Ieri sera c'è stata la tradizionale "festa d'estate", organizzata dai Colleghi della Sezione AIGA di Salerno.
Ovviamente non potevamo mancare e, bisogna dirlo, ci siamo sentiti a casa.
L'avvocatura salernitana ha un solido futuro e ne siamo consolati.
L'attaccamento all'AIGA , per quanto ci riguarda, non è un fatto recente perchè - ci piace ricordarlo - siamo stati soci fondatori dell'associazione, alla quale aderimmo trai primi nel 1985 (Presidente di allora era Antonio Calabrese), con tessera d'iscrizione n. 16.
Catania, 4 lug. - (Adnkronos) - Otto mesi di reclusione con pena sospesa. Questa la condanna per omissione di atti d'ufficio decisa dal gup di Catania Antonino Fallone che ha accolto la richiesta del pm Antonino Fanara, nei confronti di Edi Pinatto, l'ex giudice del Tribunale di Gela, in provincia di Caltanissetta, recentemente radiato dall'ordine giudiziario del Csm per aver impiegato otto anni a scrivere le motivazioni del processo di mafia 'Grande Oriente' riguardante alcuni boss del clan Madonia, i cui imputati sono stati frattanto rimessi in liberta'.
" Non ci sarà stralcio della blocca-processi, la norma rimane e riteniamo di approvare il testo così com'è venuto dal Senato".
Questa la risposta del ministro della Giustizia Angelino Alfano, in Transatlantico alla Camera, ai cronisti che gli chiedono se esista l'ipotesi di stralciare le norme cosiddette "blocca-processi" contenute nel decreto sicurezza in discussione alla Camera.
Inoltre il guardasigilli ha sottolineato che"Non di sola giustizia penale si vive e Silvio Berlusconi ha voluto un grande impegno sul fronte della giustizia civile, la cui riforma è inserita nella manovra del governo”.
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano interviene durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, dopo il Consiglio dei Ministri.
Insieme al Premier Silvio Berlusconi, in conferenza stampa c’erano anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, il ministro per la Semplificazione legislativa Roberto Calderoli, il titolare della Difesa Ignazio La Russa, il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna e il ministro per l'Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi.
Sulle intercettazioni: "Il disegno di legge sulle intercettazioni dovrebbe essere chiamato, piuttosto, norma a tutela della privacy. Auspico che questo disegno di legge possa essere approvato come primo provvedimento, dopo la pausa estiva". Alfano è intervenuto anche sulla vicenda delle intercettazioni.
Ieri sera la giunta dell’Organismo unitario dell’avvocatura è stata ricevuta dal ministro della Giustizia, on. Angelino Alfano.
All’incontro ha partecipato anche il sottosegretario on. Elisabetta Alberti Casellati e molti dirigenti del ministero, tra i quali il capo di Gabinetto, dott. Settembrino Nebbioso, il Capo Ufficio legislativo, dott.ssa Augusta Iannini e il consigliere giuridico del ministro, Prof. Salvatore Mazzamuto.
«È stato un incontro molto positivo – commenta Michelina Grillo – il ministro ha concordato con la necessità di realizzare un pacchetto consistente di riforme e di prevedere risorse adeguate per la Giustizia. Si è discusso di magistratura onoraria, di Giustizia penale e della geografia giudiziaria rispetto alla quale bisognerà affrontare la questione dei tribunali minori con coraggio e intelligenza, ma senza affidarsi ciecamente a mere formule matematiche».
In particolare è stata sottolineata la centralità della Giustizia civile: «Abbiamo concordato che il settore civile va riformato con la previsione di adeguati stanziamenti finanziari e sistemi di monitoraggio che garantiscano un efficace utilizzo delle risorse già disponibili. Al ministro abbiamo già consegnato le nostre prime osservazioni sulla riforma del processo civile (vedi documento allegato) e, a breve, gli faremo avere un articolato con un analitico progetto di riforma».
Nel corso dell’incontro si è parlato anche di riforma delle professioni e il ministro ha assicurato il suo impegno per giungere presto ad una riforma della professione forense, che rivaluti il ruolo degli avvocati dentro e fuori dal processo.
«Vanno in questa direzione gli emendamenti al decreto legge collegato alla manovra finanziaria che abbiamo elaborato nei giorni scorsi - conclude Michelina Grillo – che attribuiscono anche agli avvocati la possibilità di gestire l’invio telematico per la cessione di quote nelle Srl, l’autentica delle cessioni immobiliari e le surroghe delle ipoteche. Proposte che abbiamo consegnato al ministro con l’auspicio che possa farle proprie».
Una nuova legge professionale all’insegna della qualità dei legali, innanzitutto, ma anche una riforma radicale della macchina giudiziaria che, più che sugli interventi sul processo, colmi le carenze di organico e quelle finanziarie.
Sono questi i due capisaldi del percorso riformatore che il Consiglio nazionale forense torna a suggerire al legislatore in questo avvio di legislatura.
L’occasione per diagnosticare i mali di sempre ma anche per proporre soluzioni rinnovate alla luce dei primi interventi legislativi del governo Berlusconi, è data dall’incontro organizzato dall’Ordine degli avvocati di Genova, in occasione della seduta itinerante del Cnf, incontro che si è tenuto oggi presso il palazzo di giustizia del capoluogo ligure.
Il presidente Guido Alpa, nella sua relazione, ha passato in rassegna i temi cari all’avvocatura e anche i primi interventi legislativi, introdotti con la manovra Tremonti, per l’accelerazione dei processi civili.
Sul primo fronte, Alpa ha sottolineano l’urgenza della riforma della professione, attesa ormai da sessant’anni, che abbia come obiettivo generale il miglioramento della qualità della professione. In questo senso devono essere interpretati gli interventi sulla formazione universitaria, sul tirocinio, sull’esame di stato, sulla formazione continua e obbligatoria, già avviata per via regolamentare dallo stesso Cnf.
Altro caposaldo, intoccabile per gli avvocati come ha sottolineato il segretario del CnfPierluigi Tirale, è la funzione disciplinare degli ordini e il mantenimento del codice deontologico preservandolo dalle tentazioni limitatrici dell’Autorità Antitrust. “Riterremmo incostituzionale qualsiasi provvedimento che mirasse a sopprimere questa funzione ”, ha evidenziato Alpa. “La disciplina deontologica differenzia la nostra professionale, che è intellettuale, da qualsiasi attività di impresa”.
In relazione alla questione del contenimento del numero degli avvocati iscritti all’albo, limitandolo ai soli legali effettivamente impegnati nella professione, Alpaha specificato che il Consiglio è in linea con quanto si prevede in proposte di legge già formalizzate in parlamento che rafforzano il potere degli ordini di vigilare sull’attività svolta dai legali iscritti, anche sulla base dei dati forniti dalla Cassa di previdenza forense, e riconoscono loro la possibilità di cancellare gli avvocati che iscritti da tempo denunciano un reddito irrisorio (stimati in 25mila) o che addirittura non siano affatto iscritti alla Cassa (altri 25mila).
“La seconda questione è quella di una radicale riforma della macchina giudiziaria”, ha continuato Alpa. “Non crediamo che la soluzione sia quella di incidere sulle procedure se non nel senso della loro semplificazione”.
Commentando le anticipazioni sul disegno di legge Tremonti, Alpa ha indicato come “una possibile soluzione il procedimento sommario di cognizione ma non quella del generalizzato dimezzamento dei termini processuali, che si risolve in un aggravio nell’attività degli avvocati e che non incide sulla strozzatura della fissazione delle udienze da parte dei magistrati”.
Il Cnf, inoltre, chiede da tempo il potenziamento dei sistemi alternativi di risoluzione delle controversie e un miglioramento della normativa sulle class action. Tutte indicazioni che il Cnf rappresenterà al ministro della giustizia Angelino Alfano in un incontro in calendario martedì prossimo.
Tra i temi dell’incontroanche l’antiriciclaggio, argomento sensibile per i professionisti del foro.
Giuseppe Colavitti, dell’ufficio studi del Cnf, da una parte ha sottolineato l’opportunità che il ministro della giustizia semplifichi gli obblighi di adeguata verifica dei clienti e ha rappresentato l’importante blocco di sentenze già emesse in alcuni paesi europei che mette al riparo il segreto professionale escludendo dagli obblighi di comunicazione delle operazioni sospette tutta la consulenza giuridica che non sia quella d’affari.
Questo il testo integrale della lettera che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha indirizzato al vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino.
«Nel momento in cui giunge all'esame conclusivo in seduta plenaria il parere sul decreto-legge n. 92 del 23 maggio 2008, desidero innanzitutto esprimerle la mia piena comprensione per il disagio da lei manifestato dinanzi alla violazione, in fase istruttoria, di quella regola di riservatezza che andrebbe rigorosamente osservata da parte di tutti i componenti del Csm e delle sue Commissioni nel corso della preparazione e discussione di atti impegnativi e di particolare delicatezza. Il suo severo richiamo al rispetto di tale regola è da me fortemente condiviso.
Non può invece suscitare sorpresa o scandalo il fatto che il Csm formuli un parere - diretto al ministro della Giustizia - su un progetto di legge di assai notevole incidenza su materie di diretto interesse del Csm stesso.
Si tratta infatti di una facoltà attribuitagli espressamente dalla legge n. 194 del 1958, il cui esercizio si è consolidato in una costante prassi istituzionale.
I disegni di legge su cui il Csm è chiamato a dare pareri sono quelli "concernenti l'ordinamento giudiziario, l'amministrazione della giustizia e ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie".
I pareri sono dunque destinati a rilevare e segnalare le ricadute che le normative proposte all'esame del Parlamento si presume possano concretamente avere sullo svolgimento della funzione giurisdizionale.
Così correttamente intesa, l'espressione di un parere del Csm non interferisce - altra mia preoccupazione già espressa nel passato - con le funzioni proprie ed esclusive del Parlamento: anche quando, come nel caso dei decreti-legge, per evidenti vincoli temporali, tale parere non abbia modo di esprimersi prima che il Parlamento abbia iniziato a discutere e deliberare.
In questo quadro, non può esservi dubbio o equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com'è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni.
Confido che nell'odierno dibattito e nelle deliberazioni che lo concluderanno, non si dia adito a confusioni e quindi a facili polemiche in proposito.
La distinzione dei ruoli e il rispetto reciproco, il senso del limite e un costante sforzo di leale cooperazione, sono condizioni essenziali ai fini della tutela e della valorizzazione di ciascuna istituzione, delle sue prerogative e facoltà».