mercoledì, dicembre 14, 2011

Liberalizzazioni: lettera aperta dell'OUA al Sen. Monti.


Ill.mo Sen.
Prof. Mario MONTI
Presidente del Consiglio dei Ministri
ROMA



Ill.mo e carissimo Presidente,
mi permetto di rivolgermi a Lei per illustrarLe la posizione dell’Avvocatura riguardo alle prospettate liberalizzazioni.
L’attività dell’avvocato-difensore non può rientrare nei principi della libertà di impresa e nelle regole della concorrenza.
L’avvocato che difende un cittadino in un processo ha, infatti, una sua specificità e peculiarità. L’avvocato svolge una funzione costituzionale che non può essere ricondotta alle regole del mercato.
L’art. 24 della Costituzione sancisce il principio della inviolabilità del diritto di difesa in ogni stato e grado del processo e, collegato a questo, il principio della tutela dei non abbienti. L’art. 111 sancisce poi il principio della parità delle parti nel processo.
Dal dettato costituzionale emerge che l’avvocatura è una componente essenziale della giurisdizione che trova fondamento in principi fondamentali della nostra Costituzione che vengono attuati con il suo concorso decisivo.
Il ruolo dell’Avvocatura diventa, quindi, l’indispensabile sostegno alla correttezza e pienezza del ruolo del giudice per la rappresentazione della situazione giuridica delle parti.
Piero Calamandrei proclamava che l’avvocato nell’esercizio del proprio ministero deve obbedire solo alle leggi e alla propria coscienza e non curarsi di altro, di guisa che il difensore può essere posto sullo stesso piano del giudice quando giudica. L’autonomia e la libertà dell’avvocato è, infatti, condizione e garanzia dell’imparzialità del giudice e, quindi, dell’attuazione della giustizia.
Ora Illustrissimo Presidente, mi permetto di rivolgerLe alcune domande.
Come si fa a configurare una concezione mercantile dell’avvocato che contraddice la riconosciuta funzione costituzionale di difensore dei diritti dei cittadini e di garante dell’equità della giurisdizione?
Quale senso ha la previsione di un esercizio professionale dell’avvocato riferito a società di capitali con soci non professionisti e/o soci di capitale che possono condizionare la sua indipendenza?
Come si può “delegificare” l’ordinamento forense fissando una nuova disciplina con un regolamento governativo che, come Ella ben conosce, ha valore di normativa di rango secondario?
Come si può abrogare per legge il 14 agosto 2012 l’ordinamento forense che trae fondamento dalla Costituzione?
Sono questi atti che si possono compiere agevolmente in un sistema democratico di tutela dei diritti?
L’Avvocatura accetta ogni sacrificio economico, ma non può accettare che vengano violati principi e libertà fissati dalla Costituzione che non hanno, per altro, nulla a che vedere con la crisi economica.
Grato per una cortese risposta.
Con rinnovata stima.
Roma, 13 dicembre 2011

- avv. Maurizio de Tilla -
(Presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana
eletto dal Congresso Nazionale Forense)

Decreto Monti: per il CNF l'emendamento all'art. 33 è un atto dovuto, ma insufficiente.


Roma 14/12/2011. Una semplice presa d’atto dell’opportuna modifica dell’articolo 33 del decreto salva-Italia, che esclude l’abolizione degli ordinamenti professionali, circoscrivendola alle sole norme in contrasto con i principi di liberalizzazione. E la ferma richiesta al Parlamento che alla riforma dell’avvocatura si proceda per legge e non per regolamento, attesa la sua rilevanza costituzionale.
L’emendamento dei relatori all’articolo 33 del decreto Monti, afferma il Cnf, è un atto dovuto del legislatore per evitare le conseguenze disastrose e senza senso di una abrogazione tout court degli ordinamenti professionali, come più volte rilevato nei giorni scorsi.
Un atto dovuto che però è insufficiente e non risolve le ben più gravi mancanze di una legislazione superficiale e tecnicamente sbagliata, che pretenderebbe di disciplinare l’ordinamento forense con un regolamento dello Stato e non con legge. Per il Cnf, infatti, l’aver delegificato le norme in materia di ordinamenti professionali, anche quelli che coinvolgono i diritti dei cittadini, è una palese violazione della Costituzione.
Nel merito, il Cnf ancora una volta ribadisce che tali principi sono già contenuti nella propria proposta di riforma, condivisa dall’avvocatura, ferma da due anni in parlamento. Basterebbe approvarla con i ritocchi che si ritenessero necessari.
Sorprende, rileva il Cnf, il ripensamento su attività certo non di rilievo costituzionale mentre sulle professioni, e sull’avvocatura a cui spetta la funzione della difesa dei diritti dei cittadini, in particolare, si interviene in spregio della correttezza costituzionale, in nome di una inesistente connessione tra crisi economica, crisi della giustizia e avvocatura.

Esami Avvocato: le tracce di Diritto Penale.


Traccia n.1
Sempronio, maresciallo della stazione dei carabinieri del comune di Delta, avvalendosi della propria casella di posta non certificata, con dominio riferito al proprio ufficio e acceso riservato mediante password, invia all’ufficio anagrafe del Comune una e- mail, da lui sottoscritta con la quale chiede che gli siano forniti tutti gli elenchi di individui di sesso maschile e femminile nati negli anni 1993 e 1994, precisando che tali informazioni sono necessarie per lo svolgimento di un’indagine giudiziaria, inidicando il numero di procedimento penale di riferimento della locale procura della repubblica. Di tale richiesta viene casualmente a conoscenza il comandante della stazione, il qual intuisce immediatamente come poi si accerterà, che non esiste alcuna indagine che richiede quel genere di accertamento.
Si accerta altresì che Caia, moglie del maresciallo Sempronio è titolare di un’autoscuola, sicchè l’acquisizione dei nominativi dei residenti del comune che da poco hanno compiuto o si accingono a compiere la maggiore età è finalizzate a indirizzare mirate proposte pubblicitarie per i corsi di guida. Di tanto il maresciallo rende ampia confessione mediante memoria scritta indirizzata al pubblico ministero. In seguito temendo le conseguenze penali del fatto commesso, Sempronio si rivolge ad un avvocato.
Il candidato, assunte le vesti del legale, analizzato il fatto valuti le fattispecie eventualmente configurabili redigendo motivato parere.

Traccia 2
Il 20 gennaio del 2011 tizio riceve da caio della merce in conto vendita. I contraenti convengono che tizio debba esporre la merce nel proprio negozio, al fine di venderla ad un prezzo preventivamente determinato, nel termine di 4 mesi. L’accordo negoziale prevede che, alla scadenza stabilita, tizio debba corrispondere a caio il prezzo concordato, ovvero restituire la merce rimasta invenduta.
Nel corso dei 4 mesi tizio e caio continuano ad intrattenere regolarmente rapporti commerciali, nonché di personale frequentazione sicché, alla scadenza del termine pattuito per la eventuale restituzione della merce rimasta invenduta, caio non domanda nulla in merito alla esecuzione del primitivo contratto, ne’ tizio lo rende edotto del fatto che la merce e’ rimasta totalmente invenduta.
Soltanto agli inizi del mese di luglio, a seguito di una discussione per divergenze di opinione in merito ad altri affari, caio chiede conto della avvenuta esecuzione del contratto, ricevendo da tizio risposte evasive.
Alla fine del mese di luglio i rapporti tra i due si rompono definitivamente. Al rientro dalle vacanze estive caio fa un ulteriore tentativo di contattare tizio per la restituzione della merce ovvero del corrispettivo e apprende dalla segretaria di tizio che la merce e’ rimasta invenduta.
Decide quindi di tutelare le proprie ragioni in sede penale. Il candidato assunte le vesti di legale di caio rediga motivato parere analizzando la fattispecie configurabile nel caso esposto. Soffermandosi in particolare sulle problematiche correlate alla procedibilità dell’azione penale.

martedì, dicembre 13, 2011

Pensioni, c’è un’altra casta: quella della toghe.


La riforma delle pensioni riguarderà anche loro, e troveranno certo motivo di lamentarsi, ma converrà che lo facciano sottovoce. Perché si sa che i magistrati hanno stipendi, e dunque pensioni, molto più alti della media. Senza parlare di distacchi e doppi incarichi.
Prendiamo le toghe della Corte dei conti. Il presidente di sezione, alla fine della carriera, guadagna 234.159 euro lordi l’anno e le pensioni liquidate dall’Inpdap con il sistema retributivo nel corso del 2011 ai magistrati contabili sono state mediamente pari a 180 mila euro lordi, circa l’80 per cento dello stipendio dopo 40 anni.
Somme dalle quali vanno detratti i contributi di perequazione previsti dalle leggi di stabilità del 2010 e del 2011, il 5 per cento oltre i 90 mila euro e il 10 oltre i 150 mila.
Il sistema pensionistico totalmente contributivo, appena deciso dal governo Monti, comporterà perciò anche per loro un po’ di euro in meno.
Il trattamento economico è sulla carta identico per i magistrati ordinari, della giustizia amministrativa (Consiglio di Stato e tribunali amministrativi regionali), di quella contabile e dell’Avvocatura dello Stato.
La differenza, che fa arrabbiare i colleghi, è che i magistrati amministrativi nel 2001 ottennero la progressione di carriera più veloce: dopo le proteste dell’Associazione nazionale magistrati, si limitò il danno (o il vantaggio) a 7 anni: è questo l’anticipo con cui il giudice amministrativo ottiene il passaggio equivalente a quello da consigliere di Corte d’appello a quello di Cassazione con funzioni direttive superiori.
Il che significa arrivare a quella qualifica dopo soli 16 anni di anzianità.
È vero che la possibilità di restare in servizio fino a 75 anni rende la categoria dei magistrati diversa da tutte le altre e, nell’ottica del risparmio previdenziale, meno gravosa per una minore aspettativa di vita una volta a riposo.
È vero anche che i magistrati ordinari guadagnano da 2.300 euro netti mensili a inizio carriera a circa 7.700 euro alla fine.
La retribuzione cresce del 6 per cento con il passaggio di qualifica e del 2,5 con gli scatti biennali. Significa che un magistrato di Cassazione alla settima valutazione professionale e al massimo degli scatti arriva a 200 mila euro lordi l’anno.
Da Palazzo Spada, sede romana dei vertici della giustizia amministrativa, spiegano che la pensione dei magistrati di tar e Consiglio di Stato è di circa 153 mila euro lordi l’anno, con 24 anni nella qualifica di presidente di sezione, e dunque con 40 anni di anzianità aggiungendo i 16 anni iniziali.
Il complesso calcolo è il seguente: l’80 per cento di circa 162 mila euro (al 18° scatto biennale), aumentato del 18 per cento.
Attualmente, su 105 magistrati del Consiglio di Stato, due sono in aspettativa e 13 fuori ruolo, cinque dei quali per incarichi nel governo Monti: sono i presidenti di sezione Filippo Patroni Griffi, ministro dell’Ambiente; Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio; Mario Luigi Torsello, capo di gabinetto del ministero dello Sviluppo economico; i consiglieri di Stato Antonio Malaschini, sottosegretario ai Rapporti col Parlamento, e Caro Lucrezio Monticelli, capo di gabinetto del ministero dell’Ambiente.
In prospettiva, le pensioni dei magistrati amministrativi saranno più basse perché la loro età media è inferiore a quella, per esempio, dei colleghi della Corte dei conti. E quindi saranno di più gli anni calcolati con il metodo totalmente contributivo.
Oggi è prevista un’indennità per un nuovo incarico oltre allo stipendio da magistrato, ma nella manovra il presidente Mario Monti ha appena fatto inserire il divieto di doppio stipendio per chi ha incarichi di governo.
Forse sarebbe il caso di estenderlo anche a tutti i magistrati distaccati in Italia e all’estero, visto che parallelamente corre la carriera in toga anche se la toga non è indossata.
Giuseppe Di Federico, professore emerito di ordinamento giudiziario all’Università di Bologna e fustigatore dei magistrati, ricorda a Panorama i casi clamorosi del presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e di Brunetto Bucciarelli Ducci, già presidente della Camera e giudice costituzionale, che furono promossi retroattivamente presidenti di sezione della Cassazione pur non esercitando da decenni.
Il che significa che Scalfaro percepisce due corpose pensioni.


di Stefano Vespa


Tratto dal sito: http://blog.panorama.it

Esame avvocato: le tracce di civile.


Prima traccia
L’agenzia immobiliare beta aveva ricevuto da Mevia un mandato per la vendita di un immobile di sua proprietà, l’incarico era stato conferito in forma scritta con validità di un anno.
Alla scadenza, non avendo l’agenzia reperito un acquirente, Mevia aveva revocato per iscritto il mandato.
Mevia concludeva successivamente la vendita del suo bene, a mezzo dell’intervento di altra agenzia immobiliare, alla quale la vendita era stata segnalata dalla agenzia beta.
Il candidato assunte la veste di difensore dell’agenzia beta, rediga motivato parere esponendo le problematiche sottese alla fattispecie in parola, in particolare l’eventuale riconoscimento parziale della provvigione.

Seconda traccia
Caio abita in un condominio, viene richiesto dalla ditta gamma che fornisce il combustibile utilizzato nell’impianto di riscaldamento condominiale centralizzato del pagamento dell’intera fornitura di gasolio.
Il candidato assunta la veste di difensore di Caio rediga parere illustrando gli istituti sottesi alle fattispecie, soffermandosi sulla solidarietà fra condomini delle obbligazioni contratte dal condominio.

lunedì, dicembre 12, 2011

Parte da Palermo la protesta degli avvocati contro l'abolizione dell'ordine.


Una serie di iniziative di protesta, dall'astensione di un giorno dalle udienze all'interruzione del gratuito patrocinio, dalla manifestazione in piazza alla restituzione dei certificati elettorali, alla dimissione provocatoria degli organi di rappresentanza forensi, per dire no al rischio di abolizione dell'ordinamento professionale, previsto dalle manovre recentemente approvate dal Governo.
Il pacchetto è stato discusso sabato, nel corso di un'affollata assemblea straordinaria e urgente di tutti gli iscritti all'albo degli Avvocati, i quali saranno chiamati nei prossimi giorni a votarlo.
Le iniziative che risulteranno approvate verranno sottoposte al Consiglio nazionale forense perché le adotti come le proposte di tutta l'avvocatura .
'Da Palermo - sottolinea il presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, Francesco Greco - parte una protesta che vuole diventare nazionale e complessiva di tutta l'avvocatura'.
A preoccupare è soprattutto il provvedimento approvato dal governo che prevede la soppressione degli ordini professionali, qualora entro il 13 agosto non verrà approvata la riforma delle professioni, ma anche il via libera alla costituzione di società di capitali per l'esercizio della professione, che rischiano di portare ad una drastica riduzione del diritto alla difesa e al libero esercizio della professione, favorendo gli interessi economici dei grandi gruppi industriali a discapito degli interessi dei cittadini.
'L'avvocatura non vuole essere complice di un processo di mercificazione della giustizia che ormai è in atto - dice ancora il presidente Greco -. Non ci saranno più cittadini e individui da tutelare, ma utenti del servizio giudiziario che sarà gestito dallo Stato non come funzione primaria ma come attività imprenditoriale da cui trarre profitti. Con l'abolizione dell'ordine - aggiunge - gli Avvocati diventeranno agenti di commercio, che non sono né imprenditori né professionisti: saranno mercanti di diritto. Gli Avvocati dicono basta, devono riprendersi la loro dignità e il loro ruolo che è indispensabile all'amministrazione della giustizia e che è fondamentale in una democrazia'.

Monti: appello all'unità.

giovedì, dicembre 08, 2011

Severino accelera: "Carceri e processo civile in Cdm entro fine anno".


Roma, 7 dic. (Adnkronos) - I primi provvedimenti del Governo in materia di giustizia, relativi al sovraffollamento delle carceri e all'accelerazione del processo civile, saranno portati in Consiglio dei ministri entro la fine dell'anno. Lo ha annunciato il ministro Paola Severino al termine di un incontro con l'Associazione nazionale magistrtati.
Tra le misure allo studio del ministro per affrontare l'emergenza carceri il ricorso a misure alternative alla detenzione già ricordate negli incontri con le commissioni Giustizia del Senato e della Camera, come gli arresti domiciliari o l'istituto della messa in prova, ma con la novità di estendere l'istituto della detenzione domiciliare ''da alternativa alla carcerazione preventiva a soluzione per la carcerazione post sentenza''.
C'è dunque l'ipotesi della detenzione domiciliare ''anche per condanne definitive, considerando ovviamente il tipo di reato commesso''. Si tratta di trovare una soluzione, ha sottolineato Severino, al fenomeno delle '''porte girevoli', per cui si entra e si esce dal carcere in pochi giorni senza che ve ne sia necessità, prima dell'udienza di condanna''.
Riguardo all'uso del braccialetto elettronico per il controllo dei detenuti, il ministro ha ribadito che ''sarà preso in considerazione quando si avranno certezze sui costi, che devono essere inferiori a quelli della detenzione, e dell'efficacia tecnica''.
Per queste misure più urgenti, ha precisato il ministro, sarà utilizzata ''la forma del decereto legge, dove è consentito nel rispetto della Costituzione. Dove non è possibile, si procederà con disegni di legge o decreti ministeriali''.
Quanto alle misure che intervengano sull'efficienza del processo civile, il ministro ha ricordato come prima azione deflattiva la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, poi il processo di informatizzazione degli uffici sul territorio nazionale, interventi ''che diano sollievo nella trattazione dei processi''.
Poi ancora ''il miglioramento di alcune misure già assunte ma che hanno avuto intoppi e non hanno funzionato bene''.

Il ministro Severino ha comunque affermato di non volere entrare nel merito dei singoli provvedimenti: ''Per rispetto delle procedure istituzionali - ha spiegato - non parlo di cose non ancora illustrate in Consiglio dei Ministri''.

MANOVRA: OUA, LIBERALIZZAZIONI SELVAGGE VIOLANO LA COSTITUZIONE.


(AGENPARL) - Roma, 07 dic - Maurizio de Tilla analizza gli ultimi provvedimenti in materia di professioni contenuti nelle recenti leggi varate dal precedente Governo e quelli previsti nel decreto cosiddetto “Salva Italia”, annunciato dal presidente del Consiglio, Mario Monti.
L’OUA, (Organismo Unitario dell’Avvocatura) la rappresentanza politica degli avvocati italiani, annuncia quindi che promuoverà, insieme ai cittadini, ai professionisti, agli ordini nazionali e territoriali, alle associazioni, un’iniziativa per la rimessione delle ultime modifiche normative sulle professioni alla Corte Costituzionale, alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e alla Corte Europea di Giustizia.
De Tilla chiede, quindi, al CUP (Comitato Unitario delle professioni) di fare altrettanto aderendo all’azione individuale e collettiva che si va a proporre.
«Sì a sacrifici per sanare il deficit di bilancio e per il rilancio del Paese. No alle liberalizzazioni selvagge delle professioni». «Non c’è solo la concorrenza – aggiunge de Tilla - ma anche il rispetto della Costituzione. Le professioni vanno modernizzate ma non con decreto, senza consultazione con le categorie e senza dibattito parlamentare, e, soprattutto senza approvare norme che violano la Costituzione».
«Il decreto “Salva Italia” attacca senza ragione alcuna le professioni – spiega, appunto, il presidente dell’Oua - è inaccettabile per le modalità di approvazione e per i contenuti, perché acuisce aspetti già gravi contenuti nella legge di stabilità che l’Avvocatura ha chiesto di emendare (soci di capitale, abolizione delle tariffe professionali, etc). Nella legge di stabilità, inoltre, si prevede che gli ordinamenti professionali saranno riformati con regolamento governativo e decreto presidenziale. Nel decreto varato dal nuovo Governo si passa addirittura ad una illegittima abrogazione automatica se entro il 13 agosto del 2012 gli ordinamenti professionali non saranno riformati. Una ghigliottina contro il diritto e la Costituzione».
«Non solo: la norma della legge di stabilità (articolo 10) - sottolinea de Tilla - viola l’articolo 3 della Costituzione, perché un regolamento non può abrogare una legge, ma anche l’art. 117(comma 3), perché elude la competenza concorrente tra Stato e Regioni nella materia delle professioni. Ma il vizio di incostituzionalità è ancora più palese perché si configura un assurdo: il ruolo della magistratura è regolato dalla legge mentre le funzioni svolte dall’avvocatura (soggetto costituzionale) sarebbero disciplinate e modificate con regolamento. Risultano violati palesemente gli artt. 24, comma secondo, (la difesa è diritto inviolabile e irrinunciabile dei cittadini) e 111 (giusto processo) che sono i cardini della giurisdizione. Ed inoltre sarebbero violati gli articoli 21 e 32 della Costituzione per la compromissione di diritti fondamentali come la libertà di stampa e la tutela della salute. Assistiamo a un attentato all’idea fondativa della nostra democrazia, che meriterebbe una maggiore attenzione e una forte mobilitazione dell’opinione pubblica e delle categorie professionali».
«L’appello – continua - è tanto più forte dopo il parere di alcuni giuristi, primo tra tutti Massimo Luciani, che ha portato argomenti rilevanti di palese incostituzionalità della normativa della seconda manovra economica e della legge di stabilità».
Ma la questione è anche prettamente politica, per de Tilla, «la riforma delle professioni non ha nulla a che vedere con le reali cause della crisi economica che riguardano il capitalismo parassitario e finanziario, la corruzione, l’evasione fiscale. E se si vuole far intendere ciò, è una grande bugia, una scusa per “rottamare” le attività professionali, facendo passare più di due milioni di professionisti, che raccolgono disoccupazione intellettuale, lavoro precario e lavoro sottoremunerato come una “casta di privilegiati”.
Alcuni editorialisti, pur rispettabili, “non sanno di cosa parlano”: l’Europa non chiede di liberalizzare selvaggiamente il mondo delle professioni senza tener conto delle identità nazionali.
Ed è improprio chiedere l’“eliminazione degli ostacoli all’accesso e all’esercizio della professione”, quando le professioni sono già fortemente liberalizzate con albi sovraffollati ed esercizio professionale indistinto e diffuso su tutto il territorio nazionale.
È in corso una vera e propria “caccia alle streghe”, che sta giustificando vere e proprie aggressioni alla Costituzione, è un’operazione di distrazione mediatica sui problemi strutturali del Paese, a partire dalla eliminazione dei costi eccessivi della “malapolitica”, dalla lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, dai mancati tagli contro l’elefantiaco carrozzone di enti inutili e di imprese del para-pubblico».

mercoledì, dicembre 07, 2011

L’OPINIONE: parla Mario Napoli, presidente dell’Ordine di Torino.


L’argomento che tiene banco in questo momento è quello delle società di capitali, con socio di capitale anche in maggioranza, previste anche per lo svolgimento dell’attività forense dalla manovra estiva, che ora il decreto Monti ha ribadito.
“Per gli studi legali una tale previsione porterà a conseguenze devastanti per una tutela effettiva dei diritti dei nostri assistiti. Nessun cittadino sarà interessato ad una tale possibilità: soltanto i grandi gruppi bancari, industriali, assicurativi saranno tentati di azzerare i propri costi di assistenza legale costituendo società nelle quali assumere una posizione dominante. In sostanza si è finito per premiare proprio coloro che, con pesi diversi, sono i principali responsabili della nostra crisi economica (e morale).
E ciò sia detto senza considerare l’interesse che la malavita organizzata riserverà all’accordata possibilità di partecipare all’attività legale.
Si perderà l’indipendenza del professionista che non potrà in alcun modo tener testa alle esigenze puramente speculative del socio di capitale ed alle pressioni dell’amministratore che sarà sua espressione.
Il segreto professionale scomparirà perché sarà di fatto impossibile per il professionista di minoranza difendere i propri dossier ed opporsi all’invadente curiosità di socio dominante che potrà tranquillamente utilizzare le informazioni coperte da segreto professionale per la propria attività imprenditoriale e speculativa.
Ma in tale modo verrà meno uno dei pilastri della nostra civiltà, verranno compromesse le regole di una civile competizione economica, la speranza di affidamento del cittadino.
Oltre allo scempio che verrà fatto dei diritti dei cittadini, vorrei anche fare due previsioni sconfortanti: la fine di un tessuto sociale ed economico rappresentato da tanti e tanti studi (che dovranno chiudere, licenziando il proprio personale e mandando a spasso i colleghi giovani) che ha rappresentato e rappresenta una realtà economica tutt’altro che trascurabile e la rovina della nostra Cassa di Previdenza poiché è evidente che tutto quanto sarà incassato quale dividendo sfuggirà, lecitamente, a quella contribuzione previdenziale che sino ad oggi ha consentito al nostro ente previdenziale di non gravare sui conti dello Stato”.

martedì, dicembre 06, 2011

Opposizione a decreto ingiuntivo: ok definitivo alla legge interpretativa.


Definitivamente approvato oggi dalla Camera il disegno di legge cd. "salva decreto ingiuntivo", recante "Modifica dell’articolo 645 e interpretazione autentica dell’articolo 165 del codice di procedura civile in materia di opposizione al decreto ingiuntivo".
In particolare il provvedimento (a seguito della sentenza 9 settembre 2010, n. 19246 della Corte di Cassazione) sopprime, al secondo comma dell’articolo 645 c.p.c., le parole "; ma i termini di comparizione sono ridotti a metà".
Inoltre nei procedimenti pendenti, il primo comma dell'articolo 165 c.p.c. va così interpretato: la riduzione del termine di costituzione dell’attore ivi prevista si applica, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo, solo se l’opponente abbia assegnato all’opposto un termine di comparizione inferiore a quello di cui all’articolo 163-bis, primo comma, del medesimo codice.

Decreto "salvaitalia": il commento del CNF.

Decreto "salvaitalia": Art. 33 (Soppressione limitazioni esercizio attività professionali).


Articolo 33
Soppressione limitazioni esercizio attività professionali
1. All'articolo 19, della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 2, dopo le parole "sono abrogate con effetto dall'entrata in vigore del regolamento governativo di cui al comma 1", è aggiunto il seguente periodo: "e, in ogni caso, dalla data del 13 agosto 2012";
b) dopo il comma 2, è aggiunto il seguente: "2-bis. All'articolo 3, comma 5, lett. c), del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole "la durata del tirocinio non potrà essere complessivamente superiore a tre anni", sono sostituite dalle seguenti: "la durata del tirocinio non potrà essere complessivamente superiore a diciotto mesi".

lunedì, dicembre 05, 2011

Domani l'O.U.A. al programma televisivo "Agorà".

Spese processuali: il giudice che riduce parcella deve indicare il criterio di liquidazione adottato. La debenza delle spese generali è automatica.


Corte di Cassazione-Sezione II civile
Sentenza 29 novembre 2011, n. 25351

"Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte in tema di liquidazione di spese processuali (v. fra le numerose sentenze, la 8295/2007, la 13085/2006, la 8158/2003, la 11483/2002, la 5005/1999, la 10864/1998), il giudice che riduce l'ammontare complessivo di diritti ed onorari indicati nella nota prodotta dalle parti, ha l'obbligo d'indicare il criterio di liquidazione adottato, in modo da consentire il controllo di legittimità sulle variazioni effettuate, attesa l'inderogabilità dei compensi per le prestazioni di avvocato e procuratore sancita dall'art. 24 l. 794/1942. Il giudice, infatti, non può limitarsi ad una globale determinazione, in misura inferiore a quella richiesta, dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato, ma ha l'onere di dare adeguata motivazione dell'eliminazione o della riduzione di voci da lui operata, allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l’accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti e alle tariffe, in relazione all'inderogabilità dei relativi minimi, a norma del richiamato art. 24."

"La lettera e la ratio della disposizione di cui all'art. 15 d.m. n. 585 del 1994 o all'art. 12 del d.m. n. 172 del 2004, inducono a ritenere che il rimborso forfettario delle spese generali dovuto all’avvocato e al procuratore a norma della tariffa professionale forense in ragione del 10% degli onorari e dei diritti (o, come afferma l'art. 12 del d.m. n. 172 del 2004, il 12,50% sull'importo degli onorari) spetta automaticamente al professionista, anche in assenza di allegazione specifica o di espressa richiesta, dovendosi quest'ultima ritenere implicita nella domanda di condanna al pagamento degli onorari giudiziali. Non vi è dubbio, infatti, che in base alle varie tariffe professionali succedutesi nel tempo il rimborso forfettario sulle spese processuali, costituisce una componente delle spese giudiziali".

venerdì, dicembre 02, 2011

LETTERA APERTA ALL’AVVOCATURA ITALIANA.


Da alcuni mesi il nostro Paese vive una situazione politico-economico-sociale di continua emergenza che ha, inevitabilmente, contagiato il sistema giustizia e il mondo forense.
Il medesimo clima emergenziale è stato infatti da tutti noi vissuto all’ultima Conferenza Nazionale dell’Avvocatura organizzata dall’OUA, tanto da consentire una rapida presa di posizione unitaria contro i possibili attacchi alla giurisdizione e ai pilastri fondamentali della nostra professione.
Tuttavia - mantenendo sempre vigile l’attenzione verso tutti i possibili ‘colpi di spugna’ – che la contingenza politica potrebbe improvvisare in questi giorni o nelle prossime settimane – ritengo doveroso concentrare la nostra attenzione verso obiettivi di più ampio respiro.
La difesa strenua dell’esistente, senza alcuna disponibilità al dialogo con gli interlocutori politici ed economici, rischia di aggravare la diffusa sensazione, presente nell’opinione pubblica, che tutti i guasti della Giustizia (o gran parte di essi) siano responsabilità degli avvocati.
La Giovane Avvocatura è ben consapevole che non esiste la casta degli avvocati, così come è consapevole che la nostra magnifica professione è nei fatti (oltre che giuridicamente) libera, soprattutto per quanto riguarda l’accesso.
Ma se vogliamo restituire fiducia nella nostra professione, siamo obbligati ad interrogarci sulla possibilità che si possa innovarla, mantenendo fermi i principi cardine dell’indipendenza e dell’autonomia dell’avvocato nelle sue scelte professionali; auspicando il massimo rispetto del codice deontologico e rafforzando il controllo disciplinare.
In questo quadro non sono giustificabili le chiusure nette verso le società professionali o inter-professionali a responsabilità limitata, che possono costituire una nuovo modello per l’organizzazione del lavoro degli studi legali anche, e soprattutto, a vantaggio delle giovani generazioni; sia pure con tutte le remore per la presenza di un socio di puro capitale (con poteri di amministrazione e controllo).
Come dovrebbe essere ben vista - in tale prospettiva - la netta divisione dell’attività disciplinare da quella amministrativa, prospettata nella manovra di agosto, in modo da consentire un recupero di credibilità della stessa struttura ordinistica.
Sarebbe auspicabile – anche e finalmente –la regolamentazione di quei rapporti tra avvocati titolari e avvocati collaboratori di studio, riconoscendo a quest’ultimi tutele e garanzie in linea con le recenti e future riforme del mercato del lavoro.
Ma tutto ciò passa inevitabilmente da una rivisitazione della rappresentanza democratica dell’Avvocatura.
Credo che sia ampiamente condivisa la sensazione di un gravissimo deficit di rappresentanza, dovuto al sistema poliarchico di governo della nostra classe, che produce una continua confusione dei ruoli e genera un mancato coordinamento delle nostre voci con gli interlocutori politici e non solo.

Oggi è quanto mai necessario che vi sia un’unica voce, davvero unitaria, democraticamente e direttamente eletta da tutti gli avvocati italiani, senza complicati meccanismi elettorali, senza elezioni di secondo o terzo grado.
Abbiamo bisogno del Presidente degli Avvocati Italiani, e per far questo l’AIGA è pronta a fare la sua parte.
Roma, 2/12/2011

Dario Greco
Presidente AIGA

Mediaconciliazione: cosa dice il provvedimento del Tribunale di Genova.


Con ordinanza del 18/11/2011, il Tribunale di Genova ha rimesso alla Corte Costituzionale una nuova questione di costituzionalità del D.lgs. 28/2010, sollevata e rilevata non manifestamente infondata dal predetto Tribunale nell’ambito di una confessoria servitutis introdotta con il procedimento ex art. 702 bis c.p.c.
Fra le questioni ritenute non manifestamente infondate e rimesse al sindacato incidentale di legittimità della Corte Costituzionale dal Tribunale di Genova vi è la mancata trascrivibilità della domanda di mediazione, agli effetti di cui all’art. 2644 c.c., con la conseguenza che “per i diritti reali, la mediazione dovrà sempre essere “doppiata” dal giudizio ordinario…atteso che, in caso contrario, l’attore vittorioso non potrebbe comunque trascrivere direttamente né il verbale di avvenuta positiva mediazione (se non previa autenticazione delle sottoscrizioni da parte di un pubblico ufficiale a ciò abilitato, né soprattutto giovarsi dell’effetto prenotativo della domanda di mediazione (non trascrivibile)”.
Rileva, quindi, ancora il Tribunale di Genova che “l’attore dovrebbe presentare istanza di mediazione, a pena di improcedibilità della domanda, quindi iniziare comunque un giudizio trascrivendo la domanda…e, a prescindere dall’esisto della mediazione, chiedere comunque una pronuncia giurisdizionale di merito, atteso che viceversa non potrebbe comunque né trascrivere direttamente il verbale di mediazione né soprattutto giovarsi dell’effetto domanda (l’effetto prenotativo è infatti limitato ai casi in cui la trascrizione della domanda sia seguita dalla trascrizione di una sentenza o di un provvedimento giurisdizionale analogo alla stessa, come appunto l’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c.)”.
Con la conseguenza, osserva lucidamente il Tribunale di Genova, che “il soggetto procedente si troverà comunque costretto da un lato a sopportare sia i costi della mediazione sia il pagamento del contributo unificato per l’instaurazione del giudizio, senza in ogni caso potersi giovare dell’effetto deflattivo della prima. Tale situazione, naturale conseguenza dell’impossibilità di trascrivere sia la domanda di mediazione che il relativo verbale, contrasta quindi sia con l’art. 24 della Costituzione sia con l’art. 3 della Costituzione ed in particolare con il principio di ragionevolezza dallo stesso evincibile”.

CARTOLINE DA SALERNO.........

giovedì, dicembre 01, 2011

TRIBUNALE DI GENOVA RINVIA ALLA CORTE COSTITUZIONALE LA MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA: LIMITA L’ACCESSO ALLA GIUSTIZIA PER I CITTADINI.


S'allunga ulteriormente l’elenco delle ordinanze di rinvio alla Corte Costituzionale per la mediaconciliazione obbligatoria: è la volta del Tribunale di Genova, che con un’ordinanza - a firma del giudice Valentina Vinelli - ha confermato i profili di incostituzionalità della normativa, in quanto oggettivamente limita la possibilità dei cittadini di accedere alla giustizia.
de Tilla, Oua: “Anche per il Tribunale di Genova la mediaconciliazione obbligatoria è da rinviare alla Corte Costituzionale. Se a ciò aggiungiamo i dati fallimentari sul funzionamento del nuovo sistema, non possiamo che chiedere al Ministro della Giustizia Severino che si intervenga abrogando o sospendendo la normativa”

Calendario Udienze Civili del Tribunale di Salerno (a cura dell'AIGA).

Alpa: niente misure sulle professioni nel "pacchetto" di lunedì.

mercoledì, novembre 30, 2011

Garante Privacy: no al telemarketing a professionisti con dati dall'albo.


(Garante per la protezione dei dati personali, Provvedimento 29 settembre 2011, n.357: Vietate le telefonate promozionali a fini di marketing verso numeri tratti da albi professionali senza il consenso preventivo dell'interessato)
E' frequente l'utilizzo dei dati contenuti negli albi professionali (reperibili anche on line) da parte di operatori per finalità promozionali.
Il Garante si è pronunciato ribadendo che detta condotta deve ritenersi legittima solo se il promotore ha già acquisito il consenso dell'interessato o se presenta offerte strettamente attinenti l'attività svolta dal professionista contattato.
Il Garante ha evidenziato il principio cardine del sistema privacy e cioè il vincolo di finalità in base al quale i dati possono essere raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi e possono essere utilizzati in altri trattamenti in termini compatibili con tali scopi, tenuto conto del dettato dell'art. 11, comma 1, lett. b) del Codice.
In particolare, il trattamento dei dati personali è consentito solo ove la specifica disciplina di riferimento abbia espressamente previsto l'attività di comunicazione telefonica per le finalità di marketing sopra delineate, ovvero laddove le comunicazioni, effettuate per tali finalità, risultino "direttamente funzionali" all'attività svolta dall'interessato che è posta alla base dell'inserimento del dato telefonico nei pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque richiamati dall'art. 24 comma 1, lett. c) del Codice e sempreché non vi sia stata o sia manifestata opposizione al trattamento.
Non solo: il vincolo di finalità con la professione esercitata dall'interessato, nel caso in esame quella forense, deve essere interpretato in termini rigorosi nel senso che tale vincolo implica la stretta attinenza del trattamento per finalità di marketing all'esercizio di tale specifica professione, come potrebbe ad esempio ritenersi l'invio di pubblicazioni scientifiche per finalità di aggiornamento ed approfondimento di tematiche giuridiche.
Viceversa "pur in presenza dei possibili vantaggi economici che l'offerta di servizi di telefonia business può offrire al professionista, il trattamento dei dati personali per finalità promozionali non può ritenersi "direttamente funzionale" all'esercizio della specifica attività forense svolta dall'interessato e giustificare l'esonero dall'acquisizione del consenso, limitandosi, tale offerta, ad offrire soluzioni astrattamente idonee a soddisfare le esigenze di un'indifferenziata tipologia di soggetti".

GIUSTIZIA: SEVERINO, SU CONCILIAZIONE TROVARE GIUSTO EQUILIBRIO. MAI PARLATO ABOLIZIONE ORDINI.


Roma, 29 nov. - “Sulla conciliazione c’e’ una direttiva comunitaria. Si tratta di trovare il giusto equilibrio, ovvero attuarla senza andare oltre cio’ che nella tradizione italiana puo’ essere condiviso”.
E’ quanto ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino, nel corso della sua audizione davanti alla commissione Giustizia del Senato, in merito alla media conciliazione obbligatoria.
“La direttiva - ha precisato il ministro Severino - c’e’ ed e’ condivisa dai paesi europei. Spesso i provvedimenti dei quale si discute hanno una cornice europea e all’interno di essa devono trovare un proprio equilibrio”.
"Nessuno ha mai parlato di abolizione degli ordini. Liberalizzare non vuole dire consentire a chiunque di fare l'avvocato. Ma eliminare gli ostacoli eccessivi all'esercizio delle professioni".
Cosi' il ministro della Giustizia Paola Severino ha tranquillizzato sui timori che si erano diffusi soprattutto nell'avvocatura.

martedì, novembre 29, 2011

Evento formativo oganizzato dal NESOS.

Giustizia/ Lupo: In Cassazione troppi ricorsi e troppi giudici.


E' una profonda revisione del sistema dei tre gradi di giudizio nel processo civile, quella che il primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo ha proposto al nuovo ministro della Giustizia Paola Severino.
Parlando nell'aula Magna della Suprema Corte in occasione della presentazione del libro 'La fatica dei giusti', scritto dal vicepresidente del Csm Michele Vietti, Lupo ha lanciato l'allarme carichi pendenti: "In Cassazione si lavora tantissimo, è aumentata la produttività ma c'è un arretrato di centomila ricorsi. Sembra di vuotare con un secchiello il mare", ma, ha ammonito, "la soluzione non è abolire l'appello".
Per questo, visto che non sarebbe realistico immaginare oggi una modifica alla norma costituzionale che prevede (articolo 111) che "contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale (...) è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge", Lupo ha proposto una modifica del regime dell'appello: "Se il controllo di legalità" sulle motivazioni delle sentenze "viene fatto in appello, in Cassazione si va solo per violazione di legge o interpretazione".
L'obiettivo è "limitare il numero di ricorsi in Cassazione e limitare il numero dei giudici", anche per recuperare una unitarietà di giudizio che spesso è messa in discussione dalle pronunce successive di collegi diversi.

Società di capitali tra avvocati: “Pericolose e inutili”- Intervista a Dario Donella, avvocato in Verona.


“Pericolose ed anche inutili”. Per Dario Donella, avvocato in Verona e già presidente della Cassa di previdenza forense, la legge di stabilità che ha introdotto le società di capitali anche per lo svolgimento di attività professionale prevede “norme pessime”, con tante “anomalie”. Ma quel che più sollecita perplessità è la sostanziale inutilità di una forma societaria del genere per lo svolgimento di attività forense.
Domanda. Avvocato Donella, perché le spa per gli avvocati sono inutili?
Risposta. Basti pensare al regime della responsabilità. La limitazione della responsabilità, prpria delle spa, è illusoria. Gli avvocati avranno sempre una responsabilità illimitata per gli eventuali danni cagionati al cliente, che per effetto del codice civile (articolo 1228) si estenderà alla società. In secondo luogo, uno studio legale per partire non ha bisogno di grandi investimenti.
Domanda. Potrebbe essere una buona opportunità per i giovani?
Risposta. Assolutamente no. Un giovane avvocato farebbe fatica ad entrare senza capitale. E’ ammissibile un socio d’opera in una società di capitali? Francamente non credo.
Domanda. La legge di stabilità ha abrogato anche le legge che disciplina le associazioni tra professionisti. Cosa accadrà a quelle già costituite?
Risposta. Si applicherà il codice civile, che però non ha disposizioni specifiche per le associazioni tra avvocati.
Domanda. L’avvocatura è sostanzialmente contraria alla società di capitali perché mina l’autonomia del professionista.
Risposta. E’ così. E’ ingannevole la indicazione di società tra professionisti se prevale il socio di capitale, che potrà essere una società commerciale. E poi le perplessità sono numerosissime.
Domanda. Per esempio?
Risposta. Al socio avvocato si applicherà il codice deontologico; e la cancellazione dell’albo è causa di esclusione. Cosa accade per i soci non professionisti? Nessuna regole è prevista e la esclusione non è disciplinata. La legge di stabilità non prevede nessuna eccezione alle regole del codice civile per le società di capitali formate da professionisti.
Domanda. In suo articolo ha segnalato l’esistenza di tante anomalie. Quali?
Risposta. Sull’attività degli amministratori della società, per esempio, vigila il giudice. Sugli avvocati, la competenza disciplinare spetta agli Ordini. Vi sarà una doppia competenza? e poi i problemi che porrà la redazione del bilancio e le conseguenze sul piano fiscale: è impensabile applicare alle società tra avvocati il principio di competenza. Sul piano previdenziale, al di là delle tante questioni aperte per quanto riguarda la cassa forense, il dubbio principale è la determinazione dell’imponibile del contributo integrativo. La questione mi parrebbe già risolta dall’articolo 11 della legge 506/80, secondo la quale il contributo integrativo si paga su una quota del volume d’affari proporzionale alla partecipazione societaria dei soci avvocati.
Domanda. Quali saranno le regole di gestione di una società di capitali formata da avvocati e non?
Risposta. Il punto è anche questo: il voto in assemblea sarà proporzionale ai conferimenti? Anche gli utili? La partecipazione potrà essere ceduta dietro compenso. Le norme sono laconiche.
Domanda. Come corrispondere, allora, all’esigenza di mettere a disposizioni modelli di organizzazione del lavoro professionale legale più articolati?
Risposta. Si può puntare a un rafforzamento delle società tra professionisti, prevista dal decreto legislativo 96/2011. E’ vero che finora queste non sono state appetibili, per problemi fiscali e previdenziali. Si può partire dalla risoluzione di questi ultimi. La stp garantisce una organizzazione del lavoro collettiva ma garantisce la conservazione dei principi di indipendenza e autonomia del’avvocato, ai quali non si può rinunciare.

OUA CHIEDE AL GOVERNO MONTI UN INCONTRO PER CHIARIRE SU INTERVENTI PROFESSIONI.


(AGENPARL) - Roma - All’indomani della VII Conferenza Nazionale dell’Avvocatura, con circa duemila partecipanti provenienti da tutta Italia e la presenza delle rappresentanze istituzionali, politiche, ordinistiche e associative degli avvocati, Maurizio de Tilla, riprende i contenuti del documento finale approvato dall’assemblea e ribadisce la richiesta di incontro con il Governo, con il presidente del Consiglio Mario Monti e con il Guardasigilli, Paola Severino.

Allo stesso tempo si mostra profondamente preoccupato tanto per il clima di incertezza e pregiudizio nei confronti dell’avvocatura, quanto per i provvedimenti già approvati in questi mesi che precarizzano la professione forense e consentono l’ingresso dei Poteri forti negli studi professionali (grande imprese, banche, assicurazioni…) nonché i rischi di ingerenza della criminalità organizzata: "È veramente allucinante - attacca de Tilla - invece che combattere la delinquenza organizzata e la corruzione si vuole recuperare credibilità verso l’Europa vessando i professionisti, azzerando le tariffe professionali e attentando all’indipendenza degli avvocati con la previsione di soci di capitale nelle società professionali".

"Spazio, quindi, ai poteri forti e alle società che sbiancano il denaro sporco: ma in che paese viviamo? – sottolinea il presidente dell’Oua - la notizia diffusa con insistenza che si vogliono abolire alcuni ordini, ridurre le riserve ed attenuare la serietà dell’esame di stato, eliminando regole rigorose e formazione di qualità, ci fa tornare agli anni bui del medioevo. Si intende confondere le libertà fondamentali, collegate al sistema dei diritti conquistati con la democrazia, con regole mercantili e parassitarie".

"Ma forse sono i professionisti i responsabili della recessione – conclude de Tilla - ma di cosa stiamo parlando? Il Primo Ministro – persona di alto spessore morale – dovrà chiarire subito qual è il pensiero del Governo sulle professioni. Per questa ragione l’Avvocatura, nella Conferenza Nazionale, ha chiesto un incontro con il Presidente del Consiglio".

lunedì, novembre 28, 2011

Zoppini e Mazzamuto i sottosegretari alla Giustizia.


Il Consiglio dei Ministri di oggi, terminato alle ore 21,47, ha completato la squadra del Governo, procedendo alla nomina dei sottosegretari.
Andrea Zoppini, professore ordinario Diritto di privato comparato nell’Università di Roma Tre e Salvatore Mazzamuto, sempre professore ordinario della stessa università, sono i nuovi sottosegretari alla Giustizia.

sabato, novembre 26, 2011

DE TILLA (OUA): LA MEDIA CONCILIAZIONE OBBLIGATORIA E' UNA VERGOGNA!


(AGI) - Roma - “La media conciliazione obbligatoria e’ una cosa vergognosa di questo Paese. Gli avvocati vogliono che si elimini questo sconcio, immediatamente con decreto”.
E’ la richiesta avanzata da Maurizio de Tilla, presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura italiana (Oua) nel corso della VII conferenza nazionale dell’avvocatura che e’ in corso a Roma.
Tre sono i punti che l’avvocatura rappresentata da de Tilla chiede che siano presi in considerazione dal nuovo governo Monti: “cancellare subito la media conciliazione obbligatoria, mai piu’ proposte su sentenza a pagamento, via le societa’ di capitali”.
“Oltre a queste tre proposte - ha spiegato de Tilla - ci sarebbe una quarta richiesta ovvero assicurare i minimi tariffari garantiti almeno per la difesa nel processo”.
Duro attacco di Maurizio de Tilla anche nei confronti delle liberalizzazioni.
“Che la crisi si risolve con le liberalizzazioni delle professioni - ha detto de Tilla nel corso del suo intervento - e’ una grande bugia, perche’ le cause del dissesto sono le regole in cui il presidente del Consiglio Monti crede e sono state violate. Le cause del dissesto non sono gli avvocati che difendono i cittadini ma sono quelle regole che sono state sistematicamente violate”. (AGI)

GIUSTIZIA: DE TILLA, AVVOCATURA FARA' MOVIMENTO POLITICO.


(ASCA) - Roma- ''L'avvocatura fara' un grande movimento politico per contrastare le ingiustizie e le violenze che sta subendo''.
Lo ha dichiarato il presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla, a margine del suo intervento alla VII conferenza nazionale dell'avvocatura in corso a Roma.
''Noi vogliamo impegni precisi da parte di chi va in Parlamento - ha spiegato de Tilla - che non voti provvedimenti contro l'avvocatura''.
''In Italia c'e' un capitalismo parassitario'' ha aggiunto il presidente dell'Oua che ha detto di ''non voler essere governato da Morgan Stanley''.

Documento sottoscritto da tutte le componenti dell'Avvocatura nell'Assemblea del 26 novembre 2011.


La VII Conferenza Nazionale dell’Avvocatura Italiana,

PREMESSO

a) Che l’Avvocatura è impegnata con costanza e lealtà nella difesa dei diritti dei cittadini e, particolarmente, della Giustizia, quale fondamento della pace sociale, valore previsto e garantito dalla Carta Costituzionale;
b) Che in tale ottica tutte le componenti dell’avvocatura si sono costantemente impegnate a collaborare con il legislatore e l’esecutivo con lo scopo di individuare le iniziative atte a modernizzare il sistema ordinistico e adeguare l’agibilità della macchina giudiziaria nella direzione del recupero dell’efficienza, dell’economicità e dell’agibilità;
c) Che, in funzione di tale obiettivo e della individuazione delle proposte da formularsi ai poteri esecutivo e legislativo, è stata indetta la conferenza nazionale;
d) Che l’Avvocatura italiana, nel corso dei lavori del 25 e 26 novembre, ha preso atto dei reiterati attacchi alla centralità della giustizia nell’ organizzazione sociale, concretizzatisi anche mediante la limitazione della libertà e indipendenza dell’esercizio della professione legale;
e) Che, tuttavia, ha espresso nuovamente la ferma volontà di confronto con l’ esecutivo e le forze politiche, nonché di leale collaborazione ai fini dell’ adozione delle misure, anche legislative, atte allo scopo;

PRESO ATTO

1) Della mancata convocazione da parte del nuovo esecutivo dei vertici dell’ Avvocatura per procedere all’esame dello stato attuale della Giustizia e l’ analisi dei provvedimenti da adottarsi;
2) Della necessità che tale confronto sia immediato al fine di adottare i provvedimenti più urgenti;
3) Della dichiarata condivisione delle posizioni dell’avvocatura, qui espressa dai rappresentanti di tutte le forze politiche;

CHIEDE

A) Al Capo dello Stato, quale supremo garante della Costituzione, il quale in occasione del XXX Congresso Nazionale forense di Genova ha scritto che: ” L’ Avvocatura costituisce una componente peculiare dello Stato di diritto perché a essa spetta l’insostituibile funzione di assicurare un a efficace tutela dei diritti fondamentali della persona”, per impedire l’adozione di provvedimenti che si pongano in contrasto con i principi della Carta costituzionale, del Trattato di Lisbona e della Carta dei Diritti dell’Uomo a tutela della libertà dei cittadini e dell’indipendenza dell’Avvocatura, che esercita una attività che costituisce professione intellettuale e non attività di impresa o mercantile;
B) Al Presidente del Consiglio, al Ministro della Giustizia e ai Presidenti di Camera e Senato di convocare ad horas l’Avvocatura italiana, rappresentata dalle componenti nazionali istituzionali, politiche e associative;
C) All’Oua, al CNF e alla Cassa di Previdenza di insistere perché si instauri con il nuovo Governo un immediato e serrato confronto sui temi di cui innanzi e di assumere, in mancanza di riscontro alle sollecitazioni di cui sopra, legittime iniziative di protesta, con invito a tutti gli iscritti agli Ordini, esercenti funzioni di VPO, giudici di pace, GOT, giudici tributari, componenti dei Consigli giudiziari a rinunciare all’esercizio delle funzioni;
D) Di attuare su tutto il territorio nazionale uno stato di agitazione a tempo indeterminato con manifestazioni pubbliche, locali e nazionali, e mediante la indizione di tutte le legittime forme di protesta, anche le più dure e radicali, per la mancata considerazione della Giustizia e della difesa come un diritto dei cittadini;
E) Di convocare un Congresso straordinario dell’Avvocatura all’esito delle suindicate istanze.
Roma 26.11.2011

AIGA: NON ELIMINARE GARANZIE COSTITUZIONALI. PRONTI A LOTTARE PER DIRITTO A DIFESA, GIUSTO PROCESSO E CONTRADDITORIO ALLA PRESENZA D'UN AVVOCATO.


«Nessuno si sogni di eliminare le garanzie costituzionali del diritto alla difesa, del giusto processo e del contraddittorio fra le parti, garantito dalla presenza di un avvocato, spacciandole come interventi in favore della giovane avvocatura. Contro questi provvedimenti siamo pronti a lottare unitariamente con tutti gli organismi di rappresentanza della categoria».
È quanto dichiara Dario Greco, presidente dell'Aiga, Associazione italiana dei giovani avvocati, nel corso della VII conferenza nazionale dell'avvocatura, a Roma, in merito alle indiscrezioni su probabili misure che il governo si appresterebbe ad adottare sul fronte della giustizia, nell'ambito del progetto di liberalizzazioni.
Il leader dei legali under45 annuncia di aver «chiesto una convocazione urgente insieme alle altre componenti dell'avvocatura sia all'esecutivo, sia ai presidenti di Camera e Senato per affrontare immediatamente la questione, perché – conclude Greco – le liberalizzazioni non possono essere punitive, né devono diventare l'altare sul quale sacrificare, per favorire gli interessi dell'impresa, la qualità delle prestazioni professionali a tutela dei cittadini».

Conferenza Avvocatura: gli avvocati minacciano sciopero ad oltranza e dimissioni di massa.


Stato di agitazione a tempo indeterminato e invito a rinunciare alle funzioni a tutti gli avvocati "prestati" alla magistratura dai giudici di pace ai giudici onorari di tribunale (Got).
La VII conferenza dell'avvocatura nella giornata di chiusura si trasforma in un Consiglio di guerra sulla scia di una voce che darebbe in via di approvazione, già da martedì, un decreto destinato a liberalizzare le professioni.
Il timore di un "attacco", percepito come la fine per la categoria, si traduce in un documento nel quale si chiede un incontro urgente con il presidente della Repubblica, con il presidente del Consiglio, il ministro della Giustizia e i presidenti di Camera e Senato.
Se la risposta sarà un no l'impegno, assunto davanti all'assemblea ma non trasferito sulla carta, è quello di dimettersi in massa a cominciare dai vertici di Organismo unitario avvocatura italiana (Oua) e Consiglio nazionale forense (Cnf) fino ai presidenti degli ordini come comunicato da Antonio Conte dell'Ordine di Roma.
Con il documento si dà poi via libera a tutte le forme di protesta, anche le più dure e radicali. Tra queste anche l'invito a tutti gli iscritti agli ordini a rinunciare alle funzioni di vice procuratori onorario, giudici di pace, got, giudici tributari e componenti dei consiglio giudiziari.
La minaccia del decreto fa tornare sul palco dell'Hilton il presidente del Cnf Guido Alpa che lascia la sede di via Arenula per arrivare a via Cadlolo.
Alpa, sostenuto anche dal presidente della cassa Alberto Bagnoli, chiede di inserire nel documento le rassicuranti parole, contenute nei telegrammi inviati da Giorgio Napolitano, con cui il capo dello Stato, sia in occasione del XXX Congresso di Genova, ha definito fondamentale il ruolo affidato dalla Costituzione all'avvocatura per la difesa dei cittadini. Ruolo che impone una rapida approvazione di una riforma forense condivisa.
«Se il presidente della Repubblica dice che il ruolo dell'avvocatura è fondamentale – afferma Guido Alpa– allora vuol dire che la nostra categoria non può scomparire. Il nostro interlocutore è Napolitano non possono essercene altri. Un governo tecnico non può travolgere l'avvocatura – afferma il presidente del Cnf – e non può, come hanno sottolineato alcuni giornali, mettere mano a riforme importanti come quella che ci riguarda ma che riguarda anche i diritti fondamentali dei cittadini».
Il presidente Alpa, sottoscrive quanto previsto dal documento, salvo per motivi istituzionali, quanto riguarda un possibile sciopero a oltranza.
Alpa - pur ritenendo necessario agire per evitare che venga travolto anche l'ultimo baluardo della difesa tecnica, pena il dissolvimento della categoria – informa la platea di aver avuto rassicurazioni dal ministro della giustizia Paola Severino sul coinvolgimento dei diretti interessati quando arriverà il momento di parlare di liberalizzazioni. Non si fida Maurizio de Tilla che si dichiara "incavolato" a prescindere dall'arrivo del IV decreto. Aderisce al documento anche il presidente dell'Aiga Dario Greco, che invita a firmare la carta solo come avvocatura italiana superando ogni divisione interna.


di Patrizia Maciocchi

tratto dal sito: www.ilsole24ore.com del 26.11.2011

L'AFORISMA DEL SABATO.

venerdì, novembre 25, 2011

GIUSTIZIA: OGGI A ROMA VII CONFERENZA NAZIONALE AVVOCATURA


(AGI) – Roma - Maurizio de Tilla, presidente Oua, alla vigilia dell’assise dice “Si possono superare le contrapposizioni sterili di questi anni e correggere politiche sbagliate, inadeguate e, spesso, viziate da eccessivi ideologismi che interessano la giustizia le libere professioni. Il nuovo Governo e il Guardasigilli, Paola Severino, ascoltando le nostre proposte, si renderanno conto che siamo in condizione di avviare immediatamente alcune iniziative per smaltire, l’arretrato pendente, oltre cinque milioni di cause, senza rottamare i diritti dei cittadini, nonche’ di rendere i tribunali piu’ efficienti e, quindi, ridurre i tempi dei processi, puntando sulla managerializzazione, il processo telematico, l’innovazione tecnologica, la riorganizzazione degli uffici e la forte collaborazione degli avvocati italiani. Da mettere in soffitta progetti fallimentari e incostituzionali come la media-conciliazione obbligatoria: 3mila cause con conciliazione in sei mesi, uno spreco di denaro enorme”.
“Allo stesso tempo siamo pronti a modernizzare la professione forense, senza pero’ svendere la qualita’ e senza avviare esperimenti pericolosi, come l’introduzione con la legge di stabilita’ dei soci di capitale negli studi legali. Cosi’ comandera’ solo la logica del profitto, non il legittimo desiderio di giustizia del cittadino o di un’impresa che ha subito un danno. Prima con la media-conciliazione obbligatoria, affidata soprattutto a imprese private, ora con i soci di capitale negli studi si aprono due porte per che possono consentire l’ingresso di soggetti non trasparenti e di capitali sporchi nell’amministrazione della giustizia. Una strada sbagliata e domani indicheremo i prossimi appuntamenti e la road map di proposte che avvieremo con la politica, con il Governo e anche con il mondo dell’impresa. A Roma ci sara’ l’avvocatura che vuole crescere e cambiare la societa’ e che raccoglie le sfide della modernita’”.
Le relazioni introduttive saranno tenute dallo stesso Maurizio de Tilla, quindi dal prof. Guido Alpa, presidente del Consiglio Nazionale Forense, e dall’avv. Alberto Bagnoli, presidente della Cassa Forense.

giovedì, novembre 24, 2011

VII Conferenza Nazionale Avvocatura.

Evento formativo in materia di RCA (26 nov. 2011 - n. 8 crediti).

Ecco come Monti risanerà il bilancio.........

Alpa (CNF) ha oggi incontrato il nuovo Ministro della Giustizia.

ESAMI AVVOCATO 2011: Salerno, la composizione della 1a Commissione.


MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
DECRETO 8 novembre 2011



CORTE D'APPELLO DI SALERNO
Iª COMMISSIONE


DI LIETO avv. Andrea
Ordine di Salerno
PRESIDENTE

GIGLIO COBUZIO dott.ssa Paola
Magistrato ordinario che ha conseguito la II valutazione di professionalità
Tribunale di Salerno

MARRONE dott. Nicola
Magistrato ordinario che ha conseguito la II valutazione di professionalità
Tribunale di Vallo della Lucania

FEOLA avv. Marcello
Ordine di Salerno

D'ANTONIO prof. Virgilio
Nato a Salerno il 13.3.1980
Professore associato
Università degli Studi di Salerno
Facoltà di Lettere e Filosofia

STRIANESE avv. Giuseppe
Nato a Salerno il 23.3.1959
Ordine di Nocera Inferiore
VICE PRESIDENTE

MAINENTI dott.ssa Marina
Magistrato ordinario che ha conseguito la III valutazione di professionalità
Tribunale di Salerno

PERROTTA dott. Ubaldo
Magistrato ordinario che conseguito la III valutazione di professionalità
Tribunale di Salerno

BASCO avv. Lucio
Ordine di Salerno

ZAMBRANO prof.ssa Virginia
Professore ordinario
Università degli Studi di Salerno
Facoltà di Giurisprudenza

Liberi di difendere le libertà!

mercoledì, novembre 23, 2011

L'indipendenza dell'Avvocatura non ha prezzo!


La cosiddetta legge di stabilità, all'articolo 10, prevede che nelle società professionali, ad esempio fra avvocati, possano entrare senza limiti di partecipazione anche «soci di capitale».
In tal modo potremmo avere – e probabilmente avremo – cosiddetti "investitori" con la maggioranza del capitale societario e con l'unico, ovvio, limite dell'attività professionale tipica che potrà essere svolta soltanto dal professionista che abbia i requisiti necessari (praticantato, esami, iscrizione all'albo, eccetera).
Con ogni probabilità vedremo così i grandi clienti (banche, assicurazioni, gruppi industriali e commerciali) organizzare grandi studi di avvocati che li considerino clienti privilegiati e che seguono i loro problemi legali.
Questi "soci di capitale" non avranno bisogno così di altri avvocati e, ove fosse indispensabile, affiancherebbero loro quelli del "proprio" studio e, viceversa, gli avvocati dello studio "di capitale" non avranno bisogno di altri clienti e, meno che mai, avranno clienti dello stesso ramo di attività (banche, assicurazioni eccetera).
In tal modo l'indipendenza, qualità fondamentale di un avvocato, sarebbe compromessa.
E più ancora sarebbe la "riservatezza" che è essenziale per l'attività di un avvocato e per il cliente che deve contarvi.
Il "socio di capitale" infatti (specie se di maggioranza) avrebbe il diritto di conoscere tutti gli affari dello studio, le spese, le parcelle eccetera, magari anche relativi a clienti suoi concorrenti o, a loro volta, propri clienti (della banca o dell'assicurazione).
Ma è noto che, per legge, tutti i rapporti di un avvocato con un cliente sono coperti da segreto professionale e una sua violazione è considerata un reato (si vedano gli aricoli 622 del Codice penale e 200 del Codice di procedura penale). L'avvocato ha il diritto di opporre il segreto a un giudice o a un pubblico funzionario (ad esempio dell'agenzia delle Entrate o della Guardia di finanza) ma non lo sarebbe per un "socio di capitale".
Più d'una volta la Corte europea per i diritti dell'uomo ha riconosciuto che una persona ha diritto all'assistenza di un avvocato e che l'avvocato deve essere indipendente e riservato.
In un caso ha espressamente detto che «an encroachment on professional secrecy may have repercussions on the proper administration of justice and hence on the rights guaranteed by article 6 of the Convention», cioè «un'invadenza nel segreto professionale può avere ripercussioni sull'amministrazione della Giustizia e di quei diritti garantiti dall'articolo 6 della Convenzione».
E, com'è noto, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo per l'articolo 117 della nostra Costituzione ha rango "costituzionale".
Perché allora questa apertura ai "soci di capitale"?
Per apportare mezzi finanziari – si dice – che consentano espansione degli studi d'avvocati e loro migliore organizzazione.
Ma si può comprare l'indipendenza e la riservatezza di un avvocato?

di Franzo Grande Stevens

Danno biologico, Palazzo Spada: sì a tabella unica ma con coefficienti corretti.


Consiglio di Stato , parere 17.11.2011 n° 4209

La tabella unica nazionale sul danno biologico risponde all'esigenza ordinamentale di parità di trattamento in situazioni analoghe, ma su di essa grava un rischio assai probabile: la disapplicazione da parte del giudice civile.

E' quanto scrive il Consiglio di Stato, nel Parere n. 4209 del 17 novembre scorso, in merito allo schema di DPR recante "Nuova tabella delle menomazioni all’integrità psicofisica comprese fra dieci e cento punti di invalidità", approvato dal Consiglio dei Ministri il 3 agosto 2011.

I coefficienti non rispettano i criteri normativi. Secondo Palazzo Spada, infatti, i moltiplicatori della tabella dovrebbero crescere in maniera più che proporzionale rispetto all’aumento dei punti di invalidità, come stabilito dall’art. 138, comma 2, lett. c) del Codice delle assicurazioni (D.lgs. n. 209/2005). Da qui la possibile disapplicazione della tabella da parte dei giudici.

L'applicazione della tabella ai soli sinistri stradali, inoltre, determina un'altra conseguenza distorsiva: analoghe lesioni verrebbero ad ottenere differenti trattamenti risarcitori, a seconda del solo fatto che l'evento sia avvenuta nell’ambito della circolazione stradale o meno.

La tabella unica ha un futuro più che mai incerto: da una parte, la Camera, lo scorso 24 ottobre, ha approvato una mozione che impegna il Governo a ritirare il provvedimento; dall'altra, nel frattempo a Palazzo Chigi si è insediato un nuovo esecutivo.

(Altalex, 22 novembre 2011)