lunedì, gennaio 23, 2012

La filastrocca delle "liberalizzazioni".

Cassazione Civile: crediti derivanti dal rapporto di agenzia pignorabili solo nei limiti del quinto.


"In tema di espropriazione forzata presso terzi, le modifiche apportate dalle leggi n. 311 del 2004 ed 80 del 2005 (di conversione del D.L. n. 35 del 2005) al D.P.R. n. 180 del 1950 (approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni) hanno comportato la totale estensione al settore del lavoro privato delle disposizioni originariamente dettate per il lavoro pubblico. Ne consegue che i crediti derivanti dai rapporti di cui al n. 3 dell'art. 409 c.p.c. (nella specie, rapporto di agenzia) sono pignorabili nei limiti del quinto, previsto dall'art. 545 c.p.c.".
(Corte di Cassazione - Sezione Terza Civile, Sentenza 18 gennaio 2012, n.685)

domenica, gennaio 15, 2012

Giustizia: Giuggioli, ritardi colpa magistrati, avvocati pronti azzerare arretrato.


Milano, 14 gen. (Adnkronos) - Magistrati sotto accusa. Gli avvocati "non sono in alcun modo responsabili delle lungaggini dei processi perche' e' il giudice che fissa le date delle cause e gli eventuali rinvii''. Non solo: ''i legali sono gli unici che hanno interesse a chiudere la pratica nel piu' breve tempo possibile per farsi pagare dal proprio cliente''.
L''arringa' e' di Paolo Giuggioli, presidente dell'Ordine degli avvocati di Milano. Pensare che la responsabilita' della giustizia lumaca ''sia nostra e' da incompetenti -spiega all'Adnkronos-. Piuttosto, i capi degli Uffici dovrebbero vigilare su ogni magistrato, controllare quante cause ha, quanti rinvii fa. Non sono liberi professionisti, ma gente pagata dallo Stato e si deve controllare la redditivita' del loro lavoro''.
L'Italia e' fanalino di coda in Europa per costi e ritardi dei processi. La lentezza della giustizia rende ''poco competitivo il nostro Paese, anche per le imprese estere, visto che la durata media delle cause per i tre gradi di giudizio e' di almeno 12 anni''. Un lungo iter che puo' trasformarsi in calvario, ma che con le liberalizzazioni non sembra destinato a cambiare. "Eliminare le tariffe, togliere i procedimenti disciplinari e l'esame per diventare avvocato e' in contrasto con gli interessi dei cittadini che -sottolinea- devono avere la certezza di avere a che fare con un legale preparato, serio, corretto. Un avvocato non soggetto a un ordine che vigila sul suo comportamento puo' comportarsi anche molto male".
Non solo. "E' un cittadino, un professionista con collaboratori e costi. Gli avvocati italiani incassano ogni anno 7 miliardi, il loro reddito medio e' di 48 mila euro, non come i notai. Siamo una categoria che lavora per sopravvivere, questi 7 miliardi vengono spesi". Per Giuggioli i vantaggi per cittadini e imprese "passano per l'innovazione telematica e la digitalizzazione. Noi abbiamo fatto un'azione di carattere telematico, i processi a Milano nel civile sono tutti telematici, e cio' ha permesso allo Stato di risparmiare 5 milioni e 740 mila euro negli ultimi 2 anni".

Gli Uffici del GDP che potrebbero essere soppressi nella Corte d'Appello di Salerno.

L'Unione delle Camere Penali delibera lo stato d'agitazione dei penalisti.



La Giunta della Unione delle Camere Penali,
Premesso
che il testo della organica riforma forense a suo tempo varato dal Senato e frutto del confronto tra l'avvocatura e la Politica risulta ormai accantonato;
che fin dallo scorso mese di agosto, al contrario, si sono succeduti interventi legislativi, sul tema della professione forense, di cui è stata immediatamente denunciata l’erroneità e la parzialità;
che, nel quadro della protesta riguardante le condizioni materiali del diritto di difesa in Italia, già nel mese di ottobre aveva inserito tale argomento tra i motivi dell’astensione di una settimana dalle udienze finalizzata a denunciare e contrastare “la gravità dell’attacco in corso alla funzione difensiva”;
che nel mese di dicembre, a seguito del varo del D.L., si era denunciata l’ipotesi draconiana di abrogazione automatica dell’ordinamento professionale, la quale non aveva “altro significato che quello di una pressione per mettere con le spalle al muro l’avvocatura”, rilanciando la necessità di una specializzazione “legata alla pratica forense, e non meramente virtuale, come sarebbe quella acquisita solo all'interno dell'università”
evidenziato
che il tema del assetto della professione forense, ed ancor più quello del ruolo sociale dell’avvocato viene affrontato da tempo, e massimamente in questi ultimi giorni, senza tenere in conto la specificità e della centralità di tale figura professionale quale garante dei diritti dei cittadini ma solo in un ottica economicistica;
che, di fronte ad una situazione in cui sarebbe necessario, nell'interesse dei cittadini, verificare le condizioni di accesso e la preparazione dei futuri avvocati, promuovere l'aggiornamento e la specializzazione professionale, irrobustire le verifiche deontologiche, tutelare l'indipendenza degli avvocati, le soluzioni che vengono via via inserite sono di segno diametralmente opposto;
che, in particolare, le preannunciate riforme che dovrebbero essere varate nei prossimi giorni, inseriscono modalità di abilitazione professionale che prescindono da qualsiasi competenza pratica, da qualsiasi conoscenza sul campo, da qualsiasi verifica di carattere deontologico;
che la previsione di società professionali con la partecipazione di soci non professionisti mette a rischio l'indipendenza degli avvocati e, specificamente nel settore penale ed in determinati contesti, mette in pericolo la stessa autonomia decisionale dei difensori;
che nessuna garanzia di effettiva tutela avrebbe il diritto di difesa del cittadino senza un serio ed adeguato controllo disciplinare, quale gli avvocati penalisti propongono da lungo tempo;
sottolineato
che nonostante le richieste avanzate con sempre maggior frequenza, nessuna interlocuzione politica su tale tema è stata aperta dal governo nei confronti dell’avvocatura, verso la quale si sono rivolte espressioni liquidatorie e stereotipate, fin qui mantenendo un atteggiamento di totale chiusura;
chiede
che la riforma dello statuto dell'avvocatura venga realizzata dando impulso al progetto di legge professionale giacente in Parlamento, conseguentemente stralciando le norme che riguardano tale tema dai provvedimenti di urgenza;
delibera
lo stato di agitazione dei penalisti italiani sul tema della riforma forense;
dispone
l’invio della presente delibera al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro della Giustizia, ai Presidenti delle Camere, ai Presidenti delle Commissioni Giustizia dei due rami del Parlamento, ai Capigruppo del Senato ed agli On.li Senatori.
Roma 15 gennaio 2012

Non bisogna essere superstiziosi, ma uno scongiuro non guasta.

sabato, gennaio 14, 2012

Manifestazioni d' inaugurazione dell’anno giudiziario: l'Avvocatura non presenzierà.


Roma, 14 gennaio. Nella riunione unitaria di oggi è stata definitiva la linea da seguire durante le cerimonie
Il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa interverrà alla cerimonia in Corte di Cassazione con un discorso unitario dell’avvocatura, con il quale denuncerà il disagio dell’avvocatura e i rischi per la tutela dei diritti dei cittadini.
Lo stesso testo verrà letto dai presidenti degli Ordini distrettuali in occasione delle cerimonie di inaugurazione che si svolgeranno il 28 gennaio nei distretti, alle quali comunque l’avvocatura non presenzierà.
Il giorno precedente le cerimonie distrettuali i presidenti degli Ordini organizzeranno conferenze stampa sul territorio per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi.

Liberalizzazioni selvagge: gli avvocati in mobilitazione.


Roma 14/1/2012. Un Manifesto unitario dell’Avvocatura e una mobilitazione responsabile e unitaria, per segnalare al Governo e ai cittadini i rischi di una liberalizzazione che smantella i principi fondamentali della professione di avvocato, che proteggono i diritti dei cittadini.

“Su temi così delicati, che riguardano i diritti dei cittadini, la tenuta del sistema democratico, il corretto funzionamento dell’amministrazione della giustizia, è necessario un processo di confronto con il Governo sulle iniziative di riforma della giustizia e di liberalizzazione delle professioni. L’avvocatura è disponibile a individuare in tempi rapidi le soluzioni più efficaci per migliorare l’efficienza della giustizia e per varare la riforma della professione forense” ha aperto i lavori il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa.
Finora il Governo ha agito con un metodo inaccettabile, introducendo in rapida successione norme che nella loro formulazione rendono incerto un quadro che nelle intenzioni dell’esecutivo avrebbe dovuto essere invece semplificato.

L’avvocatura ha proposte utili e efficaci da fare, non solo per rafforzare la qualificazione della professione ma anche per rilanciare l’efficienza del sistema giudiziario, questa sì una questione di democrazia.

Il Manifesto approvato oggi esprime la posizione unitaria di tutta l’Avvocatura italiana. Il Governo ha agito “in modo opaco, autoritario e senza cercare il confronto con l’avvocatura”. I provvedimenti della Manovra sono stati ispirati a solo criteri economici con una “pericolosa indifferenza per i valori giuridici”, con “uso strumentale del diritto comunitario”. Si sprecano gli atti comunitari che, al contrario di quanto sostiene il Governo, sostengono la specificità dello statuto dell’avvocatura, i principi di indipendenza, la legittimità del sistema delle tariffe: da quelli dei Parlamento europeo alle sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità europea.


Le Proposte.

La convenzione partecipativa di negoziazione: sistema alternativo di risoluzione stragiudiziale affidato agli avvocati garantisce tempi più rapidi e sicurezza giuridica. In Francia è già in vigore.
Aggredire l’arretrato civile con il coinvolgimento attivo degli avvocati con adeguata esperienza e ragionevole affidabilità, selezionati dai Consigli dell’Ordine di appartenenza, che sarebbero chiamati a decidere talune specifiche controversie indicate dai Presidenti dei Tribunali.
Per fare questo è necessario effettuare una stima seria dei processi pendenti, per utilizzare in modo razionale e efficace le risorse, eliminando sprechi e ritardi; e rafforzare il Programma di gestione dei tempi del processo redatto dai Presidenti dei Tribunali attraverso una loro maggior responsabilizzazione e il coinvolgimento dei singoli Consigli degli Ordini degli Avvocati per avere un’agenda dei lavori certa e celere.
Ridurre i tempi di redazione delle sentenze, creando uno staff di giuristi che affianca il magistrato nella fase che precede la sentenza attraverso la ricostruzione dell’iter processuale svoltosi fino a quel momento (le ricerche sui precedenti, orientamenti dottrinali ecc.).
Rendere operativo il processo telematico con investimenti seri di risorse economiche e tecniche. L’informatica applicata alla gestione della giustizia accelera i tempi e riduce i costi.
Previsione di un alleggerimento delle procedure delle Corti d’appello, ridisegnando la competenza funzionale, togliendo loro il contenzioso derivante dalla c.d. Legge Pinto e snellendo la collegialità delegando l’istruzione della causa ad un singolo Consigliere.

L'AFORISMA DEL SABATO.

venerdì, gennaio 13, 2012

Stralcio della bozza Decreto Liberalizzazioni di Monti.


CAPO III
SERVIZI PROFESSIONALI
Art. 7
(Disposizioni sulle tariffe professionali)

1. Sono abrogate tutte le tariffe professionali, sia minime sia massime, comprese quelle di cui al capo V, titolo III, legge 16 febbraio 1913, n. 89.
2. Al primo comma dell’articolo 2233 del codice civile, sono apportate le seguenti modificazioni: a) Le parole “le tariffe o” sono soppresse; b) Le parole “sentito il parere dell’associazione professionale a cui il professionista appartiene.” sono sostituite dalle seguenti “secondo equità.”. 3. Al primo comma dell’articolo 636 del codice di procedura civile, le parole da “e corredata da “ fino a “in base a tariffe obbligatorie” sono abrogate.
4. Alla legge 16 febbraio 1913, n. 89 sono apportate le seguenti modificazioni: a) Il comma 2 dell’articolo 74 è soppresso; b) All’articolo 79: la parola “379” è sostituita dalla parola “636”; le parole da “al pretore” fino a “competenza per valore” sono sostituite dalle seguenti: “al giudice competente che decide ai sensi dell’articolo 2233 del codice civile”; l’ultimo periodo è soppresso.
Art. 8
(Obbligo di comunicazione del preventivo)

1. Tutti i professionisti concordano in forma scritta con il cliente il preventivo per la prestazione richiesta. La redazione del preventivo è un obbligo deontologico e costituisce illecito disciplinare.
2. Nell’atto di determinazione del preventivo il professionista ha l’obbligo di indicare l’esistenza di una copertura assicurativa, se stipulata, per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale, la sua durata e il suo massimale.
3. Il presente articolo non si applica all’esercizio delle professioni reso nell’ambito del servizio sanitario nazionale o in rapporto di convenzione con lo stesso.
4. Entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente … i codici deontologici si adeguano alle previsioni del presente articolo.
Art. 9
(Accesso dei giovani all’esercizio delle professioni)

1. All’articolo 6 della legge 9 maggio 1989, n. 168, dopo il comma 3, è inserito il seguente: “ 3 bis. Le università possono prevedere nei rispettivi statuti e regolamenti che il tirocinio ovvero la pratica, finalizzati all’iscrizione negli albi professionali, siano svolti nell’ultimo biennio di studi per il conseguimento del diploma di laurea specialistica o magistrale; il tirocinio ovvero la pratica così svolti sono equiparati a ogni effetto di legge a quelli previsti nelle singole leggi professionali per l’iscrizione negli albi. Sono esclusi dalla presente disposizione i tirocini per l’esercizio delle professioni mediche o sanitarie. Resta ferma la durata massima dei tirocini prevista dall’articolo 33, comma 2 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214”.
Art. 10
(Estensione ai liberi professionisti della possibilità di partecipare al patrimonio dei confidi)

1. All’articolo 39, comma 7, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dopo le parole: “le piccole e medie imprese socie” inserire le parole: “e i liberi professionisti soci”

giovedì, gennaio 12, 2012

Elezioni forensi: il solito "coniglio dell'ordine"...........

Le cancellerie dei Tribunali devono essere aperte per 5 ore al giorno (TAR Lazio Ord. 20 dic. 2011 n. 4912).


T.A.R. Lazio - Roma Sezione I
Ordinanza 20 dicembre 2011, n. 4912
REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 9311 del 2011, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
A.G., R.B., F.B., A.C., A.C., D.C., P.D.T., C.G., M.M., A.M., R.N., M.S., M.S., I.M.S., M.V., S.R., G.G., S.N., A.B., E.C., A.D'A., F.G., R.M.M., I.S., O.C., V.G., P.G., V.O., G.L., E.O., F.D'A., rappresentati e difesi dall'avv. Antonino Galletti, con domicilio eletto presso Studio Legale Galletti in Roma, via Lucrezio Caro, 63;
contro
Ministero della Giustizia, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
e con l'intervento di
ad opponendum:
G.L., G.G., G.A.C., G.S. e N.M., rappresentati e difesi dall'avv. Michele Marella, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Frascati, 10;
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
dei provvedimenti del Presidente del Tribunale di Roma e del Dirigente amministrativo recanti la limitazione dell’orario di apertura al pubblico delle cancellerie e degli uffici del Tribunale di Roma e in particolare, dei provvedimenti prot. 9580 e 9581 del 18.10.2011, 8223 del 12.9.2011, 10074 del 4.11.2011;
nonché di ogni altro atto antecedente, presupposto, consequenziale ed in ogni caso lesivo dei diritti e degli interessi dei ricorrenti;
nonché, per quanto riguarda i motivi aggiunti,
del provvedimento (prot. 10814 del 24.11.2011) del Presidente del Tribunale di Roma e del Dirigente amministrativo recante la (ri)definizione dell’”orario di apertura al pubblico delle cancellerie e degli uffici del Tribunale di Roma” dal 1.12.2011 al 30.6.2012.
Visto il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Avvocatura Generale dello Stato;
Visto l’atto di intervento ad opponendum;
Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;
Visto l'art. 55 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 19 dicembre 2011 il dott. Roberto Caponigro e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Considerato che, ad una prima sommaria delibazione, i motivi aggiunti sembrano assistiti da adeguato fumus boni iuris in quanto - premesso che l’organo emanante l’atto impugnato è incardinato nel Ministero della Giustizia, per cui il ricorso appare correttamente notificato – l’apertura al pubblico per tre ore e mezza delle cancellerie, a prescindere dalle ragioni sottese a tale determinazione, contrasta con il disposto di cui all’art. 162 l. 1196/1960, attualmente in vigore, secondo cui le cancellerie e segreterie giudiziarie sono aperte al pubblico cinque ore nei giorni feriali;
Tenuto conto che l’assoluta peculiarità della fattispecie induce a disporre la compensazione delle spese della presente fase cautelare.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima)
accoglie l’istanza cautelare proposta con i motivi aggiunti.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 dicembre 2011 con l'intervento dei magistrati:
Giorgio Giovannini, Presidente
Roberto Politi, Consigliere
Roberto Caponigro, Consigliere, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 20/12/2011
IL SEGRETARIO

martedì, gennaio 10, 2012

Elezioni Forensi: programma elettorale dei candidati AIGA.

De Tilla (OUA): La situazione è drammatica.


In merito alle misure che il Governo Monti s'appresta ad adottare, anche per quanto attiene l'Avvocatura, Maurizio de Tilla, presidente Oua, ha dichiarato: "la situazione in atto è drammatica. Si sono in questi ultimi mesi intensificati gli attacchi alla professione di avvocato e al diritto di difesa, prima con l`introduzione della mediaconciliazione obbligatoria, poi con l`attacco alla professione forense, l`abolizione delle tariffe, l`introduzione dei soci di capitale, la delegificazione dell`ordinamento forense, poi con le norme vessatorie sul processo civile e una irrazionale revisione delle geografia giudiziaria. I provvedimenti varati hanno un tratto comune: ridurre i diritti dei cittadini, limitare l`accesso alla giustizia e la difesa in giudizio. Invece di far funzionare adeguatamente la macchina giudiziaria - accusa De Tilla - si cerca di evitare che i cittadini possano far valere i loro diritti conformemente all`articolo 24 della Costituzione. Per tutte queste ragioni, l`avvocatura deve rispondere unitariamente e mettere in campo quante più iniziative per contrastare le arbitrarie e lesive iniziative legislative".

lunedì, gennaio 09, 2012

Onorario dell’avvocato: non si può ridurre ai minimi di tariffa, perchè manca il parere dell'Ordine.


SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONE VI CIVILE
Ordinanza 29 settembre - 21 ottobre 2011, n. 21934
(Presidente Plenteda – Relatore Zanichelli)

"Manifestamente fondato è invece il terzo motivo laddove censura l’impugnata decisione nella parte in cui ha ritenuto di non potersi discostare dalla liquidazione in base ai minimi tariffari come operata dal tribunale in difetto della produzione del parere dei competente Ordine professionale dal momento che l'art. 2233 c.c. dispone che il compenso è determinato dal giudice sentito il parere dell’associazione professionale cui il professionista appartiene “… se non può essere determinato secondo le tariffe” e tale espressione deve essere intesa non già come riferita all’ipotesi in cui le tariffe professionali non prevedono un compenso in misura fissa ma solo nel minimo e nel massimo, ma al diverso caso che la prestazione professionale, per la sua particolarità, non trovi una sicura collocazione tra le attività previste nella tariffa, così che l’intervento dell’Ordine professionale posa portare al giudice le più opportune indicazioni per l’esercizio in concreto del potere di determinazione del corrispettivo (in tale senso, quanto alla finalità del parere: Cassazione civile, sez. II, 22 gennaio 2000, n. 694).
E' il caso di rilevare, comunque, che la Corte, dopo aver ribadito che “Ai sensi dell'art. 2233 c.c., la determinazione del compenso per le prestazioni professionali va effettuata, in assenza di disciplina convenzionale, alla stregua delle norme di natura regolamentare trasfuse nella tariffa approvata nelle forme di legge o, alternativamente, degli usi eventualmente vigenti in materia, mentre solo subordinatamente alla accertata impossibilità di applicazione di tali criteri può venire in rilievo la valutazione equitativa del giudice svincolata dal rispetto dei limiti tariffari” ha tuttavia precisato che “peraltro, la situazione di impossibilità di reperimento della fonte regolatrice della determinazione del compenso non può ritenersi integrata per il solo dato di fatto della omessa allegazione, da parte del professionista, del parere del competente organo professionale, ove il giudice, a sua volta, abbia omesso di provvedere alla acquisizione dello stesso , in conformità del citato art. 2233 c.c., In tale ipotesi è, peraltro, illegittima la determinazione del compenso effettuata con valutazione equitativa del giudice in deroga ai minimi tariffari, in quanto operata al di fuori delle condizioni cui la predetta norma codicistica subordina l’esercizio di tale potere da parte del giudice, senza che assuma rilievo, al riguardo, la problematica relativa alla lamentata incompatibilità del carattere inderogabile dei minimi tariffari, previsto dalla normativa vigente, con i principi dell’ordinamento comunitario in materia di libera concorrenza” (sez. I, Sentenza n. 1094 del 01/02/2000).
Da ciò consegue l'ulteriore errore in cui è caduto il giudice dei merito nell'omettere di valutare la concreta rilevanza dell'attività prestata per la sola considerazione della mancata produzione da parte dell'appellante dei parere ritenuto necessario, senza provvedere all'acquisizione d'ufficio".

domenica, gennaio 08, 2012

Sulla G.U. del 5 gennaio 2012 la legge interpretativa dell'art. 645 cpc (l. 218/2011).

MEDIACONCILIAZIONE: La Corte Costituzionale sta per fissare l'udienza di discussione.


Lo scorso 28 dicembre è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’ ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale, emessa dal T.a.r. del Lazio, sulla questione della mediaconciliazione “obbligatoria”.
Da tale giorno (pubblicazione dell’ordinanza) è iniziato a decorrere il termine di venti giorni – che scade il 17 gennaio p.v. – per la costituzione delle parti nel giudizio innanzi alla Corte.
La fissazione della data dell’udienza di discussione, dovrà avvenire entro venti giorni a decorrere dalla data di scadenza del termine fissato per la costituzione delle parti (cioè dal 17.1.2012).

Elezioni forensi a Salerno: le condivisibili considerazioni dell'Avv. Forlani.


http://avvocatosforlani.altervista.org/

Tutto il mondo è paese...........

mercoledì, gennaio 04, 2012

Liberalizzazioni e nuove norme sulla giustizia: il Cnf convoca tutta l’Avvocatura il 14 gennaio.


Roma 4/1/2012. Un'assemblea plenaria di tutta l’Avvocatura il 14 gennaio prossimo a Roma, per avviare una mobilitazione permanente contro le iniziative del governo in materia di liberalizzazione e di giustizia civile, senza escludere manifestazioni di protesta.
E’ questa la decisione assunta oggi dal Consiglio nazionale forense, riunito in seduta amministrativa straordinaria per definire un percorso di iniziative e di proposte sulle iniziative in corso da parte dell’esecutivo in materia di professioni e giustizia, segnalandone i pericoli.
Il Consiglio Nazionale Forense, spiega la delibera, “ prende atto delle dichiarazioni del Governo in ordine alla attuazione del programma concernente la disciplina delle professioni e gli interventi sulla amministrazione della giustizia” e sottolinea che, “nonostante più volte tutte le componenti dell’Avvocatura abbiano presentato urgente istanza per essere sentite per esporre al’esecutivo i pericoli gravi a cui sono esposti i diritti dei cittadini con riforme che limitano la loro difesa, non hanno avuto ascolto, né hanno avuto modo di rappresentare le loro proposte”.
La riunione del 14 gennaio è la prima di una serie di iniziative che traghetteranno l’avvocatura fino al congresso straordinario di primavera, per il quale il presidente Alpa ha provveduto oggi a convocare la prima riunione del comitato organizzatore.
Congresso nel quale “dovranno essere discussi i temi nodali del ruolo dell’Avvocatura nel processo di crisi economica e di rinnovamento del Paese”.
La delibera non esclude che in questo percorso non si giunga a decidere “manifestazioni di dissenso in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, per poi indire una serie di incontri e confronti immediati con la politica e, se del caso, richiedere un incontro con il presidente della Repubblica, in qualità di garante della Costituzione”.

Intervista de "Il Mattino" a Guido Alpa.

martedì, gennaio 03, 2012

LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA.


Preg.mo Prof.
Avv. Paola SEVERINO
Ministro della Giustizia
Via Arenula, 71 - ROMA



Gentile Ministro della Giustizia,
abbiamo letto l’intervista da Lei rilasciata al Corriere della Sera nei giorni scorsi e su alcune delle Sue dichiarazioni abbiamo da farLe anche noi qualche domanda.
Confidiamo che vorrà risponderci non per spirito di colleganza (con questa lettera ci rivolgiamo al Ministro della Giustizia e non all’ottimo Avvocato Paola Severino) ma perché anche noi avvocati abbiamo il diritto di interloquire con Lei su questioni che riteniamo essenziali per la Giustizia del nostro Paese.
Alla richiesta del giornalista se vedremo a breve anche interventi specifici sulla giustizia civile, Lei ha risposto che intende muoversi “nel solco già tracciato da alcune leggi delega che aiuteranno a velocizzare il processo civile come quello sulla mediazione civile” ed ha elencato una serie di dati fra i quali, il più rilevante, è quello secondo cui in sei mesi di operatività della legge sulla media-conciliazione obbligatoria sarebbero stati definiti poco meno di 19.000 procedimenti.
Pur avendo dovuto riconoscere che sono “numeri inferiori alle attese” Lei ha dichiarato, di aspettarsi “molto dall’estensione, entro marzo, della mediazione obbligatoria ai contenziosi più corposi (le liti condominiali e gli incidenti stradali)”.
Ed alla domanda su come si supereranno le “forti resistenze degli avvocati” Lei ha risposto che “nell’80% dei procedimenti c’è stata l’assistenza di avvocati alle parti in causa”.
Ci piacerebbe, Signor Ministro, poterci confrontare con Lei sugli effetti di quelle leggi sui diritti dei cittadini e chiarire le ragioni delle “forti resistenze degli avvocati” .
Il “solco” tracciato dalle leggi degli ultimi tempi non ha fatto altro che aumentare gli ostacoli ed i costi per l’accesso alla giustizia, comprimere pericolosamente le garanzie ed i termini difensivi senza alcuna contropartita per la riduzione dei tempi di durata dei processi, “privatizzare” la Giurisdizione riconoscendo a mercanti e commercianti ruolo e competenze per la definizione di quote di “conflitti sociali” sempre più ampie e rilevanti.
Le nostre proteste e le nostre contrarietà a quelle leggi, in particolare a quella sulla media-conciliazione, non sono mai state dettate da interessi di mero portafoglio; la nostra contrarietà è sempre stata nei confronti di una legge che rende obbligatorio ciò che in ogni altro paese civile è soltanto facoltativo, che impone ai cittadini il pagamento di tariffe onerosissime, che consente a soggetti non qualificati di “negoziare” sui diritti delle persone, che ha trasformato lo strumento della definizione alternativa delle controversie in una bieca operazione commerciale e speculativa.
Un Governo “nuovo” come quello di cui Lei fa parte in maniera così autorevole, non dovrebbe proseguire in questa direzione ma almeno attendere (sospendendo ogni altro intervento) che la Corte Costituzionale si pronunzi sulla legittimità della legge sulla media-conciliazione obbligatoria così rispettando non già le proteste degli avvocati ma il giudizio negativo che su gran parte di quelle norme è stato espresso dal Tar del Lazio con l’ordinanza di rimessione.
Quanto alla deflazione dei carichi giudiziari, ci piacerebbe anche poter ragionare insieme a Lei sui numeri, spaventosi, del contenzioso giudiziario provocati dai comportamenti illegittimi di banche ed assicurazioni (anatocismo, gestione truffaldina degli investimenti dei clienti, ecc.) e dalle inadempienze dello Stato (contenzioso previdenziale e legge Pinto, tanto per fare qualche esempio).
Siamo certi, Signor Ministro, che anche Lei, come noi, sia convinta che in uno Stato di diritto ed in un Paese democratico, la Giurisdizione (noi continuiamo a scriverla con la G maiuscola), non debba avere la funzione di tranquillizzare i mercati, rilanciare l’economia, favorire gli investimenti, risollevare le borse e ridurre lo spread, che a tutto questo dovrebbe provvedersi con una burocrazia leggera, un serio contrasto alla corruzione, una concreta lotta ai veri evasori fiscali, e che, invece, la Giurisdizione serva a dare credibilità allo Stato agli occhi dei cittadini, ad assicurare il rispetto, effettivo e tempestivo, delle regole della civile convivenza, a tutelare i diritti delle persone.
Il nuovo anno è appena cominciato, Signor Ministro.Noi ci aspettiamo che sia migliore di quello passato.
Siamo certi che anche Lei farà la sua parte.
Con i più cordiali saluti.

Sergio Paparo, Fabrizio Ariani , Giampiero Cassi, Ilaria Chiosi, Massimo Dal Piaz, Nino D’Avirro, Susanna Della Felice, Alberto Fabbr, Sigfrido Fenyes, Francesco Singlitico, Gaetano Viciconte
(Avvocati in Firenze)

lunedì, gennaio 02, 2012

ATTENZIONE A PRESENTARE L'ISTANZA DI PROSECUZIONE DEL GIUDIZIO.

Processo civile: rito sommario solo in tribunale.


Il processo sommario di cognizione non si addice al giudice di pace. Le cause di competenza dei magistrati di prossimità, dunque, devono continuare a essere affrontate con il rito ordinario. Anche se il ricorso è finito sul tavolo del giudice di pace dopo che il tribunale si è dichiarato incompetente in base al valore della controversia.
L'ordinanza n. 23691/2011 della seconda sezione civile della Cassazione ha infatti stabilito il principio di diritto in base al quale «il procedimento sommario previsto dagli articoli 702-bis e seguenti del Codice di procedura civile può essere applicato esclusivamente nelle controversie di competenza del tribunale in composizione monocratica, con la conseguente esclusione, tra le altre, delle controversie di competenza del giudice di pace».
La Cassazione - con la citata ordinanza, peraltro assolutamente rispettosa del dettato normativo - ha precisato quali sono gli spazi di operatività del rito: cioè solo quelli delle controversie di competenza del tribunale in composizione monocratica.

venerdì, dicembre 30, 2011

AUGURI DI UN BUON ANNO 2012.

MEDIACONCILIAZIONE: APPELLO DELL'OUA AL MINISTRO SEVERINO.


BASTA CON ESPERIMENTI FALLIMENTARI E INCOSTITUZIONALI. LA CONCILIAZIONE NON PUÒ FUNZIONARE, COMPRIMERE I DIRITTI DEI CITTADINI È UN ERRORE.

DE TILLA: "LA CONCILIAZIONE È INUTILE ED È SOLO UNA GRANDE SPECULAZIONE A SPESE DEI CITTADINI"

Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua, replica all'intervista rilasciata dal ministro di giustizia, Paola Severino sul Corriere della Sera di oggi, e pur ribadendo la disponibilità al dialogo e l'apprezzamento per le qualità del Guardasigilli e il suo impegno contro la corruzione, non manca di contestare la continuità con le scelte sulle tariffe e sulla fallimentare mediaconciliazione, come per sua stessa ammissione quando fa riferimento ai dati su questi quasi 9 mesi di esperienza sul campo, nonché critica le ultime decisioni sempre sulla giustizia civile: "Abbiamo sempre apprezzato l'avvocato Paola Severino per le sue notevoli capacità professionali. Apprezziamo oggi il Ministro Severino per il suo impegno contro la corruzione. Dobbiamo però dissentire rispetto alle sue recenti dichiarazioni sulla mediaconciliazione obbligatoria e sulle tariffe.
La mediaconciliazione obbligatoria è fallita. Dopo otto mesi dalla sua entrata in vigore non sono più di tremila le conciliazioni effettivamente realizzate con la procedura di obbligatorietà. E in queste vanno comprese le controversie che le parti assistite dagli avvocati avevano già conciliato e sono andate davanti al mediatore per ottenere un titolo esecutivo. Ma il fallimento della mediaconciliazione obbligatoria è tanto più grave in quanto si sono spese somme iperboliche (con grandi speculazioni) per formare mediatori (senza lavoro), insediare camere di conciliazione pubbliche e private (queste ultime sono più di quattrocento con qualificazione giuridica di società di capitali), alle quali si aggiungono forti costi di accesso alle procedure per le materie dei diritti reali, delle successioni, delle divisioni, della responsabilità medica".
"Ben sei ordinanze - continua il presidente Oua -- hanno investito la Corte Costituzionale e la Corte Europea di Giustizia per l'esame di questioni di incostituzionalità e di incompatibilità con la normativa europea.
È palese la violazione degli artt. 3, 24 e 76 della Costituzione, e ancor più evidente il contrasto con gli artt. 6 e 13 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché con l'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000".
"Come fa il Ministro della Giustizia - conclude - ad ignorare tutto ciò, sbandierando come atto utile e legittimo che fra qualche mese la mediaconciliazione obbligatoria sarà estesa alle materie della infortunistica stradale e delle liti condominiali? È responsabile tutto ciò?
Riguardo alle tariffe, leggiamo sui giornali una indicazione preoccupante che verrebbe dal Governo: l'abrogazione dell'art. 2233 del codice civile che stabilisce che la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione".
"Sono questi due punti indeclinabili delle professioni che riguardano la sfera etica e premiale dell'identità del professionista - conclude de Tilla - il mercato non può cancellare con un colpo di spugna i valori delle professioni. Sarebbe molto amaro constatare che si vuole introdurre diffusamente nel nostro paese un'economia senza etica, allineandosi agli artefici della crisi economica che affligge cittadini, lavoratori, famiglie ed imprese. L'Etica, con la E maiuscola, non può essere estranea al Governo presieduto dal prof. Monti".

Roma, 30 dicembre 2011

Lettera del Presidente Alpa agli Avvocati: concluso un anno difficile ma l'avvocatura non si piegherà agli interessi dei poteri forti.


Cari Colleghi, cari Amici, si conclude in questi giorni un anno difficile.
La crisi economica ha inciso profondamente la nostra professione, non solo con riguardo alle opportunità di lavoro, ma anche con riguardo alle possibilità di recuperare il corrispettivo del lavoro effettuato.
Il mondo delle professioni ha subìto gli effetti della crisi in modo più sensibile e gravoso di quanto non sia avvenuto per altri comparti economici. Le professioni non hanno avuto riconoscimenti e sussidi, pur comportando la produzione dell’ 11% del PIL.
E per quanto riguarda la professione forense, la crisi della giustizia, aggravata dalla crisi economica, si è rivelata un campo minato, in cui, da un lato, si è orchestrata una ignobile campagna, anche giornalistica, sulle caste che coinvolgerebbero gli avvocati, dall’altro lato si è voluto individuare anche nella organizzazione dell’ avvocatura una delle cause del degrado del sistema giudiziario.
Il Consiglio Nazionale Forense ha contrastato con ogni mezzo queste due aggressioni.
Ed ha anche contrastato, con due incontri tenutisi alla Camera – e quindi di fronte agli interlocutori diretti deputati alla approvazione della riforma forense già passata al Senato – sia la connessione tra sviluppo economico e ruolo dell’ Avvocatura (un assunto del tutto infondato documentato da un dossier predisposto dall’ Ufficio Studi e distribuito anche agli Ordini forensi) sia la connessione tra il numero degli Avvocati e il moltiplicarsi delle cause, posto che il contenzioso non è diffuso ad arte dagli avvocati ma è frutto delle difficoltà in cui si dibatte lo stesso sistema economico.
Si è registrata anche una pericolosa continuità - nel corso dell’ultimo quinquennio - di provvedimenti approvati da diversi Parlamenti e da diversi Governi che hanno scelto il codice di procedura civile come palestra per alterare i principi del processo in nome della riduzione delle sue fasi e dei suoi tempi, della economia dei costi e della concentrazione delle sedi. Anche questo indirizzo è stato contestato dal Consiglio Nazionale Forense in quando causa di incertezza giuridica, di fastidiosi aggravi per i difensori e soprattutto perché lesivo dei diritti dei cittadini, la cui tutela è la stessa ragion d’essere dell’ Avvocatura.
E l’insistenza di certi settori sulla introduzione di regole di liberalizzazione connesse ad una maggiore concorrenza ha provocato una giusta reazione da parte di tutti gli organismi rappresentativi forensi (posto che il mercato italiano dei “servizi legali” è già ora il più aperto e libero che vi sia in Europa) che è stata scambiata per una difesa corporativa.
E’ intollerabile perciò sentire dichiarazioni di fonti autorevoli ma poco informate, o volutamente cieche, che insistono ancora sulla liberalizzazione delle professioni.
Non arretreremo di fronte a nulla e non rinunceremo a nessuna iniziativa, anche estrema, per farci intendere, e far intendere a chi non vuole informarsi o non vuol capire che la professione forense non è fatta solo di tradizione e di sacrificio, ma è uno dei pilastri dell’economia, oltre che uno dei pilastri dello Stato di diritto.
E quindi deprimere la professione forense è un danno sociale.
Ma la grande storia dell’avvocatura non si fermerà qui, non si piegherà ai voleri e agli interessi dei poteri forti, dovremo stare uniti e militare insieme per contrastare pregiudizi e aggressioni, in una continuità – questa sì giusta e utile – di difesa dei diritti dei cittadini che si riflette nella difesa dei diritti dei loro difensori, il diritto all’autonomia, all’indipendenza, alla libertà di esercizio della professione. Ai sacrifici imposti dalla crisi economica dobbiamo dunque aggiungere i sacrifici imposti dalla difesa del nostro ruolo sociale.
A tutti Voi e alle Vostre famiglie giunga l’augurio più fervido del Consiglio e mio personale per il nuovo anno.
Guido Alpa