, comma 7, le Casse “private” venivano definite “amministrazione pubblica”, seppur limitatamente alla materia della finanza pubblica, con un modus operandi sconcertante.
Il giochino consentiva così di applicargli la c.d. spending review e di succhiare alle Casse il 5% di risparmio della spesa e per l’anno prossimo il 10%.
Una tassa occulta, sottraendo risorse ai contributi versati dai professionisti. Sicché lo schizofrenico “legislatore” tecnico (i Monti boys) con la mano sinistra ordinavano alle Casse di divenire virtuose e garantire la sostenibilità a 50 anni (nell’interesse dei giovani!) e con la mano destra gli sottraevano il 5% del risparmio (poi il 10%), lentamente rendendole pubbliche. Sconcertante è dir poco.
L’Istat diviene nel tempo lo strumento chirurgico (improprio giuridicamente, avendo attribuito a tale Ente potestà legislative) col quale si tenta di “pubblicizzare” le Casse senza dichiararlo.
Le Casse con un colpo magico di bacchetta sono definite “amministrazioni pubbliche” dall’Istat che le infila in un mero elenco. Le Casse private avevano già impugnato l’Elenco ISTAT 2006 ed avevano avuto ragione (Tar Lazio-Roma n. 1938/2008), anche se poi la sentenza venne sospesa dal Consiglio di Stato (n. 3695/2008).
Poco dopo il fenomeno si è ripetuto con l’Elenco ISTAT 2011 ed anche in tal caso il Tar Lazio ha dato ragione alle Casse, sconfessando la tesi di Istat, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero dell’economia e delle finanze, sottolineando come le Casse non possano essere considerate soggette a “controllo pubblico” in quanto “non è configurabile una spesa che la finanza pubblica potrebbe in futuro essere costretta a sopportare per assicurare il pareggio di bilancio delle ricorrenti atteso che a questo fine esse sono già state fornite dal legislatore di strumenti propri per provvedere in via autonoma.” (Tar Lazio-Roma n. 224/2012).
Senonché ora il Consiglio di Stato,con una sentenza palesemente politica e compiacente chi governa, scrive che le Casse sono private solo nell’organizzazione ma pubbliche nella funzione, richiamando impropriamente una fonte comunitaria che riconosce “tale qualifica alle «istituzioni senza scopo di lucro» dotate di personalità giuridica (…) alla duplice condizione che «siano controllate e finanziate in prevalenza da amministrazioni pubbliche», sì da incidere in modo significativo sul disavanzo e sul debito pubblico”.
Una mostruosità giuridica atteso che le Casse non sono controllate ma “vigilate” (con una notevole differenza sostanziale) e non sono in alcun modo finanziate dallo Stato.
Un esproprio non c’è che dire. Tale obbrobrio potrà essere censurato tanto dal giudice delle leggi quanto proprio in sede comunitaria ma non escluderei nemmeno un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
di Marcello Adriano Mazzola | 30 novembre 2012

Alpa (Cnf): Se Governo rivuole mediazione la delimiti.

Roma, 29 nov.- Se il Governo dovesse riproporre la mediazione civile dopo la bocciatura "per eccesso di delega" della Corte costituzionale la dovrebbe affidare agli avvocati.
Lo ha sostenuto Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense, parlando a margine dei lavori del IV Salone della Giustizia, apertosi oggi a Roma.
"Abbiamo dato una valutazione positiva - ha spiegato - sulla bocciatura degli emendamenti sulla mediazione nel ddl sviluppo".
"Aspettiamo - ha spiegato - le motivazioni della Consulta e non crediamo che si limiti all'eccesso di delega, ma dovrebbe trattare altri profili importanti sull'obbligatorietà. Se il Governo dovesse ripensare alla mediazione dovrebbe limitarne gli ambiti e si dovrebbe preoccupare di affidare questo servizio agli avvocati, che sono gli unici che hanno le competenze tecniche per farlo".

Riforma forense: via libera prima di Natale?

“Riforma forense entro Natale”. È più di uno spiraglio quello aperto ieri dal presidente della Commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, nel corso del convegno ''L'avvocato e i diritti fondamentali: diritti civili, difesa della persona, tutela della vita", organizzato dal Cnf in occasione della IV edizione del Salone della Giustizia, che si tiene a Roma fino a domenica.
Spiega Berselli: “Abbiamo già il parere della commissione Bilancio che ha rilasciato il nulla osta sul testo e bocciato 9 emendamenti”, per assenza di copertura. Così dei 212 emendamenti iniziali 60 sono stati dichiarati inammissibili per la cosiddetta doppia conforme.
“Mentre sui 143 residui - continua Berselli - il Governo darà parere contrario su tutti, tranne soltanto una decina per i quali si rimetterà alla Commissione che voterà contro”. Insomma la corsa è “per lasciare la riforma così come è uscita dalla Camera, su questo i gruppi sono tutti d’accordo tranne i radicali eletti nel Pd”.
E siccome la lotta principale rimane quella contro il tempo, Berselli ha chiesto al presidente Schifani di votare la riforma forense in commissione Giustizia anche durante la sessione di bilancio, con una apposita deroga. “Una richiesta che ci auguriamo sia accolta”, commenta il presidente del Cnf Guido Alpa.
“L'Avvocatura, dal suo XXXI Congresso, ha chiesto infatti l'approvazione del testo così com'è, data la scadenza imminente della legislatura''.
''Il senatore Berselli - prosegue Alpa - ha dichiarato che se dovesse arrivare la deroga, la commissione potrebbe consegnare il testo all'aula del Senato senza modifiche per il 15 dicembre''. ''D'altra parte oggi (ieri per chi legge) nel corso del convegno è emerso quanto l'aggiornamento dello Statuto dell'Avvocatura sia fondamentale e non procrastinabile”.
“La riforma, infatti, rafforza la qualificazione, la competenza, l'autonomia e la indipendenza dell'Avvocatura, premesse indefettibili per una tutela effettiva dei cittadini all'interno dello Stato e nei confronti dei poteri più forti''.
Alpa, spiega una nota, esprime poi apprezzamento per le parole del presidente del Senato, Renato Schifani, che nel suo intervento al convegno ha messo in luce come ''il testo tutela l'interesse pubblico all'effettività della tutela dei diritti dei cittadini e al miglioramento della giurisdizione''e ha fatto sapere che ''vigilerà in modo che venga esitato un testo capace di coniugare tradizione e innovazione, nel rispetto della professione forense, che rappresenta un imprescindibile presidio democratico a difesa delle libertà fondamentali e dei diritti del cittadino''.

giovedì, novembre 29, 2012

Giustizia: Sisto, rinvio discussione del dl 'ammazza tribunali'.

(ASCA) - Roma, 28 nov - ''Oggi vi e' stato un importante passo in avanti nella restituzione ai territori, ed alla politica, del problema della geografia giudiziaria''.
Cosi' Francesco Paolo Sisto, Vice Presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere e Componente della Commissione Giustizia a Montecitorio.
''Il Governo tecnico, come noto, non ha rispettato il volere del Parlamento, disattendendo le indicazioni delle Commissioni di Camera e Senato e, cosi', di fatto tradendo la delega ricevuta proprio delle Aule parlamentari: ha tagliato Tribunali e sedi distaccate, rivendicando criteri generali poi clamorosamente auto-disattesi nelle scelte particolari. La politica - continua Sisto - non sta a guardare : oltre a mozioni ed interrogazioni, ho presentato, in coda al provvedimento sulle ''pene detentive non carcerarie'', un emendamento, fatto proprio dalla Commissione, tendente a fare slittare la data di efficacia dell' ''ammazza-Tribunali'' di ulteriori dodici mesi, per consentire al nuovo governo politico di riflettere meglio, e con maggiore sensibilita', sulle conseguenze di tali scelte, sostanziali e procedimentali''.
''Il Presidente Fini - conclude il Parlamentare -, pur ritenendo non ammissibile per materia l'emendamento, ha riferito all'Aula che, prossimamente, non mancheranno le occasioni per tenere nella giusta considerazione tali esigenze di rilettura della geografia giudiziaria, cosi' aprendo la strada alla restituzione alla politica, ed ai territori, di quanto incredibilmente e' stato loro sottratto''.

I delegati OUA eletti dal Congresso di Bari.


ANCONA GIOVANNELLI RAFFAELLA VENIERI SILVIO BARI BELLOMO ANTONIO MARINO NICOLA MONTERISI DOMENICO RUTIGLIANO MICHELANGELO BOLOGNA ANDREOTTI MAURIZIO ANDRIULLI FRANCESCO DRAGHETTI MICHELE GRAZIANI PATRIZIA PECCI MARCIO BRESCIA BUCCI ENNIO TORRI MICHELE DARIO TUCCI ERNESTO NICOLA CAGLIARI CABIDDU CATERINA ORSINI PATRIZIA CALTANISSETTA BAJA NUNZIO RIGGI MICHELE CAMPOBASSO BARBIERI CAROLA VACCARO GIUSEPPE CATANIA GENNARO GIUSEPPE PIZZINO ROSARIO CATANZARO ALGIERI GRAZIELLA CHIMENTO LUCIO ROPERTO LUCA FIRENZE ZIPOLINI ROMANO MORI ALESSANDRO INCHES TROBERTO BALLATI FRANCO GENOVA DE LUCCHI BARONI MARCO GIAMPELLEGRINI PIETRO PAOLO SALOMONE GIANCARLO L'AQUILA TITTAFERRANTE GIANCARLO VASSALLI SILVANA LECCE BONSEGNA GIUSEPPE CASIELLO MARISA MINERVA ELISA MESSINA PREVITI GIOVANNI RICCIARDO TONINO MILANO BORGHI LUCA BOSCO MARIA GRAZIA FANTINI GIOVANNA FARANDA PIETRO VINCENZO GIANCRISTOFARO ALESSANDRA LEONE ANGELO PERA IVAN STRANIERO ALESSIO NAPOLI GALLOZZI MICHELE IMPROTA VINCENZO LUPARELLA MARCELLO MENNELLA LIBORIO PALMIERO CARLO MARIA POSTIGLIONE LUIGI PALERMO CICCARELLO LUCILIA INTROINI ANNA MARIA MARCIANTE FILIPPO PERUGIA GILLOSI CLAUDIA ROMOLI FRANCESCO POTENZA CASSOTTA GIORGIO LEONASI FELICE REGGIO CALABRIA CONDIPODERO MAURIZIO LULY VINCENZO ROMA COSTANZO ANDREA RADICIONI STEFANO PAPA FILIPPO DI SILVESTRO ANTONIO MALDARI PAOLO CATALISANO SETTIMIO GALLETTI ANTONINO DE MARCO CARLO FEDERICO SALERNO DI PAOLA FRANCESCO SARNO MICHELE TORINO PERRINI ANGELO MASSIMO PONZIO PAOLO PRIOTTO GIOVANNI TOMATIS ELIO TRENTO DEFLORIAN ILARIA FABLE ROBERTO TRIESTE BRUNO MASSIMO CARBONE GIANFRANCO VENEZIA BOGONI PAOLO LA BELLA GIOVANNA SPATA EMANUELE SPORTELLI FABIO

martedì, novembre 27, 2012

SODDISFAZIONE DELL’AVVOCATURA PER L’INAMMISSIBILITÀ DEGLI EMENDAMENTI AL DL SVILUPPO PER LA REINTRODUZIONE DELL’OBBLIGATORIETÀ ALLA MEDIAZIONE.

PER L'OUA E' STATO SVENTATO L’ULTIMO COLPO DI MANO, TUTELATA LA DECISIONE DELLA CONSULTA CHE HA BOCCIATO L’OBBLIGATORIETÀ DELLA MEDIAZIONE.
L’OUA HA INOLTRE CHIESTO DA TEMPO AL MINISTRO SEVERINO CHE SI APRA UN CONFRONTO CON L’AVVOCATURA PER TROVARE SOLUZIONI RAGIONEVOLI PER IMPLEMENTARE UNA MEDIACONCILIAZIONE VOLONTARIA E DI QUALITÀ, ANCHE PARTENDO DALLE DECISIONI DEL RECENTE CONGRESSO FORENSE DI BARI.
L’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) ha espresso soddisfazione per la dichiarazione di inammissibilità degli emendamenti al Dl Sviluppo che proponevano la reintroduzione dell’obbligatorietà della mediazione, già bocciata dalla Consulta dopo un ricorso presentato dall’Oua e da diversi ordini forensi.
Per l’Oua è stato sventato l’ultimo colpo di mano delle lobby della privatizzazione della macchina giudiziaria, è stata così tutelata la decisione della Consulta che aveva bocciato l’obbligatorietà della mediazione.
Un istituto che ha chiari profili di incostituzionalità non solo per l’eccesso di delega, ma anche ma anche per l'onerosità della stesso, per la mancanza di indipendenza delle camere di conciliazione private, per l’inidoneità di gran parte dei mediatori, per la speculazione che si è scatenata nel settore, per gli ostacoli all'accesso libero del cittadino alla giustizia, per le gravi ripercussioni sul giudizio successivo, anche considerato che nel 90% dei casi la parte non compare o la conciliazione ha insuccesso.
Questo meccanismo, obbligatorio e costoso, unico in Europa, è, oltretutto, ancora sub judice della Corte di Giustizia Europea.
Una decisione di segno opposto del Parlamento sarebbe stato un vero e proprio abuso.
L'Oua chiede, quindi, che si riparta, invece, dalle decisioni del Congresso Forense di Bari, tenutosi questo fine settimana per trovare soluzioni ragionevoli per implementare davvero una media-conciliazione volontaria e di qualità.
Infine un invito rivolto al Ministro Severino affinché si apra urgentemente un confronto con l’avvocatura. Roma, 27 novembre 2012

Intervento del Prof. Andrea Pisani Massamormile al Congresso di Bari.


Prof. Andrea Pisani Massamormile di mvaira

domenica, novembre 25, 2012

Le modifiche, probabili, che saranno apportate al DM sui parametri.

Questi in sintesi gli interventi correttivi che il Governo si propone di apportare al D.M. 140/2012: a) aggiunta (per tutte le professioni) delle spese forfettarie liquidate nella misura compresa tra il 10% e il 20% del corrispettivo; b) eliminazione (per tutte le professioni) della valutazione negativa da parte dell’organo giurisdizionale dell’assenza di prova della mancata consegna del preventivo di massima; c) introduzione di un parametro numerico per la liquidazione dell’attività stragiudiziale, consistente nella percentuale compresa tra il 5% e il 20% del valore dell’affare.
Con specifico riferimento all’attività dell’avvocato, sono ancora previsti: d) introduzione di un possibile incremento del compenso nel caso di assistenza stragiudiziale nel procedimento di mediazione; e) introduzione di un possibile incremento del compenso liquidato giudizialmente a carico del soccombente costituito, quando le difese della parte vittoriosa siano risultate manifestamente fondate; f) possibilità di aumento anche oltre il doppio nel caso di assistenza di più parti; g) soppressione della riduzione del 50% del compenso nella liquidazione delle prestazioni svolte a favore di soggetti in patrocinio a spese dello Stato e del compenso per l’assistenza d’ufficio a minori; h) introduzione di due ulteriori scaglioni per le controversie di valore superiore ad euro 1.500.000,00: a) 1.500.001,00 – 5.000.000,00, b) oltre 5.000.000,00; i) introduzione della voce «studio» nella fase esecutiva (sia mobiliare che immobiliare) che contiene valori corrispondenti al 35% - 50% degli importi previsti per la voce «procedimento»; l) incremento (in misura oscillante tra il 30% - 50%) di tutti i valori previsti per il procedimento per ingiunzione e per il precetto; m) previsione della nuova fase di investigazione relativamente all’attività giudiziale penale, a cui corrispondono valori pari a circa il 70% di quelli previsti per la fase istruttoria davanti all’autorità giudiziaria.

giovedì, novembre 22, 2012

La splendida platea del Congresso Forense di Bari.

Alpa: avvocati colpiti dal Governo. De Tilla: 140mila toghe allo stremo!

Il 31esimo congresso dell'avvocatura, è iniziato questa mattina al teatro Petruzzelli di Bari davanti a 2mila delegati sotto il segno della difesa a tutto campo della professione e della presa di distanza dalla politica. Durissima la relazione del presidente del Cnf, Guido Alpa, che ha preso la parola dopo i fischi che a più riprese avevano interrotto il saluto del vicepresidente della Camera, Antonio Leone, avvocato.
Secondo Alpa l'avvocatura tra tutte le professioni è stata la più colpita dai provvedimenti per il rilancio del Paese, «nella remunerazione e nella dignità. I parametri sono particolarmente punitivi oltreché irrazionali - ha aggiunto Alpa - per questo abbiamo impugnato il regolamento e non abbiamo partecipato alle riunioni indette con l'apparente proposito di modificarli, visto che nessun affidamento può dare chi preferisce prima colpire e poi fingere di tendere la mano, e procedere con l'approvazione di regolamenti di natura secondaria piuttosto che attendere l'approvazione in Parlamento di una riforma organica,e studiare cavilli dilatori per ritardare i lavori dei parlamentari».
Alpa ha poi aggiunto che «occorre recuperare la dignità degli avvocati: non si possono più tollerare previsioni legislative o regolamentari che presuppongono la malafede degli avvocati, né le regole processuali che hanno un chiaro intento punitivo del difensore o del cliente, non si possono tollerare le riforme processuali che pongono nell'incertezza norme volte alla difesa dei cittadini e a garantirne l'accesso alla giustizia».
Il Cnf, in sostanza, ha preso le distanze dall'ipotesi di modifiche al decreto parametri proposta ieri dal ministero della Giustizia alle organizzazioni professionali.
Maurizio De Tilla presidente dell'Oua, nella sua relazione a braccio ha insistito sulla bocciatura della mediconciliazione da parte della Consulta. «I gruppi economici - ha detto De Tilla - hanno investito 600 milioni per la mediconciliazione. Noi abbiamo fatto una battaglia contro i poteri forti e non sappiamo chi è stato con noi e chi contro, anche nel nostro interno. Noi però abbiamo vinto davanti alla Corte Costituzionale perché non c'è in Europa questa obbligatorietà della conciliazione, perché l'Europa dice che la scelta della conciliazione non può avere nessuna influenza sul processo successivo. I giudici non hanno fatto nulla per noi, nella nostra battaglia, tanto è vero che il Tribunale di Siena ha condannato una parte e un avvocato che non avevano fatto la mediazione. Questa decisione di fa ridere».
Il presidente dell'Oua è poi passato alla fase due dell'azione dell sindacato delle toghe, la difesa della giutizia di prossimità: «Da una parte hanno fatto il Tribunale delle imprese, la giustizia delle società, dall'altra lasciano la giustizia dei poveri limitandone anche l'accesso con la conciliazione obbligatoria. Se demolisco la piccola giustizia sul territorio, abolisco distretti che hanno primati di produttività. Vedi il caso di Ariano Irpino, ma la battaglia dell'avvocatura deve essere complessiva per salvare tutti i piccoli tribunali. La giustizia è come la sanità, deve essere garantita sul territorio. I diritti dei cittadini non sono commerciabili, la giustizia di prossimità non è commercialbile».
Albero Bagnoli, presidente di Cassa Forense, ha sottolineato che nonostante la grave crisi economica e della categoria, la previdenza forense - che la scorsa settimana ha superato lo stresstest della riforma Fornero - può esibire ancora numeri positivi e soprattutto la certezza di stabilità per il prossimo cinquantennio. «Abbiamo ottenuto un avanzo di esercizio di circa 550 milioni di euro, con un patrimonio complessivo che ha superato 5 miliardi di euro - ha detto Bagnoli - Attraverso un'oculata e prudenziale politica di investimenti finanziari, che comunque esclude nel modo più assoluto titoli tossici, strutturati e derivati, abbiamo contenuto gli effetti negativi dell'andamento generale dei mercati, attestandoci su un rendimento della gestione mobiliare al 3,2%».
Il presidente di Cassa Forense ha poi annunciato il varo di «un fondo immobiliare d'investimento, denominato Fondo Cicerone, abbiamo già avviato la selezione della SGR che dovrà gestirlo».
Il presidente dell'Organizzazione unitaria dell'avvocatura, Maurizio De Tilla, a margine del suo intervento al 31esimo Congresso in corso a Bari, ha detto che «la situazione della professione è drammatica: ci sono 140 mila avvocati allo stremo (tra i 230mila iscritti all'Albo), colpiti dalla crisi, ma soprattutto dalle riforme finto liberalizzatrici del governo, dal fisco sempre più insostenibile e dalla campagna di delegittimazione della professione. Dobbiamo ribellarci a questo stato di cose, anche se dobbiamo riconoscere una nostra parte di responsabilità nell'aver ampliato troppo i confini numerici della categoria».

Scatti fotografici dal Congresso di Bari.

Diretta in streaming del Congresso Forense di Bari.

mercoledì, novembre 21, 2012

Modificati i parametri per i compensi degli avvocati?

Sono pronti i nuovi parametri per gli avvocati, almeno così dice il ministro Severino.
La revisione dei compensi è stata anticipata ieri nel corso dell’incontro tra Oua, le associazioni forensi e il ministero della giustizia.
Stando a quanto dichiarato in una nota dall’Oua, il guardasigilli avrebbe recepito le istanze della categoria nell’ambito di un progetto volto al restyling dei valori.
Ecco, in sintesi, le novità che starebbero per essere approvate:
- aumento dei valori per il procedimento monitorio e l’atto di precetto; ­- introduzione di una nuova voce di compenso denominata “spese generali”; - eliminazione della previsione secondo cui l’assenza del preventivo costituisce, di massima, elemento di valutazione negativa, da parte dell’organo giurisdizionale, per la liquidazione del compenso; - introduzione di un meccanismo di parametrazione più preciso per lo scaglione di valore superiore a 1,5 milioni di euro; - eliminazione della “fase esecutiva” e inserimento di una voce autonoma per il processo esecutivo; - eliminazione della previsione di riduzione del compenso sino alla metà, prevista dagli artt. 9, 10 e 12, comma 5; - eliminazione della previsione dell’aumento del compenso in caso di raggiunta conciliazione; - inserimento della fase dell’investigazione difensiva.

EVENTO FORMATIVO DEL 27 NOVEMBRE 2012 (2 CREDITI).

Congresso Forense di Bari: programma della prima giornata (22/11).

martedì, novembre 20, 2012

Riforma forense: manifesto nazionale dell'AIGA.

Il presidente del CNF Alpa agli avvocati: l’Avvocatura è presidio di democrazia solidale, nonostante la crisi economica.

Care Colleghe e cari Colleghi,
il XXXI Congresso nazionale forense, che si terrà a Bari dal 22 al 24 novembre, è un appuntamento importante per l’ Avvocatura che soffre, come e più delle altre professioni, gli effetti della crisi e subisce l’assedio del tutto ingiustificato di alcune istituzioni e di centri di potere economico.
Potrete seguire i lavori in diretta nei vostri studi o dai palchi del Teatro Petruzzelli, la splendida cornice nella quale il COA di Bari ha voluto ospitare i lavori congressuali.
La scelta di questa sede prestigiosa sottolinea la solennità dell’evento ma al tempo stesso suona come un felice presagio: il teatro è tornato a risplendere, dopo essere stato ferito da un incendio; la sua ricostruzione è il segno che con la forza della volontà e la capacità di sacrificio anche l’Avvocatura, che combatte da tempo la crisi economica, potrà comunque promuovere la ripresa del Paese e continuare ad assicurare ai cittadini la difesa dei diritti e l’offerta di consulenza sui problemi economici, familiari, e personali che la vita quotidiana porta con sé.
Il titolo del congresso rispecchia appunto questo programma: l’Avvocatura è presidio della democrazia e milita per una democrazia solidale, non vanta né chiede privilegi: offre invece un enorme servizio al Paese non solo contribuendo alla organizzazione e alla amministrazione della giustizia ma svolgendo tutte quelle attività istituzionali e sociali che tradizione e modernità le hanno assegnato.
C’è continuità anche nell’impegno delle rappresentanze dell’Avvocatura: il XXX Congresso svoltosi a Genova due anni fa sottolineava il servizio reso dall’ Avvocatura ai cittadini; il Congresso straordinario, tenutosi a Milano nel marzo scorso difendeva la primazia del diritto rispetto all’economia e ammoniva che i diritti non sono merce; il Congresso barese pone i cittadini prima di tutto.
L’Avvocato sa che il suo compito non è circoscritto al rapporto con il cliente, sa che la difesa dei diritti va ben al di là della singola vicenda processuale, sa che oltre alla legge, alla deontologia professionale, nella sua missione è ricompresa una forma di responsabilità sociale che lo impegna a garantire con l’esempio e il contributo personale l’effettività dei diritti e la conservazione delle libertà.
E’ questo un impegno, per l’appunto una missione, che va oltre la difesa del sistema economico, la certezza delle contrattazioni, la legalità dei rapporti patrimoniali, perché involge il bene più prezioso della nostra società, la persona, considerata come singolo e come componente delle formazioni sociali in cui svolge la sua personalità.
Per assolvere questo compito l’ Avvocato deve essere libero e autonomo.
E quando si parla di libertà (e autonomia) dell’avvocato non ci si può riferire solo alla “libertà di giudizio”, come predica il regolamento sulle professioni: è la libertà da ogni coazione, da misure deterrenti, da orientamenti costrittivi che limitano la sua attività.
Al Congresso chiederemo che siano abolite le irragionevoli e umilianti disposizioni contenute nei numerosi provvedimenti normativi che prevedono sanzioni per l’avvocato ( e per il cliente) oltre a quelle già previste dal codice di procedura civile e dal codice deontologico.
Al Congresso chiederemo che all’avvocato siano restituiti dignità e decoro nella determinazione di una adeguata retribuzione; chiederemo la modificazione dei parametri perché rispecchino un compenso appropriato e giusto: l’ apprezzamento del lavoro come lavoro intellettuale indipendente ne sono la naturale conseguenza.
Al Congresso chiederemo che l’avvocato possa svolgere il lavoro in comune con altri professionisti senza tuttavia piegarsi all’ingresso di soci di puro capitale, animati dal solo profitto e indifferenti ai valori della professione e ai bisogni degli assistiti. Al Congresso chiederemo che agli avvocati sia assicurato uno spazio ulteriore rispetto a quello tradizionale, eroso dalle competenze di altre professioni - anche non protette - sostenute da un legislatore animato solo dal miraggio del risparmio e indifferente alla qualità del lavoro e alla effettiva tutela dei diritti.
Al Congresso chiederemo che anche nelle carceri sia garantita la dignità della persona secondo il precetto costituzionale che considera la pena come rieducativa e non come umiliante strumento di repressione.
Al Congresso chiederemo riforme della giustizia studiate con intelligenza, non ricalcate sulle fallaci statistiche della Banca Mondiale degli Investimenti,e non affidate ad interventi erratici, estemporanei e privi di qualsiasi logica sistematica.
Al Congresso chiederemo che la riforma forense giunga al suo traguardo, dopo quattro anni d’intense fatiche, di discussioni e di polemiche che ne hanno ritardato l’iter e accelerato il degrado della categoria. La riforma riconosce all’ Avvocatura il merito di essere disciplinata con legge ordinaria, conferma il regime ordinistico, tutela il cliente con l’assicurazione obbligatoria e con la consulenza qualificata, assicura una più efficiente giustizia deontologica ed un più razionale svolgimento delle fasi di accesso, tirocinio, e specializzazione.
Non sono sogni, sono giuste pretese compatibili con la realtà economica, del tutto conformi al diritto comunitario.
Occorre arrestare la deriva legislativa e regolamentare fondata su un ingiustificato pregiudizio verso le professioni intellettuali - e la nostra in particolare. Occorre ricominciare dal punto in cui eravamo arrivati, prima che si abbattesse su tutto e su tutti la crisi travolgente.
Il Consiglio Nazionale Forense, ben consapevole della sua missione, Vi sosterrà con impegno e determinazione.
Molti cordiali saluti
Guido Alpa

lunedì, novembre 19, 2012

LA MEDIACONCILIAZIONE RISPUNTA ANCHE NEL DDL DI RIFORMA DELLA DISCIPLINA DEL CONDOMINIO!

Il disegno di legge recante modifiche alla disciplina del condominio negli edifici (già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) è attualmente all'esame del Senato in seconda lettura (S. 71-B-355-399-1119- 1283).
Una legge tanto attesa da quanti operano nel settore del condominio, rispetto alla quale, come risulta dal resoconto sommario n.357 della riunione della seconda commissione permanente (Giustizia) del 13 novembre scorso, sono stati presentati ben 60 emendamenti.
Con l'emendamento 25.6, i senatori De Lillo e Nessa, dopo il comma 1 dell'art. 71 quater, propongono di aggiungere il seguente articolo:
«1-bis. Al decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1, dell'articolo 5, è sostituto dal seguente: "Sino al 31 dicembre 2017, chi intende esercitare in giudizio un'azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto, ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell'articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L'esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L'improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d'ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all'articolo 6 del presente decreto. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.''; b) al comma 1, dell'articolo 11, dopo le parole: ''Quando l'accordo non è raggiunto, il mediatore'', sono inserite le seguenti: '', se le parti partecipano al procedimento di mediazione e sono assistite da un avvocato,''».

domenica, novembre 18, 2012

Mediazione: il COA di Napoli scrive ai senatori.

Sapete perché non funziona la giustizia?

Tutti si lamentano della malagiustizia ma pochi ne conoscono i motivi. Le stesse vittime della cattiva giustizia non comprendono perché sono divenute vittime.
Occorre poi forse chiarirsi sul concetto di “vittime”. Si pensa che siano solo coloro che abbiano subito un torto immediato (un errore, una sentenza di condanna sbagliata) quando invece spesso sono vittime gli stessi avvocati.
Perché gli avvocati (i quali hanno grandi responsabilità se svolgono senza diligenza il mandato, ovvero se incorrono in violazioni deontologiche tali da danneggiare il cliente, ed anche l’incompetenza lo è) sono il terminale (nervoso) ultimo verso il quale si proiettano gli strali delle parti danneggiate.
Sono l’interfaccia della malagiustizia ma spesso (quasi sempre) non dipende da essi se la causa è durata molti anni, se il giudice ha omesso di valutare fatti importanti, se vi sono stati errori procedurali (notifiche, comunicazioni, slittamenti etc.), se la sentenza sposa tesi insostenibili.
Eppure nell’immaginario (dopato da pessima disinformazione, vedi da ultimo la Vespa ronzante che ha sostenuto giorni fa come gli avvocati non vogliono la mediazione perché ci guadagnano dai processi lunghi, al quale ha ben replicato il Cnf sottolineando “il disprezzo per la funzione e il ruolo costituzionale dell’avvocatura, come garante dell’esercizio del diritto di difesa, disprezzo che si rivolge anche alla straordinaria storia degli avvocati che tanto hanno contribuito a costruire un sistema democratico nel nostro Paese”) gli avvocati sono responsabili di tutto.
Ma essi non sono anche giudici e macchina amministrativa.
Allora spieghiamo cosa accade dentro ed intorno al Palazzo. Il legislatore da qualche anno sta aumentando in modo esponenziale i contributi unificati, rendendo inaccessibile la giustizia ai cittadini poco abbienti.
Solo una parte delle entrate rimane al Ministero della Giustizia. Perché si vuole rendere inaccessibile la giustizia?
I magistrati togati sono circa 8000 e quelli fuori ruolo (dediti a politica, assegnati ai ministeri etc.) circa 1000. Quelli non togati (onorari) sono in numero maggiore ma sono sottopagati. La giustizia nei numeri si regge soprattutto sulle spalle dei secondi.
Spesso non sono ben organizzati perché non esiste un manager della giustizia. Spesso i magistrati sono dediti ad arbitrati, insegnamenti all’università, a scrivere libri. Il processo telematico è ancora una chimera, tranne qualche città, dove però non è a pieno regime.
Abbiamo un divario abnorme nella qualità, tra tribunali che funzionano e tribunali dissestati. Da ultimo il legislatore ha tagliato a raso centinaia di tribunali, senza distinzioni sull’efficienza. Perché tutto ciò? Il processo mostra le sue falle sin dall’avvio.
Gli atti introduttivi (e non solo) del processo vanno notificati e ci si deve servire degli ufficiali giudiziari e/o a sua volta della Posta, tranne i casi in cui l’avvocato abbia ottenuto l’autorizzazione a notificare da sé.
Le notifiche possono avere tempi lunghissimi (nell’attesa di richiederle e nella resa degli atti, a Milano dopo 30 giorni! E nel mentre non si sa se la notifica sia andata a buon fine).
A volte si può notificare anche per fax o email ma il procedimento è scoraggiante. Spesso i processi saltano a causa degli errori o mancate notifiche, oppure anche perché non vengono restituiti gli atti.
Basterebbe dotare ogni soggetto di Pec e consentire agli avvocati di procedere da se alle notifiche via Pec. Una riforma semplicissima a basso costo e con la certezza del diritto.
Perché non si fa? Le cancellerie sono spesso disorganizzate, con i fascicoli accessibili da chiunque (infatti alle volte spariscono), e le funzioni dei cancellieri e degli ausiliari spesso vengono assolte dagli avvocati (perché? Abbiamo indennità al riguardo?).
La maleducazione e l’arroganza regnano spesso sovrane contando sull’impunità. Gli orari sono flessibili (per loro) e inflessibili (per noi).
Nel processo accade di tutto e di più. I giudici puntuali, educati e non arroganti non sono molti. Capita spesso che vi siano rinvii d’ufficio, non comunicati alle parti (sempre), a date incredibilmente lontane (6 mesi, 1 anno), senza giustificazione.
I giudici tengono in riserva le decisioni senza alcun termine (mesi, a volte anche un anno) e depositano le sentenze quando gli aggrada. Per i giudici i termini sono ordinatori (dunque fan quel che vogliono) mentre per gli avvocati sono perentori (se li violi, paghi), ed è come se in una partita le regole valessero solo per una parte. Perché?
I giudici hanno in mano le redini del processo, ne decidono la fase istruttoria e la durata. L’avvocato ha solo facoltà di chiederli. Finiamola dunque con l’addebitare all’avvocatura colpe che non ha.
E riformiamo seriamente la giustizia, invece di tentare di privatizzarla, espropriando i diritti dei cittadini. La giustizia efficiente è patrimonio di tutti.
Marcello Adriano Mazzola
http://www.ilfattoquotidiano.it