martedì, novembre 22, 2011

Convegno AIGA sulle discriminazioni di genere nel diritto italiano (25 novembre -ore 15,30).



“Le discriminazioni di genere nel diritto italiano: uguaglianza imperfetta o disegueglianza sostanziale?”: questo il tema del convegno di studi organizzato dall’AIGA - Associazione Italiana Giovani Avvocati sezione di Salerno in collaborazione con l'Ufficio della Consigliera provinciale di Parità che si terrà il prossimo 25 novembre alle ore 15.30 nell’Aula Parrilli del Tribunale di Salerno.

Dopo i saluti dell’Avv.Pasquale Visconti, consigliere dell’ordine forense di Salerno, i lavori saranno introdotti dall’avv.Lucia Senese, Consigliera di Parità della Provincia di Salerno e dagli avvocati Giulia Maiello e Tommaso Amato dell’AIGA Salerno.
Sono previsti gli interventi della professoressa Alfonsina De Felice, docente di diritto della previdenza sociale e della sicurezza sociale presso l’Università Federico II di Napoli, che illustrerà l’impianto normativo dalla legge n.903/77 al decreto legislativo n.05/10, e della dott.ssa Ippolita Laudati, magistrato della sezione lavoro del Tribunale di Salerno, che illustrerà i profili processuali e la casistica giurisprudenziale in materia di discriminazioni di genere.

Nel corso dei lavori è prevista la proiezione di un cortometraggio realizzato dall’ufficio della consigliera di parità della Provincia di Salerno e di tre spot sulle discriminazioni di genere sui luoghi di lavoro.

Ai partecipanti al convegno, che dà diritto al conseguimento di quattro crediti formativi, verrà consegnato un attestato di partecipazione da allegare al proprio curriculum professionale che costituirà titolo preferenziale per l’iscrizione all’apposito Albo istituito dall’Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Salerno.

PAGA CON UN ASSEGNO E POI NE DENUNCIA LO SMARRIMENTO: È CALUNNIA!


Cassazione Penale, sez. VI, 28 ottobre 2011, n. 39237

"La falsa dichiarazione di aver smarrito un assegno consegnato invece in pagamento ad un altro soggetto integra il reato di calunnia poiché simula ai danni del prenditore del titolo il reato di furto o di ricettazione e non eventualmente quello di appropriazione indebita di cosa smarrita.
È perciò irrilevante il fatto che alla denuncia di smarrimento non abbia fatto seguito la proposizione della querela per i reati di appropriazione indebita di cosa smarrita e di falso in assegno.
Perché possa configurarsi il delitto di appropriazione indebita di cosa smarrita infatti è necessario che la cosa sia uscita definitivamente dalla sfera di disponibilità del legittimo possessore e che questi non sia in grado di ripristinare su di essa il primitivo potere e poiché è sicuramente e agevolmente possibile risalire, sulla base delle annotazioni contenute nell'assegno, al titolare del conto, chi se ne impossessa illegittimamente commette o il reato di furto o quello di ricettazione."

lunedì, novembre 21, 2011

L'avvocato Antonio Conte, presidente dell'Ordine degli avvocati di Roma, escluso dal Comitato dei Delegati della Cassa per ineleggibilità.


È stato escluso dal Comitato dei Delegati della Cassa per ineleggibilità, a motivo di morosità contributiva inerente l'anno 2002, per una cifra pari a 999,66 euro. Un'omissione relativa al contributo soggettivo e integrativo «ritualmente contestata all'interessato, ai sensi dell'articolo 10 del Regolamento delle sanzioni».
Parla chiaro l'ordinanza del Tribunale civile del 14 ottobre, che mette nero su bianco la vicenda legata al numero uno dell'Ordine degli avvocati, bocciando il ricorso presentato dall'avvocato sulla questione.
«La Commissione, all'unanimità - si legge nell'ordinanza - rileva che, dalle attestazioni pervenute dalla Cassa per gli avvocati, per Antonio Conte risulta un debito contributivo che la Cassa ha ritualmente contestato e che non risulta regolarizzato alla data del 29 novembre 2008 e, per l'effetto, dichiara la non eleggibilità del candidato».
Secondo una norma interna, infatti, non è candidabile, e quindi non eleggibile, l'iscritto cui sia stato già contestato il debito contributivo e che non abbia provveduto alla tempestiva regolarizzazione entro il termine ultimo per la presentazione delle candidature. Non è, quindi, eleggibile il candidato la cui morosità sia stata per così dire formalizzata e ufficializzata attraverso l'attivazione della procedura ex articolo l0 del Regolamento per la Disciplina delle Sanzioni.
Per la verità, non è la prima volta che il nome dell'avvocato Antonio Conte, legale anche della As Roma, si lega a casi del genere. Anche uno dei componenti della lista a suo nome, eletto al Consiglio dell'Ordine, l'avvocato Alessandro Graziani, è stato escluso perché ritenuto ineleggibile.
Inserito in lista, dunque, pur sapendo che non poteva essere candidato. Il Consiglio Nazionale Forense, infatti, con il provvedimento del 26 luglio scorso, accertata l'ineleggibilità di Graziani, per il suo ruolo ricoperto di componente della Commissione d'esame nei due anni prima delle elezioni, ha dichiarato l'illegittimità della sua proclamazione nell'ambito delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Roma nel biennio 2010-12.
Dopo un anno e mezzo, l'avvocato Graziani è stato escluso dal Consiglio dell'Ordine e la decisione del Consiglio specifica espressamente che la sua illegittima partecipazione alle elezioni ha influenzato l'esito delle elezioni, ovviamente in favore della lista Conte. E ora si replica, con il presidente Antonio Conte dichiarato ineleggibile alla Cassa forense.

TRATTO DAL SITO: http://www.iltempo.it.

Convegno sulla colpa professionale medica (02/12/2011 - n. 4 crediti).

Evento formativo di procedura penale (24/11/2011 - n. 4 crediti).

venerdì, novembre 18, 2011

Vietti: impensabili 1.500 uffici giudiziari con risorse limitate.


Napoli, 18 nov. - (Adnkronos) - "Sulla riforma della geografia giudiziaria si giochera' gran parte dello sforzo di razionalizzazione del sistema".
Lo ha dichiarato il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, intervenuto all'incontro 'I cambiamenti nella giustizia civile' organizzato dall'Universita' Federico II di Napoli.
"Le risorse - ha aggiunto Vietti - sono limitate ed e' impensabile usarle cosi', allo stesso modo e' impossibile mantenere 1.500 uffici giudiziari".
I tribunali, ha ribadito, "sono sotto il minimo della sopravvivenza, con numeri risibili che contribuiscono all'inefficienza complessiva del sistema". Su questo, ha spiegato il vicepresidente del Csm, "il Governo e' chiamato a una prima prova".
Ai fini dell'elaborazione delle riforme necessarie al sistema giudiziario, ha spiegato Vietti, "il Csm puo' contribuire al fianco del Parlamento, del Governo e del ministro della Giustizia. Non e' stravagante che il Consiglio si occupi dell'efficacia del sistema ed e' tempo di finirla con le sterili polemiche secondo le quali deve parlare solo se interpellato".
Il Csm, ha concluso Vietti, "non pretende di essere ascoltato quando parla, ma pretende di parlare nello spirito di collaborazione con gli altri poteri, in ragione delle proprie cognizioni".

Finalmente torna la moralità!

giovedì, novembre 17, 2011

ORDINE DEGLI AVVOCATI DI SALERNO: DAL 18/11 COMUNICAZIONI A MEZZO PEC.


Il D.M. 21.2.2011 n. 44 pubblicato in G.U. 18.4.2011 n. 89, in esecuzione dell’articolo 4 comma 1 del DL 29 dicembre 2009 n. 193 (convertito nella legge 22 febbraio 2010 n. 24) ha reso obbligatoria l'utilizzazione della P.E.C. - posta elettronica certificata, per l’attuazione del processo civile telematico (P.C.T.).
Dal 18 novembre 2011 le comunicazioni processuali agli avvocati costituiti - biglietti di cancelleria ed in futuro notificazioni - saranno effettuate esclusivamente a mezzo P.E.C. (Posta Elettronica Certificata).
Qualunque P.E.C. adottata (es.: @pec.ordineforense.salerno.it - @cnfpec.it - @puntopec.it – Giuffrè - Lextel o altre ) è idonea al servizio, purchè comunicata all'Ordine di appartenenza.
Si invitano pertanto gli iscritti,che non avessero ancora provveduto, ad attivare una casella P.E.C..
Tutti i titolari della casella P.E.C. devono comunicarne gli estremi alla Segreteria dell'Ordine, per la compilazione del Registro Generale degli Indirizzi Elettronici, entro e non oltre il 15 novembre 2011.
La comunicazione, in carta libera e corredata da copia di documento di riconoscimento, potrà essere consegnata allo sportello della segreteria, nei consueti orari di ufficio, oppure trasmessa a mezzo telefax al n. 0892574357.
IN MANCANZA, LA COMUNICAZIONE DEI BIGLIETTI DI CANCELLERIA AVVERRA’ MEDIANTE DEPOSITO IN CANCELLERIA AI SENSI DELL’ART. 51 D.L. 112/2008 del 25.6.2008 (MODIF. dal D.L. 193/2009, CONV. IN L. 24/2010)
INOLTRE, PER LA MANCATA INDICAZIONE DELL’INDIRIZZO P.E.C. NEGLI ATTI INTRODUTTIVI E’ PREVISTA LA MAGGIORAZIONE DEL 50% DEL CONTRIBUTO UNIFICATO.

mercoledì, novembre 16, 2011

OUA: PRONTI A COLLABORARE CON IL GOVERNO MONTI.

Paola Severino è il Ministro della Giustizia del Governo Monti.


Avv. Prof. Paola Severino Di Benedetto

· Laureata in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, con la votazione di 110/110 e lode;

· Ha frequentato la scuola di specializzazione in Diritto penale e criminologia, presso la stessa Università;

· Vincitrice di un concorso bandito dal C.N.R. per l’assegnazione di borse di studio (bando del 25.5.1971), di cui ha usufruito per il triennio 1972-1975;

· Vincitrice del concorso ad 1 posto di assistente ordinario presso la II Cattedra di Diritto penale dell’Università di Roma (decr. nomina del 22.12.1975), dove ha prestato servizio, nella qualità, dal giugno 1975 al febbraio 1987;

· Vincitrice di una borsa di studio C.N.R. per soggiorni all’estero, per l’anno 1983, di cui ha usufruito presso il Max Planck Institut di Freiburg (bando n. 203.9.11 del 2.2.1982);

· Idonea alla Iª tornata del giudizio di idoneità a professore associato, ha preso servizio, nella qualità, il 21.2.1987, presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Perugia, Cattedra di Diritto penale commerciale;

· Ha fatto parte della redazione dell’Enciclopedia giuridica Treccani;

· Fa parte della redazione della rivista Banca, borsa e titolo di credito;

· E’ stata titolare di un contratto integrativo di insegnamento presso la Cattedra di Diritto penale della Facoltà di Giurisprudenza della L.U.I.S.S. per gli anni accademici 1987/88, 1988/89, nonché di contratto di insegnamento di Diritto penale commerciale, presso la stessa Facoltà, per l’anno accademico 1989/90;

· E’ titolare dell’insegnamento di Diritto penale, II, presso la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma;

· Dal 1° novembre 1990 è divenuta titolare, in qualità di professore di ruolo di II fascia, della Cattedra di Diritto penale, presso la Facoltà di Giurisprudenza della L.U.I.S.S. “Guido Carli” di Roma e dalla stessa data è stata supplente di Diritto penale commerciale presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Perugia;

· Ha mantenuto tali ultime qualifiche fino al 1° novembre 1995, data nella quale ha preso servizio, in qualità di professore di ruolo di I fascia, essendo risultata vincitrice del relativo concorso (D.M. 16.4.1992), presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Perugia, Cattedra di Diritto penale;

· Dal 1° novembre 1998 è titolare, in qualità di professore di ruolo di I fascia, della Cattedra di Diritto penale, presso la Facoltà di Giurisprudenza della L.U.I.S.S. “Guido Carli” di Roma;

· Dal 30 luglio 1997 al 30 luglio 2001 ha rivestito la carica di Vice Presidente del Consiglio della Magistratura Militare;

· Dal 1° maggio 2003 al 29 maggio 2006 è stata Preside della Facoltà di Giurisprudenza della L.U.I.S.S. “Guido Carli” di Roma;

· Dal 29 maggio 2006 è Vice Rettore della LUISS “Guido Carli” di Roma;

· E’ stata coordinatrice per le discipline penalistiche nella Scuola di Specializzazione per le professioni legali presso la Facoltà di Giurisprudenza della L.U.I.S.S. “Guido Carli” di Roma fino al 2005;

· E’ Direttore del Master in Diritto penale d’Impresa presso la LUISS “Guido Carli”;

· E’ avvocato penalista, iscritta all’albo degli Avvocati di Roma dal 1975 e consulente di numerose società, banche ed associazioni di categoria;

· E’ stata relatrice in numerosi convegni ed incontri scientifici sui temi del Diritto penale e del Diritto penale commerciale, nonché membro di varie Commissioni ministeriali per la riforma della legislazione penale e processuale penale.

AVVOCATI IN SALDO.

lunedì, novembre 14, 2011

Manifesto dell'Unione Camere Penali.

Prima riunione dell' "OFFICINA DELL'AVVOCATURA" (venerdì 18 novembre 2011).


Ill.mi Signori Avvocati

PRESIDENTI DEI CONSIGLI DELL’ORDINE DISTRETTUALI DEGLI AVVOCATI
PRESIDENTI DELLE UNIONI REGIONALI FORENSI
PRESIDENTE DELLA CASSA FORENSE
PRESIDENTE DELL’OUA
PRESIDENTI DELLE ASSOCIAZIONI FORENSI MAGGIORMENTE RAPPRESENTATIVE
COMPONENTI IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE
LORO SEDI



Illustri Presidenti e Cari Amici,
attesa l’importanza del momento e la necessità di dare inizio con urgenza ai lavori per lo sviluppo delle proposte decise insieme, in occasione dell’incontro di sabato 12 u.s. (tenutosi presso la Camera dei Deputati - Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari in Roma), ci incontriamo
venerdì 18 NOVEMBRE 2011, alle ore 15,
presso la sede amministrativa del Consiglio Nazionale Forense
in Roma, via del Governo Vecchio, 3.
L’incontro verterà sui seguenti, prioritari argomenti:
  1. CONTRIBUTO DELL’AVVOCATURA AL CONTENIMENTO DELL’ARRETRATO CIVILE
  2. SOCIETA’ TRA PROFESSIONISTI
  3. RAZIONALIZZAZIONE DELLE CIRCOSCRIZIONI GIUDIZIARIE
  4. INIZIATIVE A FAVORE DEI GIOVANI AVVOCATI
All’incontro, e a quelli che ne seguiranno, è prevista la partecipazione di un solo rappresentante per ogni distretto di Corte di Appello.
Pertanto, sarei grato ai Presidenti dei Consigli dell’Ordine distrettuali se volessero curare personalmente l’indicazione di tale unico rappresentante per il proprio distretto, d’intesa con tutti i Presidenti dei rispettivi Ordini circondariali.
Nel corso della riunione di venerdì 18 prossimo, inoltre, valuteremo insieme se inserire, sin da subito, altri temi da esaminare e approfondire negli incontri futuri.
Infine, e per ragioni organizzative, Vi sarei grato se voleste confermare la Vostra partecipazione utilizzando la seguente casella di posta elettronica :
segreteria.presidenza@consiglionazionaleforense.it .
Con i più cordiali saluti,
Il Presidente
Prof. Avv. Guido Alpa

domenica, novembre 13, 2011

Legge di stabilità: giustizia e professioni, come orientarsi tra le nuove norme. Dossier dell’Ufficio studi del CNF.


Impiego della posta elettronica certificata nel processo civile; aumento del contributo unificato per i processi d’appello e per quelli in Cassazione; dichiarazione di persistenza di interesse all’impugnazione nei processi in appello e in cassazione che siano pendenti da almeno due anni; multe fino a un massimo di 10.000 euro in caso di rigetto della istanza di sospensione dell’esecutività della sentenza di primo grado; nuove regole per i controlli societari; società tra professioni aperte al socio di capitale.
Sono le principali norme che interessano la professione forense, inserite nella legge di stabilità ieri approvata e che il Cnf ha commentato criticamente, pur prendendo atto di alcuni opportuni passi indietro del governo sul fronte della motivazione lunga a pagamento e dell’anticipo dell’entrata in vigore della mediazione anche per le materie di condominio e risarcimento danni da circolazione stradale.
L'Ufficio Studi del Consiglio nazionale forense ha realizzato un dossier con tutti i testi di riferimento dell'attuale momento legislativo, con l'obiettivo di fornire ai colleghi un quadro di riferimento sintetico e completo in un momento molto convulso per la politica che, però, coinvolge direttamente anche la professione.
Il Dossier di analisi e documentazione si compone di tre parti.
Una prima destinata ad offrire il quadro preciso e una lettura ragionata degli oltre cinquecento emendamenti presentati al disegno di legge sull'ordinamento professionale.
Una seconda in cui si analizzano nel dettaglio i contenuti di interesse per la professione del maxiemendamento governativo alla legge di stabilità presentato al Senato lo scorso 9 novembre.
Il lavoro è corredato dai testi normativi modificati in conseguenza delle previsioni del maxiemendamento (c.p.c;c.c; testo unico sulle spese di giustizia ecc.) Un'appendice documentale infine, che riassume, attraverso i documenti ufficiali, la cronaca del momento di crisi nazionale e i rapporti con l'Europa.
PER SCARICARE IL DOSSIER CLICCA QUI.

sabato, novembre 12, 2011

Oggi a Roma mobilitazione generale dell’Avvocatura, contro la svendita dei diritti.


Roma 12/11/2011. Avvocati in pista per aggredire il carico pendente nel processo civile; accordi consensuali davanti ai legali alternativi alla mediazione obbligatoria; detraibilità delle spese legali dalla denuncia dei redditi per tutti i cittadini e non solo per le imprese; difesa dei giovani e misure adeguate per proteggerli dalle società di mero capitale, che ne faranno dei dipendenti senza tutele; revisione delle circoscrizioni giudiziarie rispettosa della giustizia di prossimità; una riforma della professione forense per un avvocatura moderna che conservi i principi irrinunciabili dell’autonomia e indipendenza e della dignità e decoro degli avvocati.
Il presidente del Cnf Guido Alpa snocciola la ricetta alternativa per scrollarsi di dosso “misure odiose, che accrediscono gli avvocati anche nell’esercizio della loro attività professionale” in una gremitissima riunione di rappresentanti di oltre 130 Ordini forensi, Unioni e Associazioni, riuniti a Roma per fare il punto della situazione nell’aula dei gruppi parlamentari di Montecitorio, proprio ad un passo dall’Aula dove si sta approvando il ddl stabilità, che gli avvocati criticano nel merito.
“Siamo pronti dare il nostro contributo per restituire ai cittadini una giustizia giusta”, dichiara Guido Alpa, presidente del Cnf.
Si tratta di misure semplici, che impegnano direttamente la classe forense e sulle quali tutte le componenti dell’avvocatura si sono ritrovare oggi:a fronte di una pendenza di 3milioni di procedimenti civili, migliaia di avvocati sono pronti a intervenire prendendosi in carico il pendente per riportare a normalità una situazione drammatica e non più sostenibile; la convenzione partecipata davanti ai legali consentirà ai cittadini di risparmiare il costo della mediazione; e per sollevarli dai costi elevati della giustizia, conseguenti ai successivi e continui aumenti del contributo unificato, prevedere la detraibilità delle spese legali.
“Sui principi della manovra che andranno disciplinati diremo la nostra e non ci faremo intimidire. Solleveremo anche eccezioni di incostituzionalità sul decreto di agosto, che in materia di professioni è contrario a Costituzione; così come eccepiremo la illegittimità dei regolamenti ministeriali che secondo la legge di stabilità dovrebbero disciplinare gli ordinamenti professionali”.

Esempio di pubblicità forense "liberalizzata".........

L'AFORISMA DEL SABATO.

venerdì, novembre 11, 2011

GDP Salerno: calendario udienze civili (elaborato dall'AIGA Salerno).

Proclamazione dello sciopero nazionale dei Giudici di Pace dal 21 novembre al 2 dicembre 2011.


Roma 10 novembre 2011


Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro della Giustizia
A tutti i Presidenti di Corte di Appello
e p.c.
Al Consiglio Superiore della Magistratura

Alla Commissione di Garanzia per l’attuazione della
egge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali


Oggetto: Proclamazione dello sciopero nazionale dei Giudici di Pace dal 21 novembre al 2 dicembre 2011



Avendo esperito infruttuosamente le procedure di raffreddamento previste dall’articolo 7 del Codice di autoregolamentazione per l’esercizio dello sciopero, predisposto dall’Unione Nazionale dei Giudici di Pace, per le astensioni dalle attività giudiziarie nel comparto degli uffici del giudice di pace, e di cui alle note del 3.11.2011 e precedenti, l’Unione Nazionale Giudici di Pace, d’intesa con altra organizzazione rappresentativa della categoria, proclama con la presente lo sciopero nazionale dei giudici di pace dal 21 novembre al 2 dicembre 2011.
Le associazioni di categoria hanno da tempo denunciato:
1) La situazione di precarietà e di grave illegalità del trattamento della categoria, che richiede la rinnovabilità dei mandati fino a 75 anni e le tutele previdenziali, retributive e ordinamentali previste dalla Costituzione.
2) Le gravissime disfunzioni degli Uffici del Giudice di Pace determinate dalla: a) assoluta insufficienza del personale amministrativo in servizio, carente del 50% rispetto alle necessità, che nella sede di Roma, ad titolo puramente esemplificativo, ha provocato, tra l’altro, ritardi di 2 anni nella pubblicazione delle sentenze; b) irrazionale distribuzione dei giudici sul territorio, con enormi differenze dei carichi di lavoro da ufficio a ufficio (fino a 500 volte) non sanate dalla recente revisione delle dotazioni organiche.
3) La pubblicazione nella G.U. n. 255 del 2.11.2011, su richiesta del Ministro Nitto Palma, del d.p.r. del 24.08.2011, per la “Rideterminazione delle piante organiche del personale della magistratura onoraria addetto agli uffici del giudice di pace”, per la copertura dei posti vacanti in tutte le 846 sedi attuali del Giudice di Pace, che si pone in aperta violazione, da parte del Ministro Nitto Palma, della delega ricevuta dal Parlamento, con l’articolo 1, comma 2, lettere b) e l), della legge n. 148 del 14 settembre 2011 che prevede “la riduzione degli uffici del giudice di pace dislocati in sede diversa da quella circondariale, da operare tenendo in specifico conto, in coerenza con i criteri di cui alla lettera b), dell'analisi dei costi rispetto ai carichi di lavoro”; pertanto, per buona parte delle sedi destinate dal Parlamento alla soppressione, il Ministro Nitto Palma sta tentando di riaprire incostituzionali procedure concorsuali di nomina di nuovi giudici in un numero doppio rispetto a quello dei giudici in servizio e con un consistente e ingiustificato aumento dei costi che graveranno sull’Erario dello Stato.

Senza la normalizzazione e la legalizzazione della condizione della magistratura di pace, con 700 giudici di pace già in scadenza definitiva del mandato il 31 dicembre prossimo, ed i restanti 1600 giudici di pace in scadenza nei successivi 2 anni, si arriverà nei prossimi mesi alla completa paralisi degli uffici ed all’impossibilità di garantire l’assolvimento dei loro compiti istituzionali, con particolare riferimento alla inesigibilità delle espulsioni ed alla improcedibilità dei reati di immigrazione clandestina con gravissime ripercussioni sull’ordine pubblico per l’intero Paese e sulla sicurezza dei cittadini.
Stante la gravità della situazione e l’incomprensibile e reiterato atteggiamento negativo ed illegale del Ministro Nitto Palma, che contrasta addirittura, con la volontà manifestata dal Parlamento in numerosi ordini del giorno (sulla stabilizzazione dei giudici di pace) e nella richiamata legge delega, lo sciopero viene indetto per la durata massima consentita dal codice di autoregolamentazione e con riferimento a tutte le attività dei giudici di pace (udienze civili e penali, decreti ingiuntivi, fissazioni udienze per sanzioni amministrative e tutti i provvedimenti riguardanti gli immigrati clandestini)

LO SCIOPERO VIENE INDETTO IN PRESENZA DI UNA CRISI POLITICA IN QUANTO LA MAGISTRATURA DI PACE CHIEDE UN INTERVENTO DI NECESSITA’ ED URGENZA, COSTITUZIONALMENTE COMPATIBILE CON L’ATTIVITA’ DI QUALSIASI GOVERNO, COME ANCHE PRECISATO DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO.


Il Presidente Nazionale
Gabriele Longo

Il Segretario Generale
Alberto Rossi

giovedì, novembre 10, 2011

Maxi-emendamento del governo: accolte alcune importanti obiezioni del CNF, ma il Parlamento deve fare di più.


Con la crisi che incombe, il governo ha presentato ieri (mercoledì 9 novembre) il maxi-emendamento al ddl di legge stabilità, che il Parlamento dovrà licenziare tra oggi e sabato.
Il Cnf rileva che vi è stato qualche opportuno ripensamento dell’ultima ora su norme contro le quali il Consiglio è insorto con immediatezza.
In particolare, il governo ha espunto dal testo definitivo l’anticipo dell’entrata in vigore della mediazione anche per le materia finora escluse (condominio e risarcimento danni da circolazione autoveicoli); e non ha inserito quella disposizione, contraria a ogni principio di civiltà giuridica, della motivazione lunga “a pagamento”.
Se questo è il massimo che il Governo poteva fare, per i cittadini non può essere ancora sufficiente. Sono mantenute infatti altre gravi previsioni che ostacolano l’accesso alla giustizia da parte dei cittadini, trasformandolo in un percorso minato.
Come, infatti, non considerare alla stregua di mine anti civiltà le norme che dispongono l’aumento del contributo unificato per i processi di appello e Cassazione o che introducono la multa fino a 10.000 euro in caso di rigetto della istanza di sospensione dell’esecutività della sentenza di primo grado.
In materia di ordini professionali, il governo ha peggiorato ulteriormente la previsione in materia di società tra professionist: sono infatti confermati i soci di capitale che possono anche essere di maggioranza. Il libero professionista perderà così autonomia e indipendenza dalla forza del grande capitale, e il cittadino non avrà più tutela nei confronti dei detentori di tale capitale. Così un altro passo teso ad assecondare i poteri economici forti verrebbe compiuto.
Il Cnf non può che confermare la propria serrata critica al testo del maxi emendamento, che mortifica le professioni nel poco decoroso tentativo di scaricare sulle stesse le straordinarie e gravissime responsabilità della politica, della grande impresa, cresciuta ad assistenzialismo pubblico, della finanza senza regole.
E invece i professionisti italiani sono forse le prime vittime di tutto quanto sopra come lavoratori che subiscono tutti i danni della crisi economica in corso, ma che non pesano sullo Stato dal punto di vista previdenziale, che creano occupazione presso i propri studi professionali, che gestiscono attraverso gli Ordini attività d’interesse pubblico a proprie spese, che mai hanno avuto protezioni di welfare.
Il testo definitivo del maxi emendamento ha accolto qualcuna delle critiche del Cnf, ma è troppo poco.
Spetta ora al Parlamento tutto, e in particolare agli avvocati parlamentari, operare uno scatto di dignità che porti a ripensare quelle norme ancora presenti contrarie ad ogni principio di civiltà giuridica e non solo, si dimostrino, soprattutto i colleghi, autonomi da quei poteri forti che vogliono piegare alla ricerca del profitto la tutela dei diritti inviolabili dei cittadini e devono per questo privare di dignità e decoro le libere professioni, prima di tutte quella di avvocato. Basta si ricordino d’essere avvocati.

Tranquilli: arriva "l'uomo del colle".

....LE PROSPETTIVE PER I NEO-AVVOCATI.

Quanto costa e quanto dura una causa civile ?

mercoledì, novembre 09, 2011

La giustizia civile ha....le "pezze al culo"!

Presentazione Sportello "Avvocato di Strada" (12 nov. 2011).

...."IN DIFESA DELLA DIFESA" (Astensione penalisti 14-18 nov. 2011).

RC AUTO: NON PASSA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI IL D.P.R. CHE TAGLIA I RISARCIMENTI AI CITTADINI.


VOTATA A GRANDISSIMA MAGGIORANZA UNA MOZIONE CHE RECEPISCE LA DELIBERA DELL’O.U.A CONTRO LA “TAGLIARISCARCIMENTI”

L’assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, non appena era stato preannunciato il D.P.R “tagliarisarcimenti” aveva approvato un deliberato contro il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri, rilevando che il provvedimento «caso strano, interveniva appena due mesi dopo che una sentenza della Cassazione aveva stabilito che le tabelle del tribunale di Milano fossero quelle da ritenersi più congrue per il metodo di calcolo e i valori determinati».

«L’Oua - spiega il presidente, Maurizio de Tilla - aveva rilevato come i valori pecuniari di cui alla bozza di DPR si discostassero totalmente e apoditticamente da quelli della tabella del Tribunale di Milano, ritenuta dalla Suprema Corte congrua e rispettosa dei diritti dei danneggiati, e che non fossero nemmeno adeguati all’inflazione intervenuta medio tempore dal 2001 e perciò ulteriormente penalizzanti; inoltre al di fuori di ogni previsione legislativa che fosssero stati individuati valori differenti per uomini e donne. Uno scandalo, un inaccettabile colpo di mano a danno dei cittadini»

«Era evidente – aggiunge il presidente dell’Oua - l’illogicità e l’approssimazione con cui era stato redatto il DPR che evidentemente quanto ai valori pecuniari voleva tener conto solo delle pressioni delle lobbies assicurative e non certo del rispetto del principio dell’integralità del risarcimento del danno».

L’Oua nella delibera aveva inoltre evidenziato come la normativa in itinere avrebbe colpito i cittadini più deboli, e fosse foriera in futuro di un distorto utilizzo come base logistica per limitare anche altre tipologie risarcitorie quali quelle della malasanità o degli infortuni sul lavoro.
Il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, ha quindi, nell’espletamento del suo mandato assembleare diffuso la delibera sulla stampa e a tutti i parlamentari ritenuti sensibili alle giuste istanze di giustizia ed equità nella materia del risarcimento del danno in R.C.A. La Camera dei deputati nella seduta 540 di lunedì 24 ottobre 2011 ha quindi recepito l’appello dell’Oua votando con schiacciante maggioranza (478 a favore contro 35 contrari) la seguente mozione:

DI SEGUITO LA MOZIONE APPROVATA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

La Camera,

premesso che:

relativamente al risarcimento del danno biologico per gli incidenti stradali, il Consiglio dei ministri, nella riunione del 3 agosto 2011, ha approvato su proposta del Ministro della salute, uno schema di decreto del Presidente della Repubblica recante la «nuova tabella delle menomazioni all'integrità psicofisica comprese fra dieci e cento punti di invalidità e del valore pecuniario da attribuire a ogni singolo punto, comprensiva dei coefficienti di variazione corrispondenti all'età del soggetto leso»;

lo schema di decreto, ora in attesa del parere del Consiglio di Stato, è il frutto del lavoro di un'apposita commissione istituita presso il Ministero della salute per dare attuazione all'articolo 138 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, recante il codice delle assicurazioni private;

sino a questo momento la quantificazione dei danni subiti a seguito di un incidente stradale veniva calcolata sulla base di tabelle predisposte da ciascun tribunale, con la conseguenza che molto spesso di verificavano differenze notevoli da regione a regione;

in tal senso la Corte di cassazione civile, sezione III, con la sentenza n. 12408 del 7 giugno 2011 si è pronunciata, superando le disparità di cui sopra, relativamente ai criteri di risarcimento del danno non patrimoniale derivante da incidente stradale. La Corte di cassazione ha, infatti, ribadito che, per il risarcimento del danno biologico per le lesioni di lieve entità (cosiddette micropermanenti), trova sempre applicazione la tabella unica da applicare su tutto il territorio nazionale, predisposta dal legislatore in attuazione dell'articolo 139 del codice delle assicurazioni (decreto legislativo n. 209 del 2005) e ha ritenuto - in attesa della tabella unica di legge per le lesioni di non lieve entità (da 10 a 100 punti - cosiddette macropermanenti), prevista dall'articolo 138 del codice, di riconoscere come parametri generali da porre alla base del risarcimento del danno su tutto il territorio nazionale quelli elaborati dal tribunale di Milano, notoriamente più favorevoli nei confronti delle vittime di incidenti stradali;

l'entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica determinerà l'applicazione vincolante per tutti i giudici e in ogni contenzioso pendente al momento dell'entrata in vigore del provvedimento, visto che niente viene detto con riferimento ad una disciplina transitoria;

da più parti sono state sollevate pesanti critiche al provvedimento, la cui applicazione determinerebbe un calo medio dal 40 per cento al 50 per cento dei risarcimenti del danno alla persona in caso di sinistro stradale;

la stessa assemblea dell'organismo unitario dell'avvocatura, riunitasi in Roma il 17 set-tembre 2011, ha approvato un deliberato contro il decreto del Presidente della Repubblica varato dal Consiglio dei ministri, rilevando che il provvedimento «caso strano, interviene appena due mesi dopo che una sentenza della Cassazione aveva stabilito che le tabelle del tribunale di Milano fossero quelle da ritenersi più congrue per il metodo di calcolo e i valori determinati»,

impegna il Governo

a ritirare il provvedimento, ingiustificato e lesivo dei diritti dei danneggiati, e a predisporre, in tempi rapidi, un nuovo decreto teso a determinare valori medi di risarcimento del danno biologico per le lesioni di non lieve entità che prendano a riferimento quelli delle tabelle elaborate dal tribunale di Milano.


Roma, 09 novembre 2011

Berlusconi ancora "ancorato" alla poltrona.

Evento formativo organizzato dall'ANF (25 nov. 2011).

lunedì, novembre 07, 2011

Strasburgo riconosce il ruolo sociale dell'Avvocatura.


Con la sentenza 18 ottobre 2011(Graziani-Weiss contro Austria), la Corte europea dei diritti dell'uomo ha confermato la propria costante giurisprudenza che, nel distinguere la professione forense dalle altre attività di prestazione di servizi, sottolinea il valore sociale della professione, che impone all'avvocato di assumere funzioni pubbliche quali quelle di tutela e curatela di soggetti incapaci, proprio in ragione della particolare qualificazione professionale acquisita, del superamento dell'esame di abilitazione, e dei doveri deontologici che gravano sul legale.
La sentenza accosta pertanto gli avvocati ai notai ed ai magistrati, sottolienando il rilievo pubblico delle professioni giuridiche, che le distingue nettamente - dice la Corte - da gruppi di altre persone che, pur avendo studiato legge, e pur avendo ricevuto una qualche forma di "legal training" non presentano quel complesso universo deontico di diritti e di doveri che connotano invece "lawyers, public notaries, and judges".

Alpa: la politica recuperi la coscienza!


Le anticipazioni di stampa sul contenuto del testo del maxi emendamento, ancora una volta narrano di un tentativo di deregolamentazione delle professioni, e di un innalzamento di barriere che sempre più impediscono al cittadino l’accesso alla giurisdizione.
Quanto al primo aspetto, si pensi solo al processo di delegificazione, per cui gli Ordinamenti professionali dovrebbero essere attuati attraverso regolamenti autorizzati, ovvero dai burocrati ministeriali di turno.
A parte i profili di illegittimità costituzionale, ai quali, al solito, il Legislatore sembra non dare peso alcuno, vi è alla base l’inquietante e mistificante idea secondo cui le professioni liberali sarebbero la causa prima dei problemi di crescita del nostro Paese.
Non dunque cause aventi origine in sprechi della pubblica amministrazione, in privilegi non più tollerabili della politica, in una pressione fiscale non più sopportabile, in una industria preoccupata solo di distribuire i dividendi e di nulla investire in tecnologia e forza lavoro, in un assistenzialismo facente rima con clientelismo, in un mercato del lavoro né flessibile, né in grado di garantire occupazione, in una finanza senza regole, e molto altro ancora.
Non queste le cause dei problemi del Paese, che invece vanno individuate nella esistenza di regole professionali deontologiche poste a tutela del cittadino. Nessuno osserva come invece i professionisti italiani siano anch’essi lavoratori che subiscono tutti i danni della crisi economica in corso, che non pesano sullo Stato dal punto di vista previdenziale, che creano occupazione presso i propri studi professionali, che gestiscono attraverso gli Ordini attività di interesse pubblico a proprie spese, che mai hanno avuto protezioni di welfare.
E allora ogni scellerato tentativo di riconduzione delle professioni al modello dell’impresa, altro non è che la ricerca di un capro espiatorio a “costo zero”. E ciò non è tollerabile, e ancor più non può tollerarsi che in questa maniera si prendano in giro i cittadini. Si pensi al secondo aspetto più sopra richiamato e agli ostacoli all’accesso alla giustizia che, sempre secondo le anticipazioni di stampa, vorrebbero riproporsi, quali la mediazione da subito anche nelle materie per le quali vi era stato un motivato rinvio, l’aumento della metà del contributo unificato per l’appello e il raddoppio per la cassazione, il pagamento del contributo unificato per per avere la motivazione estesa e poter impugnare, cioè la sentenza a pagamento (!), l’ abrogazione della legge Pinto, e altro ancora.
Il CNF si attende una presa di coscienza da parte dei parlamentari di buon senso, che porti a rimediare ad una manovra ideologicamente indirizzata contro i professionisti italiani e quindi contro i cittadini, e naturalmente a tutto vantaggio dei poter forti.
L’Avvocatura è divenuta terreno di scontro della politica, e sulla sua pelle si giocano le rivendicazioni dell’una e dell’altra parte, che fanno prevalere il contrasto piuttosto che non preoccuparsi del bene comune e della posizione dell’ Avvocatura che è essenziale sia mantenuta autonoma e indipendente per poter svolgere la sua missione. Perciò continuerà nella battaglia per la riaffermazione dei principi fondamentali dello stato di diritto, ben lontani dalla ricerca del profitto ad ogni costo, come vuole la legge del mercato, tante volte invocata a sproposito e in perfetta malafede.
Il ruolo dell’Avvocatura è insopprimibile, come da ultimo affermato dalla Corte di Strasburgo con decisione del 18 ottobre 2011, e allora, forti anche di quest’ultimo riconoscimento, sabato 12 novembre il CNF incontrerà a Roma gli Ordini e le altre rappresentanze dell’Avvocatura, insieme si proseguirà senza tentennamenti verso l’obiettivo di riaffermare i principi fondanti della professione, pronti a collaborare con un Parlamento ragionevole per la risoluzione dei problemi drammatici della giustizia, quale lo smaltimento dell’arretrato civile, ma anche pronti a contrastare con determinazione disegni tendenti a criminalizzare chi svolge con dignità e passione la professione di avvocato, di chi cioè è chiamato per dettato costituzionale a tutelare i diritti fondamentali e inviolabili dei cittadini.

Guido Alpa

sabato, novembre 05, 2011

OUA: il maxiemendamento affosserà definitivamente la giustizia!

Giustizia-lumaca: giudice romano rimosso.Sentenze e decreti ´in ritardo´ di 2000 giorni.


Sentenze e decisioni depositate anche sino a cinque-sei anni dopo i termini previsti e una sorte che sarebbe toccata a svariate centinaia di provvedimenti, compresi quelli che riguardavano il risarcimento di cittadini già vittime della giustizia-lumaca; il tutto avvenuto in un arco temporale assai ampio, dal 2002 a oggi.
Sono stati proprio i «reiterati, gravi e ingiustificati» ritardi commessi da un giudice romano - Rosanna Pucci, consigliere alla Corte d'Appello - nell'esercizio delle sue funzioni, ad aver spinto la sezione disciplinare del Csm a infliggergli la punizione più drastica ovvero la rimozione dall'ordine giudiziario.
SANZIONE POCO UTILIZZATA. Un provvedimento che per la sua gravità dal 2006 ad oggi è stato applicato con il bilancino, sette volte in tutto. L'ultima nel 2008, quando era stato messo alla porta il giudice milanese Edi Pinatto che aveva impiegato otto anni per scrivere una sentenza sul clan Madonia, determinando con la sua lentezza numerose scarcerazioni.
UN HABITUÉ DEL RITARDO. Il magistrato rimosso venerdì 4 novembre invece si occupava di civile. E, come era accaduto a Pinatto, era già stato sottoposto a procedimenti disciplinari per fatti analoghi, riportando una condanna alla censura. Un dato che ha certamente pesato nella decisione della sezione disciplinare del Csm, assieme al fatto che si trattava di ritardi ‘pluriennali’ (con punte massime intorno ai 2000 giorni) e che questi riguardavano un rilevantissimo numero di sentenze
NUMERI DA BRIVIDO. I numeri riportati nel capo di incolpazione sono impietosi come quelli che hanno rivelato che tra il primo gennaio del 2007 e il 30 giugno del 2010 il consigliere della Corte d'appello di Roma avrebbe depositato in ritardo la motivazione di 256 decreti su un totale di 273 decisi: in due casi sono erano passati più di 1800 giorni, in 8 più di 1500 giorni. La beffa è che si trattava proprio dei giudizi per l'applicazione della legge Pinto, cioé del diritto all'equa riparazione per chi ha subito un processo troppo lento.
DIFESA INCONSISTENTE. Invano Pucci si è difesa spiegando che i suoi ritardi erano legati a ragioni di salute e alla difficoltà di approcciarsi al civile dopo essersi occupata per tanto tempo di penale al tribunale di Roma. Le suemotivazioni non hanno convinto il ‘tribunale delle toghe’, che ha accolto la richiesta della Procura generale della Cassazione di rimuoverla dall'ordine giudiziario. Ora il magistrato romano è attesa alle Sezioni unite dell''ultimo grado di giudizio.

L'AFORISMA DEL SABATO.

venerdì, novembre 04, 2011

Scatti dal Congresso Nazionale AIGA (slide).


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Maxiemendamento: i (devastanti) provvedimenti per la giustizia.

Riforma forense e circoscrizioni giudiziarie: il Cnf riunisce gli Ordini e le altre componenti dell’Avvocatura il 12 novembre.


Contro i tentativi di compromissione della approvazione della riforma forense in funzione di una supposta liberalizzazione delle professioni e i progetti di revisione delle circoscrizioni giudiziarie non suffragati da dati certi, il Cnf ha deciso di riunire a Roma, il 12 novembre prossimo, i presidenti degli Ordini forensi, delle Unioni regionali, l’Oua e le associazioni forensi.
All’ordine del giorno anche altri temi importanti come il contributo dell’avvocatura allo smaltimento dell’arretrato civile e le iniziative del CNF per dare vita a un progetto di comunicazione che risponda all’esigenza di informare correttamente i cittadini sul ruolo e la funzione degli avvocati in un paese democratico.
Alla riunione sono state invitate le Istituzioni e i referenti dei gruppi politici.
“Per riaffermare la centralità della nostra professione, del suo ruolo essenziale nello stato di diritto e il suo intento di cooperare con le istituzioni per migliorare il funzionamento della macchina della giustizia abbiamo organizzato un convegno con gli Ordini forensi e le altre componenti dell’ Avvocatura e con i referenti dei gruppi politici nell’Auletta dei Gruppi parlamentari il 12 novembre p.v. alle ore 9.30, al Palazzo di Montecitorio, con ingresso dal Campo Marzio”, ha scritto Alpa nella lettera di invito.
Il presidente del Cnf ha spiegato che “nel corso dell’ iter di approvazione della riforma forense alla Commissione Giustizia si sono avvicendate iniziative legislative e interventi politici che ne vorrebbero compromettere la conclusione rapida e positiva. Inoltre, si sono affacciate proposte di riforma delle circoscrizioni giudiziarie che debbono essere vagliate con estrema cura e sulla base di una adeguata raccolta di dati e di informazioni. Per parte sua il Consiglio ha riesaminato le proposte di contenimento dell’arretrato e le sollecitazioni ad elaborare progetti destinati a migliorare la comunicazione per rappresentare adeguatamente l’immagine dell’ Avvocatura”.

BRIGNANO CONTRO LA CASTA.

Enrico Brignano Contro la casta from ch@rry project on Vimeo.

TARIFFE PROFESSIONALI: IL GIUDICE NON PUÒ RIDURRE - IN DEROGA AI MINIMI -L'ONORARIO DELL'AVVOCATO CHE NON ALLEGA IL PARERE DELL’ORDINE.


Cassazione Civile, sez. VI, 21 ottobre 2011, n. 21934

Ai sensi dell'art. 2233 c.c., la determinazione del compenso per le prestazioni professionali va effettuata, in assenza di disciplina convenzionale, alla stregua delle norme di natura regolamentare trasfuse nella tariffa approvata nelle forme di legge o, alternativamente, degli usi eventualmente vigenti in materia, mentre solo subordinatamente alla accertata impossibilità di applicazione di tali criteri può venire in rilievo la valutazione equitativa del giudice svincolata dal rispetto dei limiti tariffari

Peraltro, la situazione di impossibilità di reperimento della fonte regolatrice della determinazione del compenso non può ritenersi integrata per il solo dato di fatto della omessa allegazione, da parte del professionista, del parere del competente organo professionale, ove il giudice, a sua volta, abbia omesso di provvedere alla acquisizione dello stesso, in conformità del citato art. 2233 c.c..

In tale ipotesi è, peraltro, illegittima la determinazione del compenso effettuata con valutazione equitativa del giudice in deroga ai minimi tariffari, in quanto operata al di fuori delle condizioni cui la predetta norma codicistica subordina l’esercizio di tale potere da parte del giudice, senza che assuma rilievo, al riguardo, la problematica relativa alla lamentata incompatibilità del carattere inderogabile dei minimi tariffari, previsto dalla normativa vigente, con i principi dell’ordinamento comunitario in materia di libera concorrenza.

OUA: MISURE PSEUDO LIBERALIZZATRICI SULLE PROFESSIONI SONO INUTILI E CONTROPRODUCENTI.


MAXI-EMENDAMENTO, PER L’OUA LE MISURE PSEUDO LIBERALIZZATRICI SULLE PROFESSIONI SONO INUTILI E CONTROPRODUCENTI PER IL RILANCIO DEL PAESE E I COSTI DELLA POLITICA RIMANGONO INALTERATI
DE TILLA, OUA: ”NO ALL’ABOLIZIONE DELLE TARIFFE MINIME CHE DANNEGGIANO SOLO I GIOVANI PROFESSIONISTI. NO ALL’ENTRATA DI SOCI DI SOLO CAPITALE NEGLI STUDI DEGLI AVVOCATI: RICHIO DI INFILTRAZIONI MALAVITOSE E DI CONFLITTI DI INTERESSE”


Dure critiche dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura-Oua sulle anticipazioni sui principali provvedimenti relativi alle libere professioni contenuti nel maxi emendamento varato dal Governo ieri sera. Per Maurizio de Tilla, presidente Oua «la preoccupazione degli italiani aumenta perché l’Esecutivo continua a prospettare interventi su settori che poco hanno a che vedere con la crisi economica. L’abolizione delle tariffe minime e l’introduzione delle società di capitali con i soci di solo capitale non contribuiranno a rilanciare l’economia».
«Sono provvedimenti inutili e ideologici – continua il presidente Oua - che rispondono agli interessi di alcuni settori produttivi e finanziari del Paese e alle pressioni di alcuni ambienti accademici che rifiutano il confronto con la realtà (gli stessi che non si accorsero dell’arrivo della crisi). Basterebbe tracciare un bilancio sulla legge Bersani, in vigore dal 2006, per evincere che l’abolizione delle tariffe non è servita a nulla se non a peggiorare la situazione dei giovani professionisti. Oggi ci risiamo. Si ripropone la stessa fallimentare ricetta e le conseguenze sono già note: più precariato per i giovani e meno qualità nelle prestazioni professionali».
«In quanto all’entrata dei soci di capitale negli studi degli avvocati –conclude de Tilla - andremo incontro a evidenti conflitti di interessi, nonché a possibili infiltrazioni malavitose. Che c’entra questo provvedimento con la crescita del Paese! Chapou al legislatore, l’Italia ha proprio bisogno di questi due interventi…purtroppo non possiamo che constatare che ancora una volta mancano, per esempio, interventi sui costi della Politica».
3 novembre 2011

giovedì, novembre 03, 2011

Addio "legge Pinto"?


Stretta sui risarcimenti per chi è stato vittima di un processo civile lumaca. La prevede uno degli ultimi articoli del pacchetto giustizia contenuto nella bozza del decreto sviluppo.
Secondo la nuova norma chi ha subito un danno per violazione del termine di ragionevole durata del processo, ha diritto a un indennizzo di entità pari a quella del contributo unificato che ha versato per il procedimento in cui si è verificata la violazione. E «nessuna ulteriore somma è dovuta dallo Stato».
Una nuova disciplina che, spiegano gli addetti ai lavori, farebbe scendere drasticamente i risarcimenti: attualmente il contributo unificato oscilla tra un minimo di 37 euro a un massimo di 1466 euro per le cause di maggior valore; molto meno dei 1000-1500 euro per ogni anno di ritardo che oggi vengono riconosciuti dalla giurisprudenza della Cassazione ma soprattutto della Corte di Strasburgo.
Ma c'è anche un'altra novità: l'istanza per ottenere l'equa riparazione non si presenterà più alla magistratura ordinaria ma all'agenzia delle entrate, che procederà al pagamento entro 18 mesi.
Un modo per «liberare» gli uffici giudiziari, oggi ingolfati dalle richieste di applicazione della legge Pinto, che ha introdotto il risarcimento per i processi lumaca.

Miseria e nobiltà.

L'udienza viene rinviata: causa topi.


La giustizia italiana ne esce letteralmente distrutta. Cosa è successo? Un processo è saltato perché alcune "pantegane veneziane", ha spiegato il presidente della Corte d'Appello di Venezia, hanno divorato il relativo fascicolo.
Questa l'incredibile vicenda con cui ha dovuto fare i conti l'avvocato veronese Massimo Veneri, che avrebbe dovuto curare gli interessi di una ditta scaligera che da diversi anni è contrapposta in un contenzioso legale a un'azienda padovana.

In primo grado il Tribunale civile aveva dato ragione alla ditta scaligera. Dopo l'appello, la causa di secondo grado, la cui prima udienza si è celebrata nel maggio del 2006. L'udienza in programma lo scorso 26 settembre, dopo cinque anni di rinvii, avrebbe dovuto essere la seduta decisiva. "Era tutto pronto - ha spiegato il legale -, sia da parte nostra sia della controparte: in calendario figuravano soltanto le conclusioni, dopodiché i magistrati avrebbero potuto pronunciare la parola fine. Invece...".

E invece il presidente della sezione della Corte d'Appello di Venezia ha comunicato che non si poteva discutere la causa civile: il relativo fascicolo era stato letteralmente distrutto dalle pantegane veneziane. Quindi il presidente della Corta ha pregato gli avvocati di ricostruire il fascicolo e, ha aggiunto l'avvocato Veneri, "ci ha consigliato di partecipare a un corso di derattizzatori, da far valere come crediti formativi per un migliore esercizio della professione".

martedì, novembre 01, 2011

Chi rappresenta la base dell’avvocatura?


Dalle nuove tecnologie spirano venti di democrazia.
L’esperienza delle “rivoluzioni” dei Paesi del Nord Africa evidenzia come l’ausilio della rete globale, attraverso i social network utilizzati anche come strumento di divulgazione di immagini e come elemento aggregativo, rappresenti un mezzo imprescindibile per dare parola a chi, essendo privo di rappresentanti istituzionali di riferimento, resterebbe altrimenti imbavagliato dalla censura o ancor peggio dalla supponenza del potere.
Il compito di discutere ed approvare la legge sulla riforma della professione forense spetta solo ed esclusivamente al parlamento.
Nessuna delega, più o meno in bianco, è ipotizzabile a favore del CNF il cui ruolo istituzionale, in questa sede, non può che essere quello di fornire un parere tecnico non vincolante sul disegno di legge (ove richiesto dal ministro).
Nessuna rappresentanza politica è concepibile in capo al CNF e ciò non solo perché nessuna norma gli attribuisce tale potere ma anche perché, un’eventuale rappresentanza politica si andrebbe a sovrapporre al potere giurisdizionale e alla potestà regolamentare.
L’elezione dei componenti del CNF avviene su base distrettuale da parte dei Consigli dell’Ordine, senza alcun criterio di proporzionalità rispetto al numero degli iscritti.
Il compito di rappresentare gli avvocati spetta, a mio giudizio, a tutte quelle associazioni che si rendono portatrici degli interessi della categoria e che siano nella loro struttura e composizione ispirate ai criteri di democraticità e proporzionalità (del resto anche i partiti politici altro non sono che associazioni private non riconosciute).
L’Associazione Nazionale Forense non è l’unica associazione contraria alla riforma forense così come concepita dal disegno di legge all’esame della Camera dei Deputati (e già licenziato dal Senato)!
Chi afferma ciò significa che non conosce il panorama forense attuale fatto di molteplici associazioni e movimenti che sono nati e stanno nascendo non solo sotto la spinta del malcontento generale della base dell’avvocatura ma anche e soprattutto per dar voce a proposte concrete.
Mai sottovalutare il fenomeno dei nuovi movimenti, delle nuove associazioni e delle istanze della base; e questo vale a prescindere dal numero degli aderenti o dallo strumento espressivo utilizzato.

Avv. Matteo SANTINI

La soluzione alla crisi economica c'è:....più P.I.L. per tutti.

Prodi, nonostante tutto, difende l'euro!

Comunicato stampa dell'OUA.


GIUSTIZIA, OUA: I DATI SULLA MEDIAZIONE DIMOSTRANO CHE È UN FALLIMENTO NELLA RETE DI UNIONCAMERE RISULTANO CONCILIATE IN SEI MESI SOLO UN MIGLIAIO DI CONTROVERSIE


L’OUA RILANCIA SULLA RIFORMA FORENSE: È NECESSARIO UN ACCORDO BIPARTISAN ALLA CAMERA PER APPROVARE URGENTEMENTE LA RIFORMA.
IL PUNTO DI INCONTRO È ACCOGLIERE ALCUNE MODIFICHE PROPOSTE DALLA LEGA E DALLE OPPOSIZIONI


Maurizio de Tilla, presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, critica le dichiarazioni rilasciate in questi giorni dall’Unioncamere sui dati fin qui raccolti sulla mediaconciliazione obbligatoria: «Solo un migliaio di controversie conciliate in sei mesi. Una cifra che si commenta da sola».
«La mediaconciliazione obbligatoria è costosa e limita l’accesso alla giustizia – continua de Tilla - ed è per queste ragioni, vogliamo ricordare, che è sotto esame della Corte di Giustizia Europea, oltre che della Corte Costituzionale».
«Pur rispettando il lavoro dell’Unioncamere non posso non sottolineare che troppi interessi economici – aggiunge il presidente Oua - ruotano attorno a un sistema inefficace e vessatorio per i cittadini: troppe le società di capitali impegnate in questo business. Oggi, molti hanno dimenticato quali fossero le previsioni sul volume di cause civili (circa seicentomila) che avrebbe dovuto intercettare la mediazione e la quantità di riduzione complessiva del contenzioso prevista. Siamo lontani anni luce!
Altro che tavoli di confronto, da anni al massimo assistiamo a riunioni di facciata. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, la giustizia va a fondo, con essa la lunghezza dei processi aumenta e la competitività diventa una chimera. Gli unici a dover subire una riforma sbagliata sono i cittadini obbligati a passare dalle forche caudine (costi altissimi) della conciliazione obbligatoria».

L’Oua coglie l’occasione per esprimere il proprio convincimento sul ddl di riforma professionale: «La riforma forense – conclude de Tilla – è alla Camera sommersa da oltre 500 emendamenti e rischia ancora una volta di naufragare. Al di là delle pur legittime perplessità avanzate anche all’interno delle associazioni forensi, l’Oua ha sempre ribadito la necessità di un’approvazione urgente, pur avanzando alcune proposte di modifiche e integrazioni. Tuttavia il problema è politico, se non si arriva a una votazione bipartisan la riforma morirà alla Camera. Serve quindi un salto di qualità, come ha proposto al recente congresso dell’Aiga l’on. Salvatore Torrisi: si accolgano alcune modifiche delle opposizioni e della Lega, impegnandole poi a una approvazione rapida del testo in tutti e due i rami del Parlamento. Bisogna essere concreti, altrimenti la nostra rimane una sterile battaglia di testimonianza».

L'euro è in crisi........