martedì, settembre 15, 2009

Crisi economica, Oua: nella “Tremonti ter” nessun aiuto ai professionisti.


«La manovra d’estate, purtroppo, non aiuta il settore delle libere professioni, duramente colpito dalla crisi economica. C’è una grave sottovalutazione del problema. Servono interventi immediati e efficaci».
Questa la denuncia di Maurizio de Tilla, presidente Oua, che avanza al governo un pacchetto di proposte per invertire la rotta e dare risposte concrete agli avvocati e ai professionisti in generale: detassazione degli utili reinvestiti, anche per quanto riguarda gli acquisti di macchinari e di apparecchiatura per gli uffici, deducibilità degli ammortamenti e dei canoni di locazione, facilitare l’accesso al credito per gli avvocati più giovani, sbloccare i pagamenti per la difesa d’ufficio e per il gratuito patrocinio, fermi al giugno del 2008.
Per la Commissione Fisco dell’Oua, con un documento elaborato dall’avvocato Luigi Zanoni, la cosiddetta “Tremonti ter” si è rilevata inefficace, per le professioni, per la mancata autorizzazione da parte della Commissione Ue.
Infatti, per il settore non si prevede la detassazione degli utili reinvestiti, ma non solo: non si contempla nessuna opportunità di investimento agevolato nè alcuna detassazione per quanto riguarda gli acquisti di macchinari e di apparecchiatura per gli uffici, così da fruire di quei benefici sulle diverse categorie di strumenti specifici per le singole attività professionali.
Sempre per quanto concerne gli investimenti, rimangono inevasi anche altri nodi: quest’anno scade il triennio in base al quale per gli immobili acquistati, anche mediante contratti di locazione finanziaria, risultano deducibili gli ammortamenti o i canoni di leasing.
Tale possibilità era prevista nella Finanziaria 2007, pertanto in base all’attuale disciplina per gli immobili che verranno acquistati dal 1° gennaio 2010, così come per i contratti di locazione finanziari, non risulteranno più deducibili gli ammortamenti e i canoni di locazione finanziaria.
Quindi, sarebbe quanto mai auspicabile un intervento normativo per riformulare tutta la disciplina degli immobili di proprietà dei liberi professionisti.
L’Oua, inoltre, sottolinea che solo alcune regioni hanno istituito fondi per favorire la formazione professionale e l’accesso al credito per gli avvocati più giovani, in particolare la Toscana, la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia.
Tantomeno risulta che a tutt’oggi siano stati sbloccati i fondi per il pagamento delle spettanze professionali ai difensori che hanno esercitato ed esercitano il loro mandato d’ufficio o i cui assistiti siano stati ammessi al gratuito patrocinio, sia in sede penale che civile. Il blocco di tali pagamenti è intervenuto nel giugno 2008.
L’Oua nell’ottica di una liberalizzazione, insiste, infine, sull’opportunità, che si possa estendere l’ambito di operatività professionale, così da consentire anche ai professionisti di ampliare la propria sfera di attività.
Roma, 15 settembre 2009

sabato, settembre 12, 2009

GIUSTIZIA: BRUNETTA, INTERROMPERE CINGHIA TRASMISSIONE ANM-CSM.


(ASCA) - Gubbio, 11 set - ''Bisogna interrompere la cinghia di trasmissione perversa fra l'Associazione nazionale magistrati ed il Consiglio superiore della magistratura. Ed in questa esigenza non c'e' nulla di eversivo o incostituzionale, semmai il ritorno nell'alveo costituzionale''.
Nel corso del suo intervento alla Scuola di formazione del Pdl a Gubbio, il ministro della Pubblica amministrazione e dell'Innovazione, Renato Brunetta si e' scagliato contro l'attuale assetto del sistema giudiziario dove, a suo avviso, ''c'e' un sindacato, l'Anm, che e' determinante per le nomine della componente elettiva del Csm e, quindi, detiene un potere assoluto su carriere e progressioni. Il tutto, senza bisogno di contrattare i salari e senza la necessita' di garantire risultati. Questa situazione - ha scandito Brunetta - non puo' andare avanti cosi'''.

venerdì, settembre 11, 2009

Alfano: in presenza di nuovi elementi tornare sui casi delle stragi di mafia.



MILANO, 11 settembre 2009 - «Se vi saranno elementi per riaprire i processi sulle stragi i magistrati lo faranno con zelo e coscienza e siamo convinti che nessuno abbia intenzione di inseguire disegni politici, ma solo un disegno di verità».
Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano a margine della Scuola di formazione di Gubbio, parlando dell'ipotesi di riaprire i processi sulle stragi mafiose degli anni Novanta.
Quanto al fatto che un'eventuale riapertura delle vicende che portarono tra l'altro all'uccisione dei giudici Falcone e Borsellino e agli attentati a Milano, Roma e Firenze possa in qualche modo avere ripercussioni sull'esecutivo, Alfano si dice tranquillo: «Non abbiamo questa preoccupazione perchè riteniamo che il governo si sia qualificato per l'esatto contrario e per il grande contrasto alla criminalità organizzata che ha dato risultati straordinari».
Giovedì, invece, il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, si era detto contrario ad un'eventuale riapertura dei processi: «Non vorrei che riaprire delle indagini servisse a ordire delle manovre, a me queste cose non convincono».
Era stato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a parlare proprio da Gubbio della necessità di tornare su quelle dolorose vicende senza lasciare adito al sospetto che la maggioranza abbia verità da nascondere.
E ora Alfano spiega che, dal suo punto di vista, questo per il governo non sarebbe affatto un problema. Anzi.
«Probabilmente c'è un certo rancore della mafia nei confronti di un uomo come Silvio Berlusconi che l'ha combattuta non con parole ma con i fatti» ha detto ancora Alfano.
« Se c'è un uomo di governo che più di ogni altro può vantare straordinari risultati nella lotta alla mafia - sottolinea - è Berlusconi che lo ha fatto non con parole straordinarie ma con fatti. Ripeto non nascondiamo che la nostra valutazione è che vi sia una componente della criminalità organizzata che abbia ragioni di rancore e ostilità nei confronti del presidente del Consiglio».

Tratto dal sito: http://www.corriere.it

giovedì, settembre 10, 2009

Giudicato sentenza di divorzio rende immodificabili disposizioni di natura economica, anche dopo sentenza nullità canonica (Cass. Civ.n.12982/2009).


La recentissima sentenza della Corte di Cassazione n. 12982/09 ha confermato e ribadito un principio di diritto già enunciato dalla stessa Corte nel 2001, con la sentenza n. 4202 del 23 marzo: in essa si stabilisce sostanzialmente che se nel giudizio con il quale sia stata chiesta la cessazione degli effetti civili di un matrimonio concordatario venga accertata la spettanza, ad una delle parti, dell'assegno di divorzio, ed una volta che su di essa si sia formato il giudicato, la relativa statuizione si rende intangibile ai sensi dell'art. 2909 cod. civ. anche nel caso in cui successivamente ad essa sopravvenga la delibazione di una sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio.
A tale orientamento si è conformata anche la giurisprudenza di merito, e al riguardo si segnala, tra le altre, la decisione resa dalla Corte d'Appello di Napoli in data 11/05/2007, che ribadisce quanto già più volte sancito dalla suprema Corte: in particolare, la Corte d'Appello, nel richiamare l'orientamento della Cassazione, chiarisce che "una volta formatosi il giudicato sulla sentenza del Tribunale civile che attribuisce il diritto all'assegno divorzile, il sopravvenire della dichiarazione di nullità del matrimonio da parte del Tribunale Ecclesiastico non può determinare il venir meno del diritto alla percezione dell'assegno di divorzio. Il coniuge che non abbia fatto valere nel corso del giudizio di divorzio il vizio, che affettava il vincolo matrimoniale, non può, dunque, dopo il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio, far valere la nullità del matrimonio in seguito dichiarata dai Tribunali Ecclesiastici e delibata in Italia, quale causa sopravvenuta di modifica delle statuizioni di carattere patrimoniale della sentenza di divorzio."

Silvio contro i....Bari.

mercoledì, settembre 09, 2009

Perché non istituire un giudice unico della famiglia?


Il tema è di grande attualità. Non vi è, infatti, alcun dubbio che anche la Giustizia deve tener conto delle priorità che oggi segnano la “Famiglia”, che trova il suo più alto riconoscimento normativo all’interno della Costituzione, in quanto cellula fondamentale della società e luogo privilegiato di formazione e sviluppo della personalità di ogni suo componente.
La Costituzione, all’art. 29, stabilisce che la Repubblica riconosce i diritti della Famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.
Va segnalato che la norma citata non si limita, sul piano costituzionale, ad un mero recepimento del modello sociale di famiglia fondata sul matrimonio, ma afferma e garantisce un modello di organizzazione della famiglia.
Vi è, poi, da ricordare che la Corte costituzionale ha interpretato in maniera evolutiva la Carta costituzionale stabilendo che un consolidato rapporto, ancorché di fatto, non appare costituzionalmente irrilevante quando si abbia riguardo al rilievo offerto al riconoscimento delle formazioni sociali e alle conseguenti intrinseche manifestazioni solidaristiche.
La Costituzione va, pertanto, letta nel senso che la Famiglia fondata sul matrimonio non è l’unica società naturale organizzata. La stessa Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea contiene una serie di norme che riguardano la Famiglia: rispetto della vita privata e della vita familiare, il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia, il diritto alla convivenza, il diritto alla parità tra uomini e donne, i diritti del bambino, i diritti dell’anziano.
Il compendio della Famiglia è, quindi, complesso e viene regolamentato (e modificato) con una variegata e incessante legislazione ordinaria.
Più leggi, più interpretazioni giurisprudenziali: l’intervento del giudice non può prescindere dalla considerazione degli interessi in gioco con particolare riguardo agli interessi sociali, oltre che ai diritti dei minori e di tutti i soggetti deboli i cui interessi richiedano tutela.
La particolare natura delle relazioni sul piano giuridico richiede che l’intervento del giudice, e ancor più dell’avvocato, avvenga con un approccio particolare, caratterizzato da un’alta specializzazione dei soggetti chiamati ad intervenire e dall’efficienza e tempestività dell’intervento giudiziario.
L’attuale distribuzione delle competenze in materia di diritto di famiglia tra diversi organi giudiziari (tribunale ordinario, tribunale per i minorenni, giudice tutelare, etc.) è la causa primaria di una vera e propria dispersione di competenza e di una mancata unitaria e approfondita conoscenza della materia.
L’unificazione delle competenze e la istituzione di un tribunale della famiglia o di una sezione specializzata (si ripete: in tutti i tribunali) garantirebbe la dovuta specializzazione del giudice, consentendo per altro di superare alcuni ingorghi della gestione della giustizia minorile che spesso si sovrappone alla giustizia del giudice ordinario.
Alla discrezionalità che attualmente caratterizza il procedimento camerale (che riflette molto la giustizia minorile) dovrebbe sostituirsi un sistema processuale generale in cui vengono predeterminate le modalità di realizzazione del contraddittorio.
Portarsi davanti ad un giudice specializzato, che sia giudice unico dei coniugi e dei minori, delle separazioni e dei divorzi, dei provvedimenti connessi, di tutti gli interventi giudiziari chiesti prima, dopo e fuori dal matrimonio.
Un giudice unico e specializzato, il quale con l’intervento sempre obbligatorio del difensore conferisca unità alle determinazioni sull’assetto dei rapporti familiari, costituirebbe un forte vantaggio per ottenere una giustizia tempestiva e appropriata.
Per raggiungere l’obiettivo si impone la razionalizzazione e, allo stesso tempo, il potenziamento delle strutture già esistenti con una dislocazione più diffusa sul territorio, al fine di garantire un accesso a tali servizi più agile ed immediato e consentire di intervenire efficacemente già a livello preventivo, neutralizzando, per quanto possibile, le cause del conflitto familiare.
Il Patto per la Giustizia, che ha trovato la pronta sottoscrizione di OUA, ANM e dei principali Sindacati del Personale giustizia, dovrà ricercare le più idonee soluzioni logistiche per il massimo decentramento della funzione giudiziaria in materia di rapporti familiari.
In questa prospettiva il Convegno promosso a Napoli dall’OUA accoglierà interventi di autorevoli esponenti del governo, della magistratura, dell’avvocatura e del notariato. Il dibattito sarà moderato da Maria Giuseppina Chef, Coordinatore della Commissione Diritto di famiglia dell’OUA.
di Maurizio de Tilla
Presidente Oua

L'ANM attacca Berlusconi.

martedì, settembre 08, 2009

....Oggi è l'8 settembre.

Intervista al Guardasigilli On. Alfano.



INTERVISTA RILASCIATA AL GIORNALE “SPECCHIO ECONOMICO”

Domanda. Può delineare un bilancio dell’attività svolta dal Governo nel settore della Giustizia?

Risposta. È stato un anno caratterizzato da una rilevante produzione normativa, ma anche da una notevole produzione di natura regolamentare e amministrativa. Questo perché il funzionamento della giustizia nel nostro Paese ha bisogno non soltanto di grandi riforme e di leggi a livello costituzionale, ma anche di atti più semplici, necessari tuttavia ed anzi indispensabili per rendere più efficienti gli uffici giudiziari. Lo sforzo compiuto è consistito, pertanto, nel porre il cittadino al centro dell’attività del Governo e in particolare del Ministero della Giustizia. A tal fine abbiamo deciso di cominciare il nostro lavoro di revisione proprio dal processo civile.

D. Per quale motivo?

R. Perché abbiamo ritenuto che il problema vero della giustizia italiana, quindi il principale nemico da affrontare, sia costituito dalla sua lentezza. Essendo questa il suo maggiore difetto, abbiamo ritenuto necessario combatterla in via prioritaria. Varando la riforma del processo civile, abbiamo voluto, pertanto, assicurare il buon andamento della giustizia civile in quanto elemento di efficienza di tutto il sistema Paese, della sua competitività, della sua credibilità nei mercati internazionali. E così l’abbiamo inserita nella manovra economica dello scorso anno.

D. Quali provvedimenti in particolare ha emanato questo Governo?

R. Tra i primi atti abbiamo previsto nel decreto anche l’avvio dell’informatizzazione dei procedimenti giudiziari. Successivamente, con la riforma varata con la legge ordinaria che è entrata in vigore nel corso dell’estate, precisamente il 4 luglio scorso, e che ha lo scopo appunto di accelerare i processi, abbiamo previsto la possibilità che i cittadini non siano tutti e sempre costretti a ricorrere ai Tribunali. A tal fine il Parlamento ha delegato il Governo a comprendere, negli emanandi decreti attuativi, norme che incentivino la mediazione civile, spingendo le parti a ricercare e a trovare composizioni bonarie delle vertenze, e ad evitare il ricorso ai magistrati.

D. Quali sono gli altri provvedimento che definisce minori?

R. Aspetti rilevanti di questa riforma sono rappresentati dalle disposizioni tendenti a penalizzare le parti che, con il loro comportamento ingiustificato, provocano un allungamento dei tempi del processo; dalle norme che prescrivono ai giudici di rendere immediatamente esplicite le sentenze, indicandone in maniera sintetica ma chiara le motivazioni; dall’introduzione del cosiddetto «filtro» in Cassazione, consistente nel fatto che non tutto e non sempre deve finire dinanzi alla Suprema Corte, che è una delle poche nel mondo a doversi occupare sempre di tutto, anche di questioni che sono state già esaminate e sulle quali esiste una giurisprudenza consolidata.

D. Come si attua l’informatizzazione della Giustizia?

R. Abbiamo imboccato la strada della digitalizzazione rendendo elettronico il fascicolo processuale e telematico il processo, ricorrendo ad esempio, come forma ordinaria di comunicazione tra le parti, alla notifiche degli atti tramite e-mail. Oltre alla semplificazione delle regole che disciplinano il processo, riteniamo l’informatizzazione dei Tribunali la scelta vincente per accelerare la giustizia. Dei risultati di questa scelta abbiamo già prova nel Tribunale di Milano, che ha attuato per primo questa innovazione seguito dalla Corte d’Appello di Venezia; a Milano si è passati in breve dai 40 mesi, prima occorrenti per l’emissione di un decreto ingiuntivo, a poche settimane. Dobbiamo riconoscere che tutto ciò è stato ottenuto anche grazie a uno sforzo convergente dell’Avvocatura, oltreché della Magistratura. Andremo avanti in questo cammino verso la digitalizzazione; in un protocollo firmato insieme al ministro della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione Renato Brunetta, abbiamo già fissato le scadenze temporali per l’avanzamento dei nostri programmi.

D. E contro la delinquenza che cosa avete fatto?

R. Un altro grande ambito della nostra attività è stato quello relativo alle nuove norme antimafia, che hanno rappresentato il più valido sistema di contrasto alla criminalità organizzata dai tempi in cui il giudice Giovanni Falcone dirigeva la Sezione Affari Penali del Ministero della Giustizia; ma, ringraziando il cielo, con una grande differenza: che non vi è stata la necessità di alcuna strage per farci emanare queste leggi. Le abbiamo varate semplicemente perché ci è sembrato necessario, perché ci è apparsa la direzione da imboccare a da continuare a percorrere per battere la criminalità organizzata. Abbiamo potuto, in tal modo, bloccare ingenti patrimoni finanziari e immobiliari della criminalità, e rafforzare ulteriormente la misura del carcere duro.

D. Quali risultati sono stati ottenuti con questi metodi?

R. Questa straordinaria azione di contrasto attuata nei confronti della criminalità organizzata ha consentito il sequestro di un’immane quantità di beni e la loro destinazione ad iniziative positive. I beni mobili, infatti, consistenti in risorse finanziarie liquide, sono stati separati dagli immobili, e sono stati fatti confluire in un fondo, chiamato Fondo Unico Giustizia, che ha lo scopo di finanziare le attività dei Ministeri della Giustizia e dell’Interno; in sostanza le risorse sequestrate alla mafia vengono utilizzate proprio contro i mafiosi. È un’idea straordinaria della quale ci vantiamo e che riteniamo possa costituire una linea da seguire in campo mondiale.

D. È stata imitata da qualche altro Paese, e quale?

R. Questa nostra strategia di aggressione ai patrimoni criminali è diventata il modello per decisioni analoghe assunte dai ministri della Giustizia del G8 nell’azione di contrasto alla criminalità mondiale. A queste misure si aggiungono le norme dirette ad impedire le infiltrazioni mafiose nei Comuni; nonché l’obbligo, per gli imprenditori, di denunciare eventuali tentativi di estorsione. In sostanza, abbiamo attuato il disegno dello scomparso giudice Giovanni Falcone, assassinato in seguito alle misure di prevenzione in materia antimafia da lui ideate con il rafforzamento dei poteri del Procuratore nazionale antimafia e con l’ideazione di un quadro straordinario in termini di sicurezza. Pure nell’ambito del disegno di legge sulla sicurezza, abbiamo approvato nuove norme inasprendo le pene per chi guida veicoli in stato di ebbrezza e per gli autori di rapine nelle ville; norme che ci sembra rispondano a quel bisogno di sicurezza che i cittadini hanno manifestato sin dagli anni passati, ma che è stato sottovalutato da chi ha governato prima di noi.

D. Quali misure avete adottato in altri campi?

R. In materia di incidenti sul lavoro abbiamo approvato una norma che istituisce una corsia preferenziale per i processi diretti ad accertare le responsabilità dei sinistri; abbiamo reso obbligatorio l’arresto per quanti si macchiano di violenze sessuali in danno di minori; abbiamo introdotto nel nostro ordinamento il reato di atto persecutorio, noto all’estero con il termine inglese «stalking»; abbiamo rafforzato in misura straordinaria la tutela nei confronti delle donne. Sto parlando solamente delle norme che sono già entrate in vigore nel nostro ordinamento.

D. Che cosa state preparando per il futuro?

R. Per quanto riguarda le riforme in cantiere, abbiamo puntato molto sul processo penale e sulla legge relativa alle intercettazioni. Le norme che riguardano il processo penale puntano alla parità tra l’accusa e la difesa, attuando i principi del giusto processo e facendo sì che i rappresentanti dell’accusa e della difesa siano realmente uguali di fronte al giudice terzo, che è chiamato a giudicare. Abbiamo prospettato una più efficace ripartizione di competenze tra pubblici ministeri e polizia giudiziaria, per valorizzare e sfruttare meglio la specializzazione di chi ha vinto un concorso per fare il poliziotto, il carabiniere o il finanziere, e possiede una straordinaria esperienza personale.

D. È una rivalutazione del ruolo della Polizia giudiziaria?

R. Non condividiamo l’opinione di chi manifesta sfiducia nei confronti di centinaia di migliaia di appartenenti alle forze dell’ordine, ritenendo forse che solo i magistrati abbiano la capacità di indagare. Noi riteniamo che al magistrato debbano pervenire inchieste semi-istruite da chi ha la professionalità, la specializzazione e l’esperienza in materia. Non concordo con chi ci accusa di muoverci fuori della Costituzione; sono convinto anzi che siamo assolutamente dentro di essa, e che questo impianto costituzionale ha ben funzionato in tutti gli anni dal 1948 al 1989.

D. Quali saranno le principali linee del processo penale?

R. Come in quello civile, nell’ambito del processo penale vogliamo introdurre fattori di efficienza attraverso la digitalizzazione e le notifiche via e-mail. L’epilogo del processo penale è molto spesso il carcere, e per questo abbiamo affrontato anche il problema dell’insufficienza delle strutture penitenziarie. Al riguardo abbiamo approvato un piano straordinario con l’obiettivo di dotare il sistema carcerario di altri 17 mila nuovi posti, di attrezzarlo in modo definitivo, di elevarlo al livello degli istituti di pena adeguati a un Paese moderno, occidentale, confinante con il Mediterraneo e con tutti quei luoghi e quei Paesi dai quali prendono il via i flussi emigratori. Riteniamo che, senza la realizzazione di nuove strutture carcerarie, costituisca una chimera la funzione rieducativa della pena; si rischia di violare la Costituzione, la quale prescrive che i trattamenti detentivi non devono essere contrari al senso di umanità. In questo quadro si inserisce la concessione di poteri straordinari al capo dell’Amministrazione penitenziaria per attrezzare i nuovi istituti e per derogare a norme procedurali che spesso appesantiscono il procedimento e non ne garantiscono la trasparenza.

D. Quali sono i programmi per l’immediato futuro?

R. Ci attende un intenso lavoro per realizzare le nuove carceri, approvare in Parlamento la riforma del processo penale, emanare i decreti delegati previsti dalla riforma del processo civile, introdurre la mediazione civile, la digitalizzazione e altre conseguenti novità. La riforma del processo penale è all’esame della Commissione Giustizia del Senato che speriamo l’esamini immediatamente. Stiamo seguendo con attenzione la riforma delle professioni di avvocati, notai e commercialisti, che abbiamo avviato già nello scorso anno e che finora ha prodotto varie proposte, al punto che la Commissione Giustizia della Camera sta già esaminando un testo elaborato, su mio stimolo nell’agosto dello scorso, dall’Avvocatura; anche notai e commercialisti ci hanno suggerito interessanti spunti da trasformare in ipotesi legislative.

D. Come definisce la legge sulle intercettazioni telefoniche?

R. Speriamo che con la ripresa parlamentare possa essere approvata. La riteniamo una manifestazione di civiltà in quanto ha il pregio di conciliare tre diritti costituzionalmente garantiti: il diritto alle indagini, il diritto di cronaca e il diritto alla riservatezza dei cittadini. Le intercettazioni devono rappresentare il punto di equilibrio tra questi tre diritti; non esiste un diritto alla privacy di serie A e uno di serie B. Credo di aver compiuto, nel complesso, un ottimo lavoro che, per quantità e per qualità, ci rende soddisfatti per questo primo anno di attività.

Storia embematica di una "riservata".


L'alleanza di governo è a rischio?

lunedì, settembre 07, 2009

Campionato Italiano Forense di Corsa Campestre (..sic!).

L’etica, la concorrenza, le regole: basta guerre intestine.


E’ interessante il quadro tracciato dai professionisti italiani sulle pagine del Sole 24 Ore nelle settimane scorse. Ne esce un disegno dell’attività professionale costellato di difficoltà di rapporti.
Soprattutto per gli avvocati, una volta si pensava che la madre di tutti i problemi fosse il numero eccessivo: in realtà il numero pletorico è solo un sintomo di ritardo istituzionale.
Mentre ci si affannava a ipotizzare una riforma della professione di avvocato ( riforma che stiamo attendendo), il mondo economico e la società correvano molto più velocemente di noi verso la globalizzazione, superando i confini delle singole professioni, così come i confini dello stato, dell’Europa, del processo civile, dei riti, delle norme statali, travolgendo i nostri piccoli orticelli.
Abbiamo visto i nostri clienti rivolgersi a grandi studi stranieri stabilitisi in Italia attraverso l’incorporazione di studi locali, li abbiamo visti rivolgersi a società di recupero crediti, a società di gestione di sinistri, di risarcimenti danni,tutti soggetti che offrivano servizi legali di massa a costi sostanzialmente irrisori, e senza i vincoli dell’agire professionale.
Anziché affrontare il problema per governarlo, noi professionisti ci siamo lasciati fuorviare da una sterile guerra intestina, i notai e i commercialisti hanno richiesto assumere il ruolo di giudici per gestire in via burocratico-amministrativa i procedimenti di separazione e divorzio sopprimendo la difesa tecnica benché il diritto di difesa sia un diritto costituzionalmente protetto.
Commercialisti e avvocati hanno reclamato lo status di pubblici ufficiali per ritagliarsi una fetta di attività esclusiva o per contrastare la concorrenza, sleale, di altri soggetti non professionisti.
Forse non ci siamo ancora capiti: il nemico del professionista (e dell'utente) italiano non è l'altro professionista; il nemico è il soggetto, singolo, o peggio, collettivo. che, senza alcun controllo di professionalità, cioè senza alcuna garanzia o verifica di serietà deontologica e preparazione tecnico professionale, offre al pubblico servizi di consulenza e assistenza assolutamente carenti o comunque inadeguati, creando gravi danni al cliente/cittadino.
Ciò detto, l'esperienza dimostra anche che gli interventi sinergici di più professionisti seri e specializzati, anche provenienti da Ordini diversi, consentono una gestione ottimale delle vertenze più complesse, con piena soddisfazione degli interessi e dei diritti del cliente/cittadino.
In questo senso si sta lavorando alla elaborazione di società tra professionisti appartenenti ad albi diversi, mediante l’utilizzo di forme societarie adeguate ai tempi e soprattutto ai ritmi incessanti della continua evoluzione del mondo economico e sociale, per dare una risposta ottimale alla richiesta di un servizio di consulenza e assistenza di elevata qualità che coniughi visone d'insieme e alta specializzazione in un contesto di garanzie deontologiche certe.

Avv. Barbara Lorenzi, Rovereto
Componente Giunta OUA

Convegno di diritto di famiglia organizzato dall'OUA.



CON IL PATROCINIO DEL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI NAPOLI
E DEL CONSIGLIO NOTARILE DEI DISTRETTI RIUNITI DI NAPOLI, TORRE ANNUNZIATA E NOLA



Biblioteca “Alfredo De Marsico” Castel Capuano

Napoli, 17 settembre 2009 - ore 15,00



Le relazioni familiari: tra “diritti inviolabili”e nuove forme di autonomia negoziale.

Quale Giudice per la Famiglia?



Introduzioni e saluti

Avv. Maurizio De Tilla
Presidente OUA

Avv. Francesco Caia
Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli

Notaio Tommaso Gaeta
Presidente del Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Napoli, Torre Annunziata e Nola

Dott. Antonio Buonajuto
Presidente della Corte di Appello di Napoli

Dott. Vincenzo Galgano
Procuratore Generale della Repubblica

Dr. Carlo Alemi
Presidente del Tribunale di Napoli

Dott. Giandomenico Lepore
Procuratore della Repubblica

Notaio Paolo Setti
Vicepresidente Consiglio Nazionale del Notariato

Avv. Prof. Franco Tortorano
Presidente Unione Regionale Ordini Forensi della Campania

Avv. Flavio Zanchini
Presidente “Fondazione Biblioteca De Marsico”

Modera
Avv. Maria Giuseppina Chef
Coordinatore Commissione Famiglia OUA

Relazioni

Sen. Avv. Maria Elisabetta Alberti Casellati
Sottosegretario di Stato Ministero della Giustizia

Prof. Enrico Quadri
Ordinario di Diritto Privato Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Notaio Prof. Ciro Caccavale
Associato di Diritto Commerciale dell’Università Phartenope di Napoli

Prof.ssa Maria Giovanna Cubeddu
Ordinario di Diritto Privato Università di Trieste

Prof. Luigi Balestra
Ordinario di Diritto Privato Università di Bologna



Tavola rotonda

Dott. Gustavo Sergio
Presidente Tribunale per i Minori di Napoli


Avv. Marina Marino
Presidente Aiaf


Avv. Milena Pini
Presidente Centro Studi Family Law in Europe
Giunta Esecutiva AIAF




Conclusioni

Avv. Maurizio De Tilla
Presidente OUA



Organizzato dalla Commissione di Diritto di Famiglia dell’OUA
in collaborazione con la Commissione di Diritto di Famiglia del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli.

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli ed il Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Napoli, Torre Annunziata e Nola hanno previsto crediti formativi.

sabato, settembre 05, 2009

Brunetta: un super-manager contro i fannulloni nei tribunali.


Tribunali "fannulloni" addio: parola di ministro.
È infatti in arrivo un super manager cui sarà affidata la gestione della complessa macchina organizzativa e burocratica dei Tribunali italiani.
Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, a margine del Workshop Ambrosetti, ha spiegato che "il governo è al lavoro per introdurre una nuova figura professionale nel mondo della giustizia per risolvere i malfunzionamenti e i ritardi dei tribunali".
"In Italia abbiamo la peggiore giustizia d'Europa e il 90% delle inefficienze è di tipo organizzativo", ha aggiunto, precisando che il progetto è di competenza del ministro della Giustizia, Angelino Alfano

..E se il "lodo Alfano" viene bocciato dalla Consulta?

Il CNF ha inflitto la sanzione disciplinare di mesi 3 di sospensione ad Antonio Di Pietro.


L’ESTRATTO DELLA SENTENZA DEL CNF
(conferma la decisione del COA di Bergamo)
II Consiglio nazionale forense, riunito in seduta pubblica nella sua sede presso il ministero della Giustizia (...) ha emesso la seguente decisione sul ricorso presentato dall’avv. Antonio Di Pietro avverso la decisione (...) con la quale il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo gli infliggeva la sanzione disciplinare della sospenzione dall’esercizio dell’attività professionale per la durata di mesi tre.
FATTO E DIRITTO
Con esposto (...) il sig. Pasqualino Cianci (...) a quel tempo imputato nel procedimento penale (....) pendente davanti alla Corte d’Assise di Campobasso per l’omicidio di D’Ascenzio Giuliana, in vita moglie dell’esponente, riferiva quanto segue:
1) di aver perduto la moglie assassinata nella casa di abitazione della famiglia, subendo al tempo stesso un’aggressione che ne aveva determinato il ricovero all’Ospedale di Termoli, dal quale era stato dimesso il giorno successivo;
2) di essere stato sentito, qualche ora dopo il ricovero, a sommarie informazioni testimoniali e di essere stato al tempo stesso raggiunto dall’avv. Antonio Di Pietro, appositamente accorso da Milano, in ragione di un antico rapporto di amicizia, tale che subito lo stesso avvocato aveva redatto, di suo pugno, la nomina a difensore dello stesso Cianci, a quel tempo individuato come parte offesa;
3) di essere stato indotto dall’amico difensore, che nel frattempo aveva provveduto alla nomina di un CT di parte per presenziare all’autopsia sul corpo della moglie, ad alloggiare nella sua casa di Montenero di Bisaccia, dove lui stesso si era trattenuto per diversi giorni, parlando con l’assistito ed assumendo una serie di notizie sui rapporti familiari, sui suoi movimenti e sulla situazione economica della famiglia;
4) che dopo alcuni giorni, senza preavviso, l’avv. Di Pietro gli aveva comunicato la volontà di non più assisterlo, senza dare alcuna giustificazione alla sua decisione e trasferendo la sua difesa ad altro difensore con il consenso dell’assistito, che aveva cieca fiducia in lui;
5) che alla prima udienza davanti alla Corte d’Assise di Campobasso l’avv. Di Pietro si era presentato come difensore delle parti civili, costituito contro l’esponente (Cianci, ndr);
6) che l’avv. Di Pietro aveva fatto uso di informazioniacquisite dall’assistito contro lo stesso e che emblematico di tale situazione era il fatto che, all’udienza del 17 maggio 2005, era stato sentito il teste Antonio Sparvieri, escusso dallo stesso avv. Di Pietro, quale difensore di Pasqualino Cianci, al tempo parte offesa;
7) che dopo l’escussione dello Sparvieri da parte dell’avv. Di Pietro, quest’ultimo si era fatto conferire il mandato dalle altre parti offese ed aveva depositato (...) memoria, con la quale, in qualità di difensore dei familiari della deceduta Giuliana D’Ascenzo, aveva depositato la nomina di nuovo difensore di fiducia del Cianci, contestuale alla sua rinuncia (...).
L’esponente (Cianci, ndr) ravvisava nella condotta del professionista (Di Pietro, ndr) la violazione dei doveri di lealtà e probità e dei doveri imposti dagli artt. 35, 36 e 37 del codice deontologico forense e chiedeva l’apertura di procedimento disciplinare a carico dell’avv. Di Pietro.
(...) L’avv. Di Pietro contestava la fondatezza dell’esposto; ribadiva di non avere mai difeso il Cianci in qualità di imputato; precisava di essere stato designato difensore delle parti civili; escludeva che la sua condotta potesse integrare violazione delle norme (...); escludeva che si fosse determinato un conflitto di interesse fra le parti assistite, avendo egli assunto la difesa delle parti lese ed essendo venuto meno l’incarico del Cianci prima che si verificasse formalmente un qualsiasi conflitto; escludeva, infine, di avere appreso dal Cianci informazioni per lui compromettenti e sosteneva che una sua eventuale rinuncia al mandato processuale avrebbe potuto determinare pregiudizio alle parti lese.
Con delibera (...) il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bergamo disponeva l’apertura di procedimento disciplinare nei confronti dell’avv. Antonio Di Pietro. (...) Dopo alcuni rinvii, acquisita la documentazione prodotta dall’incolpato e svolta l’istruttoria dibattimentale, il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bergamo (...) ritenuta la responsabilità disciplinare dell’incolpato, gli irrogava la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per mesi tre.
1) L’avv. Di Pietro aveva assunto la difesa di Pasqualino Cianci il giorno stesso dell’omicidio della moglie di questi e che, in costanza di tale mandato, egli aveva espletato attività difensiva nel suo interesse (...);
2) (...) L’Avv. Di Pietro aveva cessato di assistere il suo difeso (lo stesso Cianci, ndr), per formale revoca del mandato, continuando ad assistere gli altri congiunti della defunta (...);
3) (...) La revoca del mandato celava, in realtà, una rinuncia al mandato da parte del difensore, come emergeva dall’esposto e dalle dichiarazioni rese dall’avv. Di Pietro (...) che si era reso conto della possibilità che il Cianci potesse essere indiziato dell’omicidio della moglie;
4) (...) In entrambi i casi (revoca o rinuncia) il disposto dell’art. 51 dei c.d.f. fa divieto all’avvocato di assumere incarico contro un ex cliente (...);
5) Irrilevante e comunque infondata è la tesi che il difensore avrebbe assunto un mandato collettivo delle parti civili (...)
Il Consiglio dell’Ordine riteneva la condotta del professionista di rilevante gravità, anche in ragione dei rapporti stretti e confidenziali che egli aveva con il Cianci (...).
Avverso la decisione (...) l’avv. Di Pietro ha proposto tempestivo ricorso (...) che non merita accoglimento (...).
È pacifico (...) che:
1) l’avv. Di Pietro ha assunto il mandato di Pasqualino Cianci (...) lo stesso giorno in cui era avvenuto l’omicidio della signora Giuliana D’Ascenzo, quando l’assistito era ancora ricoverato all'ospedale di Termoli;
2) il successivo giorno l’avv. Di Pietro (...) dava incarico al prof. Armando Colagreco di partecipare agli accertamenti di carattere medico legale (...);
3) (...) l’avv. Di Pietro, nella qualità di difensore del Cianci, nella masseria di Michelino Bozzelli, procedeva a richiedere informazioni al sig. Antonio Sparvieri consuocero di Pasqualino Cianci (...);
4) il giorno successivo (...) l’avv. Di Pietro acquisiva il mandato, redigendolo di suo pugno, dei genitori e dei fratelli della defunta;
5) (...) l’avv. Di Pietro, quale avvocato di fiducia dei familiari della signora D'Ascenzio, depositava agli atti del procedimento penale memoria difensiva (...) e chiedeva che fossero acquisiti alcuni documenti specifici che si trovavano presso l’abitazione della defunta e del suo precedente assistito Pasqualino Cianci e che fossero svolte presso istituti di credito e nei confronti di privati.
(...) Non vi è dubbio, quindi, che il ricorrente abbia dapprima assunto il mandato dei Cianci e che, solo dopo le prime risultanze istruttorie (...) abbia rinunciato al mandato (...).
Non è dubbio che la condotta tenuta dall’avv. Di Pietro integri violazione del disposto dell’art. 51 del codice deontologico forense, che vieta all’avvocato di assumere un mandato professionale contro un proprio precedente assistito.
(...) La condotta del professionista integra certamente la violazione dei doveri di lealtà, di correttezza e di fedeltà (artt. 5, 6, 7 del codice deontologico forense) nei confronti della parte assistita (...).
All’accertamento della sussistenza degli illeciti contestati, pur nei limiti di cui alla pronuncia, non può che conseguire la sanzione disciplinare. Quanto alla determinazione della sua misura, ritiene questo Consiglio che la sospensione dall’esercizio dell’attività professionale per mesi tre, irrogata con la decisione impugnata, sia adeguata alla gravità dell’illecito compiuto.

Ecco un libro da leggere!


Vostro onore lavora 1.560 ore l’anno che fanno 4,2 ore al giorno. Ma, quando arriva al vertice della carriera guadagna quasi il quintuplo degli italiani normali.
Gli esami per le promozioni sono una farsa: li supera il 99,6 per cento dei candidati.
Il Consiglio Superiore della Magistratura ha assolto persino il giudice sorpreso con un minorenne nei bagni di un cinema.
Secondo la sentenza, costata allo Stato 70 miliardi di lire, era innocente perchè tre anni prima aveva battuto la testa.
L’immagine pubblica della Magistratura italiana: lenta, persecutoria, ridicola, superficiale, caotica e politicizzata.
Uno stato nello Stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda della politica.
Un formidabile apparato di potere che, sventolando spesso a sproposito il sacrosanto vessillo dell’indipendenza e facendo leva sull’immagine dei tanti magistrati-eroi è riuscito a blindare la cittadella della giustizia, bandendo ogni forma di meritocrazia e conquistando per i propri associati un carnevale di privilegi.
La scomoda verità sui 9.116 uomini che controllano l’Italia: gli scandalosi meccanismi di carriera, gli stipendi fino all’ultimo centesimo, i ricchi incarichi extragiudiziari, le pensioni d’oro, la scala mobile su misura, gli orari di lavoro, l’incredibile monte-ferie, i benefit dei consiglieri del Csm.
E, parola per parola, le segretissime sentenze-burla della Sezione disciplinare capace di assolvere perfino una toga pedofila.
(recensione tratta dal sito: www.casertasette.it)

venerdì, settembre 04, 2009

IMMIGRATI: GDP 'ASSOLVE' UN CLANDESTINO, FATTO LIEVE.


(AGI) - Recco (Genova), 4 set. - Non doversi procedere per particolare tenuita' del fatto: cosi' un giudice di pace ligure ha definito il procedimento nei confronti di un clandestino.
In pratica il giudice di Recco ha motivato il non doversi procedere poiche' l'imputato era "incensurato, non aveva mai avuto problemi con la giustizia e svolgeva un'attivita' lecita, seppure in forma irregolare, cosi' che non appariva giustificata l'azione penale nei suoi confronti" secondo i requisiti dell'art.34 del decreto legislativo 274/2000.
La sentenza e' stata emessa dal giudice di pace, Massimo Fonticelli, esperto avvocato penalista ligure, che ha cosi' 'graziato' un cinquantunenne di origine albanese trovato nel golfo del Tigullio in violazione del reato di clandestinita'.
Per l'imputato il pubblico ministero aveva chiesto una condanna al pagamento di cinquemila euro di ammenda.

Unione Camere Penali: Congresso Straordinario (Torino -2/4 ottobre 2009)

Conferenza Nazionale Avvocatura (Roma-20/21 novembre 2009).


Momento politico: la satira di Benigni.

mercoledì, settembre 02, 2009

“Querelle” Feltri-Boffo: ora parla il GIP di Terni.


Il gip di Terni, Pier Luigi Panariello, di fatto “smonta” la tesi difensiva del direttore dell’Avvenire Dino Boffo che “conosceva” la donna che lo denunciò per molestie, secondo quanto “confermato” da testimoni, e la sua tesi di non essere l’autore delle telefonate “non è stata approfondita non essendo stata evidentemente ritenuta attendibile da chi indagava”.
Le deposizioni figurano tra gli atti del fascicolo - ha spiegato Panariello - che però non sono visionabili per tutelare la riservatezza delle parti.
È stata invece autorizzata la visione del decreto penale di condanna, dal quale è stato oscurato il nominativo della parte offesa.
Secondo Panariello in questo modo viene salvaguardato il diritto di cronaca -, mentre la conoscenza degli atti processuali va riservata alle parti coinvolte che “se lo vogliono possono poi metterli a disposizione”.
Panariello ha tra l’altro detto che “in questi giorni” i difensori di Boffo hanno chiesto copia degli atti del fascicolo.
“Considerato che il diritto di cronaca deve essere inteso come libertà di divulgare e pubblicare fatti - ha scritto il gip nel dispositivo con cui autorizza la visione del decreto - e che, pertanto, tale diritto nella fattispecie appare salvaguardato attraverso il rilascio di copia del decreto penale di condanna conclusivo del procedimento, con la cancellazione delle generalità della persona offesa e del suo difensore, a tutela del diritto alla riservatezza di questi ultimi, trattandosi di un fatto oggettivo accertato con decisione irrevocabile e, quindi, suscettibile di essere divulgato anche a mezzo di cronaca giornalistica, nell'interesse generale alla conoscenza di fatti di pubblico interesse, mentre i presupposti per l'esercizio di tale diritto non appaiono ricorrere con riferimento ai singoli atti processuali, suscettibili di varie interpretazioni e che quindi non appare opportuno fare uscire dalla più appropriata sede giudiziaria”.

martedì, settembre 01, 2009

I giovani avvocati (AIGA) per il numero chiuso.


L’Aiga, l’associazione dei giovani avvocati, rilancia la proposta di numero chiuso per gli studenti di giurisprudenza orientati a scegliere la professione di avvocato.
«La proposta del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini di introdurre il numero programmato per l’accesso alle facoltà che formeranno i futuri insegnanti sembra segnare, finalmente, un’inversione di rotta e sembra dimostrare che la classe politica ha acquisito consapevolezza della necessità di contrastare sin dalla iscrizione alle singole facoltà il precariato intellettuale di migliaia di giovani laureati», hanno dichiarato Giuseppe Sileci e Domenico Barone, rispettivamente presidente e responsabile scuola e università dell’Aiga.

domenica, agosto 30, 2009

Avvocato dipendente ente, che svolge attività amministrativa, non può essere iscritto all'albo speciale (Cassazione Sez. Unite sent. 18359/09).


La Corte di Cassazione (sentenza n.18359/2009) torna a pronunciarsi, questa volta a Sezioni Unite, in merito alla compatibilità tra l'attività amministrativa svolta dall'avvocato che lavora in un ente locale e l'iscrizione all'albo speciale.
Secondo la Corte l'iscrizione all'albo speciale non sarebbe consentita per chi lavorando negli uffici legali degli enti locali svolge anche attività amministrative.
Nella parte motiva della Sentenza la Corte richiama un’ interpretazione costante dell'articolo 3 della legge professionale che conferisce carattere eccezionale alla possibilità di derogare alla incompatibilità assoluta tra lavoro subordinato e professione forense.
In sostanza l'iscrizione all'albo speciale sarebbe consentita solo nel caso in cui l'avvocato svolga esclusivamente attività di assistenza, rappresentanza e difesa dell'ente in cui presta la propria opera mentre, se a tali attività se ne aggiungono altre di carattere amministrativo, l'iscrizione all'albo è preclusa.

sabato, agosto 29, 2009

GIUSTIZIA: SCHIFANI, RIFORMA NON RINVIABILE BASTA POSIZIONI PRECONCETTE.


(ASCA) - Rimini, 29 ago - La riforma della giustizia ''non e' piu' rinviabile'' e su questo tema maggioranza e opposizione devono abbandonare qualsiasi ''posizione preconcetta''.
Lo ha detto il presidente del Senato Renato Schifani, intervenendo al Meeting di Rimini.
''La riforma sulla giustizia - ha detto Schifani - non e' piu' rinviabile, deve essere un'autentica priorita' condivisa, per consentire al nostro Paese di essere alla pari degli altri.
Una legge che sveltisca i tempi di attesa, ma che conservi le necessarie garanzie di difesa, e' quello che chiedono da piu' parti i cittadini. E se per il processo civile sono gia' state approvate recentemente dal Parlamento nuove norme che tendono a ridurne i tempi, occorre che la riforma del processo penale, oggi gia' all'esame del Senato, si faccia presto in un clima di confronto costruttivo tra le parti''.
Su questo tema, ha concluso, ''e' tempo che maggioranza ed opposizione assumano una posizione produttiva e lungimirante e abbandonino qualunque posizione preconcetta, ponendo l'esclusivo interesse del cittadino quale unico obiettivo da perseguire''.

Mestizia.

L’Avvenire, citato invariabilmente con l’appellativo di “quotidiano dei vescovi”, si è segnalato per le sue posizioni moraliste e antiberlusconiane. Tanto che molti si sono chiesti il perché dell’ostilità del clero nei confronti del Presidente del Consiglio.
In questo atteggiamento di superciliosa reprimenda si è distinto il direttore di quel foglio, Dino Boffo, e oggi il Giornale pubblica stralci di incontestabili documenti da cui risulta che, circa cinque anni fa, egli ha patteggiato una condanna per molestie nei confronti di una signora. Una signora con la quale era in concorrenza per i favori del marito: Boffo infatti è omosessuale.
E qui si è sommersi dalla mestizia.
Non perché si vada a rivangare la vicenda, ma perché gli innumerevoli ed insensati attacchi a Berlusconi hanno reso questa reazione plausibile. Gli eventuali difensori di Boffo si troverebbero infatti a maneggiare il coltello dal lato della punta.
Se essi dicessero: “Citate il fatto che questo direttore sia omosessuale, ma non si è d’accordo che essere omosessuali non è cosa infamante e che anzi attaccare i gay è contro la political correctness?” sarebbe facile rispondere che hanno ragione: ma soprattutto non è infamante che un uomo vada con una donna adulta e consenziente.
Eppure si è detto che Berlusconi per questo solo fatto si sarebbe dovuto dimettere. Si è perfino detto che si sarebbe dovuto dimettere perché è andato alla festa di compleanno di una diciottenne, in presenza dei genitori di lei, della sua scorta, di un centinaio di invitati, di camerieri, cuochi e sguatteri.
E si può accettare che diriga “il giornale dei vescovi” un noto gay? Nessuno ha dimenticato la diatriba a proposito di Buttiglione, quando ha citato il fatto semplice e pacifico che per la Chiesa l’omosessualità è un peccato mortale.
Il preservativo è vietato perché esso scinde (non sempre, purtroppo) la sessualità dalla procreazione: figurarsi dunque quando la Chiesa potrà accettare l’omosessualità, con la quale la procreazione è impossibile. Dunque Dino Boffo è uno di quelli che le pietre, ad un certo invito di Gesù, dovrebbe lasciarle per terra.
“Citate un fatto che è avvenuto oltre un lustro fa, che tipo di animosità vi muove per farlo?” Giusto. Ma la sinistra ha mille volte pestato l’acqua nel mortaio a proposito di qualcosa che non ha niente di rilevante né moralmente né penalmente, cioè la presenza ad Arcore dello “stalliere mafioso Mangano”.
Dimenticando che quell’uomo aveva pagato il suo debito, che è morto da molto tempo e che fu al servizio dei cavalli di Berlusconi quindici anni prima che questi entrasse in politica. Dunque, in materia di archeologia accusatoria, la sinistra non ha bisogno di lezioni.
“Citate il fatto che ha patteggiato una condanna e per giunta lievissima”. Giusto. Ma Boffo non era nessuno e i giudici non si sarebbero occupati di lui se non li avesse obbligati una querela.
Mentre Berlusconi, imprenditore in vista e con le mani in mille affari, è stato attaccato in tutti i modi (anche con circa cinquecento accessi della Finanza nelle sue imprese, alla ricerca di reati!), e tuttavia non è stato condannato.
La morale di questo episodio è che nulla è più squallido che attaccare qualcuno in modo pretestuoso. Marco Travaglio reputa indegno chiunque sia stato condannato in sede penale e fa una sola eccezione, la condanna per diffamazione a mezzo stampa, perché è il reato per il quale è stato condannato lui.
Ancora più squallido è attaccare qualcuno per ragioni morali. Nessuno è puro e candido come un giglio. Per la maggior parte ci salviamo perché siamo privi d’importanza e siamo lasciati in pace da giornalisti, paparazzi e pubblici ministeri.
Il Giornale ha fatto bene a dare pubblicità a questo fatto? In un’Italia normale, la risposta sarebbe no.
Ma in un’Italia in cui c’è un giornale come Repubblica, che vende centinaia di migliaia di copie, non solo bisogna indagare sul passato di Dino Boffo, ma sul passato di tutti.
Magari D’Alema ha dato un pizzicotto sul sedere alla serva, passando? E qui si capisce il titolo dell’articolo.
Scritto da Gianni Pardo
venerdì 28 agosto 2009
giannipardo@libero.it

...A proposito della politica che "sbircia" in camera da letto!

venerdì, agosto 28, 2009

ALFANO, CERTEZZA PENA E' LA SFIDA DA VINCERE.


(AGI) - Cortina d'Ampezzo (Belluno), 27 ago. - "La certezza della pena e' una sfida che si puo' vincere". Lo ha detto dal palco di Cortina InConTra il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
"Una volta che si e' condannati si deve scontare la pena, altrimenti si fa un favore a chi ha commesso un crimine e si punisce la vittima. Chi svolge un cammino rieducativo in carcere, imparando un mestiere, ha un tasso di recidivita' dell'1-2 per cento, chi non lo svolge lo ha dell'80-90 per cento".
“Credo proprio che la riforma della giustizia verra’ fatta. Mi muovo nella logica di ora o mai piu’”.

mercoledì, agosto 26, 2009

Contestatore anti-magistrati al Meeting di Cl.


RIMINI - «Non ce l'avevo con Alfano, ma con Mancino»: è quanto puntualizza Sabatino Savaglio, che stamani al Meeting di Rimini ha esposto uno striscione (con la scritta «Basta carriere dei P.m. sulle spalle degli innocenti») durante il confronto tra il ministro della Giustizia ed il vicepresidente del Csm Nicola Mancino.
Savaglio, calabrese di Cosenza e ciellino, è un dirigente di una cooperativa per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio nell'ambito dell'inchiesta «Why not».
«Un gruppo di magistrati - spiega ai cronisti - mi usa come carne da macello. Hanno chiesto il mio rinvio a giudizio senza che mi sia stato contestato alcun caso specifico. Mi hanno indagato in quanto ero sindaco supplente di una società, sapendo benissimo che con quell'incarico non avevo alcun potere. La verità e che mi indagano solo perché sono amico di Saladino. Il Csm non blocca il progetto di pm che fa carriera anche politica rovinando le persone e le proprie famiglie».

Guardasigilli Alfano: non ci saranno nuovi indulti.


RIMINI - Il governo non pensa a proporre nuovi indulti, dopo le polemiche degli anni scorsi successive all'indulto votato dal Parlamento nel 2006 e che era stato richiesto dal Papa Giovanni Paolo II nel corso della sua storica visita a Montecitorio.
Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano parlando a margine del Meeting dell'amicizia in corso a Rimini.
"Non ci saranno nuovo indulti: lo dico chiaramente da un anno", ha detto Alfano."In Italia ci sono oltre 63mila detenuti, di cui oltre 20mila sono stranieri. Il che vuol dire che le carceri italiane sono idonee ad ospitare i detenuti italiani, ma con l'aggiungersi degli stranieri agli italiani si supera la capienza non solo regolamentare ma anche quella tollerabile dei penitenziari che ci sono".
"Ho fatto - ricorda Alfano - un appello all'Ue: non può da un lato esercitare sanzioni e dall'altro chiudere gli occhi sul fenomeno del sovraffollamento carcerario che deriva dalla presenza di detenuti stranieri: un fenomeno a cui la Ue deve prestare attenzione. La Ue o si fa promotrice di trattati o deve dare risorse economiche agli Stati più interessati dal problema dei detenuti stranieri per costruire nuove carceri".
"Noi - ribadisce il Guardasigilli - non intendiamo procedere sulla via seguita per 60 anni dalla Repubblica italiana: 30 provvedimenti di amnistia indulto per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Si fanno uscire ogni 2 anni 30mila detenuti ma il problema non si risolve mai. Noi puntiamo sulla realizzazione di nuove carceri e sul lavoro in carcere per abbassare la recidiva".
Alfano e' poi tornato sul confronto sulla giustizia.
"Avvieremo la stagione autunnale con una grande disponibilità al confronto sulla Giustizia e una grande buona volontà. Vogliamo provare davvero a fare una riforma della Giustizia che abbia il consenso più largo possibile", ha detto Alfano ed ha annunciato: "Prima di andare in Parlamento proporrò un confronto a tutto campo sui temi della riforma della Giustizia".
"In questo primo anno di legislatura - ha spiegato - abbiamo varato due importantissimi provvedimenti, il pacchetto antimafia e la riforma del processo civile, su cui è stato possibile procedere senza grandi scontri né lacerazioni. Proveremo a fare altrettanto anche nell'ambito del processo penale e delle riforme costituzionali in materia di Giustizia. E' chiaro che chiediamo altrettanta disponibilità al confronto anche all'opposizione: il dialogo non è un infinito 'bla bla' che si conclude nel nulla. Il confronto per noi è un metodo attraverso cui arrivare ad una decisione confortata da una maggioranza maggiore di quella uscita dalle urne. Chiediamo cioé il consenso ed il conforto delle forze di opposizione, ma ci deve essere da parte loro buona volontà. Noi non vogliamo fare marce indietro, non vogliamo abdicare alle tesi del nostro programma; e su di esso vogliamo confrontarci serenamente in Parlamento".
"Noi non abbiamo alcuno scontro con i magistrati - ha poi puntualizzato il Guardasigilli - Intendiamo portare avanti il progetto di riforme proposto agli elettori che lo hanno approvato con il loro voto partendo da due principi equivalenti: l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e il fatto che i magistrati sono soggetti solo alla legge, che viene fatta dal Parlamento. Serve che tutti si rendano conto del proprio perimetro di azione. Il Parlamento è sovrano e approva le leggi. Quelle leggi i magistrati le devono applicare. Noi - conclude - non vogliamo interferire rispetto ai principi sacri di autonomia ed indipendenza della magistratura".

Verbali d’accertamento infrazioni: le Sezioni Unite della Cassazione ribadiscono la valenza probatoria privilegiata (sent. n.17335/2009).


Le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione (Sent. n. 17355/2009) hanno ribadito che il verbale delle infrazioni del Codice della Strada è probatoriamente valido fino a querela di falso.
Nella parte motiva della sentenza la Corte ha enunciato il seguente principio: “nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione del pagamento di una sanzione amministrativa è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale o rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile oggettiva contraddittorietà, mentre è riservato al giudizio di querela di falso, nel quale non sussistono limiti di prova e che è diretto anche a verificare la correttezza dell’operato del pubblico ufficiale, la proposizione e l’esame di ogni questione concernente l’alterazione nel verbale, pur se involontariamente o dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei fatti”.

martedì, agosto 25, 2009

Primo clandestino condannato: ammenda di 5.000 euro ma non espulsione per un giordano già colpevole di furto.


Alle 11,50 di ieri il giudice di pace di Firenze dott. Goracci ha pronunciato la prima condanna - di cui si abbia notizia in Italia - per il nuovo reato di clandestinità introdotto dal pacchetto sicurezza: ammenda di 5.000 euro, eventualmente convertibile in espulsione.
Il non invidiabile primato è toccato in sorte a un ragazzo di 28 anni giordano di nascita ma proveniente dalla Palestina, che è stato condotto nell´ufficio del giudice di pace dagli agenti di polizia penitenziaria, perché dal giorno di Ferragosto è detenuto nel carcere di Sollicciano dopo essere stato condannato a tre mesi di reclusione per il furto di una bicicletta.
Il giudice si è informato se l´imputato avesse subìto condanne nel suo paese. «Mi interessa ai fini della eventuale sanzione sostitutiva della espulsione - ha spiegato - nel caso fosse stato condannato a pene sproporzionate o a morte».
No, niente di tutto ciò. «E´ emersa la prova della clandestinità - ha concluso il pm d’udienza - perciò chiedo la condanna alla pena di 5.000 euro di ammenda». «Ci sono cause ostative?», ha domandato il GDP, suggerendo di guardare in particolare agli articoli sull´inosservanza dell´ordine di espulsione e sulla mancata esibizione di un documento di identità e di un titolo di soggiorno, che costituiscono reato più gravi, competono ai giudici togati e, secondo parecchi osservatori, assorbono il reato più lieve di clandestinità, facendo saltare l´intero impianto della nuova procedura davanti al giudice di pace.
«Ci sono già due provvedimenti di espulsione – ha osservato il difensore - e l´imputato è stato giudicato per la mancanza di documenti».
«Ne bis in idem», ha tradotto il giudice: cioè, non si può essere giudicati due volte per lo stesso reato.
In seconda istanza l´avvocato ha chiesto il minimo della pena. Dopo pochi minuti di camera di consiglio il giudice ha pronunciato sentenza di condanna al minimo della pena: 5.000 euro di ammenda.
Niente espulsione, e del resto nessuno l´ha chiesta. Ora gli avvocati attendono con ansia le motivazioni per capire come il giudice affronterà la questione dei preesistenti decreti di espulsione e della concomitanza con il reato più grave della mancanza di documenti.
Intanto, pur fra mille dubbi, è divenuto operativo a Firenze il nuovo reato di clandestinità.

INTERNET: GIUSTIZIA SVEDESE CHIUDE “PIRATE BAY”.


(ASCA-AFP) - Stoccolma, 25 ago - Il sito di file sharing piu' famoso e piu' utilizzato al mondo, Pirate Bay, e' stato bloccato a seguito di una decisione della giustizia svedese.
Il server che gestisce il sito, Black Internet, ha cessato di funzionare a seguito della decisione del Tribunale distrettuale di Stoccolma, che ieri ha condannato la compagnia ad una multa di 500.000 corone (circa 50.000 euro).
''Abbiamo saputo della multa poco dopo l'ora di pranzo ed il sito e' stato bloccato alle 15:00. Ci sono leggi e regole della societa' che devono essere rispettate'', ha detto il direttore generale di Black Internet, Victor Moller, intervistato dal quotidiano Dagens Nyheter.
Da luglio, sono diversi i grandi studi hollywoodiani che hanno depositato le loro denunce al tribunale di Stoccolma per far cessare l'attivita' del sito.
Pirate Bay e' uno dei principali siti, utilizzato da piu' di 25 milioni di utenti in tutto il mondo, che permette di scaricare film, musica e giochi attraverso un motore di ricerca, in modo del tutto indisturbato.

GIUSTIZIA: DOMANI DIBATTITO CON ALFANO E MANCINO A MEETING RIMINI.



Roma, 25 ago. (Adnkronos) - Un dibattito sulla giustizia verra' tenuto domani al Meeting di Rimini, alla presenza del ministro della Giustizia Angelino Alfano e del vicepresidente del Csm Nicola Mancino.
Il tema dell'incontro, che si terra' presso la Sala Neri, sara' 'Si puo' dialogare sulla giustizia'.
L'inizio e' previsto per le 11.15 e il dibattito verra' introdotto da Paolo Tosoni, presidente della 'Libera associazione forense'.
Tra i temi in discussione la riforma del Csm, quella del processo penale in discussione in Parlamento, quella del processo civile entrata in vigore di recente e la riforma dell'avvocatura.

lunedì, agosto 24, 2009

Politica e.....meretricio.

Conflitto diplomatico Italia/Malta.

Nasce a Salerno una nuova associazione di avvocati: “Foro Granata”.


"Foro Granata" è il nome dell’associazione, esclusiva per gli avvocati, affiliata al GGC del presidente Maurizio Tagliaferri, che si prefigge il compito di analizzare le tematiche politiche inerenti all’odierno mondo del calcio.
“Il nostro obiettivo primario è quello di sviluppare ed analizzare le tematiche giuridico sportive che oggi sono essenziali per la comprensione del fenomeno calcio a Salerno”, dice Luciano Provenza presidente del club.
“Basti pensare che le vicende più significative del calcio purtroppo sono state discusse, non in ambito della Lega Calcio, ma in aule giudiziarie. Foro Granata vuole essere da supporto a tutti i tifosi al fine di facilitare la comprensione degli aspetti giuridici“.
Va inoltre sottolineato che il club dell’avvocato Provenza è il primo in Italia al quale possono iscriversi esclusivamente gli avvocati sostenitori di una compagine calcistica.
“Le richieste di adesione sono continue e, con mia soddisfazione, sono positivamente sorpreso nel constatare che la maggior parte dei tesserati del club sono avvocatesse. Esse hanno dimostrato un particolare attaccamento alla fede granata collaborando attivamente per lo sviluppo del club. Ringrazio in particolare l’ avvocato Francesca Senatore, Mauro Cencione, Gennaro Izzo e Marco De Felice”.
Fra le tante adesioni degli avvocati salernitani la più significativa ed autorevole è quella del Presidente dell’Ordine degli Avvocati Americo Montera che, nell’ambito di Foro Granata, ricopre il ruolo di Presidente Onorario.
Nel corso del prossimo anno il club degli avvocati tifosi ha una serie di progetti da realizzare, che comprendono convegni ed eventi culturali con la partecipazione di personalità del mondo dello sport e della politica.
Foro Granata nasce da un’idea del suo fondatore, l’avvocato Luciano Provenza, che ambiva a creare un club “faro” per la tifoseria. Una guida all’interpretazione giuridica ed alle tematiche legate al mondo del calcio. “La recente legislazione sulla sicurezza negli stadi, sarà senza alcun ombra di dubbio oggetto di dibattito nel prossimo futuro”, dice il presidente del Foro Granata che ci svela altri dettagli in merito alle tematiche che verranno analizzate nel corso delle conferenze.
Altro importante tema di discussione dei futuri convegni sarà il doping, vera e propria piaga di tutto il mondo dello sport italiano e non.
Inevitabile aprire poi una piccola parentesi sulla tessera del tifoso che riguarda i supporters che seguono attivamente le squadre: “E’ una iniziativa veramente lodevole, che spero possa divenire operativa nel più breve tempo possibile. In tal modo, a mio avviso, si responsabilizzeranno ulteriormente gli stessi tifosi rendendo gli stadi luoghi più sicuri per le famiglie”.
“Concludo ricordando che è possibile inviare le adesioni all’indirizzo e-mail lucianoprovenza@virgilio.it“.
La sede di Foro Granata è ubicata in via Luigi Guercio n° 319, e le iscrizioni sono aperte a tutti gli avvocati tifosi della Salernitana.
Mentre si attendono i futuri colpi del calciomercato, ad opera de D.S. Gugliemo Acri, possiamo già anticipare in esclusiva l’arrivo del nuovo “Bomber del Diritto”: Foro Granata.

Articolo di Angelo De Nicola del 24/08/2009, tratto dal sito http://www.granatissimi.com

domenica, agosto 23, 2009

Brasile, coppie senza figli una legge per divorziare via web.


SAN PAOLO - Vi eravate tanto amati, ma ora è tempo di voltare pagina, sciogliere il matrimonio e proseguire ognuno per la sua strada. Se siete d'accordo e non avete figli minori basta mandare una mail con il consenso e i documenti al giudice, ed ecco fatto: siete di nuovo scapoli. Funzionerebbe così il divorzio via web nel progetto di legge proposto al Congresso di Brasilia sulla base del "divorzio istantaneo" (ma comunque di persona) adottato dal Portogallo un anno fa.
In Brasile, sono oltre 150 mila le coppie che divorziano ogni anno. Un numero rilevante che mobilita una quantità da incubo di scartoffie e monopolizza il lavoro di giudici che potrebbero essere impiegati in altri settori.
La senatrice Patricia Saboya (incidentalmente la donna più bella del Congresso) ha presentato in questi giorni un progetto di legge che ridurrebbe drasticamente tempi e costi necessari per il divorzio. La misura riguarderebbe comunque solo le coppie disposte al divorzio consensuale, senza figli minorenni o incapaci.
I coniugi dovranno rivolgersi via mail ad un avvocato abilitato e il legale si incaricherebbe di inviare sempre tramite posta elettronica i documenti del matrimonio e la richiesta consensuale della coppia. Quando riceve la richiesta, il giudice può decidere per la cessazione seduta stante del vincolo, mandare un mail per richiedere una nuova conferma della volontà esplicita di entrambi i coniugi di divorziare o anche chiamare le parti in causa per un incontro, se lo giudica necessario.
"Il divorzio senza figli non è altro che un contratto civile da sciogliere, quindi è compito dello Stato facilitare al massimo le cose per chi ne è coinvolto, che siano i coniugi che siano i funzionari statali, per ridurre gli sprechi", ha commentato Saboya, che è divorziata da Ciro Gomes, candidato alle elezioni presidenziali brasiliane del 2010.
Secondo Alexandre Atheniense, presidente della commissione di tecnologia dell'Ordine degli avvocati brasiliani, che sta valutando la proposta, oltre ad una riduzione dell'ordine del 40-50% in tempo, lavoro e denaro, la misura ridurrebbe i danni legati alla fine del matrimonio. "La tecnologia favorisce l'anonimato e la distanza fisica, che in caso di divorzio possono essere fattori positivi, portare a termine la separazione senza doversi incontrare ed esporre può essere determinante", ha dichiarato l'esperto.
La proposta della senatrice brasiliana riprende ed elabora il "Divorzio istantaneo" già adottato nel 2008 dal governo portoghese nel quadro di un programma di de-burocratizzazione, che garantisce il divorzio nel giro di un'ora. In Portogallo però è comunque richiesta la presenza fisica dei coniugi per la conferma finale della volontà di separazione. In Brasile basterebbe un clic.